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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a San Benedetto in Perillis

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI SAN BENEDETTO IN PERILLIS (AQ)
 
Ospitalità a SAN BENEDETTO IN PERILLIS (Aq) (m. 878 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di San benedetto in Perillis: 42°11′07″N - 13°46′18″E
     
  CAP: 67020 -  0862 -  0862.955138 - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI SAN BENEDETTO IN PERILLIS 0862.955148   0862.955776       0862.955148 - P. Iva: 00219500667
Raggiungere San Benedetto in Perillis:(Stazione  L'Aquila a 42 km. (Uscita Bussi/Popoli) -Aeroporto d'Abruzzo a 55 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI SAN BENEDETTO IN PERILLIS (AQ)
San Benedetto in Perillis. Tratturo L'Aquila - Foggia: Il tratturo aquilano, oltrepassato il monte sovrastante Ofena e superato Forca di Penne con il suo ramo principale, discende, con quello secondario, verso Navelli e Collepietro, raggiungendo San Benedetto in Perillis dove è stata determinante l'influenza della civiltà pastorale. Attualità a San Benedetto in Perillis: Fino al 2012 parte del borgo fortificato, l'Abbazia ed il monastero benedettino sono inaccessibili in quanto ubicati in zona rossa post sisma e gravemente danneggiati dal terremoto che colpì la città di L'Aquila e provincia nel 2009. Da considerare che il paese NON rientra nel famoso "cratere" del sisma e pertanto fuori da ogni significante possibilità di ripristino. Infatti San Benedetto è incluso in un secondo settore di comuni colpiti, ma in maniera minore, della piana di Navelli, assieme a San Pio delle Camere, Collepietro e Caporciano. Nel 2010 sono stati versati i fondi per la ricostruzione delle parti lesionate del monastero di San Benedetto, e di parte del vecchio centro storico. Associazioni e Circoli culturali: Associazione Donne d'Abruzzo, associazione non profit, associazione sociale e culturale. Associazione Perill'Arte: associazione sociale e culturale. Feste patronali a San Benedetto in Perillis: Il 6 giugno è il giorno mandatorio della festa del santo patrono San Benedetto. In questo giorno viene anche celebrato il culto della Madonna di Casaluce, paese della provincia di Caserta con cui San Benedetto in Perillis è spiritualmente gemellato da anni. La Comunità montana Campo Imperatore-Piana di Navelli (zona B) era una comunità montana istituita con la Legge regionale22 aprile 1976, N. 14 della Regione Abruzzo, che ne ha anche approvato lo statuto. È stata accorpata alla Comunità montana Montagna di L'Aquila dopo una riduzione delle comunità montane abruzzesi che sono passate da 19 ad 11 nel 2008. La Regione Abruzzo ha abolito la nuova Comunità montana insieme a tutte le altre comunità montane nel 2013. La Comunità montana Campo Imperatore-Piana di Navelli traeva il suo nome dalle due macroaree di Campo Imperatore e dell'Altopiano di Navelli. Aveva sede nel comune di Barisciano e comprendeva diciassette comuni della provincia dell'Aquila: Barisciano; Calascio; Capestrano; Caporciano; Carapelle Calvisio; Castel del Monte; Castelvecchio Calvisio; Collepietro; Navelli; Ofena; Poggio Picenze; Prata d'Ansidonia; San Benedetto in Perillis; San Demetrio ne' Vestini; San Pio delle Camere; Santo Stefano di Sessanio e Villa Santa Lucia degli Abruzzi.
RESIDENZE ALBERGHIERE SAN BENEDETTO IN PERILLIS (AQ)
Il Regio tratturo L'Aquila-Foggia, chiamato anche Tratturo del Re o Tratturo Magno, con i suoi 244 km è il più lungo tra i tratturi italiani. Parte dal piazzale della Basilica di Santa Maria di Collemaggio a L'Aquila, scende lungo la valle dell'Aterno-Pescara passando nei pressi di Sant'Elia, Bazzano, Onna e San Gregorio. Superato Poggio Picenze il percorso si discosta dall'Aterno per risalire verso l'altopiano di Barisciano inoltrandosi nel territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. In questo tratto il tracciato ricalca quello dell'antica Via Claudia Nova raggiungendo l'antica Peltuinum. Il percorso attraversa anche la piana di Capestrano, quindi supera il valico di Forca di Penne (918 m) per riscendere verso le colline del Chietino. Quindi si dirige verso Lanciano per raggiungere la costa adriatica in prossimità della foce del fiume Osento. Si interna di nuovo nella pianura di Vasto per costeggiare di nuovo la costa alla foce del fiume Trignoentra nel Molise. Da qui iniziava a raccogliere le greggi del Molise, costeggiando la ferrovia Foggia-San Severo per poi raggiungere Foggia, città sede della Dogana delle pecore, con lo stesso punto di arrivo del Tratturo Celano-Foggia presso la Chiesa delle Croci ed il monumento dell'Epitaffio. Lungo il percorso ancora oggi si osservano numerose chiese campestri o chiese tratturali per il riparo e il conforto dei pastori; ad esempio la chiesa di San Paolo di Peltuinum e lachiesa di Santa Maria dei Cintorelli, da dove si separa il Tratturo Centurelle-Montesecco. Il percorso del Regio tratturo L'Aquila-Foggia. I comuni attraversati dal tratturo sono: Abruzzo - Provincia dell'Aquila: L'Aquila, Barisciano, Poggio Picenze, San Demetrio ne' Vestini, Prata d'Ansidonia, San Pio delle Camere, Caporciano, Navelli, Capestrano. Provincia di Pescara: Corvara, Pietranico, Cugnoli, Alanno, Nocciano, Rosciano, Cepagatti. Provincia di Chieti: Chieti, Bucchianico, Villamagna, Vacri, Ari, Giuliano Teatino, Canosa Sannita, Arielli, Poggiofiorito, Frisa, Lanciano, Castel Frentano, Mozzagrogna, Santa Maria Imbaro, Fossacesia, Paglieta, Torino di Sangro, Casalbordino, Vasto, San Salvo. Molise - Provincia di Campobasso: Montenero di Bisaccia, Petacciato, Termoli, San Giacomo degli Schiavoni, Guglionesi, Portocannone, San Martino in Pensilis, Campomarino. Puglia - Provincia di Foggia: Chieuti, Serracapriola, San Paolo di Civitate, Torremaggiore, San Severo, Foggia. Monumenti e luoghi d'interesse lungo il tragitto del Regio tratturo L'Aquila-Foggia: All'Aquila, la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, punto di partenza del tratturo; Il sito archeologico di Peltuinum nei pressi di Prata d'Ansidonia; La torre sul valico di Forca di Penne (Capestrano); Palazzo della Dogana delle pecore a Foggia; Il monumento dell'Epitaffio a (Foggia).
