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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Rocca Pia

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI ROCCA PIA (AQ)
 
Ospitalità nel Paese di ROCCA PIA (Aq) (m. 1.181 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Rocca Pia: 41°56′04″N - 13°58′40″E
     
  CAP: 67039  -  0864 -  0864.203000  - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI ROCCA PIA 0864.203005    0864.203006       0864.203005  P. IVA: 00144520665
Raggiungere Rocca Pia:(Stazione Sulmona (Uscita Pratola Peligna) -Aeroporto d'Abruzzo a 95 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI ROCCA PIA (AQ)
** HOTEL AL VECCHIO ASILO
Via Fosso Capo D'acqua, 1 - 67039 Rocca Pia (Aq)
tel. 0864 48565 fax 0864 204625
 Servizi offerti dalla struttura








Via Conte Di Torino, 43 - 67039 Rocca Pia (Aq)
tel. 0864.662062 - fax 081 2140229
 Servizi offerti dalla struttura







Via Conte di Torino, 55 - 67030 Rocca Pia (Aq)
Telefono: 0864 203104 / Cell. 333 4537755 - fax: 0864 203104
 Servizi offerti dalla struttura











Turismo e Natura a Rocca Pia. Rocca Pia , data la vicinanza con Roccaraso e con gli impianti sciistici di Monte Pratello Aremogna, e' meta turistica legata agli sport Invernali. .In pochi minuti si raggiungono gli impianti per le attivita' legate alla neve. Al ritorno si vive in pieno l'atmosfera tranquilla del borgo montano, situato lungo la strada che collega Sulmona con Roccaraso e con la zona dell'Alto Sangro. Rocca Pia si trova all'interno di una stretta valle. Il territorio è molto vasto e quasi completamente montano e comprende inoltre la quasi totalità del Piano delle Cinquemiglia, una distesa pianeggiante priva di insediamenti, utilizzata prevalentemente per il pascolo estivo, per gli sport invernali e come base di partenza per interessanti escursioni in direzione dei rilievi che la cingono. Il territorio di Rocca Pia mostra per intero il proprio caratteristico paesaggio montano abruzzese, con pareti strapiombanti, creste, canaloni, gole di erosione, falde detritiche, carsismo, ecc. Il territorio di Rocca Pia, gia' nelle immediate vicinanze del paese, è assai ricco di erbe spontanee, molte delle quali utilizzabili nella cosiddetta "medicina verde". Tra queste ricordiamo la genziana, il ginepro, il piretro, la genzianella, la cicuta, la parietaria, il cardo, la belladonna, la valeriana, la segala cornuta, il tasso barbasso, il sambuco, la malva, l'acetosella, il timo. I boschi, spontanei o di rimboschimento, coprono buona parte del territorio comunale. L'Albero maggiormente presente è il faggio, affiancato da quercia, pino, abete. Molte le specie animali, tra le, quali spiccano, oltre a quelli tipici dell'ambiente boschivo appenninico (poiana, lepre, volpe, donnola, scoiattolo, ecc.) il lupo e l'orso. Eventi a Rocca Pia. Tra gli eventi che si organizzano a Roccapia sono da menzionare: Festa della Madonna del Casale: Si celebra la prima domenica di luglio, sul Piano delle 5 Miglia. Festa del Patrono S. Giuseppe: Si svolge nella seconda domenica di agosto. Sagra della pecora "al cutturo": Si tiene la seconda settimana di agosto. L'Associazione Pro Loco organizza manifestazioni di carattere culturale, sportivo, gastronomico, religioso e ricreativo in genere. Il Comprensorio dell’Alto Sangro offre un’ampia gamma di servizi per gli amanti degli sport invernali: impianti veloci, moderni e complessi sciistici che si susseguono valle dopo valle nel favoloso scenario naturalistico delle montagne della Majella.
RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE ROCCA PIA (AQ)
Rocca Pia, antico borgo dalla struttura medievale, stretto e protetto in una gola tanto che l'antico nome del paese era Rocca Valle Oscura. Girando per il paese si notano interessanti case di pregevole fattura, come i palazzi Fidei, Severo e De Meis. Nella bella chiesa di Santa Maria Maggiore si ammirano gli affreschi della cappella del Santissimo Sacramento annessa alla chiesa. Davvero interessante, fuori dal centro storico sul Piano di Cinquemiglia, la chiesetta della Madonna del Casale con un bel portale in pietra del Trecento. Fuori dell'abitato, nel Piano delle Cinquemiglia sorgono le chiesette medievali della Madonna del Casale e quella di Santa Maria delle Grazie, in cui è conservata un interessante statua lignea della vergine, annoverata nella tipologia delle Madonne del latte, molto diffuse in Abruzzo. Spesso frutto di ex voto, queste Madonne testimoniano aspetti della storia socioeconomica dei luoghi e del rapporto degli abitanti con la religione; in una realtà in cui le donne svolgevano anche i lavori tradizionalmente maschili, per la prolungata assenza degli uomini, impegnati nella pastorizia transumante, particolare apprensione suscitava il pericolo del latte stracco, povero di sostanze nutrienti, a causa del dispendio energetico nei lavori pesanti. In questo contesto, le Madonne del latte costituivano la materializzazione delle ansie e delle speranze delle madri e della comunità pastorale.
CAMPEGGI ROCCA PIA (AQ)
Rocca Pia (Aq) Piccolo centro situato lungo la strada (Statale 17- l'antica Via della Lana - poi Napoleonica)  che collega Sulmona (m. 405) con il Piano delle Cinquemiglia (m. 1250) e con la zona dell'Alto Sangro. Rocca Pia, chiamata già dal XII secolo "Valle Oscura", deve il suo nome attuale a re Vittorio Emanuele II: nel 1860, durante una sua visita di passaggio, fu pregato dagli abitanti di cambiare il nome così triste del loro paese. Il re decise di dedicarlo alla figlia Maria Pia e così, con un decreto del 1865, il nome fu definitivamente cambiato in Rocca Pia. A quota 1050 m. s.l.m., il paese ha mantenuto l'originario assetto urbanistico adattato alla situazione orografica, con case abbellite da loggiati ad arcate e munite di "vignale", una piccola scalinata esterna con pianerottolo coperto; la parte fortificata del paese viene ancora oggi denominata "Castelluccio" e si trova nella zona immediatamente sottostante la collina dove si trovano anche i resti del castello del XII-XIII secolo. Prossima agli impianti scioviari di Rivisondoli-Montepratello, in estate è luogo ideale per soggiorni tranquilli: dispone di ricettività alberghiera ed è punto di partenza per magnifiche escursioni verso la Riserva Naturale Regionale Monte Genzana Alto Gizio e verso le vette e le località degli Altipiani Maggiori (Rivisondoli-Roccaraso-Pescocostanzo). Info: Comune  Piazza San Rocco,12   67030 Rocca Pia (AQ) Tel. 0864.203005- Fax 203006 comune.roccapia@tin.it http://comune.roccapia.aq.it - Info: Pro Loco Via Conte di Torino Tel. 0864.203011.
