Cenni storici su Giulianova (Te) I Saliscendi (Trabocchi) a Giulianova - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Cenni storici su Giulianova (Te) I Saliscendi (Trabocchi) a Giulianova

Giulianova > Cenni storici su Giulianova > Il mare
 
Un porto d’Abruzzo molto importante, nonché uno dei principali porti del medio Adriatico, è un'antica città portuale che sorge sul litorale meridionale abruzzese, la città di Ortona. L’importanza di Ortona come porto è determinata dalla concomitanza di molteplici fattori: il sito in cui sorge la città, infatti, offre un insieme di caratteristiche, quali il bacino, il fondale e il movimento, che la rendono particolarmente idonea alle attività portuali. La città, di antichissima, ma incerta, fondazione, fu scelta già dai Frentani, un antico popolo d’Abruzzo, come sito ideale per il loro porto, da cui svilupparono una significativa rete di commerci e traffici in tutto il Mediterraneo. Come porto dei Frentani, Ortona viene citata anche dallo storico greco Strabone, che in un suo passo si riferisce ad essa con le parole “Horton, epineiòn frentanon”, ossia “Ortona, porto dei Frentani”. Questo porto d’Abruzzo, come il resto del territorio abruzzese, fu conquistato dai Romani in seguito alle Guerre sociali del I sec. a.C., fra Roma e i popoli italici. Nel corso dei secoli, il porto d’Abruzzo rivestì un ruolo primario nella storia della regione, per la sua importanza strategica e commerciale. Testimoniano ancora l’antico splendore della città il massiccio Castello Aragonese e il cinquecentesco Palazzo Farnese, residenza di Margherita d’Austria, la figlia del sovrano più potente dell’epoca, Carlo V d’Asburgo, che proprio ad Ortona morì nel 1586. Il patrimonio artistico e architettonico della città è andato però per la gran parte perduto durante la Seconda Guerra Mondiale, quando Ortona, proprio in quanto principale porto d’Abruzzo, fu oggetto di devastanti bombardamenti, che la distrussero per il 70%, ma soprattutto provocarono la morte di 1314 civili. Per il coraggio e il valore dimostrati nel resistere all’offensiva tedesca, e per le ingenti perdite, la città è stata insignita della Medaglia d’oro al valor civile. Recita la targa commemorativa dell’assegnazione della medaglia “Ortona, nobile Città degli Abruzzi, di antiche tradizioni patriottiche, sopportava coraggiosamente, in occasione dell'ultimo conflitto, spaventosi bombardamenti aerei e terrestri, subendo la perdita di 1314 dei suoi figli e la distruzione della maggior parte del suo patrimonio monumentale e edilizio. Con fierissimo contegno resisteva intrepida ai soprusi degli invasori in armi, mai piegando nella sua purissima fede in un'Italia migliore, libera e democratica. Si prodigava con cuore di madre nel soccorso dei feriti e dei sofferenti affermando, negli orrori della guerra, il più alto spirito di solidarietà umana”. Settembre 1943-Giugno 1944. Dopo la guerra Ortona è faticosamente rinata, riuscendo a riconquistare il ruolo di porto più importante d’Abruzzo, e a svilupparsi anche come centro culturale e turistico. Nei pressi della città, infatti, si sviluppa la bellissima e ancora relativamente selvaggia “Costa dei Trabocchi”, dal nome dei tradizionali manufatti dei pescatori, alcuni dei quali sono stati attualmente trasformati in caratteristici ristoranti.
E' come se non esistesse, come se fosse in un altro Stato o continente. A Roma si sono dimenticati dei porti d'Abruzzo: e adesso chi lo spiega ai cittadini? Nessuno degli scali regionali è coinvolto nella rete centrale o in quella globale della logistica nazionale legata agli interporti (anche se l'Autorità Portuale abruzzese rientrerà, ma non dalla porta principale, nel cosiddetto sistema Core). Una vacatio che, c'è da giurarci, sarà giustificata in mille modi e con comunicati alla camomilla: ma i fatti non cambiano. L'assenza dell'Abruzzo è riportata nel documento di economia e finanza 2017: nessun porto abruzzese è coinvolto in prima battuta nella rete nazionale. Per il governo i porti ritenuti strategici sono Ancona, Augusta, Bari, Cagliari, Genova, Gioia Tauro, La Spezia, Livorno, Napoli, Palermo, Ravenna, Taranto, Trieste e Venezia. Non uno d'Abruzzo. E'come se la nostra regione fosse stata saltata a piè pari. E' come se il canguro dello Stato avesse