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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a San Benedetto dei Marsi

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI SAN BENEDETTO DEI MARSI (AQ)
 
Ospitalità a SAN BENEDETTO DEI MARSI (Aq) (m. 678 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di San benedetto dei Marsi: 42°00′27.36″N - 13°37′25.72″E
     
  CAP: 67058  -  0863 -  0863.86121 - Da visitare:    
 MUNICIPIO DI SAN BENEDETTO DEI MARSI 0863.86336   0863.867843       0863.86336 (int. 0) - P.I.: 00190340661
Raggiungere San Benedetto dei Marsi:(Stazione Avezzano a 19 Km.)  (Uscita Pescina) -Aeroporto d'Abruzzo a 90 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI SAN BENEDETTO DEI MARSI (AQ)
* ALBERGO RAGNO
Via Nuova, 17 - 67058 San Benedetto dei Marsi (Aq)
tel. tel. 0863 86124
 Servizi offerti dalla struttura












RESIDENZE ALBERGHIERE SAN BENEDETTO DEI MARSI (AQ)
La Domus di C.so V. Veneto a San Benedetto deí Marsi. Nell'odierno San Benedetto dei Marsi, antico municipium di Marruvium in occasione di lavori da parte della SIP di ampliamento della rete telefonica mediante l'adozione di sistemi in fibra ottica, nel 1993 vennero alla luce strutture e piani pavimentali decorati a mosaico, di epoca romana, di notevole fattura e in ottimo stato di conservazione. A seguito di questo ritrovamento furono finanziate, da parte della Soprintendenza Archeologica dell'Abruzzo, due campagne di scavo, nel 1993 e nel 1994 che hanno consentito di identificare i ritrovamenti come relativi ad una domus gentilizia. I due momenti di indagine interessarono il settore est e, l'anno successivo, il settore ovest della via principale della cittadina, Corso Vittorio Veneto; lo scavo, che raggiungeva circa due metri di profondità, ha dovuto inevitabilmente affrontare tutti gli inconvenienti che derivano da indagini in aree urbane, dalla possibilità di lasciare almeno una corsia transitabile, ai problemi connessi con le intercettazioni delle infrastrutture moderne (acquedotto, fognature, cavi elettrici, ecc.). Attualmente, l'amministrazione comunale ha deciso di realizzare un progetto che prevede la fruibilità e la valorizzazione dell'edificio; purtroppo non potranno essere inseriti in questa sede gli eventuali nuovi dati che proverranno da tale recupero, come i pavimenti relativi all'accesso della domus e agli ambienti più prossimi. L'abitazione privata, che si sviluppa con un orientamento da nord-est verso sud-ovest, possiede tutti gli elementi tipici di una residenza urbana e la disposizione degli ambienti risulta quella canonica. Del complesso vanno sicuramente annotate le dimensioni dell'atrium (Amb. A - mt. 13.20x8.40) e quelle del tablinum ( Amb. B - mt. 7.20x3.80), dalla caratteristica forma allungata, attorno ai quali si aprono una serie di ambienti decorati con pavimentazioni in signino, in tessellatum bianco-nero, ovvero in scutulatum con inclusioni di scaglie di pietra policrome. Dell'ingresso dell'abitazione è stata solo individuata una porzione della soglia di passaggio fra le fauces e l'atrium, caratterizzata da un tappetino in mosaico nero decorato con il motivo del cancellum in bianco: primo reticolato di quadrati di cm. 18 di lato a cui si sovrappone, nel senso della diagonale, un secondo reticolato di cm. 25 di lato. Il tessellatum dell'atrio è di tessere nere (mm. 9) con inserzioni di tessere bianche (mm. 25) disposte in modo da formare due reticoli sovrapposti di quadrati, secondo un motivo diffuso nella seconda metà del 1 see.a.C.5. Nella grande sala d'ingresso trova collocazione l'impluvium (Amb. C - m. 3.60x4.40), realizzato con fondo di lastre di calcare; la cornice della vasca appariva spogliata in antico e, conseguentemente al taglio operato per asportare gli elementi lapidei, è stata rilevata la presenza dell'imbocco di una canalizzazione in corrispondenza dell'angolo nord della vasca, con pendenza verso settentrione. Il tablinum presenta un tappeto inquadrato da una balza marginale di tessere bianche e da una cornice nera di cm. 8 affiancata da tre filari di tessere bianche, verso il margine, e otto filari, verso il campo. Il motivo del cancellum adottato in questo ambiente di passaggio è reso in nero su fondo bianco e prevede il doppio reticolato di quadrati che si sovrappongono nel senso della diagonale 6. Assolutamente particolari appaiono i tappetini, che limitano il tablinum all'entrata e verso il portico del peristilio (Amb. U). Nel primo caso la soglia, che separa questo ambiente dall'atrium, rappresenta un edificio con arcate chiuse da cancellate, con griglie alternativamente di rombi e di quadrati obliqui; sopra il portico corre un fregio con triglifi su cui impostano una serie di timpani con merli; il motivo decorativo appare utilizzato, sempre come soglia di passaggio fra atrio e tablino, in una villa a Lanuvio, ma anche in una villa a Cori e nell'atrio della Casa del Cinghiale a Pompei. Per quanto riguarda l'interpretazione di tale motivo, nel precedente contributo avevo ipotizzato che l'iconografia potesse riferirsi ai carceres di un circo, ma la similitudine con la costruzione architettonica in un mosaico da S. Cesareo, interpretato dal Coarelli come riferibile ai Navalia ( il porto tiberino di Roma), suscita nuove riflessioni. Il tappetino musivo verso il giardino è costituito da una serie di esagoni campiti in nero, che includono stelle in tessere bianche a sei punte e, al centro, ancora esagoni in nero contornati da nastri con diversi motivi geometrici (a denti di lupo e a meandro). L'esempio più antico del motivo ad esagono è offerto dalla soglia del vano A della Casa di Livia, collocabile cronologicamente fra l'epoca cesariana e quella augustea. Il portico del peristilio (Amb. U - largh. m. 2.80 circa) gira intorno ai quattro lati del giardino interno e il pavimento è uno scutulatum consistente in una balza marginale bianca, ad ordito dritto, e in una fascia perimetrale di tessere nere. Il campo centrale è del tipo a canestro con tessere bianche rettangolari di ca. cm. 2 di lunghezza, disposte a coppie alternate nei due sensi, a cui si accostano, con una certa regolarità, tessere nere delle medesime dimensioni; nel campo ben risaltano le scaglie di pietre tenere di vario colore (rosse, nere, ocra, verdi), di forma quadrangolare, poste ad una distanza compresa fra i cm. 10 e i cm. 14. Il lato nord-est del portico conserva anche una canaletta rivestita in cocciopesto atta a raccogliere le acque piovane della copertura del portico; la tettoia doveva essere spiovente verso l'interno del giardino e sostenuta da colonne in mattoni (si sono rinvenute una base ancora ìn situ nel lato sud-ovest e frammenti di mattoni ad arco di cerchio). Parte del sistema idrico si è evidenziato con il ritrovamento di una fistula plumbea, passante al di sotto del portico nel punto in asse con il tablino, e in una canaletta in tegole e coppi, che corre alla base del lato nord-ovest del portico ed ha pendenza verso occidente.
CAMPEGGI SAN BENEDETTO DEI MARSI (AQ)
La Domus di C.so V. Veneto a San Benedetto deí Marsi. Attorno a questa serie di ambienti disposti lungo lo stesso asse (ingresso-atrio-tablino-portico-peristilio) si aprono ulteriori stanze che descriviamo procedendo in senso orario, a partire da quelle poste nel lato sud-est della domus. Dell'amb. D si è scavata solo una piccola porzione; ad esso si accedeva attraverso una soglia decorata da un tappetino musivo quadrangolare, di cm. 80x70, con cornice di tessere nere che include un quadrato i cui angoli sono decorati da ventagli al centro dei quali è un cerchio formato da un cordone prospettico con fiore centrale a sei petali. Il pavimento a mosaico della sala, contornato da due fasce nere, sembra essere decorato da un campo bianco nel quale triangoli neri in numero di sette determinano settori della larghezza di cm. 70, seperati da fasce decorate da triangoli neri in serie con il vertice verso il centro della base del triangolo precedente. Le alae dell'atrium (Amb. F e Amb. P) sono segnalate, per tutta la loro larghezza, da tappetini con il moti contorno dei singoli elementi dell'ornato: MORRICONE MATINI 1985, p. 142-143, tav. 10, n. 3/6. 1-5 Fra la fine del I sec. a. C. e gli inizi dell'età imperiale sembra diffondersi un nuovo gusto decorativo che vede l'uso esteso dei motivi geometrici in bianco e nero, con campitura associata alla linea di vo dell'alternanza di meandri a svastica e meandri doppi; mentre la soglia dell'amb. P è obliterata da una struttura più tarda, la soglia dell'amb. F è visibile per intero e termina con due quadrati decorati al centro da una clessidra o da un triangolo con i lati a scala sormontato da due mezzi triangoli. Le due soglie differiscono solo per l'uso invertito dei colori: al positivo per l'amb. F (meandro nero su fondo bianco), al negativo per l'amb. P (meandro bianco su fondo nero). Confronti di epoca sillana sono offerti dalla vicina Alba Fucens e dalla Casa dei grifi sul Palatino, mentre, associato a pitture di Secondo Stile, compare in varie abitazioni a Pompei. 1 pavimenti musivi delle alae consistono in un tappeto di tessere bianche oblique con fascia perimetrale di tessere nere. A seguire è l'Amb. E, probabilmente un triclinium (m. 3.80x6.40), la cui entrata è decorata da un tappetino quadrangolare (cm. 80x70) di piccoli quadrati bianchi e neri (cm. 10 di lato) attraversati da linee diagonali a contrasto; la sala è decorata da un mosaico con il motivo del meandro continuo disegnato con nastri neri e da fasce nere in cui sono triangoli bianchi, collocati ciascuno con la punta verso il centro della base del triangolo contiguo. Il meandro forma delle svastiche a intervalli regolari e, negli spazi di risulta, sono inclusi dei quadrati. Il campo è inquadrato da una balza marginale bianca (più larga verso i lati lunghi) e da una fascia perimetrale nera. Il settore nord-occidentale della casa è quello che presenta più consistenti rimaneggiamenti e testimonia di una continuità d'uso che arriva sino all'età tardo-antica (ved. infra). Lamb. R (m. 6.50 di lato), probabilmente da interpretare come oecus, ha una pavimentazione consistente in uno scutulatum su un battuto bianco-grigiastro: il tappeto centrale è decorato da un reticolo disegnato da tessere nere disposte a croce con tessera centrale. Spesso al centro dei quadrati così formati (cm. 13x13) sono inserite scaglie di pietra tenera, policrome, senza, tuttavia, la parvenza di un criterio geometrico. Il tappeto è incominciato da una fila di tessere nere disposte per angolo. Da rilevare con estrema attenzione il non coordinamento del tappeto con le strutture che delimitano la stanza: la balza marginale semplice dista dai muri da cm. 62 a cm. 88. Dell'ala (amb. P) di questo settore abitativo abbiamo già detto; si può aggiungere che tale ambiente fu oggetto di rimaneggiamenti, che comportarono l'abbattimento del tramezzo di fondo ( di cui rimane l'impronta al negativo US - 222) e l'ampliamento della sala con il recupero di una fascia retrostante (m. 4.60x3.60), denominata amb. Q, pavimentata con un rozzo cocciopesto. Il rimaneggiamento è evidente nella linea di attacco fra i due tipi di pavimento: il mosaico conserva un massetto preparatorio, che doveva perfettamente attestarsi con il tramezzo di fondo, il cocciopesto sigilla un riempimento incoerente di pietre, frammenti di laterizi, malta, calce e inclusi di carboni. Anche sul muro di fondo (US 135) di questo nuovo ambiente (P+Q) si notano momenti di ristrutturazione, nel corso dei quali furono ricavati nella muratura, lungo la sua altezza, degli incavi rettangolari per l'alloggiamento di pali di una struttura lignea (US 151 a,b). In fase con questi rimaneggiamenti è sicuramente il tratto murario che ha obliterato l'originario tappetino della soglia dell'amb. P (US 136), realizzato con elementi di opera incerta e nucleo di frammenti di laterizi e pietre; intonacato di bianco su entrambe le pareti, si appoggia al muro sud-ovest dell'amb. P (US 137). Durante le indagini archeologiche in questo ambiente si è rinvenuto, perfettamente conservato, il crollo della copertura, evidentemente relativa all'ultima fase di utilizzo di questo settore abitativo.