VILLAGGI TURISTICI ROCCA PIA (AQ)
Rocca Pia (L’Aquila): suggestivo villaggio sull’altopiano delle Cinque Miglia. In una delle zone più belle d’Abruzzo, in una stretta gola a metà strada tra Sulmona e Roccaraso, a 1100 metri s.l.m., c’è il piccolo paese di Rocca Pia, borgo di nemmeno 190 abitanti il cui nome un tempo era Rocca Valle Scura e prima ancora Florina. Il borgo di Rocca Pia, situato all’interno del Parco Nazionale della Maiella, sull’Altopiano delle Cinque Miglia, è molto pittoresco, specie d'inverno, quando assume l'aspetto di un affascinante presepe, dall'atmosfera magica ed a tratti misteriosa. Reperti archeologici ritrovati nella zona indicano una frequentazione stagionale e sporadica del luogo, legata alla presenza di vasti pascoli e di un territorio ricco di selvaggina, frequentato sporadicamente da popolazioni antiche che gravitavano nella zona; un percorso naturale utilizzato poi anche come tratturo per condurre le greggi al sud nel periodo invernale. Le sue origini sono del periodo alto medioevale; sul posto vi era la pieve di San Marcello in Florina ed un castello, i cui resti sono tutt’ora visibili, attorno al quale si sviluppò il borgo fortificato del Castelluccio. Il suo territorio, oltre alle bellezze naturali della montagna, ha conservato molti elementi architettonici tipici dei borghi medievali: loggiati e arcate, spesso all'ultimo piano, piccole scalinate esterne, con pianerottolo coperto, stretti viottoli acciotolati che si inerpicano lungo il pendio. Il Piano delle Cinquemiglia in cui si trova, è una distesa pianeggiante priva di insediamenti, utilizzata prevalentemente per il pascolo estivo, per gli sport invernali e come base di partenza per le escursioni verso le montagne della Maiella che le fanno da contorno, ricco di creste, canaloni e gole. I boschi di faggi, abeti, pin e querce che coprono il monte di Rocca Pia e quelli circostanti sono pieni di animali selvatici tipici dell'ambiente boschivo appenninico, tra i quali poiane, lepri, volpi, donnole, scoiattoli, ma anche lupi ed orsi, protetti e tutelati. Sui rilievi e nelle immediate vicinanze del paese, c’è anche una notevole quantità di erbe spontanee, molte delle quali utilizzabili nella "medicina verde", tra cui la genziana, il ginepro, il piretro, la genzianella, la cicuta, la parietaria, il cardo, la belladonna, la valeriana, la segala cornuta, il tasso barbasso, il sambuco, la malva, I'acetosella, il timo. In paese ci sono da vedere la Chiesa della Madonna del Casale, Palazzo Fidei, Palazzo De Meis, Palazzo Severo, la chiesa di S. Maria Maggiore , la cappella del S.S. Sacramento al cui interno sono custoditi alcuni bellissimi affreschi.   Rocca Pia, ormai già da diversi anni, ha visto uno sviluppo turistico sia nel periodo estivo che in quello invernale, data la vicinanza con Roccaraso e con gli impianti sciistici di Monte Pratello Aremogna.   Spesso gli sciatori d'inverno e gli escursionisti d'estate, al ritorno, si fermano a Rocca Pia, probabilmente ignari, che da qui sono transitati nei secoli passati uomini illustri come Pietro Angeleri, Alfonso d'Aragona, Boccaccio, Lear, anche solo per mangiare. Nelle trattorie del piccolo borgo si possono gustare i piatti della gastronomia locale, come le Sagne e fasciuole, tagliatelle corte con fagioli, fatte con acqua e farina e condite con fagioli e lardo battuto; i Cazzarellitti, gnocchetti duri fatti con farina di granturco, farina di grano e conditi con broccoletti, fagioli, patate e lardo battuto; o ancora gli Sciusciej, la stracciatella, uova battute impastate con formaggio in brodo di pecora o di gallina.   I piatti tipici della gastronomia di Rocca Pia sono però tanti: il Panecuotte, pane raffermo condito con acqua, patate, fagioli, cipolle, sedano, lardo battuto, broccoletti, pomodoro a pezzi; la Zuppa del pecoraio, pane bagnato con siero caldo misto a ricotta; le Patane arranate, cioè patate origanate, tagliate a fette condite con baccala e mollica di pane impastata con origano; oppure la pizza con gli sfrigoli. Molti i dolci che vengono preparati nelle tradizionali feste religiose; a Pasqua si trovano i Cavallucci, le “bambole e borsette”, la pizza lievitata con semi di anice, i fiadoni ripieni di ricotta di pecora ed uva passa.   A Natale, invece, i dolci caratteristici sono le ciambelline fritte, i Caraceine, cioè fichi secchi bagnati in una pastella di uova e farina e fritti, le ferratelle con uova, strutto ed estratto di cannella, cotte nel suo caratteristico ferro; le Cioffe o Cartellate, dolci fritti e cosparsi di zucchero a velo.
AFFITTACAMERE ROCCA PIA (AQ)
Rocca Pia, posto in una stretta gola nei pressi del Monte Rotella, tra i suoi monumenti ricordiamo la medievale chiesetta della Madonna del Casale, posta poco fuori del paese, con un bel portale lapideo cinquecentesco; il pittoresco borgo conserva inoltre alcuni storici palazzi, tra i quali Palazzo Fidei, De Meis e Severo. Il paese deve il suo nome alla principessa Maria Pia, figlia di re Vittorio Emanuele II; fino al 1815 si chiamava "Rocca Valle Oscura, ed in seguito Rocca Letizia (in onore della madre di Napoleone). Feudo della famiglia Cantelmo dal Trecento, passò nel XVIII secolo ai Tocco. Il primo nucleo dell'abitato si sviluppò intorno alla Chiesa di S. Marcello (XI secolo). Piccolissimo paesino, Rocca Pia appartiene alla Comunità Montana Alto Sangro e all'Altopiano delle Cinque Miglia e del Parco Nazionale della Majella, la storia racconta che nell'Altopiano dell Cinque Miglia in passato a causa delle avverse condizioni metereologiche le persone morivano per le numerose bufere di neve. Le prime notizie risalgono al X secolo, il paese ha avuto diverse denominazioni, inizialmente era Florina, poi Vallescura o Rocca valle scura. Meta ideale per gli appassionati della natura incontaminata e per coloro che vogliono una fuga dal mondo cittadino per trovare un modo per rigenerarsi. Ogni anno nel mese di agosto nella storica piazza centrale del piccolo borgo si svolge la caratteristica e suggestiva "sagra della pecora al cutturo" dedicata ad un piatto veramente eccezionale, la pecora cotta nelle vecchie cottore e condita con antichi sapori legati alla tradizione. Un'occasione alla quale partecipa tutta la popolazione locale, un modo per divertirsi ed entrare in contatto con il mondo de passato. l Museo della Civiltà contadina è ospitato in uno degli antichi palazzi del centro storico di Rocca Pia, in una casa-torre, ovvero gli edifici posti sui lati del borgo medievale e che, in caso di necessità, diventavano delle vere e proprie postazioni difensive dell’abitato. Vi sono esposte alcune testimonianze (utensili e oggetti) della vita e del lavoro di questa piccola comunità, caratterizzata in passato da un notevole sviluppo dell'industria armentizia , grazie alla vicinanza del paese con il tratturo “Celano-Foggia”, sui pascoli di Pontalbanito in Puglia, in cui gli ovini, nel ‘700 addirittura circa 35.000, venivano portati in autunno e da cui tornavano in primavera.
BED & BREAKFAST ROCCA PIA (AQ)
I monumenti e i lughi di interesse nel paese di Rocca Pia (Aq): Chiesa rurale della Madonna del Casale: chiesa di campagna, sita fuori dal paese. Si trova in località Colleguidone - Casale, e fu costruita nel XIII secolo. Il portale gotico è datato 1315, ed ha una lunetta che un tempo era affrescata, e rimane un rilievo dell'Agnello Crocifisso. Sulle mura in pietra della pianta rettangolare ci sono graffiti dei viandanti e dei transumanti, databili dalXVII secolo, alla metà dell'800, quando i Piemontesi assediarono i briganti asserragliati a Rocca Pia, dopo l'Unità d'Italia. Il campanile laterale è un torrione di avvistamento, dell'epoca, si dice, addirittura Normanna. L'interno a navata unica possiede presbiterio e abside semicircolare, con affresco medievale dell'Annunciazione. Altri affreschi mostrano scene del Nuovo Testamento. Torre del castello di Valleoscura: il castello fu costruito su uno sperone roccioso che sovrasta il paese attuale. Fu costruito in epoca normanna (XI secolo), e poi posseduto, assieme al feudo dalla diocesi di Valva. Nel 1173 il feudo fu donato a Gualtiero di Girardo dal conte Oddone di Pettorano sul Gizio, e successivamente, nel XIII secolo, il castello è citato nel Catalogus Baronum. Successivamente fu possesso dei Caldora e dei Cantelmo (XV secolo), e successivamente iniziò a decadere, perché nel borgo era stato costruito un nuovo palazzo ducale. Del castello attuale rimangono rovine, ma è leggibile la pianta triangolare con torri di difesa. Una porzione del torrione normanno, è sita nell'avamposto superiore, mentre una torre di epoca dei Cantelmo è ben conservata: pianta circolare a scarpa, con merlature e beccatelli superiori. Si conservano anche porzioni delle mura. Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maggiore: risale al XIII secolo, benché modificata nel XVI. La chiesa ha impianto rettangolare, con facciata severa gotica, abbellita da rosone, e portale rinascimentale. La parte retrostante ha un accenno diabside, spezzato però dalle case mura che attorniano l'edificio. Il campanile è a torre. L'interno, a navata unica, ha sobrie decorazioni barocche, e un dipinto dell'Assunta. Palazzo ducale Fidei: è stata la residenza ducale dei proprietari del borgo, costruito nel XVI secolo, dopo l'abbandono del castello. Il palazzo a pianta rettangolare è realizzato in pietra, con finestre strette che ricordano lo stile gotico. In passato era fortificato, come dimostra la torre di avvistamento laterale, ora divenuta torre dell'orologio.
