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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Pereto

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI PERETO (AQ)
 
Ospitalità nel Paese di PERETO (Aq) (m. 800 s.l.m.)
Il Paese di Pereto ha le seguente coordinate geografiche: Latitudine 42.06 - Longitudine 13.10
     
  CAP: 67064 -  0863 -  0863.997525  - Da visitare:    
 MUNICIPIO DI PERETO 0863.997440   0863.907476       0863.908324 - P. IVA: 00181810664
Raggiungere :(Stazione Oricola-Pereto a 8 Km.)  (Uscita Carsoli/Oricola) -Aeroporto d'Abruzzo a 150 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI PERETO (AQ)
Il Borgo di Pereto: Pereto (Pirìtu in dialetto abruzzese) è un antico borgo dell’alta Valle del Turano, situato a circa 800 m slm. Posizionato al confine con il Lazio, il suo territorio si estende nella zona montuosa compresa tra Monte Fontecellese (mt 1626), Monte Midia (mt 1738) e la cima Vallevona (mt 1803), aggirata dalla via Valeria per opera di un maestoso arco. Incastonato tra verdi campagne e rilievi muontuosi, da sempre questo territorio rappresenta una terra di frontiera, tanto da ottenere il titolo di “Porta d’Abruzzo”. A caratterizzare il centro abitato di Pereto è il castello medievale, edificato nella sua forma attuale da Federico II di Svevia che per le dimore strategiche e panoramiche aveva, senza dubbio, un debole. Il maniero, appartenuto anche alla famiglia Colonna, svetta con le sue imponenti torri del XIII secolo, dominando l’intera area. La conservazione, pressoché intatta, del centro storico fa sì che le mura delle torri superstiti armonizzino perfettamente con il tessuto urbano, caratterizzato dalla coesistenza di edifici di epoche diverse, ma tutti riconducibili ad una stessa tipologia architettonica. Le case sono di piccole dimensioni e costruite su vicoli molto stretti che si allargano di tanto in tanto in piazze, sulle quali si affacciano le varie chiese e i palazzi maggiori. Come tutti i castelli che si rispettino, anche tra le mura del castello di Pereto, si narra aggirarsi un fantasma. Quello del conte Rostainuccio Cantelmo, imprigionato qui nel 1400 e poi giustiziato dagli Orsini.
RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE PERETO (AQ)
La Storia del paese di Pereto: Le prime notizie documentate di Pereto risalgono al 955, quando Aligerno, abate di Montecassino, concesse in enfiteusi a Rainaldo, conte dei Marsi e figlio di Doda, il monastero di Santa Maria di Luco insieme a tutti i suoi beni, comprese chiese e conventi, tra cui San Silvestro di Pereto. Rinvenimenti fatti in epoche recenti hanno tuttavia permesso di individuare, in più punti del territorio comunale, resti che risalgono a epoche precedenti. Prova della lunga e ricca storia del borgo, sono gli antichi cocci e insediamenti umani visibili in molte zone. Tra questi i resti di antiche costruzioni nelle località di Camposecco e La Torretta, o i vari frammenti conservati in località “Pesantagna”. Il borgo, nei secoli, segna il confine tra diverse aree religiose e politiche, rappresentando un punto strategico sia per la Piana del Cavaliere che per la Marsica. In età preromana e romana, dopo essere entrato a far parte della regione degli Equi, rappresentò uno dei punti di confine strategici tra il popolo Equo, Marso e romano. Tra l’anno 1000 e il 1400 troviamo annoverato alternativamente tra i possedimenti dell’abbazia di Subiaco, di quella di Montecassino e quella di Farfa. In questi anni, oltre al controllo religioso, ci fu un forte controllo politico, con continui cambi di proprietà. La famiglia de Ponte, nota familia della Marsica, ne ottenne il possedimento dall’anno 1150 fino all’anno 1405, cercando di sottrarlo agli Orsini. Questi ultimi nel 1405, attraverso relazioni di parentela e acquisiti, riuscirono ad avere il controllo del castello. A partire dal 1495 fu la famiglia Colonna a dominare il paese fino al 1806 quando, con l’abolizione dei feudi, i loro possedimenti furono ceduti. Il paese nel 1800 rappresentava ancora un punto di controllo e di scontro, prima con il brigantaggio tra il regno di Napoli e lo Stato Pontificio e poi, con l’Unità d’Italia, tra regno di Napoli e il regno Sabaudo con forme di reazione e con conseguente repressioni. Diverse furono le bande di briganti che infestarono, in quegli anni, questa zona di confine. Nelle cronache locali sono riportate anche epidemie, carestie e terremoti, calamità queste che non hanno saputo piegare ne la popolazione, sempre attiva, ne il paese. Agli inizi del XX secolo diverse persone emigrarono, inizialmente, verso gli Stati Uniti d’America, e successivamente verso la città di Roma e la sua periferia (Tivoli, Bagni di Tivoli, Guidonia, ecc.) con il conseguente spopolamento del paese. Oggi a fronte di mutate condizioni di lavoro, mentre nuove famiglie si stanno insediando nel centro abitato, si assiste al ritorno in patria di coloro che avevano lasciato la terra natia in cerca di fortuna.
CAMPEGGI PERETO (AQ)
Cosa vedere nel paese di Pereto (Aq): Simbolo di Pereto è il Castello, che maestoso domina la città. La struttura, secondo le tracce ritrovate, sarebbe stato abitato dal 1096, anno di costruzione, fino alla metà del 1400. Completamente abbandonato a partire dal XV sec., rimase esposto alle intemperie, bersaglio del tempo e dell’ incuria: i solai caddero e gli affreschi, di cui oggi ne sopravvivono solo due, scomparvero dalle pareti interne. Le mura, che cingevano l’intero paese, partivano dalla torre maggiore del castello e si riallacciavano ad esso nella opposta torre di nord-ovest. Testimoni della forte tradizione religiosa del borgo sono le diverse chiese ancora oggi ben conservate: San Giorgio, SS Salvatore, San Giovanni Battista, Santa Maria dei Bisognosi e la Grotta di Lourdes e di altre di cui si ha solo menzione nelle carte dal momento che sono state distrutte dal tempo (San Pietro, Santo Mauro, San Nicola, Sant’Angelo, Santa Maria delle Cerque) o non sono più utilizzate per il culto (San Silvestro, Sant’Antonio, Annunziata). La più importante dal punto di vista storico e culturale è sicuramente la chiesa di San Pietro, posta alle pendici del paese, in località “La croce”. Oggi dell’antica basilica romana risalente al III-IV secolo a. C. sono visibili solo alcuni resti. Di grande valore è anche la chiesa di San Silvestro. La notizia certa più antica è del 955 d. C. e molte notizie sono state rintracciate dal momento che è stata sede di uno dei primi conventi di monache clarisse all’epoca di San Francesco. Il complesso rimase attivo fino alla metà dell’anno 1400. Il monastero, posto al di fuori delle mura del paese, è stato nei secoli oggetto di saccheggi e di vandalismi: allo stato attuale sopravvive solo una piccola cappella dove sono ancora visibili degli affreschi. Se le chiese di San Pietro e San Silvestro vantano origini antiche, l’edificio religioso più famoso è la chiesa della Madonna dei Bisognosi. La sua storia è narrata su di una pergamena risalente al 610 d.C., in cui si racconta la traslazione di un’immagine in legno della Madonna con il bambino in braccio da Siviglia in Spagna sino alla montagna di Serrasecca. Oggetto di pellegrinaggio di papi, re, regine, nobili e tanti fedeli che nel corso dei secoli hanno mantenuto in vita questa chiesa, ancora oggi è simbolo di devozione da parte dei paesi limitrofi e di altre zone prospicienti (rietino, frusinate, aquilano, agro romano). Tra le chiese del paese merita la visita anche la chiesa di San Giovanni Battista, risalente al 1524, come è riportato su di una targa murata sul portale dell’edificio. Nel centro storico del paese si trova invece la chiesa di San Giorgio martire, fondata nel 1584, come riportato dalla lapide che si trova murata sulla facciata della chiesa.
