Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Pennapiedimonte (Ch) - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Pennapiedimonte (Ch)

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GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI PENNAPIEDIMONTE (CH)
 
Ospitalità nel Paese di PENNAPIEDIMONTE (Ch) (m. 669 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Pennapiedimonte: 42°09′07.53″N - 14°11′41.19″E
     
  CAP: 66010 -  0871 -  0871.897142 - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI PENNAPIEDIMONTE 0871.897130   0871.897251       0871.897130  -  00235550696
Raggiungere Pennapiedimonte:  Satzione: Pescara  a 49 Km.   Aeroporto d'Abruzzo a 45 Km.  Uscita: Pescara Ovest/Chieti
 
HOTELS ED ALBERGHI PENNAPIEDIMONTE (CH)
La Storia del paese di Pennapiedimonte (Ch) Il paese fu abitato sin dal V-IV secolo a.C. come dimostra il ritrovamento di alcune tombe in località contrada Fontana. Nel III secolo a.C. il paese fu assoggettato ai romani che vi costruirono la torre romana. Successivamente, nel 101 d.C. il paese fu chiamato da Silio Italico, nel suo 8° libro delle guerre puniche, "Pinna" ed "Avella". Difatti, l'antica Pinna fu appollaiato all'inizio delle gole dell'Avella e comprendeva i borghi di "Famocchiano" (da "Fanulum Jani", cioè il tempietto di Giano), contrada sita sulla strada per Guardiagrele ed Ugno (da omnium = contrada di tutti) contrada sita sulla strada per Palombaro. La parte bassa del paese viene chiamata "Castello" anche se, effettivamente, non ve n'è mai stato costruito uno perché il paese fu considerato "Castellum natura munitum" fino al Medioevo quando molte borgate del paese scomparvero eccetto Penna (l'odierna Pennapiedimonte) per via di molte frane, serroni e calanchi, così centri come Famocchiano, Ugno, Civitas Pinnae e Borgo Lucina man mano si spopolarono. Qualche tempo dopo nel 1400-1500 la gente del luogo incominciò a creare nuove borgate e nuovi casolari con chiesette, cappelline ed altari, delle quali, qualcuna sorse sui ruderi di alcuni templi pagani, altre furono fondate sulla nuda terra. Ma, dopo qualche secolo, anche queste borgate furono abbandonate e si disgregarono, solo il centro di Pennapiedimonte rimase in piedi. I’Araldica del Comune di Pennapiedimonte (Ch) Come recitato dall'articolo 8 comma 4 dello statuto comunale, lo stemma di Pennapiedimonte è sormontato da una corona ducale e cinto da due fasci di alloro intrecciati alla base, attraversato obliquamente da una striscia azzurra che lo divide in due parti: in basso sono rappresentati tre monti e in alto delle spighe di grano. Nel gonfalone lo stemma si trova al centro di un drappo azzurro.
RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE PENNAPIEDIMONTE (CH)
Etnie e minoranze straniere a Pennapiedimonte (Ch) Al 31 dicembre 2013, i residenti stranieri a Pennapiedimonte sono 94, composti in larga parte da rumeni. Per promuovere l'integrazione dei nuovi cittadini, l'amministrazione comunale del sindaco Vincenzo Carideo ha promosso, nel 2007, il Progetto di Integrazione per i cittadini dei nuovi Paesi dell'Unione Europea, con cui si è provveduto a finanziare il viaggio dei circa 45 rumeni giunti nel paese e nel quale si è trovato un lavoro a quasi tutti gli adulti nel settore dell'agricoltura e dell'edilizia, provocando il fenomeno noto con il nome "caporalato" di cui è ancora in corso una indagine da parte dell'Autorità Giudiziaria, oltre a fornire loro un contributo economico per ogni figlio nel periodo del primo anno di vita. Detto contributo però non è stato ancora pagato. Con il contributo della Comunità Montana della Maielletta sono stati istituiti corsi di lingua italiana, a cui partecipano anche stranieri provenienti dai paesi limitrofi (che non hanno potuto partecipare poiché non avevano mezzi di trasporto).