CASE PER VACANZA ROCCA PIA (AQ)
L'Altopiano delle Cinquemiglia e Rocca Pia è un altopiano carsico, situato in Abruzzo, nella bassa provincia dell'Aquila, all'interno dei comuni di Rocca Pia, Rivisondoli e Roccaraso, ad un'altitudine di circa 1.250 metri s.l.m.. Fa parte degli Altipiani maggiori d'Abruzzo. Descrizione dell’Altopiano delle Cinquemiglia: Si estende per circa 9 km in lunghezza ed 1 km in larghezza, ponendo in comunicazione la valle del fiume Gizio (affluente del Pescara) e la Valle Peligna a nord con quella del torrente Raso (affluente del Sangro) e l'Alto Sangro a sud e sovrastato da alcune cime dei Monti Marsicani (Monte Rotella e Monte Pratello). Il suo territorio è attraversato dalla Strada statale 17 dell'Appennino Abruzzese e Appulo Sannitica e rientra nella Comunità montana Alto Sangro e altopiano delle Cinquemiglia. A sud-est si collega all'altopiano del Quarto Grande che ha come centro di riferimento il borgo storico di Pescocostanzo. A sud-ovest è sovrastato dal Piano Aremogna e dal massiccio del Monte Greco. Completamente disabitato e spoglio di vegetazione, l'Altopiano delle Cinquemiglia è animato nella buona stagione da greggi e mandrie e frequentato dai turisti, mentre d'inverno per inversione termica fa spesso registrare temperature minime quasi da record per l'Appennino; talvolta infatti, nelle nottate invernali con cielo sereno e calma di vento, si possono raggiungere temperature fino a -30° C. La vocazione turistica è data dalla vicinanza al comprensorio sciistico dell'Alto Sangro con Roccaraso-Rivisondoli, tra i più grandi e importanti dell'Italia centro-meridionale, e ai centri turistici di Rocca Pia, Rivisondoli e Pescocostanzo. La Storia dell’Altopiano delle Cinquemiglia: Si ricorda che un tempo le diligenze, per timore d'assalti, lo attraversavano a gran carriera. Più volte, d'inverno, i viandanti vi rimasero sepolti sotto la neve. Così avvenne nell'anno 1528 quando perirono 300 mercenari assoldati da Venezia per combattere contro Carlo V e nell'inverno successivo 500 tedeschi del principe d'Orange. Passò qui anche la delegazione reale con Re Vittorio Emanuele II nell'autunno del 1860 quando, dopo l'annessione delle Marche e Abruzzo all'Italia, il Re si incontrò a Teano con Garibaldi per andare infine a Napoli.
APPARTAMENTI PER VACANZA ROCCA PIA (AQ)
Il Parco nazionale della Maiella, istituito nel 1991, è uno dei tre parchi nazionali dell'Abruzzo compreso tra le province di L'Aquila, Pescara e Chieti. Il Parco nazionale della Maiella è uno dei 24 parchi nazionali italiani con la peculiarità di presentarsi compatto dal punto di vista territoriale. Infatti, la sua area si raccoglie attorno al grande massiccio calcareo della Majella e alle montagne del Morrone ad ovest e ai monti Pizi e Porrara ad est. La maggiore vetta compresa nell'area del parco è quella del monte Amaro (2.793 metri). Nel parco sono state censite oltre 2.100 specie vegetali che rappresentano all'incirca un terzo di tutta la flora italiana; alcune specie sono state per la prima volta identificate dai botanici proprio in loco. Le specie animali sono invece oltre 150, tra cui posto di rilievo spetta al piviere tortolino. All'interno del parco si trovano ben sette riserve naturali statali e alcuni beni d'interesse culturale, tra i più rilevanti d'Abruzzo. Il territorio del Parco nazionale della Maiella. Il territorio del parco è situato a cavallo del 42º parallelo. Si estende per una superficie di circa 62.838 ettari, su un terreno prevalentemente montuoso. La Majella propriamente detta, così come il contiguo massiccio del Morrone, è un imponente massiccio calcareo-dolomitico di età mesozoica e cenozoica. È caratterizzato da una serie di vasti pianori sommitali, dolcemente tondeggianti per effetto dell'azione millenaria dei ghiacciai che qui erano molto estesi durante le ere glaciali, tra cui emerge il vallone di Femmina Morta ad oltre 2500 m di altitudine. I suoi versanti, soprattutto quelli orientale e nord-occidentale, sono solcati da lunghissimi ed aspri valloni: vallone dell'Orfento, inciso dal fiume omonimo, ricco di acque e di faggete; valle del Foro, modellata dal fiume Foro, anch'essa ricca di acque e di faggete; costituisce l'habitat di specie quali il picchio dorsobianco, l'astore, la balia dal collare ed il gufo reale; vallone di Selvaromana, nel comune di Pennapiedimonte; valle delle Mandrelle-valle di Santo Spirito, in comune di Fara San Martino; vallone di Taranta, nella quale si trova la grotta del Cavallone. Il fiume Orta, che raccoglie le acque di un vasto bacino, separa con un'ampia valle il massiccio della Majella dal Morrone. La valle è profondamente incisa nei territori dei comuni di Bolognano e San Valentino, formando un vero e proprio canyon. Il massiccio del Morrone è costituito da una dorsale stretta ed allungata, compatta ed aspra al contempo, costituita da rocce calcaree e dolomitiche, che precipita nella piana di Sulmona tra balze rocciose scoscese. A sud, ai piedi del monte Pizzalto, i piani carsici noti come "altipiani maggiori d'Abruzzo", detti anche "quarti" (Santa Chiara, Barone, Grande e Molino), posti a circa 1.250 m s.l.m., fanno da cerniera con l'area dei monti Pizzi-monte Secine, con boschi di faggi, acero di Lobel e diverse altre specie. Comunità montane e comuni. Comunità montane: Peligna, Alto Sangro e altopiano delle Cinquemiglia, Majella e Morrone, Majelletta, Aventino-Medio Sangro, Medio Sangro. Province: L'Aquila, Chieti, Pescara. Comuni: Civitella Messer Raimondo, Fara San Martino, Gamberale, Guardiagrele, Lama dei Peligni, Lettopalena, Montenerodomo, Palena, Palombaro, Pennapiedimonte, Pizzoferrato, Pretoro, Rapino, Taranta Peligna, Ateleta, Campo di Giove, Cansano, Corfinio, Pacentro, Pescocostanzo, Pettorano sul Gizio, Pratola Peligna, Rivisondoli, Rocca Pia, Roccacasale, Roccaraso, Sulmona, Abbateggio, Bolognano, Caramanico Terme, Lettomanoppello, Manoppello, Popoli, Roccamorice, Salle, San Valentino in Abruzzo Citeriore, Sant'Eufemia a Maiella, Serramonacesca, Tocco da Casauria. Riserve naturali statali in Abruzzo. All'interno del Parco nazionale sono state incluse alcune riserve naturali statali e regionali: Riserva naturale Monte Rotondo; Riserva regionale Bosco di S. Antonio; Riserva naturale Quarto Santa Chiara; Riserva regionale Majella Orientale; Riserva naturale Fara San Martino Palombaro; Riserva naturale Feudo Ugni; Riserva naturale Piana Grande della Majelletta; Riserva naturale Valle dell'Orfento; Riserva naturale Lama Bianca di Sant'Eufemia a Maiella. Accessi al Parco nazionale della Maiella: Le più comode località di accesso sono: la città di Sulmona (AQ) sul versante ovest, il paese di Pescocostanzo (AQ) sul versante sud, Guardiagrele (CH) sul versante est e Lettomanoppello (PE) sul versante nord. Da più di un secolo e mezzo, la geologia dell'area della Montagna della Majella è stata studiata da numerosi studiosi italiani ed esteri. Soprattutto per la ricostruzione delle sequenze sedimentarie carbonatiche, la Majella è conosciuta, per un motivo particolare: si tratta di una delle poche località dove un margine depositionale di una piattaforma carbonatica può essere osservata nella sua completezza in affioramento. L'area è stata recentemente soggetto di studio in un progetto scientifico internazionale di grande estensione, la TaskForceMajella. La Flora del Parco nazionale della Maiella: Il 37% delle specie italiane è presente sul territorio del parco, tra le endemiche ricordiamo la soldanella del calcare ed il fiordaliso della Majella. La Fauna del Parco nazionale della Maiella: Il Parco della Majella ospita il nucleo di orsi marsicani più importante presente fuori dal Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e relativa Zona di Protezione Esterna: la stima del 2015 è da 5 a 9 esemplari. Nel Parco è presente la popolazione di camosci appenninici più importante in assoluto: oltre 1.100 capi nel 2015, circa il doppio di quelli che vivono nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Il camoscio si era estinto in passato, ma fu reintrodotto nel 1991. Il lupo appenninico è presente con una popolazione (2013) di almeno 50 esemplari stabili, raggruppati in 11 branchi, più numerosi individui isolati ed erratici, per un totale di 70 - 80 lupi. Il cervo fu rientrodotto negli anni ottanta nelle riserve naturali statali e ora conta circa 700 - 800 capi. La reintroduzione del cervo e del capriolo nella Majella. Anche il capriolo fu reintrodotto nel Parco nello stesso periodo del cervo e ora è una presenza comune in questa area protetta, anche se non se ne conosce il numero. Mammiferi: cinghiale, lepre, camoscio d'Abruzzo, cervo, capriolo, donnola, faina, gatto selvatico, lince eurasiatica, istrice, orso bruno, lontra, lupo appenninico, martora, moscardino, puzzola, riccio, rinolofo maggiore, tasso, talpa, vespertilio smarginato, volpe. Rettili: il colubro di riccioli, la vipera dell'Orsini, la lucertola campestre, il ramarro; Anfibi: salamandrina terdigitata, l'ululone dal ventre giallo. Uccelli: l'aquila reale, l'astore, la cinciarella, il codibugnolo, il falco pecchiaiolo, la coturnice, il falco pellegrino, il fringuello alpino, il gheppio, il gracchio alpino, il gracchio corallino, il lanario, il merlo, il picchio dorsobianco, il picchio muratore, il piviere tortolino, il sordone, lo sparviero.