CAMPEGGI SAN BENEDETTO IN PERILLIS (AQ)
Le Chiese di San Benedetto In Perillis (Aq) La Chiesa Di San Benedetto Abate: Fondazione E Problemi. L'esistenza dell'insediamento longobardo può servire a datare la chiesa di San Benedetto abate recentemente (e malamente) sottoposta a lavori di restauro e consolidamento. Conviene riportare qui quanto il Moretti, all'epoca Soprintendente per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici per l'Abruzzo e che ha curato il primo restauro, ha scritto sulla Chiesa di San Benedetto: "La chiesa più antica d'Abruzzo, mascherata nel secolo XVIII ed in maniera più ridicola nell'Ottocento, per raggiungere il massimo della decadenza nel corso degli ultimi anni per un malinteso senso del decoro, è stata casualmente riscoperta recentemente in tutto il fascino della sua rara autentica vetustà. Le fotografie sono lo specchio fedele di una situazione che non faceva presumere l'esistenza di un edificio altomedioevale, potendosi datare sicuramente al IX secolo la struttura originaria. L'illustrazione mostra la facciata all'inizio dei lavori di restauro, quando era già stata liberata da una capanna avente funzione di sacrestia, così ingombrante da non permettere significative riprese fotografiche. In questa fase è già visibile il motivo preromanico del loggiato pensile e quello, ben più arcaico, quasi sconosciuto, perché derivante dal tardo antico, del portale. La foto mostra lo stato dell'interno prima dell'inizio delle opere di ripristino. L'orientamento della chiesa risulta invertito. Non è visibile l'inizio di una trasformazione "gotica", limitata alle ultime due campate delle navatelle e che l'odierno restauro ha ovviamente conservato trattandosi di una fase significativa, non solo sotto l'aspetto della storia del monumento (3), ma anche per intrinseci valori formali. Il rivestimento barocchetto, estremamente artigianale, presentava spunti che l'avvicinano a quello di San Silvestro dell'Aquila e pertanto doveva del pari risalire ai primi decenni del sec. XVIII". Sul motivo del loggiato pensile insiste la Terra-Abrami, (4) che pur fra ingenuità, imprecisioni e invenzioni di pura fantasia, tratta della chiesa e del monastero (che non fu mai badia, ma prepositura!). " ...l'interno, liberato dalle incrostazioni barocche....ha ritrovato...nel tetto a capriate, nei pilastri a sezione quadrata (sic!) terminanti in disadorni arcaici capitelli, il severo e semplice ritmo delle sue linee, quell'armonia e chiarezza compositiva che sorge da un ordine segreto. La facciata nella perfetta apparecchiatura dei muri (sic!) richiama strutture che ci riportano al preromanico europeo e trova la sua originalità nel loggiato pensile che non ha riscontro nelle chiese abruzzesi." E in nota mette in risalto come il motivo del loggiato pensile richiami alcune costruzioni di questo periodo in Spagna, come nel palazzetto di Re Ramiro (sec. IX) a Santa Maria di Noranco presso Oviedo. E conclude assai acutamente: "...se si considera...che tutta la zona dell'Abruzzo appenninico (dato ormai acquisito alla storia da recenti studi) si mantenne tenacemente legata alla cultura longobarda anche dopo la vittoria dei Franchi, non è difficile identificare l'ambito in cui devono essere inseriti i costruttori della chiesa di San Benedetto in Perillis..." Esistono poi altri elementi che possono servire a datare la chiesa di San Benedetto: a) il portale derivante dal tardo antico o forse recuperato da qualche tempio romano della zona, (il colle su cui sorge la chiesa, il Piano di Collepietro o l’Ara Martona). Il materiale di recupero inserito all'angolo sinistro della facciata (ala di genio e capitello corinzio) e il tratto di muro in laterizio in “opus spicatum”sul fianco sinistro fanno ipotizzare nel sito o un luogo di culto della tarda romanità o una chiesa preesistente. Anche la porta laterale di sinistra (la più antica). Nella foto delle campate la didascalia riporta "Dettagli delle campate dell' VIII secolo dopo il ripristino". Le due cappelline gotiche furono fatte costruire nel 1345, allorché la chiesa dovette essere riconsacrata a seguito di un eccidio perpretatovi dai cavalieri di Lalle Camponeschi. Si veda al cap.V. S.TERRA-ABRAMI, Tre badie benedettine nel cuore dell'Abruzzo, estratto dal Bullettino Abruzzese di Storia Patria, annata LXX, (1980), p. 294 (5) M.C.SOMMA, Un monastero...cit., passim realizzata con un arco a tutto sesto, al di fuori dei moduli costruttivi benedettini; b) la cornice ad ovoli e dentelli, di derivazione romana, sormontata da una decorazione a due nastri intrecciati, motivo tipico dei sec. VIII-IX e da piccoli rombi nella parte inferiore. La decorazione a nastri intrecciati e il motivo ad ovoli e dentelli è presente in forma più elaborata nella cornice dell'abside di S.Alessandro, nel complesso della Cattedrale di Valva; c) la grande croce greca, formata da tre nastri che si aprono alle estremità a formare volute, scolpita su uno stipite del portale. L'altro stipite è stato ricostruito ex novo perché abbattuto nei rifacimenti successivi. Il frammento di un'altra croce identica, che probabilmente faceva coppia sull'altro stipite, è visibile fra i reperti di risulta esposti dentro la chiesa; d) il loggiato pensile preromanico che sembra riprodurre l'andamento delle campate interne (i fornici esterni più alti di quelli centrali). I due fornici centrali della quadrifora dovevano dare luce alla chiesa, come sembra indicare l'arco interno in corrispondenza, non visto e richiuso nell'opera di restauro. Notevoli sono pure i capitelli e le basi della quadrifora, “...la cui decorazione a nastri e rosette, perfettamente unitaria con quella presente all’interno della chiesa, ripropone una tematica comune ai secoli VIII e IX...” e) il motivo ascensionale che permea tutto l'interno della chiesa. Il I° arco, dalla parte dell'ingresso, si eleva a 5,60 m di altezza. Il II° arco parte da una altezza notevolmente minore: 4,8 m. Gli archi successivi si elevano ad altezza via via crescente fino all'ultimo arco, nel presbiterio, che raggiunge circa l'altezza del I° arco. Il pavimento dalla parte dell'ingresso è in leggera salita fino all'attuale I° scalino.
VILLAGGI TURISTICI SAN BENEDETTO IN PERILLIS (AQ)
Le Chiese di San Benedetto In Perillis (Aq) La Chiesa Di San Benedetto Abate: Segue poi una corta zona quasi pianeggiante, su cui si eleva il presbiterio fortemente rialzato, anche se il restauro ne ha ribassato la quota di almeno 40 cm, come ben dimostrano le basi delle colonnine delle cappelline gotiche rimaste pensili e una piccola porzione di pavimento originario; f) il pavimento originale della zona centrale pianeggiante, che il restauro ha eliminato tout court. Si può vedere al riguardo F.GIUSTIZIA, Paletnologia...cit., Tav. XXXI. Si veda ad es. la lastra tombale di bambino, nella basilica longobarda di S.Felice, a Vicenza, o il pannello della Visitazione di Maria a S.Elisabetta dell'altare di Ratchis (duca del Friuli dal 737 al 744) a Cividale del Friuli. “Una treccia di carattere italo-bizantino...” la definisce il Gavini a proposito della cornice S.Alessandro di Corfinio. Si veda I.C.GAVINI, Storia dell’architettura in Abruzzo, Costantini Editore Pescara, 1980 (ristampa anastatica), vol.I°, pag. 73, Se, come qualcuno obietta, la chiesa è dell'XI, perché fatta costruire da Trasmondo insieme al monastero (cosa tutta da dimostrare) resterebbe da spiegare perché le stesse maestranze (presumibilmente) abbiano lavorato in maniera così difforme, assai rozzamente nella chiesa di S.Benedetto e con una eleganza straordinaria nel S.Alessandro e nella Cattedrale di Valva. M.MORETTI, Decorazione scultorea-architettonica altomedioevale in Abruzzo, nr. LVI, Roma, 1972 Una croce identica ma di dimensioni minori è scolpita all'esterno vicino una delle monofore della navata sinistra della Chiesa di S. Maria Assunta di Bominaco. Un’altra croce simile è inserita nell’ultima arcata del colonnato di sinistra della navata centrale della chiesa di S.Pietro ad Oratorium e sembra un pezzo riutilizzato proveniente dalla primitiva chiesa di S.Pietro. (Cfr. M.MORETTI, Decorazione... cit., nr. LVI, Roma 1972) Questi elementi comuni dimostrano che certi moduli decorativi resistono nel tempo fine a sé stessi, anche se svincolati dal contesto storico-artistico in cui sono stati inizialmente utilizzati. L.PANI ERMINI, Decorazione architettonica e suppellettile liturgica in Abruzzo nell’alto medioevo, in Atti XIX Congresso di Storia dell’Architettura, L’Aquila 1975, vol. I, p. 67-76 Nel restauro anche questa parte di pavimento è stata ribassata di un gradino, come ben si evidenzia dalla base delle colonne e dalla quota delle due porte laterali che risultano sopraelevate di almeno 20 cm, rispetto all'attuale pavimento. Dietro forti sollecitazioni di persone di S.Benedetto, scandalizzate dalla allegra conduzione del restauro lasciato alla mercé degli operai, il capomastro, quasi di straforo, acconsentì a ricostruire un riquadro del pavimento originale, nascosto però dietro una colonna e fuori della zona centrale. Per inciso, quei pochi conci, furono recuperati da persone di buona volontà nella discarica dove era stato gettato il materiale di risulta della chiesa. Il pavimento era a piccoli conci rettangolari di pietra calcarea, quasi un opus sectile, dove i conci di calcare avevano la stessa funzione delle piastrelle di marmo. La decorazione consisteva in un ornato geometrico di quadrati, entro cui i conci erano disposti lungo assi obliqui a formare un motivo a rombi, inscritti entro uno schema reticolare formato da quattro quadrati. I lati comuni ai quadrati contigui formavano un ornato di croci a bracci uguali. La quota variata, con una alzata in corrispondenza del terzo valico e della porta di accesso alla chiesa dal cortile del monastero, è quasi sicuramente indice della presenza di una iconostasi, a dividere lo spazio riservato ai monaci dallo spazio riservato ai fedeli. La pavimentazione in opus sectile (lastre o mattonelle di marmo in questo caso) sono state proposte datazioni che oscillano tra la fine del VI secolo e l’inizio del VII. Cfr. PAOLA CHINI, La chiesa e i sotterranei di S. Saba, “Collana archeologica” supplemento di Forma Urbis, Anno IV, nr. 3, marzo 1999, E.S.S. Editorial Service System S.r.l., p.14 g) gli archi a conci alternati di pietra calcarea e tufo, arcone centrale compreso, in una ricerca di dicromia che anticipa di molti secoli moduli stilistici delle chiese del Duecento-trecento; h) le decorazioni delle cornici delle colonne con piccole croci e fregi di facile geometria, stilizzazione tipica longobarda di motivi bizantini. Non mancano motivi a ferro di cavallo che mostrano influssi arabi. “...di particolare rilievo l’ornato che, come già accennato, risulta unitario con quello del portale e dei capitelli della quadrifora di facciata. Il repertorio decorativo rielabora motivi largamente diffusi in epoca altomedioevale, dai cerchi concentrici di nastro vimineo contenenti rosette, ai fiori quadrilobati, alle semplici palmette stilizzate, incorniciate nei singoli pezzi, da cordoni o elementi viminei...” i) le capriate in legno di quercia rozzamente scolpite, che i due restauri hanno praticamente distrutto (per fortuna rimangono ancora due o tre esemplari di elementi reticolari) sostituendole con capriate in abete, anonime e sicuramente molto meno resistenti; l) sull'angolo di sinistra rimasto intatto e nella metà sinistra della facciata (la parte destra corrispondente è occupata dalla rozza torre non in asse e parzialmente arretrata, costruita probabilmente dopo il crollo di questa parte della chiesa in conseguenza dei forti terremoti che scossero l'Abruzzo nel Trecento e nel Quattrocento) sono visibili due capitelli circa alla stessa quota, destinati forse a reggere la travatura a capriate di un portico.