deciso di ignorare Ortona, Pescara, e così via. E ancora, è stato preferito l'interporto di Jesi, quindi l'interporto Marche. Eppure, di motivi per dotare questa regione di un nuovo linguaggio infrastrutturale ce n'erano e ce ne sono parecchi. Qui in Abruzzo c'è lo Space Centres a Fucino, un centro di eccellenza a Chieti legato alla cyber security mentre da poco è stato inaugurato il nuovo stabilimento Thales Alenia Space, con Leonardo (e non un'azienda qualsiasi) in grande spolvero. In più a un paio di bracciate a nuoto c'è quella macroregione balcanica su cui l'Italia annuncia sempre di puntare ma poi si fa fregare da Germania e Francia. Certo, qui ci sono anche le crisi, le vertenze, le aziende che fanno fagotto e scappano via, i fondi mancati, e la politica burlona. Quella che prima ti illude sul da farsi e un minuto dopo non fa. Mentre con una mano che ricorda quella di Totò alla Fontana di Trevi, fa marameo a tutti gli abruzzesi. La costa dei trabocchi. 70 chilometri di costa da Ortona a San Salvo sono oggi un Patrimonio dell’Unesco e sono caratterizzati da quelle che erano le capanne dei pescatori ovvero i trabocchi (o trabucchi). Venivano costruiti per poter pescare al largo dalla costa. Oggi molti appartengono ancora alle famiglie di quei pescatori, ma sono stati trasformati in deliziosi locali e ristoranti. E la gastronomia abruzzese torna ancora in primo piano.
Il porto di Giulianova, prevalentemente peschereccio, è protetto da due lunghi moli a tre bracci: il molo nord, banchinato internamente per i primi due bracci e il molo sud. Alla radice del molo sud c'è una darsena con alcuni pontili destinata all'ormeggio delle imbarcazioni da diporto. l porto turistico Marina di Pescara si trova all'esterno del molo sud del porto canale di Pescara, ed è costituito da una diga foranea lunga 730 m, da un molo di sottoflutto di 370 m e dalla banchina nord. Alla radice della diga foranea, esiste una darsena servizi, mentre all'interno del molo interno sud e nord si sviluppano le due darsene riservate al diporto. La marina può ospitare imbarcazioni da 5 ai 60 m di lunghezza, ed è dotato di tutti i servizi, sia tecnici che commerciali. La darsena di Marina del Sole si trova 500 m a Nord della foce del Fiume Sangro in località Grotte del Comune di Fossacesia. In darsena possono ormeggiare imbarcazioni dai 6 ai 12 m. Da Punta Penna a Pescara: La costa a NW di Punta Penna è alta con alla base la spiaggia. Tra la punta e la foce del Fiume Sangro ci sono cinque piattaforme da cui bisogna navigare almeno a 1000 m di distanza. Più oltre, su un piccolo promontorio in parte coperto dagli alberi, si scorge Ortona. Fino a Francavilla la costa si abbassa dolcemente. All’interno della regione si vedono con tempo buono le montagne della Maiella, che raggiungono quasi 2800 m. da Pescara a San Benedetto del Tronto: All’interno si scorge il Gran Sasso. A nord c’è una serie di piattaforme da cui bisogna tenersi ben distanti: la navigazione, l’ancoraggio e tutte le altre attività sono vietate entro 1000 m dalle piattaforme e nella zona di mare, ampia 2000 m, a cavallo delle condutture sottomarine di collegamento tra le piattaforme e la terraferma. La Provincia di Teramo è ricca principalmente di Fiumi; si segnalano il Tronto importante anche per il fatto che traccia il confine tra l’Abruzzo e le Marche, il Vibrata che nasce dalla montagna dei Fiori, il Vomano che scende dai Monti della Laga, il Tordino che divide le zone di Giulianova e Roseto, il Fino che nasce dalle grotte di S. Leonardo e la Piomba che divide le provincie di Teramo e Pescara. Per quel che riguarda i laghi non ce ne sono di naturali; esiste qualche bacino idroelettrico nelle zone di Garrufo o laghetti per allevamento di trote. Siamo venuti nel porto di Ortona solo ed esclusivamente per pescare. Proprio all'interno è vietato ma, oltre la linea gialla, e cioè sul lungo pontile di scogli che finisce con un faro si può sia sul lato esterno che sulla spiaggia libera, sia sul lato interno che dà sul porto. É pieno di cefali che si vedono nuotare ad occhio nudo ed è pieno del loro predatore naturale, il fiume serra e la leccia. Ho visto pescare molto a spinning con pesciolini o ondulanti. Ce tantissimo spazio. Dalla antistante spiaggia libera, si pesca a surfcasting.
 

