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Mosaico del Santuario della Madonna dello
Splendore |
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Dalla bizantina Kàstron Nòbo alla medievale Castel San Flaviano |
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Nel periodo successivo alla tarda età imperiale
l’abitato subì sicuramente una forte contrazione:
forse a causa della eccessiva vicinanza al fiume,
tutta l’area meridionale, quella cioè a carattere
artigianale-commerciale, venne abbandonata e subito
occupata da sepolture, come indicano le tombe a
cappuccina scoperte una prima volta nel 1932 nei
pressi della chiesa di S. Maria a Mare e come
confermano analoghi e recenti rinvenimenti sul
versante nord-orientale della collina. Sulle vicende
relative al periodo post-romano le notizie sono
scarse e assai frammentarie. Tuttavia le indagini
sinora condotte indicano la trasformazione
dell’antica colonia romana, durante il VI secolo, in
castrum bizantino menzionato da Giorgio Ciprio col
nome di Kástron Nóbo.
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Giulianova - Veduta del porto |
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L’insediamento, per la cui fortificazione
vennero riutilizzate le strutture difensive di
Castrum Novum, continuò a rivestire un ruolo
strategico assai importante. A presidio
dell’incrocio tra la via litoranea e l’antico
tracciato lungo il fiume Tordino, Kástron Nóbo, che
pure continuò a servirsi degli impianti portuali
dell’antico centro romano per forme di cabotaggio su
rotte non marginali, fece parte del sistema
bizantino di difesa presente lungo la costa
abruzzese. Fu in questo periodo che venne innalzato
il tempio poi dedicato a S. Flaviano, ubicato a
nord, fuori le mura, e perciò molte volte
danneggiato in occasione delle incursioni e degli
eventi bellici.
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La longobardizzazione di Kástron Nóbo, con
acquisizione di una estesa proprietà pubblica poi
passata per donazione alla chiesa teramana, si pensa
dovette avvenire negli anni successivi al 590,
seguendo la conquista di Ascoli, Fermo e, in
territorio abruzzese, di Castrum Truentinum.
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Lastra in pietra con antica iscrizione; rappresenta una
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poche tracce storiche della fondazione della città. |
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Documenti archivistici del IX secolo segnalano
la nuova importanza acquisita dall’abitato che,
consolidatosi sulla eminenza collinare subito a nord
del precedente insediamento romano, fu protetto da
un quadrilatero fortificato di derivazione bizantina
con torri aggettanti agli angoli e lungo i lati. Il
borgo medievale prese il nome di Castrum S. Flaviani,
poi mutato in Castrum ad Sancto Flaviano, Castrum in
Sancto Flaviano e quindi, nel XIII secolo, Castel
San Flaviano, in onore del patriarca di
Costantinopoli. Secondo una tradizione antichissima
e suggestiva, le spoglie di S. Flaviano, composte in
un’arca d’argento, vennero inviate in Italia da Gala
Placidia, figlia di Valentiniano III; la nave
recante il “sacro deposito”, diretta a Ravenna,
spinta da un fortunale sarebbe approdata sulle coste
dell’attuale Giulianova con la traslazione dell’arca
nella chiesa bizantina, nell’occasione forse
trasformata nel grandioso complesso architettonico
che ebbe larga rinomanza per tutto il medio evo e le
cui vestigia ancora nel XVI secolo erano
riconoscibili al geografo tedesco Cluverio.
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Importante, ricca e prestigiosa, culturalmente
vivace (vi nacquero i giuristi Berardo e Taddeo di
S. Flaviano), attiva nei commerci marittimi grazie
al porto cui venne aggiunto anche un hospitium per
pellegrini e degenti non lontano dalla chiesa di S.
Maria a Mare, che alcuni studiosi vogliono punto di
riferimento spirituale per gli imbarchi in
Terrasanta ipotizzando un suo collegamento ai
Templari, la città, secondo il canonico alsaziano
Joseph Anton Vogel persino sede episcopale e in cui
numerosi e fiorenti furono gli ordini religiosi e
gli edifici sacri, ospitò almeno due pontefici,
Clemente II e Lucio III, oltre all’imperatore Arrigo
III.
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Feudo, a partire dal 1382, di Antonio Acquaviva,
Castel San Flaviano, oltre a patire saccheggi e
devastazioni negli anni turbinosi del Trecento,
venne coinvolto con effetti disastrosi nella famosa
battaglia combattuta il 27 luglio 1460 nei suoi
pressi fra le truppe di Federico Montefeltro e
Alessandro Sforza da una parte, e di Jacopo
Piccinino con Bosio Santofiore dall’altra. Dieci
anni dopo sarà il nipote di Antonio Acquaviva, il
duca d’Atri e conte di S. Flaviano Giuliantonio,
grande condottiero e raffinato protagonista della
vita di corte tra Napoli, Firenze, Roma, Urbino e
Ferrara, l’artefice della nascita di Giulianova,
così chiamata in onore del suo fondatore.
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