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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Tagliacozzo

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI TAGLIACOZZO (AQ)
 
Ospitalità nel Paese di TAGLIACOZZO (Aq) (m. 732 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Tagliacozzo: 42°04′10″N - 13°15′17″E
     
Località sciistica invernale di Marsia di Tagliacozzo (Aq)
  CAP: 67069 -  0863 -  0863.698220 - Da visitare:        
 MUNICIPIO DI TAGLIACOZZO 0863.6141   0863.614227       0863.614224 - P. IVA: 01799540669
Raggiungere Tagliacozzo:(Stazione Tagliacozzo (Uscita Tagliacozzo) -Aeroporto d'Abruzzo a 110 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI TAGLIACOZZO (AQ)
**** HOTEL PARK
Via Tiburtina Km. 99 - 67069 Tagliacozzo (Aq)
tel. 0863 66822 - fax 0863 610396
 Servizi offerti dalla struttura















*** HOTEL LA LUCCIOLA
Via Variante Tiburtina, 61 - 67069 Tagliacozzo (Aq)
tel. 0863 6501 - fax 0863 68554
 Servizi offerti dalla struttura






*** HOTEL MARINA
Via G. Matteotti, 14 - 67069 Tagliacozzo (Aq)
tel. 0863 610243 - fax 0863 68630
 Servizi offerti dalla struttura


*** HOTEL MIRAMONTI
Via Variante, 87 - 67069 Tagliacozzo (Aq)
tel. e fax 0863 6581
 Servizi offerti dalla struttura



** HOTEL GATTO D'ORO
Viale Aldo Moro, 16/18 - 67069 Tagliacozzo (Aq)
tel. 0863 610369 - fax 0863 610579
 Servizi offerti dalla struttura




RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE TAGLIACOZZO (AQ)
La Storia del paese di Tagliacozzo (Aq) Storia antica: Il territorio era stato abitato nell'antichità prima dagli Equi poi dai Marsi, fiero popolo di indomiti guerrieri e sacerdoti. Esistono sicuri cenni storici di un abitato, nell'attuale località alta di Tagliacozzo, le cui origini risalgono a partire dall'XI secolo. Prima di allora si sono ritrovati, in alcuni testi imperiali Carolingi del 964 e del 998, riferimenti al monastero di San Cosma, con la nota “in Heloritu” (cioè sito in un bosco di alloro). Prima ancora di ciò, sussistono tracce di insediamenti in grotte, alcuni addirittura risalenti all'epoca neolitica e all'età del Bronzo. Il centro abitato, di cui si è detto, si sarebbe sviluppato attorno a tre parrocchie: San Nicola, Sant'Egidio e San Pietro, nella parte alta dei monti Arunzo (o Aurunzo) e Civita, che sovrastano l'attuale città. Diverse le ipotesi relative all'origine del nome. Quella più accreditata fa derivare il toponimo da due termini latini Talus e Cotium, ovvero taglio nella roccia. Il borgo, infatti, si è sviluppato lungo la fenditura che taglia in due il monte Civita. La Storia medievale di Tagliacozzo: Nel corso dell'XI secolo il territorio fu inglobato nella Contea dei Marsi, enucleata dal Ducato Longobardo di Spoleto e attribuita, nel 926, a Berardo il Francigeno, capostipite del casato Berardi. Nel 1074 sarebbe sorto, nel territorio in questione, un centro abitato che, avente base nel castello sul monte Civita, si estendeva verso il basso della montagna a valle. Nel 1173 il feudo passò ai De Pontibus, antica famiglia della zona. Nel 1268 (23 agosto) il territorio, e precisamente i Piani Palentini furono teatro della famosa Battaglia di Tagliacozzo tra Corradino di Svevia e Carlo d'Angiò; essa segnò il destino del potere del Regno di Sicilia, a favore degli Angioini sugli Svevi, favorendo ancora per secoli il potere temporale del Papa. La battaglia fu vinta con uno stratagemma ideato da Alardo di Valéry, che sgominò le truppe avversarie, ormai sicure della vittoria e senza più difese, giungendo alle loro spalle di nascosto. Dante Alighieri ricorda tale battaglia nel XXVIII canto dell'Inferno. In tale occasione si consolidò il potere dei De Pontibus che appoggiarono Carlo D'Angiò. Questi, sotto la spinta papale, che temeva la forza antagonista di un impero centrale voluto dagli Svevi, lottava per l'affermazione degli Stati Nazionali. Con il matrimonio di una dei De Pontibus con Napoleone Orsini, il possesso del feudo passò a quest'ultima famiglia, che lo mantenne fino alla metà del XV secolo. Si ricordano in particolare il governatorato di Rinaldo (per il grande sviluppo territoriale impresso alla Contea – divenuta tale nel 1250 circa) e di Giacomo, cardinale (che ne concretizzò lo sviluppo economico). Quest'ultimo fu peraltro uno dei protagonisti, dopo lo scisma d'occidente, nelle contese per la limitazione del potere temporale del Papa. Nel 1400 circa il Papa Alessandro V, quale premio per l'appoggio ottenuto in una contesa territoriale, staccò la Contea di Tagliacozzo dal Regno di Napoli e lo aggregò allo Stato Pontificio, confermandone la titolarità a Giacomo Orsini. Intorno al 1410 gli Orsini ottennero di aprire in Tagliacozzo una Zecca nella quale si batté il “Bolognino”. Sotto Don Ferrante, passato il feudo per pochi anni ai Colonna, nella zecca si batté il “Cavallo” col simbolo della colonna sino a poco tempo fa attribuito a Brindisi (si veda "I cavalli dei Colonna"). Agli Orsini di Roma – ramo che si estinse – subentrarono nel possesso della contea gli Orsini di Bracciano che, in particolare con Roberto Orsini, determinarono il massimo splendore di Tagliacozzo favorendo la costruzione di palazzi nobiliari e la realizzazione di molte opere d'arte. La Storia moderna di Tagliacozzo: La famiglia Orsini, proprietaria di altri feudi e con un potere che andava dal Tirreno all'Adriatico, nel 1497 fu privata dal Papa del feudo – divenuto Ducato – di Tagliacozzo, assegnato invece alla famiglia Colonna, che anche in questo caso batté un “Cavallo” col simbolo della colonna sino a poco tempo fa attribuito a Brindisi, tenendo poi il feudo fino al 1806, (Il primo duca fu Odoardo; famosi furono poi Prospero e soprattutto Marcantonio, coinvolti pienamente nelle contese dell'epoca). Con tale nuovo dominio il centro del ducato si spostò gradualmente verso Avezzano, dove fu ampliato il castello costruito dagli Orsini. Iniziarono per la cittadina secoli oscuri che la resero poco inserita nell'evoluzione maturata nei restanti territori abruzzesi. A causa delle intolleranze patite nel regno di Napoli nel XVI secolo una nutrita comunità di ebrei scelse di vivere nel borgo vecchio, situato non distante dal confine con lo stato della Chiesa. Nel 1515 tuttavia la comunità subì l'esilio dall'intero regno e dovette abbandonare la cittadina. Dall'epoca della loro presenza in Marsica gli ebrei acquisirono il cognome "Tagliacozzo". In questi periodi si ricordano tre personaggi di spicco: Giovanni Capoccio, uno dei 13 italiani vittoriosi nella famosa Disfida di Barletta (novembre 1503); il matematico ed astronomo Andrea Argoli (1570 – 1649) e la poetessa Petronilla Paolini Massimi (1663 – 1729). È incerta invece l'origine tagliacozzana di Gaspare Tagliacozzi, il primo chirurgo estetico italiano, morto a Bologna nel 1599. Tuttavia ancora nel 1794 Tagliacozzo risultava il centro più popoloso della zona, con circa 12.000 persone. Dopo l'unità d'Italia, anche Tagliacozzo fu toccata dal fenomeno del cosiddetto brigantaggio postunitario. A Tagliacozzo venne giustiziato il generale spagnolo José Borjes, inviato da Francesco II di Borbone, (in esilio a Roma), per riconquistare il perduto Regno delle Due Sicilie. Il generale Borjes aveva ricevuto dal re il mandato di riorganizzare le bande di briganti filoborbonici e di cercare anche l'aiuto e l'appoggio della popolazione calabrese e lucana fedele ai Borbone. Detto Regno delle Due Sicilie era stato perduto dopo la spedizione dei Mille avvenuta nel 1860 e l'invasione dell'esercito del Regno di Sardegna. José Borjes, per contrasti tattico-militari, aveva da poco tempo interrotto l'alleanza con il capo-brigante Carmine Crocco e dalla Basilicata si stava recando con pochi uomini a Roma (passando per la Marsica) per informare il re Francesco II di quanto era avvenuto. Forse per delazione di alcuni abitanti della zona di Tagliacozzo, fu scoperto e inseguito da un reggimento di bersaglieri comandati dal maggiore Enrico Franchini. Il generale Borjes, catturato dopo un conflitto a fuoco venne fucilato, assieme ai suoi militari senza alcun processo, l'8 dicembre 1861.
