Ospitalità nel chietino – Dove dormire ad Atessa (Ch) - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Ospitalità nel chietino – Dove dormire ad Atessa (Ch)

Chieti > Ospitalità Provincia di Chieti
GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI ATESSA (CH)
 
Ospitalità nel Paese di ATESSA (Ch) (m. 433 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Atessa: 42°04′N - 14°27′E
     
  CAP: 66041 -  0872 -  0872.895391 - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI ATESSA 0872.850421   0872.850413       0872.850593  - 81000470690 -00107790693
Come raggiungere Atessa: Satzione: Fossacesia-Torino di Sangro a 24 Km.   Aeroporto d'Abruzzo a 63 Km. Uscita: Val di Sangro 
 
HOTELS ED ALBERGHI AD ATESSA (CH)
**** HOTEL HOTEL SELECT
Località Piazzano di Atessa, 90 - 66041 Atessa (Ch)
tel. 0872 897107 - fax 0872 888244
 Servizi offerti dalla struttura

**** HOTEL L'ANFORA
Contrada Monte Marcone, 73 - 66041 Atessa (Ch)
tel. 0872 897778 / 0872 889595 / 0872 889253 - fax 0872 897778
 Servizi offerti dalla struttura
**** HOTEL LA MASSERIA
Piazzano di Atessa, 69 - 66041 Atessa (Ch)
tel. 0872 897794 / 0872 897659 - fax 0872 897336
 Servizi offerti dalla struttura












*** HOTEL AL DUCA
Via Duca Degli Abruzzi, 26 - 66041 Atessa (Ch)
tel. 0872 865866 - fax 0872 865539
 Servizi offerti dalla struttura
















*** HOTEL LA CASTELLANA
Via Piana La Fara, 18/2 - 66041 Atessa (Ch)
tel. 0872 897038 - fax 0872 889953
 Servizi offerti dalla struttura














RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE AD ATESSA (CH)
Storia di Atessa. Le origini di Atessa secondo alcune fonti risalgono al V secolo d.C. dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente. In seguito fu feudo di vari signori tra cui: dei Courtenay o Cortinaccio, di Filippo di Fiandra, dei Maramonte, del Conte di Monteodorisio, del re Ferrante e dei Colonna. Dopo l'eversione del feudalesimo il territorio versò in miseria. Successivamente si ebbe una breve ripresa sotto il casato dei Borbone, ma una successiva epidemia di colera che colpì il paese tra il 1816 e il 1817 portò di nuovo il paese in miseria. Nel 1860 la cittadinanza partecipò con grande entusiasmo all'unità d'Italia ma, in seguito, dovette fare i conti col brigantaggio. Nella prima metà del XX secolo il paese partecipò alle due guerre mondiali perdendo 135 paesani nella prima e 79 militari e 21 civili nella seconda guerra mondiale. In seguito, negli anni settanta e ottanta del XX secolo, la zona subì una radicale trasformazione economico-sociale per via dello sviluppo industriale della Val di Sangro. Il nome Atessa deriva dall'unione di due centri abitati: Ate e Tixa. L’Alto Medioevo di Atessa. Le origini: Secondo le ipotesi più accreditate, le origini di Atessa risalirebbero al V secolo d.C., ai tempi della caduta dell'Impero romano d'Occidente. Tuttavia solo alcuni reperti e qualche iscrizione testimoniano le origini preromane della città. La prima citazione risale al X secolo, con le fonti dei benedettini, che vi ebbero giurisdizione per diversi secoli. Il nome della città deriva da quelli del due primi nuclei abitativi, sul monte Ate e sul monte Tixa. Le invasioni barbariche: Nonostante fosse situata in una zona appartata quasi avulsa dai problemi del tempo, con le invasioni barbariche il borgo visse un periodo di instabilità fino a quando nel VI secoloi Longobardi invasero l'Abruzzo e vi imposero i loro ordinamenti. Quando i Longobardi giunsero nell'Italia centro-meridionale crearono il Ducato di Spoleto e di Benevento e proprio a quest'ultimo fin dall'Ottocento appartenne Atessa. Con l'avvento dei Franchi, passò sotto quello di Spoleto fino all'XI secolo. Il Basso Medioevo di Atessa. Gli Angiò e l'"Università libera": la dominazione Normanna e Sveva, nell'Italia meridionale presero posto gli Angioini, giunti dalla Francia i cui re a cominciare da Carlo I concessero molte terre in feudo ai loro fedeli. Nel 1269 la città fu data al nobile francese Radulfo di Cortinacio e nel 1302 a Ademario Maramonte, altro signore francese che oppresse i cittadini suscitando in loro la tensione necessaria a far scoppiare una violenta insurrezione nel 1303 in cui fu incendiato il suo palazzo e i suoi poderi devastati; il signore fu trascinato per le vie del paese e massacrato dalla folla. Grazie all'ingente somma di duemila once d'oro che la Città offrì al fisco, nel 1305 ottenne il condono dei reati commessi e il privilegio di passare al regio demanio, sottraendosi alla servitù feudale e diventando "Università libera" con propri statuti municipali. Tale rimase fino al 1348 quando la regina Giovanna D'Angiò la donò a Lalle Camponeschi, aristocratico aquilano nominato nel 1350 conte di Montorio e di Monteodorisio. Gli Aragona ad Atessa: Dal 1348 Atessa appartenne al Conte di Monteodorisio ma, per l'aiuto prestato durante le vicende belliche, il re Alfonso I la donò a Paolo di Sangro. Dal 1478 al 1507 tornò ad essere una città del regio demanio, assegnata in dote da re Ferdinando I alla consorte Giovanna. A prenderne possesso in nome della regina fu lo stesso suocero del re, Bartolomeo Veri. Agli inizi del XVI secolo, il possesso del Regno di Napoli fu conteso dagli Angioini e dagli Aragonesi. La disputa si risolse con la vittoria di questi ultimi e così re Ferdinando il Cattolico, per ringraziare dei servizi prestati nella guerra contro la Francia, concesse il "dominio utile" di Atessa a Fabrizio Colonna, appartenente ad una potente famiglia patrizia romana. Vedendosi perdere di nuovo la libertà, il popolo atessano accolse i rappresentanti del Colonna con una violenta ribellione, a cui non bastarono le minacce di rappresaglia per porvi fine ma fu necessaria un'offerta di quattromila ducati d'oro. Per tre secoli Atessa rimase sotto la famiglia Colonna, fino a quando Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat fecero abolire la feudalità nel Mezzogiorno d'Italia. La decadenza di Atessa: Secondo i canoni del sistema feudale, pesanti oneri di varia natura gravarono sui sudditi atessani, a causa dei quali precipitarono in grande miseria, a cui si aggiunsero le carestie, i terremoti e le ricorrenti epidemie di peste. La riconquista del paese di Atessa dei Borbone: Nel XVIII secolo, dopo la caduta del nefasto impero spagnolo, il Regno di Napoli riconquistò la propria indipendenza con i Borbone con il re Carlo III, a cui successe una rinascita della vita cittadina atessana. Migliorarono anche le condizioni economiche del Comune e, di conseguenza, le condizioni di vita degli abitanti. La Repubblica Partenopea e la rivoluzione: Nel 1799 due importanti avvenimenti si susseguirono rapidamente nell'Italia meridionale: la proclamazione della Repubblica Partenopea, dopo l'occupazione da parte delle truppe francesi del Regno di Napoli e la restaurazione del governo monarchico borbonico. Come altri centri del Mezzogiorno, Atessa fu coinvolta nelle vicende di quell'anno, vivendo giornate drammatiche. Una sommossa generale del popolo precedette l'ingresso dei soldati francesi in Città. Gran parte dei rivoltosi era composta da contadini, che si abbandonarono a saccheggi ed eccidi, a danno dei "signori" del primo ceto, accusati di essere sostenitori delle nuove idee dei francesi, che ai loro occhi apparivano come sovvertitori dell'ordine costituito e nemici della religione. Atessa, dal 1861 al 1945: Dopo l'annessione del Regno di Napoli all'Italia nel 1861, Atessa divenne un comune prevalentemente legato alla vicina Lanciano. Già fino al 1806 faceva parte del cosiddetto "distretto lancianese". Attività principale fu l'agricoltura. Nel periodo fascista Atessa fu accorpata a Lanciano con un podestà. Durante la seconda guerra mondiale Atessa fu città libera per gli sfollati, benché subì bombardamenti intorno al territorio. Con la resistenza locale nel 1944 combatté presso la vicina Paglieta contro i tedeschi, al fianco degli alleati britannici. La storia contemporanea del paese di Atessa: anni '60 e periodo attuale: Negli anni '60 Atessa iniziò a crescere di importanza economica con la costruzione di varie fabbriche presso la contrada di Montemarcone e Sant'Onofrio (di Lanciano): tra le più importanti industrie del comprensorio "Val di Sangro" vi sono la Honda e la Sevel. Tale industrializzazione servì per impedire lo spopolamento dei comuni rurali dopo la miseria della guerra. Ad Atessa nel 1969 fu aperta anche una sede distaccata del Liceo classico "Vittorio Emanuele II" di Lanciano, chiusa poi nel 2012. Attualmente Atessa.
