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I 4 Parchi Nazionali nella Regione Abruzzo

Abruzzo > Le Oasi in Abruzzo

I nostri consigli... per le vostre vacanze.

 
 

ABRUZZO, LA REGIONE DEI PARCHI
di Massimo Pellegrini e Dario Febbo


Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

Parco Regionale Sirente Velino

Parco Nazionale d'Abruzzo

Parco Nazionale della Majella
Nell’ambito delle regioni appenniniche l’Abruzzo si caratterizza per la presenza di un territorio prevalentemente montano, che occupa più di 2/3 della superficie regionale.
Ciò è dovuto allo sviluppo che la catena montana peninsulare assume nel suo tratto centrale dove, oltre a conservare il suo andamento mediano rispetto alla penisola, dà origine ad altre catene montuose che, partendo da essa, si spingono verso est, quali il Gran Sasso, il Sirente, i Monti Marsicani, ad occupare vasti territori della regione; altri gruppi montuosi, come la Majella e i Monti Frentani, risultano invece isolati dalla catena principale.
Questi massicci montuosi, tra i più estesi e con le maggiori vene dell’Appennino (2912 metri di Corno Grande del Gran Sasso , la prima, 2794 metri di Monte Amaro della Majella, la seconda, 2486 metri del Monte Velino, la terza), insieme a molti altri rilievi minori, costituiscono un sistema di monti ed altopiani estesissimo, che dà all’Abruzzo un carattere peculiare, forte, quello cioè di una regione prettamente montana, in un panorama delle regioni appenniniche dove, in generale, i caratteri collinari prevalgono su quelli montani.
Il vasto e continuo complesso montuoso abruzzese è interrotto da due estese piane, quella del Fucino e quella Peligna, dagli altopiani maggiori (a sud-ovest della Majella) e dall’altopiano delle Rocche (alle falde settentrionali del
Velino e del Sirente), nonché da conche interne, come quella dell’Aquila, lungo l’alto corso del fiume Aterno, ed altre minori.
Il resto del territorio regionale è occupato dal piano collinare, che scende verso la costa che, insieme ai fondovalle dei fiumi, rappresenta le uniche aree di pianura a basse quote.
Questi caratteri montani, così marcati, hanno determinato una forte limitazione dell’insediamento umano in grandi nuclei urbani, favorendo la nascita di tanti piccoli centri. Allo stesso tempo, la difficoltà di accesso e di praticare l’agricoltura in modo intensivo ha favorito le condizioni per l’affermazione degli elementi naturali su vaste aree, permettendo la sopravvivenza di piante ed animali altrove estremamente rarefatti. Questo “isolamento” naturale ha consentito a determinate specie animali, un tempo presenti su tutto l’Appennino, di trovare in Abruzzo gli ultimi rifugi naturali, evitando così l’estinzione. Parliamo, in particolar modo, del Camoscio d’Abruzzo, sopravvissuto sulle montagne del Parco Nazionale d’Abruzzo, del Lupo e dell’Orso bruno marsicano, per citare i casi più eclatanti ed evidenti, oltreché di elevato interesse scientifico e conservazionistico, la cui tutela è prevista da Convenzioni internazionali e da Direttive dell’Unione Europea.
Questo carattere di “ultimo rifugio” non era sfuggito all’ex Casa regnante, che nel secolo scorso istituì una Riserva reale di caccia proprio nel cuore del futuro Parco d’Abruzzo. Nel 1923, infine, dopo alterne vicende della Riserva stessa, e per tutelare l’orso e il Camoscio, fu istituito il Parco Nazionale d’Abruzzo.
Una vocazione alla conservazione della natura, quella dell’Abruzzo, che viene quindi “da lontano” e ha accresciuto la sensibilità, trovando nell’esperienza del suo primo Parco Nazionale un motivo di crescita di uomini ed istituzioni in tema di aree protette.
