Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Roccacasale - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

Cerca nel Sito
Vai ai contenuti

Menu principale:

Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Roccacasale

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI ROCCACASALE (AQ)
 
Ospitalità nel Paese di ROCCACASALE (Aq) (m. 450 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Roccacasale: 42°07′26″N - 13°53′20″E
     
  CAP: 67030 -  0864 -  0864.273197 - Da visitare:    
 MUNICIPIO DI ROCCACASALE 0864.271878   0864.272987       0864.279031 - C.F.: 83000550661
Raggiungere Roccacasale:(Stazione Pratola Peligna a 4 Km.)  (Uscita Bussi/Popoli) -Aeroporto d'Abruzzo a 56 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI ROCCACASALE (AQ)
Via Tavernola, 2 - 67030 Roccacasale (Aq)
tel. 0864 273325 - fax 0864 273068
 Servizi offerti dalla struttura














RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE ROCCACASALE (AQ)
Conoscere Roccacasale: Roccacasale è un ridente centro montano della Valle Peligna nel centro dell’Appennino Abruzzese, arroccato sulle pendici del Monte della Rocca. Il centro costruito sulla nuda roccia si estende verso la valle sottostante godendo di una vivificante posizione assolata. Roccacasale è sicuramente il paese più caratteristico della Valle Peligna e probabilmente è il paese che il turista non può fare a meno di fotografare come ricordo della Valle Peligna. L’origine della struttura architettonica dell’attuale paese è da ricercarsi nella antica località Casali, piccolo insediamento di poche abitazioni precedente al 925. In seguito alla costruzione del Castello, il centro abitativo ha assunto con il passare del tempo la tipica struttura chiusa del borgo medievale; il castello formava un tutt’uno con le abitazioni e l’intero complesso era accessibile da quattro porte di cui è ancora evidente la presenza, anche se con i secoli il paese si è sviluppato fortemente al di fuori dell’antico insediamento, snaturando il primitivo perimetro e la primitiva struttura urbanistica, di cui si hanno ancora palesi tracce. La parte più alta del paese, cioè l’antico borgo, presenta le strade interne tracciate in senso radiale, con centro il castello, aventi l’aspetto di rampe o gradinate intervallate da passaggi trasversali pianeggianti. All’interno dell’antico borgo, tra le varie strutture tipiche (strutture che per la maggior parte sono andate perse per sempre portando via importanti testimonianze del passato) trovano posto la chiesa di San Michele Arcangelo (consacrata nel 1579, ma la prima fondazione è sicuramente molto più antica) e i resti del Palazzo Baronale. Il Palazzo Baronale fu costruito vicino alla chiesa in epoca molto più recente rispetto al castello. Dell’antico caseggiato, a causa dell’incuria, rimangono poche stanze poco significative. Per quanto riguarda le porte di accesso all’antico borgo, è stato possibile dedurre che due di queste (la Porta “sotto la chiesa”, situata in via San Michele, e la Porta “Gerone”) erano i due ingressi cittadini. Le altre due si aprivano invece sulla valle; una, detta Porta “Mazzamorello”, di cui rimangono ancora gli stipiti squadrati senza architrave, verso la montagna, nella cosiddetta “valle dell’inferno”; l’altra, detta Porta “della Valle”, concedeva l’accesso ai numerosi campi coltivati lungo le pendici della collina, ai piedi del paese. Tuttavia la descrizione migliore di Roccacasale, intrisa di genialità non comune, l’ha lasciata ai posteri il poeta roccolano Cesare Torelli, poliedrico artista autodidatta, nei suoi intensi versi: “Bella, assolata e gaia la mia Rocca, sotto l’usbergo del Castello antico, spande alla valle assorta, al verde aprico dolce armonia che nel cuor rintocca”…
CAMPEGGI ROCCACASALE (AQ)
La Storia del comune di Roccacasale (Aq) “Le nostre origini sono fondamentali per capire meglio la nostra cultura, le nostre tradizioni, perché la società attuale corre il rischio di essere sempre più estranea alle tradizioni tralasciate e dimenticate, ma noi stessi siamo aridi, egoisti, molto diversi dai nostri nonni che invece erano sicuramente più altruisti e comunicativi, soprattutto nella vita quotidiana. Tempi andati che noi dobbiamo recuperare e tramandare per non essere degli alberi senza radici”. L’origine di primi insediamenti umani nell’attuale territorio di Roccacasale si è accertato risalire ad epoche pre-romane. Resti significativi di ciò si trovano nella località oggi denominata “Colle delle Fate”. Il primo vero nucleo di abitazioni da cui si è sviluppato l’attuale paese è da far risalire intorno all’800/900 d.C.; in tale data si trova traccia dell’esistenza di una località denominata CASALI costruita sulle pendici dell’attuale Monte della Rocca (sperone ovest del Monte Morrone). Tale insediamento può essere individuato ancora oggi nei resti di costruzioni situate immediatamente al di sotto del castello. Tuttavia la storia del paese e della comunità di Roccacasale inizia con la costruzione del Castello che, ancora oggi, nonostante i suoi 1000 anni e le sue decadenti condizioni architettoniche, spicca solenne a protezione del paese sottostante, e con il suo aspetto poderoso lascia facilmente immaginare gli eventi di cui fu protagonista. Antonio De Sanctis, discendente della dinastia dei baroni di Roccacasale, fa risalire l’origine del Castello al 925, allorché il Duca di Spoleto, figlio di Lamberto, fu esortato dal Papa Giovanni X ad unirsi con altri principi per sbarrare la via della valle del Sangro e del piano di Cinquemiglia agli arabi e ai bizantini. I Saraceni, difatti, si erano già solidamente stanziati alle foci del Garigliano e seminavano stragi e terrore; nella Sicilia e sulla sponda adriatica, invece, dominavano i bizantini, che si spingevano verso nord con distruzioni e rovine. Fu così che il duca di Spoleto, dopo aver convocato i suoi vassalli, il marchese di Camerino e i baroni di L’Aquila e di Teati (l’attuale Chieti), decise la costruzione del castello di Roccacasale su quello sperone, i cui abitanti appartenevano alla diocesi di Valva. Il Wickam, dal canto suo, fa risalire l’edificazione del castello, anche se con qualche riserva, al 1056, mentre Perogalli cita la data 1025. Tuttavia a prescindere dall’esattezza della data di edificazione, le cronache narrano che il duca di Spoleto nominò valvassore nella Conca di Sulmona Pietro De Sanctis, uomo di spiccate virtù militari, che scelse il luogo in cui costruire la rocca. Quando Ottone I passò nella valle, diretto a scacciare i Greci dall’Italia Meridionale, Pietro si schierò con il suo esercito. La pergamena del 962 contiene un’attestazione di encomio che il Duca rivolse al valoroso Pietro “per la bella e forte costruzione” del castello. Morto il primo dei De Sanctis, gli succedettero i figli, l’ultimo dei quali Giovanni, ottenne dal duca di Spoleto, per se e per i suoi successori primogeniti, il titolo di Barone e il feudo della Conca di Sulmona. Negli anni il castello e le preesistenti Casali assunsero la struttura del tipico borgo medievale. Ed è intorno al 1200 che il nome di Roccacasale trova le prime origini. Infatti tale borgo veniva indicato come Roccae Casalis Castrum ed il paese viene ricordato nella bolla di Lucio III dell’anno 1183 indirizzata al Vescovo di Valva con il riferimento: “quae sunt in Rocca”. Nel periodo della IV crociata, sotto il barone Riccardo De Sanctis, il castello con tutto il centro fortificato che si era sviluppato, godette di un periodo di grande splendore sia dal punto di vista economico che sociale. Ciò presumibilmente fu possibile grazie all’attività svolta dal Barone Riccardo che partecipando alla IV crociata ed essendo conosciuto