Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Sulmona - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Sulmona

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI SULMONA (AQ)
 
Ospitalità nella Città di SULMONA (Aq) (m. 405 s.l.m.)
Coordinate geografiche di Sulmona: da 41°48’10” a 42°11’45” lat. N; da 13°46’10” a 13°69’42” long. E.  
     
  CAP: 67039  -  0864 -  0864.247237 - Da visitare:     
 MUNICIPIO DI SULMONA 0864.2421   0864.242298       0864.242206 - P. IVA: 00181820663
Raggiungere Sulmona:(Stazione Sulmona)  (Uscita Bussi sul Tirino/Popoli) -Aeroporto d'Abruzzo a 68 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI SULMONA (AQ)

Tel. 864.210216
ALTRI SUGGERIMENTI: a Serramonacesca l’Abbazia di San Liberatore a Majella, a Manoppello Scalo l’Abbazia cistercense di Santa Maria Arabona e a Roccamorice l’Abbazia di Santo Spirito a Majella e l’Eremo di San Bartolomeo in Legio. If you are a lover of medieval religious architecture, you can visit, within a few miles radius of Sulmona, three of the most representative monuments in the whole of the Abruzzo region. The impressive Abbey of Santo Spirito al Morrone, founded in the 13th century by the future Pope Celestine V, retains both its fine baroque facade and the 15th century Caldora chapel with its rich decoration and five internal courtyards. The romanesque Basilica of San Pelino, in the ancient bishopric of Corfinio, boasts some impressive religious artefacts including a notable 12th century pulpit. It is also well worth visiting Corfinio’s Archaelogical Museum. In the Abbey of San Clemente a Casauria, which was founded in. 4_SULMONA/BARREA/CIVITELLA ALFEDENA/PESCASSEROLI (A/R 168 km - Intera giornata) (Round trip: 104 miles - Full day trip) Con soli quarantacinque minuti di viaggio si entra nel paesaggio, ricco d’incanto, del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: fitte faggete, piccoli specchi lacustri su cui si riflettono le montagne più selvagge dell’Appennino Centrale e caratteristici borghi. La pittoresca Barrea con il suo lago, Civitella Alfedena di origini medievali e Pescasseroli, cuore e sede del Parco, con l’interessante Centro di Visita. È possibile effettuare piacevoli passeggiate, per esempio nella Riserva Naturale della Camosciara o nella Val di Rose, o percorsi più impegnativi seguendo i numerosi sentieri attrezzati. In only 45 minutes, you find yourself as though by magic in the fabled and breathtaking landscapes of the Abruzzo National Park. All around you see thick beech forests, tiny lakes in which are reflected the wildest mountains of the Central Apennines, and charming little villages such as Barrea with its picturesque lake, the medieval Civitella Alfedena, and Pescasseroli, which houses the Park’s visitor centre. You can go on delightful rambles to places like the Camosciara Nature Reserve or the Val di Rose, or attempt more difficult walks along the many well equipped paths. Molte le escursioni di vario livello di difficoltà e diversa durata anche negli immediati dintorni di Sulmona, da praticare tra la primavera e l’autunno. There are many trekking routes of varying length and difficulty to be found in the area immediately around Sulmona. These can be used at any time between Spring and Autumn. 5_SULMONA/PASSO SAN LEONARDO/MONTE MORRONE Da Passo S. Leonardo (a circa 30’ di distanza in auto) si può raggiungere, attraverso un sentiero di media difficoltà della durata di circa 3h 30’, la cima del Monte Morrone (2061 m s.l.m.) per poi ridiscenderne in 3h. La montagna offre notevoli e suggestive panoramiche delle vicine pendici della Majella e dell’intera Conca Peligna. Sulmona - St. Leonard’s Pass - Mount Morrone After a 30 minute drive to St. Leonard’s Pass, you can walk to the summit of Mount Morrone (2061 metres) along a path of intermediate difficulty in about 3½ hours. The descent then takes around half an hour less. Mount Morrone offers breathtaking views of the slopes of the nearby Majella mountain and of the whole of the Peligna Valley. 6_SULMONA/CAMPO DI GIOVE/ MONTE AMARO Per godere di una vista a 360°, che spazi dal paesaggio ondulato dell’entroterra fino alla lontana costa adriatica, suggeriamo di raggiungere in mezz’ora di auto la località Fonte Romana presso Campo di Giove e da qui proseguire a piedi in ascesa per quasi 5h. Si aprirà allora allo sguardo un ruvido ma meraviglioso scenario carsico, quasi lunare, fatto di doline e inghiottitoi e poi, finalmente, il Monte Amaro, seconda cima più alta della catena appenninica (2793 m s.l.m.). Seguendo lo stesso percorso si ridiscende in circa 4h. ALTRI SUGGERIMENTI: tra Sulmona e il bacino del fiume Sangro, la zona degli Altopiani Maggiori; tra i Parchi Nazionali della Majella e d’Abruzzo, la Serra Rocca di Chiarano e il Monte Marsicano; infine il Monte Genzana con la Serra Sparvera. If you want a 360° panorama that takes your eye from the undulating hinterland of Abruzzo to the far off coast of the Adriatic, you are advised to take the half-hour drive from Sulmona to Campo di Giove and from there proceed uphill on foot for about 5 hours to the top of Mount Amaro, at 2793 metres the second highest peak in the whole of the Apennines. On the way up your eyes will feast on a wonderful almost lunar landscape and the view from the top needs to be seen to be believed. Following the same route you will be back in 4 hours. OTHER MOUNTAIN ROUTES include the Altopiani Maggiori area which lies between Sulmona and the Sangro river basin, the Serra Rocca di Chiarano and Mount Marsicano, both of which are to be found between the Majella National Park and the Abruzzo National Park, and finally Mount Genzana with the Serra Sparvera.
**** HOTEL OVIDIUS
Via Circonvalazione Occidentale, 177 - 67039 Sulmona (Aq)
 Servizi offerti dalla struttura













Tel. 864.210216
SULMONA/CAMPO DI GIOVE/ PALENA Un’intera giornata su un facile percorso che dai 400 m s.l.m. arriva a quota 1080 di Campo di Giove, attraverso la zona di passaggio tra le propaggini meridionali del Monte Morrone e le pendici della Majella. Avendo più tempo a disposizione, in due giorni - con pernottamento a Campo di Giove - ci si inoltra tra pendii boscosi e valloni per poi discendere fino all’abitato di Palena (766 m s.l.m.). An easy whole day itinerary takes you across the most southern foothills of Mount Morrone and the slopes of the Majella climbing from 400 metres to 1080 metres when you reach Campo di Giove. If you have more time available, a two-day itinerary with overnight stop at Campo di Giove will allow you to climb wooded slopes and then descend to valleys below finally bringing you to the settlement of Palena at 766 metres. 8_SULMONA/PACENTRO In due ore, seguendo un agevole cammino si arriva a Pacentro, amena località inserita nel circuito dei Borghi più Belli d’Italia, da dove si gode una vista panoramica della Conca Peligna. Taking an easy path you can reach within two hours Pacentro, a pleasant spot, included in the club of “The most beautiful villages of Italy”, from where you will enjoy a panoramic view of the Peligna Valley. 9_SULMONA/COLLE DELLE VACCHE Dalla zona pedemontana del Monte Morrone si percorre un agevole ma impegnativo itinerario su sterrato (6 ore A/R), salendo lungo un sentiero da località Marane fino a Bagnaturo. Si prosegue e, oltrepassando i ruderi del Castello medievale dell’Orsa (652 m s.l.m.), si raggiunge il piano del Colle delle Vacche (quota 1112 m). Qui, presso un fontanile, c’è un rifugio attrezzato per pernottamento e ristorazione (su prenotazione). Bello il panorama sulla Conca sottostante. From the foothills of Mount Morrone you can reach the plateau Colle delle Vacche (1112 metres) along a dirt track which starts from the village Marane, passes by the village Bagnaturo and then proceeds uphill, passing by the ruined medieval Castle Dell’Orsa (652 metres). (Round trip:6 hours). On the plateau, from where you can enjoy a nice view of the Sulmona Valley, a hut provides food and accommodation on reservation. ALTRI SUGGERIMENTI: Sulmona/Sant’Eufemia a Majella (2 / 3 giorni per esperti); Pacentro/Passo San Leonardo/Monte Morrone (2 giorni); oppure Passo San Leonardo /monte Morrone (1 giorno). ALTERNATIVE ROUTES: Sulmona/Sant’Eufemia a Majella (2 / 3-day route for expert riders); Pacentro/St. Leonard’s Pass/Mount Morrone (2-day route); or St. Leonard’s Pass /Mount Morrone (1-day route). Molti le piste e gli impianti presenti in zona: a soli 35 Km il rinomato bacino sciistico dell’Alto Sangro e dell’Altopiano delle Cinque Miglia, con 150 km di piste da discesa innevate e 60 Km di piste da fondo; a 17 Km Campo Di Giove (discesa); a 22 Km Passo San Leonardo (discesa e fondo); a 32 Km Scanno (discesa e fondo). A large number of skiing zones and installations are located in the area. The famous skiing zone of the Alto Sangro and the Altopiano delle Cinque Miglia is 22 miles away and has 90 miles of snowy slopes and 38 miles of cross-country skiing trails. The Campo di Giove slopes are 10 miles away. The slopes and trails of St. Leonard’s Pass are 14 miles distant and those of Scanno 20 miles away. Durante la stagione estiva trekking someggiati nei dintorni di Introdacqua (zona del Monte Genzana). During the summer season, donkey trekking is available around Introdacqua (Mount Genzana area). Arrampicata sportiva su roccia nella vicina Roccamorice (55 km) con più di 200 vie aperte e attrezzate. Canoa e Kayak sul fiume Tirino, a circa 25 km da Sulmona. Windsurf e Canoa sui laghi di Scanno e Barrea. Volo Libero: deltaplano, parapendio, paramotore, voli in tandem e panoramici con l’autogiro anche dal Monte Morrone. Rock climbing at nearby Roccamorice (34 miles), from where more than 200 routes are available. Canoeing and kayaking, on the River Tirino about 15 miles away. Windsurfing and Canoeing on the lakes of Scanno and Barrea. Sky sports: hang gliding, paragliding, paramotoring, two-seater gyroplane rides, also from the Mount Morrone. INOLTRE/MOREOVER Tiro con l’arco nella vicina Popoli e a Villalago. Pesca sui fiumi Sagittario, Tirino, Gizio e, per la pesca sportiva, nei numerosi laghetti delle località limitrofe: Pratola Peligna (Lago Ponte La Torre), Pettorano Sul Gizio (Lago Conca), Popoli (Lupus in Fabula), Bugnara (La Fenice), Raiano (Laghetto La Quaglia). E ancora sul lago di Scanno e a Sulmona (Villa Orsini). Archery in the nearby towns of Popoli and Villalago. Fishing on the rivers Sagittario, Tirino, Gizio and sport fishing on the many small lakes situated in the surrounding area: in Pratola Peligna (Lake Ponte La Torre), in Pettorano sul Gizio (Lake Conca), in Popoli (Lupus in Fabula ), in Bugnara (La Fenice), in Raiano (Laghetto La Quaglia), or on the Lake of Scanno and in Sulmona (Villa Orsini).
**** HOTEL SANTACROCE MEETING
S.S. 17 Km 95,500 - 67039 Sulmona (Aq)
 Servizi offerti dalla struttura








Tel. 864.210216
Area Archeologica del santuario di Ercole Curino: Il santuario dedicato ad Ercole Curino sorge alle falde del monte Morrone, nei luoghi che la tradizione locale ha da sempre associato alla memoria del poeta latino Ovidio, nato a Sulmona nel 43 a.C. e morto in esilio a Tomis, sul Mar Nero, nel 17 d.C. Fino al 1957, anno in cui si diede inizio ad una campagna di scavi di grandi proporzioni, si ritenne che gli antichi resti architettonici affioranti dal terreno, nei pressi della località denominata appunto “Fonte d’Amore”, appartenessero alla “Villa di Ovidio”. Le strutture che gli archeologi riportarono alla luce nel corso del decennio successivo indicarono però che non si trattava di un’abitazione, ma di un’opera architettonica di ben maggiori dimensioni, riferibile ad un importante luogo di culto costruito su terrazzamenti artificiali e frequentato dalle popolazioni locali dal IV secolo a.C. al II d.C. L’origine del culto di Ercole è forse correlata all’esistenza di sorgenti e polle d’acqua, di grotte e anfratti naturali, ove l’unione dei due elementi primordiali - terra e acqua - suggerivano la presenza del soprannaturale e del divino. Qui le popolazioni locali edificarono nel IV sec. a.C. il tempio, dedicandolo all’eroe, figura particolarmente legata al mondo della pastorizia, il cui culto è quindi attestato soprattutto in prossimità degli antichi percorsi tratturali. L’edificio sacro venne successivamente ampliato (tra il III e il II secolo a.C.) e infine completamente trasformato nel corso del I secolo a.C., quando la crescita economica, culturale e sociale dell’antica Sulmo ne permise l’adeguamento ai canoni monumentali, di matrice ellenistica, presenti nei coevi santuari laziali. Nella seconda metà del II secolo d.C. un forte terremoto causò con molta probabilità la frana che determinò il collasso delle strutture e il riempimento dell’area con materiale detritico; ciononostante il sito continuò ad essere frequentato, sia pure sporadicamente, almeno fino al III – IV secolo d.C.. Ill perdurare della sacralità del luogo è confermata nel Medioevo anche attraverso la figura ascetica di Celestino V che fondò in quella stessa area l’Abbazia di Santo Spirito a Morrone e l’eremo di Sant’Onofrio. La struttura è organizzata su due livelli di terrazze artificiali, la cui base inferiore è costituita da un imponente muro di sostruzione in opera cementizia (incerta e quasi reticolata). Al di sopra di esso, in corrispondenza del primo piazzale a partire dal basso, si aprivano quattordici ambienti voltati a botte, che si affacciavano sull’ampio panorama della conca peligna e che con molta probabilità erano adibiti a locali di servizio, tranne il primo e l’ultimo, occupati dalle rampe di accesso al secondo terrazzo. Quest’ultimo, di grande ampiezza, era parzialmente coperto da un lungo porticato e costituiva l’ingresso principale al tempio, da cui partivano due ampie gradinate tra loro ortogonali che immettevano agli edifici sacri veri e propri; tra una gradinata e l’altra c’era una piazzola lastricata. Sulla gradinata superiore erano collocati un piccolo donario e una fontana monolitica in pietra: qui dovevano sostare i fedeli che, fatta la donazione, si purificavano con l’acqua prima di accedere all’area sacra. Il sacello, situato infatti in posizione più elevata, era posto su un alto podio a conclusione dell’intero percorso di ascesa, cadenzato in tappe rituali. Sul posto restano ancora le tracce delle decorazioni parietali, con dipinti che imitano un rivestimento marmoreo - simili al primo stile pompeiano - e un raffinato mosaico pavimentale policromo. Quest’ultimo è strutturato in fasce concentriche a partire da un rosone centrale, con motivi decorativi attinti dal repertorio ellenistico: racemi vegetali, delfini guizzanti, onde ricorrenti interrotte da palmette, torri merlate e scaglie, mentre, in corrispondenza della soglia, compare il fascio di folgori, con evidente riferimento a Giove, padre di Ercole; pitture parietali e pavimento a mosaico furono eseguiti in concomitanza con l'ampliamento del santuario nel I secolo a.C. Davanti all'ingresso della cella è stato rinvenuto, pressoché integro, un altare rivestito con lastre di bronzo, un unicum nel suo genere; l’iscrizione apposta sul fronte ci dice essere l’ex-voto di Caio Settimio Popiliano, evocatus (ex pretoriano salito di grado) di Augusto. Altri ritrovamenti si riferiscono ad offerte votive di vario tipo ed indubbio valore, tra cui spicca la statuetta raffigurante Eracle in riposo. Ritenuta in un primo tempo copia di un perduto prototipo lisippeo, è stata recentemente giudicata "replica d'autore" del noto scultore di Sicione, al quale gli antichi attribuivano ben 15.000 opere. La preziosa statuetta è oggi conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Chieti; una copia invece si trova all’interno della sezione romana del Polo Museale Civico di Sulmona, nel Palazzo della SS. Annunziata.