AFFITTACAMERE SAN BENEDETTO IN PERILLIS (AQ)
Le Chiese di San Benedetto In Perillis (Aq) La Chiesa Di San Benedetto Abate: L'ipotesi è rafforzata dal fatto che l'apparecchio in pietra a conci regolari inizia al livello dei capitelli e la sottostante muratura è a pietrame informe, quasi che questa fascia non fosse a vista perché ricoperta di stucchi, cosa che ben si concilia con la parete di fondo del portico in genere ricoperta da pitture; m) le monofore di sinistra della nave centrale nella metà superiore sono riquadrate da archetti a ferro di cavallo appena accennato, incassati nello spessore della muraglia di conci regolari; n) il vano sotto il presbiterio, che è apparso pieno di ossa ad un frettoloso tentativo di ricognizione, essendo stato utilizzato fino al 1874 come sepoltura, la "sepoltura innanzi la porta della chiesa" dei registri parrocchiali di morte agli anni 1802-1803 (5). Poteva essere la cripta o un reliquiarium, ma nessuno più potrà verificarlo, visto che è stato letteralmente riempito di cemento nell'ultimo restauro-consolidamento della chiesa, dopo la farsa della ricognizione. In conclusione la struttura paleocristiana, la severa arcaicità delle forme unita ai motivi sopra riportati, la presenza nel territorio di Perello di un insediamento longobardo, portano alla classificazione di una costruzione di tipo longobardo, databile attorno all'ottavo-nono secolo. La chiesa di S.Salvatore a Brescia, la cui pertinenza alla fase longobarda è stata stabilita con certezza nel corso di recenti lavori, presenta alcune monofore interne a conci alternati, bianchi e rosso mattone. L.PANI ERMINI, Decorazione…cit. vol. I, p. 67-76 Anche la facciata della Cattedrale di Valva porta quattro pilastri appena accennati, inseriti nella cortina muraria con capitelli aggettanti, che potrebbero far pensare a elementi di sostegno di un portico mai realizzato, anche se qui i pilastri hanno una funzione decorativa che manca nella chiesa di S.Benedetto. Sembra proprio che i costruttori del complesso della cattedrale di Valva abbiano mutuato idee e nobilitato qui alcuni più rozzi elementi della chiesa di S.Benedetto. Fino al restauro del 1971 l'orientamento della chiesa risultava ribaltato e quindi si accedeva alla chiesa dall'attuale zona presbiteriale, opportunamente ribassata. La porta di ingresso, aperta nel muro che chiude il vano dell'abside maggiore crollata o abbattuta, è oggi murata ma intatta. APSBP (Archivio parrocchiale di S.Benedetto in Perillis), Liber mortuorum, Tomo II (1802-1875) Di diverso avviso è la L.PANI ERMINI, Decorazione…cit. vol. I, p. 67-76 “...A prima vista dunque sarebbe logico supporre una datazione coeva alla diffusione di questi motivi, ma a mio avviso alcune ragioni e di carattere stilistico e di impianto formale rendono improponibile l’attribuzione al secolo VIII proposta dal Moretti. Per le prime innanzitutto si può notare l’intaglio secco, a spigolo vivo, che si evidenzia in particolare modo nei cordoni e che trova significativo riscontro in alcune cornici di imitazione di S.Pietro ad Oratorium o altre di S.Liberatore a Maiella....In conclusione limitando l’esame alla sola scultura decorativa, proporrei una datazione intorno all’anno Mille. Si tratta, è chiaro, di semplice ipotesi di lavoro: solamente uno studio analitico del complesso architettonico potrà eventualmente suffragarla o smentirla...” La chiesa si presenta oggi a pianta basilicale a tre navi, senza transetto evidente e mancante delle tre absidi, cadute sicuramente in uno dei terremoti che squassarono l’Abruzzo nel XIV e nel XV secolo. Il ribaltamento dell’orientazione della chiesa, intorno al 1450 ha ulteriormente contribuito alla distruzione dell’abside centrale. Ma la linea delle absidi è chiaramente contrassegnata all’ esterno dalle linee curve del contorno delle absidi a pietra concia e a corsi regolari ricorrenti della zona absidale, che staccano nettamente dalla muratura di chiusura dell’ abside di sinistra e dell’abside di centro realizzata in modo informe, in cui sono inseriti elementi di pietra lavorata di risulta. Ancora meglio si individuano gli archi di attacco delle absidi guardando dall’interno, il grande arco dell’abside centrale a pietra bianca e tufo grigio alternati e il piccolo arco dell’abside di sinistra, sempre a pietra bianca e tufo, della navatella di sinistra. La linea di contorno dell’abside di destra non è individuabile, perché questa parte della zona absidale è stata rinforzata da un contrafforte a scarpa, che prosegue anche su buona parte della parete della navata di destra. Nell’interno non esiste o non è visibile l’arco di attacco dell’abside di questa navatella. Sulla scarpa è stato impostato intorno al settecento un campanile a vela in pietra concia a tre fornici di luce diversa, due più grandi in basso e un piccolo fornice in alto, alla rastremazione del campanile. Sulla scarpa absidale, a metà altezza circa, è inserita una scultura del bestiario medioevale rappresentante un gatto a due teste, (il bigatto simbolo del dualismo bene-male che ben si adatta a Satana come Lucifero, angelo del bene diventato l’essenza del male). Per alcuni il gatto a due teste sarebbe la prova evidente della presenza nel monastero dei Templari. Pare infatti che nel processo loro intentato da Filippo il Bello, che portò alla soppressione dell’ordine e alla carcerazione ed eliminazione fisica dei cavalieri templari, una delle accuse infamanti loro rivolte fosse che adorassero Satana, rappresentato forse come un gatto a due teste. Sullo spigolo invece è inserito un leone che sporge per la metà anteriore e volge a sinistra di chi guarda. Probabilmente sono solo due delle sculture che adornavano le absidi e che forse in origine erano in relazione fisica fra di loro, sotto il bigatto e sopra il leone che lo sovrasta e lo guarda minaccioso, se il leone viene interpretato come Cristo (il leone di Giuda) e il bigatto come Satana. La lunghezza della chiesa è di 27-28 m circa muro-muro (escluse le absidi) e la larghezza totale è di 13,5-14 m. Lo spessore delle muraglie è 1 m. La pianta (e la disposizione) della chiesa è leggermente fuori asse, per cui ne viene fuori un rettangolo asimmetrico essendo il lato di sinistra lungo 27 m e il lato di destra lungo 28 m, il lato corto verso le absidi largo 13,5 m e il lato corto verso l’ingresso 14 m.
