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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a San Vincenzo Valle Roveto

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI SAN VINCENZO VALLE ROVETO (AQ)
 
Ospitalità a SAN VINCENZO VALLE ROVETO (Aq) (m. 375 s.l.m.)
     
  CAP: 67050  -  0863 -  0863.958114  - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI SAN VINCENZO VALLE ROVETO 0863.958114   0863.958369       0863.958114 - P. IVA: 00217860667
Raggiungere San Vincenzo Vella Roveto:(Stazione Balsorano a 5 Km.)  (Uscita Avezzano) -Aeroporto d'Abruzzo a 136 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI SAN VINCENZO VALLE ROVETO (AQ)
San Vincenzo Valle Roveto (Aq) L’esistenza di una chiesa, dedicata a S. Vincenzo Martire, dentro i confini dell’attuale S. Vincenzo Vecchio, è documentata nel Codice Casamariese, dove è scritto così: Venerabilis Abbas Johannes acuisivit ecclesiam unam vocabulo Sancti vincentii… (Il venerabile Abate Giovanni, acquistò una chiesa col nome di S. Vincenzo posta nella Valle, che si chiama di Orbeto, presso il castello detto Morrea. L’Abate Giovanni nell’antico Codice visse dal 1026 al 1066). Dopo il terremoto del 1915, parte del paese si trasferì al piano, a destra del Liri, presso la stazione ferroviaria, in uno dei punti più bassi di Valle Roveto. Il nuovo S. Vincenzo è collegato, al Km. 35+ 800, alla Nazionale 82 da una comoda strada di circa mezzo chilometro. Ora è collegato direttamente anche con la sua più importante frazione: Roccavivi. Il resto della popolazione rimase nell’antico paese, che tutti oggi chiamano S. Vincenzo Vecchio. Anche esso è allacciato, al Km. 35,400, alla Nazionale 82 a mezzo di una discreta strada di 3 chilometri; ora comunica per mezzo di altra strada anche con S. Giovanni Valle Roveto. erano 383. Nel 1703 erano di meno, appena 380. Nel 1806 il paese aveva 659 abitanti e nel 1838 ne aveva 869. Il Catasto di S. Vincenzo, che nel documento è chiamato ancora Casale di Morrea, porta la data del 20 dicembre 1748: così si rileva dall’Archivio di Stato di Napoli, Sezione Amministrativa, Catasto Onciario, voI. 3144. Il nome del paese vecchio, come quello del nuovo, deriva da S. Vincenzo Martire, festeggiato il 22 gennaio di ogni anno, anche se non è il patrono del paese. In quella circostanza si gustano i primi teneri capretti dell’anno. Lo stemma riproduce nel mezzo l’immagine di S. Vincenzo. Ma di quale S. Vincenzo? Non certo quella di S. Vincenzo Martire, come dovrebbe essere, ma, erroneamente, l’immagine di S. Vincenzo Ferreri, che nella iconografia comune viene rappresentato come l’Angelo dell’Apocalisse, che regge un libro e tiene in mano una tromba, mentre una fiamma sormonta la sua testa. Perché tale anacronismo? Esso si spiega forse per la imperizia e la ignoranza del disegnatore dello stemma, il quale, non conoscendo la tradizionale immagine di S. Vincenzo Martire, rappresentò con molta ingenuità S. Vincenzo Ferreri, un santo molto più conosciuto nella Chiesa Cattolica, ma vissuto più tardi. Attorno allo stemma, che vado esaminando, è scritto: Civitas S. Vincencii Anastasii. Dopo S. Vincencii, né una congiunzione, né una virgola. Il disegnatore è caduto in un altro errore grossolano. Egli credeva che si trattasse di un solo santo; invece S. Anastasio è un santo diverso da S. Vincenzo Martire. Il disegnatore o l’ispiratore dello stemma hanno confuso i due santi, che hanno in comune solo il giorno della festa. Infatti il 22 gennaio la Chiesa festeggia S. Vincenzo Martire (a. 304) e S. Anastasio Martire (a. 628). S. Vincenzo Valle Roveto appartenne ai conti di Albe, di Celano e ai baroni di Balsorano, come il Comune di Morrea, di cui fu considerato Casale fino al secolo XVIII. Oggi S. Vincenzo Valle Roveto è, dopo Balsorano, il Comune più popoloso del Mandamento di Civitella Roveto. In seguito agli spostamenti della popolazione, dopo il terremoto del 1915, il Comune comprende, oltre il capoluogo, cioè il nuovo S. Vincenzo Valle Roveto, le seguenti frazioni: Roccavivi, S. Giovanni Valle Roveto Vecchio e S. Giovanni Nuovo, S. Vincenzo Vecchio, Morrea, Le Rosce (S. Restituta) e Castronovo. Anche la popolazione di S. Vincenzo Valle Roveto, che discese al piano dopo le distruzioni del terremoto del 1915, non ha dimenticato l’antica sede dei padri; e almeno una volta all’anno, nella festa della Madonna del Romitorio, risale con nostalgia nel vecchio paese per partecipare al suggestivo corteo di fedeli che si snoda nella bella visione della sera di settembre dal santuario del monte alla chiesa parrocchiale. È un godimento dello spirito vedere quel nastro luminoso di candele e di fiaccole scendere dalla romita chiesetta al paese per un sentiero, ove i ciottoli non mancano e che fiancheggiano fratte di spine. Chi ricorda queste note di storia locale ha rivolto più di una volta la sua parola in tale occasione ad un popolo devoto che canta e perpetua ai posteri un rito di grande fede. Tutto il Comune di S. Vincenzo Valle Roveto aveva 2664 abitanti nel 1817, 2631 nel 1820, 2961 nel 1822, 3111 nel 1831, 3254 nel 1835, 3255 nel 1839. Quale la popolazione del Comune nei censimenti che ebbero luogo dopo la costituzione del Regno d’Italia? Gli abitanti erano 3416 nel 1861, 3665 nel 1871, 3439 nel 1881, 3780 nel 1901, 3500 nel 1911, 3609 nel 1921. La popolazione del Comune, nei decenni che vanno dal 1861 al 1921, è rimasta pressoché stazionaria, anzi ha subito un sensibile calo in qualche decennio, come dal 1871 al 1881. L’ultimo fenomeno deve essere spiegato con le malattie infettive e con le epidemie che spesso nel passato hanno flagellato la nostra valle. Per gli altri decenni, specialmente per quelli più vicini a noi, il motivo deve essere ricercato nella scarsa economia locale, cioè nell’impossibilità per gli abitanti di vivere con le scarse risorse del luogo. L’emigrazione che si iniziò prima della fine del secolo scorso e continuò con ritmo crescente nel nostro secolo, ha arrestato l’incremento demografico, costringendo le popolazioni del Comune e delle sue frazioni a cercare a Roma o altrove, specialmente fuori d’Italia, lavoro e fortuna. Quanti abitanti troviamo negli altri censimenti nazionali? Erano 3657 nel 1931, 3682 nel 1936, 4056 nel 1951, e 3574 nel 1961. S. Vincenzo Valle Roveto si trova a 340 metri di altezza sul livello del mare, S. Vincenzo Vecchio è a m. 565 e la Madonna del Romitorio a m. 686. I caduti nella guerra 1915¬18 furono nel paese vecchio e nuovo complessivamente 26, nella guerra 1940¬1945 furono 3 i caduti a S. Vincenzo Nuovo e 3 a S. Vincenzo Vecchio, 2 i civili morti m S. Vincenzo Nuovo nella stessa guerra. Lo stemma attuale del Comune di S. Vincenzo Valle Roveto è formato da uno scudo, diviso in due da una striscia a guisa di diagonale. Questa, che parte dalla sinistra dello scudo e va a destra verso l’alto, reca per tutta la sua lunghezza le parole: Auxilium ex alto, aiuto dall’alto. Nella parte superiore della diagonale appare la figura di un santo che prega con le mani giunte e guarda in su, verso un castello con merli e torre, anche essa merlata. Attorno allo scudo vari ornamenti. Il santo vuol rappresentare indiscutibilmente S. Vincenzo che dà il nome al paese e lo protegge. Però si è caduti più o meno nello stesso errore dello stemma descritto pocanzi. S. Vincenzo veste qui tonaca bianca e scapolare nero. Ma esistevano tonache e scapolari all’ epoca dei Martiri? Le parole invece dello scudo non hanno bisogno di commento: il paese aspetta aiuto nelle necessità solo da Dio.
RESIDENZE ALBERGHIERE SAN VINCENZO VALLE ROVETO (AQ)
Monumenti e luoghi d'interesse del paese di San Vincenzo Valle Roveto (Aq) Architetture religiose: Santuario della Madonna del Romitorio è situata a 625 metri s.l.m. a circa un chilometro da San Vincenzo Superiore, lungo un antico sentiero che conduce a Morrea. Chiesa di Santa Restituta situata lungo la strada statale 82 della Valle del Liri in località Le Rosce - Santa Restituta. In origine dedicata anche a San Bartolomeo è uno degli edifici di culto più antichi della valle Roveto. Nominata per la prima volta in un documento del 997 citato nella successiva opera Chronica monasterii Casinensis di Leone Marsicano, è stata gravemente danneggiata dal terremoto della Marsica del 1915 e ricostruita alcuni anni dopo. Nuovamente devastata dai bombardamenti alleati del 1944 è stata ricostruita più grande negli anni cinquanta inglobando i resti delle strutture originarie. Conserva un affresco di Restituta di Sora risalente con ogni probabilità tra il IX e il X secolo. L'opera tornata alla luce nei primi anni settanta è stata restaurata nel 1975 dal maestro Biagio Cascone. Chiesa di Santa Maria situata a San Vincenzo Inferiore. Chiesa di San Rocco a San Vincenzo Superiore. Chiesa della Madonna della Pietà a San Vincenzo Superiore. Chiese di San Michele Arcangelo e San Sebastiano a Morrea. Chiesa dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista a San Giovanni Vecchio. Ruderi della chiesa e cappella dell'Annunziata a San Giovanni Vecchio. Chiesa di San Gioacchino a San Giovanni Nuovo. Chiesa di San Nicola a Castronovo. Chiese di Santa Maria Assunta e di San Rocco a Roccavivi. Santuario della Madonna delle Grazie a Roccavivi.
CAMPEGGI SAN VINCENZO VALLE ROVETO (AQ)
Borghi medievali a San Vincenzo Valle Roveto (Aq) Il borgo di Morrea situato in posizione di altura rispetto a San Vincenzo capoluogo è caratterizzato dalle antiche case e da una porta urbica medievale con arco a tutto sesto. Caratteristiche le sue due chiese e l'antica fortezza Piccolomini. I centri di San Vincenzo Superiore e San Giovanni Vecchio sono stati distrutti dal terremoto del 1915. I borghi semi disabitati sono stati lentamente ricostruiti e sono meta di villeggiatura specie nei periodi estivi. Roccavivi, che è la frazione più popolosa del comune, è situata sul versante opposto della Valle Roveto. Conserva il suo fascino antico, avendo subito meno danni dal grande sisma della Marsica. Caratteristici i vicoli del centro storico e le sue chiese. Castello Piccolomini di Morrea: Il castello di Morrea fu proprietà nel Quattrocento dei Piccolomini e poi dei Colonna. Fu trasformato in residenza gentilizia nel Settecento, per poi cadere in abbandono nel Novecento. Il castello è a pianta rettangolare con quattro torri circolari. Una di esse è stata trasformata in forma rettangolare. Il corpo centrale è integro ed ha le forme di un palazzo con beccatelli sul tetto. Religione: La popolazione professa per la maggior parte la religione cattolica nell'ambito della Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo. Tradizioni e folclore a San Vincenzo Valle Roveto (Aq) 22 gennaio: festa del santo patrono del capoluogo comunale, San Vincenzo; prima domenica di luglio: festa della Madonna delle Grazie a Roccavivi; mese di giugno: "Asparagi in festa"; 14 agosto: festa della Madonna del Romitorio a San Vincenzo Superiore; settembre: pellegrinaggio e festeggiamenti con programmi religiosi e civili in onore di san Diodato, santo patrono di San Giovanni Valle Roveto Vecchio. Le reliquie del santo sono custodite nella chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni; novembre: Frantoi aperti.
VILLAGGI TURISTICI SAN VINCENZO VALLE ROVETO (AQ)
Persone legate a San Vincenzo Valle Roveto: Filomena Cicchinelli, morta a Roma il 9 settembre 1943 durante gli scontri tra soldati tedeschi della Wehrmacht e militari e civili italiani. È annoverata tra i caduti dellaMontagnola. Franco Corradi, Carabiniere morto nel corso di un conflitto a fuoco e decorato di Medaglia d'Oro al Valor Civile alla memoria. Paolo Fortunato Maria De Gruttis, è stato un presbitero. Mauro Di Cicco, ex calciatore è un allenatore. Diodato di Montecassino, abate considerato santo dalla chiesa cattolica. Ennio Iacobucci, è stato un fotoreporter. Valentina Persia, è una comica, attrice teatrale e ballerina. Giuseppe Testa, è stato un geometra, medaglia d'oro al valore militare per la guerra di liberazione, fucilato dai nazisti ad Alvito. Le Frazioni di San Vincenzo Valle Roveto (Aq) Castronovo; Le Rosce - Santa Restituta (località detta anche Morrea Inferiore); Morrea; Roccavivi; San Giovanni Valle Roveto; San Giovanni Vecchio; San Vincenzo Superiore; Velarde. L’economia. Artigianato: Tra le attività economiche più tradizionali, diffuse e rinomate vi sono quelle artigianali, come la produzione di canestri dovuta alla maestria degli intrecciatori locali. Infrastrutture e trasporti a San Vincenzo Valle Roveto (Aq). Strade: La Strada Statale 690, detta anche Superstrada del Liri Avezzano-Sora, presenta nel territorio comunale due svincoli: San Vincenzo Valle Roveto e Le Rosce (Santa Restituta). La Strada Statale 82 della Valle del Liri attraversa il comune di San Vincenzo Valle Roveto collegandolo con Avezzano, in direzione nord e Sora e Cassino, in direzione sud. Ferrovie: La ferrovia Avezzano-Roccasecca, attraversa il comune di San Vincenzo servendo il capoluogo comunale e le frazioni con 3 stazioni: la stazione di San Vincenzo Valle Roveto, la stazione di Morrea-Castronovo-Rendinara e la stazione di Roccavivi.
AFFITTACAMERE SAN VINCENZO VALLE ROVETO (AQ)
La valle Roveto, o val Roveto, è situata nell'appennino centrale abruzzese in provincia dell'Aquila. La valle, interamente attraversata dal corso del fiume Liri per circa 30 chilometri, comprende i comuni di Capistrello, Canistro, Civitella Roveto, Civita d'Antino, Morino, San Vincenzo Valle Roveto e Balsorano. Essa delimita i confini abruzzesi da quelli laziali sia sul versante meridionale, dove è situato il centro di Balsorano che confina a sud con il comune di Sora in provincia di Frosinone, sia su quello occidentale, dove le catene montuose degli Ernici e dei Càntari delimitano il confine dell'Abruzzo con il Lazio. Sul versante orientale il gruppo montuoso della Serra Lunga separa la valle rovetana dalla Vallelonga. I rilievi montuosi più importanti sono il monte Viglio (2 156 m s.l.m.) e il Pizzo Deta (2 041 m s.l.m.). La valle Roveto inclusa tra i Marsi antinati (che Plinio il Vecchio chiamò atinates) vedeva in Antinum (la contemporanea Civita d'Antino) il suo centro principale in epoca italica e fiorente municipio in età imperiale e centro urbano strategico punto di riferimento amministrativo con il nome di Antena. Nell'alto medioevo la valle risultò inclusa come il resto della Marsica al ducato di Spoleto rappresentandone il punto più meridionale situato al confine con Sora e con il ducato di Benevento. Il territorio si trovò coinvolto nelle vicende legate alle scorribande dei Saraceni e delle orde ungare che furono al centro delle lotte sanguinose che segnarono tutto il periodo altomedievale. Successivamente inclusa nei possedimenti della dinastia dei conti dei Marsi tra il IX e il X secolo si svilupparono i nuclei urbani di Civitella Roveto (con il nome antico di Petrarolo), Meta, Rendinara, Pescocanale, Morrea e Balsorano. In questi ultimi due centri vennero edificati nel XV secolo dai Piccolomini i castelli che furono scelti come residenza anche dai signori e dai baroni delle epoche successive della contea di Celano e in seguito dagli Orsini e dai Colonna, conti di Tagliacozzo ed Albe. Del Giustizierato d'Abruzzo nato nel 1933 fecero parte i centri di Vallis Sorana, Civitas Antinae, Castellum Novum, Morreum, Rocca di Vivo, Rendinaria, Meta, Civitella, Castrum, Capranica, Pesclum Canale. Dal 5 ottobre del 1273, anno della decadenza del distretto con capoluogo Sulmona, il territorio rovetano venne incluso nell'Abruzzo Ultra. Qualche anno dopo l'eversione feudale, esattamente nel 1811 il territorio venne organizzato amministrativamente nel circondario di Civitella Roveto che includeva tutti i comuni rovetani dell'epoca e che fece parte del distretto di Avezzano. Nel XIX secolo il territorio rovetano fu al centro delle vicende dei briganti che attraversavano i passi montani tra San Giovanni Valle Roveto e Collelongo e l'intera valle per raggiungere la Marsica fucense o la fondo valle del Liri. Dopo l'Unità d'Italia il mandamento di Civitella Roveto di cui fecero parte sei comuni rovetani fu incluso nel circondario di Avezzano. Anche il territorio rovetano fu al centro delle vicende del brigantaggio postunitario fino al 1870. Il 13 gennaio del 1915 il terremoto della Marsica segnò profondamente il territorio. Classificato tra i principali sismi avvenuti in Italia causò oltre 30 000 vittime e distrusse quasi completamente decine di centri e in modo irrimediabile i borghi rovetani di Meta Vecchia e Morino Vecchio. Oltre 500 furono le vittime nel territorio della valle Roveto. In particolare i centri di Balsorano, Canistro, Morino, Morrea, San Vincenzo e San Giovanni vennero ricostruiti più a valle delocalizzando le nuove costruzioni nelle vicinanze della strada nazionale n. 82, mentre solo dopo alcuni decenni furono lentamente recuperati i borghi originari posti in altura. Situata sull'asse del fronte di Cassino la valle Roveto subì durante la seconda guerra mondiale bombardamenti a tappeto volti a interrompere le comunicazioni stradali e ferroviari tra la fondo valle del Liri, Sora ed Avezzano. Capistrello fu teatro della tragica vicenda dei "33 martiri" torturati e fucilati dai tedeschi. Su queste montagne furono nascosti ed aiutati dai contadini dei borghi montani migliaia di alleati in fuga dai campi di concentramento abruzzesi. Emblematiche le vicende eroiche dei fratelli Bruno e Mario Durante e di Giuseppe Testa, giovani partigiani catturati a Meta e Morrea, torturati e uccisi dalle SS per non aver rivelato l'ospitalità delle loro genti ai prigionieri evasi dai campi di concentramento, evitando gravi ritorsioni da parte dei tedeschi.
BED & BREAKFAST SAN VINCENZO VALLE ROVETO (AQ)
Il Liri è un fiume dell'Italia centro-meridionale, che si sviluppa tra l'Abruzzo, il Lazio e la Campania, con un percorso di 120 km dalla sorgente fino alla confluenza col Gari, dove prende il nome di Garigliano. Con questo nome scorre per altri 38 km fino allo sbocco nel mar Tirreno. Per la fusione con questo è conosciuto anche con la denominazione Liri-Garigliano, con la lunghezza complessiva di 158 km. Nella cartografia storica è attestata anche la denominazione Garigliano sin dalla sorgente. Il percorso del fiume: Nasce in Abruzzo a Petrella Liri, frazione di Cappadocia, a 1108 metris.l.m. dal Monte Camiciola (1701 m s.l.m. - Monti Simbruini) scorrendo copioso di acque nella Valle Roveto, dove riceve tramite un canale artificiale le acque della piana delFucino, e attraversa i comuni di Castellafiume, Capistrello, Civitella Roveto, Canistro, Civita d'Antino, Morino, San Vincenzo Valle Roveto e Balsorano. A Capistrello il Liri riceve le acque dell'emissario artificiale sotterraneo del lago del Fucino. Sempre nel comune di Capistrello esistevano due centrali elettriche, oggi dismesse. Della prima, nota come "Karai", non si hanno notizie, della seconda, chiamata "Officina di Torlonia" e alimentata dalle acque dell'emissario, sono ancora visibili le rovine. Lungo il percorso riceve le acque di numerosi torrenti fra cui: Rialza, Rio Sparto, Mola di Meta, Torrente dello Schioppo. All'altezza di Canistro le acque del Liri sono in parte captate da un'opera idraulica denominata “la Presa” e convogliate in galleria fino a Morino dove alimentano una centrale elettrica. Entrato nel Lazio bagna Sora con una portata media di circa 10 m³/sec. Dopo aver ricevuto da sinistra il fiume Fibreno (11 m³/sec), incrementando così notevolmente la propria portata, attraversa il comune di Isola del Liribiforcandosi e dando luogo a due cascate di cui una molto spettacolare anche se alta “solo” 25 metri. I due rami così formatosi, circondano il centro di Isola del Liri (da cui il nome) riunendosi subito dopo. Il Liri raggiunge Anitrella (frazione di Monte San Giovanni Campano) e Fontana Liri alimentando in successione due centrali. Entra quindi nel territorio del comune di Arce dove riceve da destra il torrente Amaseno. Con andamento sinuoso attraversa il territorio di Arce e per lunghi tratti segna il confine con il territorio di Strangolagalli. Giunge poi all'altezza di Ceprano dove alimenta un'altra centrale, per poi rientrare in territorio arcese dove, nella frazione di Isoletta (frazione di Arce) riceve il suo principale affluente di destra, il fiume Sacco (antico Teretum o Tresus) (16 m³/sec); subito dopo una diga sbarra il suo corso formando il lago di Isoletta - San Giovanni Incarico. A valle del lago artificiale, dopo aver alimentato altre due centrali, nei pressi di Aquino, riceve da sinistra le acque del fiume Melfa, proveniente dai Monti della Meta, raggiungendo dopo poco la cittadina di Pontecorvo con una portata media di circa 50 m³/sec. Superato quest'ultimo centro il fiume riceve da destra il Rio Forma Quesa e da sinistra ilRio le Forme d'Aquino dopodiché attraversa il comune di San Giorgio a Liri. In breve giunge così sulla linea di confine tra Lazio e Campania nei pressi di Sant'Apollinare e nel punto in cui riceve le acque del fiume Gari, a Giunture vicino a Cassino, prende il nome diGarigliano. Da qui prosegue per altri 38 km ricevendo da sinistra il fiume Peccia e, presso la foce, il torrente Ausente andando poi a sfociare nel Mar Tirreno nel golfo di Gaeta mantenendo per tutto il percorso i confini naturali tra il Lazio e la Campania. Il bacino complessivo del Liri-Garigliano è di 5.020 km². Il regime del fiume Liri: Il Liri è un fiume dalla portata notevole grazie anche alla permeabilità di gran parte del suo bacino di raccolta. Il suo regime però è irregolare con notevoli piene autunnali e invernali e magre estive. Il fiume è anche soggetto ad un pesante sfruttamento delle sue acque tanto da risentirne notevolmente in alcuni tratti. Il nome “Liri”: Il nome è attestato in Plinio il Vecchio (Naturalis Historia, II, 227) e Strabone, nel quale leggiamo che il Liri, nato dalle montagne, dopo Sora raggiunge Fregellae e Minturno (Geografia, V,3): dunque per gli antichi la denominazione Liris è riferita all'intero percorso di quello che oggi chiamiamo Liri-Garigliano. Da Strabone apprendiamo pure che precedentemente si chiamavaClanis. Fin dal Medioevo è documentato anche con il nome Verde, in cui era comunque compreso anche l'attuale Garigliano: così è menzionato da Dante a proposito di Manfredi di Sicilia, i cui resti mortali per ordine papale furono dissotterrati a Benevento e traslati fuori dei confini del Regno di Sicilia. La denominazione Garigliano, riferita al tratto che va dalla confluenza col Gari fino alla foce, è di origine tardomedievale. L'etimo è incerto, forse è collegato un tema preromano *liri- che indica acqua melmosa (cfr. lira nel senso di fango di alcuni dialetti abruzzesi-molisani); è stata di recente avanzata l'ipotesi di una derivazione dall'arabo "garil" (palude), con riferimento alla morfologia del tratto finale del suo corso.
CASE PER VACANZA SAN VINCENZO VALLE ROVETO (AQ)
Morrea è una frazione montana del comune di San Vincenzo Valle Roveto (AQ), nella Marsica, costituita di poche case raccolte intorno alla medievale Fortezza Piccolomini. La frazione di Morrea si trova sul versante sinistro della Valle Roveto posto ad un'altitudine di 760 m s.l.m. Confina a sud con le altre frazioni del comune di San Vincenzo Valle Roveto, a nord invece con il territorio comunale di Civita d'Antino. Ad ovest del suo territorio, sull'altro versante della Valle Roveto, ci sono le frazioni di Castronovo e Rendinara, oltre il corso del fiume Liri e le arterie stradali SS 690 Avezzano-Sora e SS 82 della Valle del Liri. Ad est confina con il borgo di San Vincenzo Valle Roveto Superiore. La storia della Frazione di Morrea: Nata come avamposto militare di Urbetum, ovvero Antinum (la contemporanea Civita d'Antino), divenne con molta probabilità possedimento ducale nel 702 d.C. ad opera diGisulfo II di Benevento. Nel 1463 su concessione del Re Ferrante d'Aragona Morrea fu incluso tra i feudi della baronia di Balsorano sotto il controllo del contado di Celano. Nel 1562 la parrocchia di Morrea dedicata a San Sebastiano, dopo un contrasto di tipo amministrativo con il vicino convento di San Francesco, prevalse su quest'ultimo, acquisendo i domini di Castelnuovo, San Giovanni dei Colli e San Vincenzo. Il viaggiatore inglese Richard Colt-Hoare visitò Morrea nel 1791, nel suo taccuino dipinge un ritratto incantato di questi luoghi. Il terremoto della Marsica del 1915 devastò la fortezza provocando il crollo dei solai e di una torre, segnando l'inesorabile declino e spopolamento del borgo. Durante la seconda guerra mondiale il parroco don Savino Orsini, presidente del locale CLN, costituisce Morrea in "territorio libero" preservandolo per dieci mesi (dal 22 settembre 1943 al 6 giugno 1944) dall'occupazione militare ospitando 5 800 fuggiaschi di varie nazionalità: italiani, americani, inglesi, indiani, sudafricani e canadesi. All'alba del 21 marzo 1944 la fortezza è attaccata da una squadra tedesca, nel blitz cade prigioniero il diciannovenne Giuseppe Testa, "capo distaccamento" di Morrea della "Brigata partigiana Marsica". Torturato per 50 giorni il giovane rifiutò di rivelare il luogo dove erano tenuti nascosti i fuggiaschi. Fu fucilato in località Fontanelle ad Alvito l'11 maggio del 1944. Il 10 ottobre 1944 Morrea ha ricevette l'encomio militare alleato. Il «suo figlio migliore» Giuseppe Testa (così l'epigrafe nel monumento sito all'ingresso del borgo) ha ricevuto il 15 maggio 1946 la Medaglia d'oro al valor militare alla memoria. Nel centro del borgo antico è stato eretto il monumento a lui dedicato. Monumenti e luoghi d'interesse a Morrea. Architetture religiose: Chiesa di San Michele Arcangelo, situata nel cuore del borgo antico oltre piazza Testa e la suggestiva porta medievale. Presenta affreschi realizzati probabilmente da un pittore di Sora e l'antica statua lignea di San Sebastiano. Chiesa di San Sebastiano, edificata nel XVI secolo è adiacente a piazza Corradi. Essendo non agibile è chiusa al culto. Anch'essa è in attesa di restauro. Chiesa di Santa Restituta situata in località Le Rosce - Santa Restituta lungo la strada statale 82 della Valle del Liri. Citata per la prima volta in un documento del X secolo è stata ricostruita due volte, la prima dopo il terremoto della Marsica del 1915 e dopo i gravi danni subiti dai bombardamenti alleati della seconda guerra mondiale. Conserva un affresco risalente con ogni probabilità tra il IX e il X secolo di Restituta di Sora. Castello di Morrea: Il castello Piccolomini, chiamato tra il XIX e XX secolo anche Castello de Caris[11], è situato nella parte alta del borgo. Fu costruito sul finire del '400. La fortezza bisognosa di opere di restauro, è un esempio di architettura rinascimentale insieme ai castelli di Avezzano, Balsorano, Celano, Ortucchio e Scurcola Marsicana. Il terremoto del 1915 causò notevoli danni al maniero, tuttavia nella corte è ancora ben conservata la facciata con le sue finestre arcuate, gli interni affrescati e il terzo piano che si presenta con un'elegante loggia. Persone legate a Morrea: Ennio Iacobucci, è stato un fotoreporter; Umberto Napoleone, pittore; Giuseppe Testa, è stato un geometra, medaglia d'oro al valor militare alla memoria. Infrastrutture e trasporti. Strade di collegamento per Morrea: La strada principale collega la frazione di Morrea al capoluogo San Vincenzo Valle Roveto. Sulla SS 82 Valle del Liri, giunti al chilometro 31,400 c'è una deviazione che conduce al borgo antico di Morrea. La strada asfaltata, lunga circa 7 chilometri, anche se è tortuosa, si percorre agevolmente.
APPARTAMENTI PER VACANZA SAN VINCENZO VALLE ROVETO (AQ)
San Giovanni Valle Roveto è una frazione abruzzese di circa 200 abitanti del comune di San Vincenzo Valle Roveto, in provincia dell'Aquila. La località della valle Roveto è costituita dal borgo nuovo, ricostruito dopo il terremoto della Marsica del 1915 situato a quota 360m s.l.m. e da quello vecchio posto ad un'altitudine superiore pari a 583 m s.l.m. alle pendici dei colli di Santa Maria e Mattone (1 500m s.l.m.) che segnano ad est il confine montuoso con la Vallelonga. San Giovanni Valle Roveto Vecchio dista circa 135 chilometri da Roma, 86 dall'Aquila, 35 da Avezzano, 20 da Sora, circa cinque chilometri dalla sede del comune, situata a San Vincenzo Valle Roveto Inferiore. Il paese nuovo dista dal borgo vecchio circa tre chilometri. La Storia di San Giovanni Valle Roveto: La località di Colle Eretto (Colle Erectum), situata a nord della contemporanea Balsorano, appare nel 1173 per la prima volta nell'edizione del Catalogo dei Baroni di Guglielmo il Buono, mentre in alcuni documenti del XIII secolo appare nelle adiacenze di Rocca de Vivo (Roccavivi) l'unico toponimo riconducibile alla contemporanea San Giovanni. Intorno alla metà nel secolo successivo documenti ecclesiastici della diocesi sorana riportano in territorio di San Giovanni de Collibus l'omonima abazia e la chiesa scomparsa di Sant'Elia che era situata sul colle Mattone. Il toponimo San Johannes de Collibus (San Giovanni dei Colli) appare in altri carteggi fino alla metà del XVII secolo[5]. Unitamente a San Vincenzo e Castronovo venne menzionata tra i casali di Morrea, all'epoca centro più importante dell'area insieme a Balsorano. Il centro ha seguito le vicende storiche degli altri paesi della valle Roveto, controllati dai conti di Albe e successivamente dai conti di Celano e daiPiccolomini, baroni di Balsorano. Conquistata l'autonomia amministrativa con l'istituzione della locale universitas venne predisposto anche lo stemma del comune. Il catasto onciario di San Giovanni è datato 1754. Con l'abolizione dei feudi nel 1806 San Giovanni venne incluso nel comune riunito di Balsorano con Roccavivi, e Rendinara. Dieci anni dopo, nel 1816, venne incluso nel comune di San Vincenzo Valle Roveto, appartenente al circondario di Civitella Roveto e al distretto di Avezzano. Nel XIX secolo il paese è stato al centro delle vicende legate al brigantaggio essendo situato in uno dei passi montani che collegano la valle Roveto all'area fucense attraverso la Vallelonga. I briganti si resero protagonisti di assalimenti e scorribande consumate tra le montagne di San Giovanni e Collelongo ai danni di mercanti e viaggiatori che all'epoca dovevano raggiungere la Marsica dalla valle del Liri[8][9]. Solo verso la fine del 1800 il paese assunse la denominazione ufficiale di San Giovanni Valle Roveto per distinguersi dalla vicina San Giovanni di Sante Marie (in passato chiamata San Giovanni in Via Romana o Villa San Giovanni) e da altre località omonime della regione abruzzese. Il paese risultò quasi completamente distrutto a seguito del terremoto della Marsica del 1915 che in questi luoghi causò decine di vittime[10]; la ricostruzione venne in parte delocalizzata più a valle lungo la strada statale 82 della Valle del Liri dove sorse la località chiamata San Giovanni Valle Roveto Nuova. I monumenti e i luoghi d'interesse a San Giovanni Valle Roveto. Architetture religiose: Chiesa dei SS. Giovanni Battista ed Evangelista: l'edificio sacro in stile romanico è stato edificato nel XIV secolo[13], al suo interno c'è una tomba terragna preesistente del III-II secolo a.C. che presenta una dedica da parte della locale famiglia italica dei Gavii alla figura mitologica di Hercole. La chiesa a tre navate, chiamata anche santuario di San Diodato, custodisce il corpo del compatrono di San Giovanni Valle Roveto. La lunetta che sovrasta la porta laterale (detta di san Diodato) è decorata da un affresco in cui sono raffigurati san Giovanni evangelista e san Diodato. Prima del restauro terminato nel 1992 presentava un pronao, mentre la piazzetta antistante aveva una pavimentazione in pietra viva. Chiesa di San Gioacchino a San Giovanni Nuovo: la chiesa è stata costruita nel borgo nuovo realizzato dopo il sisma del 1915. Ruderi della chiesa e cappella dell'Annunziata nella parte superiore del borgo vecchio. Aree naturali: Pizzo Deta e Valle Roveto. Tradizioni e folclore a San Giovanni Valle Roveto: Ogni anno il 23 settembre si celebra la festa con riti religiosi e civili e pellegrinaggio in onore di San Diodato, compatrono di San Giovanni Valle Roveto. Il 18 settembre 1617 ci fu il ritrovamento delle sue reliquie custodite nella chiesa parrocchiale del borgo vecchio. In occasione della festività gli abitanti del nuovo borgo tornano in quello vecchio insieme ai numerosi emigranti. Nel mese di novembre si svolge anche a San Giovanni la manifestazione Frantoi aperti volta a valorizzare l'olio extravergine della valle Roveto.
CASE PER LE FERIE SAN VINCENZO VALLE ROVETO (AQ)
Roccavivi (La Rocca in dialetto locale) è la frazione più popolosa del comune di San Vincenzo Valle Roveto, in provincia dell'Aquila. Conta circa 1.100 abitanti su una popolazione comunale complessiva di circa 2.500 persone. Roccavivi è situata sul versante destro della Valle Roveto a 470 metri s.l.m. È posta alle pendici del monte Pizzo Deta che segna il confine a sud tra la Regione Abruzzo ed il Lazio, lungo la catena dei monti Ernici. Confina a sud con Balsorano, a nord con San Vincenzo Valle Roveto, ad est con la frazione di San Giovanni Valle Roveto e ad ovest con il territorio montano di Veroli. La Storia fella frazione di Roccavivi. Il Medioevo: Roccavivi appartiene geograficamente e culturalmente alla valle Roveto. Per un breve periodo della sua storia fece però parte della contea di Sora. In un lontano documento dell'archivio Caetani è riportato: "... ecclesiarum Sancti Pauli et Sancti Stephani sitarum Roccae de Vivo in Valle Urbeti". Il nome del paese in alcune memorie storiche è Rocca de' Vivo, in altre è Rocca Vivorum. I primi accenni a Roccavivi risalgono al principio del secolo XII; il suo nome venne riportato nel famoso Catalogo dei Baroni. Il paese contava all'epoca circa 250 abitanti. Nel 1208 venne a far parte improvvisamente della Contea di Sora, concessa al fratello Riccardo, dei conti di Segni, da Papa Innocenzo III. Alla contea sorana rimase annessa tuttavia solo per poco tempo. Onorio XI ordinò nel 1218 ad Adenolfo di Alvito e a Ruggero di Aquino di restituire a Riccardo la terra di Rocca Rivi Vivi, che essi avevano violentemente saccheggiato. Appare da questo ordine pontificio che i due potenti signori la usurparono e la devastarono. Ma già prima di questo anno, l'11 ottobre del 1215, l'imperatore Federico riconfermò a Riccardo tutti i diritti di cui egli godeva a Rocca de' Vivo dal tempo della nomina fatta in suo favore da Papa Innocenzo III. Nel documento di Onorio III la denominazione consueta del paese presenterà un cambiamento: invece di Rocca de' Vivo o Rocca Vivorum fu denominata Rocca Rivi' Vivi'. La modifica del nome non fu la prima. Infatti, lo storico e archivista Erasmo Gattola riportò la donazione che Gentile, figlio del conte Balduino, fece nel 1089 al monastero benedettino di Luco dei Marsi delle chiese di San Nicola in Valle Sorana (Balsorano), di Santo Stefano in Rivo Vivo, di Santa Restituta, di Santa Maria in Morrei (Morrea) e di Santa Maria in Collelongo. La donazione è contenuta nel prezioso Regesto pergamenaceo del benedettino Pietro Diacono[A 1]. Il documento riporta che Gentile, con i due nipoti Trasmondo e Berardo, e con la matrigna Altruda, abitanti di Vallesorana (la contemporanea Balsorano), concedeva, nel maggio del 1089, al monastero di Santa Maria di Luco, soggetto a Montecassino, tra le altre chiese, anche la chiesa di Santo Stefano, posta nel territorio denominato in questo caso Castro Rio Vivo. Che Castro Rio Vivo o Rivo Vivo siano riferiti a Roccavivi è dimostrato dal fatto che col passare del tempo, quando nacquero contestazioni tra il monastero di Luco e le chiese della donazione del 1089, non si parlava più di Santo Stefano Rivo Vivi o di Castro Rio Vivo, ma di Santo Stefano in Rocca de' Vivo. Il Castro Rio Vivo o la località Rivo Vivo non sono altro che Rocca Rivi' Vivi, divenuta più tardi Rocca de' Vivo, in seguito Rocca Vivorum, nome che si è trasformato linguisticamente in Roccavivi. La denominazione di Santi Stephani in Rivo Vivo si trova anche nel diploma del 22 settembre 1137 di Lotario III, imperatore del Sacro Romano Impero. Quando si trattò di restaurare Rocca de' Vivo distrutta durante il secolo XIII, gli abitanti del paese, assieme a quelli di San Paolo e di San Giovanni de Collibus, furono obbligati a ricostruire il borgo per disposizione imperiale. Questo ha fatto dedurre che attorno alla chiesa di San Paolo si trovava anche un piccolo villaggio. Nel 1272, era di stanza nel passo di Rocca de' Vivo, come in altre località, per volere di Carlo I d'Angiò, un regio custode per l'esazione delle gabelle fuori del Regno. Roccavivi, come Capistrello e qualche volta anche Civitella Roveto, Pescocanale e Canistro, fu scelto come un posto di controllo per coloro che dal Regno di Napoli passavano allo Stato della Chiesa. La località era nota per questo motivo come il Vado di Rocca de' Vivi. L’età moderna: Prima della proclamazione del Regno d'Italia, con sede a Roma, i paesi della Valle Roveto che fungevano da posti di dogana ai confini dello Stato Pontificio erano ancora Canistro e Roccavivi. Il paese fece parte della contea di Sora per un periodo limitato, si ritiene infatti che già nel secolo XIV appartenesse alla contea di Albe. Alla fine del secolo XV, come tutti i paesi della Valle Roveto, ad eccezione diBalsorano e di Morrea (con i suoi casali di San Vincenzo, San Giovanni e Castronovo), anche Roccavivi divenne un feudo dei Colonna. Negli ultimi secoli, prima del 1806, anno dell'eversione feudale, Roccavivi era una Università e godeva di una sua autonomia amministrativa. Con l'avvento al Regno di Napoli di Giuseppe Bonaparte prima e di Gioacchino Murat dopo, Roccavivi fu aggregata assieme a Rendinaraal comune centrale di Balsorano. Il Decurionato, di cui facevano parte anche cittadini eletti di Roccavivi, si riunivano per le più importanti questioni a Balsorano. Prima della unione al comune di Balsorano, gli amministratori del comune di Roccavivi si eleggevano "a cartelle" e venivano denominati massari, come in quasi tutti i paesi della Valle Roveto. Dal 1816 ad oggi Roccavivi è la frazione più popolosa del Comune di San Vincenzo Valle Roveto: il Catasto fu terminato, dopo l'ordine del Re Carlo III, soltanto nel 1748. Roccavivi fece registrare 255 abitanti ai tempi di Carlo V, 275 nel 1595, 150 nel 1648, 350 nel 1669, 353 nel 1779, 510 nel 1806, 797 nel 1838, 1157 nel 1931, 1277 nel 1951, infine 1215 nel 1961.
COUNTRY HOUSE SAN VINCENZO VALLE ROVETO (AQ)
Tradizioni e folclore a Roccavivi: Venerazione della Madonna delle Grazie: La venerazione verso la Madonna delle Grazie è antichissima. Dal 1616 gli abitanti continuano a salire a Roccavecchia per suffragare i defunti della slavina e per venerare l'immagine della Madonna. La festa liturgica della Madonna delle Grazie fu introdotta il 2 luglio dai Borboni per tutto il loro regno, i fedeli recepirono subito questa festa (Roccavivi faceva parte del Regno Borbonico). La venerazione alla Madonna si concretizzò anche con l'istituzione della congregazione della Madonna delle Grazie, della quale si ha notizia per la prima volta in un documento del 1874. I confratelli partecipavano alle funzioni solenni e alle processioni indossando un camice bianco e una mozzetta celeste. La congregazione era ancora attiva nel 1933 contando un centinaio di iscritti, nel 1961 gli iscritti erano già pochi, mentre dalla relazione del 1967 la congregazione non venne più citata. Nel 1964 l'abate, don Giuseppe Caprio, ottenne dalla curia vescovile di Sora di trasferire la festa liturgica dal 2 luglio alla prima domenica successiva per consentire la partecipazione dei fedeli che vivono e lavorano in altre località. Dal 1926 la processione venne spostata d'orario in serata. Nel 2015 hanno avuto inizio le celebrazioni per il IV centenario della Slavina di Roccavecchia del 1616 e per il centenario del disastroso terremoto della Marsica del 1915. Coro Folk Rio: Il Coro Folk Rio di Roccavivi è sorto nel 1979 grazie al Centro culturale di Roccavivi. È spesso impegnato in tournée all'estero, in particolare in Canada e negli Stati Uniti. Ha rappresentato l'Abruzzo nella manifestazione "Europeade", svoltasi in Francia, Germania e Spagna. È stato più volte ospite della Rai. Nel 1989, a coronamento dei festeggiamenti per il decimo anno di attività, il Coro ha avuto l'onore di partecipare e accompagnare con il canto la messa nella cappella privata di Sua Santità, Papa Giovanni Paolo II, ed essere ricevuto in udienza privata. In occasione della festa folkloristica che si tiene a Roccavivi nei primi giorni di agosto il coro ospita i gruppi folk provenienti da tutto il mondo. Il coro, tra i più apprezzati e dinamici della Marsica e dell'Abruzzo, è nato per far conoscere, apprezzare e diffondere le usanze, le tradizioni, i canti, i balletti e i costumi della regione e, in particolare, della Valle Roveto. Feste e sagre a Roccavivi: Periodo natalizio: esposizione presepi rocchigiani. 16 gennaio: commemorazione di Sant'Antonio Abate; con tradizionale sfilata per le vie del paese della "Banda Paesana". 13 gennaio: festa di Sant'Emidio, protettore contro il terremoto. febbraio: carnevale con sfilata di maschere artigianali per le vie del paese. 19 marzo: festa di San Giuseppe. giugno: infiorata del Corpus Domini. sabato e domenica successivi al 2 luglio: festeggiamenti in onore della Madonna Delle Grazie presso il santuario di Roccavecchia, con fiaccolata e veglia notturna il sabato. Caratteristica la processione della prima domenica di luglio. luglio: "La Corrida". 2 3 4 agosto: festival internazionale del Folklore. 6 7 8 9 agosto: festa dell'Unità. 13 14 15 16 agosto: feste patronali in onore di Santa Filomena, Madonna delle Grazie, Santa Maria Assunta e San Rocco. 31 dicembre: festa di San Silvestro, patrono del paese.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' SAN VINCENZO VALLE ROVETO (AQ)
Castronovo è una frazione di circa 200 abitanti del comune di San Vincenzo Valle Roveto, in provincia dell'Aquila. Il borgo di Castronovo è situato sul versante occidentale della valle Roveto sulle alture che sovrastano il corso del fiume Liri ad un'altitudine di 525m s.l.m.. Il paese al pari di Rendinara, posta più in alto a 916 m s.l.m. e inclusa nel territorio comunale limitrofo di Morino, è dominato dalle vette della catena montuosa degli Ernici. Castronovo dista circa 130 chilometri da Roma, 80 dall'Aquila, 28 da Avezzano, 24 da Sora, circa sei chilometri dalla sede del comune, situata a San Vincenzo Valle Roveto Inferiore. Il paese dista dal borgo di Rendinara circa sei chilometri. La Storia di Castronovo: Come risulta da documenti di epoca alto medievale e nel catalogo dei Baroni originariamente il borgo venne chiamato Castel Gualtieri, acquisendo con ogni probabilità il nome del suo primo signore. Il toponimo mutò in Castello Novo, sicuramente in seguito a lavori urbani che migliorarono il suo aspetto e la vivibilità, appare infatti in alcune pergamene della certosa di Trisulti del XIV secolo con questo nome. Nei documenti amministrativi dell'epoca del regno di Napoli con a capo Roberto d'Angiò appare a volte come Castelnuovo. Successivamente venne chiamato Castrum Morrei, ovvero centro controllato da Morrea che assunse nell'area geografica rovetanaun ruolo strategico e amministrativo importante insieme a Balsorano. Venne quindi incluso tra i feudi dei conti dei Marsi e successivamente dei Piccolomini. Decimato dalla grave peste del 1656 il borgo gradualmente si ripopolò acquisendo l'autonomia amministrativa con l'istituzione dell'universitas, dotandosi anche dello stemma e del catasto onciario, fino all'eversione feudale del 1806 che fece decadere il comune[4]. Venne così incluso amministrativamente al territorio comunale di Civita d'Antino e in seguito al 1816 a quello di San Vincenzo insieme alle frazioni di Morrea, Roccavivi e San Giovanni. Il terremoto della Marsica del 1915 causò anche a Castronovo decime di vittime e danni ingenti al patrimonio urbanistico; il centro ricostruito subì forti flussi emigratori verso Roma e altre regioni italiane. Monumenti e luoghi d'interesse a Castronovo. Architetture religiose: Chiesa di San Nicola: risulta nell'elenco delle chiese appartenenti alla diocesi di Sora già nell'anno 1308. Aree naturali: Ara della Croce, località situata alle porte del paese. Pizzo Deta, Valle Roveto, Fiume Liri. Tradizioni e folclore a Castronovo: La festa patronale di san Nicola di Bari si svolge annualmente nel mese di maggio, periodo in cui nel borgo tornano i numerosi emigranti e villeggianti. Il paese è situato vicino al tracciato della superstrada del Liri vicino agli svincoli di Morino-Civita d'Antino (direzione Sora) o Le Rosce-Santa Restituta (direzione Avezzano). Il borgo dista circa due chilometri dal bivio situato lungo la strada statale 82 della Valle del Liri per la strada provinciale 66 per Rendinara. La stazione di Morrea-Castronovo-Rendinara è la fermata ferroviaria posta lungo la linea Avezzano-Roccasecca che serve la frazione.
RIFUGI E BIVACCHI A SAN VINCENZO VALLE ROVETO (AQ)
Il Pizzo Deta, alto 2041 metri, è la seconda cima più elevata della catena dei monti Ernici. Sulla sua cima passa il confine tra l'Abruzzo e il Lazio. Il versante nord si presenta con un ripido pendio digradante sulla sottostante Valle Roveto, caratterizzato proprio sotto la cima da un antico circo glaciale che dà inizio al vallone di Peschiomacello, sopra San Vincenzo Valle Roveto. Il versante a ovest invece è legato tramite una cresta al monte Pratillo (2007 metri) e successivamente al monte del Passeggio (2064 metri), la vetta più elevata degli Ernici. Al di sotto di queste cime si trova il vallone del Rio che si apre oltre Rendinara, paese situato sul versante montuoso occidentale della Valle Roveto. Il versante a sud digrada fino ai 1100 metri di Prato di Campoli. Il lato ad est si congiunge tramite il ripido e ampio vallone dell'Olmo alla sottostante Valle Roveto. Questa cima è caratterizzata da un profilo aguzzo e roccioso su tre quarti dei lati, di forma vagamente piramidale, escluso il versante meridionale, che digrada con un pendio ripido e uniforme.
L’età contemporanea a Roccavivi: Essendo situata in una zona ad alto rischio sismico, il paese più volte è stato colpito da terremoti. Il terremoto del 13 gennaio 1915 causò il crollo di numerose abitazioni ma, fortunatamente, non fece vittime tra la popolazione della frazione. Il terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009 è stato avvertito distintamente dalla popolazione tuttavia non ha causato nessun danno a Roccavivi. Toponimo di Roccavivi: Ci sono diverse ipotesi sull'origine del nome di Roccavivi: forse perché il primitivo borgo fu attraversato dalle acque precipitose della montagna, ovvero dalle acque vive di un ruscello (rivo, quindi rio). Un'altra ipotesi è quella che lega il nome del paese agli abitanti superstiti (rimasti vivi), dopo una sciagura di cui però non si avrebbero notizie prima del 1089. Di certo il borgo originario essendo posizionato in altura ha assunto il nome di "Rocca", ovvero una fortezza, la rocca come l'arx romana, che domina dalle alture, dal valichi, dalle falde dei monti. Pertanto il paese, per via della sua posizione privilegiata, situato su una rocca isolata prese il nome da essa. L'antico stemma del paese riporta la scritta "Rocca de Vivi". Stemma: sullo stemma di Roccavivi appare, appoggiata su una base conica tronca, una torre, come una colonna, a ricordo della dominazione della famiglia Colonna. Ai piedi della base conica e della torre si apre una porta; sulla base e sulla porta si osservano due costruzioni circolari. Attorno allo stemma si legge: Rocca de Vivi. Esso è stato ripreso nell'Archivio di Stato di Napoli dal Catasto Onciario. Monumenti e luoghi d'interesse a Roccavivi. Il santuario della Madonna delle Grazie: Il santuario della Madonna delle Grazie sorge dove, prima della valanga del 1616, era situato l'antico paese di Roccavecchia, lungo il sentiero che conduce alla certosa di Trisulti, attraverso il Vado della Rocca. Il santuario originario è una costruzione di architettura romanica risalente al XII sec. La chiesa in origine aveva il titolo di San Silvestro, e di Santa Maria. Soltanto dal 1703 venne dedicata alla Madonna delle Grazie e a San Silvestro. In seguito venne meno il titolo di San Silvestro che restò patrono della comunità parrocchiale di Roccavivi. Durante la seconda guerra mondiale furono arrecati gravi danni al santuario, in particolare il 24 marzo 1944 alcuni aerei alleati sganciarono delle bombe che causarono lesioni alla volta e danni al tetto e alle vetrate. Le condizioni statiche dell'edificio sacro erano state sempre poco buone. All'interno c'era un solo altare in calcestruzzo sul quale era posta, in una nicchia, l'immagine della Madonna. La chiesa mancava di campanile, campane, confessionale, organo e presentava solo un pulpito mobile. Luoghi attigui erano la sagrestia, una sala da pranzo e la cucina. Nel luglio del 1959 furono eseguiti i lavori di restauro per l'importo di 1.800.000 lire ottenuti per i danni di guerra. Una relazione del 1987 affermava che nella chiesa si trovavano la statua della Madonna delle Grazie, un vecchio altare a muro, un tabernacolo in legno, 2 campane piccole, la via Crucis in stampe incorniciate, bisognose di restauro. Tra gli altri beni della chiesa figuravano: alcuni manti e vestiti della Madonna e l'antica statua di San Silvestro (detta statua di San Carluccio). Importanti lavori di restauro iniziarono nel gennaio 1990 grazie ad un finanziamento ottenuto dalla soppressa Comunità Montana Valle Roveto. La chiesa è stata consolidata con il rifacimento del tetto e sono stati riportati alla luce la vecchia facciata in pietra ed un arco posto all'interno. Nel giugno 1991 sono stati effettuati ulteriori lavori di restauro e poste 14 stazioni della via Crucis in bronzo ed una statua in polvere di marmo del Cristo risorto. Il mese successivo è stato realizzato il refettorio e portata a termine l'opera manutentiva. Durante i lavori di restauro del Santuario di Roccavecchia nel 1990, sono riemersi alcuni particolari ed elementi della Chiesa per molto tempo nascosti. Tra questi, uno dei più interessanti, è sicuramente l'affresco dei Santi Pietro e Paolo, posti rispettivamente a destra e sinistra della nicchia in cui è contenuta la statua della Madonna. Essi sono inseriti ai piedi di una bellissima struttura, un vero e proprio altare dipinto sorretto da due colonne e sormontato da due angeli oranti. San Pietro ha lo sguardo rivolto verso i fedeli, nella mano sinistra tiene un grande libro chiuso, mentre nella destra ha le chiavi del paradiso; San Paolo, invece, tiene nella mano sinistra un grande libro aperto e nell'altra una spada. Il suo sguardo è rivolto verso la Madonna. L'affresco si dovrebbe collocare tra il 1650 ed il 1700. Qui l'8 febbraio 2015 con una solenne cerimonia presieduta dal Vescovo della Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, Mons. Gerardo Antonazzo, hanno avuto inizio le celebrazioni annuali per il quarto centenario della slavina di Roccavecchia dell'8 febbraio 1616. Architetture religiose a Roccavivi: La chiesa madre di Santa Maria Assunta, le cui prime notizie risalgono al 1593; La chiesa di San Rocco, costruita nel 1912 con il contributo degli emigranti e restaurata nel 2014; La cappella della Madonna Di Lourdes (situata all'ingresso del paese). Aree naturali: La Mola e i mulini. Area boschiva che dista circa 400 metri dalle ultime case del paese. L'area è attraversata da una stradina che porta alla chiesa della Madonna delle Grazie a Roccavecchia. Verso la metà del Settecento, un mugnaio di Veroli decise di costruire un mulino per assicurare lavoro al figlio che aveva sposato una ragazza di Roccavivi. Da allora il bosco prese il nome di "La Mola". Del vecchio mulino sono visibili solo alcuni ruderi, la vasca di carico e la torre interna della vasca, lavorata in pietra, che serviva a convogliare l'acqua per azionare la macina. Successivamente fu costruito un secondo mulino che si conserva, invece, in buono stato. I due mulini ad acqua hanno cessato la loro attività quando la Cassa per il Mezzogiorno costruì l'acquedotto Rio per distribuire l'acqua alle abitazioni di Roccavivi, San Vincenzo e Balsorano.
La Vallelonga è una delle valli longitudinali dell'Appennino abruzzese. È disposta in direzione SE-NO, parallela alla Valle Roveto da cui è divisa dalla Serra Lunga. Per un lungo tratto assume l'aspetto di un vasto altipiano carsico, con tratti di vistosi fenomeni erosivi nel polje della Valle di Amplero e diversi inghiottitoi attivi nel comune di Collelongo. Nel suo territorio ricade, in un'area di circa 110 ha situata tra i 1200 ed i 1900 metri s.l.m., la faggeta della Val Cervara, la più antica d'Europa. Candidata a diventare patrimonio mondiale dell'umanità da parte dell'Unesco con i suoi oltre 500 anni di età è popolata da animali protetti come l'orso bruno marsicano, il lupo appenninico, il camoscio. Toponomastica: Vallelonga in dialetto abruzzese significa valle lunga, ovvero valle longitudinale, di contro ai toponimi tràuerza o trauerzóne che significano trasversale (Serra Traversa, Traversone, vento discendente lungo le coste dei monti). Il toponimo dà inoltre il nome anche al comune di Villavallelonga (anticamente La Villa), ed è analogo a quello di Collelongo e Serralunga (in dialetto Serralònga), che presentano evidentemente la stessa etimologia. Idrografia della Vallelonga: La valle inizia dai monti del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, fra Monte Cornacchia, Monte Schiena di Cavallo e il Monte Marcolano, nella località detta Prati d'Angro, e termina presso Trasacco dove si apre nell'alveo del Fucino, anticamente ricoperto dalle acque del lago omonimo. Il torrente Rosa, detto anche Carnello, è l'unico corso d'acqua che attraversa la valle, per lo più asciutto durante tutto l'anno.
La ricostruzione a seguito del  terremoto della Marsica del 1915. Gli interventi di ricostruzione riguardarono dapprima Avezzano che fu ricostruita leggermente più a nord, nord ovest rispetto al centro originario. La cattedrale di San Bartolomeo fu ricostruita in posizione diversa rispetto alla chiesa originaria e venne consacrata nel 1942 nel periodo fascista. Fortunatamente non venne distrutta una seconda volta dai bombardamenti alleati che la danneggiarono in modo non irreparabile, mentre la nuova Avezzano subì distruzioni pari al 70%. Il castello invece cadde in abbandono fino agli anni Settanta, quando il restauro fu avviato ufficialmente e completato alla fine del secolo con l'apertura della pinacoteca d'arte moderna al suo interno. Anche la chiesa di San Giovanni Decollato aspettò il consolidamento e la ricostruzione fino agli anni Sessanta, mentre il palazzo della Villa Torlonia e il palazzo di giustizia furono costruiti immediatamente intorno agli anni venti in stile liberty. Negli altri comuni della Marsica la ricostruzione fu, nella maggior parte dei casi, più lenta. Tranne a Celano completata negli anni quaranta la maggior parte dei centri colpiti dovettero attendere fino agli anni sessanta. Lo stesso scrittore Ignazio Silone di Pescina lamentò il fatto che durante l'epoca fascista il denaro elargito dallo Stato per la ricostruzione fosse deviato dagli amministratori locali per interessi personali e per l'arricchimento industriale di altre città, descrivendo l'isolamento e l'abbandono da parte delle istituzioni dei piccoli comuni della Marsica. Negli anni sessanta tutte le chiese, le torri e i castelli limitrofi iniziarono ad essere restaurati, e rimessi in sesto negli anni settanta. Solo i borghi antichi di Albe Vecchia, Lecce Vecchia, Meta Vecchia, Morino Vecchio, Sperone Vecchio, Tione Vecchio e in parte Frattura Vecchia sono rimasti in abbandono perché irrimediabilmente danneggiati dal sisma con conseguente delocalizzazione dei nuovi borghi.
La slavina di Roccavecchia: L'antico borgo fu distrutto dalla valanga dell'8 febbraio 1616. Alcuni documenti permettono di stabilire la data della sciagura e conoscere con precisione alcuni dettagli della sciagura. Nel Brogliardo Giovannelli, conservato presso l'archivio della curia vescovile di Sora, una bolla di nomina è riferita al nuovo parroco di Roccavivi, don Donato Canna, nominato il 6 agosto 1616 al posto di don Camillo Di Fede deceduto a causa della slavina. Il vescovo Piccardi nella relazione della sua visita pastorale fatta nel 1663 conferma che il vecchio paese fu distrutto 47 anni prima. In una lettera indirizzata dal contestabile Colonna al vescovo di Sora, Girolamo Giovannelli, il 20 dicembre 1621 vennero descritti alcuni particolari intorno alla costruzione della nuova chiesa parrocchiale di Roccavivi. Il duca 34 anni prima aveva stanziato 150 ducati per la fabbrica del nuovo edificio sacro e si era proposto di far affiggere una lapide nella chiesa a ricordo di quella elargizione. Egli aveva impartito ordine al suo governatore che risiedeva a Civitella Roveto di amministrare il denaro che doveva essere versato dall'erario di Trasacco e aveva disposto che i massari di Roccavivi, addetti all'amministrazione del comune, s'impegnassero a provvedere per la manodopera e a portare a termine l'opera. Un altro evento prospettò la prossima sciagura. Un vecchio del luogo, Tommaso Liberatore, era stato avvertito in sogno dell'imminente rovina del paese, ma nessuno aveva prestato fede alle sue parole. Egli però per salvarsi dal disastro si era rifugiato con i familiari in un altro luogo. Nella notte seguente si scatenò un uragano con tuoni, pioggia e neve e il paese restò sepolto da una valanga d'acqua mista a fango precipitata dal monte. Cadde anche la chiesa, di cui rimase in piedi solo la parete alla quale era addossato l'altare che custodiva l'Eucarestia. Molte persone avevano trovato rifugio nella chiesa, ma dalle rovine furono estratti ottanta cadaveri. In un angolo, protetta dalle travi, fu trovata viva solo una donna di nome Altesia che aveva affermato di essere rimasta incolume perché aveva invocato San Carlo Borromeo, patrono del vecchio paese. L'abate don Camillo Di Fede fu trovato morto sotto le macerie della sua casa col breviario in mano. L'abate don Ermenegildo De Paulis concluse la narrazione ricordando che ogni anno il 7 febbraio veniva celebrato un anniversario in suffragio delle vittime dell'immane catastrofe e ammoniva i fedeli ad aver paura della scomunica[2]. Dell'antico abitato di Roccavecchia rimase in piedi soltanto una parte dell'antico santuario della Madonna Delle Grazie (in origine dedicato anche a San Silvestro).
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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