VILLAGGI TURISTICI SAN BENEDETTO DEI MARSI (AQ)
La Strada Romana a San Benedetto deí Marsi. È visitabile sotto l'attuale piazza e accessibile con apposita scalinata in metallo: si tratta di oltre 30 metri di pavimentazione stradale composta di grossi basoli di calcare locale con crepidini laterali dove, probabilmente, si aprivano delle tabernce; sotto l'accesso, resti di condotti fognanti della  città. Notevole, sul taglio all'esterno, sullo sbocco visivo verso l'edificio di culto moderno, il livello altomedioevale di colore nerastro con sovrastanti tracce di coltivazioni; probabilmente deve trattarsi di materiale estratto delle fogne antiche e riutilizzato per fertilizzare i campi. La Chiesa di Santa Sabina (X - XIII sec.) a San Benedetto deí Marsi. È la prima cattedrale della diocesi dei Marsi di cui abbiamo la prima attestazione in un diploma di Ottone I del 964 col nome di " Beate Savine Cristi martiris, que sita esse videtur infra ipsam Civitatem Marsicanam". Essa sorse probabilmente nel corso del v-vt secolo fra i ruderi della Civitas Marsicana in corrispondenza dei margini nord-est del diruto foro del municipio marso e con il vicino palazzo episcopale della località detta Milvia. I conflitti fra i Conti dei Marsi per il possesso della diocesi resero spesso vacante la sede episcopale e solo con la bolla papale di Stefano IX del 1057, Santa Sabina divenne sede definitiva della diocesi dei Marsi. Il periodo di massimo splendore fu segnato, fra il 1100 e il 1130, dalla presenza ed opera riformatrice del vescovo Berardo, figlio del conte Berardo IV. Nel 1222 la chiesa e il palazzo episcopale, furono saccheggiati e rovinati da Tommaso durante i conflitti di Federico II con una successiva ricostruzione conclusasi nel 1287 con la visita del papa Onorio IV. Nel XIV secolo l'indefendibilita’ dell'area della Civitas Marsicana portò ad un lento abbandono della cattedrale a favore della vicina Pescina sede di una baronia nella Contea di Celano, abbandono segnato dalla bolla di traslazione del l' gennaio 1580 in cui si fa chiaro riferimento allo stato di abbandono e necessità di restauro della struttura architettonica. La prima metà del Seicento vede il definitivo tracollo del la cattedrale con la traslazione definitiva nel 1631 delle spoglie di san Berardo nella nuova cattedrale pescinese di Santa Maria delle Grazie di Pescina eretta già nel 1596. Nel Settecento, la chiesa fu sottoposta a continuo saccheggio per prelievo di materiali e nel secolo successivo era ridotta ad un quinto della sua primitiva grandezza: nel 1894 fu ridotta a cappella la sopravvissuta prima campata d'ingresso sovrastata da una cupola esagonale. Con il terremoto del 1915 la sola facciata frontale rimase in piedi, mentre il retro era occupato dalle casette asismiche. Dopo un recente restauro e riqualificazione dell'area l'edificio attende di essere riportato alle sue superfici originarie. Dalle vecchie descrizioni dell'edificio del XVII e XVIII secolo sappiamo che la chiesa aveva una struttura basilicale con pianta rettangolare (m 21,79x33,64) a tre navate con cinque campate interne, divise da pilastri quadrati, concluse da un'abside semicircolare, un campanile a pianta quadrata sul lato sinistro ed un porticato esterno, testimoniato da un bel capitello posto sull'attacco delle arcature con la facciata principale sul versante sud. Delle forme originali della cattedrale abbiamo una vivida descrizione nel Febonio (tr. it.): " A cento passi circa da questo [Monastero di San Benedetto] sorge un'altra grande chiesa in onore di Santa Sabina (famosa non tanto per nobiltà di nascita quanto per il suo martirio): è divisa in tre navate, quella maggiore è sorretta da colonne di pietra quadrata sulle quali poggiano gli archi da una parte all'altra; l'Abside, la parte interna tutta, la facciata sono di pietra levigata; il portale è in variegato marmo di Paro, è ornato da numerose figure di animali intervallate, ritratte dal vero, sostenute su entrambi i lati da tre colonne di forma circolare i cui epistili ne riproducono diverse specie e sorreggono un architrave ovale in marmo bianco e nero. In passato e sino ai tempi di Gregorio XIII la chiesa è stata la cattedrale e la dimora residenziale dei Vescovi dei Marsi; ma da molto tempo è stata abbandonata mentre il palazzo vescovile è in rovina ". Della sua forma, notevolmente contratta già dal Settecento, ci parla il vescovo Federigo di Giacomo, nella sua relazione "ad limina" del 1874: " La chiesa di S. Sabina, ridotta alla quinta parte della sua primitiva grandezza, fu spogliata del campanile e delle campane, e fu privata di tutto il resto sia per la nuova costruzione della chiesa di S. Berardo, sia per una migliore sistemazione della nuova cattedrale di S. Maria delle Grazie. Conserva, tuttavia, ancora qualche traccia del suo originario splendore, come quella che mostra un vestibolo marmoreo e come la facciata anteriore formata da pietre squadrate; ma, privata quasi di ogni culto per le ingiurie dei tempi e dei barbari, e dilapidata giorno per giorno dalla sacrilega avidità della gente, oggi fa quasi pena". L'attuale facciata, ridotta in altezza e relativa alla ricostruzione della seconda metà del XIII secolo (1287), si presenta con le sue monofore laterali ed il bellissimo portale duecentesco di stile romanico-gotico in cui forte è la tradizione romanica marsicana con dotte influenze classiche della scuola federiciana, soprattutto nei volti, femminile e maschile, che caratterizzano i piedritti dell'ingresso. Il modesto portale interno è testimonianza delle ridotte dimensioni di Santa Sabina nel Settecento. Sul lato sinistro della facciata vi è un blocco di età augustea raffigurante un Telamone, recentemente barbaramente mutilato, riferibile ad una testata di sbocco di una scala della media cavea dell'anfiteatro marruvino. Il nome dell'attuale abitato deriva dalla presenza dell'antica chiesa parrocchiale e celebre monastero cassinese, S. Benedicti in Civitate Marsicana, edificato nel IX secolo, sotto l'abate Aligerno, sul luogo dove sorgeva l'antica e diruta chiesa di Santa Maria in Asprandana. La chiesa legata al monastero fu parrocchiale del piccolo centro di pescatori fucense fino al terremoto del 1915; purtroppo di essa non ci rimangono che poche foto e disegni che descrivono un edificio ad impianto basilicare con tre navate terminanti con lo stesso numero di absidi (con abside centrale più grande e dotata di strette monofore) e cornici benedettine con molti reimpieghi antichi sulle pareti composte da grossi blocchi; costruzione posta all'angolo nord-ovest della città piu vicino al lago, a contatto con le mura, sull'area ora occupata dall'asilo.
