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Il Gran Sasso d'Italia

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I nostri consigli... per le vostre vacanze.

 

Situata nella parte nordorientale dell'Abruzzo, la Provincia di Teramo incontra a Nord quella della Provincia di Ascoli Piceno, a Nord-Ovest quella della Provincia di Rieti, a Sud-Ovest quella della Provincia dell'Aquila, a Sud quella della Provincia di Pescara, mentre, ad Est, è bagnata dal Mare AdriaticoLa varietà della sua offerta turistica è strettamente connessa con le peculiarità del territorio, caratterizzato dal versante orientale dell'Appennino abruzzese e da vallate che degradano dolcemente fino alla costaSu una superficie complessiva di 1.949 Kmq, vive una popolazione di circa 290.000 abitanti, distribuita in 47 comuniTanta varietà produce un'offerta diversificata, capace di soddisfare tutte le esigenze del turista. Dunque, attraverso alte vette, lussureggianti colline, spiagge dorate e splendide città d'arte, vi attende un viaggio emozionante in una terra da scoprire e... da gustare.

Il Gran Sasso d'Italia. Il resto del territorio regionale è occupato dal piano collinare, che scende verso la costa che, insieme ai fondovalle dei fiumi, rappresenta le uniche aree di pianura a basse quote. Questi caratteri montani, così marcati, hanno determinato una forte limitazione dell’insediamento umano in grandi nuclei urbani, favorendo la nascita di tanti piccoli centri. Allo stesso tempo, la difficoltà di accesso e di praticare l’agricoltura in modo intensivo ha favorito le condizioni per l’affermazione degli elementi naturali su vaste aree, permettendo la sopravvivenza di piante ed animali altrove estremamente rarefatti. Questo “isolamento” naturale ha consentito a determinate specie animali, un tempo presenti su tutto l’Appennino, di trovare in Abruzzo gli ultimi rifugi naturali, evitando così l’estinzione. Parliamo, in particolar modo, del Camoscio d’Abruzzo, sopravvissuto sulle montagne del Parco Nazionale d’Abruzzo, del Lupo e dell’Orso bruno marsicano, per citare i casi più eclatanti ed evidenti, oltrechè di elevato interesse scientifico e conservazionistico, la cui tutela è prevista da Convenzioni internazionali e da Direttive dell’Unione Europea. Questo carattere di “ultimo rifugio” non era sfuggito all’ex Casa regnante, che nel secolo scorso istituì una Riserva reale di caccia proprio nel cuore del futuro Parco d’Abruzzo. Nel 1923, infine, dopo alterne vicende della Riserva stessa, e per tutelare l’orso e il Camoscio, fu istituito il Parco Nazionale d’Abruzzo.
La Regione Abruzzo per le sue caratteristiche territoriali, per le sue tradizioni storiche, culturali ed artistiche ha vocazione e versatilita' prettamente turistiche. Chiunque non conosca ancora l'Abruzzo puo', attraverso questo sito Web "www.giulianovaweb.it", trovare motivi di interesse per visitarla, sia che ami le vacanze culturali sia che preferisca Io svago ed il riposo al mare o in montagna e, ci permettiamo di rivolgere a tutti un invito cordiale a verificare il caldo abbraccio della nostra terra d'Abruzzo.
Il Gran Sasso d'Italia. Una vocazione alla conservazione della natura, quella dell’Abruzzo, che viene quindi “da lontano” e ha accresciuto la sensibilità, trovando nell’esperienza del suo primo Parco Nazionale un motivo di crescita di uomini ed istituzioni in tema di aree protette. Questa nuova sensibilità a livello regionale si tradusse nello studio del Progetto Parchi, iniziato nel 1978 nell’ambito della legge sull’occupazione giovanile (285/77), commissionato dalla Regione Abruzzo alla Cooperativa Progettazione Integrata e conclusosi nel 1984, con la pubblicazione dei tre volumi Ipotesi di un sistema regionale di Parchi e Riserve Naturali, presentata ufficialmente come proprio progetto istituzionale dalla Regione Abruzzo in un convegno tenutosi a L’Aquila nell’autunno del 1984. Lo studio prevedeva l’istituzione di cinque parchi naturali (Laga, Gran Sasso. Sirente-Velino, Simbruini-Emici, Majella) e di 15 Riserve Naturali. Nello stesso periodo la Regione emanava le prime leggi specifiche di tutela della natura, quella sulla flora 45/1979) e quella sulle aree protette (61/1980). e redigeva. in seguito, tra le poche in Italia, il Piano Regionale Paesistico, che costituì una occasione di dibattito dell’intera società abruzzese sulla necessità di tutela del territorio, e quindi di notevole maturazione culturale e politica. I Piani Paesistici ribadirono l’opportunità che nei principali gruppi montuosi abruzzesi fossero istituiti parchi naturali.
Lo stemma della Regione Abruzzo è stato adottato nel 1976, sedici anni dopo la costituzione della Regione, quindi alla sua quarta legislatura. Fu bandita una serie di otto concorsi, sette dei quali andati a vuoto. Lo stemma raffigura uno scudo, di tipo italico, con la punta rivolta verso il basso. Molto semplice la sua simbologia: vi sono raffigurate tre fasce: una superiore, bianca, che simboleggia i monti innevati; una mediana, verde, il colore delle colline, e l’ultima, in basso, azzurra, che richiama il colore del mare. In questo simbolo sono sintetizzate le caratteristiche morfologiche, economiche e sociali della nostra regione.

