Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Scurcola Marsicana - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

Cerca nel Sito
Vai ai contenuti

Menu principale:

Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Scurcola Marsicana

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI SCURCOLA MARSICANA (AQ)
 
Ospitalità nel Paese di SCURCOLA MARSICANA (Aq) (m. 700 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Scurcola Marsicana: 42°03′51″N - 13°20′24″E
     
  CAP: 67068 -  0863 -  0863.561616 - Da visitare:    
 MUNICIPIO DI SCURCOLA MARSICANA 0863.562333   0863.561689       0863.562336 - P. IVA: 00181730664
Raggiungere Scurcola Marsicana:(Stazione Scurcola Marsicana)  (Uscita Magliano dè Marsi) -Aeroporto d'Abruzzo a 112 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI SCURCOLA MARSICANA (AQ)
**** HOTEL OLIMPIA
Via Tiburtina Valeria Km 111,200 - 67068 Scurcola Marsicana (Aq)
tel. 0863 4521 - fax 0863 452400
 Servizi offerti dalla struttura














RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE SCURCOLA MARSICANA (AQ)
del Regno di Napoli. Questo è il periodo in cui il vecchio castello fu inglobato nella nuova Rocca, realizzata secondo i nuovi canoni costruttivi, per resistere meglio agli assedi fatti anche con l'uso delle prime armi da fuoco. Con l'arrivo degli Orsini presto si ebbe anche la penetrazione dell'altra importante famiglia romana, i Colonna, la quale entrò ben presto in conflitto con quella. Più volte la Rocca passò da una famiglia all'altra per rimanere infine saldamente ai Colonna fino al XIX secolo. Nel frattempo la situazione dell'abbazia andava peggiorando: i contrasti tra i potenti del luogo, le carestie e le pestilenze determinarono la rovina di quello che era considerato da tutti il più grande esempio di gotico cistercense francese d'Italia. Alla fine del XVI secolo e gli inizi del XVII secolo nel paese furono realizzate una serie di grandi opere: la chiesa della SS. Trinità, in stile controriformista, riccamente decorata nel corso dei secoli e recentemente restaurata, con la sua splendida scalinata barocca, la chiesa di S. Antonio da Padova facente parte dell'ex convento dei terzisti, con interni barocchi e la nuova chiesa di Maria SS. della Vittoria, posta a ridosso della Rocca, sopra l'abitato. Tra il XVII e il XVIII secolo la vita della piccola comunità agropastorale scurcolana fu scandita solo dal duro lavoro e dalle carestie che spesso imperversarono nella regione anche a causa del passaggio dei numerosi eserciti. Gli ultimi fatti di rilievo che interessarono il borgo abruzzese avvennero nel XIX secolo, quando ci furono i moti legati all'Unità d'Italia. Ancora oggi è impressa nella memoria scurcolana il massacro perpetrato dai soldati dell'esercito piemontese che fucilarono soldati delle truppe borboniche. Ci furono infatti circa 130 morti dell'esercito delle Due Sicilie di cui circa 40 in battaglia e ben 89 fucilati nella notte tra il 22 e 23 gennaio 1861 presso la chiesa delle Anime Sante (gestita dalla confraternita del Suffragio). Degli oltre 330 prigionieri si persero le tracce. Ammirevole fu il coraggio mostrato dal medico Giovanni Maùti di Luco dei Marsi durante la fucilazione[13][14]. Molti marsicani si aggregarono alle formazioni dei briganti. In particolare aderirono alla banda Mancini (un appartenente a questa banda fu Ciavarella Luigi di Scurcola Marsicana che fu fucilato in Luco dei Marsi il 6 aprile 1862) e alla banda Alonzi Luigi detto Chiavone.
CAMPEGGI SCURCOLA MARSICANA (AQ)
Le Onorificenze insignite alla città di Scurcola Marsicana. Il comune di Scurcola Marsicana si fregia del titolo di città. I monumenti e i luoghi d'interesse a Scurcola Marsicana. Architetture religiose: Chiesa della SS. Trinità: possiede una scalinata barocca ed un interno riccamente decorato; Cappella del Santissimo Sacramento, nel cui vano retrostante presenta la cappella dell'Immacolata Concezione con pregevole organo del XVIII secolo restaurato nei primi anni del duemila; Chiesa di Santa Maria della Vittoria: conserva la statua lignea della Madonna della Vittoria col bambino, dono di Carlo I d'Angiò alla vecchia abbazia edificata dopo la vittoria della battaglia di Tagliacozzo su Corradino di Svevia, di cui sono visibili i ruderi nella parte bassa del paese. La scultura di scuola francese risale alla fine del XIII secolo; Abbazia di Santa Maria della Vittoria: ruderi dell'abbazia cistercense; Chiesa di Sant'Egidio: rilevanti sono il portale e la monofora in stile gotico; Chiesa di Sant'Antonio: chiesa rinascimentale con un interno barocco; Chiesa di San Nicola a Cappelle dei Marsi. Architetture civili a Scurcola Marsicana: Fontana in lega metallica rappresentante la statua della Venere Anadiomene mentre si bagna su un piedistallo posto su base quadrata in pietra; Rocca Orsini: fortilizio rinascimentale dalla particolare forma triangolare; Palazzo dell'Onoretta (detto della Portella) (XIV-XVII sec.) con accanto la torre di avvistamento medievale; Palazzo Tuzzi (XVI-XVII sec.); Palazzo Macchia (XVI-XVII sec.); Palazzo Ottaviani (XVI-XVII sec.). Necropoli dei Campi Palentini: Dagli scavi iniziati nel 1985 sono state rinvenute oltre 30 tombe a tumulo contenenti numerosi oggetti in bronzo e ferro risalenti all'età del ferro. Nei pressi della necropoli, alle pendici del monte San Nicola, è stato scoperto un abitato dell'età del bronzo, in uso dal XIV secolo al X secolo a. C. Tradizioni e folclore a Scurcola Marsicana: Calvario presso la Chiesa di Santa Maria della Vittoria (domenica delle Palme); Cenacolo - Rievocazione dell'offerta di cibo ai poveri delle Confraternite del paese (giovedì e venerdì Santo); Lavanda dei piedi (Il pomeriggio del giovedì Santo); Rievocazione della Passione di Gesù Cristo - Visita delle sette Chiese di Scurcola con incappucciati con tonache di colore bianco, bordò e nero (mattina del venerdì Santo); Calvario presso la Chiesa della SS. Trinità (sera del venerdì Santo); Festa Patronale in onore di Sant'Antonio da Padova & San Vincenzo Ferreri (Primo fine settimana di luglio); Festa in onore di Maria SS. della Vittoria (Ultimo fine settimana di agosto); Sagra della Ciammella (ciambella) (metà di agosto); Sagra della Cipolla (fine agosto). Eventi a Scurcola Marsicana: Contrade e Borghi: corteo storico medievale - Contrade e Borghi (21 agosto); Premio internazionale D'Angiò. Persone legate a Scurcola Marsicana: Antonio Rocco, (Scurcola Marsicana, 1586 – Venezia, 1652) è stato un filosofo e scrittore italiano. Le Frazioni di Scurcola Marsicana: Cappelle dei Marsi, nel cui territorio ricade una delle più importanti aree industriali, artigianali e commerciali della Marsica e della regione Abruzzo. Località di Contrada Porcini. La ferrovia Roma-Pescara attraversa il comune di Scurcola, servendolo con due stazioni: Stazione di Scurcola Marsicana, lo scalo principale della città; Stazione di Cappelle-Magliano, a servizio della frazione di Cappelle dei Marsi e di Magliano dei Marsi.