**** MANHATTAN VILLAGE HOTEL
Località Incoronata - Zona Impianti Sportivi - 67039 Sulmona (Aq)
tel. 0864 51130 - fax 0864 208268
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Tel. 864.210216
Parco archeologico di Ocriticum: Il sito archeologico di Ocriticum è situato a qualche chilometro da Cansano, alle pendici del colle Mitra, su di un pianoro che, circa duemila anni fa, ospitava uno dei villaggi facenti capo al territorio amministrativo di Sulmona. Le fonti più antiche testimoniano l’esistenza di una mansio in questa località, denominata Iovis Larene, riportata anche nella Tabula Peutingeriana ad alcuni chilometri di distanza da Sulmona. Sul sito si svilupparono un abitato, una necropoli ed un santuario, che ebbero il loro massimo progresso tra la fine del IV sec a.C. e la metà del II sec. d.C., in relazione alla favorevole posizione lungo l’asse stradale che collegava l’area peligna a quella sannitica. Con molta probabilità un violento terremoto verificatosi nel II sec. d.C. arrecò seri danni a molti degli edifici, avviando un processo di progressivo abbandono dell’intera area, completatosi nel VI sec. d.C.  Nel corso dei due secoli scorsi il sito è stato oggetto di scavi clandestini che hanno sensibilmente depauperato la sua ricchezza di testimonianze archeologiche. Dal 1992 è iniziata una campagna di scavo ufficiale e successivamente l’area è stata protetta con la creazione del Parco Archeologico Naturalistico di Ocriticum e l’affidamento in gestione al Centro di Documentazione e Visita di Ocriticum. All’interno dell’area sono stati rinvenuti tre edifici sacri distribuiti su due livelli: sul livello superiore sono collocati i due templi maggiori, uno di epoca italica (IV sec. a.C) dedicato ad Ercole ed uno di epoca romana (I sec. d.C.) dedicato a Giove, entrambi sono ricompresi in un recinto (temenos). Nel livello inferiore si conserva il tempio più piccolo dedicato alle divinità femminili, Cerere e Venere ( II sec. a.C.), inserito in un piccolo recinto rettangolare in opera poligonale.  Parte dei reperti frutto degli scavi ufficiali sono conservati nel Centro di Documentazione e Visita, parte è contenuta nel Museo Archeologico di Sulmona e nel Museo Archeologico Nazionale di Chieti.  Polo Museale Civico della Santissima Annunziata – Domus di Arianna: Nel sito le varie fasi cronologiche delle opere in muratura sono evidenziate da malta di diverso colore al fine di consentirne una più chiara lettura. Nel livello inferiore, a circa 1,80 metri di profondità si trovano i diversi ambienti che costituivano la ricca dimora, quasi tutti con pavimento rivestito a mosaico con tessere bianche e fascia perimetrale nera, tranne gli ultimi due con pavimento in opus signinum, cioè composto da “cocciopesto” misto a scaglie di pietra e mattoni, con molta probabilità riferibili a locali di servizio. I cinque ambienti della casa erano situati attorno ad uno spazio centrale scoperto – una piccola corte interna – con rozza pavimentazione, ove probabilmente alloggiava una vasca per la raccolta delle acque piovane. La maggior parte delle pareti di epoca romana sono andate perdute nei successivi interventi di spoliazione per recuperare materiale da costruzione, sebbene alcune in opus quasi reticulatum siano ancora ben visibili. Sono inoltre evidenti alcune modifiche apportate alla casa in un secondo momento, forse alla fine del I sec. a.C. quando, per mutate esigenze di spazio, si provvide a ridurre le dimensioni della stanza principale.  Su appositi pannelli esposti a parete sono state parzialmente ricomposte le pitture che abbellivano la domus, rinvenute nello scavo in numerosissimi frammenti: si tratta di un ciclo pittorico di notevole qualità artistica il cui schema decorativo fa riferimento al cosiddetto Terzo Stile pompeiano. L’intera partitura decorativa era impostata sulla rappresentazione di miti e simboli del ciclo dionisiaco, con una megalografia che ritrae la sacra unione di Dioniso e Arianna e la disputa tra Eros e Pan. All’interno delle vetrine, allestite lungo il percorso, sono esposti i reperti restituiti dall’indagine dell’area - appartenenti all’età romana e alle successive epoche medievale e rinascimentale - oltre che altri manufatti pertinenti ai siti archeologici di Ocriticum e del territorio peligno: frammenti di maioliche, monete, oggetti decorativi e d’uso quotidiano. Grazie allo scavo archeologico condotto, dal 1991 al 1993, in occasione dei lavori di ristrutturazione e consolidamento delle strutture in un locale al pianterreno del Palazzo della SS. Annunziata, sono tornati alla luce i resti di una domus, abitata dal I sec. a.C. alla metà del II sec. d.C.: è qui che si conclude il percorso museale archeologico che si sviluppa all’interno del palazzo nelle sezioni pre-protostorica italica e romana. Una passerella metallica soprelevata consente al visitatore di attraversare l’intero sito e di osservare da vicino i diversi livelli stratigrafici con la linea del tempo che dall’epoca romana, attraverso il Medioevo e il periodo Rinascimentale, arriva fino ai nostri giorni.
*** HOTEL ARMANDO'S
Via Montenero, 15 - 67039 Sulmona (Aq)
tel. 0864 210783 / 0864 210786 / 0864 210787 - fax 0864 210787
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Tel. 864.210216
Cattedrale di San Panfilo a Sulmona: La cattedrale è intitolata a San Panfilo Vescovo - protettore della città - ed è il  più antico tempio di Sulmona; sorge all’estremità settentrionale dell’abitato, piuttosto discosto dal nucleo storico originario. Secondo la tradizione essa fu edificata nell’VIII secolo sulle rovine di un tempio pagano dedicato ad Apollo e Vesta, mentre alcune leggende locali riferiscono che, alla morte del Santo, le sue spoglie furono traslate da Corfinio a Sulmona e durante il trasporto divennero così pesanti da costringere i portatori a depositarle proprio nel punto in cui venne poi costruita la chiesa. Al di là delle credenze, le prime notizie storiche certe sulla cattedrale si desumono dal Chronicon Casauriense (una preziosa raccolta di fatti e documenti relativi al non distante Monastero benedettino di San Clemente a Casauria, risalente al XII secolo), che riferisce di un importante intervento di rinnovamento delle strutture intrapreso nel 1075 dal vescovo Trasmondo e portato a termine nel  1119 dal vescovo Gualtiero. Nei secoli successivi la chiesa subì incendi e devastazioni che, unitamente al flagello dei terremoti abbattutisi ripetutamente sul territorio (nel 1349, 1456, 1706 i più rovinosi), determinarono anche il depauperamento del tesoro e del prezioso archivio capitolare. Il terremoto del 1706, soprattutto, danneggiò gravemente la cattedrale: crollarono le sagrestie e subirono danni notevoli il campanile trecentesco e l’adiacente palazzo vescovile, non più ricostruiti. I successivi lavori di ripristino interessarono principalmente la parte alta dell’edificio, con le volte delle tre navate e l’elegante apparato decorativo di stucchi e dipinti nel nuovo stile barocco. Delle stutture più antiche scampate alle distruzioni permangono ancora oggi: l’impianto planimetrico e il colonnato romanico, la cripta e parte del rivestimento esterno in pietra delle imponenti absidi semicircolari. Residuo dell’originaria costruzione anche il piccolo portale situato nel fianco sinistro dell’edificio, che metteva in comunicazione l’episcopio con la chiesa: molto deteriorato dal tempo, risale al ‘200 e reca un’iscrizione in caratteri longobardi sull’architrave e frammenti di epigrafi romane nella lunetta, un tempo sicuramente affrescata. Il monumento, quindi, si propone oggi come la risultante di numerosi restauri e di una vicenda architettonica complessa e stratificata. Chiesa della Madonna del Carmine a Sulmona: La chiesa della Madonna del Carmine, con l’annesso  alloggio per i pellegrini o ospedale, fu eretta nel 1225 per volere di Gentile di Gualtiero di Benedetto Pagano in una zona esterna alla città, fuori Porta Salvatoris. La chiesa, inizialmente intitolata a Sant’Agata, fu ceduta inizialmente dal Pagano al Capitolo di San Pietro di Roma e, successivamente, da questo passò al Capitolo della Cattedrale di Sulmona dietro un canone annuo.  Mentre gli ultimi riferimenti all’ospedale risalgono al Catasto del 1376, la chiesa divenne parrocchia ed accrebbe i suoi beni grazie anche a diverse acquisizioni e donazioni che continuarono nel corso degli anni; intorno ad essa si sviluppò, a partire dal XIII secolo,  il nuovo borgo meridionale della città di Sulmona, successivamente racchiuso dalla cinta muraria medievale. Nel 1634 i Carmelitani, ospitati dal 1607 nel convento di Santa Maria Arabona, chiesero di poter usufruire della chiesa; a seguito della concessione, fatta l’anno seguente, essi ne modificarono la struttura secondo le loro necessità, edificandovi accanto il convento. Incomprensioni tra i padri e il parroco portarono, infine, nel 1710, all’affidamento esclusivo della chiesa e del convento di Sant’Agata ai Carmelitani che si impegnarono a dare un contributo economico al parroco e a restituirgli la statua della Santa titolare. La parrocchia fu quindi trasferita nella chiesa di Santa Margherita – che da allora mutò il nome in Sant’Agata - nel Borgo Pacentrano. I Carmelitani, quindi, riedificarono la chiesa che aveva subito molti danni per il sisma del 1706 e la intitolarono alla Madonna del Carmine. Quando, a causa della soppressione degli ordini religiosi nella seconda metà del XIX secolo, i Carmelitani andarono via, il sacro tempio passò sotto il controllo della chiesa di Santa Maria della Tomba. Il convento fu affidato al Comune e, agli inizi del XX secolo, divenne Distretto Militare, quindi nel 1948 fu demolito, anche perché danneggiato dai bombardamenti del Secondo Conflitto Mondiale, e nel sito venne realizzato il Palazzo delle Poste.
*** EUROPA PARK HOTEL
S.S. 17 - Bivio Badia, 4 - 67039 Sulmona (Aq)
tel. 0864 251260 / 0864 251265 - fax 0864 251317
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Tel. 864.210216
Chiesa della SS. Trinità a Sulmona: Collocata lungo l’importante asse viario di corso Ovidio, la chiesa della SS. Trinità è documentata a partire dal XVI secolo. La sua storia è strettamente legata a quella dell’omonima arciconfraternita, che vi stabilì la sua sede sul finire del XVI secolo, quando i Padri Celestini della vicina Abbazia di Santo Spirito al Morrone le concessero la chiesa allora denominata di San Giacomo in Cartolano; a seguito di ciò il tempio assunse la definitiva dedicazione alla SS. Trinità.  L’edificio sacro ha subito nel corso del tempo numerosi rifacimenti e trasformazioni che ne hanno profondamente mutato l’assetto originario. All’indomani del disastroso sisma del 1706 furono ricostruiti sia la facciata - sul cui portale venne inserito, all’interno del timpano, un busto raffigurante il Padre Eterno - che l’interno, ove l’impianto planimetrico fu ridotto ad una sola navata. Tra il 1743 ed il 1744 venne riedificato anche il campanile, in sostituzione di quello costruito da mastro Cesare Lombardo nel 1602, andato distrutto. Nel 1958, dando seguito alla parziale attuazione del piano urbanistico “Aschieri”, si decise, tra le altre cose, di ampliare la carreggiata di corso Ovidio; ciò rese  necessario l’arretramento della facciata di circa otto metri per allinearla alla cortina posteriore dei nuovi portici. Ne conseguì una drastica riduzione della planimetria della chiesa – che modificò la spazialità interna – e l’abbattimento del campanile e di altre strutture di pertinenza. Solo in un secondo tempo vennero aperti, al di là dell’arco trionfale, due fornici laterali che consentirono l’annessione di altrettanti ambienti, ottenendo così una sorta di transetto che trasformò la pianta a navata unica in una croce latina.  Infine, di recente, nel 1999 si è proceduto ad un accurato intervento di restauro per restituire alla chiesa, nonostante le notevoli mutilazioni e perdite, l’elegante apparato decorativo interno. Prerogativa del tempio è l’Adorazione perpetua del SS. Sacramento, con l’esposizione dell’Eucarestia che perdura ininterrottamente dalla seconda guerra mondiale. Eremo di Sant'Onofrio: Fondato nel 1293 da Fra’ Pietro Angelerio, futuro papa Celestino V, che lo dedicò all’eremita Sant’Onofrio, l’eremo del Morrone è collocato a 600 m di altezza su una ripida parete di roccia che affaccia sulla conca Peligna, ma è facilmente raggiungibile attraverso un sentiero percorribile a piedi in circa 20 minuti. La storia del piccolo romitorio è fortemente legata a quella del suo fondatore: in questo luogo aspro e solitario il Santo, di ritorno dalle solitudini dell’Orfento nel 1293, trascorse poco più di un anno finché proprio qui, nell’agosto del 1294, lo raggiunsero i cinque legati del conclave con il sovrano Carlo II d’Angiò e suo figlio Carlo Martello per annunciargli la sua elezione a pontefice. Con molta probabilità già in epoca antecedente alla costruzione dell’eremo Fra’ Pietro aveva frequentato la zona, trovando rifugio in una grotta; tornò qui anche dopo la rinuncia al papato, ma solo per un brevissimo periodo fino al febbraio del 1295, prima della sua fuga. Con l’abolizione dell’ordine religioso nel 1807 il romitorio venne abbandonato, anche se in seguito continuò ad essere sporadicamente frequentato da vari eremiti, che si presero cura del luogo. Il complesso fu gravemente danneggiato nel 1943 durante la II Guerra Mondiale ed in seguito restaurato. La successiva ricostruzione, pur mantenendo intatta la planimetria, ha comunque radicalmente modificato l’aspetto esterno. Nonostante le ristrutturazioni, l’eremo ha mantenuto tutta la sua suggestione di luogo aspro e inaccessibile. Un breve passaggio porticato immette in un piazzaletto dal quale si accede alla chiesa, che conserva sulle pareti resti di affreschi quattrocenteschi raffiguranti Cristo Re e Il Battista e, in basso, pitture devozionali di epoca più recente. Fino al 1884 vi era custodito un trittico su tavola del XV secolo, raffigurante Sant’Onofrio, San Pietro Celestino e il Beato Roberto da Salle, che secondo i biografi di Celestino era il suo discepolo prediletto. Rilevante è il soffitto ligneo del 1400. In corrispondenza della parete di fondo della chiesa, di fronte all’ingresso, è ricavata una piccola cappella o oratorio rivestito da affreschi attribuiti ad un certo Magister Gentilis, forse sulmonese e contemporaneo di Pietro Celestino: sulla parete di fondo è rappresentata la Crocifissione con ai lati la Madonna e San Giovanni Evangelista; nella lunetta sovrastante è dipinta una Vergine col Bambino su fondo azzurro; nella lunetta di ingresso sono raffigurati San Benedetto tra i Padri eremiti Mauro e Antonio. Il soffitto è coperto da una volta a botte dipinta in azzurro e decorata da stelle a otto punte. Sulla parete di sinistra compare un altro affresco (sec. XIV) che ritrae Celestino in abito monastico e mantello bianco, con la tiara papale e la palma del martirio. Al centro è collocato un antico altarino molto semplice in pietra con su scolpito un rozzo crocifisso che, secondo la tradizione, sarebbe stato consacrato dallo stesso Celestino V durante la messa che celebrò qui in abiti pontificali prima di recarsi a Napoli. A destra dell’oratorio si apre un corridoio su cui affacciano le celle di fra’ Pietro e di Roberto da Salle le quali, unitamente all’oratorio, costituiscono il nucleo abitativo originario dell’eremo. In fondo al corridoio si trova una nicchia affrescata con una Crocifissione e, ai lati, due coppie di Santi tra i quali un San Pietro Celestino raffigurato con le vesti pontificali e il triregno. Sulla sinistra, attraverso una scalinata, si arriva al piano superiore, dove si trovano altri locali di servizio ed una terrazza panoramica dalla quale i fedeli, durante i pellegrinaggi o in concomitanza con alcune ricorrenze religiose, sono soliti lanciare sassi a simboleggiare l’allontanamento dalle tentazioni. Nella zona sottostante all'eremo si apre una piccola grotta scavata nella pietra, in cui quasi sicuramente il Santo si ritirava in preghiera e dove ancora oggi i fedeli praticano la strofinazione rituale, o si bagnano con l’acqua di stillicidio, per ottenere la guarigione dai mali.
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Viale Della Repubblica, 15 - 67039 Sulmona (Aq)
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Eremo di Santa Croce a Morrone: Conosciuto anche con il nome di San Pietro, è posto sul monte Morrone, a 1379 m s.l.m., sulla stessa direttrice dell’Eremo di Sant’Onofrio; si raggiunge partendo dalla località Colle delle Vacche e percorrendo un sentiero che sale attraverso un bosco di pini. L’edificio originario fu eretto probabilmente nella seconda metà del XIII secolo per volere di Pietro Angelerio che, secondo testimonianze tratte dal suo processo di canonizzazione, vi si ritirò più volte in meditazione e preghiera nel corso degli anni: è plausibile, infatti, che fosse un romitorio. Le testimonianze a tal proposito sono però discordanti, in quanto per alcuni si trasformò successivamente in cenobio: vero è che intorno alla piccola chiesa non vi sono tracce di mura o resti di costruzioni di qualunque tipo ed essa è di dimensioni troppo ridotte per poter ospitare una sia pur piccola comunità di monaci; nel XVI secolo viene definita “cappelluccia”. La chiesetta attuale è il risultato di un intervento di ricostruzione del XVII secolo; fino agli anni Venti del ‘900 era in migliori condizioni di conservazione ed ancora abitata da un eremita, che però non risulta più presente già nel 1924. Il piccolo edificio in pietra ha un coronamento a profilo mistilineo, curvo al centro e orizzontale sulle estremità laterali. L’ingresso è costituito da una semplice apertura con arco a sesto leggermente ribassato senza piedritti, chiuso da una cancellata in ferro. Sulla parete perimetrale di sinistra si notano tracce di un’apertura, probabilmente un ingresso secondario alto solo 163 cm, oggi murato. L’interno, ad aula, è coperto da una volta a botte che, nel tempo, ha subito crolli in alcuni punti; nel lato opposto all’entrata i resti di una piccola mensa e al di sopra una finestrella strombata. Nella muratura a destra è visibile una profonda nicchia e ripostigli di dimensioni minori sono sulle altre pareti prive di decorazioni. Cinta muraria dell’ Eremo di Santa Croce a Morrone: I resti della cerchia muraria oggi visibili, in opera incerta, risalgono al XIV secolo: se ne conservano tratti nei pressi di Porta Romana – a nord-ovest – e lungo l’attuale via Circonvallazione Orientale – tra Porta Napoli e Porta Pacentrana e in prossimità di Porta Japasseri – mentre nulla resta del recinto altomedievale e tantomeno di quello romano. Delle sette porte che si aprivano nella prima cinta ne rimangono soltanto quattro: la meglio conservata è Porta Filiamabili, anche se le sue strutture furono rinnovate all’inizio del Trecento, durante la costruzione del secondo circuito difensivo; di altri due accessi, Porta Japasseri e Porta Bonomini, che rimasero in funzione anche dopo la dismissione della muraglia altomedievale, si sono preservati i soli piedritti, mentre la posterula o entrata secondaria, nota come Porta Molina, si presenta oggi  in forme tarde e con le ante lignee ancora in situ. Delle otto porte aperte nella seconda cinta muraria ne restano attualmente sei, tutte in buono stato di conservazione ed ancora in uso, ad eccezione di Porta Napoli - non più attraversata dal traffico cittadino - che si erge come monumentale simbolo della città medievale all’ingresso meridionale del centro storico. La torre a pianta circolare a nord-est, nel sestiere Iapasseri, così come il bastione quadrangolare sul lato ovest a difesa di Porta Bonomini, potrebbero riferirsi ad un intervento voluto probabilmente dal Duca di Calabria nel corso del sopralluogo alle fortificazioni abruzzesi da lui compiuto nel 1485.  Cinta muraria dell’ Eremo di Santa Croce a Morrone: È probabile che già nel III secolo a.C. l’abitato sulmonese fosse protetto da un recinto difensivo. certo è che sicuramente nel I secolo a.C. Sulmo era un oppidum. Cesare, infatti, nel 49 a.C. ne parla come di una città fortificata e Ovidio negli Amores ricorda “le mura dell’umida Sulmona”. La città antica si strutturò più o meno come il castrum, l’accampamento romano, con forma pressoché quadrata attraversata in questo caso da un cardo e due decumani. La cinta muraria altomedievale ricalcò certamente quella romana e ne mantenne le dimensioni fino a circa il XII secolo; la città era servita da sei porte - due alle estremità del cardo e quattro agli angoli del quadrato - e da un ingresso secondario o postierla ad occidente. Alle porte corrispondevano altrettanti distretti amministrativi, i sestieri, i cui abitanti erano tenuti anche alla custodia, al mantenimento ed al consolidamento dell’apparato difensivo. Durante l’età sveva Sulmona assunse il ruolo di capitale della regione; le prospere condizioni socio-economiche e la centralità geografica favorirono il suo popolamento e l’insediamento degli ordini monastici. Ben presto perciò gli spazi urbani furono saturati e si iniziarono ad occupare zone fuori le mura a nord e a sud, dato che l’espansione in senso trasversale era impedita dalla presenza dei due fiumi Gizio e Vella che costituivano delle barriere naturali. Sorsero così sei borghi extramuranei di varia grandezza. Alla dominazione angioina risalgono l’ampliamento della cerchia muraria - che quasi raddoppiò la sua estensione inglobando le nuove realtà insediative - e la costruzione di alcune torrette di avvistamento; già prima del 1290 doveva essere completata la parte meridionale del nuovo recinto, mentre, intorno al 1302, fu condotta a termine quella settentrionale. La città assunse allora la sagoma fusiforme che ancora oggi conserva e furono aperte sette nuove porte: due alle estremità del prolungamento dell’asse viario principale e cinque in corrispondenza dei nuovi borghi; la modesta Porta Saccoccia fu aggiunta in epoca posteriore. L’adeguamento difensivo e la manutenzione delle mura continuarono anche nei secoli successivi: nel 1443, regnante Alfonso d’Aragona, furono edificati dei torrioni quadrangolari a scarpata - non troppo sporgenti dal filo delle cortine - sia lungo il perimetro, sia agli angoli della cinta che presso le porte. Col tempo la cinta muraria perse il suo ruolo prettamente difensivo, anche se servì ancora a proteggere la città da soldati di ventura ed epidemie, per lo meno fino al 1706, quando un violento sisma la danneggiò considerevolmente decretando la fine della città medievale, come conferma il fatto che agli inizi del XIX secolo, laddove erano di impedimento, tratti del recinto furono abbattuti insieme ad alcune porte, mentre a ridosso di altri vennero erette costruzioni private che li incorporarono.
** ALBERGO TRAFFICO
Via Degli Agghiacciati, 18 - 67039 Sulmona (Aq)
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La Porta Bonomini di Sulmona: Il nome attuale della porta è la forma italianizzata dell’ originaria denominazione Johannis Bonorum Hominum, sicuramente derivata da un personaggio che aveva provveduto al suo rifacimento o che abitava nei pressi, come è stato riscontrato più volte per altre porte cittadine. Il varco si apre a nord-ovest dell’antico recinto - sull’angolo opposto a Porta Japasseri - e segnava anche l’ingresso in città della via Numicia. La sua prima costruzione risale all’Alto Medioevo, anche se fu probabilmente ripristinata in forme gotiche intorno al Trecento, all’epoca della realizzazione della seconda cinta muraria e delle nuove porte che sostituirono nella funzione quelle precedenti, ad eccezione di Porta Bonomini e Porta Japasseri, ubicate nei tratti di mura rimasti efficienti.   Posta alla sommità di una ripida rampa di accesso, la porta conserva i soli piedritti in pietra - risalenti all’ultima delle molte ricostruzioni subite - che si datano intorno al 1708, in un momento di poco successivo al terribile terremoto di due anni prima. Fino a quella data questo ingresso alla città presentava l’arco a sesto acuto comune alla maggior parte delle altre porte cittadine; esso fu sostituito con un architrave ligneo, rimasto in sede fino alla fine degli anni ’80 del Novecento. Sul lato sinistro è visibile internamente l’anello di pietra in cui era collocato il cardine superiore di una delle due ante di chiusura; sullo stesso lato la porzione di mura adiacente alla porta è stata inglobata in un’abitazione privata, palazzo De Meis, mentre dalla parte opposta se ne conserva un tratto in opera incerta, perpendicolare alla porta stessa. Porta di Santa Maria della Tomba di Sulmona: La porta si apre lungo il tratto occidentale della seconda cinta muraria, proprio in fondo alla strada che costeggia il fianco sinistro della chiesa da cui prende il nome ,e attorno alla quale, all’inizio del Trecento, si venne formando l’omonimo borgo, inserito nel perimetro dell’abitato attraverso l’ampliamento della cerchia delle mura antiche, che incluse anche gli altri borghi sorti nel frattempo a ridosso di esse.