e stimato a Venezia poté promuovere un’ampia attività commerciale. Dal 1250 fino al 1590 i Baroni De Sanctis persero presumibilmente il possesso del feudo di Roccacasale e quindi del castello, mantenendo comunque il proprio palazzo baronale. In questi anni infatti la storia dei Baroni e del borgo fortificato di Roccacasale sembra disgiungersi. Risulta infatti che nel 1251 Roccacasale era feudo dei signori di Collepietro Aloisio e Manfredi; nel 1279 il paese con il castello apparteneva ai militi Gualtieri e Petrone di Collepietro; nel 1307 ne erano possessori il nobile Tommaso di Collepietro e il milite Tommaso suo omonimo, il quale diede in dote a sua moglie la sua parte che, nel 1318, fu venduta a Giacomo Cantelmo. All’inizio del quattrocento Roccacasale partecipò alle lotte per la successione Angioina che vedevano in opposizione l’esercito Caldoresco (che parteggiava per Renato D’Angiò) e l’esercito dei Cantelmo di Popoli (che supportavano Alfonso D’Aragona). I due eserciti si trovarono tuttavia uniti per difendere i Camponeschi Aquilani dai Gaglioffi e per ridurre la città di L’Aquila all’obbedienza Aragonese. I ribelli aquilani furono sottomessi e, nel 1486, Restaino Cantelmo ottenne dal Re il diritto di giudicare sopra le cause criminali di Pratola, Roccacasale, Pentima, Vittorito e altre terre appartenenti alla contea di Popoli. Negli anni compresi tra la seconda metà del quattrocento e la prima metà del cinquecento Roccacasale fu teatro di avvenimenti disastrosi: gravi scosse di terremoto danneggiarono il paese nel 1456; nel 1501 fu conquistata dai Francesi; la nevicata disastrosa del 1517 distrusse molte abitazioni. Nel 1525 i destini dei Baroni De Sanctis e del feudo di Roccacasale tornano ad intrecciarsi.
VILLAGGI TURISTICI ROCCACASALE (AQ)
La Chiesa di San Michele Arcangelo di Roccacasale: La chiesa parrocchiale si presenta esternamente in stile settecentesco. La facciata principale è abbellita da una statua in pietra raffigurante San Michele Arcangelo. Un'altra, più rozza, duecentesca, trovasi murata nel retro dell’edificio sacro. L’interno cinquecentesco, del tutto rimaneggiato, è a tre navate. Da una lapide posta sulla facciata principale della chiesa si rileva che la stessa fu consacrata a San Michele Arcangelo con indulgenza plenaria dal Vescovo di Valva “Vincentis Dozellus” l’8 maggio 1579. Molte importanti informazioni sulla chiesa e sulla cittadinanza sono andate irrimediabilmente perdute in quanto gli archivi parrocchiali furono dati alle fiamme dai francesi nel 1799 durante l’invasione del paese. Inoltre oltre alle barbarie perpetrate dai francesi la chiesa parrocchiale è stata successivamente spogliata delle opere artistiche e degli arredi sacri che restavano. L’ultima opera simoniaca è stata messa in atto nell’autunno del 1962 quando furono asportate dalla chiesa le ultime testimonianze di un fausto passato. Con l’ultima spoliazione sono venuti a mancare il battistero in pietra infisso sotto la gradinata che conduce all’organo, un dipinto in legno raffigurante San Giovanni situato sull’altare omonimo (l’attuale altare della Vergine Assunta), le diverse acquasantiere in pietra, decine di quadri ed inoltre il pulpito ligneo cinquecentesco. La “Crocella” di Roccacasale: La crocella è un altro dei luoghi cari ai roccolani. La tradizione orale ci ha tramandato che verso il 1750 si sparse la voce che un terribile mostro con la testa di leone e quattro braccia lunghissime terminanti in terribili artigli vivesse nella zona tra Fossa e Preta. Questo mostro, ricoperto di lunghi peli di colore arancione, lanciava dalla bocca scintille di fuoco che rotolavano fra gli alberi come pietre infuocate. La gente spaventata si rivolse al parroco Don Carlo Fiore, che in processione, pregando, piantò una grande croce di legno sulla sommità del Monte della Rocca. Da allora il mostro non fu più visto. Nel 1911 Don Tobisi Silvestri, parroco di Roccacasale, sostituì la predetta croce di legno con una di ferro. Da allora la sommità del Monte della Rocca è chiamata “La Crocella”. Il Castello di Roccacasale: L’origine del paese di Roccacasale e la sua esistenza nel corso dei secoli sono strettamente legate alla presenza del castello dei baroni De Sanctis. Il fortilizio, con la sua funzione di difesa, favorì la sopravvivenza di un nucleo abitativo tanto piccolo, che non sarebbe resistito fino ad oggi. Il castello di Roccacasale, posto a monte dell’abitato, situato a sud-est di Popoli, sulla strada per Sulmona, appartiene al tipo di castello-recintato a pianta triangolare e va posto in relazione con i castelli-recinti di pendio Aquilani situati sul percorso da Sulmona a L’Aquila, ovvero i castellli di Fossa, Barisciano, Popoli e San Pio delle Camere. Particolarmente vicina al castello di Roccacasale è l’iconografia di quest’ultimo, sebbene non manchino le differenze. Il vertice del triangolo è occupato dalla torre; nel caso di San Pio delle Camere e anche di Popoli, è un puntone, mentre nel caso di Roccacasale presenta pianta trapezoidale quasi quadrata. Della torre è rimasta immune dalle ingiurie del tempo soltanto la parte volta a sud-est, mentre quella di sud-ovest e quella di nord-est sono andate per metà distrutte e nulla resta della parte volta a nord-ovest. I ripiani della canna della torre erano ottenuti mediante volte a botte, tranne l’ultimo. I resti della torre sono, comunque, sufficienti ad indicare l’importanza dell’elemento verticale della struttura non solo a livello difensivo ma anche configurativo rispetto alle orizzontalità delle terrazzature che segnavano sul terreno una sorta di linee di livello, conferendo a questo tipo di fortezza un andamento a gradoni. Una particolarità del castello è che all’interno del recinto sono osservabili consistenti resti di veri e propri edifici in pietra: un rudere a sud-est della torre principale che potrebbe essere la base di un’altra torre, e una grande parete posta nel piazzale inferiore, a strapiombo sul paese con le sue aperture triangolari che un tempo furono probabilmente le finestre del palazzo vero e proprio. Si accedeva al suddetto piazzale, e di lì all’intero complesso, tramite una porta ad arco in una torre posta ad oriente con pianta all’incirca quadrata e che presentava, probabilmente sin dall’origine, tre lati soltanto: l’assenza del lato interno rispondeva alla strategia dell’attacco verso gli assalitori che si fossero impossessati della torre. Negli ultimi anni l’intero complesso è stato posto a riattamento al fine di consolidare i ruderi e all’interno del piazzale principale è stata edificata una struttura, da adibire a museo e sala congressi, in acciaio, muratura e legno che si integra perfettamente con gli antichi resti. Nonostante i fasti dell’antico monumento oggi siano solo storia, il Castello ha conservato intatta tutta la sua imponenza che traspare da ogni singola pietra, imponenza che dà un senso di protezione al roccolano e lascia affascinato il turista. Feste religiose e civili a Roccacasale: Il patrono del Comune di Roccacasale è San Michele Arcangelo che si festeggia l’8 Maggio e il 29 Settembre. I festeggiamenti religiosi prevedono la processione con la statua del Santo per le suggestive vie del paese, il programma civile prevede solitamente festeggiamenti con concerti bandistici o orchestre di musica leggera. I Roccolani sono molto devoti anche a Sant’Antonio e San Rocco che vengono festeggiati ad Agosto. Anche in tale occasione la tradizione vuole che si facciano processioni per le vecchie vie del paese, e poi la sera è sempre presente un intrattenimento. Infine molto caro ai Roccolani è Fra Mariano da Roccacasale beatificato da Giovanni Paolo II in San Pietro il 3 ottobre del 1999.