VILLAGGI TURISTICI SCURCOLA MARSICANA (AQ)
La Marsica si estende per circa 1.906 km² su una superficie territoriale eterogenea, tra le più complesse d'Italia: le aree pianeggianti sono costituite dalla conca del Fucino (140 km²), dai piani Palentini (60 km²) e dalla più contenuta piana del Cavaliere. La sua vetta più alta è rappresentata dal monte Velino a quota 2487 metri s.l.m., mentre l'area più bassa è situata nel comune di Balsorano a 293 metri s.l.m. I dislivelli maggiori si registrano a Magliano dei Marsi e a Celano, mentre il comune più pianeggiante è quello di San Benedetto dei Marsi, affacciato sull'alveo dell'antico lago, che presenta un'escursione di appena 50 metri. I comuni più alti sono Ovindoli e Opi, rispettivamente posti a quota 1.375 e 1.250 metri di altitudine. Il territorio è suddiviso in cinque macro-settori: Marsica fucense: zona pianeggiante che comprende i comuni posti intorno alla conca del Fucino tra cui i più popolosi sono Avezzano e Celano. La piana fucense è morfologicamente e geograficamente separata dal bacino del Liri ma ad esso connessa per il tramite delle opere di bonifica idraulica. L'area è contornata dai rilievi montuosi della Vallelonga a sud, dal gruppo Sirente-Velino a nord-nord est e dal monte Salviano ad ovest. I gruppi montuosi nord occidentali pongono l'area fucense in collegamento diretto con i piani Palentini. Valle del Giovenco: zona montuosa, detta anche Marsica orientale, solcata dal fiume Giovenco. Ha inizio ad Aielli e giunge fino a Bisegna. Buona parte del suo territorio è incluso a sud est nell'area del parco nazionale d'Abruzzo e a nord est nel parco regionale Sirente-Velino. È posta al confine della Marsica con la Valle Peligna. Il suo centro più grande è Pescina. Valle Roveto: area montuosa solcata dal fiume Liri. Ha inizio a Capistrello e giunge fino a Balsorano. Separa la Marsica da Sora, dalla Ciociaria e dal versante laziale dei monti Càntari ed Ernici. A nord la valle di Nerfa e i piani Palentini la separano dalla Marsica occidentale; Piana del Cavaliere: area montuosa, detta anche Marsica occidentale, che comprende 4 comuni. È posta al confine dell'Abruzzo con il Lazio. Il centro più grande è Carsoli. I monti Carseolani confinano a sud-sud est con i Simbruini, a sud-sud ovest con la valle del Turano e a nord la valle del Salto li separa dal gruppo Cicolano/Duchessa/Velino; Parco nazionale d'Abruzzo: l'area marsicana posta più a meridione è costituita dai due comuni di Pescasseroli ed Opi, situati nel cuore dell'area protetta. Separa la Marsica dall'alto Sangro e dalla catena montuosa dei Monti della Meta e delle Mainarde, al confine tra Lazio meridionale e Molise. Idrografia della Marsica: Il fiume Giovenco (o Fara) è il principale affluente naturale dei canali del Fucino. Nasce dal monte Pietra Gentile ad un'altitudine di 1250 metri slm, nel territorio del Parco nazionale d'Abruzzo. Sfocia nel canale della piccola cinta dell'alveo del Fucino che, oltre la località di borgo Incile, attraversa il monte Salviano sfociando, infine, nel fiume Liri. Il suo bacino idrografico è di 90 km². Il bacino endoreico del Fucino in cui ci sono le sorgenti Restina ed Acquafredda a Venere dei Marsi e Fontegrande presso Celano. Sorgenti acidule sgorgano ad Avezzano e a Bisegna. Importante fiume marsicano è il Liri che scorre nel territorio per 40 km. Nasce dal Monte Aurunzo (o Arunzo) a 1108 metri s.l.m. presso Petrella Liri, in valle di Nerfa. A Capistrello riceve le acque del bacino del Fucino, attraverso i canali nella galleria del monte Salviano. I maggiori affluenti sono ad est il fiume Giovenco, a nord il torrente la Foce e a sud il Fossato di Rosa. Percorre il territorio abruzzese, superato il quale nei pressi di Giunture vicino a Cassino, nel punto in cui riceve le acque del fiume Gari, prende il nome di Garigliano andando poi a sfociare nel Mar Tirreno dal golfo di Gaeta. Il bacino complessivo del Liri-Garigliano è di 5.020 km². Rilevanti le risorse idriche, in particolare dei fiumi Liri e Giovenco, disponibili da corpi idrici sotterranei e quelle disponibili da acque superficiali. La Valle del Liri è ricca di acque sorgive di media portata. Le principali sono: le sorgenti di Cappadocia, il torrente Rianza presso Pescocanale e la sorgente carsica intermittente dello Schioppo sfruttata dalla centrale idroelettrica di Morino. Con un salto di oltre 80 metri, forma la seconda cascata naturale più alta della catena appenninica. A Canistro c'è la sorgente La Sponga, a quota 850 metri slm, mentre l'acqua delle terme di Canistro sgorga dalla fonte di Santa Croce ad una temperatura di +9,5 °C e ad un'altitudine di circa 750 metri. Nelle sorgenti di Canistro viene imbottigliata, dal 1975, l'acqua oligominerale Santa Croce. Il fiume Sangro, secondo in Abruzzo (lunghezza di 117 km con un bacino di 1515 km²), nasce dalle sorgenti La Penna a 1370 m di altitudine sotto il Passo del Diavolo (alle pendici del Monte Morrone) riceve sulla destra il fiume Fondillo in territorio di Opi. Sfocia nel mar Adriatico a Torino di Sangro. Nell'Abruzzo meridionale alla base dei massicci calcarei del Parco nazionale d'Abruzzo sgorgano le polle della fonte delle Donne. Il Salto è un fiume abruzzese e laziale, costituisce uno degli affluenti di sinistra del fiume Velino. Nasce nei Piani Palentini, tra i territori di Scurcola Marsicana e Magliano dei Marsi, dalla confluenza del fiume Imele (le cui sorgenti si trovano a Verrecchie) ed il fosso La Raffia. Attraversa le province dell'Aquila e di Rieti, dando vita alla Valle del Salto, formando il lago omonimo per confluire, infine, nel fiume Velino, in località "Casette" alle porte di Rieti. Il Turano è un fiume dell'Abruzzo e del Lazio e costituisce uno degli affluenti di sinistra del fiume Velino. Nasce dal monte Bove (1348 m) nel comune di Carsoli. A 536 metri slm forma il lago artificiale del Turano. Il suo affluente in territorio marsicano è il fosso Fioio. Di esigua portata sono le sorgenti che dal Monte Velino e dai Monti Carseolani alimentano i bacini del Turano e dell'Imele-Salto.