CAMPEGGI AD ATESSA (CH)
Attualmente Atessa ha visto raddoppiare la popolazione da oltre 5.000. individui a circa 10.000. Oltre a essere sede del comprensorio industriale, è stazione agricola dei comuni della val di Sangro e del Sinello. Oltre all'economia di agricoltura e industria, si è sviluppata anche la vocazione turistica, per l'integrità del vecchio centro storico (visitato in particolare il duomo di San Leucio) e per la vicinanza al mare (Torino di Sangro) e alla montagna (Tornareccio e il sito montano di Monte Pallano). Atessa è anche molto ben collegata dalla superstrada Fossacesia-Castel di Sangro-Isernia. I monumenti e i luoghi di interesse nel comune di Atessa. Architetture religiose: Duomo di San Leucio (XIII secolo) - chiesa principale, caratterizzata da esterno gotico con portale a sesto acuto e rosone a raggi. L'interno barocco ha opere di Nicola da Guardiagrele, nonché la reliquia della costola del Drago. Chiesa di Santa Croce (XIV secolo) - chiesa medievale fondata su una cappella del Mille. Dopo restauri settecenteschi, la chiesa oggi possiede un esterno gotico con portale a sesto acuto, una robusta torre campanaria, e l'interno stuccato a pianta basilicale. Convento di San Pasquale e chiesa di Santa Maria degli Angeli (1408-1431) - monastero frequentato dai pellegrini del tratturo di Fara San Martino, usato anche nel XVII secolo come lanificio. Ha facciata ampia con frontone. Un grande arco introduce il portico medievale, con chiostro rinascimentale. L'interno barocco ha il soffitto a cassettoni lignei decorati. Chiesa della Madonna della Cintura (XIV secolo) - chiesa suddivisa in due corpi distinti, uno superiore e il secondo inferiore, più antico. L'interno ha una caratteristica lanterna dodecagonale. Chiesa di San Pietro (1467) – oggi sconsacrata, la chiesa è molto semplice, in pietra grezza con piccolo campanile a vela. Chiesa della Madonna Addolorata (1952) - chiesa del XVII secolo, ristrutturata dopo la guerra. Ha un impianto rettangolare a navata unica. La facciata è molto decorata da bassorilievi, al livello inferiore delle paraste che sorreggono quattro colonne decorative. Chiesa di San Vincenzo Ferrer (1847)- chiesa della contrada Montemarcone, realizzata in stile neogotico, con un grande campanile centrale a vela. Chiesa di San Rocco (XVI secolo) - chiesa della piazza Garibaldi, realizzata nel XVII secolo, con facciata restaurata in stile neogotico. L'interno ha altari policromi. Chiesa di Sant'Antonio (XVII secolo) - piccola chiesa dalla facciata rettangolare in laterizio, e interno molto ben stuccato da affreschi di stampo rinascimentale, dei quattro Evangelisti. Chiesa di San Michele (XVIII secolo)- chiesa del VII secolo, restaurata completamente nel Settecento. Ha facciata barocca semplice, con campanile laterale turrito. Chiesa di San Domenico (1566) - chiesa dalla facciata barocca incompiuta, con interno ricco affrescato. Vi sono scene degli Apostoli. Chiesa di San Giovanni Battista, Chiesa di San Benedetto (1975), Chiesa di San Luca (1986), Il Chiostro delle Clarisse, costituito da alcuni resti delle arcate del chiostro del monastero di San Giacinto (1667). Le architetture civili ad Atessa (Ch) Casa De Marco (XIV secolo), si suppone fosse il castello medievale, successivamente ampliato dalla regina Giovanna di Napoli, e poi trasformato in residenza nobile nel XVIII secolo. Ha l'esterno fortificato, con finestre bifore rinascimentali, ed oggi ospita il Museo Etnografico. Porta San Michele - semplice porta urbica ad arco della città vecchia. Arco 'Ndriano- Porta grande del corso Vittorio Emanuele III, del XIII secolo. Essa ha uno spessore molto ampio, ed ha un rialzo superiore per appartamento delle guardie. Porta Santa Margherita - è nel rione di Santa Croce, e risale al VI secolo. È una semplice struttura ad arco in pietra, dove vicino si trova la chiesa di Santa Margherita. Porta San Giuseppe. Mura del borgo antico - sono visibili lungo il corso Vittorio Emanuele, e risalgono al XIII secolo. Palazzo Coccia-Ferri- risale al 1569 ed è struttura signorile, modificata nel XVIII secolo, perdendo parte dell'arte tipica rinascimentale originale. Palazzo Spaventa- si trova in piazza Garibaldi, realizzato in laterizio e bugne, così come la cornice del portale. Risale al XVII secolo, opera dei parenti del famoso Silvio Spaventa. Palazzo Marcolongo. Palazzo Della Francesco. I siti archeologici ad Atessa: Sopra il Monte Pallano, a confine con Tornareccio e Bomba, si trovano le Mura Ciclopiche del sito di Pallanum, recuperate negli anni '90 per un parco archeologico attrezzato. Altri luoghi di interesse: Colonna di San Cristoforo: Si trova sulla cima dell'omonimo colle a ridosso di piazza Garibaldi, il centro cittadino. Venne costruita in onore di San Cristoforo per invocare protezione dalla peste nel 1657. Venne restaurata nel 1955 a causa dei gravi danni subiti durante la seconda guerra mondiale. È realizzata in laterizio ed è composta da due piani a quattro facce, ognuno dei quali presenta degli archi a tutto sesto, su cui poggia la statua del Santo. Monumento ai caduti. La torre medievale. La fontana grande. Risale al 1460. La fontana è realizzata in conci di pietra calcarea ed è alta circa tre metri. In quattro aperture si poteva porre il secchio o la conca per prelevare l'acqua. Vari esempi di architettura contadina nelle campagne circostanti. Scavi archeologici di Porcari.
VILLAGGI TURISTICI AD ATESSA (CH)
Tradizioni e folclore ad Atessa (Ch) Al popolo venne donato il sangue nero del drago per esorcizzare i mali e per curare le malattie. Del corpo della bestia, San Leucio lasciò solo un'enorme costola, che volle fosse conservata in eterno dentro una chiesa da edificare e intitolare a suo nome. In effetti, la cattedrale della città è intitolata proprio a San Leucio e vi si conserva una reliquia che la devozione popolare ritiene essere la costola del drago. San Martino ad Atessa: Antichissime tradizioni e leggende si legano anche all'altro protettore di Atessa, San Martino abruzzese, nativo proprio di questa città. Secondo la leggenda Martino si fece frate e decise di andare a predicare in un piccolo convento a Fara San Martino. Tuttavia, in nome dell'amore che lo legava alla città di origine, il santo promise agli atessani bel tempo o piogge, secondo le necessità, se questi avessero invocato il suo nome con fede e avessero visitato ogni anno il suo romitorio, portandovi in oblazione una grande torcia di cera. Dopo aver benedetto il popolo con un ramoscello d'ulivo, San Martino salì velocemente sulle montagne verso Vallaspra, attraversando sterpaie e boschi, voltandosi altre due volte per benedire il popolo e la città. Il santo giunse infine in una grotta della Majella, presso la sorgente del fiume vicino Fara San Martino, e lì morì. Gli atessani erano devoti e riconoscenti a Martino: per impetrare la grazia dei buoni raccolti e in ricordo del viaggio dell'eremita, tutti gli anni ripercorrevano a piedi l'itinerario del santo, soffermandosi a pregare nei luoghi stessi in cui San Martino si era voltato a benedire i suoi compaesani. Questa tradizione è detta della 'ntorcia (che vuol dire "torcia"). Essa è ancora oggi particolarmente sentita tra gli agricoltori, che ripercorrono l'antico itinerario a piedi o in autobus. La chiesa di Santa Croce è un edificio religioso ubicato nel comune di Atessa, in provincia di Chieti. È una delle più antiche chiese della città Atessa ed è situata sull'estremità del colle Tixia, uno dei primi nuclei abitativi della città. Presenta un impianto basilicale a tre navate. Storia: Secondo alcuni studiosi una primitiva struttura a pianta ottagonale esisteva già nel VII secolo, come sembrerebbero testimoniare alcuni elementi architettonici. Un documento del 1027 rinvenuto dallo storico locale Tommaso Bartoletti segnala per la prima volta la chiesa, che in quanto sede della compagnia di Santa Croce, assisteva i pellegrini che giungevano ad Atessa. Le prime modifiche alla chiesa rimandano al XIII secolo, quando vennero realizzati anche i due contrafforti ai lati del portale. Altri lavori furono condotti nel XIV secolo, in occasione del quale fu conferito all'edificio un aspetto ad aula unica rettangolare e furono inseriti il portale gotico ed il rosone. Le due navate laterali, coperte da volte, vennero aggiunte solamente nella seconda metà del XVII secolo. Tali lavori terminarono nei primi decenni del Settecento, dopo la realizzazione dell'attuale campanile. Nel XIX secolo la chiesa fu rinforzata con una cassa muraria impostata su arconi, dotata di uno spessore tale da opporsi alla spinta delle volte sulle navate laterali. Con i lavori di restauro del 1985 fu ripristinato l'originale aspetto della facciata, rimuovendo lo strato di intonaco che la rivestiva. Descrizione: La facciata presenta un caratteristico paramento murario a pietre a vista. Sotto il rosone gotico si trovano due finestre barocchementre in asse con esso sono una monofora romanica e, più in basso ancora, il portale con arco ogivale. A lato della facciata vi è il campanile settecentesco in cotto, con una grande cella campanaria sulla sommità. L'interno è in stile barocco, con una semplice pianta basilicale a tre navate senza cappelle laterali. Sulla controfacciata è dislocata la cantoria lignea decorata con pitture monocrome, che accoglie un organo ottocentesco. La navata centrale è suddivisa in tre campate da lesene dorate che sorreggono le arcate che separano la navata maggiore da quelle minori. L'abside quadrangolare, coperto da una cupola senza lanterna, è delimitato da una balaustra semicircolare in marmi bicromi. Sotto l'arco absidale vi è il moderno altare maggiore in legno, fiancheggiato da un ambone della stessa fattura. Tra le altre opere di pregio si possono annoverare la piccola statua lignea di Maria Santissima delle Grazie, le statue di San Francesco d'Assisi (1885) e dell'Immacolata Concezione (1889, dell'artista atessano G. Falcucci), e due statuine raffiguranti i Santi Andrea e Lorenzo, poste vicino al fonte battesimale.