BED & BREAKFAST SAN BENEDETTO IN PERILLIS (AQ)
Le Chiese di San Benedetto In Perillis (Aq) La Chiesa Di San Benedetto Abate:  La linea delle colonne rastrema quasi impercettibilmente verso il presbiterio e l’abside centrale, passando da una larghezza di 5,60 m (lo spazio calpestabile tra le due fila di colonne) a 5,20 m della luce dell’abside centrale, come in una ricerca prospettica. La pianta interna a lati non perfettamente paralleli può essere indizio di limitate capacità costruttive, ma la rastremazione verso il fondo “...mostra la volontà dell’ esecutore di dare la sensazione ai fedeli di avvicinarsi a Dio... con un punto focale valorizzato dalla prospettiva centrale dove l’Eterno viene rappresentato faro di luce; come analogamente il pavimento è stato costruito con lieve pendenza in modo da dare la sensazione dell’ascesa verso il Signore. Analogamente, come in quasi tutte le chiese di quel periodo, la presenza di in gradino intermedio e Il disgraziato e frettoloso restauro della chiesa, chiudendo i due fornici centrali della quadrifora della facciata, ha snaturato “...il punto focale...dove l’Eterno viene rappresentato faro di luce...”. Tale doveva essere il presbiterio (e forse il ciborio), illuminato da un immenso fascio di luce, che dal pomeriggio fino al tramonto entrava dalle finestre della quadrifora, cosicchè quando già le prime ombre della sera avvolgevano gli spazi della chiesa, il presbiterio era illuminato dalle lame di luce del Sole, come lampada immensa ardente davanti al Santissimo nascosto sotto i veli del pane sull’altare. Ora tutto è mortificato e scialbato e una penombra costante intristisce la bella chiesa. Chissà perché alle belle parole e alle sottili intuizioni di Architetti e Sovrintendenti non corrispondano poi restauri coerenti. di una breve gradinata di ascesa al ciborio acuiva l’ascesa a Dio sotto forma di prospettiva orizzontale...” La navata centrale è larga circa 5,40 m e le navatelle laterali circa 2,3-2,40 m ciascuna. Tutte le chiese a pianta basilicale dell’alto medioevo e dell’ undicesimo-dodicesimo secolo, (ad es. in zona S.Pietro ad Oratorium con le stesse dimensioni e S.Maria Assunta di Bominaco leggermente più grande), rispettano di norma la proporzione che la lunghezza è all’incirca due volte la larghezza e la larghezza della nave centrale è circa doppia della larghezza delle navatelle laterali.( Le proporzioni sono notevolmente più rispettate se si considera anche la dimensione delle colonne, di circa 70 cm di diametro. In questo caso la larghezza della nave centrale, misurata tra i centri delle colonne sarebbe 6,1 m (5,40 + 0,35 + 0,35) e la larghezza delle navatelle sarebbe 2,75 m (2,40 + 0,35) I semipilastri di fondo addossati alle pareti sono larghi quanto il diametro delle colonne, che in numero di sei per lato scandiscono lo spazio interno, determinando così sette archi di luce diversa. La luce del I° arco (a sinistra per chi entra; l’altro arco è murato e se ne intravede la linea di metà arco dai conci del muro nella parete di destra della torre) è di 3,60 m rispetto al valore medio di 2,80 m degli archi successivi e si riduce a 2,50 m per l’ultimo arco. Le colonne hanno diametro diverso, da 70 cm a 80 cm. L’ultima colonna di sinistra verso il presbiterio (il semipilastro corrispondente è largo 80 cm) ha un diametro di 90 cm, quasi dovesse sopportare un maggior carico statico (presenza di un transetto mai costruito? presenza di un campanile a torre in origine?). La colonna dall’altro lato è larga 80 cm. Le colonne sono leggermente rastremate verso l’alto e poggiano su rozze e basse basi rettangolari, fuorché le ultime due colonne del presbiterio che sono senza basi, ma ciò potrebbe essere dovuto al ribassamento del pavimento in occasione del ribaltamento della orientazione della chiesa, che ha distrutto le basi. L’altezza della luce dell’ultimo arco è di soli 4,20 m, che si riduce a 3,80 m rispetto alla quota del pavimento originario, indicato dalla quota delle basi delle colonne delle due cappelline, se il pavimento non fosse stato ribassato arbitrariamente nell’ultimo restauro Il ciborio, se mai c’è stato, è indiziato da una base ad unghioni, da una colonnina ottogonale, annegata al momento nel pozzo del cortile del monastero richiuso da anni e da alcuni elementi della decorazione conservati tra gli elementi erratici di risulta nella navata di destra. Il primo grande arco di destra si intravede mutilo nei suoi conci di tufo, annegato dentro la muratura continua, a partire dal semipilastro addossato alla parte di fondo. Della prima colonna, annegata completamente nella muratura informe, si intravede appena il suo lastrone di copertura a filo di muro. Sul muro resti di affreschi quattrocenteschi bucherellati e scialbati dalla mazza del muratore per far aderire una ulteriore mano di intonaco. Sulla luce dell’arco richiuso imposta una rozza torre troncata in epoca recente, fuori squadra rispetto alla linea della facciata di cui invade praticamente la porzione della navatella di sinistra. Dovrebbe essere la porzione della chiesa caduta a seguito di qualche grande terremoto del trecento-quattrocento e ricostruita in maniera scorretta, eliminando il tufo ed usando per gli archi solo conci di calcare, almeno fino alla penultima colonna, il cui arco conserva ancora la struttura a conci di calcare e di tufo, segno che la parte verso il presbiterio non era caduta perché rafforzata dalla cappellina gotica trecentesca.
CASE PER VACANZA SAN BENEDETTO IN PERILLIS (AQ)
Il Museo di San Benedetto in Perillis. Nell'ambito di un recupero funzionale delle tradizioni e della cultura locale, il Comune di S.Benedetto in Perillis ha creato, un piccolo museo di rilevante interesse per la comprensione della civilta' e della cultura dell'uomo, dei suoi modi di vita, dei suoi bisogni e del loro soddisfacimento, dei grandi temi della vita: la nascita, l'amore, la morte. Il museo è articolato in due sezioni: la sezione di preistoria e la sezione antropologica (la vita quotidiana di una famiglia contadina espressa per tematiche: il ciclo del grano, il ciclo dell’olio, la tessitura). Le finalità del museo sono prevalentemente didattiche: ogni utensile ed ogni oggetto viene riportato e reinserito nel suo contesto funzionale reale. L'oggetto non viene presentato come qualcosa di valido da osservare o da godere come fine a se stesso, ma come parte di un tutto che lo caratterizza nella sua forma e nella sua funzione, in rapporto al suo utilizzo per la sopravvivenza o per il soddisfacimento di un bisogno materiale, estetico o attinente alla sfera dei sentimenti. La ricostruzione degli ambienti di cui l'oggetto diventa parte integrante, per cui l'oggetto non si capisce al di fuori di questo ambiente e l'ambiente non si capisce senza l'oggetto, è l'unico modo di fare un museo vivo e non una raccolta più o meno abbondante di pezzi seppure unici, tipo bazar o mercatino di Porta Portese. Il visitatore non deve essere un soggetto passivo, che ha qualche ora di tempo da perdere e decide di perderla in un piccolo museo (perché non c'è niente di meglio da vedere in giro ) tra oh di meraviglia e commenti estemporanei. Il visitatore deve diventare soggetto attivo nel museo e imparare come altri uomini hanno risolti i problemi del quotidiano con mezzi limitati ma con intelligenza, inventiva e lavoro duro; come essi si sono posti di fronte ai problemi esistenziali con semplicità e naturalezza. Perciò non deve esser un evento eccezionale ma un qualcosa di naturale poter veder una vecchina senza tempo che si siede al telaio del museo a tessere come ha fatto tante volte in gioventù o siede all'arcolaio o fila alla conocchia sputandosi alle mani per lisciare il filo. Il visitatore (soprattutto lo studente che è il fruitore primario di questo museo didattico) viene così calato nella realtà di un modo di vita che è stato e che ancora oggi può essere valido e, se vuole, può provare ad utilizzare in prima persona strumenti e tecnologie (sedersi al telaio, usare trapani preistorici