AFFITTACAMERE ROCCACASALE (AQ)
Il Colle delle Fate di Roccacasale: La zona Peligna presenta una rete di insediamenti fortificati che testimonia la sua posizione favorevole e strategica fin dall’antichità. Sembra ormai accertato che, attorno ad un centro maggiore per dimensione ed importanza (identificato sul colle Mitra tra Pettorano e Cansano), si sviluppò in età preromana una serie di centri minori sulle alture circostanti la valle. Percorrendo una mulattiera che parte dal paese di Roccacasale si raggiunge, in circa 40 minuti di cammino, l’altura di Colle delle Fate (m. 724), dove sono ancora ben visibili ampi tratti murari relativi ad un insediamento preromano. Questo acrocoro fortificato, il più meridionale sul versante del Morrone, venne per la prima volta identificato da Antonio De Nino, studioso peligno molto attivo negli ultimi decenni del secolo scorso. In seguito gli studi di Ezio Mattiocco ed alcune campagne di scavo (1965-66) hanno fornito nuovi dati, ancora però parziali rispetto all’estensione e all’importanza del sito. Attualmente sono facilmente riconoscibili i tratti murari relativi a tre cinte in “opera poligonale” di almeno due tipi; in particolare, nel recinto superiore pietre più grandi e ben lavorate, mentre nel lungo muro sul lato Nord più piccole e con una posa in opera meno regolare. La cinta più esterna è stata identificata prevalentemente sul lato settentrionale dell’altura ed è visibile con alcune interruzioni, per circa 350 metri. Secondo alcuni studiosi si tratterebbe di un muro di terrazzamento, databile al IV secolo a.C., relativo al soprastante recinto dell’acropoli. La sommità del colle è recintata da una muraglia trapezoidale, costruita con una tecnica più regolare in grandi massi lavorati; si tratta dell’acropoli vera e propria (ca. m. 70 x 30) fortificata in epoca posteriore rispetto alla prima, forse intorno al II secolo a.C., e che presenta al suo interno due cisterne di raccolta dell’acqua piovana. Un terzo tratto di muratura, visibile per circa 30 metri, è stato individuato sul lato orientale del colle ed è intermedio tra l’acropoli e il muro di terrazzamento. Gli scavi hanno chiarito le tecniche di costruzine delle murature e preso in esame le due cisterne. Si tratta di strutture a “Tholos”, cioè con filari di pietre aggettanti verso la sommità. Entrambe mostrano una copertura costituita da una grossa pietra ed hanno un impianto costruttivo assai regolare e con ingegnosi espedienti, come l’isolamento del serbatoio con uno strato di argilla depurata per impermeabilizzarne le pareti. All’interno delle cisterne sono stati rinvenuti soprattutto scarti di argilla e frammenti di vasi non lavorati al tornio, pezzi di tegole ed embrici di età romana. Il materiale ritrovato sembra comunque di riporto, forse prelevato nelle vicinanze delle cisterne ed utilizzato per il riempimento delle stesse, non più funzionali. Lo spazio ristretto recintato sulla sommità del colle insufficiente per un insediamento, la presenza del terrazzamento e le due cisterne hanno portato gli studiosi ad ipotizzare una funzione sacra del sito, forse un santuario. Quest’ultima tesi snatura totalmente la tesi esposta nel passato dal De Nino che riteneva il sito essere un luogo deputato al conio delle monete. Tuttavia la tesi del luogo sacro è avvalorata da importanti analisi e ritrovamenti ulteriori a quelli ottenuti con le campagne di scavo del 1965 e del 1966. Il ritrovamento più importante che ha condotto gli studiosi ad ipotizzare una funzionalità sacra del complesso è la statuetta raffigurante la Dea Madre Mediterrana in stile Cicladico con incisa la singolare iscrizione in Lineare-A Cretese-Minoica con bipenne. Sempre secondo gli studiosi tale reperto con le iscrizioni che riporta costituisce un documento eccezionale non solo per la Protostoria Peligna, ma per la stessa storia degli Italici. Si ritiene sia il più antico documento epigrafico d’Italia. Inoltre gli studiosi hanno condotto un intuitivo lavoro di decifrazione delle scritture ottenendo risultanze che alludono al culto del dio Baal, di Astarte e di Adaad, cioè delle stesse deità semitiche Minotiche e Micenee. Queste ipotesi spostano la data di nascita del sito denominato Colle delle Fate al 1800-1700 a.C. Il ritrovamento della Dea Madre a Roccacasale e le iscrizioni su di essa decifrate, pongono un legame con analoghe civiltà legate a mitologie astrali come quella Sarda. Infatti in Sardegna a Sernobi è stata rinvenuta una Dea Madre iconograficamente simile alla Dea Madre di Roccacasale. Ad avvalorare la tesi del culto degli astri si presenta l’ipotesi che i pozzi rinvenuti all’interno del perimetro dell’acropoli costituiscano veri e propri osservatori astronomici per studiare i fenomeni dei solstizi e degli equinozi in stretto rapporto con i culti agrari. Queste civiltà hanno una matrice mediterranea Greco-Semitica. Infatti il tempio di Colle delle Fate di Roccacasale è simile ai più antichi monumenti dell’architettura fenicia e costituiscono la radice dell’antichissima civiltà della stirpe Peligna. Festa delle Fate a Roccacasale: La manifestazione “Le Fate in Festa” nasce nel 1999, anno in cui si mise in atto la prima edizione. La suddetta manifestazione nasce con l’intento di riscoprire, e restituire alla popolazione locale, la coscienza di essere l’antica depositaria di quella parte di ricchezza culturale che si estrinseca in un patrimonio di originali tradizioni legate al mondo misterico, tradizioni che a causa di fattori storici e sociologici rischiavano di essere donate all’oblio per sempre. La manifestazione fa da ponte fra le antiche credenze e le antiche suggestioni che hanno origine nella notte dei tempi, e la realtà dei nostri giorni, realtà che avrebbe bisogno di recuperare il fascino misterioso che condiva la vita dei nostri avi.
