Dormire a Serramonacesca - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Dormire a Serramonacesca

Pescara > Ospitalità nel pescarese
GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI SERRAMONESCA (PE)
 
Geografia e paesaggio di Serramonacesca (Pe) Nel passato le acque del fiume scorrevano vicino al complesso monastico, senza destare preoccupazione, perché non erano mai impetuose e per lungo tempo non avevano mai arrecato danni. Tutta la zona montuosa a monte della Abazzia, ricca di varia vegetazione, costituiva un contenimento idraulico tale da impedire di formarsi di frane e smottamenti della parte valliva. Boschi di faggio, di carpini, e di querce secolari rendevano molto bello il paesaggio e davano ricovero a uccelli e animali come orsi, cervi e cinghiali. La zona ad ovest di Castel Menardo prende il nome di Querceto, proprio grazie ai suoi boschi di querce di cui in fossato era ricchissimo. Durante la costruzione della linea ferroviaria Roma-Pescara queste piante secolari furono tagliate e vendute per farne le traversine. Altre zone, attualmente povere di vegetazione, derivano il loro nome dalle specie di alberi di cui la zona era tanto ricca da esserne caratterizzata: Colle del Faggio, Valle del Cerro, Valle dell’Olmo, Piana del Ginepro, contrade Castagna e Carpinatura. Solo ora che la maggior parte dei boschi non esiste più ci si rende conto dello sbaglio commesso in passato da cui derivano oggi erosioni, frane e conseguente perdita dei terreni fertili provocata dalle acque che non sono più trattenute dalla vegetazione precipitano a valle con rigonfiamenti. I monaci nel passato hanno sempre salvaguardato il patrimonio boschivo naturale ritenendolo preziosa fonte di vita. Prima della soppressione napoleonica era indispensabile l’autorizzazione del priore e il pagamento della fida per avere diritto di pascolare e di far legna. Chi veniva trovato privo di permesso veniva colpito da sanzione civile e penali. All’inizio del secolo scorso gli interventi strutturali dell’uomo, con conseguente disboscamento selvaggio hanno reso questo fiume, in passato tanto benefico, minaccioso e portatore di rovinose frane in vari tratti del suo corso. Il pianoro, su cui si ergeva il convento, a poco a poco sgretolato da erosioni e infiltrazioni continue, ha trascinato tutto il complesso verso il fiume. Grazie alle opere di rimboschimento con pini, effettuate dal corpo forestale proprio dove il terreno era incolto e non utilizzato si sta di nuovo ricreando quell’equilibrio naturale che si era perso nel passato. Attualmente dai 1000 ai 1400 metri, il suolo è utilizzato per pascolo o lasciato incolto con rocce nudi; dai 400 agli 800 metri troviamo invece bosco misto, latifoglie e ceduo; dai 100 ai 400 metri,zona in cui sorge il paese, troviamo agricoltura seminativa, alberi, olivi, con minime presenze di vigneti. Il fiume Alento è costituito da 2rami che, partendo dalle coste di S. Andrea e dalla costa della Madonna, in territorio di Pretoro, si riuniscono poi in un unico corso, a circa 1 km. A monte di S. Liberatore, dove sprofonda nel sottosuolo per riaffiorare successivamente 200 m. più avanti; prosegue fino all’Adriatico, sfociando nei pressi di Francavilla. Lungo tutto il suo corso le sue acque vengono utilizzate per irrigare i campi della valle omonima.
Ospitalità nel Paese di SERRAMONACESCA (Pe) (m. 280 s.l.m.)
     
  CAP: 65020  - 085 -  085.859113   - Da visitare:    
MUNICIPIO DI SERRAMONACESCA:  085.859416 -  085.859761      085.859126 - P.IVA: 00219620689
Raggiungere Serramonacesca:(Satzione Scafa   (Uscita Alanno/Scafa) Aeroporto d'Abruzzo a 30 Km.