CAMPEGGI TAGLIACOZZO (AQ)
**** CAMPEGGIO LA CONTEA
Via Delle Macchie - 67069 Tagliacozzo (Aq)
tel. 0863 610095 - fax 0863 698026
 Servizi offerti dalla struttura




*** CAMPEGGIO VELINO
Via Tiburtina Valeria - Loc. Camerata - 67069 Tagliacozzo (Aq)
tel. 0863 610253 - fax 0863 6457
 Servizi offerti dalla struttura





CAMPEGGIO EUROPING MARSIA
Loc. Homo Selvatico - 67069 Tagliacozzo (Aq)
tel. 0863 60148
 Servizi offerti dalla struttura








VILLAGGI TURISTICI TAGLIACOZZO (AQ)
La Storia contemporanea di Tagliacozzo: In quello stesso anno nella zona vi furono violenti moti contro il nuovo Stato Piemontese, sedati con grande spargimento di sangue. Tagliacozzo diviene, con l'inizio del Novecento, una importante sede di villeggiatura, specie per i romani facoltosi. Tale fenomeno turistico si è prolungato, dopo una stasi nel periodo dell'ultima guerra, fino agli anni settanta. Tuttora è meta turistica e di ferie, invernali ed estive, per la salubrità dell'aria, per la bellezza dei luoghi e per la bontà della sua cucina. I monumenti e i luoghi d'interesse a Tagliacozzo: Architetture religiose: Santuario della Madonna dell'Oriente, in località Oriente (Sfratati); Chiesa, convento e chiostro di San Francesco; Chiesa SS. Cosma e Damiano; Chiesa di Santa Maria del Soccorso, nel quartiere di Altolaterra; Chiesa della Madonna della Stella; Chiesa di Sant'Antonio Abate; Chiesa dell'Annunziata; Chiesa di Sant'Egidio; Chiesa di San Nicola; Chiesa di San Pietro, ad Altolaterra dove fino alla morte ha svolto il proprio ministero sacerdotale il venerabile don Gaetano Tantalo; Chiesa della Misericordia, dedicata a San Giovanni decollato; Edicole della Via Crucis e chiesetta del Calvario; Chiesa di San Giacomo a Colle San Giacomo; Chiese di Santa Barbara e San Silvestro a Gallo; Chiese di Santa Maria delle Grazie e di San Rocco a Poggetello; Chiesa di Sant'Antonio di Padova a Tremonti (anticamente era dedicata a Sant'Antonio Abate); Chiesa di San Sebastiano e piccolo santuario di Santa Barbara a Villa San Sebastiano; Chiese delle frazioni di Poggio Filippo, San Donato, Sorbo e Roccacerro. Architetture civili a Tagliacozzo - Piazza dell'Obelisco: Attorno ad essa si sviluppa il borgo antico. È contornata di palazzi storici e di un loggiato con archi a tutto sesto e finestre rinascimentali. In origine, chiamata "piazza da' Piedi", era contornata da portici, chiusi nel 1810 per ordine di Gioacchino Murat, re di Napoli. Al centro della piazza c'era, al posto dell'omonima fontana edificata nel 1824, un pilozzo di pietra dove venivano fatti sedere i debitori insolventi esposti alla pubblica gogna. Teatro Talia: ex monastero benedettino adibito a luogo di spettacolo nel 1686. Nel 1832 la struttura, dedicata al re, Ferdinando II, fu completamente modificata ed inaugurata. Un primo importante restauro fu compiuto nel 1887-1888 dopo l'incendio appiccato nel 1860 dai garibaldini. Fu chiamato Talia dal nome della musa che, stando alla leggenda, viveva nei pressi del fiume Imele. Ristrutturato nel 2002 ospita stagioni di prosa e musica in inverno ed alcuni spettacoli del Festival internazionale di mezza estate nei mesi di luglio ed agosto. Palazzo Ducale di Tagliacozzo: Risalente al XIV secolo, voluto dagli Orsini fu portato a termine nel quattrocento da Roberto Orsini nelle forme rinascimentali, passando dalla famiglia Colonna ai Barberini. Palazzo Mastroddi: Situato in piazza Argoli il palazzo fu voluto nei primi anni del XIX secolo dal conte Alessandro Mastroddi. Spazioso atrio e scalone baronale presentano statue, iscrizioni e preziosi affreschi. Fontana del 1200: Grazie ad opere di restauro è stata eletta monumento nazionale. Architetture militari: Ruderi del castello di Tagliacozzo forse edificato nell'XI secolo; Ruderi del castello di Tremonti; Ruderi del castello di San Donato. Aree naturali: Marsia: area ricca di faggete, ideale punto di partenza per gli amanti dell'escursionismo leggero; Area dei maneggi e dei circoli ippici della Piccola Svizzera. Parco Geologico Risorgenti dell'Imele: Area naturale che presenta l'antico sentiero delle risorgenti del fiume Imele tra la località di Capoacqua e le rapide della Valle delle Mole dove sono visibili i ruderi di otto antichi mulini ad acqua. Il fiume Imele le cui sorgenti si trovano a Verrecchie, nel versante abruzzese dei monti Simbruini, s'insinua nella pietre carsiche del territorio per riemergere nei pressi di Altolaterra, dando vita ad un percorso naturalistico e geologico ricco della biodiversità caratteristica del territorio. Le Tradizioni e il folclore di Tagliacozzo: 13 gennaio: processione dalla Chiesa dei SS. Cosma e Damiano al Santuario della Madonna dell'Oriente. Commemorazione di scampato pericolo dal terremoto della Marsica del 1915 e da quello dell'Aquila del 2009; Domenica in Albis: festa del Volto Santo; Venerdì Santo: lunga processione per le strade del centro storico con il lutto rappresentato da uomini incappucciati vestiti di tunica nera; 13 giugno: festa di Sant'Antonio di Padova, Patrono della città; Ultima domenica di giugno: festa di San Vincenzo Ferrer; Seconda domenica di agosto: festa di Santa Agnese e Sant'Antonio Abate; 13 agosto: nella frazione di Villa San Sebastiano si svolge la caratteristica sagra della polenta fuori stagione; 15 agosto: processione mattutina dell'Assunta; ultima domenica di agosto: festa di Sant'Antonio da Padova, patrono della città; Prima domenica di settembre: festa di Sant'Emidio, San Rocco e della Madonna dell'Oriente; 8 dicembre: festa dell'Immacolata Concezione; 10 dicembre: festa della Madonna di Loreto; estate: feste patronali nelle numerose frazioni di Tagliacozzo; Seconda settimana di luglio: si svolge Antiqua, mercato dell'antiquariato.
AFFITTACAMERE TAGLIACOZZO (AQ)
La Cultura a Tagliacozzo. Biblioteche: Biblioteca monastica "Beato Tommaso da Celano", annessa al convento di San Francesco; Biblioteca monastica "Santa Maria Orientale", situata nel santuario della Madonna dell'Oriente; Biblioteca comunale "Petronilla Paolini Massimi". Musei: Museo Orientale, ospitato all'interno del santuario della Madonna dell'Oriente presenta antichità egiziane, orientali, etiopiche, ed un'interessante raccolta numismatica e filatelica. Di particolare interesse alcuni dipinti ex-voto, risalenti dal XVII al XIX secolo, donati alla Vergine, gli arredi sacri, diverse monete antiche e rare icone bizantine. Nell'annessa biblioteca monastica sono custoditi antichi volumi; Area museale comunale "Beato Tommaso da Celano", presente nel convento di San Francesco. Il cinema di Tagliacozzo: Nel 1972 a Tagliacozzo, nella piazza dell'Obelisco e nella parte alta del borgo, in una villa su una rupe scoscesa, è stata girata la seconda parte del film "I corpi presentano tracce di violenza carnale" di Sergio Martino. Nel 2013 Tagliacozzo ha ospitato il set di Ti ricordi di me?, film di Rolando Ravello. Eventi a Tagliacozzo - Numerosi gli eventi di carattere culturale che si svolgono a Tagliacozzo: Tra luglio ed agosto si svolge in città il Festival internazionale di Mezza estate, che ha raggiunto le XXX edizioni e che vede la partecipazione di compagnie e personaggi internazionali della danza, prosa, musica, jazz, lirica e dei più disparati generi culturali; Tra luglio ed agosto: festival cinematografico Tagliacozzo in film; Nella seconda settimana di luglio, si svolge Ascanio, manifestazione rinascimentale, che ha raggiunto le XX edizioni, ispirata al condottiero delle crociate, Ascanio appunto. Vengono riproposti cibi e usanze dell'epoca: cucina rinascimentale, antichi mestieri, arcieri, sbandieratori, mangiafuoco e trampolieri; Penultima settimana di agosto: si svolge Gironi Divini, manifestazione culturale medievale dedicata a Dante Alighieri e alla citazione di Tagliacozzo sulla Divina Commedia con rievocazioni e degustazioni eno-gastronomiche. La gastronomia di Tagliacozzo. Piatti tipici della cucina locale sono: Gnocchetti con ceci; Agnello, cacio e uova; Polenta con salsicce e spuntature servita in piatti di legno (le scifellette); Prodotti di panificazione artigianale realizzati con farina di grano Solina. Le persone legate a Tagliacozzo: Tommaso da Celano, (Celano, circa 1200 – Tagliacozzo, circa 1265), frate francescano, poeta e scrittore considerato l'autore del Dies Irae. Giovanni Berardi, (Corcumello 1380 – Roma, 1449), cardinale e arcivescovo cattolico, nato da una famiglia di marchesi di Tagliacozzo. Giovanni Capoccio, (Tagliacozzo, – Roma, 1522), capitano di ventura e uno dei tredici cavalieri italiani che si opposero ai francesi nella disfida di Barletta. Ascanio Mari, (Tagliacozzo, 1524 – Parigi), orafo, alunno prediletto di Benvenuto Cellini. Ispiratore del romanzo di Alexandre Dumas, intitolato "Ascanio". Andrea Argoli, (Tagliacozzo, 1570 – Padova, 1659), matematico. Giovanni Argoli, (Tagliacozzo, 1609 – ?), scrittore e letterato italiano. Petronilla Paolini Massimi, (Tagliacozzo, 1663 – Roma, 1726), poetessa. José Borjes (Vernet, 1813 – Tagliacozzo, 1861), generale spagnolo. Ermanno Amicucci, (Tagliacozzo, 1890 – Roma, 1955), uomo politico e giornalista. Luigi Walter Moretti, (Roma, 1906 – Capraia Isola, 1973), architetto originario della frazione di Gallo da parte di madre della quale ha preso il nome. Le Frazioni di Tagliacozzo: Colle San Giacomo, Gallo di Tagliacozzo, Poggetello (anticamente chiamato Poggio Bufaio), Poggio Filippo, Roccacerro, San Donato, Sfratati, Sorbo, Tremonti, Villa San Sebastiano, il borgo antico alle pendici del monte Aurunzo è stato devastato dall'alluvione del 1955. Il borgo nuovo è stato costruito a un chilometro di distanza, più a valle. Località: Altolaterra, il quartiere più antico, situato nella parte più alta della città. Camerata, situata lungo la via Tiburtina Valeria. Marsia, località turistica alle pendici del monte Midia[43]. Nuovo Borgo Rurale, situato alle porte della cittadina. Oriente o Santa Maria d'Oriente, posta tra il santuario della Madonna dell'Oriente e la frazione di Sfratati. Piccola Svizzera, località turistica situata lungo la strada provinciale 23. L’economia di Tagliacozzo. Allevamento: Tagliacozzo è il fulcro del progetto nato con la denominazione "Le carni buone della Marsica" promosso nel 2009 dalla soppressa comunità montana Marsica 1 e portato avanti in tutta la provincia dal gruppo di azione locale Gran Sasso-Velino. Innovativi processi di qualità certificati rilanciano sempre più il settore zootecnico e la produzione e vendita dei prodotti lattiero caseari. Nella cittadina hanno sede numerose aziende che si distinguono per la qualità delle carni. Commercio ed artigianato: Il settore del commercio e dell'artigianato si sviluppa soprattutto grazie ai contenuti ma numerosi e variegati negozi del centro storico e della villa comunale. Il mercato settimanale del giovedì che si svolge lungo le strade del centro e nei dintorni di piazza Duca degli Abruzzi richiama un alto numero di ambulanti, espositori ed acquirenti. Le qualificate iniziative culturali permettono al settore di trainare l'economia del luogo. Il turismo a Tagliacozzo: Tagliacozzo è una delle mete turistiche più visitate in Abruzzo. Questo grazie alla bellezza del borgo antico, della piazza dell'Obelisco, tra le più armoniche e belle piazze d'Italia e simbolo della cittadina e ai luoghi incontaminati e selvaggi che la circondano, capaci di richiamare ogni anno i numerosi villeggianti. Il festival internazionale di Mezza estate e le numerose iniziative culturali richiamano migliaia di turisti e amanti dell'arte e della natura.
BED & BREAKFAST TAGLIACOZZO (AQ)
BED & BREAKFAST CASA LOLLOBRIGIDA
Piazza Duca degli Abruzzi, 72 - 67069 Tagliacozzo (Aq)
tel. 0863 66149
BED & BREAKFAST CASALE LE CRETE
Via Delle Crete - 67069 Tagliacozzo (Aq)
tel. 0863 678311 - mobile 348 2265735
BED & BREAKFAST LA PARIGINA
Via Dei Molini, 3 - 67069 Tagliacozzo (Aq)
BED & BREAKFAST LE GEMME
Via Degli Ontani, 11 - 67069 Tagliacozzo (Aq)
tel. 0863 67340 - mobile 346 9628601
BED & BREAKFAST OTIUM
Via Borgonovo, 16 - 67069 Tagliacozzo (Aq)
tel. 0863 68274
CASE PER VACANZA TAGLIACOZZO (AQ)
Le infrastrutture e i trasporti per raggiungere il paese di Tagliacozzo – Strade: Da Roma (80 km): autostrada A24 (casello Tagliacozzo); Da Napoli (200 km): autostrada A1 (uscita Ferentino), superstrada del Liri (SS 690) fino ad Avezzano, SS Tiburtina Valeria; Dall'Aquila (50 km): autostrade A24 e A25 (casello Magliano dei Marsi), SS Tiburtina Valeria; Da Pescara (120 km): autostrada A25 (casello Magliano dei Marsi). Ferrovie: La Ferrovia Roma-Pescara, attraversa il comune di Tagliacozzo, servendolo con due stazioni: Stazione di Tagliacozzo, lo scalo principale della città; Stazione di Villa San Sebastiano, a servizio dell'omonima frazione. I Monti Carseolani sono una catena montuosa dell'Appennino abruzzese, a cavallo tra Abruzzo e Lazio, che prende il nome dal comune di Carsoli in provincia dell'Aquila. Il sistema montuoso interessa l'area compresa tra i laghi laziali Turano e del Salto al confine con il Cicolano fino al gruppo dei Monti Simbruini sul versante sud-est. Non rappresentano una dorsale montuosa continua, bensì piuttosto un gruppo di montagne che segue pressappoco lo spartiacque appenninico ed il confine tra le due regioni; la naturale prosecuzione geomorfologica verso nord-est sono i monti del Cicolano sempre lungo lo spartiacque appenninico. Le altezze maggiori si raggiungono con i 1.808 metri della Cima di Vallevona, i 1.737 del Monte Midia, i 1.623 del Monte Fontecellese, i 1.508 del Monte Navegna, i 1.436 del Monte Cervia, i 1.337 del Monte Aquilone, i 1.329 del Monte Filone, i 1.223 del Monte Faito ed i 1.214 del Monte Porraglia. Ospitano la stazione sciistica di Marsia (nei pressi di Tagliacozzo) in provincia dell'Aquila lungo le pendici orientali di Monte Midia e la Riserva naturale Monte Navegna e Monte Cervia. Una valle particolarmente suggestiva dal punto di vista naturalistico è la Val de Varri nel territorio del comune di Pescorocchiano, classificata come sito di importanza comunitaria (SIC). Sono attraversati in parte dall'autostrada A24. La battaglia di Tagliacozzo, fu combattuta il 23 agosto 1268 tra i ghibellini sostenitori di Corradino di Svevia e le truppe angioine di Carlo I d'Angiò, di parte guelfa. La battaglia di Tagliacozzo rappresenta l'ultimo atto della potenza sveva in Italia. La fine di Corradino segna infatti la caduta definitiva degli Hohenstaufen dal trono imperiale e da quello di Sicilia, aprendo, nel regno siciliano, il nuovo capitolo della dominazione angioina. Svolgimento: Carlo I d'Angiò, fratello di Luigi IX di Francia e primo conte d'Angiò, era stato investito del Regno di Sicilia da papa Clemente IV, mentre Corradino era stato chiamato dai ghibellini a rivendicare il trono di Sicilia dopo la morte del padre Corrado di Svevia, a sua volta figlio di Federico II di Svevia e pronipote di Federico Barbarossa, e la successiva (1266) sconfitta e morte a Benevento dello zio Manfredi, che peraltro, in qualche modo gli aveva usurpato il regno. La battaglia si svolse in località Piani Palentini, tra Scurcola Marsicana e Albe; prese comunque il nome dalla località di Tagliacozzo, che era il centro abitato più importante nei pressi del luogo dello scontro. Queste le forze in campo: circa 9000 imperiali per Corradino; circa 6000 soldati per Carlo d'Angiò. L'esercito di Corradino, costituito da soldati tedeschi, pisani, romani, spagnoli e arabi, era suddiviso in tre armate: la 1ª agli ordini di Federico I di Baden-Baden e dello stesso Corradino, la 2ª guidata da Galvano de Lancia e la 3ª da Enrico de Lancia. Le truppe angioine erano comandate da Carlo d'Angiò, dal consigliere Erardo (o Alardo) di Valéry e da Guglielmo Stendardo. La battaglia campale ebbe materialmente luogo presso un ponte in muratura sito sul fiume Imele (tratto abruzzese nei pressi del fiume Salto) o, secondo altri storici, nelle vicinanze del ruscello Riale presso Castrum Pontis. I soldati guidati dallo svevo, numericamente superiori, accerchiarono dapprima le truppe angioine, ma al momento dell'attacco commisero l'errore di non valutare adeguatamente l'entità e le posizioni di tutte le forze nemiche. Corradino fu sconfitto dopo un'apparente vittoria iniziale a causa di uno stratagemma ideato da Alardo di Valéry, che prese spunto a sua volta da un analogo espediente usato dai saraceni nelle crociate: il nobile Henry de Cousances, aiutante di campo del re, indossò le vesti di Carlo e si lanciò in battaglia con tutta l'avanguardia angioina preceduta dalle insegne reali. Gli uomini di Corradino si gettarono in massa contro questa schiera, sbaragliandola. Caduto il Cousances, i ghibellini ebbero l'illusione di aver ucciso l'odiato francese e di avere in pugno la vittoria. Ruppero così le loro formazioni, lasciandosi andare a grandi scene di giubilo, lanciandosi disordinatamente all'inseguimento dei franco-angioini in apparente rotta, e dedicandosi altresì al saccheggio del campo nemico. Questo diede a Carlo d'Angiò la possibilità di sferrare un nuovo attacco a sorpresa, grazie a 800 cavalieri tenuti in riserva, che egli non aveva impiegato nella prima fase della battaglia e tenuto dietro un avvallamento del terreno.
APPARTAMENTI PER VACANZA TAGLIACOZZO (AQ)
Il santuario della Madonna dell'Oriente, è situato in località Santa Maria d'Oriente di Sfratati a Tagliacozzo (AQ), in Abruzzo. La Storia del Santuario: L'antico santuario della Madonna dell'Oriente, situato su una collina posta ai piedi del monte Aurunzo a circa 800 metri s.l.m., dista circa tre chilometri dal centro urbano di Tagliacozzo, a cui è collegato dalla strada statale via Tiburtina Valeria. I documenti più antichi risalenti al XIV secolo citano la chiesa con il nome di Santa Maria de Orienna, tuttavia le origini del luogo di culto sarebbero più antiche. L'icona della Madonna dell'Oriente infatti risale al XIII secolo. Secondo la tradizione, l'immagine della Madonna con il Bambino si sarebbe miracolosamente salvata dalla furia distruttrice dell'imperatore bizantino Leone III Isaurico che mise in atto l'iconoclastia distruggendo molteplici opere di carattere religioso in Asia, in particolare nel medio Oriente e in Asia minore. L'icona arrivò in Marsica trasportata da due ignoti pellegrini. I numerosi e importanti interventi di restauro dell'edificio sacro hanno con il tempo fatto perdere uklteriori elementi databili al XIII secolo, tuttavia è certo che già nel XVI secolo il santuario era già meta di pellegrinaggio essendo presente un altare lapideo fatto in dono alla Vergine dalla popolazione. Di questo altare restano visibili soltanto alcuni frammenti ospitati presso il museo Orientale che è presente nel convento attiguo al santuario, costruito nel XVIII secolo. Tra la fine del 1600 ed il 1868 il santuario fu oggetto di importanti interventi di ristrutturazione. L'edificio totalmente ricostruito venne consacrato nel 1742, mentre il convento fu ultimato nel 1913. Quasi completamente distrutto dal terremoto della Marsica del 1915 il santuario è stato ricostruito con un aspetto rinascimentale nel 1932. Per oltre un secolo il santuario e la parrocchia hanno ospitato i frati francescani che dopo 117 anni hanno abbandonato il luogo sacro a causa del calo di vocazioni. Dal 2013 i nuovi custodi del santuario sono i Frati carmelitani. Descrizione del santuario della Madonna dell'Oriente: L'impianto presenta la chiesa a pianta irregolare composta da tre navate, presenta un'abside poligonale ricostruito nel 1969 e volte semisferiche e, trasversalmente, il convento anch'esso a pianta rettangolare. La navata centrale e quella di destra appaiono di dimensioni regolari mentre quella di sinistra è più stretta in profondità, verso l'abside e più larga all'ingresso. L'altare principale è stato ricostruito nel 1978 con decorazioni in mosaico e musive di Cesare Vitali e del pittore Antonio D'Acchille. Dei sei altari presenti due sono impreziositi dall'arco trionfale. Il coro ligneo è opera dei fratelli Baiocco. Sulle pareti ci sono gli affreschi opera di Raffaello Solmonte che riproducono le scene di San Francesco. L'imponente campanile quadrangolare è posizionato sul lato sinistro della navata laterale e domina la sottostante valle dell'Imele. Nel convento si trova il museo orientale dove è possibile ammirare gli ex voto dal XVII secolo al XX secolo, preziosi reperti archeologici orientali provenienti dall'Egitto e dal medio Oriente, libri sacri scritti in diverse lingue, icone bizantine e monete di ogni epoca e provenienti da diverse nazioni. Arrivano a Tagliacozzo i frati Carmelitani, prenderanno in custodia il santuario dell’Oriente (Avezzano): Sarà una comunità inviata dall’ordine dei Carmelitani a guidare il santuario della Madonna dell’Oriente di Tagliacozzo. Dopo 117 anni di guida dei frati francescani, che hanno lasciato la struttura per carenza di vocazioni, è arrivato l’annuncio del vescovo dei marsi, Pietro Santoro, che ha inviato una lettera a tutti i sacerdoti, laici, religiosi e religiose della Forania di Tagliacozzo: Carissimi, annuncio con gioia di aver affidato il Santuario e la Parrocchia della Madonna dell’Oriente all’ordine dei Padri Carmelitani (Ordine della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo). Il carisma mariano dell’ordine renderà il venerato Santuario un centro di spiritualità a servizio dell’intera comunità Diocesana. Il primo novembre alle 8 immetterò nel servizio parrocchiale Padre Basilio, primo nucleo della Comunità che andrà formandosi”. Si tratta di un ordine antichissimo con un grande carisma mariano. E’ sorto in origine sul Monte Carmelo, in Palestina, da cui ha preso il nome, con una natura prettamente monastica, è stato in seguito trasformato in ordine mendicante. Esistono anche il ramo femminile delle Monache Carmelitane e numerose congregazioni di suore aggregate all’ordine. Attualmente i frati carmelitani sono divisi in 20 province, 3 commissariati generali, 2 delegazioni generali e una comunità affiliata. L’ordine conta circa 400 conventi e quasi duemila frati, oltre la metà dei quali sacerdoti. Tra il 1207 e il 1209, il patriarca latino di Gerusalemme (che allora aveva sede a San Giovanni d’Acri) Alberto di Vercelli redasse per gli eremiti del Monte Carmelo i primi statuti (la cosiddetta “regola primitiva” o formula vitae). I Carmelitani, per questo motivo, non hanno mai riconosciuto ad alcuno in particolare il titolo di fondatore, rimanendo fedeli al modello che vedeva nel profeta Elia uno degli iniziatori della vita monastica. A partire dal Concilio Vaticano II, i Carmelitani hanno riscoperto il connubio tra dimensione contemplativa e diaconia, servizio in mezzo al popolo. Quindi oggi si occupano anche della cura di centri di spiritualità, quali i santuari mariani come quello dell’Oriente di Tagliacozzo. Si dedicano anche alla tutela della dignità umana, soprattutto tra i poveri, gli emarginati e i sofferenti. Per il santuario tagliacozzano, meta di tanti pellegrini, e per i fedeli, si tratta di una buona notizia.
CASE PER LE FERIE TAGLIACOZZO (AQ)
Il museo orientale di Tagliacozzo è ospitato presso il Santuario della Madonna dell'Oriente di Tagliacozzo, in provincia dell'Aquila. La Storia: Il museo è sorto nell'ambito del santuario di Tagliacozzo, risalente al XVI secolo e che conserva l'icona della duecentesca Madonna dell'Oriente, e custodisce una raccolta di ex voto, icone bizantine, arredi sacri e monete provenienti dal Medio Oriente. Le collezioni furono raccolte dal padre francescano Gabriele Giamberardini, che operò in Egitto dal 1950 al 1970 come docente del seminario Orientale di San Cirillo a Giza e Prefetto degli Studi nella Missione dell’Alto Egizio, e da padre Tommaso Casale, nato a Tagliacozzo il 15 dicembre 1921, membro della Fraternità del convento, fondatore del museo e deceduto il 28 ottobre 1999. Le Collezioni del museo orientale di Tagliacozzo: La collezione conta antichità egiziane, orientali, etiopiche, ed una raccolta numismatica e fialatelica in fase di catalogazione. Inoltre, la biblioteca del santuario conserva anche preziose cinquecentine ed altri volumi rari, anche questi in fase di catalogazione. La storia del paese di Tagliacozzo: Il territorio era stato abitato nell’antichità prima dagli Equi poi dai Marsi, fiero popolo mai domo e grande combattente. Esistono sicuri cenni storici di un abitato, nell’attuale località alta di Tagliacozzo, a partire dall’XI secolo. Prima di allora si sono ritrovati, in alcuni testi imperiali Carolingi del 964 e del 998, riferimenti al Monastero di S. Cosma, altrimenti detto “In Heloritu” (cioè in un bosco di alloro). Prima ancora sussistono tracce di insediamenti in grotte, alcuni addirittura in epoca Neolitica e nell’ Età del Bronzo. Il centro abitato di cui si è detto si sarebbe sviluppato attorno a tre Parrocchie – S. Nicola, S. Egidio e S. Pietro – e comunque nella parte alta dei monti Arunzo e Civita, che sovrastano l’attuale città. Nel corso dell’XI secolo il territorio fu inglobato nella Contea dei Marsi, enucleata dal Ducato Longobardo di Spoleto e attribuita, nel 926, a Berardo il Francigeno, capostipite del casato Berardi. Nel 1074 ci sarebbe stato, nel territorio in questione, un centro abitato che, avente base nel castello sul monte Civita, si estendeva verso il basso. Nel 1173 il feudo passò ai De Pontibus, antica famiglia della zona. Nel 1268, 23 agosto, il territorio e precisamente i Piani Patentini furono teatro della famosa Battaglia di Tagliacozzo, tra Corradino di Svevia e Carlo d’Angiò; essa segnò il destino d’Europa in favore degli Angioini sugli Svevi, favorendo