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Pinacoteca civica “Vincenzo Bindi” |
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“La collezione io l’ho destinata alla mia dilettissima Patria:
Giulianova. Ho mirato così
facendo, ad assicurare anzitutto la conservazione
della parte del mio patrimonio che mi è più cara,
sia per le cure ed i sacrifici che mi è costato di
raccoglierla, sia per il conforto, che, in mezzo ad
essa, ho trovato nelle moltissimi tristi contingenze
della mia vita...”.
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Così
Vincenzo Bindi (Giulianova 1852 - Napoli
1928) parla del lascito da lui fatto a favore del
Comune di Giulianova, consistente nel bel palazzo di
famiglia che si trova lungo corso Garibaldi, nella
parte alta della città, nella biblioteca personale
ricca di oltre 5.000 volumi e soprattutto nella
pregevole raccolta di circa 400 opere di pittura, la
maggior parte delle quali collezionata grazie al suo
matrimonio con la figlia del noto pittore Gonsalvo
Carelli (1818-1900) esponente di spicco della
pittura napoletana dell’Ottocento.
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La pinacoteca è ospitata nel secondo piano di
palazzo Bindi (oggetto di restauri dal 2005) mentre
il primo è riservato alla
civica biblioteca,
anch’essa originata dal lascito del mecenate giuliese. Lungo la scalinata sono esposti numerosi
disegni raffiguranti monumenti artistici abruzzesi,
tutti di Gonsalvo Carelli ed eseguiti con la tecnica
del lamp-black, molto importanti dal punto di vista
della documentazione storica delle opere
rappresentate poiché molte di esse hanno cambiato
volto nel corso di questi anni; basti pensare ai
castelli del Fucino devastati dal terremoto del
1915.
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Il vero viaggio nel dono di Bindi inizia al secondo
piano, dove nella prima delle sei sale si viene accolti
dall’interessante disegno autografo di Vincenzo
Camuccini (1771-1844) con la scena mitologica dove
Focione ricusa i doni di Alessandro, una tela
rappresentante una Testa di donna attribuita a Jusepe de
Ribera (1588-1652) ed anche, allo stesso attribuito, un
notevolissimo disegno, restituito, però nel 1989, dal
Bologna a Domenico Mondo (1723-1806): si tratta di una
idea per un Compianto sul Cristo deposto dalla croce, di
cui non si conosce la realizzazione pittorica. Ma oltre
alle opere per lo più attribuite a Pompeo Batoni
(1708-1787), a Salvator Rosa (1615-1673), a Bernardo
Cavallino (1616-1656) e a Bartolomeo Passante
(1618-1648), per citare solo i più importanti, è il caso
di soffermarsi sull’opera che più di altre costituisce,
per quanto concerne la pittura del Sei-Settecento, il
pezzo forte della raccolta bindiana: è un disegno
autografo di Francesco Solimena (1657-1747) raffigurante
l’Incoronazione della Vergine e Santi. |
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Solo di recente sono stati diffusi i risultati di uno
studio del celebre storico dell’arte Ferdinando Bologna,
il quale afferma che il disegno in questione altro non è
che quello preparatorio (e ciò è dimostrato dalla
quadrettatura apposta sul disegno) della grande pala
dipinta nel 1741 dall’ottantaquattrenne artista avellinese per l’altare
maggiore della chiesa reale di Sant’Ildefonso a La
Granja presso Segovia. Le altre cinque sale di palazzo
Bindi raccolgono centinaia di opere di pittori, sia
abruzzesi sia partenopei, che fecero parte della
cosiddetta “Scuola di Posillipo”. Si tratta
essenzialmente di artisti dell’Ottocento che tradussero
nella rappresentazione pittorica scorci della città di
Napoli e dintorni e delle suggestive zone della costiera
amalfitana. Paesaggistici ed accademici - a detta di
alcuni critici - divenuti anche cattedratici, che ben
presto furono capaci di dar vita ad una vera e propria
corrente artistica ancorata, nella sua ragion d’essere,
alla tradizione del “vedutismo” affermatasi nella storia
della pittura napoletana dal Seicento in poi. |
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Tutti gli artisti che fecero parte della scuola
ebbero l’intima ispirazione di ritrarre il paesaggio
en plein air considerandolo nella sua accezione più
ampia non come mero naturalismo, ma piuttosto come
forma e contenuto dell’esistente che contempla
l’uomo: il suo abitare nel paesaggio e
contestualmente il suo viverlo, il suo goderne.
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È con questo presupposto che occorre guardare le
opere che hanno come caposcuola Anton Smink van
Pitloo (Arnhem 1791 - Napoli 1837) che fu senz’altro
colui che avviò la scuola e influenzò, mediante
l’insegnamento, artisti presenti nella raccolta,
come Giacinto Gigante, Gonsalvo Carelli, del quale
oltre gli innumerevoli paesaggi si segnala
l’interessante “Ruderi con affreschi”, e gli
stranieri Jakob Philip Hackert e Horace Vernet.
Nutrito appare nella collezione bindiana il numero
di artisti abruzzesi come Pasquale Celommi, Filippo
Palizzi, Nicola Palizzi, Teofilo Patini,
Raffaello
Pagliaccetti, Gennaro Della Monica e Valerio Laccetti. Da non trascurare infine i mobili e gli
arredi d’epoca che contribuiscono a mantenere
inalterata l’atmosfera familiare e ottocentesca che
pervade la pinacoteca.
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