I Saliscendi (Trabocchi)
di Antonio Macera (ex Consigliere regionale)  


Giulianova Lido - I Saliscendi
Sui moli dei porti d’Abruzzo e lungo le sue coste sono presenti strumenti destinati alla pesca che nel tempo si sono caratterizzati come fondamentale elemento del paesaggio, della cultura e della storia delle zone nelle quali tali strumenti di pesca vengono utilizzati. Si tratta, secondo una denominazione che può essere condivisa, delle cosiddette “bilance a posto fisso”, che assumono nomi ancora più particolari a seconda che si tratti di bilance fissate sulla costa ovvero di bilance fissate sui moli. In entrambi i casi, tuttavia, si tratta del medesimo strumento di pesca con la medesima rilevanza sul piano storico, culturale, di valorizzazione turistica, ambientale e paesaggistica. La Regione Abruzzo, proprio in considerazione del valore di tali costruzioni, ha inteso varare una legge che le tutelasse e le valorizzasse. La legge regionale 14 dicembre 1994, n. 93 “Disposizioni per il recupero e la valorizzazione dei trabucchi della costa abruzzese”, si propone, dunque, la finalità del recupero e della valorizzazione delle bilance da pesca che, nello specifico della norma regionale vengono definite “Trabucchi”.

Bilancia da pesca

In effetti, il trabucco è un tipo particolare di bilancia presente sulla costa garganica e su quella abruzzese e che consiste in un'imponente costruzione realizzata in legno strutturale rappresentato da una piattaforma protesa sul mare ancorata alla roccia da grossi tronchi di pino d'aleppo, dalla quale si allungano, sospesi a qualche metro dall'acqua, due (o più) lunghi bracci, detti antenne, che sostengono un'enorme rete a maglie strette detta trabocchetto. La diversa morfologia della costa garganica e abruzzese ha determinato la compresenza di due diverse tipologie di trabucco: quella garganica e quella abruzzese, appunto. La viariante abruzzese, in particolare, si caratterizza per la presenza di una piattaforma in posizione trasversale rispetto alla costa, alla quale è collegata da un ponticello costituito da pedane di legno. Il trabucco abruzzese è divenuto un elemento caratteristico e caratterizzante della costa, al punto che questa Regione, come si ricordava più sopra, ha ritenuto opportuno intervenire sul piano legislativo per assicurarne la tutela e la valorizzazione quale elemento rilevante del patrimonio storico-culturale e ambientale. Il “trabucco” abruzzese, dunque, rappresenta una particolare forma di bilancia da pesca a posto fisso presente lungo le nostre coste.