AFFITTACAMERE SCURCOLA MARSICANA (AQ)
Orografia e geologia della marsica: Da un punto di vista orografico, la Marsica è una vasta area incastonata nella catena montuosa degli Appennini abruzzesi. Per lo più montuosa presenta tuttavia tre valli: quella del Fucino, la più ampia, i piani Palentini e la piana del Cavaliere. È racchiusa tra i monti Marsicani, a sud, la catena del Velino-Sirente, a nord-est, i monti Carseolani a nord-ovest e la catena dei Simbruini-Ernici ad ovest. Il principale fiume dell'area, il Giovenco, è inserito all'interno del bacino dei fiumi Liri-Garigliano e Volturno, la cui conformazione orografica è caratterizzata da rilievi accentuati nella parte nord-est e da quelli di più modesta entità nella parte sud-sud ovest. La superficie complessiva del bacino è importante: pari a 4.984 km² con una lunghezza dell'asta principale di 164 km. L'area fucense è costituita da depositi fluvio-lacustri, in particolare da depositi fluviali per lo più ghiaioso-sabbiosi verso i bordi della piana, mentre nel settore centrale più depresso, da depositi lacustri di tipo argilloso-limoso-sabbiosi, fatti risalire al Pliocene-Olocene. L'assetto geologico di questo settore della conca è dominato dalla presenza di depositi alluvionali del periodo Pleistocene superiore-Olocene sovrapposti a depositi lacustri antichi del Pleistocene medio-Pliocene superiore. I monti marsicani sono caratterizzati da estese tracce del glacialismo pleistocenico per via della loro natura geologica prevalentemente calcareo-dolomitica e numerose fenomenologie carsiche come doline e grotte. Il clima varia molto in base alla zona e all'altimetria a cui si fa riferimento. La zona climatica oscilla fra la classificazione climatica D, E ed F. Si parte dai 340 metri s.l.m. del centro di Balsorano, zona classificata D, fino ai 1375 metri s.l.m. di Ovindoli, classificata F. I centri più popolosi, tra i quali Avezzano, Carsoli, Celano, Pescina e Tagliacozzo, sono classificati E. Le aree esposte a venti o in posizione di prolungata ombreggiatura possono far segnare significativi sbalzi climatici rispetto a zone vicine, ma soleggiate e riparate. Le precipitazioni risentono in maniera consistente della presenza delle dorsali appenniniche, aumentando con la quota e risultando più abbondanti sui versanti della Marsica occidentale, decrescendo invece verso est. Il bacino del Fucino risulta tuttavia come segregato all'accesso dei venti piovosi. La zona più ricca di precipitazioni è la circostante catena formata dai monti Simbruini, monti della Mèta e, più a sud, dal limitrofo massiccio del Matese. Questa su un tratto di circa 100 km raccoglie oltre 1400 mm d'acqua all'anno. Nei mesi invernali, la neve solitamente cade copiosa, soprattutto sulle cime delle montagne e nelle stazioni sciistiche di Ovindoli, Pescasseroli, Marsia, Camporotondo e sulle piste da sci di fondo di Opi. In base alle medie climatiche ufficiali nell'altopiano del Fucino, in inverno, possono prodursi localmente temperature minime particolarmente basse, ciò anche a causa dell'alto tasso di umidità. In alcune occasioni si sono raggiunte temperature minime glaciali, come il 17 febbraio 1956, quando nella tabella climatica dell'agenzia regionale ARSSA comparve anche un dubbio estremo assoluto di -32 °C presso Borgo Ottomila, dato non riportato ufficialmente sugli annali idrologici. Climaticamente è possibile suddividere la Marsica in quattro sezioni: Avezzano; Borgo Ottomila; Carsoli; Pescasseroli. I Comuni della Marsica: Anticamente la Marsica comprendeva l'area circostante il lago del Fucino a sud-est, e l'intera Valle del Giovenco. Con lo stesso toponimo s'intende l'odierna area sud-occidentale della provincia dell'Aquila, che comprende anche l'intera Valle Roveto e tutta la fascia carseolana. Fanno parte della Marsica 37 comuni, per un totale di circa 134.000 abitanti. L'esigenza di un'amministrazione autonoma ha portato a costituire un comitato territoriale apolitico, promotore di una nuova "Provincia dei Marsi", con capoluogo Avezzano. Diversi e vani sono stati i tentativi per ottenere tale riconoscimento. Del 1986 la proposta di legge di iniziativa popolare per l'istituzione della provincia che fu sottoscritta ed appoggiata da circa 53.000 marsicani e dai 37 comuni. Le amministrazioni locali hanno predisposto anche lo stemma araldico. Aielli; Avezzano; Balsorano; Bisegna; Canistro; Capistrello; Cappadocia; Carsoli; Castellafiume; Celano; Cerchio; Civita d'Antino; Civitella Roveto; Collarmele; Collelongo; Gioia dei Marsi; Lecce nei Marsi; Luco dei Marsi; Magliano de' Marsi; Massa d'Albe; Morino; Opi; Oricola; Ortona dei Marsi; Ortucchio; Ovindoli; Pereto; Pescasseroli; Pescina; Rocca di Botte; San Benedetto dei Marsi; San Vincenzo Valle Roveto; Sante Marie; Scurcola Marsicana; Tagliacozzo; Trasacco e Villavallelonga. Parchi e riserve naturali della Marsica: Riserva naturale Monte Velino, Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, Parco regionale naturale del Sirente - Velino, Riserva naturale speciale delle Grotte di Pietrasecca, Riserva naturale guidata Zompo lo Schioppo, Riserva naturale regionale Grotte di Luppa e Gole di Celano. La Marsica è un territorio amèno, aspro ed ospitale. Ricco di parchi e riserve naturali: comprende a sud il Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, a sud-ovest la Riserva naturale guidata Zompo lo Schioppo, ad est il Parco regionale naturale del Sirente - Velino, a nord-est la Riserva naturale Monte Velino, ad ovest la Riserva naturale guidata Monte Salviano e, infine, a nord-ovest la Riserva naturale speciale delle Grotte di Pietrasecca e la Riserva naturale regionale Grotte di Luppa, che segnano il confine con il Parco regionale dei Monti Simbruini. Tra le aree naturali di maggiore interesse figurano le Gole di Celano, un canyon scavato per circa quattro chilometri dal torrente La Foce, le cui pareti rocciose, alte circa 200 metri, presentano in alcuni punti strettoie di appena 3 metri. Mammiferi tipici di molti di questi parchi sono l'orso bruno marsicano, sottospecie endemica della Marsica e il Lupo appenninico (detto anche Lupo marsicano). La flora è caratterizzata da fiori e piante endemiche come l'Iris marsica e la scarpetta di Venere.