CASE PER LE FERIE ROCCA PIA (AQ)
I Monumenti e i luoghi d'interesse all’interno del Parco nazionale della Maiella. Aree faunistiche: Lupo, a Pretoro (CH): l'area faunistica, posta sulla strada per Passolanciano, è costituita da un vasto recinto dove vivono tre esemplari di lupo appenninico. Lontra europea a Caramanico Terme (PE): l'area ospita alcuni esemplari, che possono essere osservati nelle ore serali, previa prenotazione presso il centro di visita di Caramanico Terme. Camoscio d'Abruzzo a Lama dei Peligni (CH): nell'area è possibile osservare, a breve distanza, un gruppo di camosci d'Abruzzo in condizioni seminaturali. Nel centro di visita è presente una telecamera che permette, in diretta, una facile visione dell'area. Cervo ad Ateleta (AQ): l'area si trova nella zona sud orientale del parco. Capriolo a Serramonacesca (PE), adiacente all'abbazia di San Liberatore a Majella; nei pressi dell'area del fiume Alento, dove è possibile ammirare le tombe rupestri di epoca paleocristiana. I giardini botanici all’interno del Parco nazionale della Maiella: Giardino botanico Daniela Brescia a Sant'Eufemia a Maiella (PE): ha una superficie di 45.000 m2 con 22 settori, vivaio, ombraio e serra riscaldata. Giardino botanico Michele Tenore a Lama dei Peligni (CH): ospita circa 500 entità floristiche; tra le specie più significative il fiordaliso della Majella, il limonio aquilano e l'adonide gialla. I centri visita e musei all’interno del Parco nazionale della Maiella: Centro di visita e museo naturalistico ed archeologico "Paolo Barrasso" a Caramanico Terme (PE): sezione naturalistica ed archeologica con reperti paleolitici, neolitici, italici e romani. Centro di visita e museo naturalistico a Fara San Martino (CH): ospita pannelli descrittivi, reperti naturalistici, la ricostruzione di una grotta pastorale e dell'habitat dell'ululone. Centro di visita e Museo naturalistico archeologico Maurizio Locati a Lama dei Peligni (CH): diorami sulla geomorfologia della Majella e sul camoscio d'Abruzzo. Tra i reperti il calco del cranio dell'uomo della Majella. Museo dell'orso marsicano (MoM) a Palena (CH), ospitato nell'ex convento di Sant'Antonio, propone diorami interattivi, reperti, la ricostruzione della foresta di notte. Sentieri dell'orso. Foresterie del Parco nazionale della Maiella:"Casa del Lupo" a Caramanico Terme (PE) e "Casa dell'Orso" a Palena (CH). Stazioni sciistiche all’interno del Parco nazionale della Maiella: All'interno del parco sono comprese in tutto 5 stazioni sciistiche poste su differenti versanti della Majella, geograficamente non collegate tra loro: la più nota e frequentata è la stazione di Passolanciano-Maielletta sul versante chietino, le altre sono quelle di Passo San Leonardo, Pescocostanzo, Pizzoferrato e Gamberale e Campo di Giove in territorio aquilano. Il loro bacino d'utenza tipico è fondamentalmente il basso Abruzzo con le province di Chieti e Pescara e il basso aquilano. Città d'Arte nel parco: I centri maggiori e culturali più vasti del Parco sono innanzitutto Sulmona (AQ), poi Guardiagrele (CH), Corfinio (AQ), Palena (CH), Fara San Martino (CH), Pratola Peligna (AQ), Pacentro (AQ), Pescocostanzo (AQ), Manoppello (PE), Caramanico Terme (PE), Popoli (PE), Serramonacesca (PE) e Pretoro (CH). Chiese e abbazie all’interno del Parco nazionale della Maiella: Cattedrale di San Panfilo (Sulmona): è la chiesa cattedrale della città di Sulmona e della diocesi di Sulmona-Valva, la cui costruzione risale all'anno 1075 e che è stata dichiarata monumento nazionale nel 1902. Fu costruita sopra un tempio pagano nel IX secolo, e poi rinnovata nel 1075. Nel XIII secolo vennero apportate notevoli modifiche che le fecero avere un aspetto gotico. Dopo il terremoto del 1706 l'interno fu rinnovato alla maniera barocca, pur conservando aspetti gotici, come il colonnato, i sarcofagi dei vescovi, e la cripta di San Panfilo. La facciata è a coronamento orizzontale, ed ha il portale ogivale restaurato con il rosone perduto da Nicola Salvitti (1391). La cripta possiede un affresco rinascimentale della Madonna col Bambino. Basilica Concattedrale di San Pelino (Corfinio): fu consacrata ufficialmente nel 1092, e subì restauri gotici nel 1235. Dopo il terremoto del 1706 ebbe restauri barocchi, eliminati poi con il definitivo restauro degli anni '60. La compatta struttura si presenta con pianta a basilica, con oratorio annesso dedicato a Sant'Alessandro Papa. Ha tre absidi: una posteriore e due laterali. L'interno a tre navate, con ricco pulpito abbellito da elementi floreali, e altare in stile romanico, con tracce di affreschi duecenteschi degli Apostoli. Basilica di Santa Maria del Colle (Pescocostanzo): fu costruita nel 1456 sui restai della vecchia chiesa danneggiata da un terremoto, e fu riccamente decorata nell'epoca barocca da soffitti lignei pregiatissimi di Carlo Sabatini (1742). Fu dotata anche di un cappellone privato con bassorilievi di putti e santi, terminante a cupola: la Cappella del Sacramento. Vi è anche un prezioso pulpito in legno. La facciata severa possiede un ingresso principale dalle scale, e uno secondario, che conduce alla facciata vera e propria laterale, abbellita da tre rosoni. Santuario della Madonna della Libera (Pratola Peligna): è di costruzione recente, ossia fondato nel 1851 da Eusebio Tedeschi su un'edicola cinquecentesca. Lo stile è neoclassico, ossia impianto a basilica, con tre navate interne, terminanti in absidi semicircolari. L'apparato decorativo invece è di gusto barocco, mentre la facciata mantiene l'asciutto aspetto neoclassico. Abbazia di Santo Spirito al Morrone (Sulmona): Badia Morronese, fondata nel XIII secolo da Pietro da Morrone. Nei vari secoli fu cambiata nelle forme artistiche, come ad esempio la facciata in stile borrominiano, e l'interno barocco, con due scaloni eguali di accesso. Il corpo medievali appartiene all'edificio conventuale del porticato con chiostro, e al campanile turrito.
