Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Rocca di Mezzo - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Rocca di Mezzo

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI ROCCA DI MEZZO (AQ)
 
Ospitalità nel paese di ROCCA DI MEZZO (Aq) (m. 1.329 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Rocca di Mezzo: 42°12′21″N - 13°31′13″E
     
  CAP: 67048 -  0862 -  0862.917441 - Da visitare:     
 MUNICIPIO DI ROCCA DI MEZZO 0862.91121   0862.917364       0862.911241 - P.I.: 00301400669
Raggiungere Rocca di Mezzo:(Stazione Avezzano a 30 Km.)  (Uscita L'Aquila Est) (Uscita Aielli/Celano) -Aeroporto d'Abruzzo a 99 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI ROCCA DI MEZZO (AQ)
**** GRAND HOTEL DELLE ROCCHE
Strada Comunale Via Secinaro, snc - 67048 Rocca di Mezzo (Aq)
tel. 0862 917144 / 0862 917145 - fax 0862 917207
 Servizi offerti dalla struttura














*** HOTEL ALLA CORTE DI TERRANERA
Via Carmine Di Corpo, S.P. 38 (fraz. Terranera) - 67048 Rocca di Mezzo (Aq)
tel. 0862 911034 / 0862 916344 - fax 0862 911034
 Servizi offerti dalla struttura




*** HOTEL ALTOPIANO DELLE ROCCHE
SS. 5 Bis, 47 - Viale Padre Minozzi, snc - 67048 Rocca di Mezzo (Aq)
tel. 0862 917065 - fax 0862 914930
 Servizi offerti dalla struttura




*** HOTEL CALDORA
Via Colli Della Mula, 3 - 67048 Rocca di Mezzo (Aq)
tel. 0862 917520 - fax 0862 917328
 Servizi offerti dalla struttura















*** HOTEL VITALBA
Via Antonio Del Fante, snc - 67048 Rocca di Mezzo (Aq)
tel. 0862 911184 - fax 0862 911049
 Servizi offerti dalla struttura




HOTELS ED ALBERGHI ROCCA DI MEZZO - ROVERE (AQ)
*** ALBA SPORTING HOTEL
Via A. Martini - 67048 Rovere, frazione di Rocca di Mezzo (Aq)
 Servizi offerti dalla struttura















RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE ROCCA DI MEZZO (AQ)
L’incastellamento di Fonteavignone, frazione di Rocca di Mezzo. L’abitato di Fonteavignone era probabilmente cinto da una cerchia muraria, difatti è possibile riconoscere tale sistema difensivo osservando il paese dall’alto. Si ritiene che esistesse un torrione d’avvistamento posto sulla sommità del colle d’assalto per il controllo della via sottostante. Esso era in collegamento visivo con le rocche distribuite sul territorio posto nel suo fronte. La presenza di edificazioni a carattere difensivo era la costante di molte realtà sociali, in un’epoca non sicura. Le porte consentivano poi di controllare agevolmente coloro che entravano e uscivano. Tale fenomeno è detto”Incastellamento” e s’inserisce in un quadro politico-economico e sociale molto più complesso di quello che si potrebbe supporre. Le comunità dei piccoli borghi decisero di riunirsi all’interno di abitati fortificati per garantirsi una certa difesa dalle bande dei briganti o soldataglie di sbandati che in quel periodo percorrevano i luoghi in cerca di bottino ed altro. Prima di addentrarci sulla natura del fenomeno, riferito all’altopiano delle rocche, bisogna sgombrare ogni dubbio circa cosa s’intenda per castello, borgo fortificato ecc… . Secondo le esigenze locali erano realizzate costruzioni che dovevano rispondere a certi criteri: ad esempio si realizzavano delle torri d’avvistamento lungo i sentieri principali, nello specifico la realtà economica dell’Abruzzo interno doveva sotto questo punto di vista garantire le vie dedicate alla transumanza, vera ricchezza del territorio. Ricordiamo che l’espressione “Castello” deriva dal latino “Castrum” indicante l’accampamento fortificato delle legioni romane. Di seguito si propone una legenda delle varie e diversificate costruzioni di difesa: a) Torre; b) Castello; c) Castello recinto; d) Castello a mezza costa; e) Rocca; f) Residenza fortificata; g) Monastero fortificato; h) Borgo fortificato; i) Città fortificata. Circa la presenza nell’altopiano di castelli veri e propri non ci sono testimonianze certe. L’area montana fu interessata da una forma d’incastellamento della tipologia a “Borgo fortificato”. Rocca di Mezzo, Rocca di Cambio, Rovere ecc. nacquero attorno a dei bastioni, raccogliendo le comunità sparse per l’altopiano. Fonteavignone, frazione di Rocca di Mezzo le cui origini si perdono nella notte dei tempi, è da molti ritenuta l’antica Frustema, già nota in epoca romana. Snodo viario tra le due direttrici stradali che correvano, come tutt’oggi, nelle valli sottostanti: valle dell’Aterno- via Clodia-Nova e nel versante della Marsica la ben più famosa Tiburtina-Valeria. L’area, forse già occupata da popolazioni italiche dedite alla transumanza (Civiltà di Saturno) di cui però si hanno poche notizie per la mancanza d’indizi certi su cui basarsi, vide i primi insediamenti abitativi come dei semplici ripari con muri a secco per la sorveglianza degli armenti che durante il periodo estivo risalivano le montagne dell’Appennino centrale. Inoltre, fu interessata dalla presenza dei Marsi e soprattutto dei Vestini. I primi occupavano la conca del fucino (Culto del dio Marte e della dea Angizia con capitale Marrubium-San Benedetto dei Marsi), i secondi avevano in Prata d’Ansidonia e in San Demetrio i maggiori centri dedicati al culto della dea Vesta. L’area interessata da Fonteavignone svolgeva il compito di collegamento fra Vestini e Marsi (Macro famiglia Sabella – VI Secolo a. C.). Zona posta a ridosso dell’altopiano, riparata dalle correnti atmosferiche, ove era possibile trascorrere anche la stagione invernale. (Tito Livio cita il passaggio nell’area dell’altipiano del condottiero cartaginese Annibale, per approvvigionarsi di fieno durante la seconda guerra punica 218/200 a.C.). Terranera, frazione di Rocca di Mezzo: La frazione si trova a 3,80 km. dal Capoluogo Rocca di Mezzo. Sorge in cima ad una collina dell'altopiano delle Rocche nel bel mezzo del Parco Naturale Regionale Sirente Velino a 1300 m. di altitudine. E' ben collegato sia con la città dell'Aquila (25 km.) che con quella di Avezzano (30 km.). Raggiungendo il paese salendo dalla conca aquilana si arriva a destinazione ammirando un meraviglioso panorama unito alla verde catena del Sirente sullo sfondo delle tre più alte vette dell'Appennino: il Gran Sasso, La Maiella e il Velino. Le vere e proprie origini di Terranera non si conoscono precisamente. Il suo territorio per molto tempo ha fatto parte del Regno di Napoli ed i documenti della sua fondazione sono conservati nell'Archivio di Stato di Napoli. Si possono far risalire le sue origini tra il Xl e Xll sec.. In una notizia dell'anno 1180 si testimonia che: " Tommaso, Signore di Barili e figlio di Berardo, Signore e fondatore di Rocca Odorisia (forse Rocca di Cambio), donò alla religione Gerosolimitana la chiesa di S. Pio di Campana, la chiesa di S. Niccolò, con tutte le rendite e territori ad essa spettanti". Tutto questo fa pensare che in quei territori esistevano dei nuclei abitati fin da quell'epoca e Terranera, insieme ad altri borghi della valle dell'aterno, nasce come "villa" della Signoria di Barili appartente al Castello di Barile (situato nella valle dell'aterno tra i borghi di Terranera ,Tussillo e Casentino) La baronia di Barile oltre a Terranera comprendeva le Ville di Casentino, Font'Avignone , Tussillo e Stiffe. Successive notizie riguardanti l'abitato di Terranera risalgono ad un documento del XlV sec. dove se ne parla come "Villa de Terra Negra" con 26 fuoghi (famiglie). Alla metà di questo secolo venne edificata la sua chiesa parrocchiale di S. Lorenzo Martire.
