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Giulianova, mura, bastioni, porte, viabilità - Il bastione San Francesco.

Giulianova > Le mura e i bastioni di Giulia

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GIULIANOVA. Le modifiche ottocentesche alla città acquaviviana: mura, bastioni, porte, viabilità
(Edizioni Banca di Teramo 2012)
di Ottavio Di Stanislao


IV. Il bastione San Francesco
All'angolo sud-ovest esisteva il bastione chiamato di S. Francesco come il rione dove era ubicato, attiguo all'omonimo convento cui alla fine del '700 risultava inglobato (1).
Con la soppressione del convento, sancita con le leggi napoleoniche nel 1808, i locali furono destinati a pubbliche funzioni (2) e il torrione, per un lungo periodo, fu compreso fra i locali adibiti ad abitazione del giudice regio insieme ad alcune stanze a piano terra dell'immobile (3).
Nel 1833 fu preso in considerazione dal consigliere provinciale Angelo Antonio de Bartolomei per destinarlo a carcere circondariale (fig. 14), ma il decurionato, come si è visto, non trovò adeguata la soluzione (4) preferendo, peraltro senza esito, il progetto di Nicola Mezucelli tendente ad adeguare i locali del vecchio macello e quelli soprastanti, già di Scassa, nell'angolo sud-est della città.
L'ex convento fu anche sede municipale per quasi tutto l'ottocento; fra le mura della città e quelle dell'edificio c'era un orto che nel 1856 fu sterrato perché l'ex refettorio, nella parete che dava sul lato meridionale, era invasa da umidità ascendente, per cui si ritenne opportuno abbassare il livello «di tre decimi almeno al di sotto del pavimento del refettorio» (5). Proprio a tale intervento l'ingegnere del genio civile Sarti, incaricato di relazionare al prefetto sulle condizioni di solidità dell'edificio nel 1891 , attribuiva l'estrema precarietà della struttura «da far temere una non lontana rovina» (6).
Per tutto il periodo borbonico lo stabile aveva ospitato anche la Gendarmeria reale, corpo militare addetto anche a compiti di ordine pubblico e per questo alle dirette dipendenze del ministero di polizia. Dopo l'unità d'Italia fu sostituito dai Carabinieri reali con equivalenti competenze ed analoghe caratteristiche di fedeltà alle istituzioni dello stato. I Carabinieri non riuscirono però ad adeguare la struttura alle loro esigenze funzionali e dopo qualche anno abbandonarono lo stabile. Le piante che si riportano (figg. 15 e 16), furono redatte dai tecnici del Genio civile nel 1863 e nel 1865. La prima era un progetto per destinare a scuderia per i cavalli il pianterreno, la seconda era una proposta di sistemazione del piano superiore per la «migliore distribuzione del locale» e per rendere autonoma la caserma dagli uffici giudiziari. Ma il veto opposto dall'amministrazione giudiziaria ne impedì la realizzazione e dopo pochi anni i carabinieri trovarono un'altra sede (7).
Il 30 ottobre 1861 il Consiglio comunale deliberò di destinare il torrione di S. Francesco a macelleria, ma dopo meno di un anno la stessa assise civica pensava di trasformare in carcere mandamentale l'ala ovest del palazzo comunale comprendendovi lo stesso torrione (8).
Nel 1868 il bastione fu oggetto di un' asta pubblica e dato a censo per un canone annuo di quaranta lire. In tale documentazione viene così indicato: «torrione situato a sud-ovest del paese in questo abitato, confinante col giardino comunale da una parte e le mura occidentali della città, di proprietà del comune, non riportato in catasto sotto alcuna denominazione, perché facente parte della cinta del paese ...» (9).
Nel 1869 l'aggiudicatario, Giovanni Trifoni, chiese la cessione di un'area adiacente per realizzavi una abitazione, ma la richiesta, seppure a maggioranza, fu bocciata dal consiglio (10).
Il Trifoni realizzò il suo intento dopo circa dieci anni, perché ancora nel 1878 il bastione veniva citato in una delibera del Consiglio comunale (11), mentre non è più rappresentato nella planimetria catastale del 1881-82 che al suo posto, all'angolo sud-ovest, riporta la sagoma della civile abitazione evidentemente da poco costruita dallo stesso Trifoni, che nell'aprile 1880 chiese la concessione di un piccolo spazio rimasto tra il nuovo muro e la sua nuova casa (12).
 

14. «Pianta dimostrativa del locale da addirsi ad uso di carcere circondariale in Giulia giusta il progetto del consigliere provinciale Angelo Antonio De Bartolomei». La pianta rappresenta l'angolo sud-ovest delle mura della città, presidiato dal bastione di S. Francesco.
(A.S.T., Intendenza borbonica, b. 151)
 

15. 1863. Progetto dell'Ufficio di Teramo del Genio civile per la nuova scuderia dei carabinieri nell'ex convento di S. Francesco.
(A.S.T., Intendenza borbonica, b. 988)
 

16. 1865. Progetto del Genio civile per meglio dividere il primo piano dell'ex convento di S. Francesco fra la caserma e la giudicatura.
(A.S.T., Intendenza borbonica, b. 988)
 

17. Planimetria catastale 1882.
Particolare dell'angolo sud-ovest con l'ex convento di S. Francesco addossato alla omonima chiesa.
 