VILLAGGI TURISTICI PERETO (AQ)
Cosa vedere nel paese di Pereto (Aq): Simbolo di Pereto è il Castello, che maestoso domina la città. La struttura, secondo le tracce ritrovate, sarebbe stato abitato dal 1096, anno di costruzione, fino alla metà del 1400. Completamente abbandonato a partire dal XV sec., rimase esposto alle intemperie, bersaglio del tempo e dell’ incuria: i solai caddero e gli affreschi, di cui oggi ne sopravvivono solo due, scomparvero dalle pareti interne. Le mura, che cingevano l’intero paese, partivano dalla torre maggiore del castello e si riallacciavano ad esso nella opposta torre di nord-ovest. Testimoni della forte tradizione religiosa del borgo sono le diverse chiese ancora oggi ben conservate: San Giorgio, SS Salvatore, San Giovanni Battista, Santa Maria dei Bisognosi e la Grotta di Lourdes e di altre di cui si ha solo menzione nelle carte dal momento che sono state distrutte dal tempo (San Pietro, Santo Mauro, San Nicola, Sant’Angelo, Santa Maria delle Cerque) o non sono più utilizzate per il culto (San Silvestro, Sant’Antonio, Annunziata). La più importante dal punto di vista storico e culturale è sicuramente la chiesa di San Pietro, posta alle pendici del paese, in località “La croce”. Oggi dell’antica basilica romana risalente al III-IV secolo a. C. sono visibili solo alcuni resti. Di grande valore è anche la chiesa di San Silvestro. La notizia certa più antica è del 955 d. C. e molte notizie sono state rintracciate dal momento che è stata sede di uno dei primi conventi di monache clarisse all’epoca di San Francesco. Il complesso rimase attivo fino alla metà dell’anno 1400. Il monastero, posto al di fuori delle mura del paese, è stato nei secoli oggetto di saccheggi e di vandalismi: allo stato attuale sopravvive solo una piccola cappella dove sono ancora visibili degli affreschi. Se le chiese di San Pietro e San Silvestro vantano origini antiche, l’edificio religioso più famoso è la chiesa della Madonna dei Bisognosi. La sua storia è narrata su di una pergamena risalente al 610 d.C., in cui si racconta la traslazione di un’immagine in legno della Madonna con il bambino in braccio da Siviglia in Spagna sino alla montagna di Serrasecca. Oggetto di pellegrinaggio di papi, re, regine, nobili e tanti fedeli che nel corso dei secoli hanno mantenuto in vita questa chiesa, ancora oggi è simbolo di devozione da parte dei paesi limitrofi e di altre zone prospicienti (rietino, frusinate, aquilano, agro romano). Tra le chiese del paese merita la visita anche la chiesa di San Giovanni Battista, risalente al 1524, come è riportato su di una targa murata sul portale dell’edificio. Nel centro storico del paese si trova invece la chiesa di San Giorgio martire, fondata nel 1584, come riportato dalla lapide che si trova murata sulla facciata della chiesa.
AFFITTACAMERE PERETO (AQ)
Tradizioni e Folclore. Cosa fare a Pereto (Aq): Come nella migliore tradizione abruzzese, nell’arco dell’anno, numerosi sono gli eventi a carattere religioso rievocati dalla comunità peretana. Fondamentale è l’attività svolta dalle confraternite locali, impegnate a preservare e tramandare antichi riti. Il borgo di Pereto ne annovera tre: la confraternita del Crocefisso e quelle di San Giovanni Battista e del Ss. Rosario. In passato, ad aprire il calendario di eventi religiosi, era la festa in onore di sant’Antonio Abate, celebrata il 17 gennaio, caratterizzata dalla benedizione degli animali sul piccolo sagrato della chiesa dedicata al santo; oggi, delle antiche usanze, grazie al lavoro svolto dalla proloco, sopravvive unicamente la tradizione della polenta, distribuita con vino, salsicce e spuntature di maiale servite nelle scifette (piatti di legno a forma rettangolare) a tutti i partecipanti. Il 23 aprile si celebra invece la festa di san Giorgio, patrono di Pereto, durante la quale vengono professati i nuovi confratelli. A maggio, ogni giovedì del mese, partono i Pellegrinaggi della Madonna dei Bisognosi, lungo un percorso di circa due ore e mezza. Al termine della camminata, un picnic e le celebrazioni religiose alla Grotta della Messa del Rosario; l’ultimo giovedì di maggio, inoltre, si tiene la Santa Messa e la processione per le vie del paese in onore della Madonna. Tra maggio e giugno, ha inoltre luogo il Corpus Domini, una processione per le vie del paese con infiorata. Il ricco calendario di eventi estivi prosegue con la tradizionale processione dei confratelli di San Giovanni Battista il 24 giugno in occasione della festa di San Giovanni, mentre la prima domenica di agosto ha luogo il Pellegrinaggio della SS. Trinità quando grandi e piccoli, uomini e donne di Pereto, a piedi o con mezzi di vario genere, partono dal centro storico del borgo, nella notte tra il venerdì e le prime ore del sabato, per raggiungere il santuario della SS Trinità posto, nel comune di Vallepietra (in provincia di Roma) a 1337 m slm. I pellegrini trascorrono qui la notte del sabato, in ricoveri improvvisati o vicino a fuochi predisposti all’occorrenza. Alle prime luci della domenica tutti i gruppi si riuniscono per il rientro a Pereto dove ad attenderli vi sono amici, parenti e anche curiosi. A conclusione pellegrinaggio, una cerimonia religiosa di ringraziamento celebrata nella chiesa di San Giorgio, e qualche “bevuta” per i più giovani della compagnia. La domenica successiva all’11 settembre si festeggia Santa Croce con la processione dei confratelli di S. Giovanni Battista, mentre nella domenica più prossima al 7 ottobre si celebra la festa della confraternita della Madonna del Rosario con la processione per le vie del paese. Da anni un evento che contraddistingue Pereto è il Presepe Vivente, manifestazione in costume rievocativa della nascita di Gesù. Passando dal sacro al profano il calendario estivo peretano è ricco di eventi e manifestazioni che ravvivano il piccolo borgo aquilano. Si parte a luglio con la folcloristica Gnoccata in piazza, dove vengono distribuiti gratuitamente a tutti i partecipanti gli gnocchi preparati dalle donne del paese secondo l’antica tradizinone. Sempre a luglio, il 17 del mese, viene organizzata la Festa della montagna tra giochi, canti e balli, mentre agosto è il periodo della Fiera Piana del Cavaliere, della Canolicchiata, dell’Agosto Peretano con eventi dedicati ai patroni del paese e della Fagiolcotica in piazza. Come raggiungere Pereto: Il borgo è raggiungibile tramite l’autostrada A24 Roma-L’Aquila uscendo per Carsoli. All’uscita del casello girare a destra e seguire sempre il cartello “Pereto”. Da Nord: Dall’autostrada A14 seguire la direzione A1 per Firenze, proseguire in direzione Roma, seguire la direzione Pescara, prendere l’autostrada A 24 uscire a Carsoli/Oricola, continuare sulla SS 5 in direzione di Pereto. Da Sud: Dall’autostrada A14 seguire la direzione Pescara, prendere l’autostrada A 25, seguire la direzione Roma, continuare sull’autostrada A 24, uscire a Carsoli/Oricola, continuare sulla SS 5 in direzione di Pereto. Da L’ Aquila: Imboccare l’autostrada A 24 in direzione Roma, uscire a Carsoli/Oricola, continuare sulla SS 5 in direzione di Pereto. La stazione ferroviaria più vicina è quella di Oricola-Pereto, situata nel comune di Oricola, che dista circa 8 km dal comune. Si prosegue con bus di linea. Il paese per raggiungere Pereto è servito dalle autolinee ARPA (Autolinee Regionali Pubbliche Abruzzesi).
