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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Tione degli Abruzzi

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI TIONE DEGLI ABRUZZI (AQ)
 
Ospitalità nel Paese di TIONE DEGLI ABRUZZI (Aq) (m. 581 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Tione degli Abruzzi: 42°12′18″N - 13°38′12″E
     
  CAP: 67020 -  0862 -  0864.79503 (Secinaro - Aq) - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI TIONE DEGLI ABRUZZI 0862.88107   0862.880007       0862.88107 - C. F.: 00189270663
Raggiungere Tione degli Abruzzi:(Stazione Tione degli Abruzzi (Uscita L'Aquila Est) -Aeroporto d'Abruzzo a 76 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI TIONE DEGLI ABRUZZI (AQ)
Tione degli Abruzzi (581 m. s.l.m.) La medievale Tione degli Abruzzi (581 m. slm), piccolo borgo con una popolazione comunale di circa 380 abitanti, è situata nella media valle dell'Aterno, alle pendici della catena montuosa del Sirente (2.349 m.), nell'area del Parco Regionale Sirente-Velino. Il minuscolo nucleo abitato è dominato dalla imponente torre quadrangolare, che emerge dai pochi resti dell'antico castello. Altri elementi di spicco sono le belle chiese di S. Nicola e S. Vincenzo. Sulla montagna alle spalle del paese si possono visitare le notissime Pagliare di Tione, caratteristico borgo agro-pastorale con grande abbeveratoio e chiesa. La località è raggiungibile attraverso una strada molto panoramica, ma altrettanto ripida (la pendenza media, se ben ricordo, è del 20%). Sul colle di fronte a Tione degli Abruzzi, al di là del fiume Aterno, si trova il meraviglioso borgo fortificato di Santa Maria del Ponte (XIV sec.), che mostra l'antica cinta muraria, ancora discretamente conservata, nella quale si aprono due splendide porte di accesso ogivali. A poche decine di metri da questa piccola frazione sorge l'antica chiesa-monastero di S. Maria del Ponte (XII sec.), che ha custodito per secoli pregevolissime opere d'arte, molte delle quali sono esposte oggi nel Museo Nazionale dell'Aquila. Altro elemento che arricchisce ulteriormente il territorio comunale di Tione degli A. è la maestosa torre cilindrica in pietra nella frazione Goriano Valli. La torre è situata in uno straordinario contesto ambientale reso ancor più suggestivo dalla presenza, sulla sponda opposta del fiume, di un'altra torre, di forma pentagonale, che, con uguale maestosità, si erge dai ruderi dell'antico borgo medievale fortificato di Beffi, in comune di Acciano. In questa piccola frazione è da visitare la chiesa di S. Gaetano, dove sono conservati gli affreschi del XV secolo attribuiti a Saturnino Gatti, formatosi probabilmente nella scuola fiorentina del Verrocchio. La chiesa di S. Maria del Ponte di Tione degli Abruzzi: La chiesa, anticamente parte di un più ampio complesso monastico, risalirebbe al XII secolo. L'articolato e suggestivo organismo, caratterizzato da un'anomala configurazione planimetrica, è frutto di successive trasformazioni che si susseguirono in varie epoche, sino agli ultimi restauri degli anni 1967-68. Da un primo impianto, ipoteticamente ad unica navata, si giunse ad un organismo a tre navate, attraverso una radicale operazione di rinnovamento attuata nel XIV secolo. Un successivo ampliamento, attribuito alla fine del XVI secolo, modificò integralmente la zona presbiteriale, inglobando l'antica abside romanica, successivamente decorata con affreschi cinquecenteschi. Durante il XVIII secolo si addossò alla parete destra la cappella della Misericordia. All'interno sono conservati il trecentesco altare Maggiore ed una Crocifissione di scuola umbro-abruzzese. Guida di L'Aquila: Nata nel medioevo dall'unione di diversi villaggi, L'Aquila sorge nei pressi dell'antica Amiternum. Devastata da azioni militari e terremoti, la città è stata ricostruita diverse volte nel corso dei secoli, per questo motivo alcuni edifici, come la Cattedrale dei Santi Giorgio e Massimo, presentano stili architettonici ascrivibili a epoche molto lontane fra loro. Oggi il capoluogo abruzzese porta i segni dell'ultimo evento sismico, avvenuto nel 2009, tuttavia i monumenti più rappresentativi sono già stati riaperti al pubblico. Itinerari turistici a L'Aquila: Una città d'arte che rinasce dalle macerie. Fondata nel 1254 sui resti del sito romano di Amiternum, L'Aquila è un'importante città d'arte italiana che conserva preziose vestigia di epoca medievale e numerose opere d'arte romaniche e rinascimentali. Funestata da molteplici eventi sismici nel corso della sua storia, la città porta ancora i segni dell'ultimo terremoto, avvenuto nell'aprile del 2009. In seguito al tragico evento, è stata stilata una lista di 45 monumenti danneggiati per pianificare gli interventi di restauro del centro storico. Leggi l'itinerario completo. Le foto più belle de L'Aquila: Scopri le più belle fotografie, cartoline e immagini de L'Aquila raccolte in una foto gallery d'autore e comincia a sognare il tuo prossimo viaggio.
RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE TIONE DEGLI ABRUZZI (AQ)
Tione degli Abruzzi, un piccolo borgo medievale alle pendici del Monte Sirente e la Frazione: Goriano Valli. L'antico borgo, sulla Valle dell'Aterno, conserva i resti del castello e una torre a pianta quadrata che, in rapporto visivo con le altre vicine torri di Beffi, di Goriano Valli e di Roccapreturo, costituivano un sistema di difesa territoriale dell'antico contado aquilano. Ritrovamenti archeologici sparsi nel territorio evidenziano le antiche origini di questa gente, che frequentava le sponde dell'Aterno. La prima attestazione di Tione si ha con il decreto del 1269 che interessava tutte le terre e i castelli del contado aquilano. Amministrativamente e storicamente legata a Tione è S. Maria del Ponte, che nel 1294, nel Real privilegio di Re Carlo II, era ricordata come dipendenza di Tione, mentre Goriano Valli, che oggi fa parte dello stesso comune, intreccia in periodi diversi le sue vicende con altri centri limitrofi. Nel 1393, da una pergamena del 16 marzo, regnante Ludovico, si evince che gli uomini dell'Università di Tione nominarono sindaci Paolo Berardini e Colecta Masj Marchi di Tione, ai quali furono donati terreni, case ed orti posti in località S. Nicola, dove doveva essere costruito il castello di Tione con muro, fossato, guardie e fortilizi. Il borgo medievale si sviluppò sul versante occidentale della Valle dell'Aterno, caratterizzato dalla presenza della torre difensiva e dei resti murari del recinto fortificato a pianta triangolare, successivamente inglobato nelle costruzioni di case-mura. Il borgo di S. Maria del Ponte, invece, si sviluppò sul versante opposto del fiume, in posizione più assolata e con una struttura di modeste dimensioni, racchiusa da mura di cinta con due porte di accesso, Capo la Terra e Piedi la Terra, disposte ai vertici di un asse interno di attraversamento. Memoria di un passato importante è la Collegiata di S. Maria del Ponte del XII secolo, benedettina, posizionata nelle vicinanze dell'Aterno. L'abitato di Goriano Valli si organizzò in tre nuclei, le "Ville", dette Cavallone, Venditti e Villa Grande: la "villa" in origine nasce come dimora di campagna, un edificio con podere che nel tempo divenne un modesto insediamento. Nei secoli XV-XVII venne edificato, in posizione elevata, anche il Convento di S. Giorgio. Si svilupparono, quindi, diversi sistemi insediativi con differenti tipologie sparse nel territorio. Testimonianza preziosa che custodisce il fascino d'antico è il villaggio rurale di alta quota delle "Pagliare", insolito e solenne nella sua semplicità. Da visitare a Tione degli Abruzzi: Torre medievale con ruderi delle mura di cinta del borgo fortificato. Chiesa di S. Nicola del XIV secolo. Chiesa di S. Vincenzo del XVII secolo. Goriano Valli, frazione di Tione degli Abruzzi: Chiesa e Convento di S. Giorgio (XV-XVII secc.). Chiesa di S. Giusta dei secoli XIV e XV. Recinto castellato con torre di avvistamento a pianta circolare. Insediamento rurale in altura, le "Pagliare" di Tione, con Chiesa della SS. Trinità, abitazioni e ampio pozzo per la raccolta delle acque meteoriche. S. Maria del Ponte, frazione di Tione degli Abruzzi: Borgo fortificato con tratti di mura e le due porte di accesso con arco gotico. Colleggiata di S. Maria del Ponte, con resti dell'antica chiesa del XII secolo inglobati nell'attuale complesso religioso, con affreschi del XV secolo, sculture e presepe di Saturnino Gatti.
