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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Villa Santa Lucia

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA OSPITALITA' NEL PAESE DI VILLA SANTA LUCIA DEGLI ABRUZZI (AQ)
 
Ospitalità a VILLA SANTA LUCIA DEGLI ABRUZZI (Aq) (m. 850 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Villa Santa Lucia degli Abruzzi: 42°20′03″N - 13°46′40″E
     
  CAP: 67020 -  0862 -  0862.9566127 - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI VILLA SANTA LUCIA DEGLI ABRUZZI:  0862.956110   0862.956720      0862.956110 - P. I.: 00193560661
Raggiungere Villa Santa Lucia degli Abruzzi:(Stazione L'Aquila)  (Uscita Bussi/Popoli) -Aeroporto d'Abruzzo a 50 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI VILLA SANTA LUCIA DEGLI ABRUZZI (AQ)
Monumenti a Villa Santa Lucia degli Abruzzi: Da visitare le chiese del centro (S. Rocco e S. Lucia) ed il palazzetto della famiglia Mattozza. Interessante è la chiesa rurale di S. Maria delle Vicenne (X secolo), posta a circa 1000 metri di altezza, lungo un antico percorso che dalla Valle Tritana, passando per il paese, ed in particolare per l'abitato medievale di Rantino, scavalcava la dorsale montana per penetrare nell'Altopiano del Voltigno, punto di confine con la provincia di Pescara. Nella vicina frazione di Carrufo, antica "Castrum Rufi" le cui origini risalgono all'850 d.C., da visitare la chiesa San Carlo Borromeo e la chiesa diroccata della Madonna della Pietà situata fuori dal centro abitato in località Colle Venatorio dove sorgeva il primitivo nucleo poi trasferitosi nell'attuale ubicazione. Piccolo borgo, conserva gran parte del centro storico medievale. Carrufo, che oggi conta appena una quarantina di abitanti residenti, si ripopola prevalentemente nel periodo estivo. La piccola frazione è recentemente balzata agli onori della cronaca in quanto originaria del luogo della nonna Iolanda del cantante italo-canadese Michael Bublé, star internazionale. La Comunità montana Campo Imperatore-Piana di Navelli era una comunità montana istituita con la Legge regionale 22 aprile 1976, N. 14 della Regione Abruzzo, che ne ha anche approvato lo statuto. È stata accorpata alla Comunità montana Montagna di L'Aquila dopo una riduzione delle comunità montane abruzzesi che sono passate da 19 ad 11 nel 2008. La Regione Abruzzo ha abolito la nuova Comunità montana insieme a tutte le altre comunità montane nel 2013. La Comunità montana Campo Imperatore-Piana di Navelli traeva il suo nome dalle due macroaree di Campo Imperatore e dell'Altopiano di Navelli. Aveva sede nel comune di Barisciano e comprendeva diciassette comuni della provincia dell'Aquila: Barisciano, Calascio, Capestrano, Caporciano, Carapelle Calvisio, Castel del Monte, Castelvecchio Calvisio, Collepietro, Navelli, Ofena, Poggio Picenze, Prata d'Ansidonia, San Benedetto in Perillis, San Demetrio ne' Vestini, San Pio delle Camere, Santo Stefano di Sessanio, Villa Santa Lucia degli Abruzzi.
RESIDENZE ALBERGHIERE VILLA SANTA LUCIA DEGLI ABRUZZI (AQ)
Villa Santa Lucia degli Abruzzi è situato a 900 mt. di altitudine ai piedi del Monte Cappucciata (1900 mt.) che sovrasta, sia la Piana di Ofena dove è stato ritrovato il famoso “ Guerriero di Capestrano “ assurto a simbolo rappresentativo dell’Abruzzo, sia il versante pescarese e parte del teramano fino al mare Adriatico. Il comune è circondato da bellissime faggete e querceti ed è inserito all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga ed in particolare è parte integrante della vecchia riserva naturale del Voltigno e Valle d’Angri. Come quasi tutti i paesi del circondario, Villa ha subìto durante il secolo scorso una notevole diminuzione della sua popolazione dovuta alla forte emigrazione prima, verso il nord America (da qui il gemellaggio con la città canadese di Port Colborne (Ontario) e, successivamente, verso i paesi del nord e centro Europa. Nonostante il depauperamento demografico, il comune ha una buona vitalità durante il periodo estivo, grazie ad un turismo di rientro degli emigranti e ad un turismo ambientalista cresciuto dopo la costruzione dell’autostrada Roma – Pescara- Teramo che ha permesso un ottimo collegamento con molte città capoluogo tra cui Roma. Molti infatti sono i Romani, Pescaresi e Aquilani che hanno scelto di restaurare le case lasciate dagli emigranti quali loro seconda abitazione. Villa Santa Lucia è un piccolo comune in provincia dell'Aquila, situato nel Parco Nazionale del Gran Sasso, appartiene alla comunità montana Campo Imperatore-Piana di Navelli. Le origini risalgono al periodo della dominazione italica dal X al IV secolo a.C. Villa Santa Lucia degli Abruzzi diventa comune nel 1910 precedentemente frazione di Ofena, subisce un grave spopolamento da parte dei cittadini che emigrarono negli Stati Uniti. La sua economia si basa essenzialmente sull'agricoltura con un'ottima produzione di olio d'oliva, vino e coltivazione di grano, in passato si coltivava il carbone vegetale. Meta ideale per chi vuole trascorrere del tempo a contatto con la natura e il benessere, lontano dal caos cittadino ottimo punto di partenza per fare numerose escursioni a piedi, itinerari trekking sul Monte Cappucciata che sovrasta il centro abitato dal quale si godono panorami mozzafiato.
CAMPEGGI VILLA SANTA LUCIA DEGLI ABRUZZI (AQ)
Villa Santa Lucia degli Abruzzi (850 m. s.l.m.) Villa Santa Lucia degli Abruzzi, comune compreso nel Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, è un antico centro di circa 200 abitanti (popolazione comunale) adagiato, in uno stupendo contesto ambientale, sul versante meridionale dell'altopiano di Campo Imperatore, ad una altitudine di 880 m. slm. Il territorio comunale è compreso, insieme a quello della vicina Ofena, anche nella Riserva Naturale Voltigno e Valle d'Angri. Il monumento di spicco della piccola e tranquilla località dell'aquilano è la medievale chiesa rurale di Santa Maria delle Vicenne, edificata nell'anno 1000. Meraviglioso il panorama che si gode da Villa Santa Lucia; particolarmente suggestivo il colpo d'occhio sulla brulla montagna sulla cui sommità si ergono, quasi a volerla dominare, la Rocca di Calascio e l'adiacente chiesa di Santa Maria della Pietà. Villa Santa Lucia degli Abruzzi, Provincia di L'Aquila, Abruzzo, Italia: Fino al Gran Sasso, sullo sfondo del Monte Prema e Monte Camicia, in mezzo a splendidi boschi di querce e sanguisuga, Villa Santa Lucia sorge nei pressi di un'antica fortezza chiamata "Il Castelluccio", nei pressi di un percorso che collega in passato Valle Tritana con il Voltigno Altopiano. Lo stemma è Santa Lucia con un ramoscello di palma in mano. Altitudine: 850 m slm - Distanza da L'Aquila: 55 km - Popolazione: ca. 300 abitanti - CAP: 67020 - Telefono Area Code: 0862 - Come arrivare: Strada: SS17 da L'Aquila e Pescara, poi strada per Ofena. Reperti archeologici rinvenuti a Villa Santa Lucia degli Abruzzi dimostrano che la zona era abitata in epoca già pre-romana, come mostrato anche un dolmen in contrada Castelluccio, mura megalitiche a Valle San Nicola, e una serie di grotte che mostrano tracce dell'uomo preistorico. Si è registrato come un insediamento Vestine come Aufinaes Cismontani, poi i Romani attaccarono e distrussero. Il paese è aumentato nel Medioevo, ed è stata per lungo tempo una "villa" a seconda dalle "universitas" di Ofena. Nel 1910 solo divenne comune autonomo, e comprendeva anche la zona di Villa Carrufo. Poi una massiccia emigrazione degli abitanti è iniziata con il declino della tradizionale economia agricola e pastorale. il Castelluccio di Santa Maria delle Vicenne , una chiesa medievale di campagna. Le rovine di una antica chiesa in Borgo Colle venatorio, forse quello citato nel 1112 in un documento di Papa Pasquale II dedicata a Santa Lucia. Il Museo Civico , costituita da oggetti donati dagli abitanti, il cui custode è il dottor Diamante De Luca. La valle Voltigno , ricca di funghi e fragole, dove per migliaia di anni gli allevatori locali tenevano il bestiame. Eventi & Feste a Villa Santa Lucia degli Abruzzi: Agosto Festa del patrono Santa Lucia.
VILLAGGI TURISTICI VILLA SANTA LUCIA DEGLI ABRUZZI (AQ)
Le origini di Villa Santa Lucia degli Abruzzi si perdono nella notte dei tempi. La morfologia del territorio, unitamente alla presenza di una sorgente d’acqua di notevole proporzione, fanno ritenere che, da sempre, sia stato un passaggio obbligato, già prima dell’avvento dell’impero romano, per chi voleva raggiungere, nel più breve tempo evitando possibili imboscate, l’adriatico. Ne sono riprova i solchi scavati sulla pietra dalle ruote dei carri sulla strada mulattiera che da Calascio porta a Villa Santa Lucia, nonché i ruderi delle fortificazioni ancora visibili sul colle del Castelluccio dove, originariamente, era situato il paese di Villa Santa Lucia degli Abruzzi. Per tale motivo ritengo che le origini della mia famiglia sono da ricercare tra l’Umbria e la Toscana dove è presente la più alta concentrazione del mio cognome: Giustini. Infatti, la prima citazione di un Giustini negli archivi parrocchiali di Villa Santa Lucia (originariamente era Justino) risale al 171_ (l’ultima cifra non è leggibile), quando si unì in matrimonio con una ragazza del posto, certa Chatarina. Le prime notizie certe di Villa Santa Lucia si hanno verso la metà del 1500, quando forse si separò da Ofena. L’amministrazione autonoma del paese però si ebbe solamente un secolo dopo, unitamente al vicino abitato di Villa Rantino. All’epoca Villa Santa Lucia degli Abruzzi contava 445 abitanti. Nel 1901 invece ne contava 2194 i quali, poi, si ridussero a 1251 nel 1951 e, a 894 nel 1969, per portarsi nel 1991 a sole 305. Attualmente si registrano 200 unità, con un presenza media di circa la metà. Il perché di questo inarrestabile spopolamento ha motivazioni diverse e non attribuibili ad una sola causa. Quello più massiccio si ebbe dopo l’ultima guerra, principalmente verso il Canada, dove si trova quasi tutta la mia famiglia, e a nord della Francia. L’abitato di Villa Santa Lucia degli Abruzzi si sviluppa attorno alla sorgente d’acqua. Il centro del paese ha una pianta nastriforme per seguire le curve di livello in quota verso est, con una propaggine in Rantino. L’attività economica era basata esclusivamente sulla pastorizia e la produzione di carbone vegetale, nonché sull’agricoltura, per la capacità di irrigazione della maggior parte dei terreni posti a sud ovest dell’abitato. Il paese è posto a circa 1000 m.s.l.. Specialmente nella stagione estiva è annoverato tra quelli più importanti per la villeggiatura. Il suo clima salubre, la presenza di boschi secolari, unitamente a montagne di una bellezza unica dove la pace regna sovrana, sono i cardini sui quali, si spera, possa avvenire una rapida ripresa.