AFFITTACAMERE SAN BENEDETTO DEI MARSI (AQ)
I Morroni di San Benedetto deí Marsi. Sono due grandiosi nuclei in opera cementizia romana riferibili a due mausolei probabilmente databili entro l'ultimo quarto del I secolo a.C., visibili sui limiti sud-ovest dell'abitato sul percorso della via circonfucense, ora Via Valeria: il primo a base cubica con parte superiore cilindrica, con un forzato restauro che non permette di studiare le gettate cementizie; il secondo a struttura a torre quadrata con resti di blocchi per ammorsature del rivestimento in lastre calcaree, ora non più presenti ma riutilizzate nel Rinascimento per la costruzione della nuova cattedrale di Pescina. Recenti interventi di scavo e restauro, hanno evidenziato meglio le gettate successive del calcestruzzo romano, le fondazioni del rivestimento in grossi blocchi rettangoli di calcare con incavi per ammorsature di quelli superiori e un recinto in opera reticolata che doveva racchiudere i due monumenti. Nell'Ottocento, nel periodo storico di massima escrescenza del lago (1804, 1816-17), i due monumenti erano erosi per la metà dell'altezza dalle acque fucensi tanto da preoccupare i visitatori dell'epoca per la loro stabilità". L'Anfiteatro di San Benedetto deí Marsi: La campagna di scavo 2001 ha ripristinato la situazione relativa ai lavori del 1982, svolti in collaborazione tra Soprintendenza Archeologica dell'Abruzzo e Istituto di Topografia Antica dell'Università La Sapienza di Roma. Il risultato delle ricerche ha consentito di individuare una nuova area di indagine; le operazioni di scavo, concentrate nell'area compresa tra i due ingressi, hanno evidenziato le tracce delle strutture di sostegno delle gradinate, peraltro visibili dal piano di campagna, e rivelato la presenza di un ingresso laterale. Il monumento caratterizzato da una struttura dalla forma semplice e con particolari accorgimenti tecnico-costruttivi, risulta per buona parte addossato al banco naturale costituto da ghiaione nella zona a ridosso dell'ingresso meridionale e da limo di , colore giallo intenso, di probabile natura alluvionale, nell'area compresa tra l'ingresso S e quello N. L'edificio, nonostante le evidenti spoliazioni cui è stato sottoposto, sembra tuttavia ben leggibile e si presenta, solo parzialmente ostruito, nella summa cavea, da strutture portanti. Gli ingressi principali seguono uno schema assolutamente speculare con corridoio di accesso all'arena foderato con muri in opera reticolata e due ambienti, voltati e pavimentati con lastre calcaree, adiacenti al corridoio stesso. I piani di calpestio risultano in entrambe i casi lievemente inclinati verso l'arena: nell'ingresso meridionale si è conservata in posto la pavimentazione a grosse lastre in calcare, nell'altro ingresso solo il battuto e la soglia in pietra. Nell'ingresso N è stata rinvenuta una scala di accesso alla cavea mentre in quello S soltanto alcuni blocchi che sembrano comunque pertinenti ai sistemi di accesso alle gradinate.  L'ingresso laterale è decisamente più piccolo degli altri due, i guanciali in opera reticolata sembrano piuttosto strombati ed il piano presenta una maggiore inclinazione. Sul piano dell'arena, sono stati rinvenuti situati lungo l'asse longitudinale due rocchi di colonna ad una distanza apparentemente regolare, che probabilmente segnavano la spina centrale attorno a cui si svolgevano le corse delle bighe o dei cavalli. Il terminus post quem per la datazione del monumento è dato delle due sepolture di epoca ellenistica scavate nel banco naturale, sul quale si fonda l'edificio di età romana, e dai resti di una strada basolata probabilmente relativa ad una fase premunicipale. La datazione dell'impianto, risale alla prima età augustea. Nell'ingresso meridionale sono visibili le tracce di un intervento di restauro di II sec. d.C., realizzato con mattoni sottili di colore rosso intenso e materiale epigrafico riutilizzato. La fase d'uso del monumento è in corso di studi e grazie al ritrovamento di numerosi sedili (loca), che conservano le iscrizioni con i nomi degli assegnatari dei posti, sarà possibile recuperare non solo la ricostruzione architettonica dell'edificio ma anche importanti informazioni sul tessuto sociale della città di Marruvium. Il periodo di abbandono ed il conseguente sfruttamento come cava di materiali sembra iniziare tra la fine del III e la prima metà del IV sec. d. C. come testimonia una moneta di Gordiano III, trovata tra i blocchi addossati al balteo e una testa maschile, ricavata da una lastra di rivestimento dell'anfiteatro e non rifinita, che mostra acconciatura e lineamenti di età tetrarchica Le sepolture riportate alla luce nell'anfiteatro sono, ad oggi, quindici di cui due di età ellenistica e le altre di età medievale. Le due sepolture ellenistiche che, come già detto, costituiscono il terminus post quem della vita dell'edificio, sono poste nel lato Ovest della struttura. La tomba 1 è una sepoltura in fossa poco profonda delimitata sul lato Ovest da cinque tegole disposte di taglio leggermente inclinate verso E, orientata SE-NW, riferibile scala d'accesso alle gradinate ad un individuo adulto di sesso maschile deposto supino con testa piegata ad E, braccia parallele, corredato da quattordici oggetti, tra cui due strigli in ferro con grosso anello in bronzo ed alcuni vasi e piatti in ceramica. La tomba 4 è una sepoltura a fossa terragna poco profonda, anch'essa delimitata sul lato ovest da due tegole infisse di taglio nel terreno, orientata SE-NW, è invece riferibile ad un individuo giovane di sesso femminile corredato da 5 oggetti, tra cui balsamari piriformi e una lucerna. Le due sepolture sembrano poste sullo stesso asse longitudinale e potrebbero essere riferibili ad una più ampia necropoli con esposizione nella zona ovest rispetto all'asse dell'anfiteatro. Le altre sepolture indagate sono invece riferibili all'ultima fase di vita dell'anfiteatro, al periodo medievale. Le deposizioni, poste lungo i muri con rivestimento in opera reticolata della struttura, consistono sempre in semplici fosse poco profonde perimetratre da pietre di varia pezzatura e a volte ricoperte con pietre di medie dimensioni e/o con una lastra litica (ad esempio lastre di decorazione architettonica) facente parte della struttura dell'anfiteatro.
BED & BREAKFAST SAN BENEDETTO DEI MARSI (AQ)
BED & BREAKFAST LA CASA DI ARES
Via Corbella, 8/g - 67058 San Benedetto dei Marsi (Aq)
tel. 338 4888835 - mobile 328 5428841
CASE PER VACANZA SAN BENEDETTO DEI MARSI (AQ)
La Storia di San Benedetto dei Marsi. San Benedetto dei Marsi è stata in epoca romana un'importante capoluogo dei Marsi. Nota con il nome Marruvium o, dal greco, Marrubium, nome strettamente legato al leggendario Marrus, fondatore di quella gente. Era situata sulle sponde del lago del Fucino a 20 km daAlba Fucens, non distante dalla foce dell'antico fiume Pitonius, il contemporaneo Giovenco. In questa area nacque il famoso condottiero dei Marsi, Quinto Poppedio Silone, pare, infatti, che la famiglia Poppedia avesse le proprie radici nell'antica Milonia (o Milionia, l'odiernaOrtona dei Marsi). I nativi della sfortunata città di Milonia, distrutta dall'esercito romano, si sparsero in gran numero nella valle del Giovenco. Nacquero così le località contemporanee, che possono essere collocate al massimo nel periodo medievale. Marruvio dei Marsi fu riconosciuto ai tempi dell'impero romano come floridissimo municipio menzionato, tra gli altri, da Strabone e Plinio come «splendidissima civitas Marsorum Marruvium». Dell'antico centro marruviano sono visibili i resti delle mura e dell'anfiteatro, iscrizioni, statue antiche e diversi reperti di vario genere. In seguito ad alcuni scavi di manutenzione sono stati trovati i resti di una domus di epoca romana, riportata alla luce, da successivi scavi archeologici. L'area archeologica è visitabile. Altri monumenti di grande interesse sono i "morroni", due strutture in muratura, molto probabilmente sepolture di epoca romana, e i resti dell'antica cattedrale dei Marsi di Santa Sabina, risalente al periodo paleocristiano. Nel sottosuolo della città è visitabile l'antica strada d'epoca romana in buono stato di conservazione. Il Medioevo a San Benedetto dei Marsi: A San Benedetto, nota nel medioevo anche con il nome di Marsia o città della Valeria, morì il 3 novembre 1130, San Berardo dei Marsi, stretto collaboratore di papa Pasquale II. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica. San Benedetto è stata sede vescovile dei Marsi dall'XI secolo fino al 1580 . All'epoca del vescovo Matteo Colli, con la bolla In suprema dignitatis di papa Gregorio XIII, la cattedralee la sede vescovile vennero trasferite a Pescina, nella chiesa di Santa Maria delle Grazie. Nella Marsica San Francesco d'Assisi diffuse il suo ordine dei minori. La sua prima presenza nel territorio risulterebbe nell'inverno tra il 1215 e il 1216, quando soggiornò a San Benedetto dei Marsi dove, in località "Luogo" (in dialetto "i loche") dormiva, insieme con i poveri, nei pressi dell'anfiteatro romano non distante dal monastero benedettino di Santa Sabina e dal luogo dove successivamente fu edificata la chiesa di San Francesco, presso l'area della contemporanea villa comunale. Un successivo viaggio nella Marsica, a Pescina, Celano e San Benedetto dei Marsi, ci sarebbe stato con ogni probabilità tra il 1219 ed il 1222. Secondo quanto avrebbe riportato il suo primo biografo Tommaso da Celano e, in seguito,Bonaventura di Bagnoregio che riscrisse la biografia, San Francesco avrebbe guarito, operando un miracolo, un cavaliere che lo ospitò nel palazzo celanese di sua proprietà. Mentre nel 1225 nella vicina Pescina, venne fondato il convento accanto alla contemporanea chiesa di Sant'Antonio da Padova. Durante il periodo di Carlo II d'Angió, tra il 1250 ed il 1300, la cattedrale di Santa Sabina possedeva e controllava tutti i terreni compresi tra Pescina e il Fucino, mantenendo il diritto all'uso esclusivo dell'acqua, che alimentava il cosiddetto Molino di Civita. Età moderna a San Benedetto dei Marsi: Per motivi non del tutto conosciuti, molto probabilmente a causa delle devastanti alluvioni del lago Fucino, Pescina divenne centro di riferimento religioso del territorio. Il ruolo di cattedrale di Santa Sabina, chiesa oramai diroccata, nel 1580 venne ufficialmente preso dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie in Pescina, dove fu trasferita la sede vescovile marsicana. Nel settecento, dopo una lunga decadenza, il centro cominciò a riacquistare importanza, raggiungendo, verso la metà del secolo, circa cinquecento abitanti. Età contemporanea a San Benedetto dei Marsi: Il vero sviluppo di San Benedetto dei Marsi si verificò grazie al prosciugamento del lago Fucino. Fra il 1801 e il 1881 il comune di Pescina (cui San Benedetto apparteneva ancora) vide aumentare la propria popolazione del 70%, in particolare la sua frazione fu in quel periodo in piena espansione. La messa a coltura dell'area denominata Bacinetto è stata la causa prima di questo "exploit" demografico. Non mancarono i contrasti tra le due comunità, oramai del tutto superati. Terremoto della Marsica del 1915 provocò a San Benedetto oltre 2.300 vittime. L'immane tragedia sposterà in avanti la necessità di indipendenza del paese fucense che sarà inevitabile dopo la seconda guerra mondiale nel corso del 1945. San Benedetto dei Marsi potrà così festeggiare la sua autonomia amministrativa, diventando il trentasettesimo comune autonomo della Marsica.