CAMPEGGI TIONE DEGLI ABRUZZI (AQ)
La Storia del Parco Naturale Regionale Sirente-Velino. Storia e Cultura locale: La ricchezza del Parco Regionale Sirente Velino non è solo nella sua natura, ma anche nel suo prezioso patrimonio di storia, cultura e tradizioni, ereditato da un passato che ha contribuito a definire l'identità di questo territorio e della sua comunità e i cui segni sono ancora oggi ben conservati ed apprezzabili. Area di passaggio e collegamento naturale tra l'Adriatico e il Tirreno, il Parco è stato abitato dall'uomo sin dall'antichità, come testimoniano i numerosi ritrovamenti archeologici diffusi su buona parte del territorio. In epoca medievale, ha ricoperto un ruolo strategico per la difesa e il controllo militare, che ha influenzato l'assetto paesaggistico e architettonico del Parco, dove si possono ammirare borghi fortificati, torri di avvistamento e controllo, castelli, ponti romani. E' stato anche un luogo di spiritualità, come testimoniano i numerosi edifici religiosi e conventi, le semplici chiese rurali poste in contesti splendidamente isolati e le tracce mistiche e miracolose lasciate da personaggi come Celestino V, Sant'Erasmo, San Francesco d'Assisi che hanno attraversato o sostato su questo territorio, ma che continuano a vivere grazie alle suggestive feste e tradizioni popolari che la comunità locale, con orgoglio, continua a tramandare. Senza dimenticare le numerose visite e passeggiate che Giovanni Paolo II ha compiuto su questi monti. Gli antichi mestieri a Tione degli Abruzzi - I mestieri di una volta: Erano tempi duri e le persone che non emigravano si ingegnavano in lavori che oggi sono praticamente scomparsi. Per anni, gli uomini del paese coltivavano la terre e accudivano i pascoli; si recavano, a piedi attraverso i monti, nei boschi a tagliare piante, a spaccare a colpi di scure i grossi tronchi destinati al riscaldamento, per costruire mobili ecc. Le donne, oltre che a lavorare la terra, dovevano accudire la famiglia e si occupavano della preparazione del pane, delle conserve, del formaggio, del burro e dei duri lavori che comportava la gestione del nucleo familiare. Non ci si fermava mai, e l'unico momento dove l'intera famiglia si ritrovava, era la cena che comunque veniva consumata in religioso silenzio data la grande stanchezza con cui si arrivava alla sera. L'arte a Tione degli Abruzzi - Templi dell'arte e della fede: Il patrimonio artistico e monumentale del Parco è degno di rilevanza. Splendide chiese romaniche, come la chiesa di S.Maria in Valle Porclaneta a Rosciolo (Magliano Dè Marsi); arte sacra rinascimentale e barocca; suggestivi conventi arroccati tra le valli, come il convento e la chiesa di S. Francesco a Castelvecchio Subecquo e il convento di S.Angelo ad Ocre; preziose chiese rurali, sulle vie della transumanza o in altura che invitano alla pace e alla serenità, come la chiesa rurale di S.Anna nelle pagliare di Fontecchio ed in quelle di Tione; S. Maria di Pietrabona a Castel di Ieri, S.Petronilla ad Acciano e S.Pio a Molina Aterno. Personaggi mistici, storici e leggendari di Tione degli Abruzzi: Il Parco Sirente Velino ha dato i natali a personaggi illustri, che hanno lasciato importanti tracce nella storia (Cardinale Mazzarino) e nella letteratura italiana ed europea (Ignazio Silone, Tommaso da Celano) e soprattutto in quella abruzzese (Titta Rosa, Massimo Lelj). E' stato inoltre luogo di passaggio di personalità religiose che hanno contribuito a cementare l'identità popolare e religiosa delle sue genti (Celestino V, S. Francesco d'Assisi, S.Erasmo). Nella valle dell'Aterno e della Subequana sono ben visibili simboli protettivi e propiziatori, espressione della religiosità popolare e della mescolanza tra sacro e profano. Si tratta di simboli incisi su molte pareti di case negli abitati di Acciano, Beffi, S. Lorenzo, Roccapreturo, Goriano Valli, Tione, S. Maria del Ponte, Fontecchio, nonché a Castelvecchio Subecquo, Gagliano Aterno e Secinaro. A Roccapreturo, si segnala un'armoniosa finestra quadrata ornata da simboli protettivi e propiziatori raffiguranti una figura maschile ed una femminile con ruota solare e a Succiano, una grotta del XVI-XVII secolo con ruota solare sull'intonaco. Ignazio Silone (1900/1978): Lo scrittore Ignazio Silone nasce a Pescina il 1° maggio del 1900, da famiglia di condizioni agiate. Le opere e la vita di questo importante scrittore possono essere ricondotte all'attivismo che caratterizzò la sua vita civile. Trasferitosi a Roma per motivi di studio, tra il 1919 e il 1921 inizia le sue nuove attività presso la segreteria dell'Unione socialista romana, la redazione dell'«Avanti!» e la direzione de «L'Avanguardia», il settimanale dei giovani socialisti. Sempre nel 1921 partecipa alla fondazione del Partito Comunista Italiano come rappresentante della Gioventù Socialista. Tra il 1921 e il 1927, infatti, quale membro della direzione del Partito Comunista, Ignazio Silone compie varie missioni sia in Russia sia in diversi Paesi d'Europa. Nel 1929, Silone, ammalatosi gravemente, chiede di essere esonerato da ogni attività di partito. Nel luglio del 1931, dissentendo dall'adesione dei dirigenti del suo partito allo stalinismo da lui stesso lo definito, «orientamento cretino e criminale che sta assumendo il Partito comunista» si dichiara un «anormale politico, un caso clinico» e viene espulso dal Partito. L'ancora di salvezza diviene la scrittura, in quanto eletta a strumento per «cercare di capire e di far capire»: il solo metodo capace di ricomporre e dare senso alla propria esistenza. Nel 1930, aggravatosi il suo stato di salute, Silone inizierà a scrivere il suo romanzo più famoso, Fontamara, che viene pubblicato nel 1933. Ancora oggi, a Pescina, si commemora lo scrittore con il Internazionale Letterario "Ignazio Silone", istituito per garantirne il ricordo. Al premio è possibile accedere tramite il bando di concorso fatto dal centro studi Ignazio Silone di Pescina, vi partecipano i nomi più conosciuti del panorama letterario nazionale ed internazionale.
VILLAGGI TURISTICI TIONE DEGLI ABRUZZI (AQ)
Luoghi d'interesse artistico all’interno del Parco regionale naturale del Sirente-Velino: Torre Piccolomini (Pescina): si trova nella parte alta del vecchio borgo, e faceva parte di un castello del XIII secolo. Il castello fu dei Conti dei Marsi, e successivamente degli Orsini, per poi passare ai Piccolomini. Il castello fu trasformato già nel XVII secolo in residenza signorile, nel Palazzo Mazzarino, che poi andò distrutto nel terremoto del 1915. Con la ricostruzione della casa natale del Cardinale Mazzarino, il borgo vecchio di Pescina risultò danneggiato e abbandonato, e solo la torre fu restaurata. Castello Piccolomini (Celano): ha robusta struttura quadrangolare con cerchia muraria di torri circolari. Il corpo esterno ha una facciata con arco a sesto acuto del ponte levatoio, e quattro torri quadrate angolari merlate identiche. L'interno ospita il Museo d'Arte Sacra della Marsica, ed ha un chiostro con pozzo e porticato. Il sito del castello è da far risalire probabilmente al luogo, sul colle di San Flaviano, in cui Federico II di Svevia, in lotta con Tommaso Conte di Celano e Molise, fece costruire delle fortificazioni durante l'assedio del 1223. Tali fortificazioni erano quasi certamente soltanto opere in legno e terra battuta, tuttavia segnarono l'inizio di quello che sarebbe stato una solida fortificazione dominante il lago del Fucino nei secoli successivi. La costruzione del castello vero e proprio iniziò nel 1392 su commissione di Pietro Berardi, conte di Celano, ma già negli anni tra il 1356 e il 1380 il nonno e successivamente suo padre avevano provveduto a fortificare il Colle di san Flaviano erigendo un sistema di mura con torrette rettangolari "a scudo" e costruendo la torre-mastio sommitale a pianta quadrata. Pietro di Celano, dunque costruì il solo piano primo con le torri quadrangolari agli angoli, fino al marcapiano, integrando la torre-mastio sull'angolo nord-est. Egli, altresì edificò il cortile interno alle mura dotandolo del loggiato con arcature a sesto acuto ancora visibile. Nel 1451, a seguito delle nozze tra Jacovella Ruggeri di Celano, nipote di Pietro, e Lionello Acclozamora duca di Bari, quest'ultimo, divenuto conte di Celano proseguì l'opera del predecessore, sia integrando il recinto esterno con due grandi torrioni angolari semicilindrici sul versante nord-est e un rivelino triangolare con largo torrione angolare cilindrico verso la cittadella, sia erigendo il piano nobile del castello vero e proprio con il cammino di ronda e le quattro torri d'angolo fino all'altezza attuale. Lionello inoltre si occupò di fortificare le mura del recinto aumentandone lo spessore per poter resistere alle micidiali bombarde a polvere da sparo che erano state inventate in quegli anni. Nel 1463 Antonio Todeschini Piccolomini, nipote di papa Pio II fu investito della Contea di Celano da Ferdinando I di Napoli. Egli riprese la costruzione del castello apportando aggiunte e decorazioni architettoniche che trasformarono il maniero in palazzo residenziale fortificato. In particolare egli completa il secondo piano del loggiato interno dotandolo di arcate a sesto acuto decorate nei capitelli dai simboli araldici della famiglia: la croce e la mezzaluna. Fa inoltre aprire delle finestre architravate in stile rinascimentale così come fa realizzare diverse loggette pensili appoggiate su beccatelli e ancora visibili. Interventi strutturali invece realizza sui bastioni del recinto dove fa costruire due torri cilindriche fortemente scarpate che inglobano le vecchie torri a "ferro di cavallo" ed amplia la stessa cinta muraria proprio in prossimità delle torri per aumentare la difesa degli ingressi dotandoli di antiporta. Nel 1591 Camilla Peretti, sorella di papa Sisto V acquistò la contea dai Piccolomini. Nel 1608 Michele Peretti fa aprire sul mastio alcune finestre con architrave semplice. Nel 1647 il castello fu coinvolto nella rivolta di Masaniello contro i Borboni, venendo occupato dai rivoltosi capitanati dal barone Antonio Quinzi de l'Aquila e sostenendo un lungo assedio ad opera delle truppe reali. Il feudo passò successivamente a Bernardino Savelli, e successivamente a Livia Cesarini che lo trasmise ai duchi Sforza Cesarini e successivamente agli Sforza Cabrera Bodavilla. Sono di questo periodo le tamponature settecentesche create per consolidare il loggiato superiore dopo i terremoti del 1695, 1706 e 1780. Al piano terra alcuni ambienti vengono utilizzati per creare la prigione feudale. Castello di Gagliano Aterno: I fondatori di Gagliano Aterno furono i de Aquila, conti di Celano, che iniziarono anche la costruzione del castello tra il XII e XIII secolo. Nel 1328 il castello fu ampliato da Isabella d'Aquino, contessa di Celano, discendente dei de Aquila per parte materna. Nel 1462 il castello venne distrutto da Braccio da Montone e passò nel 1463 ai Piccolomini, che l'adattarono con l'aggiunta di due cerchie di mura difensive, per poi passare ai Barberini Colonna, che lo tennero fino al 1806, agli Sciarra ed ai Lazzaroni. Ha una struttura rettangolare irregolare con cinta muraria merlata. Il corpo maggiore è ancora fortificato, con finestre rinascimentali. Castello di Ocre: Fu costruito nell'XI secolo come abitato fortificato con cinta muraria, rinforzata da quattro torri angolari, e cinque laterali. Il nucleo abitativo serviva nei momenti di massimo pericolo, affinché durante guerre e carestie, gli abitanti si rifugiassero nelle mura. Nel 1424 il castello fu assediato da Braccio da Montone, durante la Guerra dell'Aquila. Torre di Tione (Tione degli Abruzzi): torre Normanna dell'XI secolo, che faceva parte del castello fortificato. Dopo vari terremoti, rimase soltanto una torre, a pianta rettangolare con merlature. Oggi è usata come torre dell'orologio. Borgo medievale di Beffi (Acciano): si trova nella parte inferiore della contrada Beffi. Risale al XII secolo ed è stato restaurato negli anni '90. Si tratta di un piccolo insieme di case-mura, con cinta muraria e robusta torre di controllo dell'antico castello. Torre delle Stelle (Aielli): torre normanna a pianta circolare, situata nella parte più alta del borgo, anticamente collegata ad un castello. Oggi è usata come osservatorio astronomico. Castello di Fagnano Alto: si trova nella contrada omonima, ed è un intero nucleo abitativo con mura fortificate che formano un'ellisse. Vi sono cinque torri di avvistamento, delle quali due rompitratta (XI secolo), e altre del XIV secolo, con le tipiche merlature e beccatelli.
