Ospitalità nel chietino – Dove dormire ad Archi (Ch) - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Ospitalità nel chietino – Dove dormire ad Archi (Ch)

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GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI ARCHI (CH)
 
Ospitalità nel Paese di ARCHI (Ch) (m. 492 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Archi: 42°05′N - 14°23′E
     
  CAP: 66044 -  0872 -  0872.896255 - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI ARCHI 0872.898112   0872.898688       0872.993250  - 81002460699 -00293710695
Come raggiungere ArchiSatzione: Archi   Aeroporto d'Abruzzo a 67 Km. Uscita: Val di Sangro  
 
HOTELS ED ALBERGHI AD ARCHI (CH)
Archi: Sito d'Importanza Comunitaria SIC: Il sito di interesse comunitario o Sito di Importanza Comunitaria (SIC), in inglese, Site of Community Importance, è un concetto definito dalla direttiva comunitaria n. 43 del 21 maggio 1992, (92/43/CEE). Direttiva del Consiglio relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatiche, nota anche come Direttiva "Habitat", recepita in Italia a partire dal 1997.  In ambito ambientalistico il termine è usato per definire un'area che contribuisce in modo significativo a mantenere o ripristinare una delle tipologie di habitat definite nell' allegato 1 o a mantenere in uno stato di conservazione soddisfacente una delle specie definite nell' allegato 2 della Direttiva Habitat, che contribuisce in modo significativo al mantenimento della biodiversità della regione in cui si trova. Secondo quanto stabilito dalla direttiva, ogni stato membro della Comunità Europea deve redigere un elenco di siti (i cosiddetti p-SIC, Proposte di Siti di Importanza Comunitaria) nei quali si trovano habitat naturali e specie animali e vegetali. Sulla base di questi elenchi, e coordinandosi con gli stati stessi, la Commissione redige un elenco di Siti d'Interesse Comunitario (SIC). Entro sei anni dalla dichiarazione di SICl'area deve essere dichiarata dallo stato membro zona speciale di conservazione (ZSC). L'obiettivo è quello di creare una rete europea di ZSC e zone di protezione speciale (ZPS) destinate alla conservazione della biodiversità denominata Natura 2000. In Italia la redazione degli elenchi SIC è stata effettuata a cura delle regioni e delle province avvalendosi della consulenza di esperti e di associazioni scientifiche del settore. Tutti i progetti edili che interessano tali zone sono soggetti a Valutazione di Incidenza Ambientale. La denominazione SIC per il Comune di Archi è:  IT7140211 - Monte Pallano e Lecceta d' Isca d'Archi. I Laghi: Nel suo Territorio Comunale Archi ha la fortuna di avere tra le sue bellezze paesaggistiche un laghetto naturale: Oasi Vallescura. Tale laghetto è soprattutto usato durante tutto l'anno per la pratica della pesca sportiva e d'estate è punto d'incontro per molti giovani e non che si ritrovano insieme per ballare e ascoltare buona musica in riva al lago e sotto le stelle. Facilmente raggiungibili da Archi sono anche altri due importanti bacini: Il lago di Bomba e il Lago di Serranella. La Val di Sangro: Archi, Terrazza sul Sangro, domina la valle circostante. Il panorama che si può ammirare da Archi si estende tra la Majella e il mare, non distante da Lanciano e Vasto, nell'Abruzzo centro-meridionale. La Valle del Sangro, è facilmente raggiungibile, percorrendo l' autostrada A14, imboccando la superstrada nell'omonima uscita per "Val di Sangro". Dalla fondovalle sangro è possibile raggiungere, in pochissimo tempo, i numerosi centri storici arroccati sugli affioramenti rocciosi come Villa Santa Maria, Montelapiano, Montebello Sul Sangro, Monteferrante, Colledimezzo, Archi, Bomba, Tornareccio, Pietraferrazzana, Montazzoli, Atessa. Oltre alle bellezze naturali ed alla suggestione paesaggistica dei luoghi è possibile ammirare, tra gli scorci delle viuzze e delle antiche abitazioni, panorami mozzafiato sull'intera vallata, dominata dal lago, nonché dalla maestosa Majella. Collocato in un ambiente straordinario, tra le aree paesaggistiche più belle della vallata c'è il lago di Bomba, circondato da rilievi ammantati da foreste, nonché da picchi, guglie e lastroni rocciosi, meglio noti come "Penne", meta anche degli appassionati di arrampicata. Oltre alle bellezze naturali è possibile fruire di un vasto sistema museale costituito da siti archeologici o da singoli musei dislocati nei centri storici come quello dei "Cuochi" a Villa Santa Maria o quello "Etnografico" a Bomba.
RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE AD ARCHI (CH)
Il borgo di Archi è adagiato su uno sperone roccioso che domina sia la Valle dell’Aventino che la Val di Sangro e proprio da questa sua caratteristica deriva il soprannome “Terrazza sul Sangro”. Archi, conosciuto anche come “Terrazza sul Sangro”, è situato in un paesaggio collinare a 492 metri sul livello del mare, dominando la valle circostante. Il panorama che si può ammirare dal borgo si estende tra la Majella e il mare. Il piccolo borgo autentico abruzzese è posto lungo gli itinerari dell’olio, grazie alla sua produzione di notevole qualità, e ancora oggi conserva degli elementi che consentono di riconoscerne il carattere prettamente medievale. All’interno del suo territorio, Archi vanta numerose bellezze paesaggistiche, tra cui il laghetto naturale Oasi Vallescura: utilizzato durante tutto l’anno soprattutto per la pratica della pesca sportiva, d’estate diventa il punto d’incontro per molti giovani, che si ritrovano insieme per ballare e ascoltare buona musica sotto le stelle. Inoltre, facilmente raggiungibili da Archi sono anche altri due importanti bacini: il lago di Bomba e il lago di Serranella. I maggiori rilievi che attraversano il suo territorio sono costituiti dalla Serra, da Colle della Guardia, Colle Bertoldo, Monte Rione e Colle Verri. La Storia del comune di Acri (Ch) La presenza umana nell’attuale territorio di Archi risale alla preistoria, quando le popolazioni sabelliche si insediarono in questa vallata abruzzese, particolarmente fertile e in una posizione strategica rispetto al territorio circostante. Testimonianza tangibile di questa occupazione è rappresentata dal sito archeologico in Fonte Tasca, con i resti di un antico insediamento fortificato risalente all’Età del Bronzo. Durante il Medioevo Archi fu un borgo fortificato e, con Casoli e Roccascalegna, costituì un baluardo importante del sistema difensivo che sbarrava l’accesso meridionale della Maiella e del Sangro. Si può supporre che nell’Alto Medioevo fosse stato interessato da un insediamento monastico. I resti del Castello Medioevale che domina l’intero paese sono un chiaro esempio del ruolo difensivo giocato in passato dalla cittadina. Di particolare importanza socio-culturale fu la partecipazione di molti notabili alla crociata del 1145 in Terrasanta. In epoca Normanna, il territorio fu feudo di due militi, gestiti da Marsilius Trogisii (fratello di Riccardo, esponente di una famiglia venuta in Abruzzo). Con la Monarchia Angioina, Carlo I concesse queste terre a Bertrando, al prezzo di trenta once l’anno. Nel 1449 Berlingiero Cantalmo fu conte d’Archi e successivamente la cittadina fu venduta: ai Carafa, ai De Secura, ai Guevara, ai Crispano, ai Pignatelli e ai Cardone. In definitiva passò sotto il dominio degli Adimari, marchesi di Bomba: non avendo eredi, al momento della loro morte Archi cadde sotto il Regio Fisco. Il paese fu distrutto ben due volte nel corso della storia: la prima per opera dei turchi, mentre la seconda a causa di un’epidemia di peste che spinse gli abitanti a rifugiarsi al di fuori del borgo, sui monti limitrofi. È importante notare come, nella seconda metà del ‘800, Archi fu uno dei primi comuni della provincia a costituire la Guardia Nazionale contro il Brigantaggio, fenomeno che dilaniava l’intera regione. Il nome del borgo viene citato per la prima volta in documenti del 1308 e fino a circa il 1700 verrà denominato come “territorium arcanum”, “terra arcanum”, “Arci”. Solo dal ‘700 in poi il territorio viene chiamato definitivamente Archi. Fu il paese natale di Tommaso Maria Verri (1743-1814), celebre filosofo, teologo, letterato e poeta.