AFFITTACAMERE VILLA SANTA LUCIA DEGLI ABRUZZI (AQ)
AFFITTACAMERE VECCHIA RANDINO
Via Cesare Battisti, 44 - 67020 Villa Santa Lucia degli Abruzzi (Aq)
 tel. 347 5535640
BED & BREAKFAST VILLA SANTA LUCIA DEGLI ABRUZZI (AQ)
BED & BREAKFAST CASA MARIETTA
Via La Rola, 19 / Carrufo - 67020 Villa Santa Lucia degli Abruzzi (Aq)
CASE PER VACANZA VILLA SANTA LUCIA DEGLI ABRUZZI (AQ)
Villa Santa Lucia degli Abruzzi - Appunti sul paese: Villa Santa Lucia degli Abruzzi si trova lungo la statale n° 17 bis che scende da Campo Imperatore, facilmente raggiungibile dalla Valtirino o dal Pescarese, attraverso il valico stradale di Forca di Penne. E' disposta ai margini di un pianoro, a ridosso della lunga catena delle Scrime, che continua il Gran Sasso verso est. La storia villese si articola attorno ai fulcri di Colle della Madonna, Castelluccio, Colle del Supinello. Nel primo sito si hanno tracce di un insediamento preromano, poi sostituito dal più importante borgo al Colle del Supinello. La zona era importante poiché qui passava l'antesignana della via Claudia Nova che metteva in collegamento gli altopiani dell'interno con Penne, capitale dei Vestini. In epoca altomedievale, il territorio fu ripopolato da coloni longobardi alle dipendenze di San Pietro ad Oratorium in Valle Tritana. Tale insediamento, del quale sono rimaste tracce anche nei racconti orali, si stabilì al colle del Castelluccio. Successivamente, si ebbe un primo incastellamento del sito di nuovo sul Colle del Supinello, attorno al quale si sviluppò un borgo nella Valle di San Nicola. Questo sito fu poi abbandonato in favore dell'attuale, più a valle. La villa così costituita venne a dipendere dalla terra di Ofena, insieme alla vicina villa di Carrufo. Autonoma nel 1577, Villa torno volontariamente sotto l'egida ofenese dal 1807 al 1872. Nel 1951 Carrufo venne aggregata al comune di Villa Santa Lucia. Alla fine del secolo scorso, inoltre, un nuovo insediamento fu fondato da una colonia di Pentecostali, originari di Carrufo, sulla strada per Forca di Penne, insediamento noto oggi come Scarafano. Degna di nota a Villa è la chiesa di Santa Maria delle Vicenne (sec. X), recentemente restaurata, nella zona che vide il primo insediamento preromano. Appunti sul territorio Il comune di Villa Santa Lucia è circondato da Castel del Monte, Ofena e Capestrano nella provincia dell'Aquila, mentre ad est confina con la provincia di Pescara (Brittoli e Carpineto). A monte della statale di Forca di Penne è montuoso, ma a valle di questa comprende alcune aree pedemontane, comprendenti la frazione Carrufo. La montagna di Villa è costituita dal versante sud-occidentale del crinale culminante con la mónnë (1801 m), che funge da spartiacque fra il bacino del Tirino e quello del fiume Tavo. A nord della cima più elevata, questo scende con il crinale delle scrìmë al valico stradale di càpë dë sèrrë (1513 m), oltre il quale continua nella dorsale di prëtàsprë (1681 m). A sud della cima, il crinale si abbassa fino alla depressione di chennetìnë (1060 m), dove si svalica verso Brittoli. Un altro valico è quello di pretaflòrë (1625 m), che immette oltre lo spartiacque, dove il comune di Villa comprende una porzione del bacino chiuso del Voltigno. Verso il paese, la montagna è interrotta da un lungo sistema vallivo, ai piedi del quale si trova l'abitato, comprendente i pianori delle fónërë e di jërvùtë. Al di là, il modesto crinale con la capricciósa (1208 m) ed il còllë dë la guàrdia (1060 m), che prelude alle vallate di Ofena. A sudest di Villa, invece, la montagna degrada in maniera piuttosto uniforme verso la statale, includendo le piccole asperità del castijjùccë (1153 m) e del còllë dë ju supinéjjë (1056 m). Le fonti di Villa sono per lo più situate al di là dello spartiacque, ai margini del Voltigno. Qui, infatti, si trovano la fóndë dë la curnacchjèlla (1532 m), la fóndë dë la curnàcchja (1390 m) e la fóndë dë j'aciprànë (1452 m). La cresta della Monda era frequentata per il volo a vela, fino a qualche anno fa, mentre le località al di qua dello spartiacque rivestono un eccezionale interesse storico, in quanto gli antichi insediamenti della zona erano tutti a monte dell'attuale, attorno al Castelluccio, al Colle del Supinello, con la vàllë dë sannëcòlë, ed al còllë dë la madònnë (1003 m). La sentieristica attuale (segnavia bianco-rossi) comprende l'itinerario n° 47) Ofena-VillaVoltigno. La toponomastica La montagna della Capricciosa. La strada per Castel del Monte percorre le pendici sudovest della montagna villese. Appena usciti dal paese, si passa poco ad est del còllë dë la uàrdia, una serie di cocuzzoli ora riconquistati dalla vegetazione, che ebbero un ruolo durante l'ultima guerra. Il toponimo è riportato come C.le della Guardia sulla cartografia IGM. Riflette l'appellativo guardia, nel senso di 'colle svettante'. Di fronte al Colle della Guardia, la strada statale tocca i coltivi della contrada cannavìnnëlë. Questo nome è un diminutivo di cannavina 'luogo dove si coltiva la canapa'.  Oltre una serie di tornanti compiuti dalla strada, si trovano due bivi per la vì dë la mondàgna, cioè la 'via della montagna' per eccellenza, quella che conduceva all'altopiano di Voltigno prima della realizzazione della nuova strada carrozzabile. Le due bretelle di accesso sono dette viavècchia (1027 m) e vianòva (1005 m). Quest'ultima è in effetti un antico sentierino sul quale si è ora sovrapposta una ulteriore strada in fondo naturale. Rimane ancora una importante scorciatoia, la via di mbùssë dë cùnghërë che, dalla q. 921 sulla strada carrozzabile per Castel del Monte, saliva direttamente i pendii sovrastanti. I nomi attribuiti ai due rami della Via della Montagna sono trasparenti. Quanto al nome della scorciatoia, è da rilevare la presenza, assai difusa, del plurale arcaico in -ora (in questo caso conca:concora), oltre l'assorbimento della preposizione in- nell'appellativo fossi, che designa gli impluvi che scendono dagli scabri pendii a nord di Villa Santa Lucia degli Abruzzi.
APPARTAMENTI VACANZA VILLA SANTA LUCIA DEGLI ABRUZZI (AQ)
Villa Santa Lucia degli Abruzzi. La via di Fossi di Còncora si ricongiungeva a 1300 m circa con la Via della Montagna, dopo aver toccato la pianòcchja, una località relativamente pianeggiante ai margini del bosco. Il nome della contrada è infatti un derivato di piana 'luogo in piano', col suffisso diminutivo - occhia. 5. Dopo i tornanti ed il bivio per la Via della Montagna, la strada per Castel del Monte supera una lieve insellatura e si immette nel pianoro coltivato di jërvùtë. Chiamato Iervuto sulla cartografia IGM, il toponimo è un derivato di jèrva 'erba' che, secondo la tradizione locale, riflette il nome di una specie di legume. Villa Santa Lucia degli Abruzzi. Ad ovest della strada per Castel del Monte, il crinale che continua i rilievi del Colle della Guardia culmina con la capricciósa (1208 m), un cocuzzolo dal quale si domina la sottostante vallata del Tirino. Il toponimo è presente come C.le della Capricciosa sulle carte IGM, e rifletterà un appellativo capreccia 'luogo per il pascolo delle capre', con il suffisso aggettivale - oso. Villa Santa Lucia degli Abruzzi. Lungo la strada per Castel del Monte, a Erbuto seguono lë fónërë, altro pianoro coltivato che raggiunge i confini comunali. Si tratta di un altro toponimo col plurale in -ora, da fondo 'coltivo situato in un avvallamento'. L'adattamento presente sulla cartografia IGM è Fònnere. 8. Ad est delle Fòndora si trova la vasta area di mùschë, culminante con un cocuzzolo (1144 m) e comprendente alcuni terreni dietro di questo. La località è chiamata Murchio nelle mappe catastali, mentre sulle carte IGM è C.le di Musco. In effetti il toponimo pare riflettere l'appellativo musco 'muschio', se non continua qualche antico personale romano. Villa Santa Lucia degli Abruzzi: Arrivati in capo alle Fòndora, la strada per Castel del Monte compie alcuni tornanti, detti "la Emme", in prossimità dei confini comunali. Evita così l'ultimo tratto della piana che è detto la gallinèlla, dal soprannome dei proprietari o forse dal nomignolo attribuito ad una pianta erbacea. La montagna di Serre 10. La via in fondo naturale che porta a Voltigno parte a 1130 m ca. lungo la statale per Castel del Monte. Passa dietro al colle di Musco, quindi torna in direzione nordest andando a toccare la fonte dello stingónë. Si tratta della sorgente (1233 m) chiamata sulle carte IGM F.te del Cornacchiolo, e come tale conosciuta a Castel del Monte, mentre il toponimo villese richiama il nome della valle di Stincone, per lo più in territorio di Castel del Monte. Villa Santa Lucia degli Abruzzi: Dopo la fonte dello Stincone o del Cornacchiolo, la strada per Voltigno devia di nuovo verso nordest, attraversando i pendii delle ngòttë. Si tratta di luoghi esposti a sud ed evidentemente assolati, in quanto il toponimo riflette l'appellativo incotta che continua il sintagma (terra) incocta 'luogo caldo ed assolato'. I brulli pendii delle Incotte sono dominati dall'imponente profilo di prèt'àsprë, una cima rocciosa (1681 m) sulla cresta della montagna che continua l'allineamento delle Riparate di Castel del Monte. Nei pressi della cima si trovava uno dei tre nidi d'aquila del territorio di Villa. Quanto al toponimo, esso è riportato come Pietra Aspra sulla cartografia IGM, ed in effetti si compone dell'appellativo preta 'macigno, roccione', con l'aggettivo aspro riferito all'asperità del luogo. Villa Santa Lucia degli Abruzzi: Dopo aver attraversato tutte le Incotte, la carrozzabile per il Voltigno giunge con un ultimo tornante all'importante valico di càpë dë sèrrë (1513 m). E' questo il valico che permette l'accesso agli alpeggi ed all'altopiano del Voltigno. Da qualche anno vi è stata posta una madonnina, poco distate dalla strada, nei pressi del sottostante pianoro dove si svolge una festa annuale con larga partecipazione. Il nome del valico è riportato come Capo di Serre sulla cartografia IGM, ma erroneamente attribuito ad una cima rocciosa più a nord. La designazione è composta con la preposizione capo 'parte alta di', riferita a serre, che indicherebbe tutto l'allineamento fra Villa e Castel del Monte. In effetti, anche il valico dove questa dorsale termina, sopra Castel del Monte, è chiamato Capo di Serra. La regione di Voltigno. Villa Santa Lucia degli Abruzzi: A sudest del valico di Capo di Serre si trova un gruppo di stazzi. Da qui comincia la lunga cresta delle scrìmë, che prosegue poi in direzione sudest fino alla cima della Monda. Il nome non è riportato sulle carte ma è molto importante per i locali. Riflette semplicemente l'appellativo scrima nel senso di 'filo di cresta'. A monte degli stazzi, la strada per Voltigno raggiunge con un paio di tornanti un intaglio nella cresta (1586 m), dove è stata collocata una grande croce detta la crócë dë lë scrìmë, in sostituzione di una in legno abbattuta da una bufera di vento. A poca distanza dalla Croce delle Scrime, un grosso buco nel terreno ci testimonia la presenza della calëcàrë dë ngilinéglië, dove i paesani calcinavano le pietre. Il nome richiama un personale locale 'Angiolinello', che specifica l'appellativo calcara. 16. Continuando lungo la strada per Voltigno, si trovano altri stazzi in località përcìlë (1635 m), nei pressi di un curvone. Il nome della località è riportato correttamente come Porcile sulle carte IGM, e dipende dunque dalla pratica che si svolgeva nella zona dell'allevamento dei maiali. Il valico stradale che immette nella regione di Voltigno è quello di prèta flòra (1625 m), caratterizzato dalla presenza di un grosso macigno. La prima parte del nome è infatti l'appellativo preta 'macigno', specificato da una voce formalmente affine a 'fiore', nella quale si nota la conservazione del nesso fl- latino. Il toponimo è riportato come Pietraflora nella cartografia IGM e si confronta con un Pietra fiore riportato dal Magini (a. 1620) proprio per l'area del Gran Sasso orientale. Dal valico di Preta Flora, il sentierino del tratturéglië d'ju lùpë percorreva la cresta che si estende a ovest, in direzione della Meta. Il nome della via è formato con l'appellativo trattoro 'viottolo di campagna', dal quale dipende pure l'italiano tratturo, mentre la specificazione è lo zoonimo 'lupo'.
