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Guida ai musei di Giulianova: Il Centro Culturale di San Francesco

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Il Centro Culturale San Francesco
(Via Scarafoni)

di Marialuisa De Santis - Cinzia Falini - Lucia Palazzi.

Il Centro Culturale San Franceco appare oggi una realtà estremamente varia, attenta a tutte le sollecitazioni culturali che provengono dal nostro territorio e a sua volta motore propulsivo e diffusivo di attività culturali, luogo privilegiato di incontro e di amicizia per studiosi e studenti. Così P. Serafino Colangeli, nel numero 0 della Piccola Opera Charitas notizie del 1999 spiegava la nascita del Centro Culturale San Francesco: “Nella festa di San Francesco, il 4 ottobre 1983, la Piccola Opera Charitas inaugurava il Centro Culturale San Francesco in un reparto dello stabile che ospita i ragazzi ad essa affidati. L’occasione esterna ci venne data da un deposito consistente di libri da me raccolti, da numerosi quadri ad olio e grafica artistica che amici, pittori e galleristi ci avevano donato. La nascita del Centro Culturale non poteva essere staccata dalla realtà dei giovani in difficoltà che da oltre quarant’anni sono oggetto dei miei pensieri e fanno parte della mia vita. Infatti il servizio culturale offre l’occasione di incontri giornalieri e periodici tra il mondo esterno e l’istituto ed i giovani sono i primi a giovarsene, inoltre è strumento efficace di sensibilizzazione! di comunione e di avvio al loro inserimento nella realtà sociale. Devo confessare che alla realizzazione del Centro Culturale e della Biblioteca annessa mi ha spinto anche un sentimento di gratitudine verso la città di Giulianova e la Provincia di Teramo che con la comprensione, la generosità e l’amicizia hanno reso possibile l’attivazione di ogni iniziativa con quella spontaneità che mi ha risparmiato la difficoltà di chiedere”. Diciassette anni dopo, il 4 ottobre del 2000, è stato inaugurato il nuovo Centro Culturale San Francesco, che ha trovato posto in un’altra ala dell’istituto, quattro piani per complessivi 1700 metri quadrati. L’esigenza di una nuova costruzione, determinata soprattutto da motivi di sicurezza (i solai non erano idonei a sostenere il peso della biblioteca), ha permesso una migliore collocazione del patrimonio libraio e di arte della Fondazione Piccola Opera Charitas. Il Centro conserva oltre al patrimonio libraio anche una raccolta di opere d’arte (olii, grafiche, sculture) che artisti e amici hanno voluto donare alla struttura e a Padre Serafino personalmente. La biblioteca conserva un patrimonio di oltre ventunmila volumi disposti a scaffale aperto e suddivisi per discipline su due piani. Al primo piano trovano sistemazione le discipline umanistiche: letteratura, storia, filosofia e le più giovani diritto ed economia. All’interno della sezione di storia particolare cura è stata riservata alla sezione di storia medievale e degna di nota è senza dubbio il fondo delle pubblicazioni della Biblioteca Apostolica Vaticana e particolarmente la monumentale “Studi e Testi” e la “Bibliotecae Apostolicae Vaticanae Codices manu scripti recensiti”. Al secondo piano le due specializzazioni: storia dell’arte e teologia. La sezione di teologia, composta da circa cinquemila volumi, vanta importanti acquisizioni come l’imponente Corpus Christianorum, (raccolta di tutte le opere dei Padri della Chiesa nella Serie latina ed in quella medievale). Altrettanto ricca è la sezione di Storia dell’arte prevalentemente italiana, divisa in sottosezioni regionali. Interessanti le sezioni di architettura e di archeologia. Accanto ai volumi in consultazione trova posto, disposta in numerose teche, una collezione di facsimile di codici in esposizione permanente. La biblioteca conserva inoltre una discoteca di oltre quattrocento dischi in vinile di musica prevalentemente classica ed una videoteca