BED & BREAKFAST SCURCOLA MARSICANA (AQ)
BED & BREAKFAST LA LOGGIA
Largo Fiume, 12 - 67068 Scurcola Marsicana (Aq)
BED & BREAKFAST VIA DEL CASTELLO 4
Via Del Castello, 4 - 67068 Scurcola Marsicana (Aq)
tel. 0863 561388 - mobile 347 8818554
CASE PER VACANZA SCURCOLA MARSICANA (AQ)
Monumenti e luoghi d'interesse della Marsica: Architetture religiose: Cattedrale dei Marsi, Concattedrale di Santa Maria delle Grazie, Santuario della Madonna di Pietraquaria, Santuario della Madonna dei Bisognosi, Santuario della Madonna dell'Oriente, Chiesa di Santa Maria in Cellis, Chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta, Chiesa di San Pietro (Massa d'Albe) e Chiesa di Santa Maria Valleverde. Santuari: Madonna dei Bisognosi tra Pereto e Rocca di Botte; Madonna del Buon Consiglio a Venere dei Marsi; Madonna del Fulmine a Massa d'Albe; Madonna della Pietà a Carrito dei Marsi; Madonna delle Grazie a Roccavivi; Madonna dell'Oriente a Tagliacozzo; Madonna di Candelecchia a Trasacco; Madonna di Monte Tranquillo a Pescasseroli; Madonna di Pietraquaria ad Avezzano. Conventi: Convento dei Frati Cappuccini a Luco dei Marsi; Convento di San Domenico a Magliano dei Marsi; Convento di San Francesco a Balsorano; Convento di San Francesco a Poggio Cinolfo; Convento di San Francesco a Tagliacozzo; Convento di Santa Maria Valleverde a Celano. Eremi; Madonna del Caùto a Morino; Eremo di San Martino a Villa Romana; Grotta di Sant'Angelo a Balsorano; Grotta di Sant'Angelo a Colli di Monte Bove; Madonna della Fonticella a Canistro; Madonna della Ritornata a Civita d'Antino; Madonna del Romitorio a San Vincenzo Superiore, Chiese nella marsica: In ogni comune ed in ogni piccola frazione del territorio è presente almeno una chiesa. La chiesa madre della diocesi dei Marsi è laCattedrale dei Marsi di Avezzano dedicata a San Bartolomeo. A Pescina sorge la concattedrale di Santa Maria delle Grazie. A Trasacco si trova l'unica basilica minore della diocesi, dedicata ai Santi Cesidio e Rufino. Tre sono i santuari "ufficiali diocesani"[92]: il santuario della Madonna dei Bisognosi tra Pereto e Rocca di Botte, il santuario della Madonna dell'Oriente a Tagliacozzo e il santuario della Madonna di Pietraquaria, sul monte Salviano ad Avezzano. Architetture militari e civili: Castello di Avezzano, Palazzo Torlonia (Avezzano), Castello Piccolomini (Balsorano), Castello Piccolomini (Celano), Castello Piccolomini (Ortucchio), Rocca Orsini, Castello di Carsoli, Castello di Oricola e Castello di Pereto. Castelli: Castello di Sant'Angelo a Carsoli; Castello medievale ad Oricola; Castello medievale a Pereto; Castello Orsini ad Albe; Castello Orsini-Colonna ad Avezzano; Castello Piccolomini a Balsorano; Castello Piccolomini a Celano; Castello Piccolomini a Morrea; Castello Piccolomini ad Ortucchio; Rocca Orsini a Scurcola Marsicana. Torri nella marsica: Torre Baronale di Collelongo; Torre dell'orologio ad Aielli; Torre dell'orologio a Rocca di Botte; Torre di Collarmele; Torre di Marano dei Marsi; Torre di Ortona dei Marsi; Torre di San Berardo a Pescina; Torre di San Martino in Agne a Lecce nei Marsi; Torre di Santa Jona; Torre di Sperone; Torre di Venere dei Marsi; Torre Febonio a Trasacco; Torre medievale di Aielli; Torre medievale di Bisegna; Torre Piccolomini a Pescina; Torri difensive di Corcumello. Palazzi nella marsica: Palazzo Baronale a Poggio Cinolfo; Palazzo Botticelli a Collelongo; Palazzo Coletti a Tufo; Palazzo De Pontibus a Corcumello; Palazzo De Vecchi ad Oricola; Palazzo Ducale a Tagliacozzo; Palazzo Ferrante a Civita d'Antino; Palazzo Mastroddi a Tagliacozzo; Palazzo Municipale di Avezzano; Palazzo Sipari a Pescasseroli; Palazzo Torlonia ad Avezzano. Ville: Villa Torlonia ad Avezzano. Siti archeologici nella marsica: Alba Fucens, Lucus Angitiae, Marruvium e Antinum. Il territorio della Marsica è disseminato di siti ed aree d'interesse archeologico. Le più note e visitate sono il sito della città militare e commerciale di Alba Fucens, in comune di Massa d'Albe, Marruvium a San Benedetto dei Marsi, Lucus Angitiae a Luco dei Marsi,Antinum e gli scavi della Valle Roveto, Carseoli e gli insediamenti preistorici della Piana del Cavaliere e dell'area di Sante Marie. Rivestono particolare interesse archeologico anche l'area della Valle di Amplero a Collelongo, la villa imperiale di San Potito, i Cunicoli di Claudio, lavilla romana e l'area dell'ex collegiata di San Bartolomeo ad Avezzano e l'insediamento lacustre palafitticolo Paludi a Celano. Numerose le grotte ed altri siti preistorici che testimoniano come, sin dal paleolitico, le popolazioni stanziassero in modo continuativo grazie alle favorevoli condizioni ambientali e climatiche riferite in particolare al territorio circostante il lago Fucino.
APPARTAMENTI PER VACANZA SCURCOLA MARSICANA (AQ)
La Cultura nella marsica. Musei: Museo d'arte sacra della Marsica, Museo Paludi di Celano, Aia dei Musei (Avezzano), Museo di arte moderna di Avezzano, Museo civico di Cerchio, Museo orientale di Tagliacozzo e Padiglione Torlonia. Numerosi i musei presenti nei vari comuni del territorio. Ad Aielli presso la torre trecentesca è ospitato il museo del cielo, un osservatorio astronomico dotato di planetario digitale ed altre strumentazioni tecnologicamente avanzate e ad altissima risoluzione. Ad Avezzano ci sono tre esposizioni permanenti: l'Aia dei Musei che presenta due sezioni, "Le Parole della Pietra" e "Il Filo dell'Acqua"; la pinacoteca d'arte moderna e il museo della civiltà contadina e pastorale, ospitato presso la Villa Torlonia e il Padiglione Torlonia. Analoghe esposizioni si trovano a Civita d'Antino e a Verrecchie. Il più importante e visitato museo del territorio è il museo nazionale d'arte sacra della Marsica, ospitato nelle sale del castello Piccolomini a Celano, dove si trovano altri due importanti musei, quello archeologico preistorico "Paludi" e quello della Chiesa di Santa Maria Valleverde con annessa biblioteca. Pescina ospita due esposizioni permanenti molto importanti: il museo "Ignazio Silone" con il centro studi e il museo "Mazzarino". Con i suoi 900 m² il museo civico di Cerchio è uno dei più grandi della Marsica insieme allo spazio museale di palazzo Botticelli a Collelongo dove hanno sede i musei archeologico e della civiltà contadina e del lavoro. A Tagliacozzo ci sono lo spazio museale dedicato alla figura del beato Tommaso da Celano e il museo Orientale con annessa biblioteca monastica. Il museo del Brigantaggio e dell'Unità d'Italia si trova a Sante Marie nel palazzo Colelli, dove in alcune sale trova spazio il moderno museo multimediale di Astrofisica. In valle Roveto il museo della pastorizia, con particolari sezioni dedicate alla numismatica e ai treni si trova a Balsorano, mentre il