CAMPEGGI ROCCA DI MEZZO (AQ)
L’altopiano delle rocche e Rocca di Mezzo, nel corso dei secoli, ha sempre svolto un ruolo di collegamento come via d’unione con le valli dell’Abruzzo interno. Sin dalla preistoria e poi con l’avvento della rete viaria romana, l’esistenza di tracciati ha permesso lo sfruttamento dell’area montana. Delle antiche vie è rimasto ben poco, sappiamo che alcune di esse permettevano il raccordo tra la via Tiburtina-Valeria nella Marsica con la via Clodia Nova nella bassa valle dell’Aterno; come il tracciato che collegava la Equa Alba Fucens con la città sabina di Amiternum. Tra le poche testimonianze storiche a noi pervenute citiamo quella di Tito Livio, storico romano, che parla della via Poplica Campana che dalle saline di Veio collegava Capua. Lo stesso autore cita il passaggio di Giulio Cesare sull’altopiano e, già ricordato nell’articolo “Antichi sentieri”, quello di Annibale in avvicinamento verso Roma. Come abbiamo detto le testimonianze storiche sull’esistenza di queste strade sono ben poche, come i punti di ristoro per i viandanti. A proposito di ciò ricordiamo la presenza di una statio d’epoca romana (Antichi sentieri) denominata Frustena che alcuni identificano nell’area oggi occupata dall’abitato di Fonteavignone vista la presenza di un sorgente d’acqua (Fonte vecchia). La presenza dell’uomo preistorico è testimoniata da alcuni ritrovamenti di accampamenti nella valle di Pezza e nella valle d’Arano. Si presume che i cacciatori provenissero dalla zona del lago di Fucino dove sono emersi i resti di un villaggio di palafitte e resti umani. I cacciatori preistorici durante i periodi caldi salivano verso l’altopiano per cacciare gli animali di transito e si accampavano nei pressi dei ghiacciai presenti allora sull’altopiano (Periodo interglaciale Wurm: ultima glaciazione). Poi con lo sviluppo della pastorizia l’area divenne zona di pascolo transumante. La domanda su chi fossero i primi abitanti stanziali dell’altopiano ha scatenato nel passato una serie d’ipotesi, riportiamo quella più verosimile: si ritiene che nell’area vivesse un popolo detto “Cedico”. La testimonianza del toponimo Cedico è data dai “Placiti” (Documenti notarili), stipulati dagli imperatori germanici Ottone I e Ottone II ( Anche detti Attone) nel 970 a.C. e nel 981 d. C. (In questi documenti si fa riferimento a un “Campus de Cedici” e a un “Campus de sancti Felici”). Si ritiene che gli imperatori avessero scelto l’altopiano come luogo di residenza estiva poiché affascinati dalla bellezza del luogo, realizzando una residenza ove svolgevano i loro obblighi imperiali. A lungo si è cercato nelle vicinanze di Rocca di Mezzo rintracciare le testimonianze di ciò, ma senza alcun esito. Senza dubbio il monte Cedico è l’attuale monte Rotondo e la residenza forse fu costruita sulla sommità della vetta. Ovviamente si sarà trattato di una semplice costruzione in grado di dar riparo solo nelle notti estive e quindi le intemperie invernali abbiano in seguito cancellato ogni segno della sua presenza. Gli imperatori del Sacro Romano Impero Germanico citarono nei documenti stipulati il luogo dove furono deliberati. Del popolo Cedico non si sa nulla di più, sicuramente si era già estinto forse inglobato dalle tribù dei popoli italici, e di esso rimaneva solo il ricordo del nome che designava il loro antico territorio. Alla fine dell’Impero romano d’Occidente nel 476 d. C. l’area fu interessata solo marginalmente dalle scorrerie delle popolazioni che provenivano dal nord-Est (Famosi Barbari). Molti raggiunsero l’altopiano per sfuggire alla furia degli invasori e probabilmente decisero di rimanere. . Visigoti, Goti, Longobardi, Carolingi, Svevi, Normanni … si contesero l’area. Da ricordare che sotto la dominazione del popolo dei “Winnili” detto Longobardo, l’Abruzzo fu suddiviso in due aree d’influenza ben distinte, il fiume Pescara segnava il confine fra i due Ducati Longobardi quello di Spoleto a nord e quello di Benevento a sud. A fonteavignone si conserva l’espressione “Varda” per indicare la sella del mulo o asino, questo termine deriva dal germanico “Ward”. Continuando il nostro discorso si potrebbero narrare altre vicende legate all’altopiano, per questo rimando alla lettura di opere d’autori reperibili presso il centro servizi culturali e altrove. La vicenda legata a Braccio Fortebraccio che portò assedio ai paesi dell’altopiano il 16 luglio del 1423, interessante come vedremo la tipologia delle opere di difesa territoriale. Il Fortebraccio saccheggiò, demolì ecc…, la sua vicenda umana si concluse in malo modo, fu sconfitto e ucciso dalle schiere del Caldora: forse non tutti sanno che il 2 giugno del 1424 nella piana antistante al borgo di Fossa si tenne una delle battaglie più cruente del basso evo tra le truppe del Caldora e gli uomini del Fortebraccio, in essa morirono oltre tremila soldati. Altre vicende. Le cronache dell’epoca sono piene di rimandi storici. Sappiamo che nel periodo medioevale e rinascimentale, transitavano sul territorio dell’altopiano mercanti, in buona parte provenienti dalla Toscana. Essi commerciavano soprattutto lana (Statuto della lana nella città di Aquila), la quale era poi lavorata ed esportata in tutta Europa. Citiamo un agguato, teso alla fine del XIV secolo, teso da briganti verso mercanti fiorentini, furono derubati di tutto, costretti a togliersi persino gli abiti e malmenati. Questo fatto si svolse in località Cerri. Successivamente, le vicende legate alle battaglie napoleoniche all’unità d’Italia, fino al 1865 anno d’importanza strategica. Difatti, come abbiamo ricordato, le vie di comunicazione principali scorrevano nelle valli. I tracciati montani di collegamento erano pieni di pericoli e non consentivano un rapido attraversamento del territorio. Quindi, nel corso dei secoli, si discusse a lungo su come risolvere il millenario isolamento e fu ideata la realizzazione di una rotabile L’Aquila- Avezzano. L’argomento trascurato sotto il Regno delle due Sicilie, fu ripreso dal nuovo stato unitario. Nel 1865 il Consiglio provinciale di L’Aquila approvò la risoluzione del progetto viario lungamente atteso. Fu scelto, non senza polemiche, il tracciato San Martino d’Ocre – Cerri - <Rocca di Cambio, a quello di età romana passante per Fonteavignone- Terranera. Si dovette attendere il 1968 per la realizzazione di un percorso più agevole la Nuova Vestina.
VILLAGGI TURISTICI ROCCA DI MEZZO (AQ)
Festa del Narciso a Rocca di Mezzo. Nel lontano 1947 un gruppo di energici giovani del paese diedero luogo ad una splendida festa per cercare di alleviare i dolori che la guerra aveva lasciato. Si ipotizza che la festa possa esser stata ispirata da "La Sfilata delle Rose", che si tiene ormai da anni a Pasadena, California, e riportata in paese da alcuni emigranti rocchiggiani. Fu un vero successo: si movimentò tutto il paese e portò una ventata di allegria. Nel mese di Maggio il Narciso, spontaneamente, cresce copioso sull'altopiano delle Rocche, per questo motivo la festa è diventato un simbolo per il nostro paese e si ripete immancabilmente da ormai 63 anni. Nel corso degli anni la festa, pur conservando intatto tutto il suo fascino e la sua vanità, si è adattata al mutare dei tempi. Inizialmente consisteva in una semplice sfilata sui carri, il cui tema riportava quasi sempre al folklore abruzzese. Oggi, invece, si realizzano vere e proprie scenografie dagli svariati contenuti che coinvolgono grandi e piccini. Gli stessi carri che prima erano costruiti con materiali rimediati, su piattaforme di legno trainate da buoi, ora sono strutture articolate, tecnologiche ed elaborate nei minimi particolari. La festa si arricchisce di anno in anno di contenuti coreografici e spettacolari sempre più perfezionati , attirando un crescente afflusso di pubblico che supera sempre le diecimila presenze. I "costruttori " lavorano tutto il mese di Maggio sulla struttura; l'ultima settimana è la più fervente: le ragazze si dedicano alla raccolta dei narcisi mentre i ragazzi continuano a lavorare sul carro. Durante la notte precedente la sfilata fino alla mattina stessa si procede all'infioratura e al perfezionamento degli ultimi dettagli. Ore 15.30: tutti in costume e pronti per la sfilata! I carri partono da via Tenente Italo D'Eramo, dove sono stati costruiti. Passano per la zona di S.Maria e prendono il viale che li porterà in piazza Principe di Piemonte , dove tutto il pubblico li attende. Ci sono tre giurie che stilano una classifica dei carri considerando diversi parametri: infioratura, struttura e scenografia. Nel tardo pomeriggio si procede con la premiazione. L'ultima edizione della Festa del Narciso è stata volutamente diversa. Mossi dal tragico sisma del 6 Aprile, si è voluto realizzare, con la partecipazione anche dei paesi vicini, un unico carro come simbolo di rinascita e di voglia di ricominciare, partendo proprio dalle tradizioni. Si è voluto raffigurare L'Aquila, con le sue sette porte e le sue innumerevoli bellezze. vicina(R)ti. La riscoperta delle tradizioni a Rocca di Mezzo: Negli ultimi tre anni l'Estate Rocchiggiana ha previsto nuove forme di intrattenimento e attività con lo scopo di mostrare ai molti turisti le grandi ricchezze del luogo. Nello specifico, il Rocca Festival e Vicina(r)ti vogliono focalizzare l'attenzione sul centro storico, utilizzandolo come luogo di arte e spettacolo. Giunto alla sua quarta edizione, Vicina(r)ti, vuole far entrare l'arte nei borghi del centro storico rocchiggiano con un itinerario che si snoda da un capo all'altro del paese. Gruppi musicali accompagnano, con diverse sonorità, i visitatori lungo tutto il percorso; Cinque gruppi musicali dalle 18 fino a notte inoltrata fanno risuonare diverse sonorità, nella cerchia degli archi l'artigianato espone le sue preziose opere, alla sommità del paese si servono piatti tipici locali... ma i veri protagonisti della serata sono i (dis)abitati e i (dis)abitanti di questo mondo a sé, quelli della prossimità e della "chiave alla toppa", quella dei vicoli e delle piazzette, degli archi e delle "rue", delle salite e delle discese... Ancor di più quindi, la Pro Loco con " vicina(r)ti " vuol far conoscere la vera anima di Rocca di Mezzo, in un caratteristico filo rosso percorso alla luce delle fiaccole, dei passati e dei presenti. Il RoccaFestival di Rocca di Cambio: Il Rocca Festival, rassegna di teatro, danza, musica, vuole proporre agli abitanti di Rocca di Mezzo ed ai tanti turisti che la affollano, una riflessione sulla storia antica e recente di questo piccolo borgo montano, storia che ha lasciato i suoi segni nelle piazze, nelle facciate delle chiese, nelle piccole ed inerpicate stradine, nelle case dagli illustri portali, nelle recenti ristrutturazioni. Gli artisti invitati a partecipare a questa rassegna cercano il rapporto con l'ambiente, si pongono critici nei confronti della recente urbanizzazione, utilizzano come scenografie ideali del loro lavoro i luoghi più suggestivi del paese o i boschi, le pinete, i grandi prati del territorio circostante. Saranno loro farci ripercorrere una storia che è anche la nostra storia.