BED & BREAKFAST PERETO (AQ)
PERETO - SANTUARIO MADONNA DEI BISOGNOSI: Si parte dalla curva della mola percorrendo una mulattiera che, pressochè in piano, passa davanti alla cappella della trinità sul colle santo, quota 742, poi scende fino al ponte della Madonna (q. 720). Da li zigzagando la mulattiera sale il costone nord del m. Serrasecca, lambisce "u nzinocchiaturu" (q. 995), una cappella che ricorda il luogo dove cadde la mula che portava la Madonna dei Bisognosi; quindi dopo un breve tratto pianeggiante, si inerpica fino al Santuario a m. 1040. (Tempo: un'ora)  percorso all'ombra delle querce, ottimo panorama sulla pianura del cavaliere e la valle del Turano e piacevole vista dei due paesetti di Pereto e Rocca di Botte. Nelle giornate limpide e terse si vede anche Roma ed il Terminillo. PERETO - RIFUGIO MACCHIALUNGA ( mulattiera): Si esce dal paese per la via della Fonte Vecchia; al bivio che porta a questa fonte si sale a sinistra e si percorre con direzione sud-est la località "Funnuvecchiu" fino al Colle dei Morti; quindi proseguendo verso est si sorpassa un crocicchio (S. Nicolò) posto di fronte a "Fosso Cupu" e si sfocia nella valle di Santo Mauro, da dove in leggero pendio si procede per la valle di Macchia lunga fino all'omonimo rifugio. PERETO - BIVIO SANTO MAURO (carrozzabile): Si percorre la strada carrozzabile della montagna, che partendo dalla località "la croce" ed attraversando "la pineta", "il colle Cicuano", "fonte Lubro" ed "il pero del Casale" giunge all'ara Dondini, dalla quale si perde la visuale sulla pianura del Cavaliere. Dopo circa un chilometro dall'ara si giunge al bivio di S. Mauro, da dove si può proseguire per Macchia lunga o per Campocatino. PERETO - BIVIO "LE PRATELLA": Si parte dalla piazza della Portella (q. 850), sita all'ombra del castello Medioevale, e per una mulattiera, che degrada lievemente a sinistra della strada asfaltata, si valica "u male passu", si raggiungono le tre fontanelle, poste a sud-est dal fontanile delle Fonticelle, si sale proseguendo verso est per "u paccone" e per le "coste del banco" e si giunge ad una spianata detta "le pratella" (q. 1226) dove esiste il bivio dal quale si dipartono i tratti per m. Fontecellese, Camposecco e per piano delli Severi. PERETO - LE CIMATA: Si parte dalla piazza della portella (q. 850), si percorre la mulattiera che attraversa "u male passu", si scende fino al fontanile delle Fonticelle poi si sale per il "pettu le pirumaru" e si raggiunge la località "Le Cimata", dove c'è il bivio dal quale si dipartono i tratti per il "Morrone rossu", per m. Fontecellese e per il diruto convento di S. Martino. PERETO - BIVIO DELLI SEVERI: Si parte dalla piazza della portella e con direzione est, dopo la chiesetta di S. Antonio, si sale per una mulattiera a sinistra della strada asfaltata. Si prosegue per un breve tratto sulla strada carrozzabile della montagna quindi si sale a sinistra per fonte Lubro (q. 1021) e si prosegue per il "Brecciaro" fino a q. 1129, dove c'è il trivio dal quale si dipartono i tratti per "Le Pratella", Campocatino ed il bivio di S. Mauro. PERETO - COLFAROLO - FONTE FREDDA COSTAFREDDA (ricognizione cippidi confine): Percorrendo la provinciale che unisce il paese alla via Tiburtina Valeria, in località "Mole Piana" si gira a destra per una carrozzabile secondaria che lambisce "Piedi la vena"; dopo circa 300 metri a q. 638, si svolta a sinistra per "la rocchetta"; quindi con direzione ovest si passa sotto "valle castagna" e dopo circa un chilometro si giunge a Colfarolo (q. 658).
CASE PER VACANZA PERETO (AQ)
SANTUARIO MADONNA DEI BISOGNOSI - FONTEFREDDA - COLFAROLO (ricognizione cippi di confine): Con direzione ovest si lascia il Santuario (q. 1043) e scendendo per lo spartiacque del m. Serrasecca si attraversa il bosco fino a Costa Fredda, cercando di individuare le colonnette dal nr. 51 al nr. 59. Quindi con direzione prima nord-ovest poi nord si attraversano le località Colle Dovizio, Fonte del Sambuco, Pratarella, Cerreta, Salone e Fonte Fredda; seguendo, nell'opposta direzione, le indicazioni di cui al capitolo V° e si raggiunge Colfarolo, dove esiste il trifinio Pereto-Oricola-Carsoli. SANTUARIO MADONNA DEI' BISOGNOSI - CIMA VALLENOVA: Con direzione est si lascia il Santuario e seguendo la linea di displuviosi sale a q. 1152 e sempre in salita si attraversano le località le pianelle (1176), "u puzzacciu" (q. 1196), Prato dei Frati (1372), l'"ara d'Ercole" (1436), la montagnola (1609) e la Torretta (1792), dove esiste un segnale trigonometrico; poi, a circa un chilometro e settecento metri, si raggiunge cima Vallevona (q. 1818). Questo tratto è molto panoramico e per nulla faticoso. RIFUGIO DI MACCHIA LUNGA - RIFUGIO DI CAMPOLUNGO (mulattiera): Con direzione est si lascia il rifugio, si attraversa in leggera salita il bosco, quindi si sfocia nella località Inghère di Campolungo, dove esistono due segnali di confine tra Pereto e Cappadocia, e proseguendo fino al termine della valle si raggiunge il rifugio. Se si ha bisogno di acqua poco più sù ci sono le due fonti della Utrina e dei Frati. RIFUGIO MACCHIALUNGA – CACUME: Con direzione est si lascia il rifugio, si segue la strada carrozzabile che attraversa il bosco fino a q. 1334 dove inizia un tratturo che a sinistra si inerpica con direzione nord-nord-ovest verso Selvapiana. Giunti sulla sommità si segue la linea di displuvio con direzione est e si raggiunge Cacume a q. 1662. RIFUGIO MACCHIALUNGA - CIMA VALLEVONA: Si parte dal rifugio e con direzione sud ci si arrampica, zigzagando liberamente in mezzo al bosco, sul costone nord di cima Vallevona, coprendo un dislivello di circa cinquecento metri ed una distanza di poco più di un chilometro. BIVIO S. MAURO - RIFUGIO MACCHIALUNGA (carrozzabile): Dal bivio di S. Mauro (q.1150) si percorre in direzione sud-est la carrozzabile che passa sotto le coste del monte e che poi si distende per Macchialunga passando a circa 200 metri dal rifugio. BIVIO S. MAURO - RIFUGIO CAMPOCATINO (carrozzabile): Dal bivio di S. Mauro (q. 1150) con direzione nord-ovest si percorre in salita la carrozzabile sino ad un grosso curvone a q. 1300. Quindi con direzione est rimanendo in quota sopra la valle dei fulicelli si giunge all'imboccatura di Campocatino (q. 1334) ed in piano si raggiunge il rifugio. BIVIO S. MAURO - MADONNA DEI BISOGNOSI: Dal bivio di S. Mauro si scende per l'omonimo fontanile fino al fosso (q. 1078), poi si risale, percorrendo un apposito tratturo, fino all'ara d'Ercole (q. 1436) in località Prato dei Frati. Da qui seguendo la linea di displuvio si scende per le quote 1372, 1196 ( u puzzacciu), 1176 e 1152 (le pianelle) fino al Santuario. BIVIO S. MAURO - CIMA VALLEVONA: Dal bivio di S. Mauro si scende per l'omonimo fontanile fino al fosso (q. 1078); poi si risale per la noce degli Attuni e percorrendo il tratturo di valle Fracia si raggiunge la Montagnola a q. 1621. Da qui, seguendo la linea di dispIuvio, si toccano le quote 1615 di Fossaceca, 1730 e 1732 e si raggiunge, a quota 1792, la Torretta. Quindi, sempre in quota, dopo circa un chilometro e settecento metri si arriva a cima Vallevona (q. 1818). BIVIO LE PRATELLA - M. FONTECELLESE - VOLUBRO MAZZACANI: Dal bivio delle Pratella (q. 1226) si prende un sentiero a sinistra in direzione nord; si costeggia la stalla di "Ngiccu e Memma" sita in località l'Oppieta, zigzagando si attraversa la località Faciaro e si sale fino in cima al monte FonteceIlese a quota 1623. Da li un sentiero porta con direzione est allo stagno di Mazzacani.
APPARTAMENTI PER VACANZA PERETO (AQ)
BIVIO DELLE PRATELLA - M. MIDIA: Dal bivio delle Pratella, a quota 1226, con direzione sud-est si percorrono circa due chilometri della valle di Camposecco; poi si gira a sinistra, quindi a destra per prato Giumento. A quota 1481 si incontra un trivio i cui tratti portano quello a sinistra alla Piccionara (q. 1590), quello a destra al Piano del Pozzo e ad Acquaramata e quello dritto si inerpica sul monte Midia con direzione est. Bel panorama sul gruppo del Velino, sul Sirente, sui campi Palentini, sulla piana del Fucino, sulla lontana Maiella, sui Simbruini e sull'Autore. BIVIO DELLA PRATELLA - LAGHETTO ACQUARAMATA: Dal bivio delle Pratella, a quota 1226, con direzione sud-est si percorre tutto Camposecco, quindi si attraversa la macchia del Pero fino a quota 1438 e si ridiscende per la valle di Acquaramata fino all'omonimo laghetto a quota 1409. BIVIO DELLE PRATELLA - RIFUGIO CAMPOCATINO: Dal bivio delle Pratella, a quota 1226, con direzione sud-est si percorre un chilometro di Camposecco, poi si gira a destra, si costeggia l'omonimo fontanile e per una mulattiera incassata in una valletta (salita di Camposecco) si raggiunge quota 1332, dove con direzione sud-est si gira a sinistra e si percorre tutto Campocatino fino al rifugio. LE CIMATA - MORRONE ROSSU: Da quota 934 delle Cimata con direzione ovest si percorre un sentiero che seguendo la dorsale della foresta giunge fino ad un masso roccioso detto appunto in dialetto Morrone Rossu. LE CIMATA - M. FONTECELLESE: Da quota 934 delle Cimata con direzione nord-est si percorre una mulattiera che attraversa la località del colle della Ricignina e che poi con direzione est passa per "piru maru" e si inerpica per le coste di Pirumaru tra cima Pettonito (q. 1326) e quota (1318). A quota 1302 dopo aver sfiorato la stalletta di Pennacchia si distende per l'Oppieta, quindi si inerpica a sinistra con direzione nord fino al monte Fontecellese. LE ClMATA - CONVENTO DI S. MARTINO: Da quota 934 delle Cimata con direzione nord si sorpassa la forcella della Villa a quota 946 e si scende lungo la mulattiera fino a quota 818, in corrispondenza delle prime case di Villa Romana, quindi si risale a destra con direzione sud-est per raggiungere il convento, che si trova a circa un chilometro a quota 1049. BIVIO DEL PIANO DELLI SEVERI - BIVIO DELLE PRATELLA: Da quota 1129 dell'imboccatura del piano delli Severi (denominazione storpiata in piano dei Piaseri o dei Sederi) con direzione nord-est si percorre una mulattiera che dopo una prima appettata si distende in dolci pendii e dopo circa due chilometri raggiunge il bivio delle Pratella. BIVIO DEL PIANO DELLI SEVERI - RIFUGIO DI CAMPO CATINO: Da quota 1129 dell'imboccatura del piano delli Severi si prosegue per la mulattiera proveniente da fonte Lubro e con direzione dapprima sud-est poi est si attraversa il fondo valle dei Fulicelli per poi risalire a quota 1332 dell'imboccatura di Campocatino e quindi proseguire fino al rifugio. BIVIO DEL PIANO DELLI SEVERI - BIVIO DI S. MAURO: Da quota 1129 dell'imboccatura con direzione sud-est si attraversa il piano dei Severi percorrendo una mulattiera fino ad un fontanile. Da qui per un sentiero che seguita nella stessa direzione si raggiunge il bivio di S. Mauro. CIMA VALLEVONA - M. MIDIA: Da quota 1818 di cima Vallevona con direzione nord si raggiunge in ripida e libera discesa ed in mezzo al bosco la quota 1334 in Inghère di Campolungo. Da qui con direzione nord-ovest si percorre la mulattiera che risale per l'assolato di Campolungo fino a quota 1652 di Selva Piana. Quindi con direzione nord-est in libera discesa per il bosco si raggiunge il laghetto di Acquaramata ( q . 1409), da dove una mulattiera con direzione nord scavalca una dorsale montuosa e raggiunge quota 1426. Da questa quota si diparte un sentiero abbastanza ripido che sale fino al monte Midia a quota 1737. RIFUGIO DI CAMPOLUNGO - M. MORBANO: Dal rifugio con direzione est si raggiunge la Forcella, poi si gira a destra e si sale per la valle Vona, racchiusa tra il Monte Morbano e la cima omonima, percorrendo una mulattiera fino quasi alla fine della valle; quindi, lasciando la valle in basso a destra, si sale in mezzo al bosco del monte Morbano sino in cima a quota 1619. RIFUGIO DI CAMPOLUNGO - GROTTA DI PICINARA: Dal rifugio si raggiunge la Forcella, poi si gira a destra e si sale per la valle Vona, alla cui fine c'è la fonte Canalicchio ed un incrocio di vari sentieri. Trascurando quello che porta dal fosso Fioio, si sale a destra la costa assai ripida, dove a metà circa si trova la grotta di Picinara (q. 1609).
