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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Pizzoli

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI PIZZOLI (AQ)
 
Ospitalità nel Paese di PIZZOLI (Aq) (m. 740 s.l.m.)
     
  CAP: 67017  - 0862 -  0862.977506 - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI PIZZOLI 086.975591   086.977997       0862.975532  P. IVA: 80007080668
Raggiungere Pizzoli:(Stazione L'Aquila a 13 km.)  (Uscita L'Aquila Ovest) -Aeroporto d'Abruzzo a 110 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI PIZZOLI (AQ)
Il clima di Pizzoli è tipicamente continentale con forti escursioni termiche giornaliere e annuali e con il tipico fenomeno dell'inversione termica tra fondovalle e fascia montana durante le ore notturne. La stagione più piovosa è l'autunno seguita dalla primavera e dall'inverno. La neve d'inverno compare frequentemente nella fascia montana, meno frequentemente e con accumoli inferiori nel fondovalle. L'estate è la stagione secca e calda. Pizzoli, situato ad un'altitudine di 740 m s.l.m., conta 4074 residenti, ma ha una popolazione attuale, comprensiva di domiciliati e studenti, superiore ai 7.000 abitanti, presentandosi come il comune più popoloso dell'alto Aterno ed il secondo (dopo il capoluogo L'Aquila) dell'intera conca aquilana. La cittadina è formata per lo più da un unico complesso abitativo con le uniche due frazioni, Cermone e Cavallari, poste a sud dell'abitato, in corrispondenza del confine comunale con L'Aquila; con il nome Marruci si indica invece una località della stessa Pizzoli comprendente diverse contrade. Il terremoto a Pizzoli del 1703 e del 2009: Nel 1703 Pizzoli venne quasi completamente rasa al suolo dal grande terremoto che fece numerose vittime e che distrusse anche la vicina città dell'Aquila. Il paese venne colpito anche dal sisma del 2009 e risultò epicentro di una delle maggiori scosse di assestamento, di magnitudo 5.0 e verificatasi lo stesso giorno del main shock (il 6 aprile 2009). La Grande Aquila (1927) e riappropriazione dello status di comune: Il 29 luglio 1927 il territorio del comune di Pizzoli fu ridotto per la perdita di San Vittorino annesso al comune di Aquila degli Abruzzi (L'Aquila dal 1939). Trattasi del Regio Decreto legge del 29 luglio 1927 (anno V era fascista) numero 1564 che prevede la soppressione e l'annessione al comune di Aquila degli Abruzzi dei comuni di Arischia, Bagno, Camarda, Lucoli, Paganica, Preturo, Roio, Sassa, nonché la frazione di San Vittorino del comune di Pizzoli. Nel 1947 Lucoli dopo essere stato per 20 anni una frazione dell'Aquila fu il solo a riuscire a ritornare comune autonomo a differenza degli altri 7 comuni soppressi. Monumenti e luoghi d'interesse a Pizzoli: Per la sua vicinanza strategica all'Aquila, Pizzoli fu spesso sede di acquartieramenti militari; vi si stanziarono spesso truppe di passaggio come quelle francesi nell'Ottocento e quelle tedesche nell'ultima guerra. Circa il 50% del territorio comunale di Pizzoli fa oggi parte del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. I principali monumenti del paese sono: Castello Dragonetti de Torres: fortezza fatta costruire nel XVII secolo dai marchesi Dragonetti de Torres su progetto di Pietro Larbitro. Si tratta di un edificio a pianta quadrata e torrette angolari, addossato ad una preesistente torre pentagonale del XII secolo; per la sua realizzazione vennero demolite parte delle mura che circondavano la torre. Durante la seconda guerra mondiale l castello ospitò le truppe tedesche. Chiesa del Castello o della Santissima Croce: edificio a pianta ottagonale fatto costruire dai marchesi Dragonetti de Torres nella prima metà del XVII secolo a conclusione della Via Crucis. Dalla chiesa si ha una vista notevole del castello e di tutta la vallata. Chiesa di San Lorenzo: chiesa di Marruci legata alla figura di Sant'Equizio e caratterizzata da una torre campanaria realizzata con conci di epoca romana. Chiesa di Santo Stefano a Monte: edificio risalente al XIII-XIV secolo caratterizzato da affreschi e altari del XVI secolo[6]. Infrastrutture e trasporti per raggiungere Pizzoli: Pizzoli dispone di due uscite sulla strada statale 260 Picente, rispettivamente ad est e ad ovest del paese. Un'altra uscita è localizzata nei pressi di un'area commerciale e industriale sempre all'interno del territorio comunale. La statale 260, che ha origine nella località Cermone, al confine tra i territori di Pizzoli e L'Aquila, consente un veloce collegamento con il capoluogo e con gli altri centri dell'alta valle dell'Aterno. L'autostrada A24 (Roma-L'Aquila-Teramo) dista circa 10 km. Il paese di Pizzoli disponeva, sino al 1935 di una stazione ferroviaria sulla linea L'Aquila-Capitignano, poi dismessa; attualmente la stazione ferroviaria più vicina è quella di Sassa-Tornimparte sulla linea Terni-Sulmona. Nei pressi del paese (nella frazione aquilana di Preturo) è, inoltre, l'aeroporto dei Parchi. Da L'Aquila è attivo nei giorni feriali un servizio di trasporto pubblico locale bidirezionale tramite corriere ARPA.
RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE PIZZOLI (AQ)
Pizzoli (Aq). Amiternum era un'antica città italica fondata dai Sabini, le cui rovine sorgono nei pressi di San Vittorino, a circa 11 km a nord dell'Aquila. Oggi è possibile vedere solamente un teatro, un anfiteatro e la pianta di una domus, che costituiscono il sito archeologico principale di epoca romana,[2] ma altre importanti testimonianze, tra cui una villa d'epoca romana, sono state rinvenute recentemente nell'area circostante, nei pressi di Coppito e Pizzoli. La città ha dato i natali ad uno dei maggiori storici romani, Sallustio ed è stata sede di diocesi insieme alle vicine città di Forcona e Pitinum. Pur essendo sopravvissuta alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, Amiternum visse un periodo di grande decadenza fino a scomparire completamente nel X secolo. Il suo nome ha dato vita nei tempi a seguire prima al contado Amiternino, come generica indicazione dell'attuale Conca aquilana, fino all'attuale Comunità montana Amiternina e alla Strada provinciale 1 Amiternina. La città di Amiternum (da amnis (intorno) e Aternum, sui lati del fiume Aterno), da non confondersi con la contemporanea Amiternum sannita, precede di molto l'epoca romana e fu una delle più importanti città sabine. Secondo Marco Porcio Catone è proprio da un villaggio nelle vicinanze di Amiternum, Testruna, che trae le sue origini il popolo dei Sabini. L'antico centro italico si sviluppava sui lati del colle oggi chiamato San Vittorino ed era un importante centro di scambi tra il Tirreno e l'Adriatico. Gli amiternini vinsero una guerra contro gli aborigeni al tempo di Romolo (fine dell'VIII secolo a.C.), conquistando le loro città più importanti, Lista e Cutiliae, in un attacco notturno[8] e furono la popolazione che dominò l'alta valle dell'Aterno fino al VI secolo a.C. Periodo romano: Nel 290 a.C., durante la loro espansione nell'Italia centro-meridionale, i romani, guidati dal console Manio Curio Dentato, conquistarono l'intero territorio dei sabina, compresa Amiternum. In quell'anno la città ricevette la cittadinanza sine suffragio, cioè senza diritto di voto, e nel 268 a.C. gli fu concessa la cittadinanza ottimo iure, che dava la possibilità agli amiternini di contare politicamente in tutto lo stato. La città divenne quindi una praefectura e, sotto il dominio di Roma, l'Amiternum sabina venne abbandonata per dare origini ad un nuovo centro poco più a valle. La città crebbe e diventò un grande centro urbano contando, nei periodi di massima espansione, una popolazione di decine di migliaia di abitanti. Durante la guerra sociale e le guerre civili del I secolo a.C., però, si spopolò notevomente, riuscendo però a uscire da questa crisi. In età augustea era ancora abitata dai sabini e proprio in quel periodo venne promossa a municipium. La città era inoltre un importante nodo stradale: situata lungo l'antica Via Cecilia che arrivava fino ad Hatria, da essa partivano inoltre la Via Claudia Nova e due diramazioni della Via Salaria. Per almeno quattro secoli, Amiternum ha rivestito il ruolo di centro del potere, continuando a svilupparsi in maniera marcata, e vi hanno risieduto gli esponenti delle più importanti famiglie di Roma, mentre i normali cittadini vivevano, con ogni probabilità, nelle colline circostanti, le cosiddette Ville di Preturo. Nel III secolo la città era ancora una sede vescovile ma già nel secolo successivo perse questo onore. Nel 346-47 la città fu colpita da un terremoto, ma che probabilmente non causò danni poiché l'epicentro era abbastanza lontano dalla città, e nel corso del IV secolo fu devastata dalla guerra gotica. Amministrazione e famiglie: Quando era una praefectura, Amiternum era sede di un prefetto,[19] assistito da un collegio di otto membri della nobiltà locale, il quale sembra essere antecedente alla conquista romana. Dopo che la città cambiò il suo status in municipium si crearono un collegio di duumviri e decurioni, che si riunivano nella Curia Septimiana Augustea. Era presente anche un'influente classe sacerdotale e dei tresviri augustales, addetti al culto dell'imperatore. Già nel tardo periodo repubblicano si era sviluppata nella città una facoltosa classe dirigente, che comprendeva equites e senatori. Il più famoso esponente di questa classe è il poeta Gaio Sallustio Crispo (nato nell'86 a.C.) ma molte altre famiglie raggiunsero alti gradi dell'amministrazione statale, come gli "Attii", i "Sallii" e i "Vinii". Il declino: L'inizio del declino risale al V secolo quando, ormai caduto l'Impero romano d'Occidente, gli abitanti della città dovettero rifugarsi in luoghi più facilmente difendibili sulle alture: il centro abitato iniziò a spostarsi nell'attuale San Vittorino.[23] Proprio in quegli anni il vescovo della città Quodvultdeus, di origini africane, ristrutturò e potenziò le catacombe realizzando un mausoleo in stile paleocristiano. Tra il VI e il VII secolo la città vide l'inizio di un periodo di destrutturazione, come suggeriscono delle abitazioni di legno nella zona del teatro. Le strutture pubbliche e molte abitazioni vennero smontate al fine di rinforzare le strutture difensive della città e abbondanti porzioni dell'abitato furono abbandonate. Nel Medioevo, fino a circa l'anno 1000, era ancora presente ed ha dato i natali ad una serie di vescovi ma venne successivamente unita alla diocesi di Rieti. La città visse, seppur in maniera evanescente, fino al XIII-XIV secolo, quando perse definitivamente vitalità a causa della fondazione della vicina città dell'Aquila.
