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Gli itinerari e le curiosita’ a Giulianova

Giulianova > Informazioni utili

I nostri consigli... per le vostre vacanze.

 
L’ampia spiaggia a nord del porto, dotata di ogni tipo di struttura turistica. Giulianova - Una limpida distesa blu che incontra il cielo all’orizzonte, la natura dirompente della Regione Verde d’Europa alle spalle, il profumo intenso di fiori, e ancora palme, pini e oleandri a incorniciare un quadro di rara bellezza. Così si mostra agli occhi di un turista ammaliato il litorale giuliese, lungo e ben attrezzato, con un eccellente porto turistico.

Giulianova Spiaggia (TE) – Giulianova Paese.
Risalendo via Pagliaccetti, a sinistra del corso, si accede a piazza Dante, già del Mercato, sulla quale si affaccia la chiesa della Misericordia (8), che si ritrova già citata in una relazione del 1596 del vescovo Montesanto che parla di una omonima congregazione che celebrava in una sua Chiesa.
Riscendendo sui corso e proseguendo, dopo il palazzo Municipale, una lapide (9) indica la casa natale di Gaetano Braga (1829-1907)in Corso Garibaldi, 123, noto violoncellista giuliese. Corso Garibaldi si immette In viale dello Splendore che porta ad un santuario (10) eretto, secondo la tradizione, nel 1557 sul luogo dove apparve la Vergine ad un contadino, basandosi su una cronaca dell’abate Capullo. In alcuni documenti relativi alle cerimonie dei monaci Celestini, che per primi fondarono il convento, del 1547 e del 1552 viene già menzionato Il monastero di Santa Maria dello Splendore, per tanto questi documenti attesterebbero la preesistenza del monastero e della chiesa all’apparizione. Presso l’annesso convento esiste un quadro di scuola veronese, dono degli Acquaviva. La statua in legno della Madonna che si trova sull’altare maggiore è, a detta del Bindi, antecedente al santuario stesso.
Riscendendo dal Viale dello Splendore, si può percorrere l’antico perimetro delle mura della città, di cui restano solo alcuni ruderi all’interno delle case e dei cortili.
Degli otto torrioni ne restano quattro, posti agli angoli del quadrilatero formato dalle antiche mura.
A sinistra del viale, dopo un brevissimo tratto di strada si può vedere il torrione (11) dell’angolo nord-est circondato esternamente da costruzioni, l’unico che conservi, all’interno, la volta a cupola. Sulla stessa linea, più a sud, si trovano i resti dei torrione sud-est visibile da chi sale dal lido.
A destra del Viale dello Splendore si risale via Giuliantonio Acquaviva al termine della quale è situato il bastione detto Il Bianco (12) che aveva conservato fino a pochi decenni fa la sua struttura originaria, a quale fu poi alterata, rimuovendo i contrafforti, la cinta merlata la volta a cupola interna e così fu resa simile a quella degli altri torrioni precedentemente manomessi.
La passeggiata può continuare per via Amendola, proseguendo a destra del «Bianco». Sul lato destro della strada sorgono delle belle ville (13). la seconda delle quali, ora ampliata, originariamente apparteneva agli Acquaviva. In tale casa fu ospitato il Re Vittorio Emanuele II quando passò con il suo esercito, nel 1860.
Tornando indietro e scendendo per via del Popolo si arriva al torrione dell’angolo sud-ovest detto di S. Francesco (14). la cui parte inferiore non è in parte visibile.
Imboccando via Diaz si arriva alla chiesa di S. Antonio (15). già di San Francesco del 1566; l’interno di architettura del secolo XVIII, e carica di ornati e bassorilievi a stucco. Girando intorno alla chiesa si riesce nuovamente in piazza della Libertà.
Da qui si prosegue per via Gramsci, ex via del Sole, che attraversa il territorio su cui sorgeva l’antico Castel San Flaviano. Lungo questa strada si trova la « Casa Maria immacolata » (16) Un vasto fabbricato con giardino, il cui primo nucleo risale al 1596. quando la « Comune » si mostrò risoluta ad ergere un Convento dei Cappuccini presso la piccola chiesa di S. Angelo.
Dopo le leggi emesse durante la dominazione francese. l’immobile divenne proprietà degli Industriali Comi. Nel 1873 passò agli Acquaviva d’Aragona, quindi ai conti di S. Giorgio, nel 1932 alla famiglia Allisio. Oggi appartiene ai Vescovado Aprutino.
Tutta la zona intorno al bivio per Teramo è ricca di reperti romani, Sono stati, difatti, ritrovati pavimenti a mosaico, resti di bagni termali, monete e rimane un ponticello romano (17) che era posto all’imbocco della porta che si apriva sulla strada che da Castrum Novum portava ad Interamnia (Teramo). Lungo questa via si possono vedere resti, chiamati « Muracche » (18). che erano le tombe che i ricchi Romani usavano innalzare lungo le strade di maggiore importanza.
Al di là della ferrovia, si può ammirare la chiesa di Santa Maria a Mare (19). Monumento architettonico elevato nell’alto Medio-Evo. In seguito trasformato e rifatto. All’interno restano tracce dell’opera di artisti del XII o XIII secolo, mentre la sua facciata, con il suo portale finemente istoriato, appartiene alla fine del XIII secolo o ai primi del XIV. L’interno è ampio, a due navate, con un giro grandioso di archi a tutto sesto poggiati su pilastri e sostenuti da due massicce colonne a fabbrica, di forma circolare l’una, quadrata l’altra, sostituite, probabilmente, a quelle primitive.