BED & BREAKFAST ROCCACASALE (AQ)
BED & BREAKFAST LA ROCCA
Via Caile, 2 - 67030 Roccacasale (Aq)
tel. 0864 272838
CASE PER VACANZA ROCCACASALE (AQ)
La Storia del comune di Roccacasale (Aq) Infatti nel 1525 Il Capitano Giandomenico De Sanctis come Barone di Roccacasale prese parte alla battaglia di Pavia con le truppe imperiali guidate da Ferndinando D’Avalos, marchese di Pescara contro i Francesi. La perizia e l’abilità del Marchese di Pescara prevalsero sul numero dell’esercito nemico e lo stesso re Francesco I fu fatto prigioniero e condotto a Madrid dal Capitano De Sanctis. Nel 1590 il paese fu recuperato da Ottavio Cantelmo di Popoli che ne rivendette la giurisdizione a Pietro Di Pietro di Sulmona che l’affidò a sua figlia Isabella, moglie del capitano Domenico Antonio De Sanctis di Roccacasale che aveva militato nell’esercito costituito per fronteggiare gli attacchi del bandito Marco Sciarra. Il Capitano Domenico Antonio De Sanctis, dai documenti recentemente individuati presso la Sezione dell’Archivio di Stato di Sulmona, ricoprì cariche di altissimo rilievo nel panorama feudale locale. La storia di Roccacasale torna ad essere rilevante nel 1798, al tempo dell’invasione francese in Abruzzo, quando il Barone Giuseppe Maria De Sanctis fu chiamato dal Marchese di Pescara per accorere contro i Francesi che avevano assediato Camerino e che si dirigevano alla conquista del Regno Borbonico delle Due Sicilie. Nella battaglia le truppe del marchese di Pescara furono sconfitte e costrette a ritirarsi. Il Barone giunse a Popoli, dove gli fu affidato il comando delle masse lì riunite e il compito di predisporre la difesa di quel luogo. La resistenza fu strenua, ma i Francesi riuscirono a sbaragliare la difesa e, nel 1799, assalirono il castello di Roccacasale, ma furono costretti a ritirarsi. Il 15 marzo 1799 i Francesi al comando del generale Duhesme tornarono ad assalire il castello dove riuscirono ad entrare trucidando tutti i presenti ed appiccando il fuoco. Il castello in quel frangente subì danni drastici. Da allora i Baroni De Sanctis, data l’ostilità dei cittadini, non ebbero più modo di ricostruirlo. Il castello che per 8 secoli era sopravvissuto a terremoti, assalti e miserie era ormai definitivamente in rovina. Dopo la distruzione del castello e a causa delle ormai mutate condizioni socio-politiche in tutta Italia, la storia di Roccacasale perde la sua rilevanza a livello nazionale. Nel corso dell’800 ripetute epidemie di colera decimarono la popolazione e col passare degli anni Roccacasale divenne una piccola comunità che aveva come unici mezzi di sostentamento l’agricoltura e la pastorizia. Intanto il paese aveva perso la struttura urbanistica del tipico borgo medievale. Infatti il paese si sviluppa sempre più al di fuori del borgo antico. Il periodo di buio per Roccacasale dura fino agli eventi della seconda guerra mondiale quando la generosità, il coraggio e la solidarietà della popolazione porta di nuovo Roccacasale sui libri di storia. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, i prigionieri inglesi, americani, sudafricani e quanti altri erano incarcerati nel campo di concentramento per prigionieri di guerra di Sulmona, con la passiva connivenza delle autorità italiane di sorveglianza, evasero tutti e si dispersero sui monti vicini con l’intento di sfuggire al rastrellamento messo in atto dai tedeschi e tentare di arrivare così in Molise dove si era avvicinata la linea del fronte. Molti di questi prigionieri trovarono accoglienza a Roccacasale (e in tutti i paesi vicini). Fra questi prigionieri c’era Uys Krige, un grande poeta e scrittore sudafricano autore di libri in cui narra dei periodi passati a Roccacasale. Ignazio Silone nell’Avventura di un povero Cristiano scrive di un suo incontro con Krige: “… Fu in un primo incontro a Roma verso la fine del’44 che il Krige mi parlò con le lagrime agli occhi dei pastori di Roccacasale, di Campo di Giove, di Castel Verino… egli non esitava ad affermare che il tempo passato fra essi era il più bello della sua vita, avendo allora intravisto, per la prima volta, la possibilità di relazioni umane assolutamente pure e disinteressate”… e ancora scrive: “… sulle pendici del Monte della Rocca, essi raggiunsero il villaggio di Roccacasale. Benché questo fosse già gremito di ex-prigionieri, e non vi fosse una sola famiglia a esserne sfornita, i tre furono ugualmente accolti a braccia aperte. L’intera popolazione, poverissima, si dava da fare dalla mattina alla sera per procurare agli ospiti un’alimentazione decente, mentre i tedeschi affiggevano sui muri manifesti che minacciavano la pena capitale a chiunque aiutasse i prigionieri alleati evasi. Un giorno i tedeschi arrivarono con un camion e prelevarono trenta ostaggi”… Quei trenta ostaggi, povere persone che nessun crimine avevano compiuto, abitanti inconsapevoli di un piccolo paese, furono incarcerati nel Campo di Concentramento di Sulmona e vi rimasero tre giorni e tre notti soggetti ad ogni sorta di privazione. Dopodiché nove dei trenta furono deportati in Germania nei campi di sterminio. Tornarono solo in tre. Dopo i tristi eventi della seconda guerra mondiale la storia di Roccacasale è segnata da una pesante emigrazione negli anni ‘50, ‘60 e ‘70 verso altri paesi europei e verso Canada e Stati Uniti. Numerose sono infatti le comunità roccolane in America. Oggi Roccacasale è un piccolo paese al centro del Parco Nazionale del Morrone e della Maiella con una grande storia alle spalle, che spesso non si conosce ma che è di una importanza vitale per il futuro.