AFFITTACAMERE ROCCA DI MEZZO (AQ)
AFFITTACAMERE LA PENSIONCINA
Via Circonvallazione - 67048 Rocca di Mezzo (Aq)
tel. 339 1068487
BED & BREAKFAST ROCCA DI MEZZO (AQ)
BED & BREAKFAST FIOCCO DI NEVE
Via Arco Di Simone, 4 - 67048 Rocca di Mezzo (Aq)
tel. 0862 914538 - fax 0862 917846
BED & BREAKFAST POSADA DEL COLLE
Località Colle Ciaccio - 67048 Rocca di Mezzo (Aq)
tel. 0862 917331
BED & BREAKFAST VILLA GAIA
Via Delle Candele - 67048 Rocca di Mezzo (Aq)
tel. e fax 0862 911101
CASE PER VACANZA ROCCA DI MEZZO (AQ)
Gara del Solco a Rocca di Mezzo. Questa gara è la più antica del comprensorio; si svolge ininterrottamente dal XV° secolo. Sembra sia legata ad un'antica leggenda secondo la quale la popolazione del paese fu decimata da una grave pestilenza. Gli abitanti di Rocca di Mezzo fecero voto alla Madonna della Pietà, ove fossero stati liberati di tali flagelli, di tirare per tutta la notte dei solchi dritti. Da allora, terminati i lavori campestri, i contadini dell' Altipiano delle Rocche si cimentano in una gara che ha luogo durante la notte e che consiste nel tracciare i solchi con un aratro su di una dirittura perfetta. E' importante in questa gara la funzione del caposquadra o "impiffatore" il quale con un filo di piombo deve allineare i punti estremi dei due tratti interrotti da un ostacolo per garantire che il solco proceda dritto dal monte verso il paese. La gara si svolge nei campi fra il paese e il vado di Pezza. Vince la squadra che traccia il solco più lungo e più dritto, controllato poi dai giudici con un filo a piombo dal campanile della chiesa di S.Maria della Neve. Festa del solco a Rocca di Mezzo. Si lascia il paese quando ogni cosa sta per diventare come le altre, senza colore. Salendo, si canta mentre il monte è ormai una enorme gobba di cammello nel cielo. Tutto è pronto per la grande notte: lanterne, aratri, mucche e ...vino, per quelli delle "controposte", per quelli che saranno assaliti dal freddo e dal sonno; per quelli che , lontano, saranno una luce di candela. All'improvviso si illumina la chiesa; i piombi baciano la terra, si chiudono gli occhi; è cominciata l'"impiffata". Ora le falde del monte sono tutte un cicaleccio. Le voci sembrano lontane e nel buio e nel silenzio si gonfiano, crescono, diventano paurose; scendono veloci e dritte verso i primi compagni, poi continuano la loro corsa, sempre più giù, verso gli altri. Ed ecco che le luci si muovono di poco... di un capello... a Nord... a Sud... poi ancora a Nord... Ora sono immobili, allineate, bellissime: oh quanti sogni, quanti ricordi susciteranno quelle candele! Gli uomini senza volto sudano nel freddo; la terra, nera, viene in superficie (la luna le da il benvenuto) calda, come se una pioggia di sangue fumante l'avesse bagnata da poco. Piano, piano, metro per metro si scende verso il paese. E' l'alba. Il monte è solo, ma ai suoi piedi si drizzano lunghi serpenti partoriti in una notte di festa alla montagna. (Enzo Lucantonio - 1965). Storia della gara del solco che si svolge a Rocca di Mezzo. La gara del solco notturno più dritto è assai antica. Come si rileva dagli "Atti Capitolari" della Parrocchia essa risale all'anno 1625 e fu istituita allo scopo di emulare gli agricoltori nel fervore del lavoro dei campi. Infierì in quell'epoca, in tutta l'Italia, quella peste che ben descrisse il Manzoni nel suo famoso romanzo "I Promessi Sposi", che afflisse il contado aquilano senza escludere il nostro paese. Fu allora che gli agricoltori per invocare il patrocinio della Vergine SS.ma della Pietà decisero di offrire alla Madre di Dio un solco in suo onore, prima di emigrare durante l'inverno nelle terre della Maremma. Nel 1926 la manifestazione fu fatta coincidere con la venuta dell'allora Principe di Piemonte, invitato dal Comm. Domenico Di Paola, che giudice unico della competizione, assegnò il premio ex aequo ai solchi, trovandoli tutti ugualmente assai dritti. Nel 1928 fu abbinata alla riapertura delle scuole elementari per iniziativa del Maestro Giuseppe Benedetti Alfieri, instancabile organizzatore che dedicò tutta la sua dotta passione all'insegnamento ed alla formazione di generazioni che tanto successo ebbero nella vita. L'Avv. Antonio Scoccia tenne un applaudito discorso e la presenza del concittadino Comm. Massimo Del Fante dette lustro e successo alla singolare competizione. Nel 1952 la festa fu anticipata e solennizzata con quella dell'8 settembre della Fiera della Rocca, seguì un periodo in cui fu svolta alla fine di ottobre per poi tornare a coincidere nuovamente con la data della fiera. Sul finire degli anni '70 la Gara del Solco fu anticipata all'ultima domenica di agosto e successivamente spostata alla prima domenica di settembre. La secolare gara del solco entra nel nuovo millennio: La notte tra il 3 e il 4 settembre Rocca di Mezzo ha celebrato la sua più antica e suggestiva manifestazione: la Gara del Solco. Come noto la festa risale a circa quattro secoli fa, e consiste nel tracciare di notte, con gli aratri, dei lunghi solchi dalla base di Monte Rotondo fin sotto al paese, avendo come punto di riferimento una lampada posta al Colle di San Calvario. Si tratta di una delle più originali manifestazioni del folklore abruzzese alla quale partecipano ogni anno diverse squadre che lavorano tutta la notte per aggiudicarsi l'onore di vincere il primo premio che va al solco più dritto. Negli ultimi anni la gara ha subito un calo di partecipazione, per questo motivo la Pro Loco si sta adoperando per riportare la festa al suo antico splendore. Quest'anno la gara ha visto la partecipazione di quattro squadre che, dopo aver ricevuto la benedizione dal Parroco nel tardo pomeriggio del sabato, hanno trascorso l'intera notte (quella del 2000 una notte particolarmente stellata) a tirare i solchi, giudicati il giorno seguente da un gruppo di tecnici.
APPARTAMENTI PER VACANZA ROCCA DI MEZZO (AQ)
Il comune di Rocca di Mezzo (Aq) è raggiungibile: da Roma attraverso lo svincolo autostradale Tornimparte-Campo Felice dell'autostrada A24 Roma-L'Aquila-Teramo percorrendo la Strada statale 696 del Parco Regionale Sirente-Velino passando per la piana di Campo Felice e la Galleria del Serralunga fortemente voluta e realizzata in collaborazione tra ANAS, Regione Abruzzo ed i comuni dell'Altopiano delle Rocche; da L'Aquila percorrendo la S.R. n.5 Bis (ex- S.S. n. 5 Bis) e la Strada statale 696 del Parco Regionale Sirente-Velino; da Pescara, Sulmona e Avezzano attraverso l'uscita autostradale di Aielli-Celano dell'A25 Torano-Pescara percorrendo sempre la Strada statale 696 del Parco Regionale Sirente-Velino passando per Ovindoli e Rovere; dalla Valle Subequana (Secinaro) percorrendo la S.P. 11 Sirentina. Cultura e società a Rocca di Mezzo (Aq). Musei: Museo Archeologico e il Museo d'Arte Sacra "Cardinal Agnifili". Festività e ricorrenze di Rocca di Mezzo (Aq): Festa del Narciso (ultima domenica di maggio); Festa di San Leucio (fine luglio); Gara del solco diritto (ultima domenica di agosto). Detti e proverbi di Rocca di Mezzo (Aq): Quando l'acqua viè da Ro're, pi'a la zapp' e va a la'ore; quando l'acqua viè da Cagn', pi'a li panni e vatt' a cagn'! (Quando la pioggia viene da Rovere prendi la zappa e vai a lavorare; quando l'acqua viene da Rocca di Cambio, prendi i vestiti e vatti a cambiare) (popolare); Rocca di Mezzo è l'unico paese in cui l'estate è l'inverno - e l'inverno è l'inverno (giovanile); Cappa, pane e spesa poc'e pesa (La spesa per vestiti e alimenti pesa sempre poco) Cittadini illustri di Rocca di Mezzo (Aq): Amico Agnifili (Rocca di Mezzo, 1398 circa - L'Aquila, 1476), cardinale; Riccardo Cocciante (Saigon, 20 febbraio 1946), cantante di origini rocchigiane (suo padre era nato a Rocca di Mezzo); Pasquale D'Aroma (Rocca di Cambio, 27 agosto 1875 - Roma, 6 giugno 1928), vicedirettore generale della Banca d'Italia (1926 - 1928); Nino D'Aroma (Rocca di Mezzo, 1902 - Roma, 1979), uomo politico e scrittore. Sposò l'attrice e regista Tat'jana Pavlovna Pavlova. Curiosità sul paese di Rocca di Mezzo (Aq): Nel 1954 furono girate a Rocca di Mezzo alcune scene del film La strada di Federico Fellini. La storia di Campo Felice è strettamente correlata con quella dei comuni circostanti (Lucoli, Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo); la stazione sciistica venne concepita negli anni sessanta dall'allora sindaco di Rocca di Cambio, Aldo Jacovitti (1923-2016), il quale nel 1966, al termine del suo terzo mandato, diede le dimissioni e si dedicò a un progetto destinato a favorire lo sviluppo turistico della zona, incentrato nella realizzazione di una moderna stazione sciistica, basata sul modello di analoghe località dell'arco alpino. Un'equipe di specialisti, tra cui lo sciatore Émile Allais, pluricampione del mondo, l'urbanista Jean Cognet, innovativo progettista francese dell'epoca, la guida alpina abruzzese Gigi Panei e altri esperti del settore, partecipò alla stesura del progetto di una stazione invernale integrata nella quale, oltre agli impianti e alle infrastrutture, andavano realizzate anche strutture ricettive ed un adeguato sistema di collegamenti. La località venne individuata, su suggerimento dell'esperto generale degli alpini Giuseppe Fabre (1910–2007), nell'altopiano di Campo Felice; la stazione sciistica vide la luce nel febbraio del 1970, ma il progetto originario fu realizzato solo in parte, in quanto la galleria del Serralunga, che doveva consentire il collegamento stradale con l'adiacente altopiano delle Rocche e la valle Subequana venne completata solo nel 2012. Lo sport a Campo felice di Rocca di Mezzo: La stazione sciistica di campo Felice, che fa parte insieme ad Ovindoli-Monte Magnola e Campo Imperatore del comprensorio Tre Nevi con skipass unico stagionale e plurigiornaliero, è stata realizzata nel bordo meridionale dell'omonimo altopiano naturale in località Caporitorto. Ha un bacino potenziale d'utenza vasto risultando una delle stazioni più facilmente raggiungibili dalla capitale, comprendendo quindi parte dell'Abruzzo interno settentrionale e occidentale (provincia dell'Aquila) e buona parte della provincia di Roma, grazie anche al collegamento e all'omonima uscita autostradale. Dispone di oltre 30 km di piste di sci alpino di varia difficoltà, servite da impianti di risalita quali seggiovie bi- e quadriposto, skilift e manovie; il maggior dislivello (654 m) si raggiunge sulle piste Delle Aquile e Del Falco che, con percorsi diversi, scendono dai 2064 m del Monte Rotondo fino ai 1410 m della base della seggiovia Brecciara e le cui pendenze sono rispettivamente al 26% e al 27%. La stazione dispone di un moderno impianto d'innevamento artificiale, dotato di 250 cannoni sparaneve, in grado d'innevare oltre 16 km di piste e che consente l'apertura degli impianti anche in periodi di scarse precipitazioni nevose. Il fabbisogno idrico dell'impianto, completamente automatizzato/computerizzato, è assicurato da un bacino naturale, della capacità di oltre 70 milioni di litri, posto alla base della seggiovia Cisterna, a circa 1700 m di quota, ed un altro posto alla base della stazione stessa. Nel 2001 venne inaugurato, sulla pista Della Vergine, un sistema di illuminazione che, utilizzando torri-faro, consentiva di sciare nei giorni festivi anche dopo il tramonto fino alle ore 23, ma negli anni seguenti l'impianto è rimasto inattivo. Completano l'offerta turistica invernale la presenza di diverse scuole sci, sci club e strutture ricettive poste lungo le pendici della stazione sciistica (ristoranti-chalet), al centro della piana e nelle località turistiche più vicine alla stazione (Rocca di Cambio, Lucoli e Rocca di Mezzo).