Questa nuova sensibilità a livello regionale si tradusse nello studio del Progetto Parchi, iniziato nel 1978 nell’ambito della legge sull’occupazione giovanile (285/77), commissionato dalla Regione Abruzzo alla Cooperativa Progettazione Integrata e conclusosi nel 1984, con la pubblicazione dei tre volumi Ipotesi di un sistema regionale di Parchi e Riserve Naturali, presentata ufficialmente come proprio progetto istituzionale dalla Regione Abruzzo in un convegno tenutosi a L’Aquila nell’autunno del 1984. Lo studio prevedeva l’istituzione di cinque parchi naturali (LagaGran SassoSirente-VelinoSimbruini-EmiciMajella) e di 15 Riserve Naturali. Nello stesso periodo la Regione emanava le prime leggi specifiche di tutela della natura, quella sulla flora 45/1979) e quella sulle aree protette (61/1980), e redigeva, in seguito, tra le poche in Italia, il Piano Regionale Paesistico, che costituì una occasione di dibattito dell’intera società abruzzese sulla necessità di tutela del territorio, e quindi di notevole maturazione culturale e politica. I Piani Paesistici ribadirono l’opportunità che nei principali gruppi montuosi abruzzesi fossero istituiti parchi naturali.
Dopo la pubblicazione dello studio, la Regione Abruzzo, istituì la prima Riserva Regionale, quella di Bosco S. Antonio; una piccola area protetta (parco territoriale attrezzato) in verità era già stata istituita sul torrente Vera, nel 1983, anche se non si trattava di una riserva naturale.
Di anno in anno furono poi istituite diverse altre aree protette, fino alle attuali 20, ed un Parco Naturale Regionale; a queste vanno aggiunte le tre Oasi del WWF, una Riserva Comunale del CAI e due biotopi di interesse vegetazionale più, ovviamente, le Riserve Naturali dello Stato.
Molte delle Riserve sono state istituite su esplicita richiesta delle Amministrazioni Comunali, oltre che su sollecitazione delle Associazioni ambientaliste, a sottolineare la sensibilità degli Enti Locali al problema della difesa della natura, come in precedenza richiamato. La stessa istituzione dell’unico Parco Naturale Regionale, il “Sirente-Velino”, è conseguente ad uno studio che la Comunità Montana “Sirentina” produsse nel 1977.
Nella realtà montana dell’Abruzzo, più che in altre regioni appenniniche, la maggior parte dei territori non coltivati (come i pascoli e le foreste) sono di proprietà collettiva (demani comunali) e ciò ne ha sicuramente favorito la tutela ambientale in tempi antichi, oltre a creare più facili premesse per l’istituzione recente di Parchi e Riserve.
Da parte sua, inoltre, l’Amministrazione statale, attraverso il Corpo Forestale dello Stato, aveva già istituito nel 1971 le prime Riserve Naturali, quella dell’Orfento, di Feudo lntramonti e di Colle di Licco, a cui seguirono altre 10 Riserve, molte delle quali sul massiccio della Majella, dove si estendono per circa 10.000 ettari. Il Corpo Forestale dello Stato ha quindi svolto il ruolo di precursore nell’istituzione delle aree protette in Abruzzo.
Da parte loro le Associazioni ambientaliste, che sono state tra i fautori principali di questa crescita culturale, gestiscono, come nel caso del WWF e della Legambiente, su richiesta dei Comuni, 5 Riserve Naturali regionali e 3 Oasi, misurandosi così con i problemi che un’area protetta pone di volta in volta. Questa pratica quotidiana di gestione ha comportato una crescita delle stesse Associazioni, soprattutto nell’affrontare anche i problemi socio-economici, evidenziando un buon livello qualitativo di gestione naturalistica.
A dare nuovo impulso ai progetti di tutela della Natura nel dicembre del 1991 è arrivata la Legge Quadro sulle aree protette, la n. 394, attesa da trenta anni, che, collegando i momenti di tutela a programmi di intervento socio-economici, ha attirato ancor più l’attenzione degli Enti Locali. In questo quadro vivacissimo, ancora oggi sono molte le richieste di istituzione di nuove aree protette da parte delle Amministrazioni Locali. Ma la novità più importante  di questi ultimi anni è certamente l’istituzione di due nuovi parchi nazionali, quello del Gran Sasso e Monti della Laga e quello della Majella , nell’ambito dell’applicazione della legge quadro nazionale, parchi per i quali le Associazioni ambientaliste insieme ad Associazioni culturali, sindacali e di categoria si erano battute per diversi lustri.
A dieci anni dalla presentazione del progetto parchi, il disegno in esso configurato si è quindi quasi del tutto realizzato, essendo stata istituita la maggior parte dei parchi e delle riserve naturali individuati nello studio Ipotesi di un sistema regionale di Parchi e Riserve Naturali.