CAMPEGGI PENNAPIEDIMONTE (CH)
Pennapiedimonte fa parte del Parco nazionale della Maiella, istituito nel 1991, è uno dei tre parchi nazionali dell'Abruzzo compreso tra le province di L'Aquila, Pescara e Chieti. È uno dei 24 parchi nazionali italiani con la peculiarità di presentarsi compatto dal punto di vista territoriale. Infatti, la sua area si raccoglie attorno al grande massiccio calcareo della Majella e alle montagne del Morrone ad ovest e ai monti Pizi e Porrara ad est. La maggiore vetta compresa nell'area del parco è quella del monte Amaro (2.793 metri). Nel parco sono state censite oltre 2.100 specie vegetali che rappresentano all'incirca un terzo di tutta la flora italiana; alcune specie sono state per la prima volta identificate dai botanici proprio in loco. Le specie animali sono invece oltre 150, tra cui posto di rilievo spetta al piviere tortolino. All'interno del parco si trovano ben sette riserve naturali statali e alcuni beni d'interesse culturale, tra i più rilevanti d'Abruzzo. Il territorio del parco è situato a cavallo del 42º parallelo. Si estende per una superficie di circa 62.838 ettari, su un terreno prevalentemente montuoso. La Majella propriamente detta, così come il contiguo massiccio del Morrone, è un imponente massiccio calcareo-dolomitico di età mesozoica e cenozoica. È caratterizzato da una serie di vasti pianori sommitali, dolcemente tondeggianti per effetto dell'azione millenaria dei ghiacciai che qui erano molto estesi durante le ere glaciali, tra cui emerge il vallone di Femmina Morta ad oltre 2500 m di altitudine. I suoi versanti, soprattutto quelli orientale e nord-occidentale, sono solcati da lunghissimi ed aspri valloni. Il fiume Orta, che raccoglie le acque di un vasto bacino, separa con un'ampia valle il massiccio della Majella dal Morrone. La valle è profondamente incisa nei territori dei comuni di Bolognano e San Valentino, formando un vero e proprio canyon. Il massiccio del Morrone è costituito da una dorsale stretta ed allungata, compatta ed aspra al contempo, costituita da rocce calcaree e dolomitiche, che precipita nella piana di Sulmona tra balze rocciose scoscese. A sud, ai piedi del monte Pizzalto, i piani carsici noti come "altipiani maggiori d'Abruzzo", detti anche "quarti" (Santa Chiara, Barone, Grande e Molino), posti a circa 1.250 m s.l.m., fanno da cerniera con l'area dei monti Pizzi-monte Secine, con boschi di faggi, acero di Lobel e diverse altre specie. I comuni all’interno del Parco Nazionale della Majella: Comuni: Civitella Messer Raimondo, Fara San Martino, Gamberale, Guardiagrele, Lama dei Peligni, Lettopalena, Montenerodomo, Palena, Palombaro, Pennapiedimonte, Pizzoferrato, Pretoro, Rapino, Taranta Peligna, Ateleta, Campo di Giove, Cansano, Corfinio, Pacentro, Pescocostanzo, Pettorano sul Gizio, Pratola Peligna, Rivisondoli, Rocca Pia, Roccacasale, Roccaraso, Sulmona, Abbateggio, Bolognano, Caramanico Terme, Lettomanoppello, Manoppello, Popoli, Roccamorice, Salle, San Valentino in Abruzzo Citeriore, Sant'Eufemia a Maiella, Serramonacesca, Tocco da Casauria.
VILLAGGI TURISTICI PENNAPIEDIMONTE (CH)
Le Riserve naturali statali all’interno del Parco Nazionale della Majella. All'interno del Parco nazionale sono state incluse alcune riserve naturali statali e regionali: Riserva naturale Monte Rotondo; Riserva regionale Bosco di S. Antonio; Riserva naturale Quarto Santa Chiara; Riserva regionale Majella Orientale; Riserva naturale Fara San Martino Palombaro; Riserva naturale Feudo Ugni; Riserva naturale Piana Grande della Majelletta; Riserva naturale Valle dell'Orfento; Riserva naturale Lama Bianca di Sant'Eufemia a Maiella. La Majella (o anche Maiella) è il secondo massiccio montuoso più alto degli Appennini continentali dopo il Gran Sasso, situato nell'Appennino centrale abruzzese al confine tra le province di Chieti, L'Aquila e Pescara (basso Abruzzo) e posto al centro dell'omonimo Parco nazionale della Majella. La cima più alta è il Monte Amaro, 2793 m s.l.m.. Su di essa insistono la comunità montana Peligna, la comunità montana della Maiella e del Morrone, la comunità montana della Maielletta e la Comunità montana Aventino-Medio Sangro. Stazioni sciistiche a Pennapiedimonte (Ch) Il massiccio ospita in tutto tre stazioni sciistiche su differenti versanti, geograficamente non collegate tra loro: la più nota e frequentata è la stazione di Passolanciano-Maielletta sul versante chietino, le altre sono quelle di Campo di Giove e Passo San Leonardo in territorio aquilano. Il loro bacino