APPARTAMENTI PER VACANZA ROCCACASALE (AQ)
Fate in Festa a Roccacasale: Nel 2002 la manifestazione ha avuto luogo il 24 Agosto, finalizzando gli appuntamenti degli spettacoli ad una rassegna, “Tradizioni e Spettacolo”, all’interno della quale sono stati invitati gruppi e compagnie che operano e sviluppano temi legati alle tradizioni, e che prediligono forme di spettacolo caratteristiche ma che rischiano di scomparire. Il centro storico, che ben si presta alla rievocazione di suggestioni ed apparizioni, ha fatto da scenario ad interventi d’arte. L’edizione 2002 di Fate in Festa ha ospitato la seconda edizione del PREMIO CESARE TORELLI che ha coinvolto artisti scenografi. L’idea è stata quella di coinvolgere artisti-scenografi che hanno presentato, in piccoli spazi ricavati nel centro storico, le opere realizzate in pietra per l’occasione; l’intento è stato di dare un impulso agli artisti locali, che in passato nel nostro territorio hanno avuto momenti di particolare creatività. Inoltre è stato realizzato per l’evento un percorso fotografico e testuale che ha dato modo di ripercorrere la storia dell’evento culturale “Fate in Festa”, quindi dalla prima pubblicazione “Il Castello e il Centro fortificato di Colle delle Fate” inerente al territorio, a “Le essenze naturali, medicina, incantesimi e rimedi” dove viene affrontato nello specifico il tema delle erbe, a “Storie di storie fantastiche”, ossia l’utilizzo della pietra nella tradizione popolare, nei culti religiosi e nel mondo della magia. Fate in Festa a Roccacasale: L'edizione 2003 della Festa delle Fate è stata improntata sui temi della superstizione e ha ripreso tutti i temi delle edizioni precedenti. Suggestivi sono stati gli allestimenti scenografici all’interno del borgo medioevale, grande successo hanno raccolto le streghe e la fattucchiera. Festival dei parchi a Roccacasale: La CREAL Promotion con la collaborazione del Comune di Roccacasale e del Comune di Pratola Peligna ha organizzato anche per il 2004 il Festival dei Parchi (www.festivaldeiparchi.it). L’international biker meeting si è tenuto il 25-26-27 giugno 2004 nel comune di Roccacasale. Il Festival dei Parchi 2004 ha ampliato il successo ottenuto nel 2003 facendo crescere il numero di biker intervenuti da tutta Italia ed offrendo un programma musicale eccellente oltre allo stupendo Run dei Parchi, bike show, free camping e tanto altro divertimento. Il programma musicale ha visto protagonisti alcuni miti del rock e non: Carl Palmer, gli scatenatissimi Saxon, le live percussions di Renato Marasà, DJ Guglielmo Mascio e gli entusiasmanti Twin Dragons, oltre ad altri gruppi degni di nota quali le Hangover, No More Fear e Square Dance. Il paese di Roccacasale in collaborazione col comune di Pratola Peligna e grazie alla eccellente organizzazione della CREAL Promotion è stata teatro dal 20 al 22 giugno 2003 della prima edizione del Festival dei Parchi. Il festival è stato un vero e proprio meeting motociclistico aperto a tutti i tipi di moto con biker provenienti da tutta Italia e da alcuni paesi europei. Le tre giornate sono state animate dal caratteristico run dei motociclisti attraverso i parchi abruzzesi, da gare di trial e off road, esposizione di motociclette e gadget relativi al mondo biker. Inoltre le tre serate sono state accompagnate da musica rock di gruppi nazionali e locali e sabato 21 giugno hanno tenuto un concerto i Creedence Clearwater Revived. I costumi tipici di Roccacasale: L’antico e tipico costume della donna e dell’uomo roccolano dei primi dell’800 è stato, dopo una accurata ricerca storica, riprodotto e presentato al pubblico nel dicembre del 2005 nelle sale del museo della tradizione e della documentazione storica presente all’interno dell’antico castello medioevale di Roccacasale. Lo spunto per la riproduzione odierna dell’antico costume è venuta da un dipinto della donna in costume tipico di fine ‘700. Nella galleria fotografica è possibile trovare anche foto d’epoca dei primi decenni del ‘900 in cui vengono ritratte donne roccolane che indossano il tipico costume del paese.
CASE PER LE FERIE ROCCACASALE (AQ)
Gastronomia e prodotti tipici di Roccacasale. Gastronomia roccolana: La gastronomia Roccolana fa di certo pieno riferimento alla tipica cucina abruzzese, una cucina che come elementi fondamentali ricorre ai prodotti della terra e ai prodotti dell’allevamento del bestiame. Tuttavia dato l’abbandono delle terre e il non più usuale allevamento del bestiame (elementi che nei tempi andati erano prassi per ogni famiglia) e con l’arrivo del benessere oggi molti piatti della tradizione dei nostri nonni sono letteralmente scomparsi dalle tavole e ricette che molti anni fa erano presenti giornalmente nell’alimentazione oggi sono considerati quasi come un piatto pregiato da consumare nelle ricorrenze o nelle feste. E quelle ricette che tempo fa erano l’unica scelta possibile, l’unica alternativa al digiuno oggi vengono rievocati dai nostri anziani con una punta di nostalgia, forse a metafora della scomparsa di un vera e propria tipologia di vita, quasi uno sradicamento da quelle che sono le profonde radici tra l’uomo e la sua terra. Molte sono le ricette che sono arrivate fino ai nostri giorni e probabilmente altrettante sono state avvolte per sempre dall’oblio. Tra le più curiose ci sono Lu Sangunacce oppure I Caugl Sctrascenete, L’Annuoglie, Gli Sctrugliglie, La Panonde e La Ranere, Le Pen d’Randinie, L’Paccuzzette, L’Pen Cotte e la Frettet d’ Crastatiegl. Ottimi e ancora oggi molto diffusi sulle tavole roccolane sono Gli Gnucchitt (gli gnocchi), L’ Sagn Ammasset, La Pulenn (la polenta) e L’ Fregnacc. Di seguito vengono illustrate alcune ricette della tradizione, e poi c’è una succulenta galleria fotografica di alcuni piatti nominati. Sangunacce: Gli ingredienti di questa prelibatezza sono: sangue freschissimo di maiale, mosto cotto, scorze di arance tagliate molto finemente, una stecca di cannella, un bicchiere di strutto, mandorle o noci tostate e tritate, un po’ di zucchero, una bustina di vaniglia, una grattugiata di noce moscata. Si mischia il sangue con il mosto cotto e si mette in una pentola a bollire a fuoco lento mischiando continuamente. Si aggiungono ad uno ad uno gli altri ingredienti e si cuoce il tutto per circa due ore. Ranere: Granturco ammollato e bollito e poi salato in una teglia con olio di oliva, aglio e peperoncino. Pane cotto: Pane raffermo messo in ammollo in acqua fredda e poi bollito in poca acqua fino al completo disfacimento. Aggiungere, quindi, olio extra vergine di oliva e una generosa manciata di pecorino roccolano. Frittata di “crastatiegl”: Friggere i gambi di fiore d’aglio in olio di oliva e quando sono ben cotti versare i “crastatiegl” (fiori e gambi d’aglio) sopra le uova sbattute con pecorino, voltare la frittata una sola vola. Prodotti tipici di Roccacasale: I prodotti tipici di Roccacasale sono il vino, l’olio e le olive, patate, fagioli e pomodori e altre coltivazioni minori. Ottima è anche la produzione di formaggio pecorino. Inoltre il territorio di Roccacasale è anche ricco di varie specie di funghi tra le quali la più diffusa è quella dei chiodini.