AFFITTACAMERE AD ATESSA (CH)
AFFITTACAMERE CINALLI
Salita De Renzis, 30 - 66041 Atessa (Ch)
tel. 0872 865866
BED & BREAKFAST AD ATESSA (CH)
La cultura ad Atessa (Ch) Istruzione – Biblioteche: Biblioteca Comunale "F. Cicchitti - Suriani". Scuole - Nel comune sono presenti i seguenti istituti secondari di secondo grado: Liceo Scientifico e Liceo Scientifico Scienze Applicate; Istituto Tecnico Commerciale; Istituto Professionale per i Servizi Socio Sanitari (dal 2013). Musei: Museo Sassu. Eventi e manifestazioni ad Atessa (Ch) La manifestazione più antica si svolge dal 15 al 18 agosto. Essa costituisce una delle più attese festività della comunità atessana: consiste nella celebrazione dei santi Maria Assunta, Rocco, San Leucio ed Emidio, protettori della città, mediante una serie di spettacoli folcloristici e musicali. Una rassegna di musica jazz si svolge ogni anno in tre serate a metà luglio, nella piazza del Municipio: ne sono ospiti musicisti di fama nazionale e internazionale. Terza settimana di luglio: Rassegna nazionale di concerti bandistici. Tra luglio e agosto: Festival internazionale del folclore. Prima e ultima domenica di maggio: La Ntorcia (Cero portato fino a Fara San Martino con una marcia che può durare fino a 17 ore). Novembre/Marzo: Rassegna regionale di Teatro Comico Dialettale "Drago d'Oro" - Teatro Comunale "A. Di Iorio". Persone legate ad Atessa: Alfredo Bajocco,(1882-1963), pedagogista. Pietro Benedetti, (Atessa, 1902 – Roma, 1944), martire partigiano. Giulio Borrelli, giornalista. Domenico Ciampoli, (1852-1929), bibliotecario e letterato. Antonio Di Jorio, (1890-1981), compositore e musicista. Giuseppe Falcucci, (1925-2005), giornalista. Giorgio Mancini, danzatore e coreografo. Raffaele Sciorilli Borrelli, (1916-2001), letterato e politico. Le Frazioni del comune di Atessa: Aia Santa Maria, Boragna Fontanelle, Boragna San Paolo, Campanelle, Capragrassa, Carapelle, Carriera, Casale, Castellano, Castelluccio, Ceripollo, Colle Comune, Colle d'Aglio, Colle delle Pietre, Colle Flocco, Colle Grilli, Colle Martinelli, Colle Palumbo, Colle Quarti, Colle Rotondo, Colle San Giovanni, Colle Sant'Angelo, Colle Santinella, Colle Santissimo, Cona, Coste Iadonato, Croce Pili, Fazzoli, Fontegrugnale, Fontesquatino, Forca di Iezzi, Forca di Lupo, Fornelli, Giarrocco, Ianico, Lentisce, Mandorle, Mandrioli, Masciavò, Masseria Grande, Molinello, Montecalvo, Montemarcone, Monte Pallano, Monte San Silvestro, Osento, Passo del Vasto, Passo Pincera, Piana Ciccarelli, Piana dei Monaci, Piana dell'Edera, Piana Fallascosa, Piana La Fara, Piana Matteo, Piana Osento, Piana Sant'Antonio, Piana Vacante, Pianello, Piazzano, Pietrascritta, Pili, Querceto, Quercianera, Rigatella, Riguardata Scalella, Rocconi, Saletti, San Giacomo, San Luca, San Marco, Sant'Amico, San Tommaso, Satrino, Sciola, Scorciagallo, Siberia, Solagna Longa, Solagna Rigatella, Sterpari, Vallaspra, Varvaringi. L’economia ad Atessa. Settore primario: Dato l'esteso territorio comunale (il più esteso della provincia di Chieti), Atessa possiede una discreta importanza nell'agricoltura, che si concentra nelle zone collinari, poiché la zona pianeggiante della Val di Sangro è occupata dagli insediamenti industriali. Proprio il processo di industrializzazione ha tolto forze di lavoro al settore primario, a cui consegue l'abbandono delle terre poco redditizie. Si producono principalmente vino, cereali e olio di oliva. Nella frazione di Piazzano sono molto concentrate le coltivazioni di pesche gialle. Il territorio presenta una diversificazione agricola, motivo della notevole ricchezza paesaggistica che vanta la Città. Settore secondario: Le principali risorse economiche della Val di Sangro si concentrano nella zona industriale di Atessa, nella frazione di Saletti. Con l'industrializzazione degli anni settanta e ottanta, la struttura economica e sociale cittadina passò dal tipo agricolo-artigianale a una dinamica società di tipo industriale. Fornisce lavoro a buona parte della popolazione dei paesi circostanti, fermando il drastico spopolamento e l'emigrazione verso altre nazioni dai paesi dell'entroterra. I principali insediamenti industriali sono rappresentati dallo Stabilimento Sevel Val di Sangro, il più grande impianto di produzione di veicoli commerciali leggeri d'Europa, la Honda, la Honeywell e la Pail serramenti, storica industria atessana. Settore terziario: In passato le attività terziarie principali si concentravano nel capoluogo cittadino, ma stanno acquisendo sempre più importanza le attività presso le nuove zone residenziali della Val di Sangro, e proprio per questo molte di quelle del capoluogo si stanno trasferendo nei nuovi centri. Lo sport ad Atessa (Ch) Ad Atessa fino alla stagione 2008-2009 erano presenti due squadre di calcio: la Polisportiva Val di Sangro nata nel 1961, che militava nel campionato di serie C2 e l'Atessa Calcio nata nel 1964 (fino al 1988 Ate-Tixa), che disputava il campionato regionale abruzzese di Eccellenza. Nel 2009 si sono fuse per dar vita all'Atessa Val di Sangro, cancellata dalla Lega Nazionale Dilettanti nel 2012. La stagione calcistica 2015-2016 vede al via le seguenti squadre della città: l'A.S.D. Val Di Sangro, militante nel girone A di Eccellenza, l'ASD Piazzano, che partecipa al girone B di Prima Categoria, dove sfida l'A.S.D. Atessa Mario Tano. Infine in terza Categoria gioca l'ASD Draghi San Luca. Altra squadra dilettantistica presente nel Comune è la A.S.D. Futsal Atessa che disputa il campionato regionale di calcio a 5, serie C2 girone B. Il principale impianto cittadino è lo stadio comunale Montemarcone, nella località omonima, con una capienza di 2000 spettatori, mentre in città è presente lo stadio Fonte Cicero, dotato di 1500 posti. Nella località è presente la squadra di pallacanestro ASD Atessabasket.
CASE PER VACANZA AD ATESSA (CH)
Il duomo di San Leucio è la chiesa patronale di Atessa, in provincia di Chieti. È intitolata a Leucio d'Alessandria, primo vescovo di Brindisi. La prima chiesa intitolata a San Leucio risale all'874, come accertato da fonti documentarie. Lo storico locale Tommaso Bartoletti riporta la notizia di un restauro avvenuto nel 1312, in occasione del quale sarebbe stato realizzato il rosone dalla scuola Lancianese di Francesco Petrini e le rappresentazioni simboliche dei quattro evangelisti. Infatti sono assai evidenti le somiglianze ai rosoni della stessa scuola presenti sulle facciate di Santa Maria Maggiore a Lanciano e del duomo di Larino. Intorno alla metà del XIV secolo il duomo poteva presentarsi con un impianto di tipo basilicale a tre navate con archi ogivali sorretti da pilastri. Per altre notizie sull'edificio bisognerà attendere il 1596, quando gli intagliatori Antono Parvolo e Giambattista Cerinola ricevettero l'incarico di realizzare la custodia grande e un baldacchinoall’altare maggiore. Una nuova ristrutturazione perseguita nel 1750 portò all'ampliamento dell'aula a cinque navate, alla costruzione del campanile e al rifacimento della facciata, con un timpano curvilineo e due volute laterali. Al 1769 è riconducibile l'aggiunta per opera degli intagliatori Mascio del coro ligneo, del pulpito, della cassa dell'organo, della cattedra prepositurale e delle due sedie del magistrato. Negli anni novanta dell'Ottocento fu ampliata la strada su cui si affaccia la chiesa, che fu anche modificata di quota. Con un'invasiva opera di restauro nel 1935 fu ripristinata su commissione della Soprintendenza abruzzese l'originale facciata medioevale, con un timpano triangolare, l'eliminazione delle volute, la sostituzione delle finestre sui portali laterali con oculi e lo spostamento in basso delle nicchie con i simboli degli evangelisti, che prima si trovano ai lati del rosone. Nel 2003 sono stati riportati alla luce due affreschi del XIII-XIV secolo che si celavano dietro il coro, rimosso provvisoriamente per un restauro, e un frammento di citazione di un salmo in caratteri gotici. L'interno barocco con le sue cinque navate. La leggenda del Drago: Secondo la leggenda San Leucio, vescovo di Brindisi, uccise il drago che seminava terrore tra Ate e Tixia, i due primi nuclei abitativi della città di Atessa, impedendo loro di unirsi. Dopo avere ucciso il drago, egli diede il sangue ed una costola al popolo perché venisse custodita in ricordo dell'accaduto. La costola attualmente è conservata nella chiesa intitolata proprio al Santo. L'edificio sorge nel luogo dove secondo la leggenda vi era la grotta del drago. A causa dei diversi accrescimenti subiti nel corso del tempo, la facciata, con la sua disorganicità, non rivela la reale articolazione interna in quanto interessa solo la navata centrale e le prime due laterali. Le navate più esterne sono invece inglobate nelle costruzioni adiacenti. Due pronunciate rampe di accesso congiungono la superficie stradale con i tre portali. Di questi ultimi, tutti a sesto acuto, solo quello centrale è strombato e presenta una decorazione più ricca. I conci disposti a sesto acuto del portale centrale sono contenuti entro una cornice poligonale. In asse con il portale, proseguendo verso l'alto, si trova una nicchia contenente una statua di San Leucio, che a sua volta è affiancata da altre due per lato nelle quali sono celati i simboli degli evangelisti. La cortina muraria in laterizio della facciata è sezionata orizzontalmente da una cornice, sopra il quale il settore della navata centrale mostra una fattura in opus spicatum ed è delineato lateralmente da due lesene in pietra e da una cornice a spiovente sulla sommità. Il rosone è sormontato da una piccola edicola contenente la scultura dell’agnello crocifero ed è racchiuso entro un archivolto che poggia su leoni stilofori. Il traforo è composto da colonnine tortili radiali dalla quale sono impostati due giri contrapposti di archetti trilobati. L'ambiente interno, alquanto ampio in larghezza ma piuttosto ridotto in lunghezza, è interamente rivestito di decori tardo-barocchi dalla tonalità rosso-bruno, oro, beige e grigio, imitando le vene naturali del marmo. Alle pareti laterali è addossata una serie di tredici altari in marmo, sopra il quale sono apposti quadri ad olio con figure di santi, molti dei quali ex voto. Nella navata centrale campeggia un pulpito riccamente intagliato in noce massiccia, un altrettanto decorato coro ligneo, una cattedra prepositurale e la cassa dell’organo, opere dei fratelli Mascio di Atessa e risalenti al XVIII secolo. Lo scranno centrale è sovrastato da una tela di Ludovico Teodoro raffigurante San Leucio, datata 1779. Gli affreschi che decorano la volta sono opera di Teodoro Trentino e dell'atessano Ferri, riconducibili al XVIII e XIX secolo. Sono presenti poi un crocifisso ligneo di scuola napoletana datato 1750, una statua rinascimentale in terracotta raffigurante forse San Giuseppe e, presso la sacrestia, una costola fossile del mitico "dragone", in realtà appartenente ad un mammifero di grossa taglia, probabilmente donato alla chiesa come ex voto in epoca medioevale. Il cosiddetto "tesoro" della chiesa di San Leucio è costituito da opere di oreficeria, materiale archivistico, un ricco corredo di paramenti, statue, arredi, candelabri e tessuti ricamati, messi insieme dalla devozione dei fedeli locali e dalle scelte amministrative del clero. Spiccano in particolare l'ostensorio in argento dorato di Nicola da Guardiagrele del 1418, lavorato a cesello e bulino e con smalti e lavorazioni in filigrana, su cui sono rappresentate varie figure che culminano con San Michele che brandisce la spada. Sono poi da ricordare la croce processionale anch’essa attribuita a Nicola da Guardiagrele, il busto di San Leucio in argento dorato, fuso a Roma nel 1731 ma terminato solo nel 1857 e i messaliminiati del XV e XVI secolo, a cui si aggiungono libri corali, pergamene, cartegloria, calici, croci, reliquiari e gioielli donati da privati come ex voto per la grazia ricevuta.
