Le riserve naturali nazionali: Fara San Martino - Palombaro - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Le riserve naturali nazionali: Fara San Martino - Palombaro

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I sapori del Parco Nazionale della Majella. Il Parco Nazionale della Majella è custode di una quota rilevante dei profumi e sapori della tradizione abruzzese. Innanzitutto, esso ospita una delle capitali della produzione italiana della pasta, Fara San Martino, il borgo ai piedi del versante orientale della Majella dove la presenza delle purissime acque della montagna ha favorito fin dall’Ottocento l’insediamento di una fiorente industria specializzata, che raggiunge oggi con i suoi prodotti i mercati di tutto il mondo. Fra i salumi spicca il salsicciotto di Pennapiedimonte, una salsiccia stagionata a base di carne magra di maiale, ricoperta con una pastella di sale e grasso di maiale aromatizzata con pepe nero macinato ed un trito di erbe aromatiche locali (timo, ginepro, rosmarino, alloro, erba cipollina, peperoncino piccante, finocchio e salvia). Fra i formaggi da non perdere il pecorino, prodotto in molte località montane del Parco, e il magnifico caciocavallo degli Altipiani Maggiori, che in questa enclave di alta tradizione zootecnica viene prodotto col delicato e profumatissimo latte crudo dei bovini locali, che pascolano liberi sulle sterminate praterie montane dei comuni di Pescocostanzo, Rivisondoli, Roccaraso, Rocca Pia e Palena. Fra i pani (ogni paese, ogni forno ha la sua ricetta e il suo lievito madre), generalmente corposi e durevoli, realizzati con farine dei grani locali, si distingue per straordinaria ricchezza il pane nobile di Guardiagrele, la cui ricetta (a base di una complessa miscela di farine 00, integrale, di mais, avena, orzo, miglio e segale, con semi di sesamo, olio extravergine di oliva, formaggio, acqua, sale, lievito madre e una piccola quantità di lievito di birra) affonda le radici nel Medioevo. La sua caratteristica risiede nella ricca sostanziosità e nella lunga capacità di conservazione, arricchite dal caratteristico profumo speziato. I dolci sono numerosi e particolari: innanzitutto i famosissimi confetti di Sulmona, con l’anima di mandorla intera e ricoperti da strati di zucchero. Tipici anche nelle coloratissime e creative confezioni, spesso veri e propri “trionfi floreali”, elaborati e complessi.

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Le riserve naturali nazionali
Regione della biodiversità, l’Abruzzo testimonia con la propria realtà e con le proprie scelte a favore dell’ambiente come sia possibile far coesistere uno straordinario patrimonio naturalistico con la presenza costante, dinamica, non distruttiva dell’uomo.
Tre Parchi Nazionali: Lo storico Parco Nazionale d’Abruzzo, quelli del Gran Sasso-Monti della Laga e della Majella istituiti di recente; un Parco regionale, il Sirente-Velino, oltre 30 riserve e oasi naturalistiche gestite direttamente sia dai Comuni o dal Corpo Forestale dello Stato che dalle Associazioni ambientaliste; tutto questo fa dell’Abruzzo la Regione dei Parchi, con circa il 30% del proprio territorio sottoposto a tutela.
 
Palombaro (Fara San Martino)
Istituita nel 1983 su 4.202 ettari, e' situata nel cuore della Majella Madre, 4.202 ettari compresi tra i due omonimi comuni in provincia di Chieti. Di notevole impatto scenico sono le Gole di Fara San Martino, una forra suggestiva larga qualche metro, scavata in passato dall'azione incessante delle acque; nella tradizione popolare si credeva aperta dalla forza delle braccia di San Martino, chiara trasposizione cristiana del mito di Ercole.
L'azione erosiva delle acque ha creato il Vallone di Fara, lungo 14 km e con un dislivello di 2400 m. Esso puo’ essere diviso in tre parti: la prima, dall'ingresso fino a Bocca dei Valloni, viene denominata Vallone di S. Spirito per la presenza di un'omonima grotta; la parte centrale, con una grande faggeta, e’ quella di Macchia Lunga; l'ultima, Valle Cannella, termina con un circo glaciale pieno di doline ed inghiottitoi. Parallelo alla Valle di Fara e’ il Vallone del Fossato.
Numerose sono le grotte presenti nel territorio della riserva, molte delle quali, in passato, sono state luoghi di culto e rifugio di pastori e briganti.  La presenza dell'uomo nell'area oggi protetta risale ad epoche remote tant'e’ che vicino a Capo le Macchie, in un abisso di circa 90 m, sono stati ritrovati importanti reperti archeologici attribuibili all'Eta’ del Bronzo.
La flora e’ costituita da oltre 1700 entita’. Sulle rocce piu’ basse vegetano il Leccio, il Corbezzolo, il Terebinto e la rara Ginestrella di Valenza. La vegetazione piu’ rara e’ comunque quella legata ad ambienti rupicoli. Ci sono piante piccole, come la Campanula di Cavolini, la Primula orecchio d'Orso, la Potentilla appenninica, e specie arboree come il Pino nero sub-specie lancio, del quale e’ stato scoperto un esemplare della veneranda eta’ di 520 anni. Nella Valle di Macchia Lunga c'e' una vasta faggeta con un ricco sottobosco dove cresce la rarissima orchidea Corallorhiza trifida. Nelle zone interne, quando la faggeta viene a contatto con le formazioni di Pino Mugo, si trovano specie poco comuni come la Pyrola chlorantha, la Lonicera nigra e soprattutto la Scarpetta di Venere, la piu’ grande delle orchidee italiane.
Dove e’ assente la mugheta ci sono arbusti come il Ginepro nano, l'Uva orsina ed il Ginepro sabino. All'ambiente roccioso e’ legata la presenza dell'Aquila reale, del Falco pellegrino, del Lanario e dell'elegante Picchio muraiolo. Le formazioni di Pino mugo ospitano il Crociere e la Coturnice, simbolo della Riserva. A Fara San Martino e’ in funzione un centro visite e ricerche.
Articolo tratto dal sito: www.giulianovaweb.it
 
 
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