 
HOTEL ED ALBERGHI A 
*** HOTEL TI' BIONDA SUISSE
Località Passo Lanciano - 65020 Serramonacesca (Pe)
tel. 0871 896111 - fax 0871 896134
 Servizi offerti dalla struttura 

















RESIDENZE - RESIDENCE A 
Serramonacesca (Pe) Spostandoci verso l’alto, dai 400 ai 700 metri, troviamo querceti misti che assumono caratteristiche e composizioni che variano a seconda della condizione del suolo e dell’esposizione dei versanti. Comunque grazie alla disponibilità di acqua, sui versanti ombrosi prevalgono, a seconda del substrato il Carpineto nero, il Cerro e più sporadicamente la Rovere e il Carpino bianco. Sui versanti meridionali, più asciutti si insedia la Roverella che, adattatasi anche a temperature elevate, si spinge fino alle zone con clima più freddo saldandosi alla fascia del Faggio.
CAMPEGGI - CAMPSITES A 
A pochi metri dal monastero di Serramonacesca, seguendo le segnalazioni per le Gole dell’Alento, si scende in pochissimo tempo sull’alveo del fiume Alento ed dopo un breve percorso si scorgono sulla parete rocciosa cinque piccole caverne corrispondono a tre tombe, una piccola nicchia e una piccola cappella. Le tombe hanno la sembianza di catacombe cristiane, a forma di sarcofago coperto da un arco, e sono conosciute anche con il nome antico di arcosolio (arcosolium), antico tipo di architettura usata per monumenti funebri. Nella nicchia è presente un basamento dove probabilmente, un tempo, si poggiava una statua raffigurante San Giovanni. A sinistra della cappella si può osservare una piccola vasca usata per la raccolta di acqua piovana, che, probabilmente, fungeva anche da acquasantiera. Non essendo arrivato a noi alcun documento storico riguardante le Tombe Rupestri, da alcuni ricercatori si è ipotizzato che fossero state create da un gruppo di eremiti, tra l’VII ed il IX secolo.
VILLAGGI TURISTICI - TURIST RESORT A 
Serramonacesca (Pe) Incantevole escursione che unisce la bellezza incontaminata e spettacolare delle sponde del fiume Alento con l’aspetto artistico della meravigliosa Abbazia di San Liberatore a Majella. L’itinerario ha inizio, infatti, proprio dalla splendida abbazia, nel territorio di Serramonacesca, provincia di Pescara, Abruzzo. Il fiume Alento nasce a Serramonacesca, raggiunge la lunghezza di 45 chilometri e, dopo aver attraversato le province di Pescara e Chieti, và a sfociare nella provincia teatina. A pochi metri dal monastero, seguendo le segnalazioni per le Gole dell’Alento, si scende in pochissimo tempo sull’alveo del fiume Alento ed a pochi passi di distanza ci si imbatte nella prima cascata. L’ambiente è molto suggestivo, la vegetazione è rigogliosa e dirompente, ricca di tutte le specie adatte alle aree umide e palustri. Sono presenti pioppi, salici, felci, grovigli d’edera, aceri, frassini, carpini e molte altre varietà di piante idrofile. Anche dal punto di vista faunistico l’intera area può regalare intense emozioni. Non è impossibile, infatti, imbattersi in caprioli, volpi, ricci. Nelle acque del fiume, oltre alle trote, dimora il raro anfibio ululone dal ventre giallo (bombina variegata). Il sentiero è costellato di ponticelli e piccole cascate e l’unico rumore che si sente è il continuo scrosciare delle acque del fiume che scorrono con continui salti e mulinelli. Man mano che si percorre il viottolo le suggestive gole rocciose si fanno più ampie e più alte fino a condurci nell’area più scenografica del canyon, un grande spazio dove il fiume, scanalando le cedevoli rocce di tufo, ha dato origine a particolari forme di erosione, rendendo flessuose anche le più aspre rocce. Nella parete rocciosa di sinistra, alta una ventina di metri, si scorgono cinque cavità scavate nella roccia. Siamo arrivati nel complesso delle Tombe Rupestri di San Liberatore a Majella. Da lì il sentiero prosegue costeggiando sempre le sponde del fiume Alento. Data l’altissima umidità, le rocce sono completamente verdi perché ricoperte di muschio che le rende molto scivolose. Continuando a camminare si incontrano tre aree denominate Pozza dei Cinghiali, Area delle Trote ed Area della Cascata. Poco dopo si giunge alla fine del percorso delle Gole dell’Alento, con la possibilità di proseguire attraverso il bosco in direzione della Torre di Polegra, edificazione posta a difesa dell’Abbazia di San Liberatore a Majella, insieme a Castel Menardo. L’escursione si presenta piuttosto semplice, non presentando dei grandi ostacoli o salite impegnative. Data la alta scivolosità di quasi tutta l’area si consiglia, comunque, di essere molto prudenti. I tempi di percorrenza per questo itinerario sono, mediamente, di circa 25 minuti.
