Cenni storici su Giulianova (Te) I Liburni di Castrum Novum - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Cenni storici su Giulianova (Te) I Liburni di Castrum Novum

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I Liburni di Castrum Novum
di Sergio Di Diodoro
 
La regione "Sabina et Samnium" fu definita nelle sue linee geografiche e politiche quando Augusto, nel desiderio di dare assetto amministrativo alla penisola, creò la IV regione d'Italia, sulla costa, tra i fiumi Tifernus, Trinus e Aternus. Tra questi il Trinus appariva allora adatto agli sbarchi ed agli approdi mentre l'Aternus, per la sua particolare conformazione e per la sua navigabilità veniva regolarmente percorso dalle imbarcazioni. Così Plinio il Vecchio nel terzo libro della sua Naturalis Historia delinea i contorni del territorio abruzzese, precisamente di quello più a sud, abitato dai Frentani, dai Marrucini di Teate, dai Peligni, dai Marsi, dagli Albensi e da altre popolazioni considerate "tra le più forti d'Italia".
Per quanto attiene il territorio su cui ai tempi insisteva l'agro di Castrum Novum bisogna invece ricercare precisi riferimenti ad un'altra menzione, sempre nel terzo libro della citata N.H., nella quale si individua l'Ager Hadrianus a poco più di sei miglia dal mare. All'interno di tale fascia geografica vengono citati il fiume Vomanus, il fiume Batinus, la città di Truentum e, appunto, Castrum Novum. Va specificato, in proposito, che tale porzione di territorio, pur appartenendo all'Abruzzo, non era allora ricompresa nella IV regione di cui si è detto, ma faceva parte del Picenum (così come l'intera fascia costiera a nord dell'Aternus) e quindi apparteneva a buona ragione completamente alla V Regione di quelle amministrativamente suddivise da Augusto.
 

Gli agri sud piceni nella rappresentazione di F. Barnabei. La Salaria interna (Caecilia) e i suoi rami.
Le località segnate con nomi di oggi corrispondono a vici e pagi dell’età preromana e romana. (da: “Storia illustrata di Teramo” di Riccardo Cerulli - Abruzzo Oggi Editore Teramo - Prima edizione 1967).
 
Secondo Plinio la zona ricompresa tra Castrum Novum e la foce del Tronto era abitata dalla popolazione dei Liburni, probabilmente provenienti dalle regioni asiatiche, i quali in epoche remote avrebbero spaziato e dominato in lungo e in largo su tutto l'Adriatico (cfr. J. Berard, "la Magna Grecia" cap. X). Lo stesso Plinio, però, segnala accanto a questo popolo nel medesimo periodo storico, la presenza dei "Siculi" che invece testimonianze storiche riferiscono come popolazione presente nel Piceno, in epoche assai posteriori. Lo stesso Berard confuta la posizione dell'illustre storico latino ritenendo che la presenza di insediamenti siculi sulla costa adriatica nel Piceno, addirittura fino ad Ancona, non siano da mettere in relazione con quelle popolazioni illiriche chiamate "Siculoti" e certo per errata interpretazione accostate ai Liburni. D'altro canto le colonie presenti nella zona cui Plinio fa riferimento con tutta probabilità altro non erano che insediamenti fondati all'epoca di una consistente emigrazione di popolazioni sicule quando regnava a Siracusa Dionigi il Vecchio. Questo starebbe a spiegare per certi versi la confusione generatasi al momento dell'accostamento di Liburni e dei Siculi da parte di Plinio che deve aver erroneamente preso in considerazione stanziamenti di epoche assai successive e comunque relative a ben altra parte del Picenum.
 

Il Pretuzio preromano e romano, in una antica carta giografica (da: “Storia Illustrata di Teramo” di Riccardo Cerulli - Abruzzo Oggi Editore Teramo - prima edizione 1967)

I Liburni, quindi, avrebbero abitato nel periodo di riferimento il territorio della costa adriatica e più in particolare l'area dell'antica Castrum Novum, introducendo usi costumi abitudini e idioma del proprio patrimonio culturale, e gettando le basi di successive elaborazioni ed evoluzioni nel campo socio economico e linguistico. Quest'ultimo aspetto aprirebbe sconfinati campi di ricerca a chi volesse cimentarsi nell'analisi dei mutamenti linguistici, fonetici e semantici, nella non facile ricostruzione delle fasi evolutive da quelle primitive parlate in vernacolo fino all'acquisizione di una lingua "locale" consolidatasi in epoche successive. È possibile in proposito presumere pur nell'inarrestabile evoluzione idiomatica avvenuta nel corso dei secoli, la persistenza anche in epoca attuale di alcuni elementi chiave, in termini, frasi, locuzioni avverbiali, forse cognomi derivanti da antichi soprannomi, che potrebbero far risalire l'attento ricercatore a precisi riferimenti col passato, sia pure così remoto. Un'indagine di enorme portata, di difficile realizzazione e di grande impegno, ma forse proprio per questo di indiscutibile fascino.
La zona di Sebenico, fino alla fasce montane interne, divenne poi successivamente territorio stanziale dei Liburni che fondarono lì le loro città tra le quali Jader (Zara) e anche Albona e Fianona in Istria.
L'antica Illiria pertanto fu territorio di un popolo che mai riuscì a costituire uno stato unitario ma che ebbe grande influenza su altre popolazioni stanziali nel corso di frequenti movimenti migratori. Elementi di civiltà e comunque bagagli di culture che l'insufficienza di ricerche archeologiche in Dalmazia rendono oggi di non facile se non di impossibile conoscenza. Riferimenti non certi, ma almeno attendibili, confermerebbero la discendenza della stirpe da un eroe eponimo Illirio, per quanto attiene l'antica origine, e individuerebbero la discendenza odierna nelle popolazioni albanesi a confine con l'Adriatico.