d'utenza tipico è il basso Abruzzo con le province di Chieti e Pescara e il basso aquilano. Escursionismo ed alpinismo a Pennapiedimonte (Ch) Tutto il massiccio della Maiella è percorso da sentieri escursionistici e percorsi alpinistici. Data la conformazione della montagna, anche le ascensioni alle vette più elevate non richiedono attrezzature da scalatore o conoscenza di vie ferrate, ma ciò non significa che non ci siano percorsi più difficili e rischiosi, che richiedano di affidarsi a una guida alpina ed escursionistica esperta. Il percorso più noto è la via normale per Monte Amaro (sentiero n. 1 del CAI). È un sentiero che attraversa tutto il massiccio da nord a sud, toccando le cime più elevate. In 10-12 ore di cammino si sale sulla Maielletta, sulle Murelle, sul Monte Rotondo, sul Monte Acquaviva, si tocca la vetta di Monte Amaro e si torna indietro (o si scende sul versante opposto). In una giornata si riesce a vedere un campionario abbastanza completo di vegetazione, ambienti e panorami (nei giorni più limpidi, dalle vette si vedono le Isole Tremiti). Di rilevanza sono anche le vie direttissime dal versante ovest di Pacentro-Passo San Leonardo e i percorsi che salgono da Campo di Giove. Ampia è inoltre la possibilità di scialpinismo. Dalla sommità la vista spazia dal Gran Sasso, al Velino-Sirente, ai Monti Marsicani, ai Monti Ernici e Monti Cantari fino al Monti del Matese. Sono visibili nelle giornate limpide anche il Promontorio del Gargano, le Alpi Dinariche della Dalmazia e il Mar Adriatico distante circa 40Km. La cascata del "Principiante". Sulla Majella è presente una cascata di ghiaccio, chiamata il "Principiante". Essa è ubicata a circa 1600 metri di quota ed è sviluppata per 45 metri, non ghiaccia facilmente poiché è esposta a ovest. La prima salita e la prima solitaria è stata effettuata da Giorgio Ferretti il 22 febbraio 1992. La cascata è raggiungibile a piedi da Fara San Martino, si percorre poi la Valle di Santo Spirito e Macchialonga. Dopo circa 3 ore e mezza, dopo l'ultimo bosco e due prati, si incontra la cascata sulla destra della valle. La salita è composta da quattro tratti. I primi due (di 5 e 10 metri rispettivi) hanno un'inclinazione massima di 70º; il terzo tratto è il più difficile (5 metri, inclinazione di 85~90º), poi si sfocia in un tratto poco ripido (5 metri, 75º) e facile; questo tratto porta a un canalino ghiacciato. La discesa è effettuabile a doppia corda o seguendo un sentiero sulla destra orografica.
AFFITTACAMERE PENNAPIEDIMONTE (CH)
Pennapiedimonte - Cenni Storici. Le Origini: La leggenda vuole che il Paese prenda origine da un villaggio indigeno denominato "Pinna dei Frentani", poi chiamato "Penna", ed infine Pennapiedimonte, in riferimento alla sua posizione pedemontana. "Pinna" ed "Avella" vengono nominate da Silio Italico (101 d. C.), nell' 8° libro delle guerre Puniche, per indicare i "Frentani" nella rassegna degli eserciti alleati con Roma. L'antica Pinna, appollaiata allo sbocco della gola dell'Avella, includeva anche i villaggi di "Famocchiano", (Fanulum Jani =Tempietto di Giano), verso Guardiagrele e "Ugno", (omnium = di tutti), dalla parte opposta, verso Palombaro. Famocchiamo è scomparso a seguito della formazione dei "serroni" o calanchi, nella valle del Laio. Gli abitanti di Ugno, invece, si ritirarono intorno al 1300 quasi tutti a Penna e qualcuno nei centri vicini. Rimane oggi il sito completamente disabitato detto "Piana d'Ugni", ricco di frammenti dell'antica civiltà, in particolare terraglie dell'epoca romana e numerose tombe. Nel III secolo a.C., i Romani sottomisero al loro potere tutto il territorio abruzzese e quindi Pennapiedimonte. I Romani, appena ebbero preso possesso di queste terre, anzitutto imposero le loro leggi e i loro costumi e poi portarono a Pennapiedimonte eserciti, pastori e coloni in stabile dimora. Consolidarono il paganesimo e poi il Cristianesimo e posero nuovi nomi ai temton corconvicini. Infatti Pennapiedimonte, che allora si pronunciava Pinna (latino) la chiamarono "Pinna dei Frentani"; l'antichissimo Caprafico, fu chiamato "Roma Frentana"; l'attuale "Piano di Casoli" fu chiamato "Piano la Roma"; il vicino fiume di Casoli divenne fiume Aventino; sulla montagna di Pennapiedimonte località oggi "Piano la Civita", fu fondato un villaggio chiamato "Civitas Pinnae" dove furono stanziati pastori romani. A Pennapiedimonte stessa, nei pressi della piazzetta Garibaldi, costruirono "la torre Romana", ancora in piedi. Questa torre aveva il compito di fungere da