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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Rocca di Botte

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI ROCCA DI BOTTE (AQ)
 
Ospitalità nel Paese di ROCCA DI BOTTE (Aq) (m. 750 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Rocca di Botte: 42°01′38″N - 13°04′07″E
     
  CAP: 67066 -  0863 -  0863.998153 - Da visitare:      
 MUNICIPIO DI ROCCA DI BOTTE 0863.998131   0863.998017       0863.998131 - P. IVA: 00181800665
Raggiungere Rocca di Botte:(Stazione Oricola-Pereto  a 5 Km.)  (Uscita Carsoli/Oricola) -Aeroporto d'Abruzzo a 70 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI ROCCA DI BOTTE (AQ)
La Storia del paese di Rocca di Botte (Aq). L'ocres posto in altura su un'area rocciosa del monte San Fabrizio veniva identificato nel medioevo con il nome di Sancti Fabrizi. Il paese risulta di origine antica, tuttavia le prime notizie certe risalgono solo al X secolo. Molto probabilmente Rocca di Botte era già sede di un monastero basiliano o benedettino. Dal 1173 il paese fu soggetto alla signoria di Ottone della famiglia dei Montanea fino al XIV secolo, successivamente passò sotto il controllo degli Orsini e dal 1496 divenne feudo della famiglia romana dei Colonna grazie alla donazione fatta a questa dinastia da parte di Federico I di Napoli seguendo le vicende dei contadi e delle baronie della Marsica, in particolare del ducato di Tagliacozzo. Qui nell'XI secolo nacque e visse fino all'adolescenza san Pietro l'eremita, soprannominato Cavaliere itinerante, che è il protettore del paese. Morto a Trevi nel Lazio, fu proclamato santo il primo ottobre 1215 dal vescovo di Anagni, Giovanni IV. Il paese subì la grave epidemia di peste nel 1656 che ne causò un brusco spopolamento. « Ma dal tempo vorace estinta alfine fra le ruine sue sepolta giacque; però non ebbe alle sue glorie il fine; anzi più vaga e più gentil rinacque, mentre dalle sue nobil ruine Rocca di Botte inclita terra nacque alle delizie sue tanto simile che vi piantò perpetuo soglio aprile». Il 27 dicembre del 1907 Rocca di Botte conquistò ufficialmente l'autonomia amministrativa, grazie anche all'impegno del comitato civico. Il paese, come tutti i centri della piana del Cavaliere, subì danni a seguito del terremoto di Avezzano del 1915 ma non esiti distruttivi paragonabili a quelli dell'area del Fucino e della valle Roveto. Dal 2000 il comune ha fatto registrare un boom demografico raddoppiando quasi il numero dei residenti rispetto agli anni ottanta e novanta. Il paese, situato a ridosso del Parco regionale dei monti Simbruini, è considerato una salubre località di villeggiatura.
RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE ROCCA DI BOTTE (AQ)
Il Toponimo di Rocca di Botte (Aq). I resti della vecchia rocca situati nella parte più alta del monte La Corte e la forma difensiva del castello-recinto, edificato tra l'XI e il XII secolo, avrebbero dato origine al nome di Rocca di Botte. L'ipotesi etimologica che il nome derivi dal principe tracio Bitty o De Butis è stata giudicata inverosimile. Mentre, stando ad alcuni documenti dell'XI secolo, il nome del paese deriverebbe dal serbatoio idrico, a forma di botte o bottino, presente sulle falde del monte San Fabrizio che veniva utilizzato per rifornire di acqua il nucleo abitato. Durante l'epoca dell'incastellamento (XII secolo) risulta nei documenti il solo nome di "Rocca", mentre nel XVII secolo, su alcuni documenti ecclesiastici appare con altri nomi: Arx o Castro Arcis Vegetis, Arx Samnitum, Arx Fortium. In un catalogo angioino del XIII secolo è riportato il nome di Rocca de Labucco, mentre durante il medioevo il paese era noto con il nome di Rocca de Bucte o Rocca de Butta.