Itinerari e curiosita’. Giulianova Alta – Teramo. Da Giulianova alta, situata sul crinale tra le valli del Tordino (una volta Trontino, piccolo Tronto) e del Salinello, lungo la SS 262 assai panoramica, si arriva prima al Castello di Montone (torte del maschio trecentesco, bel sarcofago gotico di Bucciarello di Giacomo di Bartolomeo, 1390), e quindi all’abitato di Mosciano Sant’Angelo, uno dei comuni più industriali e floridi della provincia (famose le fabbriche di mobili, artigianato del rame, festa dell’uva), dove svetta ancora una gotica torre civica del ‘300 con stemma degli Acquaviva, e nel cui territorio verso la valle del Tordino è il convento dei SS. Sette Fratelli, con testimonianze di età pagana e resti cospicui dell’impianto romanico (XI-XII sec.) soprattutto alla base del panoramico campanile. Si prosegue per Bellante, sulle cui colline sono stati rinvenuti resti di culture preistoriche e le famose steli inscritte del V sec. a.C. oggi custodire nel Museo Nazionale di Napoli. Oltre Bellante, verso il bivio per Sant’Onofrio, e quindi lungo le rampe che per Piancarani portano a Campli ed ai Monti Gemelli, si ammirano ampie vedute dei colli e del mare. A Campli, antichissima città che, nonostante i guasti edilizi, ha conservato molti insigni monumenti romanici e gotici, è d’obbligo una visita all’ex Cattedrale di S. Maria in Platea che fronteggia uno dei rari edifici civili del Medioevo abruzzese, oggi noto come Palazzo Farnese; e poi alla Chiesa di San Francesco, alla Scala Santa presso San Paolo ed al Museo Archeologico della Soprintendenza, in cui sono raccolti i reperti e i corredi italici (III a.C.) della necropoli di Campovalano. La gastronomia del territorio comunale include la famosa “porchetta”, servita nella sagra di fine estate. In dieci minuti, attraverso la verde panoramica statale piceno-aprutina che passa sotto Colle Melatino e Santa Maria di Garrano, in vista della catena del Gran Sasso, si può raggiungere Teramo.  Giulianova – Crognaleto. Da Giulianova percorrendo la SS 80 attraverso Colleranesco e San Nicolò a Tordino si arriva a Teramo e, proseguendo sempre sulla SS 80, in direzione Montorio al Vomano, al bivio per Valle San Giovanni si potrà risalire la valle del Tordino verso i Monti della Laga - Monte Gorzano, Pizzo di Moscio, Pizzo di Sevo (tutti oltre i 2000 m): da essi si gode una rara vista delle valli sottostanti e del Gran Sasso d’Italia. Dopo Pagliaroli si potrà raggiungere Cortino con i suoi abeti millenari, decimati nei corso dei secoli ma che costituiscono ancora un’autentica rarità botanica. Cortino da millenni è paese di pastorizia: sui dossi di Piano Roseto, in vista della “Rocca” di Crognaleto, si svolge ogni anno una rassegna dei migliori allevatori dell’Abruzzo e di altre regioni. Nelle frazioni di Padula e di