* ALBERGO STELLA
Via P. Mazara, 18 - 67039 Sulmona (Aq)
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Monumenti e luoghi d'interesse a Sulmona: Cattedrale di San Panfilo: Chiesa cattedrale della città di Sulmona e della Diocesi di Sulmona-Valva, la cui costruzione risale all'anno 1075. Si presenta oggi come il risultato di una serie di stratificazioni architettoniche sovrappostesi nei secoli a partire dall'originaria edificazione (secondo la tradizione) su un tempio di età romana. In origine dedicata a Santa Maria, subì una serie di trasformazioni già nel XII secolo e in tale epoca fu dedicata al santo patrono di Sulmona, San Panfilo appunto. Colpita e gravemente danneggiata in seguito al terremoto del 1706, fu ricostruita con forme barocche, in parte ancor oggi visibili, nonostante i recenti restauri. Ha il rango di basilica minore. Complesso dell'Annunziata: Fu costruita nel 1320 come ospedale, ospitato nel Palazzo Annunziata. La chiesa fu ricostruita nel XV secolo, con il portale rinascimentale del 1415. Anche sul fronte monumentale del palazzo vi sono elementi quattrocenteschi legati all'arte tardo gotica. Sulla parte retrostante della chiesa sorge il poderoso campanile a torre con arcate a bifore. L'interno della chiesa è barocco a tre navate, quattro campate con cupole. Vi sono conservate tele di Alessandro Salini. Il palazzo ospita il Museo Civico. Chiesa di San Francesco della Scarpa: La chiesa è del XIII secolo, tuttavia la parte antica del portale è stata distrutta nel terremoto del 1706. La chiesa attuale è tardo barocca con due portali. Il portale della facciata è a sesto acuto, mentre il portale posteriore che si affaccia in piazza Garibaldi è a tutto sesto con strombature e lunetta affrescata. Chiesa di Santa Maria della Tomba: La chiesa fu costruita nel XIII secolo ed ha conservato l'aspetto medievale. La facciata ha un bel rosone a raggi e portale gotico. L'interno a tre navate ha arcate a sesto acuto. Badia Morronese: Si tratta di una Abbazia voluta da Pietro da Morrone, costruita nel XIII secolo. Edificio rettangolare con muraglia di difesa a torri angolari. La facciata della chiesa è del XVIII secolo con un orologio in sommità. L'interno è a croce greca con un nel coro e la cappella della famiglia Caldora. Vi è anche un sarcofago di Gualtiero d'Alemagna (1412). Eremo di Sant'Onofrio al Morrone: Si trova sopra il tempio romano di Ercole. Fu fondato da Pietro da Morrone nel XIII secolo e trasformato in convento nel secolo successivo. Ha pianta rettangolare di chiesa fortificata con la cella interna a grotta, e affreschi del XV secolo. Santuario di Ercole Curino: Tempio romano del I secolo a.C, costituito da sacello quadrato in mattoni crudi. Il pavimento è decorato a pannelli con stucchi policromi e un mosaico centrale rappresentante alcuni miti del dio. Porta Filiamabili a Sulmona: La porta è situata presso l’angolo sud-occidentale della prima cinta muraria altomedievale ed è l’unica in discreto stato di conservazione tra quelle del primitivo circuito; fu in seguito rafforzata dall’apertura di Porta Sant’Antonio, posta alla base della rampa di accesso nel più ampio recinto della seconda cerchia di mura, costruita tra la fine del Duecento e gli inizi del secolo successivo, per includere nel nucleo abitato anche i borghi extramuranei sorti nel frattempo. La prima menzione della porta è in un documento del 1196;  in un precedente documento del 1109 compaiono invece dei personaggi conosciuti con il soprannome Amabile e, successivamente, nell’Archivio della Cattedrale di S. Panfilo, si trova menzione, nel 1320, di un canonico Amabile de’ figli Amabili. Tale nome o soprannome è quindi attestato nella città e potrebbe essere all’origine della denominazione della porta, letteralmente Filiorum Amabilis, poi contratta in Filiamabili. È probabile che i figli di Amabile si siano assunti l’onere di lavori di ripristino e manutenzione della porta; ci sono infatti altri esempi a Sulmona di porte il cui nome si lega a personaggi in qualche modo coinvolti nella loro costruzione o, più probabilmente, in restauri o altri interventi. Più tardi l’accesso si chiamerà anche “di Donata Sciamuel”, “delle capre” e, in epoche più recenti, “Mancini”, dal cognome di una famiglia abitante nei pressi. Le attuali strutture della porta sono probabilmente trecentesche, come farebbe supporre il confronto con quelle coeve della seconda cinta muraria. Il fronte esterno è caratterizzato dal paramento in conci di pietra a vista in opera quadrata che giunge fino al vertice dell’arco a sesto acuto del fronte esterno. L’arco - decorato da una cornice modanata che corre lungo l’estradosso - s’imposta su mensole modanate ed è sostenuto da robusti piedritti in pietra squadrata. Il varco del prospetto interno è invece intonacato - se fatta eccezione per i pochi conci d’imposta in pietra su ambo i lati - e segue il profilo della curva della volta a botte che copre il passaggio e sostiene il corpo soprastante, destinato un tempo a sala d’armi del corpo di guardia. In origine la porta non aveva certamente l’attuale sviluppo in altezza: le costruzioni che oggi la sovrastano e la fiancheggiano sono da considerarsi superfetazioni successive ed il balcone che tange il vertice dell’arco esterno, corrisponde probabilmente alla finestra della sala d’armi. Si sono conservati i cardini di appoggio delle ante di chiusura e, a circa metà dell’altezza della parete interna del piedritto di destra, è murato un piccolo bassorilievo con scena di caccia, probabile materiale di spoglio.
* ALBERGO ITALIA
Piazza S. Tommasi, 3 - 67039 Sulmona (Aq)
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RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE SULMONA (AQ)
Persone legate a Sulmona: Publio Ovidio Nasone, (Sulmona, 43 a.C.-Tomi, 18 d.C.), poeta romano; Papa Celestino V, (Molise, circa 1210-Fumone, 1296), papa; Innocenzo VII, al secolo Cosmato Meliorati (Sulmona, circa 1336-Roma, 1406), papa; Barbato da Sulmona, (Sulmona 1300 circa-Sulmona 1363) notaio, letterato amico del Petrarca e del Boccaccio; Giovanni Quatrario, (Sulmona 1336-Sulmona 1402), letterato, amico del Petrarca per il quale scrisse il "Carmen funereum"; Marco Probo Mariano, (Sulmona 1455-Sulmona 1499) Poeta, scrisse i poemi "La Vergine" e "Il trionfo di Otranto"; Ercole Ciofano, umanista e filologo del 1500. Tradusse e commentò opere di Ovidio; Panfilo Serafini, (Sulmona, 1817-Sulmona, 1864), patriota; Antonio De Nino (Pratola Peligna, 1833 - Sulmona, 1907) storico e antropologo; Pietro Piccirilli, (Sulmona, 1849-Sulmona, 1921), critico d'arte; Giovanni Pansa, (Sulmona, 1865-Sulmona, 1929), storico e archeologo; Carlo Tresca, (Sulmona 1879 - New York 1943), sindacalista, antifascista, anarchico, pubblicista; Quirino Perfetto, (Torino di Sangro, 1888-Foggia, 1950), sindacalista anarchico; Virgilia D'Andrea, (Sulmona, 11 febbraio 1888 – New York, 12 maggio 1933), anarchica; Giuseppe Capograssi, (Sulmona, 15 marzo 1889 – Roma, 23 aprile 1956), filosofo del diritto; Rocco Santacroce (Pratola Peligna, 21 maggio 1896 – Sulmona, 3 agosto 1981), partigiano e politico; Michele Giampietro, (Sulmona, 1904-Roma, 1993), scrittore; Giovanni Robert, (Sulmona, 15 ottobre 1907 – Roma, 1993), ingegnere ferroviario; Alessandro Pratesi, (Sulmona, 31 marzo 1922 – Roma, 29 gennaio 2012), storico e paleografo; Pia Velsi (Sulmona, 29 ottobre 1928) attrice cinematografica; Tony Del Monaco, (Sulmona 1936 - Ancona 1993) cantante di musica leggera; Filippo Giorgi, (Sulmona). Fisico, membro del IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change) vincitore del premio Nobel per la pace 2007; Alessandro Centofanti, (Sulmona, 23 giugno 1952), musicista; Milly Carlucci, (Sulmona, 1º ottobre 1954), conduttrice televisiva; Gabriele Cirilli, (Sulmona, 16 giugno 1967), comico. Artigianato a Sulmona: Tra le attività economiche più tradizionali, diffuse e rinomate vi sono quelle artigianali, come la tessitura finalizzata alla realizzazione di tappeti, arazzi e coperte caratterizzati da temi geometrici e vegetali, oltreché l'arte orafa e quella del confetto. Importanti sono anche le produzioni di mobili rustici e le lavorazioni del ferro battuto. La Settimana Santa di Sulmona è l'insieme di tradizioni e di riti religiosi che si svolgono a Sulmona dal lunedì Santo alla Domenica di Pasqua. L'origine di queste manifestazioni è molto antica: presumibilmente risale all'epoca medioevale e si sviluppò notevolmente nel periodo barocco grazie anche alle due Confraternite che ancor oggi organizzano le cerimonie: la Trinità (chiesa della Trinità) e S. Maria di Loreto (chiesa di S.Maria della Tomba). I riti della Settimana Santa di Sulmona e in generale di tutto l'Abruzzo, non hanno comunque nessun collegamento con i riti spagnoli, anche per la mancanza dei cosiddetti "Misteri" che sono invece presenti in famose processioni come quelle di Siviglia in Spagna oTrapani in Sicilia e Taranto in Puglia. I riti di Sulmona sono ormai molto conosciuti anche al di fuori dell'Italia e ottengono grande partecipazione da parte dei fedeli.
CAMPEGGI SULMONA (AQ)
I giorni della Settimana Santa a Sulmona (Aq) Lunedì santo: Tutti i membri della confraternita della Madonna di Loreto si riuniscono nella loro cappella in S. Maria della Tomba, e tra i vari membri maschi si decide chi dovrà portare in processione le statue di Pasqua fra cui la più prestigiosa è quella della Madonna di Loreto, meglio nota come "Madonna che Scappa". Si formano così le quadriglie, i gruppi di quattro uomini che avranno l'onore di portare le statue nella processione pomeridiana del Venerdì santo (organizzata da questa confraternita) e, solo per un breve tratto, quelle della processione serale del Venerdì santo (organizzata dall'Arciconfraternita della Trinità). Inoltre, la quadriglia della statua della Madonna che Scappa avrà l'onore di 'sorvegliare' il sepolcro del Giovedì santo. L'Arciconfraternita della Trinità, nella sua chiesa, dà luogo ad altre votazioni per formare le altre quadriglie che porteranno, nella processione serale del Venerdì santo, il Tronco e le statue del Cristo morto e di Maria Addolorata. Le quadriglie dell'Arciconfraternita della Trinità sono tre per ogni simulacro: la prima ha il diritto di farlo uscire dalla chiesa, la seconda di portarlo lungo l'ampia Piazza Garibaldi e la terza di farlo rientrare. Nella votazione della Trinità si decide anche chi svolgerà, sempre il Venerdì santo, il ruolo dimazzieri, confratelli che regolano l'andamento della processione e che portano appunto in mano dei bastoni. Le quadriglie e i mazzieri della Trinità avranno inoltre parte attiva nella processione della Domenica di Pasqua della confraternita della Madonna di Loreto (le quadriglie avranno anche l'onore di portare per un breve tratto le statue). Martedì santo a Sulmona: In questo giorno i confratelli della Madonna di Loreto iniziano a preparare gli arredi e le statue. Le vesti a festa della Madonna che Scappa vengono coperte da un manto nero, mentre la rosa che Lei stringe viene coperta da un fazzoletto. Nella Cappella vengono sistemati ordinatamente gli arredi processionali e, al centro, vengono messi i simulacri delCristo morto, della Madonna vestita di nero e degli Apostoli Pietro e Giovanni. Mercoledì santo: Nella chiesa di Santa Maria della Tomba vengono provate le fasi e le modalità di messa in scena della "Madonna che Scappa": Maria che corre incontro al Cristo Risorto. La chiesa della Trinità, invece, nel tardo pomeriggio, chiude i battenti e nessuno vi può prendere accesso, se non il priore e il sagrestano dell'Arciconfraternita con i sagrestani d'onore deputati alla preparazione. Questi ultimi allestiscono gli arredi processionali, mettendo in ordine lungo la navata della chiesa i vari simulacri e simboli secondo un ordine codificato ed immutabile. Giovedì santo - I Sepolcri: Nelle principali chiese di Sulmona vengono allestiti i Sepolcri (che non sarebbero altro che gli altari della Reposizione del Santissimo Sacramento); il più bello è quello della chiesa di Santa Maria della Tomba. In questa chiesa, i confratelli che dovranno portare la statua della Madonna nel giorno di Pasqua, "vegliano" il Sepolcro e rinnovano le promesse battesimali. Altri Sepolcri interessanti sono: quello della chiesa di San Francesco della Scarpa, allestito nella Cappella della Visitazione (vi sono anche i nenniri-ormai quasi scomparsi inAbruzzo-, piante fatte crescere al buio durante la Quaresima e perciò di colore giallognolo) mentre in cima al presbiterio pende un grandioso crocifisso ligneo del XV secolo - grazie ad un ingegnoso sistema di fili e catene - esposto solo per l'occasione; quello della Cattedrale di San Panfilo, decorato da drappi di stoffa azzurra; quelli delle chiese di San Filippo, San Francesco di Paola, San Giovanni Apostolo ed Evangelista, Sant'Antonio e l'Incoronata. Venerdì santo a Sulmona - Processione pomeridiana del Cristo morto: Intorno alle 17.00, dalla chiesa di S. Maria della Tomba, con i confratelli di S. Maria di Loreto (lauretani), si snoda la processione pomeridiana del Cristo morto, composta dal simulacro del Cristo morto in possesso della Confraternita e da quello della Madonna che Scappa vestita di nero. La processione, preceduta dalla banda che intona la celebre marcia funebre del Vella, attraversa solo le vie del quartiere Borgo S.Maria della Tomba, fino alla grande Piazza Garibaldi, per poi far ritorno in chiesa. È chiamata piccola Processione per distinguerla dalla processione serale organizzata dall'Arciconfraternita della SS. Trinità- La Processione serale del Cristo morto (Processione dei Trinitari) a Sulmona: Tra le processioni del Venerdì Santo, quella serale è sicuramente la più suggestiva e la più grande che richiama un gran numero di turisti e di fedeli e a cui tutti i sulmonesi sono profondamente legati; si snoda per tutte le vie del centro storico. È organizzata dai confratelli della SS. Trinità, perciò è nota anche come Processione dei Trinitari. Il passo caratteristico dei portari è quello lento e dondolante del cosiddetto "struscio". La processione ha inizio dalla piccola e antica chiesa della Trinità, sede dell'Arciconfraternita, che riapre dopo essere stata chiusa dal Mercoledì santo. All'inizio sfila il Tronco, grande croce coperta da un velluto rosso e decorata da foglie e frutta in argento, tutto del '700. Il Tronco è portato da un confratello e dietro di esso sfilano tutti gli altri confratelli che portano i caratteristici e tipici "fanali" in argento del '700. Dopo questi, c'è la "crocetta" una croce con un velluto rosso poi ci sono i bambini che sono il futuro dell'arciconfraternita e portano croce, lancia, scaletta, tanaglie, chiodi e martello poi il coro composto da oltre 120 cantori che intonano il Miserere di Barcone e Scotti eseguiti ad anni alterni (anni pari Barcone, anni dispari Scotti), affiancati dalla banda che accompagna il canto. Sfila poi il pesante catafalco in argento del '700 (decorata con tessuti e veli) dove è posta la statua del Cristo morto sopra il quale, prima della processione, i confratelli hanno posato 33 garofani rossi. A chiudere il mesto, lento e lungo corteo è la statua dell'Addolorata, una particolare statua vestita con un abito completamente nero. Arrivati alla chiesa di S. Maria della Tomba, dal campanile della chiesa scende una cascata di luci che, nella fede cristiana, serve ad indicare che il Cristo ha liberato i fedeli dai peccati. Davanti a questa chiesa, secondo antichi e rituali patti, i Trinitari cedono ai Lauretani il permesso di portare le statue per le vie del loro quartiere, riconsegnando poi ai Trinitari le statue. I Lauretani hanno comunque il permesso di sfilare con i Trinitari fino al rientro in chiesa, anch'esso molto suggestivo: tutti i confratelli con i "fanali" si dispongono attorno al portale e assistono al rientro del Tronco del Cristo e dell'Addolorata (quest'ultima rientra rivolgendosi alla folla dei fedeli e turisti). Dopodiché, i battenti della chiesa vengono chiusi. La processione inizia all'imbrunire ore 20 circa per fari ritorno nella Chiesa della Trinità poco dopo la mezzanotte.