per forare la pietra o accendere il fuoco etc. (in questa ottica forse questo museo è uno dei pochi musei interattivi). SEZIONE DI PREISTORIA. La sezione comprende la raccolta di utensili litici della collezione Gualtieri, collezione che (in parte è stata donata al Comune di S.Benedetto in Perillis ( e in parte è in comodato d’uso). Gli utensili sono stati raccolti in massima parte nel territorio del Comune di S.Benedetto in Perillis, in diversi siti, e in parte provengono da siti ubicati a cavallo dei territori dei comuni confinanti. Gli utensili (alcune centinaia) coprono un arco di tempo che va dal Paleolitico medio-superiore al Neolitico. La raccolta comprende chopper, bifacciali (asce a mano), raschiatoi, lame, bulini, perforatori, utensili per svasare, lame di falcetto neolitiche, punte di freccia etc. I siti individuati comprendono un "atelier" (luogo dove gli uomini preistorici si rifornivano di selce e dove la selce subiva spesso una prima lavorazione, per cui il sito è ricco di schegge di lavorazione e di nuclei oltre che di utensili), due siti del paleolitico medio-superiore (cultura dell'uomo di Neandertal), un sito mesolitico (?) e almeno tre siti del neolitico. Gli utensili sono stati classificati non secondo la successione cronologica, ma secondo il presumibile uso cui erano destinati. Gli utensili di selce rappresentano infatti una delle poche testimonianze delle presenza dell'uomo sulla terra, per un periodo di oltre due milioni di anni. A questi utensili sono stati dati dei nomi basati sull'ipotesi di una loro probabile funzione: ascia a mano, raschiatoio, punta, lama, perforatore. Vi sono però ben poche prove concrete sui veri usi cui gli utensili di selce dovevano in realtà esser adibiti. Solo oggi l'esame al microscopio dei bordi taglienti degli utensili, ossia il metodo delle tracce di usura lasciate sotto forma di politure, striature ed altri tipi di alterazioni sul bordo tagliente, ha permesso di ricostruire le funzioni di molti degli utensili di selce. Gli utensili sono stati perciò raggruppati secondo le funzioni fondamentali per la sopravvivenza: -rompere, schiacciare, scavare (chopper, chopping-tool, asce a mano o bifacciali o amigdale); -tagliare carni e tendini, scuoiare (lame, coltelli a dorso); -rimuovere il grasso dalle pelli (raschiatoi); -colpire, lanciare, appuntire, ritoccare per affilare ( punte, lame, raschiatoi); -lavorare l'osso e il corno (lame, rasciatoi, utensili denticolati); -lavorare il legno (lame, raschiatoi, utensili denticolati); -forare, svasare ( perforatori, svasatori, punteruoli, scalpelli litici), -tagliare materiale vegetale non legnoso, erbe, felci, cereali ( lame di falcetto); -tagliare il legno (asce scheggiate o levigate). A scopo didattico e dimostrativo alcune punte di lancia e di freccia originali sono state innestate e rimontate su aste di legno, secondo le probabili tecniche degli uomini preistorici, (preparazione della sommità dell'asta, inserimento dell'utensile di selce nella spaccatura del legno, legatura con vimini o budella di animali, stabilizzazione con resine e mastici vegetali) ricostruendo così lance e frecce).
APPARTAMENTI PER VACANZA SAN BENEDETTO IN PERILLIS (AQ)
Il Museo di San Benedetto in Perillis.  Sono stati ricostruiti, e sono funzionali, trapani ad archetto e trapani a pompa e perforatori Sono stati anche ricostruiti archi in legno funzionali, e falcetti neolitici per mietere (inizio dell'agricoltura e dello sfruttamento di specie coltivate della famiglia delle graminacee, tra cui una varietà arcaica di grano) inserendo a pressione in un ramo curvo, inciso lungo la linea mediana interna, le laminette caratteristiche a sezione triangolare o trapezoidale, che messe in successione costituiscono il filo tagliente del falcetto. E ancora sono state immanicate asce levigate neolitiche e ricostruiti arpioni per evidenziare la tecnica di lancio e di distacco dell'arpione stesso dall'asta a cui rimane però agganciato (tramite una correggia di cuoio o un laccio di budella di animale) per frenare la corsa dell'animale. Completano la sezione dei pannelli che accompagnano le tipologie degli utensili con note esplicative in merito alla loro funzione fondamentale per la sopravvivenza e dei pannelli introduttivi sulle tecniche di scheggiatura e di ritocco della selce utilizzata per trarne degli utensili. Sezione Antropologica. La sezione antropologica (ricostruzione di ambienti e vita quotidiana di una famiglia contadina) si articola nelle seguenti sottosezioni: a) telaio orizzontale, oggetti per la filatura e la tessitura, tipologia dei tessuti e loro utilizzo; b) cucina contadina; c) camera da letto; d) serratura in legno da esterno tipica di S.Benedetto; e) il mondo del lavoro e gli attrezzi agricoli; f) il frantoio a leva e la molitura delle olive; g) i pani rituali della Pasqua. Il telaio orizzontale, oggetti per la filatura e la tessitura, tipologia dei tessuti e loro utilizzo. In una società chiusa e autosufficiente, come è stata quella contadina, produrre beni essenziali è stato un imperativo primario. Il tessere, che permette di sfruttare le fibre animali e vegetali, patrimonio della comunità, per sopperire alle necessità del vestire e dell'arredo per la casa, è sicuramente una delle attività più strettamente legate al mondo contadino. Si tesseva per cinque-sei mesi all'anno, dall'autunno inoltrato alla primavera, nelle "grotte" o stalle dove uno spazio essenziale era sempre riservato al telaio o ai telai. Grotte dove si svolgeva la vita sociale e di relazione, dove si poteva stare al caldo senza bruciare legna, prezioso bene che andava oculatamente utilizzato in un paese di montagna. E le grotte erano casa, luogo di riunione, teatro, giornale officina. La nota introduttiva di Tito Spini, antropologo e docente all'epoca all'Accademia delle Belle Arti al volume di V.Battista-L.Nanni, La cultura degli oggetti. Collana di Studi Abruzzesi, Consiglio regionale dell'Abruzzo, (1984) dal titolo S.Benedetto in Perillis, luogo di tangenza e formazione di eventi sociali e culturali: il " Parlamento" di S.Benedetto evidenzia perfettamente questo stile di vita sotterraneo e originale e l'ampiezza dell'estensione delle "grotte" in rapporto all'estensione delle abitazioni superiori. Il telaio di S.Benedetto e la tessitura, la tipologia dei tessuti e il loro utilizzo per capi di vestiario o di corredo sono stati oggetto di un ampio studio della Prof. Lucia Portoghesi, nota esperta internazionale di telaio e tessuti, riportato ancora nel volume "La cultura degli oggetti" cit. Il telaio è perfettamente funzionante e spesso a tessere si alternano le donne anziane del paese, soprattutto a scopo didattico e dimostrativo. I tessuti esposti sono correlati di schede illustrative ( tipologia e utilizzo in rapporto al capo di vestiario o di corredo.) Completano l'ambiente l'orditoio avviato, l'arcolaio, la conocchia, il fuso e alcune casse-battenti incise a motivi floreali. Nella sottosezione sono esposti due rarissimi esemplari di "Pegno d'amore", fazzoletti da collo tessuti al telaio che le fidanzate ricamavano per i fidanzati con simboli apotropaici, di vita a due e versetti bene auguranti, propiziatori o deprecatori contro l'infedeltà dell'amato. I fazzoletti venivano portati al collo dai giovanotti nei giorni di festa. Cucina contadina In altra zona del paese è stata ricostruita, anche nei dettagli, una cucina contadina, o meglio una vecchia cucina contadina con annesso fondaco è stata praticamente lasciata come era, con utensili originali ( tavolo, sedie, madia, acquaio con conca, appendirame con batteria da cucina in rame e alluminio, camino con caldaio etc.).Le schede che accompagnano ciascun utensile illustrano la funzione e il suo modo d'uso. Camera da letto In altra zona del paese è' stata ricostruita una camera da letto con pezzi originali ( letto matrimonale in ferro battuto, lavabo in ferro con brocca e catino, comò, armadio, comodini, toilette, culla, lenzuola e coperte tessute a motivi geometrici, cassapanca).