fortezza, come la "piazzaforte" della piccola Roma Frentana (Caprafico) e serviva per uffici di comando, da magazzino e da osservatorio. Inoltre, nel 1932 nel Vallone di Selva Romana, fu ritrovata una moneta di Roma in bronzo del III secolo a. C., un "Triente". Nel 1982 in località Fontana, nei pressi dell'attuale cimitero, é stata riportata alla luce una Necropoli Italica con tombe e reperti databili fra il IV e V sec. A.C. L'Impero Romano decadde, vennero le invasioni barbariche, le dominazioni straniere, le guerre, i saccheggi, le stragi e le persecuzioni di ogni genere ed anche Penna che, pur trovandosi lontano da strade di passaggio e sperduta tra i boschi, ebbe a sopportare molte angherie e soprusi. Fu allora che tutta la popolazione Pennese, sparsa per borgate e campi, fu costretta ad abbandonare ogni cosa e rinchiudersi dentro Pennapiedimonte, considerata "Castellum natura munitum" (castello creato dalla natura), che offriva una certa sicurezza e possibilità di essere uniti per la difesa. Ancora oggi, la parte bassa del paese viene chiamata "Castello" pur non essendoci stata mai ombra di castello in quei paraggi. Questo stato di cose durò per quasi tutto il medioevo e fu così che, eccetto Penna, tutte le antiche borgate coi relativi insediamenti scomparvero. Famocchiano, che era diventato un grosso borgo, fu smembrato e frantumato anche a causa degli spettacolari "serroni" o "calanchi" venuti fuori in seguito a violenta trasformazione del terreno alle sorgenti del "Satrosso". Ugno rimase in parte in piedi fino al 1300, quando fu abbandonato definitivamente per mancanza di fortificazioni, per franamenti e per enorme sviluppo di formiche. Così dicasi per "Civitas Pinnae" e per il "Borgo Lucina". Fu soltanto verso il 1400-1500, quando, tornata un po' di libertà, fu possibile di nuovo uscire all'aperto e tornare a vivere sulla terra; così sorsero nuove borgate e nuovi casolari e, naturalmente, essendo in pieno Cristianesimo e dato l'atavico carattere religioso dei Pennesi, si crearono in queste nuove borgate chiesette, cappelline ed altari.  Qualcuna sorse sulle rovine degli antichi tempietti pagani, altre furono create di nuovo. Queste entità raggiunsero il numero di sette e venivano chiamate "le sette Comunità religiose di Penna". Queste comunità erano semplici associazioni che tenevano uniti i paesani intorno ad una entità religiosa. Ma, dopo un paio di secoli, data la poca consistenza di queste costruzioni, anch'esse andarono quasi tutte in rovina e si disfecero; soltanto quella del centro è rimasta in piedi fino ad oggi. Tuttavia, mentre quelle si disfacevano, altre borgate sorgevano con costruzioni più solide e comode come Pisavini, Capolegrotti e Vicende; queste si ingrandirono e continuano a vivere.
BED & BREAKFAST PENNAPIEDIMONTE (CH)
BED & BREAKFAST BELVEDERE
Via Coste Aranciata, 6 - 66010 Pennapiedimonte (Ch)
tel. 335 8168175 - fax 0871 897224
BED & BREAKFAST DEL CASTELLO
Via Vico Del Castello, 10 - 66010 Pennapiedimonte (Ch)
tel. 0871 897329 - mobile 338 7493081
BED & BREAKFAST LA CASA DELLA NONNA
Via Castello, 42 - 66010 Pennapiedimonte (Ch)
tel. 0871 897329 / mobile 338 7493081 - fax 0871 897329
BED & BREAKFAST LO GNOMO
Corso Umberto 1°, 43 - 66010 Pennapiedimonte (Ch)
CASE PER VACANZA PENNAPIEDIMONTE (CH)
Pennapiedimonte e la sua natura: Verso sud lo sguardo precipita nel vuoto del "Vallone tre Grotte", nel cui fondale scorre il "Fiume Avello", esso introduce nel mondo misterioso e affascinante dei canyons della Majella, con belle pareti di roccia per gli appassionati di free-climbing e numerosi percorsi ed itinerari per il trekking. La valle si addentra tortuosamente tra i dirupi, delimitata a Nord da un ertissimo muraglione di rocce che si interrompono in numerose guglie, simili ai fianchi di una cattedrale gotica. A quota 730 m. s.l.m. il vallone si divide in due rami, di cui uno conserva il nome di "Vallone Tre Grotte" e l'altro è denominato "Valle di Selva Romana", tra i due rami si erge il massiccio di Monte Cavallo (2171 m.). Il paesaggio intatto, con una grande varietà di ambienti, offre un patrimonio geologico e floro-faunistico di notevole pregio naturalistico. I fossili di organismi marini, che popolavano gli abissi da cui il massiccio della Majella emerse diversi milioni di anni fa, affiorano numerosissimi dalle rocce. Di rilievo l'esistenza di tre grotte: La Grotta nera, dei Faggi e dell'Inferno. La prima si presenta particolarmente interessante per la natura e la forma delle concrezioni: le stalattiti e le