CAMPEGGI AD ARCHI (CH)
Cosa vedere nel paese di Archi (Ch) Molte sono le bellezze da visitare nel borgo di Archi, dall'archeologia con gli scavi di Fonte Tasca – insediamento abitativo risalente al XI-VII secolo a.C. – all’architettura, fino alla natura e al suo notevole patrimonio paesaggistico per arrivare ai suoi castelli. Sicuramente degna di nota è l’architettura religiosa con le numerose chiese, a partire da quella parrocchiale di Santa Maria dell’Olmo, situata nel centro del paese e costruita nel XVIII secolo. Da vedere prò sono anche la chiesa dedicata a San Rocco, quella dedicata a San Giovanni Battista, di proprietà del Comune e sede di incontri e convegni, la chiesa della Madonna del Rosario, realizzata in conci di pietra, la chiesa di Santa Caterina d’Alessandriasituata di fronte a Piazza Castello e, infine, la chiesa del Santissimo Salvatore nella frazione Piane d’Archi. A testimonianza della sua storia medievale, spicca il Castello, di proprietà della famiglia Lannutti, caratterizzato da un torrione cordonato del Cinquecento e costruito in pietra locale e malta. Fu sottoposto a diversi rimaneggiamenti nel corso dei secoli, in ultimo proprio durante la seconda guerra mondiale, quando fu in parte distrutto dai tedeschi. Attualmente, i resti delle mura di cinta formano un “percorso medievale”. A raccontare la storia e il fascino del borgo ci sono anche i numerosi palazzi che arricchiscono il centro storico e i dintorni, tra cui il Palazzo Baronale che domina l’abitato, Palazzo Cieri, adibito ad abitazione privata, Palazzo Angelucci-Cangiano, fatto in muratura e realizzato con pietre e cornici in laterizio, Palazzo Lannutti e Palazzo Pomilio. Archi si trova in un territorio molto ricco dal punto di vista ambientale e naturalistico, come testimonia il laghetto Oasi Vallescura, luogo di aggregazione soprattutto nel periodo estivo. È inoltre possibile ammirare, tra gli scorci delle viuzze e delle antiche abitazioni, panorami mozzafiato sull’intera vallata dominata dal lago, nonché dalla maestosa Majella. Tra le aree paesaggistiche più belle della vallata c’è il lago di Bomba, circondato da rilievi ammantati da foreste, nonché da picchi, guglie e lastroni rocciosi, meglio noti come “Penne”, meta anche degli appassionati di arrampicata. Cosa  gustare ad Archi (Ch) L’enogastronomia archese rispecchia quella che è la tradizione culinaria regionale abruzzese, con prodotti primi di alta qualità coltivati o allevati sul territorio. Si tratta di una cucina povera, con ingredienti semplici, ma elegantemente rielaborati per riportare in tavola i sapori del passato. I secondi piatti tipici sono principalmente a base di pecora e agnello: gli arrosticini sono il piatto più conosciuto. C’è poi il brodetto di pesce, le ferratelle (pasta fresca ripiena di cotenna), le maltagliate (pasta fresca fatta da sfoglia e condita con sugo di castrato, sulla quale non può mancare una bella grattuggiata di pecorino), sagne e fagioli con pancetta. Come dolci, tra l’ampia varietà offerta, non può mancare un assaggio della famosa cicerchiata (palline di pasta passate nel miele) con un bicchierino di Ratafià, il tipico liquore di amarene, rigorosamente fatto in casa. Il prodotto d’eccellenza del borgo di Archi è sicuramente il tartufo, impiegato poi nelle diverse ricette locali. Nel mese di luglio 2013 ha avuto luogo la prima edizione della Mostra Mercato del Tartufo d’Estate, per celebrare appunto questo prezioso tubero, re della cucina abruzzese.
