Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Pretoro (Ch) - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Pretoro (Ch)

Chieti > Ospitalità Provincia di Chieti
GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI PRETORO (CH)
 
Ospitalità nel Paese di PRETORO (Ch) (m. 602 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Pretoro: 42°12′58.69″N - 14°08′34.94″E
     
 Località sciistica di Passo Lanciano e della Majelletta
  CAP: 66010 -  0871 -  0871.898420 - Da visitare:      
 MUNICIPIO DI PRETORO 0871.898001  0871.898001    0871.898001 -  80003870690 - 80003870690
Come raggiungere Pretoro Satzione: Chieti scalo   Aeroporto d'Abruzzo  Uscita: Chieti
 
HOTELS ED ALBERGHI PRETORO (CH)
*** HOTEL 
 - 66010 Pretoro (Ch)

 Servizi offerti dalla struttura














































*** HOTEL EL SENOR
Via Madonna Della Mazza, 9 - 66010 Pretoro (Ch)
tel. 0871 898105
 Servizi offerti dalla struttura





*** GRAND HOTEL PANORAMA
Via Belladonna, Località Maielletta - 66010 Pretoro (Ch)
tel. 0871 896125 / 896147 - fax 0871 896149
 Servizi offerti dalla struttura


*** HOTEL LA MAIELLETTA
Via Passo Lanciano, 1 - 66010 Pretoro (Ch)
tel. 0871 896164 - fax 0871 896141
 Servizi offerti dalla struttura















*** HOTEL MAMMA ROSA
Via Maielletta, 35 - 66010 Pretoro (Ch)
tel. 0871 896144 - fax 0871 896130
 Servizi offerti dalla struttura
** HOTEL LO SCOIATTOLO
S.P. Majelletta, 7 - 66010 Pretoro (Ch)
 Servizi offerti dalla struttura



RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE PRETORO (CH)
La Storia di Pretoro (Ch) Nelle vicinanze vi sono degli scavi archeologici preistorici, che dimostrano l'antichità del paese. Le origini del paese di Pretoro possono essere fatte risalire al periodo italico (VI-V secolo a.C.). Per quanto concerne la toponomastica, il nome "Pretoro" o "Preturo" deriverebbe dal nome "Praetorium" e caratterizzerebbe un punto di vigilanza del passaggio dalla vallata nella quale si avevano insediamenti della gente Peligna (sull'altro versante della Maiella) all'area in cui avevano la loro sede i Marrucini ed i Frentani. Un'altra plausibile origine sarebbe dal termine "preta", che in dialetto abruzzese indica le pietre e, per estensione, i luoghi in cui esse abbondano, tra i quali vi è pure la stessa area di Pretoro. L'attuale vecchio borgo medioevale è sorto intorno al 1600 dopo la distruzione del castello di Pretoro, arroccato sull'estremità della roccia e denominato "Castrum Pretorii de Theti", allora presidiato costantemente da uno scudiero e 12 servitori. Bisogna notare come, sempre in questo periodo, l'insediamento maggiore sia stato trasferito dalla valle a monte. Nel secondo medioevo si hanno anche tracce del passaggio dei Francesi: il Santuario della Mazza, da loro costruito e adornato da un portale del secolo XIII, ne è sicura testimonianza (la sua facciata è chiaramente rivolta a nord-ovest, cioè verso la Francia). Pretoro in quel periodo partecipò alle crociate (XII secolo) con alcuni suoi uomini. L'attività artigianale dei Pretoresi era stata molto redditizia e costituiva la maggior fonte di ricchezza. Se andiamo ad analizzare la tipologia dell'economia pretorese tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, la dovremmo definire come prevalentemente "agricolo-pastorale", laddove l'agricoltura è essenzialmente basata sull'ulivo e la pastorizia è forte di ben diecimila capi di bestiame già nel primo dopoguerra. Soltanto dopo la fine della seconda guerra mondiale e la massiccia emigrazione Pretoro ha visto stravolta la sua economia e ha sperimentato una trasformazione dell'originario tessuto artigianale in industria. È stato rinvenuto un documento molto importante nell'Archivio di Stato di Chieti. Si tratta di una piantina di Pretoro realizzata nel 1854, che riporta tutti gli edifici principali del centro storico. Sono indicate, tra le altre cose, le due chiese principali (Sant'Andrea e San Nicola) e le rovine dell'antico castello. Clima a Pretoro (Ch) Il clima di Pretoro è fortemente influenzato dal massiccio montuoso della Majella, per cui l'effetto mitigatore del mare è assai scarso: le precipitazioni sono decisamente abbondanti, superano i 1000 mm, e sono concentrate in primavera, autunno e in inverno in forma prevalentemente nevosa, tant'è che molto spesso la neve tende ad arrestarsi proprio all'altezza del paese, per poi trasformarsi in pioggia più a valle. Le temperature si aggirano tra i 4-5 °C di gennaio e i 21-22 °C di luglio, per una media annuale di 12-13 C.