stalagmiti, infatti appaiono morbide al tatto poiché costituite da fango calcitico meglio noto come "moon milk" o latte di luna. Le notevoli dimensioni e le forme atipiche, dette "a vassoio", e descritte per la prima volta in Sud Africa nel 1986, qui assumono asimmetrie uniche al mondo come risulta da studi effettuati di recente. Al suo interno, inoltre, sono stati ritrovati anche resti ceramici di fattura arcaica, risalenti a circa 6/7 mila anni fa, a testimonianza della affermata presenza antropica. Essa è composta da tre androni. Il primo è spazioso e aperto, gli altri sono collegati tra loro con stretti passaggi. Il secondo è un lungo cunicolo, che si prolunga nell'interno della montagna, II terzo è come uno stanzino pieno di stalattiti e stalagmiti. Per raggiungere la Grotta Nera occorrono 2-3 ore di cammino sulla mulattiera, partendo dalla località "Ponte Avello". L'andare è alquanto faticoso, perché la strada è molto in pendenza e pietrosa. Per entrare in detti locali occorre il permesso della Forestale, che conserva le chiavi del cancello, posto dalle autorità per impedire ai curiosi di guastare l'opera interessante della natura. Vi si può andare anche in macchina fino ad un punto molto prossimo alla grotta, partendo dalla località "Tornelli" di Palombaro. La seconda è la Grotta dei Faggi, situata su una parete rocciosa in una zona impervia e priva di sentieri, è stata scoperta nel 1988 da speleologi locali. Di grande effetto, al suo interno, sono le concrezioni a "zanna di elefante" costituite da calcite ed aragonite. In questa cavità sono stati rinvenuti interessanti reperti ossei quali il cranio, quasi completo, di un giovane esemplare di Orso bruno risalente a circa 10.000 fa e frammenti appartenenti, con tutta probabilità allo Stambecco. Le formazioni di pino Mugo, le più consistenti; dell'intero Appennino; gli estesi boschi di faggio, con presenza di Maggiociondolo, di Giglio Rosso, di Giglio Martagone, di Viola della Majella, di Peonie, della Atropa Belladonna e le praterie della zona sommitale, con la Genziana e la stella Alpina, sono alcuni tra gli ecosistemi più caratteristici. Anche la fauna è ricca e variegata: il Cervo, il Capriolo ed il Camoscio recentemente introdotto dal Corpo Forestale dello Stato nella Riserva Orientata di Feudo Ugni; l'Aquila Reale, il Falco Pellegrino, il Gracchio Corallino, alcuni esemplari di Orso Marsicano e lo stesso Lupo Appenninico. Lungo il corso del fiume Avella  è presente la Salamandra Pezzata, piccolo anfibio dai colori sgargianti che vive solo in acque fresche e pulite. Dal Belvedere Balzolo si possono ammirare le scoscese rocce sul fiume Avella ed il "Vallone delle Tre Grotte"; detto vallone si estende per m. 9375 a ridosso del paese e ha una larghezza di m. 5000. Valle incontaminata, prende il nome da tre ricoveri pastorali "La Ruttilicchie", "Tre Grotte" e "Stazzo del Faggio" che ivi si trovano; la valle esercita un forte richiamo per quanti amano la montagna, desta meraviglia per gli appassionati di Trekking, mountain bike, speleologia, risalitori di fiumi, free climbing e amatori di bellezze naturali. La vallata ha la sua porta d'entrata al "Passo della Volpe", oppure dal noto "Ponte Avello" sulla SS. 263 sulla destra del Fiume Avella, di poco rialzati sul corso d'acqua si possono scorgere i resti di un antico Monastero sepolto in onore di Santa Maria dell'Avella. Proseguendo nel letto del fiume ci si inoltra in una stretta e profonda gola, uno dei più bei Canyon dell'Appennino. Ai piedi della "Scrima Cavallo", sperone prolungato di "Monte Cavallo" (alt. 2171 m.) il vallone si divide in due rami principali di cui quello meridionale (che a sua volta si divide con un ramo secondario denominato "Valle dell'Inferno") conserva in esclusiva il nome di "Selva romana", che fa capo a "Cima Murelle" (alt. 2596 mt.), mentre quella settentrionale prende il nome di Tre Grotte" e fa capo al Blokhaus (alt. 2140 mt.), la delimitazione della valle è completata a sud dalla "Montagna d'Ugni" (alt. 2044 m.) e dal "Martellese" (alt. 2256 mt.), a nord dalla "Rapina", "Pietrocioppo" e da 'Maielletta" (alt 1995 mt.). Su questo vasto territorio cosi delineato si diramano numerosi sentieri che rimandano alle antiche attività degli abitanti del posto, basate sulla pastorizia sul disboscamento e produzione del carbone. Lungo questi sentieri troviamo quasi invariato le grotte dei Pastori ne ricordiamo le più evidenti dal centro abitato: la "Grotta Pennicciola", la "Grotta del Castello" e la "Grotta Schiarafizzi".