di argomento principalmente artistico. L’emeroteca è ricca di circa 200 riviste in abbonamento corrente prevalentemente italiane (le straniere, soprattutto francesi, trattano di teologia e di storia della Chiesa) ha trovato idonea collocazione al piano seminterrato, dove é possibile la consultazione in loco. i quotidiani sono conservati per cinque anni. Al piano terra del Centro Culturale, si trova la sala polifunzionale G. Trevisan che nei suoi primi due annidi attività ha già ospitato significative mostre di arte contemporanea, concerti, recital di poesie, convegni e conferenze. E’ stata inaugurata il 27 maggio del 2000 con una mostra dedicata a Giuseppe Trevisan, amico di Padre Serafino Colangeli e della Piccola Opera Charitas, munifico imprenditore chietino, molto vicino al mondo dell’arte e purtroppo deceduto prematuramente nel 1990. All’inaugurazione della Sala circa trecento persone ascoltarono gli interventi del Presidente della Regione, Giovanni Pace, del Presidente della Provincia, Claudio Ruffini, e del Sindaco di Giulianova, Giancarlo Cameli, che promisero aiuto e attenzione alla nuova struttura culturale. In quell’occasione esposero i pittori Carlo Cattaneo, Mauro Chessa, Antonio Di Fabrizio, Gigino Falconi, Giuseppe Fiducia e lo scultore Vito Pancella, tutti artisti amici dello scomparso Trevisan. Dal 27giugno fino al 30luglio del 2000, la Sala ospitò la splendida mostra Una luce sul mondo di Gigino Falconi, artista giuliese particolarmente amato nella sua città e ormai noto e apprezzato su tutto il territorio nazionale. Nelle opere di questo suo ciclo pittorico Falconi si è confrontato con il tema del sacro dandone un’interpretazione estremamente attuale, sempre in bilico tra desiderio di elevazione spirituale e tentazioni umane e materiali, tra desiderio di colloquio intimo e rarefatto e teatralizzazione dell’immagine. Con la mostra personale dello scultore Vito Pancella, aperta il 5 agosto del 2000, il Centro Culturale San Francesco, decise di corredare tutte le esposizioni di un catalogo che potesse aiutare il visitatore nella lettura e nella fruizione delle opere. Uscì quindi per i tipi del Centro Culturale San Francesco, il n° 1 della Collana “...utile et humile et pretiosa et casta”. La scultura di Vito Pancella: il mito solare della bellezza mediterranea. Il 4 ottobre del 2000 venne finalmente inaugurato tutto il nuovo Centro Culturale San Francesco e in quella occasione fu aperta al pubblico la mostra biblica La parola si è fatta visibile, nella quale furono esposte preziose copie anastatiche di alcuni dei più famosi codici della Sacra Scrittura dall’antichità ad oggi. Durante lo svolgimento di quella mostra (4 ottobre 2000 - 13 gennaio 2001), resa possibile grazie alla collaborazione di partners prestigiosi quali l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e l’European Marketing Projects, furono tenute conferenze da P. Alberto Valentini, Professore alla Pontificia Università Gregoriana e dal Prof. Marco Bonocore, scriptor della Biblioteca Apostolica Vaticana, volte ad una migliore comprensione del Vecchio e del Nuovo Testamento e ad un’analisi artistica delle miniature presenti nei codici. Il 2001 fu aperto con una importante mostra antologica del pittore ligure, romano di adozione, Carlo Cattaneo. Singolare, estrosa ed intelligente presenza dell’arte contemporanea, Cattaneo occupa un posto di primo piano nel panorama della nuova figurazione italiana. Insignito nel 1992 anche del prestigioso Premio Presidente della Repubblica dell’Accademia di San Luca, ha reso punto nodale della sua poetica la memoria intesa non come passivo ripiegamento su stesso ma come grandangolo che permette di comprendere meglio la realtà che viviamo sia a livello personale sia a livello collettivo. A curare l’introduzione al catalogo fu uno dei più acuti e profondi critici d’arte romani: Domenico Guzzi. Dalla collezione del Museo