AFFITTACAMERE TIONE DEGLI ABRUZZI (AQ)
Luoghi d'interesse artistico all’interno del Parco regionale naturale del Sirente-Velino. I Siti archeologici: Città di Alba Fucens (Massa d'Albe): importante città dei Marsi, poi romana, usata come prigione-fortezza. Tomba di Perseo di Macedonia (II secolo a.C.): si trova nei pressi di Magliano de' Marsi, ed è il luogo dove si suppone fu seppellito l'ultimo re macedone, dopo la detenzione ad Alba Fucens. Tempio italico di Castel di Ieri: sito Peligno del IV secolo a.C. Catacomba italica di Superaequum (Castelvecchio Subequo): corridoio di emergenza dei Peligni, accessibile dalla chiesa di San Francesco. Campo Felice è un altopiano carsico dell'Appennino centrale, situato in Abruzzo, in provincia dell'Aquila, tra i territori dei comuni di Lucoli e Rocca di Cambio, nella catena del Velino-Sirente e in parte all'interno del Parco regionale naturale del Sirente - Velino. È sede di importanti strutture sportive risultando molto frequentato durante il periodo invernale dagli appassionati della neve e degli sport invernali del Centro-Italia per la presenza dell'omonima stazione sciistica e la sua facile accessibilità (113 km da Roma). L'area, compresa all'interno della dorsale centrale dell'Appennino abruzzese, è incastonata tra il massiccio montuoso del Monte Velino, di cui rappresenta la porta orientale di accesso, il gruppo montuoso di Monte Ocre-Monte Cagno e le Montagne della Duchessa. L'altopiano, di origine carsico-alluvionale, esteso nelle dimensioni massime per 10 km in lunghezza e 5 km in larghezza e posto a una altitudine media di poco superiore ai 1500 m s.l.m. ha la forma di una conca nella quale digradano le pendici delle montagne circostanti, tutte prossime o superiori ai 2000 m (Monti di Campo Felice); tra esse svettano il Monte Orsello (2043 m), il Monte Puzzillo (2174 m), il Monte Cefalone (2145 m), la cresta di Serralunga, Cisterna, Colle del Nibbio, Punta dell'Azzocchio, Cimata di Pezza, Cimata del Puzzillo ed infine Monte Rotondo (2064 m), sulle cui pendici nord-occidentali è adagiata la stazione sciistica, e dalla cui sommità nelle giornate limpide si possono ammirare le più elevate cime circostanti, dal Gran Sasso al Sirente, dal Velino alla Maiella, il Terminillo e le Montagne della Duchessa. Al di là di tale cresta montuosa si trovano l'altopiano delle Rocche e i piani di Pezza. L'accesso verso il massiccio del Velino si ha dalla parte centrale dell'altipiano, procedendo verso ovest e salendo verso Vena Stellante, la Fossa del Puzzillo, il Rifugio Vincenzo Sebastiani e il Colle dell'Orso. La piana è suddivisa in due parti separate approssimativamente dalla strada statale 696 del Parco Regionale Sirente-Velino che l'attraversa: la parte sud-orientale dove sorge la stazione sciistica e quella nord-occidentale (Camardosa). Circa il 70% dell'intera piana rientra nel territorio del comune di Lucoli mentre il restante 30%, dove sorge la stazione sciistica, rientra nel territorio del comune di Rocca di Cambio e del Parco regionale naturale del Sirente - Velino. Le pendici montuose esposte ad est e nord-est della conca sono ricoperte di boschi di faggio fino ai 1850 m di quota e con resti morenici sui bassi versanti esposti a nord a testimonianza della presenza di antichi ghiacciai nelle passate ere glaciali, mentre la piana e i versanti esposti ad ovest e a sud sono quasi totalmente privi di vegetazione ad alto fusto. Nella parte nord-occidentale della piana, nei pressi dell'inghiottitoio, lo scioglimento primaverile delle nevi porta in genere alla formazione di un grosso e suggestivo bacino d'acqua stagionale (Il Lago) ad aprile-maggio di ogni anno quando nel resto della piana si assiste al fenomeno della fioritura, mentre d'estate diviene luogo di pascolo per mandrie e greggi. Nella zona sono anche presenti un paio di piccole miniere a cielo aperto di bauxite ora in disuso. È presente inoltre una stazione meteorologica a cura di un'associazione meteorologica locale.Il clima della piana, così come quello degli adiacenti piani di Pezza, tipico di tutte le piane carsiche, è monitorato con interesse da associazioni meteorologiche locali. La particolare conformazione carsica della piana, chiusa com'è in tutte le direzioni, fa sì che d'inverno e in particolari condizioni atmosferiche (innevamento, cielo sereno, assenza di vento e bassissimi livelli di umidità) si raggiungano a volte temperature minime prossime o anche inferiori ai -30 °C; recentemente, il 2 febbraio 2010, nella piana si è raggiunta la temperatura record di -33,1 °C. Campo Felice è raggiungibile da due opposti versanti. da nord-ovest si arriva all'altopiano da Tornimparte (uscita Tornimparte-Campo Felice sull'autostrada A24 Roma-Teramo) tramite la strada statale 696 del Parco Regionale Sirente-Velino raggiungendo il Valico della Chiesola (1633 m s.l.m.); da nord da Lucoli tramite la strada statale 584 di Lucoli raggiungendo il Valico della Crocetta (1560 m s.l.m); da est utilizzando la galleria del Serralunga che collega la piana a Rocca di Cambio e, tramite la stessa strada statale 696, all'autostrada A25 Torano-Pescara. L'altopiano dista circa 25 km dall'Aquila e 113 km da Roma. Per accedere alla stazione sciistica da Rocca di Cambio è possibile utilizzare anche la seggiovia Brecciara in funzione durante tutta la stagione invernale.
BED & BREAKFAST TIONE DEGLI ABRUZZI (AQ)
La torre di Tione degli Abruzzi: Epoca: secolo XIV. Come arrivarci: con l'autostrada A25, uscita Pratola Peligna/Sulmona, seguire le indicazioni per Castelvecchio Subequo/Molina Aterno, lungo la SP 261; da Napoli: con l'autostrada A1, uscita Caianello; seguire le indicazioni per Roccaraso/Sulmona. Cenni storici: «La torre di Tione degli Abruzzi, fatta erigere nel XIV secolo con funzione di avvistamento e difesa, è collocata nella parte alta del paese. Probabilmente faceva parte di un recinto fortificato del quale oggi non rimangono tracce. è una torre a pianta quadrata con ingresso rialzato, nella parte esposta ad est. Vi si accedeva per mezzo di una scala retrattile. Dopo il 1951, in seguito ad un intervento di restauro è stato aperto un ingresso alla base. è alta circa 20m, suddivisa in 4 piani comunicanti tra di loro per mezzo di una scala in legno. Sempre in legno sono i solai. La copertura superiore è in cemento armato. Attualmente la torre ha funzione civica in quanto ha inglobato in sé un orologio funzionante». Presentazione per celebrare i festeggiamenti in onore della SS. Trinità a Tione degli Abruzzi. Gentilissimi ospiti e carissimi concittadini, anche quest’anno, con immensi sacrifici, il Comitato che mi onoro di presiedere, è riuscito a mettere insieme un cartellone per celebrare i festeggiamenti in onore della SS. Trinità, di Sant’Antonio, della Madonna di Loreto, di Sant’Emidio e di San Vincenzo Martire, verso i quali rinnoviamo un forte legame e la nostra devozione. Quest’anno le celebrazioni assumono un significato molto più pregnante per la presenza del nostro Arcivescovo Metropolita de L’Aquila, Giuseppe Petrocchi, che con la sua presenza ha voluto onorare la ricorrenza religiosa e questa comunità. Il Comitato si augura che le manifestazioni organizzate e le scelte delle attività che saranno proposte, potranno trasmettere quell’emozione religiosa vissuta negli anni passati, oltre ad un sano divertimento. Ringrazio il sindaco di Tione, Tullio Camilli, il nostro parroco, oltre logicamente i nostri sponsor che con il loro contributo hanno sostenuto questo Comitato, permettendo le varie manifestazioni. Con la speranza che il prossimo anno, il nostro centro terremotato possa cominciare a rivivere nei suoi scorci, nelle sue case e nelle sue chiese.