Macchiatornella, nell’alta valle del Tordino, e nei boschi dove scroscia il Malvese, tutto spume e cascatelle, si raccolgono fragole e funghi e si pesca in ambiente ancora vergine. Giulianova - Prati Di Tivo - San Gabriele. Da Giulianova, percorrendo sempre la SS 80 e oltrepassando Teramo, attraverso il sobborgo della Cona e le contrade Collevecchio e San Lorenzo, in vista della chiostra del Gran Sasso si arriva a Montorio al Vomano, uno dei paesi più interessanti e più ticchi di storia di tutta la provincia. Notevole la Collegiata di San Rocco, con i grandi altari lignei barocchi e i preziosi arredi; le Chiese li San Filippo e degli Zoccolanti; la Chiesa dei Cappuccini oltre il fiume, con i resti di antichissime strutture e il grande altare ligneo intagliato da fra’ Palombieri; i baluardi dei forte spagnolo; le antiche case del centro storico, tra cui Casa Catini, con ricco portale quattrocentesco; e sul fiume Vomano, i ruderi di un rarissimo Tempio dedicato ad Ercole. Da Montorio, la SS 80 del Gran Sasso d’Italia risale lungo il corso del Vomano, sempre più stretto ed incassato nelle sue gole, con laghetti artificiali e grandi centrali idroelettriche nascoste dentro le montagne, e si arrampica verso il lago di Campotosto ed il passo delle Capannelle (m.1.300), e quindi verso L’Aquila e Roma. A destra e a sinistra, si scorgono borghi bellissimi, come: Cerqueto di Fano Adriano, con la Parrocchiale di Sant’Egidio Abate ed un interessante museo di folklore pastorale; Pietracamela e Prati di Tivo, famosa stazione invernale del Gran Sasso d’Italia, con impianti sciistici e strutture alberghiere sulle pendici del Corno Piccolo (1450- 2000 m. di altitudine, 38 km da Teramo); Fano Adriano con la bella Chiesa di San Pietro e le antiche case, la fonte della Cannalecchia ecc; Pratoselva con seggiovia e impianti sciistici, Nerito di Crognaleto, Tossicia, Colledara e quindi Isola del Gran Sasso e nei dintorni il Santuario di San Gabriele dell’Addolorata, patrono d’Abruzzo. Giulianova - Rocca Santa Maria. Da Giulianova percorrendo la SS 80, si oltrepassa Teramo e, proseguendo verso i Monti della Laga, si arriva a Torricella Sicura con bella Parrocchiale restaurata (lungo la strada si trovano: resti di mura ciclopiche a Magliano; Chiesa di San Bartolomeo con soffitto ligneo dipinto a Villa Popolo; antica Chiesa di San Pietro ad Azzano presso la frazione Joanella, anticamente famosa per le cave di pietra); poi, in meno di un’ora, si può arrivare prima a Rocca Santa Maria e quindi, attraverso la frazione Paranesi, al Ceppo, dove a più di 1300 m. di altitudine, ai margini del vasto Bosco Maltese e sotto le pendici del Pizzo di Moscio, si possono gustare in tutte le salse i funghi della zona, ed a luglio raccogliere le fragole. Dentro il bosco scroscia il Castellano, affluente del Tronto.