COUNTRY HOUSE ROCCACASALE (AQ)
Felix Silla. Felix Silla è nato l’11 gennaio 1937 a Roccacasale. Nell 1953, all’età di 16 anni, date le scarse possibilità di lavoro che il paese offriva, fu costretto ad emigrare, come molti altri, negli Stati Uniti D’America. Le sue peculiariarità fisiche lo portarono ben presto a lavorare in un famoso circo statunitense (il circo Ringling Bross, and Barnum & Bailey show). Dimostrò subito di essere un ottimo acrobata cosa che lo portò negli Studios di Hollywood come stuntman. Iniziò così la sua eccezionale carriera che tutt’oggi prosegue e che ha portato Felix ad essere una vera e propria leggenda Hollywoodiana. Nel 1965 Felice si sposò con Susan, matrimonio da cui ha avuto 3 figli. Nella sua lunga carriera molti sono i film a cui ha preso parte come attore o come stuntman. Tra i più celebri si possono menzionare: “La Famiglia Addams”, in cui Felix faceva il ruolo del mitico Cugino Itt; Felice era il robot Twiki nel celeberrimo “Buck Rogers nel 25° secolo”, o ancora il personaggio di Ewok Retah in “Il ritorno dello Jedi”. Felix vanta inoltre un’importante partecipazione come stuntaman in “Indiana Jones e il Tempio Maledetto”, dove conobbe George Lucas e prese parte al primo “E.T.” con Spielberg. L’ultima sua fatica è la partecipazione nel 1992 a “Il ritorno di Batman”. Comunque la sua filmografia è molto vasta ed è possibile consultarla visitando i siti a fondopagina. Oggi Felix dopo una lunga e splendida carriera si diletta tra Las Vegas e Reno con un complesso, i “The Original Harmonica Band”. Nel 1995, dopo circa 42 anni, Felice Silla è tornato a Roccacasale in visita; in quell’occasione la cittadinanza lo accolse con grande affetto e orgoglio. Andrea Di Giannantonio. Andrea Di Giannantonio nasce a Roccacasale il 21 settembre del 1899, ultimo di sei figli da famiglia contadina. Nel 1915, dopo aver svolto fino all’età di 16 anni l’attività di pastore, fu chiamato a difendere la patria contro l’esercito austroungarico. Andrea Di Giannantonio era uno degli ultimi 140 reduci italiani (solo 2 gli abruzzesi) della Grande Guerra, uno degli eroici ragazzi del ‘99. Dopo la chiamata alle armi fu spedito al fronte, in trincea, sulle prealpi in un reggimento di alpini. Dopo la dura guerra, seppure vittoriosa, con indelebili segni nel cuore, Andrea tornò a casa. A Roccacasale riprese la sua attività di contadino e di pastore. All’età di 27 anni si sposò, il matrimonio gli donò 4 figli. Nel ‘40 la guerra entrò ancora nella sua vita. Fu chiamato dalla patria per la campagna d’africa nei quali eventi fu fatto prigioniero, esperienza che lo segnò a vita. Conclusa la sua partecipazione al secondo conflitto mondiale tornò di nuovo a Roccacasale dove si stabilì definitivamente e dove è morto il 24 Aprile 2004 alla stupenda età di 104 anni.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' ROCCACASALE (AQ)
Roccacasale è un suggestivo borgo di circa 750 abitanti abbarbicato sulle pendici del massiccio del Morrone, ad una altitudine di 450 m. slm. Il territorio comunale è compreso nell'area delParco Nazionale della Majella. Il paese è dominato da un castello-recinto di difesa di epoca medievale, dal quale si gode uno spettacolare panorama sull'intera Valle Peligna. Il nucleo più antico della piccola località - la parte più alta, ai piedi del castello - è contraddistinto da suggestivi e ripidi vicoli e viuzze che si arrampicano tra vecchie case in pietra, molte delle quali disabitate da tempo. La bella chiesa parrocchiale di S. Michele Arcangelo (XVI sec.) funge quasi da cerniera tra l'antico borgo medievale e la zona più di più recente costruzione, dove si trova la piccola chiesa di S. Antonio Abate (XIX sec.). Recinto di difesa: I resti del singolare recinto fortificato, il cui impianto è tuttora riconoscibile, sovrastano l'antico borgo; il castello, posto all'interno dello scacchiere peligno a controllo di un'ampia area tratturale, ha sempre svolto uno strategico ruolo di difesa da eventuali infiltrazioni nemiche dal Piano delle Cinquemiglia. Le vicende storico-costruttive del castello insieme a quelle dell'antico nucleo di Roccacasale, sono strettamente connesse alla storia della famiglia De Sanctis che mantenne il titolo e la proprietà della fortificazione sino all'abolizione della feudalità. La fortificazione, situata alle pendici del Monte Morrone, tra Sulmona e Popoli, è inoltre di notevole interesse per le presenze architettoniche diffuse sul territorio e nel borgo ed è inoltre di grande suggestione sotto il profilo ambientale.
RIFUGI E BIVACCHI A ROCCACASALE (AQ)
SULMONA (a 8 km da Roccacasale) Sulmona è il principale centro della valle Peligna ad un altitudine di circa 400 metri . E’ una graziosa cittadina ricca di monumenti storici e di Musei: Museo Civico. Museo dell’Arte e della Tecnologia Confettiera. Museo del costume popolare abruzzese-molisano e della transumanza. Museo di Storia Naturale Museo Diocesano di Sulmona. Museo archeologico “in situ”E’ famosa per la produzione di Confetti . Tra gli eventi più importanti ricordiamo: La Processione del Cristo Morto il Venerdì Santo; La Madonna che scappa in piazza la Domenica di Pasqua; La giostra Cavalleresca di Sulmona e D’Europa nei mesi Luglio e Agosto. POPOLI (a 10 Km da Roccacasale) Centro visita del lupo. La Cooperativa Il Bosso con i suoi operatori esperti e qualificati ti accoglierà ti accompagnerà per tutta la durata della visita illustrando ampiamente ogni aspetto e soddisfacendo ogni curiosità relative a questo misterioso animale e le sue prede. La durata della visita guidata è di 3 ore circa: si parte dal Centro Visita del Lupo per poi proseguire nel percorso didattico “Dalle Prede ai Predatori”: ubicate   in diverse aree faunistiche: degli ungulati (cervo, capriolo, cinghiale, daino e muflone); dei lupi (lupo appenninico e lupo artico); voliere del centro recupero rapaci.  BUSSI SUL TIRINO CAPESTERANO (a 30 Km da Roccacasale) La Cooperativa il Bosso organizza: Centro visite del fiume Tirino . Un escursione in canoa sul Tirino, definito il fiume più bello d’Italia, è il modo migliore per rilassarsi con la mente e con il corpo. L’acqua cristallina, la vegetazione rigogliosa e la ricca fauna, vi accompagneranno su questo fantastico itinerario. Partendo dalla località San Martino, nel comune di Capestrano (Aq), è possibile risalire il fiume fino alle sorgenti di Capo d’Acqua. Lunghezza percorso: circa 5 Km, Grado di difficoltà: Facile (consigliato per le famiglie), Durata: circa 2,30 ore, Mountain Bike Per gli amanti della mountain bike un occasione davvero unica da non perdere dal Centro Visite Fiume Tirino si dipartono diversi itinerari, per tutti i gusti. Percorsi facili di pianura, che attraversano suggestivi luoghi di interesse storico artistico e naturalisti. I più esigenti possono affrontare i suggestivi itinerari con dislivello di tutto rispetto. La cooperativa ti offre la possibilità di noleggiare nuovissime mountain bike oppure essere accompagnati da una nostra guida esperta Itinerari. Sulla sella …del Tirino (Bussi sul Tirino – Capestrano – Ofena) Una escursione in mountain bike lungo il Tirino, il fiume dalle tre sorgenti. Seguendo il suo corso quieto e pianeggiante si arriva a S.Pietro ad Oratorium, una splendida chiesetta longobarda avvolta in un velo di mistero. Risalendo le limpide e fresche acque in compagnia di folaghe, tuffetti e aironi cenerini giungeremo alle tre sorgenti. L’escursione prosegue nei pressi di un antico villaggio dei pastori transumanti.