CASE PER LE FERIE VILLA SANTA LUCIA DEGLI ABRUZZI (AQ)
Villa Santa Lucia degli Abruzzi: Il Tratturello del Lupo passava sotto il cocuzzolo roccioso (1717 m), detto ghinócchië per via della forma arrotondata. Sulle carte IGM questa cimetta è stata ribattezzata Capo di Serre, col nome, cioè, del vicino valico che interrompe la dorsale delle Serre. Sotto Ginocchio si trova la valletta chiamata ju funnìttë dëlla ricòtta (1678 m) dove arriva un'altra traccia proveniente da Preta Flora. Il nome della località è composto da un derivato di fondo, che descrive il carattere concavo del sito, mentre la specificazione ricotta alluderà alla forma del cocuzzolo sovrastante, o al fatto che la zona era frequentata dai pastori. A nord della cimetta di Ginocchio, si può scendere nella vàllë strìnë, una valle allungata in direzione nord-sud, percorsa da una sterrata che raggiunge la strada Castel del Monte-Campo Imperatore in prossimità del Rifugio Ricotta. Il nome della valle, che è riportato come Vallestrina sulla cartografia IGM, riflette il fatto che essa è battuta dalla tramontana, detta strina in dialetto. Verso est, la Valle Strina è dominata dall'affilata cresta della mètë, culminanate con la q. 1784. Il nome della montagna, adattato in M. Meta sulle carte IGM, deriva dalla forma che richiama quella dei covoni di grano, detti meta in dialetto. Villa Santa Lucia degli Abruzzi: Da Valle Strina alla cima della Meta si sale attraverso un ripidissimo sentiero, noto col nome 'imperativale' di sfèrracavàllë, che allude ad una via tanto impervia da 'sferrare i cavalli'. Lungo tale sentiero dovrebbe trovarsi il malëpàssë, mentre le carte IGM collocano il toponimo Malepasso in tutt'altra zona. Dal valico di Preta Flora, la strada carrozzabile per Voltigno prosegue per meno di un chilometro in direzione nordovest, prima di arrestarsi in una zona melmosa e continuare come sentiero da percorrersi solo a piedi. La vecchia strada, invece, scendeva direttamente al sottostante altopiano attraverso lo splendido bosco di fajìtë. Si tratta di un bosco di faggi, come testimonia il nome che riflette il latino fagetum 'faggeta'. Appena fuori del Faggeto, si incontra la fonte detta j'aciprànë (1452 m), la più importante fra quelle appartenenti a Villa. Il nome della sorgente è F.te Aciprano sulle carte IGM, e secondo i locali tale nome richiamerebbe un personale longobardo 'Aciprando', attribuito nelle cronache altomedievali ad uno dei primi coloni stabilitisi nel territorio dell'attuale Villa Santa Lucia degli Abruzzi. Ai confini con Carpineto, dentro il bosco, si trova la valloscùrë, che sfocia anch'essa nell'altopiano. Riportato come Valloscura sulla cartografia IGM, il toponimo è un trasparente composto di valle e dell'aggettivo oscuro. Andando dalla fonte degli Aciprani verso ovest, si trova una radura detta degli jàccë d'ofènë, adibita a stazzo e compresa nell'enclave del territorio comunale di Ofena, da cui il nome, che comprende l'appellativo iaccio 'stazzo'. Villa Santa Lucia degli Abruzzi: L'altopiano di voltìgnë deriva il suo nome, che è V. Voltigno sulla cartografia IGM, da un personale latino Voltinius, o simili, senza suffisso prediale. Si estende a cavallo dei comuni di Villa, Carpineto, Villa Celiera, Civitella Casanova, Castel del Monte ed Ofena (enclave). L'inghiottitoo che raccoglie le acque di Voltigno è il cosiddetto làchë sfùnnë (1364 m), che la tradizione popolare vuole 'senza fondo', da cui il nome. Anche questo nome è riportato sulle carte, come Lago Sfondo. Attorno al Lago Sfondo si trovano diverse località, fra le quali verso nord lë mèndrë dë la chièsë, dove si trovano recinti per gli animali, detti in dialetto mandra. Una proprietà ecclesiastica spiegherà la secificazione. Ad est del Lago Sfondo c'è il casale di macërónë. Chiamato C. Macerone sulla cartografia IGM, il nome del casale riprende quello del proprietario del cosiddetto 'terzo' (ju térzë), che è la fascia di territorio a confine, secondo i locali né di Villa, né di Carpineto. Villa Santa Lucia degli Abruzzi:Poco a sud del Lago Sfondo c'è il còllë dë la bìffë (1392 m). Il toponimo è riportato come C.le della Biffa sulla cartografia IGM, e probabilmente riflette una voce dialettale bìffë che, secondo i locali, indica un ramoscello per delimitare i terreni. Non lontano dal Colle della Biffa, si trova il solco della vàllë d'ju mìjë, con un fontanile (1381 m). Il nome della valle riprende il fitonimo melo, che indica la presenza in zona di tale specie arborea. In direzione ovest rispetto al Lago Sfondo si giunge alla fonte della curnàcchië, nell'omonima valle boscosa. Il toponimo è presente come F.te Cornacchia nella cartografia IGM, e dipende dalla presenza della specie arborea 'corniolo', detta corno nei nostri dialetti. Più a monte (1529 m) nella stessa valle c'è la seconda sorgente della curnacchièllë, anche questa riportata sulle carte IGM col nome F.te Cornacchiella.
COUNTRY HOUSE VILLA SANTA LUCIA DEGLI ABRUZZI (AQ)
Villa Santa Lucia degli Abruzzi: Le località a confine sono poco conosciute dai locali di Villa. Importante è però il valico con il quale termina l'altopiano verso l'alta vallata del fiume Tavo. Si tratta del guado di fòcënë (1383 m), dove arriva una strada carrozzabile proveniente da Villa Celiera. Il nome è adattato come V. Vado di Focina sulla cartografia IGM, ed è nome derivato da foce 'sbocco' con un suffisso atono dal valore poco chiaro, ma che forse riflette un plurale arcaico in -ora. A nord del Vado di Focina si trova il montarozzo (1522 m) di collarcónë, sul quale passano i confini provinciali. Il nome del colle è specificato da un appellativo arcone, che potrà alludere alla forma se si tratta di un accrescitivo di arca 'granaio'. A sud del Vado di Focina si trova la località battitórë, forse ormai entro i confini di Civitella Casanova dove la cartografia IGM colloca il toponimo Bosco Battituro. Quanto all'origine del toponimo, forse si tratta di un luogo dove veniva effettuata la 'battitura' dei cereali. Dal casale di Macerone, una mulattiera si addentra nel tormentato paesaggio che prelude a Campo Imperatore, passando per la località della zingarèllë. Questa corrisponde a la Zingarella riportata sulle carte IGM, e tale nome rifletterà un soprannome locale. 38. Non sono stati registrati dai locali i toponimi V. Mastrorocco e Valle Caterina, riportati sulle carte IGM. Si tratta evidentemente di località remote, non più frequentate da tempo. Del resto i citati toponimi fanno riferimento a personali locali, ed è probabile che anche in passato non fossero molto praticate. La montagna della Monda. Poco a nord dell'abitato di Villa Santa Lucia degli Abruzzi:, sulla strada per Castel del Monte si trova una deviazione a destra che conduce, dopo lungo percorso in direzione sudest al valico di Cannatina. La strada, in fondo naturale, penetra nel vasto bosco della dëfènzë, che occupa buona parte della montagna sopra il paese. L'appellativo defensa è molto usato come designazione tecnica ad indicare una 'bandita'. Sulla cartografia IGM il nome della località è Bosco Difesa. In mezzo ad alcune rocce in alto nel bosco della Defensa, visibili dalla strada, si trova la gróttë dë fràttë vitàcchjë. Il nome della grotta dipende dal fitonimo vitacchia, che localmente designa la 'vitalba'. Poco lontano dalle rocce dove si trovava uno dei tre nidi d'aquila della zona di Villa Santa Lucia degli Abruzzi, un canalone scende ripido in mezzo al bosco della Defensa. Si tratta del cosiddetto ualanónë, un canale attraverso il quale i legnaioli facevano scivolare verso valle i carichi di legna, incatenandoli. Il toponimo riflette la voce valano 'contadino', ma il senso della designazione è oscuro. A monte della fascia rocciosa, verso la cresta delle Scrime, passa il cosiddetto rëcalatùrë dë maméttë, una scorciatoia di discesa dalla Croce delle Scrime, che veniva percorso da 'Mametta', una pastora che operava agli ovili di Porcile. Proseguendo verso Cannatina, si riesce a scorgere con difficoltà un vecchio sentiero che taglia la strada, proveniendo dalla località lë crùcë, nei pressi della foce del Valanone, dove in effetti vi è un'unica croce di legno. Il sentiero rimonta ripidamente il bosco ed è detto, con allusione alla difficoltà della salita, ju calvàrië, nome ripreso anche dalla cartografia IGM come Calvario. Un altro sentiero lo si incontra più avanti, anch'esso proveniente dalle Croci. E' questo il sentiero che, salendo verso la montagna in direzione est, attraversava le località ju stallatùrë, un ripiano per riposarsi. Da tale caratteristica deriva il nome, giacchè stallà significa 'fermarsi (con il gregge)'. Villa Santa Lucia degli Abruzzi: Dopo lo Stallatoro viene la contrada di mbrëccésë, così chiamata per la presenza di vreccia 'ghiaia'. Si arriva dunque alle pareti che emergono dal bosco, dette jiscinèllë da liscia 'lastra di pietra liscia'. 46. A monte del sentiero dello Stallatoro, si apre la maestosa fascia rocciosa delle prètë d'ju fóchë, sulla quale si trovava uno dei tre nidi d'aquila del territorio villese. Il nome della località dipende dal colore rossastro della roccia, oppure dal fatto che vi batte costantemente il sole, essendo esposta a sud. Ai piedi delle Prete del Fuoco, si trova la fóndë dë la macinatùrë, una serie di incavi nei quali si raccoglie l'acqua, che richiamano nella forma la macinatura, ossia l'incavo per la macinazione del grano. Poco a monte delle Prete del Fuoco, il bosco termina e si apre la vasta prateria della mónnë. Con questo nome i locali indicano tutta la parte alta della montagna che sulle carte IGM - già dal 1897 - è chiamata M. Cappucciata (1801 m), a confine con Carpineto e la provincia di Pescara. La designazione monda significa 'pulita', nel senso di 'sgombra dal bosco'. Oltre il bivio per lo Stallatoro, la strada prosegue verso Cannatina, incontrando una località verdeggiante, detta ju giardìnë. Tale appellativo, giardino, è sovente usato per designare appunto zone rigogliose di vegetazione. Dopo il Giardino, si trova una zona umida dove si trovano dei filari di pioppi. La località si chiama dunque ji pluppìttë, da un collettivo in -eto di pioppo, poi scambiato col suffisso diminutivo -etto. Oltre i Pioppeti di Villa Santa Lucia degli Abruzzi:, si attraversa la località di ratëcinùsë, sgombra dal bosco, ove vegetano i rovi. Per questo il toponimo richiama l'appellativo ràdica 'radice'. In seguito, è la volta della mònnëchë, contrada il cui nome ricorda un fatto avvenuto nel passato avente per protagonista una 'monaca'. Giunta in località reschjëtéglië, la strada comincia a salire con alcuni tornanti verso il valico di Cannatina. Il toponimo citato è un deverbale da raschià 'grattare', e forse al fatto che il terreno è graffiato dai viottoli delle greggi.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' VILLA SANTA LUCIA DEGLI ABRUZZI (AQ)