AFFITTACAMERE - ROOM RENTAL A 
La visione più imponente dell’interno della chiesa di San Liberatore a Serramonacesca si ha entrando dal portone principale: la cadenza delle pilastrate, la plastica successione degli archi a pieno sesto, il gioco dei volumi, chiaramente definiti dall’alternarsi delle superfici illuminate della parte centrale e di quelle in penombra delle parti laterali, la chiarezza dell’impostazione delle strutture verticali romane filtrate attraverso una tecnica semplice, ma raffinata nel gusto, suscitano un profondo raccoglimento spirituale. La navata centrale (larga 8 metri e lunga 42 metri) dall’ingresso si presenta con la poderosa successione, per ogni lato, dei 6 pilastri rettangolari privi di base, ma con cornice classica che, con gli archi, formano 7 campate, mentre l’ottava campata, del presbiterio, è delimitata da un pilastro cruciforme e da una semicolonna con capitello pseudocorinzio in testa all’unione degli absidi. La navata centrale presenta una copertura a incavallature lignee a vista, ricostruite secondo l’originale. Le navate minori furono sicuramente limitate in altezza da soffitti piani lignei, come attesterebbero i vuoti degli incastri delle travature lasciati nei muri. Il pavimento cosmatesco del XIII secolo ricopre circa metà della navata maggiore e il presbiterio; è formato dall’intarsio policromo in marmo di vari colori con struttura portante radiale e l’uso prevalente della forma circolare. L’ambone, databile alla fine XII, è stato rimontato usando i numerosi frammenti conservati nella Chiesa del paese. L’opera di rimontaggio ha evidenziato la cassa quadrata del pulpito sorretta perimetralmente da quattro colonne. L’estetica e gli elementi presentano poche decorazioni. È da apprezzare il recupero di pochi elementi e il modo razionale con cui sono stati ricomposti in modo da permettere all’interno della chiesa la presenza di questo elementi così importante nella liturgia dell’epoca.
BED & BREAKFAST A 
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Contrada Colle Serra, 20 - 65020 Serramonacesca (Pe)
tel. e fax 085 8590102
iangallard05@gmail.com - www.dreamsitalia.com
CASE PER LE VACANZE - SELF CATERING HOLIDAY A 
La simbologia La Basilica di san Liberatore di Serramonacesca si presenta in tutta la sua maestà architettonica e nel fulgore della sua storia millenaria. Ogni elemento di quest’opera, semplice ma possente, vivace nel suo freddo cromatismo della muratura in pietra calcarea chiara squadrata, è nato con l’intento di simboleggiare qualcosa, cioè di trasmettere valori cristiani. L’arco trionfale sotto cui passavano gli imperatori vittoriosi e di cui vediamo i resti tra la navata centrale e il presbiterio, indicava simbolicamente la gloria riservata a Cristo. Il centro della chiesa è l’altare, che occupa una posizione preminente, isolato nel presbiterio, mentre tutta l’aula è suddivisa in tre navate per mezzo di colonne. Nella sua globalità la chiesa è simbolo della chiesa fatta da uomini; è orientata verso est, dove nasce il sole, simbolo di Cristo: i primi raggi del solari del giorno penetrano attraverso le finestre dell’abside e illuminano l’altare, per rinnovare giornalmente la presenza di cristo; anche la finestra e l’oculo sulla facciata, che danno luce al tramonto, simboleggiano la stesso continuità, ossia il saluto del signore al termine della giornata. La visita Varcato il portale, si entra nella chiesa e si percorre la navata scandita da 12 pilastri, esclusi i cruciformi, fondamentali elementi portanti che simboleggiano gli apostoli