APPARTAMENTI PER VACANZA SAN BENEDETTO DEI MARSI (AQ)
Descrizione del Lago Fucino: La piana è una fossa tettonica formatasi durante l'orogenesi appenninica tra Pliocene e Quaternario. L'altopiano prende il nome dal preesistente lago carsico del Fucino, terzo d'Italia per estensione, che a causa dell'irregolare livello delle acque fu oggetto di numerosi tentativi di regimazione fin dall'epoca romana, fino al prosciugamento del XIX secolo. Lungo il perimetro del Fucino, oltre ad Avezzano che è il comune più importante, sorgono numerosi altri centri quali: Luco dei Marsi, Trasacco, Ortucchio, Lecce nei Marsi, Gioia dei Marsi, Venere dei Marsi, San Benedetto dei Marsi, Pescina, Collarmele, Cerchio, Aielli eCelano, nonché quattro frazioni del capoluogo (Paterno, San Pelino, Borgo Via Nuova e Borgo Incile).La piana, a prevalente destinazione agricola, ospita il centro spaziale "Piero Fanti", il teleporto costruito a cominciare dal 1963 dallaTelespazio Spa ed adibito alla gestione da terra delle telecomunicazioni satellitari con i rispettivi satelliti artificiali in orbita pertelecomunicazioni. Storia del lago Fucino: Il Fucino era un sistema lacustre carsico, il cui unico vero immissario è il fiume Giovenco, che entra nella piana da Nord Est, costeggiando l'abitato di Pescina. Il lago inoltre raccoglie acque dal massiccio del Velino-Sirente a Nord e dai Monti della Marsica a Sud. Il regime idrico del bacino è regolato dall'attività degli sfiatatoi carsici, localizzati soprattutto a meridione, ai piedi delle montagne. Il non avere emissari importanti ha determinato un'alta variabilità del livello del lago. Tali fluttuazioni sono attribuibili non tanto al drenaggio carsico o ai movimenti tettonici che interessano la zona, quanto alle variazioni climatiche, in particolare ai cambiamenti stagionali delle precipitazioni e dell'insolazioneprodotti dai parametri orbitali della Terra (precessione degli equinozi e obliquità dell'eclittica). Il 26 aprile 1852, con Regio Decreto borbonico, fu accordata la concessione dello spurgo e delle restaurazione del canale claudiano a unasocietà anonima napoletana nel tentativo di un prosciugamento del Fucino. Il compenso era naturalmente in parte costituito dalle stesse terre bonificate. Non si intendevano comprese in tale concessione "le mura e i ruderi di antiche città, gli anfiteatri, i tempii, le statue, e generalmente gli oggetti di antichità e belle arti di qualunque sorta", che sarebbero state offerte alle "solerti cure dell'Instituto de' Regii Scavi" e all'insigne Real Museo Borbonico. Poiché nella Società figurava il banchiere romano Alessandro Torlonia (col suo ingegnere svizzero, e l'agente francese Léon de Rotrou), il re Ferdinando II fu accusato di aver concesso il prosciugamento ad "alcuni stranieri per rimeritare segreti e sinistri servigi alla propria causa". La Compagnia era invece composta anche dal principe di Camporeale, dal marchese Cicerale, amministratori delegati dellaSocietà di cui Torlonia era fondatore assieme ai signori Degas padre e figlio, banchieri di Napoli. Abbisognando la Società di nuovi fondi, e poiché tutti si tirarono indietro, Torlonia ne acquistò le azioni diventando unico proprietario. Successivamente però, nel 1863, dovette chiudere la sua banca. I lavori per il prosciugamento iniziarono nel 1855 sotto la direzione dell'ingegnere svizzero Franz Mayor de Montricher, morto nel 1858 e furono continuati dall'ingegner Enrico Samuele Bermont, al quale nel 1869 successe l'ingegner Alessandro Brisse, che li portò a termine nel 1877 anche se il prosciugamento fu ufficialmente dichiarato il 1º ottobre 1878. L'emissario di Claudio era lungo 5630 m e, considerando i canali collaterali, l'opera raggiungeva i 7 km. L'attuale lavoro, che tra l'altro prevedeva anche il prosciugamento e la bonifica del territorio, contava una fitta rete di canali per una lunghezza complessiva di 285 km (e, in più, 238 ponti, 3 ponti canali e 4 chiuse). Il canale claudiano attraversava il piano dei campi Palentini a una profondità che variava dagli 85 m ai 120 m (alla sommità del monte Salviano si misuravano 400 m circa). L'apertura variava dai 4,11 m² ai 14,80 m², con alzata di 7,14 m. Il canale torloniano segue la direzione dell'antico, con sezione costante di 19,99 m², ma solaio da 2,39 m all'ingresso a 0,79 m all'uscita, per un flusso ordinario all'uscita di 28 m³, che può salire fino a 67 m³. La piana così prosciugata doveva essere quindi resa lavorabile e abitabile, e per tal motivo occorreva costruire case, fattorie e strade. Una strada di 52 km ora circonda il bacino (ex-proprietà Torlonia) e 46 strade rettilinee, parallele e perpendicolari, per un totale di 272 km. Oltre ai 24 milioni di lire spesi per il solo prosciugamento, quindi, ne vennero impiegati altri 19. L'impegno profuso, le risorse economiche e i 4.000 operai al giorno utilizzati per 24 anni, spinsero il nuovo re Vittorio Emanuele a conferire a Torlonia il titolo di principe e una medaglia d'oro, e all'ingegner Alessandro Brisse l'onore di un monumento al cimitero del Verano di Roma. Sebbene la gloria di Torlonia e del suo operato ebbe echi anche fuori Italia, molti non erano contenti, e i problemi iniziarono ben prima del termine dei lavori: i paesi che giacciono sulla sponda del Liri intentarono una lite contro la Società perché, aumentando la portata del loro fiume, erano peggiorate le inondazioni in inverno[13]. I proprietari terrieri che avevano visto inondare le proprie terre con le piene degli ultimi vent'anni volevano rientrarne in possesso. Torlonia fece collocare numerose statue della Madonna in ghisa per segnare i limiti del lago e quindi della proprietà. 2.501 dei 16.507 ettari conquistati furono dati ai Comuni rivieraschi, mentre il resto fu proprietà dei Torlonia, divisa in 497 appezzamenti di 25 ettari ciascuno. I pescatori dei paesi che si affacciavano sul lago erano ora rimasti senza lavoro, con un inevitabile incremento delle famiglie povere.
CASE PER LE FERIE SAN BENEDETTO DEI MARSI (AQ)
Descrizione del Lago Fucino: La piana è una fossa tettonica formatasi durante l'orogenesi appenninica tra Pliocene e Quaternario. L'altopiano prende il nome dal preesistente lago carsico del Fucino, terzo d'Italia per estensione, che a causa dell'irregolare livello delle acque fu oggetto di numerosi tentativi di regimazione fin dall'epoca romana, fino al prosciugamento del XIX secolo. Lungo il perimetro del Fucino, oltre ad Avezzano che è il comune più importante, sorgono numerosi altri centri quali: Luco dei Marsi, Trasacco, Ortucchio, Lecce nei Marsi, Gioia dei Marsi, Venere dei Marsi, San Benedetto dei Marsi, Pescina, Collarmele, Cerchio, Aielli eCelano, nonché quattro frazioni del capoluogo (Paterno, San Pelino, Borgo Via Nuova e Borgo Incile).La piana, a prevalente destinazione agricola, ospita il centro spaziale "Piero Fanti", il teleporto costruito a cominciare dal 1963 dallaTelespazio Spa ed adibito alla gestione da terra delle telecomunicazioni satellitari con i rispettivi satelliti artificiali in orbita pertelecomunicazioni. Storia del lago Fucino: Il Fucino era un sistema lacustre carsico, il cui unico vero immissario è il fiume Giovenco, che entra nella piana da Nord Est, costeggiando l'abitato di Pescina. Il lago inoltre raccoglie acque dal massiccio del Velino-Sirente a Nord e dai Monti della Marsica a Sud. Il regime idrico del bacino è regolato dall'attività degli sfiatatoi carsici, localizzati soprattutto a meridione, ai piedi delle montagne. Il non avere emissari importanti ha determinato un'alta variabilità del livello del lago. Tali fluttuazioni sono attribuibili non tanto al drenaggio carsico o ai movimenti tettonici che interessano la zona, quanto alle variazioni climatiche, in particolare ai cambiamenti stagionali delle precipitazioni e dell'insolazioneprodotti dai parametri orbitali della Terra (precessione degli equinozi e obliquità dell'eclittica). Il 26 aprile 1852, con Regio Decreto borbonico, fu accordata la concessione dello spurgo e delle restaurazione del canale claudiano a unasocietà anonima napoletana nel tentativo di un prosciugamento del Fucino. Il compenso era naturalmente in parte costituito dalle stesse terre bonificate. Non si intendevano comprese in tale concessione "le mura e i ruderi di antiche città, gli anfiteatri, i tempii, le statue, e generalmente gli oggetti di antichità e belle arti di qualunque sorta", che sarebbero state offerte alle "solerti cure dell'Instituto de' Regii Scavi" e all'insigne Real Museo Borbonico. Poiché nella Società figurava il banchiere romano Alessandro Torlonia (col suo ingegnere svizzero, e l'agente francese Léon de Rotrou), il re Ferdinando II fu accusato di aver concesso il prosciugamento ad "alcuni stranieri per rimeritare segreti e sinistri servigi alla propria causa". La Compagnia era invece composta anche dal principe di Camporeale, dal marchese Cicerale, amministratori delegati dellaSocietà di cui Torlonia era fondatore assieme ai signori Degas padre e figlio, banchieri di Napoli. Abbisognando la Società di nuovi fondi, e poiché tutti si tirarono indietro, Torlonia ne acquistò le azioni diventando unico proprietario. Successivamente però, nel 1863, dovette chiudere la sua banca. I lavori per il prosciugamento iniziarono nel 1855 sotto la direzione dell'ingegnere svizzero Franz Mayor de Montricher, morto nel 1858 e furono continuati dall'ingegner Enrico Samuele Bermont, al quale nel 1869 successe l'ingegner Alessandro Brisse, che li portò a termine nel 1877 anche se il prosciugamento fu ufficialmente dichiarato il 1º ottobre 1878. L'emissario di Claudio era lungo 5630 m e, considerando i canali collaterali, l'opera raggiungeva i 7 km. L'attuale lavoro, che tra l'altro prevedeva anche il prosciugamento e la bonifica del territorio, contava una fitta rete di canali per una lunghezza complessiva di 285 km (e, in più, 238 ponti, 3 ponti canali e 4 chiuse). Il canale claudiano attraversava il piano dei campi Palentini a una profondità che variava dagli 85 m ai 120 m (alla sommità del monte Salviano si misuravano 400 m circa). L'apertura variava dai 4,11 m² ai 14,80 m², con alzata di 7,14 m. Il canale torloniano segue la direzione dell'antico, con sezione costante di 19,99 m², ma solaio da 2,39 m all'ingresso a 0,79 m all'uscita, per un flusso ordinario all'uscita di 28 m³, che può salire fino a 67 m³. La piana così prosciugata doveva essere quindi resa lavorabile e abitabile, e per tal motivo occorreva costruire case, fattorie e strade. Una strada di 52 km ora circonda il bacino (ex-proprietà Torlonia) e 46 strade rettilinee, parallele e perpendicolari, per un totale di 272 km. Oltre ai 24 milioni di lire spesi per il solo prosciugamento, quindi, ne vennero impiegati altri 19. L'impegno profuso, le risorse economiche e i 4.000 operai al giorno utilizzati per 24 anni, spinsero il nuovo re Vittorio Emanuele a conferire a Torlonia il titolo di principe e una medaglia d'oro, e all'ingegner Alessandro Brisse l'onore di un monumento al cimitero del Verano di Roma. Sebbene la gloria di Torlonia e del suo operato ebbe echi anche fuori Italia, molti non erano contenti, e i problemi iniziarono ben prima del termine dei lavori: i paesi che giacciono sulla sponda del Liri intentarono una lite contro la Società perché, aumentando la portata del loro fiume, erano peggiorate le inondazioni in inverno[13]. I proprietari terrieri che avevano visto inondare le proprie terre con le piene degli ultimi vent'anni volevano rientrarne in possesso. Torlonia fece collocare numerose statue della Madonna in ghisa per segnare i limiti del lago e quindi della proprietà. 2.501 dei 16.507 ettari conquistati furono dati ai Comuni rivieraschi, mentre il resto fu proprietà dei Torlonia, divisa in 497 appezzamenti di 25 ettari ciascuno. I pescatori dei paesi che si affacciavano sul lago erano ora rimasti senza lavoro, con un inevitabile incremento delle famiglie povere.