APPARTAMENTI PER VACANZA AD ATESSA (CH)
Il convento di San Pasquale è un complesso monastico ubicato ad Atessa, in provincia di Chieti, in località Vallaspra. Comprende la chiesa di Santa Maria degli Angeli. Storia: Secondo fonti bibliografiche la fondazione del convento risalirebbe al 1408, attorno ad un'antica cappella detta "cona", su proposta di Fra Tommaso da Firenze. I lavori terminarono nel 1431. Alcuni importanti interventi di rimaneggiamento vennero condotti nel 1666 e nel 1700, come attestato da una pergamena del 1762, probabilmente per conformare l'edificio alla sua nuova funzione di lanificio, protrattasi per oltre quaranta anni fino al 1675. Vi venivano prodotti tessuti per confezionare il saio francescano e vi venivano smerciate lana e merci con pellegrini, pastori e viandanti che transitavano sul tratturo che giungeva a Fara San Martino. Nel 1860, con l'incameramento dei beni ecclesiastici, la struttura divenne proprietà del comune di Atessa e visse un lungo periodo di decadimento e abbandono, nel quale fu utilizzata come rimessa e magazzino a servizio del corpo forestale. In quel periodo, tuttavia, il giardino venne trasformato in un vivaio di piante, come è oggigiorno. Nel 1936 il convento fu restaurato e la chiesa di Santa Maria degli Angeli riprese ad essere officiata ad opera di un gruppo di missionari Oblati di Maria Immacolata. Venne anche rimosso l'intonaco che rivestiva le pareti esterne e fu modificata la terminazione della chiesa, che precedentemente era piana. Al momento ospita i Padri Identes. Descrizione: L'affresco della Pietà con Santa Maria Maddalena e Sant'Antonio da Padova a destra, San Giovanni e San Francesco a sinistra. Il convento è realizzato in pietra, con l'utilizzo di laterizi solo per le paraste, le arcate e le volte a crociera del portico. Sulla parete di fondo di quest'ultimo è visibile un affresco (parte dell'antica "cona") che rappresenta la Pietà con ai lati la Maddalena, Sant'Antonio, San Giovanni e San Francesco. Il prospetto principale è scandito dagli archi a tutto sesto con paraste del portico, che sostengono una trabeazione che si interrompe in corrispondenza della facciata della chiesa, in quanto essa emerge in avanti rispetto al resto della struttura. L'edificio possiede anche un chiostro interno a pianta quadrangolare, con un doppio ordine di arcate, al centro del quale si trova il pozzo che secondo la tradizione sarebbe stato oggetto di un miracolo nel 1709. Nel muro sinistro del convento è presente una grande riproduzione di Lourdes, con anche un piccolo laghetto. Chiesa di Santa Maria degli Angeli ad Atessa: La facciata, divisa orizzontalmente da una cornice marcapiano, si conclude con un frontoneinterrotto al centro da un piccolo campanile a vela. Dei due settori in cui la cornice divide il prospetto, quello di sotto accoglie un grande arco che introduce nel portico e poi alla chiesa, mentre in quello di sopra si trova una trifora con archi poggianti su colonnine. All'interno paraste con capitelli dorati sorreggono una trabeazione che corre lungo tutto il perimetro della chiesa. Un grande arco separa la navata, con copertura a cassettoni, dalla zona absidale, con una calotta emisferica impostata su pennacchi affrescati. Alla destra della navata principale se ne apre una laterale più piccola, sulla quale si affaccia la grande cappella dedicata a San Pasquale Baylon, aggiunta nei primi del Settecento. Quest'ultima conserva un reliquiario con i resti di Santa Liberata Martire e altri reliquiari con i resti del beato Tommaso e di San Pasquale. Degna di nota è anche una statua del santo a cui è dedicato il convento e una scultura cinquecentesca in terracotta di San Francesco d'Assisi.
CASE PER LE FERIE AD ATESSA (CH)
La chiesa della Madonna Immacolata della Cintura o di Santa Giusta si trova nella parte più antica della città di Atessa. È composta da una chiesa inferiore non più officiata ed una chiesa superiore, quella attuale, a cui si accede da un portale laterale su Via Menotti De Francesco. Possiede un impianto basilicale a tre navate con abside. La chiesa inferiore, intitolata alla Madonna dei Raccomandati esisteva già nella prima metà del XIV secolo. Nel 1545, secondo lo storico locale Tommaso Bartoletti venne fatto in inventario dei beni della chiesa inferiore. Nello stesso anno nacque la confraternita dei Raccomandati. La frammentarietà delle fonti documentarie non consentono di capire se la chiesa inferiore e la chiesa superiore siano state edificate nello stesso periodo o se quest'ultima sia costruita successivamente. Nel 1576 la chiesa superiore fu oggetto di interventi di restauro grazie al contributo del devoto Bernardino Innamorato come testimoniato dall'iscrizione del portale d'ingresso. Fonti bibliografiche affermano che agli inizi del Settecento la chiesa superiore fu restaurata e arricchita con parte degli arredi dell'antica chiesa di Santa Giusta a cui poi fu intitolato l'edificio. Il 24 gennaio 1855 il sindaco iniziò una fitta corrispondenza per ottenere la chiesa inferiore che allora era sede della confraternita dei Raccomandati, la confraternita cesso di esistere. Quando e come la chiesa inferiore, fu ceduta al comune, ed esso o chi per lui l'affitto ad un privato non vi sono notizie certe, ma la realtà di oggi è che la ex chiesa della madonna dei Raccomandati, di proprietà della chiesa è in uno stato totale di abbandono, e di degrado tanto da pregiudicare la stabilita della chiesa superiore. Descrizione: Esternamente la chiesa presenta linee architettoniche estremamente semplici che si confondono con gli edifici circostanti, caratterizzate dal portale in pietra, il campaniletriangolare e due finestre a semicerchio. Chiesa superiore della Madonna Immacolata della Cintura o di Santa Giusta ad Atessa: La chiesa superiore di Santa Giusta, con ricche decorazioni a stucchi policromi, presenta la stessa pianta della chiesa inferiore ed è articolata in tre navate divise da pilastri. La navata centrale presenta una cupola ellittica con decorazioni a cassettoni, una lanterna centrale dodecagonale e piccole aperture ad arco acuto su colonnine, impostata su quattro pilastri cruciformi con capitelli corinzi sormontati da dado. I soffitti delle navate laterali sono realizzati con volte a vela su base trapezoidale e finestre laterali semicircolari. L'abside è coperta da una cupola semisferica su base quadrata. Sulle pareti vi sono due altari di epoca barocca, come anche gli arredi lignei, il pulpito, il confessionale e il coro. Cantoria: La cantoria in muratura si trova all'inizio della navata. È sorretta da quattro colonne con capitelli finemente decorati. Presenta un parapetto mistilineo corniciato e decorato con strumenti musicali e motivi floreali. Al centro vi è un medaglione con un'iscrizione: "CONGREGA / DELLA / CINTURA / 1876". Alla base della cantoria si trova un'altra scritta: "AD HONOREM ET DEI GLORIAM ET B. M. SEMPER VIRGINIS DE CONSOLATIONE". Organo: L'organo si trova sulla cantoria e risale al XVIII secolo. La presenza di due elementi caratteristici del costruttore molisano ovvero la particolare sagomatura dei modiglioni, la precisione degli intarsi presenti sul listello della tastiera e la particolare sagomatura dei piedi delle canne di legno fanno supporre quasi certamente che a realizzare l'organo fu Francesco D'Onifrio da Caccavone (l'odierno Poggio Sannita). È rinchiuso in una cassa indipendente a due ante decorate con riproduzioni pittoriche di drappeggi. Chiesa inferiore della Madonna Immacolata della Cintura o di Santa Giusta ad Atessa: La chiesa inferiore, dedicata a Santa Maria dei Raccomandati, è realizzata in laterizio con una planimetria semplice trapezoidale, divisa in quattro campate con soffitti a crociera, impostate su archi a tutto sesto, con alcune colonne indipendenti dall'impianto della chiesa, costruite per sostenere i pilastri della chiesa superiore, con cui sono in corrispondenza. La chiesa della Madonna Addolorata si trova in via Duca degli Abruzzi ad Atessa, in provincia di Chieti. Storia della chiesa della Madonna Addolorata ad Atessa: La prima chiesa della Madonna Addolorata risale al XVI secolo. In seguito alla peste del 1525, mons. Tommaso Mennilla istituì la Confraternita della Morte nella chiesa di San Bartolomeo, con il compito di seppellire i meno ricchi nella chiesa dell'Addolorata. Nel 1740 la Confraternita si sciolse e vi subentrò la Confraternita dell'Addolorata. Il 13 novembre 1943, durante la seconda guerra mondiale la chiesa venne distrutta dalle bombe. Fu ricostruita per volontà della Confraternita e riaperta al culto nel 1952. Descrizione della chiesa della Madonna Addolorata ad Atessa: L'edificio è a navata unica, con terminazione absidale e tetto a capanna. La facciata, terminante con un timpano, presenta due livelli separati da una cornice. Il livello inferiore presenta quattro paraste con capitelli che sorreggono la cornice del secondo livello. Il portale architravato è posizionato tra le due paraste centrali ed è sovrastato da una lapide in pietra riccamente decorata con simbologia religiosa. Il livello superiore si presenta più decorato. Vi si trovano quattro parastecon capitelli corinzi che poggiano si un basamento e che sorreggono il frontone corinzio. Tre le lesene centrali si trova l'unica finestra ad arco con vetrata rappresentante una croce. Tra le paraste laterali vi sono due nicchie con statue raffiguranti San Martino di Atessa e San Gabriele dell'Addolorata. Tutto il perimetro della chiesa presenta internamente una serie di paraste con capitelli arricchiti da decorazioni dorate. Vi si trova anche un dipinto raffigurante Madonna. Nella zona absidale dietro l'altare si trova una statua della Madonna Addolorata. La copertura dell'aula, con volta a botte, presenta in corrispondenza dell'abside terminazione a catino, con decorazioni a cassettoni.
