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Guida ai musei di Giulianova: Musei e Raccolte

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- Giulianova turistica. Ammirevole e splendente città di mare, si estende lungo la fascia costiera per circa 5 km e ogni anno risorge tra il Tordino e il Salinello, sempre più energica e scintillante per accogliere con ancora più onore e impegno i tantissimi turisti che visitano Giulianova e il suo territorio.
- Venirci a trovare è davvero semplice. Giulianova è nel bel mezzo d’Italia, a Nord di un Abruzzo costiero dalle innumerevoli risorse turistiche e ambientali. Giulianova si raggiunge via Autostrada A 14 - uscita Giulianova, oppure in treno con la comoda stazione ferroviaria, o ancora in aereo atterrando nel moderno Aeroporto d’Abruzzo di Pescara, Giulianova è distante appena 50 chilometri.

Archeologia a Giulianova

Degli importanti reperti archeologici rinvenuti nel territorio di Giulianova nel corso l’Ottocento, oggi ben poco rimane. Epigrafi, reperti e materiali nella quasi totalità sono andati perduti, rimanendo di essi traccia in alcune descrizioni, saggi e resoconti.
Una testimonianza visibile della presenza romana è presente al bivio Bellocchio, nei pressi dell’incrocio tra la Statale per Teramo e la nazionale adriatica, vicino all’edificio della scuola. Si tratta di un ponte, che doveva trovarsi sul fossato di Castrum Novum Piceni, con arco a tutto sesto ed intradosso realizzato in sesquipedali. Presenta pareti in conglomerato pozzolanico con ciottoli e frammenti di pietre e laterizi. A tre chilometri da qui, in direzione Teramo, sulla destra, dietro una casa e vicino all’imbocco per via Cupa, esistono ancora i resti di “muracche”, cioè tombe, realizzate con gli stessi materiali del ponte. Probabilmente collegata ad una domus romana è la cisterna ubicata nel giardino di villa Maria Immacolata, su via Gramsci. È costituita da un gran locale, diviso in tre navate: queste sono coperte con volte a botte sorrette da tre ordini di archi perpendicolari e poggianti, oltre che sulle pareti, su sei pilastri. Da qui dipartono dei cunicoli sotterranei la cui lunghezza rimane ancora ignota. Le campagne di scavo condotte a partire da un ventennio fa, hanno permesso di scoprire, oltre a strutture in pietre di fiume, laterizi, resti di pavimentazioni domestiche in mosaico e a due cisterne di diverse dimensioni, anche una necropoli posizionata ai piedi della collina sulla quale sorgeva l’abitato romano.

Antiche monete in oro dal tesoretto di Giulianova


Le quindici tombe sinora rinvenute, quasi tutte coperte con frammenti di tegoloni e coppi di riutilizzo, oppure con tegoloni interi bipedales, hanno restituito boccalini, coppe ed ollette insieme con lucerne ed altri oggetti personali. Di grande interesse sono anche le numerose anfore rinvenute negli strati di terra sottostanti alle sepolture, dovute, come si ipotizza, alla presenza nel sito di un magazzino utilizzato per il carico e lo scarico delle merci precedente alla riconversione dell’area in sepolcreto. Si tratta di anfore di forma Lamboglia 2, molto diffuse lungo le coste del Mare Adriatico tra la fine del II secolo a. C. e la fine del I secolo a. C, utilizzate per il trasporto via mare del vino, dell’olio e del garum, una salsa di pesce di cui gli antichi romani erano ghiotti. Appartenenti al I secolo d.C. sono le lucerne pure scoperte recentemente, riconducibili alla presenza di un laboratorio artigianale operante a Castrum Novum Piceni.


Lucerna ad olio di epoca romana dagli scavi di Giulianova


Notevole è la varietà dei temi iconografici: accanto a scene erotiche o di ispirazione mitologica e a motivi zoomorfi e floreali, le anfore presentano anche immagini gladiatorie, venatorie o desunte dai soggetti di vita reale. Medievale invece, benché poggiante su resti romani, è l’avanzo di torre nell’angolo sud-est del vecchio cimitero, riconducibile alle strutture difensive di CastelSan Flaviano, rimodellate su quelle bizantine.