I trabocchi di Giulianova, chiamati caliscendi

Non l’unico, tuttavia. Sui moli abruzzesi sono presenti bilance per la pesca che hanno il medesimo valore dei trabucchi da un punto di vista storico, culturale, paesaggistico e turistico, e che hanno la denominazione tipica di “saliscendi” o “caliscendi”. In considerazione del valore oggettivamente riconosciuto ai “saliscendi, con la presente legge si intende estendere la tutela e la valorizzazione assicurata ai trabucchi anche ai “saliscendi” dei porti abruzzesi. Al pari dei trabucchi, i “saliscendi” hanno rappresentato una modalità di pesca particolare e caratteristica dei porti abruzzesi, che affonda le origini in tempi antichi. Il loro impiego, sia per quelli presenti sui moli, in particolare nei porti di Giulianova, Pescara, Vasto e San Vito, che per quelli che insistono sugli scogli, tipici della costa frentana e vastese, ha consentito in passato di far affermare un’attività artigianale rilevante per l’economia locale.

Il meccanismo manuale per il ritiro della rete

L’avvento della motorizzazione alla fine degli anni ’30 ha creato nuove, più moderne opportunità per il settore ittico, ma non ha eclissato l’entusiasmo per il “trabucco” e per il “saliscendi”, che, fra l’altro, durante il periodo bellico, a causa delle barche requisite per motivi militari, hanno assicurato il rifornimento giornaliero del pesce. Il “saliscendi”, con la sua caratteristica struttura a bilanciere protesa   verso  il  mare,   appartiene  alle  tradizioni  del  nostro  vissuto,   disegna  magiche  atmosfere paesaggi-stiche, preserva un contesto ambientale a misura d’uomo, diventa memoria e punto d’incontro per appassionati diportisti e curiosi spettatori.
I caliscensci a Giulianova in foto e cartoline.
Il porto più importante d'Abruzzo. Si tratta del porto industriale più importante d'Abruzzo, ma in ogni caso ne consiglio la visita per la pista ciclopedonale, che per oltre un chilometro costeggia il mare, e per il molo, una passeggiata proprio in mezzo al mare. Raggiungibile in 10 minuti a piedi dal centro cittadino. Il porto di Giulianova è un'infrastruttura situata sul mare Adriatico dedicata alla pesca commerciale, all'approdo turistico e al diporto nautico. È il principale porto della Provincia di Teramo ed il più importante approdo dell'Abruzzo settentrionale. Nel bacino portuale c'è la sede dell'Ufficio Circondariale marittimo di Giulianova, che ha competenza territoriale da Martinsicuro a Silvi. Il porto di Giulianova è situato lungo la costa adriatica, tra le foci del fiume Tordino e del torrente Salinello, collegato lungo le rispettive strade statali 80 del Gran Sasso d'Italia e 16 Adriatica, A 14 Bologna-Taranto e la linea FS Giulianova-Teramo. Il porto è di tipo peschereccio e dispone di molti servizi quali diporto, distributori, prese d'acqua ed energia elettrica, scivolo, scalo di alaggio, riparazioni motori, guardianaggio, sommozzatori, lubrificanti, rivendita ghiaccio, meteo, antincendio, elettromeccanica, rimessaggio, cantieri navali, circoli club, ristorazione, supermercati e mercato ittico. È gestito da un Ente autonomo, con un proprio consiglio d'amministrazione ideato sotto forma di Consorzio tra enti, quali Regione, Provincia, Comune, Camera di Commercio e Nucleo industriale. Già ai tempi della prima guerra punica, quando fu Castrum Novum Civitas, il porto canale rivestì un ruolo fondamentale nel sistema dei trasporti, dell'economia e della politica dell'intera regione Pretuziana. Poi, per duecentocinquant'anni, dalla metà del XVII secolo, al 1913, il sito portuale giacque nel degrado, finché l'allora sindaco, Giuseppe De Bartolomei, e l'on. Roberto De Vito realizzarono il primo molo, a sud, e nei decenni successivi il suo gemello settentrionale; fra i due una distanza di 130 metri, ed una profondità d'acque che raggiungeva i 5 metri. Dalla seconda guerra mondiale alla nascita dell'Ente porto. Sul finire degli anni trenta, l'inizio della sistemazione del Lungomare monumentale, l'inaugurazione del mercato ittico all'ingrosso, la prima mostra ittica, la costruzione di alloggi popolari e della Casa del pescatore ed i primi pescherecci a motore sancirono un decisivo sviluppo dell'intero sistema portuale. Numerose navi con portata superiore alle 30 tonnellate, furono gestite dal Governo italiano come dragamine nelle zone belliche, durante la seconda guerra mondiale. Nell'immediato dopoguerra, il porto fu soggetto a ovvie ristrutturazioni in seguito ai bombardamenti che l'avevano messo in ginocchio. In questi decenni che seguirono nacque la banchina di riva a collegamento dei due moli, prima tenuti in comunicazione da una striscia sabbiosa. Il grande sviluppo degli ultimi decenni del XX secolo. Nel 1973, per rispondere in modo organico alle esigenze strutturali e funzionali dell'area portuale sia per l'attività peschereccia che per quella diportistica, in incalzante crescita, collegate anche al fattore turistico, venne costituito l'Ente porto. Fu questa istituzione, negli anni ottanta e novanta a realizzare lavori di ammodernamento, con l'ampliamento della banchina, del suo piazzale operativo e del molo nord. In questo periodo, la flottiglia peschereccia giuliese, entra a far parte delle dieci marinerie italiane con un pescato annuo di circa 30.000 q, un giro d'affari di circa 20 miliardi di lire e un'occupazione diretta e indotta di circa 2.000 unità lavorative. Vengono realizzati il centro servizi per il porto peschereccio e per quello turistico, dotati di funzionali impianti idrico-elettrico e antincendio. Oggi l'Ente porto è promotore di eventi per lo sviluppo economico, turistico e culturale, assieme agli Enti Pubblici e all'imprenditoria privata.