VILLAGGI TURISTICI AD ARCHI (CH)
Cosa fare ad Archi (Ch) A scandire la quotidianità degli abitanti del borgo ci sono gli eventi e le manifestazioni che testimoniano il forte legame con la tradizione. Il 28 aprile si festeggia il Patrono del paese, San Vitale, l’8 e 9 maggio c’è la festa del Santo Protettore, San Nicola di Bari, e il 9 e 10 agosto c’è la festa della Madonna di Costantinopoli e San Rocco. Si tratta di manifestazioni religiose caratterizzate dalle celebrazioni liturgiche, da processioni lungo le vie del borgo e da rinfreschi conviviali. Infine, l’8 dicembre, in occasione della festa dell’Immacolata Concezione, si ripete dal 1854 sempre lo steso rito: la notte del 7 dicembre vengono incendiati cumuli di legna tra i vari quartieri e contrade. Raggiunta la mezzanotte, davanti alle porte di Santa Maria dell’Olmo, si forma un corteo preceduto dalla banda che si sposta per le vie del paese, mentre lo stornellatore compone una breve satira detta “buongiorno” di casa in casa. Domenica 22 maggio il cuore del borgo si animerà con combattimenti in armatura, cortei e spettacoli di sbandieratori, tiro con l’arco, giochi medievali, visite guidate e degustazioni di prodotti locali: Archi (Ch), 16 maggio 2016 – In occasione della prima Giornata Nazionale dei Borghi Autentici d'Italia, organizzata dall'Associazione Nazionale Borghi Autentici d'Italia, il Comune di Archi presenta “Un salto nel Medioevo”. L’evento, realizzato con la collaborazione dei volontari della Protezione Civile e dell’associazione culturale “Le Mazzamarielle”, si terrà domenica 22 maggio dalle 12.00 in poi e sarà una giornata interamente dedicata alla promozione del territorio e dei suoi prodotti tramite iniziative di ospitalità e intrattenimento. Gli eventi si svolgeranno in un’ambientazione totalmente medievale con combattimenti in armatura, cortei e spettacoli di sbandieratori, campo di tiro con l’arco aperto al pubblico, sfilata della dama di Archi, partecipazione straordinaria di un falconiere e dei suoi rapaci, giochi medievali e visite guidate. Prenderanno parte all’evento gli Armigeri e Balestrieri della Città di Bucchianico, la Compagnia Rosso d’Aquila e i Bandierai dei Quattro Quarti L’Aquila. Particolare attenzione sarà concessa al racconto della storia di Archi, borgo autentico d’Italia, con una visita guidata gratuita della durata di un’ora e mezza, prevista per le 15,00, che prevederà un percorso lungo i vicoli del centro storico partendo dai resti del castello medievale e toccando tutti i tesori del paese: la fontana monumentale che si affaccia sulla vallata del Sangro, la Chiesa e la cripta di Santa Maria dell’Olmo, il Santuario di San Rocco, i palazzi gentilizi e tanto altro ancora. Mentre per l’intera giornata le visite saranno libere. Ad accogliere i visitatori ci saranno le prelibatezze del territorio con lo street food del borgo. Saranno infatti allestiti punti di degustazione di prodotti tipici locali, curati direttamente dai produttori del paese che faranno assaggiare le tipicità archesi ai cultori del buon cibo.
AFFITTACAMERE AD ARCHI (CH)
AFFITTACAMERE L'ANTICO BORGO
Vico Sirolli, 5/7 - 66044 Archi (Ch)
tel. 0872 980213 - mobile 320 9622110
BED & BREAKFAST AD ARCHI (CH)
PALAZZO BARONALE. Comune e provincia: Archi (Ch) Tipologia: edificio fortificato dal perimetro quadrangolare con torri angolari e bastioni Ubicazione: il castello si colloca ai margini settentrionali dell'abitato nell’omonima piazza, in posizione privilegiata per il controllo del territorio Utilizzazione: attualmente l’edificio, di proprietà privata, è ridotto allo stato di rudere ed in totale abbandono Epoca di costruzione ed eventuali aggiunte/modifiche/ restauri: la prima menzione del castello di Archi risale circa all’anno Mille quando si ha notizia di un nucleo abitato nei pressi del fiume Sangro, denominato Fara Adami, indicando con Adamo un prete e gastaldo di Ranieri, possessore del castello in questione. Tuttavia il piccolo centro è citato per la prima volta nel Catalogus Baronum nell’anno 1075 circa. Dopo aver avuto diversi feudatari, il territorio di Archi e quindi anche il suo castello, passarono nel 1559 a Martino de Segua, il quale come attestano documenti notarili, operò alcuni lavori di restauro all’edificio, di cui non si conosce l’entità, affidandoli al mastro Antonio Malerba, ma dovette vendere all’asta la fabbrica per far fronte ai numerosi debiti, già nel 1563. Nel corso del Seicento altri documenti citano il castello di Archi anche se solo marginalmente e tra essi si cita una descrizione della fabbrica effettuata da Giovan Battista de Marino nel 1644 per dirimere controversie legate all’eredità del feudo, dal quale si apprende che all’epoca aveva …un Intrato magnifico con Cortile coverto a lamia e cortile discoperto grande con il Pavimento del coverto… a mattonato..”. Allo stesso periodo, compreso tra il XVII - XVIII secolo, risale anche la prima rappresentazione grafica del borgo medioevale di Archi e del castello. Alla fine del Settecento, quando decaddero i diritti feudali, il castello divenne proprietà della Regia Corte e poi al sorgere del Regno d’Italia, ne divenne proprietaria la famiglia Lannutti, che nel 1955, con l’idea di restaurarlo in seguito ai danni della Seconda Guerra Mondiale, fece predisporre un progetto cui sono allegate interessanti planimetrie di parti del castello oggi distrutte Stato di conservazione: lo stato di conservazione risulta essere pessimo. Attualmente si conservano parzialmente le cortine del lati ovest e sud mentre dei rimanenti lati si possono solo delineare i perimetri d'ingombro attraverso ciò che resta dei paramenti murari. I corpi di fabbrica addossati alle cortine laterali sono rilevabili solo in parte, mentre il lato est è andato completamente distrutto Descrizione dell’edificio con riferimenti ai materiali e alle tecniche costruttive adottate: l'impianto originale era a pianta quadrangolare con due torri dai muri a scarpa addossate negli angoli sud-occidentale e sud-orientale, la prima a pianta circolare con un diametro di circa mt. 7.50, e l'altra quadrangolare su basamento circolare. Il lato settentrionale presentava un terrapieno bastionato; nell'angolo nord-ovest la rondella era realizzata da un paramento murario tronco conico mentre nel lato nord-est da un corpo cilindrico con probabili vani interni. I prospetti dei lati est e ovest erano fortificati con originali corpi di fabbrica a ridosso della cortina muraria che aumentavano la sezione resistente del complesso, consentendo un'ulteriore difesa. Nel perimetro esterno del castello si notano ancora numerose feritoie per consentire l’uso di archibugiere e cannoni, ma molto probabilmente esso era privo di fossato data l'impervia orografia del sito. Il blocco centrale quadrangolare, dalle dimensioni di circa 40x34 mt, presentava una corte interna di circa 17x13mt con il pozzo e la cisterna, ed era adibito a residenza. Complessivamente l’edificio si articolava su due livelli fuori terra, evidenziati dalla presenza di redondoni e un livello seminterrato, realizzato prevalentemente in muratura di pietra calcarea, con scapoli e laterizio soprattutto utilizzati per creare i corsi di ripianamento e le aperture. Oggi esistono solo alcune strutture orizzontali, come volte a crociera, botte e schifo in laterizio, ma anche un solaio piano in legno con travi e travicelli; ancora esistente anche una parte del portale di tipo durazzesco, in corrispondenza dell'androne, realizzato in conci di pietra calcarea e si segnala anche la presenza di originali monofore poste lungo il percorso interno di collegamento tra il primo e il secondo livello. Il corpo di fabbrica è realizzato con paramento murario affine al manufatto quadrangolare, con muratura in pietra calcarea e l'uso limitato di scaglie, ciottoli e laterizi per completare i livelli di ripianamento. L'individuazione di una sola tecnica costruttiva del paramento murario consente di asserire che l'intera fabbrica sia stata concepita e realizzata unitariamente. Nel corso dei secoli, la progressiva riduzione delle incursioni e un cambiamento nell’arte bellica hanno determinato un progressivo abbandono del carattere fortificato dell’edificio in favore di una trasformazione in residenza gentilizia.