e i santi che indicano e sostengono il cammino verso l’altare, simbolo di vita eterna. Si termina con l’abside e il catino, con affreschi che descrivevano la storia della chiesa e di Cristo. La facciata e la pianta sono gli elementi che esprimono meglio i caraterei dell’arte romanica settentrionale. Lo schema geometrico mostra la divisione a tre navate dell’interno, mediante la differenza delle altezze che delimitano le falde delle coperture a spiovente. Le semicolonne lisce con basi, capitelli e sovrastante archeggiatura sono gli elementi che caratterizzano la decorazione e si collocano ai lati dei tre portali. Questi ultimi constano di un sistema triplico sormontato da archivolti con semplici intagli dove le masse ornate si stagliano con poco stacco e in maniera omogenea dal piano di fondo. Gli archivolti a tutto sesto dei tre portali hanno la stessa decorazione formata da una doppia cornice ornamentale, di cui una a scivolo fogliata a palmette modulari. Nell’architrave del portale di destra è da notare la presenza di due leoni, in posizione simmetrica ed equilibrata, ma con aspetto palesemente deformato nella microdimensione delle teste, simbolo della sproporzione tra il Divino e il mondo materiale. Negli stipiti le decorazioni a motivi floreali sono diverse, ma formano una massa equilibrata nella parte terminale ai lati dei leoni. Il campanile a lato della facciata è distaccato circa 20 cm dalla chiesa e si staglia visibilmente nella sua compostezza compositiva e plastica. Le aperture, due al pianterreno, che diventano quattro nei piani superiori, sono monofore al primo ripiano, bifore al secondo e trifore al terzo. Il lato a valle si presenta privo di elementi decorativi perché su questo lato si addossava il chiostro insieme a tutto il monastero. Su di esso si aprono tre passaggi: due porte davano l’accesso al monastero e alla sacrestia mentre la terza immetteva nel chiostro. Sulle pareti restano le tracce delle volte del chiostro, due solchi dove si innestavano i solai lignei. Il prospetto posteriore segue simmetricamente la sagoma a salienti della facciata anteriore rispettando anche la posizione dell’oculo. I semicilindri degli absidi sono di altezza diversa: quello centrale, che si divide in due parti orizzontali, è il più alto e coincide con la parte superiore degli spioventi delle coperture delle navate laterali. La parte superiore comprende il motivo degli archetti pensili e tre finestre di stile preromanico, la parte inferiore non presenta decorazioni o elementi, ma è interessante per la perfezione della concia dei blocchi in calcare. La cornice dei tetti degli absidi minori coincide con la linea di separazione orizzontale dell’abside centrale. Tutte le finestre sono valorizzate dalla triplice risega che ha la funzione di fornire più luce a dare l’impressione di maggior ampiezza. Il lato a monte è caratterizzato da contrafforti che hanno la funzione di controspinta e formano una galleria aperta che crea uno scorcio prospettico di grande effetto. Certamente vennero realizzati per trattenere la spinta dovuta alla mancanza di coesione del terreno collinare sovrastante; le archeggiature, infatti, corrispondono, internamente ai pilastri delle navate là dove la forza della spinta è maggiore. L’interno La basilica si compone di tre navate prive di transetto che si concludono nel presbiterio con te absidi rivolti a oriente. Il piano del pavimento è caratterizzato da una doppia pendenza longitudinale (dal presbiterio all’ingresso) e trasversale (dal lato a monte a quello a valle).