La storia di Giulianova:
Dalla bizantina Kàstron Nòbo alla medievale Castel San Flaviano

Giulianova - Veduta dall'aereo dei porti

Nel periodo successivo alla tarda età imperiale l’abitato subì sicuramente una forte contrazione: forse a causa della eccessiva vicinanza al fiume Tordino, tutta l’area meridionale, quella cioè a carattere artigianale - commerciale, venne abbandonata e subito occupata da sepolture, come indicano le tombe a cappuccina scoperte una prima volta nel 1932 nei pressi della chiesa di Santa Maria a Mare e come confermano analoghi e recenti rinvenimenti sul versante nord-orientale della collina. Sulle vicende relative al periodo post-romano le notizie sono scarse e assai frammentarie. Tuttavia le indagini sinora condotte indicano la trasformazione dell’antica colonia romana, durante il VI secolo, in castrum bizantino menzionato da Giorgio Ciprio col nome di Kástron Nóbo.
L’insediamento, per la cui fortificazione vennero riutilizzate le strutture difensive di Castrum Novum, continuò a rivestire un ruolo strategico assai importante. A presidio dell’incrocio tra la via litoranea e l’antico tracciato lungo il fiume Tordino, Kástron Nóbo, che pure continuò a servirsi degli impianti portuali dell’antico centro romano per forme di cabotaggio su rotte non marginali, fece parte del sistema bizantino di difesa presente lungo la costa abruzzese. Fu in questo periodo che venne innalzato il tempio poi dedicato a San Flaviano, ubicato a nord, fuori le mura, e perciò molte volte danneggiato in occasione delle incursioni e degli eventi bellici.
La longobardizzazione di Kástron Nóbo, con acquisizione di una estesa proprietà pubblica poi passata per donazione alla chiesa teramana, si pensa dovette avvenire negli anni successivi al 590, seguendo la conquista di Ascoli, Fermo e, in territorio abruzzese, di Castrum Truentinum.