CASE PER VACANZA TIONE DEGLI ABRUZZI (AQ)
Tione degli Abruzzi. Notizie storiche su Tione si hanno a partire dal 1269, quando nel decreto che interessava tutti i castelli del contado aquilano, erano indicati Beffi, Fontecchio, e Tione. La chiesa, dunque all’epoca apparteneva a quest’ultima comunità. Pochissimi sono gli elementi per individuare dove fosse ubicato con precisione il primo nucleo urbano, ma i ritrovamenti archeologici nei pressi di Santa Maria del Ponte, sottolineano con certezza le sue antiche origini storiche. Nel 1294 nel Real Privilegio di Re Carlo II del 28 settembre a favore di L’Aquila, nel quale si fa l’elenco dei castelli assegnati al contado, il villaggio di Santa Maria viene ricordato come dipendenza di Tione. Nel 1349 la terra di Tione è distaccata dalla diocesi di Valva e aggregata a quella Aquilana del pontefice Clemente VII. Nel 1393 da una pergamena del 16 marzo, regnante Ludovico, si evince che gli uomini dell’Università di Tione, per mandato del magnifico Simone da Monanima, regio di L’Aquila, nominano sindaci Paolo Berardini e Colecta Masj Marchi di Tione e fanno ad essi donazioni di terreni, orti e case posti in località San Nicola, nel quale luogo deve essere costruito il castello di Tione con muro, fossati, guardie e fortilizi. Nel 1498, per una contesa col territorio di Rocca di Mezzo i due sindaci di Tione fanno intervenire i signori della Camera Aquilana nelle persone del Conte Franchi di Montorio e dei nobili di Beffi. Nel 1516 con decreto del Vescovo aquilano il preposto Giovanni Franchi e i canonici di S. Maria del Ponte fanno alcuni patti con i massari di Tione su i servizi da prestare alla chiesa. Nel 1529 nell’infeudazione dei castelli per ordine di Filippo d’Orange, Tione e S. Maria sono soggetti a due distinti baroni. Nello stesso anno, Tione perde il suo stato giuridico ed ha come capitano Luigi Benagalzer. Nel 1560 il feudo di Tione passa al duca Guglielmo Cantelmo di Popoli col titolo di barone, che il primo novembre concede ai cosiddetti Capitoli, cioè i documenti con cui i cittadini e il feudatario davano vita ad un ordinamento giuridico da rispettare vicendevolmente. Nel 1563 il feudo di Tione fu venduto dalla Regia Corte a Muzio Rivera dell’Aquila. Nel 1572, il nobile patrizio Muzio Rivera, barone del castello di Tione, dopo aver acquistato vari fondi con Berardino Imbasciata, Andrea Iacobi e Blasio Coletta ne cede una parte alla canonica. Lo stesso patrizio, l’otto dicembre dello stesso anno come Giulio Cantelmo concede ai cittadini di Tione i “Capitoli”. Nel 1578 Muzio Rivera muore ed il feudo di Tione passa al figlio maggiore Luca Antonio. Nel 1587 la Terra di Tione fu venduta ad Ortenzio del Pezzo. Nel 1593 il popolo di Tione e di Goriano Valli prendono in locazione per sette anni dal popolo di Secinaro il diritto di far legna sul Monte sirente. Nel 1669 il feudo di Tione passò al Duca di San Demetrio, Clemente Sannerio. Nel 1737 troviamo in Santa Maria del Ponte una collegiata composta da un Preposto e 10 canonici oltre ai cappellani. La vita del popolo tionese ha acquisito ancora maggiore importanza religiosa da quando, a partire dal 24 luglio 1826, hanno il piacere di custodire le spoglie di San Vincenzo Martire nella chiesa omonima, i cui martiri vengono celebrati proprio il 24 luglio. La festa principale in memoria del Santo Patrono di Tione, San Vincenzo Martire appunto, viene celebrata nella terza settimana di agosto; è davvero suggestiva e ricca di significati la cerimonia religiosa della domenica, per chi volesse vedere e conoscere la storia del santo.
APPARTAMENTI PER VACANZA TIONE DEGLI ABRUZZI (AQ)
Le Pagliare di Tione deli Abruzzi. Il selciato rustico ed irregolare, tra uno spuntone di roccia ed una rosa “canina” nata spontaneamente, non è quasi niente, è un’umile cosa realizzata dai contadini-pastori, “mentre riposavano”, tra il tempo dedicato al lavoro dei campi e quello destinato alla pastorizia. Opera di una infinità di uomini, senza nomi che, pietra su pietra, hanno realizzato un luogo d’indiscussa bellezza: le Pagliare di Tione. Disseminate tra i pascoli e le rocce, esse sono una testimonianza unica della vita di un tempo. Un pezzo di cultura pastorale e di tradizione abruzzese in cui vale la pena fare un viaggio, per ricostruire la nostra storia. Non è possibile tuttavia, comprendere il senso di questi insediamenti umani, spesso spinti ai limiti stessi dell’abitabile, senza ricondurli nell’ambito di quel sistema di produzione economica che organizzava, nel suo complesso, tutta la vita della montagna: la pastorizia. E infatti, la prevalente attività economica dell’Abruzzo, con le sue condizioni di vita particolari, era la pastorizia che ha dato un’impronta indelebile al territorio, non limitando le sue tracce sui pascoli o sui tratturi della transumanza, ma anche in questi villaggi rustici. Molti contadini vivevano alle Pagliare e scendevano in paese solo in inverno, quando la neve scendeva abbondante. Al limite di un altipiano tra il Colle Allo e il colle di Bella Veduta, su uno sperone roccioso allungato, sorgono le Pagliare di Tione. Un antico insediamento rurale, che man mano ha preso le sembianze di un piccolo paese, con una sua tipica struttura urbana completa. Si tratta di caratteristiche costruzioni con funzioni simili a quelle dei masi del Trentino, ovvero residenze destinate ad ospitare pastori e contadini, nel periodo del pascolo estivo e della raccolta del fieno e della paglia. Attestate già dal catasto di Tione fin dal XV secolo, costituiscono una testimonianza eccezionale della cultura contadina della montagna abruzzese. Le Pagliare sono semplici abitazioni, spesso costruite con pietra calcarea, a pianta quadrata o rettangolare, e fabbricate a coppia, con il tetto in legno coperto di tegole. Sono situate su ampi pianori a 1000 - 1100 metri di quota, tra la catena montuosa del Sirente e la Media Valle dell’Aterno, ai margini nordorientali dell’Altopiano delle Rocche. Sono costituite per lo più da due locali sovrapposti: il piano terra che ospitava la stalla per gli animali, mentre quello superiore fungeva da fienile e da giaciglio per l’uomo. Le Pagliare sono antichi insediamenti rurali, dei “paesi in miniatura”, con una loro precisa struttura urbana, nella quale si svolgevano tutte le attività inerenti la pastorizia. In tutto 108 unità, capaci di costituire in piccolo, un borgo autosufficiente. Nacquero soprattutto come ricovero e deposito del fieno, come pagliai, da cui derivò poi il nome. In seguito cominciarono ad essere utilizzate come dimore temporanee per la transumanza verticale, fenomeno tipico della nostra Regione. Sono state utilizzate attivamente fino a cinquant’anni fa, non solo per portare gli armenti al pascolo d’altura, ma anche per sopperire alla carenza di terreno al piano, con altri terreni nell’altipiano. Questa migrazione estiva verso la montagna, unico in Abruzzo, era finalizzata al pascolo di pecore, mucche e capre, nonché alla coltivazione, in alta quota, di grano, patate, farro e lenticchie. Ogni casetta o gruppo di casette aveva un’aia comune, che veniva utilizzata per la trebbiatura. è ancora presente anche un grande pozzo di epoca medievale, in pietra (ristrutturato nel 2006), di forma cilindrica, e ricavato da un inghiottitoio naturale, da cui veniva attinta l’acqua attraverso due gradinate interne. Il pozzo presentava scale in pietra simmetriche, scoli, parapetti e delle vasche esterne, sempre in pietra, che servivano per la raccolta dell’acqua piovana e per abbeverare il bestiame. Uno dei problemi delle Pagliare era infatti la scarsità d’acqua. L’intera popolazione di Tione migrava alle Pagliare d’estate; uomini, donne e bambini, guidati dal prete, che restava con loro per prendersi cura delle loro anime. Queste caratteristiche strutture sono state utilizzate attivamente fino agli anni ‘60, quando sono tornate alla gestione privata dei proprietari. Ma molto si sta facendo per recuperarle, e sono tanti i turisti che hanno scoperto questo spazio incontaminato che, si spera, possano restare tali, a testimonianza di quella vita semplice, legata alle attività agricole e pastorali, che si svolgeva sui monti abruzzesi. è un posto ancora isolato dal mondo, solo dove di recente è arrivata una piccola fornitura d’acqua, e non c’è corrente elettrica. Il borgo, abbandonato per anni, è stato interessato da una nuova cultura del recupero che ne sta attuando il restauro ed il riutilizzo ai fini turistici, che sia compatibile con l’ambiente. Le Pagliare sono raggiungibili partendo dalla torre medievale di Tione, che si raggiunge da una strada ripida che inizia poco prima del paese, si percorre la strada asfaltata che sale per circa 2 Km, fino ad una piccola cappella con l’edicola dedicata alla Madonna nera con bambino. Si può proseguire ancora con l’automobile attraverso una strada in breccia, avendo cura di seguire sempre il tracciato di sinistra in entrambe le biforcazioni che si incontreranno. Le Pagliare sono raggiungibili anche per un tracciato meno irto, che partendo da Tione verso Goriano, si incontra prendendo la prima strada a destra dopo il lago di Goriano Valli, perfettamente percorribile anch’essa con l’automobile. Al valico si continua per la strada asfaltata dalla quale si può ammirare il paesaggio in tutto il suo splendore; sulla destra vi sono dei prati nei quali affiorano rocce e fiori bellissimi e con coloriture diverse, secondo le stagioni. Sul lato sinistro si può ammirare, in tutta la sua lunghezza, il versante settentrionale della catena del Sirente, con i suoi canaloni impervi e le faggete che si sono insediate sui pendii. Sempre sulla sinistra, si scorge una vallata verdeggiante, da sempre utilizzata per il pascolo del bestiame, che si abbeverava in una cisterna circolare nel fondovalle. Per raggiungere le Pagliare di Tione, si può passare anche da Rocca di Mezzo e Terranera, sulla piana delle Rocche, addentrandosi in una fitta boscaglia; la strada è sterrata ed è percorribile con grande attenzione, dato le sue condizioni precarie, specialmente nel periodo autunnale o primaverile. Fulcro della vita comunitaria del villaggio è la piccola chiesa della SS. Trinità, meta ancora oggi di una processione religiosa. Una processione che fa rivivere tutta la magia della tradizione, parte dalle Pagliare, percorrendo un sentiero scosceso, e arriva nella chiesa della SS. Trinità; semplice costruzione e di notevole suggestione per i suoi affreschi d’arte povera. Qui si celebra la Santa Messa, durante la quale viene distribuita la tradizionale “panetta benedetta” che viene riposta all’interno dell’abitazione come portatrice di serenità e benessere per l’anno successivo.
CASE PER LE FERIE TIONE DEGLI ABRUZZI (AQ)
San Vincenzo Martire di Tione degli Abruzzi. La festa in memoria del Santo Patrono di Tione, San Vincenzo Martire, ucciso dai sicari dell’Imperatore Diocleziano, si celebra nella terza settimana di agosto, quando il paese si popola con il ritorno dei lavoratori migranti, ed è davvero suggestiva e ricca di significati. La processione e la Messa solenne sono i due momenti cardine della festa, che riunisce i tionesi in un clima di serenità e pace. Il giorno precedente si svolge la processione in onore della Madonna delle Palme, in cui la statua della Vergine esce dalla chiesa di San Vincenzo, portata a spalla dalle donne del paese, che fanno a gara per avere l’onore di questo compito, prenotandosi per tempo. San Vincenzo martire era un patrizio romano, di alta estrazione sociale dunque, che preferì seguire l’insegnamento di Gesù Cristo, andando contro la volontà di suo padre. Si narra che fu proprio quest’ultimo a punirlo con il martirio. Il corpo del Santo, il 6 aprile del 1826, con la bolla Pontificia del Cardinale Zurla, fu esumato dal cimitero di San Ciriaco nell’Agro Verano e donato alla comunità tionese, che da allora ne custodisce le spoglie. Fu infatti un gruppo di otto cittadini tionesi che le trasportò a piedi e a spalla, da Roma fino al paese. Fu proprio in questa occasione che si compì uno dei miracoli di San Vincenzo Martire. Durante il viaggio, arrivati a Carsoli, il feretro con l’urna fu fermato dai doganieri carseolani che chiesero il dazio per il passaggio. Essendo sprovvisti di monete, due dei tionesi decisero di proseguire da soli fino a Tione per procurassi del denaro. Ma un violentissimo temporale mise in fuga i doganieri, mente sul feretro, sui portantini e sui campi circostanti non cadde nemmeno una goccia d’acqua. Il raccolto fu completamente salvo e gli otto tionesi poteremo proseguire verso il paese, passando per le Pagliare. Fu proprio li che avvenne l’altro miracolo; gli otto uomini incrociarono due bande musicali, la prima si recava a suonare a Rocca di Mezzo, la seconda era diretta a Goriano Valli. Scortati dalle bande, il feretro fece il proprio ingresso a Tione in una marcia trionfale, accolto dallo stupore dei cittadini. Le sacre spoglie furono poste in un’urna di vetro e legno, in un mausoleo di pietra, ornato da quattro angeli e da bassorilievi, appositamente costruito e scolpito dall’artista Angelo Quaianni, nel 1866. San Vincenzo martire viene festeggiato ogni anno e in memoria delle bande musicali che lo scortarono fino a Tione, in ogni ricorrenza, suona almeno una banda di alto livello che esegue pezzi di musica classica e concertistica. La teca di San Vincenzo è tuttora custodita nella chiesa della Madonna, da dove ogni anno esce per essere portato in processione per il paese, ed essere poi esposta sul palco della piazza dove si celebra la Santa Messa, seguita dai fuochi pirotecnici, dalla processione che tocca la chiesa di San Nicola fino al ritorno a quella della Madonna e di San Vincenzo. Ogni anno si ripete ancora il solenne rito e la devozione e il calore dei tionesi non scema mai. Per la festa del martire il paese torna nella sua dimensione originale, poiché non vi sono automobili ma solo fiori che adornano le strade, luminarie e bancarelle. E alla sera dopo la banda, il ballo della pupazza, l’estrazione del palio e fuochi d’artificio continuano la magia.
COUNTRY HOUSE TIONE DEGLI ABRUZZI (AQ)
Luoghi d'interesse artistico all’interno del Parco regionale naturale del Sirente-Velino: Chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta (Rosciolo dei Marsi): Di origine benedettina si trova di fronte le pendici del massiccio del monte Velino, costruita probabilmente come parte di un insieme conventuale oggi scomparso, ad opera di un certo Nicolò nel 1048 in forme semplici del primo romanico con influssi bizantini, ed in seguito donata all'abbazia di Montecassino. Conserva all'interno un ambone scolpito con influenze orientali e bizantine, attribuito a Nicola da Guardiagrele con storie bibliche, un ciborio con intarsi di derivazione moresca e una rara iconostasi in legno sorretta da quattro colonnine con capitelli decorati e fusti tortili. L'iconografia lignea è unica al mondo e rappresenta la conformazione dell'antico Tempio di Re Salomone, con le due colonne pilastro che sorreggevano il Tempio stesso: le colonne di Ioachim e Boaz, rispettivamente la "colonna del maestro" e la "colonna dell'apprendista". La stessa iconografia è rappresentata nella Cappella di Rosslyn ad Edimburgo in Scozia. Concattedrale di Santa Maria delle Grazie (Pescina): la chiesa fu edificata nel XV secolo per ospitare le reliquie di San Berardo dei Marsi. Dopo rifacimenti barocchi, fu danneggiata dal terremoto del 1915 e ricostruita secondo lo schema originale. La facciata ha aspetto gotico e rinascimentale, con un porticato alla base e rosone centrale. L'interno è barocco-neoclassico. Chiesa di San Pietro in Albe (Alba Fucens): La chiesa sorge sul luogo ove si trovava il tempio di Apollo ad Alba Fucens. Appartenne ai benedettini, possesso riconfermato nell'866 dall'imperatore Ludovico il Pio e fu costruita grazie agli artigiani di San Clemente a Casauria. L'ambone, in stile, cosmatesco è stato iniziato sotto la tutela del Frate Oddone. I maestri incaricati lasciarono l'ambone incompiuto. Si rese necessario così l'intervento di altri maestri specializzati. Uno di questi ultimi realizzò nel 1209 l'ambone di Corneto. Un altro di questi maestri terminò l'iconostasi sulle colonne che separano le 3 navate. Dapprima una chiesa paleocristiana sostituì il tempio, ma le prime forme che rispecchiano le attuali vanno ricercate all'inizio del XII secolo. I resti del tempio furono utilizzati come fondazioni per la chiesa, ma l'assetto principale fu prolungato, così fu divisa in 3 navate. Le quattro colonne originali sono state recuperate dai carabinieri. Chiesa di San Martino Vescovo (Gagliano Aterno): chiesa del XIII secolo, e rimaneggiata nel secolo successivo in forme gotiche. La severa facciata ha un bel portale a d arco a sesto acuto, tipico delle maestranze sulmonesi. L'interno è barocco. Chiesa di Santa Maria Valleverde (Celano): La chiesa venne edificata nel 1508, anno riportato sull'architrave del portale. Chiamata in origine Sanctae Mariae de Valleviridi è stata affiancata dal convento dei frati minori riformati di San Giovanni da Capestrano. L'atto della sua fondazione risale a qualche anno prima, esattamente al 1504, mentre furono Leonello Acclozamora e sua moglie Jacovella da Celano a favorire il suo progetto nella prima metà del XV secolo. Nel 1902 è stata dichiarata monumento nazionale. Chiesa dei Santi Pietro e Lorenzo Martiri (Acciano): Con un meraviglioso portale datato al 1534 sormontato da una lunetta ad affresco. L'interno è ricco di stucchi barocchi e numerose sculture in pietra adornano gli altari laterali e il fonte battesimale. Sempre all'interno ammiriamo il battistero rinascimentale e una croce processionale d'argento del Seicento. All'esterno invece, s'innalza un bel campanile a vela. Dopo recenti opere di restauro è tornato alla luce un affresco risalente al XVI secolo raffigurante la Crocifissione con l'Addolorata, Giovanni e l'Arcangelo Gabriele che raccoglie il sangue di Nostro Signore. Oltre a vari dipinti dal valore inestimabile, nella Chiesa parrocchiale sono custodite molte reliquie di Santi, come quelle di S. Petronilla, di S. Antonio da Padova, di S. Rocco e di S. Pietro, che vengono esposte durante le celebrazioni in rarissime occasioni. Convento di Sant'Angelo (Ocre): l convento francescano di Sant'Angelo è costruito su uno sperone di roccia del monte Circolo al di sopra della chiesa di Santa Maria ad Cryptas a Fossa. Realizzato nel 1409 come monastero di monache benedettine accanto alla preesistente chiesa di Sant'Angelo del Peschio, nel 1480 papa Sisto IV lo affida a una comunità dell'ordine dei Frati Minori, di cui faceva parte il beato Bernardino da Fossa, ai quali nel 1593 subentrarono i frati minori riformati. Nel convento trascorse gli ultimi anni della sua vita il beato Timoteo da Monticchio. Monastero di Santo Spirito (Ocre): Il monastero di Santo Spirito si trova in località Pretola vicino a San Panfilo, frazione di Ocre, e rappresenta il primo insediamento cistercense nella valle dell'Aterno e terzo in Abruzzo dopo l'abbazia di Santa Maria di Casanova del 1191 e l'abbazia di Santa Maria Arabona del 1208. La sua storia è raccontata da Muzio Febonio nelle Historiae Marsorum del 1678. Il terreno per la chiesa e una cella monastica venne concesso dal conte Berardo di Ocre all'eremita Placido de Vena nel 1222. Nel 1226 Placido avrebbe ricevuto dal vescovo Tommaso della diocesi di Forcona il permesso per costruire un monastero del quale sarebbe diventato abate. Nel 1248 Santo Spirito diventò monastero Cistercense alle dipendenze di Santa Maria di Casanova, con la direzione presa dall'abbate Ruggero. Nel 1632, sotto Gregorio XV, Santo Spirito entrò nella Provincia Romana della Congregazione di San Bernardo in Italia, ma già nel 1652, con Innocenzo X, il monastero rientrò nella campagna di soppressione dei piccoli conventi, riducendosi progressivamente allo stato di rudere. Abbazia di Santa Lucia (Rocca di Cambio): la chiesa fu costruita tra il XIII e il XV secolo. La semplice struttura esterna nasconde l'interno a navata unica, decorato da pregevoli affreschi trecenteschi, tra i quali L'Ultima Cena. Vi è anche nell'abside l'affresco del Giudizio Universale.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' TIONE DEGLI ABRUZZI (AQ)