In Abruzzo si configura così un sistema di aree protette che, in quanto formato da aree tra di loro in connessione, permette la tutela dei notevoli valori naturali presenti, con una elevata biodiversità, come conferma uno studio recentemente condotto nell’ambito del progetto “Bioitaly”, commissionato dal Ministero dell’Ambiente alla Regione Abruzzo.
Come affermano discipline specifiche delle scienze biologiche, per tutelare le specie vegetali ed animali bisogna assicurare la sopravvivenza di popolazioni numerose e geneticamente “sane”, e questo non può che essere fatto su aree vaste. D’altronde, anche l’applicazione di politiche di eco-sviluppo delle comunità umane residenti nelle aree parco, attualmente in forte difficoltà, trova una sua logica ed efficiente attuazione in contesti territoriali e socio-culturali omogenei, come appunto risulta essere il territorio che insiste nel sistema delle aree protette. L’Abruzzo, quindi, per effetto della sua politica sulle aree protette e per la natura stessa del suo ambiente, in cui ha conservato elevati valori naturali, destinando circa il 30% del proprio territorio ad aree protette, viene ad assumere una funzione di regione guida per la tutela della Natura e per uno sviluppo ecocompatibile. Ciò comporta una responsabilità notevole, di cui la Regione si è fatta carico in pieno, assumendo la politica delle aree protette come scelta strategica per il proprio futuro, in una prospettiva, appunto, di sviluppo sostenibile, cioè compatibile con la conservazione degli ecosistemi naturali e la garanzia della riproducibilità delle risorse.
In questa scelta si colloca anche la condivisione da parte della Regione Abruzzo del progetto elaborato dalla Legambiente Appennino Parco d’Europa” (APE), come strumento per attivare le politiche di tutela della natura e di sviluppo sostenibile dell’unione Europea.
In considerazione della rete già esistente di parchi e riserve naturali lungo l’arco appenninico, che già formano un sistema continuo di aree protette, il progetto APE si prefigge di raggruppare gli Enti Locali, in primo luogo le Regioni, quindi le Province, i Comuni e le Comunità Montane, gli operatori economici, le Associazioni ambientaliste e tutte le componenti della società appenninica, per dar vita alla Convenzione per lo sviluppo sostenibile dell’Appennino. La finalità della Convenzione, in un’ottica di tutela della natura e dell’ambiente appenninico, è quella di promuovere lo sviluppo sostenibile economico e sociale delle comunità umane residenti nei parchi, di pari passo con la conservazione e l’incremento della biodiversità, come raccomandato dalla Convenzione internazionale di Rio de Janeiro, ratificata dalla Repubblica Italiana. Per il numero di aree protette presenti sul proprio territorio e per la loro cospicua estensione, alla Regione Abruzzo è riconosciuto, dalle altre regioni appenniniche, il ruolo leader in questo progetto.
Il coniugare due aspetti fondamentali, cioè la tutela dell’ambiente appenninico e lo sviluppo socio-economico compatibile, sintetizza l’evoluzione che la tematica della tutela della natura ha avuto dalle prime richieste di istituzione di aree protette, datate anni settanta, ad oggi. Questa evoluzione è anche documentata, in termini concreti, dalla diversità di iniziative attuate nella gestione delle Riserve Naturali in Abruzzo, come si può evincere da queste informazioni, diversità che ci restituisce una vitalità che è ricchezza e ci fa ben sperare per il futuro della Natura abruzzese. Il volume passa in rassegna prima i Parchi Nazionali con le Riserve Naturali presenti al loro interno, procedendo dal nord verso il sud della Regione, quindi il Gran Sasso e Monti della Laga, il Sirente-Velino e la Majella, per poi trattare quello “storico”, il Parco Nazionale d’Abruzzo. Sono quindi illustrate le Riserve Statali e Regionali esterne alle aree parco e, infine, le Oasi del WWF, i Parchi Territoriali Attrezzati e i biotopi di particolare interesse vegetazionale, così come segnalati dalla legge sulla flora della Regione Abruzzo.
Articolo tratto dal sito: www.giulianovaweb.it
 
 
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