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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Prata d'Ansidonia

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI PRATA D'ANSIDONIA (AQ)
 
Ospitalità nel Paese di PRATA D'ANSIDONIA (Aq) (m. 846 s.l.m.)
Coordinate del paese di Prata D'Ansidonia: 42°16′12.1362″N - 13°37′06.2466″E
     
  CAP: 67020 -  0862 -  0862.931210 - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI PRATA D'ANSIDONIA 0862.931214   0862.931125       0862.931214 - P. IVA: 00195150669
Raggiungere Prata D'Ansidonia:(San Demetrio ne' Vestini a 5 Km)  (L'Aquila Est) Bussi/PopoliAeroporto d'Abruzzo a 74 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI PRATA D'ANSIDONIA (AQ)
La Chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari a Prata d'Ansidonia. Nel centro abitato, si trova la chiesa parrocchiale dedicata a San Nicola di Bari, all'interno l'edificio è una ricostruzione barocca della chiesa eretta nel XII secolo ed inizialmente dedicata alla Madonna. Nella chiesa si trova il coro ligneo della confraternita dell'Addolorata, opera scultorea dell'artista pratese Sabatino Tarquini (1889 -1981). Poco distante dalla chiesa parrocchiale si trova l'oratorio della Madonna del Rosario che conserva al suo interno un affresco raffigurante l'Annunciazione, risalente al secolo XVI. Castel Camponeschi a Prata d'Ansidonia. Nelle immediate vicinanze del paese vi è Castel Camponeschi con le mura di cinta, le torri e le due porte di accesso ben conservate. All'interno del castello si trova una chiesa dedicata a San Pietro. Sito archeologico di Peltuinum di Prata d'Ansidonia. Sulla collina opposta al castello si trova il sito archeologico dell'antica città vestino/romana di Peltuinum, di cui rimangono importanti resti: il teatro, un tempio (forse di Apollo) provvisto di colonnato e la porta cittadina sulla via Claudia Nova, quest'ultima utilizzata per secoli anche come dogana per la conta ed il pedaggio delle pecore da avviare alla transumanza. Chiesa rurale di San Paolo di Peltuinum di Prata d'Ansidonia. Fuori dal perimetro dell'insediamento urbano vestino/romano vi è la Chiesa di San Paolo di Peltuinum, risalente agli inizi del XII secolo, eretta probabilmente da maestranze benedettine riutilizzando le pietre dell'antica città di Peltuinum. Chiesa di Santa Maria di Centurelle a Prata d'Ansidonia. Si trova nel tratturo L'Aquila-Foggia, a confine con Caporciano.
RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE PRATA D'ANSIDONIA (AQ)
L’economia del paese di Prata d'Ansidonia. Il comune di Prata D'Ansidonia, rientra nell'area di produzione DOP (Denominazione di origine protetta) dello Zafferano dell'Aquila, iscritto nel registro nel Registro delle DOP con Reg. CE 205/2005 della Commissione del 04/02/2005. Il terremoto del 2009 a Prata d'Ansidonia. Il paese, come tutto il circondario, è stato duramente colpito dal sisma del 6 aprile 2009. Peltuinum è un'antica città italica dei Vestini, il cui sito archeologico si trova nel comune di Prata d'Ansidonia, in provincia dell'Aquila, dichiarato monumento nazionale nel 1902. La Storia del sito Archeologico di Peltuinum che si trova nel comune di Prata d'Ansidonia. I Romani la ricostruirono fra la metà del I secolo a.C. e la prima metà del secolo seguente. Era attraversato dalla Via Claudia Nova e dal Tratturo L'Aquila-Foggia. Durante la guerra greco-gotica il territorio di Peltuinum, come quello della vicina Alba Fucens, furono sedi di accampamenti bizantini del generale Belisario; questo passaggio greco diede origine al nome Sitonia, dal greco antico σιτόν, sitón (lett.: campo di grano), attribuito a depositi di derrate alimentari che furono necessari per il mantenimento delle truppe durante l'inverno. Nel 787 è attestata la presenza di uno sculdascio, un alto funzionario longobardo, nella curtis di Sant'Angelo a Peltino, a riprova dell'insediamento di aristocratici germanici nella zona. Nell'887 la Corte di Sant'Angelo è possesso del Monastero benedettino di Farfa. Resti archeologici: Alcuni resti di Peltuinum sono il teatro di età augustea, tratti di mura, un tempio forse dedicato ad Apollo. Accanto ad alcuni di questi resti vi è la chiesa di San Paolo di Peltuinum del XII secolo. Persone legate a Peltuinum. A Peltuinum nacque, intorno al 5 d.C. Gneo Domizio Corbulone, militare dell'Impero romano sotto Tiberio, Caligola (con il quale era imparentato in quanto fratellastro della moglie dell'imperatore Milonia Cesonia), Claudio e Nerone. È ricordato per le Campagne armeno-partiche che si svolsero sotto il suo comando dal 58 al 63.
CAMPEGGI PRATA D'ANSIDONIA (AQ)
Castel Camponeschi è un borgo fortificato sito sulla piana di Prata d'Ansidonia, in provincia dell'Aquila. La Storia: Castel Camponeschi fu costruito intorno al XIII secolo (rimaneggiato poi nel XV secolo), e rappresentava l'originale castrum di Prata. Per la prima volta fu nominato nel 1508 come Castrum S. Petri Camponeschi. La tradizione vuole che il borgo fosse stato costruito all'epoca dell'edificazione della chiesa di San Paolo di Peltuinum, e che poi il feudo fosse passato nelle mani della famiglia aquilana Camponeschi. Dopo vari passaggi di mano in epoca spagnola, il castello fu feudo della famiglia Nardis dal 1634 al 1806. È stato abitato fino al 1963, quando l'ultima famiglia si trasferì a Prata. Dal 2003 fino al 2008 seguì un'importante operazione di restauro. L'impianto del Castel Camponeschi è costituito da una cinta muraria rettangolare con resti di torri, unite ad abitazioni e palazzi. Le due porte medievali di accesso al cardo e al decumano sono perfettamente conservate. La porta ovest inoltre è affiancata da un grande torrione troncato a metà, e da una chiesa, oggi sconsacrata, dedicata a San Pietro. Il Castello Camponeschi è simile, al modello toscano di Monteriggioni nel quale le abitazioni sono completamente distaccate dalla cinta muraria. Mura: Rimangono tracce di sei torrioni quadrangolari che circondano il perimetro murario. Chiesa di San Pietro: Lo stile è medievale: la facciata è piatta con due portali e due piccoli rosoni. L'interno è diviso in due navate, e il campanile è ricavato in una delle torri. Porta di accesso ovest: La porta è perfettamente conservata e ha un classico aspetto ad arco. Palazzo gentilizio: Il borgo interno è composto da piccole case rurali di una stanza sola, e da due abitazioni più complesse: ossia i palazzi gentilizi. La struttura del palazzo è medievale ed in muratura, con il tipico stile del Quattrocento. Borgo interno: Le case interne sono assai semplici, in muratura, e sono collegate tra loro con archi.
VILLAGGI TURISTICI PRATA D'ANSIDONIA (AQ)
La chiesa di San Paolo di Peltuinum è un edificio religioso situato nelle vicinanze del comune di Prata d'Ansidonia in provincia dell'Aquila, dichiarato monumento nazionale nel 1902. La Storia della chiesa di San Paolo di Peltuinum: Il nucleo originario della chiesa sorge all'esterno del perimetro urbano dell'antica città romana di Peltuinum, probabilmente sostituendo un precedente sito pagano. La chiesa è collocata sul Tratturo L'Aquila-Foggia, cioè una di quelle vie tracciate nel tempo dal continuo passaggio di greggi durante il periodo della transumanza. Eretta forse tra il VII secolo e l'VIII secolo in stile romanico, le murature originali inglobano al loro interno elementi di epoca romana, il che fa supporre, come prima accennato, che la chiesa sorga sui ruderi di un edificio pagano. Nel XII secolo subisce un crollo e viene ricostruita con gli stessi materiali. Viene anche sovralzata, forse in occasione degli stessi lavori di ricostruzione. Si registrano anche interventi più tardi, forse del Cinquecento. L'edificio è anche ricordato da Papa Innocenzo III in una Bolla del 23 marzo 1118. La struttura della chiesa di San Paolo di Peltuinum. Esterno: La chiesa ha la facciata nello stile della chiesa di San Liberatore a Maiella: molto piatta e priva di elementi plastici, presenta un portale centrale in leggerissimo aggetto, con due lesene per lato che sostengono un arco di pietra circondante una lunetta, decorata all'interno da blocchetti di pietra disposti secondo lo schema dell'opus reticolatum. Il tutto ripropone le forme di tradizione benedettina. Sopra il portale si aprono due oculi, fra cui quello sottostante apparteneva alla facciata prima del sovralzo. Quando quest'ultimo fu messo in pratica, venne aperto l'oculo superiore, un tempo decorato da un rosone del X secolo, poi trafugato. Arrivano all'altezza dell'oculo precedente, inoltre, i due poderosi pilastri d'angolo della facciata, che la occupano per due terzi, con la relativa trabeazione in sommità, interrotta al centro dagli oculi. Conclude la facciata un timpano triangolare, anch'esso frutto del sovralzo. Lateralmente, la chiesa presenta un muro liscio, interrotto superiormente solo da una serie di finestre aggiunte con il sovralzo delle pareti. L’interno della chiesa di San Paolo di Peltuinum: L'interno è impostato su una pianta a croce latina, con transetto ma senza abside, dunque a forma di T. La navata è unica ma presenta il motivo delle pseudo-navate con l'applicazione, lungo i muri perimetrali, di arcate cieche. La pavimentazione è in cotto e la copertura è in legno con capriate a vista. Sono presenti affreschi del Duecento, uno dei quali rappresenta San Paolo sulla via di Damasco. Vi sono anche elementi decorativi di epoca longobarda, che attestano dunque l'antica fondazione dell'edificio. Sulla parete di fondo del braccio destro del transetto sono presenti resti di affreschi cinquecenteschi. Esisteva anche un pulpito, scolpito nel 1240 e sostenuto da cinque colonne ottagonali, che fu trasferito nel 1796 nella vicina chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari a Prata d'Ansidonia.
AFFITTACAMERE PRATA D'ANSIDONIA (AQ)
La chiesa di Santa Maria dei Cintorelli (o Santa Maria de' Centurelli) è un monumento nazionale, che si trova nel comune di Caporciano, in provincia dell'Aquila. La Storia della chiesa di Santa Maria dei Cintorelli: La chiesa si trova nella biforcazione del tratturo L'Aquila-Foggia con il tratturo Centurelle-Montesecco, rendendola una struttura strategica nel periodo in cui la transumanza aveva un ruolo fondamentale nell'economia del meridione d'Italia. La chiesa attuale fu edificata sui resti della chiesa di Santa Maria in Coronula dei Frati della Cintura, risalente all'anno mille. Il nome della chiesa subì nel tempo molte variazioni, tra le quali Coronella, Centorella, Scientorella, Scientorelli, Centorellis, Incerulae e Cintorelli. La dicitura corretta attuale è quella di Centurelli. Secondo la tradizione, la costruzione dell'attuale chiesa fu iniziata a seguito di un miracolo avvenuto nel 1502, per essere completata nel 1561. Nella metà del Cinquecento, la giurisdizione vescovile e parrocchiale su Caporciano era esercitata dalla Congregazione dei Celestini, che nel 1560 stipulò una convenzione con i Deputati della fabbrica di San Pietro in Roma per le rendite e le elemosine della chiesa, venendo autorizzata ad apporre gli stemmi dell'ordine sulla facciata, sul portale d'ingresso e sull'altare maggiore. Con il decadere dell'importanza della transumanza sul finire dell'Ottocento, anche la chiesa di Santa Maria dei Cintorelli si avviò ad un progressivo degrado, tanto che nel 1877, in occasione dell'ultima visita pastorale di monsignor Luigi Filippi, la chiesa risultava già in abbandono e fu poi interdetta al culto una prima volta il 25 luglio 1905 e poi definitivamente il 19 aprile 1935. L’esterno della chiesa di Santa Maria dei Cintorelli: La chiesa presenta una facciata estremamente semplice in stile rinascimentale, con delle lesene che sorreggono una cornice che ne separa il portale dal rosone. Il portale fu realizzato nel 1558, come testimoniato da un'iscrizione presente su di esso, ed è caratterizzato da lesene che sorreggono un architrave sormontato modanato da una lunetta. Il fianco sinistro è molto semplice, terminando con la cappella del transetto presentando con un portale simile a quello della facciata. Anche sul fianco destro è presente la cappella del transetto, con un secondo portale simile a quello del fianco sinistro, ma alla cappella è poi connesso un porticato caratterizzato da grossi pilastri squadrati che sorreggono archi a tutto sesto, presumibilmente sfruttato come rifugio dai pastori che transitavano sul tratturo. Nella parte alta di ciascun fianco della chiesa sono presenti tre monofore che danno luce all'interno. L'abside è a forma poligonale, anche qui con una monofora per illuminare l'interno. L’interno della chiesa di Santa Maria dei Cintorelli: La pianta della chiesa è a croce latina, con un'unica navata e due cappelle laterali a formare i bracci del transetto. L'altare in stile barocco è incorniciato da un grande arco trionfale.
BED & BREAKFAST PRATA D'ANSIDONIA (AQ)
Il terremoto dell'Aquila del 2009 consiste in una serie di eventi sismici, iniziati nel dicembre 2008, con epicentri nell'intera area della città, della conca aquilana e di parte della provincia dell'Aquila. La scossa principale, verificatasi il 6 aprile 2009 alle ore 3:32, ha avuto una magnitudo momento (Mw) pari a 6,3 (5,8 o 5,9 sulla scala della magnitudo locale), con epicentro alle coordinate geografiche: 42°20′51.36″N 13°22′48.4″E / 42.3476°N 13.380111°E42.3476; 13.380111 (Terremoto del 6 aprile 2009) ovvero in località Colle Miruci, a Roio, nella zona compresa tra le frazioni di Roio Colle, Genzano e Collefracido, interessando in misura variabile buona parte dell'Italia Centrale. Ad evento concluso il numero definitivo è di 309 vittime, oltre 1.600 feriti e oltre 10 miliardi di euro di danni stimati. Precedenti eventi sismici a Prata d'Ansidonia: La città e l'intera conca aquilana, sin dal XIV secolo, è sempre stata soggetta a eventi tellurici di grave o media intensità. Nella sua storia due gravi terremoti si sono abbattuti sulla zona prima del 2009. Il terremoto del 26 novembre 1461 di magnitudo 6.5, che costrinse la città a un restauro totale in stile rinascimentale. Il terremoto del 14 gennaio 1703, soprannominato "Grande terremoto", per la grave devastazione portata nella conca, di magnitudo 6.8. Gran parte della città, rasa al suolo, fu ricostruita nei canoni tardo barocchi, e gli edifici rinascimentali, ricostruiti ex novo. Mantennero soltanto alcune facciate di chiese, come Collemaggio, e le mura medievali. Eventi sismici a Prata d'Ansidonia. L'inizio della sequenza sismica: La scossa della notte del 6 aprile è stata preceduta da una lunga serie di scosse o sciame sismico (foreshocks). La sequenza si è aperta con una scossa di lieve entità (magnitudo 1,8) il 14 dicembre 2008 e poi è ripresa con maggiore intensità il 16 gennaio 2009 con scosse inferiori a magnitudo 3.0 per poi protrarsi, con intensità e frequenza lentamente ma continuamente crescente, fino all'evento principale. Inizialmente, oltre alla zona dell'aquilano, è stata interessata, come epicentro dell'attività, anche la zona di Sulmona (17 e 29 marzo 2009, magnitudo 3,7 e 3,9). Il 6 aprile a Prata d'Ansidonia: La scossa distruttiva si è verificata il 6 aprile 2009 alle 03.32. L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha registrato un sisma di magnitudo momento 6,3 Mw. Secondo la scala di magnitudo locale (la c.d. scala Richter, poco adatta a descrivere sismi di questo tipo) il valore registrato dai sismografi è stato di 5,9 Ml risultando così un sisma di moderata intensità rispetto ai valori massimi reali raggiungibili da tale scala sismica. In termini di scala Mercalli di misurazione dei danni, la stima iniziale dell'INGV è stata dell'VIII/IX grado. Vi è stata una certa confusione sul valore della magnitudo, sia per l'uso di scale di magnitudo diverse, sia per poca chiarezza nella loro presentazione. Ad esempio, una sezione del sito internet dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) riporta una registrazione di una magnitudo locale 6,2 mentre in altre sezioni è stato presente per circa un anno il dato 5,8 Ml. In realtà il Peak ground acceleration, ovvero il picco massimo di accelerazione al suolo, durante la scossa del 6 aprile, è arrivato fino a 0.68 g, valore teoricamente attribuibile a sismi che raggiungono magnitudo fino a 7,2-7,4. Il 4 aprile 2010 l'INGV rettifica la magnitudo locale in 5,9 Ml, valore determinato da "calcoli successivi di maggiore precisione". Tuttavia l'analisi testuale del fenomeno presente sul sito istituzionale dell'INGV riporta ancora il valore 5,8 Ml. Alcuni giornali e un telegiornale nazionale hanno riferito che l'INGV avrebbe rivisto, nelle ore seguenti all'evento, le stime della magnitudo Richter. I dubbi che alcuni ancora nutrono sulla reale magnitudo sono ancora in parte dovuti anche al fatto che nella confusione nei primissimi minuti dopo il sisma, in attesa di calcoli precisi, erano stati diffusi dati fantasiosi sulla reale intensità del sisma. In ogni modo, per un sisma di questa intensità, la misura della magnitudo locale ha scarsissimo interesse, al contrario del valore della magnitudo momento (Mw), per la quale non vi è mai stato dubbio sul valore 6.3. Dopo il 6 aprile a Prata d'Ansidonia: Nelle 48 ore dopo la scossa principale, si sono registrate altre 256 scosse o repliche, delle quali più di 150 nel giorno di martedì 7 aprile, di cui 56 oltre la magnitudo 3,0 Ml. Tre eventi di magnitudo superiore a 5,0 sono avvenuti il 6, il 7 e il 9 aprile. Dall'esame dei segnali della stazione INGV aquilana (AQU, ubicata nei sotterranei del Forte spagnolo), sono state conteggiate oltre 10.000 scosse. Nei giorni successivi alla scossa principale altri intensi focolai sismici si sono sviluppati a sud-est del capoluogo (Valle dell'Aterno, epicentro Ocre: scosse del 7 e dell'8 aprile 2009 con magnitudo tra 3,0 e 5,6 Mw) e poco più a nord (zona del Gran Sasso, epicentro Campotosto: scosse del 6, 7, 8, 9, 10 e 13 aprile 2009 con magnitudo tra 3,1 e 5,4 Mw). Lo sciame sismico successivo all'evento principale del 6 aprile si sposta dunque in zone limitrofe a nord-ovest della città e in generale della conca aquilana (Pizzoli, Campotosto e Montereale). Un altro evento di magnitudo 4,7 Mw (4,5 Ml) è avvenuto alle ore 22.58 del 22 giugno, con epicentro vicino all'abitato di Pizzoli, a 11 km dall'Aquila. Nella stessa giornata, e soprattutto nella mattinata immediatamente successiva ci sono state anche numerose scosse minori.
CASE PER VACANZA PRATA D'ANSIDONIA (AQ)
Altre scosse rilevanti si sono verificate il 3 luglio (magnitudo 4,1 Ml alle ore 13:03 con epicentro tra L'Aquila e Pizzoli, preceduta da altri due eventi di magnitudo 3,4 Ml alle ore 03.14 e 3,6 Ml alle ore 11.43), il 12 luglio (magnitudo 4,0 Ml alle ore 10.49 con epicentro tra L'Aquila e Roio Poggio) e il 24 settembre (magnitudo 4,1 Ml alle ore 18:14 con epicentro tra L'Aquila e Pizzoli). Le scosse di assestamento si sono prolungate per circa un anno dall'evento principale e repliche di magnitudo 3 si protraggono tuttora. Ad esempio, il 30 ottobre 2011 ed il 30 ottobre 2012 si sono registrate due scosse entrambe di magnitudo 3.6 Ml. Nell'anno che ha seguito l'evento del 6 aprile, l'INGV ha dichiarato di aver registrato circa 18.000 terremoti in tutta l'area della città dell'Aquila. Danni e vittime del terremoto: Il numero definitivo è di 309 morti, circa 1600 feriti di cui 200 gravissimi ricoverati negli ospedali di Teramo, Avezzano, Chieti, Pescara, Ancona, Roma, Rieti, Foligno e Terni, circa 65.000 gli sfollati, alloggiati momentaneamente in tendopoli, auto, alberghi lungo la costa adriatica. Il quotidiano abruzzese Il Centro ha pubblicato un database in continuo aggiornamento, con nome, cognome, foto, età, luogo di nascita, di morte, nazionalità, sesso e una breve storia di ogni persona morta sotto le macerie. Tra le vittime si registra il decesso di Giovanna Berardini che avrebbe dovuto dare alla luce sua figlia Giorgia il giorno seguente al terremoto e invece morì nella sua casa in via Fortebraccio insieme al marito e al figlio; per questo motivo, non è raro trovare nel conteggio delle vittime anche il nome della nascitura e, di conseguenza, un numero totale di 309 morti. Numerose le persone estratte vive dalle macerie, anche dopo molte ore dalla scossa principale, tra cui Marta Valente 24 anni di Bisenti, studentessa di Ingegneria, salvata dopo 23 ore, Eleonora Calesini, 21 anni di Mondaino, estratta dopo 42 ore, nonché Maria D'Antuono, 98 anni di Tempera, trovata viva dopo 30 ore, che ha dichiarato di aver trascorso il tempo lavorando all'uncinetto. Il terremoto è stato avvertito su una vasta area comprendente tutto il Centro Italia, fino a Napoli, causando panico tra la popolazione, e inducendola a riversarsi in strada. La regione più colpita è stata l'Abruzzo, seguita dal Lazio. Alcuni lievi danni sono stati riscontrati nella zona di Ascoli Piceno, nelle Marche. Secondo le stime inviate dal Governo Italiano alla Commissione Europea per accedere al Fondo Europeo di Solidarietà, il danno ammonta a circa 10.212.000.000 € avendo il sisma colpito direttamente una città e non una semplice zona rurale. La Protezione Civile dichiara colpita dal sisma un'area, o cratere sismico, che comprende tutti i comuni in cui il terremoto ha fatto sentire i suoi effetti dal 6º grado in su della Scala Mercalli, lista di comuni che viene poi allargata di qualche unità dopo protesta di alcuni che dichiarano di aver subito danni rilevanti. Al 9 agosto 2009 secondo la Protezione Civile gli sfollati erano 48.818, di cui 19.973 presso 137 tendopoli (in 5029 tende), 19.149 in alberghi e 9.696 presso case private. A questi vanno aggiunte 273 persone presenti in 9 campi spontanei. Al 14 novembre 2009 il numero degli sfollati risultava pari a 21.874, di cui 671 in 17 tendopoli, 13.224 presso strutture alberghiere (delle quali 8.832 fuori della provincia dell'Aquila) e 7.979 in case private. Vi sono poi 4.764 persone che hanno avuto una sistemazione nelle C.A.S.E. (Complessi Antisismici Sostenibili ed Ecocompatibili) e 480 nei M.A.P. (Moduli Abitativi Provvisori). Al 22 gennaio 2010 il numero degli sfollati risultava pari a 10.128, di cui 1.123 nelle caserme di Coppito e Campomizzi, 8.905 presso strutture alberghiere (delle quali 6.195 fuori della provincia dell'Aquila) cui vanno aggiunte le 12.056 persone che hanno avuto una sistemazione provvisoria nelle C.A.S.E. (Complessi Antisismici Sostenibili ed Ecocompatibili) e le 2.362 che l'hanno avuta nei M.A.P. (Moduli Abitativi Provvisori). Il sisma ha apportato danni notevoli al patrimonio storico-artistico di cui era particolarmente ricca la Città dell'Aquila: tutte le chiese (più di un centinaio), a partire dalle più importanti basiliche, sono state dichiarate immediatamente inagibili per lesioni o crolli importanti assieme a palazzi storici nel centro storico compreso il Forte spagnolo, uno dei simboli della città. Alla luce dei danni e delle vittime il sisma risulta il 5º terremoto più distruttivo in Italia in epoca contemporanea dopo il Terremoto di Messina del 1908, il Terremoto di Avezzano del 1915, il Terremoto del Friuli del 1976 e il Terremoto dell'Irpinia del 1980. L’Abruzzo il 9 Aprile del 2009. Subito dopo l'evento distruttivo, oltre ai quasi immediati soccorsi, si è provveduto all'installazione di tende da campo, mentre i ricoverati del moderno ospedale San Salvatore, dichiarato inagibile al 90%, sono stati trasportati in una tendopoli adibita ad ospedale oppure all'ospedale di Avezzano e in altre strutture della provincia. Il sisma ha completamente sventrato la sede della Prefettura dell'Aquila che avrebbe dovuto essere il centro di coordinamento dei soccorsi. Oltre alla Prefettura, tra gli edifici più importanti che sono crollati o fortemente lesionati in città ci sono la cupola della Chiesa delle Anime Sante, l'abside e transetto del Duomo e della Basilica di Santa Maria di Collemaggio, una parte della Casa dello Studente, il Dipartimento di Lettere e Storia ed il Polo d'Ingegneria ed Economia dell'Università dell'Aquila presso Roio e l'hotel "Duca degli Abruzzi". La situazione più grave, escludendo il centro storico dell'Aquila, è risultata in Via XX Settembre, geomorfologicamente sfavorita, e nella zona della Villa Comunale dove molte abitazioni sono state dichiarate inagibili: molte case sono state seriamente danneggiate, una è crollata completamente vicino al palazzo dell'ANAS e altre palazzine/condomini sono venute giù in Via S.Andrea e in Via Campo di Fossa dove si sono registrate numerose vittime. Si stima che 10/15.000 siano gli edifici danneggiati. Particolarmente colpiti anche i quartieri periferici a nord-ovest della città. Tra i centri limitrofi minori fortemente colpiti ci sono Onna, Paganica, Tempera, San Gregorio, Villa Sant'Angelo, Roio, Fossa. Danni minori anche nella bassa provincia dell'Aquila e nelle provincie limitrofe del teramano e del pescarese.
APPARTAMENTI PER VACANZA PRATA D'ANSIDONIA (AQ)
Tussio, frazione di Prata d'Ansidonia. E' situato sul colle denominato "Croco", circondato da monti ricchi di rigogliosa vegetazione che formano un anfiteatro naturale che lo ripara dalle freddi correnti di nord-est. Sovrastato dalla Chiesa parrocchiale e dal suo campanile realizzato sopraelevando la torre dell'antico castello da cui si dipanano i vicoli, con la sua scalinata di tetti aggrappata intorno al colle e con le sue case come chicchi di una spiga mostra ancora intatto il suo impianto urbanistico medievale che non ha subito gravi manomissioni. Osservato da nord è sovrastato da Collemaggiore che supera di poco i m 1.000 di altezza e sulla cui sommità è identificabile ancora una cinta muraria riferibile ad un antico oppidum vestino nel periodo italico. Ebbe origini qual'è ora nell'alto Medio Evo, ma il luogo fu certamente abitato già nel tardo bronzo ed in epoca italica e romana come testimoniano i numerosi ritrovamenti. La prima menzione di Tussio risale all'816 (Chron Vult., I, p. 230). La Chiesa più antica, denominata "Madonna in Gloria" conservava un magnifico stemma in pietra lavorata con scolpite queste parole: SACROSANTA LATERANENSIS ECCLA D.F.N.R. a testimonianza di un beneficio costituito nel 1190 sotto il Patronato della Basilica di S. Giovanni in Laterano. L'attuale Parrocchiale conserva dipinti di notevole interesse e lavicina cappella della Confraternita di S. Giuseppe banchi intagliati in noce della prima metà dell'ottocento ed un coro, anch'esso ligneo, finemente intagliato della seconda metà dello stesso secolo. Concorse alla fondazione dell'Aquila ed entrò a far parte del quartiere di S. Maria di Paganica. L'economia nei secoli scorsi fu prevalentemente agricola potendo contare su terreni di buona fertilità e, soprattutto sulla coltura dello zafferano, al contrario, la pastorizia fu limitata dall'esiguità dei pascoli disponibili e, pertanto, non si ebbero mai grandi armenti l'allevamento si limitò ad un esiguo numero di capi sufficienti appena a sopperire ai fabbisogni locali. Non secondaria fu la produzione di uva da vino che copriva i fabbisogni familiari e l'eccedenza veniva commercializzata finchè l'avvento della filossera non distrusse i vecchi impianti di vitigno autoctono. La tipologia edilizia risulta di discreto pregio e riprova la prosperità del centro con la presenza di numerosi palazzi di buon pregio architettonico risalenti al periodo che va dal XV sec. all'inizio del XX. Un forte processo di emigrazione che ebbe inizio nella seconda metà dell'800 e si è accentuato maggiormente nel corso di tutto il novecento ha inizialmente favorito il miglioramento delle condizioni di vita del paese, ma quando questo flusso, a partire dal secondo dopoguerra, ha assunto dimensioni rilevantissime ed innarrestabile ha portato ad un progressivo decadimento, sia sul piano umano ove l'età media della popolazione rimasta si aggira sui 65-70 anni ed attualmente non supera i cento abitanti, sia sul piano delle attività economiche ormai modestissime.
CASE PER LE FERIE PRATA D'ANSIDONIA (AQ)
San Nicandro, frazione di Prata d'Ansidonia. Da una propaggine ad ovest sull'altopiano di Navelli si affaccia sulla Conca Aquilana e sulla Valle Subequana con una incantevole veduta. San Nicandro è frazione del Comune di Prata D'Ansidonia. Pur essendo ignota l'epoca della sua edificazione, risulta certa la derivazione da uno dei "vici" e "villae" sorti dopo le rovine di Peltuinum: sono a testimoniarlo numerosi frammenti di iscrizioni romane. Dal "Chronicon Vulturnense" apprendiamo che nell'anno 998 risultano allivellate anche le terre nella curtis di San Nicandro da parte del monastero di S. Venanzio al Volturno. E nell'anno 1264 una Breve del Papa Urbano IV annovera "Ecclesiam S. Nicandri et Ecclesiam S. Mariae de Leporanice" fra i possedimenti del monastero benedettino di Bominaco nella diocesi Valvense. Questa ultima data segue anche la configurazione del nuovo status nelle "villa S.Nicandri" e il suo dominio su tutta la curtis circostante denominata "Leporanice". Con la dominazione Normanna (sec. XII - XIII), insieme alle altre "villae" della zona, conquista una propria autonomia costituendosi in "castra". Il Castrum Leporanicae concorse a fondare la città di L'Aquila, possedendo un proprio "locale intus" nel quarto di S. Maria. E' menzionato da G. Pico Fondiculano anche nella guerra di Braccio da Montone. Con la dominazione spagnola, il nostro Castello, come altri del contado, fù costituito in feudo ed assegnato a capitani - governatori spagnoli o ai baroni ad essi fedeli. Verso il 1600 il feudo di San Nicandro fu aquistato al costo di circa 2000 ducati dal Barone Ottaviano Maldenti di Forli, la cui famiglia restò proprietaria di San Nicandro fin quasi tutto al XVII secolo, fino a quando divenne feudo dei Baroni Cappa, Patrizia Aquilani che, tutt'oggi, possiedono il maestoso palazzo.
COUNTRY HOUSE PRATA D'ANSIDONIA (AQ)
Il Castello Camponeschi a Prata d'Ansidonia. Il borgo murato di Castello Camponeschi è un esempio singolare di Castrum circondato a distanza da cinta muraria tranne che per il lato sud-ovest dove gli abitati dell'impianto demico coincidono con la cinta stessa. Caso singolare, in quanto i borghi castellati dell'Abruzzo sono in genere costituiti da impianti nei quali i muri esterni degli abitati costituiscono al tempo stesso cinta muraria difensiva. Castello Camponeschi è vicino, viceversa, al modello toscano di Monteriggioni nel quale l'impianto demico è completamente distaccato dalla cinta muraria. E' difficile individuare l'epoca, più o meno precisa, nella quale si è proceduto all'incastellamento di Castello Camponeschi, mancando in maniera pressochè totale qualsiasi sicura documentazione scritta. E' chiara la logica difensiva che presiede ad esso. Nel corso del Medio Evo fù necessario procedere alla erezione di Castelli che, nella generalizzata carenza di un potere centrale, rendesse possibile la vita difensiva delle popolazioni. L'incastellamento, ovvero, diventa un elemento portante del paesaggio. Castello Camponeschi si inserisce in forma emblematica in questo processo. Nel 1508, per la prima volta, il Castello viene nominato "Castrum S. Petri Camponeschi". Il borgo è stato abitato fino al 1963, quando l'ultima famiglia si trasferì a Prata D'Ansidonia.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' PRATA D'ANSIDONIA (AQ)
Il sito archeologico di Peltuinum a Prata d'Ansidonia. Il sito di Peltuinum, il cui territorio è oggi compreso nei comuni di Prata d'Ansidonia e San Pio delle Camere, è inserito in un paesaggio unitario: la lunga vallata di Popoli mantiene quasi intatti i sistemi di comunicazione antichi (compreso l'asse tratturale) con tutti gli originari collegamenti tra castelli, borghi e pievi; è incorniciato a nord dal massiccio del Gran Sasso e a sud dal gruppo montuoso Sirente-Velino, vicino ai quattro grandi Parchi. La collocazione territoriale, esaltata dalla consistenza monumentale, focalizza l'attenzione, trasferendo il suo antico ruolo di punto commerciale nella rete viaria della transumanza in un nuovo ruolo di polo turistico che unisce l'interesse archeologico a quello ambientale nella stessa centralità topografica che aveva fatto la sua fortuna nell'età antica. Peltuinum è infatti facilmente raggiungibile da Roma, L'Aquila, Chieti, Pescara, ben servita da strade veloci (autostrada A24 e Provinciale 17). vicina ai grandi Parchi d'Abruzzo, equidistante dai mari. La storia della città: La città di Peltuinum, fondata fra il I secolo a.C. ed il I secolo d.C. nel territorio abitato dal popolo dei Vestini, si estende su un pianoro sopraelevato rispetto all'Altopiano di Navelli emergente tra la valle dell'Aterno e quella del Tirino, naturali vie di attraversamento dell'Appennino Abruzzese. La città aveva un ruolo, sia politico che economico, strategico nel controllo dei traffici commerciali legati ai percorsi della transumanza; anche in tempi più vicini a noi il pianoro era attraversato in senso E-O dal Regio Tratturo Borbonico, le cui strutture doganali si sono insediate sul sistema di ingresso della città romana. La vita della città termina intorno al IV secolo, forse a causa di un terremoto più forte di quelli che si verificavano di frequente. Alla fase di abbandono segue poi un'intensa attività di spoliazione del materiale edilizio, come confermano i numerosi frammenti di decorazioni architettoniche, capitelli, colonne, grandi blocchi calcarei, sicuramente provenienti dagli edifici della città romana, riutilizzati nelle chiese e nei castelli medievali della vallata (in particolare nelle chiese di San Paolo a Peltuinum, Prata d'Ansidonia, Bominaco). Le ricerche tra passato e futuro del sito archeologico di Peltuinum a Prata d'Ansidonia: Le prime campagne di scavo nella città furono condotte tra il 1983 e il 1985, in collaborazione fra la cattedra di Topografia dell'Italia antica dell'Università "La Sapienza" di Roma, la Soprintendenza archeologica d'Abruzzo, la Comunità Montana e gli Enti locali. La presenza di strutture emergenti dal livello del terreno nell'area centro-meridionale del pianoro, ha fatto sì che fosse data particolare attenzione a quello che poi si è rivelato essere un imponente complesso teatro-tempio, che riprende modelli architettonici e urbanistici tipici della Roma augustea. Gli scavi misero in luce il tempio con il portico a tre bracci che lo circondava, e parte del teatro. Tra il 1986 e il 1996, la Soprintendenza ha quindi realizzato lavori volti al consolidamento e alla valorizzazione delle strutture note. Durante questo periodo si svolsero altre campagne di scavo che misero in evidenza il settore meridionale del teatro, su cui insisteva un piccolo apprestamento fortificato, interessante testimonianza della storia della Peltuinum medievale. Tra il 2000 e il 2002 le campagne di scavo si sono concentrate nell'area del teatro, portando in luce: parte delle gradinate per gli spettatori e del sistema di smaltimento delle acque meteoriche, le fondazioni della metà settentrionale dell'edificio scenico, la camera di manovra del sipario, il portico che chiudeva il complesso teatrale offrendo agli spettatori riparo dalla pioggia e dal sole in occasione delle rappresentazioni. L'impegno degli anni trascorsi, oltre all'acquisizione di importanti dati scientifici, ha consentito di evidenziare le articolazioni architettoniche del complesso monumentale. In prospettiva, come già accennato, c'è anche il recupero al complesso teatrale del castello medievale che, sfruttando ne le poderose strutture, sorse sull'antico ingresso meridionale e ne conserva all'interno resti importanti. Non è da dimenticare che, accanto al risultato più evidente delle campagne di scavo, costituito dalla riacquistata emergenza monumentale, esiste tutta una serie di materiali di differenti caratteristiche che costituisce già il nucleo iniziale per un antiquarium dell'antica Peltuinum.
RIFUGI E BIVACCHI A PRATA D'ANSIDONIA (AQ)
Chiesa di San Paolo a Peltuinum a Prata d'Ansidonia: L'attuale edificio è una ricostruzione benedettina del XII secolo su un preesistente edificio sorto tra i secoli VII - IX, durante la decadenza di Peltuinum, con materiali di edifici romani e pagani. Il Papa Innocenzo II, nella Bolla del 25 Marzo 1138, la nomina tra i possedimenti della Diocesi di Valva: "Eccl.m S.Mariae et S. Pauli in Ansedona o Anledonia". In un documento del 1113, nell'archivio della cattedrale di Valva, è nominata: "... Ecc.m S. Pauli ad Peltrinum" come donazione di Oderisio e figli al Vescovo. La pianta è a forma di T (o croce egiziana) ed è asimmetrica rispetto all'asse longitudinale, in quanto l'intera parete di sinistra, non si sa per quali ragioni, risulta ricostruita ex novo nel XIII secolo ed addentrata di circa un metro. Il XIII secolo fu il periodo della massima floridezza di questa Chiesa; fu oggetto di lavori enormi; di vistose ed incisive trasformazioni: la costruzione del meraviglioso ambone del 1240, la sopraelevazione e apertura dei grandi finestroni, la modifica dell'arco trionfale che da tutto sesto diventa acuto, ecc. E' un monumento importantissimo, sia per i tanti aspetti oscuri della sua storia ancora da studiare, sia perché è un documento raro, forse unico, delle novità stilistiche e d'impianto nell'architettura benedettina abruzzese dell'epoca: pianta a T, transetto senza abside, corpo mediano della facciata sporgente, finte campate nella parete destra con lesene ed arcate cieche. Il legame affettivo e di fede con questa Chiesa è tuttora vivo, anche se troppo trascurata e depredata di tutti gli elementi ornamentali e documentari, compreso il caratteristico e raro rosone monolitico lavorato a traforo. I ladri li hanno svalutati occultandoli o trapiantandoli ignorantemente fuori del loro contesto storico-geografico. Dopo il restauro ad opera della Soprintendenza ai Monumenti dell'Aquila nel 1984, fu riaperta al culto ed ogni anno vi si celebra la festa del santo l'ultima domenica di Giugno. L'ambone del XIII secolo che attualmente si può ammirare nella Chiesa di San Nicola originariamente fu costruito per questa Chiesa che all'epoca era certo un monumento più bello per accogliere quel gioiello.
La città di Prata D’Ansidonia ha una razionale divisione per zona (politica, religiosa, abitativa, etc.). Dagli scavi effettuati sembra che la distruzione della città sia avvenuta in seguito ad un evento catastrofico, in quanto i solidi colonnati riportati alla luce presentano, tutti alla stessa altezza, un taglio netto. “Peltuinum” aveva subito, però, prima della sua distruzione definitiva, altre distruzioni, da quelle della guerra gotico-bizantina a quelle operate dai Longobardi e dai Franchi. Le genti superstiti fondarono altri nuclei abitati nelle vicinanze e per la costruzione si servirono del materiale che poterono recuperare dagli edifici in rovina. In età medioevale Peltuinum diviene una cava di materiale da costruzione per gli insediamenti civici ed ecclesiastici circostanti. Sono state riportate alla luce alcuni tratti di strade ortogonali, opere di terrazzamenti, impianti di domus con pavimento in coccio con motivo di mosaici a rosette, pozzi, tabernae ed altre strutture con elementi architettonici antichi riutilizzati nel tardo impero, si è rimessa in luce anche una particolare domus a mosaico pavimentale, il cui emblema, circoscritto ad un motivo a cane corrente, conteneva il nome del proprietario. Di questa abitazione di riguardo è sintomatico l’anno di fondazione (27 a.C.) ed il suo parziale rifacimento in epoca post caligoliana, datazioni che si ricavano con precisione grazie al rinvenimento di due monete in due punti diversi della malta di base del pavimento. Sono stati rinvenuti ulteriori elementi che avvalorano l’ipotesi di un insediamento Peltuinate almeno dal III sec. a.C., fra i quali un frammento di ciotola a vernice nera con bollo a X e quattro puntini ed un altro graffito a lettere arcaiche Q.M. Il foro su un’ampia piazza è un grande tempio circondato da un portico o “temenos” a ferro di cavallo quadrato con muro di fondo in opera reticolata. Il porticato che si raccorda al tempio all’altezza della fonte, poteva avere due ingressi in posizione speculare di cui sono visibili alcuni tratti murari e in parte le fondazioni originariamente a sei colonne frontali di ordine corinzio. Sorgeva nel settore meridionale della città. Il complesso monumentale poteva fungere da quinta per una vasta area forense gravitante sull’asse principale della città e allo stesso tempo da cerniera urbanistica tra questa e il teatro. Scendendo nella parte sottostante troviamo quello che anticamente era il supporto del teatro, orientato verso l’ampia vallata sottostante che per tecnica costruttiva, dimensioni e conservazione di alcuni elementi è certamente uno dei monumenti più significativi del mondo Romano dell’Italia centrale. Il teatro, costruito internamente al perimetro delle mura, poggiava su un grande terrazzamento formato da due corpi: il teatro vero e proprio cioè la cavea con l’orchestra e la scena e la grande “PORTICUS AD SCENAM” dove si riparavano gli spettatori in caso di pioggia, quest’ultimo elemento è tipico dei teatri più importanti. Nelle vicinanze di Peltuinum possiamo ammirare la chiesa di S. Paolo sorta nell’XI sec., sulle rovine di un antico tempio pagano. Gran parte del materiale utilizzato proviene dalla vicina Peltuinum. L’interno ad una navata si allarga nel transetto privo di abside e mostra la parete destra con quattro arcate che vi si appoggiano. In quella sinistra in muratura si notano tracce di arcate, probabilmente disposte come nella parete di fronte. Ha una iconografia, rara per una chiesa Abruzzese del XII secolo, mentre la facciata ha le caratteristiche delle antiche costruzioni benedettine con la parte centrale avanzata dove si apre lo stretto portale il cui architrave è sorretto da capitelli e sormontato da una piccola ruota a traforo; all’altezza di questa, le due ali sono segnate da una cornice romana di basamento. Fu ricostruita nel XII secolo dalle maestranze benedettine della scuola valvense e forse fu una “cella ” o propositura alle dipendenze di qualche abbazia vicina. Da Prata D’Ansidonia, inoltrandoci nella provinciale che conduce a S. Pio delle Camere, a destra su un colle detto “croco” possiamo ammirare il centro di origine alto medioevale di Tussio. La tradizione racconta che gli abitanti dei due centri, Altavilla e Casale di Tarpea, colpiti come l’intera regione dalla peste, preferirono, terminata l’epidemia, andare ad abitare nelle grotte del monte Croco per avere dimore in “località asciutta, salubre e meno soggetta ai terremoti ”. In accordo con i monaci di Bominaco che li avevano assistiti e curati durante le due calamità, si stabilirono in questo nuovo sito e lo denominarono masseria dei monaci. Sempre la tradizione narra che nel 1160 nascesse alla masseria un bambino a cui fu imposto il nome di Tussio. Il luogo fu abitato già in epoca romana, come testimonia il rinvenimento di antiche iscrizioni e di due leoni in pietra riferibili all’arte romana del I sec. d. C., dei quali uno viene custodito nei pressi della chiesa parrocchiale, l’altro non del tutto integro nel museo nazionale d’Abruzzo, nell’Aquila. Probabilmente questi reperti appartennero ad un’antica tomba. L’aspetto del paese è tipicamente medioevale con archi e viuzze strette, dotato di due portoni d’ accesso la chiusura dei quali lo isolava in un’autonomia di difesa. Di notevole interesse artistico è la chiesa parrocchiale costruita utilizzando i resti di un antico castello; ha sei cappelle ai lati, di cui quattro provviste di altari decorati con stucchi ed affreschi del sec. XVI e XVII. Di grande valore artistico è anche l’organo racchiuso in una preziosa cassa in legno di noce artisticamente intagliata. Altra frazione di Prata è S. Nicandro, edificato sul territorio dell’antica Leporanica, sorse come borgo non fortificato. Partecipò alla fondazione dell’Aquila. L’abitato fu distrutto nel 1392 e poi riedificato. Viene ricordato nelle cronache della guerra tra L’Aquila e Braccio da Montone. Alcune iscrizioni lapidarie testimoniano la sua esistenza in epoca romana. Notevole il palazzo Baronale dei Cappa. La parrocchiale è dedicata a S. Nicandro protettore del paese e nella piazza prospiciente è eretta una croce in pietra, la quale secondo la leggenda veniva usata quando si dava l’assoluzione ai condannati a morte che durante il tragitto verso l’esecuzione riuscivano a toccarla. In alto su un colle sono ancora chiaramente visibili i ruderi del castello di Leporanica.
Prata D’Ansidonia è situato a 846 m. s.l.m. lungo la strada che unisce la Subequana 261 con la S.S. 17, in luogo montuoso. Il nome “Civitas Sidonia” cioè città di Sidonio, a cui erano stati donati i ruderi di Peltuinum e la campagna circostante, in seguito venne trasformato in Ansidonia. Prata D’Ansidonia sorse, con Castelnuovo e S. Nicandro, dalla distruzione di Peltuinum da parte dei Franchi tra l’ottavo e il nono secolo. Il centro era diviso in due ville, Villa Prata e Castello Camponeschi. Con San Demetrio e Sinizzo, Prata D’Ansidonia faceva parte della terra “Sinitiensis”. Insieme a San Nicandro dipendeva dalla diocesi di Valva come terra di confine. Nel 1254 prese parte alla fondazione dell’Aquila. Nel 1385 era feudo degli Orsini, e nel 1586 ne era barone Ortenzio del Pezzo, fu poi feudo della famiglia Nardis dell’Aquila. È un paese che alle bellezze naturali unisce tesori archeologici, storici ed artistici, come le necropoli del VI sec. a.C. La città romana di “Peltuinum” del III sec. a.C.; la chiesa di S. Paolo del V sec. d.C. ed il medioevale Castel Camponeschi. Anche la chiesa parrocchiale di S. Nicola, costruita sui resti di quella preesistente alto medioevale, è ricca di interessanti opere artistiche, come il magnifico ambone in pietra lavorata, che anticamente si trovava nella chiesa di S. Paolo. Di particolare importanza sono l’organo, il legno dipinto situato sopra l’ingresso, il bel portale e il coro ligneo nella cappella della confraternita, opera dell’artista Sabatino Tarquini, allievo del Patini. L’interno della chiesa è a una navata con cappelle laterali aventi stucchi tardo barocchi e neoclassici con annessa una torre campanaria a base quadrangolare. Nei pressi di Prata D’Ansidonia, lasciando la strada asfaltata, si prende a destra una strada di campagna che conduce dopo circa un chilometro a Castel Camponeschi, nucleo fortificato, così chiamato dall’ultimo proprietario. Risale al sec. XII- XIII e fu ricostruito dopo il terremoto del 1703 completamente disabitato, oggi è in via di ristrutturazione per essere utilizzato come centro di attività culturali e ricreative. La struttura è caratterizzata da due porte di accesso a sesto acuto unite da una strada principale da cui partono brevi diramazioni. Resistono ancora i muri di sostegno della chiesa patronale di S. Pietro, sul cui portale si legge la data 1313. Le torri innestate sulla cinta muraria sono di varie forme, pentagonali, quadrangolari e circolari. Da Prata D’Ansidonia, proseguendo in direzione della S.S. 17, sulla strada asfaltata che conduce a Castelnuovo di S. Pio delle Camere, si giunge alle rovine dell’antica città romana di “Peltuinum”, città dei Vestini fondata durante il I sec. a.C., nel passaggio dalla Repubblica al Principato, coincide col momento della municipalizzazione romana. Entrò nell’orbita di Roma, fu ascritta alla tribù Quirina ed ebbe vasta giurisdizione estendendosi fino alla valle del Tirino. Fu tra le poche città d’Italia ad aver conservato anche in epoca imperiale la condizione di prefettura. Teatro recentemente di diverse campagne di scavo che hanno riportato alla luce i ruderi di un teatro in “opus reticulatum” un anfiteatro e un luogo di culto, nonch é mosaici e nuclei di tombe.  Questo centro veniva attraversato dalla Claudia Nova e in epoca medioevale dal regio tratturo Antrodoco- Foggia. La sua ubicazione, nodo importante di traffici commerciali, ne favorì lo sviluppo, che è documento importante della storia economica dell’area Aquilana in età Romana. La porta ovest era costituita da tre torrioni, due dei quali a specifica protezione della porta e doveva essere a doppio fornice con pilastri a pianta rettangolare. Dell’originaria struttura in opera quadrata rimangono soltanto le impronte dei blocchi e alcuni conci degli archi. Dopo la fine di Peltuinum diviene punto di controllo del passaggio tratturale, vi si impianta un ufficio doganale. L’impianto della viabilità è ortogonale all’asse centrale della Claudia Nova, che attraversa in senso longitudinale la città, è del tipo glareata, cioè una massicciata di ciottolini misti a sabbia, in modo da permettere meglio il drenaggio delle acque in un sito non perfettamente pianeggiante e terrazzato.
Peltuinum di Prata D’Ansidonia: La città di Peltuinum, fondata fra il I secolo a.C. ed il I secolo d.C. nel territorio abitato dal popolo dei Vestini, si estende su un pianoro sopraelevato rispetto all’Altopiano di Navelli emergente tra la valle dell’Aterno e quella del Tirino, naturali vie di attraversamento dell’Appennino Abruzzese. La città aveva un ruolo, sia politico che economico, strategico nel controllo dei traffici commerciali legati ai percorsi della transumanza; anche in tempi più vicini a noi il pianoro era attraversato in senso E-O dal Regio Tratturo Borbonico, le cui strutture doganali si sono insediate sul sistema di ingresso della città romana. La vita della città termina intorno al IV secolo, forse a causa di un terremoto più forte di quelli che si verificavano di frequente. Alla fase di abbandono segue poi un’intensa attività di spoliazione del materiale edilizio, come confermano i numerosi frammenti di decorazioni architettoniche, capitelli, colonne, grandi blocchi calcarei, sicuramente provenienti dagli edifici della città romana, riutilizzati nelle chiese e nei castelli medievali della vallata (in particolare nelle chiese di San Paolo a Peltuinum, Prata d’Ansidonia, Bominaco).Gli scavi hanno messo in luce il tempio con il portico a tre bracci che lo circondava e il teatro, riscoprendo: parte delle gradinate per gli spettatori e del sistema di smaltimento delle acque meteoriche, le fondazioni della metà settentrionale dell’edificio scenico, la camera di manovra del sipario, il portico che chiudeva il complesso teatrale offrendo agli spettatori riparo dalla pioggia e dal sole in occasione delle rappresentazioni. Il Castello di Prata o Camponeschi a Prata D’Ansidonia: Il borgo murato di Castello Camponeschi è un esempio singolare di Castrum circondato a distanza da cinta muraria tranne che per il lato sud-ovest dove gli abitati dell’impianto coincidono con la cinta stessa. Caso singolare, in quanto i borghi castellati dell’Abruzzo sono in genere costituiti da impianti nei quali i muri esterni degli abitati costituiscono al tempo stesso cinta muraria difensiva. Castello Camponeschi è vicino, viceversa, al modello toscano di Monteriggioni nel quale l’impianto  è completamente distaccato dalla cinta muraria. Il caratteristico borgo medioevale fortificato conserva gran parte della cinta muraria: sei torri ancora solide di cui una cilindrica crollata  e ricostruita nel 1989 e le due porte, all’inizio e alla fine dell’unica strada interna. Non è chiaro se esso fosse stato fondato dai Camponeschi, potenti Signori aquilani nel XIV e XV secolo, o fosse solo un loro possedimento. La Chiesa, con doppia aula di epoca diversa, porta scolpite nei due portali le rispettive date di costruzione: 1313 e 1614. Il caratteristico borgo è stato abitato fino al 1960. Allora gli ultimi abitanti si trasferirono a Prata e le case restarono abbandonate. Attualmente è in atto la realizzazione di un grandioso progetto di restauro ed utilizzo per fini culturali ad opera della Comunità Montana “Campo Imperatore- Piana di Navelli”. circondato a distanza da cinta muraria tranne che per il lato sud-ovest dove gli abitati dell’impianto coincidono con la cinta stessa. Caso singolare, in quanto i borghi castellati dell’Abruzzo sono in genere costituiti da impianti nei quali i muri esterni degli abitati costituiscono al tempo stesso cinta muraria difensiva. Castello Camponeschi è vicino, viceversa, al modello toscano di Monteriggioni nel quale l’impianto  è completamente distaccato dalla cinta muraria. Il caratteristico borgo medioevale fortificato conserva gran parte della cinta muraria: sei torri ancora solide di cui una cilindrica crollata  e ricostruita nel 1989 e le due porte, all’inizio e alla fine dell’unica strada interna. Non è chiaro se esso fosse stato fondato dai Camponeschi, potenti Signori aquilani nel XIV e XV secolo, o fosse solo un loro possedimento. La Chiesa, con doppia aula di epoca diversa, porta scolpite nei due portali le rispettive date di costruzione: 1313 e 1614. Il caratteristico borgo è stato abitato fino al 1960. Allora gli ultimi abitanti si trasferirono a Prata e le case restarono abbandonate. Attualmente il borgo è di proprietà del comune di Prata D’Ansidonia.
Castello Camponeschi, Prata d’Ansidonia: Castello Camponeschi è un borgo fortificato che si trova a pochi chilometri da Prata d’Ansidonia. Come nel caso di altri centri urbani della zona, l’incastellamento è avvenuto nel Medio Evo, intorno al 1173, ad opera della famiglia Camponeschi per difendere la popolazione da invasioni e saccheggi. Al suo interno c’è la chiesa di San Paolo. Il castello prende il nome di Castrum S. Petri Camponeschi nel 1508. È racchiuso da una cinta muraria staccata dagli edifici tranne che sul lato di sud-ovest, a differenza della maggior parte dei borghi fortificati abruzzesi, laddove le pareti esterne delle case fungono da mura difensive. Con il sito archeologico di Peltuinum, il castello è uno dei gioielli indiscussi di Prata d’Ansidonia da recuperare assolutamente per la giusta valorizzazione turistica del luogo. PRATA D’ANSIDONIA La distruzione dell’antica e nobile città romana di Peltuinum tra l’VIII e il IX sec. d.c., da vita ai numerosi e piccoli centri della zona circostante: casali, vici, villae. Il più diretto discendente di Peltuinum (città natale di S.Onorato nel VI sec., patrono di Fondi), ricostruita dai Normanni col nome di “Civitas Sidoni (o Simonia)”, è l’attuale e popoloso centro di Prata D’Ansidonia, di aspetto medievale, significativamente unico erede del nome dell’antica città. Possedimento prima del Monastero di S.Vincenzo a Volturno, poi della Diocesi di Valva e successivamente di quella Aquilana. Solo nel 1508, dopo varie denominazioni, appare quella di “Villa Prate”. Dalla seconda metà del XIV secolo a quasi tutto il XV secolo, Prata risulta possedimento degli Orsini, conti di Manoppello. Nel 1529 fu assegnata, dal Principe Filiberto D’Orange, al capitano spagnolo Miguel de Betrian . Dall’occupazione spagnola fino al XIX secolo è feudo dei Carosa, Del Pezzo, Quinzi, Nardis e Camponeschi. Dopo l’abolizione dei feudi baronali per decreto napoleonico (1805), Prata è costituita sede di Comune con le due frazioni di Tussio e San Nicandro fino ai nostri giorni. Prata d'Ansidonia sorse tra le rovine dell'antica Peltuino. da cui discende direttamente. Fu municipio, Colonia e Prefettura Romana ai tempi di Augusto. Sotto i Normanni il territorio ove è edificato il centro abitato di Prata sarebbe stato dato in feudo ad un tale Sidoni che lo avrebbe chiamato Civita Sidonia. Il suddetto territorio, destinato in maggior parte a prati, fu successivamente chiamato Prata dei Sidoni e da questo deriverebbe il nome attuale di Prata D'Ansidonia. Nell'interno della chiesa Parrocchiale di Prata del secolo XII. intolata a S. Nicola di Bari. vi è un superbo ambone scolpito del 1240. attrattiva di numerosi turisti, specialmente stranieri. Come arrivare a Prata d'Ansidonia: Distanza da L'Aquila km. 25. Scalo ferrovario FF.SS. a S. Demetrio dei Vestini. Strada statale n. 17 a km. 4. Itinerari da non perdere a Prata d'Ansidonia: CHIESA DI S. PAOLO DI PELTUINUM: Monastica benedettina, medioevale del XII sec. con elementi preromanici e pisani nel rilevato centrale della facciata. Al posto delle navatelle laterali, archieggiature che ne fanno un edificio a nave unica secondo uno schema rarissimo in questo tipo di chiese e unico in Abruzzo. Materiale di spoglio medioevale e romano. All'interno ambone (oggi nel S. Nicola, vedi) e croce processionale di scuola sulmonese. CHIESA DI S. NICOLA: Parrocchiale, ricostruita sui resti di precedente fabbrica altomedioevale di cui rimane il fianco destro. All'interno stucchi tardo-barocchi e neoclassici, organo ad armadio, cantoria in legno dipinto, ambone in pietra dal S. Paolo. Chiesa di S. Pietro, nell'interno di Castel Camponeschi. CASTEL CAMPONESCHI: Castello sul tipo del borgo fortificato. Mura bastionate con torri rettangolari o poligonali ed un tonda. Complesso restaurato, all'interno chiesa di S. Pietro . Struttura del XIV-XV sec. dei Camponeschi con mura, torri (sei bastioni) e porte di accesso. Nella parrocchiale di S. Pietro portale del 1313. S.NICANDRO: Sito all’estremità occidentale dell’Altopiano di Navelli, si affaccia sulla conca aquilana e sulla valle subequana. Anch’esso è uno dei numerosi rampolli dèll’antica Peltuinum sorto intorno al x secolo attorno alla chiesa già allora dedicata al martire Nicandro da cui prese nome la nuova “Villa”. Sotto la dominazione normanna (sec. XII-XIII) fu tra le prime che eressero un castello fortificato  si costituirono come “castra” su un precedente sito fortificato antico. La posizione strategica è tra le più rilevanti della zona, consentendo l’immediato controllo delle aree circostanti. Nel 1392 fu occupato dai Camponeschi e nel 1424 da Braccio da Montone. Nel 1529 fu possedimento dei capitani spagnoli de Betrian, Tomay e Scrivan. Dl 1600 fu proprietà acquistata dai Baroni Maldenti di Forlì L’abitato è dominato dal possente palazzo dei Baroni Cappa (sec. XVI).
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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