Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Pollutri (Ch) - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Pollutri (Ch)

Chieti > Ospitalità Provincia di Chieti
GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI POLLUTRI (CH)
 
Ospitalità nel Paese di POLLUTRI (Ch) (m. 180 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Pollutri: 42°08′N - 14°36′E
     
  CAP: 66020 -  0873 -  0873.900345 - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI POLLUTRI 0873.907359   0873.900300       338 5607558 -  00233510692
Come raggiungere Pollutri Satzione: Casalbordino/Vasto Nord a 6 Km.   Aeroporto d'Abruzzo a 61 Km.  Uscita: Casalbordino/Vasto Nord
 
HOTELS ED ALBERGHI POLLUTRI (CH)
La tradizione culinaria a Pollutri (Ch) Tra i prodotti gastronomici pollutresi si ricordano gli 'ndroccioloni, una tipica pasta fatta in casa, la Ventricina del Vastese, un particolare salume realizzato con carni di maiale, la porchetta e gli arrosticini. Tra i dolci spiccano i tarallucci al vino ed i bocconotti. Tra i vini sono da citare il Montepulciano d'Abruzzo, la grappa "Caroso", il Pecorino igt Don Venanzio di Pollutri, uno spumante extra-dry ed un ottimo spumante rosè prodotti da una Società Cooperativa agricola San Nicola, nella quale conferiscono le proprie uve oltre 500 soci, garantendo una produzione media di 170.000 quintali di uva e 130.000 ettolitri di vino l'anno.
RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE POLLUTRI (CH)
Eventi a Pollutri (Ch) Prima domenica di maggio: festa di San Nicola; il precedente venerdì, tradizionale "Lancio dei Taralli" nel centro cittadino. Pellegrinaggio Pollutri - Santuario della Madonna dei Miracoli: si tiene ogni anno, l'ultimo sabato del mese di maggio, per ricordare l'apparizione della Madonna ad Alessandro Muzio, un cittadino pollutrese. agosto: sagra dell'uva e del vino e festa al bosco di Don Venanzio. 6 dicembre: festa patronale di San Nicola; la sera del 5 dicembre si svolge la tradizionale cottura delle fave nella piazza antistante la Chiesa del Santissimo Salvatore.
CAMPEGGI POLLUTRI (CH)
Persone legate a Pollutri. Enrico Carusi (Pollutri, 1878 - Città del Vaticano, 1945), umanista. Domenico Angelo Scotti (Pollutri, 1942), vescovo. Economia a Pollutri (Ch) Artigianato: Tra le attività economiche più tradizionali, diffuse e rinomate vi sono quelle artigianali, come l'arte del ricamo, del merletto e del tombolo. Il Bosco di Don Venanzio: La Riserva naturale guidata Bosco di Don Venanzio è un'area naturale protetta dell'Abruzzo, istituita nel 1999. Comprende un'area di circa 78 ettari, situata tra i comuni di Vasto e Pollutri in provincia di Chieti, a 5 km dal Mar Adriatico; è uno degli ultimi boschi planiziari della costa adriatica. Si sviluppa su una serie di terrazze fluviali, che si affacciano sul fiume Sinello. Ai margini del bosco vi è un'antica ed elegante casa di campagna, risalente all'inizio del Novecento, edificata sui ruderi dell'antica casina di caccia dei marchesi D'Avalos della vicina Vasto, che oggi ospita il centro visite della riserva.
VILLAGGI TURISTICI POLLUTRI (CH)
La Riserva naturale guidata Bosco di Don Venanzio è un'area naturale protetta dell'Abruzzo, istituita nel 1999. Comprende un'area di circa 78 ettari, situata tra i comuni di Vasto e Pollutri, in provincia di Chieti, a 5 km dal Mar Adriatico; è uno degli ultimi boschi planiziari della costa adriatica. Si sviluppa su una serie di terrazze fluviali, che si affacciano sul fiume Sinello. Storia ed etimologia del nome: Il nome del bosco deriva dal nome dell'ultimo proprietario Venanzio di Virgilio che lo cedette nel 1996 al comune di Pollutri. Precedentemente, la riserva venne istituita con Legge regionale n° 45 dell'11 settembre del 1979. Tuttavia altre fonti vogliono la riserva fondata il 29 novembre del 1999. Flora: Tra gli alberi tipici ci sono il carpino bianco e la farnia, ma ci sono anche pioppi, roverella, cerro, e frassino. Tra i fiori e piante cespugliose troviamo il sanguinello, l'edera, il carice pendulo, il corniolo, l'anemone dell'Appennino, il pungitopo, il giglio rosso. Fauna: Ittiofauna: trote, barbi, cavedani. Mammiferi: volpi, tassi, cinghiali, talpe e ricci. Avifauna: Punto di ristoro e riposo, di diverse specie migratorie. Anfibi: diverse specie di rane e salamandre. Ai margini del bosco vi è un'antica ed elegante casa di campagna, risalente all'inizio del '900, edificata sui ruderi dell'antica casina di caccia dei marchesi D'Avalos della vicina Vasto, che oggi ospita il centro visite della riserva.
