Guida turistico-culturale di Giulianova. Luoghi di culto a Giulianova: Il Duomo di San Flaviano di Giulianova - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Guida turistico-culturale di Giulianova. Luoghi di culto a Giulianova: Il Duomo di San Flaviano di Giulianova

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La pesca a Giulianova ai tempi delle barche a vela. Questi erano i conti stabiliti dalla legge del mare ( non scritta, ma rigorosamente rispettata ), per le dieci persone che, normalmente, formavano l’equipaggio di una “paranza” Alla fine dei “conti”, la padrona di casa era solita offrire il caffè o la birra ( un lusso per quei tempi ), quale segno di benevolenza. Non così, purtroppo, andava quando nel periodo di pesca non si usciva in mare per più di due o tre volte, per maltempo o altre ragioni: si doveva non solo rinunciare al pasto in comune, ma si evitava perfino di fare i conti, accontentandosi ognuno di pochi soldi “una tantum”. Non era, d’altra parte, possibile diminuire il numero delle persone imbarcate: 4 o 5 marinai per barca erano il minimo indispensabile, prima di tutto perché il lavoro a bordo era molto pesante e poi perché, in caso di necessità, dovendo ritirare le barche per 50-60 metri sulla spiaggia, c’era assoluto bisogno di braccia. Se un marinaio, malauguratamente, si ammalava, i compagni di equipaggio sopperivano in qualche modo alla sua assenza e, a fine mese, l’assente prendeva, comunque, la sua parte; se però la malattia si prolungava, osi ripeteva, oppure l’assenza era dovuta ad altre cause, il poveretto non aveva diritto a nessuna parte. Questo perché allora, come ricordano ancora in molti, vigeva il detto: “Chi tira clocco, tira parte” ( il clocco era una bandana di rete, che il marinaio metteva a tracolla, terminante in un nodo, che lo aiutava a tirare a bordo le reti e le funi grondanti acqua; è rimasto in uso fino a poco tempo fa, nella pesca con la sciabica ). Si cominciava il mestiere di pescatore fin dalla più tenera età, o per tradizione familiare o per necessità; e gli anziani non si peritavano di trattare quei bambini alla stregua di schiavetti: dovevano caricare la pipa del parone ed accendergliela; oppure dovevano accendere il mezzo sigaro ai marinai anziani; loro compito era pure quello di sgottare l’acqua di sentina, nel nauseabondo puzzo di legno marcio e catrame; inoltre, naturalmente, dovevano aiutare gli altri marinai nel lavoro di bordo.

Giulianova turistica. Ammirevole e splendente città di mare, si estende lungo la fascia costiera del Medio Adriatico per circa 5 km e ogni anno risorge tra il fiume Tordino e il Salinello sempre più energica e scintillante per accogliere con ancora più onore e impegno di tantissimi turisti che visitano Giulianova e il suo territorio.

Venirci a trovare è davvero semplice. Giulianova è nel bel mezzo d’Italia, a Nord di un Abruzzo costiero dalle innumerevoli risorse turistiche e ambientali. Giulianova si raggiunge via Autostrada A14 - uscita Giulianova, oppure in treno con la comoda stazione ferroviaria, o ancora in aereo atterrando nel moderno Aeroporto d’Abruzzo di Pescara, Giulianova è distante solo 50 chilometri.

 
La pesca a Giulianova ai tempi delle barche a vela. Questa condizione di assoluta subordinazione si modificava al passaggio da mozzo a giovanotto, che non avveniva automaticamente o per età, ma solo riuscendo a convincere il parone di essere divenuti sufficientemente abili da meritare il passaggio di qualifica. Da quanto detto finora si evince con chiarezza che il parone, a bordo, era una specie di Padreterno: non era solo l’uomo che comandava, era anche l’unico che sapeva tenere uniti ed obbedienti quegli uomini dal carattere aspro, ma leale; l’unico in possesso di superiori qualità nello scegliere i luoghi di pesca più fruttuosi e nel sapervi condurre la paranza; l’unico, forse, capace di prevedere con assoluta precisione i mutamenti del tempo e di riportare a terra, sani e salvi, i suoi uomini in caso di burrasca. Questi erano i marinai di allora, gente diversa, abituata a vivere in un ambiente diverso, che nulla aveva a che vedere con il mondo dei contadini o con quello degli artigiani; oltre al suo mestiere, il pescatore non ne conosceva altri, incapace com’era di adattarsi a fare altro: la sua vita scorreva in mare, a bordo della barca, o a ridosso di essa, sulla spiaggia.
Il Duomo di San Flaviano