VILLAGGI TURISTICI SULMONA (AQ)
Il Sabato santo a Sulmona (Aq) Il trasporto della Vergine (processione dell'Addolorata): I confratelli Lauretani, vestiti non con il loro classico abito ma completamente in nero, preceduti da altri confratelli con i "fanali", trasportano al bagliore delle fiaccole, la statua della Vergine anch'essa vestita di nero, dalla chiesa della Tomba a quella di San Filippo, in fondo alla Piazza Garibaldi. La processione esce alle 21. La mesta, ma toccante processione a cui i confratelli lauretani sono particolarmente legati, si avvia con il passo dello "struscio" fino a giungere alla Chiesa di San Filippo Neri dove verrà custodita fino al giorno successivo in attesa della corsa. Veglia Pasquale: Nella chiesa di S.Maria della Tomba si svolge la veglia pasquale. A mezzanotte, una luce soffusa si accende sull'altare e la statua settecentesca del Cristo risorto, sale fin sopra l'altare da dietro, a testimonianza della Resurrezione. In San Filippo, nel frattempo, termina la veglia funebre della Madonna. Domenica di Pasqua a Sulmona - La Madonna che Scappa in Piazza: Il rito organizzato dalla confraternita di S. Maria di Loreto (i lauretani) è molto famoso ed è chiamato Madonna che Scappa in Piazza o più semplicemente Madonna che Scappa. Non è una festa di origine spagnola ma, al contrario degli altri riti della Settimana Santa a Sulmona, che si sono sviluppati quasi contemporaneamente, le origini di questa manifestazione sono incerte. La prima documentazione è data da una fotografia del 1861 conservata dalla confraternita, ma le origini potrebbero essere più antiche, forse risalenti al '600, se non al periodo medievale. In ogni caso, prima degli inizi del XIX secolo la manifestazione si svolgeva nella chiesa della Tomba. I riti pasquali si concludevano a Sulmona, la mattina della domenica, con la processione del Cristo risorto organizzata dai Trinitari, ma essi percorrevano soltanto la loro zona di competenza arrivando fino a Piazza XX Settembre. A quel tempo, fra le confraternite dei Trinitari e dei Lauretani esisteva una certa diffidenza, anche se adesso la questione si è appianata. Intorno al 1800, i Lauretani decisero di inscenare la loro manifestazione sacra nella storica Piazza Garibaldi, una delle più grandi del centro Italia. La processione del Risorto, organizzata dai Trinitari, cominciò a perdere la sua popolarità, inoltre appariva quasi ironico il fatto che i confratelli sfilassero nel centro di Sulmona con la loro statua, mentre contemporaneamente si svolgeva il rito della Madonna che Scappa, a volte capitava che le due processioni si incontrassero, così, alla fine, la processione del Cristo fu abolita. La Madonna che Scappa è una rievocazione narrativa dell'incontro tra la Madre di Gesù e il Cristo risorto. Nel giorno della domenica di Pasqua, dopo la messa presieduta dal Vescovo, alle 11.00, dalla chiesa di S. Maria della Tomba parte la processione della Confraternita della Madonna di Loreto. All'inizio sfila lo stendardo verde della confraternita, poi tutti gli altri confratelli con i lampioncini e infine le statue del Cristo risorto e dei santi Giovanni e Pietro. Arrivano in piazza Garibaldi, colma di gente (ormai l'evento di Sulmona è noto anche all'estero), una folla che lascia però un "corridoio" aperto per permettere il passaggio della Madonna durante la corsa dei portatori. Lo stendardo prosegue fino alla fine della piazza, mentre il Cristo risorto si posiziona su un baldacchino allestito sotto l'arco centrale dell'Acquedotto Svevo, all'ingresso dell'ampia piazza. Le statue dei due Apostoli proseguono invece a passo lento fino alla fine della piazza, dove si trova la chiesa di San Filippo e dove si trova la Madonna vestita a lutto. Mentre la statua di S.Pietro si ferma, quella di San Giovanni prosegue fino al portale della chiesa, annunziando alla Madonna l'avvenuta resurrezione del Figlio, ma, secondo la leggenda, Maria non crede a questa notizia. Gli annunci avvengono tramite un confratello che, bussando alla chiesa, deve anche rassicurare i confratelli incaricati di portare (e quindi far correre) la Madonna. Avvenuto il rifiuto della Madonna, San Giovanni torna da San Pietro affinché anche lui porti il lieto annuncio a Maria.
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Secondo la tradizione sulmonese, Pietro è na n'zegna fauzone, ossia un bugiardo (con evidente allusione ai tre rinnegamenti fatti dal santo durante il processo a Gesù) e quindi, all'annuncio di Pietro, risulta palese che la Madonna non creda e non si convinca della resurrezione del Figlio. San Giovanni ritenta di nuovo, questa volta con esiti positivi, cosicché la Madonna accetta di seguire i due Apostoli e il portone di San Filippo si apre tra gli applausi degli astanti. La Madonna esce e, accompagnata dai due apostoli, con il passo dello "struscio" si avvia al centro della piazza, dove c'è il fontanone, una grande fontana realizzata dagli artisti del ferro battuto di Pescocostanzo. In questo frangente l'atmosfera della piazza si fa tesa: i due apostoli si fermano, mentre, da lontano, la Vergine riconosce il Figlio Risorto. In un attimo, con un ingegnoso sistema di fili (conosciuto soltanto dalla confraternita e dalla famiglia d'Eramo, che ha il privilegio di vestire la Madonna), il manto nero e il fazzoletto cadono, lasciando il posto ad uno splendido abito verde ricamato d'oro e ad una rosa rossa, mentre in aria si levano in volo 12 colombe. Alle 12.00 in punto, la Madonna inizia così la sua corsa, tra gli applausi della gente, le note della banda e lo sparo dei mortaretti. Arrivata davanti al Cristo i confratelli si abbracciano, arrivando spesso a non trattenere le lacrime per la commozione. Se tutta la sequenza si svolge senza intralci (corsa, caduta del manto e fazzoletto, volo delle colombe), la tradizione prevede che l'anno sarà propizio, mentre se qualcosa non funziona come previsto, sempre facendo riferimento alla stessa tradizione popolare, vi saranno sventure o calamità naturali. La preoccupazione diventa più grande se la statua della Madonna dovesse cadere durante la corsa o, ancor peggio, si rovinasse. Storiche sono le cadute del 1914 e del 1940, secondo alcuni, presagi delle successive guerre. Dopo la corsa la Madonna è portata nella vicina chiesa di S.Chiara per ricomporre il manto e i capelli se, durante la corsa, si fossero scompigliati, ma anche per sostituire parte dell'armatura che costituisce il baldacchino su cui poggia la statua. All'incirca fino al 1809, quando la chiesa e il convento erano abitati dalle Clarisse, i confratelli portavano la Madonna in questa chiesa, cosicché le Clarisse (non potendo uscire dal monastero) potessero "salutarla", ma a seguito delle soppressioni napoleoniche il monastero fu abbandonato. Dopo la ricomposizione delle vesti inizia la processione, a cui si uniscono anche i Trinitari che, a turno con i Lauretani, trasportano le statue. La processione, accompagnata dalla banda, è aperta dallo stendardo della confraternita dei Lauretani, seguono poi i confratelli con i lampioncini, le statue degli Apostoli, il Cristo risorto e la Madonna seguita dai fedeli. La processione rientra in S. Maria della Tomba, dove le statue degli apostoli sono rimesse nella cappella, mentre quelle del Cristo e della Madonna resteranno esposte in chiesa fino alla domenica successiva, quando saranno riposte nella Cappella della confraternita e celate agli occhi dei fedeli fino alla Pasqua successiva. Le confraternite: Le due confraternite di Sulmona, quella della "SS.Trinità" (Arciconfraternita) e di "S. Maria di Loreto", hanno ognuna un proprio statuto. La SS.Trinità: L'Arciconfraternita della SS. Trinità di Sulmona è una delle più antiche d'Abruzzo e la più antica di Sulmona, essendo stata fondata agli inizi del XIV secolo. Avendo collaborato alla costruzione della chiesa dell'Annunziata nel 1320, fu dato alla confraternita il permesso di stabilirvisi, ricevendo anche un locale dove riunirsi. Nel 1576 i Trinitari (così sono detti i membri della SS. Trinità) si spostarono nella vicina chiesa di San Giacomo che, dopo il loro arrivo, mutò il nome in Santa Trinità. In quel periodo, molto probabilmente, nacque il tipico abito rosso che ancora oggi viene indossato dai confratelli. Dal '600 fino al XIX secolo, la confraternita e la loro chiesa si arricchì di nuovi titoli, tanto che nel 1752 il Sodalizio passo da Confraternita ad Arciconfraternita. Tra il 1889 e il 1890, la confraternita fu spogliata di tutti i suoi beni, rischiando la scomparsa, ma nel XX secolo l'Arciconfraternita tornò comunque allo splendore di un tempo. L'abito della confraternita è costituito da una tunica rossa stretta in vita da un cordone rosso, un bavero bianco e una medaglia con il simbolo della confraternita. Sotto l'abito viene indossata una camicia bianca con un fiocco nero al collo. Degno di nota è il fatto che questa confraternita ha spesso partecipato ai Giubilei e ha il privilegio di organizzare sia la processione serale del venerdì santo che quella del 1º novembre. S. Maria di Loreto: Le origini della confraternita della Madonna di Loreto (i cui membri vengono chiamati Lauretani) sono incerte, forse dello stesso periodo della Trinità, ma non si ha una documentazione certa poiché alcuni documenti andarono perduti durante il terremoto del 1706. La prima testimonianza risale al 1560 essendo la data MDLX (1560) scolpita sul portale della cappella della confraternita, annessa alla chiesa della Tomba. In ogni caso, il Sodalizio doveva esistere già tra il 1510 e il 1540. La confraternita fu approvata dal vescovo nel 1621 e nel '700 fu aggregata all'Arciconfraternita Lauretana di Roma ma nel 1934 il pio Sodalizio tornò alle dipendenze dell'Autorità Ecclesiastica. L'abito della confraternita è costituito da una tunica bianca con un piccolo cappuccio, stretta in vita da un cordone verde, una mozzetta verde bordata d'oro e un medaglione con il simbolo della confraternita; questa ha il compito di organizzare le processioni del sabato santo, del 13 e 10 dicembre e quella pomeridiana del venerdì santo, oltre all'allestimento del rito della Madonna che Scappa. Il Patto del 1961: Già dal '700, se non addirittura prima, i Lauretani entrarono in conflitto con i Trinitari. Il conflitto era dovuto al fatto che la confraternita della Trinità aveva il diritto di precedenza nelle processioni, essendo la più antica di Sulmona, mentre quella di Loreto risultava subordinata poiché meno antica rispetto alla Trinità.