Degne di nota è la facciata con il suo importante portale.
La facciata di stile architettonico semplice e quasi nudo, è costruita tutta a mattoni e nessuna decorazione o contorno testimonia l’intera suddivisione in navate. La facciata termina a sesto leggermente acuto come le finestrine della parte laterale dell’edificio. La cornice che orna la facciata è configurata da piccoli archetti. Il portale è formato da un largo archivolto a tutto sesto, composto da più archi semicircolari concentrici finemente intagliati a fiori, frutta, foglie, rosoni intrecciati ad animali ed uccelli. Essi poggiano su due leoni, uno dei quali tiene fra i denti una serpe, simbolo delle eresie, delle persecuzioni che afflissero fin dai primi anni la Chiesa, di cui il leone rappresenta la forza e la potenza; l’altro custodisce fra i suoi artigli il libro santo dei Vangeli.
I leoni sono sostenuti da colonne con capitelli scolpiti: due leoni formavano la base di questo gruppo di colonne. Sotto l’arco principale in 18 quadretti sono rappresentate figure simboliche di concetti cristiani. Sul massiccio architrave è poggiata una scultura rappresentante la Vergine con Gesù Bambino benedicente. Le figure hanno forma piuttosto tozza con membra sproporzionate e mal disegnate. Le caratteristiche presenti nell’opera rivelano il dibattersi dell’artista fra i ricordi dell’arte romanica e di quella gotica.
La prospettiva della facciata appare spezzata dal massiccio campanile, forse di epoca posteriore; una volta portava campane del secolo XIV.
Lungo la strada statale n. 16 ci sono torri di avvistamento costruite nel XVI secolo dagli Spagnoli contro il naviglio barbaresco. A nord di Giulianova ne rimane una detta "Torre del Salinello" (20). A forma di Tronco di piramide quadrangolare, con il lato di 10 metri ed alta altrettanto, ad un solo piano, La base superiore di solida copertura è cinta di merli, funzionava da piazzola per i mezzi d’artiglieria.
Dalla stazione ferroviaria (0) è possibile raggiungere Giulianova alta, più precisamente il centro storico, percorrendo via XXIV Maggio.
(1) Una lapide, alla fine di questa strada, è posta sul muro di una casa alla destra di chi sale. Un tempo era sull’architrave di Porta Marina. Sulla lapide sono scolpiti dei versi latini che ricordano al forestiero le avversità e tutti gli eventi storici che portarono alla fondazione del nuovo paese.
(2) A sinistra, sempre sulla stessa via si trova la casa del pittore Cermignani, nato a Giulianova nel 1902 e quivi morto nel 1971, dopo essere vissuto in Francia dal 1922 per quarantadue anni per sfuggire alle persecuzioni fasciste. Egli ha lasciato al Comune le sue opere, tutte di pregevole fattura, che sono appunto esposta nella casa che abitò negli ultimi anni di vita.
Prosenuendo la passeggiata per via Bindi, si arriva, in Piazza della Libertà (3).  Proprio al centro di questa si può ammirare la statua di Vittorio Emanuele II, opera dello scultore Raffaello Pagliaccetti. Il monumento fu innalzato in ricordo del passaggio, il 15 ottobre 1860, del re diretto ad incontrare Garibaldi dopo la spedizione dei Mille. Nella parte più alta della piazza c’è un busto del Paqliaccetti scolpito dal professor Ulderico Ulizio.