COUNTRY HOUSE ROCCA PIA (AQ)
I Monumenti e i luoghi d'interesse all’interno del Parco nazionale della Maiella. Aree faunistiche: Lupo, a Pretoro (CH): l'area faunistica, posta sulla strada per Passolanciano, è costituita da un vasto recinto dove vivono tre esemplari di lupo appenninico. Lontra europea a Caramanico Terme (PE): l'area ospita alcuni esemplari, che possono essere osservati nelle ore serali, previa prenotazione presso il centro di visita di Caramanico Terme. Camoscio d'Abruzzo a Lama dei Peligni (CH): nell'area è possibile osservare, a breve distanza, un gruppo di camosci d'Abruzzo in condizioni seminaturali. Nel centro di visita è presente una telecamera che permette, in diretta, una facile visione dell'area. Cervo ad Ateleta (AQ): l'area si trova nella zona sud orientale del parco. Capriolo a Serramonacesca (PE), adiacente all'abbazia di San Liberatore a Majella; nei pressi dell'area del fiume Alento, dove è possibile ammirare le tombe rupestri di epoca paleocristiana. I giardini botanici all’interno del Parco nazionale della Maiella: Giardino botanico Daniela Brescia a Sant'Eufemia a Maiella (PE): ha una superficie di 45.000 m2 con 22 settori, vivaio, ombraio e serra riscaldata. Giardino botanico Michele Tenore a Lama dei Peligni (CH): ospita circa 500 entità floristiche; tra le specie più significative il fiordaliso della Majella, il limonio aquilano e l'adonide gialla. I centri visita e musei all’interno del Parco nazionale della Maiella: Centro di visita e museo naturalistico ed archeologico "Paolo Barrasso" a Caramanico Terme (PE): sezione naturalistica ed archeologica con reperti paleolitici, neolitici, italici e romani. Centro di visita e museo naturalistico a Fara San Martino (CH): ospita pannelli descrittivi, reperti naturalistici, la ricostruzione di una grotta pastorale e dell'habitat dell'ululone. Centro di visita e Museo naturalistico archeologico Maurizio Locati a Lama dei Peligni (CH): diorami sulla geomorfologia della Majella e sul camoscio d'Abruzzo. Tra i reperti il calco del cranio dell'uomo della Majella. Museo dell'orso marsicano (MoM) a Palena (CH), ospitato nell'ex convento di Sant'Antonio, propone diorami interattivi, reperti, la ricostruzione della foresta di notte. Sentieri dell'orso. Foresterie del Parco nazionale della Maiella:"Casa del Lupo" a Caramanico Terme (PE) e "Casa dell'Orso" a Palena (CH). Stazioni sciistiche all’interno del Parco nazionale della Maiella: All'interno del parco sono comprese in tutto 5 stazioni sciistiche poste su differenti versanti della Majella, geograficamente non collegate tra loro: la più nota e frequentata è la stazione di Passolanciano-Maielletta sul versante chietino, le altre sono quelle di Passo San Leonardo, Pescocostanzo, Pizzoferrato e Gamberale e Campo di Giove in territorio aquilano. Il loro bacino d'utenza tipico è fondamentalmente il basso Abruzzo con le province di Chieti e Pescara e il basso aquilano. Città d'Arte nel parco: I centri maggiori e culturali più vasti del Parco sono innanzitutto Sulmona (AQ), poi Guardiagrele (CH), Corfinio (AQ), Palena (CH), Fara San Martino (CH), Pratola Peligna (AQ), Pacentro (AQ), Pescocostanzo (AQ), Manoppello (PE), Caramanico Terme (PE), Popoli (PE), Serramonacesca (PE) e Pretoro (CH). Chiese e abbazie all’interno del Parco nazionale della Maiella: Cattedrale di San Panfilo (Sulmona): è la chiesa cattedrale della città di Sulmona e della diocesi di Sulmona-Valva, la cui costruzione risale all'anno 1075 e che è stata dichiarata monumento nazionale nel 1902. Fu costruita sopra un tempio pagano nel IX secolo, e poi rinnovata nel 1075. Nel XIII secolo vennero apportate notevoli modifiche che le fecero avere un aspetto gotico. Dopo il terremoto del 1706 l'interno fu rinnovato alla maniera barocca, pur conservando aspetti gotici, come il colonnato, i sarcofagi dei vescovi, e la cripta di San Panfilo. La facciata è a coronamento orizzontale, ed ha il portale ogivale restaurato con il rosone perduto da Nicola Salvitti (1391). La cripta possiede un affresco rinascimentale della Madonna col Bambino. Basilica Concattedrale di San Pelino (Corfinio): fu consacrata ufficialmente nel 1092, e subì restauri gotici nel 1235. Dopo il terremoto del 1706 ebbe restauri barocchi, eliminati poi con il definitivo restauro degli anni '60. La compatta struttura si presenta con pianta a basilica, con oratorio annesso dedicato a Sant'Alessandro Papa. Ha tre absidi: una posteriore e due laterali. L'interno a tre navate, con ricco pulpito abbellito da elementi floreali, e altare in stile romanico, con tracce di affreschi duecenteschi degli Apostoli. Basilica di Santa Maria del Colle (Pescocostanzo): fu costruita nel 1456 sui restai della vecchia chiesa danneggiata da un terremoto, e fu riccamente decorata nell'epoca barocca da soffitti lignei pregiatissimi di Carlo Sabatini (1742). Fu dotata anche di un cappellone privato con bassorilievi di putti e santi, terminante a cupola: la Cappella del Sacramento.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' ROCCA PIA (AQ)
I Monumenti e i luoghi d'interesse all’interno del Parco nazionale della Maiella.  Vi è anche un prezioso pulpito in legno. La facciata severa possiede un ingresso principale dalle scale, e uno secondario, che conduce alla facciata vera e propria laterale, abbellita da tre rosoni. Santuario della Madonna della Libera (Pratola Peligna): è di costruzione recente, ossia fondato nel 1851 da Eusebio Tedeschi su un'edicola cinquecentesca. Lo stile è neoclassico, ossia impianto a basilica, con tre navate interne, terminanti in absidi semicircolari. L'apparato decorativo invece è di gusto barocco, mentre la facciata mantiene l'asciutto aspetto neoclassico. Abbazia di Santo Spirito al Morrone (Sulmona): Badia Morronese, fondata nel XIII secolo da Pietro da Morrone. Nei vari secoli fu cambiata nelle forme artistiche, come ad esempio la facciata in stile borrominiano, e l'interno barocco, con due scaloni eguali di accesso. Il corpo medievali appartiene all'edificio conventuale del porticato con chiostro, e al campanile turrito. Chiese e abbazie all’interno del Parco nazionale della Maiella. Di interesse la Cappella Caldora, con l'affresco della Deposizione di Cristo. Complesso della Santissima Annunziata (Sulmona): la chiesa più importante della città al livello artistico, facente parte di un complesso religioso avente anche incluso il Palazzo Arcivescovile, ora sede del Museo Civico. La fondazione risale al 1320, con restauri in stile gotico nel 1416. La chiesa, in epoca barocca, fu ammodernata con le tele di Alessandro Salini (1675), e restaurata in chiave gotica dopo il forte terremoto del 1706. La chiesa ha una facciata imponente in stile barocco, con due ordini di colonne per ciascun lato. Il palazzo Annunziata è il più interessante, all'esterno, per livello artistico: ha tre entrate, delle quali la prima più ricca di decorazioni: un arco a sesto acuto, inglobata in una cornice maggiore sempre gotica,con bassorilievi in riccioli. Tra i portali vi sono sette colonne con le statue dei santi e vescovi più insigni della città, tra le quali San Panfilo che regge un modellino del Complesso. Anche le tre finestre sono finemente decorate, soprattutto la prima, trifora con un uroboro superiore, sorretto da due donne. Chiesa di Santa Maria della Tomba (Sulmona): chiesa del XIII secolo, molo ben conservata nella matrice gotica, con imponente facciata decorata da portale a sesto acuto e rosone a raggi. L'interno è piuttosto austero, a tre navate, con arcate a sesto acuto tra le colonne. Chiesa di San Francesco della Scarpa (Sulmona): chiesa conventuale del XIII secolo, ricostruita dopo il terremoto del 1456, e ricostruita ex novo dopo il sisma devastante del 1706. Della parte storica rimane un ampio portale gotico strombato, e il campanile, mentre il nuovo edificio barocco sorge verso l'interno della città, non essendo più affacciato, nella forma originaria, verso Piazza Garibaldi. Ex Monastero di Santa Chiara d'Assisi (Sulmona): oggi è la sede del Museo Diocesano. Risale al XIII secolo, ma fu completamente modificato dopo il terremoto del 1706. Ha pianta basilicale con un corpo annesso del convento. La facciata è ricca di decorazioni tipiche dello stile barocco napoletano. Basilica del Volto Santo (Manoppello): edificato nel XVIII secolo su una piccola struttura conventuale dove fu conservata la reliquia del Volto Santo di Manoppello nella prima metà del '600. Il santuario è in stile neomedievale dall'esterno, con le tipiche cromature rosse e bianche della Basilica di Santa Maria di Collemaggio (L'Aquila), mentre l'interno è neoclassico. Abbazia di Santa Maria Arabona (Manoppello): fondata nel 1197, una delle più antiche abbazia cistercensi abruzzesi. Nel XIII secolo venne modificata all'interno con aspetti gotici, mentre l'esterno mantiene la forma architettonica romanica. Il transetto è a cinque campate con volte a crociera, e il progetto avrebbe dovuto comportare un impianto a croce greca con campanile centrale. Possiede quattro rosoni a raggi per ciascuna facciata, e finestre gotiche. L'interno ha un cero pasquale in pietra, finemente lavorato, e affreschi rinascimentali. Abbazia di San Liberatore a Majella (Serramonacesca): fa parte del Complesso rupestre di San Liberatore a Majella, assieme a delle tombe rupestri del IX secolo. L'Abbazia risale all'XI secolo, una delle più antiche abruzzesi, fondata su un piccolo monastero del IX secolo appartenente a Teobaldo di Montecassino. Perfettamente conservata nella forma romanica, ha facciata a capanna tripartita, con robusto campanile a torre, in pietra bianca della Majella. L'interno a tre navate è stato restaurato negli anni '60, e possiede un pavimento in mosaico policromo. Chiesa di Santa Maria Maggiore in Raiano: chiesa del XIII secolo, ricostruita dopo il sisma del 1706. La facciata medievale tripartita in pietra bianca è conservata nella forma originaria in parte, assieme al medievale campanile turrito. L'interno invece è finemente barocco. Chiesa di Santa Maria Maggiore in Pacentro: la chiesa risale al XIII secolo, ma l'impianto interno è barocco. La facciata è severa, scolpita in pietra bianca, e il campanile è una svettante torre, seconda per altezza al robusto campanile della Santissima Annunziata di Sulmona. L'interno a tre navate è finemente lavorato dalle maestranze locali, con una Madonna circondata da bei putti. Cattedrale di Santa Maria Maggiore in Guardiagrele: la chiesa risale al XII secolo, con rifacimenti nel XIV. Dopo il terremoto del 1706 l'interno è stato ricostruito ex novo in arte barocca, con squisiti arredi e stucchi. La chiesa è un unicum dell'arte abruzzese, in quanto la facciata è annessa alla torre campanaria, formando un tutt'uno, mentre i due lati sono diseguali, perché fusione di due chiese nella Cattedrale stessa. La facciata ha bel portale gotico con una copia, in lunetta, della Pietà del maestro Nicola da Guardiagrele. Più in alto vi è una finestra gotica e un piccolo rosone, e in cima una cornice con piccoli rilievi di uomini e animali. Il fianco destro ha un porticato ad arcate gotiche, con un dipinto rinascimentale della Madonna del Latte. L'altro fianco ha un'araldica degli stemmi delle più nobili famiglie guardiesi, montano nell'800, e un affresco gigante di San Cristoforo. L'interno è accessibile o da un fianco o dal portone principale, preceduto da un'ampia scalinata che porta al piano superiore, essendoci sotto la cripta. Chiesa di San Francesco d'Assisi - Santuario di San Nicola Greco (Guardiagrele): chiesa del XIII secolo, con bella facciata gotica e portale trecentesco. L'interno è stato trasformato nella maniera barocca, e possiede le reliquie di San Nicola Greco. Le Chiese di Guardiagrele: complesso di edifici religiosi realizzati tra il XIII e il XVIII secolo.