Luoghi di culto a Giulianova: Duomo di San Flaviano

L’imponente Duomo di San Flaviano, realizzato a partire dal 1472 e originariamente chiamato S. Maria in piazza, è tra i più interessanti e singolari monumenti dell’Abruzzo.
Ci troviamo infatti al cospetto di un organismo edilizio ad impianto ottagonale, che risente del Rinascimento toscano ma anche dalle esperienze lombarde ed umbre, perfettamente uniforme ed accurato in ogni parte. La militaresca solidità della costruzione, frutto di una scelta intenzionale nel solco del pragmatismo quattrocentesco, viene accentuata, oltre che dalle poderose mura spesse oltre due metri e da lesene di rinforzo angolari, dal giro di beccatelli e caditoie che corona i lati, come negli apparati a sporgere delle contemporanee fortezze ideate a scopo difensivo. Una tipologia architettonica che, sebbene rintracciabile in alcune località della regione, tuttavia rende la chiesa di S. Flaviano, per imponenza, il primo esempio del genere nell’Abruzzo adriatico e, come tale, un vero e proprio esperimento progettuale.
Oltre all’impianto ottagonale, con tutte le implicazioni di simbolismo mistico ad esso ricollegabili, l’altro e più importante elemento di originalità della chiesa è costituito dalla elegante ed audacissima cupola a calotta semisferica, che precede cronologicamente quella di S. Pietro. La cupola, poggiante su un tamburo pure ottagonale alto circa due metri con una finestrella ad ogni lato e concluso da una cornice dentellata, presenta, internamente ed esternamente, due aspetti differenti. L’emisfero interno, tangente ai lati, è raccordato con l’ottagono mediante pennacchi sferici; il mantello esteriore, invece, è una superficie generata da una curva composta da due archi di raggio differente, raccordata in modo da apparire slanciata in forma di cono fino alla piccola lanterna ottagonale.
Nell’assenza, all’epoca e per molto tempo ancora, di altre eminenze edilizie, la presenza di questa ardita cupola svettante sull’orizzonte oltre le mura fungeva da punto di riferimento e di richiamo per il territorio circostante: lo confermerebbe l’originario rivestimento costituito, secondo l’opinione di alcuni studiosi, da mattonelle smaltate d’azzurro, con voluto effetto rinfrangente. Il deterioramento del materiale è alla base della sostituzione, avvenuta in tempi risalenti, con laterizi grezzi di terracotta ad embrice semicircolare, la cui forma si ritiene riproduca quella antica.
La saldatura agli edifici meridionali dell’edificio venne realizzata tra la fine del ‘500 e il primo ‘600, come lasciano pensare, oltre alla mancanza di continuità nelle linee architettoniche di collegamento, il diverso spessore delle murature e la differente fattura che esiste tra le cortine del tempio, della sacrestia e del contiguo fabbricato. Ma in origine l’ottagono della chiesa di San Flaviano dovette essere completamente libero da ogni lato, fronteggiando, su quella che oggi è la piazza Buozzi, il palazzo dei duchi Acquaviva, a sottolineare i due poteri sulla città: quello spirituale e l’altro civile.