Sempre in piazza della Libertà, a destra di chi sale, in una sala dell’edificio scolastico “De Amicis” (4) sono raccolti i bozzetti e le opere del Pagllaccetti (1838-1900) che fu uno dei capiscuola del verismo toscano della seconda metà dell’800. Sul lato opposto della piazza si trova la cappella gentilizia dei De Bartolomei (5), sorta nel 1876. con sculture e bassorilievi del Pagliaccetti. Dalla piazza, verso nord, inizia Corso Garibaldi; sulla destra c’è la Biblioteca Comunale Vincenzo Bindi (6). Contiene in visione circa 15.000 volumi suddivisi in undici sezioni. La sezione Abruzzese è la più completa ed importante d’Abruzzo. Al piano superiore dello stesso edificio si trova la Pinacoteca dove sono esposti quadri, disegni, autografi. mobili ed oggetti artistici. Ci sono quadri di pittori della Scuola Napoletana dal ‘600 fino ai primi del ‘900. il periodo più rappresentato è la scuola di Posillipo. Proseguendo si trova la chiesa di S. Flaviano (7) del 1478. Chiamata originariamente S. Maria di Piazza cambiò nome verso la metà del ‘500 quando vi furono trasferiti i resti del Santo dal più antico tempio che sorgeva nel luogo denominato un tempo Terravecchia nella piana del Tordino. E’ una delle opere architettoniche più maestose, nuove, originali e singolarmente audaci del secolo XV negli Abruzzi e che, per la sua forma, non trova riscontro nella nostra regione. Sopra un massiccio basamento ottagonale si elevano le robuste mura a mattoni terminate a merli e fetirole, che a guisa di fregio, girano intorno. Su un coronamento del pari ottogonale, dalle ampie finestre con semplici cornici, l’artista girò la vasta cupola, senza servirsi dell’interna armatura. La cupola. sormontata da lanternino ottogonale diviso in ogni lato da finestre, era tutta rivestita da mattonelle a smalto di colore azzurro, che furono poi sostituite da laterizi di terracotta. Sconosciuto è il nome dell’autore, la tradizione l’attribuisce ad un architetto di Pescara. Si sa che Giuliantonio Acquaviva spese per la sua costruzione quarantamila colonnati, cioè più di quanto gli costò l’acquisto del feudi di Atri e di Teramo, Anche i cittadini concorsero con copiose prestazioni. La chiesa di San Flaviano fu restaurata e consolidata nel 1948, In quella occasione furono asportate tutte le decorazioni barocche che c’erano e tutto l’interno fu rinnovato e ornato con sculture moderne.
Un gruppo di bronzo dello scultore romano Francesco Coccia, raffigurante il Crocifisso, la Vergine e San Flaviano, orna l’altare di destra, mentre una statua della Madonna con il Bambino, dello scultore Venanzo Crocetti, si trova su quello di sinistra.
Sotto l’altare maggiore è conservata la reliquia del santo patrono di Giuilanova, in una cassetta reliquario del XV secolo, a lamine d’argento lavorato a sbalzo, con figurine ritoccate col bulino e con i rilievi indorati. Le figure stampate esternamente rappresentano, forse, San Flaviano e genuflessi Andrea Matteo III Acquaviva e Isabella Piccolomini che fecero eseguire l’opera, Ci sono molti altri lavori di oreficeria tutti della scuola abruzzese, quasi tutti del XIV e del XV secolo, provenienti dall’antico tempio di San Flaviano.

Giulianova turistica. Ammirevole e splendente città di mare, si estende lungo la fascia costiera per circa 5 km e ogni anno risorge tra il Tordino e il Salinello sempre più energica e scintillante per accogliere con ancora più onore e impegno i tantissimi turisti che visitano Giulianova e il suo territorio.
Venirci a trovare è davvero semplice. Giulianova è nel bel mezzo d’Italia, a Nord di un Abruzzo costiero dalle innumerevoli risorse turistiche e ambientali. Giulianova si raggiunge via Autostrada A 14 - uscita Giulianova, oppure in treno con la comoda stazione ferroviaria, o ancora in aereo atterrando nel moderno Aeroporto d’Abruzzo di Pescara, Giulianova è distante appena 50 chilometri.

 
 
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