CASE PER LE FERIE PERETO (AQ)
Pereto (Aq). CACUME - RIFUGIO CAMPOLUNGO: Da Cacume (q. 1662) si scende seguendo il crinale con direzione sud-est fino a quota 1500 dove passa una mulattiera che conduce fino al rifugio di Campolungo. CIMA  VALLEVONA - RIFUGIO DI CAMPOLUNGO: Con direzione sud-est si scende ripidamente fino ad una piccola pianura compresa tra il m. Morbano a est, il monte Tinte-Rosse a sud e la cima Vallevona a nord-ovest. Quindi si costeggia la base del monte Morbano lasciandolo sulla destra poi si gira a sinistra per il rifugio Campolungo. RIFUGIO CAMPOLUNGO - CAMPOROTONDO (carrozzabile): Dal rifugio si segue la carrozzabile, poi, superato il m. Morbano, si gira a sinistra e si prosegue fino alla località turistica Camporotondo. RIFUGIO CAMPOLUNGO - SANTUARIO DELLA SS. TRINITA': Dal rifugio si segue la carrozzabile che lambisce la fonte della Utrina e poi la fonte dei Frati quindi, lasciando sulla sinistra il m. Morbano, si avanza con direzione sud-est fino al campo della Preda, si attraversa il fosso Fioio poi, al termine della valle a quota 1352, si sale per il bosco fino al valico Crocetta della SS. Trinità (q. 1420) per poi discendere verso ovest fino al Santuario (q. 1337). CAMPOCATINO - LAGHETTO ACQUARAMATA (carrozzabile): Dal rifugio di Campocatino si percorre con direzione nord la carrozzabile che dopo 500 metri circa gira a destra ed attraversa la pacina di Camposecco degradando fino all'inizio di tale campo; poi risale con direzione sud-est, attraversa il bosco di Macchia del Pero e ridiscende per la valle di Acquaramata sino a lambire il laghetto sito a quota 1409. RIFUGIO CAMPOCATINO - VALLETONDA (carrozzabile): Dal rifugio di Campocatino si percorre con direzione sud-est la carrozzabile che lambisce fonte Trinità, e che poi prosegue fino ad una valletta dalla forma rotonda (Valletonda). VOLUBRO MAZZACANI - M. MIDIA (ricognizione cippi di confine): Dallo stagno di Mazzacani, sito ad est del monte Fontecellese, con direzione sud-est si segue il crinale, cercando di individuare le colonnine di confine con Carsoli; dopo circa due chilometri a quota 1641 si incontra un trifinio che delimita i confini tra Pereto - Colli e Tagliacozzo; quindi con la stessa direzione si prosegue, toccando le quote 1604-1590-1662 e 1618, fino al m. Midia (q. 1773). MONTE MIDIA – MARSIA: Dalla sommità si può scegliere di scendere con direzione nord-ovest fino ad incrociare un sentiero che scende a destra oppure con direzione est fino ad incrociare un sentiero che scende a sinistra e che si congiunge con quello per poi degradare fino a Marsia. LAGHETTO ACQUARAMATA – TAGLIACOZZO: Con direzione sud est si scende a q. 1338 in località Piano del Pozzo, quindi con direzione nord si percorre una mulattiera che porta fino alla strada statale Tiburtina Valeria (q. 1111). Sotto Rocca di Cerro si prende una mulattiera che con direzione est raggiunge Tagliacozzo (q. 823). LAGHETTO ACQUARAMATA – CAMPOSECCO: Dal laghetto con direzione nord si prende una mulattiera che scavalca una dorsale montuosa e raggiunge, a q. 1426, una mulattiera. Si prende a sinistra con direzione nord-ovest e si attraversa Prato Giumento (q. 1481) per poi ridiscendere a Camposecco. RIFUGIO CAMPOCATINO - FONTE ORBAROLA: Si lascia il rifugio e con direzione sud-est si percorre l'itinerario descritto precedentemente C3b2 quindi per la valle del Pelone si gira a sinistra seguendo la mulattiera che porta fino alla Fonte Orbarola. Volendo si può proseguire fino al laghetto Acquaramata. MORRONE ROSSU - VALLE QUARTARANA – PERETO: Dal grosso masso si scende per il crinale verso ovest fino ad un fontanile, al di sotto del quale a circa 40 metri inizia con direzione nord una mulattiera che degrada ripidamente fino alla valle Quartarana che si percorre con direzione ovest fino alla confluenza con la strada asfaltata che da Carsoli porta a Pereto. M. FONTECELLESE - COLFAROLO (ricognizione cippi di confine): Si scende dalla cima del monte Fontecellese fino alla fonte omonima, quindi attraversando le località riportate nel cap. V° si segue il crinale fino a valle, cercando di individuare le colonnine di confine fino a Colfarolo. M. FONTECELLESE - S. MARTINO: Da quota 1623 si scende fino a q. 1500 verso ovest dove c'è un bivio dal quale si dipartono a destra una mulattiera e a sinistra un sentiero che portano entrambi a S. Martino (q. 1049). RIFUGIO CAMPOCATINO – CACUME: Dal rifugio si prende la carrozzabile con direzione sud-est e si giunge a fonte Trinità. Da lì si di partono una mulattiera a sinistra e un sentiero a destra che portano entrambi a Selva Piana. La mulattiera passa par i Campitelli e poi risale verso Sillapiana mentre il sentiero sale a destra per lo Iurio e poi prosegue fino a Selvapiana. Da questa seguendo il crinale con direzione est si raggiunge Cacume, da dove si gode una piacevole vista sulle maggiori alture abruzzesi, sulla Marsica e sui monti laziali.
COUNTRY HOUSE PERETO (AQ)
Monumenti e luoghi d'interesse a Pereto (Aq) Nel mezzo del confine tra Pereto e Rocca di Botte, sul monte Serra Secca (monti Carseolani), c'è il Santuario della Madonna dei Bisognosi. Eretto - secondo la tradizione - nel 608 d.C. All'interno la statua di Maria Santissima, con in grembo il Bambino Gesù, scolpita in legno di ulivo, proveniente da Siviglia, in Spagna e il crocifisso processionale donato da Papa Bonifacio IV quando vi si recò per consacrare la chiesa e per ringraziare la Madonna per la sua guarigione. All'interno ci sono gli affreschi del tardo quattrocento attribuiti a quattro artisti. Alcuni di essi rappresentano scene dal giudizio universale dell'inferno e del paradiso; Chiesa di San Giovanni Battista, ultimata nel 1524, come testimonia l'iscrizione sul portale d'ingresso, è situata nel cuore del borgo antico; Chiesa di San Giorgio; Chiesa di San Salvatore; Le antiche chiese di San Silvestro, Sant'Antonio e Annunziata non sono utilizzate per il culto; La chiesetta della grotta (detta di Lourdes); Resti dell'antica chiesa di San Pietro. Castello di Pereto: Simbolo del paese è il caratteristico castello medievale con mastio risalente al XII secolo e le torri, costruite successivamente al mastio nel XIV secolo. Qui fu imprigionato Rostaino Cantelmo. Il castello appartenne alla famiglia Colonna, che ne detenne il possesso a partire dalla fine del XV secolo, quando il re di Napoli donò ad essa il paese. Tra il 1968 e il 1975 il nuovo proprietario Aldo Maria Arena ha avviato i lavori di restauro ed adattamento del maniero ottenendo nel 1982 il diploma di merito da Europa Nostra per la riuscita e la qualità dei lavori che ridiedero vita alla fortezza del paese. Siti archeologici a pereto: Località Valle Quartarana: nel 1952 emersero resti preistorici; Strada Pereto-Villa Romana: nel 1961 tornò alla luce un'anfora di terracotta; Località Paleana: nel 1961 rinvenute tombe di epoca romana; Strada Pereto-Rocca di Botte: nel 1979 fu ritrovato un cippo funebre; Insediamenti umani preistorici o resti di costruzioni ed elementi di epoca proto romana (V secolo a.C.) sono emersi nelle località Pastino, Pesantagna, Camposecco e Torretta. Tradizioni e folclore a Pereto (Aq): gennaio: polentata di Sant'Antonio Abate con benedizione degli animali; febbraio: festa del Carnevale mascherato; 24 maggio: "Passeggiata gastronomica" nel borgo antico del paese; giugno: Corpus Domini con infiorata; agosto: si svolge La Fagiolcotica; 16 agosto: festa patronale di San Giorgio; 26 dicembre: si svolge la rappresentazione del Presepe Vivente, giunto oltre le 45 edizioni. Grazie a questa manifestazione, Pereto viene chiamato "Il paese del presepe vivente". La cultura a Pereto: Nel 1973 alcune scene del film Milarepa della regista Liliana Cavani furono girate sulle montagne a ridosso del paese, mentre alcune panoramiche del centro storico apparvero nel celebre film Ladyhawke, diretto da Richard Donner. Nel 1988 e nel 2005 il castello di Pereto fu una delle location dei film Delirio di sangue (Blood Delirium), di Sergio Bergonzelli e L'anno mille, del regista Diego Febbraro[17]. Eventi a Pereto (Aq): Il Premio Hombres di poesia, narrativa, giornalismo e immagine è un evento culturale nato nel 2004 nel borgo medievale di Pereto, dove si è svolto nelle prime sette edizioni. Dal 2011 cambiando formula è diventato itinerante. Di anno in anno, infatti, viene ospitato in un borgo autentico d'Italia. Il concorso internazionale di arte e letteratura Pietro Iadeluca & amici con sezioni dedicate a poesia, narrativa breve, arte e fotografia. L'evento culturale è organizzato dall'associazione culturale il cuscino di stelle - Pietro Iadeluca.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' PERETO (AQ)
L'abbazia di Santa Maria di Farfa è un monastero della congregazione benedettina cassinese, che prende il nome dall'omonimo fiume (il Farfarus di Ovidio) che scorre poco lontano e che ha dato il nome anche al borgo adiacente l'abbazia. Si trova nel territorio del comune di Fara in Sabina, nel reatino. La Storia: L'abbazia crebbe in importanza e considerazione e ricevette elargizioni, privilegi, esenzioni, da parte di imperatori e papi e diventò così una vera potenza interposta fra il patrimonio di Pietro ed il Ducato di Spoleto. Farfa era un'abbazia imperiale, svincolata dal controllo pontificio, ma vicinissima alla Santa Sede, tant'è vero che il suo abate era a capo di una diocesi suburbicaria (quella attualmente confluita nella sede suburbicaria di Sabina-Poggio Mirteto ne è solo una parte, visto che in origine essa seguiva l'orografia appenninica fino a lambire i territori del primo nucleo territoriale pontificio, quello che Liutprando ricavò dal "corridoio bizantino" con la donazione di Sutri). Nel momento più alto della sua potenza l'abbazia controllava 600 tra chiese e monasteri, 132 castelli o piazzeforti e 6 città fortificate, per un totale di più di 300 villaggi: si diceva che l'abate facesse ombra alla potenza del papa, ma in realtà il suo potere era quello di un vero e proprio legatario imperiale incaricato della difesa del Lazio e della rappresentanza degli interessi imperiali presso la Santa Sede. Uomini colti, degni e devoti, si succedettero alla direzione dell'abbazia, come ad esempio l'abate Sicardo, parente di Carlo Magno. Durante il regno di Carlo Magno, l'abbazia ebbe il massimo sviluppo edilizio, che ne modificò così tanto la struttura originale che solo di recente è stato possibile ricostruirla. In pochi decenni divenne uno dei centri più conosciuti e prestigiosi dell'Europa medievale; Carlo Magno stesso, poche settimane prima di essere incoronato in san Pietro il 25 dicembre 800, visitò l'abbazia e vi sostò. Per comprendere l'importanza economica di Farfa basti pensare che nel terzo decennio del IX secolo, sotto l'abate Ingoaldo, essa possedeva una nave commerciale esentata dai dazi dei porti dell'impero carolingio. La penetrazione dei Saraceni - dopo sette anni di resistenza delle milizie agli ordini del capitolo del monastero - indusse l'abate Pietro I ad abbandonare Farfa; l'abbazia fu presa e incendiata. Uno dei tre gruppi di monaci fuggiaschi, trovò riparo a Roma. Restò traccia della presenza dei monaci nell'insula francese di Roma: nei pressi della chiesa di San Luigi dei Francesi e nei luoghi che avevano ospitato le Terme di Nerone furono ritrovate - durante i lavori di restauro dei sotterranei di palazzo Madama, ad opera dell'amministrazione del Senato alla fine degli anni ottanta del XX secolo - tracce di un cimitero appartenente al capitolo degli abati di Farfa. Passato il pericolo il capitolo tornò a Farfa sotto la guida di Ratfredo che, divenuto Abate, nel 913 completò la chiesa. Con la decadenza dell'Impero carolingio, nel periodo degli Ottoni la fedeltà imperiale del capitolo abbaziale - che intanto aveva abbracciato la riforma cluniacense - si tradusse in filo-germanesimo, che proseguì lungo tutto il periodo della lotta per le investiture. Il monaco Gregorio di Catino per suffragare i diritti dei suoi monaci, ha curato la Regesto di Farfa, o Liber Gemniagraphus sive Cleronomialis Ecclesiae Farfensis composta da 1.324 documenti, tutti molto importanti per la storia della società italiana dell'11 ° secolo. Nel 1103 Gregorio ha scritto il Largitorium o Liber Notarius sive emphiteuticus, un lungo elenco di tutte le concessioni, o sovvenzioni, fatta dal monastero ai suoi inquilini. Dopo aver raccolto tutte queste informazioni dettagliate, si mise al lavoro su una storia del monastero, la Chronicon Farfense; e quando aveva 70 anni, al fine di agevolare riferimento alle sue opere precedenti, ha compilato una sorta di indice che ha stile "Liber Floriger Chartarum cenobii Farfensis". Gregorio già nell'XI secolo, scrisse la storia con precisione, ed una grande ricchezza di informazioni. I monaci di Farfa avevano proprietà di 683 chiese o comunità monastiche; due città (Civitavecchia e Alatri); 132 castelli; 16 fortezze; 7 porti; 8 miniere; 14 villaggi; 82 mulini; 315 borghi. Tutto questo patrimonio è stato un ostacolo alla vita religiosa ancora una volta tra il 1119 e il 1125. Farfa fu turbata dalle rivalità tra l'abate Guido, e il monaco Berard che miravano ad essere abate. Durante la lotta per le investiture, Farfa era sul lato ghibellino. I monaci emisero un orthodoxa Defensio imperialis a sostegno del partito ghibellino. La collezione di testi canonici contenuti nel Regesto sembra omettere volutamente qualsiasi menzione dei testi canonici dei papi riformatori dell'undicesimo secolo ma, nel 1268, la vittoria dei papi su Corradino di Svevia fece porre fine alla regola germanica in Italia. Sotto la direzione del cardinale Alessandro Farnese, il monastero è entrato nella Congregazione Cassinese nel 1547. Nel corso dei due secoli successivi, nonostante alcuni restauri e nuove costruzioni, Farfa ha perso ogni importanza. Nel 1861 parte dei beni sono stati venduti a privati cittadini. Il conte Giuseppe Volpi ha donato proprietà e alcuni terreni al monastero. Nel 1920 un gruppo di monaci inviati da Alfredo Ildefonso Schuster, poi abate dell'Abbazia di San Paolo Fuori le Mura a Roma (attaccato alla Basilica di San Paolo Fuori le Mura), ha dato un nuova vita all'Abbazia di Farfa. Nel 1928 Farfa è stata dichiarata monumento nazionale.