Villa Santa Lucia degli Abruzzi: Il valico di chennetìnë è lo storico passaggio (1052 m) che mette in comunicazione la media Valtirino con l'alto Pennese. Quanto al nome, riportato come Cannatina sulla cartografia IGM, si tratta formalmente di un derivato di canna, anche se non ne è chiara l'origine in un contesto montano. Lungo il crinale che sale dal valico di Cannatina alla cima della Monda, si trova ju buschìttë dë marganèllë, un 'boschetto' che spezza la prateria sommitale. Il toponimo è specificato da un soprannome locale. Nei pressi di un cocuzzolo (1555 m) sulla cresta che sale da Cannatina alla Monda si trovano i terreni seminativi degli archìttë. Questo nome richiama l'appellativo arca 'granaio', connesso con la coltivazione dei cereali. Al di là della cresta sudorientale della Monda di Villa Santa Lucia degli Abruzzi, appartiene al comune di Villa la porzione boscosa detta la cundràdë, famosa perché qui si trovano abbondanti i lamponi (lë mërrìquëlë dë j'ùrzë). Il toponimo dipende dal fatto che la località si trova di contra rispetto al paese, cioè sul versante nordorientale del crinale. La regione del Castelluccio 56. Dal rione di Randino, una strada molto antica taglia tutta la montagna in direzione della Forca di Penne. Si tratta di una mulattiera che ricalca il percorso della via romana che dai pagi alle pendici di Campo Imperatore conduceva a Pinna (Penne). Attualmente è chiamata la vì dë fórchë, cioè la 'via di Forca'. Poco fuori dal paese, lungo la Via di Forca, si trova una edicola risalente al XIV sec., detta agliu spìrdësàndë. Subito dopo vi è un bivio. La pista di sinistra è la vecchia via di Cannatina e procede parallelamente alla carrozzabile. Il ramo di destra continua invece la Via di Forca. La porzione di territorio di Villa Santa Lucia degli Abruzzi compresa fra la via di Forca e la via per Cannatina conserva un numero assai elevato di memorie storiche. Nel pianoro coltivato delle vicénnë, che si lascia a sinistra, si trova l'omonima chiesa dedicata alla Madonna, di recente restaurata, risalente al X sec. Era questa la zona di transito fra il vecchio insediamento longobardo al Castelluccio e la zona pianeggiante e sorgentifera dove in seguito sorse Villa. Quanto al nome della località, esso riflette l'appellativo vicenna 'terreno coltivato a rotazione'. Sul colle a sudest della chiesa, detto ju còllë dë la madònnë, sono visibili dei ruderi di un antico insediamento, forse preromano. Il nome di tale colle è riportato sulla cartografia IGM come Colle della Madonna. Dietro al Colle della Madonna, una piccola valletta è chiamata fùnnë dë ju navéglië, per via dei numerosi incavi ove si raccoglie l'acqua piovana, localmente detti navéglië. Tale appellativo riflette una antica base lessicale nava 'valle, concavità', che ha riscontri nel sardo e nel basco, oltre che nella toponomastica dell'Appennino Centrale (il paese di Navelli e diversi altri esempi). In questa valletta si trova la capànnë dë malëtémbë, che ricorda nel nome un certo 'Maltempo', soprannome locale che si ritrova anche oltre. Il cocuzzolo (1056 m) indicato sulle carte IGM come C.le S. Nicola è localmente noto come ju còllë dë ju supinéglië, perche giace supino sulla piana circostante. Su tale colle si trovava il primo incastellamento, poi spostato nel sito attuale di Villa, sui resti di un'insediamento preromano caratterizzato da mura a secco. A ridosso del colle, a nord, c'è effettivamente la vàllë dë sannicòlë, dove si estendeva il borgo che attorniava il castello. Il nome della valle è stato quindi attribuito sulla cartografia al colle, e probabilmente ricorda il nome della chiesa del borgo. Proseguendo lungo la Via di Forca, a 932 m si trova il ripiano della vëdùtë, un belvedere naturale su tutta la valle del Tirino. Più in basso, c'è la vàllë dë pallettéglië, il cui nome richiama un personaggio locale, 'Pallottello'. Dalla Veduta, un sentierino sulla sinistra conduce alla gróttë dë j'avàrë, utilizzata durante l'ultima guerra. Anche questa località riflette, nel nome, un soprannome locale. A monte della grotta svetta il pianoro dove sorgeva il primitivo insediamento longobardo, ju castigliùccë, in posizione di vista sulla valle del Tirino ed in particolare su San Pietro ad Oratorium, madre dell'insediamento. Il toponimo ricorda ancora l'insediamento fortificato, trattandosi del diminutivo castelluccio. Nella zona del Castelluccio di Villa Santa Lucia degli Abruzzi si trova il tondeggiante colle (1153 m) detto ju mìjë, per la forma o per la presenza di melo selvatico. Più a monte va situata l'àcërë, una piccola contrada seminativa che probabilmente deve il suo nome al fatto che, prima della messa a coltura, la località era occupata da bosco di 'acero'. A sud del pianoro di Castelluccio, una zona coltivata è detta fùnnë dë giuannìnë, richiamando nel nome il proprietario 'Giovannino' del fondo. Non lontano vi è ju carapëllésë. Secondo la tradizione locale tale località è chiamata così perché vi si scorgerebbe il lontano paese di Carapelle, ma è possibile che, trattandosi di un fosso, abbia concorso nella formazione del nome l'antica base carapello, dall'incerto significato di 'burrone, pozzo' che ha dato anche il nome a Carapelle. Un altro cocuzzolo è muttìnë, che si eleva a 1099 m, a dominare la Via di Forca. La base lessicale motta indica un 'poggio' ed è molto diffusa in area pugliese e lombarda. A valle di Mottino di Villa Santa Lucia degli Abruzzi, sale dalla Via di Forca il sentiero di pëmbóglië. Tale nome è stato adattato come Pompuglie sulla cartografia IGM, e forse riflette il fitonimo pompa 'papavero'. A sud della Via di Forca si estende il settore più orientale della montagna di Villa, che comprende i pendii a lato della valle di cëlùgnë, che segna il confine con il comune di Capestrano. Il nome della valle è di origine tardoromana, riflettendo verosimilmente il personale latino Aquilonius, ancora senza suffisso prediale. Sulle carte IGM è stato riportato il toponimo Celugno.
RIFUGI E BIVACCHI A VILLA SANTA LUCIA DEGLI ABRUZZI (AQ)
Villa Santa Lucia degli Abruzzi: Ad occidente della valle di Celogno si trova il settore boschivo detto dei cérrë, dal tipo di vegetazione dominante, che è la specie 'cerro'. Più ad ovest è la località còscënë, forse un tempo coltivata. Il toponimo riprende il nome di un tipo di recipiente. Più a monte è invece la vàllë dë mmalëtémbë, così chiamata da un personale locale 'Maltempo'. 68. Poco prima di giungere al fosso di Celogno, ormai in territorio capestranese, la Via di Forca si immette nella strada statale di Forca di Penne in prossimità di un borgo che ivi sorge dagli ultimi decenni del secolo passato, chiamato ufficialmente Scarafano. Localmente, il toponimo abbëtùccë indica la località ed è un riflesso di abete, la specie arborea ivi presente. L'insediamento è invece noto come 'il Borgo dei Pentecostali' o 'dei Cicconi', giacchè vi si trasferì una comunità di evangelici o pentecostali, il cui fondatore (Cicconi) tornava dall'America dove era emigrato. C'è da aggiungere che a Capodacqua la località è chiamata ji bìbbëcë, un nomignolo dialettale equivalente a 'i Biblici'. Oltre la valle di Celogno, appartiene (o meglio apparteneva, dato che si è avuta in tempi recenti una revisione dei confini) a Villa la porzione detta còstë dë scarafanéglië. In questo nome la specificazione è un diminutivo del toponimo scarafànë, che a Capestrano designa tutta la montagna. Seguendo la strada che collega Villa con la statale n° 602 proveniente da Ofena, appena usciti dal rione di Randino, si incontra sulla destra ji vignèlë, dei vigneti piantati alla fine del secolo scorso. L'appellativo vignale equivale proprio a '(terreno piantato a) vigna'. Trascurato il bivio sulla destra che porta a Carrufo, ci si lascia a destra i coltivi di fùnnë martìnë, che prendono il nome dal proprietario 'Martino'. Procedendo in direzione sudest, si taglia la Valle di San Nicola e quindi ci si affaccia alla base dell'importante pianoro coltivato di chembéglië. Tale toponimo risulta un derivato di campo 'pianoro', col suffisso diminutivo -ello. Si noti la metafonesi di a causata dalla -i finale. Ai lati del pianoro di Campelli si estende una boscaglia sparsa, dal che dipende il nome vèglië della località. Si tratta infatti del termine di origine germanica (longobarda) vallo, che è latino-germanico gualdus, termine di sapore tecnico che designa il 'bosco'. Sotto il tornante della strada di raccordo con la statale, si allarga una contrada coltivata a vigneto, detta vàllë còttë. L'aggettivo cotto che ne specifica il nome richiama il fatto che la valle è calda e assolata. Un breve rettilineo conduce sotto ju buschìttë, che è un 'boschetto' fino a qualche decennio fa privato, che serviva da riserva di caccia, collegato al Venatorio poco distante. Dietro il Boschetto si incunea la vàllë dë ju ciàrcë, a lato di un dosso (802 m). Il nome della valle riprende il termine dialettale ciàrcë, che equivale a cerqua 'quercia'. A monte del Boschetto di Villa Santa Lucia degli Abruzzi spicca il còllë dë ju stërpàrë (868 m), dalla sommità spianata che confina con il pianoro di Campelli. Presente come Colle Sterparo sulla cartografia IGM, il toponimo si compone dell'appellativo colle e di un derivato di sterpo nel senso di 'sterpeto'. Il secondo bivio per il Venatorio e per Carrufo si trova a 755 m. Proseguendo verso l'innesto con la statale, sulla sinistra si ha la località nzottilònghë. Il curioso nome di questa località è stato adattato sulle carte IGM come Saette Lunghe, e così viene spiegato anche dai locali. Nei pressi dell'innesto sulla statale, si passa sopra il cosiddetto "Ponte Carlo Mosca" della statale stessa. Superato l'innesto, fra il km 41 ed il km 42 della statale, si incontra la mbianàtë, un vecchio sentiero che correva parallelamente all'attuale strada ed arrivava, senza particolari strappi, al borgo di Scarafano. Il nome ne ricorda la caratteristica di essere 'pianeggiante'. Proseguendo verso Scarafano, e' da segnalare il ponte (744 m), battezzato 'ponte maggiore' o qualcosa di simile ai tempi della costruzione, e quindi divenuto póndë dë màjë majùrë sulla bocca dei paesani. Dopo un altro chilometro, si è in vista del Borgo dei Pentecostali. Uscendo dell'abitato di Villa in direzione ovest, lungo una mulattiera, ci si dirige direttamente a Carrufo. La contrada che separa Villa dalla frazione è detta sóttë la vìllë, ed è coltivata a vigneto ed alberi da frutta. Il nome risulta trasparente, e risale ad un periodo in cui villa non era ancora sentito come none proprio, ma semplicemente un appellativo designante l'abitato. Poco più a est della mulattiera di Sotto la Villa c'è un'altra vecchia via. Dalla cunëcèllë, che è una 'edicola sacra' sotto Randino, la vì dë la madënnèllë arriva fino a Collevenatorio. Il nome della via riflette forse il fatto che l'edicola è dedicata alla Madonna. Da Collevenatorio, passando per Villa Santa Lucia degli Abruzzi, una strada alberata da grandi querce (la filàrë) conduce a ju sùmmë, che è l'allineamento collinare che chiude a sud la piana di Villa (777 m). Il toponimo riflette direttamente il latino summus, sostantivato nel senso di 'sommità'. La via più breve da Carrufo per scendere a Ofena è costituita da una mulattiera che evita il profondo vallónë, che scende invece diritto verso Ofena, ed attraversa invece la còstë dë frëddànë. Questo toponimo deriva da un personale, visto il tipico suffisso -ano dei toponimi prediali.