APPARTAMENTI PER VACANZA - APARTMENTS A 
Serramonacesca è famosa in particolare per la presenza sul suo territorio delle più belle chiese medioevali d’Abruzzo e si può tranquillamente affermare che proprio l’abbazia di San Liberatore ha caratterizzato la storia di questo piccolo borgo curato amorevolmente in passato soprattutto dai monaci. Si sa per certo che la Badia di san Liberatore a Majella esisteva prima dell’anno 884 e godeva di una posizione di privilegio, che la ponevano a capo dei beni e dei monasteri cassinesi d’Abruzzo. La tradizione lega l’origine del monastero a Carlo Magno: si dice che, nel sito ove è posta la Badia, nell’anno 781 sia avvenuta una battaglia che avrebbe visto l’esercito franco vittorioso su quello longobardo. Carlo avrebbe quindi deciso di costruire una chiesa nel luogo di battaglia e dedicarla al culto del Divino Liberatore; questa notizia sulla sua origine può essere considerata attendibile perché nell’anno 884 la Badia era ricca e potente e godeva di grande prestigio e autorità. Nella parete dell’abside della navata centrale si nota una pittura che sintetizza alcuni avvenimenti di particolare importanza per il monastero, e raggruppa alcuni grandi personaggi della storia: San Benedetto (la cui immagine, corrosa dall’umidità, è quasi completamente scomparsa) con il libro della sua “regola” in mano; l’abate Teobaldo, che regge la Chiesa di San Liberatore, da lui fatta risorgere all’inizio del secolo XI (mantenendo la posizione planimetrica dell’abbazia carolingia, sud-est / nord-ovest), nell’atto di porgerla a San Benedetto; il patrizio romano Tertullo, che, secondo la tradizione, donò alcuni territori alla Badia; l’imperatore Carlo Magno e il benefattore Sancio, signore di Villa Oliveti. Il monumento, imponente nella sua forma composta dalla Chiesa e dal campanile, si incastona con la sua massa lapidea di colore chiaro, come una pietra preziosa nel complesso arboreo verdeggiante del pendio settentrionale della Majella. Dal 1967 al 1996 vi sono stati diversi interventi di restauro che hanno riportato alla luce gli antichi splendori del monumento, lasciato all’abbandono fino agli anni ’60. Questo, tuttavia, è ancora mutilato delle parti essenziali che la costituivano all’origine, come il monastero, di cui rimane traccia solo in alcuni muri alla sinistra della facciata. I pavimenti e il portale sono stati riportati nella Badia e ripristinati nella loro sede durante i primi interventi di restauro.
CASE PER FERIE - HOLIDAY HOMES A 
Castel Menardo si trova nel Parco Nazionale della Majella, e fa parte del territorio di Serramonacesca, provincia di Pescara, Abruzzo. Situato sul colle Ciumina, in una posizione dominante rispetto a tutta la valle dell’Alento, la rocca venne verosimilmente eretta a difesa delle popolazioni circostanti e della vicina Abbazia di San Liberatore a Majella dalle incursioni dei saraceni. La tradizione vuole che Castel Menardo sia stato costruito per volere di Carlo Magno. Secondo altri il castello sarebbe stato costruito dai Pelasgi, popolazione proto-ellenica, antica popolazione del mondo miceneo. Le teorie più accreditate, comunque, fanno risalire la sua realizzazione tra il XII ed il XIV secolo. Il suo stato attuale rende difficoltosa la ricostruzione storica della sua struttura originaria. Della fortezza, infatti, distrutta già verso la fine del XV secolo, rimane solo una parte delle possenti mura di cinta. L’edificio risulta caratterizzato da un impianto triangolare, con un corpo quadrangolare inserito in una sua estremità e due torri di forma circolare poste nei restanti vertici. E’ ancora possibile individuarvi i due portali d’accesso al castello, e molte feritoie, postazioni difensive degli arcieri. L’escursione a Castel Menardo richiede 25 minuti circa di cammino per la salita, ed altrettanti per la discesa e non presenta delle grandi difficoltà. Il percorso, anche se semplice, è per lo più in salita, occorre, quindi, un minimo di allenamento. Il sentiero è fornito anche di un’area picnic attrezzata, con tavoli e panchine in legno, ed una fontana. La passeggiata, attraverso il bosco, è molto suggestiva, e dalle mura dell’affascinante rocca è possibile godere di uno splendido panorama.