ancora per secoli il potere temporale del Papa. Fu vinta con uno stratagemma ideato da Alardo di Valery che sgominò le truppe avversarie, ormai sicure della vittoria e senza più difese, giungendo alle loro spalle di nascosto. Dante ricorda tale battaglia nel XXVIII canto dell’Inferno. In tale occasione si consolidò il potere dei De Pontibus che appoggiarono Carlo D’Angiò. Questi, sotto la spinta Papale, che temeva la forza antagonista di un impero centrale voluto dagli Svevi, lottava per l’affermazione degli Stati Nazionali. Con il matrimonio di una dei De Pontibus con Napoleone Orsini, il possesso del feudo passò a quest’ultima famiglia, che lo mantenne fino alla metà del XV secolo. Si ricordano in particolare Rinaldo (per il grande sviluppo territoriale impresso alla Contea – divenuta tale nel 1250 circa) e Giacomo, Cardinale (che ne concretizzò lo sviluppo economico). Quest’ultimo fu peraltro uno dei protagonisti, dopo lo scisma d’occidente, nelle contese per la limitazione del potere temporale del Papa. Nel 1400 circa il Papa Alessandro V, quale premio per l’appoggio ottenuto in una contesa territoriale, staccò la Contea di Tagliacozzo dal Regno di Napoli e lo aggregò allo Stato Pontificio, confermandone la titolarità a Giacomo Orsini. Intorno al 1410 gli Orsini ottennero di aprire in Tagliacozzo una Zecca che creò, nel tempo, due monete: prima il “Bolognino” e poi il “Cavallo”. Agli Orsini di Roma – ramo che si estinse – subentrarono nel possesso della contea gli Orsini di Bracciano, che, in particolare con Roberto Orsini, determinarono il massimo splendore di Tagliacozzo favorendo la costruzione di palazzi nobiliari e la realizzazione di molte opere d’arte. La famiglia Orsini, proprietaria di altri feudi e con un potere che andava dal Tirreno all’Adriatico, nel 1497 fu privata dal Papa del feudo – divenuto Ducato – di Tagliacozzo, assegnato invece alla famiglia Colonna, che lo tenne fino al 1806, (Il primo duca fu Odoardo, famosi furono poi Prospero e soprattutto Marcantonio, coinvolti pienamente nelle contese dell’epoca). Con tale nuovo dominio il centro del Ducato si spostò gradualmente verso Avezzano, dove fu ampliato il castello costruito dagli Orsini. Iniziano per Tagliacozzo secoli oscuri, che resero la Città poco inserita nell’evoluzione maturata nei restanti territori e meno disponibile ai vari miglioramenti sociali. In questi periodi si ricordano solo tre personaggi di spicco: Giovanni Capoccio, uno dei 13 italiani vittoriosi nella famosa Disfida di Barletta (Novembre 1503); il matematico ed astronomo Andrea Argoli (1570 – 1649) e la poetessa Petronilla Paolini Massimi (1663 – 1729). E’ incerta invece l’origine Tagliacozzana di Gaspare Trigambi, il primo chirurgo estetico italiano, morto a Bologna nel 1599. Tuttavia ancora nel 1794 Tagliacozzo risultava il centro più popoloso della zona, con circa 12.000 persone. Dopo l’unità d’Italia, non pienamente condivisa nel territorio, Tagliacozzo fu toccata dal fenomeno del Brigantaggio, per il quale si ricorda in particolare l’attività del Brigante Boryes (invero generale borbonico) che godeva nella zona di varie protezioni. Egli però fu catturato e poi fucilato nelle vicinanze di Tagliacozzo l’8/12/1861. In quello stesso anno nella zona vi furono violenti moti contro il nuovo stato Piemontese, sedati con grande spargimento di sangue. Tagliacozzo diviene, con l’inizio del 1900, una importante sede di villeggiatura, specie per i romani facoltosi. Ciò si prolungò, dopo una stasi nel periodo dell’ultima guerra, fino agli anni ’70. Tuttora è meta turistica e di ferie, invernali ed estive, per la salubrità dell’aria, per la bellezza dei luoghi e per la bontà della sua cucina. Il Genius Loci: E’ un’emozione passeggiare nella zona antica di Tagliacozzo. Si passa da una piazza meravigliosa, tra le più armoniche e scenografiche del Centro Italia, a viuzze che danno la sensazione di ritornare indietro di qualche secolo.
COUNTRY HOUSE TAGLIACOZZO (AQ)
La Chiesa e Convento di S. Francesco di Tagliacozzo: Probabilmente e citata nella bolla di Pasquale II del 1115 come S. Maria in Eloreto (=Laureto); altre fonti riportano la denominazione di S. Maria extra moenia o extra muros, in quanto la chiesa sorgeva al di fuori della prima cinta muraria, situata più in alto, all’incirca in linea col Palazzo Ducale. Purtroppo, nulla e rimasto visibile di tale primitiva costruzione, in quanto la chiesa venne radicalmente ricostruita e dedicata a S. Francesco nel corso del XIII secolo, anche se e estremamente difficile precisare la data di tale intervento. In un Diurno del XV secolo, un tempo conservato nel convento ma rubato nel 1973, era riportata una scritta di Girolamo de’ Jacobutiis (Jacobucci), nativo di Tagliacozzo e vescovo di Veroli, secondo la quale l’altare maggiore della chiesa sarebbe stato consacrato il 20 novembre 1233. La notizia va presa con estrema cautela, potendo il documento essere un apocrifo, ma altre citazioni in bolle pontificie confermano la presenza di un cantiere francescano attivo nel XIII secolo. Un’altra notizia riportata dagli storici locali, secondo cui lo stesso S. Francesco avrebbe soggiornato in Tagliacozzo, sembra palesemente dettata da amore di campanile, mentre appare almeno probabile che, se non dell’edificazione, dell’insediamento di una comunità francescana presso la chiesetta di S. Maria possa essersi interessato il Beato Tommaso da Celano. Ad ogni modo l’inizio della costruzione si può situare intorno alla metà del secolo, se in una bolla di Innocenzo IV del 17 giugno 1252 venivano concesse indulgenze a coloro che avessero contribuito al finanziamento dei lavori; tutto quindi a non grande intervallo di tempo dall’edificazione delle grandiose chiese francescane di Assisi (S. Francesco e S. Chiara) che servirono da modelli, come appare evidente dalle somiglianze delle piante e delle strutture architettoniche. Nel corso dei secoli XIV e XV chiesa e convento poterono giovarsi dell’appoggio degli Orsini, come prova il fatto che due Cardinali di tale famiglia (Jacopo e Giovanni) vi erano sepolti, e molti oggetti preziosi (qualcuno ancora conservato) provengono presumibilmente dalla stessa famiglia. Del resto, anche i Colonna non lesinarono i loro favori ai francescani, come vedremo parlando degli affreschi dell’androne. Tra la fine del ‘500 ed i primi del ‘600 il complesso subì una radicale ristrutturazione. In particolare il convento fu ampliato e le mura irrobustite con contrafforti; fu costruito il chiostro al centro del quale fu ricavata la cisterna col pozzo, sull’intradosso del cui architrave la data 1692 indica la conclusione dei lavori (in origine il chiostro presentava anche, al di sopra del portico, il loggiato, chiuso poi per ricavarne stanze per i religiosi); furono affrescati la volta dell’androne e le lunette, nel 1608. Nel 1647 si verificarono i fatti relativi al miracolo di S. Antonio di Padova. Nel corso del XVIII secolo l’interno della chiesa fu totalmente barocchizzato, secondo uno stile (almeno a giudicare dalle fotografie) gradevolmente roccoco, anche se totalmente estraneo allo spirito della primitiva costruzione. La data di due pale d’altare (1755) può costituire un sicuro terminus ante quem. Furono realizzati altari laterali in stucco, le pareti della navata, i pilastri e persino i costoloni furono rivestiti di stucchi policromi, dappertutto sui muri, sui capitelli e sull’altare maggiore una profusione di angeli in volo, motivi vegetali e dorature. La soppressione degli istituti religiosi decretata dal Bonaparte nel 1809 porto alla chiusura della chiesa e del convento, che furono adibiti prima ad uffici comunali e poi a scuole. Ma la conseguenza più nefasta dell’allontanamento dei frati fu la quasi totale dispersione dei quadri, degli oggetti e libri d’arte che i francescani avevano ricevuto in dono e gelosamente (ma anche intelligentemente) conservato.  