Finita l’asta era il momento dei giochi di cui alcuni ormai in disuso poiché vietato, come quello di porre un gallo vivo in un buco appositamente scavato ricoprendolo di terra lasciando emergere solo il capo dello stesso. I partecipanti al gioco venivano bendati e con un bastone dovevano colpire il gallo fino ad ucciderlo. Il premio era il gallo morto. La corsa degli asini è un altro giochi delle feste estinto per mancanza di asini, quelli veri, quelli allegorici ci sono ma si preferisce non farli correre. Altri giochi invece sono tuttora in vigore e cioè: la corsa coi sacchi; la corsa con l’uovo (consiste nel riporre l’uovo su un cucchiaio tenuto con i dente e correre senza far cadere l’uovo arrivando prima); il gioco della moneta incollata alla “fressora” (consiste nello staccare la moneta incollata alla fressora (padella) e appesa ad una corda con il solo ausilio dei denti. La corsa dei maccheroni (consiste nel finire prima a mangiare un piatto di maccheroni aglio,olio e peperoncini avvalendosi solo della bocca e denti per mangiarli. Il gioco delle Pignate (consiste nel rompere bendato e munito di un bastone delle brocche in ceramica appese ad una corda,il premio era il contenuto della brocca a volte acqua ,confetti,caramelle,ecc.). Festa dei Patroni a Villa Santa Lucia degli Abruzzi:  San Rocco; San Giuseppe, San Vincenzo, San Antonio da Padova, Santa Maria Assunta, Madonna Addolorata, Madonna del Carmine, San Carlo Borromeo, Patrono della Frazione di Carrufo. Caratteristica è la processione nelle viuzze e sotto gli archi. Il pomeriggio si svolgono tornei di bocce e tornei di scopa. La sera viene allietata da orchestre e chiude la festa il tradizionale ballo della PUPA. Festa di San Rocco a Villa Santa Lucia degli Abruzzi: La sera del 15 Agosto i parrocchiani, della chiesa madre di Villa intitolata a S. Lucia, in processione si recano alla chiesetta di San Rocco sita in Rantino quartiere ad est di Villa per prelevare la statua di San Rocco e portarla presso la chiesa parrocchiale dove il giorno 16 agosto si celebra la messa in onore del Santo. I rantinesi (residenti in Rantino) la sera del 16 agosto in processione provvedono a riportare il Santo presso la sua dimora: la chiesetta di Rantino. Per diversi anni i rantinesi hanno festeggiato il loro Santo Patrono distribuendo ai partecipanti alla processione e non: pizze, crestucce, cocomeri ecc… in poche parole un pic-nic per le vie di Rantino allietato da mandolini, mandole e fisarmoniche. Festa di San Antonio Abate (17 gennaio) a Villa Santa Lucia degli Abruzzi: La festa a S. Antonio Abate risale “alla notte dei tempi” ed iniziava la vigilia: il pomeriggio (per i più piccoli) e la sera (per quelli più grandi). A ragion del vero i preparativi iniziavano subito dopo la Befana (perché in quell’occasione si cantava “la Pasquarella“) ed al riparo di occhi indiscreti, appunto per non far conoscere i vari ruoli svolti dai singoli partecipanti e quanto erano riusciti ad organizzare. In pratica questi gruppi (perché ne erano più di uno ed in base all’età), vestiti in costume a seconda del ruolo, giravano per il paese rappresentando la storia di S. Antonio Abate. Il tutto era sì finalizzato a far conoscere la storia di Sant’Antonio, ma soprattutto perché dopo la rappresentazione veniva elargito l’obolo che normalmente consisteva nei prodotti di cui disponeva ogni singola famiglia ospitante. Ovviamente la rappresentazione era più o meno colorita e partecipata, in relazione del “buon cuore” della famiglia e della ricompensa di cui ci si presumeva. Poiché un bicchiere di vino era comunque garantito, man mano che le rappresentazioni aumentavano, erano sempre più colorite e partecipate fino a quando il gruppo crollava a causa dei bicchieri di vino bevuti. I partecipanti erano i seguenti: Sant ’Antonio Abate, Primo Eremita, Secondo Eremita, L’Angelo del Signore, Il Diavolo, Colui che trattiene il Diavolo, Il gruppo, così composto, bussava ad ogni abitazione chiedendo. Il padrone di casa (anche per evitare qualche dispettuccio o magari qualche urlo di disapprovazione da parte del gruppo) li invitava ad accomodarsi. Sant’Antonio entrava per prima benedicendo i presenti, seguito dai due eremiti e dall’Angelo del Signore. Il Diavolo e “colui che lo tratteneva” restavano fuori la porta. A questo punto li diavolo, fermato a stento da colui che lo trattiene con delle robuste catene, facendo un fracasso infernale, minaccia di entrare nell’abitazione. L’angelo del Signore, con la spada sguainata davanti a Sant’Antonio lo rassicura dicendo: Non temere Antonio mio Questa spada me l’ha data Iddio E per le strade e per le vie Vado cercando aiuto a Dio. Il diavolo, che nel frattempo continuava a rumoreggiare fuori la porta, divincolandosi da colui che lo trattiene, irrompe tra gli astanti, e con salti animaleschi ed urla sovrumane si scaglia verso Sant’Antonio cercando di sopraffarlo. L’Angelo del Signore interviene in difesa di Sant’Antonio ed ingaggia una vera e propria lotta con il demone ricacciandolo fuori dalla porta. Si ripeteranno un altro paio di assalti ma, alla fine, sarà l’Angelo del Signore a prevalere ricacciando il demone fuori dall’abitazione, con l’ammonimento di lasciare in pace sia Sant’Antonio che tutta la famiglia ospitante. Terminata la rappresentazione entrano tutti dentro la casa, accompagnatori compresi (quelli incaricati di portare le offerte ricevute), ed iniziano il canto finale di ringraziamento: Se ci date un cappone ci facciamo i, se ci date un lo mettiamo alla bisaccia. La recita è così finita e la famiglia visitata offre qualcosa ai recitanti i quali ringraziano e vanno via per bussare all’abitazione successiva. Il giorno successivo tutti i possessori di animali si ritrovano nella piazza della fontana, dove il parroco impartirà la benedizione.
Feste sacre e profane e tradizioni del paese di Villa Santa Lucia degli Abruzzi - Festa del Santo Patrono : Santa Lucia: La Festa del Santo Patrono del paese e cioè di Santa Lucia e di 2 Santi Compatroni, ha subito nei secoli vari spostamenti di data. Inizialmente le Feste dei SS.PP. si svolgevano il mese di Settembre e il mese di Luglio e più precisamente le prime domeniche dei predetti mesi e i due giorni seguenti. Forse perché il mese di Settembre aveva poche incombenze nei lavori di campagna cosi come il mese di luglio che si preparava alla mietitura. Poi, con l’emigrazione, si è reso necessario spostare tali date al mese di Agosto, riducendo quindi i giorni dedicati alle festività dovuto forse alla diminuzione demografica e forse anche per dare opportunità agli emigranti di godere di queste festività che diventavano per loro un tuffo nel passato. Come si svolgeva: Un gruppo di volenterosi si presentavano al parroco per proporre la propria candidatura quale membri del comitato dei festeggiamenti dei SS.PP. i cosiddetti “Deputati delle Feste”. Il parroco comunicava successivamente la lista dei componenti il Comitato, dando così il suo imprimatur ad operare. Gli stessi si attivavano immediatamente per recuperare i fondi necessari per la buona riuscita dei festeggiamenti, ma le risorse monetarie nel popolo erano ridotte pertanto si cercavano fonti di finanziamenti alternative: La questua (consisteva sia nella raccolta di alimenti e denaro raccolti dalle questuanti donne 1 o 2 mesi prima dei festeggiamenti, sia in una visita in ogni famiglia del paese, fatta dai “deputati delle feste”, richiedendo ad ognuna di quantificare l’offerta monetaria ed impegnarsi a erogarla a ridosso delle Feste); La richiesta all’Amministrazione comunale di permettere al Comitato di effettuare un taglio in una porzione di bosco a titolo gratuito; Il Palio (‘iu pelie’) , nonostante la parola non ha nessuna etimologia comune ai vari Pali che si svolgono in varie Città italiane , ma consiste nel raccogliere delle offerte di alimenti, indumenti e qualsiasi altra cosa per poi vederla all’asta; L’asta per aggiudicarsi il privilegio di portare a spalle la statua del Santo in processione per le vie del paese; L’asta per aggiudicarsi il privilegio di portare lo stendardo(Palio) del Santo festeggiato; Durante la trebbiatura il comitato feste raccoglieva inoltre, quali offerte, anche dei covoni di cereali formando la cosiddetta “Caprina del Santo” (la caprina è il nome del mucchio di covoni nell’aia pronti per la trebbiatura). Offerte fatte in chiesa i giorni dei festeggiamenti. Offerte fatte durante la processione. Disponibilità delle famiglie ad ospitare a pranzo e/o a cena uno o alcuni componenti della banda musicale. Disponibilità ad offrire una o più giornate di lavoro quale boscaiolo onde tagliare la porzione di bosco assegnata al comitato dall’Amministrazione comunale (il cosiddetto “Lotto”). Richiesta ad alcuni emigranti di organizzare la questua anche nei luoghi di emigrazione e di fornire l’incasso previsto. A questo punto il Comitato era in grado di preventivare, in modo abbastanza attendibile le Entrate basandosi sulle informazioni a disposizione e sulle esperienze degli anni passati e di stabilire quale tipo di festeggiamento predisporre. Di solito il Comitato provvedeva a comunicare ai vari commercianti ambulanti, “porchettari”, gelatai ed altri la data dei festeggiamenti. La Festa iniziava la mattina con un breve sparo pirotecnico (tre a quattro botti), a questo punto la banda iniziava un giro del paese insieme ai “Deputati “ che provvedevano alla riscossione di quanto promesso ed invitavano tutti a partecipare alla processione. Nella tarda mattinata si celebrava la SS. Messa cantata, con la presenza di un sacerdote appositamente invitato dal Comitato per effettuare il panegirico del Santo Patrono. A SS. Messa ultimata la banda ingaggiata, iniziava a suonare accompagnando la processione per le vie del paese. Nel frattempo iniziava l’asta dei vari gruppi per aggiudicarsi il privilegio di portare a spalle il Santo, pertanto la processione nella sua prima fase si muoveva molto lentamente fino a quanto il gruppo finanziariamente più potente non avesse costretti gli altri gruppi coalizzati alla rinuncia. Nonostante la maggiore speditezza della processione qualche interruzione, dovute alla necessità di offrire carte monete al Santo legandole al vestito dello stesso o allo stendardo, persistevano. Contemporaneamente tutte le campane disponibile, compresa la piccola campana della chiesetta di San Rocco, venivano suonate “a festa” (la suonata ”a festa“ si distingueva dalla suonata “a distesa” in quanto la prima veniva suonata posizionandosi sotto la campana prendendo il batocchio con le mani e battendolo fortemente contro la campana mentre la seconda consisteva nel suonare le campane tirando le funi dalla base del campanile). Durante la processione non potevano mancare i “Botti” o “Sparo “ in onore del Santo. A messa ultimata i fedeli si soffermavano davanti alla chiesa principale a scambiarsi saluti e i primi commenti sui festeggiamenti. I ragazzi e le ragazze invece si scambiavano sguardi di complicità assaporando il momento felice di incontrarsi la sera fino ai fuochi. Intanto i vari Deputati provvedevano ad assegnare i Bandisti alle famiglie che avevano espresso il desiderio di ospitarli allo scopo di ridurre i costi. Le strade si vuotavano rapidamente poiché era forte il desiderio di mangiare qualcosa di buono. Poi, essendo estate ognuno andava a riposare fino alle cinque di pomeriggio quanto il comitato festa e la banda assoldata iniziavano la raccolta di offerte materiali quali alimenti, piatti, indumenti da vendere all’asta che iniziava subito dopo averli raccolti. L’asta era il momento in cui gli emigranti più facoltosi si scontravano a suon di dollari e/o marchi o franchi per aggiudicarsi le portate migliori. Le cose più ambite erano le pannocchie lesse o arrostite, i fichi, il coniglio arrosto, l’agnello arrosto, il formaggio (marcietto) e torte e dolci del luogo.