18. 1861. Pianta lato ovest delle mura di Giulianova con le indicazioni: A porta S. Francesco, C torrione detto Bianco; M torrione detto Mozzone.
(A.S.T., Intendenza borbonica, b. 635 /B, fasc. 9)
 
 
IV. Note
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(1) Come si è visto (vedi nota n. 3) alla fine del '700 il bastione era incorporato nel convento dei francescani, dove era ubicata anche una antica spezieria che nel 1782 fu data in affitto dai frati ad Angiolo Bados di Corropoli e nel 1787 a Domenico Salmistrati di Venezia. A.S.T., Atti dei notai, b. 866, vol. 1, a. 1782, cc. 69 e sgg.; vol. 2, a. 1787 c. 37. In tali atti vi è anche l'inventario del materiale e delle suppellettili in dotazione. I prodotti residui ed i mobili della spezieria furono venduti all'asta dal comune ne11819. A.S.T., Amministrazione Registro e Bollo, Copia atti privati, Giulia, b. 92, fasc. 24 c. 9.
 
(2) «Stato dei locali che appartenevano alle soppresse corporazioni religiose. Giulia. N.5 - Ex minori conventuali. Destinazione: Giudicatura di pace, caserma gendarmeria reale, burò della ricevitoria de' demani, scuola. Estremità sud-est dell'abitato del comune. 13 membri inferiori e 22 superiori.» A.S.T., Intendenza francese, b. 42, fasc. 237. Nel 1863 l'edificio era così utilizzato: «... la cancelleria municipale occupa quattro camere superiori, il Giudicato mandamentale tre, i Carabinieri tredici, e due camere sono per altri usi, una per il Municipio e l'altra per la Giudicatura; i pian terreni poi vengono distribuiti, una stanza per la scuola pubblica, due grandi per i carabinieri, due per uso del macello, e sei, oltre il giardino, si posseggono dal comune e si trovano affittati». Lettera del direttore provinciale del demanio al prefetto per rivendicare quattro stanze per l'ufficio della ricevitoria demaniale. A.S.T., Intendenza borbonica, b. 988.
 
(3) Il 14 ottobre 1838 il giudice regio Bartolomeo Rozzi, a proposito della vertenza con il comune di Giulia che aveva chiesto il pagamento della pigione per i locali comunali che aveva occupato fin dal 1833 come abitazione accanto al giudicato regio, nei locali dell'ex convento di S. Francesco, scriveva all'intendente: «... di ragione del comune non ho io altro goduto che un piccolo orticino con un torione e tre terranei con grotta ...» A.S.T., Intendenza borbonica, b. 454/A, fasc. 15.
 
(4) «Il torrione ridotto ad uso di carcere, non solo sarebbe un criminale, ma orrido. In secondo luogo essendo il locale in un sito disabitato dal comune mancherebbe l'esercizio della pietà in favore dei detenuti». A.S.T., Intendenza borbonica, b. 951.
 
(5) A.S.T., Intendenza borbonica, b. 455/A, fasc. 39.
 
(6) «Attentamente esaminato quell'antico edificio il sottoscritto ne attribuisce il rapido progressivo deperimento al cedimento che nelle fondazioni ha subito in special modo il muro perimetrale dal lato della piazza Belvedere (...). Lo sterro che diversi anni or sono venne praticato alla sua base lasciandone scoperta buona parte delle fondazioni e l'averlo privato di solidi contrasti colle eseguite demolizioni di muri che vi esistevano in continuazione, ritiene il sottoscritto che siano le principali cause del suo progressivo, rilevante movimento, il quale comunicandosi ai muri che vi si innestano, produce lo squilibrio dell'uno e degli altri non che delle parti addossate o collegate ai medesimi, come sono le volte e i pavimenti del piano superiore». A.S.T., Prefettura 11/12, serie II, Giulianova, b. 10, fasc. 3.

(7) A.S.T., Intendenza borbonica, b. 988.
 
(8) A.S.T., Intendenza borbonica, b. 455/B, fasc. 45.
 
(9) A.S.T. , Prefettura 11/7, serie II, Giulia, b. 3, fasc. 9.
 
(10) Deliberazione Consiglio comunale Il maggio 1869. Domanda di Trifoni Giuseppe [ma Giovanni]. «Il Trifoni chiede un'area verso mezzogiorno della nuova piazza, e propriamente quella contigua al bastione da lui censito. Essendosi i consiglieri divisi in due opinioni diverse, cioè una parte di essi appoggia la domanda per ragione che la fabbrica che s'andrebbe a costruire dal Trifoni darebbe una figura regolare all'angolo della piazza suddetta togliendo di mezzo quella circolare del bastione, ed un'altra avverso la domanda suddetta perché la fabbrica del Trifoni verrebbe a togliere porzione della prospettiva del palazzo comunale ...» La richiesta fu bocciata da sei voti contro quattro. A.S.T., Prefettura 11/7, serie II, b. 2, fasc. 4.
 
(11) Nel deliberare la vendita delle mura nel tratto tra la casa degli eredi di Giovanni Sbozza,- che, come vedremo, era ubicata dietro al torrione il Bianco, - e il palazzo comunale, il Consiglio stabiliva di impiegare il ricavato dalla vendita del materiale demolito per la «livellazione e conformazione del pomerio esterno almeno fino alla linea del primo bastione». A.S.T., Prefettura 11/9, serie II, Giulia, b 2, fasc. 12.
 
(12) Ibid. fasc. 7.
 
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