RIFUGI E BIVACCHI A PERETO (AQ)
Il santuario della Madonna dei Bisognosi, detto anche Santuario della Madonna del Monte, è situato sul monte Serra Secca, in Abruzzo, al confine tra Pereto e Rocca di Botte, a 1043 metri s.l.m. La storia del santuario della Madonna dei Bisognosi: Il santuario, secondo la leggenda, è stato eretto dagli abitanti di Pereto e Rocca di Botte nell'anno 608 d.C. nel luogo in cui la statua lignea della Madonna fu trasportata da Siviglia, in Spagna. A Siviglia in quel periodo, nel VII secolo, la Madonna era molto venerata e per essere salvata dalle distruzioni dei saraceni fu trasportata risalendo il mare adriatico fino a Francavilla al mare. La sacra effigie fu quindi caricata su una mula e diretta verso le aree interne dell'Abruzzo. La mula stremata si fermò e perì sulle montagne intorno a Carsoli, esattamente sul monte Serra Secca. I pii profughi capirono che quello doveva essere il posto prescelto dalla Madonna per costruire la sua nuova dimora. Furono chiamati sul monte i fedeli dei paesi della piana del Cavaliere e ben presto fu edificata la prima chiesetta, chiamata originariamente Madonna del monte. Papa Bonifacio IV venuto a conoscenza della storia, gravemente malato, implorò la guarigione alla Madonna venuta da Siviglia. Il suo desiderio fu esaudito tanto che il papa, originario della Marsica, guarì immediatamente. Il papa l'11 giugno del 610 visitò la chiesa chiedendone l'ingrandimento, lasciando dei fondi per tale scopo, concesse, inoltre, indulgenze e donò il crocifisso processionale ancora esposto. Nel 1902 è stato dichiarato monumento nazionale. La descrizione del santuario della Madonna dei Bisognosi: All'interno del santuario sono conservati importanti affreschi degli artisti Jacopo di Arsoli, Desiderio da Subiaco e Petrus che rappresentano la crocifissione, la discesa dello Spirito Santo e la resurrezione, la sepoltura di Gesù, Daniele profeta, San Gioacchino, la Madonna col Bambino e Santa Elisabetta. Nella parete attigua alla sagrestia sono presenti gli affreschi dell'annunciazione, del presepio, dell'adorazione dei magi e della visitazione. Nella cappella che si trova nel nucleo originario della chiesa, restaurata nel 1488, sono presenti le opere con due Madonne col bambino, in mezzo a quattro Angeli, la presentazione al tempio e raffigurazioni dell'arrivo di Fausto da Siviglia al monte e il suo incontro con il figlio Procopio. Gli affreschi del tardo quattrocento, realizzati da quattro artisti, raffigurano alcune scene paradisiache ed infernali del giudizio universale.
La Piana del Cavaliere è un'area della Marsica, in provincia dell'Aquila, che si estende al confine dell'Abruzzo montano con il Lazio. Confina a nord-ovest con la provincia di Rieti (Sabina), ad est con i comuni abruzzesi di Sante Marie e Tagliacozzo, a sud con il parco naturale regionale dei monti Simbruini e ad ovest con la provincia di Roma e l'alta Valle dell'Aniene. Il suo centro più popoloso è Carsoli. Nei territori comunali di Carsoli ed Oricola ricade dagli anni 1970-80 il distretto industriale della piana del Cavaliere. La piana è attraversata dall'autostrada A24 Roma-L'Aquila-Teramo, la Strada statale 5 Via Tiburtina Valeria e dalla linea ferroviaria Roma-Avezzano-Sulmona-Pescara. Questa terra fu abitata in antichità dai popoli equi. In epoca imperiale, questi popoli strinsero alleanze con i marsi contro la spinta espansionistica di Roma e per l'ottenimento dei diritti legati alla cittadinanza. Al termine della guerra sociale contro Roma, ottenuta la cittadinanza romana, i popoli italici e con essi anche gli equi furono rapidamente inquadrati nelle strutture politico-culturali di Roma. Importante centro pastorale della zona era Carseoli (o Carsioli), situato lungo l'antica via Tiburtina Valeria nell'attuale area della frazione di Civita di Oricola, dove sorse come colonia latina nel 304 a.C.[3] Nel medioevo l'area fu soggetta ai conti di Tagliacozzo e Celano seguendo le vicende della Marsica[4]. Dei territori marsicani fu il meno danneggiato dopo il terremoto del 13 gennaio 1915 per via della diversa conformazione geologica del territorio e delle rocce. Monumenti e luoghi d'interesse nella Piana del Cavaliere: Borgo medievale di Rocca di Botte, torre dell'orologio e casa natale di San Pietro l'eremita; Borgo di Pereto, castello medievale e chiesa di San Giovanni Battista; Borgo fortificato di Carsoli; Castello Sant'Angelo di Carsoli; Castello medievale di Oricola; Area archeologica di Carseoli a Civita di Oricola; Chiesa di Santa Maria in Cellis di Carsoli; Chiesa di Santa Vittoria di Carsoli; Eremo di San Martino a Villa Romana; Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Tufo Basso; Borghi medievali di Colli di Monte Bove, Poggio Cinolfo, Pietrasecca; Riserva naturale speciale delle Grotte di Pietrasecca. Eventi nella Piana del Cavaliere: Premio di pittura contemporanea La Portella a Carsoli. L'associazione culturale "il cuscino di stelle - Pietro Iadeluca" annualmente organizza il concorso internazionale di pianoforte "Piana del Cavaliere", in memoria di Pietro Iadeluca. Premio Hombres itinerante di poesia, narrativa, giornalismo e immagine. L'evento nei primi anni si è svolto a Pereto. Presepe vivente di Pereto. Il rito della Comparanza. Aligerno fu un abate benedettino che governò l'Abbazia di Montecassino dal 25 ottobre 948 al 23 novembre 985. Per volere di papa Agapito II, un anno dopo essere divenuto abate di Montecassino, Aligerno condusse i monaci benedettini alla loro storica sede. I benedettini avevano dovuto fuggire a Capua nell'883 a causa dell'espansione saracena e alla distruzione della storica abbazia. Lo stesso abate Bertario fu decapitato dagli invasori. Le continue ruberie e l'assenza dell'organizzazione del territorio, portarono sulla cosiddetta Terra di San Benedetto a circa quarant'anni di insicurezza della popolazione con la conseguenza dell'arretramento della superficie coltivata. La vittoria, nell'agosto 915, della lega cristiana di papa Giovanni X nella battaglia del Garigliano segnò la ripresa da parte della nobiltà locale del controllo della terra. Queste premesse portarono Aligerno a riordinare il patrimonio abbaziale attraverso contratti agrari innovativi per l'epoca. Aligerno, per attuare l'opera di organizzazione territoriale, realizzò, senza chiedere autorizzazione all'imperatore o ai principi capuani, la rocca Janula, il castrum di Sant'Angelo in Theodice e la torre di San Giorgio a Liri. Il principe di Capua, Pandolfo I Capodiferro, approvò nel 967 tali fortificazioni ed autorizzò i benedettini a costruire quante altre fortificazioni ritenessero necessarie per la tutela del loro territorio. Nel periodo che seguì il castrum, insediamento concentrato e fortificato sulle alture, divenne progressivamente l'elemento fondamentale di controllo e amministrazione del territorio, soppiantando il precedente sistema detto delle curtis. Nel 960 a Capua Aligerno comparì davanti al giudice contro tal Rodelgrimo di Aquino, il quale vantava la proprietà sulla località detta Flumentica. L'abate addusse prove testimoniali a favore dell'abbazia, che ci sono giunte come il primo documento ufficiale in lingua italiana (placiti cassinesi).
Il castello di Pereto si trova alle pendici del Monte Forcellese nel comune di Pereto, in provincia dell'Aquila. La storia del castello di Pereto. Il castello di Pereto si trova in una posizione strategica a controllo della piana del Cavaliere e della via Tiburtina Valeria. La struttura più antica si deve al protoconte Berardo dei Marsi, che nella prima metà del X secolo fece costruire una torre sul luogo nel quale sorgerà successivamente il mastio del castello. La struttura venne potenziata nella seconda metà dell'XI secolo, quando Pereto divenne la residenza di Rainaldo dei Marsi. Dopo la partenza di Rainaldo per le crociate nel 1093 e la sua morte, la vedova Algegrima si trasferì ad Oricola ed il castello iniziò una prima fase di declino. Dai conti dei Marsi, nel 1150 il castello passò ai signori De Ponte. Al XIV secolo si fa risalire l'aggiunta delle altre due torri quadrate e delle mura di raccordo, che diedero vita alla struttura del castello-recinto. All'inizio del quattrocento il castello divenne degli Orsini ed il 5 dicembre 1456 il castello fu gravemente danneggiato dal terremoto che colpì l'Italia centro-meridionale. Passato ai Colonna nel 1495, durante il XIX secolo la torre di nord del castello passò poi in uso alla famiglia Maccafani, che agli inizi del 1900 la vendette alla famiglia Vicario. Nel 1966 il castello fu acquistato da Aldo Maria Arena, che ne curò il restauro. Attualmente la struttura è visitabile. Architettura del castello di Pereto: Il mastio ha una pianta quadrata con 11,70m di lato ed è alto 27m. È costruito su quattro piani che ospitavano al piano terra il corpo di guardia, i magazzini, le prigioni. Il primo piano era per la sala di giustizia, mentre la residenza signorile era al secondo ed al terzo piano. L'ultimo piano costituiva la zona di vedetta e difesa. La seconda torre, posta a nord, ha una pianta di 6,60m di lato ed un'altezza di 24m; internamente è strutturata su cinque piani. La terza torre, a sud-est, ha un'altezza di 16m ed un lato di 4,60m; non ha piani e probabilmente serviva solo come raccordo tra le mura e come punto di vedetta. Le mura di sud-ovest hanno una lunghezza di 23m ed un'altezza di 15m. In prossimità del mastio si trova l'ingresso principale al castello. Le mura ad est hanno una lunghezza di 24,5m ed un'altezza di 13m, mentre le mura a nord hanno una lunghezza di 22,40m ed un'altezza di 14m. Sulla loro sommità, le mura hanno un camminamento di ronda di raccordo tra le torri.
Pereto è una città della Marsica, subregione dell'Abruzzo. Da sapere sul paese di Pereto: Il caratteristico borgo medievale è situato al confine dell'Abruzzo con il Lazio, non a caso è detto "La porta dell'Abruzzo". Fa parte del club dei "Borghi Autentici d'Italia". Cenni geografici di Pereto: Il paese è situato su uno sperone del monte Fontecellese, lungo la catena dei monti Simbruini, che ad est segna il confine tra il territorio laziale e quello abruzzese. Il borgo medievale digrada verso la piana del Cavaliere ed è dominato in alto dal maestoso castello medievale, il cui mastio risale al XII secolo, mentre le torri sono state costruite nel XIV secolo. Quando visitare il paese di Pereto (Aq): L'estate è il periodo migliore per visitare Pereto e per scoprire i numerosi itinerari naturalistici e il suo territorio incontaminato. A dicembre, invece, si svolge la rappresentazione del Presepe vivente, una delle manifestazioni più longeve del genere che vede la partecipazione attiva di tutta la cittadinanza. Cenni storici di Pereto: Le prime notizie documentate risalgono all'anno 955 in cui Aligerno, abate di Montecassino concesse a Rainaldo, conte dei Marsi la chiesa di San Silvestro in "Perito". Reperti di epoche anteriori testimoniano con certezza lo stanziamento umano continuativo nei suoi luoghi dall'epoca preistorica. In epoca preromana era considerato da equi e marsi un punto strategico e geografico importante. Tra l'anno mille ed il 1400 appartenne dapprima all'abbazia di Subiaco, poi a quella di Montecassino ed, infine, a quella di Farfa. La nobile famiglia marsicana De Ponte è stata in possesso di Pereto dal 1150 fino ai primi anni del 1400. Mentre gli Orsini riusciranno a controllare il paese dal 1405. Ad essi succederanno i Colonna a partire dal 1495. Dal 1806, anno dell'abolizione dei feudi e per circa un secolo, i paesi limitrofi di Oricola e Rocca di Botte furono aggregati al comune di Pereto, prima di riconquistare l'autonomia amministrativa agli inizi del XX secolo. Il terremoto di Avezzano del 1915 causò anche qui gravi danni, tuttavia il borgo originario si ben è mantenuto nel corso dei secoli. Pereto ha dato i natali a sei vescovi, tutti della famiglia Maccafani.
Pereto. “Saluto… in particolare la rappresentanza del Presepe Vivente di Pereto (provincia di L'Aquila), giunto alla sua quarantesima edizione….” Così Benedetto XVI ha salutato Pereto e il suo Presepe all’Angelus in San Pietro del 20 dicembre 2009. Il Presepe Vivente di Pereto, organizzato dall’Associazione Presepe Vivente – Pereto Borgo Autentico, è giunto alla 40° edizione. Il 26 dicembre dalle ore 15,00 Pereto diventa Betlemme e il borgo autentico si trasforma nello scenario teatrale della natività. I cittadini di Pereto diretti dal regista Manuele Morgese reciteranno il copione che un prete illuminato come Don Enrico Penna ha scritto 40 anni fa. Il presepe di Pereto uno dei pochi itinerante e recitato, si svolge lungo le antiche vie del borgo dove attori, figuranti, militari a cavallo, profeti, pastori (che secondo la tradizione sono i veri testimoni della nascita di Gesù), Re Magi, l’angelo, la stella cometa danno vita alle scene salienti della natività. Uno spettacolo emozionante che coinvolge tutto il paese di Pereto, il Comune, le associazioni i cittadini che dopo 40 anni continua a mantenere lo stesso spirito di sempre. E' un Presepe povero, quello di Pereto, un Presepe francescano e tale resterà per 40 anni. In esso non ci sono sontuosi apparati, scenografie artefatte, ricostruzioni rigorose; ci sono paesaggi naturali, suggestivi di per sé; luci che il tramonto esalta sulle montagne e che pian piano si spengono nelle tenebre; il cielo stellato che incornicia il tutto con il nitore delle nostre serate invernali; personaggi che agiscono. I bambini, i giovani, gli anziani protagonisti "vivono" con semplicità il Presepe, ma tutti con compostezza, con impegno, con intima e intensa partecipazione: così nella maestosa scenografia del censimento alle porte del Castello medioevale, nei quadretti spontanei lungo il percorso di Maria e Giuseppe, nella Natività in un umile capanna fuori del centro abitato impreziosita dalle originali e suggestive scene dei profeti, dei pastori e dei Magi. Pereto-Grandi e piccini hanno affollato le vie del borgo per assistere alla quarantaseiesima edizione del Presepe vivente, allestito, anche quest’anno, nelle vie che dal centro di Pereto conducono al Castello. Pereto si è trasformato in una piccola Betlemme facendo un balzo nel tempo di duemila anni:strade, vicoli e piazze sono state animate da figuranti e attori che hanno dato  vita ad un suggestivo scenario della Natività facendo riscoprire a tutti la vera tradizione cristiana del Natale. L’evento, organizzato dalla Pro Loco Pereto “Manolo Iacuitti”, è diventato uno degli appuntamenti più attesi delle festività natalizie. Più che un Presepe vivente, quello di oggi, è stato un presepe vissuto con amore da chi lo ha realizzato, espressione di condivisione di valori umani e cristiani. Frutto di passione e scrupolosa ricerca di tanti volontari del Piccolo Borgo, il Presepe Vivente  di Pereto è diventato, con questa edizione del 2015,una memoria di un evento, un recupero di tradizioni ,una  condivisione gioiosa,  una radice che apre al futuro.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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