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Nel maggio del 1752 i Trinitari decisero di non partecipare ad un'antica processione (oggi non più in uso) e nel 1753 i Lauretani decisero di non prendere più parte a nessuna processione cittadina, come quella patronale di San Panfilo. I Lauretani sfilavano nei propri territori di appartenenza e solo nelle processioni da loro organizzate. Nel corso del XIX secolo, tra i membri dei due Sodalizi, si verificarono dei litigi che spesso sfociarono in vere e proprie zuffe. Il conflitto si concluse ufficialmente il 26 marzo del 1961, quando fu stipulato un patto, una sorta di "Patto di Pace" in cui si stabiliva che, nelle processioni della Pasqua e del venerdì santo, le due confraternite si scambiassero i simulacri e che anche la confraternita ospite doveva trasportare le statue per un certo tratto.  Le statue - Il Tronco: È il simbolo della confraternita della Trinità che sfila all'inizio della Processione del venerdì santo. Il Tronco, risalente al 1752, è costituito da una croce rivestita in velluto rosso e decorata da tralci d'argento, opera di artisti sulmonesi; nel 1770 andò a sostituire una precedente croce ormai rovinata. Viene portata in processione da un confratello. L'Addolorata: L'Addolorata è una statua del '700, vestita con un abito che, in dialetto abruzzese, è detto "conocchia"; l'effigie ha un fazzoletto ricamato in mano e le vesti sono nere con ricami dai riflessi dorati. Il volto ha un'espressione addolorata (da cui il nome) ed è rivolto al cielo; il capo è cinto da una corona d'argento mentre una spada le trafigge il cuore. Questa scultura lignea è conservata nella chiesa della Trinità ma è visibile solo il giorno del venerdì santo. Il Cristo morto (Arciconfraternita della Trinità): Il Cristo morto della confraternita della Trinità è una scultura del 1750, interessante è la lettiga in argento decorata da tessuti e veli, anch'essa del '700, attribuita a scuola napoletana, decorata ai lati da quattro putti d'argento che reggono i simboli della Passione. Molto bello anche il tappeto in velluto nero, ricamato d'oro, alla base della lettiga. Il Cristo morto (confraternita di S. Maria di Loreto): Il Cristo morto (una statua del '700) della confraternita dei Lauretani, poggia su una lettiga in legno, anch'essa del '700, decorata da veli, tessuti e da un tappeto in velluto nero ricamato in oro. Il Cristo è portato in processione il pomeriggio del venerdì santo nelle vie del quartiere di "Borgo S. Maria della Tomba". Il Cristo risorto: È una bella opera del '700 di scuola napoletana, la scultura è in legno, mentre il mantello è un velo ricamato in oro. È conservato nella chiesa di S. Maria della Tomba, nella cappella dei Lauretani ed è visibile solo dal giorno di Pasqua fino alla domenica successiva. Gli Apostoli Pietro e Giovanni: Sono conservati nella cappella dei Lauretani in S. Maria della Tomba e visibili solo il giorno di Pasqua. Seppur diverse nello stile, sono opera di artisti locali del '700; assieme al Cristo risorto sono tutto ciò che rimane di un gruppo formato dagli altri Apostoli e dalle Pie Donne che un tempo animavano la domenica di Pasqua. Giovanni, l'Apostolo prediletto cinto da un'aureola, è una scultura lignea di pregevole fattura: nella mano destra reca un simbolo del santo, ossia il calice con i serpenti (si narra che San Giovanni fu fatto avvelenare invano con veleno di serpenti). Pietro, l'Apostolo considerato dai sulmonesi un po' bugiardo (avendo rinnegato tre volte Gesù) è raffigurato in una scultura lignea alquanto espressiva, nella sua mano ha le due chiavi del Regno dei Cieli. Al contrario di Giovanni, rappresentato giovane, San Pietro è raffigurato come un vecchio dai capelli grigi. Interessante è l'aureola costituita da 12 stelle che cinge il suo capo, un simbolo che solitamente viene attributo alla Madonna. La Madonna di Loreto (Madonna che Scappa): Questa Madonna, una splendida statua vestita, forse del '700, ha un viso dolce, capelli veri con boccoli, sormontati da una bellissima corona in argento; sulla mano destra ha una rosa rossa. L'abito della Madonna, molto complesso, è costituito da un drappo verde dal tono primaverile, simbolo di speranza, ricamato in oro. La Madonna di Loreto, più conosciuta come "la Madonna che Scappa", è custodita nella Cappella della Confraternita e visibile con il manto nero dal venerdì santo e con il manto a festa dal giorno di Pasqua alla domenica successiva. La statua consta di due intelaiature: una leggera utilizzata per la corsa e una più pesante impiegata nella processione. Questa statua, nel '700, era posta nella cappella del palazzo Ricciardelli, situato nella Piazza Garibaldi a Sulmona. La statua della Madonna veniva data ai Lauretani, durante la Settimana santa, per essere utilizzata nei riti religiosi. All'inizio del XIX secolo la statua passò direttamente alla Confraternita della Madonna di Loreto, mentre il palazzo Ricciardelli veniva acquisito dalla famiglia D'Eramo ma, ancora oggi, il privilegio di vestire la Madonna di nero e il segreto dei fili e del volo delle colombe è conosciuto solo dai confratelli e dai membri della famiglia D'Eramo. La statua della Madonna viene vestita di nero il martedì santo ed esposta alla venerazione il venerdì santo; è portata a San Filippo il sabato santo e, la domenica di Pasqua, durante la corsa, si spoglia dell'abito nero per scoprire quello a festa. La statua rimane esposta assieme a quella del Cristo Risorto fino alla domenica successiva (Domenica in Albis).
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La Madonna che Scappa a Sulmona: problemi e imprevisti: Non sempre le celebrazioni della Madonna che Scappa hanno avuto uno svolgimento lineare e senza incidenti. Nel corso della storia dei festeggiamenti, si è verificata qualche caduta e alcuni imprevisti, ma la prima documentazione certa si ha alla prima metà del '900. Nel 1914 e nel 1940, la statua cadde a causa di un portatore che inciampò, questo portò i sulmonesi a supporre che la caduta fosse un presagio delle successive due Guerre Mondiali. Nel 1958, forse a causa di un problema tecnico al sistema dei fili, il manto non cadde e si dovette toglierlo "manualmente". Nel 1984 la statua si inclinò e rischiò di cadere durante la corsa. Nel 2005, la rosa spuntò dal fazzoletto prima della corsa, una delle colombe non si mosse (volò solo dopo, a fine corsa), inoltre la Madonna stava per cadere a causa della pioggia (il rito viene onorato con qualsiasi tempo). Nel 2009, a seguito delle scosse telluriche del terremoto dell'Aquila, la manifestazione si è svolta in forma abbreviata, causa inagibilità della Chiesa di San Filippo Neri; in questo frangente è stato eliminato il tradizionale cambio dell'intelaiatura della statua (prima effettuato nella Chiesa di Santa Chiara) e abbreviata buona parte del percorso della processione di Pasqua; inoltre, in segno di lutto per le 295 vittime del terremoto (di cui due della Valle Peligna), sono stati eliminati gli spari e l'Alleluia della banda che solitamente accompagnavano la corsa, avvenuta con dieci minuti di anticipo rispetto alla tradizione che vuole inizi a mezzogiorno in punto.  Le manifestazioni a Sulmona (Aq) Marzo: Freedom Trail “Il sentiero della libertà”. “Il sentiero della libertà” è un trekking di circa 60 Km, di livello escursionistico, suddiviso in 3 tappe e 3 giorni, sui sentieri che attraversano la Majella. Ogni anno partecipano al “Sentiero della Libertà” circa 700 persone, in prevalenza studenti degli ultimi anni delle scuole superiori. “Il sentiero della libertà” era la via di fuga di migliaia di prigionieri alleati e di giovani italiani che lottavano per la liberazione d’Italia, divisa dalla Linea Gustav dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, quando l’Abruzzo divenne terra di confine e angolo di speranza per i fuggiaschi che si schieravano con l’Esercito Alleato. Anche Carlo Azeglio Ciampi, Presidente Emerito della Repubblica Italiana, affrontò la traversata da Sulmona a Casoli il 24 marzo 1944 descrivendola nel diario riportato integralmente nel libro a cura del Liceo Scientifico Statale E.Fermi di Sulmona “Il sentiero della libertà. Un libro della memoria con Carlo Azeglio Ciampi”(Laterza, Roma-Bari 2003). Fuochi di San Giuseppe: A sera inoltrata nella splendida cornice di Piazza Garibaldi, si consuma un antico rito: enormi cataste di legna, preparate dai borghi e dai sestieri della città, ardono rischiarando di suggestiva luce scene di vita contadina tra canti e danze folcloristiche, alla riscoperta di tradizioni dimenticate. Piatti tipici a volontà, preparati secondo la migliore tradizione sulmonese. Celebrazione del Dies Natalis del poeta sulmonese Publio Ovidio Nasone: La giornata celebrativa inizia con il saluto delle autorità e la deposizione di fiori sulla statua del poeta Ovidio in Piazza XX Settembre. A seguire gli studentii degli istituti Scolastici Superiori di Sulmona si esibiscono con performance recitative e musicali su temi ovidiani. Durante la giornata è possibile visitare gratuitamente le sezioni museali del Palazzo dell'Annunziata. Al termine delle celebrazioni a tutti i partecipanti viene distribuita una colossale torta di compleanno. Pasqua a Sulmona: Venerdì Santo: processione del Cristo Morto. Domenica di Pasqua: rito della Madonna che scappa in piazza. Aprile a Sulmona. Festa del Santo Patrono (San Panfilo): Nel pomeriggio si svolge per le via della città la processione nella quale viene mostrato ai fedeli il Busto Reliquario di San Panfilo Vescovo, Patrono della città. Notevole il prezioso busto reliquiario in rame dorato e argento, con smalti e ceselli, lavorato tra il 1458 e il 1459 dall'orafo sulmonese Giovanni di Marino di Cicco. Maggio - Premio Nazionale di Diritto G. Capograssi. Le manifestazioni a Sulmona (Aq) Giugno a Sulmona - Premio Sulmona di Giornalismo e Critica d'Arte: È un concorso nazionale di Critica d'Arte connesso alla Rassegna Internazionale di Arte Contemporanea: una prestigiosa giuria valuta articoli apparsi su quotidiani e periodici inerenti il Premio Sulmona di Arte. Premi Speciali sono riservati a storici dell'Arte e a giornalisti nazionali di chiara fama che operano in tv e sulla carta stampata. Si svolge in un'unica giornata, nel suggestivo chiostro dell'ex Convento di S: Chiara. Segreteria: Circolo d'arte e cultura "Il Quadrivio", tel. 0864.31195. Luglio - Fiera dell'Assunta; sagre popolari nei dintorni; manifestazioni estive: "Archèo, teatro fra antiche mura": Alla riscoperta del teatro greco, la rassegna estiva organizzata dall'ATAM si svolge fra gli antichi resti del Santuario Italico di Ercole Curino, creduto per secoli Villa di Ovidio e fulcro della vita amministrativa e sociale dei Peligni. Segreteria e prevendita (quando previsto): Ufficio Servizi Turistici, Comune di Sulmona, Pal. SS. Annunziata tel. 0864.210216 fax 0864.207348. Le manifestazioni a Sulmona (Aq) La Giostra Cavalleresca di Sulmona: Ebbe forse origine al tempo degli Svevii, ma il primo documento risale al 1484. La tradizionale sfida si celebrava due volte l'anno: nella festa dell'Annunziata il 25 marzo e in quella dell'Assunta il 15 agosto, oltre ad edizioni speciali in onore di personaggi illustri o a ricordo di eventi eccezionali. La giostra si correva nel campo della spaziosa piazza maggiore, oggi Piazza Garibaldi. Intorno alla metà del Seicento gli scontri furono dismessi e i ricchi cimeli, armi e costumi, un tempo conservati nella Sala del Cavaliere del Palazzo della SS. Annunziata, andarono dispersi. Da alcuni anni l'antica giostra è stata riproposta in chiave moderna, senza più guerrieri a "correr lance" contro mantenitori armati, ma frequentata da provetti cavallerizzi che si cimentano in rappresentanza di borghi e sestieri cittadini in una gara di velocità e di abilità agli anelli. Il rigore storico della ricostruzione, garantito da prestigiose commissioni di studiosi e tecnici, contraddistingue l'evento sulmonese nel panorama italiano e internazionale di manifestazioni affini: gli splendidi costumi, l'accurata selezione dei figuranti, le coreografie e il grande impegno profuso nel riproporre usi, giochi e tradizioni attraverso scuole appositamente istituite, rendono di sicuro fascino la ricostruzione del ricco e variegato mondo della Sulmona del Palio. Segreteria: Associazione Giostra Cavalleresca, tel. 0864.210969. Periodo: ultimo week-end di Luglio: ore 17.30 Corteo Storico per le vie della città, a seguire gara in piazza Garibaldi.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' SULMONA (AQ)
Le manifestazioni a Sulmona (Aq) Giostra Cavalleresca d'Europa di Sulmona: Nel 2000 è stata istituita la Giostra Cavalleresca d'Europa, per la divulgazione e la valorizzazione della conoscenza delle identità culturali europee, delle tradizioni storiche comuni e delle diversità consolidate nel corso dei secoli. Nella Giostra d'Europa, una gara identica nella sostanza alla Giostra di Sulmona, un solo cavaliere sulmonese gareggia con altri sei rappresentanti di città europee con tradizioni cavalleresche in un superbo intrecciarsi di dame e cavalieri, armigeri e suonatori, ancora una volta nello splendido scenario della Piazza Maggiore. Segreteria: Associazione Giostra Cavalleresca, tel. 0864.210969. Periodo: prima domenica di Agosto, ore 17.30 Corteo Storico per le vie della città, a seguire gara in piazza Garibaldi. Settembre sulmonese - Rassegna Internazionale di Arte Contemporanea: Connessa al Premio Sulmona, rappresenta un evento culturale di notevole spessore, organizzato dal trentennale circolo d'arte e cultura "Il Quadrivio". La Rassegna è dedicata ogni anno ad un grande maestro dell'arte italiana contemporanea e premia tre degli oltre cento autori di fama internazionale ammessi a partecipare. Dall'intelligente attività di promozione artistica della Rassegna scaturiscono annualmente acquisizioni per la Pinacoteca Comunale d'Arte Moderna, prestigiosa esposizione permanente, che conta oggi oltre cento pezzi tra disegni dipinti e sculture. Segreteria: Circolo d'arte e cultura "Il Quadrivio", tel. 0864.31195. Concorso Internazionale di Pianoforte Città di Sulmona: Giunto nel 2002 alla XXVI edizione, nona internazionale, il concorso è articolato in tre prove in pubblico che prevedono l'esecuzione di brani di Bach, Chopin Mozart, Haydn per la prima prova, Scarlatti o altro autore del '700 e importanti opere dell'800 e del '900 per la seconda, Beethoven e un autore a scelta per la terza. Segreteria: via della Cona, 20 - Sulmona, tel. 0864.53733, fax 0864.208668 – 53384. Da ottobre ad aprile Stagione concertistica della Camerata Musicale Sulmonese: Ricca e sempre coinvolgente è la stagione concertistica della Camerata Musicale Sulmonese, inaugurata nel 1953 dal grande pianista Jean Micault. Molti gli eventi artistici, di rilievo nazionale ed internazionale, ogni anno proposti nel cartellone, che spazia dalla musica sinfonica alla musica da camera, dalla lirica al jazz, dall'operetta all'opera, dal balletto ai classici della musica leggera. Gli spettacoli e i concerti si tengono, a seconda dei casi, presso l'Auditorium Comunale (Palazzo SS. Annunziata) o presso il Teatro Comunale "Maria Caniglia". Segreteria: vico dei Sardi, 9 - Sulmona, tel. 0864.212207, fax 0864.208668. Ottobre - Concorso Internazionale di Canto Maria Caniglia: Dedicato alla grande artista lirica abruzzese Maria Caniglia, il concorso si svolge durante un'intera settimana di ottobre e si conclude con una serata finale, nella quale i cantanti sono accompagnati da grandi orchestre italiane e straniere. L'assoluta serietà ed imparzialità delle prestigiose giurie internazionali succedutesi hanno fatto emergere all'attenzione del pubblico giovani talenti oggi affermati quali Esposito, Prokina, Tarassova, Banaudi, Nakamaru, Martinez, Lombardi, Magomedova, Marzano, Stanisci, Farnoccia, Rancatore, Millot, Trullu, Rezza, Queni. Gli artisti a concorso presentano in pubblico cinque brani di opere liriche italiane o straniere del proprio registro vocale. Segreteria: vico dei Sardi, 9 - Sulmona, tel. 0864.212207, fax 0864.208668. Novembre - Sulmonacinema - Festival del Cinema Italiano: È una delle manifestazioni più originali e stimolanti del panorama promozionale cinematografico italiano, di vita ventennale, che presenta, promuove e premia annualmente il giovane cinema italiano, offrendo agli esordienti una valida opportunità di confrontarsi con un pubblico attento e consapevole. A concorso lungometraggi, cortometraggi e cortissimi. Segreteria: Associazione Culturale Sulmonacinema, via Aragona, 14 - Sulmona, tel e fax 0864.32950. Le manifestazioni a Sulmona (Aq)  Da novembre ad aprile: Stagione di Prosa ATAM: L'ATAM, Associazione Teatrale Abruzzese Molisana, attiva da circa un trentennio, presenta ogni anno, col patrocinio del Comune di Sulmona, un cartellone concepito scegliendo in maniera articolata quanto di meglio offerto dalla produzione nazionale. Viene quindi proposto, attraverso un equilibrato dosaggio di vari generi, un significativo quadro del panorama teatrale italiano. Gli spettacoli si tengono presso il "Teatro Comunale Maria Caniglia". Segreteria, prevendita e abbonamenti: Ufficio Servizi Turistici, Comune di Sulmona, Pal. SS. Annunziata tel. 0864.210216 fax 0864.207348. Dicembre: Premio Nazionale per Cantautori Emergenti "Augusto Daolio" - Città di Sulmona: Un concorso riservato a giovani promesse della musica italiana, cantautori e band. L'iniziativa nel giro di pochi anni si è subito collocata tra le principali manifestazioni nazionali per i giovani musicisti, godendo degli apprezzamenti di artisti quali Vasco Rossi o Piero Pelù, che hanno attinto ad esso per collaborazioni, e fornendo materia prima per altri importanti concorsi nazionali. Dalle centinaia di CD e demo che pervengono ogni anno alla segreteria, verranno selezionati 34 finalisti che disputeranno al finale, rigorosamente dal vivo, presso il Teatro Comunale "Maria Caniglia". Segreteria: Nomadi Fans Club "Un giorno insieme", Corso Ovidio, 14 - Sulmona, tel/fax 0864.210990, cell. 389.9737620. Manifestazioni natalizie - Mostra Internazionale dei Presepi: Presepi da tutto il mondo, realizzati con materiali diversi e di differenti dimensioni sono esposti ogni anno presso la Chiesa della SS. Annunziata.