CASE PER LE FERIE ROCCA DI MEZZO (AQ)
Il comune di Rocca di Mezzo (Aq) è raggiungibile: da Roma attraverso lo svincolo autostradale Tornimparte-Campo Felice dell'autostrada A24 Roma-L'Aquila-Teramo percorrendo la Strada statale 696 del Parco Regionale Sirente-Velino passando per la piana di Campo Felice e la Galleria del Serralunga fortemente voluta e realizzata in collaborazione tra ANAS, Regione Abruzzo ed i comuni dell'Altopiano delle Rocche; da L'Aquila percorrendo la S.R. n.5 Bis (ex- S.S. n. 5 Bis) e la Strada statale 696 del Parco Regionale Sirente-Velino; da Pescara, Sulmona e Avezzano attraverso l'uscita autostradale di Aielli-Celano dell'A25 Torano-Pescara percorrendo sempre la Strada statale 696 del Parco Regionale Sirente-Velino passando per Ovindoli e Rovere; dalla Valle Subequana (Secinaro) percorrendo la S.P. 11 Sirentina. Cultura e società a Rocca di Mezzo (Aq). Musei: Museo Archeologico e il Museo d'Arte Sacra "Cardinal Agnifili". Festività e ricorrenze di Rocca di Mezzo (Aq): Festa del Narciso (ultima domenica di maggio); Festa di San Leucio (fine luglio); Gara del solco diritto (ultima domenica di agosto). Detti e proverbi di Rocca di Mezzo (Aq): Quando l'acqua viè da Ro're, pi'a la zapp' e va a la'ore; quando l'acqua viè da Cagn', pi'a li panni e vatt' a cagn'! (Quando la pioggia viene da Rovere prendi la zappa e vai a lavorare; quando l'acqua viene da Rocca di Cambio, prendi i vestiti e vatti a cambiare) (popolare); Rocca di Mezzo è l'unico paese in cui l'estate è l'inverno - e l'inverno è l'inverno (giovanile); Cappa, pane e spesa poc'e pesa (La spesa per vestiti e alimenti pesa sempre poco) Cittadini illustri di Rocca di Mezzo (Aq): Amico Agnifili (Rocca di Mezzo, 1398 circa - L'Aquila, 1476), cardinale; Riccardo Cocciante (Saigon, 20 febbraio 1946), cantante di origini rocchigiane (suo padre era nato a Rocca di Mezzo); Pasquale D'Aroma (Rocca di Cambio, 27 agosto 1875 - Roma, 6 giugno 1928), vicedirettore generale della Banca d'Italia (1926 - 1928); Nino D'Aroma (Rocca di Mezzo, 1902 - Roma, 1979), uomo politico e scrittore. Sposò l'attrice e regista Tat'jana Pavlovna Pavlova. Curiosità sul paese di Rocca di Mezzo (Aq): Nel 1954 furono girate a Rocca di Mezzo alcune scene del film La strada di Federico Fellini. La storia di Campo Felice è strettamente correlata con quella dei comuni circostanti (Lucoli, Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo); la stazione sciistica venne concepita negli anni sessanta dall'allora sindaco di Rocca di Cambio, Aldo Jacovitti (1923-2016), il quale nel 1966, al termine del suo terzo mandato, diede le dimissioni e si dedicò a un progetto destinato a favorire lo sviluppo turistico della zona, incentrato nella realizzazione di una moderna stazione sciistica, basata sul modello di analoghe località dell'arco alpino. Un'equipe di specialisti, tra cui lo sciatore Émile Allais, pluricampione del mondo, l'urbanista Jean Cognet, innovativo progettista francese dell'epoca, la guida alpina abruzzese Gigi Panei e altri esperti del settore, partecipò alla stesura del progetto di una stazione invernale integrata nella quale, oltre agli impianti e alle infrastrutture, andavano realizzate anche strutture ricettive ed un adeguato sistema di collegamenti. La località venne individuata, su suggerimento dell'esperto generale degli alpini Giuseppe Fabre (1910–2007), nell'altopiano di Campo Felice; la stazione sciistica vide la luce nel febbraio del 1970, ma il progetto originario fu realizzato solo in parte, in quanto la galleria del Serralunga, che doveva consentire il collegamento stradale con l'adiacente altopiano delle Rocche e la valle Subequana venne completata solo nel 2012. Lo sport a Campo felice di Rocca di Mezzo: La stazione sciistica di campo Felice, che fa parte insieme ad Ovindoli-Monte Magnola e Campo Imperatore del comprensorio Tre Nevi con skipass unico stagionale e plurigiornaliero, è stata realizzata nel bordo meridionale dell'omonimo altopiano naturale in località Caporitorto. Ha un bacino potenziale d'utenza vasto risultando una delle stazioni più facilmente raggiungibili dalla capitale, comprendendo quindi parte dell'Abruzzo interno settentrionale e occidentale (provincia dell'Aquila) e buona parte della provincia di Roma, grazie anche al collegamento e all'omonima uscita autostradale. Dispone di oltre 30 km di piste di sci alpino di varia difficoltà, servite da impianti di risalita quali seggiovie bi- e quadriposto, skilift e manovie; il maggior dislivello (654 m) si raggiunge sulle piste Delle Aquile e Del Falco che, con percorsi diversi, scendono dai 2064 m del Monte Rotondo fino ai 1410 m della base della seggiovia Brecciara e le cui pendenze sono rispettivamente al 26% e al 27%.