La Regione Abruzzo per le sue caratteristiche territoriali, per le sue tradizioni storiche, culturali ed artistiche ha vocazione e versatilita' prettamente turistiche. Chiunque non conosca ancora l'Abruzzo puo', attraverso questo sito Web "www.ingiulianova.it", trovare motivi di interesse per visitarla, sia che ami le vacanze culturali sia che preferisca lo svago ed il riposo al mare o in montagna e, ci permettiamo di rivolgere a tutti un invito cordiale a verificare il caldo abbraccio della nostra terra d'Abruzzo.

Nell’ambito delle regioni appenniniche l’Abruzzo si caratterizza per la presenza di un territorio prevalentemente montano, che occupa più di 2/3 della superficie regionale. Ciò è dovuto allo sviluppo che la catena montana peninsulare assume nel suo tratto centrale dove, oltre a conservare il suo andamento mediano rispetto alla penisola, dà origine ad altre catene montuose che, partendo da essa, si spingono verso est, quali il Gran Sasso, il Sirente, i Monti Marsicani, ad occupare vasti territori della regione; altri gruppi montuosi, come la Majella e i Monti Frentani, risultano invece isolati dalla catena principale. Questi massicci montuosi, tra i più estesi e con le maggiori vene dell’Appennino (2912 metri di Corno Grande del Gran Sasso, la prima, 2794 metri di Monte Amaro della Majella, la seconda, 2486 metri del Monte Velino, la terza), insieme a molti altri rilievi minori, costituiscono un sistema di monti ed altopiani estesissimo, che dà all’Abruzzo un carattere peculiare, forte, quello cioè di una regione prettamente montana, in un panorama delle regioni appenniniche dove, in generale, i caratteri collinari prevalgono su quelli montani. Il vasto e continuo complesso montuoso abruzzese è interrotto da due estese piane, quella del Fucino e quella Peligna, dagli altopiani maggiori (a sud-ovest della Majella) e dall’altopiano delle Rocche (alle falde settentrionali del Velino e del Sirente), nonché da conche interne, come quella dell’Aquila, lungo l’alto corso del fiume Aterno, ed altre minori.

Il Gran Sasso d'Italia

Il Gran Sasso d’Italia tocca l’altitudine più elevata dell’intera catena appenninica con i 2912 mt. del Corno Grande, ma se la quota, pur rispettabile, è appena ai livelli medi dei rilievi alpini, è soprattutto l’aspetto erto e severo a caratterizzare la forma di questo massiccio montuoso. E’ difatti frequente l’innalzarsi di dislivelli repentini dalle pendici collinari del subappennino aprutino con un colpo d’occhio paesistico di singolare somiglianza con le Dolomiti.

Il gruppo può essere suddiviso in due settori, Il primo, a nord, che trova nel corso superiore del fiume Vomano il suo naturale limite settentrionale, è caratterizzato dalla maggior asprezza e imponenza dei rilievi con una morfologia più spiccatamente alpina che giustificherebbe la definizione di ‘massiccio’; il secondo, che si allunga verso sud sud-est, fino al corso superiore del fiume Pescara, richiama invece più immediatamente l’aspetto della catena montuosa. A rappresentare la soluzione di continuità tra i due settori si allunga per ben 27 km e a una quota media di 1800 m la vasta depressione di Campo imperatore.