APPARTAMENTI PER VACANZA PENNAPIEDIMONTE (CH)
Pennapiedimonte e il suo profilo storico archeologico: II territorio di Pennapiedimonte, prevalentemente montuoso, si spinge fino ai 2692 m di Monte Focalone; è caratterizzato da una profonda valle, percorsa dal torrente Avello, che lo attraversa da ovest ad est originando due ampi e ripidi versanti, quello del monte d'Ugni e quello della Maielletta, abbracciati e uniti a semicerchio dalla dorsale di Monte Cavallo. Le testimonianze dell'età paleolitica provengono in gran parte dai versanti in quota del territorio pennese. Nella zona del Block-Haus indagini condotte nel 1954 da Antonio Mario Radmilli portarono al rinvenimento di alcuni manufatti riferibili al Paleolitico Medio e Superiore, mentre nel 1967 Elia Taraborrelli vi raccolse oltre sessanta strumenti di un'industria del Paleolitico Inferiore-medio, associata all'Uomo di Neanderthal, datata 125/90000 anni fa. Manufatti di selce provengono anche dalla dorsale di Monte Cavallo e dall'area della sorgente situata nei pressi di Grotta del Cavone, lungo il sentiero che porta verso l'anfiteatro glaciale delle Murelle. Le tracce di un insediamento di età neolitica sono state individuate in località San Silvestro, appena fuori del centro abitato di Pennapiedimonte, durante i lavori di scavo di una necropoli italica condotti dalla Soprintendenza Archeologica di Chieti. La presenza nella zona degli uomini del Neolitico è confermata dal rinvenimento di qualche piccola punta di freccia in selce lungo il versante meridionale del canyon dell'Avella. All'abitato neolitico di San Silvestro se ne sovrappose uno, più recente, dell'età del bronzo, quasi certamente da collegare, in una consolidata attività di pastorizia e transumanza a corto raggio, con un accampamento temporaneo pastorale segnalato sul Block-Haus sia da Radmilli che dall' archeologo inglese Graeme Barker. L'età del ferro è documentata dalla necropoli del VI-IV secolo a.c. scoperta in località San Silvestro, da dove provengono anche scarse tracce di una frequentazione in epoca romana imperiale, quando Pinna e l'Avella venivano ricordate da Silio Italico nell'ottavo libro delle Puniche. Tombe italiche sarebbero state rinvenute anche nelle contrade Famocchiano e San Giovanni, ma mancano tuttora riscontri alle testimonianze locali. A Domenico Di Marco si deve la segnalazione di una struttura interrata in località Colle Francesco, ai confini con Palombaro, probabilmente una fattoria o una villa rustica romana, che non è mai stata portata alla luce. Il medioevo vide sorgere, nel X secolo, il monastero di Santa Maria lungo il corso del torrente Avella, ai piedi del centro abitato. Scarse sono le notizie che lo riguardano: nel 1070 Massarello, figlio di Giovanni, lo donò con tutte le sue pertinenze all'abbazia di San Salvatore a Majella. Tra le chiese sottoposte al monastero dell'Avella vi erano San Giovanni, Santa Lucia e San Silvestro, di cui sopravvivono solo i toponimi nei luoghi ove sorgevano. Santa Maria dell'Avella ricompare nell'inventario dei beni dell'abbazia maiellana redatto nel 1365, ma nelle visite apostoliche della fine del '500 viene ricordata abbandonata e in parte già crollata; oggi non restano che pochi ruderi, sempre meno leggibili. Grangia montana del monastero dell'Avella era la grotta Fratanallo, posta lungo lo stesso versante alla quota di circa 950 m. La località non viene menzionata nei documenti dell'epoca, ma alcune strutture murarie ancora visibili e un'antica tradizione, ancora viva, che ricorda la presenza dei monaci, portano ad ipotizzarvi l'esistenza di una piccola dipendenza del monastero, forse utilizzata per condurre al pascolo le greggi. Oltre all'abitato di Pennapiedimonte, nel medioevo chiamato "Castrum Pinnae o Castro Pende Pedemontis", già menzionato in una bolla di Papa Alessandro II (1069-1073), esistevano i centri di Famocchiano ("Castrum Fameclani") a nord e di Ugni a sud. Del primo non rimane traccia, a causa della fortissima erosione dei calanchi argillosi che coronano le sorgenti del torrente Laio. Il secondo era ubicato ai piedi del Monte d'Ugni, che costituiva buona parte del territorio del feudo omonimo, su un'altura oggi chiamata Piana d'Ugni, o Piana Martino; si ignorano i motivi per cui venne abbandonato alla fine del medioevo, quando la popolazione si disperse tra Pennapiedimonte e Palombaro, ma è ancora viva la leggenda che attribuisce la fuga degli abitanti ad una invasione di formiche giganti. Lungo il corso dell'Avella, in località Capolegrotti, sono visibili i ruderi di un mulino ad acqua, edificato presumibilmente agli inizi dell'800.