La storia di Giulianova: La Giulianova moderna

Dopo secoli di vita cittadina entro il perimetro quattrocentesco, nella seconda metà dell’Ottocento, sotto una vivace spinta demografica e con il miglioramento dell’economia locale, si ha l’espansione extramuraria dell’abitato collinare, il cui principale nodo urbano è costituito dall’attuale Piazza della Libertà. Anche il sottostante litorale, fino all’Unità d’Italia sostanzialmente deserto, grazie all’entrata in funzione nel 1863 del tronco ferroviario Ancona-Pescara e quindi, nel 1884, della strada ferrata per Teramo, registra una sempre più vivace attività sia commerciale che industriale. È qui infatti che Luigi Crocetti crea nel 1888 una società, la prima in Abruzzo, per la costruzione di mattonelle e lavori in cemento, presto emulato da altri imprenditori. Grazie anche alla “scoperta” del turismo balneare, con la costruzione nel 1874 dello stabilimento balneare e la presenza dal 1896 di un frequentatissimo Ippodromo, l’abitato a valle si infittisce di nuove costruzioni estendendosi progressivamente nelle aree la Giulianova moderna adiacenti alla stazione. Ma la borgata “Marina”, nome della germinazione litoranea di Giulianova, pur condividendo strettamente le dinamiche di crescita comuni agli altri insediamenti costieri, tuttavia rispetto ad essi avrà caratteri distinti, mancando di produrre il ribaltamento delle gravitazioni. 

E difatti nel 1934, quando la frazione ormai ha superato per abitanti lo stesso capoluogo e da tempo costituisce l’epicentro dinamico trainante dell’intero territorio, si opterà per la fusione amministrativa tra l’abitato collinare, che allora come oggi conserva saldamente la sede municipale, con quello litoraneo, che perciò assume la nuova denominazione di Giulianova Spiaggia e dove nel 1936 la già solida vocazione balneare, rappresentata dall’imponente Kursaal realizzato nella parte inferiore nel 1913 come club marino e ultimato in stile liberty sedici anni dopo come albergo assai prestigioso, viene rafforzata dalla costruzione del lungomare monumentale

Nei decenni successivi al secondo dopoguerra, l’espansione urbana privilegia, seguendo uno schema a scacchiera, le aree litoranee meridionale e settentrionale e quindi quella valliva occidentale, non pregiudicando lo sviluppo armonico della città. Oggi, infatti, Giulianova, pur avendo una delle più alte densità demografiche della provincia, è tra i centri costieri abruzzesi a disporre del più alto coefficiente di zone verdi presentandosi nelle vesti di una elegante località, culturalmente assai vivace e apprezzata dai turisti per il finissimo arenile, per le sue dotazioni ma anche per le ricche testimonianze artistiche e monumentali.

Le bellezze dell'Abruzzo. Mare, monti, arte, gastronomia, folklore: è questa in sintesi, la realtà dell’Abruzzo; che, tra le spiagge dell’Adriatico e le nevi perenni del Gran Sasso d’Italia e della Maiella, può ancora offrire ai forestieri - oltre ad una moderna attrezzatura alberghiera e in campeggi e case private - una vacanza completa, ricca di continue scoperte. I quattro capoluoghi di provincia: L’Aquila, Chieti, Pescara, Teramo e numerose altre città, che in antico ebbero un ruolo determinante, custodiscono tesori d’arte e di storia, resti archeologi, musei, cattedrali, castelli, acquedotti, fontane, ecc., che testimoniano di una continua operosità sul mare, nei campi, sulle montagne. Dalle ceramiche di Castelli ai legni intagliati di dl Pretoro, dai liquori di Tocco Casauria agli orafi di Scanno e ai merletti di Pescocostanzo, è tuttora vivo in ogni angolo della regione un artigianato che spesso affonda le proprie radici addirittura nella preistoria. 

 
 
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