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Duomo di San Flaviano |
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L’imponente
Duomo di San Flaviano, realizzato a
partire dal 1472 e originariamente chiamato S. Maria
in piazza, è tra i più interessanti e singolari
monumenti dell’Abruzzo.
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Ci troviamo infatti al cospetto di un organismo
edilizio ad impianto ottagonale, che risente del
Rinascimento toscano ma anche dalle esperienze
lombarde ed umbre, perfettamente uniforme ed
accurato in ogni parte. La militaresca solidità
della costruzione, frutto di una scelta intenzionale
nel solco del pragmatismo quattrocentesco, viene
accentuata, oltre che dalle poderose mura spesse
oltre due metri e da lesene di rinforzo angolari,
dal giro di beccatelli e caditoie che corona i lati,
come negli apparati a sporgere delle contemporanee
fortezze ideate a scopo difensivo. Una tipologia
architettonica che, sebbene rintracciabile in alcune
località della regione, tuttavia rende la chiesa di
S. Flaviano, per imponenza, il primo esempio del
genere nell’Abruzzo adriatico e, come tale, un vero
e proprio esperimento progettuale.
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Oltre all’impianto ottagonale, con tutte le
implicazioni di simbolismo mistico ad esso
ricollegabili, l’altro e più importante elemento di
originalità della chiesa è costituito dalla elegante
ed audacissima
cupola a calotta semisferica, che
precede cronologicamente quella di S. Pietro. La
cupola, poggiante su un tamburo pure ottagonale alto
circa due metri con una finestrella ad ogni lato e
concluso da una cornice dentellata, presenta,
internamente ed esternamente, due aspetti
differenti. L’emisfero interno, tangente ai lati, è
raccordato con l’ottagono mediante pennacchi
sferici; il mantello esteriore, invece, è una
superficie generata da una curva composta da due
archi di raggio differente, raccordata in modo da
apparire slanciata in forma di cono fino alla
piccola lanterna ottagonale.
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Nell’assenza, all’epoca e per molto tempo
ancora, di altre eminenze edilizie, la presenza di
questa ardita cupola svettante sull’orizzonte oltre
le mura fungeva da punto di riferimento e di
richiamo per il territorio circostante: lo
confermerebbe l’originario rivestimento costituito,
secondo l’opinione di alcuni studiosi, da mattonelle
smaltate d’azzurro, con voluto effetto rinfrangente.
Il deterioramento del materiale è alla base della
sostituzione, avvenuta in tempi risalenti, con
laterizi grezzi di terracotta ad embrice
semicircolare, la cui forma si ritiene riproduca
quella antica.
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La saldatura agli edifici meridionali
dell’edificio venne realizzata tra la fine del ‘500
e il primo ‘600, come lasciano pensare, oltre alla
mancanza di continuità nelle linee architettoniche
di collegamento, il diverso spessore delle murature
e la differente fattura che esiste tra le cortine
del tempio, della sacrestia e del contiguo
fabbricato. Ma in origine l’ottagono della chiesa di
San Flaviano dovette essere completamente libero da
ogni lato, fronteggiando, su quella che oggi è la
piazza Buozzi, il palazzo dei duchi Acquaviva, a
sottolineare i due poteri sulla città: quello
spirituale e l’altro civile.
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Giulianova - Duomo di San Flaviano |
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Al di sotto della chiesa si apre la cripta con
bella e caratteristica volta ad ombrello nascente
dalle arcate che, su pilastri, separano la parte
centrale da un ambulacro circolare perimetrale,
recante resti di affreschi del Cinquecento. È qui
che, essendo il Duomo ancora non ultimato, nel 1478
vennero trasportate e quindi a lungo conservate le
spoglie del Patriarca di Costantinopoli, San
Flaviano, cui la chiesa venne successivamente
dedicata. Con il completamento dell’edificio, la
cripta venne quindi utilizzata per le funzioni meno
solenni e il sottosuolo per la sepoltura dei
cittadini più abbienti e dei membri della
confraternita del Rosario che ebbe qui sede dalla
seconda metà del ‘500.
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Gli interventi di restauro del 1926 come quelli
avviati a partire dal 1948 sotto la direzione
dall’architetto Arnaldo Foschini, entrambi imposti
dalle precarie condizioni statiche della struttura
ma anche dai problemi legati alla persistente
infiltrazione delle acque piovane, eliminando le
decorazioni barocche hanno restituito gli interni a
quella sobrietà propria dei canoni architettonici
quattrocenteschi: tuttavia sono andati perduti
malauguratamente anche alcuni elementi di arredo
cinque e seicenteschi.
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Oggi al visitatore la chiesa si mostra pertanto
nella sua nuda spazialità, appena movimentata da
semplici e poco profonde nicchie ricavate nei sei
lati dell’ottagono, mentre di fronte all’ingresso è
l’altare, collocato sotto l’alta arcata del
presbiterio.
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Pur essendo conservati altrove, per ragioni di
sicurezza, alcuni pregevoli lavori di oreficeria tre
e quattrocenteschi di scuola abruzzese, tra i quali
una croce processionale di Nicola da Guardiagrele e
la preziosa cassetta-reliquiario d’argento, lavorata
a sbalzo e con indorature, contenente le reliquie
del Santo patrono, tuttavia l’interno presenta
ancora interessanti opere d’arte.
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All’altare sinistro molto pregevole è infatti il
marmo Madonna col Bambino di
Venanzo Crocetti;
sempre del Crocetti, ma sull’altare maggiore, è il
grande Crocifisso bronzeo, realizzato nel 1959. A
destra dell’altare maggiore è il battistero in
travertino istoriato, con Angeli volanti nella conca
e, in bronzo, il Battesimo di Gesù, dello scultore
di Palestrina Francesco Coccia. Subito dopo, da
notare l’altare in pietra di Trani sormontato da un
magnifico gruppo in bronzo di tre figure
(Crocifisso, la Vergine e San Flaviano), realizzato
sempre dal Coccia nel 1951.
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