CASE PER VACANZA AD ARCHI (CH)
CASA PER VACANZA GIRASOLE
Via E. Stiroli, 52 - 66044 Archi (Ch)
tel. 0872 896370
APPARTAMENTI PER VACANZA AD ARCHI (CH)
Chiesa Santa Maria dell’Olmo, Archi (CH). Restauro del Campanile della Chiesa Santa Maria dell’Olmo ad Archi: Rifacimento in copertura della cupola, dipartente da tamburo ottagonale sorretto da pennacchi sferici, realizzando un cordolo sommitale tondo in sostituzione dell'antica cerchiatura in travi di castagno. Le travi in legno formanti l'orditura principale sono state sostituite in maniera invisibile con una moderna carpenteria metallica. Recuperata strutturalmente, la cupola è stata completata ricollocando i materiali originali che la definivano paesaggisticamente nel centro storico di Archi con l'originale manto di copertura antico in coppi, recuperando i cornicioni esterni che restaurati ad arte in tutt'uno hanno mantenuto patina e contestualità urbana. I dolii di Archi (CH) nel quadro degli sviluppi socioeconomici nell'Italia meridionale durante il Bronzo Finale. Ad Archi i dolii sono presenti in tre tipi di impasti: 1) dolii in argilla depurata contenenti tritume di ceramica (chamotte), di colore da rosa a beige, di grandi dimensioni (diametri all'orlo tra i 38 e i 62 cm 1); 2) dolii in figulina, spesso farinosa al tatto, di colore da arancio a beige-giallastro, di dimensioni e spessori generalmente inferiori agli esemplari in chamotte (diametri all' orlo tra 28 e 44 cm); 3) dolii di impasto, di grande spessore (pareti da 1,8 a 4 cm), di colore tra il grigio-nerastro e il rosso-mattone (diametri all'orlo da 26 a 40 cm). Ad un esame macroscopico la lavorazione di questi contenitori risulta effettuata senza l'uso del tornio. Sempre a livello macroscopico sono state analizzate densità, forma, dimensioni e colore della chamotte, per verificare se vi sia stata una precisa intenzionalità nella sua preparazione e utilizzazione. Per questa analisi è stato preso in considerazione un campione di 57 pezzi tra orli, colli, fondi e pareti che consentissero una lettura sufficientemente precisa, sia sulla superficie esterna che su quella esterna. La densità riscontrata, espressa in percentuale della superficie occupata, varia da un minimo del 2% fino ad un massimo del 30%. Solo 4 esemplari presentano una densità del 30%, 8 del 20%, 17 del 10% , 12 del 5%, 16 del 2%. Ad Archi i dolii sono presenti in tre tipi di impasti: 1) dolii in argilla depurata contenenti tritume di ceramica (chamotte), di colore da rosa a beige, di grandi dimensioni (diametri all'orlo tra i 38 e i 62 cm1); 2) dolii in figulina, spesso farinosa al tatto, di colore da arancio a beige-giallastro, di dimensioni e spessori generalmente inferiori agli esemplari in chamotte (diametri all’orlo tra 28 e 44 cm); 3) dolii di impasto, di grande spessore (pareti da 1,8 a 4 cm), di colore tra il grigio-nerastro e il rosso-mattone (diametri all’orlo da 26 a 40 cm). Ad un esame macroscopico la lavorazione di questi contenitori risulta effettuata senza l'uso del tornio. Sempre a livello macroscopico sono state analizzate densità, forma, dimensioni e colore della chamotte, per verificare se vi sia stata una precisa intenzionalità nella sua preparazione e utilizzazione. Per questa analisi è stato preso in considerazione un campione di 57 pezzi tra orli, colli, fondi e pareti che consentissero una lettura sufficientemente precisa, sia sulla superficie esterna che su quella esterna. La densità riscontrata, espressa in percentuale della superficie occupata, varia da un minimo del 2% fino ad un massimo del 30%. Solo 4 esemplari presentano una densità del 30%, 8 del 20%, 17 del 10% , 12 del 5%, 16 del 2%. Per quanto riguarda le dimensioni degli elementi di tritume si è riscontrata una variabilità, anche all'interno dello stesso esemplare, da un minimo di 1 mm fino a un massimo di 5 mm; la forma varia da rotondeggiante a spigolosa. La tonalità più comune è l'arancio seguita da colorazioni tra il rosso e il rosso-mattone. Il tritume  sembra derivare tutto dalla frantumazione di recipienti in figulina e questo è l’unico aspetto costante, che rimanda quindi a una precisa scelta dei ceramisti.
CASE PER LE FERIE AD ARCHI (CH)
Le manifestazioni ad Archi (Ch) 28 aprile: festa del Santo Patrono, san Vitale. 8 e 9 maggio: festa del Santo Protettore, San Nicola di Bari. 9 e 10 agosto: festa della Madonna di Costantinopoli e San Rocco. 8 dicembre: festa dell'Immacolata Concezione, celebrata dal 1854. La notte del 7 dicembre vengono incendiati cumuli di legna tra i vari quartieri e contrade. Raggiunta la mezzanotte, davanti alle porte di Santa Maria dell'Olmo si forma un corteo preceduto dalla banda che si sposta per le vie del paese mentre lo stornellatore compone una breve satira detta "buongiorno" di casa in casa. Monumenti e luoghi d'interesse ad Archi: Scavi archeologici. A Fonte Tasca c'è un insediamento abitativo che risale all'XI-VII secolo a.C. in piena età del bronzo. Monumenti: La fontana monumentale. Il monumento ai caduti delle guerre, opera dello sculture Guido Costanzo. Chiese: La chiesa di San Rocco, situata fuori dal centro storico del paese. La chiesa parrocchiale di Santa Maria dell'Olmo, nel centro del paese. Forse è stata costruita nel XVIII secolo. La facciata è scandita da paraste. Il portale è sormontato da un timpano curvilineo. La chiesa è realizzata in conci di pietre lavorate. L'interno è a croce greca con una cupola all'incrocio delle due navate. All'interno sono conservati una tavola raffigurante una Madonna dell'Olmo, una tavola raffigurante san Carlo Borromeo, un crocifisso ligneo di Gioacchino Pellicciotti di Perano e una tela che raffigura san Vitale di Felice Ciccarelli di Atessa. La chiesa di San Giovanni Battista. Attualmente è di proprietà comunale ed ospita incontri e convegni. Ha un'unica navata. Alcuni deterioramenti rendono parzialmente fatiscente la chiesa. La chiesa della Madonna del