COUNTRY HOUSE AD ATESSA (CH)
La chiesa di San Vincenzo Ferrer è situata nella frazione di Monte Marcone, su un colle tra il fondo valle del Sangro e la città di Atessa. La storia della chiesa di San Vincenzo Ferrer di Atessa (Ch) Nel settembre del 1977, durante lavori di aratura, ai piedi del Monte di S. Silvestro, a poche centinaia di metri a linea d'aria dalla chiesa di S. Vincenzo, fu ritrovata una statuetta in bronzo, alta circa 32 cm, raffigurante “Veiove”, per i romani Giove giovanile, il cui culto era legato a sorgenti d'acqua, pioggia e tempesta. La statuetta è di pregevole fattura, proveniente dall'area della Magna Grecia, ora esposta al museo archeologico di Chieti. A cura della Soprintendenza archeologica, iniziarono degli scavi che portarono al rinvenimento di un'area cultuale del II-I secolo a.C., composto da un piccolo tempio pagano italico con un muro di recinzione, insieme ad una gran quantità di reperti, tra cui l'ara del tempio e una testa di cavallo in argilla. Diversamente dagli altri, questo tempio si trovava in pianura, costruito con precisione e regolarità, e doveva avere una certa importanza per gli abitanti del luogo e per i pastori di passaggio nel tratturo L'Aquila-Foggia. Per l'asimmetria al crinale del monte, doveva essere di introduzione a qualcos'altro doveva essere sulla cima. Il monte, ai piedi del quale si trovava il tempio, in epoca cristiana, è stato intitolato a S. Silvestro, dato da non sottovalutarsi, in quanto S. Silvestro è il primo santo non martire venerato dalla Chiesa, vissuto al tempo di Costantino, l'imperatore della liberalizzazione del cristianesimo (313 d.C.). Nella vita di S. Silvestro una leggenda narra che a Roma, al Colle Palatino, sotto i resti del tempio dedicato a Castore e Polluce, avesse la tana un drago crudelissimo, dall'alito pestilenziale. Un giorno Silvestro, preoccupato per questa calamità che faceva strage di innocenti, decise di intervenire personalmente, recandosi presso la tana del mostro, armato del solo crocifisso. Tenendo dinanzi a sé la croce, il papa riuscì miracolosamente ad ammansire il drago: lo legò con un fragile filo tolto alla sua veste e lo portò a guinzaglio come un docile cagnolino dai suoi fedeli, che pensarono ad eliminarlo. Di fronte a tale prodigio i sacerdoti pagani si convertirono al cristianesimo, e il pontefice a ricordo dell'episodio fece costruire la chiesa di Santa Maria Liberatrice. È per questo che S. Silvestro viene raffigurato con ai piedi un drago, che rappresenta il paganesimo sconfitto dal cristianesimo. È possibile allora che quando arrivò il cristianesimo in Val di Sangro, si sia pensato di dedicare il luogo dove era adorato Veiove, al culto cristiano di S. Silvestro. E come Silvestro uccise a Roma il drago, convertendo i sacerdoti pagani, così il cristianesimo convertì a Cristo i pagani locali. Secondo alcuni racconti, lo stesso S. Silvestro soggiornò sul monte mentre era in viaggio dalla Calabria, ospite del monastero annesso alla chiesa. Il 22 giugno dell'anno 829 la chiesa di S. Silvestro venne donata all'abbazia di S. Maria di Farfa in Sabina. Attorno ad essa sorse in epoca medioevale l'abitato di Castel S. Silvestro, titolare di un feudo, ceduto nel tempo a vari feudatari, tra cui, nel 1269, Sordello da Goito, citato da Dante nella Divina Commedia. Nel 1366, fu acquistato dal Comune di Atessa. Il territorio successivamente venne chiamato anche “Piazzano”, in quanto comprendeva pure la grande pianura ora occupata dalla zona industriale. Nel 1790, Francescantonio Marcone fece ricostruire di fianco alla sua abitazione, alle falde del Monte, una cappella intitolata a S. Silvestro in sostituzione della vecchia chiesa sulla cima del Monte ormai diruta, e vi trasferì il quadro del Santo che poi andò perduto. Fortunatamente, esiste un fax simile del quadro nell'attuale chiesa di S. Vincenzo, fatto realizzare nel 1950 da Vincenzo Menna fu Nicola, in base ai ricordi del nonno, che frequentava la cappella dei Marcone. L'inadeguatezza della cappella a contenere la già numerosa popolazione portarono a richiedere a Ferdinando II Re delle Due Sicilie, per interessamento di Giustino Flocco, il permesso di costruire una nuova chiesa sul regio tratturo, che egli accordò nel luglio del 1847. Progettata dall'atessano Luigi Mascitelli, costruita con i fondi messi dal disposizione dal Comune di Atessa e con il concorso del popolo, che vi trasportò i sassi dal vicino torrente Appello, la nuova chiesa venne ultimata verso il 1860. Terza in ordine storico, la chiesa non porta più il titolo di S. Silvestro, in quanto il cuore della popolazione, allora, già da molto tempo, batteva per San Vincenzo Ferrer, patrono di sorgenti d'acqua, invocato per la pioggia e contro le tempeste. La chiesa divenne sede parrocchiale nel 1934. Subì profondi restauri nel 1963, con il totale rifacimento del pavimento, del tetto e della volta. Nel 1981 fu allungata chiudendo gli archi del portico antistante con delle vetrate. Nel 1996 fu realizzata la grande scalinata col le statue di S. Silvestro e S. Leucio, e, l'anno successivo completamente restaurata, per essere dedicata il 23 settembre 1998 da mons. Edoardo Menichelli, arcivescovo metropolita di Chieti-Vasto, presente la venerata statua della Madonna dei Miracoli di Casalbordino. (Claudio Pellegrini). L'esterno della chiesa di San Vincenzo Ferrer di Atessa. La facciata: La facciata è preceduta da un portico in mattoni e sormontata da una balaustra in pietra, costruita agli inizi del Novecento. Gli archi sono stati chiusi nel 1981 da vetrate in ferroper permettere l'ampliamento della chiesa. Nell'arco centrale è posto il portale d'ingresso, rivestito in pietra, raffigurante scene evangeliche della vita di Gesù: l'annunciazione, la nascita, l'ultima cena, la morte e la resurrezione. La zona superiore della chiesa è incorniciata da due paraste che sorreggono le statue degli arcangeli Michele (a destra) e Gabriele (a sinistra); al centro un rosone in pietra sormontato dall'orologio e dal campanile a vela. Il campanile della chiesa di San Vincenzo Ferrer di Atessa: Originariamente il campanile a vela era fatto a cappello di prete, ovvero a 3 pizzi, sui muri perimetrali laterali a destra della facciata, poi trasferito al centro negli anni sessanta. Le tre campane che sorregge sono dedicate a S. Nicola, quella a sinistra, la più antica, proveniente dalla scomparsa chiesa di S. Nicola del centro storico di Atessa; a S. Vincenzo, la centrale, e a S. Silvestro, quella a destra, fuse nel 1998. Sul retro vi è una campanella proveniente dal vecchio cimitero di Atessa.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' AD ATESSA (CH)
OSTELLI DELLA GIOVENTU' IL CASTELLO
Largo Castello, 4 - 66041 Atessa (Ch)
tel. 085 373269
RIFUGI E BIVACCHI AD ATESSA (CH)
L'interno della chiesa di San Vincenzo Ferrer di Atessa: L'interno è ad aula unica, priva di abside e di cappelle laterali. I muri perimetrali della navata sono movimentati da cornici e paraste con capitelli ionici molto lavorati e rifiniture dorate che sorreggono una trabeazione molto sporgente che segue senza interruzione l'intero perimetro della chiesa. L'atrio è stato adibito a battistero. Il fonte, all'ingresso della chiesa-edificio, ricorda che il battesimo inserisce il cristiano nella Chiesa-Comunità. Esso, con tutte le sculture in marmo e pietra interne ed esterne alla chiesa, è opera dello scultore locale Nicola Farina. Nella vasca è scolpita la colomba, simbolo dello Spirito Santo, a rappresentare, secondo le parole di Gesù a Nicodemo, che non si può entrare nel Regno di Dio se non si rinasce dall'acqua e dallo Spirito. Sul suo piedistallo, il Cristo Risorto con la vite e i tralci presentano il Battesimo come passaggio del cristiano dalla morte del peccato alla vita dell'amore, vissuta in Cristo, per portare frutti di fede, speranza e carità. L'altare e l'ambone hanno in comune la nube, simbolo biblico della presenza dello Spirito Santo, e gli angeli, messaggeri di Dio. Nella liturgia eucaristica, infatti, lo Spirito rivela Gesù come Maestro nell'amore di Dio e del prossimo, indicato dalle tavole dei comandamenti poste tra gli angeli dell'ambone, che offre se stesso come Agnello nel sacrificio della croce, rinnovato sull'altare. Sotto di esso, infatti, l'Agnello è rappresentato sul libro con i sette sigilli dell'Apocalisse. È l'Agnello dell'altare che spiega il senso della parola proclamata all'Ambone. L'azzurro, i colori solari e l'oro usati per la decorazione, esprimono che in questo luogo il Padre che è nei cieli rivela il Cristo come luce del mondo. Nelle pareti dell'aula ecclesiale, le tele, opera del pittore Costantino Di Renzo di Chieti, illustrano scene evangeliche che invitano i fedeli a diventare un Vangelo vivente. Il ciclo pittorico inizia a sinistra di chi entra con il quadro dell'Annunciazione, in cui Maria concepisce il Verbo per opera dello Spirito Santo, affidato alla custodia di Giuseppe, il cui sogno è raffigurato nel piccolo riquadro sottostante. Nascendo Cristo chiama tutti i popoli alla salvezza, rappresentato dall'adorazione dei magi, nell'arco sovrastante. Proseguendo, accanto all'altare, ecco la tela del Battesimo del Giordano, dove Gesù, Agnello mansueto e obbediente a Dio fino al sacrificio della croce, è costituito unico e vero Pastore per i pascoli della vita eterna, raffigurato nel 1948 nell'arco sovrastante dal pittore Ennio Bravo di Atessa, autore anche del Pietro salvato dalle acque, dell'Ultima Cena e delle tele di S. Silvestro e S. Sebastiano. La sequela di Gesù si realizza vivendo il messaggio di conversione, predicato già da Giovanni Battista, raffigurato nell'atto di predicare nel piccolo riquadro sottostante la tela. Sull'altare, la Trasfigurazione, sovrastata dall'Ultima Cena, esprimono come la partecipazione all'Eucaristia realizzi la nostra trasfigurazione a immagine di Gesù, che sul monte Tabor manifestò che solo partecipando alle sue sofferenze si può entrare nella sua gloria. Il ciclo pittorico continua sulla parete destra, dove la mancanza di fede di Pietro, salvato dalle acque, e il dialogo di Gesù con la samaritana presentano la lotta spirituale del cristiano contro dubbi, paure e incomprensioni. Essi possono essere superati mediante l'ascolto della parola di Cristo e il servizio dei fratelli, sull'esempio di Maria e Marta, raffigurati nel piccolo riquadro sottostante. Nella campata di fondo, la tela della pietà rimanda al sacrificio ultimo di Cristo, accettato nella preghiera nell'orto degli ulivi, nel piccolo riquadro sottostante, per ottenere l'effusione dello Spirito Santo su tutti i popoli, rappresentato nell'evento di Pentecoste nell'arco sovrastante. Sulla volta la risurrezione e l'ascensione di Gesù al cielo, con i quattro evangelisti e le loro figure simboliche (l'angelo per Matteo, il leone per Marco, il bue per Luca e l'aquila per Giovanni), richiamano il fondamento e il compimento della fede e della missione della Chiesa. Da vedere nella chiesa di San Vincenzo Ferrer di Atessa: La suggestiva scalinata antistante la chiesa, con le statue di San Silvestro a sinistra e San Leucio a destra, memorie storiche e culturali della comunità. Il bellissimo ed elaborato interno, con le statue lignee di San Vincenzo, titolare della parrocchia e della Madonna della Valle, patrona della zona industriale e Madre del popolo sangrino dei lavoratori. L'altare, l'ambone, la sede, il tabernacolo, il candelabro pasquale, il battistero, scolpiti in marmo. Il monumento ai caduti in guerra della parrocchia sul lato sinistro dell'edificio sacro. Poco più dietro, il monumento alla Madonna della vita, ricordo dell'anno mariano 1988. Il bassorilievo in pietra raffigurante il reperto archeologico di "Veiove", posto a ricordo del 30º anniversario del ritrovamento, sul lato destro dell'ingresso al salone parrocchiale. Poco sotto la chiesa, la bella piazza Silone, sovrastata dalla chiesa, con il memoriale dell'antico pozzo di San Vincenzo. Sulla cima del monte, a cinquecento metri più su, i ruderi della chiesa medioevale di San Silvestro, con la grande croce in ferro, dove scorgere uno dei più bei panorami della valle del Sangro, dal mare alla Maiella.