La cucina - antica sapori di Villa Santa Lucia degli Abruzzi: La cucina è molto povera, ma genuina. Le ricette sono spartane e frutto dell’invenzione di popolazioni che hanno dovuto convivere con le asperità dei monti abruzzesi, la scarsa redditività dei terreni, la mancanza di collegamenti con i grossi centri. La pulent’ (la polenta): La tradizione del luogo vuole che la polenta venga consumata durante i periodi freddi e che venga condita con funghi del luogo, come il prataiolo e la famigliola e con salsa di costate (costatelle) di maiale e una abbondante pioggia di pecorino abruzzese. Inoltre la polenta andava rigorosamente cotta al paiolo di rame (callar’), in modo da ottenere oltre alla polenta una crosta molto gradita ai ragazzi e girata con il matterello (st’netur’), utilizzato successivamente per stendere la polenta su di una tavola da pane (la stessa tavola veniva utilizzata per trasportare il pane, che veniva preparato in casa, al forno per la cottura). La polenta condita con la salsa di cui sopra e accompagnata da un buon bicchiere di vino rosato veniva mangiata con grossa gioia dei più piccoli che disegnavano con la stessa, vere cartine geografiche. La frase di rito ricordata dagli adulti e che suscitava ilarità nei commensali più giovani è la seguente: “ Tutti i cibi vogliono il vino, solo la polenta non vuole l’acqua”. Ingredienti: farina di mais, costata o guanciale di maiale, pecorino abruzzese, funghi prataioli o famigliola, olio, passata, sale, peperoncino tostato e macinato (per chi piace piccante) Strumenti: paiolo, matterello, tavola da pane, pentola, padella. Vino consigliato: Vino di produzione locale. Come preparare la salsa: pulire e tagliare i funghi prataioli e famigliola, soffriggerli in una padella con un po’ di olio sale e uno spicchio d’aglio. Soffriggere in un’altra padella le costate di maiale . Mettere in una pentola la passata di pomodoro, olio, sale, i funghi soffritti, le costate di maiale soffritte e lasciare cuocere a fuoco lento per circa 45 minuti. Come preparare la polenta: nel frattempo riempite il paiolo di acqua e portatela a ebollizione. Non appena l’acqua bolle fare scendere la farina di mais a pioggia e girare costantemente con il matterello fino a raggiungere la consistenza desiderata e quindi continuare a girare la polenta con il matterello fino a cottura ultimata. A cottura avvenuta rovesciare sulla tavola da pane la polenta e con il matterello stenderla sulla stessa. Condire con la salsa precedentemente preparata e scaldata, imbiancare con il pecorino. E … buon appetito e salute. Dimenticavo a chi piace piccante è il momento di una spolverata di peperoncino tostato e tritato. I ‘ntritol’ ( tritoli o frascarelli). I tritoli sono molto simili alla polenta sia come consistenza sia perché la loro bontà dipende molto dal condimento. Essi erano ritenuti galattofori perciò consigliati alle donna durante il periodo di allattamento. E’ una minestra rustica che con il crescere del benessere si è man mano migliorata. Ne riportiamo qui una delle versioni aggiornate anche se la tradizione sta lentamente dimenticando questo tipo di minestra considerata dai nostri genitori alimento dei più umili. Ingredienti: farina di grano, uova, pancetta, passata di pomodoro, cipolla, alloro, sale, olio Strumenti: pentola, padella, spianatoia, setaccio. Come prepararli: Si versa la farina di grano sulla spianatoia e si aggiusta a fontana. Si rompe l’uovo nella fontana ,si aggiunge sale e si sbatte leggermente in modo di amalgamare il tuorlo e l’albume. Si mescola l’uovo con la farina aggiungendo farina fino a che, sfregandola con le mani , si ottengono degli straccetti o briciole più o meno regolari. Si passano gli straccetti nel setaccio per eliminare la farina superflua. Poi si trita finemente la cipolla, si fa rosolare, si aggiunge acqua ,sale, passata di pomodoro e alloro. Contemporaneamente si fa soffriggere in una padella la pancetta precedentemente tagliata a cubetti . Quando l’acqua bolle aggiungere a pioggia gli straccetti precedentemente preparati e girare fino a raggiungere una consistenza simile alla polente. Condire con la pancetta soffritta e servire con un vino di produzione locale fresco. Tagliolini con salsiccia di fegato: I tagliolini sono una pasta fatta a mano tipico del territorio abruzzese, ma a Villa oltre a quelli noti in Abruzzo c’è anche la variante di quelli conditi con salsa di pomodoro e salsiccia di fegato di maiale ed è questa che vogliamo invitarvi ad assaggiare. Ingredienti: farina, uova, olio, passata di pomodoro, salsiccia di fegato, peperoncino tostato e tritato, pecorino. Strumenti: Pentola, spianatoia, padella. Come prepararli: Rompere la salsiccia di fegato e soffriggerla in una padella. Versare la salsiccia nella pentola dopo aver versato la passata di pomodoro e fare cuocere. Versare la farina a fontana sulla spianatoia. Sbattere l’uovo e mettere il sale quanto basta e impastare . Stendere la pasta e tagliarla a striscioline di ½ centimetro di larghezza qualche millimetro di spessore e lunghi dai 10 ai 15 centimetri. Fare cuocere in una pentola dopo aver portato ad ebollizione l’acqua con il sale. Eliminare parte dell’acqua in modo che versando la salsa precedentemente predisposta si ottenga una minestra non eccessivamente brodosa. Spolverare con pecorino abruzzese e con peperoncino tostato e tritato. Sagne e Fagioli: Sagne e Fagioli sono sicuramente uno dei pasti preferiti in paese, questo perché ad insaporire questa minestra ci pensavano i prelibati fagioli di Villa. Questi ultimi avevano una buccia sottilissima quasi inesistente che li rendeva così buoni: uso il passato poiché la produzione degli stessi a Villa è totalmente scomparsa dopo che l’acqua utilizzata per l’irrigazione degli stessi è stata adibita ad uso domestico. Oggi vengono egregiamente sostituiti con gli ottimi fagioli di Capestrano e di Paganica. Ingredienti: Farina, uova, sale, fagioli, peperoncino tritato (a chi piace) Strumenti: spianatoia, un coltello. Come prepararli: versare la farina a fontana sulla spianatoia, rompere un uovo e amalgamare dopo aver versato acqua quanto basta. Stendere la pasta . Tagliare la stessa a striscioline larghe da mezzo a un cm e lunghe 4 o 5 cm. Far lessare i fagioli che si è provveduto a mettere a mollo con un po’ di bicarbonato di sodio la sera precedente. Preparare il ragù. Fare cuocere le sagne. Condire la minestra con il ragù e versare i fagioli lessati. Spolverare con peperoncino (se piace).
