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Giulianova, mura, bastioni, porte, viabilità - Il bastione Castorani.

Giulianova > Le mura e i bastioni di Giulia

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GIULIANOVA. Le modifiche ottocentesche alla città acquaviviana: mura, bastioni, porte, viabilità
(Edizioni Banca di Teramo 2012)
di Ottavio Di Stanislao


XII. Il bastione Castorani
Il bastione di nord-est, oggi inglobato nel palazzo Re, era chiamato "torrione Castorani" perché dato a censo a questa famiglia, che abitava nei pressi, per tutto il periodo borbonico.
 
Filippo Castorani del Comune di Giulia con suppliche espone alla V.S. Ill.ma che essendo situata la sua casa di abitazione quasi prossima alle murattinime del Paese, ed esistendovi ivi un torrione di ragione del Comune quasi cadente ed abbandonato al solo uso delle immondizie, c.r., per non ricevere e vedere ulteriormente delle cose laide, ed avere nel tempo istesso dell'aria mefitica, e conservare alla Padria una fabbrica che sarà molto difficile di riedificarsi, intende censire il fabbricato di detto torrione, il sito con appoggiare il resto della sua casa colle murattinime del Paese. Supplica perciò V.S . Ill.ma di ordinare che si venghi all'apprezzo tanto del sito che delle mura richieste per fissarsi un canone corrispondente e colle dovute ritualità prescritte (...) Giulia 19 marzo 1816 (1).
 
Nel 1871 una richiesta di concessione di suolo pubblico, dei fratelli Valentini e di Antonio Re, interessò proprio il sito circostante che veniva così individuato: «... un piccolo tratto di suolo pubblico fuori porta Madonna e precisamente quello adiacente nella circonferenza del torrione Castorani ...» (2).
Il 28 novembre 1881 le sorelle Marianna e Rachele Castorani vendettero il torrione, «ora addetto a stallone», ad Antonio Re ai fratelli Vincenzo e Sabatino Valentini, dichiarando di possederlo come facente parte della loro abitazione (3), insieme a una porzione «del largo interno scoperto e precisamente quello in confine con le mura del paese», in modo che gli acquirenti potessero aprire una nuova porta d'accesso al torrione dalla parte del corso. In tal modo si posero le condizioni per costruire attorno al "torrione Castorani", il palazzo Re, come lo vediamo oggi.
A parere dello scrivente di questo bastione abbiamo anche una testimonianza artistica dovuta allo scultore giuliese Raffaello Pagliaccetti (fig. 32). Infatti il disegno a matita, dal titolo "Il torrione", firmato dall'artista e conservato presso il Museo civico di Teramo, raffigura un tratto di cinta muraria con un bastione angolare in primo piano. Poiché l'angolo sud-est non era munito di bastione e quello a nord-ovest ha la base a tronco di cono, a differenza di quello disegnato dal Pagliaccetti che è cilindrico, le ipotesi si restringono a quello di sud-ovest, detto di S. Francesco, e a quello di nord-est o "Castorani". Ora, poiché accanto alle mura sono raffigurate tre donne con le conche sulla testa, che evidentemente fanno ritorno al paese dopo aver raccolto l'acqua alla fontana, si può ragionevolmente ipotizzare che le donne provengano dalla "fontanella", esistente sul lato est sotto le mura, percorrendo il sentiero che porta al torrione Castorani e quindi alla porta da capo (4).
 

32. "Il torrione", disegno a matita di Raffaelo Pagliaccetti.
(Teramo, Museo civico)
 

33. Soffitto a volta ribassata del locale superiore del torrione Castorani, ora inglobato nel palazzo Re.
Foto Francesco Trifoni
 
 
XII. Note
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(1) A.S.T., Intendenza borbonica, b. 635/A, fasc. 1. Filippo Castorani abitava in una casa fra l'estremità nord-est della strada del Corso e l'inizio di via dei Magazzini, in prossimità della mura fra la porta da capo e il torrione.
 
(2) A.S.T., Prefettura 11/9, Giulia, b. 2, fasc. 9. Nel 1870 nella delibera di giunta per la costruzione di una nuova fontana si legge: «... da pochi giorni dietro si presentava inaspettatamente una sorgente d'acqua potabile in quella parte del muro di cinta del paese posseduto dalle sorelle Castorani [Marianna e Rachele figlie di Filippo], e propriamente dove esso si congiunge col torrione censito alle suddette signore». Ibid. fasc. 7. Circa dieci anni dopo il consiglio deliberò nuovamente la concessione della stessa porzione di terreno: «fuori porta madonna, adiacente alla circonferenza del torrione Castorani ora di essi dig.ri Re e Valentini». In forza di tale deliberato del consiglio Comunale, n. 309 del 6 dicembre 1881, nel 1885 fu stipulato l'atto di enfiteusi perpetua tra il comune e i cessionari. A.S.T., Atti dei notai, versamento '98, Emidio Favacchia di Giulianova, b. 289, anno 1885, pp. 136 e segg.
 
(3) «... sita dentro questa città di Giulianova in contrada Corso, riportato in catasto urbano di questo comune intestato ad esse dichiaranti al n. 45 confinante detto torrione con le mura del paese con il largo comunale detto fuori porta da capo e con il largo interno scoperto della rimanente casa delle predette venditrici per il quale largo interno ora si accede al detto torrione. (...) cedono e vendono pure porzione del detto largo interno scoperto (...) di larghezza di palmi 5, cioè 1 ml. e 32 centimetri verso detto corso e finisce a zero nello spigolo o spalletta destra dell'attuale porta d'ingresso allo stallone, che dovrà essere chiusa con la costruzione del muro divisorio della porzione del largo ceduto». A.S.T., Atti dei notai, versamento '98, Emidio Favacchia di Giulianova, b. 287, atto n. 196 del 28 novembre 1881.
 
(4) Riccardo Cerulli nella didascalia all'illustrazione n. 12 in Giulianova 1860, lo indica invece: «Il bastione sud-ovest in un disegno a matita di Raffaello Pagliaccetti», identificandolo però con quello tuttora esistente che ho dimostrato essere il Bianco, come si evince dalla illustrazione successiva, n. 13, che reca la foto di detto torrione con la didascalia «Quel che ne resta».
 
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