La chiesa di San Rocco o del Carmine si trova ad Atessa in piazza Garibaldi, la piazza principale della città. La Storia della chiesa di San Rocco o del Carmine: La chiesa un tempo era intitolata alla Madonna del Carmine ed era parte del convento dei Carmelitani che fu fondato nel 1603. Il convento è ancora esistente e ospitava l'Ospedale Civile fino all'apertura del nuovo ospedale. In passato la chiesa aveva la facciata a capanna fino alla ristrutturazione avvenuta nella seconda metà del XX secolo in cui le fu conferito l'aspetto attuale. Descrizione della chiesa di San Rocco o del Carmine di Atessa: Facciata: La facciata è in laterizio con alcuni elementi in pietra quali le paraste, il portale e la finestra. È divisa in due livelli da una trabeazione sostenuta da due coppie di paraste. Il secondo livello termina con una mensola anch'essa sostenuta da due coppie di paraste al cui centro vi è una finestra architravata con un timpano curvo. Portale: Il portale è separato dalla piazza da alcuni gradini. Presenta ai lati due paraste ioliche coronate che sorreggono un frontone triangolare. Interno della chiesa di San Rocco o del Carmine: L'interno in stile tardo-barocco presenta decorazioni con stucchi dorati ed altari policromi. I muri sono arricchiti dalla presenza di altari minori. La navata presenta un ordine architettonico di paraste che reggono una trabeazione molto sporgente che imposta la volta a botte. La volta è riccamente decorata con stucchi e presenta alcuni affreschi che raffigurano scene religiose. Un imponente arco divide il presbiterio dalla navata. Il presbiterio è coperto da una calotta semiellittica che poggia su pennacchi. La chiesa di Sant'Antonio è un edificio di culto situato nel comune di Atessa, in provincia di Chieti. Ha una doppia intitolazione, sia a Sant'Antonio Abate e che a Sant'Antonio da Padova. Posta fuori dalle mura del paese, era affiancata in passato da un ricovero per viandanti e pellegrini, gestito dall'ordine Antoniano, la cui esistenza è attestata sin dal febbraio 1593 grazie ad un atto notarile. Nel corso del XIX secolo fu ristrutturata prima dallo stuccatore Giovanni Fagnani nel 1902, poi dal pittore Alfredo Giuliani nel 1926. La facciata dell'edificio presenta una forma rettangolare in laterizi colorati in ocra e rosso, e vi è incorporato un campanile sul lato sinistro realizzato in mattoni su basamento in pietra. Un'effigie in pietra con ornamenti reca l'iscrizione "A DIVOZIONE DEI FEDELI". All'interno, dall'unica navata della chiesa si può accedere ad una cappella sul lato destro con soffitto a cassettoni, al cui interno sono conservate statue di Sant’Anna e Sant’Antonio di Padova, quest'ultima opera dell’artista Tenaglia di Orsogna, risalente al 1746. L'altare nell'aula principale è sormontato da una cupola su pennacchi, al cui interno vi sono affreschi dei quattro evangelisti. Nello stesso ambiente, all'interno del muro destro, è incastonato un confessionale in finto marmo. La chiesa di San Michele si trova nell'omonimo quartiere di Atessa, uno dei due nuclei originari dell'abitato della città. La storia della chiesa di San Michele che si trova ad Atessa: Gli storici fanno risalire l'esistenza della chiesa già nel VII secolo, pertanto una delle più antiche della città. A testimoniarlo non ci sono fonti documentarie ma un'epigrafe situata all'interno dell'edificio. Sul finire del XVIII secolo fu oggetto di un rifacimento totale, che le conferì l'odierno aspetto, ad opera di don Giacomo Flocco. Un ulteriore intervento fu eseguito nel 1876, come testimoniato da un'iscrizione presente nella facciata. Nel 1844, secondo le fonti bibliografiche, venne edificato il campanile, parzialmente distrutto successivamente durante la Seconda guerra mondiale, a causa dei bombardamenti; venne restaurato poi nel 1947. Descrizione della chiesa di San Michele che si trova ad Atessa. Esterno: La facciata è incorniciata ai lati da coppie di paraste giganti terminanti con capitelli corinzi, concludendo con una trabeazione piana sormontata da balaustra. La superficie del muro è lavorata con fasce di bugnato liscio orizzontali. Il portale architravato è sovrastato da un timpano triangolare. Al centro della facciata vi è una lapide dove vi sono scolpiti a bassorilievo una spada, una corazza e una bilancia, le figure simboliche di San Michele, sopra la quale si trova una finestra arcuata. Il campanile, che fiancheggia la chiesa, è a pianta quadrata tripartito orizzontalmente da semplici cornici. L'ultimo piano presenta quattro lesene con capitelli corinzi. Interno della chiesa di San Michele che si trova ad Atessa: L'interno, in stile tardo-barocco, è rivestito interamente di stucchi e intonaci. Le pareti laterali presentano semipilastri che sorreggono un'aggettante trabeazione per tutto il perimetro della chiesa. La seconda campata possiede una calotta emisferica che posa su pennacchi decorati con figure angeliche di stucco. Su muro destro del presbiterio si trova una lapide con incisioni in caratteri gotici non ancora decifrate.
La chiesa di San Domenico sorge nella parte antica di Atessa. Davanti alla chiesa di affacciava il convento di San Domenico, in gran parte ristrutturato. Storia: Atti notarili risalenti al 1313 attestano la fondazione della chiesa nel 1275. Da documenti citati dallo storico locale Bartoletti si hanno notizie di lavori importati eseguiti alla chiesa nel 1556. Agli inizi del Seicento fu rifatto il soffitto alle navate laterali, mentre i lavori alla facciata si protrassero fino al 1664. Lo stesso anno (1664) ad opera di Fra' Antonio Coccia fu realizzato il portale, come documentato dall'iscrizione incisa sulla trabeazione. Descrizione della chiesa di San Domenico: L'edificio presenta un prospetto laterizio. Il portale presenta 2 colonne scanalate per lato che poggiano su un alto basamento di pietra che reggono il frontone e inquadrano l'apertura ad arco a tutto sesto. Nel settore centrale inoltre vi è presente la facciata realizzata con laterizi e pietre che si conclude con una terminazione a capanna e priva di decorazioni architettoniche con al centro una vetrata a semicerchio. I settori laterali presenta due nicchie. Interno della chiesa di San Domenico: La chiesa presenta 3 navate, la cui navata centrale termina con l'abside. Gli interni sono realizzati in stile tardo-barocco. Le navate interne sono divise da serie di archi a tutto sesto. Un altro impressionante arco che poggia si due pilastri divide la navata centrale dall'abside. Sul soffitto dell'abside si trovano affreschi raffiguranti i 4 evangelisti. Il presbiterio si trova rialzato di due gradini ed è chiuso da una balaustra in marmo. Al centro della parete absidale vi si trova l'altare maggiore in stile tardo-barocco. Nelle navate laterali vi si trovano sei altari minori sotto dei quadri. Stato di conservazione della chiesa di San Domenico di Atessa: La chiesa presenta uno stato di conservazione pessimo causato dalle infiltrazioni dell'acqua piovana e dal mancato restauro. Gli affreschi del soffitto della navata centrale presentano una notevole crepa e grandi cancellature. L'intonaco per la maggioranza è caduto.
