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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Vittorito

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI VITTORITO (AQ)
 
Ospitalità nel Paese di VITTORITO (Aq) (m. 377 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Vittorito: 42°07′41″N - 13°49′03″E
     
  CAP: 67030 -  0864 -  0864.727117 - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI VITTORITO 0864.727100   0864.727366       0864.727100 - P. IVA: 00098800667
Raggiungere Vittorito:(Stazione Popoli - Vittorito a 6 Km.)  (Uscita Bussi/Popoli) -Aeroporto d'Abruzzo a 53 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI VITTORITO (AQ)
Vittorito, di origine antichissima, il centro partecipò alla guerra sociale contro Roma (91 a.C.). I resti del castello medioevale del XII secolo ed i tanti reperti archeologici di epoca romana, sono un’importante testimonianza delle antiche origini di questa cittadina, equidistante da Corfinio e da Raiano. Sul suo territorio, già abitato in epoca romana, prende forma l’attuale abitato del periodo medioevale, epoca nella quale il centro sorgeva più a nord rispetto al luogo attuale. Il motivo che originò tale scelta, furono le esigenze strategico-difensive nei confronti dei Normanni che risalivano la Valle del Pescara. Il borgo era disposto a forma di triangolo isoscele con il vertice in alto, rappresentato appunto dalla torre, di cui rimangono i resti e che svolgeva funzione di avvistamento (in questo periodo il paese faceva parte di un sistema di fortificazioni che comprendeva i castelli circostanti). La base, invece, era rappresentata dalla cortina di case, oggi uniche vestigia dell’antico borgo, dove si apre la “Porta da Piedi”. Situata a qualche centinaio di metri dal centro abitato, sulla via campestre che scende giù verso l’Aterno, si trova la “Fonte da Piedi”, costituita da due ampie nicchie con arco a sesto acuto in pietra che costituiva la fontana da cui, fino a una sessantina di anni fa, si attingeva l’acqua che veniva trasportata in paese nelle conche, portate sul capo dalle donne. Nell’Ottocento la popolazione si è spostata più a valle, dove fin dall’antichità, vi sono stati insediamenti umani, testimoniati dai resti di numerose “villae rusticae” rinvenute nelle contrade. Festeggiamenti a Vittorito: Oltre alle feste patronali in onore di S. Biagio (febbraio), Madonna del Borgo (maggio), S. Rocco e S. Antonio (settembre), in agosto si tiene la Sagra del vino. Informazioni Turistiche: Vittorito è al centro di una serie di aree protette che fanno da cornice ad un paesaggio suggestivo, ricco di boschi e con un vasto panorama che abbraccia le “gole di Popoli”, l’impervia montagna del Morrone fino alla stupenda Valle di Pettorano sul Gizio. La città è immersa in una lussureggiante pineta a mezza costa del Monte Castellano, nelle immediate vicinanze del fiume Aterno e della Riserva Naturale delle Sorgenti del Pescara. La parte più alta conserva antiche case-mura in pietra, alcune delle quali mostrano ancora sulle facciate interessanti bifore. Alla base del triangolo isoscele formato dall'abitato si apre la Porta da Piedi, mentre sulla via campestre che scende più ripida verso il fiume si trova la Fonte da Piedi, costituita da due ampie nicchie rifinite con arco di pietre. Nel centro storico meritano una visita la Chiesa della Madonna del Borgo, che conserva preziosi affreschi e stucchi risalenti all’inizio del XV secolo, e la piccola Chiesa di San Michele Arcangelo, costruita nel XV secolo in seguito all'ampliamento di una chiesetta più antica (IX-X sec.) a sua volta edificata su un tempio italico risalente probabilmente al secondo secolo a. C., con uno spettacolare tabernacolo decorato con affreschi quattrocenteschi.
RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE VITTORITO (AQ)
Chiesa di San Michele Arcangelo di Vittorito (Aq) E’ molto difficoltoso risalire alla data esatta di costruzione della chiesa, perché essa è frutto di successive stratificazioni edilizie condotte a termine in epoche diverse. La chiesa, costruita sui resti di un tempio italico-romano, presenta una facciata con portale in pietra, ai lati del quale, sono collocate due finestrelle in pietra; un’altra finestra si trova al livello superiore in asse col portale; il campanile in stile gotico è rimasto incompleto nel rivestimento. L’interno, a pianta quasi quadrata, senza abside, è diviso in tre navate da arcate ogivali a destra e a tutto sesto a sinistra. Nella parte sinistra, in corrispondenza di un ingresso secondario, si apre un arco ogivale con affreschi raffiguranti San Sebastiano e San Cristoforo. Appoggiato sul fondo della navata centrale, è collocato il ciborio costituito da due colonne sul fronte e due pilastri ottagonali nel retro, addossati al muro. Il ciborio presenta archi ogivali e volta a crociera decorata con le figure a mezzo busto dei quattro evangelisti; le pareti esterne sono decorate con affreschi che raffigurano Sant’Ambrogio, Santa Caterina e l’Annunciazione. Un altro ciborio, più modesto, si trova in fondo alla navata di destra: è costituito da due muretti sui quali poggia una volta rettangolare con tracce di affreschi. Il soffitto della chiesa è costituito da travature lignee a vista che risalgono al 1952, quando la volta fu demolita ad opera della Sovrintendenza ai monumenti, per i lavori di rifacimento del tetto. Durante i lavori di restauro del 1986 è stato ripristinato l’altare basilicale con una mensa antica e, nella facciata anteriore, è stato incorporato un capitello corinzio proveniente da qualche edificio dei dintorni. La chiesa di Sant’Angelo, come viene anche chiamata, era anticamente adibita a cimitero: la navatella a sinistra dell’edificio era utilizzata infatti come ossario.