CASE PER LE FERIE SAN BENEDETTO IN PERILLIS (AQ)
Il Museo di San Benedetto in Perillis. Schede illustrative accompagnano ciascun oggetto. Serratura da esterno in legno La serratura tipica di S.Benedetto in Perillis costituisce un " unicum" di eccezionale importanza la cui salvaguardia dovrebbe essere oggetto di particolare attenzione da parte del Comune di S.Benedetto in Perillis e della Sovrintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e e Storici per l'Abruzzo per impedire la sistematica distruzione che delle stesse si sta facendo per ignoranza o desiderio di modernità. Questa serratura da esterno a paletto con scorrimento verticale, identica alle serrature egiziane del III° millennio avanti Cristo, rappresenta una persistenza arcaica (cinquemila anni) la cui spiegazione sfugge e per cui si possono tentare solo delle ipotesi. Ancora più stupefacente è la persistenza solamente a S.Benedetto in Perillis e non nei paesi vicini o in altre zone dell'Abruzzo per cui rimane sostanzialmente valido ciò che è stato scritto sulla serratura nella terza pagina della locandina del "Tracciare Rin-tracciando. I° Incontro di studio a S.Benedetto in Perillis.22-23 Agosto 1992." Sono qui raccolte alcune serrature originali salvate della distruzione ed altre dovranno essere raccolte man mano che verranno sostituite, se non si interviene rapidamente ad impedire ulteriori scempi. Una scheda illustra minuziosamente (sequenza fotografica) il funzionamento della serratura, le sue caratteristiche e l' ipotesi sulla presenza e la persistenza di questo "fossile archeologico vivente". Il mondo del lavoro e gli attrezzi agricoli In questa sottosezione del museo sono ricostruite le principali attività agricole del mondo contadino scandite sulle stagioni e sui cicli lavorativi: la semina, la mietitura, la monda del grano, la raccolta del granturco etc. Gli attrezzi agricoli riacquistano significato nel contesto dell'attività cui sono destinati e il visitatore, dalle schede illustrative, può rendersi conto globalmente delle operazioni che costituiscono l'attività agricola e di come ciascun utensile viene usato per quella attività. Il frantoio a leva e la molitura delle olive. Il frantoio di S.Benedetto in Perillis, rappresenta, nella sua singolarità, il "pezzo forte" del museo. Per una serie di circostanze favorevoli è pervenuto quasi perfettamente integro e potrebbe essere rimesso in funzione. Il crollo del tetto dello stabile ove è ubicato il frantoio e l'incuria dei proprietari stava portando ad un grave stato di degrado il " trappeto antico ", per cui elevarlo a rango di oggetto museale è stato l'unico modo per salvarlo e permetterne la fruizione presente e futura. E un frantoio a leva, di concezione greco-romana, di cui forse in Abruzzo è possibile trovarne ancora uno o due esemplari. Il principio di funzionamento è quello di una leva di a fulcro variabile, rappresentata dalla enorme trave di quercia che schiaccia i fiscoli ricoperti di pasta di olive. La trave è fatta ruotare sul fulcro da una vite in legno di dimensioni ragguardevoli che fa perno su un blocco di pietra sagomata, tipo pendolo (“il pennerone" = il pendolone, che penzola) che alla fine della spremitura aggiunge il suo peso a quello della trave, producendo sui fiscoli una pressione di 5-10 atmosfere. Il frantoio è stato oggetto di studio e di pubblicazione e richiama annualmente un buon numero di visitatori e di studiosi. Puo' essere rimesso in funzione, soprattutto a fini didattici e dimostrativi, durante il periodo della raccolta delle olive. Un pannello illustra le varie e complesse fasi del funzionamento e i momenti della raccolta e della molitura delle olive . I pani tradizionali della Pasqua Preparati in tutte le famiglie fino a qualche anno fa, oggi i pani tradizionali per la Pasqua non vengono preparati che da qualche vecchia nonna o zia per i nipotini o le nipotine. La modellazione figurativa di questi pani, segue un rituale senza tempo, fissato ai ritmi e ai cicli delle stagioni. La primavera è simbolo e speranza di fecondità, di forza e di vita che rinasce. E di forza e di fecondità e vita sono simbolo la pupa di pane zuccherato, che viene preparata per le femminucce, con il suo ventre gravido rappresentato dall'uovo che è inserito nella pasta, le sue poppe opulente e soprattutto quell'uccellino che posa sul ventre gravido in chiara simbologia sessuale. E di forza, di fecondità e destino diverso e' simbolo il cavallo che viene modellato per i maschietti, con l'uovo inserito nell'addome. Per i bambini dagli otto-nove anni in su invece la ciambella di pasta dolce, non il cavalluccio, perché nel mondo contadino il bambino di otto-nove anni era un adulto che svolgeva la sua parte di lavoro nei cicli stagionali. Schede illustrative spiegano il significato e la simbologia di pupe, cavallucci, ciambelle ed altri modelli figurativi.
COUNTRY HOUSE SAN BENEDETTO IN PERILLIS (AQ)
San Benedetto in Perillis (AQ): una serratura particolare! La serratura tipica di S.Benedetto in Perillis costituisce un unicum di eccezionale importanza la cui salvaguardia dovrebbe essere oggetto di particolare attenzione da parte della Sovrintendenza per i Beni Artistici e storici per l'Abruzzo, per impedire la sistematica distruzione che delle stesse si sta facendo per ignoranza o desiderio di modernità. Questa serratura da esterno in legno, a paletto orizzontale, con scorrimento verticale dei fermi, identica alle serrature egiziane del III millennio a.C., rappresenta una persistenza arcaica la cui spiegazione sfugge e per cui si possono tentare solo  delle ipotesi. Ancora piu stupefacente è la persistenza solamente a S.Benedetto e non nei paesi vicini o in altre zone dell'Abruzzo o dell'Italia. Nel museo della Civiltà Contadina in S.Benedetto sono raccolte man mano che verranno sostituite, se non si interviene rapidamente ad impedire ulteriori scempi. La sequenza fotografica e la scheda illustrano il funzionamento della serratura, le sue caratteristiche e l'ipotesi sulla presenza e la persistenza di questo "fossile archeologico vivente". La serratura nel dialetto locale è chiamata "gliu piàschie" e questo tipo ha avuto diffusione in tutto il bacino Mediterraneo. In Italia si ritrova utilizzata fino ai primi anni del 1800, soprattutto in Puglia e nelle regioni meridionali, dove viene di preferenza realizzata in legno di ulivo. Se ne conoscono esemplari nei principali musei della civiltà contadina e in collezioni private. Non se ne conosce utilizzo odierno in Italia al di fuori di San Benedetto in Perillis. Potrebbe essere ancora utilizzata in alcuni paesi del Norafrica e sicuramente è ancora utilizzata in alcuni paesi dell'Africa sub-sahariana( Benin, Mali, Niger, etc.). E' una serratura costituita da un "catenaccio" bloccabile o scorrevole grazie fermi di legno (femménelle). Questo principio determinerà in futuro la "tecnica dei cilindri", cioè le serrature moderne (tipo serratura Yale); forse è una eredità culturale medioevale dei monaci benedettini del monastero di S.Benedetto, monastero assai potente all'epoca delle crociate. L'antichità dell'utilizzo di tale sistema si potrebbe dedurre dal fatto che i perni di legno con cui la serratura e il ponticello sono fissati alle due ante della porta, chiamati in dialetto "chiantri" ossia con il termine latino "clantrum" (chiodo). Tale persistenza cosi' protratta nel tempo e l'utilizzo massiccio di questa serratura potrebbe spiegarsi con la facilità di costruzione che non richiede necessariamente l'opera di un artigiano. Chiunque può costruirsene una, diversa dalle altre variando il numero di  cilindri e la distanza fra gli stessi. A questo punto un'ipotesi probabile è , che la serratura rappresenti piu un ostacolo simbolico che un ostacolo reale, ad ogni forma di effrazione, per cui è da ipotizzare qualche specie di proibizione sacrale o rituale (tabu') associata a questa fragile serratura. Fra la tribu' dei Dogon nel Benin in Africa, con questa serratura sacrea vengono chiuse le capanne delle donne quando se ne accerta la gravidanza, data la notevole somiglianza fra ul ventre gravido e la rotondità delle serrature e l'evidente simbologia sessuale. Anche le serrature piu' antiche di S.Benedetto sono a profilo frontale convesso. Oggi si costruiscono piu' squadrate solo per comodità.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' SAN BENEDETTO IN PERILLIS (AQ)
Chiesa di San Benedetto sita nel Comune di San Benedetto in Perillis. Come arrivare: A24/A25 RM-PE uscita Bussi-Popoli/ proseguire in direzione Popoli/ San Benedetto in Perillis da Napoli: A1 NA-RM uscita Caianello/ seguire indicazioni per Castel di Sangro/ Roccaraso/ Sulmona/ Popoli/ San Benedetto in Perillis. La chiesa di San Benedetto è situata all'interno del centro storico del piccolo borgo murato di San Benedetto in Perillis, nella parte più alta del paese. È tra le più antiche d'Abruzzo e testimonia la presenza di un'antica ed importante struttura abbaziale benedettina ad essa connessa, che molto contribuì alla diffusione del monachesimo nell'ambito della provincia aquilana. L'abbazia sorse in località "Perello", da cui prese origine anche il toponimo, e attorno ad essa si sviluppò l'originario borgo mediante l'insediamento di una trentina di famiglie longobarde. Il monastero era collocato in una posizione strategica per i contatti tra le zone costiere e la montagna e divenne abbazia nel 1074 ad opera di Trasmondo, Vescovo di Valva. La chiesa fu per un periodo sconsacrata a causa dell'eccidio di sette persone avvenuto al suo interno e venne riconsacrata nel 1345. L'edificio si fa risalire all'VIII-IX secolo e, dopo una serie di rimaneggiamenti succedutisi nel corso dei secoli, nel 1973 è stato restaurato a cura della Soprintendenza. L'intervento ha smantellato la veste barocca riportando alla luce le strutture medievali. L'interno, a tre navate, presenta elementi romanici e gotici. Varie volte, nel corso del tempo, è stato cambiato il lato d'accesso della chiesa; nella zona absidale in precedenza era stato collocato il portale d'ingresso, di cui rimangono alcuni resti, assieme ad un campanile a vela e ad una scultura rappresentante un'oscura creatura, il Bigatto, che i Templari utilizzavano per rappresentare il diavolo. La chiesa è coperta da un soffitto ligneo e contiene tracce di preziosi affreschi, oltre ad una croce d'argento dorata del XIV secolo di scuola sulmonese. La facciata colpisce per la presenza del particolare loggiato pensile con quattro archi, esempio unico in Abruzzo, rintracciabile invece in Umbria in alcune chiese del ducato longobardo di Spoleto. Il portale è ornato da un'interessante e rara croce longobarda. Informazioni:  Municipio tel. 0862-955148.