Antiche porte di Atessa: luoghi sacri e San Leucio. Le antiche porte di Atessa: Anticamente e fino ai nostri tempi, Atessa era circondata da muraglie con torrioni per difendersi e respingere le incursioni dei nemici. La muraglia che cingeva Atessa era accessibile attraverso 8 porte, situate in più parti: PORTA S. NICOLA - molto grande, situata ad oriente; PORTICELLA - Molto frequentata per il commercio con Vasto; SAN LORENZO - situata alla parte boreale, molto trafficata per il commercio con Lanciano, Chieti e zona costiera; SAN GIUSEPPE  e SANTA MARGHERITA - Servivano per la comodità degli abitanti di Atessa per raggiungere via S. Lorenzo; SANTA CROCE - Collocata ad occidente; SANT' ANTONIO - Porta principale per il traffico con Roma e la montagna; SAN GIOVANNI - Detta anticamente Porta Cannelle ed ora detta della Cavuta, nella Valle dei Patiti. Principali luoghi sacri di Atessa: CATTEDRALE DI SAN LEUCIO - Anno 874; CHIESA DI SANTA CROCE - Anno 1027; CHIESA E CONVENTO DEI DOMENICANI - ora sede Municipale di Atessa e Teatro Comunale - Anno 1275. (Il Convento, abbandonato nel 1835, viene utilizzato per la costruzione del Teatro Comunale ad Atessa venuto alla luce nel 1911). CONVENTO DI S. PASQUALE A VALLASPRA - Anno 1430. (Nel 1408 giunse ad Atessa Fra Tommaso da Firenze, Vicario del P. Nicola d' Osimo, il quale dopo aver visto la bellezza dei posti vi si costruì una capanna. Dopo qualche anno fece edificare, con la generosità dei fedeli d' Atessa, un piccolo convento che fu terminato nel 1430). La cattedrale di San Leucio ad Atessa: La notizia più antica sulla Cattedrale di San Leucio risale all' 874, quando Atessa si trovava sotto il dominio Longobardo. Un documento del IX secolo, parla d' una scorreria compiuta ai danni della chiesa di San Leucio e d' un altro ducumento, successivo, riguardante la restituzione del maltolto. Lo storico Tommaso Bartoletti parla del restauro della Cattedrale di San Leucio avvenuto nel 1312, come si rileva dalla iscrizione sopra la porta maggiore. L' attuale facciata di San Leucio conserva quegli elementi architettonici che si erano venuti sovrapponendo dall' età federiciana (XIII sec.) all' intervento su un restauro datato 1312, quando la facciata fu completata dal rosone della scuola lancianese del Petrini (vedi anche Lanciano - S. Maria Maggiore e S. Agostino; a Larino la Cattedrale) sormontato dall' agnello crucigero e dalla collocazione delle rappresentazioni simboliche dei quattro Evangelisti. Dunque, possiamo dire con certezza che alla metà del 1300 la Cattedrale di San Leucio aveva un impianto del tipo basilicale a tre navate, con arcature ogivali impostate su pilastri, canonicamente direzionata lungo l' asse Est-Ovest, con abside ad Est e con una facciata simile a quella attuale. Altre notizie sulla Cattedrale di San Leucio, da fonte documentaria, ci vengono da un incarico dato nel 1540 a Mastro Cola di Castel di Sangro per la costruzione d' un organo, in seguito rinnovato. Nel 1596 fu formata la custodia grande ed il baldacchino all' altare maggiore con i dodici apostoli. Nel 1750 Mons. Don Giandionisio Maccafani riabbellì la Cattedrale di San Leucio facendo rifare le volte alle tre navate, gli altari con  stucchi, tutti adornati uguali ed innalzò il campanile. Fece rifare il palazzo prepositurale fin quasi dalle fondamenta. Propose per San Leucio la formazione del nuovo Coro di Noce impellicciato, che fu compiuto nel 1769 da celebri intagliatori come Mascio, che poi lavorarono parimenti il Pulpito, la cassa dell' organo, la Cattedra Prepositurale e le due sedie del Magistrato. Articolo scritto da Duilio Fornarola.
La chiesa di San Benedetto è sita a Piazzano, frazione di Atessa, nella Val di Sangro. Storia: Le origini della chiesa di Piazzano risalgono al 1939 quando il signor Vito Battilani formò una commissione per la costruzione di una cappella rurale, aprendo un libretto di risparmio presso l'ufficio postale di Piazzano. La vera ideatrice fu però sua moglie Giuseppina Pedroni che dopo la morte del piccolo Antonio, loro unico figlioletto, avvenuta nel 1931 a soli 10 anni, desiderava costruire una chiesa in onore di Sant'Antonio. I primi tentativi furono fatti tra 1940 e il 1942 con la richiesta all'Ente Tratturi il permesso di costruirla sul tratturo Centurelle-Montesecco ma la costruzione non andò in porto. Nel 1954, sempre su invito della Battilani, fu provvisoriamente sistemata dal parroco don Giorgio Falzoni una cappella dedicata al Sacro Cuore in un locale della famiglia Piermattei, dietro il primitivo ufficio postale. Don Luciano Cicchitti, nel 1960, ad un anno dalla sua nomina a parroco, facendo costruire l'asilo di Piazzano, spostò la cappella nel suo atrio, collocandovi una statua della Madonna di Lourdes e sistemandovi esternamente una campana. La posa della prima pietra della chiesa attuale, dedicata a San Benedetto, avvenne sabato 25 novembre 1972, primi vespri della solennità di Cristo Re, effettuata dall'Arcivescovo di Chieti e Amministratore di Vasto Mons. Vincenzo Fagiolo e collocata perpendicolarmente alla croce della cupola. Presenti al rito anche Mons. Benedetto Falcucci di Atessae il Ministro della sanità Remo Gaspari. La chiesa fa parte di un Centro Sociale realizzato dal Consorzio di Bonifica del Sangro e dell'Aventino di Lanciano, finanziato dalla Cassa per il Mezzogiorno. Progettisti della chiesa furono l'ingegnere Florindo Carabba e il geometra Sebastiano Catania. La chiesa fu inaugurata il 28 dicembre 1975 dallo stesso mons. Vincenzo Fagiolo con la prima Comunione di 28 bambini e la benedizione di due nuove campane fuse dalla ditta Marinelli di Agnone. Coronamento della costruzione il mosaicodella facciata, del 1979, realizzato pochi giorni prima della morte di don Luciano. La chiesa è stata completamente ristrutturata internamente nel 1998, su progetto del parroco Claudio Pellegrini e dedicata il 28 dicembre dello stesso anno, da mons. Edoardo Menichelli, arcivescovo metropolita di Chieti-Vasto. Il 13 aprile 2007 la chiesa e la casa canonica sono state riscattate dal Consorzio di bonifica, ancora proprietaria del Centro sociale, con i fondi messi a disposizione dall'arcidiocesi di Chieti–Vasto, e sono ora di proprietà della parrocchia di San Vincenzo, alla quale la chiesa appartiene. San Benedetto viene festeggiato ogni anno la seconda domenica di luglio. Molto sentita anche la festa di San Martino, la seconda domenica di novembre, con la sua fiera di merci. Descrizione della chiesa di San Benedetto di Atessa: La facciata della chiesa è caratterizzata dal mosaico in cui è raffigurato San Benedetto. Dopo la morte, in ricordo di don Luciano Cicchitti, il personaggio a destra di San Benedetto porta il suo volto, raffigurato con una vanga in mano che simbolicamente costruisce le fabbriche della zona. Il personaggio a sinistra del Santo raffigura Alfredo Pinelli, proprietario della P.V. meccanica, storica industria di Saletti. Interno della chiesa di San Benedetto di Atessa: L'interno, dalle tinte calde e avvolgenti, con appliques e grande lampadario in ferro battuto, presenta raffigurazioni evangeliche monocromatiche realizzate dalla pittrice locale Eleonora Maiolo. L'altare, l'ambone, le via crucis e il candelabro pasquale sono opere in pietra dello scultore locale Nicola Farina. Altro della chiesa di San Benedetto di Atessa: Esternamente si può ammirare il monumento alla Madonna dei miracoli, eretto a ricordo della visita che la statua proveniente dal santuario di Casalbordino fece alla parrocchia nel 1998 e il monumento a don Luciano Cicchiti, realizzato nel 1980, anno successivo alla sua prematura morte. Il campanile si presenta esile e svettante con l'orologio. A destra della chiesa si trova un'aiuola con due aratri che insieme alla scuola adiacente e alla croce in ferro battuto della piazza, richiamano i tre strumenti (croce-Fede, scuola-cultura, aratro-lavoro) con i quali i monaci benedettini civilizzarono l'Europa. Vi si trova anche una nicchietta, sempre sulla destra della chiesa, con in Sacro Cuore.
La chiesa di San Luca è situata a San Luca, fraz. di Atessa. Sorge nella Val di Sangro tra il Fondo Valle e Atessa. La Storia della chiesa di San Luca di Atessa: La posa della prima pietra della nuova costruzione avvenne il 18 ottobre 1966, da parte di Mons. Benedetto Falcucci, vescovo di Pescara-Penne, originario di Atessa, su iniziativa dell'allora parroco Luciano Cicchitti. Venne edificata sul terreno donato dal sig. Giulio De Marco, progettata del geometra locale Domenico Menna e inaugurata il 18 ottobre 1986 da mons. Antonio Valentini, arcivescovo metropolita di Chieti-Vasto, già segretario di mons. Falcucci, durante il ministero del parroco Salvatore Travaglini. La chiesa, ora di proprietà della parrocchia di San Vincenzo, è stata decorata, arredata e dotata di servizi negli anni 1992-96 dal parroco Claudio pellegrini, con il contributo dei parrocchiani e dei vari Comitati. Il Santo è festeggiato ogni anno la terza domenica di ottobre. Da vedere nella chiesa di San Luca di Atessa: L'altare e l'ambone in granito. Il tabernacolo. la croce con il Cristo in legno. La splendida vetrata raffigurante la cena di Emmaus. La statua della Madonna sotto il porticato della chiesa. Il campanile. Il percorso che si trova sul retro della chiesa costruito sulla ferrovia come pista ciclabile. La chiesa di San Leucio, ricca di storia, di arte e leggenda è il “cuore pulsante “ della città di Atessa, la sua memoria religiosa, la sua identità. La leggenda narra che il Santo Vescovo Leucio di Brindisi, di passaggio nella zona di Atessa, uccise un feroce dragone che dimorava nel vallone di Rio Falco e mieteva vittime umane ed innocenti, ma soprattutto impediva agli abitanti di due borghi, Ate e Tixa, di frequentarsi e riunirsi. L’eliminazione del mostro dà perciò l’avvio al processo di conurbazione dei due abitati, probabili antichi insediamenti longobardi, nel cui nodo di saldatura viene eretto un tempio dedicato al Santo. Nell’attuale sacrestia della chiesa di San Leucio si conserva una costola fossile di animale, forse un elephas primigenius, catalizzatore del racconto mitico, suggestivo e pregnante. La liberazione dal “mostro” e dalla sua ferocia (che si può interpretare come proiezione del peccato o della malaria, per la presenza di paludi, bonificate dai padri Basiliani ) ha perciò assunto aspetti miracolosi e prodigiosi, ma ha costituito, di fatto, la genesi della nascita di un’unica città :“Atessa”.
VAL DI SANGRO: La Val Di Sangro si estende nella provincia di Chieti e rappresenta un’importante oasi naturale per la regione Abruzzo. Qui potete trovare alcuni dei comuni più pittoreschi del territorio, raggiungibili dal nostro hotel per visite ed escursioni. Atessa, Pizzoferrato, Bomba, Quadri, Borrello, Roccacinquemiglia, Casoli, Roccaraso, Civitaluparella, Roio del Sangro, Colledimezzo, Rosello, Fossacesia, Torino di Sangro, Lanciano, Villa S. Maria e Atessa. Atessa, centro agricolo ed industriale, è posta sullo spartiacquefra i fiumi Sangro e Osento. Il suo territorio è il più vasto della provincia con 110,03 Kmq, l'aspetto prevalentemente collinare fa predominare le colture seminative. Gli insediamenti industriali sono posti a valle nei pressi del fiume Sangro, dove sono ubicati anche gli abitati di Montemarcone e Piazzano di Atessa; i complessi industriali più importanti sono quelli della SEVEL e della HONDA. Delle origini preromane sono rimaste poche tracce, evidenziate da ritrovamenti di reperti ed iscrizioni nei dintorni. La presumibile origine di Atessa risale al V sec., ma la prima citazione è del X secolo quando il territorio fu interessato dalla colonizzazione benedettina che per diversi secoli ebbe giurisdizione sul borgo. Con l'avvento degli Angioini la città fu contesa tra diverse famiglie si ricorda la dominazione di Ademazio Maramonte che mal governò scatenando nel XIV secolo una sanguinosa rivolta. Dal XVI secolo Atessa fu feudo dei Colonna potente famiglia Romana. Del passato conserva tracce nel portale ogivale della chiesa di S.Leucio del XIII sec., nel convento di S.Maria di Vallaspra del XV sec. e nelle porte di Santa Margherita e di S.Giuseppe del XI sec.