CAMPEGGI VITTORITO (AQ)
Vittorito, cenni storici e turistici. Vittorito Piccolo centro della Valle Peligna, famoso per i suoi vini. Vittorito a 377 m. s.l.m. è situato nella conca Peligna, al margine occidentale della valle dell’Aterno, vicino a Corfinio. È da ritenere che in tempi passati, quando Corfinio era un centro fiorente, ne abbia fatto parte, come testimoniano ritrovamenti di pavimenti e mosaici, tubazioni di piombo, sarcofaghi, monete romane di età imperiale e repubblicana etc. Vittorito ha origini remote. Secondo alcuni studiosi, pare che i primi abitanti siano stati di provenienza greca o illirica. Il nome deriva da “Vicus Turritus”, villaggio fortificato. Nelle scritture medioevali si legge Vistorita, Vecturita, Victoriti e anche Bottorito. Nelle porte di bronzo della basilica di S. Clemente a Casauria si legge “Bettorita ”. Nel medioevo, fino al secolo XVIII, l’abitato era abbarbicato sul monte Castellano, dominato dal castello, di cui oggi rimane solo la torre diruta. Del vecchio abitato rimane ben poco: la casa Pace, la casa Bologna e la “porta da piedi”, con un bell’orologio messovi nel 1831. Da vedere è la chiesa di San Michele Arcangelo, fuori dal centro abitato, in cui è custodito un ciborio affrescato, con altare opera di artisti abruzzesi del XVI secolo. Si conservano inoltre diversi frammenti artistici di marmo. Nei pressi un’altra chiesa è dedicata a Santa Maria ad Nives. Nel 1959, sul monte Castellano (657 m.) tra una vegetazione rigogliosa e una secolare pineta è stata aperta una strada panoramica e un belvedere, il cosiddetto Belvedere Peligno in stile dorico moderno, da cui si domina l’intera Valle Peligna.
VILLAGGI TURISTICI VITTORITO (AQ)
Vittorito (Aq) Antico borgo della Conca Peligna, Vittorito è situato ai piedi del Monte Castellano, al margine occidentale della piana di Corfinio. Interamente circondata dalle imponenti montagne della Catena Appenninica, si affaccia sull’ultimo tratto del fiume Aterno, in una verdeggiante zona ricca di vitigni. Storicamente Vittorito, grazie alla favorevole posizione geografica e alle colline argillose, ha legato il suo nome proprio alle ottime produzioni vitivinicole, in particolare del Montepulciano d’Abruzzo. All’ingresso del paese sorge la piccola Chiesa di San Rocco costruita nel 1837, mentre nel centro storico del borgo sono da ammirare la quattrocentesca Chiesa della Madonna del Borgo ricca di affreschi e stucchi e soprattutto, la Chiesa di San Michele Arcangelo, vero gioiello d’arte realizzata nel XV secolo con i lavori di ampliamento di un precedente edificio religioso isalente al IX secolo. La Chiesa  presenta un ciborio arcuato in stile gotico nella navata centrale, affrescato nel corso del ‘400. All’esterno sono murati resti archeologici, tra cui il più rilevante è il sarcofago con iscrizione  del II secolo d.C. del decurione corfinese Lucio Sario. La parte alta del paese, cuore del centro storico, conserva l’originaria struttura fortificata. Qui sono da ammirare i resti del Castello medievale,  le caratteristiche case-mura in pietra, il Palazzo Baronale del XIV secolo e la Porta da piedi posta sotto l’antico orologio. Vittorito celebra il Patrono San Biagio a  febbraio, la Madonna del Borgo a maggio e San Rocco a settembre. In agosto si svolge invece la Sagra del Vino.
AFFITTACAMERE VITTORITO (AQ)
Chiesa di San Michele Arcangelo a Vittorito (Aq) Il complesso di S. Michele Arcangelo presso S. Vittorino è fra i più suggestivi monumenti abruzzesi poiché consente, grazie alla stratificazione delle strutture ed ai molteplici materiali scultorei conservati, di poter ripercorrere a ritroso i secoli medievali fino all’epoca paleocristiana e tardo antica. L’esterno dell’edificio, estremamente semplice e privo di ornati, cela al visitatore la lunga storia del suo insediamento, legata al culto del vescovo Vittorino, martirizzato presso Rieti al tempo di Traiano. La chiesa infatti nasce su delle catacombe che accolgono fra le sepolture la tomba del martire, monumentalizzata da un altare del V secolo. Le prime notizie documentarie relative ad una “ecclesia sancti Vittorini” si traggono dal Regesto dell’abbazia di Farfa dell’anno 763. L’edificio odierno è di epoca successiva, ma conserva tracce della chiesa altomedievale e numerosi frammenti scultorei riconducibili al suo arredo, databili all’VIII e al IX secolo. Numeroso anche il materiale proveniente dalla vicina città dei Sabini, Amiternum, riutilizzato di spoglio. La chiesa che oggi vediamo riflette l’impianto assunto nella ricostruzione del XII secolo, documentata dall’iscrizione affissa nella parete destra della navata, nella quale si ricorda la consacrazione avvenuta il 24 luglio del 1170 alla presenza di Dodone, vescovo di Rieti e dei vescovi Anselmo di Foligno e Berardo di Forcona. Un ulteriore intervento di restauro e ripartizione dei vari ambienti è realizzato nel 1528. All’interno l’edificio presenta una pianta a croce latina con ampia navata, transetto ed abside semicircolare. Il catino absidale conserva tracce di affreschi datati al XIII secolo; parzialmente conservate sono le figure di Cristo, raffigurato entro una mandorla sorretta da angeli, di S. Giovanni Battista e di S. Pietro. Uno strato inferiore di affresco lascia riconoscere una scena della Crocifissione con Cristo fra la Madonna e S. Giovanni Evangelista. Sull’intonaco rimane il segno di iscrizioni graffite dai devoti a partire dal tardo Medioevo. Attraverso due scalette poste ai lati dell’altare maggiore si scende nella cripta che nelle pareti e nella volta riutilizza diversi pezzi di età romana e, in corrispondenza dell’altare maggiore, è decorata da dipinti narranti il martirio di S. Vittorino. Tornando alla chiesa superiore, in luogo di una controfacciata troviamo una parete che delimita lo spazio riservato al culto dall’ambiente che immette nelle catacombe, la cosiddetta “chiesa vecchia”, ove sono conservati diversi frammenti scultorei di età romana e medievale. Tale parete-diaframma incastona due bassorilievi del XII secolo raffiguranti episodi del martirio di S. Vittorino, realizzati dal magister Pietro Amabile per un perduto ambone. La chiesa vecchia è illuminata da una piccola bifora e al centro apre alla scalinata che conduce al primo ambiente della catacomba, dove a seguito dei restauri del 1940 è stata ricomposta la tomba di S. Vittorino. Il monumento, risalente al V secolo, è composto da lastre di marmo decorate con un motivo a squame e petali lanceolati, scandite da quattro pilastri con capitelli compositi e chiuse in alto da una lastra in cui è incisa un’iscrizione che ne ricorda il committente, il vescovo Quodvultdeus (“IVBENTE DEO CRISTO NOSTRO SANCIO MARTYRI VICTORINO DVODVVL(t) DEVS EPIS(copus) DE SVO FECIT”, trad. “Per volontà di Dio Cristo nostro, il vescovo Quodvultdeus fece (questo monumento), a sue spese, al santo martire Vittorino”). L’iscrizione è fiancheggiata da due figure palliate da identificare con due apostoli o lo stesso Quodvultdeus ed un apostolo; lo stile è chiaramente tardo antico. Lo stesso stile impronta un altro interessante rilievo posto al centro del monumento sepolcrale in cui è raffigurato Cristo su di un globo con ai lati una figura non identificata e S. Vittorino (?), che si rivolge a Cristo nel gesto di intercedere per un defunto, forse lo stesso vescovo Quodvultdeus. Alcuni ambienti della catacomba sono ricavati nella roccia e conservano tombe “a forno”, altri hanno forma più regolare e sono rivestiti in muratura. Il vano con le colonne romane reimpiegate a sostegno della volta conserva un affresco riconducibile per caratteri stilistici al XIV-XV secolo raffigurante una Madonna con Bambino fra S. Giovanni Battista ed un santo non identificato. Da questo vano è possibile accedere sia ad un ambiente rettangolare in cui tra il Cinquecento ed il Seicento è stato eretto un altare con materiale medievale e sia al corridoio principale delle catacomba. Da qui per uno stretto ambulacro si risale fino alla superficie.