COUNTRY HOUSE SAN BENEDETTO DEI MARSI (AQ)
Occorreva convertire le realtà di pescatori in comunità contadine. Molti abitanti di tali luoghi inoltre non volevano coltivare il fondo del lago rubato alle acque, nella paura della malaria e di nuove e più aggressive inondazioni: in effetti si dovette sfruttare manodopera immigrata proveniente da Romagna e Marche. 11.248 affittuari si divisero le terre e le subaffittarono. Nel 1930 la piana accoglieva 8.507 proprietà, molte delle quali (77,48%) di meno di 3 ettari, utilizzando solo il 27,10% del terreno. Le proprietà oltre i 10 ettari (fino oltre i 50) coprivano meno del 2% della piana. Nel 1947 le microproprietà (95% del totale) coprivano il 17,5%, mentre l'insieme dei più grandi proprietari (0,15%) ne occupavano il 68%. A seguito delle lotte contadine del secondo dopoguerra, le note riverse o scioperi alla rovescia, la riforma agraria del 1950 portò alla formazione, il 28 febbraio 1951 all'Ente per la Colonizzazione della Maremma Tosco-Laziale e del territorio del Fucino, più tardi chiamato Ente Fucino e quindi Agenzia Regionale per i Servizi di Sviluppo Agricolo (ARSSA). Durante le lotte contadine del secondo dopoguerra, aCelano la sera del 30 aprile 1950, vennero uccisi due braccianti che stavano manifestando in piazza. Si trattava di Agostino Paris e Antonio Berardicurti. Tale evento venne nominato Eccidio di Celano. L'espropriazione terriera fatta ai danni dei Torlonia dovette essere condotta con cautela, poiché l'Ente dovette portare i 15.800 affittuari a 9.918. I circa 29.000 appezzamenti originari furono aggregati in 10.000 unità. Gli esiti furono un miglioramento della produzione: in dieci anni (dal 1948 al 1958) il grano passò da 26 q/ha a 36 q/ha, le patate da 140 q/ha a 230 q/ha e la barbabietola da 260 q/ha a 388 q/ha. Tra gli effetti a lungo termine si può segnalare la scomparsa della malaria, accompagnata però da un aumento dell'industria dell'allevamento che si associò, sul pianoepidemiologico, alla comparsa della brucellosi animale e umana. Tutto ciò non fu sostenuto da un regolamentato consumo idrico. Già i romani avevano ipotizzato, in caso di successo della bonifica, di mantenere un Bacinetto di raccolta dell'acqua meteorica. Nel progetto originale di Torlonia il Bacinetto fu pianificato e costruito, anche come raccolta delle acque in caso di riparazioni da eseguire all'emissario. Questi casi non si verificarono mai, a causa di un aumento del consumo idrico, peggiorato dal successivo sviluppo industriale della regione (Consorzio Industriale Avezzano) e dall'incrementato uso domestico (Consorzio Acquedottistico Marsicano). Nel XIX secolo il lago ha presentato le massime variazioni che si conoscano (12,69 m di escursione in vent'anni). Durante episodi di piena il lago invadeva in genere solo alcune aree pianeggianti a bassa quota, come la zona tra Ortucchio e Venere dei Marsi, a sud est, e non i conoidi e i terrazzi posti a quota superiore, seppur di pochi metri, a nord ed a est. Gli studi del Giraudi permettono di localizzare la linea di riva nei periodi immediatamente precedenti l'ultima bonifica all'isoipsa 660. Non è possibile stabilire con precisione le variazioni durante la protostoria, ma probabilmente non si doveva discostare di molto da quella del secolo XIX. Secondo Giraudi[6] tra 33 000 e 18-20 000 anni fa ci fu un generale aumento del livello lacustre, probabilmente il massimo livello mai raggiunto, seguito, fino a 7 500-6 500 anni fa, da un abbassamento, un successivo rialzo fino a 5 000 anni fa, un abbassamento fino a 2 800 anni fa, un innalzamento fino a 2 300 anni fa, un abbassamento fino a 1 800 anni fa, che è continuato fino al XVII secolo della nostra era, raggiungendo limiti storici. Durante la piccola era glaciale, nel periodo 1750-1861, si ebbe l'ultimo importante rialzo. Attualmente le acque sono drenate da un sistema di numerosi canali di scolo, costruiti nella piana durante la bonifica, che afferiscono alla galleria principale di drenaggio che, sotto il monte Salviano, scarica nel fiume Liri. Nonostante i Romani avessero scelto il Fucino come luogo di villeggiatura, fu proprio al loro tempo che si iniziò a parlare di bonificare il lago. Le zone meridionali del lago erano quelle più soggette alle inondazioni e quindi, oltre agli ovvi problemi stagionali per gli agricoltori, altro grosso problema di queste zone paludose era la malaria. La bonifica claudiana: Dei tentativi romani di bonifica sappiamo da Plinio il vecchio, Svetonio, Tacito e Dione Cassio. Il primo che volle tentare il prosciugamento del lago fu Cesare, che però venne ucciso prima che adempisse al suo proposito. Fu quindiClaudio che si adoprò in tal senso. Secondo Svetonio vennero utilizzate 30.000 persone tra schiavi e operai, lungo undici anni di incessanti lavori: si lavorava anche di notte, su tre turni di 8 ore, in squadre, sparse lungo il tragitto del canale (da considerare anche i lavori collaterali, preparatori e connessi). Il risultato fu un canale di 5,6 km che attraversava in parte il Monte Salviano, per poi drenare nelfiume Liri. L'esito però non fu quello voluto, date le numerose frane del monte già durante la costruzione e, soprattutto, nei periodi successivi, per le quali la semplice manutenzione ordinaria non bastava. Terminati i lavori Claudio volle celebrare l'opera con fasto, e organizzò dunque unanaumachia, una battaglia navale sul lago. Al termine, venne aperta la diga, ma l'acqua non scolò a causa di una piccola frana avvenuta poco prima. Purgato il canale e riaperte le chiuse, un'ulteriore frana causò una grossa ondata di ritorno che si abbatté sul palco dove la famiglia imperiale banchettava. Di questi accadimenti vennero incolpati i liberti Narciso e Pallante, che non erano architetti, ma prefetti dei lavori.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' SAN BENEDETTO DEI MARSI (AQ)
La bonifica del lago Fucino di Torlonia: Il clima dell'altopiano del Fucino, data la sua conformazione a conca con fondo piatto, è caratterizzato dalle forti escursioni tipiche delle doline e delle conche soggette a intense inversioni termiche, e in condizioni di cielo sereno con neve al suolo e vento debole/assente vi si possono raggiungere temperature minime estremamente basse data la quota. Il prosciugamento del lago ha infatti trasformato il fondo del bacino in un altopiano depresso di circa 160 km² con una profondità di una quarantina di metri, capace dunque di produrre localmente temperature minime particolarmente basse; in alcune occasioni nel Fucino si sono raggiunte temperature minime estreme come nel gennaio 1985 quando si rilevarono −26,5 °C a Telespazio e a Borgo Ottomila. Si presentano di seguito i dati ARSSA, registrati nel periodo 1951-2000, relativi alla stazione meteorologica di Borgo Ottomila. Il bacino usato dai romani come località di villeggiatura, era ornato da olivi e vigne. Attualmente è una piana dedita all'agricoltura, dove fondamentale ruolo ha avuto labarbabietola da zucchero. La supposta inesauribilità della risorsa idrica ha portato a uno sfruttamento incontrollato delle acque, senza alcuna forma di pianificazione. Prima del drenaggio il clima della conca era più mite rispetto alle presenti condizioni. I dati osservati di temperatura e precipitazioni prima della bonifica sono abbastanza sparsi e non collegabili, mentre vi fu una registrazione giornaliera nel periodo 1854-1873, e ogni dieci giorni dal 1866 al 1906. I dati indicano anche un apparente incremento di fenomeni meteorologici estremi dopo il drenaggio, con precipitazioni più intense d'inverno ed estati più secche, non solo nel bacino ma in un'area più estesa. l bacino del Fucino è oggetto di numerosi studi geologici di tipo neotettonico, paleosismologico, archeosismologico e paleoambientale per la sua peculiare "visibilità" dei sedimenti e delle strutture relative alla formazione ed evoluzione del bacino stesso. Queste caratteristiche hanno consentito inoltre nel tempo di interpretare altri settori appenninici meno chiari. Il Fucino è un'ampia depressione tettonica circondata da faglie normali e transtensive attive nel Pliocene superiore-Quaternario. È presente anche una fase deformativa compressiva tardo messiniano-pliocenica inferiore schematicamente attribuita a quattro principali unità, a direzione grossolanamente NNO-SSE, convergenti a levante: "Costa Grande-Monte d'Aria", "Monte Cefalone-Monti della Magnola", "Altopiano delle Rocche-Gole di Celano" e "Monte Sirente". Queste strutture compressive deformano sottostanti stratimesozoico-terziarie appartenenti a due domini deposizionali. Il primo raggruppa una sedimentazione persistente di piattaforma annegata nel Miocene e il secondo delle aree annegate nel Mesozoico con sedimentazione persistente di scarpata e di bacino, quest'ultima immediatamente a NE del Fucino. In corrispondenza del primo dominio poggiano le calcareniti a briozoi del Langhiano-Tortoniano, mentre vi è una lacuna tra il Cretacico superiore e la fine del Miocene inferiore. Nel secondo dominio invece vi è una maggior continuità fino al Miocene medio. Questa discrepanza potrebbe essersi creata in concomitanza alla fase disgiuntiva legata al rifting liassico che si è mantenuta fino al Miocene medio. Affiorano depositi continentali alluvio-colluviali attribuibili al Plio-Pleistocene e, in particolare in corrispondenza dell'antico fondo lacustre (sedimenti limosi), all'Olocene. L'evoluzione quaternaria del bacino è legata all'attività di due principali faglie, una in direzione NO-SE e immersione occidentale, tangente l'ex lago a SudEst, e l'altra, tangene a Nord, in direzione OSO-ENE e immersione meridionale. Il territorio abruzzese è caratterizzato da una notevole attività sismica, legata prevalentemente a processi di distensione crostale. Il campo deformativo plio-quaternario è tuttora attivo. Il terremoto del 1915: Il 1915 non fu solo l'anno in cui l'Italia entrò in guerra, ma si annovera tra i tristi ricordi anche un drammatico terremoto che il 13 gennaio colpì l'intera area della Marsica, con epicentro nell'area fucense, uno dei più catastrofici terremoti avvenuti sul territorio italiano: causò più di 30.000 vittime (30.519 secondo gli ultimi dati) su un totale di circa 120.000 persone residenti nelle aree disastrate. Nella città diAvezzano perirono 10.700 persone (più dell'80% dei residenti). Avvenne alle ore 07:52:48 (dato INGV) raggiungendo l'undicesimo grado della scala Mercalli (Magnitudo scala Richter 7.0) e nei mesi successivi ci furono almeno un migliaio di repliche. La scossa fu avvertita dalla Pianura Padana alla Basilicata. Il terremoto isolò completamente la zona e la notizia del disastro fu segnalata solamente nel tardo pomeriggio; i soccorsi, partiti nella tarda serata del 13 gennaio arrivarono solamente il giorno dopo a causa dell'impraticabilità delle strade provocata da frane, macerie e per le avverse condizioni meteorologiche. Nei mesi successivi l'Italia inoltre entrò in guerra. L'evento sismico mise in evidenza l'impreparazione dello Stato. Erminio Sipari, deputato del collegio di Pescina, portò la protesta per quelle vittime che probabilmente si sarebbero potute salvare. Si formarono scarpate di faglia (fagliazione principalmente olocenica), spaccature del terreno, vulcanelli di fango, frane, variazioni della topografia e cambiamenti chimico-fisici delle acque. L'impianto di drenaggio dell'ex lago sembrò non risentirne molto, ma nel 1920 si decise il rifacimento completo dei tratti di galleria minacciati, mediante tecniche più evolute rispetto al secolo precedente. Comuni della Piana del Fucino: Aielli; Avezzano; Celano; Cerchio; Collarmele; Gioia dei Marsi; Lecce nei Marsi; Luco dei Marsi; Ortucchio; Pescina; San Benedetto dei Marsi e Trasacco. La Marsica è una subregione dell'Abruzzo montano che comprende trentasette comuni della provincia dell'Aquila. Il suo centro principale è Avezzano, considerata città-territorio. Posizionata al confine dell'Abruzzo con il Lazio, culturalmente e politicamente strategica per l'Italia centrale, è collocata intorno alla piana del Fucino, tra il Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, la piana diCarsoli e la valle Roveto. Confina a nord con l'aquilano, ad est con la Valle Peligna, a sud con la Ciociaria e la catena montuosa degli Ernici, infine, ad ovest con le catene montuose dei Càntari, dei Simbruini e con l'alta valle dell'Aniene. La Marsica deriva il suo nome dai Marsi, popolo italico di lingua osco-umbra, stanziato nel I millennio a.C. nel territorio circostante il lago Fucino.