Rosario: È realizzata in conci di pietra. Il portale principale è ad arco ogivale. La facciata termina in alto con un timpano. La chiesa del Santissimo Salvatore: È di recente costruzione. È sita nella frazione del paese Piane d'Archi. La facciata termina a capanna. La torre campanaria è a base quadrangolare ed è unita alla chiesa da un passaggio. La chiesa di santa Caterina d'Alessandria: È a navata unica. È sita di fronte a piazza Castello. È verosimilmente seicentesca. L'interno non vi sono elementi decorativi di pregio. Recentemente è stata restaurata. Castelli ad Archi: Il resti del castello medioevale, di proprietà della famiglia Lannutti, caratterizzato da un torrione cordonato del Cinquecento. Il castello era pressoché quadrato con torrioni angolari cilindriche. La costruzione è in pietra locale e malta. Alcuni elementi del castello mostrano che la struttura è stata rimaneggiata nel corso del tempo. Nella seconda guerra mondiale è stato un potente avamposto militare per gli inglesi ma, successivamente, fu distrutto in parte dai tedeschi. Resti delle mura fortificate di cinta al borgo. Viene detto anche percorso medioevale. Trattasi di un tracciato del borgo medievale in cui tuttora si trovano dei palazzi abbandonati. Particolare è una torre con campana è orologio. Palazzi ad Archi: Palazzo baronale: È un palazzo fortificato di forma quadrangolare con delle torri angolari e bastioni. Si trova nel centro storico in posizione dominante sull'abitato stesso. Palazzo Cieri: È un palazzo residenziale suddiviso in tre piani e sito in Largo Cieri. È adibito ad abitazione privata. Accanto vi è la porta Cieri. Palazzo Angelucci-Cangiano: È un palazzo residenziale in muratura realizzato con pietre e cornici in laterizio. Il portale principale e contornato da mattoni che formano un bugnato. Palazzo Lannutti: Alcuni elementi tra cui alcune mensole dei balconi danno un'idea che il palazzo sia antico. È stato costruito con ciottoli di varia forma e dimensione e mattoni. Il portale ha un arco a tutto sesto in pietra, la cornice del coronamento è in laterizi lavorati. Altri elementi di rilievo del palazzo sono: un balconcino realizzato in pietra con le sue sottomensole lapidee; gli archi che univano il palazzo di fronte che passano sopra la stradina laterale. Palazzo Pomilio: È un palazzo nobiliare realizzato in pietra suddiviso in 3 parti in cui l'ingresso si trova nella parte centrale. Il portale è attorniato da mattoni che formano un bugnato. Al primo piano vi è un balcone tra due finestre. Vie, piazze, contrade ed archi ad Archi: Largo fontana; Via Civitella; Via Palazzo; Arco Cieri; Contrada Canala; Contrada Salice; Contrada Rongiuna; Contrada Pianello. La natura ad Archi (Ch) Un laghetto nei pressi dell'abitato; Il notevole patrimonio paesaggistico. La Chiesa di Santa Maria dell'Olmo e il Castello.
COUNTRY HOUSE AD ARCHI (CH)
Personaggi illustri nati ad Archi: Eugenio Sirolli (2 maggio 1916), pilota acrobatico già diciottenne nella Regia Aeronautica. Istruttore di volo. Pluridecorato sul campo fino all'argento nel secondo conflitto mondiale. Con Buscaglia tra i sette primi piloti scelti per la realizzanda squadriglia aerosiluranti. Morì a 27 anni, in volo di guerra. Non il mitra nemico, ma il motore del suo inseparabile caccia Macchi l'abbandonò su i cieli del Monte Amiata (16 maggio 1943). Riposa nel cimitero della sua natia Archi, dove gli fu intitolata la via della sua abitazione. Ciro Verratti (Archi, 17 agosto 1907 - Milano, 6 luglio 1971), olimpionico di fioretto. Tommaso Maria Verri (Archi, 1743 - Ortona a mare, 1814), filosofo, teologo, letterato e poeta. Nicola Carpineta (Archi, 1865 - 1914), sacerdote e scrittore. Nicola Carpineta (1962), sacerdote, architetto emerito in restauri chiese. Legati al paese di Archi (Ch): Erminio Troilo (Perano 1874 - Padova, 1968), professore universitario. Mario Pomilio (Orsogna 1921 - Napoli 1990), insegnante e scrittore. Infrastrutture e trasporti: Il comune di Archi è raggiungibile dall'Autostrada A14 Adriatica all'uscita Val Di Sangro, dalla Strada statale 652 di Fondo Valle Sangro o dalla Strada Provinciale 119. La Comunità montana Valsangro (zona S) era stata istituita con la Legge regionale 4 agosto 1977, n. 39 della Regione Abruzzo, che ne ha anche approvato lo statuto. È stata soppressa dopo una riduzione delle comunità montane abruzzesi che sono passate da 19 ad 11 nel 2008. Aveva la sede nel comune di Villa Santa Maria e comprendeva undici comuni della Provincia di Chieti: Archi, Atessa, Bomba, Colledimezzo, Montazzoli, Montebello sul Sangro, Monteferrante, Montelapiano, Pietraferrazzana, Tornareccio, Villa Santa Maria. Il Palazzo Cieri è sito in Via Cieri ad Archi in provincia di Chieti. Attualmente è adibito ad abitazione privata. La Storia del Palazzo Cieri: Mancanza di fonti storiche rendono impossibile la datazione del palazzo. Ad ogni modo, analizzando i dintorni è ipotizzabile che la fondazione risalga al XVIII secolo come l'adiacente Porta Cieri. Non viene escluso che la costruzione sia stata costruita su di un preesistente edificio come attestano alcuni frammenti di muro a scarpa. Alcuni recenti restauri hanno interessato i paramenti murari e le finiture. L'aspetto del Palazzo Cieri: Il palazzo è a tre piani. La facciata principale è suddivisa in cinque assi. Le facciate sono realizzate con pietra lavorata e ciottoli. I mattoni vengono utilizzati perlopiù per le paraste. Il portale è contornato da mattoni, ai cui due lati vi sono due paraste che paiono sorreggere il balcone sovrastante.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' AD ARCHI (CH)