RIFUGI E BIVACCHI A ROCCA PIA (AQ)
Chiese e abbazie all’interno del Parco nazionale della Maiella: Chiesa dei Santi Nicola e Clemente (Lama dei Peligni): chiesa del XIII secolo, composta da una pianta rettangolare, e da un robustissimo campanile in pietra della Majella, collegata inoltre ad un portico di un antico fontanile. La chiesa è nota per una leggenda della statua del Bambino Gesù. Nel XVII secolo un monaco lamese si recò a Gerusalemme per fabbricarsi una statua del Bambinello; ma avendo pochi soldi, riuscì a farsi costruire solo la testa in cera. Durante il viaggio di ritorno, numerosi furono i prodigi della statua, e si dice che nel giungere a Lama, i raccolti crescessero, le messi divennero piene, e le campane suonarono da sole a festa. Chiesa di San Falco (Palena): chiesa storica del borgo, costruita nel XIV secolo, e poi nel XVIII, e nuovamente nel 1953, dopo la distruzione nazista. Di originario la chiesa conserva il massiccio campanile in pietra, realizzato da uno sperone di roccia che lambisce il fiume Aventino. La nuova chiesa a tre navate, benché recentissima, mantiene lo schema originario della matrice barocca. Abbazia di San Martino in Valle (Fara San Martino): Le origini dell'abbazia non sono note: le prime fonti storiche risalgono al 829 che la elencano tra i possedimenti del monastero di Santo: Stefano in Lucania di Tornareccio, al quale era stato donato da Pipino il Breve. Nel 844 passa sotto il controllo del vescovo di Spoleto e successivamente tra i possedimenti dell'abbazia di San Liberatore a Majella. Nel 1172 diventa parte della diocesi Chieti ed in una bolla del 1222 di papa Onorio II si cita una donazione del conte Credindeo. Il monastero viene soppresso nel 1452 da papa Niccolò V e unito al Capitolo Vaticano, per tornare nel 1789 all'arcidiocesi di Chieti. L'abbandono definitivo del monastero avvenne l'8 settembre 1818 a causa di un'alluvione che la ricoprì di detriti. I primi scavi per il suo recupero avvennero nel 1891, ma solo con quelli del 2009 i resti della struttura sono stati riportati interamente alla luce. Chiesa di San Francesco d'Assisi (Popoli): chiesa del XIV secolo, costruita nella facciata con splendida pietra bianca della Majella, decorata da rosone a raggi, e statue dei santi, tra le quali spicca San Giorgio a cavallo. Il campanile è una robusta torre finemente lavorata. Chiesa rupestre di Santa Maria del Girone (Pizzoferrato): Non vi sono date certe sulla sua fondazione, ma si sa che è la più antica. La costruzione viene fatta risalire all'XI secolo mentre l'abside è un'aggiunta del XIII secolo. La struttura attuale ad un'unica navata con volta a botte e lunette viene fatta risalire al XIX secolo. La chiesa fu danneggiata nel terremoto del 1984 e successivamente restaurata. La facciata è interamente intonacata. Al centro si apre un portale in pietra semplice, sopra al portale vi è una finestra anch'essa realizzata in pietra ed architravata. Sul lato destro della facciata vi è il campanile. Nella chiesa della Madonna del Girone vi sono i resti delle statue di San Nicola di Bari e San Domenico del XIV secolo ed un dipinto del 1650 circa. La campana della chiesa è di Agnone. All'interno vi sono l'acquasantiera in marmo nero della Maiella[10] ed un crocifisso. Il crocifisso, secondo una leggenda, era bramato dai tedeschi in fuga sulla Linea Gustav, durante la II guerra mondiale, ma non riuscendolo a portare via spararono una raffica di mitra al crocifisso, il quale, secondo testimoni, il crocifisso stesso, per non essere colpito, si spostò. A tutt'oggi ne rimangono i fori dei proiettili sul muro come testimonianza. In questa chiesa si rifugiarono anche qualche partigiano per non essere catturato dai tedeschi, ma i partigiani, scoperti, si videro costretti a sacrificarsi buttandosi dalla rupe che dà sul paese. Castelli, roccaforti, torri e fortificazioni all’interno del Parco nazionale della Maiella: Porte e torri di Guardiagrele: complesso di torre e fortificazioni che circondano il borgo di Guardiagrele. La torre rappresentativa è il Bastione Orsini, risalente ai Longobardi. Castello Caldora (Pacentro): La costruzione è antecedente al periodo compreso tra fine del '300 e l'inizio del '400, dato che in questo periodo viene fatta la prima ristrutturazione (alcuni fanno risalire la costruzione tra l'XI ed il XIII secolo periodo in cui dovrebbe essere costruita la torre mozza di nord-est). Un rinforzo comprendente alcuni potenziamenti avviene nella seconda metà del XV secolo quando gli Orsini fanno aggiungere dei torrioni circolari. Anche la costruzione della cinta muraria a base trapezoidale è da ascrivere in questo periodo. Negli anni sessanta del secolo scorso, il castello fu restaurato di nuovo, ma l'utilizzo massivo di cemento armato provocò strascichi polemici; successivamente, ulteriori restauri restituirono l'aspetto originario della fortezza peligna. Castello ducale Cantelmo (Popoli): Il castello fu costruito tra il 1000 ed il 1015 dal vescovo di Valva Tidolfo, ma venne profondamente trasformato alla fine del XV secolo dai Cantelmo, divenuti feudatari nel 1269 e che lo ressero fino al XVII secolo. Il castello fu la residenza dei Cantelmo fino al 1480, quando si trasferirono nel Palazzo Ducale di Popoli. Restaurato negli anni '90, il castello ha pianta triangolare, con la torre principale rettangolare, e le due circolari dell'epoca rinascimentale. Castello De Sanctis (Roccacasale): Castello costruito nel 925 d.C. dai conti del Ducato di Spoleto per fortificare la via del tratturo verso Napoli. Nel XV il castello fu possesso dei Cantelmo fino alla distruzione francese nel 1803 della parte fortificata superiore. Il castello allora era proprietà del Barone De Sanctis. Il castello è stato restaurato e reso fruibile con la fondazione del Museo delle Tradizioni Popolari. Ha pianta triangolare con bastioni a scarpa. Della parte superiore rimane qualche muro e metà della torre rettangolare. Castello di Salle: Le origini del castello, eretto come feudo dell'abbazia di San Clemente a Casauria, sono anteriori all'XI secolo. La funzione principale del castello era difensiva e solo a partire dal XVI secolo, con il passaggio al Regno di Napoli, esso divenne residenza delle famiglie che si succedettero nella sua proprietà, quali Colonna e Gonzaga D'Aquino. Nel 1646 il castello divenne proprietà del barone Giacinto de Genua (Di Genova), di Vasto, che lo trasformò radicalmente per adattarlo a palazzo signorile, ancor oggi appartenente alla famiglia Di Genova.