Il Gran Sasso d'Italia. Dopo la pubblicazione dello studio la Regione Abruzzo istituì la prima Riserva Regionale, quella di Bosco S. Antonio; una piccola area protetta (parco territoriale attrezzato) in verità era già stata istituita sul torrente Vera, nel 1983, anche se non si trattava di una riserva naturale. Di anno in anno furono poi istituite diverse altre aree protette, fino alle attuali 20, ed un Parco Naturale Regionale; a queste vanno aggiunte le tre Oasi del WWF, una Riserva Comunale del CAI e due biotopi di interesse vegetazionale più, ovviamente, le Riserve Naturali dello Stato. Molte delle Riserve sono state istituite su esplicita richiesta delle Amministrazioni Comunali, oltre che su sollecitazione delle Associazioni ambientaliste, a sottolineare la sensibilità degli Enti Locali al problema della difesa della natura, come in precedenza richiamato. La stessa istituzione dell’unico Parco Naturale Regionale, il “Sirente-Velino”, è conseguente ad uno studio che la Comunità Montana “Sirentina” produsse nel 1977. Nella realtà montana dell’Abruzzo, più che in altre regioni appenniniche, la maggior parte dei territori non coltivati (come i pascoli e le foreste) sono di proprietà collettiva (demani comunali) e ciò ne ha sicuramente favorito la tutela ambientale in tempi antichi, oltre a creare più facili premesse per l’istituzione recente di Parchi e Riserve. Da parte sua, inoltre, l’Amministrazione statale, attraverso il Corpo Forestale dello Stato, aveva già istituito nel 1971 le prime Riserve Naturali, quella dell’Orfento, di Feudo lntramonti e di Colle di Licco, a cui seguirono altre 10 Riserve, molte delle quali sul massiccio della Majella, dove si estendono per circa 10.000 ettari. Il Corpo Forestale dello Stato ha quindi svolto il ruolo di precursore nell’istituzione delle aree protette in Abruzzo.
Da parte loro le Associazioni ambientaliste, che sono state tra i fautori principali di questa crescita culturale, gestiscono, come nel caso del WWF e della Legambiente, su richiesta dei Comuni, 5 Riserve Naturali regionali e 3 Oasi, misurandosi così con i problemi che un’area protetta pone di volta in volta. Questa pratica quotidiana di gestione ha comportato una crescita delle stesse Associazioni, soprattutto nell’affrontare anche i problemi socio-economici, evidenziando un buon livello qualitativo di gestione naturalistica. A dare nuovo impulso ai progetti di tutela della Natura nel dicembre del 1991 è arrivata la Legge Quadro sulle aree protette, la n. 394, attesa da trenta anni, che, collegando i momenti di tutela a programmi di intervento socio-economici, ha attirato ancor più l’attenzione degli Enti Locali. In questo quadro vivacissimo, ancora oggi sono molte le richieste di istituzione di nuove aree protette da parte delle Amministrazioni Locali. Ma la novità più importante di questi ultimi anni è certamente l’istituzione di due nuovi parchi nazionali, quello del Gran Sasso e Monti della Laga e quello della Majella, nell’ambito dell’applicazione della legge quadro nazionale, parchi per i quali le Associazioni ambientaliste insieme ad Associazioni culturali, sindacali e di categoria si erano battute per diversi lustri. A dieci anni dalla presentazione del progetto parchi, il disegno in esso configurato si è quindi quasi del tutto realizzato, essendo stata istituita la maggior parte dei parchi e delle riserve naturali individuati nello studio Ipotesi di un sistema regionale di Parchi e Riserve Naturali. In Abruzzo si configura così un sistema di aree protette che, in quanto formato da aree tra di loro in connessione, permette la tutela dei notevoli valori naturali presenti, con una elevata biodiversità, come conferma uno studio recentemente condotto nell’ambito del progetto “Bioitaly”, commissionato dal Ministero dell’Ambiente alla Regione Abruzzo.
 
 
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