COUNTRY HOUSE ROCCA DI MEZZO (AQ)
La stazione di Campo Felice dispone di un moderno impianto d'innevamento artificiale, dotato di 250 cannoni sparaneve, in grado d'innevare oltre 16 km di piste e che consente l'apertura degli impianti anche in periodi di scarse precipitazioni nevose. Il fabbisogno idrico dell'impianto, completamente automatizzato/computerizzato, è assicurato da un bacino naturale, della capacità di oltre 70 milioni di litri, posto alla base della seggiovia Cisterna, a circa 1700 m di quota, ed un altro posto alla base della stazione stessa. Nel 2001 venne inaugurato, sulla pista Della Vergine, un sistema di illuminazione che, utilizzando torri-faro, consentiva di sciare nei giorni festivi anche dopo il tramonto fino alle ore 23, ma negli anni seguenti l'impianto è rimasto inattivo. Completano l'offerta turistica invernale la presenza di diverse scuole sci, sci club e strutture ricettive poste lungo le pendici della stazione sciistica (ristoranti-chalet), al centro della piana e nelle località turistiche più vicine alla stazione (Rocca di Cambio, Lucoli e Rocca di Mezzo). La Storia del paese di Rocca di Mezzo (Aq) Storia antica: Le vicende storiche legate all'Altopiano delle Rocche, e a Rocca di Mezzo in particolare, hanno spesso avuto un legame con le avverse condizioni climatiche della zona. Il lungo periodo di innevamento invernale, le asperità naturali, la scarsità di comunicazioni, hanno provocato un isolamento duraturo, riducendo i contatti con i territori circostanti. I primi insediamenti umani della zona risalgono all'età paleolitica, come testimonia il ritrovamento nei Piani di Pezza e in Val d'Arano di stazzi utilizzati da pastori, provenienti dal Fucino e dalla Valle dell'Aterno. In epoca preromana la porzione di altopiano integrato nell'attuale comune di Rocca di Mezzo apparteneva alla popolazione italica degli Equi. La presenza dei Marsi nel territorio dell'odierna frazione di Rovere, come vuole la tradizione, pur non potendosi escludere (data la vicinanza alla marsicana Ovindoli), non appare a tutt'oggi documentata. Durante l'occupazione romana, l'altopiano diventò un'importante zona strategica, in quanto situato tra i due grandi assi viari dell'Abruzzo: la Tiburtina Valeria, che da Roma giungeva fino a Ostia Aterni (l'odierna Pescara), e la Claudia Nova, costruita dall'imperatore Claudio, che da Amiternum conduceva fino a Popoli. La Storia medievale di Rocca di Mezzo (Aq): Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, il territorio rocchigiano e l'intero Abruzzo seguirono le vicende del resto d'Italia e fecero parte prima del Regno di Odoacre, poi di quello di Teodorico e dei suoi successori (fine del V secolo e prima metà del VI) e infine, a seguito della riconquista giustinianea, dell'Impero romano d'Oriente (attorno alla metà del VI secolo). Conquistato dai longobardi, il territorio dell'attuale comune di Rocca di Mezzo fece parte per circa cinquecento anni del Ducato di Spoleto. È proprio sul finire di questo lungo periodo che si fa risalire la fondazione del paese (attorno all'anno 1000), cui parteciparono, secondo la tradizione, quattro comunità dedite alla pastorizia e all'agricoltura: S. Bartolomeo all'Anatella, S. Marco all'Intera, S. Damaso a Valle Caldora, S. Savino sotto il monte Cedico (attuale monte Rotondo). Tali comunità di pastori si sarebbero riunite intorno al colle di San Calvario, creando col tempo un borgo fortificato, simile a quelli che sarebbero sorti, in epoca successiva, a Rocca di Cambio, Ovindoli e San Potito. Il più antico documento in cui appare il nome di Rocca di Mezzo è tuttavia di un paio di secoli posteriore ed è un atto del 1237, mediante il quale «...notar Berardo di Roccadimezzo roga instrumento col quale Ertania di detta Rocca, figlia di Michele, e Simone suo figlio...fecero perpetua rinuncia...di qualunque petizione, lite, azione...». La presenza di un notaio a Rocca di Mezzo o comunque originario del luogo, presupponeva l'esistenza, durante il Regno di Federico II, di un centro abitato già pienamente sviluppato e relativamente importante. Passato al Regno normanno (fine dell'XI secolo), poi a quello svevo-normanno di Sicilia retto da Federico II, Rocca di Mezzo divenne, nel Duecento, un feudo ambito, per la ricchezza dei suoi armenti e per la particolare posizione di cui godeva, al confine tra il territorio aquilano e quello di Celano. Nel 1222 Rocca di Mezzo era infeudato a Bernardo d'Ocre, il quale fu costretto a cederlo ai Conti di Celano. Tornò alla corona durante il regno di Corrado IV, figlio di Federico II, che dopo soli quattro anni lo riconsegnò ai Conti di Celano. Nel 1268 iniziò per il paese e per il suo Stato di appartenenza il dominio angioino, e, nella prima metà del Quattrocento, quello aragonese, instaurato da Alfonso il Magnanimo. Agli inizi del XV secolo Rocca di Mezzo aveva un migliaio di abitanti ed era il più popoloso castello del territorio aquilano, seguito da Paganica, Pizzoli e Lucoli.  Nel luglio del 1423 fu investito da Braccio da Montone, che era penetrato in Abruzzo con l'intenzione di conquistare l'Aquila. Dopo nove mesi di assedio il paese capitolò (maggio 1424) e fu saccheggiato e in parte distrutto dai bracceschi. La morte del condottiero, avvenuta ai primi di giugno del 1424 e la ritirata del suo esercito dall'Aquilano, permise alla popolazione, che era stata precedentemente dispersa, di tornare a Rocca di Mezzo ed iniziare l'opera di ricostruzione. Il recupero demografico fu relativamente rapido perché in una rilevazione del 1488 si contarono in paese 285 famiglie, per un totale di circa 1.500 abitanti. La Storia moderna e contemporanea del paese di Rocca di Mezzo (Aq): Nella prima metà del Cinquecento Rocca di Mezzo passò, insieme a tutto il Regno di Napoli agli Asburgo di Spagna, che lo diedero in feudo a vari signori, fra cui i Colonna di Gallicano (XVI secolo e prima metà del XVII) e i Barberini (dalla metà del Seicento agli inizi dell'Ottocento).
OSTELLI DELLA GIOVENTU' ROCCA DI MEZZO (AQ)
La storia del paese di Rocca di Mezzo (Aq) In età napoleonica, con la promulgazione della legge del 2 agosto 1806, vennero di fatto aboliti i diritti feudali nel Regno e Rocca di Mezzo passò a dipendere direttamente dalla Corona. Dopo la restaurazione borbonica, il paese visse un periodo di relativa tranquillità fino alla sua incorporazione al nascente Regno d'Italia. Negli ultimi decenni dell'Ottocento sperimentò un notevole incremento demografico ed iniziò a svilupparsi ai piedi della collina su cui era rimasto arroccato fin dalla sua nascita. Tale crescita, arrestatasi agli inizi del Novecento a causa dell'emigrazione, riprese con vigore nella seconda decade del secolo, portando la popolazione a toccare il suo massimo storico nel 1921 (4.168 abitanti secondo i dati censuali di quell'anno). La scarsa redditività dell'agricoltura (spesso di sussistenza) e l'inarrestabile crisi della pastorizia transumante diedero tuttavia nuovo impulso al fenomeno dell'emigrazione, che non si arrestò neppure in epoca fascista, nonostante la legislazione restrittiva inaugurata dal regime fin dalla fine degli anni venti del Novecento. In effetti fra il 1921 e il 1936 il comune registrò un decremento demografico consistente (dell'ordine del 24%) che si è protratto fino alla fine del XX secolo, a causa non solo dell'emigrazione, ma anche di un calo generalizzato delle nascite che iniziò a manifestarsi, come in altre aree d'Italia, a partire dal 1975-1980. Fra le mete preferite dagli emigranti rocchigiani nel corso del secolo passato segnaliamo, oltre Roma e l'Italia settentrionale, il Venezuela, il Sudafrica e gli Stati Uniti d'America. Nel censimento del 2001 la popolazione di Rocca di Mezzo toccò il suo minimo storico con 1.426 abitanti, valore inferiore persino a quello stimato nel 1488. Da allora ai giorni nostri si è assistito a una lieve ripresa demografica (dovuta soprattutto all'immigrazione dall'estero), la cui modestia e battute di arresto non la fanno ancora percepire come una inversione di tendenza duratura (1.468 residenti censiti nel 2011, 1.534 stimati nel dicembre 2013 e scesi poi a 1.529 nel maggio 2015). Fin dagli anni venti e trenta del Novecento iniziò a svilupparsi in zona il turismo che subì un forte incremento a partire dal 1960 circa. Di pari passo si verificò un aumento consistente dell'edilizia residenziale, legata anche alla vicinanza degli impianti sciistici di Campo Felice e Ovindoli-Monte Magnola (appartenenti al comprensorio delle Tre Nevi) e al fresco clima estivo che ha sempre attratto molti vacanzieri dalla vicina capitale. Tale incremento, pur avendo avuto un impatto negativo sull'ambiente naturale circostante e sulla qualità di vita dei residenti, ha generato e continua a generare reddito e occupazione. Il 6 aprile 2009 Rocca di Mezzo è stata colpita, sebbene in forma meno grave rispetto ad altri comuni limitrofi (fra cui L'Aquila, Rocca di Cambio e Ocre), dal recente sisma dell'Aquila: alcune abitazioni hanno riportato lesioni di una certa entità e un campanile situato nella vicina frazione di Rovere è crollato. La Comunità montana Sirentina (zona C) era stata istituita con la Legge Regionale 30 dicembre 1975, n. 67 della Regione Abruzzo, che ne ha anche approvato lo statuto. Comprendeva quattordici comuni della Provincia dell'Aquila ed aveva sede nel comune di Secinaro. Dopo la Legge Regionale n. 10 del 27 giugno 2008 hanno fanno parte della Comunità montana Sirentina i seguenti sedici Comuni: Acciano; Castel di Ieri; Castelvecchio Subequo; Fagnano Alto; Fontecchio; Gagliano Aterno; Goriano Sicoli; Molina Aterno; Ocre; Ovindoli; Rocca di Cambio; Rocca di Mezzo; San Benedetto in Perillis; Secinaro; San Demetrio ne' Vestini e Tione degli Abruzzi. Il Parco regionale naturale del Sirente-Velino è un'area naturale protetta istituita nel 1989, situata in Abruzzo, in provincia dell'Aquila. L'area protetta è stata istituita dalla Regione Abruzzo con la legge regionale n.54 del 13 luglio 1989. Due provvedimenti di riperimetrazione dell'area parco sono stati emanati con leggi regionali n. 23 del 2000 e n. 42 del 2011. L'area protetta copre un territorio di 54.361 ettari. Nel 2016 è stata avanzata la proposta di trasformazione dell'area protetta in un parco nazionale. Toponimo: Il nome Velino deriva dall'antico dialetto marsicano: vel sta per distesa d'acqua, di cui si ha una ricca presenza nella zona, anche grazie alle formazioni di derivazione glaciale presenti nella zona. Il territorio del Parco regionale naturale del Sirente-Velino: Si estende per una superficie di circa 564 km² comprendendo i territori del massiccio del Monte Velino e del Monte Sirente, riuniti sotto la denominazione comune di catena del Sirente-Velino, e dei territori ad essi limitrofi come l'altopiano delle Rocche, i Piani di Pezza e parte della piana di Campo Felice, collegandosi direttamente a nord-ovest con l'adiacente Riserva regionale Montagne della Duchessa in territorio laziale e comprendendo al suo interno l'omonima Riserva naturale del Monte Velino. I Comuni facenti parte del Parco regionale naturale del Sirente-Velino: Acciano, Aielli, Castel di Ieri, Castelvecchio Subequo, Celano, Cerchio, Collarmele, Fagnano Alto, Fontecchio, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Magliano de' Marsi, Massa d'Albe, Molina Aterno, Ocre, Ovindoli, Pescina, Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo, Secinaro, Tione degli Abruzzi. Accessi al Parco regionale naturale del Sirente-Velino: Le più comoda vie di accesso sono dai comuni di Rocca di Cambio, Celano, Massa d'Albe e Secinaro. È attraversato dalla Strada statale 696 del Parco Regionale Sirente-Velino. Altre attrazioni: All'interno dell'area protetta sono presenti anche due stazioni sciistiche, quella di Campo Felice e quella di Ovindoli, mete di molti appassionati di sport invernali. Zone di interesse naturalistico e paesaggistico, oltre ai due gruppi montuosi del Velino e del Sirente con le loro cime, sono l'Altopiano delle Rocche, i Piani di Pezza, i Prati del Sirente, la Valle d'Arano e le Gole di Celano. La Flora nel Parco regionale naturale del Sirente-Velino.