Lastra in pietra con antica iscrizione; rappresenta una delle poche tracce storiche della fondazione della città.


Documenti archivistici del IX secolo segnalano la nuova importanza acquisita dall’abitato che, consolidatosi sulla eminenza collinare subito a nord del precedente insediamento romano, fu protetto da un quadrilatero fortificato di derivazione bizantina con torri aggettanti agli angoli e lungo i lati. Il borgo medievale prese il nome di Castrum S. Flaviani, poi mutato in Castrum ad Sancto Flaviano, Castrum in Sancto Flaviano e quindi, nel XIII secolo, Castel San Flaviano, in onore del patriarca di Costantinopoli. Secondo una tradizione antichissima e suggestiva, le spoglie di S. Flaviano, composte in un’arca d’argento, vennero inviate in Italia da Galla Placidia, figlia di Valentiniano III; la nave recante il “sacro deposito”, diretta a Ravenna, spinta da un fortunale sarebbe approdata sulle coste dell’attuale Giulianova con la traslazione dell’arca nella chiesa bizantina, nell’occasione forse trasformata nel grandioso complesso architettonico che ebbe larga rinomanza per tutto il medio evo e le cui vestigia ancora nel XVI secolo erano riconoscibili al geografo tedesco Filippo Cluverio.
Importante, ricca e prestigiosa, culturalmente vivace (vi nacquero i giuristi Taddeo e Berardo di S. Flaviano), attiva nei commerci marittimi grazie al porto cui venne aggiunto anche un hospitium per pellegrini e degenti non lontano dalla chiesa di Santa Maria a Mare, che alcuni studiosi vogliono punto di riferimento spirituale per gli imbarchi in Terrasanta ipotizzando un suo collegamento ai Templari, la città, secondo il canonico alsaziano Joseph Anton Vogel persino sede episcopale e in cui numerosi e fiorenti furono gli ordini religiosi e gli edifici sacri, ospitò almeno due pontefici, Clemente II e Lucio III, oltre all’imperatore Arrigo III.
Feudo, a partire dal 1382, di Antonio Acquaviva, Castel San Flaviano, oltre a patire saccheggi e devastazioni negli anni turbinosi del Trecento, venne coinvolto con effetti disastrosi nella famosa battaglia combattuta il 27 luglio 1460 nei suoi pressi fra le truppe di Federico Montefeltro e Alessandro Sforza da una parte, e di Jacopo Piccinino con Bosio Santofiore dall’altra. Dieci anni dopo sarà il nipote di Antonio Acquaviva, il duca d’Atri e conte di San Flaviano Giuliantonio, grande condottiero e raffinato protagonista della vita di corte tra Napoli, Firenze, Roma, Urbino e Ferrara, l’artefice della nascita di Giulianova, così chiamata in onore del suo fondatore.