La Processione all’Impianata o Croce Grossa di Villa Santa Lucia degli Abruzzi: Località ad est dell’altopiano dove e situata la frazione di Carrufo. (3 Maggio). Una delega vescovile concedeva al titolare della parrocchia di Villa Santa Lucia ( il Prevosto ) il privilegio di benedire tutti i paesi della Valle del Tirino. A tale scopo, il 3 maggio di ogni anno, la Confraternita dell’Addolorata organizzava una processione all’Impianata o Croce Grossa, località che permetteva la visione di larga parte della Valle del Tirino. Ai partecipanti la Confraternita offriva pane e due uova lesse. L’ Ascensione: Bella, rispettosa del giorno in cui nostro Signore Gesù Cristo raggiunse il Padre, caritatevole nei confronti del prossimo, la tradizione ancora oggi sentita dai pochi pastori rimasti; che consiste nella rinuncia degli stessi a produrre in quello giorno il formaggio, ma di utilizzare il latte munto per produrre la “quagliata” o come è nota in altre zona, giuncata, per distribuirla a tutti i conoscenti fino ad esaurimento. In questo giorno si portavano in processione tutti i SS patroni. Il Carnevale a Villa Santa Lucia degli Abruzzi: I bambini e i giovani come impone la tradizione in Italia si mascheravano e giravano per le vie del paese raccogliendo piccole offerte in denaro e in natura per poi consumare quanto la sera insieme. Domenica delle Palme. I ragazzi portavano rami di ulivo addobbati con nastri colorati. La sfida era riuscire a rendere più festoso il ramo dell’ulivo. Il Giovedì Santo: La lavanda dei piedi, l’ultima cena e poi il trasporto dell’ostensorio presso l’altare laterale di Santa Lucia che la vigilia era stato ornato di vasi seminati con grano e lenticchie tenuti al buio per evitare la fotosintesi clorofilliana e mantenere così gli stessi color oro. L’altare così sistemato prendeva il nome di “Sepolcro” ed iniziavano dal quel momento le ore di “guardia” o meglio di adorazione. Nel frattempo un gruppo di volenterosi provvedevano a legare le funi delle campane e a oscurare le finestre della chiesa con teli viola affinché tutti rispettassero il lutto. Si preparava la Madonna Addolorata e la bara con la statua di Gesù Cristo Morto per la processione del giorno dopo. Si rispolveravano le taccole e i chirr-chirr. Il Venerdì Santo a Villa Santa Lucia degli Abruzzi: La processione di Venerdì Santo era la festa forse più sentita dai nostri antenati. Venivano preparati i cosiddetti “Sepolcri”, piccoli alteri disseminati lungo il percorso della processione. Nei pressi di ognuno di questi veniva effettuata una sosta, con predica da parte del parroco. La precessione veniva annunciato dai ragazzi muniti di “ taquelarelle” e “chirr chirr”, non potendo suonare le campane per lutto. La processione avveniva all’inizio la mattina in modo antiliturgico si dice per evitare che gli uomini potessero presentarsi in processione ubriachi. Il Sabato Santo: Il Sabato Santo giorno di lutto per la morte di Nostro Signore Gesù Cristo in attesa della Resurrezione, le donne del paese e le nonne in modo particolare preparavano la pizza di Pasqua per poi portarla in chiesa per la benedizione. Pizza che poi veniva mangiata il giorno di Pasqua. Le nonne preparavano inoltre un dolce per i ragazzi che assumeva forma diversa a secondo che il destinatario fosse una ragazza o un ragazzo. - “iu cavalluccio” dolce a forma di cavallo in cui veniva posto un uovo lesso all’altezza della pancia per i maschietti. - “la pannecella” dolce a forma di bambola in cui venivano poste 2 uova lessi all’altezza del seno per le femminucce. Questi ultimi 2 dolci erano benedetti e i ragazzi li tenevano fino al lunedì di Pasqua per la scampagnata. Pasqua a Villa Santa Lucia degli Abruzzi: Il giorno di Pasqua non aveva nessun tipo di tradizioni particolari rispetto a quelle in uso in Italia. Il Lunedì degli Angeli: Questo giorno i ragazzi lo dedicavano alla “scampagnata”, organizzandosi in gruppo di amici per passare insieme la giornata in campagna, mangiando uova lesse, cavallucci e pannecelle. Il parroco riservava questo giorno alla benedizione delle case (con grande dispiacere dei chierichetti che non potevano andare alla scampagnata perché dovevano portare l’acqua santa e quanto veniva regalato al parroco dalle famiglie visitate (uova, polli, coniglie e quant’altro). La Festa di Santa Maria delle Vicenne di Villa Santa Lucia degli Abruzzi: Si partecipava alla Santa Messa e si mangiavano “Pizze fritte”. Il Corpus Domini: Tappeti di rose e altarini lungo il percorso della processione. La Festa dell’Assunta: Veniva rispettato il fermo totale dei lavori di trebbiatura e venivano consegnate al parroco patate quali offerte per i più poveri. Attualmente la feste si svolge prevalentemente in montagna in località Capo La Serra dove da qualche anno è stata costruita una chiesetta in onore dell’Assunta. San Martino a Villa Santa Lucia degli Abruzzi: Ci si riuniva fra amici per una mangiata di patate sotto al coppo, ceci abbrustoliti per assaggiare il vino novello. La Fiera di S. Lucia: Una volta la fiera durava tre giorni e consisteva sia nella fiera di abiti, attrezzi agricoli e vari sia come fiere di animali in particolare la fiera dei maiali. Natale a Villa Santa Lucia degli Abruzzi: Questo giorno è, ed era molto vicino alle tradizioni nazionali, i ragazzi approfittavano delle messa di mezzanotte per incontrarsi furtivamente con le loro coetanee. L’ ultimo dell’anno: I giovani portavano in piazza Garibaldi un pupazzo fatti con vestito vecchi riempiti di paglia a rappresentare il Vecchio cioè l’anno vecchio che veniva bruciato in piazza allo scoccare del nuovo anno. Altre Feste e Sagre a Villa Santa Lucia degli Abruzzi: Le seguenti manifestazioni sono, rispetto a quelle sopra descritte, molto più recenti: La Festa di 7 e 2, 9 o feste di fine estate. Festa carnevalesca organizzata per le via del paese dai giovani che simulano un funerale, forse il funerale delle loro vacanze. La “Radica di Pioppo”: Cena per solo uomini organizzata da amici del club esclusivo “La Radica di Pioppo” cui l’ideatore fu il defunto “Nereo”, durante la quale veniva eletto la radica, personaggio le cui caratteristiche non sono mai state ben definite. La “Penelope”: Cena per solo donne organizzate in contrapposizione al club della radica con le stesse caratteristiche al femminile. La “Tecchia”: Cena per solo giovani anche questa nato sulla scia e con le stesse caratteristiche della Radica di pioppo. La Sagra dei Fagioli con le Cotiche e delle Pizze Fritte: Questa manifestazione nacque in occasione della inaugurazione del ristorante “Voltigno” antesignano dell’ attuale Foresteria dell’aquila reale. La stessa è sta ripetuta per diversi anni, poi si è interrotta per mancanza di organizzatori e manodopera.
La cucina - antica sapori di Villa Santa Lucia degli Abruzzi: Quadrucci e lenticchie: Quadrucci, pasta fatta a mano dalle ottime massaie del paese , si sposano perfettamente alle rinomate lenticchie di Santo Stefano di Sessanio, paese a circa 30 km da Villa che vi consigliamo di visitare, senza dimenticare di acquistare le famose lenticchie. Ingredienti: farina, uova, sale, lenticchie( sempre e solo di Santo Stefano di Sessanio), peperoncino tritato (a chi piace) Strumenti: spianatoia, un coltello. Come prepararli: Versare la farina a fontana sulla spianatoia, rompere un uovo e amalgamare dopo aver versato acqua quanto basta. Stendere la pasta .Tagliare la stessa a quadretti di 1 cm di lato circa. Far lessare le lenticchie che si è provveduto a mettere a mollo con un po’ di bicarbonato di sodio la sera precedente. Preparare il ragù. Fare cuocere i quadrucci. Condire la minestra con il ragù e versare le lenticchie lessate. Spolverare con peperoncino (se piace). Gnocchi al sugo di coniglio: A Villa Santa Lucia degli Abruzzi non c’è bisogno di specificare gnocchi di patate poiché gli gnocchi di semola non sono proprio conosciuti. Quindi gli gnocchi a Villa sono proprio quelli di patate. Ingredienti: Farina, patate, uovo, coniglio, sale, olio, prezzemolo, passata di pomodoro, cipolla, peperoncino. Strumenti: Pentolino, padella. Come prepararli: Il sugo - Si prepara il sugo con la passata di pomodoro e un po’ di prezzemolo tagliato finemente, olio e sale . Si fa rosolare la cipolla tagliata finemente in una padella. Si taglia il coniglio e si fa rosolare nella padella con la cipolla, poi si mette il tutto nel sugo che sta cuocendo. Gli Gnocchi - Si lessano le patate ( sono consigliabili le patate a buccia rossa). Una volta lessate le patate, schiacciatele. Si prepara la farina a fontana su di una spianatoia e si prepara un impasto insieme alle patate, olio sale e un uovo. Dopo aver amalgamato il tutto provvedere a fare con la pasta tante listarelle rotonde e tagliare a distanza di 3 cm circa.  Si cuociono in acqua bollente e si condiscono con il sugo appena fatto. Spaghetti spezzati con ricotta: Gli spaghetti spezzati vengono spesso utilizzati al posto della pasta corta. Ingredienti: spaghetti, prezzemolo, pecorino, ricotta, sale, olio, passata di pomodoro. Strumenti: pentolino. Come prepararli: Si prepara il sugo con la passata di pomodoro e un po’ di prezzemolo tagliato finemente, olio e sale. Si cuociono i spaghetti dopo averli spezzati. Quando sono gli spaghetti sono cotti si toglie un po’ di acqua lasciando quella necessaria per ottenere una consistenza da minestra si condisce con il sugo e si aggiunge la ricotta .A chi piace si può spolverare con del pecorino abruzzese. L’acqua sal’: “L’acqua sal’ è forse la più povera delle ricette del luogo, e per questo sicuramente leggera e quindi indicata la sera quando il nostro stomaco da sensazioni di pesantezza. Ingredienti: acqua, pane, aglio, olio, sale, alloro. Strumenti: pentolino. Come prepararla: Mettere in un pentolino dell’acqua con aglio sbucciato, alloro, sale e olio. Portare ad ebollizione. Stendere delle fette di pane su un piatto e versare “ L’Acqua Sal’“. L’ Pan’ Cott: L’ Pan’ cott’ è un’altra ricetta molto in uso fra le famiglie più povere del paese. Si differisce dall’acqua sal’ solo perché nel Pan’ cott’ il pane deve bollire nel brodo. Ingredienti: acqua, alloro, aglio, olio, sale. Strumenti: pentolino. Come prepararlo: vedi l’acqua sal’ anziché stendere il pane nel piatto farlo bollire nel brodo. Peperun’ e pummador’: I nostri nonni sentenziavano : “ peperun e pummador” è l’allegria del cafone. Cerchiamone il motivo leggendone la ricetta. Ingredienti: peperoni, pomodori, uova, parmigiano reggiano, olio. Strumenti: padella. Come prepararli: pulire i peperoni e farli a strisce. Pulire i pomodori e tagliarli a pezzettini. Mettere in una padella i pomodori insieme alle strisce di peperoni, olio, sale e fare cuocere. A cottura ultimata rompere un uovo e girare velocemente. Spolverare con il parmigiano. Mangiare intingendo del pane. Bieta e lenticchie: Le lenticchie di Santo Stefano di Sessanio, si abbinano molto bene anche con la bieta. Ingredienti: bieta, sale, aglio, lenticchie( sempre e solo di Santo Stefano di Sessanio). Strumenti: Fressora (padella con treppiede), un coltello. Come prepararli: Mondare e lessare la bieta. Sbucciare uno o due spicchi d’aglio. Far lessare le lenticchie che si è provveduto a mettere a mollo con un po’ di bicarbonato di sodio la sera precedente, con gli spicchi d’aglio. Versare le lenticchie nella bieta e fare insaporire nella “fressora “ per qualche minuto. Servire. Polpette di Formaggio: Non è molto facile risalire alle origini di questa ricetta, ma credo che sia nata da una versione aggiornata di una delle tante versioni di frittate. Ingredienti: uova, prezzemolo, pecorino o parmigiano a scelta, pane grattugiato, sale, olio, passata di pomodoro. Strumenti: pentolino, padella, piatto fondo. Come prepararle: si fanno delle polpette leggermente più grandi delle palle da tennis con l’impasto scaturito mescolando l’uovo, il sale, il pane grattugiato e il prezzemolo tagliato finemente. Si pone dell’olio nella padella e si friggono. Quando sono rosolate si versano nel pentolino dove abbiamo versato la passata di pomodoro un po’ di olio e sale e si lasciano cuocere insieme al sugo. Sono ottime anche fredde. Fegatelli d’agnello: I fegatelli d’agnello in realtà sono formati dalle interiora dell’agnello e cioè il fegato, il polmone, la corata e i rognoni. Questi venivano preparati di solito il giorno stesso dell’uccisione dell’agnello in quanto queste parti sono deperibili con il caldo. Ingredienti: fegato, rognoni, polmone, corata, sale, olio, alloro, cipolla, peperoncino, vino bianco. Strumenti: pentolino. Come prepararli: si prendono il fegato i rognoni i polmoni e la corata dell’agnello e si tagliano a pezzettini. Si pone dell’olio nel pentolino e si tagliuzzano la cipolla a striscioline si fanno rosolare e si versano i pezzetti di fegato precedentemente preparati, si aggiungono alcune foglie di alloro del peperoncino a piacere, sale quanto basta ,un po’ d’acqua in modo da coprire il tutto e si fa cuocere. Prima di servire, spruzzare con un po’ di vino bianco e lasciare evaporare.