Vitale (Archi (Ch) – Ravenna, fra il III e il IV secolo) fu un martire cristiano, è venerato come santo dalla Chiesa cattolica che lo ricorda il giorno 28 aprile. Secondo la tradizione fu marito di santa Valeria; Vitale e Valeria furono i genitori di altri due santi molto venerati a Milano e Ravenna: Gervasio e Protasio. Di Vitale ci parla sant'Ambrogio in una delle sue lettere, nella quale il vescovo di Milano racconta di una visione che gli indicò l'ubicazione della sepoltura dei martiri Gervasio e Protasio (morti a Milano nel III secolo). Entro il sarcofago Ambrogio rinviene un libellum (un libriccino o altro breve scritto) firmato da un certo Filippo servus Christi che narra, prima della storia dei due santi gemelli, la storia dei loro genitori, Vitale e Valeria. Successivamente, nell'anno 379, Ambrogio diede inizio alla costruzione di una basilica dedicata a numerosi martiri tra cui appunto Vitale, basilica che oggi porta il suo nome. La Legenda Aurea, molto più tardiva, riferisce le stesse vicende dell'opuscolo con lievi variazioni. Il contenuto del libellum è il seguente. Il soldato consolare Vitale, marito di Valeria e padre di Gervasio e Protasio, scortava il giudice Paolino durante un viaggio a Ravenna. Qui vide un medico cristiano di nome Ursicino condannato a essere decapitato dopo vari supplizi. Vitale fu vicino al medico e lo aiutò ad affrontare la morte, provvedendo altresì alla sua sepoltura. Rivelatosi attraverso il suo comportamento pure lui cristiano, venne condannato a morte e sepolto vivo a Ravenna. La moglie Valeria, recatasi inutilmente a Ravenna per recuperare il corpo del marito, sulla via del ritorno avrebbe subito anche lei il martirio ad opera di un gruppo di villici idolatri, che l'avevano invitata a banchettare con loro in onore del dio Silvano. Dieci anni dopo anche i giovani figli Gervasio e Protasio avrebbero subito il martirio per la fede in Cristo. Resta incerto quando furono uccisi Vitale e Valeria. Ambrogio non fornisce elementi di datazione evidenti. La Legenda Aurea colloca i fatti sotto Nerone, ma è più probabile che si tratti di un errore e che il martirio sia avvenuto nella seconda metà del III secolo o al massimo all'inizio del IV. Culto e reliquie nel paese di Archi (Ch) Il Martirologio Romano, la cui prima edizione fu pubblicata nel 1586, riferisce le notizie sui santi Vitale e Valeria alla data del 28 aprile: « A Ravenna il natale di san Vitale martire, marito di santa Valeria e padre dei santi Gervasio e Protasio; il quale, avendo seppellito con il dovuto onore il corpo del beato Ursicino, cui aveva tolto via, fu preso da Paolino Consolare e, dopo i tormenti dell'eculeo, fu fatto gettare in una fossa profonda e sotterrare con terra e sassi; col quale martirio passò a Cristo » La recente riedizione Martirologio Romano (2004) continua a riportare la festa di San Vitale alla data del 28 aprile[5] con un elogio differente: « A Ravenna, in Italia, ricordo di S. Vitale, nel cui nome, in questo giorno, fu dedicata a Dio la celebre basilica che sorge nella medesima città, e che da tempo immemorabile è celebrato assieme ai SS. martiri Valeria, Gervasio, Protasio e Ursicino, per aver difeso tenacemente e senza paura la fede cristiana». Patronati: San Vitale di Milano è il santo patrono di alcune località italiane, tra le quali: Annone Veneto (VE), Archi (CH), Besenzone (PC), Ceggia (VE), Granarolo dell'Emilia (BO), Marittima, fraz. di Diso (LE), Masano, fraz. di Caravaggio (BG), Montecchio Maggiore (VI), Muzzana del Turgnano (UD), Salsomaggiore Terme (PR), San Salvo (CH), Seniga (BS) Reliquie e luoghi di culto- A Milano: Il culto di san Vitale fu avviato da sant'Ambrogio, vescovo della città, insieme a quello di un altro san Vitale, servo di Agricola e martire a Bologna, di cui ci parla lo stesso sant'Ambrogio in un'altra sua lettera. Entrambi i santi furono probabilmente venerati nella Basilica dei Martiri (oggi Basilica di Sant'Ambrogio) a Milano, ma non c'è dubbio che Ambrogio volle dare speciale importanza ai santi Protasio e Gervasio e ai loro genitori. Lo stesso Ambrogio volle essere seppellito nella cripta dove riposavano Gervasio e Protasio. A Ravenna: Quando nel 409 Galla Placidia, figlia dell'imperatore Teodosio I, si trasferì da Milano a Ravenna portò con sé le reliquie di san Vitale (traslate 16 anni prima da Ambrogio) e dei santi Gervasio e Protasio, martirizzati a Milano. In onore tanto dei genitori quanto dei figli fu eretta a Ravenna la splendida basilica detta brevemente di Basilica di San Vitale, consacrata nel 548, che tuttora si ammira. Nella stessa basilica, un altare laterale è dedicato a sant'Ursicino. Sempre a Ravenna, nella basilica di Sant'Apollinare Nuovo, sui mosaici della navata con la processione dei santi è raffigurata l'intera famiglia di Vitale. E la sua festa liturgica, sempre nella stessa città, fu celebrata fin dal IX secolo il 28 aprile. A Venezia: A Venezia la notevole Chiesa di San Vidal, fondata nel 1084 durante il dogado di Vitale Falier e ristrutturata verso la fine del XII sec., ebbe un ulteriore rifacimento alla fine del XVII secolo. A Roma: A Roma il papa Gregorio Magno volle che la chiesa dedicata ai santi Protasio e Gervasio fosse dedicata anche ai loro genitori; oggi si chiama Basilica dei Santi Vitale e compagni martiri in Fovea. A Napoli: A Fuorigrotta, quartiere della città di Napoli, è documentata nel 985 l'esistenza di una cappella o di un oratorio dedicato a san Vitale. Il suo culto, con molta probabilità, giunse a Napoli quando la città ed il suo territorio, dal 553 al 661, furono un ducato bizantino dipendente da Ravenna. I rapporti fra le due città dovettero continuare anche dopo, se si considera che a Napoli nel 763 vi era una domus appartenente alla Chiesa ravennate e che il calendario liturgico napoletano, scolpito su due grandi lastre di marmo dopo la metà del IX secolo, assegna al 28 aprile, come a Ravenna, la commemorazione di san Vitale. In altri luoghi: Verso la fine dell'VIII secolo alcune reliquie di San Vitale furono portate a Esslingen sul Neckar, città situata a sud-ovest di Stoccarda. Altre reliquie di san Vitale si venerano nella chiesa di San Giuseppe a San Salvo (CH) e nella chiesa di Marittima (LE).