Stauros d’Arte Sacra Contemporanea di San Gabriele proveniva invece la Via Crucis di Giannetto Fieschi esposta in occasione della Santa Pasqua, dal 31 marzo fino al 2 giugno del 2001. Anche in occasione di quella mostra furono organizzati numerosi incontri e conferenze, basti qui ricordare quella tenuta sul rapporto tra arte contemporanea e Chiesa, dal Prof. Carlo Chenis, Segretario della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa. Nell’estate del 2001 la Sala Trevisan è tornata ad interessarsi di arte abruzzese con una esposizione dedicata tutta ad Antonio Di Fabrizio, pittore influenzato agli inizi, sia pure in modo assolutamente personale. dalla allora nascente pop art americana, e adesso caratterizzato da dimensione onirica, attitudine mitica e trasfigurazione letteraria come ha scritto Carlo Fabrizio Carli nell’introduzione al catalogo a lui dedicato e intitolato L’Eden Ritrovato. I Cantici visivi di Ugolino da Belluno è il titolo della mostra inaugurata il 4 ottobre scorso: si è trattato dell’esposizione dei bozzetti degli affreschi graffiti d’arte sacra di Ugolino da Belluno, frate francescano, amico di Mafai, di Severini, di Carrà e di De Chirico che con la tecnica dell’affresco-graffito è riuscito a rinnovare l’arte muraria delle chiese, dandole una nuova sostanzialità cromatica, disegnativa ed addirittura materica di fascinosa suggestione. Segue, nel novembre dello scorso anno, una personale dello scultore Silvio Mastrodascio, nato a Cerqueto ma ormai residente da trentaquattro anni in Canada. Per lui l’Istituto Italiano di Cultura di Toronto aveva organizzato, qualche mese prima, un’importante retrospettiva; all’ inaugurazione della mostra giuliese è stato presente anche il Console Onorario Canadese con giurisdizione su Abruzzo, Marche e Molise. Per Natale il Centro Culturale San Francesco ha ospitato nella Sala G.Trevisan quella che forse è stata la mostra più visitata e amata dal pubblico: La corte del re. Tra disincanto ed indulgenza. La pittura di Pino Procopio. Procopio, calabrese, è residente da più di quindici anni a Giulianova ed è autore di una pittura ironica, intelligente senza asprezze satiriche, che fa del gioco e del divertimento intellettuale la sua ben precisa, riconoscibile e tanto amata identità figurativa. Procopio è stato introdotto subito con successo nel mondo dell’arte sin dalla sua prima mostra personale, tenutasi nel 1980, alla Galleria La Bitta di Roma. Il 9 marzo del 2002 è stata invece inaugurata una mostra che sarà visitabile fino alla metà di maggio: Dal segno della Croce ai segni dell’arte. Con questa mostra il Centro Culturale San Francesco si avvicina per la prima volta ad una forma di arte ben differenziata da quella della nuova figurazione. Si tratta infatti di opere che fanno in qualche modo tutte riferimento a Fluxus, movimento internazionale nato attorno agli anni sessanta e caratterizzato dalla massima libertà espressiva, dalla interdisciplinarità e dalla multimedialità, dalla rottura di ogni aspetto di formalizzazione tradizionale e da uno strettissimo rapporto tra arte e vita. Pochi gli oli esposti, moltissime le tecniche miste, i collages. gli assemblaggi. Le opere provengono tutte dalla collezione modenese di Carlo Cattelani ad eccezione di due affreschi su tavola di Peppe Candeloro e di una tela di sacco dipinto, esempio di arte segnica, di Ugolino da Belluno, di proprietà della Piccola Opera Charitas. Per la prossima estate, affidata a Carlo Fabrizio Carli, attento studioso e conoscitore dell’arte abruzzese, è prevista un’esplorazione dell’attuale situazione dell’arte nella nostra regione, con la proposta di circa cinquanta artisti, selezionati sulla base dei riscontri del loro lavoro ma anche, nel caso di artisti più giovani, dell’interesse e dell’originalità delle loro proposte. Titolo non ancora definitivo di questa mostra potrebbe essere Tracciati d’arte in Abruzzo. Un‘esplorazione