COUNTRY HOUSES A 
Nel territorio di Serramonacesca vi sono stati vari rinvenimenti archeologici che testimoniano la presenza umana in epoca preistorica, italica e romana. La menzione più antica che ha riferimento con il centro abitato vicino al monastero risale al secolo IX. Fin dall’anno 870, da una delle tre chiese situate entro le mura della città di Chieti, S. Tecla, posta sul lato orientale delle mura, si apriva una porta che il popolo chiamava “Porta Monacesca perché collegava la città con il convento di San Liberatore passando per il centro rurale. Nel Memarandum dell’Abate Bertario, fra i possedimenti abruzzesi, si nomina anche la chiesa di S. Maria, posta sopra Fara de Laento, identificata con Fara di Serramonacesca, edificata in origine dai longobardi, i quali si stanziavano, di preferenza, lungo corsi d’acqua. Altro importante centro abitato, sempre dipendente dal monastero di san Liberatore, e attualmente all’interno del territorio comunale, era Castrum Polegrae, costituito da una torre centrale e da numerose abitazioni, disposte circolarmente sia per necessità difensive sia per rapporti di parentela.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' - YOUTH HOSTEL A 
La festa del santo Liberatore (Cristo) a Serramonacesca cade nella terza domenica di Settembre. La statua, custodita nella Parrocchiale dell’Assunta, viene issata sul trono di Sant’Antonio e portata a spalla fino all’Abbazia, dove viene vegliata per l’intera notte dai fedeli per poi essere poi riportata indietro, dopo la messa delle 12 del giorno successivo. Dopo la cerimonia religiosa, caratteristica è la messa dell’asta “de le majè”, nel corso della quale sono offerti al Santo omaggi dai Serresi e dai fedeli dei paesi limitrofi. Origini di Serramonacesca: Il suo nome e la sua origine sono legati sia alla orografia del territorio sia alla celebre badia benedettina di San Liberatore a Majella, la cui sagoma solitaria appare, al di sopra dell’abitato, al visitatore che arrivi da Pescara. L’etimologia di Serramonacesca è “Serra di Monaci”; il borgo sorse, a distanza di circa due silometri, contemporaneamente alla Badia, durante il secolo VIII, per salvare la misticità del luogo. Il borgo, abitato da pastori, agricoltori e boscaioli che traevano benessere e sicurezza dalla lavorazione dei vasti e fertili territori della zona, crebbe sia per numero di abitanti sia per importanza. Il primo nucleo ebbe origine nel periodo barbarico, dopo che le popolazioni germaniche avevano conquistato l’Europa dando vita a stabili insediamenti nelle terre conquistate. I monaci seppero sfruttare le risorse locali, soprattutto quelle forestali. L’albero più apprezzato era la quercia, che costituiva un eccellente materiale da costruzione e forniva le ghiande, nutrimento peri maiali. In tempi di carestia, le bacche e i frutti selvatici del sottobosco mantenevano in vita anche la popolazione del borgo, oltre a favorire il nutrimento di animali semiselvatici come pecore,capre, maiali. I campi, coltivati in prevalenza a vite e frumento si estendevano dalla Badia fino alla parte bassa del borgo. Molto sviluppata era anche la coltivazione delle erbe officinali da cui si ricavavano gli unici medicamenti allora conosciuti.
RIFUGI e BIVACCHI - MOUNTAIN HUTS A 
Il territorio è ricco anche di formazioni calanchifere che si rinvengono nei terreni argillosi di formazione pliocenica. Il paesaggio montano offre delle tipiche capanne in pietra a secco (Terroni o tholos), espressione di tecnica ingegneristica agro-pastorale. Le feste patronali sono celebrate il 12 e il 13 giugno, a Sant’Onofrio e a Sant’Antonio. Durante il pomeriggio del 12 avviene la “distribuzione dei pani”. Il pane, acquistato da uno o più fedeli la cui identità rimarrà sconosciuta, viene accolto in una casa e da lì esce sistemato in ceste e portato sulla teste da fanciulle che, in corteo, raggiungono la chiesa. Il pane viene poi benedetto dal sacerdote e quindi portato in processione con la banda in testa per le vie del paese per essere distribuito casa per casa. La festa dell’emigrante è celebrata nella seconda settimana di Luglio per solenni9zzare il ritorno di coloro che vengono a trascorrere con le famiglie di origine il periodo estivo.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel territorio abruzzese, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
Aspetti geologici di Serramonacesca (Pe) Il versante della Majella, nel territorio di Serramonacesca, è solcato da una lunga valle profondamente incisa dal fiume Alento, con il classico profilo a V. In termini più bassi affioranti del tetracico sono albiani e si presentano in facies pelagiche con calcari più omeno marmosi e selciferi, tipo scaglie, con intercallazione di calcari biodetritici di torbida. In questa zona i calcari sono teneri e friabili con parti ossidate e presenza diffusa di selci anche di dimensioni superiori al metro. Sono presenti argille pliaceniche che formano calanchi sia in prossimità del paese che nella particolare zona al confine con Manoppello e Casalincontrada conferendo a questi luoghiquell’aspetto caratteristico dato da burroni e solcature verticali appuntite, prodotti dall’azione dell’azione di agenti atmosferici e dalle acque che scorrono sui versanti collinosi. Il clima è di tipo temperato freddo. La flora a Serramonacesca (Pe) Il comune di Serramonacesca si trova nella parte Nord-Nord Est del massiccio della Majella, la vicinanza del mare Adriatico e la differenza di altitudine, che va da 100metri circa (s.l.m.) di contrada San Ienno fino a 1350metri (s.l.m.) di Passolanciano, determinano una diversità di ecosistemi e quindi un gran numero di specie vegetali ed animali. Nella parte più bassa del territorio, troviamo splendide architetture naturali, i calanchi, che si estendono da 100-400 metri. Questa situazione calanchifera è diffusa lungo tutta la fascia collinare argillosa del subappennino e costituisce sicuramente un elemento architettonico del paesaggio collinare. I calanchi ospitano una particolare vegetazione argillofila in stretto rapporto con quella delle colture e dei prati post-colturali. La vegetazione si insedia sulle ripide pareti che consentono la vita solo a quelle specie che tollerano la grande aridità del suolo derivante dall’argilla a della presenza di Sali di sodio. L’associazione vegetazionale è costituita dall’Agropiro-astereto caratterizzato dall’Agropiro pungente, dalla scorzonera e dall’Astro spillo d’oro. Nei calanchi di Serramonacesca troviamo inoltre l’Erba mazzolina meridionale, la Grattaliguna, la Lattoria e il Carciofo selvatico.
Una caratteristica dell’Abruzzo è la varietà morfologica del territorio che mette a confronto realtà solitamente distinte e difficilmente coniugabili, come mare e montagna, parchi nazionali, riserve naturali e centri storici, collegati con un’efficientissima rete stradale. Dalla foce del_Tronto a quella del Trigno 129 chilometri di costa, assolata e godibile dalla primavera all’autunno, fronteggiano i massicci più elevati dell’Appennino, tanto che non è raro poter scorgere dal litorale sabbioso e in piena vacanza marina le cime innevate del Gran Sasso e della Maiella. Del resto la storia antropologica e sociale della regione Abruzzo è tutta coniugata sul costante rapporto mare-montagna, vissuto dalla gente.

L’Abruzzo si trova all’incirca al centro della penisola italiana, ad una latitudine corrispondente a quella del medio e basso Lazio, con il quale confina ad occidente. A Nord i confini della Regione toccano le Marche, ad Est il mare Adriatico, a Sud e Sud-Est il Molise. Copre una superficie di 10.794 Kmq ripartita in quattro province: L’Aquila, Chieti, Pescara e Teramo, con una popolazione vicina al milione e trecentomila.
La fisionomia della Regione è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare.
L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con il Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875, opera grandiosa, che peraltro era stata più volte program-mata fin dall’epoca dell’impero Romano.
Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale.
L’Abruzzo marittimo si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera so-stanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari.
Le stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roselo degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, San Vito Chietino, Fossacesia e Vasto.
I centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150.
Di grande interesse turistico, sportivo e climatico i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e Bomba.
Una nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di fauna.
Nel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.

 
 
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