CAMPEGGI PRETORO (CH)
*** CAMPEGGIO MAJELLETTA
Località Passo Lanciano, 2 - 66010 Pretoro (Ch)
tel. e fax 0871 896232
 Servizi offerti dalla struttura


VILLAGGI TURISTICI PRETORO (CH)
Siti archeologici nel paese di Pretoro (Ch) La Grotta dell'eremita. La grotta è sita ad 8 km da Pretoro a 900 m s.l.m. L'eremo risulta citato in un documento del 1581, nel quale viene citata una "Ecclesiam Sancti Angeli" presso la chiesa di Santa Maria del Monte o della Mazza. Data l'esistenza di una sorgente ed uno stillicidio d'acqua all'interno la grotta era fenomeno di culto di San Michele Arcangelo. Delle indagini archeologiche all'interno hanno riportato utensili in selce, reperti ceramici dell'età del Bronzo. Sull'ingresso vi sono alcune prove dell'esistenza di eremiti nella grotta, la volta è stata scalpellata per potervi porre gli intonaci, mentre sotto vi sono dei resti di fondamenta dell'eremitaggio, mentre dei resti di letame e di chiusura parziale dell'accesso provano che la grotta è stata usata dai pastori come ricovero delle greggi. La grotta è fonte di leggende sugli eremiti, le quali narrano che l'acqua del Foro si separava per far passare l'eremita. La grotta, inoltre fu abitata da sfollati di Pretoro durante la seconda guerra mondiale. La Necropoli del Crocifisso è sita nei pressi di Pretoro, in provincia di Chieti. Scavi archeologici gestiti dall'Archeoclub di Pretoro hanno consentito di trovare in località Crocifisso, nel comune di Pretoro, una villa romana risalente al I secolo d.C. in cui vi sono un pavimento con un mosaico geometrico, una sala in cocciopesto con un bozzetto votivo; nonché sono stati trovati inoltre dei magazzini annessi alla villa, dei ruderi di abitazioni tustiche, delle monete risalenti all'epoca di Augusto, un sarcofago in lastroni di pietra e coperchio a doppio spiovente con, all'interno, uno scheletro di un guerriero italico vestito di elmo di bronzo corredo bronzeo, i resti di una capanna neolitica in cui fu trovato uno scheletro dell'uomo della Maiella ed un'altra tomba preromana con uno scheletro con corredo funebre e sepolto sotto un cumulo di pietre. Il territorio comunale è interessato dagli scavi archeologici siti in località Crocifisso che hanno riportato alla luce una necropoli.
AFFITTACAMERE PRETORO (CH)
Aree naturali e sciistiche nel comprensorio di Pretoro (Ch) Riserva regionale Valle del Foro: L'Area faunistica del Lupo Appenninico. Il parco è nato dal Piano di Assetto Naturalistico della Riserva regionale guidata del Foro su citata nel 1999, quando due anni prima la riserva del Foro stessa era nata come tutela del territorio. Difatti, nel 1999 con la realizzazione del Parco nazionale della Majella tutte le aree protette che erano finite al suo interno venivano assimilate al nascente parco nazionale. L'area faunistica è posta tra le località "Calvario" e cava "Falselongo". Passolanciano-Maielletta e Blockhaus. Passolanciano-Maieletta (dalla vecchia via usata dai pastori per la città commerciale di Lanciano) e cima Blockhaus, si trovano rispettivamente a 14 e 18 da Pretoro e sono incluse al confine con il territorio del comune di Roccamontepiano. La fondazione Blockhaus è attiva dal 1988 e offre servizi turistici e corsi di sci per le varie piste da sci innevate da affrontare. Il percorso sciistico si divide in "Blockhaus" ossia la "Majelletta", che si trova dai 1650 metri circa di Mammarosa fino ad oltre i 2000 metri. La montagna è provvista di hotel, rifugi (il più alto è Chalet Mammarosa), ristoranti e palestre per il noleggio e la preparazione allo sci.
BED & BREAKFAST PRETORO (CH)
BED & BREAKFAST CASA MILA'
Piazza Roma, 2 - 66010 Pretoro (Ch)
tel. 0871 898139 / mobile 334 9925508 - fax 0871 898107
BED & BREAKFAST CASA PRETORO
Via Casere, 95 - 66010 Pretoro (Ch)
tel. 0871 898515 - mobile 340 7251107
BED & BREAKFAST ELLIOT
Via Riparrucci, 1 - 66010 Pretoro (Ch)
tel. 0871 898498 / mobile 339 7709823 - fax 0871 898498
CASE PER VACANZA PRETORO (CH)
CASA PER VACANZA PICCOLO MONDO ANTICO RELAIS
Via Seconda Salita Purgatorio, 11 - 66010 Pretoro (Ch)
tel. 338 4572524 fax 02 804457
CASA PER VACANZA RESIDENCE MAJELLA PARK
Via Valle, 8 - 66010 Pretoro (Ch)
tel. 0871 898147
APPARTAMENTI PER VACANZA PRETORO (CH)
Pretoro (Ch) Passolanciano-Maielletta è un comprensorio sciistico abruzzese, situato nell'Appennino centrale abruzzese, sul versante nord-orientale del massiccio della Maiella, all'interno del parco nazionale della Maiella, nel territorio del comune di Pretoro, in provincia di Chieti. Consta di due differenti stazioni sciistiche limitrofe, ma non direttamente collegate tra loro: quella di Passolanciano (1300 m s.l.m circa) e quella della Maielletta (1650 m circa) poste lungo la strada che sale prima fino al Rifugio Pomilio (1850 m circa) e poi fino al Blockhaus (2145 m), con un bacino di utenza rivolto principalmente al basso Abruzzo con le province di Pescara e Chieti. È uno dei tre poli sciistici della Maiella assieme a Campo di Giove e Passo San Leonardo, il più grande e importante dei tre, raggiungibile da nord da Scafa-Lettomanoppello, da est da Pretoro, da ovest da Roccamorice. Circondata da boschi di faggio dai 1100 m fino ai 1550 m circa di quota, conta di diversi impianti di risalita con seggiovie e skilift che raggiungono i 2000 m di quota e servono diverse piste da sci di differente difficoltà. Dalle piste della Maielletta è possibile scorgere nelle giornate limpide, oltre alle cime più alte del massiccio, il Gran Sasso a nord, il Velino-Sirente a nord-ovest, in lontananza ad est anche il mare Adriatico con l'intera sottostante parte collinare e pianeggiante e i relativi centri di Pescara e Chieti, 1500-2000 m più a valle. Diffuso è anche lo scialpinismo e l'escursionismo estivo sui sentieri verso le vette della Maiella.
CASE PER LE FERIE PRETORO (CH)
Blockhaus. La parte sommitale del comprensorio, posta al termine di una lunga e impegnativa salita, è nota come cima Blockhaus (2145 m). Rappresenta un'antica superficie di erosione formatasi quando il rilievo aveva un'altezza modesta, e si trovava in condizioni ambientali sub-tropicali. L'isola corallina originaria, emersa dal mare, fu soggetta a fenomeni di degradazione fisica e chimica, che potevano rastremare la superficie. Il processo si protrasse nei millenni, livellando l'isola e le asperità, mentre nei bordi sommersi continuava l'attività biogena degli organismi che fabbricavano carbonato di calcio. L'innalzamento ha provocato l'inarcamento della montagna, mantenendo in posizione sub-pianeggiante queste superfici interne; l'erosione glaciale ha poi formato valli che hanno ridotto queste aree isolandone la parte centrale. Il Blockhaus ebbe dunque la forma di un acrocoro triangolare, poiché con l'attività glaciale non è stata erosa la superficie, come in altri casi della Majella, trasformati a creste. La Storia: Il termine "block-haus" (che in tedesco significa casa di sassi) fu coniato nel XIX secolo durante la lotta al brigantaggio da un comandante militare di origine austriaca che era d'istanza con un plotone di bersaglieri sulla cima dove vi era costruito un fortino di pietra, durante il periodo post-Unità d'Italia, per cercare di frenare l'avanzata dei briganti. Costruito nel 1863 circa, rimasto in funzione fino al 1867, avente planimetria rettangolare, oggi non resta nulla, tranne la base in pietra. Da allora la cima prese questo nome. Presso la cima si trova un'importante testimonianza della cosiddetta "Banda della Majella" dei briganti, ossia la scritta incisa sulla "Tavola dei Briganti". La banda era composta da Croce di Tola, dei fratelli Colafella di Sant'Eufemia a Maiella, di Domenico Di Sciascio di Guardiagrele, Nicola Marino di Roccamorice e Fabiano Marcucci di Campo di Giove. La scritta sulla pietra risale circa al 1867 e reca: Nel 1820 nacque Vittorio Emanuele II re d'Italia prima il 60 era il regno dei fiori ora è il regno della miseria. Il Blockhaus fu usato come punto militare dai nazisti durante la seconda guerra mondiale, e nella località di Passo San Leonardo nel 1943 furono costretti a marciare gli abitanti sfollati di Lettopalena (CH) per raggiungere Campo di Giove (AQ). Dopo la seconda guerra mondiale, a partire dagli anni '60 la Majella divenne oggetto di studi scientifici e meta di escursionisti, un fenomeno sempre più crescente. Nel corso del 1995 fu progettato l'impianto sciistico di "Passolanciano-Majelletta" nel territorio comunale di Pretoro (CH). Accessibilità: Il comprensorio è facilmente raggiungibile da Pretoro, Scafa (uscita autostradale dell'A25 Torano-Pescara) e Roccamorice. Ciclismo al Blockhaus: Per 7 volte Passolanciano, Maielletta o Blockhaus sono stati complessivamente sedi di arrivo di tappa del Giro d'Italia, la prima nel 1967, l'ultima nel 2017. L'ascesa del Blockhaus (2145 m s.l.m.), classificabile come salita appenninica lunga e con pendenze medie, risulta essere la salita asfaltata con il maggiore dislivello in Italia (2039 m) ed una delle più dure del Centro-Italia assieme a quella del Terminillo e del Gran Sasso (Campo Imperatore). Comprende in tutto tre diversi versanti di difficoltà crescente con un ultimo tratto finale in comune: il versante da Pretoro-Roccamontepiano è quello più facile, ma anche il più lungo (circa 32 km) con pendenze medie di circa il 6%; il versante da Scafa-Lettomanoppello è quello più duro con un primo tratto di 10,4 km all'8,4% fino a Passolanciano (1300 m) dove si innesta al precedente percorso ed una pendenza media complessiva del 7,3% in 29 Km; infine il versante da Scafa-Roccamorice è leggermente più facile rispetto a quello di Lettomanoppello, ma più irregolare, e la strada si ricongiunge a quella dei due percorsi precedenti nei pressi della Maielletta (1650 m) con pendenza media complessiva del 7,1% in 31 km. La strada che sale al Blockhaus tuttavia è da qualche anno interrotta a quota 1980 m nei pressi del Rifugio Bruno Pomilio ed il restante tratto è sterrato, rendendo quindi la scalata un po' più breve e più facile. Volendo si può comunque raggiungere la vetta del Blockhaus (dove è presente la statua della Madonnina), percorrendo il sentiero con fondo di cemento, piuttosto ruvido, ma fruibile, che inizia dal rifugio Pomilio e chiuso al transito degli autoveicoli.
COUNTRY HOUSE PRETORO (CH)
La Riserva regionale Valle del Foro si trova nel comune di Pretoro (Ch) ed è un'area naturale protetta dell'Abruzzo istituita nel 1991. Occupa una superficie di 472 ha lungo la Val di Foro nella provincia di Chieti. Il Foro è un fiume abruzzese. Il fiume nasce a Pretoro attraverso due rami che poi si andranno a congiungere in un unico ramo nel territorio del comune di Fara Filiorum Petri. Il suo bacino idrografico comprende un'area totale di 234,23 km², considerando anche i numerosi affluenti, e bagna 10 comuni tutti in provincia di Chieti. L'asta principale del fiume, con uno sviluppo di 38 km, drena inizialmente il complesso delle alluvioni terrazzate che funge da raccordo fra la struttura della Maiella e i depositi argillo-marnosi del Calabriano. Nella parte bassa del bacino attraversa invece depositi pleistocenici permeabili. Dal punto di vista paesaggistico la parte alta del bacino è caratterizzata da versanti ripidi e boscosi tipici della media montagna appenninica, ai quali si succedono le zone collinari digradanti verso il mare. Nella parte bassa del bacino è si trova una pianura alluvionale caratterizzata da una intensa attività agricola. Ha ridotto nell'ultimo secolo drasticamente la sua portata, causando, sul suo corso, la chiusura di impianti di ditte produttrici di energia idroelettrica, nonché di antichi mulini ad acqua, di cui oggi rimangono solo i resti. Lungo le sue sponde si trovano piccolissimi insetti chiamati plecotteri, la cui presenza è indice di acqua pulita. Il fiume, costeggiato dalla Strada Statale 263, ha dato il nome alla Val di Foro.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' PRETORO (CH)
Artigianato tipico locale a Pretoro (Ch) Pretoro è ricordato quale paese dei "fusari", abili artigiani che realizzavano i fusi per filare la lana. Ricordiamo che Pretoro ha uno stretto legame con la montagna e i pascoli ovini che fornivano la lana. I fusi servivano per trasformare la lana in filamenti e ottenere così un maggior prezzo sul prodotto. La tradizione della lavorazione del legno non si ferma solo ai fusi: gli artigiani lavorano cucchiai e forchettoni per uso di cucina, "lu maccarunar" per sfogliare al pasta all'uovo, "lu murtar" per pestare le spezie, assieme ad una vasta gamma di accessori per la casa di cui pian piano si è sviluppato l'uso. Alla base del paese, vi è una bottega (fratelli Filoso) che raccoglie i tre momenti principali della lavorazione degli articoli in legno: vi è il tornio per lo sgrosso dei pezzi, l'intagliatore per la realizzazione a rilievo di decori, e il decoratore a pirografo o a colore. Nei pressi di questa bottega di recente è stato aperto un laboratorio di restauro e impaglio sedie di Marcantonio Fernando, al suo fianco una bottega di decorazione a mano su stoffa, ceramica, legno chiamata Decó. Per ricordare il nostro stretto legame con la montagna, non possiamo non parlare dello scalpellino Antonello. Il suo laboratorio è ai piedi del Paese e la sua arte è quella di intagliare e lavorare la pietra in qualsiasi forma e dimensione per dar vita a veri capolavori. A testimonianza di ciò qui di seguito riportiamo il suo sito internet, per chi volesse saperne di più: www.sculturediantonello1.tk. Per ulteriori informazioni sull'artigianato pretorese rivolgetevi pure all'Ufficio del Turismo.
RIFUGI E BIVACCHI A PRETORO (CH)
Enogastronomia e strutture del settore a Pretoro (Ch) TORTA DEL LUPO....... di PRETORO. Dolcezze del Parco, laboratorio artigianale di pasticceria, nel 2009 inventa e mette in produzione la "Torta del Lupo .... di Pretoro", evocando così il delizioso paese medievale ed il suo simbolo storico, ovvero il Lupo della Majella. Dolce dedicato a Pretoro, è a base di cioccolato nero, vino rosso Montepulciano e cioccolato gianduia, generosamente imbevuto da rhum e ricoperto da finissimo zucchero al velo. Marchio registrato. Per informazioni: 335 5245176. e-mail: dolcezzedelparco@gmail.com e sito web: www.tortadellupo.it. ENOGASTRONOMIA A PRETORO: Fra i primi piatti possiamo annoverare le "p'ttolozz'" (rombi di pasta fatta di farina e acqua) al sugo, anticamente realizzate con un misto di farina bianca, di cereali e farro, e la "pasta alla chitarra" abruzzese, realizzata in filamenti ottenuti con un apposito strumento, "lu maccarunar", che con la sua forma particolare da il nome alla pasta (chitarra). I "maccarunar" sono tuttora costruiti e utilizzati a Pretoro. Fra i secondi spicca l'agnello alla brace, di cui tipico è il sistema di preparazione: infatti la cottura dev'essere realizzata con legna mista, dall'Abete resinoso, al Faggio privo di impurità legnose, al Carpino profumato e per finire rami di Ginepro odoroso. La salatura e la profumazione devono essere effettuate con erbe aromatiche quali timo, rosmarino, menta, pepe nero, ginepro rosso e viola, eccetera. Questi sono i segreti di un'ottima preparazione dell'agnello pretorese. Altra pietanze sono la "coratella" d'agnello e i "turcinelli", fatti con le budella del maiale e ripieni di animelle e peperoncino. Fra le verdure possiamo citare la "ciabbotta", insieme di verdure da versare su fette di pane casereccio, la "pizz' e foij", stufato di verdure servito con la sarda affumicata, e la "pizza scim", pane bianco non lievitato e senza sale. Per chi volesse approfondire l'argomento, oggigiorno molti ristoranti a Pretoro ripropongono i piatti di una volta, realizzati con i metodi e le ricette tradizionali.
I Lupi del Parco della Majella sono a Pretoro Per ulteriori informazioni potete rivolgervi all'Ufficio del Turismo. I Lupi sono arrivati! Finalmente è stato reso concreto il connubio fra l'uomo e il Lupo che in questo paese ha origini antiche. Poderosamente posto a presidio della vallata del fiume Foro, limite artificiale della Majella, il borgo di origine medioevale pare posto a difesa della natura a presidio di quello spirito arcaico che si può trovare in luoghi come questo. La valorizzazione dell'identità della propria terra avviene anche attraverso il riallacciare un contatto perso nel tempo con la fauna. Il Lupo, in questi luoghi, ha sempre rappresentato il segno del cruento rapporto fra uomo e natura. Oggi, con la costituzione dell'Area Faunistica del Lupo Appenninico, a Pretoro si vuol provare a realizzare un'ipotesi di salvaguardia e valorizzazione dei caratteri più peculiari dei monti della Majella. L'idea è nata nell'ambito del Piano di Assetto Naturalistico della Riserva Naturale Guidata "Valle del Foro" nel 1999, quando la Riserva, costituita nel 1997, era ancora struttura di gestione del territorio. Successivamente, dal 1999 con l'effettiva costituzione del Parco Nazionale della Majella, gli organi di gestione della riserva sono stati assimilati in quelli del Parco.
All'oggi la Riserva Naturale Valle del Foro esiste solo come territorio, ma nel 1996-1997 con i piani di gestione della stessa, fu approvato il progetto di realizzazione dell'area Faunistica del Lupo Appenninico, che attraverso il finanziamento Regionale diede il via ai lavori di rilievo, progettazione e realizzazione del centro. L'area d'intervento è interamente individuata nel territorio del Comune di Pretoro, che ha predisposto tutti gli strumenti per cedere in comodato gratuito all'ente Parco Nazionale della Majella la stessa per la realizzazione e gestione dell'area. L'Area faunistica del lupo appenninico è situata tra il "Calvario" e la cava "Falselongo". Le ricerche condotte da zoologi dell'Università di Roma, dell'Istituto Nazionale della Fauna Selvatica e del Parco Nazionale d'Abruzzo hanno dimostrato la necessità di cercare di impedire la presenza di cani inselvatichiti nei territori ancora abitati dal Lupo. Questo soprattutto per rendere impossibile l'incrocio tra lupi e cani, che comporta fenomeni di vero e proprio inquinamento genetico della specie "lupo", con conseguente decadimento ed estinzione del carnivoro appenninico. Per questo motivo, ma anche per favorire attività di ricerca e di sensibilizzazione, nel Parco Nazionale d'Abruzzo ed in altre aree appenniniche (Toscana, Calabria) da tempo gli esemplari di lupo custoditi dall'uomo per le ragioni più varie (cuccioli, orfani, esemplari con menomazioni fisiche, ecc.), di cui è impossibile la liberazione per ragioni etologiche (pena la loro sicura morte), vengono mantenuti ed allevati all'interno di ampi recinti (5-10 ettari) con funzioni diverse, tutte finalizzate alla maggior conoscenza e tutela della specie. L'esempio più noto è quello di Civitella Alfedena, nel Parco Nazionale d'Abruzzo, piccolo paese un tempo quasi sconosciuto ed oggi noto ovunque per l'area faunistica ed il museo del lupo appenninico. Nel Parco Nazionale della Majella il paese con la maggiore vocazione per la realizzazione di una simile iniziativa, per ragioni culturali pregresse, è senza dubbio Pretoro, dove agli inizi del mese di maggio viene svolta la tradizionale rappresentazione del Lupo di San Domenico. Per questo motivo, oltre all'area faunistica, sarebbe utile prevedere un apposito museo del Luponel quale, a differenza di quanto realizzato a Civitella Alfedena, venga evidenziato soprattutto il rapporto culturale, sociale e storico tra il Lupo e le Genti d'Abruzzo. L'area faunistica è localizzata in una zona paesaggisticamente interessante e con un ambiente idoneo per la specie. È stata individuata in una località situata tra le ultime abitazioni di Pretoro e l'albergo "Lo Scoiattolo", a circa 750 metri di quota, anche per motivi di facilità di accesso da parte dei visitatori della Riserva e del futuro Parco Nazionale. Il museo invece, che potrà fungere anche come centro informazioni della Riserva e del futuro Parco, è all'interno della Chiesa del Purgatorio, di proprietà comunale, situata all'interno del centro storico di Pretoro. La recinzione per l'area faunistica del lupo è realizzata con materiali e metodi simili a quelli utilizzati per l'area faunistica del cervo, mentre il museo è strutturato con diorami, disegni e rappresentazioni con l'utilizzo di metodi espositivi interattivi, nonché con terrari per l'esposizione degli ofidi (rettili e anfibi). Il rapporto viscerale fra gli abitanti di Pretoro e il lupo affonda le origini in lontane notti d'altri tempi, nelle quali l'irreprensibile predatore, il sanguinario assassino, contendeva all'uomo il cibo. Il popolo del paese nei secoli ha dovuto combattere con esso per salvaguardare i pochi beni posseduti, nei gelidi inverni ha senz'altro incrociato gli occhi iniettati di sangue della terribile fiera, con il fuoco ha combattuto l'animale e gli ha sottratto la possibilità di vivere. Oggi è l'uomo che torna sui suoi passi, crede indispensabile recuperare il rapporto con la natura, intensificare lo scambio con il lupo, forse beneficiare del suo spirito.
A Pretoro inoltre esiste una delle più antiche storie sacre abruzzesi, che si è conservata passando di padre in figlio sul filo della tradizionale devozione dei nostri paesi. Ogni prima domenica di maggio è ricordato il miracolo di San Domenico e il lupo. La vicenda racconta di un bambino che viene rapito da un lupo mentre i genitori sono nel bosco a far legna; quindi, l'intervento di San Domenico che, mosso dalle accorate preghiere dei genitori, ammansisce il lupo facendo sì che lui stesso riporti a casa il piccino. La storia si prestava assai bene ad una trasposizione drammatica; e Raffaele Fraticelli, con felice intuizione poetica, ha fissato le scene salienti del racconto in una vera e propria sacra rappresentazione. Ogni miracolo, si sa, è conseguente ad un profondo atto di fede; bene ha fatto dunque il Fraticelli a fondare l'intera azione sulla religiosità ingenua e istintiva della gente di paese. I protagonisti così, levano alla Divina Provvidenza un pensiero riconoscente, prima di toccare il pasto frugale; si segnano all'atto di incominciare il lavoro quotidiano; e quando infine invocano da San Domenico il miracolo della restituzione del loro bambino, lo fanno con fervida umiltà e totale fiducia. Il miracolo allora può compiersi: un suono di campane ne diffonde la notizia per valli e vette, fino al Monte Amaro. Una storia abruzzese, antichissima per di più, non poteva che essere interpretata con il linguaggio nativo del popolo. Il dialetto, ricondotto qui alla sua più elementare struttura sintattica e centrato sulle espressioni più vicine alla semplicità del mondo contadino, consegue una trasformazione quasi magica delle scene: queste così sembrano davvero ricondurci all'aura mistica e popolare delle Laudi umbre del Trecento. Molta è l'attesa per l'arrivo dei Lupi, l'intero paese è in fermento, tutti gli abitanti hanno seguito con attenzione ed impazienza le fasi realizzative dell'Area Faunistica. Oggi più che mai la curiosità dell'arrivo dei predatori è altissima. Intere scolaresche sono pronte per osservare gli animali essere reintrodotti in questi luoghi, la locale scuola di Educazione Ambientale Il Grande Faggio da tempo ha iniziato a studiare le possibilità di visita e diffusione del messaggio naturalistico insito nell'arrivo della coppia di Lupi. Due giovani lupi femmina, di razza del Lupo Appenninico, arriveranno a Pretoro provenienti dal parco faunistico del Monte Amiata. Si procederà alla cattura attraverso proiettili narcotizzanti per poi porre gli animali in apposite casse studiate per il trasporto. La cattura sarà a cura dei responsabili del parco faunistico del Monte Amiata, mentre i responsabili del Parco Nazionale della Majella guidati dal Direttore Nicola Cimini, insieme al Sindaco di Pretoro Nicola D'Innocenzo, appronteranno il camion e le casse per il trasporto. Per ottenere tutte le necessarie precauzioni, gli animali verranno sorvegliati a vista da un veterinario responsabile dei controlli e successiva liberazione. La reintroduzione dei lupi nel territorio di Pretoro rappresenta uno dei momenti cardine di una serie di iniziative che l'attuale Amministrazione Comunale sta portando avanti da circa sette anni. Fattasi carico della volontà di valorizzazione della struttura ricettivo turistica dell'area, della ricostituzione del tessuto naturalistico, del recupero degli antichi legami con la fauna e la flora Appenninica, l'Amministrazione ha attuato tutti gli strumenti in suo possesso per rilanciare un'idea. Un'idea chiara di sviluppo eco-compatibile dove l'uomo al fianco della natura può ritrovare i veri valori e crescere in armonia con il mondo.
La Chiesa di San Nicola a Pretoro (Ch) Il nucleo originale della chiesa è romanico, mentre quello attuale è del XVI-XVII secolo. Esso è stato edificato sul precedente impianto, come testimonia la muratura e alcune monofore poste nella parte a valle (piano sottostante il nucleo attuale), e il contrafforte della muratura romanica, recentemente restaurato, che reca la data del 1528. L'edificio è a tre navate, a pianta irregolare, perché adattato alla roccia. Nella facciata, in pietra locale, si apre un grande arco che prosegue nel porticato laterale che guarda la verde vallata del fiume Foro. In essa si venera San Domenico Abate, patrono di Pretoro, nella cui festa (prima domenica di maggio) si ricorda il miracolo di San Domenico con la sacra rappresentazione de "Lu Lope" e la tradizione dei serpari. La chiesa è intitolata a San Nicola, santo orientale (Anatolia, attuale Turchia). Il culto per il Santo fu portato in Italia dai Crociati. In essa si trovano due opere artistiche di notevole pregio, una pietà in terracotta policroma del sec. XVII, e un grande portale di legno scolpito del 1630 restaurato di recente e collocato all'interno del sacro edificio. Chiesa della Madonna della Mazza Sec. XIII-XIV (mt. 1000) Sulle mappe antiche è chiamata "Santa Maria del Monte". È un eremo costruito dai monaci benedettini cistercensi e dipendeva dal monastero di Santa Maria Arabona in Manoppello Stazione. La venerata immagine della Vergine, rappresentata in trono con il bambino Gesù sulle ginocchia e lo scettro regale in mano, è scolpita in legno e risale al sec. XV. La Vergine è invocata dal popolo con il titolo di "Madonna della Mazza" perché ha lo scettro (mazza) in mano. La devozione popolare onora la Madonna riportandola, ogni anno, nella chiesa parrocchiale di Sant'Andrea per la celebrazione del mese mariano (mese di maggio). La prima domenica di luglio, accompagnata da un corteo di auto, è riportata nella chiesa montana a lei dedicata. Durante l'estate, nel santuario, viene celebrata la Santa Messa nel pomeriggio della domenica, con gran concorso di pellegrini e turisti. Oggi il romitorio vicino alla chiesa è stato ristrutturato ed è disponibile per pernottamenti.
Festa di Sant'Antonio a Pretoro (Ch)- Le Farchie (Gennaio) Anche quest'anno, a Pretoro come in altri paesi del circondario, si è tenuta la festa in onore di Sant'Antonio Abate con l'accensione delle "farchie". In quest'occasione si ricorda il miracolo che il santo compì a Fara Filiorum Petri durante il suo pellegrinaggio in queste terre. La leggenda racconta che Sant'Antonio riuscì a mettere in fuga l'esercito francese, ormai alle porte del piccolo borgo chietino, incendiando dei canneti che spaventarono i nemici. I Francesi, credendo di trovarsi di fronte a cannoni pronti a sparare, si diedero alla fuga. Infatti l'aspetto delle farchie ricorda proprio un fusto di cannone cilindrico affusolato e molto alto (un cannone di grandi dimensioni). Per saperne di più abbiamo trascorso qualche serata a Pretoro in compagnia di un gruppo di persone che si riuniscono per un periodo di una settimana, dal dieci del mese di gennaio al diciassette, giorno in cui si festeggia il ricordo del miracolo del santo. Nei primi giorni di questa settimana abbiamo assistito alle varie fasi della costruzione delle farchie. Nella contrada Ponte, il capofarchia Giuseppe Micucci coordina il lavoro di una decina di amici assieme ai quali inizia il lavoro di costruzione. Innanzi tutto sono raccolte nel capanno le canne "allisciate" (pulite dalla loro buccia) nei giorni precedenti. Esse erano state tagliate e riposte già dal gennaio dell'anno passato. Poi le canne vengono selezionate una ad una e s'inizia a tesserne un mantello con delle corde. Questa struttura è la scorza esterna del fusto. Infatti, una volta congiunte circa un'ottantina di canne, si depongono su di esse altri fasci non selezionati con i quali si crea l'anima interna della farchia. Le persone si dispongono da una parte e dall'altra del mantello, lo stringono e lo legano assieme per ottenere un fusto cilindrico. Le fasi successive sono molto semplici, si tratta di riempire l'interno del fusto ove si sono creati dei vuoti al fine di ottenere un cilindro perfetto. Attraverso una guida circolare in ferro si ottiene una geometria corretta e costante per tutta la lunghezza della farchia. Alla base della farchia s'inizia ad intrecciare la "torta", un legame fatto con fusti di salice rosso. Pian piano salendo verso l'alto si sostituiscono, alla guida circolare in ferro, i legami che sono annodati ogni ventisette centimetri. L'altezza totale della farchia è di otto-dodici metri, mentre il diametro va dagli ottanta ai cento centimetri. È stato molto interessante osservare la lavorazione, soprattutto durante la fase d'intreccio della "torta", cruenta e concitata come una lotta greco-romana. Guardare queste persone incitarsi a vicenda mentre con tutta la loro forza annodavano dei fasci durissimi di salice, è stato coinvolgente a tal punto che sarebbe piaciuto anche a noi farlo. In ogni modo per ristorarsi dalla fatica il capofarchia, al termine d'ogni "legatura", chiama il ragazzino più piccolo e lo incarica di riempire i bicchieri di un buon vino rosso fatto in casa, meglio se fermentato. Così tutti brindano alla salute del Santo, che ha dato loro la forza per riuscire nella difficile impresa della "legatura". Le serate trascorrono liete e festose, a volte si tarda fino alle quattro o le cinque del mattino per una spaghettata a casa dell'uno o dell'altro dei partecipanti, altre volte si resta nella struttura della contrada per cantare e scherzare fino a tardi. Questa festa ci piace perché schietta, genuina, dove ciò che conta sono le persone nella loro semplice complessità, "a la salute de Sant'Antonie!!!". Infine nel giorno della Festa di Sant'Antonio Abate, il 17 Gennaio, le farchie vengono portate vicino al cimitero di Pretoro, e dopo averle innalzate a mano con il solo aiuto di funi e scale, vengono accese per la gioia dei presenti.
Festa di San Domenico a Pretoro (Ch) e il Lupo (Maggio) Durante la prima domenica di maggio si festeggia la sacra rappresentazione del "Lu Lope". "Il Miracolo di San Domenico e il Lupo" è una delle più significative storie sacre giunte fino a noi e quella che si ricorda a Pretoro ogni prima domenica di maggio. Ai "serpari" è dedicata la prima mattinata: nella piazza centrale del paese si tiene la premiazione per i più grandi e bei serpenti trovati nei dintorni di Pretoro. Nella vicenda della Sacra Rappresentazione, il bambino è rapito da un lupo mentre i genitori sono nel bosco a far legna. San Domenico, mosso dalle accorate preghiere dei genitori, interviene e ammansisce il lupo facendo sì che lui stesso riporti a casa il piccino. Il miracolo allora può compiersi: un suono di campane ne diffonde la notizia per valli e vette, fino al Monte Amaro. Lo svolgimento della rappresentazione: Il Comune di Pretoro ha realizzato un DVD sulla festa di San Domenico e la rappresentazione del miracolo. Maggiori informazioni nella pagina dedicata.
Le notti di San Lorenzo a Pretoro (Ch) (Agosto) Un'altra festa importante si svolge in estate già dal 1996. Il 9, 10, e 11 agosto si festeggiano "Le notti di San Lorenzo", sagra itinerante nel centro storico del paese. Nelle tre serate si possono riscoprire tutte quelle atmosfere legate alla tradizione del nostro paese: il mercato di antiquariato, artigianato e prodotti tipici si snoda per le stradine del borgo medioevale, mentre nelle piazze principali si possono degustare gli immancabili piatti tipici. Nato come sagra popolare, l'evento intende trasformarsi in un appuntamento di rilevanza regionale. La sagra si svolge all'interno del centro storico di Pretoro, nelle sue caratteristiche viuzze, che in ogni loro punto offrono scenari unici e di certo fascino. Infatti, il centro storico del paese conserva intatto il sistema stradale e di arroccamento del borgo nel periodo medioevale. In particolare sono conservate e visibili alcune parti dell'antica fortificazione "Castello dei Cantelmo", come le tre torri della cinta muraria e, nella sommità del paese, le antiche mura della fortificazione. Undici luoghi di gastronomia attendono gli avventori per far loro degustare la cucina tipica pretorese mentre le bellissime signore e ragazze dello Sci Club Pretoro, dell'AVIS e della Caritas allieteranno la serata con il loro sorriso e la loro amichevole presenza. Gli sbandieratori della Città di Lanciano percorreranno i vicoli del paese, fluttuanti nella musica delle Chiarine, delle trombe e delle loro bandiere; i musicisti celtici, sul sagrato della chiesa di San Andrea, racconteranno le magie e i paesaggi musicali d'altri tempi; l'associazione studentesca Giovani Majella coinvolgerà tutti gli spettatori in danze canti popolari e nella sera di domenica 11 agosto eseguirà il ballo tradizionale "lu lac' d'amore". Per tutti coloro che transiteranno nel paese ci sarà la possibilità di osservare gli astri in ben due punti di osservazione: al Castello e in zona Fontepalombo. Gli scultori della pietra dell'accademia delle belle arti di Firenze, Francesca Spagnoli, Ilenia Venturi e Rosario Memoli illustreranno ai passanti la realizzazione di una scultura; ci saranno spettacoli di strada e musica in tutti i luoghi di gastronomia, e un ben curato mercato di artigianato nei fondaci delle case del paese con dimostrazione dal vero della lavorazione di oggetti della tradizione artigianale. Che programma amici, da capogiro! L'organizzazione si è data molto da fare al fine di accrescere le proposte di spettacolo delle tre serate pretoresi, inoltre quest'anno ha curato al meglio le aree parcheggio, il trasporto con i bus navetta e ha risolto tutte le difficoltà per il transito verso la montagna.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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