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Dormire ad Abbateggio

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GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI ABBATEGGIO (PE)
 
La tradizione ad Abbateggio. La tradizione vuole che un giorno due pastorelli muti di Abbateggio, pascolando le pecore sulla collina dell’Elcina, videro su di un albero di elce (leccio) una Signora e, ai piedi dell’albero, un quadro che rappresentava la Madonna seduta su un albero con in braccio Gesù Bambino. La Signora disse ai pastorelli di desiderare una Chiesa su quel colle, ripetendo per tre volte la medesima richiesta. Alla terza volta i pastorelli corsero verso casa raccontando alla loro madre il fatto prodigioso. La madre fu lieta e sorpresa nel sentir parlare per la prima volta i propri figlioli, gridando al miracolo e diffondendo la novella al vicinato. Sul luogo dell’apparizione corse gente ed i pastorelli narrarono ancora quanto veduto e quanto richiesto dalla Signora. - Una Signora? dunque, la Madonna - e a torme la gente seguì i pastorelli sino all’albero, ove ancora sedeva la Signora e dove ancora era il quadro della Madonna. Mentre i pastorelli estasiati continuavano a vedere la Madonna sull’albero, la folla vedeva solo il quadro. La sacra immagine fu presa dalla folla di fedeli e devotamente portata nella Chiesa parrocchiale di San Lorenzo Martire, ma la mattina seguente fu ritrovata miracolosamente presso l’albero. Riportata nella Chiesa, fu di nuovo rinvenuta presso l’albero. Dopo la terza traslazione e il terzo rinvenimento presso il solito albero, si compresero le intenzioni della Madonna: presso l’albero le fu costruita una piccola Chiesa, che è quella della Madonna dell’Elcina.
La CHIESA dedicata alla MADONNA DEL CARMINE ad Abbateggio è di piccola fattura, in pietra locale, a pianta rettangolare ad una sola navata con volta a botte e calotta dell’abside a semicupola; è stata totalmente ristrutturata. Se ne ignora l’anno di costruzione, ma si è a conoscenza che nel 1743 esisteva già ed era censita come “Chiesa della M. del Carmine extra moenia”, cioè sita fuori le mura di cinta del Paese. Sul portale esterno della Chiesa vi è l’iscrizione “Sant’Antonio”. Non è chiaro se la Chiesa inizialmente fosse stata edificata in onore di Sant’Antonio (Abate o di Padova), visto che ne esiste il culto, e successivamente, con la diffusione in Abruzzo delle congreghe carmelitane, dedicata alla Madonna. L’EDICOLA VOTIVA DEDICATA A SAN BIAGIO ad Abbateggio nella contrada San Martino è caratterizzata da una nicchia contenente, sopra l’altare, il busto, autentico e antico, del Santo. L’edificio è stato ristrutturato l’ultima volta nell’anno 1986.
Archeologia ad Abbateggio. SITO PALEOLITICO DI VALLE GIUMENTINA. L'importante sito di Valle Giumentina rappresenta una delle principali testimonianze del Paleolitico inferiore e medio in Abruzzo. C. Bianchini e G. Bonarelli fin dal secolo scorso vi segnalarono la raccolta in superficie di importanti reperti; si deve all'opera del prof. A. M. Radmilli dell'Università di Pisa lo scavo sistematico del giacimento negli anni 1954-55. Gli studi di carattere geologico hanno messo in luce che per lungo tempo sull'alveo abbandonato dell'originaria valle fluviale Orta-Orfento persisteva uno specchio lacustre che, dopo fasi di maggiore e minore estensione, si è definitivamente prosciugato circa 40.000 anni fa. La stratigrafia del luogo è costituita da formazioni alluvionali e lacustri, i cui sedimenti attestano l'evoluzione climatica e morfologica del versante settentrionale della Majella degli ultimi 500.000 anni. Attorno al lago stanziarono per un ampio intervallo di tempo gruppi umani del Paleolitico. Gli scavi eseguiti da Radmilli hanno messo in evidenza nei livelli bassi e medi della sequenza lacustre industrie del Paleolitico inferiore di tecnica clactoniana (soprattutto raschiatoi, punte e schegge), mentre alcuni reperti più antichi sono stati rinvenuti solo di recente e in giacitura secondaria nelle ghiaie di base. In sequenza sopra gli strati con industrie clactoniane vi sono strati con piccoli bifacciali, cui seguono strati ancora con industrie clactoniane (raschiatoi e schegge con incavi); infine i livelli sommitali, formatisi quando il lago era ormai prosciugato, hanno restituito industrie del Paleolitico medio musteriane e scarsi strumenti del Paleolitico superiore. I gruppi umani, che con gli oggetti litici hanno lasciato traccia delle loro diverse tecnologie e culture, hanno frequentato le sponde del lago prima e durante la penultima glaciazione (Riss), durante l'ultimo interglaciale (Eemiano) ed il primo stadio dell'ultima glaciazione (Würm) in un arco cronologico che va da circa 500.000 a 40.000 anni da oggi. In questo esteso periodo di tempo l'uomo ha dovuto più volte trovare nuovi equilibri con la vegetazione, la fauna e le forme del paesaggio in conseguenza delle diverse condizioni climatiche che alternavano periodi freddi ed aridi a periodi caldi. La selce che veniva lavorata si rinviene abbondante negli affioramenti rocciosi della Majella settentrionale, ma di volta in volta ciascun gruppo umano ha scelto ed utilizzato solamente alcuni tipi. Gli scarsi resti di fauna rinvenuti negli scavi attestano la caccia alla grande selvaggina, quale l'orso ed il cervo. La Valle Giumentina fu abitata sin dal Paleolitico, come testimoniato da interessanti ritrovamenti di manufatti derivanti dalla lavorazione di ciottoli. La particolarità di questa lavorazione e l'abbondanza di reperti hanno fatto di questo sito uno dei più importanti in Abruzzo per lo studio della paletnologia, tanto che la fase più recente dell'industria clactoniana (selci lavorate a percussione su incudine, con piano di percussione inclinato rispetto a quello di distacco) viene definita appunto facies di Valle Giumentina. Nel settembre 2012, sessant’anni dopo gli scavi del prof. Radmilli, una squadra multidisciplinare composta da archeologi (specialisti del Paleolitico), da geologi e paleontologi ha ripreso le ricerche per ricostruire la presenza dell’uomo durante gli ultimi 300.000 anni. Il lavoro sul campo vede coinvolte una decina di ricercatori e produrrà una grande quantità di reperti archeologici e di dati paleoambientali che saranno oggetto di lunghi studi e approfondite analisi specialistiche di laboratorio.
 