museo archeologico Antinum, inaugurato nel 2015, si trova a Civita d'Antino. Civitella Roveto ospita la pinacoteca dedicata ad Enrico Mattei e la mostra permanete etnografica "De' Colucci". Centri visita dei parchi e i musei naturalistici ed antropologici, dedicati a fauna e flora delle aree protette si trovano a Bisegna, Magliano de' Marsi, Morino, Opi, Ortona dei Marsi, Villavallelonga e a Pescasseroli dove si trova anche la casa-museo di palazzo Sipari. Marruvio (o Marruvio dei Marsi; in latino Marruvium o Maruvium) era un'antica città dell'Italia centrale, principale centro del popolo dei Marsi sulle sponde del Lago del Fucino. Corrisponde alla contemporanea cittadina di San Benedetto dei Marsi, in provincia dell'Aquila. Storia: Capitale dei Marsi, antico popolo italico, fin dal I millennio a.C., conservò tale ruolo fino all'assoggettamento a Roma, avvenuto nel tardo IV secolo a.C. Le informazioni sull'insediamento preromano sono tuttavia scarse; l'area era abitata fin dall'Età del ferro, ma un'espansione urbanistica vera e propria si registrò soltanto in età romana, a partire dal II secolo a.C. e con l'apice nel I secolo d.C. Dionigi di Alicarnasso la cita tra i centri popolati dagli Aborigeni (mitologia). Archeologia nella marsica: San Benedetto dei Marsi conserva alcune vestigia dell'antica Marruvio. Tra queste, spicca per valore artistico una domus; rimangono poi alcuni tratti delle mura in opus reticolatum (II secolo a.C.) e resti delle terme e dell'anfiteatro. Nel sito o nelle sue immediate vicinanze sono state rinvenute anche diverse testimonianze epigrafiche, in particolare alcune in dialetto marso; una pietra, mutilata, attesta il nome del dio Giove e di una divinità femminile a esso correlata (iouies pucles). Ex cattedrale di Santa Sabina: La chiesa fu costruita con ogni probabilità nel V o VI secolo nei pressi del foro italico di Marruvio, mentre il primo documento che cita la chiesa risale al IX secolo. Subì importanti interventi strutturali tra il XII e il XIII secolo. Dopo la morte di San Berardo dei Marsi avvenuta il 3 novembre del 1130 la cattedrale ospitò le sue reliquie. Con la bolla papale del 1580, Papa Gregorio XIII dichiarò la nuova sede della diocesi dei Marsi, la chiesa di Santa Maria delle Grazie di Pescina in cui furono traslati i resti di San Berardo. La vecchia chiesa di Santa Sabina in decadenza e ridotta a poco più che una cappella nel 1915 subì gravissimi danni a seguito del tragico terremoto di Avezzano che la distrusse quasi completamente, lasciando in piedi solo la facciata. La facciata è decorata da un portale in stile romanico-gotico con più giri di arco a tutto sesto. Domus romana e terme: Si trovano presso il vecchio palazzo del comune, risalenti al II secolo a.C. la Domus possiede il pavimento di pietra intatto, con alcuni mosaici e resti di colonne. I Morroni: Appartengono al II secolo e si trovano in mezzo al paese nuovo, nascosti dalle abitazioni. Sono due grossi blocchi di pietra della montagna, usati dai Marsi come costruzioni funebri in ricordo dei cari. Anfiteatro romano: Si trova appena fuori il paese in direzione di Pescina, è risalente con ogni probabilità alla fine del I secolo a.C. Conserva la pianta originaria e parte di una curva con alcune arcate. Alba Fucens è un sito archeologico italico, monumento nazionale dal 1902, nata come colonia di diritto latino, che occupava una posizione elevata e ben fortificata su 34 ettari (situata a quasi 1.000 m s.l.m.) ai piedi del Monte Velino. Il sito archeologico è compreso nel comune di Massa d'Albe (Aq), presso la frazione di Albe.
CASE PER LE FERIE SCURCOLA MARSICANA (AQ)
Santa Maria della Vittoria, costruita nel 1274 a Scurcola Marsicana in provincia dell'Aquila, è stata l'ultima delle cinque abbazie cistercensi in Abruzzo, dopo l'abbazia di Santa Maria di Casanova, l'abbazia di Santa Maria Arabona, il Monastero di Santo Spirito d'Ocre e l'abbazia dei Santi Vito e Salvo. La Storia della Santa Maria della Vittoria a Scurcola Marsicana: La costruzione dell'abbazia di S. Maria della Vittoria si fa risalire alla Battaglia di Tagliacozzo del 23 agosto del 1268 presso Scurcola Marsicana dove le truppe angioine di Carlo I d'Angiò sconfissero quelle sveve di Corradino di Svevia conquistando il possesso del Regno di Sicilia. In memoria di questa vittoria Carlo d'Angiò commissionò la costruzione della chiesa, intitolandola a S. Maria della Vittoria, e di un monastero cistercense come filiazione dell'abbazia di Louroux a Vernantes, nel ducato d'Angiò, regione di provenienza dei soldati impegnati nella campagna militare in Italia. La costruzione ebbe inizio nel 1274 e nel 1277 ospitò i primi monaci cistercensi. La chiesa venne consacrata il 12 maggio del 1278, per essere definitivamente ultimata solo nel 1282. Il potere dell'abbazia fu notevole sin dall'inizio, potendo contare su una vasta dotazione di terre. Con l'avvento degli Aragonesi nel XV secolo, i cistercensi abbandonarono l'abbazia, che passò ai benedettini. L'abazia fu pesantemente danneggiata dal terremoto del 1456 per essere progressivamente abbandonata nel XVI secolo a seguito di altre calamità naturali e lotte di potere tra le famiglie locali. Nel 1525 nella parte alta del paese fu costruita una nuova chiesa dedicata a S. Maria della Vittoria, che accolse parte delle opere d'arte della precedente abbazia, come la statua lignea di Madonna con Bambino detta Madonna della Vittoria, opera francese della fine del XIII secolo che si pensa fosse stata donata da Carlo d'Angiò alla vecchia abbazia. La struttura della Chiesa di Santa Maria della Vittoria a Scurcola Marsicana: Dell'abbazia non rimangono che pochi ruderi, ma è possibile risalire alla sua struttura attraverso l'analisi delle rovine fatta agli inizi del XX secolo. La pianta originaria della chiesa era a croce latina, con un transetto poco sporgente ed un'abside piatta con cappelle quadrate sui lati. Il corpo longitudinale era a tre navate con pilastri rettangolari che la dividevano in sei campate. Due portali dell'antica abbazia sono stati riutilizzati presso altre due chiese di Scurcola Marsicana, uno al lato della nuova chiesa cinquecentesca di Santa Maria della Vittoria e l'altro per la facciata della chiesa di Sant'Antonio. La stazione di Scurcola Marsicana è la stazione ferroviaria a servizio delle località di Scurcola Marsicana, e ne rappresenta l'unico scalo ferroviario. La stazione è ubicata sulla linea ferroviaria Roma-Pescara. Inaugurata nel 1888, in occasione dell'apertura dell'intera linea, la stazione di Scurcola Marsicana è lo scalo ferroviario del paese. All'interno conta un binario adibito al servizio viaggiatori. All'interno del fabbricato viaggiatori c'è una sala d'attesa con una validatrice di biglietti.
