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Luogo privilegiato dell’avanguardia più sostanziale
e fucina di un deciso rinnovamento artistico, “La
Tartaruga”, frequentata assiduamente anche dagli
esponenti più significativi della letteratura, da
Ungaretti a Tristan Tzara, da Moravia a Sandro
Penna, oltre alle mostre dedicate a Turcato, a Mafai,
Leoncillo e Scarpitta, a partire dal 1959 presenta
per primo in Europa l’arte americana allestendo le
mostre di Rauschenberg, De Kooning, Rothko, Kline,
Twombly: grazie a De Martiis ed alle sue iniziative,
Roma, in diretto ed esclusivo contatto con New York,
giunge a configurarsi come un centro di prima
grandezza, e di massima apertura, sulla scena
internazionale. Nel giugno 1960 esordisce alla
“Tartaruga” Kounellis, cui seguiranno, a partire
dall’anno successivo, Schifano, Bignardi, Giosetta
Fioroni e quindi l’eccezionale binomio
Manzoni-Castellani, il primo con le sculture viventi
e il secondo con le“superfici”. Nel 1962 la
galleria, conservando il suo nome, si sposta da via
del Babuino in piazza del Popolo, riprendendo con
maggiore vigore la sua attività e caratterizzandosi
ancor più come polo-calamite delle esperienze
artistiche più interessanti del tempo.
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Curatore, dal 1986 al 1993, dei quaderni d’arte de
“La Tartaruga”, ed autore, nel corso degli anni, di
una sorta di diario fotografico, nel 1993 esposto
alla XLV Biennale di Venezia ed in gran parte ora
acquisito dall’Istituto Italiano per la Grafica di
Roma, De Martiis è stato insignito del premio alla
carriera consegnatogli nel 2003 da Duccio Trombadori
in occasione della 54ª
edizione del Premio Michetti a Francavilla al Mare.
Plinio De Martiis muore il 4 luglio 2004; le sue
spoglie riposano nel cimitero di Vignoni Alto,
minuscola frazione di San Quirico D’Orcia, in
provincia di Siena.
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