BED & BREAKFAST VITTORITO (AQ)
BED & BREAKFAST IL MINOTAURO
Via Ricasso, 75/B - 67030 Vittorito (Aq)
tel. 338 3370166 - 327 3682343
CASE PER VACANZA VITTORITO (AQ)
Vittorito, Città del Vino. Dopo l'evento sismico, l'Associazione Nazionale delle "Città del Vino" si è attivata per dare sostegno al nostro Comune con una raccolta fondi, poichè Vittorito era l'unico paese di tutta la Provincia dell'Aquila presente nell'Associazione e successivamente è nato un rapporto di grande amicizia, all'insegna della solidarietà tra i Comuni, San Pietro di Feletto (TV) e Vittorito (AQ) e nel mese di Luglio 2009 si è tenuto nel nostro Comune il Consiglio Nazionale delle Città del Vino, un momento importante che ci ha dato grande onore e incoraggiamento.
APPARTAMENTI PER VACANZA VITTORITO (AQ)
Situato nella Valle Peligna, Vittorito conserva, nella sua parte bassa ("Il Borgo") le belle chiese cinquecentesche di S. Maria e S. Michele Arcangelo (che custodisce frammenti di pluteo del IX secolo). La parte alta del paese, invece, è da ricordare per le sue caratteristiche case in pietra. Info: 377 m a.s.l -- Distance from L'Aquila: km -- Population: ca. 1000 inhabitants -- Zip code: 67030 -- Phone Area Code: 0864. La storia del commune di Vittorito: Il territorio (come testimoniano alcuni reperti) era già abitato in epoca romana, mentre l'attuale abitato è sorto presumibilmente nel Medioevo. Di Vittorito, fin da tempi passati, si ricordano i suoi vini. Luoghi da visitare a Vittorito (Aq): Chiesa di S. Maria; Chiesa di S. Michele Arcangelo. Gli eventi a Vittorito: 2 febbraio Festa di S. Biagio: 27 August Sagra del vino; 3 - 4 settembre Festa dei SS. Rocco e Antonio.
CASE PER LE FERIE VITTORITO (AQ)
Chiesa Santa Maria della Neve a Vittorito (Aq) La costruzione di questa chiesa risale alla fine del Quindicesimo secolo e la sua edificazione avvenne per volontà della figlia di Carlo II di Durazzo. Si trattava all'epoca di una chiesa posta su una strada di passaggio nel cuore della campagna ai piedi del monte Castellano. La natura di luogo di passaggio e tappa dei pellegrini è testimoniata dall'immagine di San Cristoforo originariamente dipinta sul portale per propiziare la buona sorte ai viandanti. Il portale era decorato da affreschi, ormai quasi completamente scomparsi, così come la scalinata d'ingresso eliminata per fare l'ampliamento della strada. L'interno è a tre navate con soffitti a volte e conserva alcuni affreschi del maestro Francesco da Sulmona. Indirizzo: Via di Fuori 72, 67030 Vittorito (AQ).
COUNTRY HOUSE VITTORITO (AQ)
L’agriturismo San Biagio di Vittorito è ancora in fieri:non c’è insegna sulla porta né indicazione per strada. Deve addirittura essere fissata la data dell’inaugurazione, perché per degustare le specialità locali (farine di vario genere e maiale nero di Vittorito) sono preferibili climi un po’ più rigidi. Eppure l’agriturismo San Biagio non solo funziona già a pieno ritmo, ma si è conquistato una clientela entusiasta fra i cavalieri e le amazzoni che già frequentavano il grande maneggio contiguo. Noi l’abbiamo scoperto grazie ad un irripetibile coupon di Bellavita in Abruzzo, che offriva un menu completo per quattro persone a 49 euro complessive. Senza dubbio l’antipasto è stato la punta di diamante dell’intero pranzo. Abbiamo ritrovato con piacere il sapore inconfondibile del prosciutto e più ancora della pancetta arrotolata di maialino nero che è una specialità locale. Maialino nero di Vittorito all’agriturismo San Biagio: Abbiamo degustato con entusiasmo una morbida caciotta con i primi fichi della stagione, rossi e polposi come pochi, e le zolle d’aglio di Sulmona, altro prodotto tipico locale di assoluta eccellenza. Caciotta e fichi all’Agriturismo San Biagio di Vittorito: Abbiamo poi scoperto un gusto nuovo e sorprendente: i cachi sott’olio. Se non mi avessero detto che da quel frutto un po’ indigesto sarebbero scaturite queste buone fettine grigie dal gusto insolito ma piacevole, non ne avrei mai identificato l’origine. Zolle d’aglio e cachi sott’olio di Vittorito: Ne avrei comprato un barattolo per reiterare l’esperienza a casa, ma i pochi rimanenti erano ad uso interno; sono comunque uscita con la busta della spesa (contenente 400 grammi di pancetta e un barattolino di zolle d’aglio) in mano e il proponimento nel cuore di tornare ad acquistare la magnifica farina di farro per polente speciali.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' VITTORITO (AQ)
Vittorito (377 m. s.l.m.) Vittorito,  il cui nome deriva da una antica strada con torri (Vicus Turritus), è un antico borgo di poco più di 1.000 abitanti situato ad una altitudine di 377 m., nelle immediate vicinanze del fiume Aterno e della Riserva Naturale delle Sorgenti del Pescara. Il piccolo centro, che secondo fonti storiche era la roccaforte dell'antica e vicina Corfinium, è famoso per la tradizionale produzione vinicola. La parte più alta del paese conserva antiche case-mura in pietra, alcune delle quali mostrano ancora sulle facciate interessanti bifore. I resti del castello medievale sembrano vigilare, dalla cima del colle, il sottostante abitato. Nel centro storico del borgo si trovano due antichi monumenti di notevole interesse: la chiesa parrocchiale di S. Maria del Borgo (XV sec.), che custodisce pregevoli affreschi e stucchi e, soprattutto, la stupenda piccola chiesa di S. Michele Arcangelo (XIII sec.), costruita sui resti di un antico tempio italico del I sec. a.C., il cui interno mostra, nella navata centrale, sopra l'altare, uno spettacolare tabernacolo decorato con affreschi del XV secolo.