Le origini di Giulianova sono remote. Nel III secolo a.C. i Romani impiantano alla foce del fiume Tordino, probabilmente nello stesso luogo occupato da una città picena, una nuova colonia marittima chiamata Castrum Novun. Città potente e fortificata, oltre che importante porto commerciale del Pretuzio e nodo stradale, Castrum Novum nel Medio Evo mutò il suo nome in Castel San Flaviano, in onore del Santo patriarca di Costantinopoli le cui spoglie, secondo una suggestiva leggenda, approdarono miracolosamente sulle nostre coste in un anno ignoto ma comunque anteriore al Mille. Vera o infondata questa storia, è sicuro invece che il tempio dedicato al Santo, d’arte bizantina prima e romanica poi, ebbe larga rinomanza per tutto il Medio Evo, così come non poca importanza doveva avere questa nuova città, dotata di ospedale e con un porto che torna a funzionare di buona lena, ricca di possedimenti terrieri e dove sembra, sulla scorta di alcune recenti indagini storiche, avesse sede un episcopio precedente a quello aprutino, esistito fino all’età carolingia, almeno nei primi decenni del IX secolo. La città medievale nel 1382 passata con tutto il suo vasto territorio dal regio dominio ad Antonio Acquaviva, che qui innalza il palazzo comitale facendone la residenza principale, e poi da questi allo sfortunato figlio Giosia, verrà distrutta pressoché interamente intorno al 1460, durante la sanguinosa battaglia del Tordino combattuta il 27 luglio di quell’anno fra le truppe di Federico da Montefeltro e Alessandro Sforza da una parte, e quelle di Jacopo Piccinino e Bosio Santofiore dall’altra. Da qui la decisione di edificare un decennio più tardi, su una eminenza collinare a settentrione, quindi in un luogo senz’altro più difendibile, una nuova città, chiamata Giulia dal nome del suo fondatore Giuliantonio Acquaviva. Le soluzioni davvero interessanti, per non dire geniali, utilizzate dal progettista hanno indotto più di uno studioso a formulare varie ipotesi sulla sua identità. La tesi oggi prevalente, dopo una iniziale attribuzione del progetto a Baccio Pontelli, individua in una delle menti più brillanti del secondo Quattrocento, il senese Francesco di Giorgio Martini, l’autore del piano di fondazione di Giulianova. La prepotente originalità che permea l’abitato sottende un raffinato linguaggio matematico-proporzionale, oltre a complessi significati politico-militari e civili, tanto da rendere la città un’esperienza progettuale autonoma e peculiare. Per molti secoli la cittadella rinascimentale, stretta nel munitissimo quadrilatero con la sua chiara organizzazione sociopolitica degli spazi, rimarrà sostanzialmente integra, nonostante ripetuti saccheggi ed aggressioni. Solo negli anni settanta-ottanta dell’Ottocento, sotto la vivace spinta demografica ed in virtù di un generale miglioramento economico, la vita inizierà a debordare fuori delle mura. Della espansione dl urbana ottocentesca costituiscono testimonianza, oltre agli edifici presenti sul corso - alcuni dei quali tuttavia incorporano parti più antiche, persino del 500 -, il nuovo nodo rappresentato dall’attuale piazza della Libertà, signoreggiata dal monumento a Vittorio Emanuele II dello scultore verista giuliese Raffaele Pagliaccetti, inaugurato nel 1894, la Cappella gentilizia de’ Bartolomei, sorta nel 1876, ed il pressoché coevo portico omonimo a questa giustapposto. In questo stesso periodo inizia la espansione urbana sul litorale, grazie alla presenza della ferrovia entrata in funzione nel 1863.

 

Giulianova turistica. Ammirevole e splendente città di mare, si estende lungo la fascia costiera per circa 5 km e ogni anno risorge tra il Tordino e il Salinello sempre più energica e scintillante per accogliere con ancora più onore e impegno i tantissimi turisti che visitano Giulianova e il suo territorio.
Venirci a trovare è davvero semplice. Giulianova è nel bel mezzo d’Italia, a Nord di un Abruzzo costiero dalle innumerevoli risorse turistiche e ambientali. Giulianova si raggiunge via Autostrada A 14 - uscita Giulianova, oppure in treno con la comoda stazione ferroviaria, o ancora in aereo atterrando nel moderno Aeroporto d’Abruzzo di Pescara, Giulianova è distante appena 50 chilometri.

 
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