di vicende e tendenze. Tra le attività del Centro Culturale San Francesco ricordiamo le ultime nate: pubblicazione del quadrimestrale Piccola Opera Charitas Notizie e l’apertura della Bottega dei progetti. La rivista che aveva visto nel 1998 la pubblicazione del n. 0, ha effettivamente iniziato la sua pubblicazione, con il n. 1, nel 2001, quando Padre Serafino ha affidato la direzione della stessa al professor Gabriele Di Cesare. La rivista si occupa della Piccola Opera Charitas nelle sue attività: Istituto di riabilitazione, Cooperativa sociale e attività culturale. Il numero 1 è andato in stampa agli inizi del 2001 e proprio in questi giorni è in uscita il quarto. All’interno di ogni numero è sempre presente uno Speciale nel quale si dà un assaggio delle iniziative che vengono presentate in biblioteca; la rivista può essere richiesta presso il Centro culturale San Francesco. La Bottega dei progetti esprime l’impiego del Centro Culturale San Francesco nel campo della ricerca e dell’elaborazione culturale. Il Centro, avendo tra le finalità istituzionali quella della divulgazione della cultura, già dal passato anno scolastico 2000/2001 ha iniziato una sperimentazione in campo pedagogico sviluppando e portando a termine, con ottimi risultati,alcuni progetti educativi. Questa proposta educativa nasce dalla moderna concezione del rapporto tra scuola e territorio che, grazie ad una programmazione scolastica più flessibile, integra alle usuali discipline e attività curriculari nuove iniziative e progetti, ideati anche da personale esterno agli istituti, da tematiche non ministeriali ma più vicine alle realtà territoriale in cui la scuola opera. Per il Centro Culturale San Francesco è importante, quindi, portare avanti una proposta formativa che indirizzi in modo particolareggiato lo studio delle varie discipline alla conoscenza del territorio e della cultura locali. Pertanto è in questo nuovo orizzonte didattico che si è instaurata una fruttuosa collaborazione tra il Centro Culturale San Francesco e la Scuola Media unificata “V. Bindi - R. Pagliaccetti”. Il romanico ed il gotico nella provincia teramana ed il cinquecento adriatico ecco i temi trattati nei nostri progetti che vedono lo svolgersi di un ciclo di lezioni ad interesse interdisciplinare (letteratura, storia, storia dell’arte, musica) rivolta a far conoscere, e quindi valorizzare, il patrimonio artistico locale. Per far si che le informazioni vengano recepite e si fissino nella mente dei nostri ascoltatori, si sono ideate lezioni a dir poco innovative; i nostri progetti prevedono, infatti, oltre alla classica lezione frontale, lezioni interattive dove, grazie all’utilizzo del computer, si ha maggior possibilità di stimolare l’attenzione e l’apprendimento avendo, inoltre, l’opportunità di verificare, in modo più diretto ed immediato, le informazioni e le competenze dei nostri piccoli fruitori. Si propone così un’avventura di conoscenza nuova e fruttuosa. Affiancando, inoltre, alle lezioni in aula escursioni didattiche, aventi come meta la visita ai luoghi principali dei percorsi, si possono riscontrare e cogliere direttamente dal vero, concetti e nozioni studiati. Le lezioni, il laboratorio di ricerca, l’assistenza allo studio dei ragazzi nelle attività pomeridiane, che i nostri percorsi prevedono, sono portate avanti da personale specializzato che lavora o collabora con il Centro Culturale San Francesco. I lavori realizzati dai ragazzi già nell’anno passato e quelli previsti per il 2002, saranno presto riuniti in books rievocativi che senza meno ci testimonieranno come possa apparire ed essere letta la storia di una regione e del suo territorio agli occhi dei più piccoli: un modo nuovo di fare storia. Il Centro Culturale San Francesco è pronto a collaborare e a preparare progetti specifici in risposta a sollecitazioni provenienti dagli insegnanti delle scuole del territorio.