CASE PER LE FERIE PENNAPIEDIMONTE (CH)
San Silvestro, frazione di Pennapiedimonte (Ch) Qualche centinaio di metri a valle del centro storico di Pennapiedimonte è situata la località parzialmente urbanizzata di San Silvestro. L'area di interesse archeologico, che ha valorizzato un territorio altrimenti povero di emergenze storico-culturali, si trova al disotto della strada statale che conduce a Palombaro, su un ripido pendio terrazzato a scopi agricoli. Il rinvenimento fortuito di una tomba italica nell'agosto 1982, durante i lavori di realizzazione di un impianto sportivo, costrinse la Soprintendenza di Chieti ad un intervento d'urgenza per salvare i corredi funerari e per accertare la consistenza di un sito archeologico fino ad allora sconosciuto. Le undici tombe portate alla luce in un'area relativamente circoscritta rivelarono la presenza di una necropoli di cui ancora oggi si ignora l'estensione. L'elemento di maggiore interesse dello scavo fu la scoperta, nel terreno di risulta, di materiali e frammenti di epoche precedenti: l'impianto della necropoli italica aveva intaccato uno strato antropico preesistente, relativo a villaggi abitati insediatisi sul pendio scosceso dal Neolitico alla tarda Età del Bronzo, senza interruzioni. Diversi frammenti ceramici e strumenti in selce di tecnica campignana proverebbero l'esistenza di un insediamento neolitico di pendio. Attività prevalente della comunità doveva essere un'agricoltura di tipo non intensivo, soggetta ai capricci climatici e senza possibilità di irrigazione, data l'altitudine dello stanziamento e la notevole pendenza del versante: non del tutto marginali, quindi, erano l'allevamento, la caccia e la raccolta. Frammenti fittili testimoniano la presenza di un villaggio protostorico, sovrappostosi all'insediamento neolitico. Tra i materiali si è rinvenuta ceramica eneolitica e frammenti dell'Età del Bronzo che si possono ascrivere alle cosiddette culture "appenninica" e "subappenninica", presenti su tutta la catena montuosa italiana. L'economia dell'epoca era basata sull'allevamento e sulla pastorizia stagionale a corto raggio, integrati dai prodotti dell'agricoltura e della caccia-raccolta, praticate nei dintorni dell'abitato. Le vie che i pastori dell'Età del Bronzo percorrevano per condurre le greggi agli accampamenti temporanei estivi d'alta quota sono probabilmente le stesse che gli ultimi pastori di Pennapiedimonte praticano ancora oggi. Nel corso dei secoli VI-IV a.C., sul pendio che aveva ospitato gli stanziamenti neolitici e protostorici venne insediata una necropoli italica il cui impianto sconvolse le stratigrafie relative alle epoche precedenti. I corredi delle sepolture maschili comprendono armi in ferro (lance e pugnali) e in bronzo (tra cui un cinturone, che mostra ancora parti dell'imbottitura in cuoio), oltre a vasi e oggetti di ceramica. Nelle tombe femminili predominano diverse tipologie di ornamenti personali e monili, come fibule, vaghi di collana, pendagli e anelli. I materiali sono esposti nelle vetrine del museo Archeologico di Chieti, dove alcuni pannelli, curati dalla Dott.ssa Sandra Gatti, illustrano le stratigrafie e riportano i dati inerenti gli scavi.