RIFUGI E BIVACCHI A SULMONA (AQ)
CITTÀ DI OVIDIO “Sulmo mihi patria est, gelidis uberrimus undis”, ovvero ricchissima di fresche acque, come riferisce il poeta latino Ovidio - nato a Sulmona nel I secolo a.C. - tramandandone così l’immagine ai posteri. Oggi la Sulmo di epoca romana, nonostante i secoli trascorsi, è rintracciabile nella struttura urbana, nella disposizione delle vie e delle mura di cinta, è visibile in alcuni interessanti siti archeologici, come la cosiddetta Domus di Arianna (secc. I a.C. - II d.C.) e, soprattutto, nei resti del monumentale e suggestivo Santuario di Ercole Curino (IV sec. a.C. - II sec. d.C.). Consigliamo di visitare il Polo Museale Civico dell’Annunziata, nel cuore del centro storico, per seguire nel lungo percorso a ritroso nel tempo le tappe fondamentali della storia più antica, attraverso le tangibili testimonianze riportate alla luce nei numerosi scavi archeologici che hanno interessato l’ager sulmonensis. DIMORA DEI PADRI CELESTINI Nel XIII secolo, quando la città rivestiva un ruolo di particolare spicco in ambito regionale quale importante punto di riferimento economico e politico, il monaco Pietro Angeleri - futuro papa Celestino V (1294) - la scelse come dimora e sede per il nuovo ordine religioso da lui fondato. Sorsero così, alle falde del monte Morrone, l’imponente Abbazia di Santo Spirito e, più in alto, sulle ripide pareti rocciose, il piccolo Eremo di Sant’Onofrio. SCRIGNO DI TRADIZIONI Legati alle profonde radici della tradizione, i riti della Settimana Santa da secoli si ripetono ogni anno e continuano a coinvolgere e attrarre migliaia di persone. La sera del Venerdì la processione del Cristo Morto muove lentamente al fioco bagliore dei fanali tra le suggestive note di un coro maschile. La mattina di Pasqua una grande folla assiste, gioiosa, alla emozionante corsa della “Madonna che scappa in piazza” ad incontrare il Figlio risorto. Nei caldi pomeriggi tra luglio e agosto l’atmosfera si trasforma e la città, con i suoi Borghi e Sestieri, rievoca nella Giostra Cavalleresca le festose giornate in cui i cavalieri, accompagnati dal corteo di dame, sbandieratori e musici, gareggiavano nel campo di Piazza Maggiore per la conquista del palio. SINFONIA DI DOLCI SAPORI E ANTICHE FRAGRANZE Facendo una passeggiata lungo il Corso Ovidio e le vie del centro i famosi confetti, belli da vedere e ottimi da mangiare, invitano ad entrare nei caratteristici negozi per acquistare e portare con sé un po’ della dolcezza di Sulmona! Chi preferisce il salato trova la pregiata qualità di aglio rosso, vino e formaggi tipici nelle botteghe o nel grande mercato di Piazza Garibaldi, al mercoledì e al sabato, tra suggestioni, profumi e sapori di antiche tradizioni. SULLE VIE DELL’ANTICA SULMO: La città odierna continua a vivere sull’impronta millenaria dell’antico abitato romano, dove la Sulmo di Ovidio, con i suoi pauca jugera, occupava poco più di sedici ettari. Quel tracciato viario urbano si è conservato pressoché integro, anche se non esattamente coincidente con l’attuale, mentre parte dei fabbricati è purtroppo celata sotto il piano stradale. Piccola ma completa dei suoi begli edifici pubblici dentro e fuori le mura doveva apparire fino alla fine dell’Impero. Prima di essere elevata a municipium esisteva già una città, come attestano le necropoli di età italica e romana intorno alla cinta muraria di Sulmo, nelle quali sono state rinvenute sepolture databili tra la fine del IV sec. a.C. e l’età imperiale. I corredi funerari e le iscrizioni testimoniano della vita del passato. Dalle fonti epigrafiche sono riemersi il culto di Cerere e Venere, personaggi e figure pubbliche, ludi circenses, tracce di una società efficiente ed attiva. La struttura dell’originario abitato si presenta ancora oggi castramentata, a pianta quadrata, con un cardo e due decumani corrispondenti il primo all’attuale Corso Ovidio, le perpendicolari presumibilmente agli assi stradali di Via Mazara-Via Roma e Via CiofanoVia Aragona. Lungo le mura altomedioevali, che ricalcarono la preesistente cinta di età romana, si aprivano sei porte, dislocate agli apici dei percorsi principali - più un’uscita secondaria o posterula - alle quali si aggiunsero le successive cinque della più ampia cinta due-trecentesca. Ripercorrendo strade e luoghi della Sulmo romana, la pianta che vi presentiamo si arricchisce di rimandi, spesso museali, che invitano a completare il quadro di ciò che permane, prezioso, come uno dei tasselli della storia della città.
POLO CULTURALE CIVICO DIOCESANO DI S. CHIARA Costituito alla fine del 2002 nell’ex-convento di Santa Chiara in Piazza Garibaldi, l’antica Piazza Maggiore, comprende il Museo Diocesano di Arte Sacra con la Biblioteca, la Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea e un Presepe artistico in esposizione permanente. Museo. È allestito nei suggestivi ambienti conventuali, distribuiti attorno al chiostro, nei quali sono confluite opere comprese tra il XII e il XIX secolo, provenienti dalla cattedrale e da altre chiese cittadine e della Diocesi. La prima sala espositiva è ricavata nella Domus Orationis, la cappella riservata alle Clarisse, dove è stato rinvenuto un ciclo pittorico medievale con Storie della vita di Gesù e di San Francesco; qui sono presenti manufatti tessili, sculture lignee del XIV e XV secolo – la cui produzione fu particolarmente significativa nella regione – e, tra le oreficerie, alcuni capolavori trecenteschi delle botteghe orafe sulmonesi, punzonati con il bollo distintivo. Attraverso una sala minore, con dipinti del XVI secolo e argenti liturgici, si accede al vasto refettorio – affrescato con il tradizionale Cenacolo – che custodisce una notevole raccolta di paramenti sacri, codici miniati, suppellettili ecclesiastiche dall’età barocca all’Ottocento e pitture su tavola e su tela, in gran parte pale d’altare, alcune delle quali vantano autorevoli attribuzioni ad artisti di fama, come il Cavalier d’Arpino o il bergamasco Paolo Olmo. Biblioteca. Annovera una considerevole raccolta di titoli di abruzzesistica e preziose edizioni a stampa quattro-cinquecentesche. Meriterebbe una visita anche solo per ammirarne l’ambientazione, in particolare la Sala di Lettura allocata nel Parlatorio delle suore di clausura, dotato di grate per il colloquio e della “ruota degli esposti” – meccanismo girevole nel quale venivano collocati i neonati abbandonati – ancora visibile all’esterno. Pinacoteca. Il nucleo originario, costituito da un gruppo di opere di proprietà comunale tra cui il Ritratto di Panfilo Serafini del pittore Teofilo Patini e La Scannese, scultura in marmo di Costantino Barbella, è stato arricchito nel tempo dalle donazioni di insigni maestri legati alla città e dalla collezione del Circolo d’Arte e Cultura “Il Quadrivio”, che dal 1974 promuove il “Premio Sulmona”, divenuto nel 1993 “Rassegna Internazionale d’Arte Contemporanea”. L’acquisizione delle opere vincitrici delle numerose edizioni della manifestazione ha contribuito ad ampliare ulteriormente la raccolta, oggi costituita da dipinti, sculture, disegni e stampe in costante incremento di alcuni degli artisti più apprezzati del secondo Novecento. Presepe. Realizzato interamente in legno con oltre 1100 pezzi su una superficie di circa 12 mq, è una fedele e appassionata ricostruzione della vita e dei mestieri della Sulmona tra fine Ottocento e inizi Novecento, che l’autore – l’artigiano Enzo Mosca – ha minuziosamente rappresentato attingendo ai ricordi d’infanzia e ai racconti degli anziani ascoltati accanto al fuoco nelle sere d’inverno. Da osservare a lungo, per apprezzarne le innumerevoli “scene” e lasciarsi trasportare in un mondo ormai scomparso, da riscoprire con un po’ di nostalgia, tenerezza e più di un sorriso. FUORI E INTORNO LE MURA dall’età arcaica alla Sulmo imperiale. Le Necropoli, i luoghi della sacralità, gli spazi dello svago. Nell’area limitrofa o poco distante dalla città, che ancora oggi si allunga sull’antico asse stradale nord-sud di collegamento della Via Claudia Valeria con la zona meridionale degli Altipiani maggiori, numerosi ritrovamenti e reperti di vario genere (arredi funerari, oggetti d’uso quotidiano, resti di edifici e iscrizioni) sono affiorati in diverse campagne di scavo o casualmente. Se ne riportano alcuni fra i più interessanti. 1 Santuario di Ercole Curino A: grandioso complesso architettonico articolato su terrazzamenti sul Monte Morrone; risalente al IV secolo a.C. e successivamente ampliato (sec. II a.C.), testimonia della sua rilevanza come luogo di culto e di riferimento per l’intera area peligna. Tra i numerosi reperti spicca la preziosa statuetta bronzea di Ercole (del tipo Farnese), di recente attribuita allo scultore greco Lisippo o alla sua bottega, attualmente conservata al Museo Archeologico Nazionale di Chieti, di cui una riproduzione è collocata nel Museo Civico di Sulmona. 2 Villa di Ovidio A: la tradizione popolare ha creduto per secoli che la residenza di campagna del poeta fosse quella che invece è la dimora di Ercole Curino. Alcuni studiosi sostengono che potrebbe essere individuabile in area pedemontana in località Marane, ove sorge l’attuale Casino Pantano. Resti di opere in muratura d’epoca romana, tuttora visibili, proverebbero se non altro l’esistenza di una dimora coeva ad Ovidio. (cfr. Van Wonterghem, “Antiche genti peligne”). 3 Necropoli a sud, all’esterno dell’odierna Porta Napoli A (epoca repubblicana, imperiale, fino a quella medioevale): numerosi corredi funerari conservati oggi nel Museo Civico A, testimoniano il livello di media ricchezza raggiunto dalla città. Artigianato, metallurgia, armi e bronzetti votivi, segno che l’antica Sulmo aveva contatti commerciali e culturali con i maggiori centri produttivi dell’epoca. 4 Località Valle di Giallonardo A: tombe risalenti al periodo italico ed ellenistico A. 5 Località Zappannotte: tomba a fossa A, in cui fu rinvenuto un cinturone bronzeo IV-III sec a.C. A.