RIFUGI E BIVACCHI SAN BENEDETTO IN PERILLIS (AQ)
San Benedetto in Perillis, Il paese d’Abruzzo abbandonato due volte che ha imparato a risorgere dalle rovine. San Benedetto in Perillis fu fondata da Trasmondo, Vescovo di Valva. Quasi a picco su Popoli, domina la Valle Subequana, a 44 km da L'Aquila. Nella parte più alta si trova il Castello con i bastioni dell'abbazia-Fortezza Benedettina con robuste torri. La Chiesa di S. Benedetto custodisce medaglioni incisi su smalto azzurro di scuola senese ed una croce d'argento cesellata di scuola sulmonese. Ogni anno, il 7 giugno, vi si svolgono i festeggiamenti in onore di S. Benedetto Abate. Dati e curiosità altitudine: 878 m superficie: 19 km quadrati nome degli abitanti: sambenedettini Santo patrono: Maria Santissima di Casaluce Festa patronale: 6 giugno Fa parte di: Comunità montana Campo Imperatore-Piana di Navelli Storia Alto Medioevo Il paese si sviluppava in località Perello intorno ad un insediamento benedettino monastico fortificato rientrante nei possedimenti del contado dell’Aquila. 1947 Fu frazione del Comune di Collepietro. Da visitare Abbazia di San Benedetto La si trova nella parte più alta del paese. Risale al VIII-IX secolo, ma ha subito numerosi rifacimenti; si presenta trinavata, con copertura lignea e pareti affrescate.
Il borgo di San Benedetto in Perillis. Una curiosità del paese è la presenza di serrature completamente in legno, identiche a quelle che venivano usate in Egitto nel III millennio a.C.. Diffusesi in tutta l’area del Mediterraneo, verosimilmente arrivarono nell’antico borgo in seguito alle crociate.  Tra i suoi tanti monumenti e luoghi di interesse vanno segnalati: la splendida chiesa di San Benedetto, forse la più antica di tutto l’Abruzzo; la chiesa di Santa Maria delle Grazie; la chiesa di San Sebastiano. Molto suggestiva è anche la visita delle sue numerose grotte e del museo della Civiltà Contadina che custodisce, tra le altre cose, interessanti reperti di epoca neolitica ed un antico frantoio dell’ottocento. Tra le manifestazioni che si tengono nel paese vanno menzionate: la festa in onore di San Benedetto abate, suo santo patrono, il 9 ed il 10 luglio; festa della Madonna di Casa Luce, il 6 giugno. Purtroppo, a seguito del forte sisma del 6 aprile 2009, il paese risulta ancora essere solo in parte visitabile. Tutto il suo meraviglioso centro storico, grande perla del patrimonio abruzzese, a tutt’oggi risulta essere inaccessibile. La speranza è che la sua popolazione, come tutte le altre che sono già state duramente provate, possano tornare, pian piano, ad una vita normale, riappropiandosi di tutte le vedute, i luoghi e le memorie che le sono state brutalmente sottratte. Come arrivare a San Benedetto in Perillis: Dal Nord e dal Sud Italia: prendere l’autostrada A14 e, una volta giunti in Abruzzo, nei pressi di Pescara imboccare l’autostrada A25 in direzione di Roma uscendo al casello Bussi/Popoli. Da lì seguire, prima le indicazioni per L’Aquila e poi per Popoli. Arrivati a Popoli imboccare la strada statale 17 (SS17) in direzione di Navelli e di San Benedetto in Perillis. Da Pescara: imboccare l’autostrada A25 in direzione di Roma ed uscire al casello Bussi/Popoli. Da lì seguire, prima, le indicazioni per L’Aquila e, poi, per Popoli. Arrivati a Popoli imboccare la strada statale 17 (SS17) in direzione di Navelli e di San Benedetto in Perillis.
Il borgo di San Benedetto in Perillis. In provincia de L’Aquila, Abruzzo, ad una altitudine di 878 metri che gli permette di dominare la valle Peligna, quella di Navelli e Subequana, si erge lo splendido borgo di San Benedetto in Perillis. Dal rinvenimento di importanti reperti archeologici, quali, ad esempio, antichissime ceramiche e utensili costruiti in pietra dell’epoca neolitica, si è giunti ad affermare che il territorio dell’antico borgo fosse frequentato dall’uomo già in età preistorica. Il ritrovamento di una tomba dell’età del bronzo, al cui interno sono stati trovati una spada di bronzo e delle incisioni con scritture in dialetto latino-vestino databili tra il III ed il I secolo a.C., ha confermato la presenza di insediamenti nell’area inerente il borgo di San Benedetto in Perillis anche in epoca protovillanoviana, tra il XII ed il IX secolo a.C. Le prime fonti documentarie che certificano la presenza di un villaggio nel territorio del borgo si devono al “Chronicon Vulturnense”, manoscritto del monaco Giovanni, diventato nel tempo abate del monastero di San Vincenzo al Volturno, intorno al XII secolo, che parla di uno stanziamento di 28 famiglie longobarde nel territorio di Perello, frazione del borgo di San Benedetto, intorno all’VIII secolo. Fu proprio in questo periodo, tra l’VIII ed il IX secolo, che fu eretto un primo nucleo di una delle più antiche chiese di tutto l’Abruzzo, il monastero di San Benedetto. L’edificio religioso sorse in una zona collinare di importante interesse strategico per quel periodo, poiché per la sua posizione dominante da esso era possibile comunicare con avamposti che andavano dal mare Adriatico fino alle cime più alte dei monti abruzzesi. La chiesa, intorno alla quale, nel tempo, si sviluppò l’antico paese, divenne un monastero nell’anno 1074 per volontà del vescovo di Valva, Trasmondo. Sconsacrata per un eccidio avvenuto al suo interno, venne riconsacrata nell’anno 1345. Attorno alla maestosa chiesa è nato, nel tempo, il borgo fortificato, protetto da una doppia cinta muraria e da torri di avvistamento di cui oggi rimangono solo alcuni tratti. Il monastero pian piano accrebbe il suo potere fino ad avere il governo su molte chiese che avevano l’obbligo di pagarle tributi, come confermato da una Bolla del papa Clemente III,  e ad annoverare fra i suoi possedimenti svariati beni. Nel 1254 il paese, insieme a molti altri dell’area, partecipò, inviando uomini e mezzi, alla fondazione della città de L’Aquila, legandosi alle sue sorti fino al XVI secolo, quando Carlo V d’Asburgo, re di Spagna e sovrano del Sacro Romano Impero, dopo aver represso un tentativo di ribellione, la concesse ad uno dei suoi capitani. Nell’anno 1586 il feudo venne acquistato da Ettore Caracciolo, che ne rimase al potere fino al XVIII secolo, quando il borgo passò sotto il controllo dei padriCelestini de L’Aquila. L’editto di Napoleone, datato 1810, in cui veniva sancita l’abolizione degli ordini monastici, pose fine anche al potere dei padri Celestini. San Benedetto in Perillis è un maestoso borgo dove tutto parla di medioevo e di epoche lontane. Camminando per i suo suggestivi viottoli ci si imbatte in stemmi ed in antiche decorazioni che rendono unica la visita al suo centro storico, costituito di caratteristiche casette rigorosamente costruite in pietra.