RIFUGI E BIVACCHI A SAN BENEDETTO DEI MARSI (AQ)
La Marsica si estende per circa 1.906 km² su una superficie territoriale eterogenea, tra le più complesse d'Italia: le aree pianeggianti sono costituite dalla conca del Fucino (140 km²), dai piani Palentini (60 km²) e dalla più contenuta piana del Cavaliere. La sua vetta più alta è rappresentata dal monte Velino a quota 2487 metri s.l.m., mentre l'area più bassa è situata nel comune di Balsorano a 293 metri slm. I dislivelli maggiori si registrano a Magliano dei Marsi e a Celano, mentre il comune più pianeggiante è quello di San Benedetto dei Marsi, affacciato sull'alveo dell'antico lago, che presenta un'escursione di appena 50 metri. I comuni più alti sono Ovindoli e Opi, rispettivamente posti a quota 1.375 e 1.250 metri di altitudine. Il territorio è suddiviso in cinque macro-settori: Marsica fucense: zona pianeggiante che comprende i comuni posti intorno alla conca del Fucino tra cui i più popolosi sonoAvezzano e Celano. La piana fucense è morfologicamente e geograficamente separata dal bacino del Liri ma ad esso connessa per il tramite delle opere di bonifica idraulica. L'area è contornata dai rilievi montuosi della Vallelonga a sud, dal gruppo Sirente-Velino a nord-nord est e dal monte Salviano ad ovest. I gruppi montuosi nord occidentali pongono l'area fucense in collegamento diretto con i piani Palentini. Valle del Giovenco: zona montuosa, detta anche Marsica orientale, solcata dal fiume Giovenco. Ha inizio ad Aielli e giunge fino a Bisegna. Buona parte del suo territorio è incluso a sud est nell'area del parco nazionale d'Abruzzo e a nord est nel parco regionale Sirente-Velino. È posta al confine della Marsica con la Valle Peligna. Il suo centro più grande è Pescina. Valle Roveto: area montuosa solcata dal fiume Liri. Ha inizio a Capistrello e giunge fino a Balsorano. Separa la Marsica da Sora, dalla Ciociaria e dal versante laziale dei monti Càntari ed Ernici[11]. A nord la valle di Nerfa e i piani Palentini la separano dalla Marsica occidentale; Piana del Cavaliere: area montuosa, detta anche Marsica occidentale, che comprende 4 comuni. È posta al confine dell'Abruzzocon il Lazio. Il centro più grande è Carsoli. I monti Carseolani confinano a sud-sud est con i Simbruini, a sud-sud ovest con la valle del Turano e a nord la valle del Salto li separa dal gruppo Cicolano/Duchessa/Velino; Parco nazionale d'Abruzzo: l'area marsicana posta più a meridione è costituita dai due comuni di Pescasseroli ed Opi, situati nel cuore dell'area protetta. Separa la Marsica dall'alto Sangro e dalla catena montuosa dei Monti della Meta e delle Mainarde, al confine tra Lazio meridionale e Molise. Idrografia della Marsica: Il fiume Giovenco (o Fara) è il principale affluente naturale dei canali del Fucino. Nasce dal monte Pietra Gentile ad un'altitudine di 1250 metri slm, nel territorio del Parco nazionale d'Abruzzo. Sfocia nel canale della piccola cinta dell'alveo del Fucino che, oltre la località di borgo Incile, attraversa il monte Salviano sfociando, infine, nel fiume Liri. Il suo bacino idrografico è di 90 km². Il bacino endoreico del Fucino in cui ci sono le sorgenti Restina ed Acquafredda a Venere dei Marsi e Fontegrande presso Celano. Sorgenti acidule sgorgano ad Avezzano e a Bisegna. Importante fiume marsicano è il Liri che scorre nel territorio per 40 km. Nasce dal Monte Aurunzo (o Arunzo) a 1108 metri s.l.m pressoPetrella Liri, in valle di Nerfa. A Capistrello riceve le acque del bacino del Fucino, attraverso i canali nella galleria del monte Salviano. I maggiori affluenti sono ad est il fiume Giovenco, a nord il torrente la Foce e a sud il Fossato di Rosa. Percorre il territorio abruzzese, superato il quale nei pressi di Giunture vicino a Cassino, nel punto in cui riceve le acque del fiume Gari, prende il nome di Gariglianoandando poi a sfociare nel Mar Tirreno dal golfo di Gaeta. Il bacino complessivo del Liri-Garigliano è di 5.020 km². Rilevanti le risorse idriche, in particolare dei fiumi Liri e Giovenco, disponibili da corpi idrici sotterranei e quelle disponibili da acque superficiali. La Valle del Liri è ricca di acque sorgive di media portata. Le principali sono: le sorgenti di Cappadocia, il torrente Rianza pressoPescocanale e la sorgente carsica intermittente dello Schioppo sfruttata dalla centrale idroelettrica di Morino. Con un salto di oltre 80 metri, forma la seconda cascata naturale più alta della catena appenninica. A Canistro c'è la sorgente La Sponga, a quota 850 metri slm, mentre l'acqua delle terme di Canistro sgorga dalla fonte di Santa Croce ad una temperatura di +9,5 °C e ad un'altitudine di circa 750 metri. Nelle sorgenti di Canistro viene imbottigliata, dal 1975, l'acqua oligominerale Santa Croce. Il fiume Sangro, secondo in Abruzzo (lunghezza di 117 km con un bacino di 1515 km²), nasce dalle sorgenti La Penna a 1370 m di altitudine sotto il Passo del Diavolo (alle pendici del Monte Morrone) riceve sulla destra il fiume Fondillo in territorio di Opi. Sfocia nelmar Adriatico a Torino di Sangro. Nell'Abruzzo meridionale alla base dei massicci calcarei del Parco nazionale d'Abruzzo sgorgano le polle della fonte delle Donne. Il Salto è un fiume abruzzese e laziale, costituisce uno degli affluenti di sinistra del fiume Velino. Nasce nei Piani Palentini, tra i territori di Scurcola Marsicana e Magliano dei Marsi, dalla confluenza del fiume Imele (le cui sorgenti si trovano a Verrecchie) ed il fosso La Raffia. Attraversa le province dell'Aquila e di Rieti, dando vita alla Valle del Salto, formando il lago omonimo per confluire, infine, nelfiume Velino, in località "Casette" alle porte di Rieti. Il Turano è un fiume dell'Abruzzo e del Lazio e costituisce uno degli affluenti di sinistra del fiume Velino. Nasce dal monte Bove (1348 m) nel comune di Carsoli. A 536 metri slm forma il lago artificiale del Turano. Il suo affluente in territorio marsicano è il fosso Fioio. Di esigua portata sono le sorgenti che dal Monte Velino e dai Monti Carseolani alimentano i bacini del Turano e dell'Imele-Salto.