SANTO STEFANO DI SESSANIO (a km 40 da Roccacasale) Il borgo di S. Stefano di Sessanio è, tra i monumenti dell’uomo, forse il più suggestivo dell’intero Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. E’ un paese completamente costruito in pietra calcarea bianca, il cui candore è stato reso opaco dal tempo. Le coperture dei fabbricati realizzate esclusivamente con coppi offrono un’armonica visione d’insieme a chi lo osserva dall’alto della torre medicea. Il borgo è considerato tra i più belli d’Abruzzo per gli integri valori ambientali, per il decoro architettonico e per l’omogeneità stilistica. Le strade che lo attraversano, da percorrere rigorosamente a piedi, si presentano in ricchissima varietà, dall’erta scalinata che costeggia la Chiesa di S. Maria in Ruvo (XIII-XIV secolo), ai tortuosi selciati che si insinuano tra le abitazioni e conducono alla Torre, al lungo percorso ricavato sotto le case per proteggerle dalla neve e dai gelidi venti invernali.  GROTTE DI STIFFE – San Demetrio nei Vestini (a 45 km da Roccacasale) Le Grotte di Stiffe sono situate all’apice della forra sovrastante il piccolo paese di Stiffe, frazione del Comune di San Demetrio ne’ Vestini. Nel periodo di Natale All’interno delle Grotte viene allestito un meraviglioso Presepe.
SCANNO “La perla d’Abruzzo” (a 30 Km da Roccacasale) Scanno è il Borgo più fotografato d’Italia. L’abitato antico è caratteristico per le sue vie spesso gradonate, dalle quinte in pietra, illeggiadrite da capricciosi portaletti e da finestre settecentesche. Da notare il costume tradizionale delle donne del luogo. A valle del paese si trova il Lago di Scanno, originatosi per una frana staccatasi dal Monte Genzana , che ha sbarrato il corso del fiume Tasso in epoca post-glaciale, è situato a 930 mt. di quota slm., ha coste molto ridotte, adibite a spiagge ma quasi prive di sabbia. E’ il lago naturale più grande della regione. PESCOCOSTANZO (a 30 Km da Roccacasale) Uno straordinario patrimonio culturale e artistico. Tra gli immensi e silenziosi pascoli che la Maiella e l’alta valle del Sangro sorvegliano, sorge l’abitato di Pescocostanzo. Il luogo è così ricco di tesori d’arte e bellezze naturali da apparire miracoloso, una specie di quaderno rinascimentale e barocco da sfogliare con cura, con la premura di prestare orecchio ai passi degli avi che ancora echeggiano sulle strade lastricate, sotto le finestre degli antichi palazzi. ROCCARASO AREMOGNA ( a 35 Km da Roccacasale) Roccaraso insieme ai comuni confinanti Rivisondoli, Pescocostanzo, Barrea e Rocca Pia ha   bacino sciistico che merita l’etichetta ‘tra i migliori’. La cima più alta raggiunta con impianto di risalita è Le Toppe del Tesoro 2.141 mt. Le Piste discesa del comprensorio delle 5 Miglia e Alto Sangro (km 156 in totale. Roccaraso e Km 110 Rivisondoli) sono servite da: 2 cabinovie, 10 seggiovie, 15 ski – lifts, 5 manovie. Inoltre a Roccaraso trovate: Parco Avventura di Roccaraso composto da due percorsi sospesi integrati nel bellissimo bosco di pini località Ombrellone, (verde adatto ai bambini e blu più impegnativo) Palaghiaccio, Noleggi QUAD e ATV per Escursioni Overland.
Itinerari nel Parco Nazionale della Majella: da Fossacesia Marina a Campo di Giove: Periodo consigliato: da primavera all’autunno, in inverno se si vuole sciare.Da Fossacesia Marina, sulla costa teatina, dove è possibile visitare l’Abbazia di San Giovanni in Venere, ci muoviamo verso Lanciano. Da qui, attraverso la S.S. 363 percorrendo un territorio solcato da brevi corsi d’acqua e con versanti a ripide balze, si arriva a Guardiagrele. Città famosa per il fiorente artigianato del rame e del ferro battuto, ricca di notevoli opere d’arte ben conservate e per il panorama verso la Majella. La vista ed il contatto con Majella madre è sempre più affascinante viaggiando sulle S.S. 263 e 84. A seconda della stagione in cui si percorre l’itinerario suggeriamo, se in estate, una visita al Balzolo di Pennapiedimonte e alle sorgenti del Verde presso Fara San Martino, con una breve escursione nella valle di Taranta per arrivare, utilizzando un impianto di risalita, alle Grotte del Cavallone, in alternativa, se ci troviamo a visitare la zona in condizioni climatiche meno favorevoli, si suggerisce, una visita al paese di Palena. Da Palena si giunge al valico della Forchetta che immette nell’altopiano di Pescocostanzo. Qui siamo in provincia di L’Aquila. Vicino a Rivisondoli e Roccaraso, stazioni sciistiche più importanti del Centro-Sud, e all’Altopiano delle Cinque Miglia. Arriviamo a Pescocostanzo dove la sosta è d’obbligo per visitare l’interessante e ben conservato centro storico dove si possono ammirare ed acquistare nelle botteghe artigiane pregevoli lavori di oreficeria e in ferro battuto. Continuando il tragitto attraverso il Bosco di S. Antonio, ci si dirige a Campo di Giove. I comuni del Parco Nazionale della Majella: Del Parco fanno parte i seguenti comuni: Abbateggio, Ateleta, Bolognano, Campo di Giove, Cansano, Caramanico Terme, Civitella Messer Raimondo, Corfinio, Fara San Martino, Gamberale, Guardiagrele, Lama dei Peligni, Lettomanoppello, Lettopalena, Montenerodomo, Pacentro, Palena, Palombaro, Pennapiedimonte, Pescocostanzo, Pizzoferrato, Popoli, Pretoro, Rapino, Rivisondoli, Rocca Pia, Roccacasale, Roccamorice, Roccaraso, Salle, San Valentino in Abruzzo Citeriore, Serramonacesca, Sulmona, Taranta Peligna e Tocco da Casauria. Le comunità montane del Parco Nazionale della Majella: Sei sono le comunità montane che ricadono all’interno delle aree del parco: Caramanico Terme, Castel di Sangro, Palena, Pennapiedimonte, Quadri, Sulmona.  I musei e aree faunistiche all’interno del Parco Nazionale della Majella: Museo entomologo – Sulmona tel 0864/52333 (prenotare in agosto); Museo naturalistico archeologico – Lama dei Peligni tel 0872/916067; Centro visite della Riserva della Valle dellOrfento – Caramanico tel 085/922084; Giardino botanico della Maiella – Lama dei Peligni (adiacente al museo naturalistico). Le riserve all’interno del Parco Nazionale della Majella: Valle dell’Orta tel. 085.92783-928286; Valle del Foro tel. 0871.898131; Majella Orientale tel. 0872.91221; Bosco di Sant’Antonio tel. 0864.641418 – 0864.641440; Monte Rotondo tel. 085.98226; Valle dell’Orfento e Piana Grande della Majelletta tel.085.922084: Lama Bianca tel. 085.9201127 – 085.920116: Feudo Ugni tel. 0871.77555; Fara S. Martino – Palombaro tel. 0871.895145; Quarto S. Chiara tel. 0864.840706. Numeri utili: Ente Parco – Presidenza Regione Abruzzo V.le Bovi, 425 – 65123 Pescara tel. 085/74463; Enti provinciali per il turismo – L’Aquila p.zza S.Maria di Paganica tel. 0862/25140; Centro visite Fara S.Martino – Fara S.Martino p.zza Municipio tel. 0872/980970; Regione Abruzzo Assessorato Urbanistica Parchi e Riserve – L’Aquila, C.da S.Antonio Tel. 0862/6441; Settore Turismo – Pescara Via Bovio tel. 085/7671.