Ospitalità ad Abbateggio (Pe) (m. 447 s.l.m.)  CAP:65020 -  085 -   085.857 4101
MUNICIPIO DI ABATEGGIO:  085.8574223 -  085.8574043   -  085.8574223 - C.F. 00172780686
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La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel territorio abruzzese, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
Ecomuseo Del Paleolitico – Valle Giumentina ad Abbateggio. L’8 giugno 2013 è stato inaugurato l’Ecomuseo del Paleolitico nella Valle Giumentina. L’Ecomuseo, posto di fronte all’omonimo e noto giacimento preistorico del paleolitico, si propone come sistema integrato per la valorizzazione delle principali valenze della Majella settentrionale. Attraverso la riproposizione di sei capanne in pietra a secco, architetture povere tipiche dell’ambiente agro-pastorale abruzzese, il pubblico viene guidato in un percorso didattico e conoscitivo, alla lettura del paesaggio naturale, archeologico e storico derivato da un affascinante e secolare rapporto tra uomo e ambiente. Nelle capanne sono illustrate, mediante pannelli, le tematiche inerenti le testimonianze ed attività dell’uomo di Neandertal a Valle Giumentina, il contesto archeologico dalla Protostoria al Medioevo nel territorio di Abbateggio, le funzioni e geometrie delle strutture in pietra a secco, insieme alla dura vita dei pastori transumanti, ed ancora i caratteri della flora e della fauna. All’esterno, con uno sguardo al giacimento paleolitico, si apprende la storia geologica di Valle Giumentina e i processi che hanno governato l’evoluzione morfologica della Majella, insieme alle trasformazioni del paesaggio naturale operate dall’uomo. Lo spazio museale è arricchito da una particolare area didattica: un laboratorio open air di archeologia sperimentale per apprendere metodi e modi di scheggiatura della selce. Fa parte dell’Ecomuseo anche una capanna destinata all’accoglienza e all’informazione sulle attività di scavo e ricerca. Website: http://www.ecomuseodelpaleolitico.it/
SANTUARIO DI ERCOLE IN LOCALITA’ COLLE DI GOTTE-BIVIO DI ABBATEGGIO. In contrada Colle di Gotte quasi al cosiddetto bivio di Abbateggio con la strada statale che sale a Caramanico, nel 2008 sono venuti alla luce i resti di un ampio complesso santuariale, risalente nelle sue prime fasi al II-I secolo a.C., con murature in pietrame quasi privo di legante e pavimentazione del primo ambiente sinora individuato in opera spicata, nei cui pressi era un pozzo con cisterna sotterranea, parte dei materiali costruttivi al cui imbocco risultano essere antichi, o in giacitura primaria o di reimpiego. Dai primi scavi si è rinvenuto in particolare un frammento di statua di grande importanza, la parte inferiore del busto di una statua in pietra calcarea, con attacco delle gambe e testina di figura di minore rango visibile fra le gambe, nonché parte di una mano con ben evidenti sei dita, particolare che consente di riconoscere nella figura principale il dio Ercole. CHIESA ALTOMEDIEVALE E MEDIEVALE DI S. AGATA AD ABBATEGGIO. Il complesso archeologico monumentale in contrada Sant’Agata appare legato alla presenza di una piccola chiesa altomedievale e medievale di cui è stato riscoperto l’altare votivo al quale le donne si recavano per propiziarsi la fecondità e l’abbondanza di latte aspergendosi i seni con acqua attinta dalla sua fonte, con un rito evidentemente collegabile ad antichissime tradizioni di origine italico - romana riferibili alla divinità femminile italica della fecondità, nota talora come Feronia, Angitia o Cerere. Il sito di Sant’Agata rappresenta uno dei capisaldi storico-topografici della presenza dell’uomo in questo territorio. Gli scavi hanno rimesso in luce i resti della chiesa, nelle cui strutture risultano rimessi in opera i resti di un preesistente edificio monumentale antico. Il luogo di culto andò progressivamente in abbandono a partire dal XV-XVI secolo, tanto che la Visita Pastorale dell’anno 1629 della Diocesi di Chieti la menziona ormai come “destructa”, ossia in rovina; il culto era tuttavia così sentito fra la gente di Abbateggio e dell’intera Majella, che continuò a svolgersi ancora per secoli, come testimonia l’altra Visita Pastorale dell’anno 1839 nel ricordare che “lo stesso rudere è ancora oggi venerato”, ricordando ancora la presenza dell’altare e lo zelo con cui veniva curato.