Li chiamano caliscendi (calescinne in dialetto) e sono la risposta di Giulianova ai trabocchi della costa teatina. Sono baracche di pochi metri quadri, tutte in fila, sul molo Sud e protendono verso il mare lunghe braccia di legno, a cui appendere le reti per la pesca. L’insieme è suggestivo: un lembo di terra fra mare e mare, la spiaggia poco distante, il sole scintillante a pelo d’acqua, i Caliscendi ritinteggiati di fresco potrebbero suscitare l’idea, errata, di una vita frugale ma felice al confine del mondo. Caliscendi, occasione per il turismo. I caliscendi del molo sud di Giulianova diventeranno un'attrazione turistica. Punti di ristoro adeguati ai tempi e di socializzazione dove potranno essere indette serate a tema. Su questa lunghezza si colloca la recentissima legge approvata dal consiglio regionale tesa al recupero, alla salvaguardia ed alla valorizzazione dei trabocchi da molo, chiamati anche caliscendi o bilancini.  E' stato questo il tema della conferenza stampa indetta ieri mattina dal circolo Nautico "Vincenzo Migliori". Hanno partecipato i consiglieri regionali Berardo Rabbuffo e Claudio Ruffini (estensori del progetto di legge), il sindaco, il consigliere dell'Ente Porto Antonio Rosci, il presidente del sodalizio Marco Maria Ferrari e l'assessore Archimede Forcellese. «Gli effetti della legge», ha detto Rabbuffo, «si concretizzeranno col tempo, ma intanto abbiamo ottenuto un risultato. Giulianova è tra le poche località in Italia che può vantare questa peculiarità ed era doveroso puntare alla tutela, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio esistente». Non si discosta molto l'intervento di Claudio Ruffini: «Andiamo verso il recupero dell'archeologia artigianale per creare un contesto favorevole, come accade sulla costa frentana». Secondo il consigliere regionale ex sindaco di Giulianova «con questa legge si potranno recuperare i caliscendi "scomparsi" in modo violento valorizzando il nostro prodotto attraverso la somministrazione di alimenti e bevande proprio all'interno dei trabocchi da molo». L'incontro è stato aperto da Marco Maria Ferrari che ha ricordato di essere l'erede di uno dei più antichi caliscendi giuliesi. «Sarà la passeggiata più bella della costa», ha detto, «ora stiamo riempiendo la legge di contenuti». Soddisfatto il sindaco. Per il primo cittadino giuliese è la vittoria di un'intera città e della sua cultura, risultato di una battaglia bipartisan per dare riconoscimento a strumenti da pesca presenti sul porto dal 1913. «L'amministrazione comunale, insieme all'Ente Porto, dovrà fare ogni cosa per consegnare alla fruizione turistica questa parte del bacino portuale», ha detto il sindaco, inizieremo subito con il censimento dei caliscendi presenti al 1988». L'Ente Porto, con Antonio Rosci, ha sottolineato: «Quando le barche da pesca verranno spostate dalla banchina di riva, il molo sud sarà integrato in una cornice turistica con uno scorcio affascinante».  La recente legge regionale rende giustizia anche a Bruno e Giovanni Pistilli, Benito Pomante, Leo Cerasetti e Marco Maria Ferrari che potranno ricostruire i loro caliscendi che sono stati demoliti dall'autorità marittima nel 1999.
In molti scrivono e rimangono incantati dai trabocchi vastesi e termolesi, ma per noi giuliesi i caliscendi sono un motivo di vanto ed orgoglio, diversi dai trabocchi ma allo stesso modo incantevoli, in cui passare del tempo ad ammirare il mare e a volte anche per gustare dei deliziosissimi piatti marinari giuliesi.... I caliscendi in questione si trovano su un porto che io definirei panoramico. Quando vi sono giornate di tempo bello, passeggiando sul porto si può ammirare il Gran Sasso. Davvero stupendo!! Fin da quando esisteva la colonia romana di Castrum Novum sul colle e sulla pianura alla foce del fiume Batinus, l'odierno Tordino che segna oggi il confine meridionale della città, Giulianova si è distinta per il suo scalo commerciale. Testimonianze delle anfore che contenevano le produzioni del