CAMPEGGI PIZZOLI (AQ)
L'Amiternum sannita. Esiste un'altra città italica di nome Amiternum, appartenente ai Sanniti, che si trovava a metà strada fra Interamna Lirenas, nei pressi di Casinum, e Atina, in territorio dei Sanniti Pentri e nell'attuale territorio di Sant'Elia Fiumerapido (nell'area fra i fiumi Liri, Rapido e Melfa), dove restano, ancora evidenti, estesi resti di fortificazioni megalitiche poligonali. Nel 293 a.C., durante la terza guerra sannitica, i romani si espandevano nel territorio dei Sanniti: fu in quell'anno che il console Spurio Carvilio Massimo conquistò la città di Amiternum, uccidendo 2800 nemici, facendo 4270 prigionieri e distruggendo la città. L’urbanistica di Amiternum: Come già detto in precedenza, il primo vicus originario da cui si sviluppò la città sorgeva sul colle di San Vittorino e, con ogni probabilità, questo insediamento costituì il primo oppidum romano. Subito dopo la conquista romana, nel IV secolo a.C., la valle dell'Aterno costituiva un centro di passaggio tra il Tirreno e l'Adriatico e il principale asse viario che vi fu costruito è quello intorno al quale sorga la città amiternina. Nel II secolo a.C. la strada fu notevolmente migliorata dal censore Lucio Cecilio Metello e prese quindi il nome di Via Cecilia. La strada inizialmente non passava per il centro della città, ma correva sul fondovalle, e lì incontrava un ramo della Via Salaria, importantissima via di comunicazione nel mondo romano. Nel corso degli anni, in epoca repubblicana, il centro si spostò verso l'Aterno, nell'area dove sono stati riportati alla luce i maggiori resti archeologici, tuttora in attesa di una miglior valorizzazione culturale ed economico-turistica. Conseguentemente allo spostamento della città, nel I secolo a.C. venne approntato un piano urbanistico che ne regolasse lo sviluppo. La prima grande struttura pubblica che venne edificata nella nuova città fu il teatro, databile nell'età Augustea, successivamente, nel I secolo, venne edificato l'anfiteatro e nei due secoli successivi due acquedotti e un edificio termale.[32] Nel 2008, dopo degli studi eseguiti con dei rilevamenti magnetici, è stata scoperta in linea di massima l'organizzazione della città: il teatro si trovava nei limiti settentrionali del centro, che si sviluppa verso nord per altri 50 metri circa, mentre verso sud sono presenti edifici per almeno un chilometro. L'asse nord-sud era la Via Cecilia, bordata nella parte meridionale da piccoli abitazioni e botteghe di dimensioni ridotte. La Cecilia passava ad ovest dell'anfiteatro, dove è stata riportata alla luce una parte lastricata, e ad est del teatro, attraversando l'Aterno su un ponte i cui resti sono andati distrutti. Dei muri di contenimento delle acque fluviali sono ancora visibili e ciò fa pensare che il corso del fiume non sia cambiato. La città aveva un piano ortogonale ed erano presenti molte strade perpendicolari all'asse principale nella parte meridionale. Ad est dell'anfiteatro, sulla Cecilia, era situato un tempio di 50x40 metri circa, a nord di questo un'ampia area termale e a sud un'area densamente edificata, probabilmente un mercato. A sud dell'anfiteatro erano presenti un altro piccolo tempio, dei giardini e un grande edificio domestico; subito a nord del fiume c'era probabilmente il Foro e nella sua parte occidentale era presente una basilica o un sacellum e subito a nord di queste un ampio complesso commerciale. A nord del Foro, vicino al teatro, l'acquedotto entrava in città e a sud- est del teatro c'era una serie di grandi domus. I resti archeologici di Amiternum. I resti dell'Amiternum sabina sono diversi e ben conservati, situati in località San Vittorino, vicino L'Aquila. Tra i più interessanti vi sono l'anfiteatro, il teatro di età augustea ed una villa di tarda età imperiale, con mosaici e affreschi. Vi sono inoltre resti di terme e di un acquedotto risalenti anch'essi all'età di Augusto. Diverse sono poi le epigrafi ed il materiale scultoreo ed architettonico rinvenuto nell'area e conservato in strutture del circondario, soprattutto nel Museo nazionale d'Abruzzo e nel Museo archeologico dell'Aquila, tra cui va ricordato la statua cosiddetta del Signore di Amiternum esposta durante il summit dei G8 del 2009. Nei pressi dell'area archeologica, vicino l'abitato di San Vittorino, si possono poi visitare le catacombe paleocristiane, presenti nel sottosuolo della chiesa di San Michele Arcangelo. Resti di possenti mura poligonali dell'Amiternum sannita si trovano, a loro volta invece, sui colli prospicienti il Monte Cifalco, nella valle del fiume Rapido, non distante dalla città di Cassino (l'antica Casinum dei romani). Anfiteatro romano di Amiternum modifica: Sulla Via Amiternina sorgono i resti dell'anfiteatro di Amiternum, una struttura risalente al I secolo d.C. in grado di contenere fino a 6000 persone. Le prime indagini archeologiche che l'hanno riportato alla luce risalgono al 1880, mentre i moderni lavori di consolidamento e restauro sono cominciati nel 1996 per mano della Soprintendenza. Dalla caratteristica forma a ellisse, era quasi interamente circondato da gradinate, oggi scomparse. La struttura prevedeva 48 arcate su due piani ed era rivestita completamente in laterizio. Adiacenti all'anfiteatro son i resti di una villa a carattere e funzione pubblica con corte centrale e porticato, di cui rimane qualche debole traccia. Teatro romano di Amiternum: Più a nord dell'anfiteatro, ai piedi del colle di San Vittorino è invece il teatro, probabilmente risalente all'età augustea e rinvenuto nel 1878. La struttura, ricavata sul pendio della collina e caratterizzata da una notevole acustica, era costituita da una gigantesca gradinata circolare, la cavea, di 80 metri di diamentro disposta su due livelli. Il teatro era costituito da blocchi di pietra squadrati e poteva ospitare circa 2000 persone. Abbandonato dopo il IV secolo d.C. venne successivamente utilizzato con funzione di necropoli.
VILLAGGI TURISTICI PIZZOLI (AQ)
Il Territorio di Pizzoli e le Origini. Nell’alta Valle Aterno, a nord-ovest dell’Aquila c’è Pizzoli: un ridente e turistico paese di Montagna, situato a 740 s.l.m. dove attualmente risiedono circa 3.300 abitanti. Le origini del Paese sono antiche; sorge infatti vicino ai resti della antica città romana di Amiternum e probabilmente ne era un sobborgo, come hanno dimostrato molte scoperte epigrafe. Da sempre, per le sue caratteristiche geo-morfologiche, il nostro territorio è stato considerato terra di confine. Prima come terra di migrazioni delle popolazioni picene poi in epoca pre-romana divenne terra di confine tra i Sabini e i Vestini; seguì le sorti della città di Amiternum identificata in epoca augustea come IV Regio "Sabina e Sannio", sede di Prefettura. Sul suo territorio si distribuirono molti vici (e ville) che dopo la decadenza romana e per tutto l'alto medioevo subirono un progressivo abbandono. In questo periodo fece parte del patrimonio dell'Abbazia di Farfa e delle diocesi prima Amiternina poi Reatina. Tra i centri abitati si ha notizia nel VI secolo, in località San Lorenzo, intorno alla personalità di Sant'Equizio di una comunità premonastico che si consolidò in nucleo abitato nonostante le incursioni saracene e la dominazione Longobarda. Nel 1185 “Castrum Piczolum" appartenne a Vetulo Gentile, insieme a San Vittorino e Rocca di Corno. Nel Medio Evo, Pizzoli (Castrum Piczoli), castello del Contado dell'Aquila, ha partecipato  alla fondazione della città dell’Aquila ed in particolare al quartiere di San Pietro costruendo nel tempo la Chiesa di San Lorenzo. Quando all’inizio del XVI secolo L'Aquila si ribellò a Carlo V, Pizzoli, su ordine del re, venne messa sotto il controllo di Francesco Aldana (1533) e più tardi di Giovanni De Felicis, successivamente di Pietro Gonzales, di Alfonso Basurto, e di Dianora di Nocera che, nel 1575, lo vendette a Ferrante de Torres, i cui discendenti lo tennero finché il feudalesimo fu abolito nel 1809. L'episodio più calamitoso fu il terremoto del 1703: il suo patrimonio edilizio fu quasi completamente raso al suolo (anche perché era composto da edilizia povera e di poca consistenza), vi perirono molti dei suoi abitanti, sin aprirono tre fenditure nel terreno.Per la sua vicinanza all'Aquila vi si stanziarono da sempre truppe di passaggio non ultimi i Francesi nell'Ottocento ed i Tedeschi nell'ultima guerra (stanziarono il loro comando nel castello De Torres). Oggi il 50% del territorio comunale di Pizzoli fa parte del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ed appartiene allaComunità Montana "Amiternina". Il Comune di Pizzoli, comprende l’abitato propriamente detto con i seguenti rioni: Villa Re (Caerè), Villa Perilli (Caepiriglju), Villa Toppo (Caetoppu), Villa Ospedale (La Illa), Castellina (Castillina), Villa S.Pietro (Santu Petri) e Villa Mazza (Caemazza); Marruci, anch’esso con i suoi rioni (Vallicella, Colle, Santa Maria, Frattale, Collemusino, San Lorenzo); Cavallari e Cermone. Storia, Arte, Cultura di Pizzoli: Il Comune  di Pizzoli, è situato a Nord Ovest rispetto alla città dell'Aquila, all'inizio dell'Alta Valle dell'Aterno. Dista dal capoluogo di Regione circa 15 km, è situato a 740 m. s.l.m., fa parte della Comunità Montana Amiternina zona "A". La sua estensione territoriale è pari a 56,11 kmq, le strade urbane si estendono per 50 km, le strade extra urbane per 40 km e le strade vicinali per circa 60 km. E' uno dei comuni che continua ad avere un congruo sviluppo edilizio. Confina con i comuni di Barete, Montereale, Capitignano e L'Aquila. Fino agli anni trenta del secolo scorso nel suo territorio era compreso anche il paesino di San Vittorino col teatro. Alla data del 31 dicembre 2004 la sua popolazione era di 3.300 unità per cui risulta, ad oggi, il Comune più popolato del circondario; per circa il 50% del territorio ricade nel Parco Nazionale "Gran Sasso-Monti della Laga" di recente istituzione. Il paesaggio ha una conformazione prevalentemente montana con monti aspri per lo più composti  da pareti calcare dove alla vegetazione originaria, fatta di querceti e faggeti, si è aggiunta negli anni '40 e '90 vasti rimboscamenti a pino nero. Lungo tutto il territorio vi sono molte zone panoramiche e di grande pregio paesaggistico. Poi il paesaggio degrada  verso la pianura della conca aquilana (sud-est) e l'alveo del fiume Aterno che da Aringo va verso Popoli. Su questo si costruirono, in passato,  alcuni mulini (tra cui quello ancora funzionante in prossimità di Santa Maria delle Fornaci).
AFFITTACAMERE PIZZOLI (AQ)
AFFITTACAMERE CASA DELLE TRADIZIONI
Via Del Fornaio, 7 - 67017 Pizzoli (Aq)
tel. 0862 975036 / mobile 335 222479 - fax 0862 976940
BED & BREAKFAST PIZZOLI (AQ)
BED & BREAKFAST LA MIMOSA
Via Sallustio, 16/c - 67017 Pizzoli (Aq)
tel. 0862 314101 - mobile 328 13370249
BED & BREAKFAST THE EAGLE'S NEST
Via De Amicis, 55 - 67017 Pizzoli (Aq)
tel. 0862 975008
CASE PER VACANZA PIZZOLI (AQ)
Tra le emergenze storico-artistiche a Pizzoli si segnalano: Castello Dragonetti De Torres - Costruzione seicentesca a pianta quadrata e torrette angolari addossata ad una torre pentagonale del XII secolo. E' stato progettato dall'Architetto e scultore Pietro Larbitro. Per costruirlo i De Torres fecero demolire gran parte delle mura che circondavano la torre Medioevale usato all'epoca come rimessa per il bestiame. Caratteristiche sono le sue torrette di avvistamento (o casematte di tiro rifatte nell'Ottocento) che hanno conferito al manufatto una certa severità e la denominazione di castello; l'altro elemento architettonico notevole è la scala di entrata col portale principale legato con elementi decorativi alla finestra balconata del piano nobile, elementi tipici delle ville cinquecentesche romane. Chiesa di S.Stefano a Monte (sec. XIII-XIV) con bella facciata in pietra restaurata intorno al intorno al 1960  e gli affreschi dei secoli XV- XVI. La chiesa si trova nelle vicinanze del castello. Chiesa della Immacolata detta della Madonnella a pianta ottagonale irregolare è della seconda metà del XVII sec. sul tipo di Chieti, Giulianova, ecc., si trova nelle vicinanze della piazza del Comune ed è stata restaurata nel 2005. Chiesa della Madonna del Carmine ex San Pietro e Paolo sita in località Villa S.Pietro. All'interno, sull'altare maggiore, affresco della fine del '500. Chiesa di S.Matteo, in contrada Villa Re. Chiesa cimiteriale, ottocentesca. Chiesa del Castello, o della SS Croce pianta ottagonale edificata dai De Torres-Dragonetti nella prima metà del '600 e meta di un percorso con stazioni della via crucis. Chiesa di S.Lorenzo In località Marruci nella frazione di San Lorenzo troviamo l'antica chiesa parrocchiale intitolata al martire Lorenzo, costruita sui resti del monastero Equiziano e quindi inizialmente conventuale. Con vari elementi cinquecenteschi (finestra absidale datata 1545),portale settecentesco, fu restaurata nel 1703.   All'interno affreschi tra cui un Calvario di Perrozzo da Teramo e tre croci processionali. Cripta Equiziana, dove riposarono le spoglie di Sant'Equizio. Chiesa di Santa Maria ad triticum in località S.Maria di Marruci. Chiesa S.Antonio Abate in località Vallicella di Marruci, con residui di affreschi del XVI sec e sede della famosa festa popolare di Sant'Antonio Abate. Chiesa di S.Silvestro in località di Marruci. Chiesa dei Santi Martiri Proto e Giacinto (XII sec.) a Cavallari. Chiesa di S. Pietro in località Villa S. Pietro. Si segnalano, altresì, i seguenti Palazzi presenti a Pizzoli:  - Palazzo Mascetti, barocco. Il Palazzo, settecentesco, presenta un prospetto significativo ed autonomo. Esso si sviluppa su due piani  e presenta una pianta piuttosto  regolare su due "affacci" su quelle che si possono indicare come alcune delle vie caratteristiche del vecchio centro di Pizzoli. La facciata principale si arricchisce di un monumentale ed elaborato frontale. Il vano, con arco a pieno sesto, è commentato da una larga e sporgente incorniciatura. A questa mostra si sovrappongono e si fondono, in un'unica armonica composizione, le grandi mensolature  del balcone. La ringhiera è del tipo panciuto e costituisce un pregevole esempio di ferro battuto settecentesco. Il piano terreno risulta forato solo da questo portale e da piccole finestre, poste bene in alto con cornici estremamente semplici. Al piano nobile, altissimo, le finestre si sviluppano in proporzione, incorniciate da lisce mostre con architrave e conchiglia centrale. Una rilevata cornice marca i piani e risalta di più sulle possenti fasce in pietra a vista degli angolari. I risvolti a valle dell’edificio hanno la solita cantonata in pietra e finestre con incorniciature simili  a quelle di facciata. Un cornicione di coronamento decorato in maniera elegante dona una grazia composta  all’equilibrato sistema di luci sulle facciate. Dal portale principale si accede ai vani di abitazione che recano ancora segni del primitivo splendore: gli infissi lignei, i saloni con le volte ornate, le incorniciature delle porte interne,tutto contribuisce a impreziosire l’ambiente. Integro nelle sue caratteristiche si presenta il salone al piano nobile dove è stata applicata una decorazione a tempra sul soffitto. Il Palazzo, di notevoli dimensioni, presenta un’armonia generale  notevole soprattutto per il garbato accostarsi e fondersi degli apporti decorativi. E’ per questo motivo che si ritiene opportuno sottoporre al Superiore ministero la proposta di vincolo a tutto il corpo di fabbrica dell’immobile in oggetto. - Palazzo Cappelli-Zecca, barocco; - Villa Giorgi, della fine dell'800, con rarissimo esempio di giardino abruzzese a parterre; - Torre Medioevale ora nel Palazzo Dragonetti - De Torres; - Fontana in Contrada Villa Re degli inizi del '900. Pizzoli è la tappa ideale per trascorre piacevoli vacanze all’insegna della natura, dello sport e della cultura, da Pizzoli infatti si possono raggiungere facilmente ed in pochi minuti, interessanti luoghi turistici, fra cui si segnalano il Lago di Campotosto e la bellissima Valle del Chiarino; inoltre la città dell’Aquila con le sue novantanove Piazze, Chiese e Fontane, i bellissimi Campi da Sci di Campo Felice e di Campo Imperatore, Ovindoli ecc.
APPARTAMENTI PER VACANZA PIZZOLI (AQ)
Il territorio di Pizzoli (Aq) Il comune di Pizzoli ricade nel Parco Nazionale “Gran Sasso – Monti della Laga”. Il Parco, istituito nel 1991, si estende per 148.935 ettari sul territorio di 44 comuni divisi tra le province di L'Aquila, Teramo, Pescara, Ascoli Piceno e Rieti. Al suo interno ricadono completamente le catene montuose del Gran Sasso e dei Monti della Laga. La struttura principale e’ costituita da una lunga dorsale che si estende dal Passo delle Capannelle al Vado del Sole, con due catene parallele sulle quali si trovano le vette principali.  La catena piu’ alta segue la linea della costa adriatica fino al valico di Forca di Penne. Comprende le vette del Corno Grande (2912 m), del monte Prena (2561 m), Camicia (2570 m) dove si trova la risorgenza più elevata dell'Appennino, la Fonte Grotta, con interessanti concrezioni nelle piccole pozze d'acqua limpida e gelida, Pizzo Intermesoli (2646 m) e il Corno Piccolo (2655 m). L'altra catena, spostata ad Occidente, e’ costituita dai monti S. Franco (2132 m), Portella (2388 m), Scindarella (2233 m) e Bolza (1904 m). Dopo il ghiacciaio del Calderone le due dorsali si allontanano e danno spazio all'altopiano carsico di Campo Imperatore. Il territorio montano di Pizzoli:  Ad est della catena del Gran Sasso, si estende il massiccio di Aielli, piuttosto modesto per elevazione e grandezza, il quale pur dipendendo ortograficamente dalla catena principale, può a ben ragione essere considerato un sottogruppo dotato di autonomia. Si tratta di una serie di rilievi che si innalzano fra la valle del fiume Aterno, a sud, e la valle di Faschiano, sua tributaria, percorsa dal torrente Mozzano, a nord. Il settore di competenza di Pizzoli del massiccio di Aielli va dal valico delle Capannelle alla Croce d’Aielli, a parte un breve tratto appartenente al comune di Barete. Dal valico, il crinale si alza con la cima della sèrra (1523), ilcolle degli strascìni (1505), il colle marchindòni (1483), il còlle pìccolo (1513), il còlle ella màcchia (1526), il più alto della catena, ed il còlle rànne (1531), quest’ultimo di Barete. Oltre l’importante fòrca càrrara (1385), che agevola la comunicazione fra Pizzoli e la valle di Faschiano, la montagna si alza ancora con la cima delle tre tùrri (1493). Questo tratto della catena spartiacque è delimitato a sud dalle regioni di Recchiuti e di Aielli, formanti un vasto altopiano coltivato, dal quale ha origine la vàlle egliu pàgu. Compreso fra la vàlle egliu pàgu e la màlle òneca di Barete è l’imponente mole di mònde màrine (1465m), la montagna che domina l’abitato di Pizzoli,  culminante con un piccolo altipiano contiguo alla piana di Recchiuti. Il Monte Marine: Ad ovest della Valle del Pago, si estende il largo crinale di mònde màrine, culminante con un altopiano (1491 m) che incombe sugli abitati di Pizzoli e Barete. Il vecchio sentiero che saliva questo monte partiva da Villa Re, uno dei rioni di Pizzoli, rimontando il ripido colle - ora rimboschito con pini - di castégliu vécchju. Il nome del costone (castello vecchio) indica che in passato doveva sorgere qui una rocca di epoca altomedievale, che costituiva l’incastellamento delle ville sparse di Pizzoli. Infatti, sulla cima di detto colle (1105 m) si trovano dei ruderi. Il monte Marine è raggiungibile anche dal sentiero CAI N° 22 che parte dall’ abitato di Vallicella (825 m) oltre il quale diventa mulattiera e porta ad un pianoro a m 850. Attraversandolo in direzione N tenendosi prima vicino al fiume di sabbia che scende dal F.sso dell’ìndice poi, spostandosi a destra si entra nel Fosso, superare due briglie e seguendo una marcata traccia si supera un boschetto e si arriva ad un panoramico terrazzino (970 m). Qui si prende il marcato sentiero che in lievissima salita porta ad un tornante (1138 m), sostenuto da un muro a secco, della mulattiera proveniente dalla cava di sabbia delle Case Mazza. Da questo tornante in poi si segue tale mulattiera fino alla testata del F.sso del’ìndice dove c’è un abbeveratoio semidiruto (1324 m). Attraversata la strada sovrastante, si risale il prato che si ha di fronte fino a trovare un sentiero che costeggia in direzione SW una valletta che porta ad un primo pianoro con alcuni pini. Qui si percorre la lunga valle che si estende sotto le pendici sudorientali di Colle Recchiuti fin quasi alla fine (1350 m).  Si entra così in un ultimo grande pianoro, anche questo con qualche rado giovane pino. Attraversandolo si giunge  ad un ampio e ondulato altipiano di M. Marine, se ne raggiunge il punto più elevato (1460 m) che consente di osservare un vasto panorama. Oltre alla suggestiva visione della rocciosa e affilata crestina che incombe su Barete e sui pittoreschi valloni del Buco e di S. Stefano, alle cui pendici si estende Pizzoli, il panorama è interessante soprattutto verso SW dove lo sguardo spazia sulla Valle dell’Aterno e sui paesi del Contado Amiternino. La regione di Recchiuti: Il villaggio pastorale di Recchiuti, posto in una conca fra l'altopiano di Monte Marine ed il crinale della Faeta, è oggi raggiunto da una carrereccia che parte dall'abitato di Villa Mazza, poco a monte (827 m) del nucleo urbano di Pizzoli. La carrareccia, dopo numerosi tornanti in località la jùta, passa sotto la cimata di Monte Marine in località le cèse. Dopo lungo ed accidentato percorso, la strada carrozzabile entra nell’altopiano ricevendo il solco di una vecchia mulattiera - che correva lungo la Valle del Pago - nei pressi di un abbeveratoio a quota 1324 m. Non lontano sono le casette di recchjùti, circondate da altri casali. Da qui si stacca la mulattiera di peschiciarégliu, che aggira da nord le creste sommitali di Monte Marine caratterizzate da numerose cimette, da cui appunto la designazione toponimica. La mulattiera di Peschiciarello va a toccare prima la sorgente dei puzzìgli (1320 m) e poi, quasi ai confini con Barete, quella delle fondanèlle (1375 m). Entrambe sono correttamente riportate sulle carte ufficiali, la prima chiamata i Pozzilli , la seconda le Fontanelle. Fra le due fonti, dal lato nord della mulattiera, si estendono i coltivi della sèrra. Proseguendo oltre le casette, lungo la carrareccia, si perviene nella parte coltivata dell’altopiano di Recchiuti, detta lo piàno egliu mónde, ovvero ‘il piano del monte’, con una locuzione molto diffusa ad indicare un contesto di coltivi situati in ‘montagna’, a monte del paese di Pizzoli.
CASE PER LE FERIE PIZZOLI (AQ)
Il territorio di Pizzoli (Aq) A ovest, a sinistra della strada, i coltivi sono delimitati dai due dossi di còlle murìsci (1336 m), sulla cui sommità è la casétta e màrzu, e di còlle mariàccia (1322 m). A destra della strada si hanno invece le pendici della montagna della Faeta. Si passa dapprima sotto il Colle degli Strascini poi, dopo le casette, si lambisce la foce della vàlle sandostéfano, il cui nome richiama Santo Stefano venerato a Pizzoli. Dopo è la volta del Colle Marchintoni e, al di là di un breve fosso, chiamato V. Marchintoni sulle carte IGM, c'è lo stretto crinale del còlle ella nùce. Ancora oltre, si susseguono tre stretti crinali. Il primo è il còlle salère, dove vi sono delle salere ovvero dei lastroni di pietra sui quali si depositava il sale per le capre e le pecore.  Il secondo crinale è chiamato, come la sua cima più in alto, còlle pìcculu, mentre il terzo è detto còlle egliu cérru, dal fitonimo cerro che può anche presupporre un bosco che non esiste più, tagliato per far posto al pascolo. Su quest’ultimo, transita il confine comunale con Barete. Il territorio montano di Marruci: Il territorio montano di Marruci è antropizzato, in quanto attraversato dalla statale n° 80, con il suo Valico delle Capannelle(corrispondente alla cróce), nonché dalla provinciale del Vasto, dalla recente carrozzabile di Faschiano, e da una ulteriore strada asfaltata che percorre il versante settentrionale della mondàgna de sanfràngu (montagna di San Franco 2132 m). Anche in passato era notevole la frequentazione di questi luoghi: basti pensare alla presenza del castello di Vio, della chiesetta di San Vincenzo, dell'edicola della Madonna della Zecca, nonché dei numerosissimi casali e casette sparsi lungo le vallate e sui pendii, e delle altrettanto numerose sorgenti. Di interesse escursionistico è il rifugio "Antonella Panepucci Alessandrini", a confine col tenimento di Chiarino. Il rifugio fu montato dall’ INSUD  che aveva intenzione negli anni 74-75 di realizzare nel gruppo  S. Franco-Ienca-Valle del Chiarino,  un colossale insediamento turistico che doveva costare 20 miliardi ed occupare 875 ettari di suolo e disboscarne 50, prevedeva la meccanizzazione delle valli dell’inferno e del Paradiso con 7 impianti di risalita per sport invernali, la realizzazione di 2500 posti letto in alberghi. Il villaggio doveva essere raggiunto da una strada di accesso attraverso la valle del Chiarino. Poi la INSUD non ritenne più conveniente l’operazione e il progetto si fermò. La sezione del CAI dell’Aquila acquistò il capannone metallico montato per iniziare i lavori e lo trasformò in rifugio nel 1979 dedicandolo alla giovane alpinista aquilana Antonella Panepucci Alessandrini. Dal Valico delle Capannelle  alla montagna della Serra: La statale n° 80 che sale da Arischia compie una tortuosa traversata del versante meridionale della montagna delle Macchie, superando diversi valloni e costeggiando ampie zone rimboschite a pino. Nei pressi del km 23,400 a quota 1271 (un km prima del Passo delle Capannelle) si imbocca una carrareccia e oltrepassato “l’Acquedotto di Pizzoli”, dopo qualche centinaio di metri il sentiero porta alla Fonte Furapà (1308). Da qui il sentiero inizia a salire fino a quota 1360, si risale un ripido pendio e si giunge alla sommità dove si ammira la sottostante prativa Conca di Valleona. Varcato il Passo del Colle delle Pozze (1473 m), s’incontra una pista che si segue per un tratto. A quota 1500 si raggiunge la cresta della Serra e percorrendo tutto il pianeggiante semicerchio si raggiunge il monte Pago a metri 1521, da qui si  ammira un ampissimo panorama. Il panorama che si ha durante il percorso e dalla cima è amplissimo, si scorgono M. San Franco e Pizzo Cefalone, il Piano di Aielli, M. Marine e M. San Lorenzo , vediamo il lago di Campotosto, i monti della Laga, il Vettore, i Sibillini, il Terminillo, M. Calvo e tutto il gruppo Velino Sirente. La Montagna di San Franco: Per i locali di Marruci, la montagna più elevata del loro territorio, che si eleva fino alla quota di 2132 m, a confine con Arischia, è detta la mondàgna de sanfràngu, ovvero la montagna di “San Franco”, poiché sul suo versante sudorientale, in tenimento di Arischia, si trova il noto eremo di San Franco (di Assergi), ricavato in una grotta, assai frequentato. La cima di San franco è uno straordinario balcone sui vicinissimi Monti della Laga e sul lago di Campotosto. La cresta occidentale della montagna è percorsa dal sentiero CAI n° 12, con partenza dalla statale n° 80 nei pressi del km 26 (Ponte della Lama), in località detta cróce abbìu, cioè “croce ad Vium”, con riferimento al diruto castello di Vio, che si trovava poco a nord, e che concorse alla costruzione della città dell'Aquila, facendo poi perdere le sue tracce.  Dal Ponte della Lama si segue una strada bianca e successivamente una pista che sale a tornanti, si percorre la lunga cresta e si giunge alla cima di M. San Franco. Una panoramica escursione, si ha seguendo la provinciale del Vasto, che si imbocca dalla statale n° 80 non lontano dalla centrale elettrica. In meno di 1 km, lungo la provinciale, si perviene alla chiesetta di San Vincenzo (1455 m). A nord di tale località dominante, si trovano diverse sorgenti.  Lungo la provinciale del Vasto, procedendo da San Vincenzo in direzione est, si giunge in breve ad un ampio spiazzo, che costituisce l'àra degliu spìnu, ovvero una vera e propria aia, per la trebbiatura dei cereali coltivati in loco. Sopra la strada, si estendono le pendici sud occidentali della Montagna di San Franco, conosciute con la locuzione pì mónde. Il paesaggio riposante fà  spazio ad ampi pascoli che la fioritura primaverile riempie di colori.  Ma la via più naturale e frequentata per percorrere il versante settentrionale della Montagna di San Franco è la strada, dapprima asfaltata, poi sterrata, che va al rifugio CAI "Antonella Panepucci Alessandrini".  Poco oltre la cróce abbìu sulla statale n° 80, occorre imboccare una evidente strada sulla destra, toccando in sequenza i ruderi della casétta de minichìgliu (1298 m), e la non potabile fónde masciócco, anche detta di retroàtu (1300 m).
COUNTRY HOUSE PIZZOLI (AQ)
Il territorio di Pizzoli (Aq) Continuando lungo la carrozzabile, che si fa sempre più dissestata, si passa alla base del còlle remmùnnu, così detto perché sgombro dal bosco fino in alto. Si giunge, sempre seguitando lungo la carrozzabile per il rifugio "Panepucci", alla presa di uno degli acquedotti di Marruci, battezzata ufficialmenteF.te Rio del Colle. Quasi ai confini col tenimento di Chiarino, si lasciano sulla destra le dirute casétta de luiggió ecapànna de viòla, delle costruzioni rurali e si perviene in prossimità del colle  dove è l'arèlla de sórge, una vera ara, dove si trebbiavano leguminose foraggiere coltivate sul posto. Dopo aver superato il Colle della Befania, la strada carrozzabile attraversa il vallone detto ju pìru, o fùssu egliu pìru, da un grosso albero di peroche si trova all'imbocco a valle. Guadato il vallone del Pero, si lascia sulla sinistra, poco a valle, la Sorgente Acqua Fredda (1260 m), che in realtà si trova al di fuori dei confini comunali. Attraversata un’altra grande radura, con bella vista sulla rocciosa Costa di San Franco, si sale a svolte nella faggeta e, risalita una valletta erbosa, si incontra sulla sinistra il Rif. Antonella Panepucci Alessandrini (1700m). Da qui si può raggiungere la boscosa Valle dell’inferno e la prativa Valle del Paradiso. Attraversata la Valle del Paradiso dopo una breve impennata si raggiunge l’ampio Passo del Belvedere  (1789 m) e successivamente la Piana dei Cavallari per proseguire sulla cresta rocciosa di Rotigliano. Seguendo il crinale, si giunge ad una sella e, dopo un ultimo tratto ripido, sulla cima di Monte San Franco (2132 m). Salire sul costone di nor-ovest allorquando imperversa la bufera ed il vento ti spinge verso il cielo,é un’esperienza da vivere e da ricordare nel tempo. La neve appare all’improvviso,in genere ai primi di Dicembre, ma a volte non disdegna di apparire anche prima, ed ammanta di candore la vetta,le pendici,i vecchi stazzi ed i sentieri che dal piano salivano un tempo percorrendo antichissime vie tracciate da uomini e donne e bambini, al seguito di armenti ed asini e cavalli, alla ricerca di legna da ardere o di erba da raccogliere per il lungo inverno: un inverno che, una volta, non finiva mai! La montagna di San Franco é stata, per secoli, muta testimone di una vita contadina rude, forte, instancabile. Sembrano passati cento anni da quando sono state abbandonate le terre e le coltivazioni in altura, da quando "gli ultimi" se ne sono andati in silenzio: ed invece sono solo passati alcuni decenni. Generazioni di uomini e donne forti erano riuscite a costruire dal nulla e con la forza delle sole mani rifugi, casette, edicole sacre per ripararsi ed ingraziarsi le benevolenze dei Santi Vincenzo, Cristoforo, Franco e della Madonna della Zecca. Basta salire in altura e camminare, camminare e guardare quel che é rimasto di capolavori architettonici destinati, loro malgrado, a scomparire. Sembrerà strano, ma non lo é, mettere al primo posto le "macere", mucchi o montagnole di sassi tolti per rendere coltivabili piccoli o piccolissimi appezzamenti di terra: una fatica immane, un lavoro certosino e paziente per “raccapezzare” sassi di tutte le misure, farne dei muretti perimetrali a secco, oppure degli enormi mucchi che, visti dall'alto del monte, specialmente lungo il Piano di Rotigliano, appaiono simili ad una superficie lunare. E che dire poi delle “casette”: ognuna conosciuta per il soprannome del proprietario. C’è la casetta “de fà le chiai", la casetta "de ciccandonu", la casetta "de bardiccu",particolarmente accattivante per la presenza di enormi piante di ciliegio. E poi decine di casette di cui sono rimaste semplicemente le fondamenta, che la natura sovrana sta pian piano ricoprendo e portando definitivamente nell'oblio. La casetta "e cchiappa", ormai diruta, é ancora lì a testimoniare la permanenza in essa dell'ultima famiglia patriarcale che ha coltivato fino a pochi decenni fa una parte del territorio, tirando su tra fatiche e rinunce, orzo, patate, lenticchie, foraggio, cicerchie, farro: per procurarsi l'acqua dovevano scendere ad una sorgente distante decine di minuti, in basso,e risalire con i recipienti appesi al bastone:una fatica immane per la sopravvivenza alimentare. In questi ultimi anni, la Montagna di San Franco è diventata, meta sempre di più, dinumerosi escursionisti, anche grazie alla presenza del rifugio “Antcnella Panepucci Alessandrini“, che si trova sul versante nord ad un'altezza di 1420 m. e che ospita durante tuttol'anno gli appassionati della montagna. Una montagna ricca di acque sorgive e freschissime, che sgorgano in entrambi i versanti, come la sorgente di Pratonisco, di Faschiano, di Spugna, dell’Acqua Fredda, di Piedimonte, tutte sorgenti , queste, che permettono l'allevamento in altura durante la stagione primaverile ed estiva, dei numerosi capi di bestiame (ovini,cavalli,bovini), anche grazie alla presenta di erbaggi freschi e profumati. Ai primi tepori primaverili le pendici della montagna offrono fioriture variopinte che ristorano la vista di chi la percorre: dal giallo al rosso fucsia, dal viola al rosso canarino, dal verde cupo al rosso scuro un arcobaleno di colori che solo una montagna ancora integra può offrire! Le edicole erette in onore dei Santi ornano le pendici basse del Monte: si incontra per prima quella di San Vincenzo, che mani devote sono riuscite a portare al vecchio splendore. Poic'è' San Cristoforo eretta sasso contrastando sasso, con una magnifica volta a botte che sta ormai scomparendo, come ormai scomparsa la bellissima immagine in pietra che ne ornava la nicchietta esterna. C'é infine la chiesetta di San Franco eretta nei pressi della sorgente miracolosa che si dice guarisca dai mali più vari chi vi si immerga, è talmente buona da bere che un tempo si partivano a piedi dai luoghi più lontani per farne incetta a dorso di mulo. Il rispetto e la venerazione popolare portava frotte di persone ad assistere alla messa annuale che si celebrava in località Madonna Della Zecca, sita ai margini del bosco, per invocare la protezione sui raccolti e sugli allevamenti delle greggi. Un tempo file interminabili di asini, carretti, uomini, salivano dai paesi di Arischia e di Pizzoli alle prime luci dell'alba, per fare in tempo a riscendere con ciò che le terre alte producevano. Durante la stagione calda si pernottava nelle casette, a fianco delle bestie o sui soppalchi eretti per il tepore della notte.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' PIZZOLI (AQ)
L’architettura: le chiese di Pizzoli. Anche se l’architettura urbana di Pizzoli ha subito notevoli modificazioni nel corso dei secoli, rimangono ancora particolari architettonici quattro cinquecenteschi inseriti nelle nuove costruzioni. Attualmente il  centro è caratterizzato da un’edilizia minuta in cui emergono grossi complessi sei-settecenteschi: palazzo Mascetti, palazzo Cappelli-Zecca, il vecchio palazzo del municipio e villa Giorgi di fine ottocento con “parterres” uno dei rari esempi in Abruzzo. La presenza di giardini e ville nel centro urbano è un fenomeno che continua nelle nuove realizzazioni. Testimonianze di ricostruzione e modifiche settecentesche le ritroviamo in particolare nella chiesa della Madonna del Carmine, già S. Pietro, situata in villa San Pietro che fu rimpicciolita alle condizioni attuali ma di cui è leggibile l’antica ampiezza. Si ha notizia di una chiesa dedicata a S. Pietro già nel 1297 in occasione di un contratto dove  si numeravano i chierici delle chiese di Pizzoli. All’estremità superiore del paese sorge la chiesa di Santo Stefano a monte la cui struttura risale al XIII secolo, situata in un luogo strategico e molto panoramico, è prospiciente al castello Dragonetti – De Torres. La chiesa presenta facciata quadrangolare tutta in pietra calcarea squadrata, con portale cinquecentesco archivoltato e sullo stesso asse una finestra circolare. Di estrema originalità risulta il tozzo campanile agganciato sul lato sinistro della facciata, a destra invece si nota l’ex convento. L’interno della chiesa di forma rettangolare, a navata unica, è di notevole ampiezza, con copertura a capriata e terminante con un piccolo catino absidale. Lavori di restauro hanno riportato alla luce l’antico aspetto ed hanno reso visibili brani consistenti di affreschi databili fra il XV ed il XVII secolo. Della fase barocca rimane il retroaltare ligneo sul quale èra collocata un opera composta di sei parti raffigurante le fasi del martirio di Santo Stefano. Accanto alla chiesa sorge il castello Dragonetti – De Torres nel luogo detto la “Castillina”, questo toponomio segnala l’antica esistenza di un recinto fortificato con torre pentagonale di epoca normanna, usato per il ricovero delle greggi e come rifugio per la popolazione in caso di pericolo. Nel seicento la torre fu inglobata nel palazzo castello De Torres, creando così un interessante rapporto visivo con la chiesa. L’imponente costruzione a pianta quadrata e con torri angolari fino agli 40 era perfettamente arredata, negli anni 50 divenne clinica per le malattie polmonari anche perché  situato tra pini secolari. Negli anni 90 ha cambiato proprietario ed è stato sottoposto a restauro. Poco al di sopra delle due costruzioni si nota unapiccola chiesa a pianta ottagonale che forma un singolare binomio con l’altra cinquecentesca, sempre a pianta ottagonale, situata nella parte bassa del paese e dedicata all’Immacolata detta volgarmente la “madonnella”. In contrada Villa Re c’è la chiesa di San Matteo risalente al XV secolo, interessanti gli affreschi dell’abside  quattrocento-cinquecenteschi di buona fattura.  A Marruci di Pizzoli interessante dal punto di vista storico ed artistico è la chiesa dedicata a San Lorenzo Martire  che attualmente si trova all’interno del paese. Rappresenta una testimonianza storica per il legame con il cernobiarca Sant’Equizio e per la struttura architettonica composta di chiesa, campanile ed edificio annesso. La parte risalente alla fondazione è oggi identificabile con la cripta di sepoltura del santo collocata all’interno dell’attuale chiesa, che è ad unica navata con tetto a capriata a vista. La parte presbiterale, piuttosto ampia, lascia ipotizzare in passato l’esistenza di un coro. Dagli ultimi restauri sono stati messi in luce sulle pareti resti di affreschi di epoche diverse tra il XII ed il XVI secolo, fra questi di notevole interesse un calvario di Perrozzo da Teramo situato nella sala “equiziana” che doveva essere adibita a sala capitolare e refettorio. Questa si trova all’interno dell’edificio collegata alla chiesa e probabilmente era l’originario monastero maschile fondato dal santo. La torre campanaria ospita nelle mura frammenti romani probabilmente provenienti da Amiternum. La facciata della chiesa presenta un portale di  stile settecentesco coperto da timpano semicircolare e due finestre rettangolari; sul lato destro è presente un secondo ingresso con portale abbellito da elementi scultorei lapidei cinquecenteschi. Nella parte alta di Marruci in località Vallicella si trova un piccolo edificio risalente al XIII secolo costituito da un’unica  aula riccamente abbellita da pitture in cui è possibile vedere un brano di affresco cinquecentesco di scuola abruzzese popolare. La chiesetta situata ai piedi della montagna è dedicata a Sant’ Antonio Abate, segna l’inizio del tratturo che portava da Marruci al passo delle Capannelle, da qui passavano i contadini ed i pastori transumanti che si recavano verso le terre montane. La chiesa è testimonianza della vocazione agro-pastorale della popolazione pizzolana e tutt’oggi sopravvive la festa di Sant’Antonio caratterizzata dalla benedizione degli animali e dall’asta per la vendita degli zampetti. A valle del tratturo troviamo la piccola chiesa recentemente restaurata di San Silvestro nascosta nel nucleo abitativo di Vallicella. Nella frazione di Santa Maria l’omonima chiesa intitolata a Santa Maria ad Tritticum, chiesa gentilizia che deve il suo nome al luogo dove fu costruita, l’aia dove si batteva il grano (tritticum). A Cavallari, piccolo borgo del comune di Pizzoli, dove sembra che il tempo si sia fermato, sorge la piccola chiesa di stile romanico abruzzese dedicata ai santi Proto e Giacinto, risalente al XIII secolo, la facciata in pietra è animata da un rosone posto al disopra di un motivo semicircolare che sovrasta il portone. L’interno ad un’unica navata conserva tracce di affreschi di una qualche suggestione.
RIFUGI E BIVACCHI A PIZZOLI (AQ)
L’economia e l’artigianato a Pizzoli. Fino ad una trentina di anni fa, le fonti di reddito della popolazione erano legate alla pastorizia, alle attività agricole, all’artigianato del legno ed al settore edile, tanto che gran parte della Roma moderna è stata edificata dai costruttori di Pizzoli. In epoca più recente il quadro economico  ha subito cambiamenti: la popolazione è dedita soprattutto al terziario e al commercio. Solo poche famiglie continuano ad essere custodi delle tradizioni legate alla pastorizia.  E’ prodotto ancora, secondo l’antica usanza il rinomato pecorino di Pizzoli utilizzando il latte ovino proveniente dai pascoli di alta montagna della zona. Nella lavorazione tradizionale il latte crudo è filtrato con un panno di fibra naturale e messo a scaldare sul caldaio di rame stagnato, a fuoco diretto, finché raggiunge la temperatura di circa 37-40 °C. A questa temperatura si aggiunge il caglio naturale che è generalmente estratto dall’interno dello stomaco degli agnelli nutriti esclusivamente a  latte, essiccato e poi disciolto in acqua nella proporzione necessaria. Trascorsi 15-30 minuti dall’aggiunta del caglio si procede alla rottura della cagliata che è poi prelevata e messa negli stampi o cerchi di legno (formatura) per conferire al formaggio il suo caratteristico aspetto. Le forme sono lisciate a mano esercitando una certa pressione che permette la fuoriuscita del siero,  in seguito si ricoprono di sale. Dopo 2-4 giorni le forme si lavano e si dispongono su tavole di legno in locali freschi dove avviene la stagionatura  (60 giorni – un anno). Durante questo periodo il formaggio è periodicamente girato e oleato. Visitando il paese si ritrova traccia delle antiche falegnamerie in alcuni laboratori di artigiani che intagliano e scolpiscono il legno e nell’attività di restauro sia di manufatti lignei che di opere d’arte in genere. Anche la lavorazione del ferro e della pietra trova in alcuni artigiani appassionati testimoni di antichi mestieri. Presente nella pratica familiare è anche la lavorazione dell’uncinetto e del tombolo che ripetendo gli antichi gesti dell’intrecciare i fuselli testimoniano il ricordo del lavoro paziente delle donne di un tempo. Pizzoli per la sua posizione è particolarmente interessante dal punto di vista naturalistico, sono percorribili numerosi itinerari montani riguardanti il suo territorio. Il pecorino di Pizzoli: Il Pecorino di Pizzoli è un formaggio prodotto con latte ovino, proveniente dai pascoli di alta montagna della zona. Il prodotto stagionato per circa 60 giorni viene considerato fresco; se la stagionatura si prolunga per 8-12 mesi si ottiene un prodotto da grattugiare. Le forme pesano generalmente 3 kg circa, ma il peso diminuisce con il prolungamento della stagionatura. Nella lavorazione tradizionale, il latte crudo viene filtrato con un panno di fibra naturale e messo a scaldare sul caldaio di rame stagnato, a fuoco diretto, finchè raggiunge una temperatura di circa 37-40°C. Quando si fredda (si sente con la mano), si aggiunge il caglio naturale proveniente dagli agnelli dall’allevamento dell’azienda stessa. Il caglio si trova naturalmente nello stomaco dei mammiferi, per permettere ai piccoli di digerire il latte della madre. Quello utilizzato nella produzione del formaggio pecorino, viene generalmente estratto dall'interno dello stomaco degli agnelli nutriti esclusivamente a latte, essiccato e poi disciolto in acqua nella proporzione necessaria.  Trascorsi 15-30 minuti dall’aggiunta del caglio si procede alla rottura della cagliata che viene poi prelevata e messa negli stampi o cerchi di legno (formatura). Il siero deve essere ben rimosso perché la cagliata non diventi troppo acida.  Se si vuole ottenere un formaggio più duro la cagliata viene rotta in frammenti piccoli, per permettere una maggiore fuoriuscita del siero. La cagliata ancora fresca viene poi messa nei cerchi di legno per conferire al formaggio il suo caratteristico aspetto. Le forme del peso di 3 kg circa, vengono lisciate a mano esercitando una certa pressione che permette la fuoriuscita del siero, ed in seguito si ricoprono di sale (salatura a secco). Dopo 2-4 giorni, le forme si lavano e si dispongono su tavole di legno in locali freddi dove avviene la stagionatura (60 giorni – 1 anno).  Durante questo periodo il formaggio viene periodicamente girato e oleato. In genere, più lunga è la stagionatura, più il sapore del prodotto finale sarà ricco e complesso. E' un formaggio prodotto con latte ovino, proveniente dai pascoli di alta montagna della zona. Il prodotto stagionato per circa 60 giorni viene considerato fresco; se la stagionatura si prolunga per 8-12 mesi si ottiene un prodotto da grattugiare. Le forme pesano generalmente 3 kg circa, ma il peso diminuisce con il prolungamento della stagionatura. Nella lavorazione tradizionale, il latte crudo viene filtrato con un panno di fibra naturale e messo a scaldare sul caldaio di rame stagnato, a fuoco diretto, finchè raggiunge una temperatura di circa 37-40°C. Quando si fredda (si sente con la mano), si aggiunge il caglio naturale proveniente dagli agnelli dall’allevamento dell’azienda stessa. Il caglio si trova naturalmente nello stomaco dei mammiferi, per permettere ai piccoli di digerire il latte della madre. Quello utilizzato nella produzione del formaggio pecorino, viene generalmente estratto dall'interno dello stomaco degli agnelli nutriti esclusivamente a latte, essiccato e poi disciolto in acqua nella proporzione necessaria.  Trascorsi 15-30 minuti dall’aggiunta del caglio si procede alla rottura della cagliata che viene poi prelevata e messa negli stampi o cerchi di legno (formatura). Il siero deve essere ben rimosso perché la cagliata non diventi troppo acida.  Se si vuole ottenere un formaggio più duro la cagliata viene rotta in frammenti piccoli, per permettere una maggiore fuoriuscita del siero. La cagliata ancora fresca viene poi messa nei cerchi di legno per conferire al formaggio il suo caratteristico aspetto. Le forme del peso di 3 kg circa, vengono lisciate a mano esercitando una certa pressione che permette la fuoriuscita del siero, ed in seguito si ricoprono di sale (salatura a secco). Dopo 2-4 giorni, le forme si lavano e si dispongono su tavole di legno in locali freddi dove avviene la stagionatura (60 giorni – 1 anno).  Durante questo periodo il formaggio viene periodicamente girato e oleato. In genere, più lunga è la stagionatura, più il sapore del prodotto finale sarà ricco e complesso.
Il Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga è un parco nazionale istituito nel 1991 ed è il terzo Parco Nazionale più grande d'Italia per estensione territoriale. Situato nella maggior parte in Abruzzo (provincia dell'Aquila, Teramo e Pescara) ed in misura minore nelle zone adiacenti del Lazio (Rieti) e delle Marche (Ascoli Piceno).  Il parco si estende per una superficie di circa 141.341 ettari su un terreno prevalentemente montuoso, comprendente il massiccio del Gran Sasso d'Italia e la catena dei Monti della Laga, posta poco più a nord di questo lungo la stessa dorsale orientale dell'Appennino centrale abruzzese. Il territorio del parco è diviso in 11 distretti: Tra i due regni, a cavallo del vecchio confine tra lo Stato Pontificio ed il Regno delle Due Sicilie (da cui il nome); il distretto si trova nei comuni di Campli, Civitella del Tronto, Torricella Sicura e Valle Castellana. Cascate e boschi: Strada Maestra, comprende il tracciato della vecchia Strada statale 80 del Gran Sasso d'Italia. Valle siciliana: Grandi Abbazie, prende il nome dal grande numero di antiche chiese che è possibile visitare negli itinerari delle località presenti. Valle del Tirino: Terre della Baronia, contenente numerosi borghi caratteristici dell'Abruzzo, tra cui Santo Stefano di Sessanio. Alte vette: Alta valle dell'Aterno; Sorgenti del Tronto; Via del Sale. I Comuni CHE FANNO PARTE DEL Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga. Provincia dell'Aquila: Barete, Barisciano, Cagnano Amiterno, Calascio, Campotosto, Capestrano, Capitignano, Carapelle Calvisio, Castel del Monte, Castelvecchio Calvisio, L'Aquila, Montereale, Ofena, Pizzoli, Santo Stefano di Sessanio, Villa Santa Lucia degli Abruzzi. Provincia di Ascoli Piceno: Acquasanta Terme, Arquata del Tronto. Provincia di Pescara: Brittoli, Bussi sul Tirino, Carpineto della Nora, Castiglione a Casauria, Civitella Casanova, Corvara, Farindola, Montebello di Bertona, Villa Celiera. Provincia di Rieti: Accumoli, Amatrice. Provincia di Teramo: Arsita, Campli, Castelli, Civitella del Tronto, Cortino, Crognaleto, Fano Adriano, Isola del Gran Sasso d'Italia, Montorio al Vomano, Pietracamela, Rocca Santa Maria, Torricella Sicura, Tossicia, Valle Castellana. La Flora nel Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga: La flora del Parco nazionale del Gran Sasso d'Italia e Monti della Laga è estremamente varia a seconda della zona e della quota d'interesse: andando dalla parte sud-est della catena del Gran Sasso d'Italia, versante aquilano, verso la parte nord-ovest, versante teramano, troviamo un ambiente totalmente diverso. Infatti nella zona a sud-est i boschi sono presenti solo a quote relativamente basse e sono composti principalmente da pino nero e querce (zona di Castel Del Monte, Santo Stefano di Sessanio, Barisciano e San Pio delle Camere). Più in alto si trovano soltanto pascoli e solo nella zona di Fonte Vetica troviamo un piccolo tratto con alcuni abeti e betulle. Le piante che possiamo tipicamente trovare dalle quote medie in giù sono cerri, roverelle, ornielli, maggiociondoli, meli selvatici, cornioli, genziana (davvero abbondante sul Gran Sasso sul versante aquilano e che rappresenta una specie protetta sebbene raccolta dai locali per produrre il famoso liquore alla genziana) e ginepro (anch'esso protetto e presente soprattutto sulla cima di Pizzo Cefalone). Nella zona alta e nella piana di Campo Imperatore il terreno presenta invece solo pascoli. Nella zona più a nord del Gran Sasso, versante teramano, troviamo principalmente faggeti, con boschi sterminati che rendono la zona davvero suggestiva, soprattutto nella zona di Pietracamela, paesino situato ai piedi del Corno Piccolo, raggiungibile esclusivamente tramite la statale 80, se provenienti da Teramo, ovvero dal passo delle Capannelle provenendo da L'Aquila. Tra gli alberi presenti troviamo alberi di tasso, agrifoglio, acero di monte, sorbo montano e numerosi nuclei di abete bianco. Esistono alcune specie di vegetali che meritano una menzione particolare: questi sono il salice erbaceo, la stella alpina dell'Appennino (piuttosto frequente sul Gran Sasso e che rappresenta una specie estremamente protetta), il ranuncolo magellense, la primula orecchia d'orso ma anche l'adonide curvata, il papavero alpino, l'astragalo aquilano, la soldanella alpina e l'anemone dell'Appennino. Nella zona di Campo Imperatore e nella zona di Montecristo, durante l'autunno, è facile trovare il fungo prataiolo (Agaricus Campestris) molto ricercato nella zona. Esistono anche molte altre specie di funghi come i porcini e le morette tra i boschi che popolano l'intero parco. La Fauna all’interno del Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga: L'area protetta è abitata anche da numerosi mammiferi e uccelli. La specie più interessante del Parco è rappresentata dal camoscio d'Abruzzo, ungulato endemico degli Appennini, che fino al secolo scorso aveva nel Gran Sasso la sua roccaforte. La persecuzione diretta dei “cacciatori di camozze” ne causò sul finire del '800 la scomparsa. Dopo cento anni il camoscio è tornato sul Gran Sasso grazie ad una riuscita operazione di reintroduzione (tra il 1992 ed il 1999) ed una popolazione che si attesta attualmente (2015) intorno ai 662 esemplari. Nel territorio del Parco vivono altri grossi erbivori come il cervo nobile e il capriolo, ed il loro predatore per eccellenza, il lupo appenninico, che va ricostituendo piccoli branchi. Da qualche tempo fa apparizioni sporadiche anche l'orso bruno marsicano. Tra gli altri mammiferi sono presenti la volpe, il cinghiale, la martora, il gatto selvatico, il tasso, la faina, la puzzola, l'istrice e diverse altre specie di roditori. Vi sono state anche delle segnalazioni riguardanti la lince, ma per ora non si ha la certezza se nel parco vi siano o no esemplari stabili. Alle quote più elevate, l'arvicola delle nevi, un piccolo roditore, è arrivato con l'ultima glaciazione e qui rimasto come relitto glaciale. Tra gli uccelli troviamo rapaci rari come l'aquila reale, l'astore, il falco pellegrino, il lanario, il gheppio, il lodolaio e il gufo reale. L'avifauna più rappresentativa è quella delle alte quote, con le popolazioni appenniniche più numerose di fringuello alpino, spioncello, pispola e sordone. Sono presenti anche la coturnice, il codirossone, il gracchio alpino e quello corallino, con popolazioni numericamente rilevanti su scala europea. Sono stati avvistati dagli abitanti del luogo anche diversi esemplari di airone nei pressi del lago di Campotosto e nel comune di Crognaleto. I pascoli, le aree più in basso e i coltivi tradizionali ospitano specie come l'ortolano, la cappellaccia, il calandro, la passera lagia e l'averla piccola, forse meno vistose ma estremamente interessanti sotto l'aspetto biogeografico ed in rapido declino in Europa.
Pizzoli è un ridente e turistico paese di montagna, nell'Alta Valle dell'Aterno in provincia de L'Aquila, situato a 740 s.l.m. dove attualmente risiedono circa 3.300 abitanti. Le origini del Paese sono antiche, sorge infatti vicino ai resti della antica città romana di Amiternum e probabilmente ne era un sobborgo, come hanno dimostrato molte scoperte epigrafe. Da sempre, per le sue caratteristiche geo-morfologiche, il territorio è stato considerato terra di confine. Prima come terra di migrazioni delle popolazioni picene poi in epoca pre-romana divenne terra di confine tra i Sabini e i Vestini; seguì le sorti della città di Amiternum identificata in epoca augustea come IV Regio "Sabina e Sannio", sede di Prefettura. Sul suo territorio si distribuirono molti vici (e ville) che dopo la decadenza romana e per tutto l'alto medioevo subirono un progressivo abbandono. In questo periodo fece parte del patrimonio dell'Abbazia di Farfa e delle diocesi prima Amiternina poi Reatina. Tra i centri abitati si ha notizia nel VI secolo, in località San Lorenzo, intorno alla personalità di Sant'Equizio  di una comunità premonastico che si consolidò in nucleo abitato nonostante le incursioni saracene e la dominazione Longobarda. Oggi il 50% del territorio comunale di Pizzoli fa parte del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ed appartiene alla Comunità Montana "Amiternina". Il comune di Pizzoli, comprende l’abitato propriamente detto con i seguenti rioni: Villa Re (Caerè), Villa Perilli (Caepiriglju), Villa Toppo (Caetoppu), Villa Ospedale (La Illa), Castellina (Castillina), Villa S.Pietro (Santu Petri) e Villa Mazza (Caemazza); Marruci, anch’esso con i suoi rioni (Vallicella, Colle, Santa Maria, Frattale, Collemusino, San Lorenzo); Cavallari e Cermone.
Una caratteristica dell’Abruzzo è la varietà morfologica del territorio che mette a confronto realtà solitamente distinte e difficilmente coniugabili, come mare e montagna, parchi nazionali, riserve naturali e centri storici, collegati con un’efficientissima rete stradale. Dalla foce del_Tronto a quella del Trigno 129 chilometri di costa, assolata e godibile dalla primavera all’autunno, fronteggiano i massicci più elevati dell’Appennino, tanto che non è raro poter scorgere dal litorale sabbioso e in piena vacanza marina le cime innevate del Gran Sasso e della Maiella. Del resto la storia antropologica e sociale della regione Abruzzo è tutta coniugata sul costante rapporto mare-montagna, vissuto dalla gente.
La fauna nel Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga. Le praterie di quota sono invece l'habitat ideale per la vipera dell'Orsini, un piccolo serpente che si nutre di insetti, presente con la più consistente popolazione nazionale. Tra le altre specie di serpenti sono da ricordare il colubro di Esculapio e la Coronella austriaca. Interessante il popolamento di anfibi, con endemismi appenninici quali la salamandrina dagli occhiali e il geotritone, abitante delle grotte. Sui Monti della Laga è molto localizzata la presenza della Rana temporaria e del tritone alpestre, che in tutto l'Appennino centro-meridionale, oltre che nel Parco, si possono osservare solo in una ristretta area della Calabria. Sono presenti anche i Tritoni: crestato e comune. L'interesse biogeografico del Parco è confermato dalla presenza di fauna invertebrata come insetti e altri gruppi ricchi di entità endemiche o a carattere relittuale, a volte con affinità con la fauna alpina e con quella montana dell'Europa orientale. Il turismo nel Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga Una strada molto suggestiva nonché un percorso stradale di collegamento molto importante per il parco è la Strada maestra del Parco che attraversa il Parco nel territorio di confine tra il massiccio del Gran Sasso e la catena della Laga collegando la provincia dell'Aquila con quella di Teramo. A scopo esclusivamente escursionistico a piedi, a cavallo e in MTB è presente nel parco l'ippovia del Gran Sasso. Nel parco inoltre sono presenti i seguenti impianti sciistici adatti per gli sport invernali: Campo Imperatore - Montecristo. Prati di Tivo; Prato Selva; San Giacomo - Monte Piselli; In località Fonte cerreto sopra Assergi nel 2016 è stato aperto al pubblico un parco avventura nel cerreto limitrofo (Gran Sasso Adventure Park). I monumenti e luoghi d'interesse all’interno del Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga. Persone legate ad Amiternum: Diversi personaggi di rilievo nella storia romana nacquero ad Amiternum, come testimoniano i fastosi palazzi e le ville rinvenuti nell'area. Il più antico di cui si hanno notizie è il console Appio Claudio Cieco, importante figura nel periodo delle guerre di Roma contro i Sanniti e ricordato soprattutto per aver avviato la costruzione della Via Appia nel 312 a.C. Nell'86 a.C. nacque in città lo storico Sallustio e, alcuni decenni dopo, secondo alcune leggende, vi nacque Ponzio Pilato, futuro prefetto della Giudea, noto per aver processato e condannato Gesù ed in seguito condannato a morte da Tiberio. La regione circostante sarebbe legata anche all'ultima parte della vita di Pilato: secondo alcune leggende, il corpo del procuratore sarebbe stato lasciato insepolto e, chiuso in un sacco, affidato ad un carro di bufali lasciati liberi di peregrinare senza meta e sarebbe precipitato nel lago di Pilato, sui Monti Sibillini a circa 50 km da Amiternum, dall'affilata cresta della Cima del Redentore, come ulteriore punizione. Inoltre, sempre secondo la leggenda, Pilato avrebbe posseduto la villa romana rinvenuta nel luogo detto oggi Montagna di Pilato, presso San Pio di Fontecchio. Sempre ad Amiternum fu martirizzato, secondo la tradizione, San Vittorino. Di Amiternum, inoltre, fu vescovo Castorio, personaggio descritto da Gregorio Magno nei suoi Dialoghi e dove uno dei personaggi centrali è Sant'Equizio, precursore di San Benedetto e nato e vissuto nell'area amiternina.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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