RIFUGI E BIVACCHI AD ARCHI (CH)
San Nicola di Bari e Archi (Ch), noto anche come san Nicola di Myra, san Nicola dei Lorenesi, san Nicola Magno, san Niccolò e san Nicolò (Patara di Licia, 15 marzo 270 – Myra, 6 dicembre 343), è venerato come santo dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa ortodossa e da diverse altre confessioni cristiane, fu vescovo di Myra (oggi Demre), una città situata in Licia, una provincia dell'Impero bizantino, che si trova nell'attuale Turchia. È noto anche al di fuori del mondo cristiano perché la sua figura ha dato origine al mito di Santa Claus (o Klaus), conosciuto in Italia come Babbo Natale. Le sue reliquie sono conservate a Bari, Venezia, Rimini, Saint-Nicolas-de-Port, Bucarest[1], Volos ed anche in Bulgaria, nella chiesa della città di Cernomoretz. Nacque probabilmente a Pàtara di Licia, tra il 261 ed il 280, da Epifanio e Giovanna che erano cristiani e benestanti. Cresciuto in un ambiente di fede cristiana, perse, secondo le fonti più diffuse, prematuramente i genitori a causa della peste. Divenne così erede di un ricco patrimonio che distribuì tra i poveri e perciò ricordato come grande benefattore. In seguito lasciò la sua città natale e si trasferì a Myra dove venne ordinato sacerdote. Alla morte del vescovo metropolita di Myra, venne acclamato dal popolo come nuovo vescovo. Imprigionato ed esiliato nel 305 durante la persecuzione di Diocleziano, fu poi liberato da Costantino nel 313 e riprese l'attività apostolica. Non è certo che sia stato uno dei 318 partecipanti al Concilio di Nicea del 325: secondo la tradizione, comunque, durante il concilio avrebbe condannato duramente l'Arianesimo, difendendo l'ortodossia, ed in un momento d'impeto avrebbe preso a schiaffi Ario. Gli scritti di Andrea di Creta e di Giovanni Damasceno confermerebbero la sua fede radicata nei principi dell'ortodossia cattolica. Ottenne dei rifornimenti durante una carestia a Myra e la riduzione delle imposte dall'Imperatore. Morì a Myra il 6 dicembre, presumibilmente dell'anno 343, forse nel monastero di Sion. Culto: Il culto si diffuse dapprima in Asia Minore (nel VI secolo 25 chiese a Costantinopoli erano a lui dedicate), con pellegrinaggi alla sua tomba, posta fuori dell'abitato di Myra. Numerosi scritti in greco ed in latino ne fecero progressivamente diffondere la venerazione verso il mondo bizantino-slavo e in Occidente, a partire da Roma e dal Meridione d'Italia, allora soggetto a Bisanzio. San Nicola è così diventato già nel Medioevo uno dei santi più popolari del cristianesimo e protagonista di molte leggende riguardanti miracoli a favore di poveri e defraudati. Si narra che Nicola, venuto a conoscenza di un ricco uomo decaduto che voleva avviare le sue tre figlie alla prostituzione perché non poteva farle maritare decorosamente, abbia preso una buona quantità di denaro, lo abbia avvolto in un panno e, di notte, l'abbia gettato nella casa dell'uomo in tre notti consecutive, in modo che le tre figlie avessero la dote per il matrimonio. Un'altra leggenda narra che Nicola, già vescovo, resuscitò tre bambini che un macellaio malvagio aveva ucciso e messo sotto sale per venderne la carne. Per questi episodi San Nicola è ritenuto un santo benefattore e protettore, specialmente dei bambini. Viene festeggiato il 6 dicembre e il 9 maggio. Le reliquie: Le sue spoglie furono conservate nella cattedrale di Myra fino al 1087. Quando Myra cadde in mano musulmana, Bari e Venezia, che erano dirette rivali nei traffici marittimi con l'Oriente, entrarono in competizione per il trasferimento in Occidente delle reliquie del santo. Una spedizione barese di 62 marinai, tra i quali i sacerdoti Lupo e Grimoldo, partita con tre navi di proprietà degli armatori Dottula, raggiunse Myra e si impadronì di circa metà dello scheletro di Nicola, che giunse a Bari il 9 maggio 1087. Secondo la leggenda, le reliquie furono depositate là dove i buoi che trainavano il carico dalla barca si fermarono[2]. Alcune colonne del tempio, poi, seguirono la nave dei marinai baresi fino a Bari. Si trattava in realtà della chiesa dei benedettini (oggi chiesa di San Michele Arcangelo) sotto la custodia dell'abate Elia, che in seguito sarebbe diventato vescovo di Bari. L'abate promosse tuttavia l'edificazione di una nuova chiesa dedicata al santo, che fu consacrata due anni dopo da Papa Urbano II in occasione della definitiva collocazione delle reliquie sotto l'altare della cripta. Da allora san Nicola divenne compatrono di Bari assieme a San Sabino e le date del 6 dicembre (giorno della morte del santo) e 9 maggio (giorno dell'arrivo delle reliquie) furono dichiarate festive per la città. Il santo era anche presente, fino al XIX secolo, sullo stemma della città tramite un cimiero.
Ciro Verratti (Archi, 17 agosto 1907 – Milano, 6 luglio 1971) è stato uno schermidore italiano della specialità del fioretto. Biografia di Ciro Verratti: La sua attività sportiva si svolse soprattutto nella seconda metà degli anni trenta, quando raggiunse importanti traguardi sia individuali che di squadra. Specialista del fioretto, conquistò cinque titoli mondiali (tra individuali ed a squadre) tra il 1928 ed il 1935, oltre al campionato italiano assoluto del 1939. Il più importante risultato della sua carriera è però la medaglia d'oro nel fioretto a squadre conquistata alle Olimpiadi di Berlino del 1936, in una squadra composta anche da Giorgio Bocchino, Manlio Di Rosa, Giulio Gaudini, Gioacchino Guaragna e Gustavo Marzi. Parallelamente all'attività agonistica, fin dal 1930 iniziò a collaborare con diverse testate come giornalista sportivo, fino a divenire nel 1961 inviato speciale per il Corriere della Sera, per il quale curò soprattutto cronache di ciclismo, in particolare al Giro d'Italia e al Tour de France. Il suo ritratto (Atleta in attesa o Campione olimpionico) a grandezza naturale venne eseguito nel 1932 da Lucio Fontana in una eccezionale scultura di gesso colorato di azzurro che dissolve la scultura nella pittura, esposto alla III Mostra d'Arte del Sindacato Regionale Fascista delle Belle Arti di Lombardia, oggi conservato alla Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna. Morì in un incidente stradale. Il cinema ad Archi: Nel 1936 gli viene proposto di interpretare il protagonista, nel film di cappa e spada: Il Corsaro Nero, per la regia di Amleto Palermi, girato presso gli studi della Cines a Roma, sarà l'unica esperienza davanti alla macchina da presa. Sua compagna di lavoro fu Ada Biagini, anche lei campionessa di scherma. La radio: Negli anni dal 1957 al 1961 partecipa, come giornalista, al programma di attualità sportive: Sala stampa sport, in onda, da Milano sulla RAI, le domeniche di campionato di calcio alle ore 11,45 nel secondo programma radiofonico.
