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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Trasacco

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI TRASACCO (AQ)
 
Ospitalità nel Paese di TRASACCO (Aq) (m. 685 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Trasacco: 41°57′28″N - 13°32′07″E
     
  CAP: 67059 -  0863 -  0863.936941 - Da visitare:    
 MUNICIPIO DI TRASACCO 0863.93121   0863.931240       0863.931251 - P. IVA: 00167260660
Raggiungere Trasacco:(Stazione Avezzano a 16 Km.)  (Uscita Aielli/Celano) -Aeroporto d'Abruzzo a 102 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI TRASACCO (AQ)
** HOTEL IL CAMOSCIO
Via Cavour, 37 - 67059 Trasacco (Aq)
tel. e fax 0863 93393
 Servizi offerti dalla struttura










RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE TRASACCO (AQ)
Monumenti e luoghi d'interesse a Trasacco - La basilica dei Santi Cesidio e Rufino: La tradizione vuole che la basilica sia stata eretta sui resti dell'antico palazzo imperiale di Claudio. Rufino vescovo, nel 237 circa avrebbe stabilito la sua chiesa tra i resti del palazzo imperiale, affidandola al figlio Cesidio, martirizzato poi anch'egli, come il padre, insieme ai compagni di fede Placido ed Eutichio. La chiesa primitiva sarebbe andata distrutta nel 936, a seguito di un'incursione degli Ungari ma sarebbe stata presto ricostruita. L'attuale edificio, di caratteristiche duecentesche, fu eretto sulle vestigia di uno più antico, di cui sono testimoni gli atti custoditi nell'archivio parrocchiale. Tutta la storia di Trasacco coincide con la storia della basilica, che crebbe sempre più d'importanza tanto da essere successivamente inserita, come sede pievana (ecclesiastica), nelle Bolle pontificie di papa Pasquale II e di papa Clemente III nel XII secolo. La basilica raggiunse il suo massimo ampliamento nel 1618allorquando, per aumentarne la capienza, fu aggiunta una quarta navata, oltre a quelle laterali del XIII secolo, per volere dell'abate Cicerone De Blasis. Particolare che la contraddistingue è la presenza di due porte d'ingresso "quella degli uomini" e "quella delle donne". La basilica ha la dignità di basilica minore. Chiesa della Madonna del Perpetuo Soccorso. Santuario della Madonna di Candelecchia. Monumento della stella e statua della Madonna della Pellegrina, situati sulla vetta del monte Labbrone che sovrasta il paese marsicano e domina gran parte della piana fucense. Il monumento in ferro della stella a sei punte è stato posizionato nel 1964, mentre la statua in ferro battuto e zincata della Madonna della Pellegrina è stata collocata nel 2014 sul piedistallo in marmo ai piedi della stella. Le opere sono state realizzate da Elgizio e Mauro Cancelli. Architetture civili a Trasacco: La torre Febonio è il monumento simbolo di Trasacco. La sua particolarità sta nella sua forma: quadrata alla base e cilindrica alla sommità. Alta poco più di 27 metri, fu innalzata con ogni probabilità nell'XI secolo in allineamento con le diverse torri difensive che circondavano il lago del Fucino. Tuttavia la parte originaria della torre, il manufatto della base, viene fatta risalire da alcuni storici all'epoca del primo prosciugamento del lago Fucino operato sotto l'imperatore Claudio. Siti archeologici a Trasacco: La grotta Continenza, situata tra il monte Labbrone ed il monte Alto, è un riparo largo 10 metri e profondo 15. Poco distante, nell'area dove il monte Alto lambisce la piana del Fucino, si trova la grotta La Cava, di dimensioni più contenute. Studi e ricerche si sono concentrate, in particolare nel biennio 1989-1990 e tra il 2002 e il 2009, sui depositi archeologici risalenti al paleolitico ed al neolitico. Numerosi e di varia natura i rinvenimenti effettuati: dai frammenti di ceramica, ai vasi, alle decorazioni.
CAMPEGGI TRASACCO (AQ)
La basilica dei Santi Cesidio e Rufino è l'edificio di culto principale di Trasacco, in provincia dell'Aquila. La basilica ha la dignità di basilica minore ed è stata dichiarata monumento nazionale nel 1902. La Storia della basilica dei Santi Cesidio e Rufino: La tradizione vuole che la basilica sia stata eretta sui resti dell'antico palazzo imperiale di Claudio. Rufino vescovo, nel 237 circa iniziò i lavori della chiesa, affidandola al figlio Cesidio, martirizzato poi anch'egli, come il padre, insieme ai compagni di fede Placido ed Eutichio durante le persecuzioni romane. La chiesa primitiva sarebbe andata distrutta nel 936, a seguito di un'incursione degli Ungari, ma l'edificio sarebbe stato presto ricostruito. L'attuale edificio, di caratteristiche duecentesche, fu eretto sulle vestigia di uno più antico, del che sono testimoni gli atti custoditi nell'archivio parrocchiale. Negli anni successivi prese le forme di una vera e propria basilica e la sua fama crebbe, venendo citata nelle bolle pontificie di papa Pasquale II e di papa Clemente III nel XII secolo. La basilica raggiunse il suo massimo ampliamento nel 1618 allorquando, per aumentarne la capienza, fu aggiunta una quarta navata, oltre a quelle laterali del XIII secolo, per volere dell'abate Cicerone De Blasis. Particolare che la contraddistingue è la presenza di due porte d'ingresso "quella degli uomini" e "quella delle donne". Sebbene danneggiata dal terremoto di Avezzano del 1915, la basilica non ha perso il suo valore, e fu restaurata. Esterno della basilica dei Santi Cesidio e Rufino: La struttura, a pianta rettangolare irregolare; la facciata a capanna è assai povera, con una finestra a semicerchio e due rettangolari. Sulla destra sorge un compatto ed imponente campanile a pianta quadrangolare, e dalla forma piramidale, scandito in due livelli. Il secondo livello infatti, quello della cella campanaria, ha la forma di una torretta. La facciata è inoltre arricchita da un piccolo portale, conservatosi nella sua forma medievale nei secoli, con una copertura soprastante. Sul lato sinistro della basilica è posto una cappella, detta "oratorio della Concezione", e un portale trecentesco perfettamente conservato, detto "portale degli Uomini". Scandito a tre livelli con colonne tortili, è attorniato da due grifoni e da decorazioni floreali sui marmi. L’interno della basilica dei Santi Cesidio e Rufino: L'interno è suddiviso in tre navate, avendo conservato l'impianto trecentesco. L'ambone è duecentesco, mentre la decorazione floreale a capriate scoperte e è barocca. Importante è il colonnato di pietra montana e la cappella dei santi di Trasacco, ove sono conservate le loro reliquie. Nel reliquiario d'argento, in particolare, si conserva il cosiddetto "braccio di san Cesidio". Tutte le reliquie vengono conservate con devozione e sono ben visibili.
VILLAGGI TURISTICI TRASACCO (AQ)
La Grotta Continenza a Trasacco: Il proseguire degli scavi nella Grotta Continenza ha messo in luce una ricca serie stratigrafica di cui si stanno ora esplorando i livelli con industrie epigravettiane a macrostrumenti, definite da Radmilli "Bertoniano" ed è proprio in questi livelli che si sono individuati vari fenomeni relativi all'utilizzo della grotta (almeno per quanto concerne la porzione scavata) nell'epigravettiano finale, sia in funzione sepolcrale che per uso abitativo. Tracce di adattamento dell'ambiente sono già nei livelli sauveterriani (2527): si sono trovati piani di calpestio, focolari, ammassi di Helix e di resti di trote, e ossa umane appartenenti a sepolture sconvolte. L'uso sepolcrale della grotta è attestato anche nel livello 28, dove sono i resti della parte inferiore di un individuo femminile in parziale connessione anatomica deposto sulla nuda terra Il taglio 30 è un imponente fenomeno di frana che occupa tutta l'area per uno spessore medio di un metro di grossi pietrischi e blocchi, senza matrice: potrebbe trattarsi di un evento dovuto a fenomeni sismici, attestati nella grotta anche in momenti successivi da stalattiti piegate e spostate. Col taglio 31, ai livelli discontinui a pietrischi che caratterizzavano i tagli fino al 28 succedono livelli quasi orizzontali a pietrisco medio minuto con abbondante terriccio nerissimo e ricco di industrie e faune. In questo momento, la grotta, almeno nella parte sinistra del riparo, finora scavata, assume decisamente una connotazione funeraria: dalla base del taglio 31 al taglio 34 sono state trovate due sepolture e i resti di una terza. La prima sepoltura, nel taglio 32, a terriccio bruno nerastro con pietrisco e ciottoletti, in cui appaiono i primi macrostrumenti, consiste in una deposizione di maschio adulto circondata da un circolo di pietre di medie dimensioni e coperta parzialmente da pietre più piccole: purtroppo una tana ha attraversato la struttura sconvolgendone la parte centrale: le ossa rimaste in posto parrebbero indicare una giacitura sul fianco sinistro, gambe leggermente flesse e capo rivolto verso nord con accanto un frammento di frontale di corno di cervo. In tutta l'area del circolo, e particolarmente nella zona delle ossa umane erano canini forati di cervo, columbella rustica forate, grumi di ocra rossa, manufatti ossei decorati con motivi geometrici, frammenti di corna di cervo, dentalium fossili e cristalli di quarzo molto piccoli, che si rinvengono anche nei tagli sottostanti, sempre nella stessa area, probabilmente spostati dalla tana. Nelle campagne di scavo precedenti era emersa, nel taglio 31, parte di una struttura di pietre disposte a semicerchio con ossa lunghe di una donna adulta (femori e tibia) deposte sopra e sotto due dei pietroni che la componevano: dal rilievo si puà arguire che si trattava di un circolo adiacente al primo e che continua sotto la sezione D/E. La Grotta Continenza a Trasacco: Adiacente ai due circoli, verso il centro del riparo, è stato individuato nel 1998 un grande focolare circolare, ai margini del quale emerge una struttura semicircolare in pietre, ancora in fase di scavo. La sepoltura del taglio 32 era sovrapposta ad un'altra struttura piuttosto complessa: dapprima si individuò una fossa circolare del diametro di circa un metro, colma di ciottoletti colorati evidentemente portati in grotta dall'uomo; questa fossa era il culmine di una grande struttura di combustione del diametro di due metri, costituita da pietre, accumuli di pietrisco giallo a grossi elementi e da blocchetti di limo giallo; all'interno il deposito era nero carbonioso soffice e all'esterno era una fascia di concotto marrone rossastro. Un elemento singolare è la presenza di varie valve di Glycimerys forate disposte in fila sul bordo di pietre all'altezza del taglio 34. La Grotta Continenza a Trasacco: Sembra di essere in presenza di una struttura utilizzata più volte con diversi rifacimenti e gettate di limo, terriccio e pietrisco, partente dal taglio 37 e culminante nel taglio 35. E' ancora da chiarire il rapporto tra essa ed un'area a pietrisco bianco che si interrompe nettamente in corrispondenza di un terreno marrone ai margini della struttura principale ed è ricca di scarti di lavorazione della selce. Nel taglio 33, davanti all'apertura di una grotticella, altre pietre di medie e grandi dimensioni, analoghe a quelle del primo circolo, erano disposte anche esse a circolo: all'interno di esse si rinvenne la sepoltura più singolare e per ora di più difficile interpretazione: si tratta anche in questo caso di un individuo maschio adulto, deposto bocconi con il braccio destro piegato sotto il ventre e l'altro disteso lungo il fianco, le gambe fortemente flesse fino a toccare con i piedi il bacino e mancante del cranio, delle vertebre cervicali, di alcune toraciche e dei piedi. Al posto del cranio erano due pietre della stessa forma e dimensione, poggianti a loro volta su una sorta di cuscino di pietre più piccole (GRIFONI CREMONESI ET AL., 1996; GRIFONI CREMONESI, 1998). La Grotta Continenza a Trasacco: Non c'erano elementi di corredo in posto, salvo una conchiglia forata, due frammenti di osso decorati, minuti frammenti di corno di cervo e alcuni cristalli di quarzo (un fossile di rudista poggiato sul coccige potrebbe essere casuale), ma nei quadrati adiacenti, interessati da piccole tane, si sono rinvenuti canini forati di cervo, columbella rustica forate, piccolissimi Dentalium fossili e ocra rossa. Fuori dal circolo, all'altezza del capo, era una lunga punta di zagaglia in osso decorata con motivi geometrici, infissa verticalmente nel terreno. Questa sepoltura è stata asportata dopo che ne è stato eseguito un calco a cura del Prof. G.Giacobini. Altri resti umani erano sparsi in tutto il deposito.
AFFITTACAMERE TRASACCO (AQ)
La Grotta Continenza a Trasacco: Nel taglio 34, nell'area tra il primo e il secondo circolo, era una piattaforma grosso modo rettangolare di piccole pietre attorno ad un pietrone emergente. A fianco di questa un circoletto di piccole pietre conteneva lame di selce e poco distante, presso la fossa con i ciottoletti, era un ciottolo, spezzato su un margine e recante su una faccia un motivo di otto linee parallele dipinte in rosso e tracce di una nona scandito in due zone: in una di queste, tra gli intervalli delle linee sono brevi tratti obliqui e tracce di rosso sono sul margine integro. Con i tagli dal 35 al 39 l'assetto dell'area cambia completamente: nel deposito a terriccio nero argilloso e pietrisco medio piccolo furono scavate varie fosse di diverso tipo e dimensione. Nel taglio 36 inizia una struttura, grosso modo ovale, riempita di pietre regolari (una delle quali recante linee parallele dipinte con ocra rossa e altre fortemente alterate) e che appare scavata in un sedimento più grigio: le pietre poggiavano su un livello di terreno nero molto sciolto e carbonioso senza pietrisco, intervallato da lenti di cenere; contigua ad essa era un'altra fossa, più piccola, con pietre, ossa e selci. La Grotta Continenza a Trasacco: Nel taglio 37 sono affiorate chiazze di pietrisco giallastro contornanti aree di terriccio nero soffice: una di queste, denominata Fossa 2, divide nettamente l'area di scavo in direzione N/S in due zone distinte, con pietrischi medi concrezionati nell'area Est verso la parete e con terriccio bruno granuloso, ricco di resti di pesce, nell'area Ovest; è riempita di terriccio nero soffice con pietre lungo il margine, resti ossei animali frantumati e abbondanti manufatti in selce. Ai margini della Fossa 2 era un semicerchio di pietre: nel taglio 38 si è evidenziato che essa è a sua volta intercettata da una terza fossa circolare circondata da pietre e riempita da terriccio nerissimo sciolto e pietre. Abbassando il taglio 38 su tutta l'area attorno alle fosse, è apparso un piano argilloso compatto grigio e marrone chiaro, salvo che in una fascia dove continuano i pietrischi bruni rossastri con resti di pesce: sembra trattarsi di una zona di calpestio attorno alle fosse. La terza fossa ha un contorno grosso modo ovale allungato e al suo limite si trova un'altra fossa circolare piuttosto profonda (scende oltre il taglio 40). Si sono inoltre individuati tre pozzetti allineati davanti all'apertura della grotticella: numerose tane di piccoli animali hanno però distrutto i margini di uno di essi. Si è poi scoperto un grande focolare, spesso circa 30 cm, delimitato da pietre e con chiazze compatte di cenere, circondato da terriccio soffice bruno rossastro ricco di resti di pesci. Si possono quindi distinguere, soprattutto nel taglio 39, zone diversificate: taglio 39 grigio, focolare taglio 39, "pesciaio", caratterizzato da una presenza elevatissima di resti di pesce che gli conferiscono una colorazione rossiccia, con grumi carboniosi o lenti di cenere taglio 39 nero, a terriccio molto soffice, quasi privo di scheletro taglio 39 a pietrisco, molto minuto e meno plastico degli strati sovrastanti. La Grotta Continenza a Trasacco: Questa diversificazione è chiaramente dovuta all'intervento umano, e sembra che le alternanze di pietrischi diversi e terriccio siano il risultato di scarichi dovuti proprio allo scavo delle varie fosse, riportati e spianati, quasi a regolarizzare il pavimento della grotta. L'area di scavo risulta quindi occupata quasi completamente dalla serie di fosse contigue e intercalantisi, con zone di calpestio, accumuli di rifiuti e zone di lavorazione della selce, testimoniate anche dall'abbondanza di minute schegge di débitage e di nuclei con accanto le schegge di distacco. È in corso l'analisi spaziale per definire in modo più preciso la distribuzione delle varie attività che si svolgevano presso queste fosse, interpretabili come fosse di combustione, sia per la presenza di terreno carbonioso al loro interno e di pietre bruciate, che per l'abbondanza dei rifiuti di pasto tutto intorno. Abbiamo quindi sicuramente aree di cottura dei cibi, zone per i rifïuti ed un' area riservata alla lavorazione della selce ma bisognerà attendere i risultati di lunghe analisi per giungere a conclusioni più precise e a riscontri con altri siti di abitato in grotta, anche perché i dati sulle fosse e focolari del Paleolitico, almeno per l'Italia, non sono troppo numerosi e i confronti per controllare le modalità relative alla costruzione di strutture di combustione e all'utilizzo dello spazio sono ancora pochi. Per quanto concerne le sepolture si pone infine una serie di problemi di non facile interpretazione, in quanto vi sono elementi che rientrano abbastanza bene nel quadro generale offerto dalle sepolture ad esse contemporanee e altri che non trovano confronti sicuri, sia a livello di strutture sepolcrali che di modalità di deposizione. La presenza dei circoli di pietre è un fenomeno poco documentato, almeno per l'Italia, nel paleolitico superiore, come particolari sembrano anche alcuni adattamenti dell'ambiente probabilmente connessi al rituale funerario e cioè la pavimentazione in piccole pietre, di forma rettangolare, 1a fossa con i ciottoletti, il circoletto di pietre. Innanzitutto, non si hanno confronti precisi per i circoli di pietre, anche se si possono richiamare, nell'ambito dell'epigravettiano finale, le sistemazioni con blocchi a lato di alcuni degli inumati della Caverna delle Arene Candide o le pietre a copertura della fossa al Riparo Tagliente, al Riparo Villabruna, Vado all'Arancio. La pavimentazione di pietre ricorda quella rinvenuta nel taglio 36 di Grotta Maritza proprio nello stesso spazio della sottostante sepoltura di bambino e pavimentazioni sono segnalate anche nei livelli superiori di Grotta Paglicci.
BED & BREAKFAST TRASACCO (AQ)
BED & BREAKFAST LA VOLPARA
Via Roma, 95 - 67059 Trasacco (Aq)
tel. e fax 0863 931050
CASE PER VACANZA TRASACCO (AQ)
La Grotta Continenza a Trasacco: Del tutto anomala è la sepoltura del taglio 33: la posizione ventrale è estremamente rara ma comunque qualche esempio esiste (Donna della tomba IV di Grotta dei Fanciulli, Giovane di Bausso da Torre III, Dolni Vestonice XIV, Sungir O) non sembra comunque dovuta a spostamenti post deposizionali, che difficilmente potevano verificarsi in modo cosi radicale in una fossa colma di terra e protetta da pietre; anche la forte flessione delle gambe non sembra dovuta a spostamenti. Quanto alla mancanza del cranio, ciò che colpisce di più è la presenza di due pietre regolari disposte in modo tale che, al momento dello scavo, sembravano sostituire effettivamente il cranio stesso, poggiando a loro volta su una sorta di "cuscino" di piccole pietre. Un fatto analogo era stato osservato nella vicina Grotta Maritza, dove un bambino giaceva supino e aveva una pietra al posto della testa: conservava perà la mandibola. La deposizione di ossa lunghe su pietroni potrebbe richiamare il rinvenimento di Grotta Paglicci, dove nello strato 5 due omeri, uno femminile e uno maschile erano deposti su una lastra di pietra al centro di una pavimentazione, e che sono stati interpretati come possibili "reliquie". Nei corredi funerari, purtroppo in parte sconvolti, abbiamo sia numerosi oggetti di ornamento che oggetti particolari, per alcuni dei quali non è perà sicura la relazione con gli inumati, anche se sono stati rinvenuti nei pressi delle sepolture. La maggior parte degli oggetti di corredo è costituita da columbella rustica, glycimeris e cyclope neritea forate, canini forati di cervo, dentalium e piccoli cristalli di quarzo. Vi sono poi alcune punte e numerosi frammenti di punte in osso decorati a tacche o a zig zag. La Grotta Continenza a Trasacco: La notevole quantità di columbella non è attestata nelle sepolture di questo periodo, per il quale sono invece presenti altri tipi di conchiglie, soprattutto cyclope e nassa; le lunule di glycimeris sono ben documentate alle Arene Candide e sono anche alla Grotta Maritza: ovviamente la presenza di molluschi marini pone in evidenza una rete di contatti con le coste. In sicura connessione con lo scheletro del taglio 32è il frammento di frontale di cervo posto all'altezza del cranio, per il quale si possono ricordare il corno di cervo posto accanto al bambino di Grotta Maritza e un frontale di cervo posto sotto una pietra che copriva il bacino della sepoltura Uzzo II (BORGOGNINI et Al., 1993). Comuni a tutte le sepolture del paleolitico superiore sono invece i canini forati di cervo mentre non conosco confronti in Italia per i dentalium e per i cristalli di quarzo eccetto un dentalium e sette columbella da Grotta di Pozzo. È interessante il fatto che la sepoltura del taglio 32 sia ricca di oggetti, compresi numerosi frammenti di corno di cervo, mentre quella del taglio 33 ha restituito materiale assai scarso, anche considerando gli oggetti rinvenuti fuori dalla struttura. Meno certa è la connessione del ciottolo dipinto a linee parallele rosse con le strutture funerarie: si può ricordare però che due pietre dipinte a motivi antropomorfi schematici erano nella sepoltura di Villabruna. Ciottoli dipinti con ocra alle estremità sono alle Arene Candide, uno era anche alla Grotta Maritza e la donna di Grotta dei Fanciulli III aveva un ciottolo con ocra sotto il cranio. La decorazione a linee parallele del ciottolo di Grotta Continenza rientra agevolmente negli schemi dell'arte del paleolitico superiore finale. Vi è infine da ricordare l'abbondanza di masserelle di ocra in tutto il deposito. Difficile da interpretare è la fossa con i ciottoletti: questi si rinvengono a chiazze in tutto il taglio 32, ma qui sono chiaramente deposti intenzionalmente Resta poi ancora aperto il problema del rapporto tra il grande focolare del taglio 32 con le strutture funerarie poste allo stesso livello: non è possibile, finché non sarà completato lo scavo, tentare di interpretarlo sia in senso funerario che in senso domestico e comunque sarà sempre molto difficile riuscire a comprendere le interrelazioni fra le diverse modalità di uso della cavità.
APPARTAMENTI PER VACANZA TRASACCO (AQ)
La Torre Febonio di Trasacco: La torre Muzio Febonio, alta 27,50 metri, a pianta quadrata, con la parte terminale a forma cilindri­ca, è stata innalzata in tre epoche diverse, come chiaramente attestano le tre tecniche differenti di muratura. La prima struttura di base, che si erige per circa un terzo dell'intera altezza della torre, ancora oggi chiaramente individuabile ad occhio nudo, con feritoie semplici architravate, dalla tecnica muraria più grossolana, alcuni studiosi la fanno risalire ad epoca romana o comunque sorgente su un nucleo architettonico di quell' epoca, forse il palazzo imperiale che Gaudio fece innalzare per l'imperatrice Messalina, quando venne nella Marsica per tentare l'impresa del prosciuga­mento del lago. Altri storici, la fanno risalire al primo medioevo. La parte mediana, caratterizzata da una cortina a blocchetti squadrati, dalle aperture bifore, dai merli rettangolari impostati a filo, senza apparato a sporgere, e dalla garitta (forse latrina) a sbal­zo sul lato sud, si fa risalire a prima della fine dell' anno mille. L'ultima parte a forma cilindrica, poggiante su tutta la struttura sottostante a forma di parallele­pipedo, con apparato a sporgere dotato di beccatelli a mensoloni ed archetti archiacuti del tipo presenti nelle architetture difensive rinascimentali delle rocche degli Orsini, Colonna e Piccolomini della Marsica, è senz' altro posteriore al sec. XIV. La sua costruzione, dunque, nonostante il nome che porta, non fu opera dei Febonio. È probabi­le che il nome derivi dal fatto che la suddetta famiglia l'ha posseduta ed utilizzata a suo comodo quale amministratrice a Trasacco dei beni patrimoniali dei Colonna di Roma, almeno a partire dal sec. XVI. Le notizie storiche certe più antiche sulla torre risalgono al X secolo e sono contenute nella cro­naca Farfense e in quella Cassinense, quest'ultima redatta dal Cardinale Ostiense, rispettivamen­te dei secoli X e XII. La cronaca del cardinale Ostiense riporta notizie generiche sulla torre parlando di una invasione subita da Trasacco da parte di orde di barbari, gli Ungari, di passaggio nel centro Italia, nel 937, i quali bruciarono e rasero praticamente al suolo l'intero paese, compreso la Basilica dei Santi Rufino e Cesidio e la torre. La cronaca Farfense riferisce più specificatamente della presenza della torre nella "Villa Transaquas", dicendo che nell' anno 970 in detta torre si amministrava la giustizia. A quei tempi, infatti, sulla scia della prassi inaugurata dagli imperatori carolingi, a tenere i processi giudiziari era addirittura l'Imperatore o il Re o il Principe direttamente; e quando costoro erano impediti a presiedervi delegavano altri personaggi della Corte, i quali si recavano nei luoghi di competenza per tenere il "placito" (cosi all'epoca erano detti i processi) e rendere giustizia in nome dei man­danti. Carlo Magno aveva denominato coloro che venivano da lui delegati a rendere giustizia in sua vece "Missi Dominici". Ora, sulla base di quanto riportato dalla "Cronica Farfense" e della certezza storica dei "Missi Dominici", è ragionevole dedurre che "via Castel Missino", la strada in fondo alla quale è ubicata la torre", derivi proprio dal "Missus", ossia il giudice di giustizia. Da rilevare, inoltre, che la sud­detta torre da taluni è denominata anche "Castel Missino", ed è da ritenere abbia derivato tale nome proprio per la sua antica funzione di sede della corte di giustizia, fungendo allo stesso tempo da for­tezza per la custodia dei giudicandi per colpe penali. La torre è stata sicuramente utilizzata come punto di osservazione sul lago di Fucino per preve­nire e difendersi da eventuali attacchi armati, nonché come faro di riferimento per i pescatori che navigavano di notte sul lago. II terremoto del 13 gennaio del 1915 ha causato il crollo di un'ampia parte della merlatura supe­riore e l'apertura di varie crepe. Ha subito un primo restauro all'inizio degli anni 70 e l'ultimo è iniziato nel 2003. Il centro storico di Trasacco: Come abbiamo già detto sul sito del centro storico di Trasacco, e precisamente dall'area della Torre fino al declivio verso la piana fucense, si svolgeva l'abitato italico-romano del vicus Supinum di cui abbiamo ora ritrovamenti relativi (cisterna ed altre murature) in Via della Torre. Sul settore della chiesa ed oltre verso la Piazza Giacomo Matteotti sono invece da ubicare le necropoli più vicine all'abitato antico. Del villaggio romano abbiamo testimonianze dal III secolo a.C. fino al tardo-antico dalle fonti epigrafiche e dai corredi tombali, poi se ne perdono le tracce fino all'anno 999 d.C. in cui si ha notizia sul luogo di una "Villa Transaquas"("abitato rustico" in età altomedievale) appartenente ai Conti dei Marsi e dominata dalla torre-cintata della "Chiusa piccola" di Monte Alto. Il centro storico di Trasacco:  Solo a partire dall'XI secolo abbiamo testimonianze dirette sulla consistenza dell'abitato posto intorno alla nascente chiesa di "Sancti Cesidii ... quae sita est in Castro quo dicitur Transaquae": si tratta della donazione dell'8 giugno del 1096 del Conte dei Marsi Berardo e di sua madre Gemma alla chiesa feudale di S. Cesidio in cui vengono citate sul luogo, strade, piazze, case, orti, terreni, un Palatium (residenza dello stesso conte) e la casa del maestro d'armi Guffone Saraceno, situate "presso la porta dello stesso castello", porta dalla quale si ascendeva alle due "rocche" di "La Madonna Pellegrina" e "Chiusa piccola". In una successiva donazione a S. Cesidio da parte del Conte dei Marsi Crescenzo del 25 febbraio del 1120 si fa riferimento ad una nuova realtà urbanistica caratterizzata non solo dalle costruzioni precedenti ma anche da una torre sull'area della Villa: "la nostra abitazione e quella del signor Pandolfo Saraceno, soldato e Collaterale nostro che si trovano presso la Porta della Torre". La seconda donazione fa presupporre l'esistenza in loco, per il XII secolo, di una torre avanzata del castello-recinto di Castelluccio, situata ai margini orientali dell'abitato basso e nelle cui vicinanze era il Palatium del Conte e la casa del suo rappresentante feudale di origine saracena.
CASE PER LE FERIE TRASACCO (AQ)
Il centro storico di Trasacco: Nello stesso periodo la chiesa, di dimensioni più piccole delle attuali, dominava il margine ovest della Villa affiancata da un grosso edificio (in opera incerta medievale simile a quella della Torre) di cui sono state trovate le tracce recentemente e che è forse riferibile ad una struttura fortificata dell' XI-XII secolo (torre o palazzo ?) dato lo spessore delle murature (metri 1,10). Quindi solo in età normanna si ha la prima testimonianza diretta della Torre dei Feboni, torre a pianta quadrata che insieme al castello-recinto di Castelluccio e torre-cintata superiore di Monte Alto costituiva una notevole linea difensiva della Contea dei Marsi sul Fucino ed al termine della Vallelonga: di questo castellum di Trasacco della Contea di Albe ed inserito nel Principato di Capua, si ha notizia nel Catalogus Baronum normanno del 1150-1167 (Jamison, 217). Dallo studio della tessitura muraria, confrontata con altri esempi nella Marsica ed in Abruzzo, gli studiosi di architettura medievale fortificata (Gavini, Perogalli, Chiarizia ecc.) hanno infatti datato: al XII secolo la parte più bassa della torre, caratterizzata da opera incerta grossolana con ingresso sopraelevato sul lato nord e feritoie semplici architravate ("arciere"); al XIII secolo la parte mediana caratterizzata da una cortina a blocchetti squadrati, le aperture bifore, i merli rettangolari impostati a filo, senza apparato a sporgere, e garitta (latrina?) a sbalzo sul lato sud; al XV secolo la sopraelevazione cilindrica con apparato a sporgere dotato di beccatelli a mensoloni ed archetti archiacuti del tipo presente nelle architetture difensive rinascimentali delle rocche degli Orsini, Colonna e Piccolomini della Marsica. Con l'età angioina l'abitato della Villa mostra segni di evoluzione urbanistica con la creazione di un castello-recinto con un recinzione muraria dotata di torri-rompitratta ad "U", racchiudente un'area triangolare (delimitata dalle attuali strade di Castel Missino, 25 Luglio ed A. Bafile) e dominato dall'alta Torre dei Feboni con funzione di mastio. Il centro storico di Trasacco: Sulla recinzione difensiva si aprivano probabilmente due porte: la prima su via 25 Luglio all'incrocio con Via della Torre ; la seconda nella parte terminale superiore di Via di Porta Castello, mentre nell'interno era presente una piazzetta su uno slargo di Via della Torre. Con la successiva età rinascimentale, entro la seconda metà del quattrocento (dopo il saccheggio del 1441), l'abitato si espande sul declivio a nord della chiesa con la creazione di un nuovo recinto murario a base scarpata ed apparato a sporgere, dotato di torri rompitratta circolari, mentre la Torre sommitale viene innalzata in forma cilindrica con apparato a sporgere. La nuova recinzione ingloba ora un'area abbastanza vasta includente la chiesa, la vecchia recinzione precedente e la Torre dei Feboni sul margine est, mastio emergente sull'abitato e posto ai margini ovest sulle ripide balze rocciose della grande dolina carsica di Trasacco ("Fossa Lapidaria"), dolina che riempiendosi delle acque fucensi formava un piccolo laghetto interno. Le mura, evidenziate da recenti scavi fatti in occasione dei tracciati del Metanodotto, sono in opera incerta composta da grossi e medi blocchi in calcare locale parzialmente rifiniti: presentano un'ampia base scarpata verso l'esterno, terrapieno alle spalle e spessori che vanno dai metri 1,25 alla base ai 0,70 in elevato; in passato queste mura erano state interpretate come relative ad un irreale "Palazzo Imperiale" di età romana. I limiti di questo nuovo recinto difensivo, rimasto in piedi fino alla prima metà dell'ottocento e dotato di un fossato esterno su Via Muzio Febonio, sono attualmente segnati dalle vie M. Febonio e Castel Missino sul versante sud, C. De Blasis sul versante ovest e via A. Bafile sul versante lacustre. Le porte, in numero di tre, si aprivano: sul settore sud, all'incrocio fra Via M. Febonio e l'ingresso a Piazza Umberto I°; sul settore ovest, al termine di Via dei Portici verso il Largo della Caserma; sul settore fucense, nella parte terminale superiore di Via Porta Castello. Il centro storico di Trasacco: Il periodo rinascimentale segna una notevole attività edilizia nell'interno del nuovo recinto murario con: l'ampliamento della chiesa con ben quattro navate interne, un nuovo portale ("Portale degli Uomini"), l'Oratorio, Cemeterio, Atrio degli Uomini ed Atrio delle Donne, Coro d'Inverno e Sagrestia; la creazione di una nuova e più ampia "Piazza publica" posta vicino agli ingressi alla "Abbaziale Collegiata e Parrocchiale chiesa di S. Cesidio"; la realizzazione del sistema dei "sporti" rinascimentali all'interno della nuova linea muraria di cui rimane traccia in Via dei Portici; l'edificazione dei nuovi palazzi dell'aristocrazia locale (palazzi dei Feboni, De Blasis, De Gasperis ed Apone) in stile tardo-gotico e cinquecentesco di cui rimane una vivida descrizione del palazzo della famiglia De Gasperis nella visita a Trasacco del 28 Luglio 1843 del viaggiatore ed artista inglese Edwar Lear. Dopo il prosciugamento del Fucino della seconda metà dell'ottocento l'abitato si sviluppò sul pendio verso l'alveo fucense e verso il vecchio fosso di scolo delle acque della Vallelonga ad ovest, con fasi di espansioni successive ben individuabili, mentre sul limite dell' antica circonfucense nascevano organizzati e ben delimitati isolati di "stalle" e magazzini agricoli. Con il terremoto del 1915 gran parte del patrimonio architettonico, storico e sociale della comunità umana di Trasacco e della Marsica intera andò perduto inesorabilmente sotto le macerie e solo recentemente si stanno creando le premesse per un recupero del centro storico e dei suoi monumenti emergenti.
COUNTRY HOUSE TRASACCO (AQ)
La peste a Trasacco: Morirono di peste 358 persone. Per una popolazione che si aggirava grosso modo sui 600 abitanti fu una vera catastrofe, maggiormente se si pensa che il tutto avvenne nel tempo di due mesi. Infatti da dati fornitici dallo studioso di Storia Patria Leucio Palozzi di Villavallelonga, Trasacco nel 1669 contava 79 Puochi, 6 sacerdoti, 5 chierici in minoribus e un Diacono selvaggio(sic!) (dal "Reassunto del numero dei preti del Regno di Napoli"in Archivio Segreto Vaticano "Collectanea scripturarum diversarum Neapolis usque ad annum 1709, pag 71, Vol.59". Moltiplicando il numero dei Fuochi per il numero classico 5 avremmo una popolazione residua di 395 anime, ma quanti Fuochi erano davvero ridotti al lumicino! E poi quanti problemi sorsero all'improvviso:quello degli orfani,delle famiglie completamente annientate, delle risorse economiche compromesse e di piu quello di seppellire i morti. Non crediamo fossero sufficienti i posti disponibili nel Cimitero della Collegiata o nelle varie Cappelle private.Si pensa che gia da allora si dovette ricorrere al terreno adiacente la Chiesa di Santa Maria di Macerola. D) NOLI NE TANGERE-NON MI TOCCARE E' il grido di spavento del De Gasperis al pensiero della peste i cui sntomi erano " buboni, pustole maligne, petecchie e carboncelli su varie parti del corpo e segnatamente sui gangli linfatici". La peste ebbe naturalmente ripercussione sulla vita amministrativa della Collegiata di S.Cesidio. Di fronte ad una tragedia di tanta portata e ad una situazione di emergenza fu sospesa la riscossione dei Canoni. uando fu ripresa, nel 1668,fu necessario approntare un nuovo Censuale fortunatamente conservatosi anche se in precarie condizioni. Proprio alla fine di tale Manoscritto troviamo una Nota degna di riportarsi: La peste a Trasacco: Con questa ne declaraao haver hauto dalli Canoni che ci tocca per anni dodici et cosi siamo rimsti d'accordo fra di noi. In primis havemo hauti la partita degli heredi di Don Teremio Gagliardi et la partita del Signor Filippo Apone et la partita della Cappellania di San Vceesso Jus Patronati delli Febonii et la partita di Francesco Spera et la partita di Giuseppe Diamanti et cosi noi siamo stati sodisfatti delle sopradette partite et de l'altre partite restano da esigersi dall'Abbate e sei Canonici et da Don Giovanni Antonio forchè delle sopradette partite che noi havemo pigliate et in fede io Melchiorri Nelchiorre nenu prcpria;teste Don Giovanni De Vincentiis."
OSTELLI DELLA GIOVENTU' TRASACCO (AQ)
La Basilica dei SS. Martiri Cesidio e Rufino a Trasacco: Gli Atti di Trasacco e di Assisi dei nostri Santi Martiri riferiscono che, dopo il martirio, il corpo di San Cesidio fu seppellito nella chiesa "occulte et semotim: segretamente e separatamente" (Atti di Trasacco, prima redazione; seconda redazione - Atti di Assisi. Non dicono di più, ma per la qualità del martirio (passato per la spada) possono far pensare che al Santo Martire fu tagliato qualche membro, in particolare un braccio, stando Egli a celebrare la messa: "venerunt milites et invenerunt eum et alios Domino sacrificium offerentem = arrivarono i soldati e trovarono Lui e gli altri mentre offriva il sacrificio al Signore". Questa credenza ritorna costante, dove direttamente e dove indirettamente nei Documenti che partono appena dopo la devastazione dei Saraceni (937) e arrivano al XIX secolo. Il Reliquario della Basilica dei SS. Martiri Cesidio e Rufino a Trasacco:  il primo che ci si presenta in ordine di tempo. Ha le seguenti misure: altezza cm. 46, larghezza alla base cm. 9, larghezza all'apertura delle dita cm. 10. Non porta il marchio di fabbrica e la sua fattura e piuttosto rozza. Al centro, tra due serie di piccoli fori, e incastonata una borchia producente San Cesidio con la scritta gotica circolare: + CESIDII-SANCTI-HICBRACHIUMTEGIT-ARGTO = Cesidi Sancti hic brachium tegitur argento: - In questo reliquiario di argento si conserva il Braccio di San Cesidio. Il Bartolino, come si riporterà in appresso, lo fa risalire al secolo XI e Don Domenico De Vincentiis addirittura ad un secolo prima. I Codici della Basilica dei SS. Martiri Cesidio e Rufino a Trasacco: Il primo e il Codice Urbinate latino 585 del XII secolo citato dal BREVES: Repertorium himnologicum, Louvain 1904, vol. III, pag. 22 e pag. 347. Riporta due Inni ai SS. Rufino e Cesidio; nel primo tra 1'altro si legge: "pro aeternali gaudio - membra dedere gladio: = Per la gloria eterna offrirono le membra alla spada"; nel secondo, tra l'altro si legge: CESOR INSONTUM, MALEDICTE CAESAR QUEM TUUS QUAESTUM FUROR EST ADEPTUS, QUOS REFERS TERRIS, MODO LAUREATI ASTRA RECURRUNT. "Sterminatore degli innocenti, maledetto Cesare - Colui che era ricercato il tuo furore ha raggiunto - Quelli che atterri, ora incoronati - raggiungono i cieli". Il termine CESOR (CAESOR) con il vero significato di "tagliatore" indica bene l'azione di fare a pezzi un corpo. Il secondo e il Codice Barberiniano latino 490 conservato nella Biblioteca Vaticana. Dalla scrittura dovrebbe risalire all'inizio del 1500. Riporta l'antico Ufficio che si recitava nella chiesa trasaccana. Le lezioni, distribuite in sette giorni, sono tratte dagli Atti di Trasacco seconda redazione, quella che pone il martirio di San Rufino a Rieti. Gli anni di Mattudino e delle Laudi sono quelli del Codice Urbinate 585. Piu preciso il terzo Codice costituito dall'Antifonario Diurno risalente alla seconda meta del 1300. Nella messa del Santo Martire, all'offertorio, si recita testualmente: "MEMBRA SECANS GLADIUS - REQUIEM DAT FINEMQUE LABORUM = La spada tagliando le membra - reca riposo e pone fine alle fatiche". Da questi Documenti risalenti a secoli nei quali non si era ancora manifestata la caccia alle reliquie, si ricava, dunque, che il riferimento al Santo Braccio dai primi balbettanti accenni si fa sempre piu esplicito come 1'aurora che fa prevedere un giorno radioso. Una autorevole testimonianza implicita e indiretta del sec. XV della Basilica dei SS. Martiri Cesidio e Rufino a Trasacco: E’ costituita da una lettera collettiva di dodici Cardinali, datata 21 ottobre 1472, diretta all'abate di Trasacco don Antonio da Rosciolo e contenente la concessione di cento giorni di indulgenze ai fedeli che visitano la chiesa di S. Cesidio nelle festività del Santo, di Tutti i Santi e nel lunedì di Pasqua. In essa si afferma che nella chiesa di Trasacco si conservano i Corpi di S. Cesidio, di S. Rufino e di molti Santi. Tale affermazione e importantissima e per il periodo (seconda meta del sec. XV) di due secoli anteriore alla disputa di dove sia sepolto il Corpo di S. Rufino, e per l'accenno al Corpo di S. Cesidio di cui si dice il tutto per una parte, e per l'autorità dei Cardinali che accettano senza dubbi quanto probabilmente viene loro riferito dalle suppliche dell'abate di Trasacco che certo si basa su una millenaria tradizione. Tralasciamo il testo latino e riportiamo la traduzione dei passi piu significativi. "I vescovi Guglielmo di Ostia, Latino di Frascati, Filippo del Portuense, Alano del Prenestino; i presbiteri Angelo di Santa Croce di Gerusalemme, Amico di S. Maria in Trastevere, Pietro di S. Sisto, Giuliano di S. Pietro in Vincoli; i diaconi Francesco di S. Eustachio, Teodoro di S. Teodoro, Battista di S. Maria in Portico, Gianmichele di S. Angelo, per misericordia divina Cardinali di Santa Romana Chiesa. A tutti e ai singoli cristiani che esamineranno, prenderanno visione e parimente avranno sentore della presente lettera, salvezza eterna nel Signore. Il glorioso e altissimo Signore che per la sua ineffabile luce illumina il mondo, scuote e spinge tutti i cristiani a far del bene affinché attraverso le buone opere compiute in terra si rendino capaci e meritino di recare nei cieli i premi e i doni della retribuzione dell'eterna beatitudine. Volendo ardentemente che la Collegiata e parrocchiale chiesa di S. Cesidio di Trasacco della Diocesi dei Marsi, NELLA QUALE RIPOSANO IL CORPO DELLO STESSO MARTIRE E I CORPI DI S. RUFINO SUO PADRE e di molti Santi, la quale antichissima chiesa e stimata venerabile dai popoli limitrofi ed e frequentata con la massima devozione e della cui antichità rimangono i resti di un'abile arte, sia visitata con i dovuti rispetti, si abbia dai cristiani nella dovuta venerazione, sia arricchita a dovere di lampadari, libri, calici e di altri ornamenti ecclesiastici ed inoltre sia conservata e mantenuta nelle sue strutture e nei suoi edifici... Noi Cardinali predetti... concediamo cento giorni di indulgenze...".
RIFUGI E BIVACCHI A TRASACCO (AQ)
Dall'Epistolario dei sindaci di Celano della Basilica dei SS. Martiri Cesidio e Rufino a Trasacco: La città (Università) di Celano da tempo immemorabile, ogni anno, era solita mandare a S. Cesidio una offerta di cera e di danaro tramite una specie di Comitato che girava per le case a riscuotere i soldi. Il Comitato, per lo più giovani pescatori, veniva munito di una lettera dei Sindaci per garantire la provenienza dell'offerta e assicurare le grazie del Capitolo di Trasacco. Nel Rogito, Tomo I, da pag. 18 a pag. 28 vengono riportati gli originali di molte di queste lettere di accompagnamento che vanno dal 1588 al 1666. In due di esse troviamo riferimenti espliciti al Santo Braccio. Dato il valore storico di tale testimonianza, le riportiamo: "Molto Reverendo Signore e padrone nostro ossequientissimo Li latori della presente nostri cittadini mandati a visitar le Reliquie di questo glorioso San Cesidio, portano l'elemosina a nome di questa Università. Facciaci grazia conforme al solito farli pigliare la devozione et pregar questo Santo per questa Università ch'e quanto ci occorre exhibendoci prontissimi a tutti li comandi di S.V. Reverenda alla quale con tal fine prechiamo dal Signore Iddio ogni contento ."Molto Reverendo Signore ossequientissimo: Per l'antica osservanza che cotesta Universita have hauta al glorioso Santo Cesile, il cui braccio si trova in cotesta chiesa, manda conforme al solito libre otto et mezza di cera bianca per elemosina pregiandovi che la S.V. e altri Signori Reverendi Canonici ci habiano da pregare Nostro Signore che per meriti di quel glorioso Santo habbia da proteggere questa Universita accio che per l'avvenire possi augumentare nel ben oprare, et per fine dal Signore li pregamo ogni magior felicita con dar risposta di haver ricevuta detta elemosina. Dalle visite pastorali della Basilica dei SS. Martiri Cesidio e Rufino a Trasacco: Nell'Archivio diocesano si possono consultare le relazioni di queste Visite che vanno dal 1637 in poi. In tutte quelle che riguardano Trasacco si parla sempre dell'altare delle Reliquie e del Braccio di S. Cesidio. Riportiamo quanto si dice nella prima per il suo valore storico:  "In die 17 novembris.... (episcopus) visitavit Cappellam a parte dextera Altaris Maioris in qua conservantur Sanctissimae Reliquiae in decenti artificio ligneo deaurato in quo adsunt 12 Capita Sanctorum et multae aliae Reliquiae de quibus adest specialis nota cum descriptione omnium Reliquarum ab utroque parti Altaris et intra alias Reliquas Brachium Sancti Cesidii et omnes cum maxima veneratione et decentia bene detectae conservantur". "Il giorno 17 novembre.... (il vescovo) visito la Cappella a destra dell'Altare Maggiore nella quale si conservano le Santissime Reliquie in artistiche custodie di legno dorato nelle quali sono 12 Teste di Santi e molte altre Reliquie delle quali, dall'una e dall'altra parte dell'Altare, e esposto uno speciale elenco con la descrizione di tutte le Reliquie tra le quali il Braccio di S. Cesidio; e tutte vengono conservate ben visibili con la massima devozione e decenza". Gli scrittori della Basilica dei SS. Martiri Cesidio e Rufino a Trasacco: Il Febonio che fu Abate di Trasacco per diciannove anni (1631-1650) riporta la credenza plurisecolare nelle due Vite in italiano e nella Historia Marsorum: Nella prima Vita si legge: "... Pervenuti pertanto nel loco, trovarono Cesidio che offriva 1'immacolato sacrificio della Messa e subito senza far altra parola, tratte fuori le armi, gli tagliano il destro braccio e perché stava allora nella suprema contemplazione del tremendo mistero, sostenne cosi il colpo che non gli pareva sentire offesa... Prese intanto con l'altra mano il tronco del braccio reciso e volendolo celare in quel medesimo altare, si dilato in tanto spazio il muro quanto era necessario per occultare la sacra reliquia... Si conserva solo l'Osso del suo sacrosanto Braccio, rinserrato in lamine d'argento e nell'infermità di gola e male di scrofola fa continue dimostranze dei miracoli, quando il nostro Signore Iddio a intercesSione del suo servo concede la grazia della sanità a coloro che o si accostano alla sacra Reliquia o per devozione di esso portano attorno al collo un laccio o cerchietto di argento che in copia grande in simili occasioni ed alla giornata si distribuiscono ai devoti". Nella seconda Vita si legge: "... et in quel mentre che sull'Altare rinnovava la rappresentazione dei Sacri Misteri della Redenzione, apparvero li Ministri del Tiranno e senza interporre parola, alzato il ferro, gli troncarono il braccio destro... Quel tronco di braccio racchiuso in argento si espone alla devozione e nell'occorrenza di male di gola o scrofane sono presti gli aiuti a quelli che ricorrono alla intercessione di esso...". Nell'Historia Marsorum, pag. 152, leggiamo: "... et ipsius Sancti Cesidii in theca argentea brachium quod mira odoris fragrantia redolet, inclusa servantur".....tra le altre reliquie si conserva il braccio dello stesso San Cesidio in un teca d'argento, il quale braccio emana una ammirabile fragranza di odore".
La Chiesa SS. Cesidio e Rufino a Trasacco: dietro il sacro fonte (battesimale) s'erge un gran campanile, quale nel suo circondario quadrato, compresa ancora la grossezza dei muri laterali, e di palmi 82, onde in ogni parte e di larghezza palmi 20 e mezzo... ". Ora, considerando queste ed altre misure con quelle attuali, si viene a capire che per il Mezzadri il palmo e di cm. 21 circa. Dal che si vede che a suo tempo il rafforzamento esterno del campanile non era stato ancora eseguito, difatti rimane proprio la differenza di questo rafforzamento che fuoriesce dal muro perimetrale della Basilica. Una grande difficoltà dovettero incontrare i nostri avi nel rafforzare la parte del campanile adiacente la navata degli uomini; non potevano infatti lasciare asimmetrica la forma esterna, e d'altra parte non potevano rovinare la parte interna coll'innalzare uno sperone angolare, tanto più che in questo angolo trovarono il primo arco a destra di chi entra dalla " Porta delle Donne ". Ecco dunque che dovettero ricorrere ad un espediente, l'unico che si presentava più comodo e più efficace: rifare un arco più piccolo acquistando spazio dalla parte del campanile e su questo spazio innalzare il rafforzamento; in realtà, proprio questo arco denota una rimarchevole differenza, non solo nella struttura a tutto sesto, ma anche nella sua base che e di stile diverso da tutte le altre strutture della Basilica; la differenza di lunghezza si aggira sui 60 cm. come lo dimostra anche la base del primitivo pilastro e tale pure e la misura che manca alla vele della volta verso il campanile; ad evitare poi un restringimento troppo strozzato, i nostri avi furono costretti a restringere la larghezza del secondo pilastro; ecco come si spiega la sua forma più snella di fronte agli altri tutti uguali e simmetrici. Sotto questo rafforzamento dunque, secondo la tradizione, e stato sepolto il Corpo di San Cesidio. Durante gli scavi notturni eseguiti durante il periodo dei restauri da parte di alcuni baldi giovani e in realtà venuta alla luce una muratura antica non potuta esaurientemente studiare per comprensibili motivi; chi avrà il coraggio di riprendere gli scavi e vedere se effettivamente in quella opera muraria e custodito il corpo di S. Cesidio? La Chiesa SS. Cesidio e Rufino a Trasacco: La fine del 1500 fu triste per tutta l'Italia per il flagello della peste. Le città più colpite furono Roma e Milano dove si prodigarono rispettivamente San Filippo Neri e San Carlo Borromeo. I trasaccani ricorsero all'intercessione della Madonna e Le edificarono una Cappellina in camagna come auspicio che il male si tenesse lontano dall'abitato. Tale Cappellina sorse naturalmente lungo la via per Avezzano cioè da quella parte da dove più facilmente poteva pervenire il contagio. Intitolarono la chiesetta alla Madonna del Soccorso cosi come fecero nello stesso periodo le popolazioni: di Taglacozzo e dell'Aquila. Già da allora, dentro la nostra Cappellina ci dovettero essere dei segni di devozione a San Filippo, e a San Carlo, almeno immediatamente dopo la loro glorificazione. Passata la bufera senza rilevanti danni, un pò: come segno di riconoscenza e ün po' per motivi che verranno, esposti, si pensò a trasformare la Cappellina in vera chièsa. Il Titolo comunque rimase e lo troviamo testimoniato in un estratto dei Decreti emanati dal Vescovo Muzio Colonna nella  Visita Pastorale fetta nel luglio del 1632. Forse la certezza che la peste si fosse allontanata per sempre fece affievolire il primitivo Titolo e subentrò contemporaneamente il secondo, originato dal nome della località: Macerola. L'Università e i Cittadini di Trasacco dovettero rimanere molto male di fronte alle manovre poco sincere dei preti della Collegiata di S.Cesidio e di più di fronte alla decisione del Vescovo Ascanio di aggregare la chiesa di Santa Maria di Macerola alla chiesa principale. Sapevano per esperienza come si sarebbe messa la situazione. Già nella predetta Sacra Visita del 1637, Andrea Di Spera, uno dei Massari (Sindaci) doveva deporre: "Io in questa Terra conosco esercitare benissimo il debito loro circa la somministrazione de Sacramenti Don Domenico De Lucido, Don Giovanni Battista Oddi e Don Virgilio Petrei, ma il restante degli Preti se la passano mediocremente. Conosciamo certi Testamenti di preti che disinvoltamente lasciavano al Vescovo botti di vino, "scoppiette" da difesa e da caccia e tutto il proprio arsenale...  Si smorzarono dunque i precedenti entusiasmi e venne meno la generosità della popolazione. Non, conosciamo che da allora si mettesse altra pietra in chi sa e negli 0difici adiacenti. Per di più si verificò proprio in quel periodo una serie di calamità davvero sconvolgenti. Trasacco era uscita indenne dalle varie ondate di peste alla fine del 1500 e all'inizio del 1600, ma il pericolo era alle porte; nel 1647 si verificò una grave inondazione del Fucino che sconvolse tutta la piana coltivata (rimase diroccata la chiesa di S.Antonio Abbate di Luco; (cfr.Di Pietro: Agglomeramento dei Paesi della Marsica,pag.247), ma il più grande flagello fu la peste del 1656 che fece nella Marsica circa 3.000 vittime.
La Chiesa SS. Cesidio e Rufino a Trasacco: Se molti sono i pellegrini che vengono a visitare la Basilica di Trasacco attratti dalla fama dei miracoli di San Cesidio, non pochi sono gli studiosi d'Arte che sono richiamati dai tesori di architettura, pittura e scultura che in essa si conservano; e tra le forme strane che li impressionano, principalmente e quella del campanile che, nella struttura quale ora si presenta, e più unica che rara. Per quanto, infatti, ho potuta riscontrare e studiare, in nessun altro paese del mondo si osserva una simile costruzione a forma piramidale. Si sa che il costume di suonare le campane risale al VI secolo dopo Cristo ed inizio nella vicina Campania da cui il nome di campana e della relativa torre: campanile. Esso servi inizialmente a richiamare in chiesa i fedeli sparsi nella circostante solitaria campagna; quindi fu una costruzione tipicamente ecclesiastica; in seguito l'uso di costruire torri passo alle varie Signorie che con esse volevano esprimere i segni della loro potenza o meglio prepotenza umana. Comunque, nel corso dei secoli le torri mantennero una ben distinta fisionomia e forma architettonica: cilindrica, di derivazione bizantina come quelle di Ravenna e di Pisa; quadrangolare, quelle di derivazione romanica, pur manifestando gli influssi delle varie arti succedutesi nel tempo. Nella classificazione dei campanili, il nostro va senza dubbio annoverato tra quelli di influsso arabo-normanno; non si dimentichi che la originaria forma della campanaria era a piramide, tipico esempio normanno ed arabo. Del resto, non pochi elementi di questa arte si ritrovano ancora nella nostra Basilica: fatto strano, e perciò degno di spiegazione. La Chiesa SS. Cesidio e Rufino a Trasacco: Ma anche i campanili di questo tipo, costruiti per lo più nell'Italia meridionale, hanno sempre una base ed una elevazione quadrata; non mi risulta infatti che nell'Italia meridionale ce ne sia uno, dico uno, di forma piramidale. Proprio questo fatto che non trova nessuna ragione di essere mi ha spinto a delle ricerche in loco, che mi hanno vieppiù convinto di quanto ho scritto in un mio precedente lavoro circa l'area dove presumibilmente si trova nascosto il Corpo di San Cesidio. Nelle mie solitarie meditazioni e riflessioni dentro la Basilica, salendo e ridiscendendo infinite volte le scale del campanile, non riuscivo a spiegarmi come sulle pareti interne fosse possibile notare pezzi di pietre scolpite di grande valore artistico, anche queste di evidente stile arabo, dai disegni geometrici intrecciati; come non ero riuscito a spiegarmi 1'evidente moncatura che manifesta la volta a vele della Cappella adiacente al campanile. Ripensandoci su, credo di essere riuscito a sciogliere la complicata matassa; sarei felice se qualcuno mi desse maggiore luce. Dunque, le cose dovrebbero stare in questo modo. Il punto di partenza dei risultati raggiunti e stato l'interno del campanile, perché qui si osserva bene la parte originale e quella avvenuta in secondo tempo; in quest'ultima, infatti, si vedono incastonati pezzi e fregi scultorei che certamente sono stati incastonati in tempo posteriore, mentre le mura originali sono omogenee e non rivelano alcun rifacimento posteriore. Le mura originali interne sono quelle a Nord e a Sud, ciò per una ragione semplicissima, almeno per la parete a Sud: essendo adiacente alla chiesa, un suo rafforzamento esteriore avrebbe rovinato l'estetica della navata centrale. Ciò viene confermato dalla parte culminante del campanile sporgente sopra il tetto della navata centrale: essa appare costruita di mattoni romani, mentre alla stessa altezza, nelle altre pareti, si vedono per lo più pietre di varia misura e forma. Prendendo come punto di riferimento questo elemento non trascurabile, si arriva alla prima supposizione che l'originaria forma interna del campanile era quadrata misurando i lati metri 2.85, mentre attualmente queste misure sono rispettate solo nei lati Est-Ovest, e i lati Nord-Sud sono ridotti solo a mt. 1.65, appunto per lo spazio occupato dai muri di rafforzamento delle  pareti Est-Ovest. Ugualmente quadrata era la forma del campanile anche esternamente. Cio scaturisce con evidenza da vari motivi; il primo 6 la posizione quanto mai strana del punto di partenza dell'angolo vicino alla Porta delle Donne; essa e di metri 1,50 piu fuori della facciata del.la chiesa; ora considerando che questa facciata, all'origine, era a capanna e relativamente bassa rispetto all'attuale piano della piazza, nessun bravo architetto avrebbe pensato di appoggiarci un campanile per renderla ancora più nascosta. Il secondo e il fatto che l'attuale struttura del campanile risulta un corpo a se rispetto alla facciata, mentre se fosse originale dimostrerebbe una certa simmetria e linearità di costruzione; senza poi parlare della differenza notevole di colorito tra le vecchie pietre della facciata e quelle ripulite a nuovo del campanile. Le considerazioni precedenti ci portano a pensare che anche esternamente il nostro campanile abbia avuto nel passato delle trasformazioni, certamente dopo uno dei quei terremoti che hanno colpito la Marsica. Riflettendo che tutta la Basilica e anche il campanile poggia sull'area che una volta fu 1'anfiteatro romano e quindi su basi oltremodo instabili, come non pensare alle conseguenze disastrose subite nella loro struttura dai terremoti? E cosi i nostri avi pensarono di rafforzarlo sia internamente, come abbiamo visto, sia esternamente con quella forma strana quanto si vuo1c, ma molto efficace. Volendo poi stabilire in linea di massima l'epoca in cui avvennero questi lavori di rafforzamento, si dovrà dire che essi sono posteriori al 1769, anno in cui il Mezzadri pubblicava la sua ben nota opera e sulla quale vengono riportate delle precise misure sul campanile.
Le tradizioni e il folclore nel paese di Trasacco: Prima settimana di maggio: fiera del lunedì dell'Angelo (San Cesidio di Pasqua); Aprile: festa della Madonna di Candelecchia; Weekend prima di ferragosto: "Non il solito Festival", rassegna di musica indipendente e rock; 31 agosto: fiera di San Cesidio e festa patronale del santo omonimo e, in genere, a conclusione degli eventi di "Trasaccagosto"; 8 dicembre: fiera della Concetta la mattina in occasione della festa dell'Immacolata Concezione. Persone legate a Trasacco: Ilaria Galassi, (1976), showgirl e ballerina. Cesidio Oddi, (1956), ex portiere di calcio. San Cesidio e compagni, martiri uccisi a Trasacco. Pietro Taricone, (1975-2010), è stato un attore e personaggio televisivo. Riposa nella cappella di famiglia del cimitero di Trasacco. Infrastrutture e trasporti a Trasacco – Strade: Le strade provinciali Avezzano-Trasacco e n.22 Circonfucense collegano il paese in direzione nord-ovest con Luco dei Marsi ed Avezzano; La strada provinciale n.22 Circonfucense collega Trasacco in direzione sud-est con Ortucchio; La strada provinciale n.19 Ultrafucense la collega a sud con Collelongo e Villavallelonga. Il Fucino: Descrizione del Lago Fucino: La piana è una fossa tettonica formatasi durante l'orogenesi appenninica tra Pliocene e Quaternario. L'altopiano prende il nome dal preesistente lago carsico del Fucino, terzo d'Italia per estensione, che a causa dell'irregolare livello delle acque fu oggetto di numerosi tentativi di regimazione fin dall'epoca romana, fino al prosciugamento del XIX secolo. Lungo il perimetro del Fucino, oltre ad Avezzano che è il comune più importante, sorgono numerosi altri centri quali: Luco dei Marsi, Trasacco, Ortucchio, Lecce nei Marsi, Gioia dei Marsi, Venere dei Marsi, San Benedetto dei Marsi, Pescina, Collarmele, Cerchio, Aielli e Celano, nonché quattro frazioni del capoluogo (Paterno, San Pelino, Borgo Via Nuova e Borgo Incile).La piana, a prevalente destinazione agricola, ospita il centro spaziale "Piero Fanti", il teleporto costruito a cominciare dal 1963 dalla Telespazio Spa ed adibito alla gestione da terra delle telecomunicazioni satellitari con i rispettivi satelliti artificiali in orbita per telecomunicazioni. Storia del lago Fucino: Il Fucino era un sistema lacustre carsico, il cui unico vero immissario è il fiume Giovenco, che entra nella piana da Nord Est, costeggiando l'abitato di Pescina. Il lago inoltre raccoglie acque dal massiccio del Velino-Sirente a Nord e dai Monti della Marsica a Sud. Il regime idrico del bacino è regolato dall'attività degli sfiatatoi carsici, localizzati soprattutto a meridione, ai piedi delle montagne. Il non avere emissari importanti ha determinato un'alta variabilità del livello del lago. Tali fluttuazioni sono attribuibili non tanto al drenaggio carsico o ai movimenti tettonici che interessano la zona, quanto alle variazioni climatiche, in particolare ai cambiamenti stagionali delle precipitazioni e dell'insolazione prodotti dai parametri orbitali della Terra (precessione degli equinozi e obliquità dell'eclittica). Il 26 aprile 1852, con Regio Decreto borbonico, fu accordata la concessione dello spurgo e delle restaurazione del canale claudiano a unasocietà anonima napoletana nel tentativo di un prosciugamento del Fucino. Il compenso era naturalmente in parte costituito dalle stesse terre bonificate. Non si intendevano comprese in tale concessione "le mura e i ruderi di antiche città, gli anfiteatri, i templii, le statue, e generalmente gli oggetti di antichità e belle arti di qualunque sorta", che sarebbero state offerte alle "solerti cure dell'Istituto de' Regii Scavi" e all'insigne Real Museo Borbonico. Poiché nella Società figurava il banchiere romano Alessandro Torlonia (col suo ingegnere svizzero, e l'agente francese Léon de Rotrou), il re Ferdinando II fu accusato di aver concesso il prosciugamento ad "alcuni stranieri per rimeritare segreti e sinistri servigi alla propria causa". La Compagnia era invece composta anche dal principe di Camporeale, dal marchese Cicerale, amministratori delegati della Società di cui Torlonia era fondatore assieme ai signori Degas padre e figlio, banchieri di Napoli. Abbisognando la Società di nuovi fondi, e poiché tutti si tirarono indietro, Torlonia ne acquistò le azioni diventando unico proprietario. Successivamente però, nel 1863, dovette chiudere la sua banca. I lavori per il prosciugamento iniziarono nel 1855 sotto la direzione dell'ingegnere svizzero Franz Mayor de Montricher, morto nel 1858 e furono continuati dall'ingegner Enrico Samuele Bermont, al quale nel 1869 successe l'ingegner Alessandro Brisse, che li portò a termine nel 1877 anche se il prosciugamento fu ufficialmente dichiarato il 1º ottobre 1878. L'emissario di Claudio era lungo 5630 m e, considerando i canali collaterali, l'opera raggiungeva i 7 km. L'attuale lavoro, che tra l'altro prevedeva anche il prosciugamento e la bonifica del territorio, contava una fitta rete di canali per una lunghezza complessiva di 285 km (e, in più, 238 ponti, 3 ponti canali e 4 chiuse). Il canale claudiano attraversava il piano dei campi Palentini a una profondità che variava dagli 85 m ai 120 m (alla sommità del monte Salviano si misuravano 400 m circa). L'apertura variava dai 4,11 m² ai 14,80 m², con alzata di 7,14 m. Il canale torloniano segue la direzione dell'antico, con sezione costante di 19,99 m², ma solaio da 2,39 m all'ingresso a 0,79 m all'uscita, per un flusso ordinario all'uscita di 28 m³, che può salire fino a 67 m³. La piana così prosciugata doveva essere quindi resa lavorabile e abitabile, e per tal motivo occorreva costruire case, fattorie e strade. Una strada di 52 km ora circonda il bacino (ex-proprietà Torlonia) e 46 strade rettilinee, parallele e perpendicolari, per un totale di 272 km. Oltre ai 24 milioni di lire spesi per il solo prosciugamento, quindi, ne vennero impiegati altri 19. L'impegno profuso, le risorse economiche e i 4.000 operai al giorno utilizzati per 24 anni, spinsero il nuovo re Vittorio Emanuele a conferire a Torlonia il titolo di principe e una medaglia d'oro, e all'ingegner Alessandro Brisse l'onore di un monumento al cimitero del Verano di Roma.
Il Santuario della Madonna di Candelecchia a Trasacco: il Santuario si trova nel territorio di Trasacco ai confini con Luco dei Marsi, a circa quattro Gin. dall'abitato, a 891 mt. di altitudine e a 300 mt. dentro un folto bosco. A chi viene da Avezzano ed arriva a Luco dei Marsi o appena esce da Trasacco per Avezzano subito balza agli occhi per la sua forma inconfondibile, come perla rilucente in mezzo ad un manto verde. E' il Santuario della Madonna di Candelecchia, il montano sacro luogo che ogni trasaccano ama gelosamente perché custode delle più commoventi tradizioni, di una delle pagine più gloriose della sua Storia. Vi si accede con tutti i mezzi per una strada battuta, pianeggiante fino all'inizio del bosco da qui la strada inizia a salire con dei tratti in sensibile pendenza. Il tratto di strada che si inerpica per il bosco è stato realizzato nell'anno 1956 a cura dell'Ente Fucino dietro interessamento del Capitolo di Candelecchia e principalmente del Maestro Ippoliti Francesco allora sindaco di Trasacco. Già da due anni sono stati stanziati i fondi per il manto d'asfalto e si spera che l'opera venga al più presto realizzata per venire incontro ai continui gruppi di turisti e pellegrini, sempre più numerosi, richiamati dalla pietà verso la Madre di Dio, dal luogo incantevole, dall'aria balsamica e dall'acqua della fonte che sgorga da viva pietra a cento metri sotto il Santuario. Il Santuario della Madonna di Candelecchia a Trasacco: Questa sorgente che ha la sua importanza, come vedremo, nella denominazione del posto, merita tutta l'attenzione da parte degli interessati al suo sfruttamento industriale perché è efficacissima ad eliminare i calcoli renali ed altri inconvenienti del genere. Già il Febonio e più specificatamente il Corsignani, ne parlano con elogi sperticati per la sua azione curativa. Oggi gli analisti la paragonano all'acqua di Canistro e di Fiuggi, ma i trasaccani la bevono più per devozione e in casi disperati di malattia la richiedono sempre.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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