FESTA DEL FARRO AD ABBATEGGIO. Nata nel 1992, è una sagra che vede protagonista incontrastato questo cereale, altrove dimenticato da secoli perché soppiantato dalle varietà più moderne di grano. Ad Abbateggio il farro è stato riscoperto tra le sementi di antiche famiglie contadine locali e da anni è oggetto di attenzione da parte di piccoli produttori locali e della Pro Loco, che ha fatto sua la battaglia per la reintroduzione nell’alimentazione moderna di questo cereale dalle sorprendenti e benefiche proprietà alimentari. La festa ha luogo nel mese di agosto, in occasione della ricorrenza di San Lorenzo, il Patrono del paese. Oltre allo spettacolo delle stelle cadenti nel terso cielo estivo, gli avventori hanno modo di gustare numerose pietanze a base di farro, compresi i dolci, che vengono preparate da esperti operatori del settore. Oltre al farro si posso gustare anche gli arrosticini e le tradizionali “pizze fritte”. FESTA DI SANT’ANTONIO ABATE AD ABBATEGGIO. Ad Abbateggio è viva la devozione a Sant’Antonio Abate, festeggiato il primo sabato dopo il 17 gennaio. Ogni anno si rinnova il tradizionale canto de “lu sant’Andonje”, che narra le vicende del Santo, in particolare la lotta vittoriosa contro il demonio tentatore. Il gruppo che si esibisce è solitamente costituito da: il Santo, che indossa un saio in tela grezza, con il bastone e la campanella da pellegrino questuante; i due eremiti, ossia i due discepoli, con le cappe e le bisacce da pastore; un angelo, con la tunica bianca, le ali ed il copricapo conico simboleggiante le entità benefiche celesti; una donzella, ossia il diavolo travestito da donna per tentare la castità del Santo; il diavolo, che alla fine verrà sconfitto dal Santo. Inoltre, un suonatore di “dubotte” (organetto a due bassi) ed un chitarrista, accompagnano le varie scene nelle case del paese e nella Piazza San Lorenzo. Proprio qui, in cambio dell’esibizione, per tradizione ricevono dalla padrona di casa vino, salsicce, pane con prosciutto e dolci. Nel giorno della festa, dopo la processione per le vie del paese, si svolge la benedizione degli animali in Piazza San Lorenzo; la festa continua fino a tarda notte con il tradizionale ballo della pupa e, attorno ad un grande fuoco, si prepara il cibo. Il ballo della pupa è un’originale tradizione popolare. La “pupe” è un fantoccio in cartapesta, costruito con intelaiature di canne e di legno molto leggero ricoperte con fogli di giornali sovrapposti, incollati e dipinti, che reca sulla testa un complesso di fuochi artificiali. Il fantoccio viene animato da un uomo che si nasconde nella parte interna e che può vedere attraverso un’apertura posta all’altezza degli occhi. La “pupe” danza accompagnata generalmente dal suono di una fisarmonica e, contemporaneamente, vengono accesi i fuochi d’artificio. Il ballo ha termine quando i fuochi si esauriscono con un grande scoppio finale che scaturisce dalla girandola che il fantoccio ha infissa sulla testa.

L’Abruzzo si trova all’incirca al centro della penisola italiana, ad una latitudine corrispondente a quella del medio e basso Lazio, con il quale confina ad occidente. A Nord i confini della Regione toccano le Marche, ad Est il mare Adriatico, a Sud e Sud-Est il Molise. Copre una superficie di 10.794 Kmq ripartita in quattro province: L’Aquila, Chieti, Pescara e Teramo, con una popolazione vicina al milione e trecentomila.
La fisionomia della Regione è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare.
L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con il Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875, opera grandiosa, che peraltro era stata più volte program-mata fin dall’epoca dell’impero Romano.
Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale.
L’Abruzzo marittimo si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera so-stanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari.
Le stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roselo degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, San Vito Chietino, Fossacesia e Vasto.
I centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150.
Di grande interesse turistico, sportivo e climatico i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e Bomba.
Una nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di fauna.
Nel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.

 
 
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