Gli Eremi all’interno del Parco nazionale della Maiella: Gli eremi situati all'interno dei confini del parco sono: Santo Spirito a Majella - Roccamorice (PE), monastero rupestre 1132 m s.l.m., coord. 42°10′12.74″N 14°05′24.57″E42.170206°N 14.090159°E; San Bartolomeo in Legio - Roccamorice (PE), eremo rupestre 650 m s.l.m., coord. 42°10′55.46″N 14°02′17.81″E42.182071°N 14.03828°E; Sant'Onofrio all'Orfento - Caramanico Terme (PE), eremo rupestre 900 m s.l.m., coord. 42°09′07.61″N 14°04′34.24″E42.152114°N 14.076179°E; San Giovanni all'Orfento - Caramanico Terme (PE), eremo rupestre 1220 m s.l.m., coord. 42°09′14.09″N 14°04′50.52″E42.153913°N 14.080699°E; Sant'Onofrio - Serramonacesca (PE), eremo rupestre 700 m s.l.m., coord. 42°13′53.75″N 14°05′04.43″E42.231598°N 14.084564°E; San Liberatore a Majella - Serramonacesca (PE), tombe rupestri 350 m s.l.m., coord. 42°14′06.36″N 14°06′01.81″E42.235099°N 14.100504°E; San Liberatore a Majella - Serramonacesca (PE), complesso rupestre 350 m s.l.m., coord. 42°14′22.38″N 14°05′40.09″E42.239549°N 14.09447°E; Madonna della Mazza - Pretoro (CH), santuario 1000 m s.l.m., coord. 42°11′48.78″N 14°06′56.83″E42.196883°N 14.115785°E; Grotta dell'Eremita - Pretoro (CH), eremo rupestre 900 m s.l.m., coord. 42°11′29.2″N 14°07′09.83″E42.191444°N 14.119398°E; Grotta Sant'Angelo - Lama dei Peligni (CH), eremo rupestre 1260 m s.l.m., coord. 42°03′24.33″N 14°10′44.9″E42.056759°N 14.179139°E; Grotta Sant'Angelo - Lettomanoppello (PE), eremo rupestre 650 m s.l.m., coord. 42°12′35″N 14°03′14.84″E42.209722°N 14.054123°E; Grotta Sant'Angelo - Palombaro (CH), chiesa rupestre 850 m s.l.m., coord. 42°07′37.77″N 14°12′03.65″E42.127159°N 14.201015°E; Madonna dell'Altare - Palena (CH), santuario 1278 m s.l.m., coord. 41°56′43.8″N 14°07′10.86″E41.945499°N 14.119682°E; Grotta del Colle - Rapino (CH), santuario 550 m s.l.m.; coord. 42°12′32.61″N 14°10′13.45″E42.209057°N 14.170403°E; San Michele - Pescocostanzo (AQ), chiesa rupestre 1266 m s.l.m., coord. 41°54′37.8″N 14°03′45.95″E41.910499°N 14.062763°E; Madonna di Coccia - Campo di Giove (AQ), chiesa rupestre 1400 m s.l.m., coord. 42°00′03.32″N 14°04′41.31″E42.000923°N 14.078143°E; San Terenziano - Corfinio (AQ),eremo 350 m s.l.m., coord. 42°07′48.41″N 13°51′54.16″E42.130115°N 13.865044°E; Sant'Angelo in Vetuli - Pacentro (AQ), chiesa rupetre 450 m s.l.m.; coord. 42°01′55.87″N 13°57′43.56″E42.032185°N 13.9621°E; Sant'Onofrio al Morrone - Sulmona (AQ), monastero rupestre 630 m s.l.m., coord. 42°05′24.01″N 13°56′08.04″E42.090002°N 13.935567°E; Santa Croce al Morrone - Sulmona (AQ), eremo 1379 m s.l.m., coord. 42°05′58.28″N 13°56′43.78″E42.099522°N 13.945494°E. Altri luoghi d'interesse all’interno del Parco nazionale della Maiella: Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Salle, Chiesa di San Tommaso Becket (Caramanico Terme), Duomo di Penne, Palazzo Aliprandi (Penne), Castello Caldora (Pacentro), Roccacaramanico, Guardiagrele, Chiesa di San Silvestro (Guardiagrele), Duomo di Guardiagrele, Porte e torri di Guardiagrele, Comino (Guardiagrele), Castello ducale di Casoli, Juvanum, Fallascoso , Chiesa dei Santi Nicola e Clemente, Museo naturalistico archeologico Maurizio Locati, Museo geopaleontologico Alto Aventino, Chiesa di San Falco, Eremo della Madonna dell'Altare, Castello Baglioni, Chiesa di San Remigio (Fara San Martino), Tocco da Casauria, Abbazia di San Clemente a Casauria, Bussi sul Tirino, Campo di Giove, Chiesa di Santa Maria della Serra, Santuario di San Rocco (Roccamontepiano), Pratola Peligna, Sulmona, Cattedrale di San Panfilo, Abbazia di Santo Spirito al Morrone, Complesso della Santissima Annunziata, Santuario di Ercole Curino, Pescocostanzo, Basilica di Santa Maria del Colle, Rivisondoli, Chiesa della Madonna dei Raccomandati, Chiesa di Sant'Egidio (Gessopalena) e La Morgia. L’Artigianato in Abruzzo. Lavorazione dei metalli: Della lavorazione dei metalli abbiamo tracce dal XV secolo con le scuole orafe di Guardiagrele, nata con Nicola da Guardiagrele, e di Sulmona. Tuttora si mantiene con le medesime tecniche di lavorazione a Guardiagrele, Sulmona e Pescocostanzo (ciondoli presentosa, orecchini a navicella e a sciacquaie, collane cannatora, anelli a curniola), affiancata da produzioni artigianali di gusto moderno. A Pescocostanzo e Guardiagrele è inoltre presente la lavorazione del ferro battuto, del rame, martellato e sbalzato a mano, e dell'acciaio. La ceramica: La produzione ceramica è stata favorita dall'abbondanza di argilla, acqua e folti boschi. L'attività sopravvive nel paese di Rapino (CH) dove operò Fedele Cappelletti (1847-1920), esponente della ceramica dello Storicismo. Attualmente la produzione riprende motivi decorativi tradizionali, quali il fioraccio, le roselline, il galletto, la decorazione a paese, quella a quartieri e quella ad uccelletti. I merletti e i tessuti: In passato la tessitura veniva praticata dalle contadine nelle serate invernali secondo tecniche di lavorazione tramandate di madre in figlia. Con la lavorazione al telaio le donne realizzavano il proprio corredo e i tessuti per la famiglia. La produzione oggi prosegue nei lanifici di Fara San Martino, Taranta Peligna e Sulmona dove vengono (coperte abruzzesi). Nella zona era presente anche la lavorazione del merletto ed in particolare nei merletti a tombolo, tuttora presente a Pescocostanzo (AQ). La lavorazione del legno: Era tradizionale opera dei pastori l'intaglio, scultura e incisione del legno, con la creazione di oggetti da lavoro, per uso domestico e per la cura della persona.