Monumenti e luoghi d'interesse della Marsica: Architetture religiose: Cattedrale dei Marsi, Concattedrale di Santa Maria delle Grazie, Santuario della Madonna di Pietraquaria, Santuario della Madonna dei Bisognosi, Santuario della Madonna dell'Oriente, Chiesa di Santa Maria in Cellis, Chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta, Chiesa di San Pietro (Massa d'Albe) e Chiesa di Santa Maria Valleverde. Santuari: Madonna dei Bisognosi tra Pereto e Rocca di Botte; Madonna del Buon Consiglio a Venere dei Marsi; Madonna del Fulmine a Massa d'Albe; Madonna della Pietà a Carrito dei Marsi; Madonna delle Grazie a Roccavivi; Madonna dell'Oriente a Tagliacozzo; Madonna di Candelecchia a Trasacco; Madonna di Monte Tranquillo a Pescasseroli; Madonna di Pietraquaria ad Avezzano. Conventi: Convento dei Frati Cappuccini a Luco dei Marsi; Convento di San Domenico a Magliano dei Marsi; Convento di San Francesco a Balsorano; Convento di San Francesco a Poggio Cinolfo; Convento di San Francesco a Tagliacozzo; Convento di Santa Maria Valleverde a Celano. Eremi; Madonna del Caùto a Morino; Eremo di San Martino a Villa Romana; Grotta di Sant'Angelo a Balsorano; Grotta di Sant'Angelo a Colli di Monte Bove; Madonna della Fonticella a Canistro; Madonna della Ritornata a Civita d'Antino; Madonna del Romitorio a San Vincenzo Superiore, Chiese nella marsica: In ogni comune ed in ogni piccola frazione del territorio è presente almeno una chiesa. La chiesa madre della diocesi dei Marsi è laCattedrale dei Marsi di Avezzano dedicata a San Bartolomeo. A Pescina sorge la concattedrale di Santa Maria delle Grazie. A Trasacco si trova l'unica basilica minore della diocesi, dedicata ai Santi Cesidio e Rufino. Tre sono i santuari "ufficiali diocesani"[92]: il santuario della Madonna dei Bisognosi tra Pereto e Rocca di Botte, il santuario della Madonna dell'Oriente a Tagliacozzo e il santuario della Madonna di Pietraquaria, sul monte Salviano ad Avezzano. Architetture militari e civili: Castello di Avezzano, Palazzo Torlonia (Avezzano), Castello Piccolomini (Balsorano), Castello Piccolomini (Celano), Castello Piccolomini (Ortucchio), Rocca Orsini, Castello di Carsoli, Castello di Oricola e Castello di Pereto. Castelli: Castello di Sant'Angelo a Carsoli; Castello medievale ad Oricola; Castello medievale a Pereto; Castello Orsini ad Albe; Castello Orsini-Colonna ad Avezzano; Castello Piccolomini a Balsorano; Castello Piccolomini a Celano; Castello Piccolomini a Morrea; Castello Piccolomini ad Ortucchio; Rocca Orsini a Scurcola Marsicana. Torri nella marsica: Torre Baronale di Collelongo; Torre dell'orologio ad Aielli; Torre dell'orologio a Rocca di Botte; Torre di Collarmele; Torre di Marano dei Marsi; Torre di Ortona dei Marsi; Torre di San Berardo a Pescina; Torre di San Martino in Agne a Lecce nei Marsi; Torre di Santa Jona; Torre di Sperone; Torre di Venere dei Marsi; Torre Febonio a Trasacco; Torre medievale di Aielli; Torre medievale di Bisegna; Torre Piccolomini a Pescina; Torri difensive di Corcumello. Palazzi nella marsica: Palazzo Baronale a Poggio Cinolfo; Palazzo Botticelli a Collelongo; Palazzo Coletti a Tufo; Palazzo De Pontibus a Corcumello; Palazzo De Vecchi ad Oricola; Palazzo Ducale a Tagliacozzo; Palazzo Ferrante a Civita d'Antino; Palazzo Mastroddi a Tagliacozzo; Palazzo Municipale di Avezzano; Palazzo Sipari a Pescasseroli; Palazzo Torlonia ad Avezzano. Ville: Villa Torlonia ad Avezzano. Siti archeologici nella marsica: Alba Fucens, Lucus Angitiae, Marruvium e Antinum. Il territorio della Marsica è disseminato di siti ed aree d'interesse archeologico. Le più note e visitate sono il sito della città militare e commerciale di Alba Fucens, in comune di Massa d'Albe, Marruvium a San Benedetto dei Marsi, Lucus Angitiae a Luco dei Marsi,Antinum e gli scavi della Valle Roveto, Carseoli e gli insediamenti preistorici della Piana del Cavaliere e dell'area di Sante Marie. Rivestono particolare interesse archeologico anche l'area della Valle di Amplero a Collelongo, la villa imperiale di San Potito, i Cunicoli di Claudio, lavilla romana e l'area dell'ex collegiata di San Bartolomeo ad Avezzano e l'insediamento lacustre palafitticolo Paludi a Celano. Numerose le grotte ed altri siti preistorici che testimoniano come, sin dal paleolitico, le popolazioni stanziassero in modo continuativo grazie alle favorevoli condizioni ambientali e climatiche riferite in particolare al territorio circostante il lago Fucino.
Orografia e geologia di San Benedetto dei Marsi: Da un punto di vista orografico, la Marsica è una vasta area incastonata nella catena montuosa degli Appennini abruzzesi. Per lo più montuosa presenta tuttavia tre valli: quella del Fucino, la più ampia, i piani Palentini e la piana del Cavaliere. È racchiusa tra i monti Marsicani, a sud, la catena del Velino-Sirente, a nord-est, i monti Carseolani a nord-ovest e la catena dei Simbruini-Ernici ad ovest. Il principale fiume dell'area, il Giovenco, è inserito all'interno del bacino dei fiumi Liri-Garigliano e Volturno, la cui conformazione orografica è caratterizzata da rilievi accentuati nella parte nord-est e da quelli di più modesta entità nella parte sud-sud ovest. La superficie complessiva del bacino è importante: pari a 4.984 km² con una lunghezza dell'asta principale di 164 km. L'area fucense è costituita da depositi fluvio-lacustri, in particolare da depositi fluviali per lo più ghiaioso-sabbiosi verso i bordi della piana, mentre nel settore centrale più depresso, da depositi lacustri di tipo argilloso-limoso-sabbiosi, fatti risalire al Pliocene-Olocene. L'assetto geologico di questo settore della conca è dominato dalla presenza di depositi alluvionali del periodo Pleistocene superiore-Olocene sovrapposti a depositi lacustri antichi del Pleistocene medio-Pliocene superiore. I monti marsicani sono caratterizzati da estese tracce del glacialismo pleistocenico per via della loro natura geologica prevalentemente calcareo-dolomitica e numerose fenomenologie carsiche come doline e grotte. Il clima varia molto in base alla zona e all'altimetria a cui si fa riferimento. La zona climatica oscilla fra la classificazione climatica D, E ed F. Si parte dai 340 metri slm del centro di Balsorano, zona classificata D, fino ai 1375 metri slm di Ovindoli, classificata F. I centri più popolosi, tra i quali Avezzano, Carsoli, Celano, Pescina e Tagliacozzo, sono classificati E. Le aree esposte a venti o in posizione di prolungata ombreggiatura possono far segnare significativi sbalzi climatici rispetto a zone vicine, ma soleggiate e riparate. Le precipitazioni risentono in maniera consistente della presenza delle dorsali appenniniche, aumentando con la quota e risultando più abbondanti sui versanti della Marsica occidentale, decrescendo invece verso est. Il bacino del Fucino risulta tuttavia come segregato all'accesso dei venti piovosi. La zona più ricca di precipitazioni è la circostante catena formata dai monti Simbruini, monti della Mèta e, più a sud, dal limitrofo massiccio del Matese. Questa su un tratto di circa 100 km raccoglie oltre 1400 mm d'acqua all'anno. Nei mesi invernali, la neve solitamente cade copiosa, soprattutto sulle cime delle montagne e nelle stazioni sciistiche di Ovindoli, Pescasseroli, Marsia, Camporotondo e sulle piste da sci di fondo di Opi. In base alle medie climatiche ufficiali nell'altopiano del Fucino, in inverno, possono prodursi localmente temperature minime particolarmente basse, ciò anche a causa dell'alto tasso di umidità. In alcune occasioni si sono raggiunte temperature minime glaciali, come il 17 febbraio 1956, quando nella tabella climatica dell'agenzia regionale ARSSA[32] comparve anche un dubbio estremo assoluto di -32 °C presso Borgo Ottomila[33], dato non riportato ufficialmente sugli annali idrologici. Climaticamente è possibile suddividere la Marsica in quattro sezioni: Avezzano; Borgo Ottomila; Carsoli; Pescasseroli. I Comuni della Marsica: Anticamente la Marsica comprendeva l'area circostante il lago del Fucino a sud-est, e l'intera Valle del Giovenco. Con lo stesso toponimo s'intende l'odierna area sud-occidentale della provincia dell'Aquila, che comprende anche l'intera Valle Roveto e tutta la fascia carseolana. Fanno parte della Marsica 37 comuni, per un totale di circa 134.000 abitanti.L'esigenza di un'amministrazione autonoma ha portato a costituire un comitato territoriale apolitico, promotore di una nuova "Provincia dei Marsi", con capoluogo Avezzano. Diversi e vani sono stati i tentativi per ottenere tale riconoscimento. Del 1986 la proposta di legge di iniziativa popolare per l'istituzione della provincia che fu sottoscritta ed appoggiata da circa 53.000 marsicani e dai 37 comuni. Le amministrazioni locali hanno predisposto anche lo stemma araldico. Aielli; Avezzano; Balsorano; Bisegna; Canistro; Capistrello; Cappadocia; Carsoli; Castellafiume; Celano; Cerchio; Civita d'Antino; Civitella Roveto; Collarmele; Collelongo; Gioia dei Marsi; Lecce nei Marsi; Luco dei Marsi; Magliano de' Marsi; Massa d'Albe; Morino; Opi; Oricola; Ortona dei Marsi; Ortucchio; Ovindoli; Pereto; Pescasseroli; Pescina; Rocca di Botte; San Benedetto dei Marsi; San Vincenzo Valle Roveto; Sante Marie; Scurcola Marsicana; Tagliacozzo; Trasacco e Villavallelonga. Parchi e riserve naturali della Marsica: Riserva naturale Monte Velino, Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, Parco regionale naturale del Sirente - Velino, Riserva naturale speciale delle Grotte di Pietrasecca, Riserva naturale guidata Zompo lo Schioppo, Riserva naturale regionale Grotte di Luppa e Gole di Celano. La Marsica è un territorio amèno, aspro ed ospitale. Ricco di parchi e riserve naturali: comprende a sud il Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, a sud-ovest la Riserva naturale guidata Zompo lo Schioppo, ad est il Parco regionale naturale del Sirente - Velino, a nord-est la Riserva naturale Monte Velino, ad ovest la Riserva naturale guidata Monte Salviano e, infine, a nord-ovest laRiserva naturale speciale delle Grotte di Pietrasecca e la Riserva naturale regionale Grotte di Luppa, che segnano il confine con il Parco regionale dei Monti Simbruini[91]. Tra le aree naturali di maggiore interesse figurano le Gole di Celano, un canyon scavato per circa quattro chilometri dal torrente La Foce, le cui pareti rocciose, alte circa 200 metri, presentano in alcuni punti strettoie di appena 3 metri. Mammiferi tipici di molti di questi parchi sono l'orso bruno marsicano, sottospecie endemica della Marsica e il Lupo appenninico (detto anche Lupo marsicano). La flora è caratterizzata da fiori e piante endemiche come l'Iris marsica e la scarpetta di Venere.