Il restauro (ultimato intorno al 1960) ha provveduto ad eliminare totalmente il rivestimento barocco, restituendoci una chiesa la cui immagine e indubbiamente più vicina all’idea comune di quella che dovrebbe essere la primitiva semplicità delle chiese francescane, ma che e pur sempre il frutto di una scelta individuale, e rispecchia pertanto i gusti e le inclinazioni di un singolo. Comunque, il ritorno dei padri alla guida del complesso e un fatto indiscutibilmente positivo. Anche l’agile campanile e stato restaurato nel 1970, ma con criteri d’intervento più scientifici. La facciata (che domina la piccola e deliziosa piazzetta) si ispira anch’essa a modelli umbri: e spartita in tre fasce orizzontali da una cornice marcapiano a palmette e fiori stilizzati e da una successione di archetti pensili a sesto acuto su mensoline con rosette, gigli, angeli, protomi umane, stelle, palmette, ecc. il paramento murario e in conci rettangolari di una pietra dal bel colore rosato. Il portale rielabora un tipo molto frequente in Tagliacozzo (Annunziata e Soccorso) e quindi può essere datato alla seconda meta del ‘400. Le colonnine sono bipartite da anelli (bagues) circolari o poligonali e nella parte inferiore sono lisce, in quella superiore fantasiosamente lavorate a spirale o intrecciate a spina di pesce. I capitelli presentano decorazioni a foglie oppure uccelli stilizzati (pavoni?) con il collo ritorto cosi da affiancare le teste ai crochets intermedi. Nel capitello dello stipite destro le teste degli uccelli si fondono in un crochet che si trasforma fantasticamente in una protome umana sorridente (una sorta di “luna piena”). L’architrave e liscio, l’arco di scarico ogivale presenta la sola cornice esterna sagomata a foglie. Sopra il portale, oltre l’agnello mistico, si apre il grande rosone, uno dei capolavori della scultura architettonica di gusto gotico in Abruzzo. Esso e costituito da sedici colonnine poligonali, convergenti su una corona centrale traforata e sostenenti archetti trilobati a tutto sesto, n loro volta intercalati e contrapposti con altri archetti trilobati poggianti sulla prima circonferenza esterna; quest’ultima e decorata con fiori (le rose degli Orsini?), la seconda con una treccia a spina di pesce e gigli, la terza e costituita da lastre sporgenti sagomate a foglie. I tre giri sono progressivamente aggettanti. Il rosone e molto simile a quello di S. Maria della Tomba a Sulmona, che ne differisce per la forma degli archetti e altri particolari ornamentali. Sopra il rosone, all’interno di uno spazio quadrilobato, era ospitato lo stemma degli Orsini, scalpellato dopo l’avvento dei Colonna. La facciata ha una conclusione a capanna, in genere ritenuta un’aggiunta posteriore.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' TAGLIACOZZO (AQ)
La Chiesa di Santa Maria del Soccorso di Tagliacozzo: La chiesa è citata nella bolla di papa Pasquale II del 25 febbraio 1115, con la quale veniva confermato al vescovo della diocesi marsicana, Berardo, il possesso di numerose chiese tra cui appunto questa, chiamata pero “S. Maria in Furca”, forse perché situata nella forca o sella tra i monti Arunzo e Civita. Di questa prima costruzione rimangono soltanto, presumibilmente, la stanza di fondo (ora riattata e resa vivibile, ma prima una sorta di stalla spoglia e misera) ed il locale posteriore all’altare, che si presenta diviso in due campate, una più piccola con volta a crociera, l’altra con volta a botte a sesto acuto, entrambe pero non databili con sicurezza al XII secolo solo sulla base di tali generici particolari architettonici. Gli affreschi che decorano questo ambiente sono molto più tardi, ed appartengono a due fasi distinte, anche se il loro stato frammentario ne rende difficile l’interpretazione. Sulla parete di fronte all’ingresso si leggono ancora tre scene in sequenza: 1) L’incontro di Anna e Gioacchino alla Porta Aurea; all’incontro assistono due pastori (si notino i loro bastoni); S. Anna invece non e accompagnata da donne; la scritta sottostante (…RIALI – MATRE… CHRISTI) e troppo mutila per essere a tutt’oggi interpretabile. 2) La nascita della Vergine: l’iconografia e tradizionale, con la puerpera sul letto in un interno “moderno” definito dagli oggetti caratteristici (il letto, il caminetto); molto abraso, il dipinto si riduce quasi ad una sinopia. 3) La presentazione della Vergine al tempio: l’interpretazione più ovvia (e che ha dominato nella tradizione) porterebbe a ravvisare nel soggetto la Visitazione della Vergine a S. Elisabetta. Personalmente preferisco vedervi la Presentazione della Vergine al tempio, soggetto piuttosto raro e tuttavia trattato anche da sommi maestri, come Giotto a Padova, dove appunto e presente la scala che conduce all’ingresso del tempio. Se cosi fosse, la figura sulle scale sarebbe il sacerdote, quella dietro un suo aiutante, mentre completamente perdute sarebbero le figure della Vergine quinquenne, di S. Anna e di S. Gioacchino. Sono indotto ad avanzare tale ipotesi sulla base delle seguenti osservazioni: a) la caduta del colore non consente di identificare il sesso della figura sulle scale; b) in una sequenza logica, la Visitazione verrebbe forzatamente DOPO l’Annunciazione, mentre nel caso in esame la scena precedente e sicuramente la Nascita della Vergine; c) nella Visitazione, la Vergine e S. Elisabetta sono strettamente abbracciate, mentre nel nostro caso la figura sulle scale protende le mani verso il basso, verso cioè un’altra figura che e ancora staccata; inoltre nello schema della Visitazione S. Elisabetta non e mai posta “più in alto” della Vergine, come sarebbe in questo caso. Le ultime due scene sono divise da una Crocifissione, di cui si vede soltanto il corpo del Cristo dal perizoma in giu. Dai pochi frammenti che restano si può avanzare la seguente ipotesi: nel corso del XV secolo si inizio la decorazione dell’ambiente: al di sopra di uno zoccolo di cui rimangono labili tracce fu dipinta una prima fascia con le Storie della Vergine, partendo dal muro breve sulla sinistra (dove e riemerso un frammento al momento illeggibile) o dall’angolo di quello di fronte. Vi potevano essere affrescati episodi come la cacciata di Gioacchino dal tempio, Gioacchino tra i pastori, il sogno di Gioacchino, ecc. Il racconto (ispirato ai Vangeli apocrifi, in particolare al protoevangelo di S. Giacomo) proseguiva con le tre storie superstiti e con altre scomparse (Annunciazione, Visitazione, ecc.); quindi dovevano seguire le Storie della vita del Cristo (Natività, Epifania, ecc.) che occupavano o gia parte della prima fascia e comunque continuavano sulla volta a botte archiacuta, e di cui la Crocifissione rimane l’ultimo brandello superstite, solo perché il pittore, per mancanza di spazio, escogito l’espediente di farla scendere con la parte inferiore ad incastrarsi tra le due scene del primo ordine. Forse le pitture del secondo ordine furono realizzate in un secondo momento e da un altro maestro, come sembrerebbe provare lo stile più sensibile ai valori luminosi di ciò che resta della Crocifissione. Ad ogni modo, se la nostra ipotesi e giusta, non può che crescere il rammarico per la perdita di un ciclo rarissimo in Abruzzo (tra i pochi esempi si può citare quello del Delitio ad Atri). Più tardi, nella seconda meta del ‘400, fu realizzata la decorazione della volta a crociera, con le immagini degli Evangelisti. Si riconoscono: S. Giovanni (gli artigli dell’aquila), S. Luca (la testa del toro), S. Matteo (e visibile parte dell’angelo), mentre totalmente scomparso e il S. Marco. Nei pennacchi della crociera sono busti di putti che si affacciano dagli oculi e che sembrano impensabili senza il modello dell’orologio di Paolo Uccello a Santa Maria del Fiore, come pure, nella lunetta dell’altro vano, due Dottori della chiesa, presumibilmente S. Ambrogio e S. Agostino. Gli Evangelisti poggiano su un motivo astratto, una sorta di nuvola stilizzata, con punte sfreccianti come fulmini o raggi di luce. Un motivo identico compare sotto l’orso affrescato sulla cappa del camino nella Stanza delle prospettive in Palazzo Ducale, per cui si può pensare ad uno stesso maestro, attivo prima nella dimora comitale e poi dagli Orsini stessi incaricato di completare la decorazione del Soccorso. La dignitosa perizia palesata nell’ottenere lo scorcio degli oculi per i putti e i due Dottori della Chiesa confermerebbe la vocazione prospettica dell’ignoto maestro. La navata della chiesa attuale doveva essere completamente decorata di affreschi, di cui rimangono pochi frammenti. L’altare cinquecentesco presenta: al centro la Madonna in trono ed in alto l’Eterno Padre (il volto della Vergine ed altri particolari sono stati malamente ridipinti); a destra la Maddalena, a sinistra S. Marco; i due quadretti raffigurano La Natività e l’Assunzione della Vergine, e sono opera di Angelo Guerra di Anagni del 1557.