COUNTRY HOUSE SCURCOLA MARSICANA (AQ)
La Storia di Scurcola Marsicana: I recenti ritrovamenti di una necropoli dell’età del ferro, sita nei pressi del fiume che scorre vicino al paese, testimonia l’esistenza di un antico villaggio posto alla sommità del Monte S. Nicola ed è quindi un’ importante prova delle antiche origini del paese. Il nome Scurcola deriva da un’antica voce longobarda “skulk” che vuol dire posto di guardia. Secondo il Febonio, Scurcola sarebbe sorta per opera dei cittadini di Alba Fucens, i quali, dopo la distruzione della loro città per opera di Carlo d’Angió, avrebbero formato un castello sopra un’altura, sulla quale più tardi gli Orsini innalzarono una rocca fornita di torri. Non sappiamo quanto tale notizia possa essere veritiera, soprattutto se si tiene conto dell’origine longobarda del nome che farebbe pensare a una maggiore antichità del centro di Scurcola. Ad ogni modo, solo con la costruzione della chiesa S. Maria della Vittoria e dell’annesso monastero cistercense si può dire che abbia inizio la moderna storia del paese. Ben presto fu proprio quest’abbazia ad acquisire diritti feudali e quasi vescovili, tanto da controllare e avere sotto di sé numerose terre della Marsica, da Ponti e Corcumello a Poggio Filippo e S. Donato, da Venere e Vico a Lecce e Gioia. Verso il XVI secolo però, abbandonato il monastero dai Cistercensi e passato tutto il feudo sotto i Colonna, Scurcola perse il suo antico prestigio, pur rimanendo un centro abbastanza notevole, anche per la presenza (nel Seicento) di ben tre grandi monasteri (dei Conventuali, dei Carmelitani e dei Cappuccini). L’occupazione francese dell’Abruzzo nel 1799, l’abolizione dei feudi nel 1806, le vicende politico-militari del XIX secolo, coinvolsero anche Scurcola che rimase però sostanzialmente fedele alla causa borbonica fino all’unità d’Italia, accogliendo festosamente il re Ferdinando II in visita alla Marsica nel 1843. Gli avvenimenti del 1860-61 – con la carneficina operata dai Piemontesi nella chiesa delle Anime Sante – danno un tono di tragedia alla vicenda umana e storica di Scurcola.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' SCURCOLA MARSICANA (AQ)
Cosa vedere a Scurcola Marsicana: Scurcola Marsicana è ricca di storia e tradizioni che vengono sottolineate e ricordate dalle sue numerose chiese e monumenti. Degne di nota sono: la Chiesa della S.S. Trinità, uno dei monumenti nazionali di Scurcola, la Chiesa del Santissimo Sacramento, la Chiesa di Sant’Antonio, quella di Sant’Egidio e la Venere. Quest’ultima fu eretta verso la fine dell’800, in occasione dell’inaugurazione del primo acquedotto comunale, sulla piazza che oggi si chiama “del Risorgimento”. Per oltre mezzo secolo tutta la popolazione ha attinto acqua da questa unica fontana fino a quando, per una diversa sistemazione della piazza, non ne fu decisa la rimozione. Solamente dopo 26 anni, nel 1974, il comitato civico e l’amministrazione comunale, vollero restituire alla popolazione la sua fontana. Da non perdere sono inoltre: il Castello Orsini che, attualmente, si presenta nella sua fase rinascimentale con una pianta triangolare dotata alla base da due torrioni cilindrici sugli spigoli e un bastione, di forma semiovata; la Necropoli dei Piani Palentini, segnalata alla Soprintendenza nel 1983 per la presenza di tombe protostoriche; il centro storico e la frazione Cappele dei Marsi. Il clima a Scurcola Marsicana: Il clima mite e l'aspetto paesaggistico fanno di questo paese un centro di fiorente villeggiatura, soprattutto d'estate. Nel periodo 1951-2000 la temperatura media annua è di 10,3 °C con una media di 123 gelate. Il mese più freddo è gennaio con una media di 1,8 °C e il più caldo è agosto con 19,2 °C. La temperatura più bassa è di -25,0 °C. La temperatura massima più alta del periodo 1951-2000 è di 41 °C. La stagione più piovosa è l'autunno, seguita dall'inverno e dalla primavera[3][4]. Sono presentati di seguito i valori climatici medi di riferimento ufficiali per Scurcola Marsicana pubblicati dall'ARSSA.
RIFUGI E BIVACCHI A SCURCOLA MARSICANA (AQ)
Cosa gustare a Scurcola Marsicana: Ogni periodo dell’anno rappresenta per Scurcola un’occasione di festa e celebrazione, accompagnato inevitabilmente dai rispettivi piatti tipici, che riunivano le famiglie a tavola, condividendo il piacere di una cucina semplice e genuina. Per il Natale a Scurcola Marsicana: I dolci della tradizione natalizia scurcolana sono per lo più realizzati con l’utilizzo di prodotti tipici della stagione invernale: noci, nocciole, mandorle, miele, frutta secca. Coperchiole: dolci costituiti da due “coperchi” (da cui il nome), realizzati secondo la ricetta delle “nevole”, all’interno dei quali vi è un ripieno formato da un impasto morbido (non cotto) composto da miele, mandorle tritate, scorza d’arancia grattugiata e un po’ di liquore. Pizza con la “porcaria”: è un dolce molto sostanzioso, formato da un rotolo di pasta riempito di un composto fatto di fichi secchi, miele, noci, uvetta, ecc. (la “porcaria”) e poi avvolto a spirale fino a formare una pizza. Morzitti: sono noti ai più come “mostaccioli”, infatti si tratta di dolci a base di mosto di vino, di forma romboidale. Per il Carnevale a Scurcola Marsicana: I dolci carnevaleschi scurcolani sono simili a quelli della tradizione italiana più diffusa, probabilmente l’unica differenza è nella denominazione. Si tratta, in ogni caso, di ricette abbastanza note e popolari. Frappe: strisce di pasta dolce, aromatizzata con limone, cannella o liquore, fritte in olio bollente e cosparse di zucchero. In altre zone d’Italia vengono chiamate anche chiacchiere, bugie, cenci, crostoli, ecc. Castagnole: palline a base di uova, zucchero, farina, burro, liquore, fritte in olio bollente e cosparse di zucchero. Cicerchiata: con un impasto simile a quello della pasta frolla si formano tante palline delle dimensioni di un cece (da cui il nome), si friggono in olio e vengono composte in vari modi con l’utilizzo di miele e altri aromi. Ciambelle fritte: l’impasto è a base di patate, uova, farina e zucchero. Vengono lasciate lievitare, fritte e cosparse di zucchero. Per la Pasqua di Scurcola Marsicana: Dopo il periodo di quaresima pasquale, durante il quale non sarebbe consentito mangiare dolciumi, a Scurcola si è soliti arricchire le tavole con alcuni prodotti tradizionali. Pizza di Pasqua: è una sorta di pane dolce il cui impasto è arricchito da uova, uvetta, rhum. Lievita e viene cotto esattamente come il pane. Ciammelle: è lo stesso dolce che molti conoscono grazie alla Sagra del paese, ma esso è tradizionalmente legato al periodo pasquale. L’impasto è molto semplice ed è a base di uova, zucchero, farina, olio e lievito. Prima di passare in forno devono essere precotte in acqua bollente salata. Fiatoni: sono dolci-non-dolci a base di formaggio. Durante la cottura si gonfiano, per questo vengono chiamati “fiatoni”. Altri dolci tradizionali scurcolani: ‘Mbreachegli: questo è il nome dialettale delle più italiche “ciambelline al vino”. Sono dolci secchi tra i cui ingredienti c’è, per l’appunto, il vino bianco. Pizzicotti: in altri luoghi vengono chiamati anche i “brutti ma buoni”. Sono dolci “invernali” perché fatti con noci, uvetta, cacao, cioccolato, ecc. Li chiamiamo “pizzicotti” perché l’impasto, prima di essere cotto nel forno, viene “pizzicato” a formare i singoli biscotti. Nevole: altrove vengono chiamate ferratelle. Sono dolci sottili e leggeri, realizzati con un impasto a base di uova, farina, olio e cannella e cotti con degli appositi “ferri” che schiacciano e comprimono l’impasto. Savoiardi: sono biscotti molto semplici dalla forma allungata composti da uova, zucchero, farina, strutto e ammoniaca. Ciambellone: anche in questo caso si tratta di un dolce molto comune a forma di grande ciambella. È fatto con un impasto morbido composto da uova, zucchero, farina, latte, burro e lievito. Anasetti: dolcetti a forma di ciambellina o di biscotto tondo nel cui impasto, fra gli altri ingredienti, ci sono anche i semi di anice, che danno loro il nome (in dialetto). Fiocchi di neve: vengono spesso e impropriamente chiamate “spumette”. Sono simili alle meringhe ma sono fatte con albumi montati, zucchero e mandorle a scaglie. Pastarelle: sono semplici biscotti circolari del diametro di qualche centimetro formati con una pasta fatta di uova, zucchero, farina e ammoniaca. La loro superficie viene bagnata con albume montato e zucchero, poi si passano in forno.