La Valle del Giovenco è un'area abruzzese di circa 405 km² situata nella Marsica, in provincia dell'Aquila. È costituita da un'area montuosa che ad est, nord est segna il confine rispettivamente con la valle Peligna e la valle Subequana e a sud con l'alto Sangro ricadendo in buona parte nell'area protetta del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Il suo versante settentrionale ricade invece nell'area del parco regionale naturale del Sirente - Velino. Ad occidente comprende i comuni che insistono sul versante est, sud est dell'altopiano del Fucino. Nel tratto che va da Aielli Stazione, a Carrito di Ortona dei Marsi è affiancata dall'autostrada A25 Roma-Torano-Pescara. Nel suo territorio ricade il casello autostradale di Pescina. La strada statale 5 Via Tiburtina Valeria e la linea ferroviaria Roma-Avezzano-Sulmona-Pescara attraversano la sua porzione più settentrionale. La strada statale 83 Marsicana la congiunge a Pescasseroli e all'area del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise costituendo una delle porte d'ingresso dell'area protetta. La valle prende il nome dal fiume Giovenco la cui sorgente si trova sul monte Pietra Gentile, ad un'altitudine di 1250 metri slm nel territorio del parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Il fiume che l'attraversa quasi completamente sfocia in un canale dell'alveo del Fucino. Attraversando il canale fucense che si spinge oltre il ventre del monte Salviano, confluisce al fiume Liri all'altezza diCapistrello. Quando il Fucino era un lago il fiume Giovenco e le sorgenti di Bisegna rappresentavano l'unico affluente dell'area lacustre. Diversi rinvenimenti in siti d'interesse archeologico dislocati da Aielli a San Sebastiano dei Marsi fanno risalire già dal neolitico le frequentazioni di tribù stanziali in questi luoghi. Ancora più numerosi sono stati i ritrovamenti di oggetti risalenti all'età del ferro. Il centro fortificato più importante dell'area è l'oppida di Ortona dei Marsi, di cui sono ancora visibili le tracce di mura megalitiche situate tra Rivoli e Cesoli di Ortona dei Marsi che appartengono al centro fortificato dell'antica Milonia (o Milionia). Qui i sanniti alleati con i marsi cercarono di contrastare la spinta espansionistica dei romani prima di esserne assoggettati (294 a.C.). In un'area non ben localizzata della valle del Giovanco, tra San Benedetto dei Marsi ed Ortona dei Marsi, nacque Quinto Poppedio Silone, condottiero e strenuo fautore dei diritti delle popolazioni italiche, grazie al quale, anche i marsi, ottennero i benefici della cittadinanza romana dopo tre anni di guerra sociale(denominata anche guerra italica o guerra marsica) nell'88 a.C. Dal primo dopo guerra l'area fu interessata dal fenomeno dell'emigrazione italiana che si fece più consistente dal secondo dopoguerra causando il grave spopolamento dei borghi montani. In epoca contemporanea anche la valle del Giovenco come tutta l'area fucense-rovetana subì gravissimi danni dal terremoto della Marsica del 1915. L'istituzione nel 1922 del Parco nazionale d'Abruzzo da un lato e nel 1989 del parco regionale Sirente - Velino dall'altro ha favorito la valorizzazione delle aree montane e il recupero dei borghi che caratterizzano il suo territorio. Nel 1922 ci fu, grazie alla partecipazione di alcuni comuni della valle, la costituzione del primo consorzio forestale italiano con la nascita della condotta forestale marsicana. Erminio Sipari fu l'artefice e primo presidente del parco nazionale d'Abruzzo, ed anche il promotore della condotta forestale. La valle del Giovenco è stata fino al 2008 una delle tre comunità montane della Marsica: le altre erano la comunità montana Marsica 1 e la comunità montana Valle Roveto. I monumenti e luoghi d'interesse: Aielli Alto, torre delle stelle. Borghi, centri visita e musei di Bisegna e San Sebastiano dei Marsi. Cerchio, chiesa di Santa Maria delle Grazie e museo civico. Collarmele, chiesa di Santa Maria delle Grazie e parco eolico. Gioia Vecchio e torre di Sperone. Lecce nei Marsi, area di Lecce Vecchio. Ortona dei Marsi, chiesa di San Giovanni Battista, torre medievale, area d'interesse archeologico di Milonia. Castello Piccolomini di Ortucchio. Pescina, concattedrale di Santa Maria delle Grazie, museo e centro studi Ignazio Silone, casa museo Mazzarino, torre Piccolomini. San Benedetto dei Marsi, anfiteatro e domus romana di Marruvio, facciata dell'ex cattedrale di Santa Sabina. Berardo dei conti dei Marsi (Colli di Monte Bove, 1079 – Marsia, 3 novembre 1130) proveniente da nobile famiglia abruzzese, fu stretto collaboratore di papa Pasquale II. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica. Nacque a Colli di Monte Bove nei pressi di Carsoli, dal conte Berardo e da sua moglie Teodosia. Venne avviato sin dall'infanzia alla carriera ecclesiastica ed all'età di sette anni venne affidato ai canonici della cattedrale di Santa Sabina dei Marsi che ne curarono l'educazione. Dal vescovo Pandolfo, ricevette gli ordini minori, fino all'accolitato. Completò la sua formazione presso l'abbazia di Montecassino, dove soggiornò tra il 1095 circa e il 1102. Papa Pasquale II lo ordinòsuddiacono e lo scelse quale governatore della provincia di "Campagna". A causa dei contrasti con l'aristocrazia locale, poco tempo dopo il pontefice lo richiamò a Roma e nel 1099 lo innalzò alla dignità cardinalizia, assegnandolo prima alla diaconia diSant'Adriano e circa un anno dopo, promossolo all'ordine dei Cardinali Presbiteri, al titolo di San Crisogono. Nel 1109 venne eletto vescovo dei Marsi e tornò nella sua terra: il suo episcopato fu segnato dall'impegno nella moralizzazione del clero (lottò contro la pratica della simonia e del concubinato dei chierici) e dalla sollecitudine verso i poveri. Resse la diocesi fino alla morte, che lo colse il 3 novembre 1130: venne sepolto nella cattedrale di Santa Sabina di Marsia (l'odierna San Benedetto dei Marsi) e nel 1361, prima del trasferimento della sede episcopale a Pescina, le sue reliquie vennero traslate nella futura cattedrale di Santa Maria delle Grazie. Tuttavia la traslazione definitiva delle reliquie avvenne nel 1631. La venerazione popolare del vescovo Berardo iniziò subito dopo la sua morte: il suo culto fu approvato e confermato da papa Pio VIIil 10 maggio 1802.
La Cultura nella marsica. Musei: Museo d'arte sacra della Marsica, Museo Paludi di Celano, Aia dei Musei (Avezzano), Museo di arte moderna di Avezzano, Museo civico di Cerchio, Museo orientale di Tagliacozzo e Padiglione Torlonia. Numerosi i musei presenti nei vari comuni del territorio. Ad Aielli presso la torre trecentesca è ospitato il museo del cielo, un osservatorio astronomico dotato di planetario digitale ed altre strumentazioni tecnologicamente avanzate e ad altissima risoluzione. Ad Avezzano ci sono tre esposizioni permanenti: l'Aia dei Musei che presenta due sezioni, "Le Parole della Pietra" e "Il Filo dell'Acqua"; la pinacoteca d'arte moderna e il museo della civiltà contadina e pastorale, ospitato presso la Villa Torlonia e il Padiglione Torlonia. Analoghe esposizioni si trovano a Civita d'Antino e a Verrecchie. Il più importante e visitato museo del territorio è il museo nazionale d'arte sacra della Marsica, ospitato nelle sale del castello Piccolomini a Celano, dove si trovano altri due importanti musei, quello archeologico preistorico "Paludi" e quello della Chiesa di Santa Maria Valleverde con annessa biblioteca. Pescina ospita due esposizioni permanenti molto importanti: il museo "Ignazio Silone" con il centro studi e il museo "Mazzarino". Con i suoi 900 m² il museo civico di Cerchio è uno dei più grandi della Marsica insieme allo spazio museale di palazzo Botticelli aCollelongo dove hanno sede i musei archeologico e della civiltà contadina e del lavoro. A Tagliacozzo ci sono lo spazio museale dedicato alla figura del beato Tommaso da Celano e il museo Orientale con annessa biblioteca monastica. Il museo del Brigantaggio e dell'Unità d'Italia si trova a Sante Marie nel palazzo Colelli, dove in alcune sale trova spazio il moderno museo multimediale di Astrofisica. In valle Roveto il museo della pastorizia, con particolari sezioni dedicate alla numismatica e ai treni si trova a Balsorano, mentre il museo archeologico Antinum, inaugurato nel 2015, si trova a Civita d'Antino. Civitella Roveto ospita la pinacoteca dedicata ad Enrico Mattei e la mostra permanete etnografica "De' Colucci". Centri visita dei parchi e i musei naturalistici ed antropologici, dedicati a fauna e flora delle aree protette si trovano a Bisegna, Magliano de' Marsi, Morino, Opi, Ortona dei Marsi,Villavallelonga e a Pescasseroli dove si trova anche la casa-museo di palazzo Sipari. Marruvio (o Marruvio dei Marsi; in latino Marruvium o Maruvium) era un'antica città dell'Italia centrale, principale centro del popolo dei Marsi sulle sponde del Lago del Fucino. Corrisponde alla contemporanea cittadina di San Benedetto dei Marsi, inprovincia dell'Aquila. Storia: Capitale dei Marsi, antico popolo italico, fin dal I millennio a.C., conservò tale ruolo fino all'assoggettamento a Roma, avvenuto nel tardo IV secolo a.C. Le informazioni sull'insediamento preromano sono tuttavia scarse; l'area era abitata fin dall'Età del ferro, ma un'espansione urbanistica vera e propria si registrò soltanto in età romana, a partire dal II secolo a.C. e con l'apice nel I secolo d.C. Dionigi di Alicarnasso la cita tra i centri popolati dagli Aborigeni (mitologia). Archeologia nella marsica: San Benedetto dei Marsi conserva alcune vestigia dell'antica Marruvio. Tra queste, spicca per valore artistico una domus; rimangono poi alcuni tratti delle mura in opus reticolatum (II secolo a.C.) e resti delle terme e dell'anfiteatro. Nel sito o nelle sue immediate vicinanze sono state rinvenute anche diverse testimonianze epigrafiche, in particolare alcune indialetto marso; una pietra, mutilata, attesta il nome del dio Giove e di una divinità femminile a esso correlata (iouies pucles). Ex cattedrale di Santa Sabina: La chiesa fu costruita con ogni probabilità nel V o VI secolo nei pressi del foro italico di Marruvio, mentre il primo documento che cita la chiesa risale al IX secolo. Subì importanti interventi strutturali tra il XII e il XIII secolo. Dopo la morte di San Berardo dei Marsi avvenuta il 3 novembre del 1130 la cattedrale ospitò le sue reliquie. Con la bolla papale del 1580, Papa Gregorio XIII dichiarò la nuova sede della diocesi dei Marsi, la chiesa di Santa Maria delle Grazie di Pescina in cui furono traslati i resti di San Berardo. La vecchia chiesa di Santa Sabina in decadenza e ridotta a poco più che una cappella nel 1915 subì gravissimi danni a seguito del tragico terremoto di Avezzano che la distrusse quasi completamente, lasciando in piedi solo la facciata. La facciata è decorata da un portale in stile romanico-gotico con più giri di arco a tutto sesto. Domus romana e terme: Si trovano presso il vecchio palazzo del comune, risalenti al II secolo a.C. la Domus possiede il pavimento di pietra intatto, con alcuni mosaici e resti di colonne. I Morroni: Appartengono al II secolo e si trovano in mezzo al paese nuovo, nascosti dalle abitazioni. Sono due grossi blocchi di pietra della montagna, usati dai Marsi come costruzioni funebri in ricordo dei cari. Anfiteatro romano: Si trova appena fuori il paese in direzione di Pescina, è risalente con ogni probabilità alla fine del I secolo a.C. Conserva la pianta originaria e parte di una curva con alcune arcate. Alba Fucens è un sito archeologico italico, monumento nazionale dal 1902, nata come colonia di diritto latino, che occupava una posizione elevata e ben fortificata su 34 ettari (situata a quasi 1.000 m s.l.m.) ai piedi del Monte Velino. Il sito archeologico è compreso nel comune di Massa d'Albe (AQ), presso la frazione di Albe.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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