TURISMO ENOGASTRONOMICO IN PROVINCIA DI TERAMO - I prodotti tipici - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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TURISMO ENOGASTRONOMICO IN PROVINCIA DI TERAMO - I prodotti tipici

Teramo > Speciale Teramo > Peccati di gola
 
 
 TURISMO MARE/MONTI IN PROVINCIA DI TERAMO
    
I PECCATI DI GOLA
I PRODOTTI TIPICI DEL TERAMANO



Le salsicce in conserva
Le salsicce di maiale di carne e di fegato, oltre ad essere consumate alla brace, vengono anche usate per la lunga conservazione. È d’uso riporle, ancora fresche, sott’olio o sotto strutto. In genere vengono consumate spalmate sul pane fresco o sulla bruschetta.
 
Ventricina teramana
Si tratta di un prodotto che non ha nulla a che fare con la ventricina di Vasto, essendo, a differenza di quest’ultima, spalmabile. Per la preparazione vengono utilizzati ritagli di prosciutto, guanciale, pancetta e lardo, macinati finemente e mescolati ad aglio, rosmarino, sale e pepe, macinati ed insaccati nella vescica o, secondo la più antica tradizione, nel ventre del maiale da cui il nome “ventricina”. Particolare è la ventricina di Crognaleto, rossa perché preparata con l’aggiunta del peperone rosso dolce.
 
La carne marchigiana
La razza marchigiana “Vitellone bianco dell’Appennino Centrale” è il bovino più diffuso in provincia di Teramo con oltre 400 allevamenti censiti. È stata riconosciuta ultimamente come una IGP. La carne si presenta leggermente rosata e a grana fine ed è ottima nei suoi vari tagli. Le rigide regole per l’allevamento, la macellazione e una frollatura adeguata fanno sì che il vitellone abbia una carne succulenta, saporita e soprattutto tenera. Ottima in abbinamento con il Montepulciano. Tracciata con un‘etichetta obbligatoria la si può acquistare in macelleria.
 
La giuncata
Prodotto tipico primaverile è un formaggio fresco a base di latte crudo vaccino e a pasta morbida. È fatto con la “cagliata” che, una volta salata, viene posta nelle fiscelle di vimini e leggermente pressata. Viene consumato entro 2-3 giorni. Di colore bianco, ha un aroma di latte fresco, fragrante, legato alle essenze presenti nelle erbe. Il sapore è dolce e delicato. Il termine “giuncata” deriva dall’uso di recipienti (fiscelle) ottenuti da giunchi intrecciati.
 
Il Pecorino di Atri
Ottenuto da latte intero crudo di pecora con caglio di agnello, è un formaggio a pasta compatta, semicotta, di colore giallo paglierino con occhiatura minuta. Molto nota è la versione sott’olio che si ottiene mettendo le forme di 30-40 giorni a maturare dentro barattoli di vetro ricoperti con olio extravergine d’oliva. Il prodotto è maturo dopo 6-8 mesi e si presenta ancora tenero, dal sapore delicato e gradevolmente piccante.
 
Il Pecorino di Farindola
È un formaggio prodotto nella zona del versante orientale del Gran Sasso nel cuore del Parco Nazionale, tra la provincia di Pescara, dove si trova il paese di Farindola e quella di Teramo, nei comuni di Arsita e Castelli. La particolarità consiste nell’uso del caglio di suino, secondo una ricetta tramandata di donna in donna dall’epoca romana, che conferisce a questo pecorino, fatto con latte intero crudo, un aroma unico. La mungitura avviene a mano da pecore della razza Pagliarola Appenninica, allevate allo stato brado sui pascoli d’altura. Il quantitativo di latte prodotto è molto limitato: un litro al giorno per 120 giorni l’anno. Particolare è la fase di stagionatura (da 4 a 6 mesi) all’interno di vecchie madie di legno. Durante questo periodo la superficie del formaggio viene pazientemente unta a mano con una miscela di olio extra-vergine di oliva ed aceto, per evitare la formazione di muffe e screpolature. Il pecorino di Farindola è presidio Slow Food. Un Consorzio di tutela riunisce i produttori, garantendo il controllo del prodotto secondo un rigido disciplinare di produzione.
 
Il cacio “marcetto”
È un particolarissimo formaggio pecorino cremoso, di colore bianco, dall’odore forte e penetrante e dal sapore decisamente piccante. Deve le sue caratteristiche allo sviluppo, durante il periodo della stagionatura, di larve della mosca phiophila casei. La forma di pecorino non ancora ben stagionata può essere attaccata dal dittero che vi depone le uova. Tale fenomeno viene creato artificialmente immergendo la forma nel latte e tenendola all’aria aperta. Comincia così, con lo sviluppo delle larve, un processo di degradazione della pasta. A processo ultimato, la forma viene esposta all’aria o avvolta in teli bianchi per permettere l’allontanamento delle larve. Una volta era d’uso mangiare questo formaggio a secco, nonostante la presenza dei vermi. Oggi, per questioni igieniche e ai fini della commercializzazione il prodotto viene passato fino ad ottenerne una crema. Questa viene quindi riposta in recipienti di terracotta o vetro.
 
Il cacio fritto
Per la preparazione del formaggio fritto, si usa una pizza di cacio incerato, a pasta semimolle di soli 15-20 giorni, in genere di pecorino. La preparazione è semplice: si tagliano delle fette, si passano nella pastella e si friggono. Il risultato è eccezionale!
 
I marroni della Laga
L’area di maggior produzione di castagne è sui Monti della Laga, nel comune di Valle Castellana. Qui i castagneti si sviluppano in grande abbondanza per la particolare acidità dei terreni a base arenacea. Il marrone è una castagna di pezzatura più grande rispetto ad altre varietà ed ha un sapore dolce ed intenso. Tale frutto ha rappresentato per anni la risorsa principale della dieta alimentare della Laga. La cura dei castagneti era una pratica molto diffusa fin dal XIII secolo. Ancora oggi viene utilizzato come prodotto base per diverse preparazioni, dalle zuppe ai dolci. Altre zone produttive nel Parco sono quelle di Intermesoli e Senarica dove cresce la varietà “nzita”.

ll tartufo della Montagna dei Fiori
Il territorio provinciale, in particolare la zona di Campli, è dotato di una spiccata vocazione al tartufo, come del resto l’intero Abruzzo che, con i suoi 500 quintali di produzione annua, finisce spesso per alimentare i mercati di altre regioni. Il territorio, con poche colture, presenta molte tartufaie naturali. Qui si trovano il tartufo bianco, il bianchetto, il nero pregiato invernale ed estivo. Ma la maggiore produzione è quella dello “scorzone”, il tartufo nero estivo.
 
Il porcino della Laga
I Monti della Laga, per le caratteristiche del terreno, costituiscono un luogo ideale per la raccolta dei funghi. Famosi i boschi del Ceppo, di Cortino, Cesacastina e Valle Castellana. Se ne trovano diverse varietà: dal ricercatissimo porcino, ai gallucci (finferli) e ai cardarelli (chiodini) fino alle specie da prato: i prataioli, le mazze di tamburo e gli spinaroli. Ingredienti ottimi per la cucina, dai primi (boscaiola o ravioli ripieni), ai secondi (fritti, ripieni e arrostiti).
 
La liquirizia di Atri
La pianta della liquirizia è assai diffusa nelle terre del Cerrano ed in particolare ad Atri. La lavorazione è ancora quella tradizionale: l’estrazione del succo avviene tramite l’infusione delle radici in acqua calda. Oggi è attiva una florida produzione industriale i cui prodotti si trovano in ogni angolo della città ducale.


 
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