RIFUGI E BIVACCHI A VITTORITO (AQ)
Vittorito: la chiesa di San Michele Arcangelo: La chiesa di San Michele Arcangelo, comunemente detta S.Angelo, si trova a Vittorito (AQ). La sua semplicità esteriore tradisce e custodisce ben di piu al suo interno, scopriamo perchè! La parte più antica si fa risalire al VIII - IX secolo, costruita si suppone dai Longobardi, considerando importanti reperti archeologici e la dedicazione dell'Arcangelo San Michele, per il quale i Longobardi avevano una grande devozione diffondendone il culto ovunque arrivando a considerarlo guerriero, difensore, patrono speciale, mettendone addirittura l'immagine sui loro vessilli. I Longobardi, si diressero verso l'Italia, guidati dal Re Alboino, attraverso il Friuli. devastando il Veneto, arrivarono a Milano, conquistando i territori della regione che fu chiamata Longobardia, e mano mano arrivarono nelle nostre contrade spingendosi fino alla Calabria e fondando due Ducati, quello di Spoleto e quello di Benevento. Troviamo i Longobardi con un insediamento di 28 famiglie a San Benedetto in Perillis. Durante i lavori eseguiti nel 1970 dalla Sovrintendenza alle Antichità e Belle Arti d'Abruzzo, sotto il pavimento della chiesa, liberato dalle sovrastrutture mediante impegnativi lavori di sterro, sono venuti alla luce basamenti di un'antico tempio pagano, di età imperiale del I e II secolo d.C.. Si tratta della parte centrale del tempio, cioè della "cella" che conservava il simulacro del culto, a forma rettangolare con l'ingresso sicuramente su uno dei lati brevi. Doveva essere un grande tempio, su un'ampia zona pianeggiante, sostenuta ad oriente da un muro lungo una cinquantina di metri costruito ad "opus reticulatum" in "opera cementizia" con pietre e ciottoli in malta molto dura e in "opera incerta". Oggi il muro è poco visibile, coperto da una moderna gradinata costruita dal Comune negli anni 1982-83, all'opposto e in contrasto con la ricchezza architettonica della chiesa. Proprio sulle mura perimetrali dell'antica cella sono state erette in epoche medievali le navate interne dell'attuale chiesetta che risulta così a forma quasi quadrata, senza abside che sporge dal presbiterio e divisa in tre navate sorrette da eleganti e nudi pilastri a piedritti di conci regolari con semplici basi e collegati da tre conci o gole all'imposta delle archeggiature ogivali a destra (a sesto acuto, gotico), e a tutto sesto (semicircolare romanico), a sinistra, realtà che costituisce un caso architettonico molto raro, aperto a tendenza radiale, e derivato da costruzioni di epoche diverse per rifacimenti eseguiti in seguito a terremoti oppure ad alluvioni provenienti dalla sovrastante collina. Il parametro della facciata orientata è formata da conci ben connessi ed amalgamati, cui il tempo e il sole hanno conferito una pàtina particolare; in essa in basso si aprono due finestrelle in pietra, rifinite nella parte bassa, sul davanzale, con blocchi provenienti molto probabilmente dal coronamento del podio del tempio pagano, e un portale pure in pietra, sull'architrave del quale fra altre scritte illegibili perchè abrase e ritagliate, tra un'incisione a caratterigotico-longobardi e una incisione a caratteri rinascimentali molto importante per la data 1405 si riesce appena a leggere:  A.D. DEO M.... IOHS DE... A.D. MCCCCV COLA AMICI FECIT CAPPELLE... SC.... NICOLAI ...MARIA. Nelle parole COLA AMICI alcuni hanno visto il nome di Cola dell'Amatrice, il noto pittore architetto Nicola FILOTESIO, nato ad Amatrice verso il 1480, o forse prima secondo altri storici e morto nel 1559. La data riportata nel portale è anteriore alla nascita del Cola, e quindi non può riferirsi a lui. Si può opinare che l'architrave faceva parte di uno degli altari interni della chiesa e poi in seguito usata nel portale. Tutta la zona circostante la chiesa ha importanza archeologica. Nel 1854 in occasione di uno scavo, si trovò un pavimento in mosaico bellissimo insieme a molte mensole in pietra lavorata, a circa venti palmi di profondità. Purtroppo per l'opposizione di un confinante che vedeva messa in pericolo una sua proprietà, lo scavo venne interrotto. Le mura della parte orientale, conservano inserite, iscrizioni, lapidi funerarie. Una lapide posta all'angolo del muro (foto a lato), porta questa iscrizione: C-LARONIUS L-FAVOR LARONIAE . > . L THYNDARIDI. Un'altra lapide funeraria, incassata nello stesso muro, porta questa iscrizione: L SARIO L FIL SER FELICI DECURIONI CORFINIENSIUM IUVENI INC QUI VIXIT ANNIS XXX MENSIBUS VI DIEBUS X L SARIUS FELIX PATER ET PONTIA IUSTINIA MATER FILIO PIISSIMO ET L SARIUS IUSTINUS FRATER ET SARIA FELICU LA SOROR POSUERUNT L.D.D.D. Che va letta così: L(ucio) Sario L(uci) Fil(io) Ser(già tribù) Felici Decurioni Corfiniensium iuveni inc(omparabili) qui vixit annis XXX mensibus VI diebus X L(ucius) Sarius Felix Pater et Pontia Iustina Mater filio piissimo et L(ucius) Sarius Iustinus frater et Saria Felicula soror posuerunt. L(ocus). D(atus). D(ecreto). D(ecurionum). E' una lapide funeraria a ricordo di un giovane di trent'anni, sei mesi e dieci giorni, da parte del padre, della madre, del fratello e della sorella, con decreto dei Decurioni. La lapide, circondata da una bellissima cornice, è lunga mt. 1,35 e alta mt. 0,38. Le lettere sono separate da punti a triangolo e da "hedere distinguentes" e sono alte cm. 4,5 al rigo 1, cm. 3,5 ai righi 2 e 5, cm. 6,5 al rigo 6. Giustamente, è stato detto che la povertà e la frammentarietà della veste esterna della chiesa non lasciano prevedere il pregevole interno e i preziosi cimeli di arte alto-medievale che conserva. All'interno, sulla parte sinistra, proprio di fronte al secondo ingresso, si apre un bellissimo arco ogivale con affreschi raffiguranti una figura intera di San Sebastiano e frammenti di un San Cristoforo. Non considerando la parte architettonica meravigliosamente armonizzata con gli ultimi ritrovamenti in seguito ai quali il pavimento è disposto su due piani, più alto della navata centrale, più basso delle navate laterali congiunti dinanzi all'ingresso, l'interno della chiesa sembra spoglio,mancando anche il presbiterio e il transetto.
La chiesa di San Michele Arcangelo di Vittorito: L'attenzione però si accentra subito sul tabernacolo gotico appoggiato sul fondo della navata centrale sovrastante l'altare basilicale, costituito da due robuste colonne rotonde davanti a due colonne ottagonali dietro addossate al muro che sostengono la volta a crociera del tabernacolo rafforzata da potenti costoloni prismatici, delineati e modellati nello slancio ascensionale, e completamente decorati, con pregevoli affreschi quattrocenteschi. Le colonne e i pilastri hanno basi con foglie protezionali e capitelli stranissimi e dissimili che manifestano la stessa originalità di quelli del Ciborio di San Clemente a Casauria. La copertura, a costoloni, è decorata nelle vele con le figure a mezzo busto dei quattro evangelisti; le pareti esterne laterali raffigurano quattro santi in piedi fra i quali è facile riconoscere Santa Caterina d'Alessandria, dalla ruota dentata con la quale venne martirizzata; il lato frontale raffigura una Annunciazione molto ben conservata: dall'angelo parte come un raggio di luce e, lo Spirito Santo, sotto forma di colomba va verso la Madonna con un libro aperto in mano, rappresentazione tipica abruzzese. Le pitture quattrocentesche del tabernacolo presentano un'unità di lettura che fa presumere un'unico autore. La parete absidale prende luce nel mezzo di una finestrella ai lati della quale sono dipinti un Ecce Homo e un Cristo in mandorla, sormontati ognuno da un angelo ceroferario che volge lo sguardo a un medaglione centrale con una testa di Cristo. Resti di affreschi di una raffigurazione della Madonna in trono con il Bambino che regge un globo e angeli che si trovano a sinistra dell'altare sono di epoca anteriore, essendo stata quasi dimezzata la pittura per far posto al tabernacolo. Un modesto tabernacolo è in fondo alla navata di destra, costituito da due muretti ai quali si appoggia una volta a pianta rettangolare sorretta da una cordonatura ogivale di grosso spessore, con tracce di affreschi. Alla parte di destra sono conservate due lastre dell'VIII secolo, una di ambone e un'altra di recinzione presbiteriale. "I due frammenti riferibili all'VIII secolo, presentano un interesse tutto particolare perchè tali testimonianze se non sono molto rare, assumono qui un valore eccezionale per l'inconsueta raffigurazione della lastra più piccola di mt. 0,84 x 0,52 che mostra un'aquila nell'atto di prendere il volo stringendo fra gli artigli un animale, probabilmente un'agnello. Sopra l'aquila sta una grande croce greca contornata da intrecci viminei e fiori. Sulla costa del pluteo sono incise le lettere della parola URSU, ad indicare il nome del lapicida. Da notare che il fenomeno dell'apparizione della firma degli artisti è caratteristico principalmente dei secoli VII-VIII". Il pannello di pulpito è costituito da una lastra di pietra di mt. 0,72 x 0,97 scolpita con motivi caratteristici composti da nastri e due solchi intrecciati su tre ordini di nodi regolarmente disposti e intramezzati da piccole foglie, fiori, frutti e figure a forma di cuore. La lastra ha caratteristiche con un frammento di ambone dell'VIII secolo, conservato nel Museo del Castello di Milano, e documenta la derivazione longobarda di questo genere di decorazione caratteristica del periodo longobardo anche nella zona abruzzese. Questi reperti archeologici sono due esempi rarissimi di arte "longobarda". Peccato che un volume sull'Arte Sacra in Abruzzo, stampato in occasione del XIX Congresso Eucaristico Nazionale che si tenne a Pescara negli anni '70, parlando di S. Angelo di Vittorito, con superficialità nega e si prende gioco di quanto affermato su questo importante reperto archeologico, dalla parola URSU alle zampe dell'aquila prese come una "u", alla negazione del grammatico Ursu che nel IX secolo, tenne scuola a Benevento.  Un pezzo di marmo bigio quadrilatero, di mt. 0,79 x 0,45 con lettere di cm. 5,50, posto alla navata destra, porta questa scritta: HANC ANTONI ARAM STATUIT TIBI DIVE IONNIS PASQUALIS BINI SIS MEMOR VTQ. SUI. IDXXXX. Doveva far parte di un altare in onore di Sant'Antonio; infatti la scritta dice: questo altare dedicò a te, o S. Antonio, Giovanni, affinchè tu sia memore di Pasquale Bini e di se stesso. Un altro altare aveva questa iscrizione nello zoccolo: A.D. MCCCCCXXXII. NICOLAUS. PANGRATII. CONSTRUERE. FECIT. OPUS. CAPPELLE. In magazzino, dovevano esserci molti frammenti di basi e capitelli che forse facevano parte di un terzo ciborio in fondo alla navata di sinistra, altri capitelli più grandi e basi della stessa misura sembra componessero l'ambone . Oggi ne rimane solo qualcuno.  Le severe capriate delle navate centrale e laterali non sono che travi "a vista" risalenti al rifacimento del tetto e alla demolizione della volta, avvenuta nel 1952 per opera della Sovrintendenza alla Antichità e Belle Arti d'Abruzzo. Gli affreschi, deturpati dal fumo delle candele, furono restaurati e ripuliti nel 1941 dal pittore Luigi ROSMINI di Milano; un altro intervento di rimozione di fissativo nel 1941, di pulitura, di consolidamento e di stuccatura, è stato fatto dalla ditta Benelli Lascialfari Villard di Pisa nel 1986; tutti e due per intervento della Sovrintendenza alle Belle Arti. Il ritocco pittorico è stato inteso come intervento atto a chiudere cromaticamente le perdite non in modo imitativo o comparativo dell'opera originaria ma differenziato da questa. Durante gli ultimi lavori di restauro, è stato ripristinato l'altare basilicare con una mensa antica formata da una pietra di mt. 1,5 di lunghezza, di cm. 44 di larghezza e di cm. 0,6 di spessore. Nella facciata davanti dell'altare è stato incorporato un capitello corinzio, alto cm. 0,90 e largo cm. 0,68, proveniente da edificio dei dintorni, che ben si adatta alla nuova situazione.
La Valle Peligna, o Conca Peligna o Conca di Sulmona, è un altopiano dell'Abruzzo interno centrale, in provincia dell'Aquila, ad una quota di circa 400–500 m s.l.m. È una delle macroaree di bassa quota della provincia dell'Aquila assieme alla Conca Aquilana e al Fucino. La Valle Peligna, deriva il suo nome dal greco peline = pelagus -pelagio ovvero fangoso, limaccioso. In età preistorica, la conca di Sulmona era infatti occupata da un vastissimo lago al pari della zona del Fucino; in seguito a disastrosi terremoti ed alluvioni, la barriera di roccia che ostruiva il passaggio verso il mare, nella gola di Popoli, crollò ovvero fu erosa dalla portata dei due fiumi che con la confluenza del Tirino prende - oggi - il nome di fiume Aterno-Pescara. Ha superficie di 100 km quadrati ed un'altitudine media di 300–440 m dal livello del mare. Posta tra le coordinate geografiche da 41°48'10" a 42°11'45" di latitudine nord e da 13°46'10" a 13°69'42" di longitudine est. È attraversata dai fiumi Aterno e Sagittario che confluiscono nel Pescara. Confina a nord-ovest con la conca del Fucino, a sud con la valle del Sagittario e i Monti Marsicani a sud-ovest, a nord-est con la valle dell'Aterno tramite il massiccio del Monte Sirente e la valle Subequana, a est e sud-est con il massiccio della Maiella. Fanno parte di questa valle le cittadine di Popoli, Raiano, Vittorito, Corfinio, Roccacasale, Pratola Peligna, Prezza, Sulmona, Introdacqua, Bugnara, Pacentro, Pettorano sul Gizio. Eccetto la prima, sono tutte ricomprese sotto la tutela della Comunità Montana Peligna. Geologicamente la Valle Peligna è una fossa di sprofondamento tettonico dovuta a fenomeni distensivi per slittamento delle circostanti montagne. Nell'era Mesozoica l'area era in buona parte una piattaforma carbonatica, cioè un mare poco profondo, affiancata da bacini pelagici più profondi. Ciò è confermato dal ritrovamento di calcari giurassici costituiti da resti di invertebrati che abitavano mari poco profondi e caldi. Nel Pleistocene la Valle era occupata da un lago prosciugatosi con il collasso di uno sbarramento naturale posto nelle gole di Popoli, all'incirca presso la stazione ferroviaria di Bussi. Tale collasso avvenne nel Pleistocene, come testimoniato dalla presenza di depositi lacustri risalenti nel periodo 700000-300000 anni fa. Successivamente si alternarono climi aridi e freddi (glaciazioni) a climi caldi e questo comportò una notevole erosione delle montagne, i cui depositi riempirono la valle, fino alla conformazione attuale. In base a quanto riportato nelle note integrative al foglio "Sulmona" della carta geologica 1:50000 lo spessore dei depositi quaternari è di circa 40 metri nei pressi di Pratola Peligna. Al di sotto è stata individuata una paleovalle: quel che resta del fondo del lago, in parte eroso durante la fase di svuotamento. La Storia. La Valle Peligna costituisce uno dei territori dell'Abruzzo abitati sin dall'antichità, si ricorda la fondazione leggendaria di Sulmona avvenuta per l'eroe troiano Solimo nel 1180 a.C. Questa terra è stata la patria dell'antico popolo italico dei Peligni e la città di Corfinium fu la capitale della Lega Italica, alleanza di popoli italici, che nel 91 a.C. si ribellò a Roma. Sulmona, patria di eminenti personaggi della cultura e città d'arte, è stato Municipio romano. In epoca sveva e per gran parte del medioevo fu il centro amministrativo dell'Abruzzo. Monumenti e luoghi d'interesse nella Valle Peligna: I comuni con i loro luoghi d'interesse si trovano sia nella parte montuosa della valle peligna sulmonese, che nell'alto Sangro chietino. Città d'arte (zona L'Aquila): Sulmona, Introdacqua, Corfinio, Pettorano sul Gizio, Raiano, Pacentro. Città d'arte (zona alto Sangro): Fara San Martino, Gessopalena, Lama dei Peligni, Palena. Comuni della zona peligna dell'Alto Sangro: Guardiagrele, Gessopalena, Palombaro, Fara San Martino, Pennapiedimonte, Torricella Peligna, Lama dei Peligni, Taranta Peligna, Lettopalena, Palena, Colledimacine, Montenerodomo. Architetture religiose nella Valle Peligna: Cattedrale di San Panfilo (Sulmona), Complesso della Santissima Annunziata (Sulmona), Badia Morronese (Sulmona), Eremo di Sant'Onofrio al Morrone (Sulmona), Duomo di Corfinio (Corfinio), Cattedrale di Santa Maria Maggiore (Guardiagrele), Chiesa di San Francesco (Guardiagrele), Chiesa di Santa Maria dei Raccomandati (Gessopalena), Chiesa di Santa Maria della Serra (Palombaro), Chiesa di San Remigio (Fara San Martino), Chiesa dei Santi Nicola e Clemente (Lama dei Peligni), Chiesa di San Falco (Palena), Grotta Sant'Angelo (Lama dei Peligni), Eremo della Madonna dell'Altare (Palena). Castelli e musei nella Valle Peligna: Castello Caldora (Pacentro), Museo geopaleontologico Alto Aventino (Palena), Porte e torri di Guardiagrele (Guardiagrele), Torrione Orsini (Guardiagrele), Palazzo Fallascoso (Fallascoso). Siti archeologici nella Valle Peligna: Juvanum (Montenerodomo), Santuario di Ercole Curino (Sulmona), Grotta del Cavallone (Taranta Peligna, Lama dei Peligni).
Con valle dell'Aterno si identifica il tratto di valle, posta nella parte settentrionale della provincia dell'Aquila, in Abruzzo, percorsa dal fiume Aterno che va dalla sorgente, localizzata nel massiccio dei Monti della Laga nel territorio di Montereale (AQ), all'immissione nel fiume Pescara nei pressi di Popoli (PE). Descrizione della valle dell'Aterno: Incastonata tra i Monti dell'Alto Aterno a nord, il Gran Sasso a est, il gruppo montuoso di Monte Ocre-Monte Cagno e il Monte Sirente a ovest, tra il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ed il Parco regionale naturale del Sirente - Velino, la vallata rappresenta il principale collegamento tra la conca aquilana e quella peligna e può essere ulteriormente suddivisa in tre aree ben distinte: l'Alto Aterno (700-900 m s.l.m. circa nei pressi di Aringo), territorio morfologicamente complesso ad un'altitudine media elevata, tra Montereale e Pizzoli, la conca pianeggiante nell'intorno dell'Aquila (Conca Aquilana, 700 m s.l.m. circa) e la gola (cosiddetta valle Subequana) tra Villa Sant'Angelo e Molina Aterno (500-600 m s.l.m. circa). La valle dell'Aterno inoltre lambisce la già citata conca peligna che si estende a sud di Raiano dopo aver attraversato le suggestive Gole di San Venanzio. Nel tratto centrale, costituisce inoltre la separazione orografica tra il massiccio del Gran Sasso d'Italia, a nord-est dell'Aterno, e quello del Velino-Sirente, a sud-ovest. Prima dell'ultimo tratto nella Valle Subequana si collega marginalmente a sud-est con i limiti nord-occidentali dell'Altopiano di Navelli. I centri urbani situati lungo la valle dell'Aterno sono, nell'ordine: Montereale, Capitignano, San Giovanni (frazione di Cagnano Amiterno), Barete, Pizzoli, L'Aquila (con le frazioni di Coppito, Monticchio e Onna), Sant'Eusanio Forconese, Villa Sant'Angelo, Fagnano Alto, Fontecchio, Tione degli Abruzzi, Acciano, Molina Aterno e Raiano. Le principali infrastrutture stradali sono la S.S. 260 nell'Alto Aterno, la S.S. 80 e la S.S. 17 in corrispondenza del capoluogo abruzzese e la S.S. 261 nella valle Subequana; tra L'Aquila e Raiano, la valle è inoltre attraversata dalla ferrovia Terni-Sulmona che costituisce anche un'importante risorsa turistica per il comprensorio. La storia della valle dell'Aterno. Periodo romano: I popoli originari erano i Vestini, Sabini e Peligni, che dal IX secolo a.C. dominarono la valle dalla città di Amiternum (L'Aquila), fino alla conquista romana del II secolo a.C.. La valle era molto proficua e lo dimostra la ricchezza della città amiternina, che commerciava con il resto dell'Italia mediante i tratturi. Epoca medievale: Nel IX secolo d.C. la città di Amiternum perde la sua importanza e incominciano le prime invasioni Longobarde e Normanne. Si manifestano anche le prime forme di arte cristiana, e il culto di martiri locali come Vittorino di Amiterno e Massimo d'Aveia (Fossa). Alcuni esempi sono la chiesa di San Michele Arcangelo a San Vittorino di L'Aquila e la vecchia cattedrale di San Massimo di Forcona (Civita di Bagno). Incomincia anche l'opera di incastellamento, con la costruzione delle cittadelle sopra i cucuzzoli montuosi per dominare meglio la valle dell'Aterno. Esempi sono il Castello di Ocre, la Torre circolare di Fossa, il Castello di Sant'Eusanio Forconese e il borgo fortificato di Castello Fagnano Alto. Anche Tione si fornisce di un castello, di cui oggi resta la torre civica. L'economia nella valle dell'Aterno si basava prevalentemente sul commercio di bestiame e di pecore presso il Tratturo L'Aquila-Foggia. Nel 1254 i 99 borghi della valle dell'Aterno fondano la nuova città di L'Aquila. Ciò nel 1423 costerà la distruzione di molti di questi, nella famosa Guerra dell'Aquila. Essendo la città legata agli Angioini, nella guerra tra questa famiglia e quella emergente degli Aragonesi, costerà all'Abruzzo l'assedio di Braccio da Montone. Durante il Regno di Sicilia e il Regno di Napoli, ovvero dal XIII al XIX secolo, il territorio era compreso nell'Abruzzo Ulteriore dopo la suddivisione del Giustizierato d'Abruzzo, mentre nell'XIX secolo fu compreso nell'Abruzzo Ultra II (Distretto di Aquila). I terremoti nella valle dell'Aterno: Posta sopra un sistema di faglie, la valle è stata spesso scossa da gravi terremoti, come il terremoto dell'Aquila del 1461, quello gravissimo del 1703 e gli ultimi del 2009 e del 2016. Luoghi d'interesse nella valle dell'Aterno. L'Aquila: Centro storico di L'Aquila, Duomo dell'Aquila, Basilica di Santa Maria di Collemaggio, Basilica di San Bernardino, Città romana di Amiternum, Forte spagnolo, Fontana delle 99 cannelle, Mura dell'Aquila. Altri monumenti nella valle dell'Aterno: Eremo di San Venanzio (Raiano), Chiesa di Santa Maria del Ponte (Tione degli Abruzzi), Castello circolare di Fagnano Alto, Chiesa di Santa Maria ad Cryptas (Fossa), Necropoli di Fossa, Castello di Ocre, Monastero di Santo Spirito di Ocre, Castello di Sant'Eusanio Forconese, Castello Dragonetti di Pizzoli, Centro storico di Paganica, Santuario della Madonna d'Appari (Paganica), Abbazia di San Giovanni Battista (Lucoli), Borgo medievale di Beffi (Acciano). Il farro di Nonno Adriano di Vittorito: Il farro è una pianta resistente al freddo, coltivata nei nostri terreni di montagna con inverni lunghi e rigidi e precisamente a San Benedetto in Perillis. 
Alcune tracce di Triticum dicoccum, specie da noi prediletta, sono state rinvenute in alcune tombe Egiziane anteriori al periodo dinastico, ad Aquileia in Italia all’età del Bronzo.
Il FARRO era la base del «Puls», minestra di cereali per i Greci e Romani; era parte integrante del vettovagliamento dell’esercito Romano. Produciamo farro perché è il cereale del benessere. Moltissimi sono i suoi benefici: È il cereale meno calorico; Possiede circa il 15% di proteine; Ha un alto contenuto di fibre; Aiuta la pulizia meccanica dei denti; Contiene bassissimi valori di colesterolo e contiene molto calcio; 110g di prodotto contengono solo 335 kcal.
La Conca Aquilana è una conca, appartenente al medio corso della Valle dell'Aterno, che si trova nell'Abruzzo interno, nel circondario della città dell'Aquila, da cui trae il nome. Gran parte del territorio rientra all'interno della comunità montana Amiternina. La popolazione attuale dell'intera area è di circa 120.000 abitanti. È una delle macroaree di bassa quota della provincia dell'Aquila (assieme al Fucino, alla Valle Peligna e all'Alto Sangro), caratterizzata da un territorio mediamente vasto, in buona parte pianeggiante, circondato a nord-est dalla catena del Gran Sasso d'Italia, a sud dalla catena del Velino-Sirente ed il gruppo montuoso di Monte Ocre-Monte Cagno, a ovest da altre dorsali montuose minori (gruppo montuoso Monte San Rocco-Monte Cava e di Monte Calvo) e a nord dai Monti dell'Alto Aterno, sviluppandosi ad un'altitudine media di circa 700 m sul livello del mare. Tali catene la separano geograficamente dalle sub-regioni del Teramano a nord-est, della Marsica a sud-ovest, dal Cicolano ad ovest, il Reatino a nord-ovest, mentre trova sbocco nella media Valle dell'Aterno, la Valle Subequana e la Piana di Navelli. Dalla conca aquilana partiva anticamente il Tratturo L'Aquila-Foggia. L'intera area della Conca Aquilana , assieme a tutta la Valle dell'Aterno, è classificata a rischio sismico 1 e 2 e ed alta pericolosità sismica con vari importanti terremoti in epoca storica (vedi terremoti dell'Aquila). Ancora più a rischio sono le zone più basse della conca con terreni alluvionali nei pressi del corso del fiume Aterno soggetti a fenomeni di amplificazione sismica. Il clima nella Conca Aquilana è quello tipico delle zone interne appenniniche con accentuata continentalità che favorisce accentuate escursioni termiche sia giornaliere che annuali mantenendo relativamente bassi i livelli di umidità relativa. Il territorio è noto anche per vistosi fenomeni di inversione termica sia d'inverno che d'estate. D'inverno si assiste a frequenti e diffuse gelate mentre le nevicate dagli anni ottanta in poi sono diminuite sia in frequenza che in accumulo in linea con i cambiamenti climatici che hanno coinvolto l'Italia peninsulare e l'intero arco appenninico. La Storia della Conca Aquilana: Nel pleistocene  la conca costituiva un bacino chiuso ed ospitava, con ogni probabilità, un gigantesco lago che si estendeva da Cagnano Amiterno fino oltre San Demetrio ne' Vestini e che costituiva un unico bacino lacustre con quello di Sulmona. Proprio sul fondale lacustre, protetto da limo, venne trovato nel 1954, nel territorio dell'attuale comune di Scoppito, il famoso scheletro di mammuth, poi esposto nel Forte spagnolo dell'Aquila. Con la fine dell'era glaciale si è assistito al prosciugamento del lago, ma la zona è storicamente considerata ricca d'acqua come testimoniano i nomi della città dell'Aquila (daAcquilis) e le frazioni di Onna (da Unda, onda) e Bagno; la conca è oggi attraversata in tutta la sua lunghezza dal fiume Aterno, oltre che da numerose altre sorgenti e torrenti. In epoca romana era parte della regione geografica della Sabina. La conca fu colpita da gravi terremoti nel 1703 e nel 2009. I monumenti e i luoghi di interesse nella Conca Aquilana. Città d'arte: L'Aquila, Santo Stefano di Sessanio, Ocre, Calascio, Scoppito, Assergi, Paganica. Architetture religiose: Duomo dell'Aquila, Basilica di Santa Maria di Collemaggio (L'Aquila), Basilica di San Bernardino (L'Aquila), Basilica di San Giuseppe Artigiano (L'Aquila), Chiesa dei Santi Marciano e Nicandro (L'Aquila), Convento di Sant'Angelo (Ocre), Monastero di Santo Spirito (Ocre), Chiesa di Santa Maria ad Cryptas (Fossa), Chiesa di Santa Maria Paganica (L'Aquila), Santuario della Madonna d'Appari (Paganica). Castelli e fontane nella Conca Aquilana: Forte cinquecentesco dell'Aquila, Fontana delle 99 cannelle (L'Aquila), Fontana luminosa (L'Aquila), Forte spagnolo (L'Aquila), Castello di Ocre (Ocre), Rocca Calascio (Calascio), Mura dell'Aquila, Castello di Fossa (Fossa), Torre civica (L'Aquila). Palazzi: Palazzo Margherita (L'Aquila), Palazzo Centi (L'Aquila), Casa Museo Signorini-Corsi (L'Aquila), Casa natale di Jacopo di Notar Nanni (L'Aquila). Siti archeologici nella Conca Aquilana: Amiternum (L'Aquila), Ocre, Necropoli di Fossa (Fossa). L’economia nella Conca Aquilana: La Conca Aquilana ospita uno dei 4 poli industriali della provincia dell'Aquila (gli altri sono localizzati a Carsoli-Oricola, Avezzano-Fucino e Sulmona-Conca Peligna) nelle località di Sassa Scalo/Scoppito a ovest e Pile/Bazzano/San Demetrio ad est. È presente un polo farmaceutico con Sanofi-Aventis, Dompè e Menarini e un polo elettronico-ingegneristico con Thales-Alenia Space e Technolabs oltre ad altre aziende come Edimo ecc...
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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