Il palazzo baronale di Archi (Ch) è un edificio storico di Archi, in provincia di Chieti. È definito anche Castello Lannutti, in riferimento all'ultima famiglia proprietaria, ed era l'edificio fortificato del borgo medievale, fondato nell'XI secolo. La prima menzione del castello risale all'incirca all'anno 1000 quando si ha notizia di Fara Adami, un centro abitato sul fiume Sangro, insieme ad Adamo, un prete, e Ranieri, un gastaldo, ma il primo documento ufficiale che attesta l'esistenza di questo castello è nel 1075 quando viene menzionato nel Catalogus Baronum. Dopo varie vicissitudini feudatari nel 1559 Archi e quindi anche questo castello passarono a Martino di Segua. Vari documenti noratili documentano che Martino operò varie opere di restauro al castello di cui non se ne conosce di che ali dell'edificio vengono restaurate. I restauri furono affidati al mastro Antonio Malerma. Martino, successivamente, dovette vendere all'asta il castello per vari debiti nel 1563, di motivazioni di tali debiti non viene fatta menzione. Dei documenti seicenteschi citano il castello anche se a livello secondario, tra questi documenti vi è uno che attesta che Giovan Battista de Marino nel 1644 aveva avuto dei problemi legali per quanto concerne l'eredità. Dal XVIII secolo appartenne alla famiglia Lannutti, da cui il nome, fino al sequestro tedesco nel 1943. Infatti i nazisti sfruttarono il castello come stazione di controllo militare sopra la val di Sangro per vigilare sull'arrivo delle truppe inglesi da Paglieta. Data poi l'impossibilità di vigilare sulla zona, con conseguente ritiro verso le montagne dell'alto Sangro, il castello fu minato e danneggiato dagli stessi nazisti. Attualmente versa in pessimo stato di conservazione, in attesa di restauro. Ne rimangono solamente le cortine Ovest e sud. Del resto ne rimane solo qualche abbozzo che fa capire il perimetro originale, con mura interne e la base delle due torri angolari cilindriche, tranne che nel lato est che è completamente andato distrutto. Aspetto del palazzo baronale di Archi (Ch) Il suo aspetto originale era quadrangolare con due torri a mura a scarpa negli angoli sud-occidentale e sud-orientale. La prima aveva un diametro di circa 7,50 metri. Il lato nord aveva un terrapieno a bastioni. Ad est ed ovest vi erano fortificati con corpi di fabbrica che aumentavano la forza di resistenza. Il blocco centrale quadrangolare misurava da 40 X 34 metri con un cortile interno che misurava 17 X 13 metri. Il castello era suddiviso in tre piani di cui uno seminterrato. Madonna di Costantinopoli è uno dei titoli attribuiti a Maria, madre di Gesù Cristo, dalle Chiese cristiane, in merito a presunte apparizioni dopo l'Assunzione in Cielo, che avrebbero avuto luogo nella città di Costantinopoli, e quindi ad un'icona miracolosa realizzata nella città e copiata numerose volte. Nel V secolo venne realizzata a Costantinopoli un'icona della Vergine nella posizione odigitria, afferente all'iconografia attribuita a san Luca, che venne considerata protettrice della città. Nel corso dei secoli ne sono state realizzate svariate copie, diffuse nel Mediterraneo orientale, secondo l'ottica teologica orientale per cui la copia di un'icona conserva le proprietà dell'originale, Ciò ha ispirato una conseguente devozione popolare, oltre i confini dell'Asia minore, in particolar modo in Italia meridionale, dopo il 1528, quando la fine di un'epidemia di peste, scoppiata a Napoli durante un assedio, fu attribuita all'icona della Madonna.
Una caratteristica dell’Abruzzo è la varietà morfologica del territorio che mette a confronto realtà solitamente distinte e difficilmente coniugabili, come mare e montagna, parchi nazionali, riserve naturali e centri storici, collegati con un’efficientissima rete stradale. Dalla foce del_Tronto a quella del Trigno 129 chilometri di costa, assolata e godibile dalla primavera all’autunno, fronteggiano i massicci più elevati dell’Appennino, tanto che non è raro poter scorgere dal litorale sabbioso e in piena vacanza marina le cime innevate del Gran Sasso e della Maiella. Del resto la storia antropologica e sociale della regione Abruzzo è tutta coniugata sul costante rapporto mare-montagna, vissuto dalla gente.
L'Immacolata Concezione che si festeggia nel paese di Archi (Ch) è un dogma cattolico, proclamato da papa Pio IX l'8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento; tale dogma non va confuso con il concepimento verginale di Gesù da parte di Maria. Il dogma dell'Immacolata Concezione riguarda il peccato originale: per la chiesa Cattolica infatti ogni essere umano nasce con il peccato originale e solo la Madre di Cristo ne fu esente: in vista della venuta e della missione sulla Terra del Messia, a Dio dunque piacque che la Vergine dovesse essere la dimora senza peccato per custodire in grembo in modo degno e perfetto il Figlio divino fattosi uomo. La Chiesa cattolica celebra la solennità dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria l'8 dicembre. Nella devozione cattolica l'Immacolata è collegata con le apparizioni di Lourdes (1858) e iconograficamente con le precedenti apparizioni di Rue du Bac a Parigi (1830). Apparizioni mariane relative al dogma dell'Immacolata Concezione: Due apparizioni mariane riconosciute dalla Chiesa cattolica hanno a che fare con questo dogma e ne sono considerate una conferma diretta. Nel 1830 Catherine Labouré, novizia nel monastero parigino di Rue di Bac, fece coniare una medaglia (detta poi la medaglia miracolosa) che riportava le seguenti parole, da lei viste durante un'apparizione della vergine Maria (avvenuta il 27 novembre dello stesso anno): "O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi". Nel 1858, quindi quattro anni dopo la proclamazione del dogma, la veggente di Lourdes Bernadette Soubirous riferì che la Vergine si era presentata con le parole "Que soy era Immaculada Councepciou" ("Io sono l'Immacolata Concezione", in lingua occitana). Nell'arte: Il tema dell'Immacolata Concezione iniziò ad apparire in opere artistiche fin da quando si accese il dibattito, che vedeva schierati da una parte i Francescani e le ramificazioni dell'Ordine benedettino, legate al pensiero di Anselmo d'Aosta e Bonaventura da Bagnoregio, e dall'altra i domenicani, legati alla trattazione offerta da Tommaso d'Aquino. Inizialmente il tema veniva affrontato dagli artisti gotici in maniera "criptica", dove cioè si rimandava allo spettatore la conclusione, mettendo magari una serie di simboli e metafore facilmente decodificabili. Nel XV secolo le opere d'arte divennero più evidenti, propendendo per una o l'altra ipotesi, ben comprensibile dalla lettura di elementi che chiarivano l'intervento divino in taluni episodi della vita di Anna e Gioacchino e dell'infanzia della Vergine. Più coraggiose furono le opere legate al tema della Disputa sull'Immacolata Concezione, dove gli artisti ritraevano, caso più unico che raro nell'arte sacra, il parere contrastante dei dottori della Chiesa: ne è un esempio la tavola agli Uffizidi Piero di Cosimo. Con la Controriforma venne stabilita l'iconografia fissa legata al concetto dell'Immacolata, che sarà quella ratificata dal dogma.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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