Castelli, roccaforti, torri e fortificazioni all’interno del Parco nazionale della Maiella: Castello ducale di Palena: Il castello ducale di Palena, o anche Castel Forte, risale al XII secolo, ma fu alterato nell'epoca cinquecentesca con l'ampliamento della struttura. I primi insediamenti normanni risalgono all'XI secolo a Palena, e originalmente il castello ducale era solo una torre di controllo, poi ampliata con la costruzione della struttura difensiva. Uno dei primi proprietari storici fu Matteo di Letto. Nel 1266 l'imperatore Federico II di Svevia donò il castello al feudatario Sordello da Goito, reso famoso da Dante Alighieri per averlo inserito nel Purgatorio della Divina Commedia. Nel XIV secolo il castello passò nelle mani dei duchi di Manoppello, e successivamente dei Caldora e dei Di Sangro. In quei secoli iniziarono a circolare crude leggende riguardo alle camere di tortura situate nei sotterranei della roccaforte, nel cuore dello sperone roccioso dove la struttura poggia. La roccaforte, nel periodo Settecentesco e Ottocentesco fu usato come prigione per i ribelli, e venne soprannominato Castel Forte, e gli ultimi padroni furono i baroni di Colledimacine, prima che il castello, nel Novecento, venisse definitivamente abbandonato. In questo periodo il castello di Palena fu assai trascurato, e subì vari danneggiamenti tra cui la distruzione dei torrioni, del maschio e del belvedere. Borgo fortificato di Pennapiedimonte: il borgo è conservato perfettamente, posto sulla scarpata della montagna Majella, attorno ad una roccia chiamata "Balzolo" per la forma triangolare. Il borgo conserva tracce di fortificazioni, come case agro-pastorali, e una torre circolare, divenuta sede di un museo dedicato agli Italici Abruzzesi. Castello Baglioni (Civitella Messer Raimondo): Nonostante numerosi rimaneggiamenti e la mancanza di documenti che parlano della fondazione del castello pare essere fondato al XVIII secolo quando i Baglioni si instaurarono a Civitella Messer Raimondo. Castello di Gamberale: Il castello risulta costruito nel XIV secolo. Nel secolo precedente esisteva già una piccola torre di avvistamento, forse normanna, ampliata con l'arrivo dei baroni napoletani di Capua, che si sostituirono ai monaci di Gamerrano. Il castello passò nelle mani di vari baroni: inizialmente in possesso di Rainaldo Anichino, nel XVI secolo appartenne a Giovanni Maria Annechini. Fu poi di Giovanni Crispano e venne venduto al barone ed avvocato Giuseppe Mellucci (originario di Capua) per 500 ducati. Passò ancora al marchese Odoardo Benedetti, nobile della provincia dell'Aquila, infine il 14 aprile 1777 passò ai Mascitelli di Atessa, che furono gli ultimi feudatari del luogo. Nei secoli successivi il castello-fortezza fu usato come prigione e quartier generale per dominare la valle. Nel 1944, durante la Seconda guerra mondiale, fu occupato dai nazisti in ritirata verso Castel di Sangro, perseguendo la linea Gustav. A causa dei bombardamenti alleati e tedeschi, la struttura venne danneggiata e l'ala che si trova a strapiombo verso la valle di Sant'Angelo del Pesco, franò. Il successivo terremoto del 1984 fece crollare la torretta di guardia, che venne ricostruita con aspetti moderni, cercando di ricalcare l'originale medievale. Castello Caracciolo (Tocco da Casauria): La prima fonte storica sul castello risale al Chronicon Casauriense, che ne fa risalire la costruzione ai successori di Girardo, signore di Popoli, per usurpare la proprietà all'abbazia di San Clemente a Casauria. Nalle lotte che ne seguirono, la prima costruzione venne distrutta dall'abate Adamo. Ricostruito da Federico II di Svevia tra il 1187 e il 1220, il castello venne distrutto dal terremoto dell'Italia centro-meridionale del 1456 per essere successivamente ricostruita dai De Tortis, signori di Tocco da Casauria, che ne mantennero la proprietà fino al XV secolo. Altre famiglie che succederono ai De Tortis furono i Caracciolo, i D'Affitto ed i Pinelli, che progressivamente trasformarono il castello in palazzo fortificato. Attualmente il castello, in stato d'abbandono ma visitabile, è di proprietà della famiglia Scali-Caracciolo. Siti archeologici all’interno del Parco nazionale della Maiella: Villaggio neolitico a thòlos: situato nella piana fra Abbateggio e Roccamorice. Villaggio del Neolitico di capanne in pietra a tholos, usato anche dai pastori transumanti fino al XVIII secolo. Tempio italico di Ercole Curino: posto sotto l'eremo di Sant'Onofrio di Sulmona. Risale al II secolo a.C., e conserva la pianta e un'ala, ingabbiata in una capanna con vetri, essendo ancora visibili dei mosaici policromi. Ocriticum, antica città romana dei Peligni, posta vicino Cansano. Tombe rupestri di San Liberatore a Majella: antiche necropoli cristiane del IX secolo, poste nella valle dell'abbazia di Serramonacesca. Città romana di Juvanum antichissima città italica sannita, posta prima di Montenerodomo, risalente al III secolo a.C. Musei di interesse culturale all’interno del Parco nazionale della Maiella: Museo dell'arte e della tecnologia confettiera (Sulmona); Museo diocesano di Sulmona (Sulmona); Museo civico di Sulmona; Museo italico Antonio De Nino (Corfinio); Museo della Fauna "Maurizio Locati" (Lama dei Peligni); Museo dell'orso marsicano (Palena); Museo Paleontologico Alto Aventino (Palena); Museo delle Ambre e dei Fossili (San Valentino in Abruzzo Citeriore); Museo della Fauna Locale (Fara San Martino); Museo del duomo di Guardiagrele; Museo Archeologico "F. Ferrari" (Guardiagrele); Museo dell'Arte della Ceramica (Rapino); Museo italico di "Juvanum" (Montenerodomo). Tra le più interessanti vi sono la chiesa di San Nicola di Bari, Santa Chiara d'Assisi, il Convento dei Cappuccini, della Madonna Addolorata, e di Santa Maria del Carmine. Chiesa abbazia di San Tommaso Becket (Caramanico Terme): Secondo una leggenda popolare la fondazione dell'edificio, intitolato ad un San Romano, risalirebbe al 45 d.C., a seguito dell'apparizione degli arcangeli Michele e Gabriele ad un certo Antimo di Antiochia, discepolo di San Pietro, dedito alla diffusione del Cristianesimo nell'Italia centrale; questa notizia, riferita per prima dal Nicolini nella sua "Storia di Chieti" e riportata dall'Antinori nel XVIII secolo nei suoi Annali, si fonda sul ritrovamento di una pergamena all'interno del Monastero che si trovava accanto alla Chiesa attuale e sulle pitture del ciborio, ora scomparso, posto sull'altare maggiore; ma lo stesso Antinori la mette in dubbio.
Una caratteristica dell’Abruzzo è la varietà morfologica del territorio che mette a confronto realtà solitamente distinte e difficilmente coniugabili, come mare e montagna, parchi nazionali, riserve naturali e centri storici, collegati con un’efficientissima rete stradale. Dalla foce del_Tronto a quella del Trigno 129 chilometri di costa, assolata e godibile dalla primavera all’autunno, fronteggiano i massicci più elevati dell’Appennino, tanto che non è raro poter scorgere dal litorale sabbioso e in piena vacanza marina le cime innevate del Gran Sasso e della Maiella. Del resto la storia antropologica e sociale della regione Abruzzo è tutta coniugata sul costante rapporto mare-montagna, vissuto dalla gente.
Artigianato in Abruzzo. Ad Ateleta e a Montenerodomo vengono ancora costruiti tipici mobili rustici come culle, madie, sedie e panche. A Pretoro gli artigiani continuano a creare col tornio e secondo le antiche tecniche mortai, matterelli, sedie, chitarre per la pasta, mestoli, e ad Abbateggio, Guardiagrele e Roccamorice si dedicano ancora alla produzione di mobili d'arte. La tradizione è testimoniata negli arredi di alcune chiese quali l'Annunziata e San Panfilo di Sulmona, la Collegiata di Pescocostanzo e la parrocchiale di Campo di Giove. La lavorazione della pietra: Gli scalpellini di Pescocostanzo, Manoppello, Lettomanoppello e Pennapiedimonte creavano elementi architettonici e mortai ed acquasantiere. Tuttora diversi laboratori lavorano la tenera pietra della Majella per realizzare caminetti, portali, capitelli, fontane, bassorilievi ed altri oggetti. La gastronomia e prodotti tipici nella regione Abruzzo: La cucina e le produzioni alimentari tipiche sono caratterizzate dalla produzione di olio extravergine d'oliva e del vino. A Fara San Martino è presente una tradizionale produzione di pasta e altrove la produzione di salumi e formaggi. Sulmona è nota per la tradizionale produzione di confetti e dolciumi. Tradizionale è anche la produzione del farro, capace di resistere ai climi freddi, di legumi, tartufi e funghi. Presenza immancabile nella cucina tradizionale è il peperoncino. La Chiesa di San Rocco a Rocca Pia: La chiesa, situata poco fuori dal centro abitato, fu edificata a partire dal 1657 per opera della popolazione scampata all’epidemia di peste appena trascorsa, come si legge nell’iscrizione riportata sull’architrave del portale d’ingresso: “AD HONORE B. ROCCHI 1657”. I lavori di decorazione si protrassero fino al 1666, anno in cui la chiesa venne consacrata ed aperta alle celebrazioni religiose. Durante il XVIII e XIX secolo l’edificio subì ulteriori interventi di restauro per intervento della locale Confraternita del SS. Rosario. La Chiesa di Santa Maria Maggiore di Rocca Pia: La chiesa attuale è il frutto di una riedificazione effettuata intorno alla metà del XX secolo in seguito agli ingenti danni causati all’edificio da un incendio divampato nel 1943. Le fonti documentarie consentono però di far risalire le sue origini molto più indietro nel tempo, al XIV secolo. Secondo la tradizione la costruzione fu voluta da due donne rifugiatesi in paese a seguito della distruzione di Roccapizzi; esse donarono i loro beni per l’edificazione di Santa Maria Maggiore con la richiesta di suonare le campane tutti i giovedì notte ad una determinata ora in ricordo dell’Eucarestia (usanza praticata fino al 1943). Durante il XIV e XV secolo la chiesa fu ampliata e vi si stabilì la Confraternita del Corpo di Cristo (anche detta del SS. Sacramento). Nel XVII secolo fu effettuato un nuovo restauro, fino alla distruzione causata dal grave incendio del 1943.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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