AFFITTACAMERE POLLUTRI (CH)
La porchetta è un piatto tipico dell'Italia centrale e settentrionale. Consiste in un maiale intero, svuotato, disossato e condito ideale per le merende in cantina, tipiche delle zone di produzione vinicola. Il suo consumo è tradizionalmente associato ai venditori ambulanti che si recano dov'è previsto un notevole afflusso di persone (feste paesane, fiere, mercati, eccetera). Il luogo di elaborazione della ricetta della porchetta è a tutt'oggi incerto. Gli abitanti di Ariccia, nel Lazio, rivendicano la paternità della ricetta originaria. In Umbria si sostiene che sia nata a Norcia, famosa sin dai tempi dei romani per l'allevamento del maiale (da cui il sostantivo "norcino"). Nell'Alto Lazio la si fa risalire all'epoca degli Etruschi. Antichissima è la tradizione della porchetta di Campli in provincia di Teramo, dove sono state rinvenute prove nella vicina Necropoli picena di Campovalano. A Campli già gli Statuti comunali del 1575, rinnovati per opera di Margherita d'Austria, contenevano numerose indicazioni sull'uso, la vendita e la cottura della porchetta. Analoghe rivendicazioni di primogenitura si riscontrano in località delle Marche. La porchetta è diffusa anche in Romagna e nel Ferrarese. Molte sono le fonti che la porchetta abbia effettivamente origini nel paese di Poggio Bustone in provincia di Rieti. Nel novecento la porchetta ha avuto successo in Veneto, diffondendosi a Treviso e Padova, diventando un prodotto familiarmente locale per i consumatori veneti. Esistono due tipi fondamentali di condimento e quindi di gusto, dettati dalla tradizione. Nella Toscana meridionale, nei Castelli Romani del sud e in altre aree del centro Italia, si aromatizza con il rosmarino (ramerino in toscano). Tipica è quella di Ariccia: "la porca co un bosco de rosmarino in de la panza", come scrisse Carlo Emilio Gadda in Quer pasticciaccio brutto de via Merulana. Nella zona dei Castelli Romani e in particolare nei paesi di Ariccia, Cecchina e Marino si trovano dei locali caratteristici, chiamati "fraschette", dove si gustano porchetta e vino locali. Oltre ai tradizionali chioschi dove pane di Genzano e Porchetta di Ariccia, imperano con le loro fraganze. Nell'Alto Lazio, in Umbria, nelle Marche e in Romagna invece si aromatizza col finocchio selvatico, che le conferisce un profumo e un gusto assolutamente inconfondibili. Tipiche di questa tradizione sono le porchette che si preparano a Cellere (F.lli Forati), Soriano nel Cimino, Bagnaia, Vignanello, Vallerano e Sutri (Tuscia viterbese) e a Costano, in Umbria. La porchetta di Campli si differenzia e si distingue da quella preparata in altre zone per gli aromi, i tempi e i modi di cottura, non è utilizzato ad esempio il finocchio selvatico.
BED & BREAKFAST POLLUTRI (CH)
Gli arrosticini di Pollutri sono spiedini di carne di pecora tipici della cucina abruzzese. Gli arrosticini sono legati alla tradizione pastorale dell'Abruzzo e al conseguente consumo di carne ovina. Il loro luogo d'origine è da ricondurre alla fascia orientale del Gran Sasso d'Italia, per la precisione la zona che va dalla Piana del Voltigno (quindi inerente ai comuni di Villa Celiera, Civitella Casanova e Carpineto della Nora) fino a Penne. Sono espressione culinaria della pastorizia stanziale e non della transumanza, come si è ritenuto in passato: leggenda narra che furono inventati negli anni '30 da due pastori del Voltigno che tagliarono carne di pecora vecchia difficilmente mangiabile in piccoli pezzi per non sprecare la carne, anche dalle zone vicine alle ossa dell’animale, i piccoli pezzettini di carne sarebbero diventati spiedini utilizzando un bastoncino di legno di “vingh”, una pianta che cresce spontanea lungo le rive del fiume Pescara, per poi cuocerli alla brace all’aperto. Ovviamente quindi, come tradizione pastorizia, il vero arrosticino abruzzese è di carne ovina, idealmente con carne di pecora giovane chiamata in dialetto “ciavarra”. Oggi gli arrosticini vengono consumati anche al di fuori dell'Abruzzo e in alcune zone d'Italia si stanno affermando nella vendita di grande distribuzione. Gli arrosticini di Pollutri (Ch) sono composti di carne ovina. La preparazione consiste nel tagliare la carne in tocchetti e infilarli in spiedini (in dialetto detti «li cippe oppure li cippitill»). Gli arrosticini sono poi cotti alla brace, normalmente utilizzando un braciere dalla caratteristica forma allungata a canalina definito, in base al dialetto della zona, «fornacella», «furnacella», «rustillire» o «la canala». Per la riuscita dell'arrosticino, molto dipende anche dalla cottura e dalla griglia utilizzata, dalla temperatura del fuoco, ma soprattutto dall'abilità del cuoco. A seconda delle preferenze, gli arrosticini possono avere diversi gradi di cottura e salatura. Sono disponibili anche fornacelle elettriche di piccolo e medio ingombro, tuttavia i risultati in termini di gusto e piacevolezza al palato non sono confrontabili con quelli ottenibili nella cottura alla brace.
CASE PER VACANZA POLLUTRI (CH)
I bocconotti di Pollutri sono dei dolci tipici della tradizione abruzzese, molisana, salentina, lucana, pugliese e calabrese con un ripieno che varia secondo le località in cui viene prodotto. La leggenda popolare fa risalire la prima elaborazione di questo dolce alla fine del Settecento, nel territorio abruzzese. In quel periodo infatti iniziò l'importazione di cioccolato e caffè. Si narra che in un paese d'Abruzzo (Castel Frentano) una domestica, per omaggiare il suo padrone, goloso di questi due nuovi prodotti, inventò un dolce che ricordava la tazzina di caffè (naturalmente senza manico e coperchio) realizzando l'esterno con la pasta frolla e riempiendo l'interno con caffè e cioccolato liquidi. Alla prima cottura vide che il ripieno rimaneva troppo liquido; allora decise di addensarlo con mandorle (che in Abruzzo venivano importate dalla Puglia) e tuorli d'uova e di ricoprire la "tazzina" con un coperchio che a cottura ultimata spolverò di zucchero a velo. Quando il Padrone assaggiò il dolce ne rimase estasiato e chiese alla sua domestica come si chiamava; la donna, che non gli aveva dato nessun nome, improvvisò chiamandolo "Bocconotto" visto che si mangiava in un boccone. Le dimensioni del bocconotto infatti sono rimaste piccole fino agli anni '50 del XX secolo, quando iniziarono a aumentare. Fino a quell'epoca si aggiungeva al ripieno anche un chicco di caffè, a ricordo del caffè messo inizialmente e per aromatizzare il ripieno. Secondo altri invece il bocconotto sarebbe originario dei contadini dell'entroterra murgiano che, costretti a vivere in spazi stretti ed angusti, adattarono le esigenze culinarie alla propria realtà. Le ridotte dimensioni dei bocconotti, la possibilità di essere conservati anche per molti giorni in ambiente naturale, nonché il loro alto grado nutrizionale, ne hanno fatto per anni uno dei cavalli di battaglia della tradizione culinaria meridionale. Secondo altri ancora il dolcetto avrebbe origini calabresi. A Cosenza infatti già dal 1300 venivano preparati dei dolci molto simili, le "Varchiglie". In origine questo dolce veniva preparato dalle monache per le tavole dei vescovi. La Varchiglia è uno scrigno di pastafrolla che racchiude un ripieno di farina di mandorle e zucchero e che viene infine ricoperto di cioccolato. Il dolce è ancora preparato in apposite forme di metallo a forma di barca da cui probabilmente, deriva il nome. I bocconotti, quindi, più semplicemente, venivano preparati nelle case dei cosentini dove le grandi forme di metallo vennero sostituite da piccole formine, sempre di metallo, e sostituendo il costoso ripieno di farina di mandorle con una più reperibile marmellata d'uva fatta in casa, e la preziosa cioccolata con lo zucchero a velo che li ricopre. Ancora oggi la tradizione della ricetta si tramanda di famiglia in famiglia, con numerose varianti.
APPARTAMENTI PER VACANZA POLLUTRI (CH)
Il Montepulciano d'Abruzzo rosso di Pollutri è un vino DOC la cui produzione è consentita nelle province di Chieti, L'Aquila, Pescara e Teramo e proviene dal vitigno dal nome Montepulciano. Non è da confondere con il Vino Nobile di Montepulciano prodotto in Toscana e proveniente da un altro vitigno autoctono. Nel 2007 il Montepulciano d'Abruzzo è risultato essere il primo vino italiano (della categoria DOC) per produzione. L'uva Montepulciano è presente in Abruzzo da tempo immemore, ma solamente dal XVII secolo si inizia a chiamare quest'uva con il nome attuale. L'origine dell'uva sembra essere comune alle altre tipologie a bacca nera del meridione, tutte chiaramente derivanti dalla Grecia. Nei secoli rimarrà l'apprezzamento che ne ebbe il condottiero cartaginese Annibale, che tenne sotto scacco Roma per molti anni, rinvigorendo uomini e cavalli con il vino prodotto nel territorio degli Aprutzi. Da più di due secoli va avanti la disputa sulla paternità del nome "montepulciano", conteso tra gli abruzzesi e i viticoltori di Montepulciano (SI). La confusione fu dovuta alla similitudine di alcune caratteristiche ampelografiche ed alla capacità di produrre vini simili, anche se il montepulciano primutico (primaticcio o anche precoce) risultò essere il prugnolo gentile, clone del sangiovese grosso, mentre invece l'uva degli Abruzzi era tardiva rispetto a quella toscana e dava vini decisamente più strutturati, longevi e carichi di profumi e colore. La confusione venne a crearsi nella Baronia di Carapelle, tenuta de' Medici in Abruzzo, areale nel quale vennero importate le prime tecniche viticole ed enologiche evolute dalla Toscana in Abruzzo. Il punto di partenza del Montepulciano attualmente coltivato in Abruzzo, dopo l'avvento della fillossera (Daktulosphaira vitifoliae), fu la zona di Torre de' Passeri, nell'apertura della Valle Peligna verso l'Adriatico. Si ha notizia di produzione e commercializzazione di "vino Montepulciano" fin dal 1821 nella vallata del Pescara (presumibilmente nella zona di Tocco da Casauria - Bolognano, dove risiedeva la famiglia Guelfi). Tale affermazione è documentata da un rarissimo documento manoscritto di proprietà dell'arch. Tommaso Camplone di Pescara. Da diversi archivi risulta anche che alcuni cloni, scampati alla devastazione della fine dell'Ottocento, vennero reperiti nella Marsica, su suoli nei quali la fillossera non riesce a diffondersi, situati probabilmente a Gioia dei Marsi, Aielli o San Pelino-Paterno. Attualmente le nuove tecniche viticole ed enologiche consentono di coltivare il Montepulciano ovunque, ma l'areale ottimale, nel quale sembra acclimatarsi in maniera ideale, è la Valle Peligna, tanto che ne cantò anche il poeta latino Ovidio: "terra ferax Ceresis multoque feracor uvis", "terra fertile cara a Cerere (dea del grano) e molto più fertile per l'uva". Dalla vendemmia 2003, alla sottozona "Colline Teramane" è stata concessa la DOCG. Con opportune modifiche al disciplinare di produzione nel 2005, ad altre aree è stata concessa anche la menzione "Riserva"; alcune IGT sono passate a sottozone DOC e probabilmente, a breve, verranno richieste altre DOCG per determinate sottozone.
CASE PER LE FERIE POLLUTRI (CH)
Bosco di Don Venanzio. La Riserva Naturale Bosco di Don Venanzio. Pollutri può vantare la presenza, nel suo territorio, del bosco di Don Venanzio: un delicato e prezioso, oltre che raro, esempio di bosco planiziare, verso il quale hanno rivolto la propria attenzione scenziati ed ecologisti, infatti il Bosco di Don Venanzio è uno degli ultimi lembi di bosco planiziare della costa adriatica. Purtroppo quello che possiamo vedere oggi non è altro che quello che resta di un bosco molto più ampio ed esteso presso il fiume Sinello. La scheda del Bosco: Locazione : a 1 km dall'uscita di Vasto Nord dell'A14; Estesione : circa 78 ha; Quota : m 30 s.l.m.; Proprietario : Comune di Pollutri; Riserva dal : 29/11/1999 LR 128; Struttura : Bosco d'alto fusto, ripartito su una serie di terrazzi fluviali. Vegetazione : Pioppo bianco, Pioppo nero, Roverella, Cerro, Frassino, Carpino bianco e Farnia. Arbusti : Sanguinello, Edera, Carice pendulo, Cornioo; Sottobosco : Anemone dell'appennino, Pungitopo, Giglio rosso e altre. L’ingresso al Sito è gratuito, su richiesta è possibile effettuare una visita guidata. Info: 0872/50357 – 338/5728304. Il bosco è costituito da una serie di terrazzi fluviali progressivamente decrescenti. Il primo è quello su cui sorge la casa colonica ed è quello in cui si è disboscato per far posto alle coltivazioni, è anche il più esteso e copre tutta la vallata del Sinello. Il secondo, ad un dislivello di circa 7 metri, è quello che ospita l'attuale bosco residuo, in inverno ed in primavera spesso è allagato e vi si formano delle pozzanghere, mentre nei mesi più caldi dell'anno il terreno è completamente asciutto. Il successivo terrazzo è quello in cui il Sinello, quando è in piena, scorre ed ospita una vegetazione molto eterogenea. Un metro più sotto si trova l'ultimo terrazzo costituito dal letto del fiume costituito da materiale calcareo e ghiaia. Il clima del bosco è di tipo mediterraneo, la temperatura media in tutto l'anno è di 16°, mentre quella media a luglio è di 25° ed a gennaio di 6°. Le specie arboree più importanti sono presenti nel secondo terrazzo e sono il Cerro, la Farnia, il Carpino bianco e il Frassino. Vi sono esemplari di alberi che arrivano a fiorare i 25 metri d'altezza. All'interno del Bosco ed anche nella parte di fiume che lo attraversa sopravvive un delicato ecosistema, nelle acque del Sinello possiamo trovare Brasche, Ranucoli, Sedano d'acqua, Crescione. Vi sono colonie sommerse di vegetazione che conferiscono alle acque il caratteristico colore verde-azzurro. La fauna della zona è rappresentata dai vari uccelli migratori frequenti nelle zone costiere temperate, da volpi e tassi, oltre che talpe e ricci.
COUNTRY HOUSE POLLUTRI (CH)
Raccolta di poesie in vernacolo di Gabriele Paglione. La raccolta di poesie composta da cinque volumi, scritte dal nostro concittadino Gabriele Paglione con il patrocinio del Comune di Pollutri, è disponibile a tutti gratuitamente presso il Municipio del Comune di Pollutri. Il poeta Gabriele Paglione, nato a Pollutri il 15.04.1939 da genitori abruzzesi, benestanti e di buona famiglia, ha lavorato nella Monti Confezione Spa con sede a Pescara per vari anni, nel Comune di Pollutri come autista scuolabus avendo sempre la stima dai datori di lavoro e dai colleghi, ha coltivato e non ha mai lasciato la coltivazione dei suoi campi abitando nella sua modesta villa nell'aperta campagna a contatto con la meravigliosa natura che lui ama tanto; allevatore di cani da caccia e da compagnia che conserva tutt'ora nel suo cuore. Tra i suoi hobby l'arte di imbalsamare, il ballo, l'allegria e la buona compagnia. Coniugato, con figli in età adulta, Gabriele Paglione è persona, oggi non più inserita nel mondo del lavoro, che ha dedicato la vita intera all'impegno sociale nello sport, nelle attività caritatevoli e di beneficenza, nella letteratura, nelle attività culturali. Nel contempo si è dedicato alla promozione sportiva, indirizzata in particolar modo ai Giovani, nelle disciplina della caccia sportiva e del tiro di precisione, partecipando a tornei di rilevanza regionale e nazionale e conseguendo risultati di rilievo, premi e trofei di ogni sorta . Sport praticati ed insegnati sempre con una particolare attenzione al rispetto della Natura, alla promozione e valorizzazione delle bellezze naturalistiche, al rispetto di tutto ciò che è Vita. In età più matura ed in occasione di una malattia Gabriele Paglione ha scoperto di possedere doti naturali ( la emanazione di un particolare calore dalle mani ) certificate da Illustri Clinici che lo hanno introdotto alla pratica, svolta sempre a fin di bene e senza alcun interesse materiale, della pranoterapia soprattutto in favore delle persone anziane e bisognose che hanno tratto benefìcio e conforto dalle sue cure. Non ha mai smesso, durante la sua vita di coltivare, dalla tenera età, anche la poesia, dando alle stampe, con il patrocinio ufficiale dell'Amministrazione Comunale di Pollutri, ben quattro raccolte intitolate: “Meravigliosa Natura”, “Chiane chiane ci ni jame” ovvero piano piano ce ne andiamo, una terza intitolata “Lu Paradese è vudd” ( Il Paradiso è vuoto ) ed una quarta con il titolo “La Chiamata” in cui , con composizioni in lingua italiana ed in dialetto abruzzese, ha ripercorso il proprio sviluppo umano ed intellettuale, confrontandosi sempre con le cose e gli avvenimenti della vita. L'Ultima opera è intitolata “Il Godimento”, stampata nel 2014 con il contributo della pregiatissima Cantina Sociale Coop. San Nicola di Pollutri. Le pubblicazioni sono state distribuite alle scuole ed offerte gratuitamente alla Cittadinanza per il contributo da esse dato alla conservazione della memoria storica non solo locale e, soprattutto dell'idioma dialettale; sono state inviate alle Comunità Pollutresi ed Abruzzesi all'estero, ad Autorità ed Istituzioni, riscuotendo in tutti casi vasti plausi. Ha sempre partecipato e partecipa ancora a concorsi di poesie indetti da vari paesi anche fuori regione, classificandosi tra i primi posti con coppe, medaglie e diplomi d'onore. In sintesi, una vita intera - quella di Gabriele Paglione - dedicata , sotto varie forme, agli altri senza chiedere nulla in cambio. Una Persona integerrima che gode di stima e benevolenza da tutti.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' POLLUTRI (CH)
L'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci sezione di Pollutri nasce nel 1966 con presidente il Cav. Uff. Fantacuzzi Panfilo. L'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci sezione di Pollutri ha la propria sede presso il Palazzo Municipale dove vi sono raccolte e catalogate numerosissime testimonianze fotografiche della 1° e 2° guerra mondiale di combattenti pollutresi, una mostra fotografica storica aperta al pubblico durante le feste patronali. L'Associazione si adopera di concerto con l'Amministrazione comunale, per l'organizzazione, durante l'anno, di cerimonie commemorative a ricordo dei Caduti di tutte le guerre in occasione della giornata del 4 Novembre (Anniversario della Vittoria, Festa dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate), della Festa di Liberazione del 25 Aprile con la commemorazione dei Caduti di Guerra dei cittadini pollutresi nel giorno della Festa di San Nicola, Santo Patrono di Pollutri, (nella prima domenica di maggio). Partecipa alle cerimonie organizzate da altri enti presso Sacrari militari di tutta Italia. Organizza inoltre gite con visite guidate presso i più importanti Sacrari militari Nazionali al fine di divulgare lo spirito patriottico di sacrificio e l'amor di patria verso l'Italia. Cenni sul Monumento ai Caduti: Il Monumento ai Caduti del Comune di  Pollutri fu uno dei primi Monumenti d’Italia, inaugurato il 19 settembre 1926 alla presenza del Podestà Giuseppe D’Agostino e di S.E. l’On. Prof. Raffaele Paolucci Vice Presidente Della Camera Dei Deputati, Medaglia D’Oro al Valor Militare, Cittadino Onorario di Pollutri. Cittadini caduti o dispersi nel corso della Prima Guerra Mondiale n.64. Cittadini caduti o dispersi nel corso del Secondo Conflitto Mondiale n.24. Anno 1915 – 1918: Nella Guerra contro l'Austria  il popolo di Pollutri diede il massimo contributo per la vittoria e la grandezza d'Italia: sessantaquattro morti, di cui quarantasette sul campo o per gravi ferite; sei morti in prigionia; undici morti per malattia in servizio militare. I soldati di Pollutri meritano sette medaglie d'argento, sei medaglie di bronzo, una promozione per merito di guerra,  un encomio solenne per Decreto Luogotenenziale. Pochissimi altri comuni della Provincia possono paragonarsi a Pollutri per il numero dei decorati in proporzione del numero degli abitanti. Soci Combattenti e Reduci iscritti nell’anno 2014: Fantacuzzi Cav. Uff. Panfilo a Pollutri il 27.12.1920 9° Lancieri Firenze deceduto il 18/04/2014; Di Cintio Alberto nato a Atri il 10.08.1922 Combattente Fanteria; Di Martino Giuseppe nato a Pollutri il 26.02.1920 Combattente Fanteria; Di Carlo Leo nato a Pollutri il 03.03.1919 Sergente maggiore Fanteria; Cicchitti Giuseppe nato a Pollutri il 26.12.1913 Combattente Fanteria deceduto 6 agosto 2014. Il Presidente Provinciale Giuliani Angelo.
RIFUGI E BIVACCHI A POLLUTRI (CH)
Una tradizione secolare, che per due volte all'anno si rinnova. Nel 1703 si hanno le prime notizie sul culto di San Nicola di Bari a Pollutri. Cerchiamo di analizzare come e quando questo culto fu conosciuto dalla nostra popolazione. Nel 1309 come risulta dal "libro dei conti ed esazioni" della Badia di San Barbato di cui ci dà notizia mons. Enrico Carusi, esisteva nella piana di San Nicola adiacente al Sinello, in contrada Ilice, una chiesa dedicata al Santo. Inoltre, da molto tempo esisteva in Pollutri la statua lignea di San Nicola, che secondo il prof. Verlengia (articolo apparso sulla "tribuna di Roma" il 28-9-1938) risale ad un periodo tra la fine del tredicesimo secolo ed i primordi del quattordicesimo secolo. Il culto per San Nicola giunge a Pollutri per vie traverse e non del tutto chiare intorno al XII-XIII secolo. Nel 1087 era in pieno attuo la sortita dei Turchi maomettani verso ovest. Il loro obbiettivo principale era quello di razziare e le più colpite erano le chiese cristiane, ricche di oggetti sacri di indubbio valore. In quello stesso anno, le onde turche giunsero nella Licia, regione della Turchia meridionale, arrivando anche a Mira. Occupata tutta la zona, cominciarono a girare di chiesa in chiesa, prendendo tutto ciò che trovavano. La popolazione di Mira sui monti e nella città rimasero solo quattro monaci, custodi fedelissimi del santuario in cui si conservavano le spoglie mortali di San Nicola, vescovo della città, morto in un sei dicembre tra il 345 ed il 352. Questa volta, tra lo sgomento, di tutto l'Occidente, i Turchi non distrussero la Chiesa nè fecero del male ai monaci e tanto meno alla tomba di San Nicola. Sicchè a Bari, dove la devozione per il Santo era grande ( era ritenuto protettore dei marinai, perchè con un miracolo aveva salvato una nave in una tempesta ), si decise di andare in Turchia a prelevare quelle spoglie per conservarle in un luogo più sicuro. In una giornata di aprile 1087, un veliero da carico con sessantadue uomini a bordo salpò da Bari per Mira, dove si fermò con il pretesto di fare una sosta essendo diretto ad Antiochia per fare un carico di grano. La spedizione era guidata dai sacerdoti Lupo e Grimoldo. Nottetempo, un "commando" di 47 uomini scese a terra e si diresse verso la chiesa ove era custodito il corpo del Santo. Dopo aver immobilizzato i monaci, un marinaio di nome Matteo ruppe a colpi di martello la pietra che copriva il sarcofago, prese con una rete le ossa, le immerse in un liquido misterioso detto "manna" e le diede a Grimaldo che, dopo averle avvolte nel suo saio, le portò sulla nave. Durante il viaggio di ritorno, le ossa, deposte all'interno di una botte, continuarono miracolosamente a trasudare quel liquido. A Bari, poi, i resti del Santo, accolti dalla popolazione in festa, furono deposti nell'attuale basilica di San Nicola. Il significato politico-religioso del trasporto delle spoglie di San Nicola dalla Turchia a Bari fu grande. Infatti, il possedere le reliquie di un santo, venerato da tutto l'Oriente, proprio nel momento in cui andava consolidandosi l'autorità della Chiesa di Roma, significava dare notevole prestigio alla città. Per la cronaca, ricordiamo che la spedizione avente come obbiettivo il prelievo del corpo di San Nicola fu ideata ed organizzata dal monaco benedettino Elia, nominato poi vescovo di Bari. Per quanto riguarda la "manna" , un liquido limpidissimo, oncor oggi si crede trattasi di una secrezione delle ossa del Santo. All'analisi chimica essa risulta acqua purissima ( il che fa decadere tutti i poteri taumaturgici conferitole ) e si suppone, quindi che vicino alla tomba di Mira, che si trovava a qualche metro sotto il livello del mare, vi fosse una sorgente di acqua naturale. Dal 1090 Bari fu meta di numerosissimi pellegrinaggi provenienti da ogni parte d'Europa. A Pollutri, intanto, non si sa come, finì una piccola reliquia di San Nicola che é tutt'ora incastonata in pregiato reliquiario rappresentante un braccio d'argento, per venerare la quale accorrevano a Pollutri numerosi pellegrini da ogni dove. Una leggenda scaturita dalla fantasia popolare narra che alcuni baresi, invidiosi per il gran numero di devoti che accorreva a Pollutri, si appropiarono della reliquia del Santo, che furono poi costretti a riportare indietro perchè, al momento dell'attraversamento, il fiume Sinello si ingrossò a tal punto da farli desistere nell'impresa. Un'altra leggenda narra che ci fu una lotta tra pollutresi e vastesi per la "conquista" della statua lignea del santo le cui origini sono tutt'ora misteriose. Si ignora, infatti, il nome dell'artista che l'ha scolpita e non si capisce bene il perchè la statua sia stata portata nella chiesa parrocchiale di Pollutri anzichè in quella dedicata al Santo che esisteva in contrada Ilice, nei pressi del Sinello.
Una tradizione secolare, che per due volte all'anno si rinnova. Nel 1703 si hanno le prime notizie sul culto di San Nicola di Bari a Pollutri. Gli storici abruzzesi Diego Marciano e Luigi Anelli rispettivamente in una "Cronaca" ed in "Ricordi di storia vastese", scrivono sui festeggiamenti in onore di San Nicola che la festa era fissata per il sei dicembre. Ma, in questo giorno, si svolgeva in forma ridotta perchè spesso le avverse condizioni atmosferiche impedivano a buona parte dei pellegrini di recarsi nel centro. Per questo motivo venne posticipata alla prima domenica di maggio. I festeggiamenti di maggio e dicembre venivano organizzati da una apposita commissione di "deputati", che, tra i propri compiti, aveva anche quello di dare ospitalità ai pellegrini, che numerosi raggiungevano Pollutri e che non sempre sapevano ricambiare l'ospitalità loro offerta. Diego Marciano ricordando la festa in onore di San Nicola del cinque maggio 1703, così scrive: < ... é solita andare la gente del Vasto a San Nicolò a Pollutri, e così per la troppa birba che facevano alla tavola, lo signoe arciprete non volse dar riposo a nessuno per dormire, essendo che tutti gli tiravano le fave, e così la gente sfasciarono le porte della chiesa >. Durante i festeggiamenti di dicembre si distribuiscono fave, pane e vino ai fedeli. Le fave vengono cotte all'aperto la sera del cinque, vigilia della festa, in nove grandi calderoni: una bella disputata sorge tra gli "attizzatori " per far bollire per prima la propria caldaia. Non si conoscono le radici di questa tradizione, ma l'ipotesi più probabile narra che San Nicola, durante uno dei suoi molti viaggi in Occidente, passando per la nostra terra durante un periodo di carestia, abbia donato fave alla popolazione per sfamarla. Da qui la consuetudine esistente non solo a Pollutri ma in tutto l'Abruzzo di raccomandare il raccolto delle fave a San Nicola. Secondo altri, però, sarebbe stato un provvidenziale raccolto di fave a salvare la popolazione dalla carestia. Lo storico Marciano ci narra che una settimana prima della festa di dicembre, un lungo corteo di cavalli portava al mulino altrettanti sacchi di grano. Con la farina ricavata, oltre al tradizionale pane, venivano confezionate le "pupatte" che portavano impresse il l'immagine del Santo, riprodotta con delle tavolette incise dagli stessi mugnai secondo una primitiva xilografia. A maggio, invece, venivano distribuiti i cosidetti taralli, pagnotte di pane di forma circolare. L'acquisto della statua argentea di San Nicola, avvenuto grazie alla generosità dei fedeli pollutresi, risale al XVIII secolo. Il prof. Verlengia, critico d'arte già menzionato, così la descrive: < Il Santo, di grandezza pressochè naturale, é rappresentato per metà figura di fronte, in atto di benedire con la destra e di sostenere con la sinistra il pastorale. La posa é viva, movimentata, scattante, nel gesto della benedizione fraterna: la plastica é sciolta, la struttura é solida e calcolata. Nell'insieme come opera d'arte é riferito al secolo diciottesimo, benchè le forme presentino reminiscenze del secolo precedente >. La statua, sempre secondo il Verlegia, sarebbe opera di un ignoto artista veneziano. Essa presenta nei lineamenti del volto, delle analogie con le opere del Veronese, del Padovanino, del Moretto da Brescia, ma nella composizione del busto e del piedistallo é molto simile alla statua di San Matteo Evangelista di Montenero di Bisaccia, di fattura indubbiamente napoletana. La statua é marcata NAP - 785 - EDGC.
Maria donna della Carità, questo il tema del Pellegrinaggio Mariano partito oggi pomeriggio da Pollutri verso il Santuario della Madonna dei Miracoli a Casalbordino. Come di consueto, tantissimi i fedeli che sono intervenuti alla lunga marcia che ha registrato la partecipazione di monsignor Bruno Forte, arcivescovo della diocesi di Chieti Vasto, che ha presenziato anche alla successiva messa presso il sagrato della Basilica. Presenti il priore don Paolo Lemme e molti parroci della stessa diocesi. Tra le autorità civili, il sindaco di Pollutri Antonio Di Pietro, il sindaco di Casalbordino Filippo Marinucci, il sindaco di Villalfonsina Mimmo Budano e il vicesindaco di Scerni Antonello Marcucci. A supporto della manifestazione e per garantire la sicurezza della processione, i carabinieri, la polizia locale, la protezione civile e la Croce Rossa.
Pollutri, la carità di San Nicola nel tradizionale lancio di taralli. Questa mattina si è rinnovato il seguitissimo appuntamento. Come da tradizione, si è rinnovato nella tarda mattinata di oggi il sentito rito del lancio dei taralli, a Pollutri, nell'ambito dei festeggiamenti in onore di San Nicola. Nel comitato organizzatore di quest'anno, i fedeli classe 1966 che si sono adoperati per la riuscita della manifestazione. Ben 17mila, non tutti lanciati, i taralli preparati per l'occasione. Dalla Casa di San Nicola, come ogni anno il corteo si è mosso verso l'antico palazzo di corso Giovanni Paolo II, dal primo piano del quale i volontari hanno lanciato i taralli ai tanti cittadini accorsi per l'evento. Il breve tragitto del corteo è stato accompagnato dal complesso bandistico della Città di Martina Franca, che allieterà anche la serata, dopo la Santa Messa delle 18 e la successiva processione. Per domani, invece, in mattinata è prevista l'esibizione del complesso bandistico della Città di Chieti, mentre in serata concerto di Fiordaliso. Per domenica, invece, previsto il concerto di Alexia.
Le fave di San Nicola: "Simbolo . della carità cristiana". Ieri il tradizionale appuntamento a Pollutri (Ch) Come di consueto, grande folla al tradizionale appuntamento con Le fave di San Nicola, a Pollutri. Grandi e piccini hanno ammirato la cottura delle fave all'interno dei grandi calderoni, direttamente in piazza, uno spettacolo suggestivo agevolato da una serata dal clima favorevole. Dopo la benedizione dei calderoni e il tradizionale appuntamento della salatura, distrubuzione del "piatto povero" presso la Casa di San Nicola. Un piatto, come ricordato dal parroco don Giuliano Manzi, che rappresenta il valore della carità cristiana espressa da San Nicola. Presente all'evento, il sindaco Antonio Di Pietro, soddisfatto per la massiccia presenza di pubblico anche per l'edizione 2016 e soprattutto per il coinvolgimento della cittadinanza in un evento che vede la partecipazione volontaria di grandi e piccini: "È sempre una gioia vedere nonni e nipotini insieme affaccendarsi per la preparazione dei fuochi per una manifestazione che unisce la comunità".
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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