La Comunità montana Sirentina (zona C) era stata istituita con la Legge Regionale 30 dicembre 1975, n. 67 della Regione Abruzzo, che ne ha anche approvato lo statuto. Comprendeva quattordici comuni della Provincia dell'Aquila ed aveva sede nel comune di Secinaro. Dopo la Legge Regionale n. 10 del 27 giugno 2008 hanno fanno parte della Comunità montana Sirentina i seguenti sedici Comuni: Acciano, Castel di Ieri, Castelvecchio Subequo, Fagnano Alto, Fontecchio, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Molina Aterno, Ocre, Ovindoli, Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo, San Benedetto in Perillis, Secinaro, San Demetrio ne' Vestini, Tione degli Abruzzi. La Regione Abruzzo ha abolito la Comunità montana insieme a tutte le altre comunità montane nel 2013. Con valle dell'Aterno si identifica il tratto di valle, posta nella parte settentrionale della provincia dell'Aquila, in Abruzzo, percorsa dal fiume Aterno che va dalla sorgente, localizzata nel massiccio dei Monti della Laga nel territorio di Montereale (AQ), all'immissione nel fiume Pescara nei pressi di Popoli (PE). Descrizione della valle dell'Aterno: Incastonata tra i Monti dell'Alto Aterno a nord, il Gran Sasso a est, il gruppo montuoso di Monte Ocre-Monte Cagno e il Monte Sirente a ovest, tra il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ed il Parco regionale naturale del Sirente - Velino, la vallata rappresenta il principale collegamento tra la conca aquilana e quella peligna e può essere ulteriormente suddivisa in tre aree ben distinte: l'Alto Aterno (700-900 m s.l.m. circa nei pressi di Aringo), territorio morfologicamente complesso ad un'altitudine media elevata, tra Montereale e Pizzoli, la conca pianeggiante nell'intorno dell'Aquila (Conca Aquilana, 700 m s.l.m. circa) e la gola (cosiddetta valle Subequana) tra Villa Sant'Angelo e Molina Aterno (500-600 m s.l.m. circa). La valle dell'Aterno inoltre lambisce la già citata conca peligna che si estende a sud di Raiano dopo aver attraversato le suggestive Gole di San Venanzio. Nel tratto centrale, costituisce inoltre la separazione orografica tra il massiccio del Gran Sasso d'Italia, a nord-est dell'Aterno, e quello del Velino-Sirente, a sud-ovest. Prima dell'ultimo tratto nella Valle Subequana si collega marginalmente a sud-est con i limiti nord-occidentali dell'Altopiano di Navelli. I centri urbani situati lungo la valle dell'Aterno sono, nell'ordine: Montereale, Capitignano, San Giovanni (frazione di Cagnano Amiterno), Barete, Pizzoli, L'Aquila (con le frazioni di Coppito, Monticchio e Onna), Sant'Eusanio Forconese, Villa Sant'Angelo, Fagnano Alto, Fontecchio, Tione degli Abruzzi, Acciano, Molina Aterno e Raiano. Le principali infrastrutture stradali sono la S.S. 260 nell'Alto Aterno, la S.S. 80 e la S.S. 17 in corrispondenza del capoluogo abruzzese e la S.S. 261 nella valle Subequana; tra L'Aquila e Raiano, la valle è inoltre attraversata dalla ferrovia Terni-Sulmona che costituisce anche un'importante risorsa turistica per il comprensorio. La storia della valle dell'Aterno. Periodo romano: I popoli originari erano i Vestini, Sabini e Peligni, che dal IX secolo a.C. dominarono la valle dalla città di Amiternum (L'Aquila), fino alla conquista romana del II secolo a.C.. La valle era molto proficua e lo dimostra la ricchezza della città amiternina, che commerciava con il resto dell'Italia mediante i tratturi. Epoca medievale: Nel IX secolo d.C. la città di Amiternum perde la sua importanza e incominciano le prime invasioni Longobarde e Normanne. Si manifestano anche le prime forme di arte cristiana, e il culto di martiri locali come Vittorino di Amiterno e Massimo d'Aveia (Fossa). Alcuni esempi sono la chiesa di San Michele Arcangelo a San Vittorino di L'Aquila e la vecchia cattedrale di San Massimo di Forcona (Civita di Bagno). Incomincia anche l'opera di incastellamento, con la costruzione delle cittadelle sopra i cucuzzoli montuosi per dominare meglio la valle dell'Aterno. Esempi sono il Castello di Ocre, la Torre circolare di Fossa, il Castello di Sant'Eusanio Forconese e il borgo fortificato di Castello Fagnano Alto. Anche Tione si fornisce di un castello, di cui oggi resta la torre civica. L'economia nella valle dell'Aterno si basava prevalentemente sul commercio di bestiame e di pecore presso il Tratturo L'Aquila-Foggia. Nel 1254 i 99 borghi della valle dell'Aterno fondano la nuova città di L'Aquila. Ciò nel 1423 costerà la distruzione di molti di questi, nella famosa Guerra dell'Aquila. Essendo la città legata agli Angioini, nella guerra tra questa famiglia e quella emergente degli Aragonesi, costerà all'Abruzzo l'assedio di Braccio da Montone. Durante il Regno di Sicilia e il Regno di Napoli, ovvero dal XIII al XIX secolo, il territorio era compreso nell'Abruzzo Ulteriore dopo la suddivisione del Giustizierato d'Abruzzo, mentre nell'XIX secolo fu compreso nell'Abruzzo Ultra II (Distretto di Aquila). I terremoti nella valle dell'Aterno: Posta sopra un sistema di faglie, la valle è stata spesso scossa da gravi terremoti, come il terremoto dell'Aquila del 1461, quello gravissimo del 1703 e gli ultimi del 2009 e del 2016. Luoghi d'interesse nella valle dell'Aterno. L'Aquila: Centro storico di L'Aquila, Duomo dell'Aquila, Basilica di Santa Maria di Collemaggio, Basilica di San Bernardino, Città romana di Amiternum, Forte spagnolo, Fontana delle 99 cannelle, Mura dell'Aquila. Altri monumenti nella valle dell'Aterno: Eremo di San Venanzio (Raiano), Chiesa di Santa Maria del Ponte (Tione degli Abruzzi), Castello circolare di Fagnano Alto, Chiesa di Santa Maria ad Cryptas (Fossa), Necropoli di Fossa, Castello di Ocre, Monastero di Santo Spirito di Ocre, Castello di Sant'Eusanio Forconese, Castello Dragonetti di Pizzoli, Centro storico di Paganica, Santuario della Madonna d'Appari (Paganica), Abbazia di San Giovanni Battista (Lucoli), Borgo medievale di Beffi (Acciano).
RIFUGI E BIVACCHI A TIONE DEGLI ABRUZZI (AQ)
TIONE DEGLI ABRUZZI - Polemica a Tione degli Abruzzi, uno dei comuni del cratere sismico della provincia dell'Aquila. I due consiglieri di opposizione, Antonella Laurenzi e Nello Avellani, se la prendono con il sindaco Tullio Camilli che nei giorni scorsi aveva parlato di "ricostruzione" che "procede regolarmente", frase finita su un volantino. "La ricostruzione, al contrario - scrivono invece Laurenzi e Avellani - va a trotto d'asino. Per emettere i decreti sindacali di concessione dei finanziamenti assegnati dall’Usrc con determina pubblicata sull’albo pretorio online il 23/03/2016, il sindaco ha impiegato quasi quaranta giorni (oltre il tempo massimo di 30 giorni prescritto nella stessa determina, mentre gli altri sindaci li emettono in non più di 48 ore); ciò ha causato un ulteriore ritardo a interventi già penalizzati dal ritardato invio del chiarimento richiesto al Comune di Tione degli Abruzzi dall'Usrc il 29 settembre 2015, e fornito solo il 18 febbraio 2016, sul disavanzo di 243 mila euro tra fondi disponibili e fondi impegnati, con la conseguenza del mancato finanziamento delle pratiche in oggetto nel mese di dicembre 2015". "Ma ora siamo venuti a conoscenza di qualcosa di molto più grave", annunciano i due consiglieri in un comunicato: "È noto che il sindaco di Tione degli Abruzzi, in passato, ha tenuto ferme negli armadi del Comune più di 40 pratiche presentate in base alle procedure previste dalle Opcm del 2009 (perché proprio quelle e non altre…?), alcune delle quali recuperate da Fintecna e risalenti addirittura al 2011, senza trasmetterle all’Utr8 di Barisciano alla sua apertura nel settembre 2013, quando avrebbe potuto e dovuto farlo, e senza farle istruire dal Comune; in tal modo, quelle pratiche sono state penalizzate e si è accumulato un pesante arretrato che sarebbe stato possibile smaltire da tempo". Di ciò si è accorto il Commissario Prefettizio, Franca Ferraro, nel marzo 2015, che ha assolto al compito del Sindaco trasmettendo le pratiche a chi di dovere, cioè all’Ufficio territoriale di riferimento. Se spedite prima, le pratiche avrebbero tutte già da tempo concluso l’istruttoria; al contrario, il procedimento è iniziato solo dopo l'invio all’Utr8, cioè dopo il marzo del 2015. E ad oggi - a distanza di un anno dalla loro trasmissione - l’Ufficio, oberato da molte altre richieste, è riuscito a smaltirne solo la metà: sarà necessario un altro anno per smaltire le pratiche rimanenti. Il mancato invio ha quindi prodotto un altro gravissimo danno. Infatti, le Mic pervenute all’Ufficio territoriale dopo l'invio delle vecchie pratiche non sono state neanche aperte: l'istruttoria inizierà solo dopo lo smaltimento del vecchio blocco, cioè fra un anno. In altre parole, le MIC di Tione, Goriano e S.Maria del Ponte, inviate all’UTR8 dopo i mesi di marzo – aprile 2015, per essere esaminate, dovranno aspettare ancora un anno; ad oggi, ne sono giacenti circa 11, e tra queste le pratiche afferenti al piano di ricostruzione di Tione, presentate fra settembre e novembre 2015. La situazione è drammatica, mentre il sindaco decanta una ricostruzione che procede celermente. Non potrà certo nascondere la sua piena responsabilità nell'aver causato l’attuale blocco delle Mic trattenendo le vecchie pratiche in Comune che, se inviate come previsto, oggi sarebbero già istruite, addossando magari al commissario o ad altri la “colpa” di avere adempiuto al dovere di spedirle all’Utr8. Se le cose dovessero rimanere così, gli interventi Mic arrivati all’UTR8 dopo marzo – aprile 2015 rimarranno ancora un anno in attesa di essere istruiti e finanziati; l’Utr8 inizierà ad esaminarli solo a maggio 2017, compresi quelli del piano di ricostruzione di Tione degli Abruzzi. E il sindaco e l'amministrazione comunale, a quanto pare, non se ne sono neanche accorti. Tutto ciò è inammissibile e sta causando danni all’erario e ai residenti, agli anziani nei Map, che sperano di vivere abbastanza da fare in tempo a rientrare a casa, speranza che si affievolisce ogni anno che passa. Non c’è un giorno da perdere: da una parte, il sindaco, deve sì rispondere della situazione da lui creata, ma ha anche il dovere di fare la sua parte per risolvere il problema, in tutti i luoghi deputati; d’altra parte, però, gli uffici della ricostruzione hanno comunque il dovere di garantire ai richiedenti il diritto alla ricostruzione nei tempi di legge e vanno messi in condizione di poterlo fare. Chiediamo dunque la rapidissima soluzione del problema e il recupero del tempo perso; è inaccettabile che oggi, con il modello esemplare di governance che si è costruito, domande della ricostruzione giacciano negli Uffici senza essere aperte, da un anno o 7-8 mesi, e, quel che è peggio, debbano restarci ferme per ancora un anno, senza che nessuno provveda a risolverne il problema! Al riguardo, già un’ora dopo essere venuti a conoscenza di tale gravissima situazione, ci siamo attivati per contribuire a individuare una soluzione che consenta l’immediato avvio dell’esame delle domande Mic bloccate, in ciò aiutati anche dal supporto dei presidenti dei consorzi interessati, e abbiamo avanzato proposte concrete agli Uffici.