RIFUGI E BIVACCHI A ROCCA DI MEZZO (AQ)
Il Parco regionale naturale del Sirente-Velino. Nel parco risultano censite 1.926 entità floristiche. Di rilevanza scientifica la flora che annovera specie mai segnalate prima sul massiccio del Velino come la Nigritella rubra widderi, l'Orchis spitzelii e la Peonia officinalis. Va ricordata anche la presenza di relitti della vegetazione di epoca glaciale come: la Saxifraga marginata. Nei boschi prevalgono i faggi e le betulle. La Fauna del Parco regionale naturale del Sirente-Velino: È stata accertata la presenza di 216 specie di vertebrati, di 149 uccelli, di 43 mammiferi, di 13 rettili e di 11 anfibi, come da sito ufficiale del parco. Nei boschi il mammifero più interessante presente è sicuramente il gatto selvatico, che si pensava scomparso dalla zona. Un incontro interessante, quanto fortunato è quello con gli orsi marsicani, che ha dato anche qualche problema agli abitanti della zona, viste le non infrequenti visite a pollai e arnie degli agricoltori locali. Alla presenza costante del lupo appenninico si affianca quella della volpe, della lepre, della faina e della donnola. Gli ornitologi possono osservare diverse specie di rapaci, l'aquila reale, il gufo reale, lo sparviero e la poiana, oltre a specie più piccole. È presente da qualche anno anche il grifone in numerosi esemplari. Luoghi d'interesse artistico all’interno del Parco regionale naturale del Sirente-Velino: Chiesa di San Sebastiano (Ovindoli): chiesa del XVIII secolo, in stile barocco-settecentesco, a navata unica. L'interno ha una statua di San Sebastiano alta 2 metri, e un altare laterale con un dipinto del martirio. Chiesa di Santa Maria della Neve (Rocca di Mezzo): chiesa ricostruita nel XVIII secolo dopo il terremoto del 1703. La chiesa ha una facciata a capanna in stile neo-romanico, con rosone a raggi. Il campanile napoletano si distingue per la cuspide a cipolla. L'interno barocco ha una sacrestia che è diventata il Museo d'Arte Sacra. Chiesa di Santa Maria del Ponte (Tione degli Abruzzi): chiesa del XII secolo, la più importante del borgo, sita nella contrada omonima. Possedeva opere di pregio del XV secolo, conservate nel Museo Archeologico di L'Aquila, come il Trittico di Beffi, e opere di Saturnino Gatti. La chiesa sorse come un convento, e di fatti è visibile la compatta pianta, la quale dal XV secolo divenne semplice chiesa di campagna. L'interno è a tre navate. Chiesa Conventuale di San Francesco d'Assisi (Castelvecchio Subequo): La costruzione del convento è legata alla presenza di Francesco d'Assisi nell'area tra il 1216 e il 1222 grazie all'ospitalità offerta dai conti di Celano nel castello di Gagliano Aterno, che donarono anche al santo la chiesa di Santa Maria piè di Potano. La costruzione del convento nei pressi della chiesa avverrà tra il 1221 e il 1261, per avviare nel 1267 la costruzione di una chiesa più ampia, consacrata nel 1288 e successivamente trasformata nel 1647. La notte del 25 luglio 1298 fece sosta a Castelvecchio Subequo Piero del Morrone durante il suo viaggio da Sulmona all'Aquila per diventare papa Celestino V e durante la sosta avvenne una guarigione miracolosa ricordata ogni anno il 28 agosto, giorno della Perdonanza Celestiniana. Nella chiesa viene conservata anche una reliquia contenente sangue delle stimmate di San Francesco. Questa fu donata ai conti di Celano che a loro volta la donarono al convento di Castelvecchio, dove è conservata in un reliquiario del trecento in cristallo, poggiato su piedistalli di argento ed ornato di smalti con figure di angeli e lo stemma dei conti di Celano. Il 1 di Ottobre del 2013, secondo la testimonianza di Suor Miryam Castelli ed altre 10 persone, il sangue della reliquia si sarebbe liquefatto e sarebbe la seconda liquefazione avvenuta dopo quella del 1860. Chiesa di Santa Maria Assunta (Castel di Ieri):Il cristianesimo nella valle Peligna/Subequana si alternò, per qualche secolo, con l'arianesimo ed il paganesimo (con 320 templi votivi). Le persecuzioni operate al tempo di Diocleziano, nonché al tempo dell'imperatore Giuliano l'Apostata - 362/363 -(con diverse incertezze) consegnarono alla storiografia, il martirio di San Pelino - protettore di Corfinio - già Vescovo in Brindisi - Il tempio di Castel di Ieri- sito accanto alla via Claudia Nuova per Goriano Sicoli- ne può essere la testimonianza, con la presenza di un mosaico in cui coesistono "la croce" ed una "croce rostrata ariana" con la rosa dei venti e il simbolo dell'infinito la scritta indica le famiglie (gens) CAEDIUS CF SER.(Sergia)DEC.(Decria)L.(Lucius) (PET)IEDIUS Petiuedius VARO - La seconda riga è di difficile interpretazione per mancanza di elementi). La chiesa ha origini antiche e viene edificata verso la fine del Trecento. Nel 1555 subisce una prima, parziale ricostruzione, che aggiunge vari elementi tra cui il rinascimentale portale d'ingresso. Sul portale è posizionata un lastra di pietra con scolpito il volto rubicondo di un angelo con ali spiegate. Sotto c'è una scritta incisa su pietra. Nella prima riga : -OPS -H- COFECTU SUPTIB9 - HVI9 - ECL; nella seconda riga - ET ELSNIS ANO PRIS LAURITII MVC E DOICI PICCILI - S V B - A.D. 1555. Chiesa di Santa Lucia (Magliano de' Marsi): la chiesa risale al XIII secolo, e mantenne l'aspetto originario fino al terremoto del 1915. La chiesa è stata ricostruita perfettamente rispettando le forme originarie: una facciata imponente a tre rosoni e tre portali gotici, il campanile turrito con cuspide a cono, e l'interno sobrio a tre navate con arcate a sesto acuto.
Luoghi d'interesse artistico all’interno del Parco regionale naturale del Sirente-Velino. I Siti archeologici: Città di Alba Fucens (Massa d'Albe): importante città dei Marsi, poi romana, usata come prigione-fortezza. Tomba di Perseo di Macedonia (II secolo a.C.): si trova nei pressi di Magliano de' Marsi, ed è il luogo dove si suppone fu seppellito l'ultimo re macedone, dopo la detenzione ad Alba Fucens. Tempio italico di Castel di Ieri: sito Peligno del IV secolo a.C. Catacomba italica di Superaequum (Castelvecchio Subequo): corridoio di emergenza dei Peligni, accessibile dalla chiesa di San Francesco. Campo Felice è un altopiano carsico dell'Appennino centrale, situato in Abruzzo, in provincia dell'Aquila, tra i territori dei comuni di Lucoli e Rocca di Cambio, nella catena del Velino-Sirente e in parte all'interno del Parco regionale naturale del Sirente - Velino. È sede di importanti strutture sportive risultando molto frequentato durante il periodo invernale dagli appassionati della neve e degli sport invernali del Centro-Italia per la presenza dell'omonima stazione sciistica e la sua facile accessibilità (113 km da Roma). L'area, compresa all'interno della dorsale centrale dell'Appennino abruzzese, è incastonata tra il massiccio montuoso del Monte Velino, di cui rappresenta la porta orientale di accesso, il gruppo montuoso di Monte Ocre-Monte Cagno e le Montagne della Duchessa. L'altopiano, di origine carsico-alluvionale, esteso nelle dimensioni massime per 10 km in lunghezza e 5 km in larghezza e posto a una altitudine media di poco superiore ai 1500 m s.l.m. ha la forma di una conca nella quale digradano le pendici delle montagne circostanti, tutte prossime o superiori ai 2000 m (Monti di Campo Felice); tra esse svettano il Monte Orsello (2043 m), il Monte Puzzillo (2174 m), il Monte Cefalone (2145 m), la cresta di Serralunga, Cisterna, Colle del Nibbio, Punta dell'Azzocchio, Cimata di Pezza, Cimata del Puzzillo ed infine Monte Rotondo (2064 m), sulle cui pendici nord-occidentali è adagiata la stazione sciistica, e dalla cui sommità nelle giornate limpide si possono ammirare le più elevate cime circostanti, dal Gran Sasso al Sirente, dal Velino alla Maiella, il Terminillo e le Montagne della Duchessa. Al di là di tale cresta montuosa si trovano l'altopiano delle Rocche e i piani di Pezza. L'accesso verso il massiccio del Velino si ha dalla parte centrale dell'altipiano, procedendo verso ovest e salendo verso Vena Stellante, la Fossa del Puzzillo, il Rifugio Vincenzo Sebastiani e il Colle dell'Orso. La piana è suddivisa in due parti separate approssimativamente dalla strada statale 696 del Parco Regionale Sirente-Velino che l'attraversa: la parte sud-orientale dove sorge la stazione sciistica e quella nord-occidentale (Camardosa). Circa il 70% dell'intera piana rientra nel territorio del comune di Lucoli mentre il restante 30%, dove sorge la stazione sciistica, rientra nel territorio del comune di Rocca di Cambio e del Parco regionale naturale del Sirente - Velino. Le pendici montuose esposte ad est e nord-est della conca sono ricoperte di boschi di faggio fino ai 1850 m di quota e con resti morenici sui bassi versanti esposti a nord a testimonianza della presenza di antichi ghiacciai nelle passate ere glaciali[1], mentre la piana e i versanti esposti ad ovest e a sud sono quasi totalmente privi di vegetazione ad alto fusto. Nella parte nord-occidentale della piana, nei pressi dell'inghiottitoio, lo scioglimento primaverile delle nevi porta in genere alla formazione di un grosso e suggestivo bacino d'acqua stagionale (Il Lago) ad aprile-maggio di ogni anno quando nel resto della piana si assiste al fenomeno della fioritura, mentre d'estate diviene luogo di pascolo per mandrie e greggi. Nella zona sono anche presenti un paio di piccole miniere a cielo aperto di bauxite ora in disuso. È presente inoltre una stazione meteorologica a cura di un'associazione meteorologica locale.Il clima della piana, così come quello degli adiacenti piani di Pezza, tipico di tutte le piane carsiche, è monitorato con interesse da associazioni meteorologiche locali. La particolare conformazione carsica della piana, chiusa com'è in tutte le direzioni, fa sì che d'inverno e in particolari condizioni atmosferiche (innevamento, cielo sereno, assenza di vento e bassissimi livelli di umidità) si raggiungano a volte temperature minime prossime o anche inferiori ai -30 °C; recentemente, il 2 febbraio 2010, nella piana si è raggiunta la temperatura record di -33,1 °C. Campo Felice è raggiungibile da due opposti versanti. da nord-ovest si arriva all'altopiano da Tornimparte (uscita Tornimparte-Campo Felice sull'autostrada A24 Roma-Teramo) tramite la strada statale 696 del Parco Regionale Sirente-Velino raggiungendo il Valico della Chiesola (1633 m s.l.m.); da nord da Lucoli tramite la strada statale 584 di Lucoli raggiungendo il Valico della Crocetta (1560 m s.l.m); da est utilizzando la galleria del Serralunga che collega la piana a Rocca di Cambio e, tramite la stessa strada statale 696, all'autostrada A25 Torano-Pescara. L'altopiano dista circa 25 km dall'Aquila e 113 km da Roma. Per accedere alla stazione sciistica da Rocca di Cambio è possibile utilizzare anche la seggiovia Brecciara in funzione durante tutta la stagione invernale.
Luoghi d'interesse artistico all’interno del Parco regionale naturale del Sirente-Velino: Chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta (Rosciolo dei Marsi): Di origine benedettina si trova di fronte le pendici del massiccio del monte Velino, costruita probabilmente come parte di un insieme conventuale oggi scomparso, ad opera di un certo Nicolò nel 1048 in forme semplici del primo romanico con influssi bizantini, ed in seguito donata all'abbazia di Montecassino. Conserva all'interno un ambone scolpito con influenze orientali e bizantine, attribuito a Nicola da Guardiagrele con storie bibliche, un ciborio con intarsi di derivazione moresca e una rara iconostasi in legno sorretta da quattro colonnine con capitelli decorati e fusti tortili. L'iconografia lignea è unica al mondo e rappresenta la conformazione dell'antico Tempio di Re Salomone, con le due colonne pilastro che sorreggevano il Tempio stesso: le colonne di Ioachim e Boaz, rispettivamente la "colonna del maestro" e la "colonna dell'apprendista". La stessa iconografia è rappresentata nella Cappella di Rosslyn ad Edimburgo in Scozia. Concattedrale di Santa Maria delle Grazie (Pescina): la chiesa fu edificata nel XV secolo per ospitare le reliquie di San Berardo dei Marsi. Dopo rifacimenti barocchi, fu danneggiata dal terremoto del 1915 e ricostruita secondo lo schema originale. La facciata ha aspetto gotico e rinascimentale, con un porticato alla base e rosone centrale. L'interno è barocco-neoclassico. Chiesa di San Pietro in Albe (Alba Fucens): La chiesa sorge sul luogo ove si trovava il tempio di Apollo ad Alba Fucens. Appartenne ai benedettini, possesso riconfermato nell'866 dall'imperatore Ludovico il Pio e fu costruita grazie agli artigiani di San Clemente a Casauria. L'ambone, in stile, cosmatesco è stato iniziato sotto la tutela del Frate Oddone. I maestri incaricati lasciarono l'ambone incompiuto. Si rese necessario così l'intervento di altri maestri specializzati. Uno di questi ultimi realizzò nel 1209 l'ambone di Corneto. Un altro di questi maestri terminò l'iconostasi sulle colonne che separano le 3 navate. Dapprima una chiesa paleocristiana sostituì il tempio, ma le prime forme che rispecchiano le attuali vanno ricercate all'inizio del XII secolo. I resti del tempio furono utilizzati come fondazioni per la chiesa, ma l'assetto principale fu prolungato, così fu divisa in 3 navate. Le quattro colonne originali sono state recuperate dai carabinieri. Chiesa di San Martino Vescovo (Gagliano Aterno): chiesa del XIII secolo, e rimaneggiata nel secolo successivo in forme gotiche. La severa facciata ha un bel portale a d arco a sesto acuto, tipico delle maestranze sulmonesi. L'interno è barocco. Chiesa di Santa Maria Valleverde (Celano): La chiesa venne edificata nel 1508, anno riportato sull'architrave del portale. Chiamata in origine Sanctae Mariae de Valleviridi è stata affiancata dal convento dei frati minori riformati di San Giovanni da Capestrano. L'atto della sua fondazione risale a qualche anno prima, esattamente al 1504, mentre furono Leonello Acclozamora e sua moglie Jacovella da Celano a favorire il suo progetto nella prima metà del XV secolo. Nel 1902 è stata dichiarata monumento nazionale. Chiesa dei Santi Pietro e Lorenzo Martiri (Acciano): Con un meraviglioso portale datato al 1534 sormontato da una lunetta ad affresco. L'interno è ricco di stucchi barocchi e numerose sculture in pietra adornano gli altari laterali e il fonte battesimale. Sempre all'interno ammiriamo il battistero rinascimentale e una croce processionale d'argento del Seicento. All'esterno invece, s'innalza un bel campanile a vela. Dopo recenti opere di restauro è tornato alla luce un affresco risalente al XVI secolo raffigurante la Crocifissione con l'Addolorata, Giovanni e l'Arcangelo Gabriele che raccoglie il sangue di Nostro Signore. Oltre a vari dipinti dal valore inestimabile, nella Chiesa parrocchiale sono custodite molte reliquie di Santi, come quelle di S. Petronilla, di S. Antonio da Padova, di S. Rocco e di S. Pietro, che vengono esposte durante le celebrazioni in rarissime occasioni. Convento di Sant'Angelo (Ocre): l convento francescano di Sant'Angelo è costruito su uno sperone di roccia del monte Circolo al di sopra della chiesa di Santa Maria ad Cryptas a Fossa. Realizzato nel 1409 come monastero di monache benedettine accanto alla preesistente chiesa di Sant'Angelo del Peschio, nel 1480 papa Sisto IV lo affida a una comunità dell'ordine dei Frati Minori, di cui faceva parte il beato Bernardino da Fossa, ai quali nel 1593 subentrarono i frati minori riformati. Nel convento trascorse gli ultimi anni della sua vita il beato Timoteo da Monticchio. Monastero di Santo Spirito (Ocre): Il monastero di Santo Spirito si trova in località Pretola vicino a San Panfilo, frazione di Ocre, e rappresenta il primo insediamento cistercense nella valle dell'Aterno e terzo in Abruzzo dopo l'abbazia di Santa Maria di Casanova del 1191 e l'abbazia di Santa Maria Arabona del 1208. La sua storia è raccontata da Muzio Febonio nelle Historiae Marsorum del 1678. Il terreno per la chiesa e una cella monastica venne concesso dal conte Berardo di Ocre all'eremita Placido de Vena nel 1222. Nel 1226 Placido avrebbe ricevuto dal vescovo Tommaso della diocesi di Forcona il permesso per costruire un monastero del quale sarebbe diventato abate. Nel 1248 Santo Spirito diventò monastero Cistercense alle dipendenze di Santa Maria di Casanova, con la direzione presa dall'abbate Ruggero. Nel 1632, sotto Gregorio XV, Santo Spirito entrò nella Provincia Romana della Congregazione di San Bernardo in Italia, ma già nel 1652, con Innocenzo X, il monastero rientrò nella campagna di soppressione dei piccoli conventi, riducendosi progressivamente allo stato di rudere. Abbazia di Santa Lucia (Rocca di Cambio): la chiesa fu costruita tra il XIII e il XV secolo. La semplice struttura esterna nasconde l'interno a navata unica, decorato da pregevoli affreschi trecenteschi, tra i quali L'Ultima Cena. Vi è anche nell'abside l'affresco del Giudizio Universale.
Velino – Cafornia: Questo sottogruppo è delimitato a nord e nord-ovest dalla Valle di Teve, che lo separa dai Monti della Duchessa, a est e nord-est dalla Valle di Majelama, che lo separa dai Monti della Magnola, ed a sud dalla Piana del Fucino. La cima principale è il Monte Velino (2487 m) che si alza con una prominenza di oltre 1700 m sopra la piana del Fucino. A est del Velino è posto Pizzo Cafornia (2424 m), la seconda vetta della catena, separata dal Monte Velino da una canalone detto Canalino. A ovest del Velino le cime minori del Costognillo (2339 m) e poi lungo la costa a scendere verso la Val di Teve: Monte di Sevice (2331 m) e il Monte Rozza (2064 m). A nord del Velino e Cafornia, il Monte Il Bicchero (2161 m) che separa la valle di Teve dalla valle Majelama. Monti della Duchessa: Questo sottogruppo è delimitato a nord-ovest dalla Valle Amara, che lo separa dal gruppo montuoso Monte San Rocco-Monte Cava, ed a sud-est dalla valle di Teve che lo separa dal Velino. Si trova interamente nel territorio del Lazio e le principali cime sono: Murolungo, Monte Morrone, La Torricella, Punta dell'Uccettu e il Costone occidentale (2239 m) che è la vetta più alta. Il Murolungo (2184 m), la seconda cima maggiore, si trova nella parte meridionale e sul versante a sud presenta una parete di roccia selvaggia e scoscesa che cade quasi a picco nella Val di Teve. Il versante nord invece digrada più dolcemente verso il Lago della Duchessa. A nord-ovest del lago si trova il Monte Morrone (2141 m), mentre a nord-est la punta dell'Uccettu. A nord-est del Monte Morrone si trova il Monte Ginepro (1934 m), che domina la sottostante valle dell'Asino ricoperta in gran parte da boschi. A est del Morrone si trova il monte Torricella (2071 m), una cresta lunga e panoramica, con orientamento nord-ovest sud-est che sovrasta la valle Morretana al confine con il sottogruppo dei Monti di Campo Felice. All'altezza del Monte Puzzillo, la dorsale della Torricella piega prima verso sud a formare il Costone (2270 m) e poi a est con la cima Vena Stellante, che segna il confine est con i Monti di Campo Felice, a sud con quelli della Magnola, a ovest con il massiccio del Velino. Monti della Magnola: Si trovano fra il gruppo del Velino-Cafornia ed il Monte Sirente, separati dai primi dalla Valle Majelama e dal secondo dall'altopiano delle Rocche. Sono delimitati a nord dai Piani di Pezza ed a sud dalla Piana del Fucino. Sono formati dalla catena della Magnola a sud e dal Costone della Cerasa e la catena di Capo di Pezza a nord. La catena della Magnola culmina con il Monte Magnola (2220 m.), il versante est e nord-est è piuttosto ripido ed ospita nella parte orientale la stazione sciistica di Ovindoli, mentre il versante meridionale digrada in modo più dolce verso la cittadina di Forme. A nord si trova il Costone della Cerasa che delimita a sud l'altopiano dei Piani di Pezza. La vetta più alta del costone è la Costa della Tavola (2182 m.). Spostato un po' a sud-ovest rispetto al costone si sviluppa la catena di Capo Pezza. Vi troviamo nell'ordine (da sud-est a nord-ovest): Capo di Pezza (2201 m.), Vena Stellante (2271 m.), Punta Trieste (2230 m.), Punta Trento (2243 m.) che è la cima più alta e la catena termina a ovest con il Colle dell'Orso al confine con il massiccio del Velino. Monti di Campo Felice: Si trovano nell'area settentrionale del gruppo e circondano l'omonima Piana di Campo Felice con la relativa stazione sciistica. Nella parte a sud si trova il Monte Puzzillo (2174 m) e proseguendo verso nord-ovest il Monte Cornacchia (2010 m) ed il Monte Fratta (1878 m) fino ad arrivare al Valico della Chiesola di Lucoli (1656 m) che separa la piana di Campo Felice da Tornimparte. A nord del Valico della Chiesola si trova il Monte Orsello (2043 m). A est dell'Orsello, il Monte Cefalone (2142 m) che delimita a nord l'altopiano di campo Felice, compreso all'interno del gruppo del Monte Ocre - Monte Cagno che forma il limite settentrionale della catena del Sirente Velino. A sud-est del Cefalone si trova il Monte Rotondo, sulle cui pendici nord-occidentali sorge la stazione sciistica di Campo Felice, e le creste di Serralunga, Cisterna, Colle del Nibbio, Punta dell'Azzocchio, Cimata di Pezza e Cimata del Puzzillo fino a ricongiungersi a Capo di Pezza. Gruppo del Sirente: Il gruppo del Sirente si trova ad est del gruppo del Velino da cui è separato dall'Altopiano delle Rocche; si sviluppa per circa 20 km di lunghezza in direzione nord-ovest sud-est, fra la frazione di Rovere sul suddetto altopiano, fino al passo di Forca Caruso. Il gruppo è formato da due sottogruppi; il massiccio del Sirente e la Serra di Celano. Le principali cime del Sirente sono ( da nord a sud): Monte di Mandra Murata (1949 m), Punta Macerola (2258 m), Monte Sirente (2348 m), Montagna di Canale (2207 m), Monte San Nicola (2012 m). La Serra di Celano, si trova a sud-ovest rispetto al Sirente. La punta principale è a sud (1924 m) e sovrasta l'abitato di Celano sviluppandosi in direzione est-ovest, il crinale volge poi verso nord a formare la Serra dei Curti. Fra la Serra di Celano ed il Sirente si trovano le Gole di Celano che proseguono in direzione ovest nella Valle d'Arano che sfocia nella più ampia piana di Ovindoli. A ovest della Serra dei Curti si trovano due cime minori: il Monte Faito (1704 m) ed il Pizzo di Ovindoli (1504 m).
Escursionismo a Campo Felice di Rocca di Mezzo (Aq) D'inverno, per gli amanti dello sci nordico, sono presenti anche un anello per il fondo che si sviluppa lungo l'altopiano omonimo, e vari itinerari ad alto contenuto paesaggistico per lo sci escursionismo, lo sci alpinismo e il trekking invernale con ciaspole come il bacino naturale dei piani di Pezza e l'annessa variante al Rifugio V. Sebastiani, il giro del Monte Puzzillo e di Monte Ocre. Nel periodo estivo sono invece praticabili attività di trekking, a piedi e a cavallo, lungo la piana e sulle cime circostanti. Ciclismo a Campo Felice di Rocca di Mezzo (Aq) La piana di Campo Felice è raggiungibile in bici dal fondovalle aquilano attraverso due differenti e panoramici percorsi stradali di media difficoltà che risalgono rispettivamente da Tornimparte, passando per l'omonimo svincolo autostradale Tornimparte-Campo Felice dell'A24 Roma-Teramo (strada statale 696 del Parco Regionale Sirente-Velino) e raggiungendo il Valico della Chiesola (1633 m s.l.m) (10,9 km al 6% di pendenza media per circa 650 m di dislivello) oppure da Lucoli (strada statale 584 di Lucoli) raggiungendo il Valico della Crocetta (1560 m s.l.m.) (12,4 km al 5,5% di pendenza media per circa 790 m di dislivello più irregolari). Andare in Mountain Bike a Campo Felice di Rocca di Mezzo (Aq) D'estate, in tarda primavera e inizio autunno, oltre al trekking lungo la piana, sono praticabili vari percorsi escursionistici in mountain bike (freeride) tra i quali si ricordano il percorso mediamente impegnativo che raggiunge il rifugio Vincenzo Sebastiani (2102 m s.l.m.) partendo dal centro della piana, passando per la miniera di bauxite e la Valle del Puzzillo, e vari percorsi lungo alcune piste da sci della stazione sciistica, sede ogni anno di competizioni di downhill grazie alla presenza di un bike park. Percorsi sterrati più impegnativi raggiungono invece la piana risalendo dal fondovalle aquilano (Tornimparte) o dal basso Cicolano (Corvaro di Borgorose attraverso la Riserva regionale Montagne della Duchessa) passando prima per il Valico della Chiesola. Curiosità: Assieme a Campo Imperatore è conosciuta per essere stata molte volte luogo di villeggiatura invernale di papa Giovanni Paolo II. Nel 2016 Campo Felice, insieme alle piste da sci di Ovindoli, ha ospitato i campionati mondiali studenteschi di sci alpino e sci nordico organizzati dall'ISF. L'altopiano delle Rocche (o altopiano Velino-Sirente) è un altopiano carsico dell'Appennino centrale, situato in Abruzzo, in provincia dell'Aquila, all'interno del territorio dei comuni di Rocca di Mezzo, Rocca di Cambio e Ovindoli, tra le dorsali del Velino a nord-ovest e quella del Sirente a sud-est e all'interno del parco regionale naturale del Sirente - Velino. La sua popolazione è di circa 3600 abitanti e il territorio ricade all'interno della comunità montana Sirentina. Il nome Rocche deriva dalla presenza di rocche che caratterizzano ciascun comune del territorio e le rispettive frazioni. L'altopiano, in posizione abbastanza centrale all'interno del parco regionale Sirente-Velino, si presenta di forma allungata, esteso nelle sue dimensioni massime per 14 km circa in lunghezza e 5 km in larghezza occupando una superficie di circa 60 km², ed è costituito da tre ampi pianori, da sud a nord: Piano di Ovindoli, Campo di Rovere e Prata di Rocca di Mezzo, la cui altitudine varia tra i 1200 e i 1400 m s.l.m., con dislivelli molto scarsi, a testimonianza della presenza in epoca mesozoica di antichi ghiacciai. È circondato ad ovest dai Monti della Magnola e dal Monte Rotondo, a nord-ovest dal gruppo montuoso di Monte Ocre-Monte Cagno, a sud-est dal massiccio del Monte Sirente mentre risulta aperto ad est verso la sottostante medio-bassa Valle dell'Aterno e a sud-ovest verso Celano ed il Fucino. Collegati all'altopiano principale, ma più isolati verso il massiccio del Monte Velino, sono i Piani di Pezza. Aree boscose di faggio coprono i versanti esposti a nord-est dei monti circostanti, mentre l'altopiano è quasi del tutto sgombro di vegetazione arborea con presenza tipica di prati di montagna. Aperto verso est, la vista spazia verso l'intera catena del Gran Sasso d'Italia con il Corno Grande in primo piano. Dal punto di vista geologico, l'altopiano è caratterizzato da fenomeni carsici di grande interesse come doline, inghiottitoi e grotte. L'inghiottitoio di Terranera, noto come Pozzo Caldaio, è attualmente il più importante: le sue acque si disperdono, per poi riaffiorare nelle Grotte di Stiffe, nel territorio del comune di San Demetrio ne' Vestini. Come arrivare all’altopiano delle Rocche: Gli accessi primari sono da L'Aquila attraverso la Strada Regionale SR5 bis che sale da Bagno-Ocre, da Avezzano-Celano attraverso la A25 Torano-Pescara, da Roma attraverso la A24 Roma-Teramo (uscita Tornimparte-Campo Felice) e la galleria del Serralunga, mentre un accesso secondario è dal comune di Secinaro ovvero dalla Valle Subequana attraverso i Prati del Sirente. È attraversato dalla Strada statale 696 del Parco Regionale Sirente-Velino. I prodotti tipici dell’altopiano delle Rocche: È luogo adibito alla coltivazione di foraggio, legumi come lenticchie e patate ed in parte all'allevamento di ovini, bovini ed equini. Suggestiva è la fioritura primaverile del narciso. È inoltre luogo di turismo estivo ed invernale ospitando le stazioni sciistiche di Ovindoli-Monte Magnola e Campo Felice con buone strutture ricettive e culturali quali piste da sci di fondo e percorsi per trekking a piedi, a cavallo e in mountain bike lungo la piana e sui monti circostanti[1]. Una pista ciclabile brecciosa adibita al trekking a piedi, a cavallo, in bicicletta e d'inverno in sci da fondo attraversa tutto l'altopiano da Rocca di Cambio a Ovindoli.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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