Festività in onore di Maria SS di Casaluce, del Santo patrono S. Benedetto e S.Antonio. Tre i giorni di feste a San Benedetto in Perillis (AQ). Il giorno 6 giugno, giorno dedicato a Maria SS di Casaluce è previsto l'arrivo del fedelissimo Padre Michele con i pellegrini provenienti direttamente da Casaluce (CE) ai quali vanno i nostri saluti e ringraziamenti. Curiosità storiche: Secolo XIII, S. Ludovico di Tolosa, primo frutto di santità maturato al riflesso materno della “Madonna col Bambino. Prima di morire, Carlo I d'Angiò, lasciò a suo nipote Ludovico l'icona della Madonna col Bambino. San Benedetto in Perillis è un comune italiano di abitanti in provincia di L'Aquila , Abruzzo , centro Italia . La città è 43 chilometri (27 miglia) dal capoluogo regionale, L'Aquila. La Storia di San Benedetto in Perillis: Nel Medioevo , un monastero fu costruito qui per servire i contadini di L'Aquila. Carlo V di Spagna in seguito concesso le terre intorno alla città di uno dei capitani del suo esercito. Alla fine, il Caracciolo famiglia ha preso il controllo della zona, sostituito nel 18 ° secolo dai Celestini Padri di L'Aquila. Principali attrazioni turistiche: Chiesa di S. Benedetto e la Chiesa di S. Maria delle Grazie. Nella cultura popolare: Il film Ladyhawke (1985) è stato girato nel monastero di San Benedetto. San Benedetto in Perillis piccolo borgo medievale di straordinaria bellezza nel cuore della provincia di L'Aquila, San Benedetto in Perillis è uno tra gli abitati più antichi caratterizzati da edilizia in pietra a vista. La sua orgine risale al secolo VIII, da un nucleo di ventotto famiglie longobarde che si insediarono nel luogo, insieme ad un gruppo di monaci benedettini e fondarono il monastero, intitolato a San Benedetto, per coltivare l'adiacente pianoro di Perillo. La collina su cui sorse aveva una grande importanza strategica: La sua posizione era un importante capomaglia ottico per le comunicazioni tra la costa ed i paesi di montagna. Il paese sorse quindi attorno al monastero, circondato da due cinta murarie delle quali ancora oggi si conservano tratti e torri. La chiesa (VIII-XI sec., una delle più antiche della regione) posta all'interno del borgo fortificato, costituisce l'unica testimonianza dell'antica struttura abbaziale, che svolse una notevole opera di diffusione del monachesimo nella valle Tritana ed in tutto l'aquilano. L'edificio mostra i notevoli rimaneggiamenti subiti. Custodisce tracce di preziosi affreschi. Recenti restauri hanno smantellato la veste barocca riportando alla luce le originarie strutture altomedievali. L'interno è a tre navate e coperto da una copertura lignea. Altri elementi che arricchiscono il piccolo centro dell'aquilano sono la chiesa della Madonna delle Grazie e l'interessante Museo Civico, ubicato nei locali di un ex frantoio settecentesco restaurato e sulla piazza all'ingresso del paese, l'antica chiesetta di S. Sebastiano. Molto suggestive sono le "grotte" sotterranei scavati nella roccia e destinati un tempo a luoghi di ritrovo, riscaldati dal calore degli animali dove ci si riuniva per ballare, chiacchierare e passare momenti di unione tra la gente, Le grotte caratterizzano un'ampia area del piccolo centro storico e ultimamente ristrutturate vengono utilizzate per manifestazioni ricreative e culturali.
Tra la Maiella e il Gran Sasso, piccolo viaggio tra borghi antichi e riserve naturali. Il freddo quest’anno sembra tardare, in perfetta linea con l’estate di San Martino. Ne approfittiamo per fare una passeggiata alla scoperta di due luoghi sconosciuti a pochi chilometri dalla città. Ci mettiamo in macchina, direzione Pescara, ma a Navelli, terra dell’oro rosso, svoltiamo a destra verso Popoli. Davanti a noi, la piana continua e la strada dritta che la taglia ci offre un paesaggio agricolo incontaminato, fatta eccezione che per il piccolo borgo di Collepietro, in alto sulla sinistra, e per una chiesetta tratturale sulla destra come ce ne sono tante su tutto il percorso della statale che ricalca la via Claudia Nova. Qualche curva, saliamo un po’, e troviamo subito il bivio per la nostra prima destinazione: San Benedetto in Perillis. Un centinaio di abitanti per un piccolo paese nato intorno alla presenza dell’omonimo monastero benedettino, attestato già dal 1073. Case in pietra e calce integrate da ambienti sotterranei, in parte naturali e in parte realizzati o modificati dall’uomo, con la funzione di molini, cantine, dispense e stalle. Cunicoli, scale e stanze sotto il livello della strada sono una delle peculiarità del piccolo borgo. Arriviamo nel punto più alto dove si erge la meravigliosa la chiesa di S. Benedetto, a tre navate, di XI secolo, e la massiccia torre monastica antecedente rispetto all’edificio sacro. Altra particolarità di S. Benedetto in Perillis è, nel dialetto locale, “gliu piàschie" (nella foto), l’originale serratura esterna realizzata interamente in legno, ancora visibile in molte delle case più antiche del borgo ma del tutto assente nei paesi vicini. Lo schema ricorda molto serrature usate in Africa e in Oriente, e nel corso del tempo sono state elaborate diverse e suggestive ipotesi sull’origine di questi oggetti: da elementi della sfera sacro-rituale a semplici meccanismi tecnologici diffusi grazie ai cavalieri rientrati dalle crociate in Terra Santa. Qui una amica ci racconta che, dopo un’estate in cui diversi amici hanno vissuto con lei per un po’, aiutandola nella produzione di un ottimo pane, di confetture e unguenti naturali, ora si trova nuovamente sola ad affrontare la stagione invernale. E’ dura vivere a S. Benedetto, ma la vista che il borgo offre, da un lato la Maiella e dall’altro il Gran Sasso, è impareggiabile. Ma, come ogni territorio dall’enorme valore paesaggistico, anche questa zona è da alcuni anni sottoposta ad una minaccia: una richiesta di coltivazione cava calcare della società GTV Inerti Srl è stata respinta quest’anno dopo che il WWF, unitamente ad alcuni operatori economici e culturali, ha presentato delle osservazioni alla Regione per bloccarne l’autorizzazione. Quindi, almeno per ora, il cratere di 520 metri cubi non s’ha da fare. Ci rimettiamo in macchina, per “svalicare” alle svolte e affacciarci sulla Valle Peligna. E ci fermiamo a Popoli, presso la Riserva Naturale Regionale Sorgenti del Pescara. 49 ettari di riserva più 86 di fascia di protezione esterna: un luogo incantato che comprende un limpido specchio d'acqua che si forma da acque sotterranee che percorrono un tragitto di circa 30 giorni e da più di 60 piccole e grandi sorgenti. La gestione della riserva è affidata all’Amministrazione Comunale, che se ne occupa in collaborazione con WWF e Legambiente. Più di 100 specie animali censite fanno della riserva un sito molto prezioso per la conservazione della biodiversità e per la realizzazione di laboratori didattici. Incontriamo diverse persone, che vengono in riserva a camminare o correre, come fosse un vero parco urbano di cui tanto lamentiamo l’assenza. Segno che i cittadini di Popoli sentono propria la Riserva, straordinaria unione di terra e acqua. E’ anche possibile, se non siamo troppo pigri, fare dei sentieri, percorribili anche dai disabili. Mangiamo il nostro panino, must have del viaggiatore, e ci gustiamo lo spettacolo, progettando che il mese prossimo, quando saremo senz’altro in pieno inverno, ci spingeremo oltre, magari verso la costa, alla ricerca di un sollievo dal freddo, di nuovi incontri e nuovi luoghi da esplorare. Ma, dato che il turismo responsabile è fatto di relazioni prima che di destinazioni, d’ora in avanti potrete segnalarci luoghi dove sia possibile pensare ad un viaggio nel pieno rispetto dell’ambiente, dell’uomo e delle condizioni di lavoro.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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