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Santuario di Maria Santissima dello Splendore |
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La fondazione del Santuario Maria SS. dello
Splendore, nel 1907 annoverato tra i più celebri
santuari italiani ed ancora oggi meta di numerosi
pellegrinaggi, viene tradizionalmente collegata alla
miracolosa
apparizione della Vergine, cinta da
accecante luce e assisa su un ulivo, ai piedi del
quale scaturì una sorgente d’acqua, ad un
taglialegna di nome Bertolino, originario del vicino
villaggio di Cologna. Sul luogo dell’evento, secondo
una cronaca seicentesca avvenuto il 22 aprile 1557,
venne inizialmente edificata un’edicola, quindi una
chiesa affidata ai monaci Celestini, che eressero un
monastero di cui si fa menzione in un documento
d’archivio già nel 1523, smentendo quindi l’anno
indicato come quello del miracolo.
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Originariamente grancia di S. Onofrio di
Campli,
il monastero evitò la soppressione innocenziana del
1652 grazie all’autorevole intervento del duca
Giosia III Acquaviva d’Aragona, fervido
patrocinatore del culto mariano, il quale ottenne la
sua erezione in priorato e, nel 1656, il
riconoscimento giuridico, con la cessione a favore
della comunità monastica di vasti appezzamenti di
terreno, masserie e di cospicue rendite in denaro.
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Giulianova - Santuario di Maria Santissima dello
Splendore |
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Prendono avvio in questo periodo le
modificazioni, volute da Giosia III e proseguite con
il figlio
Giovan Girolamo II, sull’originario
organismo architettonico della chiesa. Oltre
all’ampliamento dell’unico vano, venne rialzato il
tetto, con volte a cielo di carrozza e controvele, e
si mise mano alla facciata, terminante con un
timpano con cornicione sui lati spioventi, cui venne
aggiunto, sul fronte, un portichetto costituito da
due archi laterali e tre anteriori. Pure alla
munificenza dei due duchi e delle rispettive
consorti, Francesca Caracciolo ed Eleonora Spinelli,
si devono il tabernacolo dell’altare maggiore, due
superbi paliotti, arredi sacri di squisito gusto
artistico e una cortina di damasco finemente
ricamata in oro zecchino, ancora presente negli anni
Trenta dello scorso secolo e in seguito trafugata.
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La statua lignea della Madonna
Santissima dello Splendore
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Soppresso con decreto del 13 febbraio 1807, il
monastero dei Celestini, dopo reiterate
istanze da parte della popolazione, nel
1847 verrà assegnato ai Padri
Cappuccini, tuttora presenti, incaricati
della custodia del culto mariano. Si
deve ai religiosi l’innalzamento,
intorno al 1857, della torre campanaria
con la cuspide ad otto vele diritte, dal
1914 inglobata in due piani dell’attiguo
e ora fatiscente ex ospedale, la
costruzione dell’ampia Sacrestia,
sostituitasi alla precedente ormai
inadatta, e i lavori che, oltre a
consentire la realizzazione, a partire
dal 1927, dell’attuale convento, hanno
modificato, dal 1937 al 1959, la chiesa,
ulteriormente ampliata e dotata nel 1946
di un nuovo Altare maggiore.
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Nell’edificio sacro, a croce greca e decorato
con grandi pitture murali eseguite nel
1954 su progetto di P. Giovanni Lerario
da
Alfonso Tentarelli, si conserva una
statua lignea dipinta e dorata della
Madonna con il Bambino benedicente, di
autore ignoto e risalente al XV secolo,
probabilmente qui trasferita dalla
chiesa madre della città.
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Dagli anni ’50 dello scorso secolo la
statua è inserita in una raggiera, simbolo della
luce divina, posta sopra un tronco di albero
rievocante l’ulivo su cui apparve per la prima
volta. Vicino al tronco, dalle cui radici sgorga
l’acqua benedetta, vi è la statua del veggente
Bertolino in atto di meraviglia.
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Notevole, nell’adiacente sacrestia, è la pala
cinquecentesca, raffigurante la Vergine con il
Bambino in gloria e i santi Pietro, Paolo, Dorotea e
Francesco, opera del Veronese. Pure nella sacrestia
è il bel tabernacolo ligneo, con inserti d’ebano,
realizzato tra il 1720 e il1723 e attribuito ai
maestri “marangoni”, cioè gli ebanisti cappuccini,
fra Serafino da Nembro, fra Michele della Petrella e
fra Stefano da
Chieti. Del pittore Giacomo Farelli
sono i seicenteschi quadri ad olio su tela presenti
nel coro rappresentanti l’Immacolata concezione,
l’Annunciazione dell’Angelo a Maria, la Natività di
Gesù e l’Assunzione di Maria al cielo. Gli
interventi di recupero e valorizzazione avviati a
partire dal 1986, oltre ad aver interessato la
facciata della chiesa, riportata al nudo mattone, e
condotto alla realizzazione di un nuovo portico
adornato di mosaici, hanno permesso il ripristino,
nel chiostro, dell’antico bagno. L’acqua della polla
sorgiva, creatasi a seguito dell’apparizione
miracolosa e situata sotto l’altare maggiore della
chiesa, mediante apposita canalizzazione viene
raccolta in apposite vasche e in una piccola piscina
realizzate sotto un porticato in travertino:
l’ambiente è stato impreziosito con mosaici
policromi raffiguranti scene del Nuovo e del Vecchio
testamento e con artistici bassorilievi in marmo.
Notevole, poi, è la monumentale Via Crucis collocata
lungo la ripida e panoramica via Retta o Bertolino:
le grandi statue di bronzo, sistemate su ampie
piazzole, sono opera dello scultore Ubaldo Ferretti,
allievo di Pericle Fazzini.
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