Il Parco regionale naturale del Sirente-Velino. Nel parco risultano censite 1.926 entità floristiche. Di rilevanza scientifica la flora che annovera specie mai segnalate prima sul massiccio del Velino come la Nigritella rubra widderi, l'Orchis spitzelii e la Peonia officinalis. Va ricordata anche la presenza di relitti della vegetazione di epoca glaciale come: la Saxifraga marginata. Nei boschi prevalgono i faggi e le betulle. La Fauna del Parco regionale naturale del Sirente-Velino: È stata accertata la presenza di 216 specie di vertebrati, di 149 uccelli, di 43 mammiferi, di 13 rettili e di 11 anfibi, come da sito ufficiale del parco. Nei boschi il mammifero più interessante presente è sicuramente il gatto selvatico, che si pensava scomparso dalla zona. Un incontro interessante, quanto fortunato è quello con gli orsi marsicani, che ha dato anche qualche problema agli abitanti della zona, viste le non infrequenti visite a pollai e arnie degli agricoltori locali. Alla presenza costante del lupo appenninico si affianca quella della volpe, della lepre, della faina e della donnola. Gli ornitologi possono osservare diverse specie di rapaci, l'aquila reale, il gufo reale, lo sparviero e la poiana, oltre a specie più piccole. È presente da qualche anno anche il grifone in numerosi esemplari. Luoghi d'interesse artistico all’interno del Parco regionale naturale del Sirente-Velino: Chiesa di San Sebastiano (Ovindoli): chiesa del XVIII secolo, in stile barocco-settecentesco, a navata unica. L'interno ha una statua di San Sebastiano alta 2 metri, e un altare laterale con un dipinto del martirio. Chiesa di Santa Maria della Neve (Rocca di Mezzo): chiesa ricostruita nel XVIII secolo dopo il terremoto del 1703. La chiesa ha una facciata a capanna in stile neo-romanico, con rosone a raggi. Il campanile napoletano si distingue per la cuspide a cipolla. L'interno barocco ha una sacrestia che è diventata il Museo d'Arte Sacra. Chiesa di Santa Maria del Ponte (Tione degli Abruzzi): chiesa del XII secolo, la più importante del borgo, sita nella contrada omonima. Possedeva opere di pregio del XV secolo, conservate nel Museo Archeologico di L'Aquila, come il Trittico di Beffi, e opere di Saturnino Gatti. La chiesa sorse come un convento, e di fatti è visibile la compatta pianta, la quale dal XV secolo divenne semplice chiesa di campagna. L'interno è a tre navate. Chiesa Conventuale di San Francesco d'Assisi (Castelvecchio Subequo): La costruzione del convento è legata alla presenza di Francesco d'Assisi nell'area tra il 1216 e il 1222 grazie all'ospitalità offerta dai conti di Celano nel castello di Gagliano Aterno, che donarono anche al santo la chiesa di Santa Maria piè di Potano. La costruzione del convento nei pressi della chiesa avverrà tra il 1221 e il 1261, per avviare nel 1267 la costruzione di una chiesa più ampia, consacrata nel 1288 e successivamente trasformata nel 1647. La notte del 25 luglio 1298 fece sosta a Castelvecchio Subequo Piero del Morrone durante il suo viaggio da Sulmona all'Aquila per diventare papa Celestino V e durante la sosta avvenne una guarigione miracolosa ricordata ogni anno il 28 agosto, giorno della Perdonanza Celestiniana. Nella chiesa viene conservata anche una reliquia contenente sangue delle stimmate di San Francesco. Questa fu donata ai conti di Celano che a loro volta la donarono al convento di Castelvecchio, dove è conservata in un reliquiario del trecento in cristallo, poggiato su piedistalli di argento ed ornato di smalti con figure di angeli e lo stemma dei conti di Celano. Il 1 di Ottobre del 2013, secondo la testimonianza di Suor Miryam Castelli ed altre 10 persone, il sangue della reliquia si sarebbe liquefatto e sarebbe la seconda liquefazione avvenuta dopo quella del 1860. Chiesa di Santa Maria Assunta (Castel di Ieri):Il cristianesimo nella valle Peligna/Subequana si alternò, per qualche secolo, con l'arianesimo ed il paganesimo (con 320 templi votivi). Le persecuzioni operate al tempo di Diocleziano, nonché al tempo dell'imperatore Giuliano l'Apostata - 362/363 -(con diverse incertezze) consegnarono alla storiografia, il martirio di San Pelino - protettore di Corfinio - già Vescovo in Brindisi - Il tempio di Castel di Ieri- sito accanto alla via Claudia Nuova per Goriano Sicoli- ne può essere la testimonianza, con la presenza di un mosaico in cui coesistono "la croce" ed una "croce rostrata ariana" con la rosa dei venti e il simbolo dell'infinito la scritta indica le famiglie (gens) CAEDIUS CF SER.(Sergia) DEC.(Decria) L.(Lucius) (PET)IEDIUS Petiuedius VARO - La seconda riga è di difficile interpretazione per mancanza di elementi). La chiesa ha origini antiche e viene edificata verso la fine del Trecento. Nel 1555 subisce una prima, parziale ricostruzione, che aggiunge vari elementi tra cui il rinascimentale portale d'ingresso. Sul portale è posizionata un lastra di pietra con scolpito il volto rubicondo di un angelo con ali spiegate. Sotto c'è una scritta incisa su pietra. Nella prima riga : -OPS -H- COFECTU SUPTIB9 - HVI9 - ECL; nella seconda riga - ET ELSNIS ANO PRIS LAURITII MVC E DOICI PICCILI - S V B - A.D. 1555. Chiesa di Santa Lucia (Magliano de' Marsi): la chiesa risale al XIII secolo, e mantenne l'aspetto originario fino al terremoto del 1915. La chiesa è stata ricostruita perfettamente rispettando le forme originarie: una facciata imponente a tre rosoni e tre portali gotici, il campanile turrito con cuspide a cono, e l'interno sobrio a tre navate con arcate a sesto acuto.
TIONE DEGLI ABRUZZI - Guardia di Finanza negli uffici comunali a Tione degli Abruzzi (L'Aquila). Le Fiamme Gialle hanno acquisito documentazione nell'ambito di una indagine su presunte irregolarità sulla ricostruzione privata. Una nuova bufera dopo le fragorose dimissioni dell'architetto Marco Moca da responsabile dell'Ufficio territoriale per la ricostruzione (Utr) numero 7 di Goriano Sicoli, che lasciando l'incarico ha lanciato pesanti accuse agli amministratori e ai vertici dell'Usrc (l'Ufficio speciale per la ricostruzione dei comuni del cratere), che avrebbero esercitato "pressioni in merito all'applicazione della normativa vigente riguardante l'attribuzione e revisione degli esiti di agibilità". La conferma è arrivata direttamente dal sindaco Tullio Camilli, che ha affisso un cartello nelle bacheche comunali per informare del blitz, e che per i consiglieri di minoranza Antonella Laurenzi e Nello Avellani "ha mostrato un atteggiamento irresponsabile e omertoso che non può che preoccupare e indignare". "Riferendo di colloqui con le autorità inquirenti - spiegano - Camilli ha detto chiaramente che le indagini potrebbero portare, addirittura, al blocco della ricostruzione. Chiaro che se rischiamo davvero di arrivare a questo punto, vuol dire che gli inquirenti hanno ravvisato irregolarità o, peggio, reati che avrebbero inquinato i processi di ricostruzione". "Eppure, il sindaco non si è chiesto per quale motivo tali indagini siano in corso, non si è mostrato preoccupato di eventuali irregolarità o reati, non ha dichiarato, come suo dovere, che, dovessero emergere, i responsabili andrebbero individuati e puniti, trattandosi di soldi pubblici destinati a riportare a casa i nostri concittadini", aggiungono Laurenzi e Avellani. Nell'ultimo Consiglio comunale, poi, "Camilli si è unicamente curato di lanciare un pericoloso messaggio, che in sintesi è questo: la Guardia di Finanza sta indagando a seguito di esposti e denunce; dovessero emergere irregolarità o reati, si dovesse arrivare al blocco della ricostruzione, la responsabilità, tuttavia, non sarebbe di chi irregolarità e reati li ha commessi, ma della opposizione che li avrebbe, secondo lui, e aspettiamo che lo dimostri, denunciati". "In altri termini, eventualmente la Procura della Repubblica dovesse prendere dei provvedimenti, questo non accadrebbe per responsabilità di chi ha commesso reati o irregolarità ma di chi ne ha denunciato il possibile rischio". "In questi mesi - aggiungono i due nella nota - l’opposizione ha sollevato pubblicamente problemi e opacità che la ricostruzione del comune di Tione degli Abruzzi sta vivendo, svolgendo la funzione di controllo e pungolo accordatale dal voto dei cittadini, per risolvere problemi che, oramai, sono sotto gli occhi di tutti e che ieri, in Consiglio, il sindaco non ha potuto negare". "Se qualcuno, e ci auguriamo davvero di no, si fosse macchiato di reati legati ai processi di ricostruzione, sarebbe ben altra vicenda, e si tratterebbe della peggiore delle offese per il nostro Comune, per i cittadini e per la collettività che ha garantito soldi pubblici per ricostruire le abitazioni dei nostri borghi". "Non intendiamo cedere alle minacce: in Consiglio, il sindaco si è lasciato andare ad affermazioni pesanti, 'state attenti che vi si mette male' ha detto, rivolgendosi all'opposizione, che non ci spaventano". "Perché il sindaco ha sventolato una cartellina che asserisce contenere prove di presunte irregolarità commesse dal precedente tecnico dell’ufficio sisma? - aggiungono Laurenzi e Avellani - Se fosse a conoscenza di azioni poco chiare, dovrebbe denunciarle immediatamente, per il bene dei nostri Paesi. È suo preciso dovere. Altrimenti, viene da pensare si tratti dell'ennesimo 'dossier' esibito nell’intento di intimorire e scaricare le responsabilità. Altrimenti, viene da pensare che il sindaco sia a conoscenza di fatti gravi e, prevedendo il peggio, stia tentando di prepararsi una rete di salvataggio scaricando irresponsabilmente su altri eventuali sue responsabilità. Sarebbe davvero capace di fare questo anche dinanzi ad eventuali fatti di rilievo penale?". "Di fronte a tanta irresponsabilità, diventa sempre più chiara l'assoluta inadeguatezza del sindaco Camilli che, da troppi anni oramai, gestisce il Comune come fosse cosa sua e che, con tali gesti, fomenta divisioni e contrapposizioni che stanno avvelenando il clima nel nostro paese". I due consiglieri di minoranza annunciano che chiederanno udienza al prefetto, "per segnalare un problema di agibilità democratica che non possiamo più tacere".