CAMPEGGI ROCCA DI BOTTE (AQ)
Tradizioni e folclore a Rocca di Botte (Aq) 17 gennaio: festa di sant'Antonio Abate; 13-14 giugno: festa di sant'Antonio da Padova e Sacro Cuore; estate: La via delle cantine, degustazione dei vini abruzzesi e dei prodotti tipici della Marsica. Evento organizzato nel borgo antico dalla federazione italiana dei sommelier, albergatori e ristoratori della regione Abruzzo; fine agosto: ogni anno si rinnova il rito della comparanza o del comparatico tra i comuni di Rocca di Botte e Trevi nel Lazio. Le celebrazioni religiose in onore di san Pietro l'eremita coinvolgono le due comunità. Ogni anno gli abitanti di Rocca di Botte si recano a Trevi nel Lazio e, nella prima domenica di settembre, in occasione dell'ottavario, ovvero otto giorni dopo, contraccambiano la visita ospitando il sindaco e gli abitanti del paese gemellato ed offrendo loro il pane benedetto cotto nell'antico forno della casa natale di san Pietro l'eremita; 31 agosto: festa di Maria Ss. delle Grazie. Persone legate a Rocca di Botte: Pietro l'eremita (Rocca di Botte, ? inizi XI secolo – Trevi nel Lazio, 30 agosto 1052), santo della chiesa; Bonifazio Graziani (Rocca di Botte, 1605 – Roma, 15 giugno 1664) è stato un compositore italiano, uno dei maggiori rappresentanti della scuola polifonica romana del XVII secolo.
VILLAGGI TURISTICI ROCCA DI BOTTE (AQ)
Notizie del comune di Rocca di Botte (Aq). Rocca di Botte (750 m. sul livello del mare) è un comune di circa 900 abitanti della Provincia dell’Aquila e fa parte della Comunità Montana Marsica 1. Dista circa 60 km  dal capoluogo di regione ed altrettanti 60 km dalla Capitale ed ha origini molto antiche, se ne parla, infatti, per la prima volta in modo esplicito in una bolla di Pasquale II (1115) e durante il Medioevo la cittadina era nota con il nome di Rocca de Bucte secondo alcuni documenti risalenti al XII sec. La sua configurazione di base rimane inalterata nei secoli. In questo lembo occidentale della terra d’Abruzzo, in un angolo riposto nella Piana del Cavaliere,  ebbe i natali nel 1125 S. PIETRO EREMITA , denominato il Cavaliere itinerante. Adagiata sul versante settentrionale del monte La Corte,  quasi nascosta agli occhi furtivi ed indiscreti, per la sua tranquillità dà l’impressione di essere fuori dal mondo. Ha un nucleo abitato ben composto, un monte che la corona di verde e nella parte pianeggiante del suo territorio si trova la nuova zona residenziale del Casaletto. Come raggiungere Rocca di Botte (Aq). Da Roma: Autostrada A24 direzione L'Aquila, uscire al casello di Carsoli-Oricola. All'uscita del casello, proseguire sulla destra in direzione di Pereto-Rocca di Botte (6 km circa). Da L'Aquila: Autostrada A24 direzione Roma, uscire al Casello Carsoli-Oricola. All'uscita del casello, proseguire sulla destra in direzione di Pereto-Rocca di Botte (6 km circa). Le feste patronali a Rocca di Botte (Aq). 17 gennaio: S. Antonio Abate (Festa degli Allevatori); 13-14 giugno: Sant'Antonio da Padova e Sacro Cuore. (La sera presso l'abitazione del nuovo festarolo viene distribuita la tipica ciambella); 30-31 agosto: Festa di S. Pietro Eremita e Maria SS. delle Grazie.