RIFUGI E BIVACCHI A TAGLIACOZZO (AQ)
Grotta “Beatrice Cenci” di Tagliacozzo: La strada, che da Tagliacozzo sale a Cappadocia, quasi a metà percorso tra il Comune di Cappadocia e la frazione di Verrecchie, scorre, per circa trenta metri, sopra una cavità, che è conosciuta come grotta di Verrecchie o di Petrella, ma soprattutto come grotta di Beatrice Cenci. E’ con quest’ultimo nome che si preferisce chiamarla, da quando Francesco Domenico Guerrazzi, tra i suoi numerosi romanzi storici, per la verità molto distante dalla perfezione manzoniana, pubblicò nel 1854, a Pisa, la Beatrice Cenci, giovane e bella protagonista di una orrenda vicenda di odio, di sangue, di amore, di morte,”.. Nobile romana, vissuta nella seconda metà del Cinquecento, figlia di Francesco, mostro disumano più volte incriminato per i suoi vizi e rilasciato solo grazie alla sua ricchezza, Beatrice venne rinchiusa dal padre nella rocca di Petrella Salto, nel Cicolano, insieme alla matrigna Lucrezia Petroni. Qui si innamorò del castellano Olimpio Calvetti e, non resistendo alle angherie del padre, insieme con i fratelli Giacomo e Bernardo, lo fece uccidere nel sonno dai sicari, per poi precipitarlo da un balcone, per simulare una disgrazia. Ma il parricidio trapelò a Roma e il papa Clemente VII volle che i membri della famiglia fossero processati e messi alla tortura. La difesa tentò di insistere sul delitto di incesto, ma non riuscì a provarlo e Beatrice fu condannata a morte con Giacomo e Lucrezia (Bernardo per la minore età fu mandato alle galere) e decapitata davanti a ponte S. Angelo. Il suo aspetto di fanciulla le aveva procurato la simpatia popolare e si disse che l’accanimento papale fosse motivato dal ricco patrimonio dei Cenci, che venne confiscato. Nel romanzo, Francesco Domenico Guerrazzi aveva commesso l’errore di identificare la “Rocca Petrella nel regno di Napoli”, con Petrella Liri, invece che con Petrella Salto nel Cicolano, in provincia di Rieti, dove effettivamente sorgeva la rocca della famiglia Cenci, di cui ancora oggi sono visibili i resti. Cosi da quell’errore, è rimasto il nome della sventurata famiglia alla grotta che si trova nei pressi dell’abitato di Petrella Liri. E’ forse anche a causa di tale nome, l’interesse per la grotta, che contiene un sito archeologico rilevante, è stato sempre costante nel tempo. La Comunità Montana Marsica 1, in sintonia con la Legge Regionale N’ 32 del 94-75, che all’art. 1 riconosce l’importanza scientifica e turistica del patrimonio speleologico esistente sul proprio territorio, promuovendo ogni iniziativa diretta alla sua conservazione e valorizzazione, nel 1979 nel Piano di sviluppo socio-economico, pose, tra gli interventi più trainanti per l’economia territoriale, il settore turistico, con particolare attenzione alla valorizzazione delle risorse naturali. Per dare attuazione pratica alle formulazioni teoriche, la Giunta, nell’aprile del 1989, approvò il progetto di valorizzazione turistica della grotta Beatrice Cenci, redatta dall’ing. Interno della Grotta di Beatrice Cenci Luigi Morelli, con la collaborazione del’ing. Altero Leone e con la consulenza del gruppo speleologico aquilano e di quello marsicano. In tal modo la Comunità Montana Marsica 1 ha voluto valorizzare uno dei molti luoghi meravigliosi di questa nostra Marsica bella e antica, realizzando un itinerario turistico, che non interessa soltanto la grotta Beatrice Cenci di per sé bellissima, ma anche l’Ovido di Verrecchie, il pozzo dell’Ovido, l’inghiottitoio dell’Imele, la grotta Cola su un percorso che permetterà di osservare fenomeni superficiali interessantissimi: piani carsici, doline, campi solcati. Dalla statale che collega Tagliacozzo a Cappadocia, si può raggiungere la grotta tramite una strada che, ricalcando un antico sentiero, scende gradatamente, fino ad arrivare in prossimità della cavità, ove termina in un ampio piazzale di sosta,posto alquanto lontano dalla grotta. Lo scenario esterno, nel quale si apre la cavità con un ingresso rialzato rispetto al fondovalle, è tipico dei monti Simbruini, ricchi di lussureggiante vegetazione e caratterizzati, nel tratto tra Tagliacozzo e Cappadocia, da una serie di bacini chiusi, costituenti una raccolta di acque che una volta erano assorbite dalla grotta Beatrice Cenci, mentre attualmente vengono smaltite attraverso una voragine profonda 100 metri, detta Ovido di Verrechie, di cui è possibile seguire con l’occhio le sinuosità sotterranee prima che il flusso spumeggiante, precipitando, non si perda nel buio, tramite un breve cunicolo che penetra nell’Ovido. Avevo tante volte letto e sentito parlare della grotta Beatrice Cenci; finalmente ho avuto l’opportunità di constatarne la grandiosità interna, resa ancora più suggestiva e irreale dalla ovattata penombra della cavità, alla quale si accede tramite un corridoio che, con pendenza via via decrescente, sbocca nel vasto salone iniziale, di forma ellittica, con volta molto alta e pavimento quasi piano, risonante di rumori impercettibili, causati dalle folate di vento che penetrano nell’interno e dalle gocce di acqua che martellano implacabilmente i grossi massi appoggiati sulla parete destra, mentre al centro sono riscontrabili antichi crolli della volta in parte modellata dalla erosione carsica e dal concrezionamento. Dopo il vasto salone, la grotta si restringe e forma un corridoio con accentuata pendenza, ingombro di massi e di stalagmiti, e sulla sinistra, di vaschette concrezionate, sfociando in un secondo salone pianeggiante, imponente e grandioso, con varie concrezioni nel soffitto e vaschette fossili poste lungo la parete destra. All’improvviso la volta si abbassa, formando nella parte sinistra una specie di arco che delimita un lago profondo non oltre 70-80 cm nel punto massimo, causato dalle acque meteoriche e risonante di un continuo e vario tintinnio per lo stillicidio presente. Il salone lacustre, in Interno della Grotta di Beatrice Cenci particolari periodi, può invadere altri ambienti minori collegati ad esso, con una quantità di acqua comunque mai rilevante. Così dalla luce del sole e dal verde delle colline, attraverso un percorso di circa 250 metri, interno alla grotta, in passerella di acciaio sospesa, che si adatta perfettamente alle variazioni planimetriche e alle situazioni dei luoghi, si ha la possibilità di godere di spettacoli incomparabili e di scenari suggestivi che si presentano in tutta la loro magnificenza, agli occhi stupiti di chi si avventura alla scoperta di rare e nascoste bellezze. E la forma di tanta bellezza giungerà anche a Petrella Salto, a rallegrare i luoghi che videro la sventurata fanciulla, al cui nome ormai la grotta è indissolubilmente legata.
La città di Tagliacozzo è caratterizzata da clima montano mediterraneo, con inverni rigidi ed estati che possono attraversare periodi moderatamente caldi. Le medie delle temperature minime sono piuttosto basse, caratteristica comune a molte località abruzzesi dell'interno montano. La temperatura media annua è di 10,8 °C. Il mese più freddo è gennaio con una media di 2,5 °C e il più caldo è agosto con 19,6 °C. La temperatura più alta registrata a Tagliacozzo corrisponde a 40,0 °C. La temperatura minima assoluta più bassa mai registrata a Tagliacozzo da una stazione meteorologica ufficiale è di -17 °C, mentre sono ufficiosi i -30° toccati nel settore cittadino più a valle, soggetto ad un regime termico più basso. La piovosità storica è di circa 970 mm annui distribuiti in 102 giorni con precipitazioni. La stagione più piovosa è l'autunno, seguita dall'inverno e dalla primavera quando sono frequenti e talvolta copiose le nevicate. L'estate non è però particolarmente asciutta, essendo segnata da quasi 130 mm di pioggia in 18 giorni piovosi. Sono presentati di seguito i valori climatici medi di riferimento ufficiali per Tagliacozzo pubblicati dall'Arssa. Feste e sagre a Gallo. Festa dei Santi Patroni: La grande festa. Venerdi S.Emidio , Sabato S.Silvestro e Domenica S.Barbara vengono portati di mattina in processione. Prima della processione c'è la messa in onore del Santo e un'asta per decidere chi lo porterà in spalla per le vie del paese. Finita la processione si assiste prima di pranzo ai fuochi d'artificio in onore del Santo. Ogni pomeriggio dei tre giorni vengono organizzati giochi popolari e ogni sera un complesso si esibirà sul palco in piazza. Il sabato c'è sempre l'ospite di spicco. La domenica sera, dopo l'estrazione della lotteria, si assiste ai fuochi d'artificio di chiusura della festa. Sagra della salsiccia (15 Agosto): Da molti anni a ferragosto a Gallo si festeggia con la sagra della salsiccia. Dalle 18.00 si inizia a mangare e bere (Panini con salsiccia, bistecche, pancetta, vino e tutto il resto) e si continua con musica dal vivo e balli di gruppo. Veniteci a trovare e non ve ne pentirete! Varie sagre (16-25 Agosto): Tra la sagra della salsiccia e la festa per onorare i santi il comitato organizza sempre diverse cene in piazza con musica. Da due anni una di queste sere è dedicata alla festa della pizza. Inoltre viene organizzata anche una festa per i bambini con tanti divertimenti.
Tagliacozzo è una città della Marsica, subregione dell'Abruzzo. Da sapere sul paese di Tagliacozzo: Città d'arte dell'Abruzzo montano. È il terzo comune della Marsica, dopo Avezzano e Celano, per estensione territoriale e numero di abitanti, è considerato il capoluogo culturale del territorio. Si organizzano nella cittadina marsicana numerosi e importanti eventi culturali tra cui il noto Festival internazionale di Mezza estate. Tagliacozzo è stata elevata a città con decreto del presidente della Repubblica nel 2000. Al centro delle vicende storiche nel medioevo, in particolare è nota per la famosa battaglia combattuta e vinta da Carlo I d'Angiò sui ghibellini di Corradino di Svevia nel 1268. Tagliacozzo fa parte dei Borghi più belli d'Italia. Cenni geografici su Tagliacozzo: Tagliacozzo è situato nella parte occidentale della Marsica non molto lontano dai confini con il Lazio, in posizione adagiata lungo le pendici di una montagna. È raggiungibile da Roma attraverso l'omonima uscita autostradale dell'A24 oppure attraverso la via Tiburtina Valeria passando per Carsoli, da L'Aquila, Pescara, Avezzano e Sulmona attraverso l'autostrada A25 e percorrendo la via Tiburtina Valeria in senso opposto attraversando i Piani Palentini. Non molto lontano dal centro abitato si trova la stazione sciistica di Marsia sulle pendici orientali del Monte Midia a 1737 metri s.l.m. nell'area montana dei monti Carseolani. Quando andare a Tagliacozzo: Tagliacozzo offre, soprattutto durante il periodo estivo, molteplici occasioni per una visita. L'antico teatro Talia e il palazzo ducale, in particolare, sono sempre in piena attività. Il festival internazionale di Mezza estate, che si svolge tra luglio ed agosto richiama migliaia di turisti e amanti della cultura. Nel periodo estivo si tengono nella cittadina marsicana moltissime iniziative, tra queste il film festival, tra i più importanti e seguiti d'Abruzzo, e la manifestazione rinascimentale Ascanio. Da un gualdo in possesso dei monaci Benedettini ebbe origine il villaggio di Gallo. Un tempo Villa Gallo era situato più a monte vicino alla frazione di San Donato. L'antico villaggio di Gallo ebbe origine a pochi chilometri dallo storico altopiano Aventino, dove il 23 agosto dell'anno 1268 si consumò lo scontro fra le truppe di Corradino di Svevia e Carlo d'Angiò che Dante così ricorda "... e là da Tagliacozzo dove senz'arme vinse il vecchio Alardo" (Inferno Canto XXVIII vv. 17-18). Questo piccolo e ridente paese è conosciuto per la dolcezza del clima, la purezza dell'aria, la produzione delle ciliege e per essere stato decimato nel 1656 da una terribile epidemia di colera originaria dell'Etiopia. I pochi superstiti ricostruirono il paese più a valle dove è tuttora. Il poeta romano Tibullo, come molti altri poeti e storici, amava dimorare e ristorarsi a Gallo per scappare dal caldo opprimente e dal cattivo odore che imperava nella "Caput Mundi" durante il periodo estivo. Dal lontano 1656 son passati 340 anni ma l'aria ed il clima del paese son sempre gli stessi, solo la popolazione ha subito delle variazioni senza mai compromettere la tranquillità e la pace dell'antico "Gaudium". La chiesa parrocchiale è dedicata a Santa Barbara, costruita agli inizi di questo secolo; è ad una sola arcata, sulla parete di destra ha la statua di S. Barbara ed un dipinto che raffigura il suo martirio, sulla parete sinistra vi è un arazzo dove è raffigurata la madonna del rosario a fianco la madonna della pace. La parte più antica e caratteristica del Paese è alle spalle della chiesa composta da stretti vicoli e vicoletti che si diramano verso l'esterno. Un'altra chiesa è presente nel paese ed è dedicata a San Silvestro I Papa, una volta parrocchia servita da un sacerdote con il titolo di Abate. Tale chiesa nella Bolla di Clemente III è indicata con queste parole : "Sancti Silvestri in Gualdo", nel 1190. Festa della Madonna della Pace di Tagliacozzo: Si narra che, nel passato, gli abitanti di Gallo e di S.Donato avessero frequenti litigi con gli abitanti di Poggio Filippo, per motivi di pascolo e di taglio di bosco.Al fine di porre termine alle contese che talvolta sfociavano in risse sanguinose, venne proposta una processione. Il culto della Madonna in tale processione è stato introdotto molto più tardi forse nella metà del secolo scorso, per opera di un celebre missionario, Padre Baldinucci. Costui ritenne opportuno ricorrere alla funzione riconciliatrice della Vergine, che prese appunto il nome di Madonna della pace. Ognuno di questi tre paesi realizzò un proprio vessillo con l'effige della Madonna. Ma anche queste "Madonne" divennero ben presto motivo di scontri, di gelosie, e di invidie poichè ogni paese riteneva di avere la Madonna più bella. Per evitare ulteriori discussioni si decise di ornare di un identico fregio le tre immagini Sacre.
La memoria degli uomini di Tagliacozzo: Per i tantissimi tagliacozzani che, per necessità o per lavoro, hanno da decenni lasciato il loro paese, quest’ultimo appare molto diverso, specie se osserveranno la parte nuova, al di qua dell’arco romano, i palazzi e le ville, i nuovi rioni e le nuove strade. Poi però basterà superare l’arco verso l’interno ed allora ritroveranno la Tagliacozzo di sempre, quella che è rimasta nei loro ricordi, nel loro sangue, quella della Piazza dell’Obelisco ove da ragazzi hanno giocato, hanno passeggiato, hanno amoreggiato. Questi luoghi, quest’aria, questi profumi antichi spiegano come mai negli anni ’20, ’30 e ’40 il paese sia stato meta preferita di tantissimi romani di ottimo lignaggio, che hanno qui acquistato case e terreni. E così si spiega anche quella sorta di malìa e di vera e propria “saudade” che inevitabilmente prende tutti i tagliacozzani che vivono altrove e che non vedono l’ora di ritornare perché qui, per loro, è l’ombelico del mondo, qui è il posto sulla terra nel quale è più dolce vivere. Il Personaggio di Tagliacozzo: Molti ed importanti furono i personaggi che nel passato diedero lustro alla città di Tagliacozzo e contribuirono a renderne il nome conosciuto nel mondo dell’arte, della scienza, della religione e della cultura in generale. Da un Giovanni VI, abate in Subiaco, che ebbe il privilegio di ospitare San Francesco allorché questi si recò a visitare il Sacro Speco, al diplomatico Giuliano Argoli inviato da Papa Alessandro VI per impedire la discesa del Re di Francia Carlo VIII in Italia. Il Beato Giovanni da Tagliacozzo, compagno di San Giovanni da Capestrano; Giovanni Capoccio, uno dei tredici cavalieri che nella celebre disfida di Barletta, vinse altrettanti cavalieri francesi; Fra’ Properzio Resta, Conventuale dottissimo, Procuratore Generale dell’Ordine e segretario personale di Sisto V; Ascanio Mari, valente artista rinascimentale ed allievo prediletto di Benvenuto Cellini; Gaspare Trigambi, celebre medico del XVI secolo, fu l’inventore della chirurgia plastica; Andrea Argoli, matematico e astronomo di fama mondiale; Petronilla Paolini Massimi, iscritta all’Accademia dell’Arcadia in Roma col nome di Fidalma Partenide, fu famosa poetessa del XVIII secolo; Luigi Gannantonii, pittore ritrattista e miniaturista. Per citarne alcuni. Il Beato Tommaso da Celano, pur tradendo nella specificazione del nome l’origine non tagliacozzana, può però a buon diritto essere considerato figlio adottivo di questa terra, in quanto sia in vita, fondandovi uno dei primi insediamenti dell’Ordine, sia in morte, riposando le sue spoglie nella Chiesa di San Francesco, ha onorato la nostra Città con la sua santità, la sua cultura e la sua fama.
La Storia contemporanea di Tagliacozzo: Lo schieramento ghibellino, preso di sorpresa ed alle spalle, non resse alla carica della cavalleria angioina, fu travolto e si disperse. Per le truppe dello svevo fu una disfatta che assunse in breve le proporzioni di un autentico massacro. Corradino si diede allora alla fuga, dirigendosi verso Roma. La città che poco tempo prima lo aveva trionfalmente accolto, si dimostrò adesso ostile allo sconfitto. D'altronde, l'ira di Carlo verso i romani, ritenuti traditori per l'appoggio dato in precedenza allo Staufen, era stata terribile, come atrocemente sperimentarono i cittadini romani fatti prigionieri a Scurcola. Essi, infatti, furono barbaramente massacrati con inumani supplizi. Forse la bellissima statua di Arnolfo di Cambio, che raffigura Carlo d'Angiò in trono con un'espressione torva, dovette avere anche la funzione di monito al popolo romano sul prezzo dell'infedeltà. Tutti questi eventi precedenti certo non favorirono in quel momento la solidarietà dei romani verso il fuggiasco Corradino. Il giovane principe ed i suoi decisero che sarebbe stato più prudente lasciare Roma per dirigersi verso lidi sicuri. Raggiunta con i suoi compagni Torre Astura, località del litorale laziale nei pressi di Nettuno, Corradino tentò di prendere il mare, probabilmente diretto verso la fedelissima Pisa. Fu invece tradito da Giovanni Frangipane, signore di quei luoghi, che lo fece consegnare a Carlo d'Angiò. Processato sommariamente e condannato a morte, fu decapitato a Campo Moricino, l'attuale piazza del Mercato di Napoli, il 29 ottobre 1268. La vittoria franco-angioina segnò il destino della penisola italiana, strappata di fatto agli Svevi dagli Angioini, il cui dominio doveva peraltro subire un duro colpo nel 1282 con la rivolta dei Vespri Siciliani. Ogni casa, ogni apertura è sormontata da un frontone, piccolo o più grande, rovinato dagli anni o ancora in buono stato, indizio spesso di un’importante casata o di un’attività artigiana. Ci si imbatte poi in un angolo di natura amena, con un fiume che precipita dall’alto e che si incunea, dopo un centinaio di metri, in un cunicolo sotterraneo, mentre sulla sua destra si innalza una pineta che invita il viandante a percorrerla in salita, verso la vetta del monte. Da un’altra parte ci si ritrova dinanzi la facciata di una Chiesa, sulla quale campeggia uno splendido rosone, ricco d’arte e di sacralità. Pochi passi e si ammira una scalinata che si avvolge a gradini bassi e larghi, dalla quale ci si attende quasi di veder discendere gli antichi abitanti, in abiti da festa, per recarsi alla messa domenicale. E che dire di un’immagine da cartolina che ti prende dentro quando varchi l’archetto romano e ti trovi ad ammirare case abbarbicate alla roccia, fin su la cima della stessa? Allora capisci davvero di essere in un luogo unico ed irripetibile, testimone di secoli di storia e di tradizioni.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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