nostro territorio e delle famose lucerne di Castrum Novum si conservano nel Museo Civico Archeologico "Torrione La Rocca" in via del Popolo, nel centro storico della città alta. Lo scalo fluviale si mantenne in vita fino almeno al XVI secolo finchè la città abbandonò, per così dire, il suo mare e rivolse la sua attenzione soprattutto verso l'entroterra. La costa tuttavia restò nei secoli il principale luogo per il carico e lo scarico delle merci che dal territorio teramano giungevano lungo il litorale e dall’altra parte dell’Adriatico, tanto che Giulianova era sede della dogana. La nascita del porto moderno di Giulianova, a metà tra le foci dei fiumi Tordino e Salinello, affonda le sue radici nel 1852 quando il decurionato cittadino avanzò una richiesta per la costruzione di un caricatoio data la presenza di magazzini già costruiti. Per quanto riguarda l'attività peschereccia nell'Ottocento sono poche le famiglie che vivono di pesca e provengono per la maggior parte da altri centri costieri, soprattutto delle vicine Marche. Dal 1913 si provvede alla creazione di una scogliera a protezione della spiaggia per contrastare l’erosione: è l’inizio del molo Sud, detto “porto vecchio”. Un’altra scogliera verrà realizzata tra il 1922 e il 1924ponendo le basi di quello che diverrà il molo Nord, chiamato “porto nuovo”. La struttura portuale vera e propria, dopo non poche proteste e difficoltà, venne a realizzarsi tra il 1933 e il 1936 con il prolungamento del molo Nord a chiusura del bacino. Al tempo la flotta giuliese contava circa quaranta imbarcazioni e nel 1938 venne costruito il mercato ittico all’ingrosso in prossimità dell’area portuale. Infatti, il mercato del pesce si trovava esclusivamente a Giulianova, in quella che oggi chiamiamo la parte alta e dove era il centro di tutta la vita cittadina, e le donne attendevano a riva il ritorno delle barche, paranze e lancette, per riempire le ceste e salire sul colle percorrendo la salita Montegrappa. Il porto viene gravemente danneggiato dalle truppe tedesche in ritirata nel gennaio 1944 ma dietro la pressione dell’amministrazione comunale e dei lavoratori della pesca le opere di sistemazione vennero avviate. Negli anni Settanta del Novecento viene modificata l’imboccatura per evitare insabbiamenti e pericoli, mentre nel decennio successivo si realizza la banchina di riva e prende vita progressivamente l’approdo turistico. Il molo Sud, il porto “vecchio”, è certamente un luogo affascinante e tranquillo dove passeggiare e imbattersi nei personaggi della marineria che animano i “caliscendi”, strutture in legno finalizzate alla piccola pesca, ma anche luoghi tradizionali di ritrovo che dagli scogli si sporgono sul mare. Il porto è certamente uno degli angoli dai quali meglio godere il paesaggio che distingue Giulianova, sospesa tra le vette più alte degli Appennini e l’Adriatico, con il profilo caratterizzato dalla mole della cupola del duomo di San Flaviano, simbolo della città.

Le bellezze dell'Abruzzo. Mare, monti, arte, gastronomia, folklore: è questa in sintesi, la realtà dell’Abruzzo; che, tra le spiagge dell’Adriatico e le nevi perenni del Gran Sasso d’Italia e della Maiella, può ancora offrire ai forestieri - oltre ad una moderna attrezzatura alberghiera e in campeggi e case private - una vacanza completa, ricca di continue scoperte. I quattro capoluoghi di provincia: L’Aquila, Chieti, Pescara, Teramo e numerose altre città, che in antico ebbero un ruolo determinante, custodiscono tesori d’arte e di storia, resti archeologi, musei, cattedrali, castelli, acquedotti, fontane, ecc., che testimoniano di una continua operosità sul mare, nei campi, sulle montagne. Dalle ceramiche di Castelli ai legni intagliati di dl Pretoro, dai liquori di Tocco Casauria agli orafi di Scanno e ai merletti di Pescocostanzo, è tuttora vivo in ogni angolo della regione un artigianato che spesso affonda le proprie radici addirittura nella preistoria. 

 
 
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