Il tempo di vendemmia a Scurcola Marsicana: Ci sono delle preparazioni scurcolane molto antiche, tipiche del periodo della vendemmia. Si tratta di prodotti a base di uva che venivano spesso conservati ed usati nel corso di tutto l’inverno. “Musto cótto”: il mosto, prelevato dal torchio, veniva filtrato e messo a bollire per diverse ore. Alla fine si doveva ottenere un fluido abbastanza denso, dal colore scuro e dal gusto estremamente dolce. Veniva mangiato sul pane o, spesso, usato come condimento per la polenta. In alcuni casi c’era anche chi lo utilizzava come panacea: un rimedio per i mal di pancia. Uvata: dopo aver vendemmiato le donne sceglievano gli acini più grossi dell’uva appena raccolta. Li mettevano in una pentola, immersi nel mosto cotto, a bollire sul fuoco. Dopo diverse ore di bollitura (anche 8/10), il tutto si addensava e diveniva simile a una marmellata. L’uvata veniva usata, come il mosto, sul pane o sulla polenta. Si poteva conservare in barattoli di vetro e usare nel corso di tutto l’inverno. Perata: prima che il mosto cotto fosse pronto se ne prendeva una parte e si versava in un’altra pentola. Si aggiungevano delle pere raccolte nelle campagne di Scurcola (dette “mazzute”) e si facevano cuocere per un po’ di tempo nel mosto. Alla fine si otteneva un composto simile a una marmellata che veniva cosparso sul pane. Comunioni e cresime a Scurcola Marsicana: Un tempo a Scurcola, durante la Domenica delle Palme, quindi poco prima di Pasqua, venivano celebrate le Comunioni e le Cresime. C’era un rito molto particolare che veniva sempre rispettato e che consisteva in un dono molto speciale che le “comari” o i “compari” (madrine o padrini) facevano ai loro comunicandi e cresimandi. Se la comunione o la cresima era ricevuta da una bambina, la madrina le regalava la cosiddetta “pupa”. Era un dolce preparato con un impasto molto simile a quello della Pizza di Pasqua, aveva le fattezze di una bambola, con la testa, il vestitino, le gambe e le braccia. Al centro della pupa veniva sistemato un uovo lesso fermato con due striscioline di pasta. Il dolce veniva poi spennellato con del tuorlo d’uovo e coperto con confettini colorati. Se a ricevere la comunione era invece un bambino, il padrino gli regalava “jo valleteglio” (il galletto). L’impasto era identico a quello della pupa ma cambiava la forma che, come intuibile, era quella di un piccolo gallo al centro del quale veniva comunque posizionato l’uovo. I “Pizzigli” di Scurcola Marsicana: I pizzigli sono delle semplici focacce salate non lievitate, realizzate soprattutto nel periodo invernale. I pizzigli venivano cotti sulla teglia calda del camino, sotto “jo cóppo” (una sorta di coperchio metallico, sul quale si mettono i carboni ardenti che, col calore sprigionato, cuociono ciò che viene collocato al di sotto). I pizzigli si mangiavano al posto del pane, accompagnavano piatti di verdura, salumi e altro. “Pizziglio summo”: summo significa non lievitato. Questo semplice pizziglio si preparava con farina di grano, acqua, un uovo, bicarbonato e sale. Una volta preparato il disco di pasta, si ungeva la sua superficie con dell’olio e poi, con l’aiuto di un coltellino, si decorava con dei leggeri tagli a formare dei quadrati, e bucato con una forchetta. “Pizziglio giallo”: si preparava esattamente come “jo pizziglio summo”, l’unica differenza sta negli ingredienti. Per “jo pizziglio giallo”, infatti, oltre alla farina di grano si utilizzava anche la farina gialla (di mais) e un po’ di polenta già cotta. Nelle sere d’inverno, quando si preparava “jo pizziglio”, le donne di Scurcola erano solite infilare nell’impasto anche una monetina. Chi, fra i commensali, mangiando “jo pizziglio”, incappava nella monetina non solo aveva diritto a tenersela ma, per quella sera, e solo per gioco, godeva di una sorta di privilegio in più.
I dolci e i ricordi di un tempo di Scurcola Marsicana: Masciotte: sono delle “nevole” salate. Si preparano con acqua, farina, sale e un po’ di peperoncino. Le nevole sono protagoniste anche di un interessante aneddoto del passato. Un tempo venivano preparate mettendo a scaldare il “ferro” sul fuoco del camino, il quale per non rovinarne la cottura, doveva essere ben caldo e pulito. Le donne di Scurcola quindi, dopo aver preparato le nevole, raccoglievano gli avanzi di farina, li mescolavano con acqua e sale. L’impasto ottenuto veniva ripartito in piccoli gnocchi e cotto all’interno del “ferro”. In questo modo preparavano delle “masciotte” che gli uomini, seduti accanto al caminetto, mangiavano calde, accompagnandole con un buon bicchiere di vino paesano. Così il “ferro” veniva preparato per accogliere le vere nevole, gli avanzi di farina non venivano sprecati e gli uomini potevano sgranocchiare qualcosa di buono. “Ciammellitti cremore e bicarbonato”: sono semplici ciambelline che si impastavano con uova, latte, farina e la cosiddetta “medicina”, vale a dire l’ammoniaca per dolci. Quando le donne scurcolane preparavano questi “ciammellitti” andavano a compare il “cremore e bicarbonato” nei negozi del tempo. A volte, con l’aiuto di una penna di gallina, usata come pennellino, venivano bagnati con il tuorlo d’uovo per renderli dorati nel corso della cottura in forno. Questi dolcetti, di solito, venivano preparati in occasione di matrimoni. “Coelle”: sono delle ciambelle preparate con i semi di anice. La loro peculiarità sta nella forma, infatti non sono tonde come le normali ciambelle, ma sono oblunghe con le due estremità sovrapposte e schiacciate insieme. Gentilini: prendono il nome dai più famosi biscotti. Sono fatti con uova, zucchero, farina e ammoniaca per dolci. Vengono tagliati trasversalmente e decorati con l’aiuto di una forchetta. Spumette: quelle vere non hanno nulla a che fare con i “fiocchi di neve”. Sono infatti dei dolci fatti con i tuorli d’uovo e mandorle tritate. Anche esse venivano per lo più preparate in occasioni di nozze.