POLO MUSEALE CIVICO DELLA ANNUNZIATA Ha sede nel Complesso della SS. Annunziata – emblema della municipalità sulmonese – e consta della Domus di Arianna, del Museo Civico (costituito dalle sezioni Archeologica e Medievale-Moderna) e del Museo del Costume Popolare Abruzzese-Molisano e della Transumanza. Domus di Arianna. Nel 1991 lo scavo archeologico di un locale al pianterreno del Palazzo ha riportato alla luce una domus romana abitata dal I sec. a.C. alla metà del II sec. d.C. Una passerella metallica al di sopra della pavimentazione consente al visitatore di attraversare i diversi ambienti che costituivano questa ricca dimora: i primi tre, probabilmente con funzioni di rappresentanza, presentano un rivestimento a mosaico con tessere bianche, perimetrato da una doppia fascia nera, mentre i due locali verso il fondo un più rustico pavimento in opus signinum, ossia composto da “cocciopesto” misto a scaglie di pietra e mattoni. Di grande importanza il ritrovamento di numerosissimi frammenti di pitture parietali, in parte ricomposti su pannelli, che abbellivano la domus; lo schema decorativo fa riferimento al cosiddetto Terzo Stile pompeiano e tra i soggetti raffigurati è stato possibile identificare la Sacra unione di Dioniso e Arianna e la Disputa tra Eros e Pan. Nelle vetrine al termine del percorso sono esposti i reperti rinvenuti nel corso dello scavo, appartenenti all’età romana e alle successive epoche medievale e rinascimentale. Di grande interesse è infatti la stratificazione del sito, che documenta le diverse fasi della sua utilizzazione nel tempo. Sezione Archeologica. Si articola su due diversi livelli: la lunga sala al piano terra è dedicata ai reperti di epoca preistorica, protostorica e italica, mentre le testimonianze di Età romana (dal III sec. a.C. all’Alto Medioevo) occupano gli ambienti del piano superiore, a cui si accede attraverso un loggiato. Il patrimonio esposto comprende reperti di proprietà comunale, altri di collezioni private e materiali restituiti da ricognizioni e scavi condotti in tempi recenti nel comprensorio peligno, presentati secondo criteri sia cronologici che topografici. L’allestimento della prima sala offre una duplice modalità di visita, procedendo per grandi temi o secondo percorsi di approfondimento. La raccolta della Sala Romana è suddivisa in quattro ambiti introdotti da versi ovidiani: il territorio sulmonese, i luoghi di culto, le necropoli, l’antico assetto urbano. Suggestiva la ricostruzione architettonica del sacello del Santuario di Ercole Curino, situato alle pendici del monte Morrone, nella vicina frazione Badia. Sezione Medievale-Moderna. Si sviluppa su cinque sale, la prima delle quali denominata “Sala del Cavaliere”, in quanto vi si conservavano le armature della Giostra Cavalleresca; attualmente vi sono esposti reperti lapidei dal XII al XVI secolo, tra cui la più antica immagine scolpita di Ovidio sinora rinvenuta in città. La successiva “Sala di Giovanni da Sulmona” ospita una raccolta di pitture su tavola e sculture lignee tra le più rappresentative del Quattrocento abruzzese; segue la “Sala delle Oreficerie”, con pregevoli manufatti di scuola locale e di più tarda provenienza napoletana e affreschi staccati. La “Sala dei Catasti” custodisce arredi lignei sei-settecenteschi e alcuni volumi manoscritti, tra cui il prezioso Catasto cittadino del 1376. Il percorso, concepito secondo un criterio sia cronologico che tipologico, si conclude nella “Sala Celestiniana”, dove ha trovato posto un importante gruppo di tele provenienti dalla vicina Abbazia di Santo Spirito al Morrone. Museo del Costume Popolare e della Transumanza. La “Sala del Campanile” ospita una significativa raccolta etnografica, costituita da stampe, costumi popolari e oggetti d’uso, molti dei quali legati alla pastorizia. Le prime, oltre 160, sono datate dal 1790 al periodo preunitario e comprendono incisioni, litografie, acquetinte ed acquerelli; tra le più antiche quelle commissionate da Ferdinando IV di Borbone per una rilevazione dei costumi popolari delle diverse province del Regno di Napoli. I costumi esposti sono esclusivamente femminili, in quanto conservatisi più fedeli alla tradizione, mentre quelli maschili hanno perso gradualmente i caratteri distintivi per via degli abituali spostamenti dell’uomo per lavoro e dei frequenti contatti con altre comunità.
MUSEO Il Museo dell’Arte e della Tecnologia Confettiera, istituito nel 1992 dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, riassume egregiamente la storia della produzione. Distribuiti sui due piani della bella palazzina fine Ottocento della Fabbrica Mario Pelino, sono in mostra permanente interessanti e rari cimeli storici: macchinari, strumenti per la gestione amministrativa, utensili, bomboniere, riconoscimenti, citazioni. Suggestiva la ricostruzione di un laboratorio settecentesco con antichi strumenti: una tostatrice, una filettatrice, vasi con gli antichi ingredienti, mortai, colini multipli per lo sciroppo di zucchero, una macchina per lucidare, una sbucciatrice, ecc. La dolce Sulmona ha una tradizione dolciaria che non si limita al confetto: cassata sulmonese, torroni, ferratelle, scarponi, ceci ripieni, fiadoni… un trionfo di zucchero e nocciole, mandorle, cedro, noci, mostocotto, cioccolato… leccornie per tutti i gusti. Infine, non può mancare il digestivo, un prezioso distillato a base di radici di genziana o l’apprezzato Centerbe. 1_SULMONA/ANVERSA DEGLI ABRUZZI/CASTROVALVA/ VILLALAGO/SCANNO (A/R 70 km - Intera giornata) (Round trip: 44 miles - Full day trip) Splendido il percorso che affaccia sulle gole del fiume Sagittario e permette la visita di antichi e suggestivi borghi che dalla Conca Peligna conducono verso il Parco Nazionale d’Abruzzo. Anversa, con i ruderi del Castello medievale (sec. XII) e l’omonima Riserva Naturale “Gole del Sagittario”; il piccolissimo abitato di Castrovalva (poche decine gli abitanti), strategicamente arroccato su uno sperone roccioso; Villalago e l’Eremo di San Domenico; il lago e il paese di Scanno, dalle ripide e caratteristiche viuzze gradonate e sottopassi, palazzi signorili e chiese barocche. Molto apprezzati i dolci locali e la tradizione orafa. The route which opens into the gorges of the River Sagittario is truly spectacular and also allows you to stop off at several charming old villages. Carrying on along would eventually take you all the way to the National Park of Abruzzo. The first of these villages is Anversa, with the ruins of its 12th century medieval castle and its well known Nature Reserve of the Sagittario Gorges. Next, perched strategically on a spur on the mountain, is the tiny hamlet of Castrovalva with its few dozen residents. Then comes Villalago and the Hermitage of San Domenico. Finally we have Lake Scanno and the village of Scanno with its web of steep narrow streets and underpasses, its lordly houses and its baroque churches. It is also well known for its delicious pastries and its tradition of fine hand-made jewellery. 2_SULMONA/PACENTRO/ CAMPO DI GIOVE/ PESCOCOSTANZO/CANSANO (A/R 88 km - Intera giornata) Round trip: 55 miles - Full day trip) Pacentro, dominato dal Castello Caldora (secc. XII – XV), offre molti incantevoli scorci, dal massiccio della Majella alla sottostante Conca Peligna. Si prosegue per Passo San Leonardo (1.282 m s.l.m.) fino a Campo di Giove, per giungere a Pescocostanzo, dal ricco e ben conservato centro storico. Segnaliamo l’artigianato legato alla lavorazione del ferro battuto, all’oreficeria in filigrana e al merletto al tombolo. Attraversando il Bosco di Sant’Antonio con i suoi faggi secolari e Cansano, si torna a Sulmona. The town of Pacentro, dominated by the Caldora Castle dating back to the 12th century, offers marvellous views over the Majella mountain range and the Peligna basin below. If we then carry on along St. Leonard’s Pass (Passo San Leonardo) at 1282 metres as far as Campo di Giove, we come to Pescocostanzo with its fascinating and well preserved old town centre. Worthy of note are the many fine examples to be found of wrought iron work, gold and silver filigree and hand-made lace. From here we cross St. Anthony’s Forest (Bosco di Sant’Antonio) with its ancient beech trees, to arrive at the village of Cansano, from where we finally make our way back to Sulmona. ALTRI SUGGERIMENTI/MOREOVER: Sulmona/Pettorano sul Gizio/ Roccapia/Pescocostanzo/ Rivisondoli (Mezza giornata - Half day trip) 3_SULMONA/CORFINIO/ CASTIGLIONE A CASAURIA (A/R 78 km - Intera giornata o anche mezza giornata) (Round trip: 49 miles - Full or half day trip) Per gli appassionati dell’architettura religiosa medievale, in un raggio di pochi chilometri è possibile visitare tre dei monumenti più rappresentativi dell’Abruzzo. L’imponente Abbazia di Santo Spirito al Morrone, fondata nel XIII secolo dal futuro Papa Celestino V, conserva - oltre alla chiesa dal bel fronte barocco - la quattrocentesca Cappella Caldora dal ricchissimo apparato decorativo e i diversi corpi di fabbrica che si aprono su cinque cortili interni. A Corfinio, antica sede vescovile, la Basilica romanica di San Pelino - con l’Oratorio di Sant’Alessandro - custodisce tra i suoi arredi liturgici un notevole ambone del XII secolo. Consigliamo una sosta presso l’interessante Museo Archeologico. L’Abbazia di San Clemente a Casauria, fondata intorno all’871 dall’imperatore Ludovico II, è oggi uno degli esempi artistici e architettonici più importanti della regione. All’interno, pregevoli il ciborio, l’ambone ed il candelabro per il cero pasquale.
E’ il più illustre rappresentante del popolo italico dei peligni: Ovidio Commentato, studiato, criticato, dibattuto, controverso; riabilitato ma mai, forse, pienamente compreso, per molti aspetti rimasto oscuro, il poeta è tuttavia, ancora oggi come nel Medio Evo, emblema e simbolo, genius loci, figura con cui la sua città da secoli si identifica. I confetti di Sulmona - IL MANTO BIANCO E DOLCE Si dovette attendere l’arrivo dello zucchero dall’Oriente e la sua diffusione in Europa perché il confetto diventasse quello che tutti conosciamo: un’anima morbida ricoperta dai suoi dolci strati, bianchissimi o colorati. Mandorle, faggiole, nocciole, caffé, cacao, pistacchi, anice, cannella… tutto quanto si prestava ad essere rivestito divenne confetto. Lo zucchero fu per lungo tempo preziosissimo: estratto dalla canna e ridotto in cristalli, chiamato sale arabo poiché inizialmente diffuso dagli arabi nel Mediterraneo (sec. VIII), fu via via reintrodotto nelle coltivazioni siciliane da Federico II (sec. XIII), pur restando comunque spezia pregiata e dai costi proibitivi, addirittura in vendita nelle farmacie. La presenza sul Monte Morrone e nelle campagne intorno a Sulmona di mandorli, faggi, noccioli, attestata fin da tempi remoti, è indice di una naturale vocazione che porterà al radicarsi della peculiare tradizione manifatturiera, come riferiscono alcuni studiosi: “Questi colli producon cumini, coriandri, anisi ed altri semi, che in questi paesi san superiormente confettare”, così testimonia nel 1792 Michele Torcia e Antonio De Nino nel 1874 scrive che “in antico i frutti dei faggi delle nostre montagne si raccoglievano, se ne traevano fuori quelle graziose mandorline e si confettavano”. Nonostante ciò durante il Seicento la produzione non dovette essere cospicua, dato l’alto costo dello zucchero e la difficoltà di reperirlo. Il confetto restò un dolce di lusso e per pochi, da donarsi in occasioni particolari a personaggi illustri. Solo alla fine del Settecento si arrivò ad una “industrializzazione” del prodotto, legata anche all’invenzione del procedimento estrattivo dello zucchero dalla barbabietola, quando i pionieri sulmonesi ampliarono i loro opifici familiari introducendo macchinari moderni, dapprima a vapore e poi elettrici. La lavorazione avviene oggi non diversamente dal passato: la confettazione procede lentamente nelle ruotanti bassine di rame e, sciroppato e aromatizzato lo zucchero che aderisce al nucleo in strati successivi, il confetto si avvia ai vari trattamenti per le diverse forme da ottenere, infine all’asciugatura e al confezionamento. LAVORAZIONE ARTISTICA La particolarissima consuetudine sulmonese di presentare i fragranti confetti in innumerevoli forme variopinte e gradevoli pare sia nata dalla creatività delle suore di clausura del convento di Santa Chiara, che li univano fra loro con fili di seta per realizzarne rosari, spighe, grappoli d’uva, simboli cristiani da donarsi a nobili sposi o in altre importanti occasioni. Tale pratica è documentata dal XV secolo, ma nulla esclude che fosse già consolidata. La tradizione proseguì e si specializzò in singolare forma di artigianato producendo caratteristici fiori, cesti e bouquet confezionati non più solo con fili di seta ma anche con stoffe finissime come il tulle o il raso. I confetti, con i loro colori e profumi, si affacciano oggi dai negozi fino a sporgere sul Corso e negli slarghi del centro, suscitando lo stupore dei passanti. CURIOSITÀ In moltissime lingue i confetti indicano i coriandoli, i pezzetti di carta colorata derivanti dall’uso rinascimentale di lanciare in aria, in occasioni festose, dolcetti di buon augurio ripieni di semi di coriandolo, come recita la filastrocca: “Viene viene Carnevale, viene innanzi e non fa male; con i sacchi pieni zeppi di coriandoli e confetti…”. E anche in Italia, già nel Cinquecento, i confetti erano chiamati coriandoli quando, anziché avere un’anima di mandorla, “cuopronsi i coriandoli di zucchero per confetti”. TRADIZIONI E FOLKLORE E’ noto l’uso del lancio dei confetti come buon augurio ai novelli sposi. Il confetto è l’immancabile co-protagonista del giorno delle nozze: il bianco richiama il candore della castità della sposa e del suo abito, la mandorla con le sue due valve intrecciate sulla punta rappresenta l’unione, lo zucchero la serenità e prosperità del vincolo. Oltre che in maniera sfusa il confetto viene offerto in un’infinita gamma di confezioni, le bomboniere: per tradizione, il numero dei confetti è sempre dispari poiché nelle credenze popolari esso rappresenta ciò che è insolito, con poteri magici e il suo non essere divisibile per due augurerebbe l’inscindibilità della nuova unione. Infine: il dispari è di ottimo auspicio per divenire da due… almeno tre, con la nascita di un figlio! Dunque il confetto come augurio per la continuità della famiglia, della vita. NON SOLO BIANCO Simbolo della festa, della felicità dichiarata, della data importante, il confetto si presta duttilmente a interpretare ogni occasione, vestendosi dei colori più diversi, ciascuno specifico di una ricorrenza: l’azzurro e il rosa per nascita e battesimo di un maschietto o femminuccia, il rosso per la laurea, ricoperto di argento o oro per gli anniversari di matrimonio, infine lilla per venire incontro alle nuove unioni nella mutata società odierna. FABBRICHE In città attualmente sono nove gli stabilimenti che lavorano a pieno ritmo rappresentando l’orgoglio di una tradizione sempre viva. Dalle più antiche alle più recenti, tutte partecipano alla stimolante sfida reciproca, in un miglioramento continuo, nel segno di una qualità eccellente che contraddistingue il confetto di Sulmona in maniera inconfutabile. Sussistono ancora oggi le aziende che furono pioniere e che seppero resistere alle difficoltà dei tempi: visitandole si possono assaporare le mille varietà del prodotto lavorato ed ammirare oggetti del passato in esposizione. Caratteristiche le forme liberty degli edifici, come anche le linee sinuose delle mostre delle botteghe lungo il Corso o i dettagli degli utensili conservati con orgoglio in alcune fabbriche.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea,