Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Santo Stefano di Sessanio - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Santo Stefano di Sessanio

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI SANTO STEFANO DI SESSANIO (AQ)
 
Ospitalità a SANTO STEFANO DI SESSANIO (Aq) (m. 1.250 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Santo Stefano di Sessanio: 42°20′33.59″N - 13°38′45.48″E
     
 Santo Stefano di Sessanio, località sciistica di Campo Imperatore e Monte Cristo
  CAP: 67020 -  0862 -  0862.  - Da visitare:      
 MUNICIPIO DI SANTO STEFANO DI SESSANIO 0862.89203   0862.89662       0862.89203 - P. IVA: 00173470667
Raggiungere Santo Stefano di Sessanio:(Stazione L'Aquila a 28 Km.)  (Uscita L'Aquila Est) -Aeroporto d'Abruzzo a 67 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI SANTO STEFANO DI SESSANIO (AQ)
Il borgo di Santo Stefano di Sessanio è situato nell'entroterra abruzzese, nel parte meridionale del massiccio del Gran Sasso d'Italia, al di sotto della vasta piana di Campo Imperatore, in posizione panoramica verso la valle del Tirino da una parte e la bassa Conca Aquilana dall'altra, ad una altitudine di poco superiore ai 1200 mt. s.l.m. È raggiungibile dalla strada statale 17 svoltando in prossimità di Barisciano o, in alternativa, di San Pio delle Camere, oppure da Ofena-Capestrano. Da nord è inoltre possibile arrivare al paese attraversando Campo Imperatore e superando il valico di Capo di Serre oppure da Vado di Sole (passando poi per Capo di Serre) provenendo da Castelli o Farindola. Una strada secondaria asfaltata raggiunge la parte sud-ovest di Campo Imperatore. La storia del paese di Santo Stefano di Sessanio (Aq) Alcune teorie affermano che Sextantio (sei) farebbe riferimento al villaggio romano di S. Marco, quello di maggior rilievo sull'altipiano aquilano. Le prime notizie documentate relative al territorio di Santo Stefano si hanno nel 760, quando il re longobardo Desiderio donò Carapelle Calvisio al monastero di S. Vincenzo al Volturno. La storia di Santo Stefano è quindi collegata con quella di queste due località, almeno fino all'XI secolo. L'opera capillare degli ordini monastici determina un aumento delle terre coltivabili, il ripopolamento delle campagne anche ad alte quote, nonché la nascita e il consolidamento di borghi fortificati, tanto più sicuri quanto più in posizione elevata. Nel 1308 si hanno le prime notizie certe dell'esistenza del borgo fortificato di Santo Stefano di Sessanio. Tra fine XIII secolo e inizio XIV secolo si assiste alla formazione del vasto dominio feudale della Baronia di Carapelle Calvisio, comprendente, tra gli altri, il territorio di Santo Stefano che ricopre un'importante funzione strategica come primo centro della Baronia confinante con il Contado aquilano a controllo del percorso proveniente da Barisciano. Nel 1474 sotto gli Aragonesi, l'abolizione della tassa sugli animali e il riordino dei pascoli di Puglia consentono un forte sviluppo della pastorizia e della transumanza al punto che in quell'anno Santo Stefano di Sessanio, Calascio, Rocca Calascio e Carapelle hanno nella dogana di Puglia ben 94.070 pecore. Costanza, figlia unica di Innico Piccolomini, cede la Baronia di Carapelle Calvisio a Francesco I de' Medici Granduca di Toscana. Ai Medici, dal 1579, queste terre apparterranno fino al 1743. In questo periodo Santo Stefano raggiunge il massimo splendore come base operativa della Signoria di Firenze per il fiorente commercio della lana "carfagna", qui prodotta e poi lavorata in Toscana e venduta in tutta Europa. Nel XIX secolo con l'unità d'Italia e la privatizzazione delle terre del Tavoliere delle Puglie ha termine l'attività millenaria della transumanza e inizia un processo di decadenza del borgo che vede fortemente ridotta la popolazione a causa del fenomeno dell'emigrazione. Nel XXI secolo l'antico borgo sta avendo una rinascita, grazie al turismo, incentivato dalla politica dei sindaci che si sono susseguiti, grazie alla volontà dei pochi giovani rimasti che, volontariamente, hanno dato il loro contributo alla pro-loco dalla fine degli anni Sessanta fino ad oggi e grazie ai primi investimenti dei residenti. Nel 2004 è arrivato in paese un giovane imprenditore, Daniele Elow Kihlgren, di origini svedesi, che ha acquistato una piccola parte del borgo per realizzarci un albergo diffuso ed ha attirato, grazie alla pubblicità, l'interesse di altri investitori, facendo sviluppare in modo considerevole tutte le attività della zona. Il 6 aprile 2009 il paese è stato colpito dal terremoto che ha abbattuto la Torre Medicea, simbolo del borgo, e alcune abitazioni, danneggiandone molte altre. Il costo per il restauro della torre è stato stimato intorno al milione di Euro, per un periodo di intervento di circa 2 anni.
RESIDENZE ALBERGHIERE SANTO STEFANO DI SESSANIO (AQ)
Il Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga è un parco nazionale istituito nel 1991 ed è il terzo Parco Nazionale più grande d'Italia per estensione territoriale. Situato nella maggior parte in Abruzzo (provincia dell'Aquila, Teramo e Pescara) ed in misura minore nelle zone adiacenti del Lazio (Rieti) e delle Marche (Ascoli Piceno). Il territorio del Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga: Il parco si estende per una superficie di circa 141.341 ettari su un terreno prevalentemente montuoso, comprendente il massiccio del Gran Sasso d'Italia e la catena dei Monti della Laga, posta poco più a nord di questo lungo la stessa dorsale orientale dell'Appennino centrale abruzzese. Il territorio del parco è diviso in 11 distretti: Tra i due regni, a cavallo del vecchio confine tra lo Stato Pontificio ed il Regno delle Due Sicilie (da cui il nome); il distretto si trova nei comuni di Campli, Civitella del Tronto, Torricella Sicura e Valle Castellana. Cascate e boschi; Strada Maestra, comprende il tracciato della vecchia Strada statale 80 del Gran Sasso d'Italia; Valle siciliana; Grandi Abbazie, prende il nome dal grande numero di antiche chiese che è possibile visitare negli itinerari delle località presenti; Valle del Tirino; Terre della Baronia, contenente numerosi borghi caratteristici dell'Abruzzo, tra cui Santo Stefano di Sessanio. Alte vette; Alta valle dell'Aterno; Sorgenti del Tronto. Via del Sale. I Comuni facenti parte del Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga. Provincia delL'Aquila: Barete, Barisciano, Cagnano Amiterno, Calascio, Campotosto, Capestrano, Capitignano, Carapelle Calvisio, Castel del Monte, Castelvecchio Calvisio, L'Aquila, Montereale, Ofena, Pizzoli, Santo Stefano di Sessanio, Villa Santa Lucia degli Abruzzi. Provincia di Ascoli Piceno: Acquasanta Terme, Arquata del Tronto. Provincia di Pescara: Brittoli, Bussi sul Tirino, Carpineto della Nora, Castiglione a Casauria, Civitella Casanova, Corvara, Farindola, Montebello di Bertona, Villa Celiera. Provincia di Rieti (Rm): Accumoli, Amatrice. Provincia di Teramo: Arsita, Campli, Castelli, Civitella del Tronto, Cortino, Crognaleto, Fano Adriano, Isola del Gran Sasso d'Italia, Montorio al Vomano, Pietracamela, Rocca Santa Maria, Torricella Sicura, Tossicia, Valle Castellana. La Flora del Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga: La flora del Parco nazionale del Gran Sasso d'Italia e Monti della Laga è estremamente varia a seconda della zona e della quota d'interesse: andando dalla parte sud-est della catena del Gran Sasso d'Italia, versante aquilano, verso la parte nord-ovest, versante teramano, troviamo un ambiente totalmente diverso. Infatti nella zona a sud-est i boschi sono presenti solo a quote relativamente basse e sono composti principalmente da pino nero e querce (zona di Castel Del Monte, Santo Stefano di Sessanio, Barisciano e San Pio delle Camere). Più in alto si trovano soltanto pascoli e solo nella zona di Fonte Vetica troviamo un piccolo tratto con alcuni abeti e betulle. Le piante che possiamo tipicamente trovare dalle quote medie in giù sono cerri, roverelle, ornielli, maggiociondoli, meli selvatici, cornioli, genziana (davvero abbondante sul Gran Sasso sul versante aquilano e che rappresenta una specie protetta sebbene raccolta dai locali per produrre il famoso liquore alla genziana) e ginepro (anch'esso protetto e presente soprattutto sulla cima di Pizzo Cefalone). Nella zona alta e nella piana di Campo Imperatore il terreno presenta invece solo pascoli. Nella zona più a nord del Gran Sasso, versante teramano, troviamo principalmente faggeti, con boschi sterminati che rendono la zona davvero suggestiva, soprattutto nella zona di Pietracamela, paesino situato ai piedi del Corno Piccolo, raggiungibile esclusivamente tramite la statale 80, se provenienti da Teramo, ovvero dal passo delle Capannelle provenendo da L'Aquila. Tra gli alberi presenti troviamo alberi di tasso, agrifoglio, acero di monte, sorbo montano e numerosi nuclei di abete bianco. Esistono alcune specie di vegetali che meritano una menzione particolare: questi sono il salice erbaceo, la stella alpina dell'Appennino (piuttosto frequente sul Gran Sasso e che rappresenta una specie estremamente protetta), il ranuncolo magellense, la primula orecchia d'orso ma anche l'adonide curvata, il papavero alpino, l'astragalo aquilano, la soldanella alpina e l'anemone dell'Appennino. Nella zona di Campo Imperatore e nella zona di Montecristo, durante l'autunno, è facile trovare il fungo prataiolo (Agaricus Campestris) molto ricercato nella zona. Esistono anche molte altre specie di funghi come i porcini e le morette tra i boschi che popolano l'intero parco. La fauna del Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga: L'area protetta è abitata anche da numerosi mammiferi e uccelli. La specie più interessante del Parco è rappresentata dal camoscio d'Abruzzo, ungulato endemico degli Appennini, che fino al secolo scorso aveva nel Gran Sasso la sua roccaforte. La persecuzione diretta dei “cacciatori di camozze” ne causò sul finire del '800 la scomparsa. Dopo cento anni il camoscio è tornato sul Gran Sasso grazie ad una riuscita operazione di reintroduzione (tra il 1992 ed il 1999) ed una popolazione che si attesta attualmente (2015) intorno ai 662 esemplari. Nel territorio del Parco vivono altri grossi erbivori come il cervo nobile e il capriolo, ed il loro predatore per eccellenza, il lupo appenninico, che va ricostituendo piccoli branchi. Da qualche tempo fa apparizioni sporadiche anche l'orso bruno marsicano. Tra gli altri mammiferi sono presenti la volpe, il cinghiale, la martora, il gatto selvatico, il tasso, la faina, lapuzzola, l'istrice e diverse altre specie di roditori. Vi sono state anche delle segnalazioni riguardanti la lince, ma per ora non si ha la certezza se nel parco vi siano o no esemplari stabili.[senza fonte] Alle quote più elevate, l'arvicola delle nevi, un piccolo roditore, è arrivato con l'ultima glaciazione e qui rimasto come relitto glaciale.
CAMPEGGI SANTO STEFANO DI SESSANIO (AQ)
* CAMPING GRAN SASSO
Località Collicello - 67020 Santo Stefano di Sessanio (Aq)
tel. 347 6106450
VILLAGGI TURISTICI SANTO STEFANO DI SESSANIO (AQ)
Il Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga. Tra gli uccelli troviamo rapaci rari come l'aquila reale, l'astore, il falco pellegrino, il lanario, il gheppio, il lodolaio e il gufo reale. L'avifauna più rappresentativa è quella delle alte quote, con le popolazioni appenniniche più numerose di fringuello alpino, spioncello, pispola e sordone. Sono presenti anche la coturnice, il codirossone, il gracchio alpino e quello corallino, con popolazioni numericamente rilevanti su scala europea. Sono stati avvistati dagli abitanti del luogo anche diversi esemplari di airone nei pressi del lago di Campotosto e nel comune di Crognaleto. I pascoli, le aree più in basso e i coltivi tradizionali ospitano specie come l'ortolano, la cappellaccia, il calandro, la passera lagia e l'averla piccola, forse meno vistose ma estremamente interessanti sotto l'aspetto biogeografico ed in rapido declino in Europa. Le praterie di quota sono invece l'habitat ideale per la vipera dell'Orsini, un piccolo serpente che si nutre di insetti, presente con la più consistente popolazione nazionale. Tra le altre specie di serpenti sono da ricordare il colubro di Esculapio e la Coronella austriaca. Interessante il popolamento di anfibi, con endemismi appenninici quali la salamandrina dagli occhiali e il geotritone, abitante delle grotte. Sui Monti della Laga è molto localizzata la presenza della Rana temporaria e del tritone alpestre, che in tutto l'Appennino centro-meridionale, oltre che nel Parco, si possono osservare solo in una ristretta area della Calabria. Sono presenti anche i Tritoni: crestato e comune. L'interesse biogeografico del Parco è confermato dalla presenza di fauna invertebrata come insetti e altri gruppi ricchi di entità endemiche o a carattere relittuale, a volte con affinità con la fauna alpina e con quella montana dell'Europa orientale. Il turismo nel Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga: Una strada molto suggestiva nonché un percorso stradale di collegamento molto importante per il parco è la Strada maestra del Parco che attraversa il Parco nel territorio di confine tra il massiccio del Gran Sasso e la catena della Laga collegando la provincia dell'Aquila con quella di Teramo. A scopo esclusivamente escursionistico a piedi, a cavallo e in MTB è presente nel parco l'ippovia del Gran Sasso. Nel Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, inoltre, sono presenti i seguenti impianti sciistici adatti per gli sport invernali: Campo Imperatore - Montecristo; Prati di Tivo; Prato Selva; San Giacomo - Monte Piselli. In località Fonte cerreto sopra Assergi nel 2016 è stato aperto al pubblico un parco avventura nel cerreto limitrofo (Gran Sasso Adventure Park). I monumenti e i luoghi di interesse all’interno del Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga: Assergi, Campotosto, Pietracamela, Rocca Calascio, Castel del Monte (Italia), Santuario di San Gabriele dell'Addolorata, Chiesa di San Giovanni ad insulam, Santo Stefano di Sessanio, Peltuinum, Castello di San Pio delle Camere, Prata d'Ansidonia, Castello di Bominaco e Campo Imperatore. L'ippovia del Gran Sasso è un lungo itinerario ad anello intorno al massiccio del Gran Sasso d'Italia, adatto per essere percorso a tappe a cavallo, ma anche in mountain bike o a piedi, interamente compreso nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. L'itinerario è stato progettato dagli architetti Alfonso de Albentiis e Paolo Lucchese e dagli ingegneri Luigi Alessiani e Gennaro Pirocchi; le strutture sono state realizzate per intervento dell'ente parco e della Comunità montana del Gran Sasso zona "O". I versanti attraversati sono quello teramano, aquilano e pescarese. Il percorso ricalca quasi sempre vecchie mulattiere, carrarecce e sentieri già esistenti, utilizzati nel passato dagli abitatori di questi luoghi. Dal percorso principale si diramano circuiti alternativi e rami secondari che conducono a diversi paesi, per un totale di circa 300 km di sentieri opportunamente ripristinati. Sono presenti aree di sosta o di tappa attrezzate con ricoveri per i cavalli.
AFFITTACAMERE SANTO STEFANO DI SESSANIO (AQ)
AFFITTACAMERE ANTICA DIMORA DEL CAVALIERE
Via Benedetta, 5 - 67020 Santo Stefano di Sessanio (Aq)
tel. 0862 89679 - fax 0862 89689
AFFITTACAMERE BLOCCO C
Via Principe Umberto - 67020 Santo Stefano di Sessanio (Aq)
tel. 0862 899112 - fax 0862 899656
AFFITTACAMERE BLOCCO E
Via Principe Umberto - 67020 Santo Stefano di Sessanio (Aq)
tel. 0862 899112 - fax 0862 899656
AFFITTACAMERE CASA SULLA PINETA
Via Principe Umberto - 67020 Santo Stefano di Sessanio (Aq)
tel. 0862 899112 - fax 0862 899656
AFFITTACAMERE LA CANDELETTA
Via Delle Aie, 16 - 67020 Santo Stefano di Sessanio (Aq)
tel. 347 8479934 - mobile 349 2329399
AFFITTACAMERE LE CASE SOTTO LA TORRE
Via Dietro la Chiesa - 67020 Santo Stefano di Sessanio (Aq)
tel. 340 6724769
AFFITTACAMERE LOGGIA DI VIA BORAGNO
Via Principe Umberto - 67020 Santo Stefano di Sessanio (Aq)
tel. 0862 899112 - fax 0862 899656
AFFITTACAMERE OSTELLO AL CAVALIERE
Piazza Della Giudea, 1 - 67020 Santo Stefano di Sessanio (Aq)
tel. e fax 0862 89679
AFFITTACAMERE PALAZZO DELLA LOGGIA
Via Della Chiesa - 67020 Santo Stefano di Sessanio (Aq)
tel. 0862 899112 - fax 0862 899656
BED & BREAKFAST SANTO STEFANO DI SESSANIO (AQ)
BED & BREAKFAST IL SOGNO
Piazza Municipio, 18 - 67020 Santo Stefano di Sessanio (Aq)
tel. 0862 89368 - mobile 346 3637705
BED & BREAKFAST NONNO SEVERINO
Via G. D'annunzio, 37 - 67020 Santo Stefano di Sessanio (Aq)
tel. 0862 89368 - mobile 346 3637705
BED & BREAKFAST SOTTO LA TORRE
Via Delle Torri - 67020 Santo Stefano di Sessanio (Aq)
Mobile 3475387451
CASE PER VACANZA SANTO STEFANO DI SESSANIO (AQ)
La Storia del comune di Santo Stefano di Sessanio. Negli anni 1973 - 1975, come collaboratore del prestigioso Istituto di Antropologia e Paleontologia umana dell’Università di Pisa, guidato dal prof. Mario Radmilli, ho avuto modo di effettuare interessanti scoperte di accampamenti dell’uomo antico del Paleolitico Medio in varie località del versante sud del Gran Sasso e in particolare nella piana di Campo Imperatore. Fra i più importanti stanziamenti di superficie, di 100 mila-50 mila anni fa, spicca quello rinvenuto nel demanio alto di Santo Stefano di Sessanio, a quota 1.553 m, in località Il Prato, interessata da un piccolo stagno, adagiato in una tipica depressione carsica, che i geologi, con voce serbo-croata chiamano Polje. Il sito si trova a solo due Km di distanza dai resti più bassi dei circoli glaciali, propaggini di un possente ghiacciaio, lungo 10,5 Km, del Würm I e II, situate a quota 1.600 m, ad Oriente della Fossa di Paganica. Durante il Würm I, l’area de Il Prato rappresentava l’estremo lembo meridionale di un grande lago periglaciale, che ha interessato una buona parte della depressione tettonica di Campo Imperatore, dalle Coppe di S. Stefano, presso la Fossa di Paganica, al bivio della Statale 17 bis per Vado di Sole e da qui al Lago Racollo. La ricchezza, più che altrove nelle zone limitrofe, dei reperti di superficie in selce a Il Prato (3.000 selci, fra cui 220 strumenti e 480 scarti di lavorazione), si spiega appunto per la sua maggiore accessibilità da parte dei cacciatori, a cultura musteriana, che venivano quassù, durante la buona stagione, dai pianori sottostanti, in particolare dal Piano di Capestrano, nelle cui adiacenze, nel Riparo de I Grottoni di Calascio, a quota 670 m, ebbi la ventura di rinvenire, il 15 giugno del 1979, il primo fossile umano d’Abruzzo, di circa 80 mila anni fa. Gli animali cacciati sulle alte quote della montagna di Santo Stefano, estrapolando da la fauna de I Grottoni, dovevano essere prevalentemente camosci, caprioli e uccelli, come anatidi, fagiani, coturnice, gracchio corallino e gracchio alpino. Il clima dell’ultima glaciazione vürmiana fu particolarmente rigido. Basti pensare che nell’area del Gran Sasso il limite delle nevi perenni, che attualmente è di poco superiore ai 3.000 m, era allora 1.200 m più basso, tanto che alla quota di 670 m de I Grottoni di Calascio, v’era un clima montano paragonabile a quello attuale di Campo Imperatore, per cui, come è stato riscontrato con gli scavi, vi poteva albergare anche la marmotta. L’epoca dei primi agricoltori e pastori di Santo Stefano di Sessanio: I primi agricoltori del Neolitico, di 6.000 – 5.000 anni fa, ben rappresentati nel Piano di Capestrano, di Navelli e Conca dell’Aquila, non hanno lasciato tracce, salvo ulteriori ricerche, nei dintorni dell’attuale Santo Stefano. È invece discretamente accertata la presenza umana dell’epoca del Rame o dell’Eneolitico, di circa 4.000 mila anni fa, presso il laghetto del paese, dove è stata rinvenuta una particolare ceramica detta a “squame” o di stile Spilamberto. Si tratta di popolazioni di allevatori pastori d’estrazione egeo-anatolica, pervenute in Italia per successive ondate migratorie, in un periodo contrassegnato da forti siccità. Con l’epoca del Bronzo, in particolare nella sua fase finale, dal 1.300 al 1.000 a.C., grazie ancora a spostamenti di popoli dal Centro Europa alle coste dalmate e da qui nell’area mediterranea, le nostre montagne conoscono il rigoglio di una nuova cultura, in prevalenza pastorale, detta “appenninica”. Il clima nuovamente arido, che succede ad una precedente breve 6 Dagli albori della storia all'epoca romana Rocca Calascio, reperti ceramici dell’epoca del Bronzo. L’epoca dei primi agricoltori e pastori oscillazione piovosa di un centinaio d’anni, permette spostamenti pastorali di transumanza verticale dai piani di L’Aquila, Navelli e Capestrano fino alle alte quote di Campo Imperatore, presso il laghetto di S.Pietro (1.591 m) o, più semplicemente nella più vicina Rocca Calascio (1.460 m). Qui, negli anni 1974-1978, ebbi modo di raccogliere vari frammenti ceramici (Fig.3): 359 pareti di vasi d’impasto e di ceramica fine, 81 orli, 26 fondi, 31 anse, 38 frammenti con motivi plastici o incisi. Fra i reperti più significativi sono un frammento di colino per il latte, cocci di vasetti (capeduncole), uno dei quali con motivo d’incisioni alla greca, ed altri in ceramica nero-lucida, recipienti forse usati per la conservazione del caglio. Inoltre, come testimonianza della lavorazione della lana, sono presenti due fuseruole. L’età del Ferro e l’epoca italico-romana a Santo Stefano di Sessanio: Con l’età del Ferro, dal primo millennio a.C. fino al VI-V sec. a.C., da un originario ceppo sabino della Conca Aquilana, oggi meglio noto con le scoperte archeologiche di Fossa, si sono andate formando varie etnie, fra le quali quella dei Vestini, che occuperanno, ancora in epoca romana, un vasto territorio dall’attuale Poggio Picenze fino alla foce dell’Aterno. Della fase più antica si individuano, nella nostra area montana, vari centri fortificati di altura, come quello di M. Cafanello (1.557m) ad Est di Santo Stefano, di Colle della Croce (1.327 m) a Rocca Calascio e del Colle della Battaglia (1.180 m) nel demanio di Castel del Monte. Probabilmente un altro centro fortificato, a giudicare da alcune ceramiche da me rinvenutevi, doveva essere situato a ridosso dell’altura dell’attuale Cimitero, come è anche possibile che un altro fosse collocato nel sito più alto occupato oggi dalla torre medievale 7 Dagli albori della storia all'epoca romana L’età del Ferro e l’epoca italico-romana del Borgo. Resti di necropoli del VI-V sec. a.C., scavate da clandestini negli anni Settanta del secolo scorso, furono individuate nell’area antistante il Cimitero e a circa trecento metri ad Oriente del Paese, presso la Strada Provinciale, all’inizio del dosso di Locchiano che sale verso il Colle della Croce. Questi antichi abitati di altura, in cui si riscontrano aperture culturali e commerciali di vasto raggio e la stessa configurazione del territorio con sbocco al mare, sono chiari indizi di una ricchezza lievitata soprattutto per una florida attività pastorale. Una ricchezza che verrà potenziata ancora meglio con l’occupazione romana (inizi del IV sec. a.C.), in seguito alla quale prende le mosse la transumanza organizzata nel Tavoliere pugliese. Sotto i Romani, Santo Stefano è un cospicuo pagus, attraversato da un importante diverticolo della Claudia Nova, proveniente da Picenze, tanto da essere provvisto persino di un tempio, come attesta un’iscrizione (Fig.4) proveniente dal piano sottostante Santo Stefano, chiamato Sextantio o Sessanta, da cui forse l’attuale nome del paese.
APPARTAMENTI PER VACANZA SANTO STEFANO DI SESSANIO (AQ)
APPARTAMENTO PER VACANZA IL PALAZZO
Via G. D'annunzio - 67020 Santo Stefano di Sessanio (Aq)
tel. 0862 89445 / mobile 349 5901153 - fax 085 834506
APPARTAMENTO PER VACANZA PUNTI DI VISTA
Via Roma, 1 - 67020 Santo Stefano di Sessanio (Aq)
tel. 0862 312778 - mobile 347 6073353
CASE PER LE FERIE SANTO STEFANO DI SESSANIO (AQ)
Santo Stefano di Sessanio, l’anima più vera di questi luoghi. Santo Stefano di Sessanio è un borgo medioevale fortificato edificato tra le montagne dell’Abruzzo ad oltre 1250 metri di altitudine, all’interno del Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga. L’attuale configurazione urbana del borgo si costituisce in pieno Medioevo quando si sviluppa il fenomeno dell’incastellamento: un paesaggio insediamentale caratterizzato da abitati d’altura, circondati da un perimetro murario fortificato che restano ancor oggi uno degli elementi storico-topografici maggiormente caratterizzanti l’immaginario del paesaggio italiano. L’integrità tra territorio e costruito storico si è conservata residualmente in alcuni borghi incastellati della montagna appenninica proprio a causa del loro spopolamento, nel più generale contesto di depauperamento del meridione, abbandono della montagna ed emigrazione delle sue genti". L'integrità del patrimonio paesaggistico di questi borghi storici della montagna d'Abruzzo". Santo Stefano di Sessanio (1.251 m. slm.), antico borgo fortificato di circa 120 abitanti situato nel Parco Nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga, è una delle perle d'Abruzzo e, ovviamente, è inserito nel prestigioso club de "I Borghi più belli d'Italia". Il suggestivo centro storico, di origine medievale e di incredibile bellezza, è interamente costruito in pietra calcarea bianca, imbrunita dal tempo, ed è dominato dalla imponente torre cilindrica, detta "medicea" per la presenza dello stemma della celebre famiglia fiorentina Dè Medici, che nel cinquecento fu feudataria del piccolo borgo, in precedenza appartenuto ai Piccolomini. Fuori dal centro abitato sono da visitare la chiesa cimiteriale di S. Stefano e, sul bordo del piccolo lago ai piedi del paese, la suggestiva chiesetta della Madonna del Lago (XVII sec.). Nelle vicinanze di S. Stefano di Sessanio, in territorio di Calascio, si trova il suggestivo castello di Roccacalascio (1.512 m. slm), uno dei castelli più elevati d'Europa.
COUNTRY HOUSE SANTO STEFANO DI SESSANIO (AQ)
La torre di proprietà comunale di Santo Stefano di Sessanio è posizionata sulla parte più alta del borgo, ed è un edificio a pianta circolare con diametro interno di 3,89 metri e spessore murario di 1,46 metri. Il suo sviluppo verticale raggiungeva, prima dell’evento sismico, una altezza complessiva di 20 metri. Era caratterizzata da un fusto cilindrico di diametro costante su cui si aprivano due bucature; sulla parte sommitale era distinguibile un sistema a mensola che sosteneva il parapetto merlato del cammino di ronda, costituito da beccatelli alternati a caditoie in pietra lavorata. Il sistema di risalita interno era costituito da una scala lignea a doppia rampa molto ripida, che si innestava su solai lignei disposti secondo altezze di interpiano di circa 4,60 metri. La realizzazione del pesante solaio di copertura in cemento armato, rovinosamente precipitato a seguito del sisma 2009, sembra da attribuirsi all’uso della torre durante il secondo conflitto bellico, divenuta base di una postazione antiaerea. Un piccolo abbaino, aperto sul solaio in cemento armato, consentiva l’uscita in copertura nella zona delle merlature. Alla data antecedente gli eventi sismici del 6 aprile 2009 la torre era accessibile al pubblico: i visitatori potevano salire fino alla quota di copertura scoprendo, in una visuale unica, la morfologia del borgo e il suo contesto paesaggistico.  Epoca di costruzione: La storia della torre è di fatto la storia del paese di Santo Stefano di Sessanio, soprattutto nella fase di insediamento ed incastellamento del borgo. I primi insediamenti si fanno risalire al periodo dell’Alto Medioevo, approssimativamente nel periodo della colonizzazione monastica. Dopo le invasioni saracene e con i cambiamenti connessi al processo di “al livellamento” si avvia presumibilmente, la fase di formazione del castellum di Santo Stefano. La presenza di insediamenti rurali e la vicinanza al convento cistercense di Santa Maria del Monte accreditano l’ipotesi dell’esistenza sulla sommità del colle di una torre di solo avvistamento, a scopo difensivo. L’edificio era costituito inizialmente dal solo fusto cilindrico privo di coronamento, con porta di accesso ad una quota elevata e con finestre, tutti elementi incorniciati da blocchi in pietra. Sarà proprio la presenza di questo singolare elemento edificato a determinare la genesi del tessuto edilizio circostante. L’evolversi delle tecniche militari e l’avvicendarsi di fenomeni rovinosi inducono cambiamenti e modifiche della versione originale della torre. E’ possibile riferire al periodo angioino la sua trasformazione più vistosa che aggiunge alla canna cilindrica originale l’apparato a sporgere del coronamento impostato su beccatelli a tre aggetti che trasformano di fatto la torre in un vero presidio di difesa del borgo. Sostanziali cambiamenti seguirono, anche nel borgo di Santo Stefano, alla vendita nel 1579 della Baronia di Carapelle a Francesco I dei Medici. Il restauro della torre, senza cambiamenti sostanziali, venne ricompreso nei più generali lavori di abbellimento del borgo, ormai al centro di un’intensa attività commerciale, tanto da essere, successivamente e in modo improprio, definita “torre medicea”. Ulteriori e successivi interventi di riparazione per danni di guerra e per quelli causati dai disastri naturali, tra cui sicuramente precedenti terremoti, hanno riguardato la torre. Descrizione dello stato di danno della torre di Santo Stefano di Sessanio: A seguito del sisma del 2009 la torre è quasi completamente distrutta; resta in piedi un grosso lacerto murario di altezza variabile. La torre è stata sottoposta ad un intervento di messa in sicurezza: rimozione delle porzioni di muratura in pericolo di crollo, protezione di tutta la muratura non crollata e realizzazione di un presidio di sicurezza, realizzato in tubo giunto, con cui si è da subito riproposto l’originale skyline della torre. Il materiale del crollo è stato recuperato e conservato, sia per il materiale sciolto delle pietre in bozza, che per le parti lapidee lavorate di beccatelli, mensole e imbotti di porte e finestre.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' SANTO STEFANO DI SESSANIO (AQ)
Santo Stefano di Sessanio fa parte del Club dei Borghi più belli d’Italia ed è in effetti tra i più suggestivi del Parco, per l’armonia degli elementi architettonici: un cammeo incastonato tra i monti, prossimo all’altipiano di Campo Imperatore. La conservazione dell’impianto insediativo in perfetta continuità con il paesaggio circostante, fu dovuta, paradossalmente, al pressoché totale spopolamento che il paese ha subito nella seconda metà del ‘900, ma anche alla scelta virtuosa di dar vita ad una “Carta dei valori per Santo Stefano di Sessanio”, che nell’agosto 2002 fu sottoscritta dal Comune, dall’Ente Parco e una società privata che ne ha rilanciato uno sviluppo turistico sostenibile. Il paese venne eretto tra l’XI il XII secolo sui ruderi di un pago chiamato Sextantio, dal latino “Sextantia”, ad indicare la distanza di sei miglia romane da Peltuinum, importante crocevia dei traffici che da Roma giungevano sulla costa adriatica, e deve la sua prosperità, sin dai tempi più remoti, alla centralità rispetto ad assi viari strategici come le vie consolari Valeria e Claudia Valeria e, in seguito, alla vicinanza con il Tratturo regio, strada maestra della transumanza di connessione tra L’Aquila e Foggia. Nel XIII secolo appartenne alla Baronia di Carapelle, divenendo in seguito possedimento dei Piccolomini e quindi, dalla fine del XVI secolo, della potente casata medicea. E’ sotto la guida di Francesco de’ Medici che il borgo visse il suo periodo di massimo splendore, intorno al commercio della lana “carfagna”, una lana nera di tipo grezzo prevalentemente usata per le uniformi militari e per il saio dei monaci, prodotta a Santo Stefano e lavorata a Firenze. Nel XVIII secolo, il borgo entrò nell’orbita del Regno delle Due Sicilie e divenne possedimento privato del Re di Napoli fino all’Unità d’Italia. Il nucleo centrale medievale è dominato da un’imponente torre merlata, di forma cilindrica, detta Torre Medicea che, distrutta dal terremoto dell’Aquila del 2009, è in fase di ricostruzione. Essa emergeva dal profilo urbano, come evidente espressione di potere, sul territorio circostante. All’interno dell’antico recinto difensivo si insediò una piccola guarnigione nell’isolato che ancor oggi viene detto “Casa del Capitano”. Il borgo fortificato ha una configurazione ellissoidale. Le abitazioni e i percorsi viari, stretti e angusti, sembrano essersi sviluppati seguendo cerchi concentrici, che hanno come punto di partenza la torre cilindrica. Troviamo, anche in questo borgo, le case mura con il profilo scarpato; per ragioni difensive e a causa della mancanza di spazio, le abitazioni sorgono su più piani (case torri) e, in alcuni casi, sopra percorsi coperti, analoghi agli “sporti” di Castel del Monte. La Rocca di Santo Stefano di Sessanio: Domina la valle del Tirino e l’altopiano di Navelli a poca distanza dalla piana di Campo Imperatore, è situata su un crinale a 1.460 metri d’altezza, in una posizione molto favorevole dal punto di vista difensivo ed era utilizzata come punto d’osservazione militare in comunicazione con altre torri e castelli vicini, sino all’Adriatico. La struttura, interamente in pietra bianca a conci squadrati, si compone di un maschio centrale di antica origine e di una cerchia muraria in pietra e quattro torri d’angolo a base circolare fortemente scarpate, costruite a partire dal 1480. L’accesso avveniva attraverso un’apertura sul lato orientale posta a circa cinque metri da terra, cui si accedeva attraverso una rampa in legno, originariamente retrattile, poggiata su mensole in pietra. Il castello, danneggiato dal terremoto del 1348/49 e da quello del 1461, è stato soggetto a una serie di restauri conservativi tra il 1986 e il 1989 volti a risanare la struttura e a consentirne il recupero architettonico-funzionale, ed è oggi fruibile gratuitamente ai visitatori.
RIFUGI E BIVACCHI A SANTO STEFANO DI SESSANIO (AQ)
La storia del borgo di Santo Stefano di Sessanio affonda le sue radici in un antico pagus  Romano, e come tale ne ha seguito le vicissitudini;  in seguito le sue vicende si sono intrecciate con quelle della Baronia di Carapelle, dei Piccolomini, fino ad appartenere per circa duecento anni alla famiglia dei Medici, durante i quali il borgo ha conosciuto il periodo di maggior splendore, affermandosi nella zona come produttore di lana “nera”, grezza, detta “carfagna”. Dopo l’unificazione del Regno d’Italia le sorti del borgo seguirono, nel bene e nel male, quelle dell’intero Abruzzo. Nel secondo dopoguerra centinaia di braccia abbandoneranno Santo Stefano, in cerca di più promettenti mercati di lavoro. Gli anni “del boom economico” sono stati i peggiori per la vita interna del borgo, ma fu proprio questo fattore a far sì che la struttura medioevale del paese rimanesse intatta, senza sconvolgimenti causati dalla cementificazione selvaggia di quel periodo. Negli ultimi vent’anni il paese sta rinascendo, grazie a coloro che si sono accorti di cosa davvero li circonda: i mille vicoletti, le case-mura, la Torre, gli archi, la natura incontaminata. E’ possibile affacciarsi, facendo attenzione, ad una piccola finestra sul medioevo. Una volta arrivati al borgo è possibile fare acquisti presso La Vecchia Bottega, piccolo punto vendita di oggetti d’arte e d’artigianato che affaccia direttamente su Piazza Medicea, la piazzetta principale del borgo. Gli articoli proposti da La Vecchia Bottega, hanno come soggetto principale la magia del borgo; i nostri prodotti sono realizzati sui supporti più svariati (dal legno, alla “marmorina”, dalla pregiata ceramica di Castelli ad oggetti d’uso quotidiano), sui quali è rappresentato il borgo mediceo in tutte le sue sfaccettature. Ma anche  frivolezze, portafortuna, libri, cartoline: tanti prodotti diversi, tutti accomunati dalla qualità. Il nome Santo Stefano di Sessanio: La tesi più accreditata è che il nome Sessanio derivi da una corruzione di Sextantio, piccolo insediamento romano situato nei pressi dell’attuale abitato, probabilmente distante sei miglia da un più importante pagus (villaggio) romano. La Storia di Santo Stefano di Sessanio: Età romana,la ricostruzione dell’antica rete viaria evidenzia che la distanza tra Sextantio e il Piano di Marco è di circa 8,6 chilometri pari a sei miglia romane. Dunque Sextantio (sei) farebbe riferimento al pagus di Marco, quello di maggior rilievo sull’altipiano aquilano. Con la caduta dell’impero romano si ebbe un progressivo decadimento del sistema insediativo e sociale. 760, le prime notizie documentate relative ai territori circostanti riguardano la donazione di Carapelle al monastero di Vincenzo al Volturno da parte del re longobardo Desiderio. La storia di Santo Stefano è quindi collegata con quella di queste due località, almeno fino all’XI secolo. L’opera capillare degli ordini monastici determina un aumento delle terre coltivabili, il ripopolamento delle campagne anche ad alte quote, nonché la nascita e il consolidamento di borghi fortificati, tanto più sicuri quanto più in posizione elevata. 1308, si hanno le prime notizie certe dell’esistenza del borgo fortificato di Santo Stefano di Sessanio. Tra fine XIII e inizio XIV secolo si assiste alla formazione del vasto dominio feudale della Baronia di Carapelle, comprendente, tra gli altri il territorio di Santo Stefano che ricopre un’importante funzione strategica come primo centro della Baronia confinante con il Contado aquilano a controllo del percorso proveniente da Barisciano. 1474, sotto gli Aragonesi, l’abolizione della tassa sugli animali e il riordino dei pascoli di Puglia consentono un forte sviluppo della pastorizia e della transumanza al punto che in quell’anno Santo Stefano, Calascio, Rocca Calascio e Carapelle hanno nella dogana di Puglia ben 94.070 pecore. 1579, Costanza, figlia unica di Innico Piccolomini, cede la Baronia di Carapelle a Francesco de’ Medici Granduca di Toscana. Ai Medici queste terre apparterranno fino al 1743. In questo periodo Santo Stefano raggiunge il massimo splendore come base operativa della Signoria di Firenze per il fiorente commercio della lana “carfagna”, qui prodotta e poi lavorata in Toscana e venduta in tutta Europa. 1810, dopo il passaggio al Re di Napoli, il territorio della Baronia è diviso in cinque comuni, tra cui quello di Santo Stefano. Con l’unità d’Italia e la privatizzazione delle terre del Tavoliere delle Puglie termina l’attività millenaria della transumanza e inizia un processo di decadenza del borgo che vede fortemente ridotta la popolazione a causa del fenomeno dell’emigrazione.
Nello sfondo incantato del borgo medievale di Santo Stefano di Sessanio, situato all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso d’Italia - Monti della Laga, troverete il Residence Villa Valsi, un luogo di soggiorno ideale per chi è amante della montagna o per chi intende trascorrere momenti di tranquillità in un ambiente rilassante e caratteristico, a contatto con una natura incontaminata e lontano dal turismo di massa. Il Residence Villa Valsi è la vecchia casa dei nonni, sapientemente ristrutturata e divisa in cinque comodi appartamenti per le vacanze che si aprono su due ampi giardini. Tutti gli appartamenti sono arredati con gusto ed amore per i particolari, nel rispetto della tradizione del luogo. Santo Stefano è un posto unico e suggestivo tra i cui vicoli si respira un’aria d’altri tempi. Le sue strade ed i suoi palazzi sono ricchi di cortili, archi, logge, portali in pietra tardo-medievali e rinascimentali. La torre merlata si staglia nitida all’orizzonte, nel punto più alto del paese, quasi a voler controllare lo spettacolare contorno di valli e monti che la circondano. Nel XV e XVI secolo Santo Stefano subì il dominio della famiglia Piccolomini di Siena e poi dei Medici di Firenze. Sono ancora vivi i ricordi nell’architettura del paese e più evidentemente nello stemma strategicamente collocato sulla volta della porta principale di accesso alla piazza Medicea e su numerosi altri edifici ornati di bifore o loggiati. Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio. E’ piccola e molto saporita: una minuscola lenticchia di pochi millimetri di diametro, globosa e di colore scuro, marrone-violaceo. Cresce oltre i mille metri di altitudine solo sulle pendici del Gran Sasso, nei territori incontaminati del Parco Nazionale. Alcune coltivazioni si spingono fino a 1600 metri, ma è intorno ai 1200 che danno i risultati migliori. Per le loro piccolissime dimensioni e l’estrema permeabilità, le lenticchie di Santo Stefano di Sessanio non hanno bisogno di alcun ammollo preliminare. Sono straordinariamente saporite e il modo migliore per apprezzarle è una zuppa molto semplice: bisogna coprirle con acqua e aggiungere spicchi d’aglio scamiciati, qualche foglia di alloro, sale, olio extravergine e portare quindi a leggera ebollizione, a pentola chiusa. Non si tratta di una lenticchia qualsiasi ma di un biotipo preciso selezionatosi in questa zona da tempi immemori. Basti pensare che le coltivazioni di legumi, e in particolare di lenticchie, in questa zona dell’Aquilano sono già citate in documenti monastici dell’anno 998. Qui ha trovato un habitat ideale, fatto di inverni lunghi e rigidi – al termine dei quali, alla fine di marzo, si seminano le lenticchie – e di primavere brevi e fresche. I terreni poveri di montagna (calcarei) sono perfetti per le lenticchie, che non richiedono nemmeno grandi concimazioni. Diventano invece legumi impegnativi al momento della raccolta, che avviene tra la fine di luglio e la fine di agosto. Le lenticchie maturano in modo scalare e anche in tempi diversi, secondo l’altitudine del campo. A volte trascorrono 15 giorni tra la falciatura, quasi sempre manuale, e la battitura: le piantine falciate, se lasciate sul campo – prima accumulate in piccoli covoni e poi ammassate sotto la protezione di un telo – nutrono comunque i semi portandoli a maturazione. Spesso non è possibile usare la mietitrebbia, perché i campi sono in zone impervie ma soprattutto perché i legumi si sviluppano vicino al terreno e con la raccolta meccanizzata le perdite potrebbero arrivare al 30-40% del raccolto. Insomma, la raccolta avviene ancora come mille anni fa ed è molto faticosa. Stagionalità: Le lenticchie di Santo Stefano di Sessanio si raccolgono nel mese di agosto, ma si consumano essiccate e quindi sono disponibili tutto l’anno. I produttori delle lenticchie di di Santo Stefano di Sessanio sono in prevalenza anziani e perlopiù coltivano un poco di lenticchie per il consumo famigliare. Le quantità ottenute sono limitate e diminuiscono ogni anno, il tutto aggravato dal proliferare di un mercato di false lenticchie di Santo Stefano di Sessanio, che avvilisce i produttori locali. Il Presidio, che sposa un progetto già avviato negli anni passati dal Parco Nazionale del Gran Sasso e dall’Arssa Regione Abruzzo, ha permesso di riunirli in un’associazione per arrivare a un’etichettatura e a un controllo del raccolto, al fine di garantire il consumatore da eventuali frodi. Ma soprattutto lavora per aumentare le coltivazioni, per offrire un’opportunità di sviluppo e una possibilità per i giovani di rimanere su un territorio straordinario.
Da vedere a Santo Stefano di Sessanio: Il borgo di Santo Stefano di Sessanio è, tra i monumenti dell’uomo, forse il più suggestivo dell’intero Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. È un paese completamente costruito in pietra calcarea bianca, il cui candore è stato reso opaco dal tempo. Le coperture dei fabbricati realizzate esclusivamente con coppi offrono un’armonica visione d’insieme a chi lo osserva dall’alto della torre medicea. Il borgo è considerato tra i più belli d’Abruzzo per gli integri valori ambientali, per il decoro architettonico e per l’omogeneità stilistica. Le strade che lo attraversano, da percorrere rigorosamente a piedi, si presentano in ricchissima varietà, dall’erta scalinata che costeggia la chiesa di Maria in Ruvo (XIII-XIV secolo), ai tortuosi selciati che si insinuano tra le abitazioni e conducono alla torre, al lungo percorso ricavato sotto le case per proteggerle dalla neve e dai gelidi venti invernali. Appartengono al dominio dei Medici i loggiati dalla linea elegante, i portali disposti ad arco con formelle fiorite, le finestre in pietra finemente lavorate e decorate da mani esperte, le bifore meravigliose e le mensole dei balconi. Sulla porta d’ingresso di sud-est svetta lo stemma della Signoria di Firenze, che su queste montagne ha lasciato un granello - ma quanto prezioso - della sua raffinata civiltà. Pur non esistendo vere e proprie mura di difesa, il borgo è contornato da edifici senza soluzione di continuità che ebbero la funzione di case-mura, come mostrano anche le rare e piccole finestre. Percorrendo le tortuose stradine si ammirano abitazioni quattrocentesche, tra cui la casa del Capitano, e la torre risalente al Trecento e impropriamente detta medicea, dalla cui sommità si apre allo sguardo un panorama incantevole che abbraccia le valli del Tirino e dell’Aterno e si spinge sino ai fondali della catena del Sirente e della Maiella. La chiesa di Santo Stefano Protomartire, edificata tra XIV e XV secolo, si presenta come una monoaula in cinque campate, caratterizzata da un’insolita area presbiterale su cui si aprono le cappelle e un abside semicircolare. Rilevante è anche la chiesa della Madonna del Lago,del XVII secolo, che sorge subito fuori le mura, sulle verdi rive di un laghetto. Il prodotto principe del borgo di Santo Stefano di Sessanio: Le lenticchie di Santo Stefano di Sessanio, biologiche da sempre, appartengono ad una qualità rara e antica che viene coltivata soltanto nei terreni aridi di alta montagna tra i 1200 e i 1450 metri. La caratteristiche principali sono il colore marrone scuro, le dimensioni molto piccole, la superficie rugosa e striata e, soprattutto, il sapore che le ha rese celebri in tutta l’Italia, utilizzate dai migliori chef per piatti tradizionali o della nouvelle cuisine. Possono essere conservate a lungo senza perdere sapore e cuociono in circa 20 minuti. Il piatto del borgo di Santo Stefano di Sessanio: La zuppa di lenticchie servita con quadratini di pane fritto in olio di oliva è la più nota tra le minestre basate su questo legume, che possono essere cucinate anche con le patate, le volarelle (pasta fatta in casa, tagliata a quadretti) e le salsicce. Ottime sono pure le carni degli agnelli allevati nell’altopiano di Campo Imperatore: una specialità è l’agnello alla chiaranese con formaggio e uova. Musei e gallerie d’arte a Santo Stefano di Sessanio: È in allestimento, da parte del Comune e del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, il Museo delle genti della Baronia di Carapelle presso la vecchia sede del Municipio.
La Comunità montana Campo Imperatore-Piana di Navelli e Santo Stefano di Sessanio era una comunità montana istituita con la Legge regionale 22 aprile 1976, N. 14 della Regione Abruzzo, che ne ha anche approvato lo statuto. È stata accorpata alla Comunità montana Montagna di L'Aquila dopo una riduzione delle comunità montane abruzzesi che sono passate da 19 ad 11 nel 2008. La Regione Abruzzo ha abolito la nuova Comunità montana insieme a tutte le altre comunità montane nel 2013. La Comunità montana Campo Imperatore-Piana di Navelli traeva il suo nome dalle due macroaree di Campo Imperatore e dell'Altopiano di Navelli. Aveva sede nel comune di Barisciano e comprendeva diciassette comuni della provincia dell'Aquila: Barisciano, Calascio, Capestrano, Caporciano, Carapelle Calvisio, Castel del Monte, Castelvecchio Calvisio, Collepietro, Navelli, Ofena, Poggio Picenze, Prata d'Ansidonia, San Benedetto in Perillis, San Demetrio ne' Vestini, San Pio delle Camere, Santo Stefano di Sessanio, Villa Santa Lucia degli Abruzzi.
Con Santo Stefano di Sessanio facciamo uno strappo alla regola, difatti questo non è un borgo abbandonato, ma rientra tra quelli meno popolati, difatti conta appena 120 abitanti. Quindi perché questa scelta di scriverne? Perché proprio grande all’interesse di investitori, una parte del borgo è stata ristrutturata e riportata in vita. Ma prima di parlare di questo andiamo a vederne la storia. Santo Stefano di Sessanio, comune della provincia de L’Aquila, proprio per la sua particolarità è entrata a far parte de “I borghi più belli d’Italia“. Geograficamente parlando è posta all’interno del parco del Gran Sasso e Monti della Laga. Le prime notizie che attestano l’esistenza di Santo Stefano di Sessanio risalgono al 760, ma è dal 1308 che si parla propriamente del borgo fortificato. Nel XIX secolo con la decadenza della transumanza, attività millenaria che contraddistingueva la zona, il borgo vede spopolarsi anno dopo anno. E’ negli ultimi anni che il borgo ha subito una profonda trasformazione. Difatti grazie all’intervento dei sindaci e all’impegno dei pochi abitanti sono iniziate le opere di restauro. Ma è nel 2004 che si ha la svolta con l’arrivo al borgo dell’imprenditore di origini svedesi Daniele Elow Kijlgren, il quale, dopo aver acquistato una parte del borgo disabitato, lo ha ristrutturato dando vita ad un famoso albergo diffuso, il Sextantio (dall’antico nome di Santo Stefano di Sessanio in età romana). Questo intervento ha fatto confluire in zona un buon numero di attività che l’ha resa appetibile ai tanti turisti che desiderano rivivere la storia passata immergendosi in questo contesto. Purtroppo il terremoto che ha colpito L’Aquila nel 2009, ha coinvolto anche il borgo che si è visto danneggiate molte abitazione e, soprattutto, la Torre Medicea. Il costo del restauro di quest’ultima è attestata sul milione di euro da completarsi in circa due anni. Santo Stefano di Sessanio è spesso meta di escursioni e itinerari con le vicine zone di Rocca Calascio e il borgo di Rocca Calascio.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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