La Chiesa di Santa Maria della Vittoria a Scurcola Marsicana. Sulla celebre Chiesa e sul Convento di S. Maria della Vittoria hanno riferito numerosi storici italiani e stranieri e ad essi noi attingiamo,  fra i tanti, i nostri Febonio, Corsignani, Di Pietro, V. De Giorgio, C. Grassi, P. Bontempi, M. Fiorani e G. Marini. Interessante e particolarmente documentato lo studio di G. Marini: “La battaglia di Tagliacozzo e le vicende di tre chiese”, che qui in sintesi riporteremo. L’autore smentisce la tradizione che vuole attribuire a Carlo D’Angiò la costruzione della Chiesa di S. Maria del Soccorso a Tagliacozzo e quella di S. Maria delle Grazie a Tufo. I documenti e la storia parlano solo di un tempio eretto da Carlo d’Angiò “per l’anima della sua gente morta” come si esprime il Malespini ed è quello di S. Maria della Vittoria, sorto nel luogo dove si svolse la fase decisiva della battaglia, presso il Castello di Ponte, secondo il diploma col quale l’angioino il 1º gennaio 1274 dava incarico all’Abate di Casamari di condursi, con altri suoi fedeli, sul luogo della pugna, per conoscere dove meglio il tempio della Vittoria e l’annesso convento potessero essere innalzati. Dei numerosi documenti che si riferiscono a S. Maria della Vittoria molti sono riprodotti dall’Ughelli, molti dal Manieri-Riccio, dallo Schulz, dal Bindi, dal De Giudice e dall’Egidi. Il De Giudice pubblicò ed annotò tutti i diplomi di Carlo I ed esaminò quelli di Carlo II, i quali erano conservati nell’Archivio di Napoli. Dei soli documenti che si riferiscono alla concezione, alla nascita ed alla perfezione del tempio dedicato alla Vittoria, l’Egidi ne ha rintracciati circa trecento, che vanno dal 1274 al 1285. La chiesa e il monastero, cominciati nel 1274, non furono compiuti tanto presto. Risulta che gli edifici furono abitati verso la fine del 1277, nonostante vi si lavorasse ancora: tanto che quando fu consacrata la chiesa alla presenza del Re, venuto appositamente da Capua, erano finiti il presbiterio, il transetto cui si addossavano la sala capitolare e la sagrestia con sopra i dormitori. Solo nel 1281 fu compiuta l’abitazione dei Cistercensi. Nel 1282 e nel 1283 vi si lavorava ancora per coprire di volte il monastero e compiere la parte decorativa delle finestre. Il Re provvide che dalla chiesa dei frati minori di Amatrice fosse portata alla Vittoria un’antica campana e fosse fissata sulla torre che certamente si levava ardita sul mezzo della crociera, onde di lassù il suo squillo corresse per le valli e per i monti, a Scurcola, a Tagliacozzo, a Magliano, ad Alba sino al Fucino, sino alle nevi del Velino. Il Re emise diplomi per la Vittoria anche durante l’assedio di Messina, dopo i Vespri siciliani. Egli anelava di vederlo compiuto e perfetto perché prosperasse e risplendesse, a gloria sua, nei secoli. Chiamò a dirigerne i lavori i più valenti architetti. Era un tempio-monastero ricco di territorio e di feudi. Col diploma di dotazione del 3 agosto 1277 gli furono concessi dal Re i castelli di Ponti e di Scurcola: venti aratri di terra lavorativa nel tenimento di Ascoli Satriano in Capitanata e venti presso Salisburgo, paese pure della Puglia ora scomparso altri cinque nei dintorni di Alba; il diritto di pescare con barche nel lago del Fucino; un reddito annuale di 10 migliari di olio, 150 barili di zurra, 150 di tonnina, 500 tomoli di sale, 10 cantari di ferro e 500 libre di mandorle. L’investitura all’abate Bartolomei dei castelli di Ponti e di Scurcola avvenne nel 1278, ma quello di Scurcola solo per la terza parte che era ricaduta nelle mani reali in seguito alla morte di Rosanna de’ Ponti. Le altre parti erano infeudate a Odorisio de’ Ponti, dal quale Carlo I le riscattò nel 1282. Odorisio ebbe in cambio il castello di Pettorano sul Gizio. I castelli di Scurcola e di Ponti rendevano venti once di oro all’anno. Tutto il patrimonio terriero dell’abbazia era di 45 aratri da quattro buoi, equivalenti a 675 ettari, i quali compreso il bestiame formavano un capitale di circa un milione di lire, secondo gli accurati calcoli dell’Egidi. Il valore complessivo degli immobili (chiesa, monastero, molini) ascendeva ad un altro milione di lire (circa tre o quattro miliardi delle odierne lirette). Dopo la morte di Carlo I, avvenuta nel 1285, i monaci ebbero altri possessi feudali: il castello di S. Donato, il castello di Colle Guidone, i castelli di Poggio Filippo e S. Michele, concessi da Carlo 11 nel 1304, la baronia dei Marsi, oggi 5. Benedetto dei Marsi, i castelli di Venere, Vico, Lecce dei Marsi e Corcumello con i casali e loro appartenenze, secondo il diploma di Roberto dell’8 gennaio 1313. Pare che il tempio fosse edificato, come afferrna  il Febonio, anche con marmi tolti dai superstiti monumenti di Alba Fucense. Si racconta che gli albesi tentarono di riprendersi i marmi e le piette scolpite, ribellandosi agli ordini del Re, il quale invece aveva voluto punirli, perché alcuni abitanti di Alba durante la battaglia, quando le sorti parevano favorevoli a Corradino, si diedero a predare il campo francese. Il tempio della Vittoria era a croce latina a tre navate con abside rettolineare, come si rileva dalla ricognizione della pianta eseguita nel 1900: la chiesa era lunga 73 metri e larga 22 all’interno. Tutta la chiesa era murata in pietra concia piana, ma gli angoli, le finestre, le crociere, gli archi e i pilastri erano sagomati. L’Abbazia fu danneggiata dal terremoto del 1456 che ebbe ripercussioni nella Marsica. Nel 1505 era ancora abitata, e fu data in amministrazione ad Alfonso Colonna. Leandro Alberti, visitando la Marsica nel 1525, trovò gli edifici deteriorati “ ... a vedere detti edifici ne risulta gran compassione alli riguar-danti ”. Il Marini, a differenza del Febonio e del Corsignani, che tacciono al riguardo, afferma: “ la verità è che Fabrizio Colonna, avuta l’investitura dei contadi di Albe e di Tagliacozzo, non volle subire che fra il territorio dell’uno e dell’altro, costituenti insieme il Ducato di Tagliacozzo e dei Marsi, rimanessero a rompere l’unità dello stato i possedimenti della Badia.
Cosa fare e vedera a Scurcola Marsicana: Una particolare usanza della Pasqua nella Marsica è il Cenacolo di Scurcola Marsicana, cerimonia con cui si suole commemorare l’ultima cena di Gesù. Tale uso trasse origine a Scurcola dalle locali confraternite del SS. Sacramento, della SS. Trinità, del Suffragio e di S. Bernardino da Siena, le quali ebbero un tempo notevole importanza, non solo per i numerosi confratelli che le formavano, ma anche perché erano fabbricerie di chiese, ragion per cui ebbero regio riconoscimento nel Regno delle Due Sicilie. Poiché queste confraternite possedevano beni, fra le spese ad esse affidate fu compresa anche quella di una refezione ai poveri nel giovedì della settimana santa. Refezione che consisteva in un piatto di ceci, una pietanza di baccalà, due alici, contorni di verdura e un pezzo di pane: vi prendevano parte insieme ai poveri anche tutti gli associati alle confraternite che, col saio, nel giorno santo, adempivano al precetto pasquale e facevano la lavanda dei piedi ai confratelli più vecchi. Il venerdì poi partecipavano alla grande processione del Cristo morto. Cosicché si aveva una fraterna agape che, semplice e socievole, richiamava alla memoria i solidali conviti dei primi cristiani. Tale consuetudine esiste a Scurcola da antico tempo e conserva le pratiche religiose ad essa connesse, non si è affievolita malgrado i beni delle confraternite furono incamerati dallo Stato, poiché per volere degli Scurcolani, fu incluso proprio il mantenimento del Cenacolo. Veramente solenne e caro agli Scurcolani è il Calvario o Via Crucis che si celebra nella Chiesa della SS. Trinità la sera del Venerdì Santo, e soprattutto grandiosa è la processione che si effettua con la partecipazione delle quattro Confraternite e di tutto il popolo, nella mattinata dello stesso giorno dalle otto alle quattordici, partendo dalla Chiesa madre della SS. Trinità e con la visita delle a tre chiese: S. Vincenzo, S. Egidio, Madonna della Vittoria, S. Sebastiano, S. Antonio, Anime Sante, fino alla conclusione alla Chiesa Madre.
 
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu