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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire ad Ateleta

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI ATELETA (AQ)
 
Ospitalità nel Paese di ATELETA (Aq) (m. 735 s.l.m.)
     
  CAP: 67030  - 0864 -  0864.65470 - Da visitare:    
 MUNICIPIO DI ATELETA 0864.65030   0864.655952       0864.65030  P. IVA: 00223980665
Raggiungere :(Stazione Sulmona  (Uscita Val di Sangro) -Aeroporto d'Abruzzo a 100 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI AD ATELETA (AQ)
*** HOTEL DUE MONTI
Via Sangrina, 11 - 67030 Ateleta (Aq)
tel. 0864 65405 - fax 0864 65406
 Servizi offerti dalla struttura






RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE AD ATELETA (AQ)
Storia del paese di Ateleta (Aq). Ateleta sorse per volontà di un pugno di persone guidate da quel grande uomo che fu Giuseppe De Thomasis, Commissario ripartitore dei feudi nel 2° Abruzzo Ultra, sulla parte migliore del territorio di Pescocostanzo, estendentesi fino alla sponda sinistra del fiume Sangro. Infatti fin dal 1730 circa alcuni coloni di Pescocostanzo, facendo contratti di affitto, si erano sparsi sui territori degli ex feudi di Carceri, Roccapizzi e Asinella, posseduti da società di "particolari e luoghi pii" sempre di Pescocostanzo. I Particulari o "oscuri baroni", come li chiamò Winspeare, Procuratore Generale della Corte di Cassazione in Napoli, riuniti nel "Ceto dei Contenitori", misero in essere tutte le arti per espellere dal feudo Asinella i coloni per paura che essi diventassero inamovibili. E vi riuscirono con una sentenza del Tribunale Misto emessa nel1780 e applicata con la forza nello stesso anno. I coloni di Carceri e Roccapizzi ebbero miglior sorte, in quanto i loro diritti vennero riconosciuti in tempi migliori, ossia nel 1810, dopo che la Commissione Feudale creata dal fratello di Napoleone, Giuseppe Bonaparte, ebbe emanato il 20 gennaio 1810 la sentenza che riconobbe ai detti coloni il diritto perpetuo ai beni finora posseduti, rendendoli inamovibili. Tale sentenza fu estesa il 30 giugno 1810 anche ai coloni di Asinella, reintegrandoli nei beni da cui erano stati espulsi nel 1780. Il Commissario Giuseppe De Thomasis, Commissario di Gioacchino Murat (diventato Re di Napoli il 15 luglio 1808), inviato nell'Abruzzo Ultra nel 1809 col compito di ripartire i feudi ed i demani tra le comunità dei cittadini ed i comuni, anche nella nostra zona divise i feudi di Carceri, Roccapizzi e Asinella tra il comune di Pescocostanzo e il Comune ch'egli volle creare ex novo. Il Re Giocchino Murat assecondò il disegno del suo Commissario e così il 5 dicembre 1810 esentò dal pagamento della fondiaria per 5 anni i terreni posseduti dai coloni, per consentire la costruzione delle nuove case, su pianta regolare. E così, coerentemente con il suo disegno, il 14 febbraio 1811, a seguito di una lusinghiera relazione del Commissario De Thomasis sullo stato della divisione dei demani nella nostra zona e sull'avanzamento dei lavori della chiesa, il Re emise il Decreto con cui dichiarava: "Il Comune fondato sotto la nostra speciale protezione dai coloni di Roccapizzi e Carceri del Secondo Abruzzo Ulteriore prenderà il nome di Ateleta", nome greco che significa "senza imposte" e "franca e immune". La popolazione è rimasta poi sempre riconoscente al Re Gioacchino Murat, a Giuseppe De Thomasis e a Davide Winspeare, per il merito dei quali i loro antenati furono tolti dalla servitù ai baroni di Pescocostanzo e resi una comunità libera e civile.
CAMPEGGI AD ATELETA (AQ)
Storia del paese di Ateleta (Aq). Le migliori condizioni di vita conquistate fecero sì che la popolazione crebbe rapidamente, passando dai 607 abitanti nel 1810 ai 1996 nel 1880 ed ai 3433 nel 1911, 1° centenario della sua fondazione. Poi il decremento progressivo ed inarrestabile. Cause principali: l'epidemia del 1919, l'emigrazione verso le Americhe, principalmente verso gli USA e la distruzione del paese nel 1943, per oltre il 90%. La ricostruzione ha migliorato l'aspetto del paese, lo ha ammodernato e lo ha ben collegato con i centri vicini (Castel di Sangro, Roccaraso) e con l'autostrada per Napoli e Roma. Anche ad Ateleta, nonostante la sua lontananza dalle grandi linee di traffico, passò la furia distruttrice dell'ultima guerra. Siamo nel 1943 : dopo l'armistizio dell'8 settembre, in Abruzzo si costituì la linea Gustav, sulla quale i Tedeschi, comando del Generale Kesserling, si erano attestati dalla Majella alla foce del Pescara, avendo come centro di comando delle operazioni Cassino. Il fronte comprendeva una vasta regione dell'Italia centrale dal Volturno, al Trigno, al Sangro. L'occupazione tedesca pesava sulla popolazione con requisizioni, rastrellamenti, distruzioni attuate a mezzo di mine sparse nel centri abiti, sotto ponti stradali e ferroviari. Nella nostra zona i nazisti si erano attestati tra Castel di Sangro, Roccaraso, Gamberale e Pizzoferrato. Nel giro di pochi mesi, fino a dicembre, essi fecero strage di persone e di cose. Avevano bisogno di una vasta zona libera dalle popolazioni, minata e devastata. Per questo i paesi dell'Alto Sangro furono in buona parte distrutti Interruppero le vie di comunicazione, dovendo impedire l'avanzamento all'VIII Armata del Generale Montgomery, che stava risalendo la valle del Sangro. Perciò, per fare terra bruciata intorno a sé, obbligarono le popolazioni civili ad abbandonare in fretta ogni cosa: case, bestie, viveri, qualsiasi cosa più cara, dopo aver requisito abitazioni e stalle in cerca di viveri e animali da macello. Le costrinsero ad andare raminghe di nascosto, di notte, a piedi, o con bestie cariche dei pochi cenci per coprirsi, guatando fiumi, attraverso boschi, andando alla macchia come briganti. Entro il mese di novembre del '43 a Pietransieri, a 8 km da Ateleta, i nazisti, al comando del tenente Schulemburg, si accanirono in maniera feroce e disumana contro la popolazione inerme, solo perchè non volle lasciare il paese. Uccisero perciò tra il 14 e il 20del mese 18 persone; il 21 poi, ben 110 tra bambini, ragazzi e adulti, nascostisi nei casali sparsi nel bosco di Limmari per sfuggire al rastrellamento, vennero falcidiati da una irruzione improvvisa di soldati armati di odio e di strumenti di morte. Ateleta non fu teatro di elementi simili, ma tra l'ottobre e il novembre dello stesso anno divenne un vero campo minato. Mentre la popolazione si dava alla macchia rifugiandosi in aperta campagna prima di andare sfollata in Puglia, Ateleta subiva il più grande disastro della sua breve storia sotto gli occhi atterriti dei pochi testimoni rimasti sul posto. Saltarono in aria dapprima alcuni ponti della ferrovia Sangritana, poi il municipio, il vecchio camposanto, quindi il 12 novembre la Chiesa e, contemporaneamente quasi tutto il capoluogo.
VILLAGGI TURISTICI AD ATELETA (AQ)
Storia del paese di Ateleta (Aq). Nel capoluogo rimasero in piedi solo 9 case a guardia e testimoni delle rovine e delle atrocità naziste, secondo le testimonianze di poche famiglie rimaste sul posto a piangere lo strazio del paese distrutto. A molte case del centro e delle frazioni, simili più a tuguri che a civili abitazioni, fu appiccato il fuoco, ed esse, fatte com'erano di travi e tavole, bruciarono, consumando una iniqua atrocità nei confronti di un paese e di una popolazione inermi. La maggior parte degli ateletesi, come molti cittadini dei paesi vicini, andarono sfollati in Puglia sotto la protezione del Comando Alleato. A San Pietro Avellana c'erano gli americani, specie canadesi, i quali tra la fine di novembre e i primi di dicembre accolsero gli sfollati e li caricarono su camions per portali in Puglia (a Brindisi, Lecce, Otranto, Ostuni, ecc.). Lì alloggiarono in edifici di fortuna, soffrendo la fame e malattie fino al momento della liberazione totale dell'Italia dai nazisti nel '45. Nell'estate del '44 tornarono in paese e lo trovarono completamente disastrato e ridotto ad un cumulo di macerie, le cui immagini sono ancor vive in tutti coloro che vissero quei bei momenti. Gli ateletesi però non disperarono: rassegnati alla triste realtà, alloggiarono dapprima in grotte, stalle pagliai; scavarono tra le macerie per ritrovare i pochi oggetti e viveri che vi erano stati sepolti, soffrendo fame e freddo. Ripresero intanto a dissodare i campi abbandonati, per carpirne l'unica fonte di sostentamento. Non mancarono però gli aiuti americani, consistenti in viveri e vestiario, mentre la Svizzera donava una chiesa e una scuola in legno, in cui i bambini di quell'epoca ricevettero i sacramenti e la prima istruzione. Così gli ateletesi, pietra su pietra, aiutati anche dai contributi dello Stato, rimisero in piedi il paese distrutto, dandogli un aspetto più moderno e accogliente. Nel 1947 fu redatto il piano di ricostruzione, che fino al 1985 ha regolato la rinascita del capoluogo. Intorno al 1955 furono ripristinati il municipio e la scuola elementare del centro, furono costruite nuove scuole nelle frazioni, fu progettata la nuova Chiesa. Infatti, a soli 12 anni dalla fine della guerra, nell'estate del 1957 Monsignore Ildefonso Rea Abate di Montecassino, della cui Diocesi Ateleta faceva parte, poneva la prima pietra e già nel 1959 la Chiesa veniva completata dall'Impresa Cement-Ferr di Genova ed aperta al culto. La costruzione così rapida della Chiesa in quei momenti così difficili fu una sfida al tempo e allo scoramento della popolazione. Per questa opera, degna di una città, ha acquistato grandi meriti presso la cittadinanza contemporanea e futura Don Vittorio Rosato, parroco di Ateleta dal 1943 al 1989 che ne fu il promotore e realizzatore.
AFFITTACAMERE AD ATELETA (AQ)
Storia del paese di Ateleta (Aq). La nuova Chiesa non sorge più in Piazza Carolina, dove non avrebbe avuto lo spazio sufficiente per contenerne la mole, ma in un luogo più centrale e soprattutto più ricca d'arte, essendo stata rivestita in varie epoche internamente ed esternamente di preziosi marmi ed artistici mosaici, oltre ad essere stata dotata in questi ultimi tempi di una pregevole porta di bronzo, opera dell'artista Sante Ventresca di Sulmona. Mentre i cittadini industriosi con lavoro paziente ed instancabile provvedevano a ricostruire, insieme con le nuove case, anche gli affetti più cari, le Amministrazioni che si sono succedute alla guida del Comune si impegnavano a dare un nuovo volto al paese che rinasceva, dotandolo dei servizi essenziali prima inesistenti; collegarono così le frazioni al capoluogo e Ateleta a Roccaraso (intorno al 1960), togliendo così dall'isolamento i numerosi casolari sparsi nella parte alta del territorio comunale. In tal modo, pur amministrando in tempi difficili, quali furono quelli post bellici, con un paese disastrato e con tanta povertà tra la popolazione, queste sono riuscite a dare ad essa migliori condizioni di vita. Ciò ha richiesto tempi lunghi e molto impegno da parte degli Amministratori, i quali tuttavia non sempre in passato seppero cogliere le buone occasioni offerte dalle leggi per dotare il paese di strutture idonee per uno sviluppo di cui esso possedeva buone potenzialità.
BED & BREAKFAST AD ATELETA (AQ)
BED & BREAKFAST COLLE SISTO
Via Conte Di Torino, 3/A - 67030 Ateleta (Aq)
tel. 0864 65090 / mobile 366 3757372 - fax 0864 65090
BED & BREAKFAST IL GIARDINO DEL SANGRO
Via della Stazione, 31 - 67030 Ateleta (Aq)
tel. 0864 65162 / mobile 328 5427936 fax 0864 65162
CASE PER VACANZA AD ATELETA (AQ)
Storia del paese di Ateleta (Aq). Ma proprio quando Ateleta stava risorgendo e si notavano i primi frutti della industriosità della popolazione, riprese l'esodo incessante verso le Americhe, iniziato già alla fine del XIX secolo. La miseria conseguita dalla distruzione, i magri raccolti della terra che non bastavano a sfamare le famiglie tanto numerose in quei tempi furono i motivi fondamentali di un tale fenomeno. Gli ateletesi, come uccelli migratori su lenti bastimenti approdarono oltre Oceano, donde quasi nessuno fece più ritorno. Molti però si inserirono in posti di responsabilità e di prestigio, dimostrando in tal modo di possedere intelligenza e capacità. Dopo la 2° guerra mondiale le nazioni europee duramente provate dalle distruzioni belliche, soprattutto la Germania, che si era scrollata di dosso l'incubo del nazismo, dovevano ricostruire i loro apparati produttivi e bisognose di manodopera, aprirono le frontiere agli operai stranieri. Anche gli italiani, che durante la Resistenza avevano lottato per ricacciare i tedeschi dall'Italia, si diressero in gran numero verso la Germania, dando un notevole contributo alla sua ricostruzione edilizia e industriale, adattandosi ai lavori più umili e pesanti; tra essi vi furono e vi sono ancora oggi tanti ateletesi. Così a distanza di oltre 50 anni dalla fine della guerra, l'emigrazione ha decimato la popolazione di Ateleta, come di tanti altri paesi dell'Abruzzo. I dati degli abitanti residenti in Ateleta dal 1811 al 1983 si commentano da soli e da soli danno la misura e il significato del fenomeno migratorio negli ultimi tempi, soprattutto se confrontati con quelli della costante e rapida crescita verificatasi nel periodo precedente la 1° guerra mondiale. E' significativo l'aumento di ben 1489 abitanti verificatosi nel breve arco di 50 anni, dal 1810 (ab. 607) al 1861 (ab. 2096). Come si vedrà dal prospetto, l'incremento continuò cospicuo e incoraggiante fino al 1911, data delle celebrazioni del 1° centenario della fondazione del paese. Da quella data, il decremento sarà costante e inarrestabile fino ad oggi.
APPARTAMENTI PER VACANZA AD ATELETA (AQ)
Museo della Civiltà contadina ad Ateleta (Aq). Il Museo nacque tra il 1984 ed il 1988 dall’impegno personale del professor Francesco Le Donne, il quale intuì l’imminente fine del mondo contadino locale e, perciò, credette necessario raccogliere gli utensili quotidiani di quel mondo e conservarli a memoria dei pastori. Con pazienza e dedizione il Professore visitò pagliai e masserie, case e stalle del territorio, per raccogliere, grazie anche alla generosità degli ultimi contadini, arnesi, attrezzi ed oggetti usati dalla generazione che stava scomparendo, per conservarli e renderli patrimonio comune dell’intera comunità. Il professor Le Donne, in casa con i suoi familiari, ripulì con amore ogni utensile prima di sistemarli nei vani messi a sua disposizione, all’ultimo piano del Municipio, dal sindaco dell’epoca Ing. Rolando Le Donne. Gli oltre tremila pezzi raccolti sono rimasti a disposizione dei cittadini e di quanti interessati sino al 2011, anno in cui sono stati trasferiti nella nuova e più accogliente sede nell’immobile inserito nel Parco Comunale. La nuova disposizione del Museo, ancora in evoluzione, è stata curata dall’architetto Alberto Baldacci, incaricato dall’Amministrazione Comunale. Il Museo è stato ufficialmente riconosciuto ai sensi della Legge 44/92 con atto della Regione Abruzzo n.6511 del 6 dicembre 1992. Dopo la scomparsa prematura del Professore, avvenuta nel 2005, il Museo è stato a Lui intitolato con delibera del marzo 2006, assunta all’unanimità dal Consiglio comunale. In occasione del Bicentenario di nascita di Ateleta (1811-2011), il Comune ha pubblicato il volumetto: “ATELETA, LA CIVILTA’ CONTADINA ED IL SUO MUSEO” curato da Mario Mannella e Vanni Le Donne, dove è possibile approfondire gli aspetti del contenuto del Museo.
CASE PER LE FERIE AD ATELETA (AQ)
La Gastronomia ad Ateleta. Il piatto forte di questa zona è certamente l'agnello, cucinato in vari modi ma specialmente alla brace, sopra i tizzoni ardenti di legna di cerro; agosto è festeggiato con la sagra dell'agnello. Possiamo poi assaggiare le pizzelle, dolce tipico fatto di un impasto di uova, farina, zucchero ed un po' di liquore, il tutto spalmato sopra un ferro caratteristico che reca intarsi a forma di rombi ed al centro le iniziali delle famiglie, e messo a scaldare sopra il fuoco del caminetto. Le pizze fritte: farina, uvetta scorza di limone o arancio ed a tipo frittella l'impasto va cotto in olio bollente. Come primo piatto abbiamo la zuppa, fatta di frittelle tagliate a dadini dove compaiono: uova, sale, farina e facoltativo il prezzemolo, immerso in un brodo di gallina. Caratteristica è anche la pasta alla chitarra, dove la pittra, la sfoglia di pasta, viene rullata con yu-laanar, il mattarello, sopra l'apposito attrezzo chiamato per l'appunto: chitarra, il tutto viene condito col sugo d'agnello, particolarmente la parte della pancetta. Le brasciole, dove si amalgamano cacio grattato grossolanamente, uova e prezzemolo, impastato a mo' di polpetta che va fritta e poi messa dentro un sugo di pomodoro.
COUNTRY HOUSE AD ATELETA (AQ)
Il territorio di Ateleta (Aq). Appena usciti dalla Fondo Valle Sangro, che collega il mare con la valle del Sangro, girando a sinistra è presente la Funticella, residuo restaurato dell'antico lavatoio con annesso abbeveratoio degli animali, quindi ci si immette in via Sangrina verso il paese. Continuando all'imbocco del ponte che scavalca il torrente S. Cristoforo a destra, si incrocia la strada che porta alla zona residenziale del parco delle Tereselle e successivamente alla frazione di S. Elena. Proseguendo via Sangrina si giunge nella piazza XX Settembre, centro di ritrovo del borgo, da qui proseguendo a sinistra si arriva al fiume Sangro. Sempre dalla piazza XX Settembre, si prosegue per la vecchia strada che conduce a San Pietro Avellana e Castel di Sangro. Nella precedente piazza si nota una lunga scalinata; via Roma, che si dirige verso piazza Carolina dove si trovano gli uffici del comune; da qui seguitando in una ragnatela di strade e stradine si sfocia nella via che fa arrivare a Carceri (antico castello fortificato) ed anche alle altre frazioni di Ateleta. Alla destra di piazza XX Settembre c'è un breve scalinata, che permette di andare alla chiesa parrocchiale di S. Gioacchino . La circonvallazione si collega con le residenze delle Coccinelle, paesino che si presenta con stradine intersecantesi, orti a ridosso di vecchie mura cadenti, scalinate inerpicantesi, selciati e giardini ricchi di fiori ed alberi fruttiferi.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' AD ATELETA (AQ)
Monumenti e luoghi d'interesse ad Ateleta (Aq). Chiesa parrocchiale di San Gioacchino: fu costruita nell'Ottocento dagli architetti Pennisi e Savelli. Fu rielaborata dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Ha caratteristiche classicheggianti come ad esempio la facciata simile ad un tempietto greco. Museo della Civiltà contadina:sito all'interno del comune è raccoglie strumenti della campagna. Rocca di Carceri Carceri: antica fortificazione. Santuario della Madonna dell'Elcina.
RIFUGI E BIVACCHI AD ATELETA (AQ)
 
Una caratteristica dell’Abruzzo è la varietà morfologica del territorio che mette a confronto realtà solitamente distinte e difficilmente coniugabili, come mare e montagna, parchi nazionali, riserve naturali e centri storici, collegati con un’efficientissima rete stradale. Dalla foce del_Tronto a quella del Trigno 129 chilometri di costa, assolata e godibile dalla primavera all’autunno, fronteggiano i massicci più elevati dell’Appennino, tanto che non è raro poter scorgere dal litorale sabbioso e in piena vacanza marina le cime innevate del Gran Sasso e della Maiella. Del resto la storia antropologica e sociale della regione Abruzzo è tutta coniugata sul costante rapporto mare-montagna, vissuto dalla gente.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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