Al di sotto della chiesa si apre la cripta con bella e caratteristica volta ad ombrello nascente dalle arcate che, su pilastri, separano la parte centrale da un ambulacro circolare perimetrale, recante resti di affreschi del Cinquecento. È qui che, essendo il Duomo ancora non ultimato, nel 1478 vennero trasportate e quindi a lungo conservate le spoglie del Patriarca di Costantinopoli, San Flaviano, cui la chiesa venne successivamente dedicata. Con il completamento dell’edificio, la cripta venne quindi utilizzata per le funzioni meno solenni e il sottosuolo per la sepoltura dei cittadini più abbienti e dei membri della confraternita del Rosario che ebbe qui sede dalla seconda metà del ‘500.
Gli interventi di restauro del 1926 come quelli avviati a partire dal 1948 sotto la direzione dall’architetto Arnaldo Foschini, entrambi imposti dalle precarie condizioni statiche della struttura ma anche dai problemi legati alla persistente infiltrazione delle acque piovane, eliminando le decorazioni barocche hanno restituito gli interni a quella sobrietà propria dei canoni architettonici quattrocenteschi: tuttavia sono andati perduti malauguratamente anche alcuni elementi di arredo cinque e seicenteschi.
Oggi al visitatore la chiesa si mostra pertanto nella sua nuda spazialità, appena movimentata da semplici e poco profonde nicchie ricavate nei sei lati dell’ottagono, mentre di fronte all’ingresso è l’altare, collocato sotto l’alta arcata del presbiterio.
Pur essendo conservati altrove, per ragioni di sicurezza, alcuni pregevoli lavori di oreficeria tre e quattrocenteschi di scuola abruzzese, tra i quali una croce processionale di Nicola da Guardiagrele e la preziosa cassetta-reliquiario d’argento, lavorata a sbalzo e con indorature, contenente le reliquie del Santo patrono, tuttavia l’interno presenta ancora interessanti opere d’arte.
All’altare sinistro molto pregevole è infatti il marmo Madonna col Bambino di Venanzo Crocetti; sempre del Crocetti, ma sull’altare maggiore, è il grande Crocifisso bronzeo, realizzato nel 1959. A destra dell’altare maggiore è il battistero in travertino istoriato, con Angeli volanti nella conca e, in bronzo, il Battesimo di Gesù, dello scultore di Palestrina Francesco Coccia. Subito dopo, da notare l’altare in pietra di Trani sormontato da un magnifico gruppo in bronzo di tre figure (Crocifisso, la Vergine e San Flaviano), realizzato sempre dal Coccia nel 1951.

La pesca a Giulianova ai tempi delle barche a vela. Questa condizione di assoluta subordinazione si modificava al passaggio da mozzo a giovanotto, che non avveniva automaticamente o per età, ma solo riuscendo a convincere il parone di essere divenuti sufficientemente abili da meritare il passaggio di qualifica. Da quanto detto finora si evince con chiarezza che il parone, a bordo, era una specie di Padreterno: non era solo l’uomo che comandava, era anche l’unico che sapeva tenere uniti ed obbedienti quegli uomini dal carattere aspro, ma leale; l’unico in possesso di superiori qualità nello scegliere i luoghi di pesca più fruttuosi e nel sapervi condurre la paranza; l’unico, forse, capace di prevedere con assoluta precisione i mutamenti del tempo e di riportare a terra, sani e salvi, i suoi uomini in caso di burrasca. Questi erano i marinai di allora, gente diversa, abituata a vivere in un ambiente diverso, che nulla aveva a che vedere con il mondo dei contadini o con quello degli artigiani; oltre al suo mestiere, il pescatore non ne conosceva altri, incapace com’era di adattarsi a fare altro: la sua vita scorreva in mare, a bordo della barca, o a ridosso di essa, sulla spiaggia.

Giulianova turistica. Ammirevole e splendente città di mare, si estende lungo la fascia costiera per circa 5 km e ogni anno risorge tra il Tordino e il Salinello sempre più energica e scintillante per accogliere con ancora più onore e impegno i tantissimi turisti che visitano il territorio.
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Guida turistica-culturale realizzata dall'Amministrazione Comunale di Giulianova (Te) Abruzzo - Italy.
Fotografia Giovanni Lattanzi - Testi: Sandro Galantini - Contributi di Gabriella Magazzeni, Laura Ripani, Francesco Tentarelli - Grafica ed impaginazione Andreas Waibl (Waibl & Di Luzio).

 
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