Storia di Atessa, antica città della Val di Sangro. Percorrendo la Val di Sangro dalla foce del fiume verso l' interno, gli occhi donano all' animo un particolare sollievo ed un senso di pacatezza nel vedere i numerosi paesi che si affacciano sulla valle. In particolare, uno di essi è  Atessa che domina la vallata dall' alto delle sue colline. Ho ricevuto, dal caro amico Duilio Fornarola, un bellissimo articolo sulla Città di Atessa, che volentieri pubblico, assieme ad alcune stupende foto su Atessa, ricevute da Annunziato Finoli, che sull' arte della fotografia, ha tanto da offrire. Chiedo scusa ad Annunziato se le sue foto sono state compresse e ridimensionate, per risparmiare spazio sul server. Naturalmente, per ingrandire le foto, cliccare sulle miniature. Breve storia sul paese di Atessa: I primi dati storici sulla esistenza della Città di Atessa, rimontano a date anteriori alla caduta dell' Impero Romano d' Occidente. Con l' invasione barbarica, Atessa ebbe molto a soffrire e soltanto verso il 568 d.C. si hanno notizie più certe e maggiormente attendibili. Lo storico atessano Tommaso Bartoletti, sulla scorta del Muratori ed altri insigni storici e cronisti, e quasi in armonia con la leggenda, ci attesta che in quell' epoca la città di Atessa era divisa in due rioni: ATE e TIXE, con le chiese Santa Croce e S. Michele Arcangelo. Ci conferma pure che nell' epoca stessa erano già ultimate le chiese di S. Giovanni e  S. Leucio, erette proprio nella località malarica ed acquitrinosa voluta dalla leggenda e successivamente bonificata dai monaci Basiliani. Al tempo del feudalesimo Atessa, col guastaldato Chietino, appartenne per tutto il secolo VIII al Ducato di Benevento; poi, con la venuta di Carlo Magno passò sotto quello di Spoleto. Nel 1027, e precisamente con donazione datata 9 luglio - 15 agosto, il Conte Azo di Chieti assegnò alla chiesa di S. Leucio alcuni feudi e vi accrebbe il numero dei canonici, decorandoli con molti privilegi. Nel 1118 Andrea, vescovo a Chieti, decorò la stessa Chiesa di S. Leucio della prerogativa di giurisdizione vescovile e sotto il pontificato di Alessandro III ne venne aumentata la giurisdizione aggregando Colledimezzo, Carpineto Sinello, e Casalanguida ed altri paesi e col privilegio del  dipendere direttamente dalla Santa Sede. Una prova sicura su ciò si ha dalla rappresentazione delle chiavi apostoliche nell' apice del primo arco gotico della porta maggiore d' accesso al Tempio, tuttora visibile. Nel 1180, secondo il Battiloro, Atessa contribuì nella guerra della 2^ Crociata con uomini, armi ed inservienti. Verso il secolo XII, Atessa si arricchì di varie comunità religiose, e fu fra le prime città italiche a fondare ospedali (Ospedale San Nicola nel 1261) ad istituire scuole (1300), dando così prova di civiltà e indipendenza, reggendosi con Statuti Municipali propri, rarissimi in tutta Italia. Nel 1478 il Re Ferdinando, tra le altre università che assegnò in dote alla regina sua consorte, le diede Atessa con tutte le sue giurisdizioni ed impero, per averne conosciuta la decisa fedeltà. Pertanto ne venne a prendere possesso in nome della Regina, Bartolomeo Veri, ambasciatore del Re d' Aragona, suocero di Ferdinando, ed a dare il giuramento di fedeltà a cui intervennero tutti i feudatari. Successivamente la Corte Spagnola diede in compenso a Fabrizio Colonna, a titolo di dominio utile dieci paesi tra cui Atessa, secondo il privilegio di Ferdinando d' Aragona del 1507, ratificato il Segovia nel 1514 e controfirmato da Carlo V nel 1516. Alla funesta notizia della concessione di Atessa al Colonna, il popolo si mosse a terribile e sanguinosa rivolta, volendo restar libero, come fino ad allora lo era stato. Nel furore popolare furono disprezzati e vilipesi gli ordini dei Colonna, il quale minacciò castighi e scempi. Sbolliti i furori e le rappresaglie, le minacce del Colonna dovettero essere placate con l' offerta di 4000 ducati in oro. Nel 1504 e successivamente nel 1525 e 1530, delle terribili pestilenze fiaccarono le energie e le risorse della popolazione, riducendone il numero. I decenni successivi furono estremamente miseri per la tenace popolazione e l' università atessana cadde in una crisi che ne minò la vitalità. Nel 1636 una nuova epidemia di peste si abbattè sulla popolazione e nell' occasione, sul vicino colle, fu innalzata una colonna votiva al nome di S. Cristoforo, del quale si era invocato il patrocinio. Per questi ultimi tre secoli, ed in particolare per il periodo comprendente la Rivoluzione Francese, esiste una vasta e precisa documentazione, in archivio ed in pubblicazioni, su ciò che è stata la vita di questa vetusta e nobile città. Articolo scritto da Duilio Fornarola.
Il presepe di Atessa: “Ora accadde che, mentr'essi erano là, si compì il tempo in cui Maria doveva partorire; e diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia perché non c'era per essi posto nell'albergo” (Luca 2,6-7). La parola "presepe", deriva dal latino "praesaepe", formato da "prae" e "seapes", nel significato di "chiudere con una siepe", per antonomasia indica la mangiatoia, la greppia, nella quale, come è raccontato nel Vangelo di Luca, fu collocato il Bambino Gesù alla sua nascita, non avendo la santa coppia di Maria e Giuseppe trovato alloggio nella locanda. Sono, infatti, gli evangelisti Luca e Matteo i primi a descrivere la Natività. Nei loro brani c'è già tutta la sacra rappresentazione, si narra dell'annunzio dato ai pastori; dei magi venuti da oriente, seguendo la stella per adorare il Bambino che i prodigi del cielo annunciano già re. Si parla di una grotta nella quale era collocata la stalla e si riscontra la presenza del bue e dell'asino che con il loro alito riscaldano l'umile culla. Si crede che l’inventore del presepe, cioè colui che lo ha realizzato per primo, nel 1223, sia S. Francesco d’Assisi a Greccio. In realtà, come narra Tommaso da Celano, il frate che raccontò la vita del santo, Francesco nel Natale del 1222 si trovava a Betlemme dove assisté alle funzioni liturgiche della nascita di Gesù. Ne rimase talmente colpito che, tornato in Italia, chiese a Papa Onorio III di poterle ripetere per il Natale successivo. Ma il Papa, essendo vietati dalla chiesa i drammi sacri, gli permise solo di celebrare la messa in una grotta naturale invece che in chiesa. Quando giunse la notte santa, accorsero dai dintorni contadini di Greccio ed alcuni Frati che illuminarono la notte con le fiaccole. All’interno della grotta fu posta una greppia riempita di paglia ed accanto vennero messi un asino ed un bue: Francesco, predicò per il popolo riunito. Pertanto non si tratta della realizzazione di un vero presepio (che è la rappresentazione tridimensionale, a tutto tondo, mediante un plastico con delle statuine, della nascita di Gesù) ma solo d’una messa celebrata eccezionalmente in una grotta anziché in una chiesa. In quella notte si realizzò il primo presepe vivente nel mondo. Il primo esempio di presepe inanimato, con personaggi a tutto tondo, a noi pervenuto è invece quello che Arnolfo di Cambio scolpirà nel 1280 e del quale oggi si conservano le statue residue nella cripta della Cappella Sistina di S. Maria Maggiore in Roma. Da allora e fino alla metà del 1400 gli artisti modellano statue di legno o terracotta che sistemano davanti a un fondale pitturato riproducente un paesaggio che fa da sfondo alla scena della Natività; il presepe è esposto all'interno delle chiese nel periodo natalizio. Ben presto il presepe si diffuse nel regno di Napoli ad opera di Carlo III di Borbone e nel resto degli Stati italiani. Nel '600 e '700 gli artisti napoletani danno alla sacra rappresentazione un'impronta naturalistica inserendo la Natività nel paesaggio campano ricostruito in scorci di vita che vedono personaggi della nobiltà, della borghesia e del popolo rappresentati nelle loro occupazioni giornaliere o nei momenti di svago. In questo periodo si distinguono anche gli artisti liguri in particolare a Genova, e quelli siciliani che, in genere, si ispirano sia per la tecnica che per il realismo scenico, alla tradizione napoletana con alcune eccezioni come ad esempio l'uso della cera a Palermo e Siracusa o le terracotte dipinte a freddo di Savona e Albisola. La diffusione a livello popolare si realizza pienamente nel '800 quando ogni famiglia in occasione del Natale costruisce un presepe in casa riproducendo la Natività secondo i canoni tradizionali con statuine in gesso o terracotta, carta pesta e altro. In questo secolo si caratterizza l'arte presepiale della Puglia, specialmente a Lecce, per l'uso innovativo della cartapesta, policroma o trattata a fuoco, drappeggiata su uno scheletro di fil di ferro e stoppa. A Roma le famiglie importanti per censo e ricchezza gareggiavano tra loro nel farsi costruire i presepi più imponenti, ambientati nella stessa città o nella campagna romana, che permettevano di visitare ai concittadini e ai turisti. Oggi dopo l'affievolirsi della tradizione negli anni '60 e '70, causata anche dall'introduzione dell'albero di Natale, il presepe è tornato a fiorire grazie all'impegno di religiosi e privati che con associazioni come quelle degli Amici del Presepe, musei, mostre, rappresentazioni dal vivo e soprattutto con la produzione di artigiani presepisti, hanno ricondotto nelle case e nelle piazze d'Italia la Natività e tutti i personaggi della simbologia cristiana del presepe. Nato dallo spirito popolare e derivato da una folta tradizione culturale, giunto sino a noi attraverso molte stratificazioni e apporti di vari elementi in una visione corale della nascita del Cristo, il presepe rappresenta un documento di vita sociale e una viva attualità.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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