La storia di Giulianova: La Giulianova moderna

Dopo secoli di vita cittadina entro il perimetro quattrocentesco, nella seconda metà dell’Ottocento, sotto una vivace spinta demografica e con il miglioramento dell’economia locale, si ha l’espansione extramuraria dell’abitato collinare, il cui principale nodo urbano è costituito dall’attuale Piazza della Libertà. Anche il sottostante litorale, fino all’Unità d’Italia sostanzialmente deserto, grazie all’entrata in funzione nel 1863 del tronco ferroviario Ancona-Pescara e quindi, nel 1884, della strada ferrata per Teramo, registra una sempre più vivace attività sia commerciale che industriale. È qui infatti che Luigi Crocetti crea nel 1888 una società, la prima in Abruzzo, per la costruzione di mattonelle e lavori in cemento, presto emulato da altri imprenditori. Grazie anche alla “scoperta” del turismo balneare, con la costruzione nel 1874 dello stabilimento balneare e la presenza dal 1896 di un frequentatissimo Ippodromo, l’abitato a valle si infittisce di nuove costruzioni estendendosi progressivamente nelle aree la Giulianova moderna adiacenti alla stazione. Ma la borgata “Marina”, nome della germinazione litoranea di Giulianova, pur condividendo strettamente le dinamiche di crescita comuni agli altri insediamenti costieri, tuttavia rispetto ad essi avrà caratteri distinti, mancando di produrre il ribaltamento delle gravitazioni. 

E difatti nel 1934, quando la frazione ormai ha superato per abitanti lo stesso capoluogo e da tempo costituisce l’epicentro dinamico trainante dell’intero territorio, si opterà per la fusione amministrativa tra l’abitato collinare, che allora come oggi conserva saldamente la sede municipale, con quello litoraneo, che perciò assume la nuova denominazione di Giulianova Spiaggia e dove nel 1936 la già solida vocazione balneare, rappresentata dall’imponente Kursaal realizzato nella parte inferiore nel 1913 come club marino e ultimato in stile liberty sedici anni dopo come albergo assai prestigioso, viene rafforzata dalla costruzione del lungomare monumentale

Nei decenni successivi al secondo dopoguerra, l’espansione urbana privilegia, seguendo uno schema a scacchiera, le aree litoranee meridionale e settentrionale e quindi quella valliva occidentale, non pregiudicando lo sviluppo armonico della città. Oggi, infatti, Giulianova, pur avendo una delle più alte densità demografiche della provincia, è tra i centri costieri abruzzesi a disporre del più alto coefficiente di zone verdi presentandosi nelle vesti di una elegante località, culturalmente assai vivace e apprezzata dai turisti per il finissimo arenile, per le sue dotazioni ma anche per le ricche testimonianze artistiche e monumentali.

Le bellezze dell'Abruzzo. Mare, monti, arte, gastronomia, folklore: è questa in sintesi, la realtà dell’Abruzzo; che, tra le spiagge dell’Adriatico e le nevi perenni del Gran Sasso d’Italia e della Maiella, può ancora offrire ai forestieri - oltre ad una moderna attrezzatura alberghiera e in campeggi e case private - una vacanza completa, ricca di continue scoperte. I quattro capoluoghi di provincia: L’Aquila, Chieti, Pescara, Teramo e numerose altre città, che in antico ebbero un ruolo determinante, custodiscono tesori d’arte e di storia, resti archeologi, musei, cattedrali, castelli, acquedotti, fontane, ecc., che testimoniano di una continua operosità sul mare, nei campi, sulle montagne. Dalle ceramiche di Castelli ai legni intagliati di dl Pretoro, dai liquori di Tocco Casauria agli orafi di Scanno e ai merletti di Pescocostanzo, è tuttora vivo in ogni angolo della regione un artigianato che spesso affonda le proprie radici addirittura nella preistoria. 

 
 
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