AFFITTACAMERE ROCCA DI BOTTE (AQ)
Rocca di Botte (Aq). Rocca di Cambio, il comune più alto di tutto l'Appennino (1.433 m. slm., popolazione comunale circa 450 abitanti), è situato alle falde del Monte Cagno (2.152 m.), nella parte settentrionale dell'altopiano delle Rocche, all'interno dell'immenso Parco Regionale Sirente-Velino. Nel territorio di questa celebre località di sport invernali si trova la splendida e frequentatissima stazione sciistica di Campo Felice. Il monumento di spicco di questo piccolo borgo montano è la preziosa abbazia di S. Lucia (XIII), Monumento Nazionale e uno dei complessi abbaziali di architettura gotico-romanica più importanti d'Italia, situata a circa 2 km. dal centro abitato. Sulla sommità del paese si trova la magnifica Collegiata di S. Pietro (XIII sec.), dove furono girate alcune scene del celebre film "Il ritorno di Don Camillo", con G. Cervi e Fernandel. Fantastico il panorama che si gode dal paese: lo sguardo, infatti, spazia sui monti del Gran Sasso, della Majella, del Sirente e sullo sterminato e rigoglioso sottostante altopiano. L'abbazia di S. Lucia di Rocca di Botte (Aq). La fondazione della preziosa abbazia è stata collocata intorno al XIII secolo, benchè manchino attualmente fonti certe che attestino tale datazione. L'interno, a tre navate ed ampio presbiterio senza absidi, custodisce un pregevole ciclo di affreschi trecenteschi estesi lungo le pareti del presbiterio, tra i quali emerge una preziosa rappresentazione dell'Ultima Cena. Da una piccola scala posta nella navata centrale si accede alla cripta sottostante il presbiterio con tracce di affreschi databili tra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo. Nella spoglia facciata si apre un portale, d'impostazione quattrocentesca, sovrastato da un piccolo rosone, sistemato sul posto nei restauri degli anni 1968-70 durante i quali sono stati effettuati lavori di consolidamento e pulitura ed è stato ripristinato l'accesso alla cripta. Sovrasta la fronte un tardo campaniletto a vela.
BED & BREAKFAST ROCCA DI BOTTE (AQ)
La Storia del paese di Rocca di Botte (Aq). Rocca di Botte ha origini molto antiche; se ne parla, infatti, per la prima volta in modo esplicito in una bolla di Pasquale II (1115) e durante il Medioevo la cittadina era nota con il nome di Rocca de Bucte secondo alcuni documenti risalenti al XII sec. La sua configurazione di base rimane inalterata nei secoli. II paese è molto antico: rimase legato per secoli all’Abbazia di Subiaco per la presenza in questa area di uno dei dodici monasteri fondati da S. Benedetto (in un documento del 1060,dal Regesto Sublacense, il più antico riferimento a Rocca di Botte). In questo lembo occidentale della terra d’Abruzzo, in un angolo riposto nella Piana del Cavaliere, ebbe i natali nel 1125 S. Pietro eremita , denominato il Cavaliere itinerante. Dal 1173 esercitò il potere a Rocca di Botte la famiglia Montanea, nel Quattrocento fu la volta degli Orsini e nel Cinquecento dei Colonna, sotto i quali raggiunse il massimo splendore edilizio. Dopo Federico II e gli eventi di Tagliacozzo, legati alla memoria di Corradino di Svevia, Rocca di Botte è riportata in un catalogo angioino del 1273 sotto il nome di Rocca de Labucco. Il castello, che si erge in cima al Paese, retto da un castellano, fu rimaneggiato ed ingrandito nei secoli XV-XVI. Nel secolo XV Rocca di Botte, come altri paesi del Carseolano, è investita dell’attività di artisti e prosegue nel secolo successivo come dimostrano gli affreschi cinquecenteschi di S. Maria della Febbre. Nel 1557, però, Rocca di Botte fu vittima di una distruzione ad opera del Duca d’Alba. Peraltro il secolo si fa splendido nella figura di personaggi insigni che illustrano la patria nei vari campi della cultura e della musica, primi fra i quali Bonifacio Graziani, Fabrizio De Britijs, Tommaso Pelliccioni ed Andrea Cacchioni, cappuccino morto nel 1651 in odore di santitàIl XVII è un secolo cruciale per Rocca di Botte, le cui disavventure toccano il vertice nell’anno 1656 a motivo di una grave pestilenza che miete decine di morti causando un brusco spopolamento. Il paese fu vittima di distruzioni e saccheggi in seguito ad una ribellione della popolazione di Rocca di Botte all’abate sublacense Scipione Colonna. Nell’Ottocento Rocca di Botte, aggregata al comune di Pereto assieme ad Oricola, iniziò una lunga lotta per una propria autonomia amministrativa, conquistandola agli inizi del XX sec. ad opera di un risoluto “Comitato Cittadino”.
CASE PER VACANZA ROCCA DI BOTTE (AQ)
Da vedere a Rocca di Botte (Aq). Da visitare la chiesa di S. Maria della Febbre, dove sono conservati affreschi risalenti al ’400. Gli studiosi che si sono interessati della Madonna della Febbre sono concordi nell’ammettere che essa sia solo la cripta o confessione d’una Chiesa molto più grande che, o venne distrutta o non fu mai costruita. L’organismo, però, benché di piccole dimensioni si presenta completo e dotato di tutti gli elementi tipici di una Chiesa (aula, abside, ecc.). La sua compiutezza si può dedurre soprattutto dall’osservazione della pianta; infatti, se si prolungano le linee dell’aula fino al punto corrispondente all’apice della circonferenza dell’abside e si uniscono con una linea parallela a quella della facciata, si ottiene un quadrato quasi perfetto e ciò sta a testimoniare che la Chiesa corrisponde ad una ben precisa idea architettonica. Pertanto è più logico supporre che, più di una Chiesa vera e propria, si trattasse fin dall’origine di un oratorio. Esso era amministrato da una confraternita dedita con particolare devozione alla Madonna. Quello inferiore era intitolato alla Madonna della Febbre e, quello superiore alla Madonna del Pianto. Purtroppo mancano altre notizie sicure sulla sua storia e, si può soltanto dire che verso la fine del sec. XIV fu iniziata la decorazione ad affresco dell’interno, ripresa ed ultimata in pieno sec. XV. La facciata ha un aspetto molto semplice. In essa si aprono le due porte di accesso al piano terra ed a quello superiore. I due portali sono in pietra ed anch’essi dalle forme quanto mai semplici. Gli stipiti culminano in mensole che sorreggono l’architrave su cui imposta l’arco di scarico; il tutto senza ornamenti ed intagli. L’affresco nella lunetta del portale inferiore e andato distrutto, quello nella lunetta del portale superiore raffigura S. Girolamo. La Chiesa vera e propria, al piano terra, di modeste dimensioni e costituita da un’unica aula con abside semicircolare; nell’ambiente vi sono quattro colonne con capitelli molto rozzi da cui si dipartono archi a tutto sesto che nelle pareti impostano su pilastri e suddividono la volta in sei volticine a crociera. Il catino absidale presenta anch’esso delle volte a crociera, una intera al centro e due parziali ai lati. L’altare e costituito da quattro colonnine piuttosto tozze con capitelli molto semplici; da esso si innalza un’edicoletta cuspidata nella cui nicchia e posta la statua della Pieta. Tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo, le pareti della Chiesa furono completamente dipinte ad affresco, molte delle quali furono ricoperte con uno strato di calce; quelli superstiti costituiscono ancora una notevole testimonianza d’arte e di cultura. Gli affreschi che hanno ancora una qualche forma di lettura sono la Natività che presenta una singolare somiglianza con quella della cappellina del Palazzo Ducale di Tagliacozzo; il Salvator Mundi, lo schema del Cristo benedicente e quello tipico del ’400; la raffigurazione della Pietà secondo uno schema anch’esso abbastanza tipico della pittura del ’400; sulle riseghe del punto di attacco delle pareti dell’aula con quella dell’abside sono dipinti a sinistra S. Agata ed a destra S. Antonio di Padova; nell’abside sulla sinistra e S. Cristoforo e, seguitando un altro Santo la cui identificazione risulta piuttosto problematica, pero la spada che regge con la sinistra induce a pensare che si tratti di S. Floriano che infatti nella pittura quattrocentesca viene generalmente rappresentato con questo simbolo; all’estremità opposta una Madonna col Bambino che manca di quasi tutta la metà inferiore; nelle strombature delle monofore absidali laterali sono affrescati degli angeli inginocchiati che reggono dei ceri accesi, mentre quella centrale e coperta da calce.
APPARTAMENTI PER VACANZA ROCCA DI BOTTE (AQ)
Da vedere a Rocca di Botte (Aq). Segnaliamo inoltre la chiesa di S. Pietro, con all’interno alcune opere di importanti maestri. Gli amanti della natura e dell’aria fresca non rimarranno delusi. Il territorio circostante Rocca di Botte presenta numerosi boschi, formati da diversi e numerosi alberi appartenenti alle specie autoctone. I più frequenti sono: la quercia roverella, il frassino, l’orniello, il faggio, l’acero, i sorbi, il ciliegio selvatico, i noccioli, particolare attenzione merita il carpino nero per la sua opera colonizzatrice delle zone più brulle e rocciose. La frescura ed i soavi profumi del bosco offrono piacevoli passeggiate e possibilità di escursioni agli appassionati della natura. Ricca è la flora spontanea: viole, narcisi, campanelle, anemoni, caprifogli, ciclamini, gigli, le orchidee di terra, i cui antenati vissero come epitafi sugli alberi in una era geologica dal clima caldo e umido. Diverse pure le piante medicinali, molto diffuso è il tasso barbasso, noto per le sue proprietà curative delle bronchiti. Una curiosità: passando attraverso i boschi si notano, appese sugli alberi, tante barbette argentate (i licheni). Essi sono gli indicatori naturali della buona conservazione dell’ambiente non inquinato.
CASE PER LE FERIE ROCCA DI BOTTE (AQ)
Da gustare a Da vedere a Rocca di Botte (Aq). Il territorio di Rocca Di Botte presenta una grande varietà di prodotti enogastronomici. Tra gli ortaggi è l’aglio rosso a prevalere in cucina, esso ha una testa più grande dell’aglio classico, è più ricco di oli essenziali, si conserva a lungo ed è l’unico a generare uno scapo floreale che viene estratto dalla pianta circa un mese prima della raccolta. Quest’ultimo si consuma fresco, conservato sottolio o in agrodolce ed ha un gusto meno deciso dell’aglio pur mantenendo le stesse proprietà farmacologiche ed alimentari della pianta madre. Un altro prodotto locale tipico è il cacio fiore, un formaggio di media stagionatura simile al pecorino, la cui stagionatura è legata ai pascoli di altura della provincia aquilana. E’ un prodotto tradizionale della transumanza locale che deve la sua particolarità all’uso di un caglio vegetale. I pastori, durante gli spostamenti raccoglievano facilmente i fiori di cardo selvatico e li facevano poi seccare al sole. Molto buoni sono anche l’olio e il vino della zona. Tra le ricette caratteristiche della zona troviamo l’agnello in umido, il cardo in brodo, le cozze allo zafferano, spezia tipica locale. Altra prelibatezza sono i maccheroni alla pecorara, cucinati con cipolla tritata, guanciale, funghi ai quali vengono aggiunti pomodori, basilico, peperoni, melanzane e zucchine fritte, olive e ricotta, risultando in un piatto davvero ricco che delizierà il palato anche del visitatore più esigente.
COUNTRY HOUSE ROCCA DI BOTTE (AQ)
Cosa fare a Da vedere a Rocca di Botte (Aq). Tra le feste a Rocca di Botte rientrano il 17 gennaio la celebrazione di S. Antonio Abate (festa degli allevatori). Il 13 e 14 giugno si celebra invece Sant’Antonio da Padova e Sacro Cuore. Il patrono del paese S. Pietro Eremita e Maria SS. Delle Grazie sono festeggiati il 30 e 31 agosto con processione per le vie del borgo, giochi popolari e musica in piazza. La prima settimana di agosto si tiene la “Festa delle cantine”, occasione durante la quale è possibile degustare numerosi vini abruzzesi all’interno delle cantine dislocate nel centro storico. Per l’occasione sono organizzate esposizioni di prodotti tipici ed artigianali e in paese si respira un’atmosfera di unione e collaborazione. Verso la fine di luglio sono organizzate a Rocca di Botte svariate passeggiate in montagna, una diretta ai monti Simbruini e l’altra che arriva al rifugio de Cutturo.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' ROCCA DI BOTTE (AQ)
I Monti Carseolani sono una catena montuosa dell'Appennino abruzzese, a cavallo tra Abruzzo e Lazio, che prende il nome dal comune di Carsoli in provincia dell'Aquila. Il sistema montuoso interessa l'area compresa tra i laghi laziali Turano e del Salto al confine con il Cicolano fino al gruppo dei Monti Simbruini sul versante sud-est. Non rappresentano una dorsale montuosa continua, bensì piuttosto un gruppo di montagne che segue pressappoco lo spartiacque appenninico ed il confine tra le due regioni; la naturale prosecuzione geomorfologica verso nord-est sono i monti del Cicolano sempre lungo lo spartiacque appenninico. Le altezze maggiori si raggiungono con i 1.808 metri della Cima di Vallevona, i 1.737 del Monte Midia, i 1.623 del Monte Fontecellese, i 1.508 del Monte Navegna, i 1.436 del Monte Cervia, i 1.337 del Monte Aquilone, i 1.329 del Monte Filone, i 1.223 del Monte Faito ed i 1.214 del Monte Porraglia. Ospitano la stazione sciistica di Marsia (nei pressi di Tagliacozzo) in provincia dell'Aquila lungo le pendici orientali di Monte Midia e la Riserva naturale Monte Navegna e Monte Cervia. Una valle particolarmente suggestiva dal punto di vista naturalistico è la Val de Varri nel territorio del comune di Pescorocchiano, classificata come sito di importanza comunitaria (SIC). Sono attraversati in parte dall'autostrada A24.
RIFUGI E BIVACCHI A ROCCA DI BOTTE (AQ)
La Piana del Cavaliere è un'area della Marsica, in provincia dell'Aquila, che si estende al confine dell'Abruzzo montano con il Lazio. Confina a nord-ovest con la provincia di Rieti (Sabina), ad est con i comuni abruzzesi di Sante Marie e Tagliacozzo, a sud con il parco naturale regionale dei monti Simbruini e ad ovest con la provincia di Roma e l'alta Valle dell'Aniene. Il suo centro più popoloso è Carsoli. Nei territori comunali di Carsoli ed Oricola ricade dagli anni 1970-80 il distretto industriale della piana del Cavaliere. La piana è attraversata dall'autostrada A24 Roma-L'Aquila-Teramo, la Strada statale 5 Via Tiburtina Valeria e dalla linea ferroviaria Roma-Avezzano-Sulmona-Pescara. Questa terra fu abitata in antichità dai popoli equi. In epoca imperiale, questi popoli strinsero alleanze con i marsi contro la spinta espansionistica di Roma e per l'ottenimento dei diritti legati alla cittadinanza. Al termine della guerra sociale contro Roma, ottenuta la cittadinanza romana, i popoli italici e con essi anche gli equi furono rapidamente inquadrati nelle strutture politico-culturali di Roma. Importante centro pastorale della zona era Carseoli (o Carsioli), situato lungo l'antica via Tiburtina Valeria nell'attuale area della frazione di Civita di Oricola, dove sorse come colonia latina nel 304 a.C. Nel medioevo l'area fu soggetta ai conti di Tagliacozzo e Celano seguendo le vicende della Marsica. Dei territori marsicani fu il meno danneggiato dopo il terremoto del 13 gennaio 1915 per via della diversa conformazione geologica del territorio e delle rocce.
Il Parco naturale regionale dei Monti Simbruini è la maggiore area naturale protetta del sistema dei parchi e delle riserve naturali della Regione Lazio, con cime che raggiungono e superano i 2100 metri. Origine del nome: Il nome "Simbruini" deriva dall'elocuzione latina sub imbribus, traducibile con "sotto le piogge". Già gli antichi latini, infatti, notarono l'abbondanza di precipitazioni in quest'area, in alcuni anni addirittura doppie rispetto alla media regionale. Posizione geografica: Il territorio del Parco dei Monti Simbruini ricade su 7 comuni, a cavallo tra le provincie di Roma e Frosinone. I paesi sono:Cervara di Roma, Camerata Nuova, Subiaco, Jenne, Vallepietra, Trevi nel Lazio e Filettino. Il limite settentrionale della più estesa area protetta della Regione Lazio combacia col confine della Regione Abruzzo, mentre a sud-ovest segue la cresta del monte Viglio, la vetta più alta del Parco (2156 metri), per scendere poi verso Pratiglio S.Onofrio seguendone la vallata fino a Capodacqua, zona a valle di Trevi nel Lazio. Da quel punto fino a Subiaco il confine corrisponde con il corso del fiume Aniene.
Il santuario della Madonna dei Bisognosi, detto anche Santuario della Madonna del Monte, è situato sul monte Serra Secca, in Abruzzo, al confine tra Pereto e Rocca di Botte, a 1043 metri s.l.m. Il santuario, secondo la leggenda, è stato eretto dagli abitanti di Pereto e Rocca di Botte nell'anno 608 d.C. nel luogo in cui la statua lignea della Madonna fu trasportata da Siviglia, in Spagna. A Siviglia in quel periodo, nel VII secolo, la Madonna era molto venerata e per essere salvata dalle distruzioni dei saraceni fu trasportata risalendo il mare adriatico fino a Francavilla al mare. La sacra effigie fu quindi caricata su una mula e diretta verso le aree interne dell'Abruzzo. La mula stremata si fermò e perì sulle montagne intorno a Carsoli, esattamente sul monte Serra Secca. I pii profughi capirono che quello doveva essere il posto prescelto dalla Madonna per costruire la sua nuova dimora. Furono chiamati sul monte i fedeli dei paesi della piana del Cavaliere e ben presto fu edificata la prima chiesetta, chiamata originariamente Madonna del monte. Papa Bonifacio IV venuto a conoscenza della storia, gravemente malato, implorò la guarigione alla Madonna venuta da Siviglia. Il suo desiderio fu esaudito tanto che il papa, originario della Marsica, guarì immediatamente. Il papa l'11 giugno del 610 visitò la chiesa chiedendone l'ingrandimento, lasciando dei fondi per tale scopo, concesse, inoltre, indulgenze e donò il crocifisso processionale ancora esposto. Nel 1902 è stato dichiarato monumento nazionale. All'interno del santuario sono conservati importanti affreschi degli artisti Jacopo di Arsoli, Desiderio da Subiaco e Petrus che rappresentano la crocifissione, la discesa dello Spirito Santo e la resurrezione, la sepoltura di Gesù, Daniele profeta, San Gioacchino, la Madonna col Bambino e Santa Elisabetta. Nella parete attigua alla sagrestia sono presenti gli affreschi dell'annunciazione, del presepio, dell'adorazione dei magi e della visitazione. Nella cappella che si trova nel nucleo originario della chiesa, restaurata nel 1488, sono presenti le opere con due Madonne col bambino, in mezzo a quattro Angeli, la presentazione al tempio e raffigurazioni dell'arrivo di Fausto da Siviglia al monte e il suo incontro con il figlio Procopio. Gli affreschi del tardo quattrocento, realizzati da quattro artisti, raffigurano alcune scene paradisiache ed infernali del giudizio universale.
Una caratteristica dell’Abruzzo è la varietà morfologica del territorio che mette a confronto realtà solitamente distinte e difficilmente coniugabili, come mare e montagna, parchi nazionali, riserve naturali e centri storici, collegati con un’efficientissima rete stradale. Dalla foce del_Tronto a quella del Trigno 129 chilometri di costa, assolata e godibile dalla primavera all’autunno, fronteggiano i massicci più elevati dell’Appennino, tanto che non è raro poter scorgere dal litorale sabbioso e in piena vacanza marina le cime innevate del Gran Sasso e della Maiella. Del resto la storia antropologica e sociale della regione Abruzzo è tutta coniugata sul costante rapporto mare-montagna, vissuto dalla gente.
La valle Roveto, o val Roveto, è situata nell'appennino centrale abruzzese in provincia dell'Aquila. La valle, interamente attraversata dal corso del fiume Liri per circa 30 chilometri, comprende i comuni di Capistrello, Canistro, Civitella Roveto, Civita d'Antino, Morino, San Vincenzo Valle Roveto e Balsorano. Essa delimita i confini abruzzesi da quelli laziali sia sul versante meridionale, dove è situato il centro di Balsorano che confina a sud con il comune di Sora in provincia di Frosinone, sia su quello occidentale, dove le catene montuose degli Ernici e dei Càntari delimitano il confine dell'Abruzzo con il Lazio. Sul versante orientale il gruppo montuoso della Serra Lunga separa la valle rovetana dalla Vallelonga. I rilievi montuosi più importanti sono il monte Viglio (2 156 m s.l.m.) e il Pizzo Deta (2 041 m s.l.m.). La valle Roveto inclusa tra i Marsi antinati (che Plinio il Vecchio chiamò atinates) vedeva in Antinum (la contemporanea Civita d'Antino) il suo centro principale in epoca italica e fiorente municipio in età imperiale e centro urbano strategico punto di riferimento amministrativo con il nome di Antena. Nell'alto medioevo la valle risultò inclusa come il resto della Marsica al ducato di Spoleto rappresentandone il punto più meridionale situato al confine con Sora e con il ducato di Benevento. Il territorio si trovò coinvolto nelle vicende legate alle scorribande dei Saraceni e delle orde ungare che furono al centro delle lotte sanguinose che segnarono tutto il periodo altomedievale. Successivamente inclusa nei possedimenti della dinastia dei conti dei Marsi tra il IX e il X secolo si svilupparono i nuclei urbani di Civitella Roveto (con il nome antico di Petrarolo), Meta, Rendinara, Pescocanale, Morrea e Balsorano. In questi ultimi due centri vennero edificati nel XV secolo dai Piccolomini i castelli che furono scelti come residenza anche dai signori e dai baroni delle epoche successive della contea di Celano e in seguito dagli Orsini e dai Colonna, conti di Tagliacozzo ed Albe. Del Giustizierato d'Abruzzo nato nel 1933 fecero parte i centri di Vallis Sorana, Civitas Antinae, Castellum Novum, Morreum, Rocca di Vivo, Rendinaria, Meta, Civitella, Castrum, Capranica, Pesclum Canale. Dal 5 ottobre del 1273, anno della decadenza del distretto con capoluogo Sulmona, il territorio rovetano venne incluso nell'Abruzzo Ultra. Qualche anno dopo l'eversione feudale, esattamente nel 1811 il territorio venne organizzato amministrativamente nel circondario di Civitella Roveto che includeva tutti i comuni rovetani dell'epoca e che fece parte del distretto di Avezzano. Nel XIX secolo il territorio rovetano fu al centro delle vicende dei briganti che attraversavano i passi montani tra San Giovanni Valle Roveto e Collelongo e l'intera valle per raggiungere la Marsica fucense o la fondo valle del Liri. Dopo l'Unità d'Italia il mandamento di Civitella Roveto di cui fecero parte sei comuni rovetani fu incluso nel circondario di Avezzano. Anche il territorio rovetano fu al centro delle vicende del brigantaggio postunitario fino al 1870. Il 13 gennaio del 1915 il terremoto della Marsica segnò profondamente il territorio. Classificato tra i principali sismi avvenuti in Italia causò oltre 30 000 vittime e distrusse quasi completamente decine di centri e in modo irrimediabile i borghi rovetani di Meta Vecchia e Morino Vecchio. Oltre 500 furono le vittime nel territorio della valle Roveto. In particolare i centri di Balsorano, Canistro, Morino, Morrea, San Vincenzo e San Giovanni vennero ricostruiti più a valle delocalizzando le nuove costruzioni nelle vicinanze della strada nazionale n. 82, mentre solo dopo alcuni decenni furono lentamente recuperati i borghi originari posti in altura. Situata sull'asse del fronte di Cassino la valle Roveto subì durante la seconda guerra mondiale bombardamenti a tappeto volti a interrompere le comunicazioni stradali e ferroviari tra la fondo valle del Liri, Sora ed Avezzano. Capistrello fu teatro della tragica vicenda dei "33 martiri" torturati e fucilati dai tedeschi. Su queste montagne furono nascosti ed aiutati dai contadini dei borghi montani migliaia di alleati in fuga dai campi di concentramento abruzzesi. Emblematiche le vicende eroiche dei fratelli Bruno e Mario Durante e di Giuseppe Testa, giovani partigiani catturati a Meta e Morrea, torturati e uccisi dalle SS per non aver rivelato l'ospitalità delle loro genti ai prigionieri evasi dai campi di concentramento, evitando gravi ritorsioni da parte dei tedeschi.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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