Pancetta fresca al sugo: Quando fa freddo e quindi il corpo ha bisogno di maggior calorie, un ottimo e gustoso secondo è la pancetta fresca al sugo. Ingredienti: pancetta fresca di maiale, prezzemolo, sale, olio, passata di pomodoro. Strumenti: pentolino, padella. Come prepararli: tagliare la pancetta fresca a pezzettoni e farli soffriggere in una padella dopo averci versato un po’ di olio e di sale. Non appena i pezzi di pancetta si saranno rosolati, versare gli stessi nella pentola dove è stato versato la passata di pomodoro e il prezzemolo tagliato finemente. Si lascia cuocere il tutto, quando il sugo è pronto si può utilizzarlo per condire una buona pasta asciutta e la pancetta si può servire come secondo. Ju marrucc’: Ju marruc’ è un pasto tipico dei pastori. Consiste nel cuocere le interiora dell’agnello lattante. Si dice che Ju marrucc’ è una bomba ecologica. Ingredienti: Interiora dell’agnello lattante (cioè trippa, budella, rizza), rametto di rosmarino, ventresca di maiale, rizza (velo di grasso che ricopre i rognoni sia nel maiale che nell’agnello), sale, olio, peperoncino, aglio. Strumenti: Padella , fressora o fresseregl’r ( fressora con treppiede). Come prepararlo: Si puliscono per bene le interiora dell’agnello, raschiando le budella senza romperle. Si stende la rizza. Si stende la trippa sulla rizza. Si mette il ramoscello di rosmarino sulla trippa, insieme all’aglio opportunamente sgusciato, un pezzo di peperoncino, la ventresca tagliata a pezzi e si sala. Quanto sopra viene tutto racchiuso nella rizza . Dopo aver creato un fagottino con la rizza si avvolgono le budella dell’agnello intorno allo stesso. Si prepara dell’olio e dell’acqua con un pizzico di sale in una padella e si cuoce a fuoco lento fino a completa evaporazione dell’acqua, facendo soffriggere lievemente Ju marrucc’. Si serve freddo dopo avere provveduto a tagliarlo a fette. Foglie e patane r’sfritt’. “Foglie “ è un ‘accezione lessicale utilizzata nel nostro dialetto al posto di “verdura”. Ingredienti: Cime di rape o cicoria, patate, olio, sale. Strumenti: Padella (meglio se si utilizza la “fressora”, padella con il treppiede da porre sulla brace). Come prepararle: Mondare le cime di rapa e lessarle. Lessare le patate e sbucciarle. Tagliare la verdura e le patate finemente, mettere insieme nella padella, aggiungere olio, sale e ripassare. L’ Patan’ sott Ju Copp’: Il Coppo è uno strumento che somiglia ad un testo che sulla parte di appoggio ha un manico in modo tale da sembrare un coperchio e viene utilizzato durante il periodo invernale, quando non si possono fare lavori in campagna e il camino arde costantemente mantenendo ben caldo il tufo, quale camera di cottura delle patate da mangiare insieme agli amici che avendo raggiunto la stagione del riposo si dedicano alle pubbliche relazioni. Ingredienti: Patate (rigorosamente di qualità rossa nostrana), salsiccia di maiale, Sale , Pepe, Peperoncino tostato e tritato. Strumenti: Il coppo, un camino. Come prepararle: Lavare le patate senza sbucciarle. Tagliarle a metà in senso orizzontale. Operare un piccola nicchia al centro delle due metà per riporvi piccole pezzetti di salsiccia di maiale o salsiccia di fegato di maiale. Salare e pepare oppure in alternativa al pepe spolverare con peperoncino tostato e tritato. Ricomporre le patate con all’interno i condimenti e disporle sul tufo caldo dopo avere scansato la brace. Coprire con il coppo le patate e coprire a sua volta il coppo con la brace, aspettare circa mezzora/45 minuti per controllare, appena cotte consumarle “calde, calde”. Carote bianche fritte dorate: Le carote bianche sono un prodotto tipico di Villa tant’è che già a distanza di qualche chilometro non sono conosciute. Questo tipo di carote viene raccolto ad inizio inverno e sono uno dei pasti caratteristici della Vigilia di Natale. Si racconta che quando le stesse vengono seminate a Primavera non è opportuno parlare con chicchessia in quanto potrebbe pregiudicare il raccolto. Ingredienti: carote bianche, farina, uova, sale. Strumenti: Pentola. Come prepararle: Pulire le carote e farne delle strisce e lessarle. Mescolare farina, acqua , uova e sale in modo tale di ottenere una pastella. Immergere le strisce di carota nella pastella e soffriggere. Le carote sono pronte per essere servite. Arrosticini: Gli “Arrosticini di pecora o di castrato sono assurti negli ultimi tempi a simbolo del pic-nic . Infatti, non si organizza una scampagnata senza che fra le cose da mangiare siano compresi gli ormai onnipresenti arrosticini. Una volta si aspettava la fiera del paese o la festa patronale per degustare gli arrosticini , ma adesso sono in molti ad avere uno strumento per tagliare i pezzetti di cosciotti da infilare in uno spiedino più grande, ma molto simile ad uno stuzzicadenti. Ingredienti: Carne ovina, Sale, Peperoncino tritato (a chi piace). Strumenti: Strumento per tagliare la carne a pezzetti (scusate è una cosa moderna non so come si chiama), un coltello, degli spiedini, barbecue, carbone. Come prepararli: Si taglia la carne di ovino a pezzetti o con l’ausilio dello strumento “senza nome” di cui sopra o, in mancanza, del solo coltello. Si infilano i pezzetti di carne negli spiedini. Si accende il carbone evitando di farlo ardere violentemente, attendere quindi che ci sia solo la brace. Stendere gli spiedini sul barbecue e rigirarli fine a cotture. Salare prima di servire. Si suggerisce di accompagnarli con un buon vino rosè locale. Cotiche lesse sott’aceto: Il maiale, come dicevano i vecchi saggi del paese, porta abbondanza in casa. Le cotiche fanno parte di questa abbondanza, pur non essendo la parte più nobile del maiale è comunque una parte che si presta a vari utilizzi tra i quali quello alimentare. Si sposano perfettamente con i fagioli ma sono altrettanto appetibili da sole se lessate e messe sott’aceto. Ingredienti: Cotiche fresche di maiale, aceto. Strumenti: Pentola, barattolo. Come prepararle : Pulire bene le setole dalle cotiche, aiutandosi se necessario con acqua bollente. Lessare le cotiche e mettere sott’aceto. Riporre le stesse in un barattolo.
Pane fritto dorato: Il pane fritto dorato è l’alimento che accompagna durante il periodo estivo i falciatori e durante il tardo autunno i raccoglitori di olive nell’alta valle del Tirino. Questo alimento è di una delicatezza unica oltre ad essere sufficientemente proteico ed energetico. Esso veniva preparato all’alba dalle nostre mamme che la sera precedente avevano raccolto l’uovo fresco nel nido. Ingredienti: Pane, olio, uovo, sale. Strumenti: Padella, piatto. Come prepararlo: Tagliare il pane a fette. Mettere dell’olio in una padella e fare friggere. Sbattere l’uovo fino ad amalgamare il tuorlo e l’albume. Intingere la fetta di pane nell’uovo sbattuto e friggere in padella fino ad ottenere la doratura. Mangiare dopo che la fetta si è raffreddata. “Crestucce “ con le sardelle: Nella terminologia paesana la “crestuccia “ è una fetta di pane condito o intinta in qualche condimento(forse il termine deriva da crosta o piccola crosta), e ne esistono diverse variabili, una di queste è la “crestuccia con le sardelle”, spesso mangiata dagli uomini in particolare per sollecitare una buona bevuta in compagnia. Ingredienti: pane, sardine salate, olio. Strumenti: Ampia padella. Come prepararle : Tagliare il pane a fette. Diliscare le sardine e farle a straccetti. Metterli in una padella piuttosto ampia insieme a l’olio fare soffriggere fino a che le sardine si siano completamente amalgamate con l’olio. Prendere le fette di pane e una alla volta, intingerle nella padella , fare soffriggere per qualche secondo. La crestuccia è gia pronta alla salute. “Crestuccia con l’olio”: La “crestuccia d’olio è forse nel paese la crestuccia più comune, tanto da essere denominata senza specificare il condimento e consiste nel condire una normalissima fetta di pane con olio e sale. Ottimo come merenda per il ragazzo che rientra da un gioco nel quale ha consumato molte energie, specialmente se l’olio è di quello buono come l’olio della Valle del Tirino. Crestuccia con la pancetta o salsiccia. La crestuccia con la pancetta di maiale veniva utilizzata quale colazione in campagna da parte dei contadini al sorgere del sole in quanto molto energetica e saporita e serviva a spezzare la giornata di lavoro dello stesso che cominciava all’alba per finire a mezzogiorno circa d’estate, quando diventava praticamente impossibile restare in campagna anche per gli animali da soma. Ingredienti: Pane, Olio, Pancetta, salsiccia di maiale(in alternativa alla pancetta), Sale. Strumenti: Padella. Come prepararle: Tagliare il pane a fette. Tagliare la pancetta a cubetti piccolissimi. Se si utilizza la salsiccia , rompere la stessa in modo di ottenere un macinato. Fare soffriggere e intingervi le fette di pane fino a farle rosolare leggermente. Mangiare dopo aver aggiunto il soffritto. Pane e Vino caldo. E’ arrivata la prima abbondante nevicata e gli uomini si danno un gran da fare per aprire dei passi nella neve per raggiungere le stalle dove i loro animali aspettano impazienti da mangiare. Mentre loro sono così impegnati, le loro mogli provvedono a preparare il pane con il vino caldo per lenire le sofferenze procurate dalla rigidità del clima. Ingredienti: Pane, Vino, zucchero. Strumenti: Pentolino, bicchieri. Come prepararlo: Tagliare a fette il pane e poi tagliare delle strisce in modo che possono entrare nel bicchiere. Mettere del vino nel pentolino insieme al zucchero e fare bollire. Versare il vino in un bicchiere avendo l’accortezza di metterci un cucchiaino prima di versare molto lentamente per evitare che il vetro possa rompersi. Inserire un paio di strisce di pane ed offrire caldo. Bruschetta: La bruschetta forse è l’alimento più gradito nei momenti in cui si sta in allegria e la festa non era stata preventivata, accompagnata da un buon vino. Le varianti sono anche qui diverse. Ingredienti: Pane, Olio – in alternativa – (olio gelato, santoreggia, aglio) Strumenti: Graticola. Come prepararla: Tagliare a fette il pane. Stendere le fette di pane sulla graticola e fare abbrustolire. Togliere qualche parte bruciata graffiando con un coltello. Condire con l’olio ed è pronta. Alternative: a)In alternativa all’olio di oliva normale, durante l’inverno si può utilizzare l’olio gelato ovvero l’olio che durante l’inverno a formato molti grumi di grasso assumendo una consistenza tipica della marmellata il cui sapore è ancora fruttato avendolo prodotto qualche mese prima. b) Si può aggiungere se piace della santoreggia secca tritata al momento di consumarla. c) Si può strofinare l’aglio sbucciato sul pane caldo e condirlo con l’olio. Zampanella: La zampanella si fa di solito nei periodi caldi e con il pane leggermente raffermo. Ingredienti: Pane, Olio, Santoreggia, Sale, Pomodori freschi. Come prepararla: Tagliare a fette il pane piuttosto spesso. Riporre le fette di pane su di un piatto e bagnarle con acqua condirle con l’olio, il sale e la santoreggia. In alternativa: Si può fare un composto di pomodori tagliuzzati a cubetti piccolissimi con olio, sale e santoreggia e condirci il pan bagnato. “Pane e Iva Truvilata”: La “Iva Truvilata” (oliva ammorbidita delicatamente con le dita ) che le nostre nonne provvedevano ad ammorbidire una ad una dopo, aver scelte le migliori, durante la raccolta e poi salate e stese su di un vassoio di legno o schifo e lasciate sul terrazzo al freddo invernale fino a quando le olive non perdessero l’amaro tipico. Essa diventavano quindi dell’ottimo companatico per uno spuntino veloce. Ingredienti: Pane, Oliva “truvilata”: Strumenti: Mani, Vassoi. Come prepararlo: Scegliere fra le olive raccolte le più belle e mature e ad una ad una massaggiarle delicatamente fino ad ammorbidirle senza rompere la buccia. Salare. Esporre alle rigidità invernale in luogo coperto . Quando le stesse si sono addolcite riporre in un barattolo e lasciare aperto. L’ pane murat’: Il pane murato è un alimento tipico dei pastori delle nostre montagne e consiste nel versare in una ciotola, in cui è stato adagiato del pane leggermente raffermo, del latte pecorino già preparato per fare il formaggio. Ingredienti: Pane, caglio, zucchero, Latte pecorino. Strumenti: Pentola, Ciotola. Come prepararlo: Adagiare in una ciotola del pane raffermo e versare del latte pecorino scaldato a temperatura moderata in cui si è provveduto a versare del caglio e dello zucchero. Attendere che il latte cagli e che il tutto si raffreddi.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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