Parco Nazionale della Majella: Istituito, insieme a quello del Gran Sasso-Laga nel 1991, si estende per 74.095 ettari nelle province di Pescara, Chieti e L’Aquila. L’Ente Parco ha sede a Guardiagrele e uffici a Pacentro e Caramanico Terme. La Majella è il secondo massiccio dell’Appennino che sfiora con il monte Amaro i 3000. La sua forma, massiccia e arrotondata è molto caratteristica, paragonabile quasi ad una grandiosa cupola ellittica. La Majella ha cominciato a formarsi 100 milioni di anni fa sul basso fondale di un mare tropicale. I resti calcarei degli organismi marini continuarono ad accumularsi sul fondo finchè, circa 7 milioni di anni fa, questo cominciò a sollevarsi formando una gigantesca piega, spezzata in più punti. Nonostante le copiose piogge estive ed autunnali e le abbondanti nevicate, la Majella è povera di corsi d’acqua. La montagna, si comporta come una gigantesca spugna, la quale assorbendo acqua e accumulandola in vene e caverne sotterranee la rilascia solo a valle, dove è ricchissima invece di sorgenti. Il fianco occidentale, privo di valli è più ripido. Quello orientale è un pò più dolce, ma è solcato da lunghissimi valloni. Oltre i 2100 metri di altitudine la Majella mostra i segni dell’erosione dei ghiacciai, di 10.000 anni fa. Si presenta qui come un gigantesco tavolato ondulato, movimentato però da creste e cime molto aspre. La Majella domina il paesaggio abruzzese innalzandosi tra il mare e la catena appenninica. Oltre alla cima principale, il Monte Amaro (2795 m), ve ne sono una trentina che superano i 2000 m. Tra queste si ricordano il Monte Acquaviva (2737 m), la Cima delle Murelle (2596 m), il Monte Focalone (2676 m) e Tavola Rotonda (2403 m.). Trattandosi di montagna fortemente carsica sono presenti d numerose grotte fra le quali la più importante è la Grotta del Cavallone dove è possibile leggere il susseguirsi dei diversi cicli geologici. Questa grotta fù prescelta da D’Annunzio per ambientarvi il secondo atto della Figlia di Iorio. Posta nel cuore geografico dell’Abruzzo da tempo immemorabile rappresenta per gli abruzzesi la montagna madre. Persino Plinio il Vecchio la definiva “padre dei monti” proprio per sottolinearne il grande amore e il forte rispetto che verso di essa si è sempre nutrito. Nel Medioevo divenne luogo di preghiera per numerosi eremiti, tra cui Pietro Angeleri, divenuto poi Papa Celestino V. Eremi e abbazie fiorirono così numerosi . Dal famosissimo eremo di Spirito Santo, monumento nazionale, a vere e proprie grotte, quali gli eremi di S. Giovanni, S. Antonio e S. Angelo. Suggestiva l’Abbazia di S. Liberatore a Majella, presso Serramonacesca, una delle chiese romaniche più rappresentative. Numerosi i centri storici interessanti: Caramanico, Guardiagrele, Palena, Pretoro, Pescocostanzo Roccacaramanico, Roccacasale, Popoli, Cansano e Pacentro. Come ci si arriva al Parco Nazionale della Majella: In auto con la A25 Roma-Pescara usando le uscite di Sulmona, Bussi, Torre de’ Passeri, Alanno Scafa. Dalla zona di Chieti e Lanciano si possono prendere le statali 263 – 84. Partendo da L’Aquila si può prendere la statale 17. Per chi invece vuole raggiungere il parco in treno si possono utilizzare la linea Roma-Sulmona-Pescara (stazioni di Sulmona, Pratola Peligna, Corfinio, Popoli, Bussi, Tocco-Castiglione, Torre de’ Passeri, Piano d’Orta-Bolognano, Scafa-Caramanico, Alanno Manoppello). Grazie alla linea Sulmona-Carpinone si possono raggiungere i comuni di Cansano, Campo di Giove, Palena e Rivisondoli-Pescocostanzo. La Fauna del Parco Nazionale della Majella: Il lupo così come il gatto selvatico sono sempre stati presenti nelle aree del parco. L’orso bruno marsicano invece è tornato solo da alcuni anni, quasi certamente dal vicino parco nazionale d’Abruzzo. Sono presenti camosci, cervi e caprioli, reintrodotti dall’amministrazione forestale per ricostituire il naturale equilibrio tra predatori e prede. Nei boschi troviamo anche la volpe, la martora, la donnola, la puzzola, il ghiro, la faina e il moscardino. 130 sono le specie di uccelli e tra i rapaci sono presenti l’ormai raro Falco pellegrino, il Lanario, l’Aquila reale, l’Astore, il Gufo reale e il Piviere tortolino che in Italia nidifica solo sulla Majella, il lodolaio, il gheppio, lo sparviere e la poiana. Tra i predatori notturni non è difficile avvistare il Barbagianni, l’assiolo, la civetta e l’allocco. Di sicuro interesse è la presenza del Parnassus Apollo, una grande farfalla dalle ali quasi trasparenti, con macchie rotonde orlate di nero e di rosso. Quest’insetto è rarissimo tanto da essere l’unico insetto dell’intero Abruzzo ad essere protetto dalla convenzione di Washington, che regola il commercio internazionale delle specie in via di estinzione. La Flora e ambienti naturali del Parco Nazionale della Majella: Nel Parco Nazionale della Maiella si trovano una grande varietà di ambienti montani e sono ben riconoscibili le differenti fasce di vegetazione. Partendo dalle quote più basse s’incontrano boschi misti di querce caducifoglie come il cerro e la roverella, oltre ad aceri, carpini, Ornielli e sui versanti più assolati persino il leccio, albero mediterraneo amante del caldo. Più in alto, verso i 900-1.200 m, la copertura forestale è rappresentata dal Maggiociondolo, così abbondante da rendere verosimile l’ipotesi secondo cui la parola Majella deriverebbe da maio, antico nome che le popolazioni locali davano a questa pianta, da Aceri montani, dal pino nero e dalla grande fascia della faggeta che si estende fino ai 1800 metri. Oltre la linea dei faggi, comincia il piano degli arbusti bassi e contorti, come quelli di pino mugo della varietà Pomilio o di ginepro montano. Oltre i 2200 metri, dove il gelo e il vento rendono l’ambiente proibitivo, si trovano le praterie d’altitudine qui fioriscono moltissime specie di fiori dall’anemone alpino alla genzianella, dal Camedrio alpino all’ormai rarissima stella alpina dell’Appennino e persino un albero, il salice nano che cresce prostrato sulle rocce. Tra le oltre 1.700 specie di essenze floristiche della Majella citiamo l’Aquilegia Ottonis, la Campanula Cavolinii, la Saxifraga Porophylla, il Doronico e la Viola Eugeniae. Attività nel Parco Nazionale della Majella: Escursioni a piedi, in mountain-bike e a cavallo. Escursioni didattiche guidate. Trekking. Foto naturalistica. Osservazione degli animali nelle aree faunistiche e in libertà. Birdwatching. Cicloturismo. Arrampicata sportiva. Torrentismo. Canoa sull’Aventino. Sci di fondo escursionistico e sulle piste di Pescocostanzo, Passolanciano e Decontra. Sci-alpinismo. Alpinismo invernale. Sci di pista.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu