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Dormire a Popoli

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GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI POPOLI (PE)
 
Cenni storici sulla cittadina di Popoli (Pe). A proposito dell'etimologia del nome Popoli, alcuni sostengono che esso derivi dalla parola latina populus (pioppo), per l'abbondanza in zona di questa pianta, ma è la più semplicistica delle teorie. Quante contrade, in Italia, dove il pioppo cresce dappertutto, dovrebbero chiamarsi Popoli o Popòli, se questo dovesse venir accettato! Altri, con più cognizione di causa, lo fanno derivare dal latino "pauper" (povero). Il nome in vernacolo sino agli inizi del XX secolo era "Puòpere", quindi è facile far derivare quest'ultimo, per assonanza, dal latino pauper. Il Chronicon Casauriense (L. III, foglio XVI), che rappresenta la più antica testimonianza scritta riguardante Popoli, ne attesta il nome di Castrum pauperum. Ma se torniamo al vernacolo Puòpere e, considerando quello che questa rocca fortificata dei popoli sarebbe diventata dal Medioevo alla fine dell'Ottocento, non possiamo non prendere in considerazione la parola "Popoli" come aggregazione di molte persone che trovandosi qui vi sono rimaste per svariati motivi e per comunanza di interessi. Molto si è detto e molto si è scritto a proposito di Popoli: sulle sue origini; sull'etimologia del suo nome; sui primi insediamenti; sul suo sviluppo, in epoca medievale, nel territorio, sulla sua importanza strategica, tanto da meritare il nome di "Chiave dei tre Abruzzi", sulla sua importanza, come centro di traffici, commerciali e non, nell'Ottocento; sulla sua decadenza, nel periodo pre e post bellico; sui tentativi, in parte riusciti, di rinascita in tempi recenti. Lo scrittore di cose patrie deve sempre aver ben chiari gli scopi del suo lavoro, e solo basandosi su documenti inoppugnabili può improntare la sua opera a rigore storico.
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La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel territorio abruzzese, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
Cenni storici sulla cittadina di Popoli (Pe). Tutto il resto sono supposizioni, congettura o parere personale che lasciano il tempo che trovano. Il primo documento che parla della zona dove dovettero abitare i nostri avi è il "de bello civili" di Caio Giulio Cesare. Il grande romano, inseguendo le truppe pompeiane di Cneo Domizio Enobarbo, che, dall'Adriatico cercavano scampo in Corfinio, nel cap. XVI del I libro scrive: "pons fluminis, quit erat ab oppido Corfinio milia passim circiter III". Questo è un punto fermo della nostra storia: a tre miglia romane da Corfinio (circa quattro chilometri e mezzo) vi era un ponte. Se nell'agro di Popoli (considerata la distanza) vi era un ponte, qualcuno lo dovette pur fare ed a qualcuno doveva pur servire. Possiamo, quindi dire che, nel 49 a.C. nella zona vi abitava già qualcuno. Altri due documenti importanti sono il Chronicon Casauriense, già nominato e una postilla al Codice Vaticano sulla vita di S. Pelino. In essi compare, per la prima volta, il nome di Popoli a proposito di alcuni passaggi di proprietà del castello fra il vescovo Tidolfo e gli abati casauriensi (a. 1015-1016). Per cui, per un millennio, nulla sappiamo della nostra storia, anche se ipotesi e/o congetture sono state argomentate, con teorie più o meno valide, pur se sempre nel campo dell'aleatorietà. Ora siamo in un campo più conosciuto e più sicuro: dagli albori del primo millennio al 1256 la storia della città, e della proprietà su essa, si intreccia con le varie vicende conflittuali, che opposero il vescovo di Valva e l'abate di Casauria, con passaggi non sempre pacifici, di signoria dall'uno all'altro, inframezzati da scorrerie di avventurieri sanguinari e senza scrupoli o remore di carattere religioso, visti gli autorevoli pretendenti "cristiani". Nel 1295 Carlo D'Angiò scende in Italia con un folto gruppo di cavalieri, per la maggior parte di origine provenzale. Anche le sue vicende sono arcinote, interessanti solo marginalmente le nostre contrade, la sua calata segnò un passaggio storico fondamentale per Popoli. Nel 1269, in contropartita per l'aiuto dovuto, il D'Angiò assegnò ad un suo cavaliere, Giacomo Cantelmo, il dominio su Popoli.
Una caratteristica dell’Abruzzo è la varietà morfologica del territorio che mette a confronto realtà solitamente distinte e difficilmente coniugabili, come mare e montagna, parchi nazionali, riserve naturali e centri storici, collegati con un’efficientissima rete stradale. Dalla foce del_Tronto a quella del Trigno 129 chilometri di costa, assolata e godibile dalla primavera all’autunno, fronteggiano i massicci più elevati dell’Appennino, tanto che non è raro poter scorgere dal litorale sabbioso e in piena vacanza marina le cime innevate del Gran Sasso e della Maiella. Del resto la storia antropologica e sociale della regione Abruzzo è tutta coniugata sul costante rapporto mare-montagna, vissuto dalla gente.
Cenni storici sulla cittadina di Popoli (Pe). La famiglia Cantelmo tenne la signoria di Popoli fino al 1749, quando morì l'ultimo duca, Giuseppe, in Spagna (7 giugno 1749). Questa famiglia, signora per 480 anni del feudo di Popoli, nel ramo maschile si estinse ed il feudo passò ad una donna, Camilla Cantelmo, moglie di Leonardo Tocco, principe di Montemiletto. Nel 1656 Popoli conta 2.226 abitanti, che purtroppo vengono decimati, in numero di 1.540 dalla peste di manzoniana memoria. Nel 1749, con 1.300 abitanti si ha la fine del dominio dei Cantelmo, l'ultimo dei quali, Giuseppe XXIII, 16°conte e 9°duca di Popoli, morì in Spagna senza mai essere stato a Popoli, come gli ultimi suoi predecessori. Centro geografico d'Abruzzo, al crocevia delle uniche arterie che mettevano in comunicazione Napoli, capitale del Regno, con i capoluoghi delle province e che permettevano il passaggio dall'Adriatico a Roma e viceversa, oltre che da Napoli per Firenze (per evitare lo Stato pontificio), Popoli assurse a centro di primaria importanza: chi ne aveva il dominio esercitava il diritto di possedere le chiavi dei tre Abruzzi (le tre province che lo dividevano amministrativamente: Ulteriore I, Ulteriore II e Citeriore). Di conseguenza, non mancò di sviluppare quello che la fatalità viaria permetteva di più: il commercio. Con due mercati settimanali e quattro fiere annuali, Popoli divenne il punto di incontro dei traffici dell'intera regione, cominciando di pari passo a crescere demograficamente, tanto da contenere, all'alto dell'Unità d'Italia (1861), già 6.000 abitanti, quando Castellamare Adriatica (Pescara) era un piccolo borgo di pescatori e Sulmona contava solo alcune centinaia di abitanti in più, fino ad arrivare alla cifra massima di 8.715 nel 1947.

L’Abruzzo si trova all’incirca al centro della penisola italiana, ad una latitudine corrispondente a quella del medio e basso Lazio, con il quale confina ad occidente. A Nord i confini della Regione toccano le Marche, ad Est il mare Adriatico, a Sud e Sud-Est il Molise. Copre una superficie di 10.794 Kmq ripartita in quattro province: L’Aquila, Chieti, Pescara e Teramo, con una popolazione vicina al milione e trecentomila.
La fisionomia della Regione è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare.
L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con il Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875, opera grandiosa, che peraltro era stata più volte program-mata fin dall’epoca dell’impero Romano.
Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale.
L’Abruzzo marittimo si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera so-stanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari.
Le stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roselo degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, San Vito Chietino, Fossacesia e Vasto.
I centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150.
Di grande interesse turistico, sportivo e climatico i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e Bomba.
Una nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di fauna.
Nel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.

 
 
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