Giovanni Battista Rosa noto come Giovanni Titta Rosa (Santa Maria del Ponte, 5 marzo 1891 – Milano, 7 gennaio 1972) è stato uno scrittore e critico letterario italiano. Biografia: Collaborò a quotidiani - «Il Corriere della sera», La Stampa, il «Corriere lombardo» - e riviste letterarie – Lacerba, Riviera Ligure, Corrente, Solaria – dove esercitò la sua critica letteraria, che si svolge nell'alveo crociano, e fu autore di poesie, raccolte in Poesie di una vita, e di prose di lieve lirismo, come Il varco nel muro e Niobe e il pittore. Studioso del Manzoni, fu autore di commenti dei Promessi sposi e delle poesie manzoniane. Nacque precisamente a Santa Maria del Ponte (allora frazione di Fontecchio, oggi nel territorio di Tione degli Abruzzi) il 5 marzo 1891 e morto a Milano il 7 gennaio 1972, rappresenta una figura di grande rilievo nel panorama letterario italiano del Novecento. Saggista, narratore, giornalista, poeta, critico d'arte e letterario, il nostro illustre personaggio si esprime in un copioso e fortunato lavoro editoriale i cui titoli di eccellenza, o se vogliamo gli scritti di più ampia notorietà, sono conosciuti, dal Sole di lombardia, da I lumi a Milano, da Aria di Casa Manzoni e da Il nostro Manzoni. Fu giurato nei premi letterari «Viareggio», «Bagutta» e «Lerici», e diresse per diversi anni «L'Illustrazione italiana» e l'«Osservatore Politico Letterario». Le sue opere: I Giorni del mio paese, Invito al romanzo, 1930, Il varco nel muro, 1931, Paese con figure. Racconti, 1942, Tumminelli Editore, Aria di casa Manzoni, 1946, Secondo ottocento, 1947, Poesie di una vita, 1956, Sole di Lombardia, Milano 1959, Cinque abruzzesi e alcuni paesi d'Abruzzo, 1970, Vita letteraria del Novecento, 1972, Prima antologia degli scrittori sportivi, curato con F. Ciampitti (1934), ristampa Arezzo, I lumi a Milano, (storia dell'illuminismo) editrice Giunti, Firenze.
Francesco da Montereale, soprannome di Francesco di Paolo (Montereale, 1466 circa – L'Aquila, 1541), è stato un pittore italiano, attivo in Abruzzo nel XVI secolo. Fu, dopo Saturnino Gatti, il pittore aquilano più apprezzato del suo tempo. Figlio dello scultore Paolo, realizzò un gran numero di dipinti oggi a L'Aquila, e il suo capolavoro è la Pala di Sant'Eusanio (1516, Museo Nazionale d'Abruzzo). La sua arte ispirò un gran numero di artisti ignoti. Se l'anno di morte del pittore, il 1541, è ormai certo, su quello di nascita vi sono alcuni dubbi. Ufficialmente la data di nascita è considerata il 1466. L'anno 1466 è ricavato da un'iscrizione nella chiesa di San Francesco a L'Aquila, contemporanea al periodo del pittore, in cui si ricorda la sua morte all'età di 75 anni nel 1541; quindi, facendo il calcolo, si può risalire all'anno di nascita. Oggi a volte si mette in dubbio tale informazione, perché non è più possibile avere un confronto diretto con quell'iscrizione (la chiesa di San Francesco è stata distrutta nel 1876) e nell'iscrizione viene solo indicato il nome di battesimo, senza cognome o eventuali soprannomi. L'apprendistato tra Umbria e Abruzzo: Francesco nacque quindi molto probabilmente a Montereale nel 1466 da uno scultore-pittore abbastanza apprezzato a L'Aquila: Paolo da Montereale detto Paolo Aquilano, perché pur non essendosi stabilito in città, a L'Aquila teneva bottega ed eseguì la maggior parte dei suoi lavori. L'apprendistato di Francesco dovette svolgersi all'inizio nella bottega del padre, quindi quest'ultimo (notando la particolare predisposizione del figlio alla pittura) lo mandò prima a bottega da Saturnino Gatti (uno dei "grandi" del Rinascimento italiano secondo Ferdinando Bologna) e poi dal Perugino a Perugia, in Umbria. Poi, alla fine del Quattrocento, andò a Roma, dove prestò particolare attenzione al Pinturicchio e ad Antoniazzo Romano. Nel 1498, mentre era ancora a Roma, muore il padre Paolo: Francesco quindi torna in Abruzzo. Delle opere realizzate durante l'apprendistato aquilano, realizzate in collaborazione con il padre, non rimane nulla. Le prime opere (1490 - 1500): Dopo alcuni lavori eseguiti a L'Aquila con il padre, tra il 1490 e il 1500 eseguì alcuni lavori autonomi, pur non essendo firmati e datati, che però sono privi di quella bellezza e di quella grazia che caratterizzano le opere dal 1508 in poi. Si tratta della tavola Madonna con Bambino, Angeli e santi eseguita tra il 1490 e il 1500 e oggi a L'Aquila al Museo Nazionale d'Abruzzo, e un affresco eseguito intorno al 1490 che occupa tutta la parete dietro l'altare maggiore e rappresenta una Crocifissione in alto e sotto un polittico murale con al centro il Cristo ai suoi lati santi legati all'Ordine dei Francescani, nella chiesa della Beata Antonia sempre a L'Aquila. Il secondo si caratterizza di molti accenti umbri, mentre il primo risulta più interessante soprattutto per lo stile dei santi e degli angeli, di stile pinturicchiesco, per la natura morta presente e per le decorazioni del trono della Madonna, che ricorda le opere di Carlo Crivelli. Le prime commissioni di prestigio (1508 - 1512): Gli anni successivi saranno segnati da alcune commissioni provenienti da ricchi signori e da alcuni religiosi di cenobi importanti, tra cui la stessa Collemaggio. Nel 1508 esegue le sue due prime opere firmate nelle chiese di Collemaggio e san Leonardo, ma queste sono andate perdute. Perciò, la prima opera documentata e firmata giunta fino a noi è il Trittico con Madonna tra i santi Sebastiano e Rocco eseguito nel 1509 per la chiesa di san Silvestro e poi spostato prima nel Museo Civico e poi nel Museo Nazionale d'Abruzzo. In questa tavola iniziano a vedersi i primi influssi di Cola dell'Amatrice, che però si faranno sentire di più verso la fine della sua attività. Sarà dopo la realizzazione delle due tavole per il convento di Sant'Angelo di Ocre, commissionate molto probabilmente nel 1510 e consegnate entro il 1515, dove si vede molto bene la maniera di Pietro Perugino, che il pittore verrà consacrato come il degno successore di Saturnino Gatti (che nel frattempo, malato, aveva abbandonato la pittura e morirà di lì a poco) sulla scena artistica aquilana. I due dipinti raffigurano un Santo francescano (forse identificabile con il Beato Bernardino da Fossa) e Sant'Elisabetta d'Ungheria. Le due tavole, nel corso del XIX secolo, furono separate e anche modificate nei contorni: infatti le due tavole risultano avere alcune differenze di dimensione. Il Santo Francescano andò a finire poi nella Museo d'Arte "Costantino Barbella" di Chieti, mentre Sant'Elisabetta al Museo nazionale d'Abruzzo. Da quel momento iniziò a ricevere commissioni anche da località limitrofe, mentre a L'Aquila lavorerà nelle chiese di Santa Maria del Soccorso, San Bernardino (1511), San Quinziano (1512), San Marciano, Santa Maria degli Angeli e San Basilio (1510-1520). La maturità artistica e la fama (1512 - 1531): Tra il 1510 e il 1520 il pittore apre una bottega a L'Aquila, dove si formeranno alcuni pittori molto attivi nell'aquilano nella metà del secolo. In questo periodo lo stile di Perugino viene quasi "dimenticato", mentre si avvicina di più all'arte di Antoniazzo Romano e ritorna a rinfoltire i modi di Pinturicchio di cui flebili accenni già si sentivano nelle primissime opere: molto probabilmente dovrà essere venuto a contatti con quei pittori operanti tra Rieti e Viterbo (come Antonio del Massaro). A questo periodo risalgono molte nuove commissioni per le chiese aquilane e dei paesi vicini, come Fossa e Ocre. Nonostante la presenza in città, dal 1520, della Visitazione di Raffaello, Francesco resterà sempre legato alla sua particolare maniera che continuerà a riscuotere numerose consensi fino alla morte. Ad esempio, infatti, nel testamento del 1528 di Tancredi Scala di Sulmona riceve l'incarico di decorare la cappella di famiglia in San Bernardino a L'Aquila. Le commissioni religiose vengono soprattutto dall'ordine dei Francescani, ma i suoi capolavori assoluti (ora nel Museo Nazionale d'Abruzzo) vengono dalle chiese di Sant'Eusanio (Pala di Sant'Eusanio, 1516) e Santa Maria della Misericordia (Natività della Vergine, 1531). Sarà proprio quest'ultima opera, di notevoli dimensioni e che segna la fine del periodo di massima attività del pittore, a ricevere numerose elogi e a diventare un modello per vari artisti locali.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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