COUNTRY HOUSE PENNAPIEDIMONTE (CH)
Pennapiedimonte e le sue Riserve. Feudo Ugni: Questa Riserva naturale Orientata, è stata creata con D.M. del 15/09/1981; oggi è interamente inserita nel Parco Nazionale della Majella. Estesa per 1563 ettari, tutti nel territorio di Pennapiedimonte, questa Riserva è una delle più grandi della Majella. E’ caratterizzata da notevoli dislivelli, che vanno dai 500 metri del centro abitato di Pennapiedimonte fino ai 2600 metri delle Murelle. E’ in gran parte ricoperta da fitti boschi che, in bassa quota, sono costituiti da Carpino nero ed Ornello, mentre dai mille metri in su, dal Faggio ed ancora più in alto dal Pino Mugo che costituisce uno degli habitat meglio conservati e più estesi di questa conifera. Nelle zone più umide troviamo oltre al Faggio, l'Olmo montano, il Frassino maggiore, il Tiglio. Nelle radure troviamo bellissimi fiori come Peonie, Gigli martagoni, la Soldanella e la Pinguicola, nonchè alcune specie di Orchidee come la gialla "Orchis pallens" e prelibati frutti come i Lamponi e i Mirtilli, questi ultimi presenti solo in aree localizzate. Nelle radure più assolate troviamo il Ginepro nano. Nelle zone forestali si rifugiano numerose specie di uccelli tra cui: il Ciuffolotto, lo Sparviero, il Codirosso. Sulle cime della Riserva si può osservare l'Aquila, il Gracchio corallino. Tra i Mammiferi troviamo il Cervo, recentemente reintrodotto in questa Riserva, e il Lupo. La presenza dell'Orso Bruno è limitata, ma viene costantemente riscontrata da segni di presenze lasciati sul terreno. Tra i serpenti troviamo la Vipera dell'Orsini, elemento endemico. Un'altra caratteristica della Riserva è la ricchezza di Grotte, di differente tipologia. Ve ne sono, in particolare, due di rilievo naturalistico e una di importanza storico/culturale: La "Grotta Nera", quella "dei Faggi" e quella "di Sant'Angelo".
OSTELLI DELLA GIOVENTU' PENNAPIEDIMONTE (CH)
Pennapiedimonte e le sue Riserve. Grotta Nera e la  Grotta dei Faggi: II territorio della Majella orientale, per la sua morfologia carsica, presenta un complesso sistema di cavità, molte delle quali non sono state ancora esplorate. Queste due grotte, di scoperta piuttosto recente, per le particolarità che le contraddistinguono sono state oggetto anche di studi universitari. Entrambe sono ubicate all'interno del Parco Nazionale della Majella e, precisamente, nella R. N. "Feudo Ugni". La prima si presenta particolarmente interessante per la natura e la forma delle concrezioni: le stalattiti e le stalagmiti, infatti appaiono morbide al tatto poichè costituite da fango calcitico meglio noto come moon-milk o latte di luna. Le notevoli dimensioni e le forme atipiche, dette "a vassoio" e descritte per la prima volta in Sud Africa nel 1986, qui assumono asimmetrie uniche al mondo come risulta da studi effettuati di recente. Al suo interno, inoltre, sono stati ritrovati anche resti ceramici di fattura arcaica, risalenti a circa 6/7 mila anni fa, a testimonianza della affermata presenza antropica. La Grotta dei Faggi, situata su una parete rocciosa in una zona impervia e priva di sentieri, è stata scoperta nel 1988 da speleologi locali Di grande effetto, al suo interno, sono le concrezioni a "zanna di elefante" costituite da calcite ed aragonite. In questa cavità, sono stati rinvenuti interessanti reperti ossei quali il cranio, quasi completo, di un giovane esemplare di Orso bruno risalente a circa 10.000 anni fa e frammenti appartenenti, con tutta probabilità, allo Stambecco. La Riserva è visitabile perchè attraversata da una pista Forestale (U1) carrabile, ma chiusa al traffico, che sale gradualmente dai "Tornelli" di Palombaro fino alla montagna d'Ugni. Per  Informazioni e visite guidate: Corpo Forestale dello Stato. Coordinamento Territoriale per l'Ambiente del Parco della Majella - Comando di Stazione di Palombaro. Tel. 0871 895145 - 0871 895530. @ Comunità Montana della Maielletta zona "P" Pennapiedimonte, Guida lnterattiva al Territorio, Aprile 2000. Realizzazione "Creative Multimedia" Chieti.
RIFUGI E BIVACCHI A PENNAPIEDIMONTE (CH)
Pennapiedimonte, la flora e la fauna. Aspetti Floristici e Vegetazionali: II paesaggio vegetazionale che contraddistingue il versante orientale del massiccio della Majella, per le notevoli variazioni altitudinali e per fattori di carattere biogeografico e climatico, appare ricco e diversificato; basti pensare che sulla Majella vegetano oltre 1800 specie, numero sicuramente destinato ad aumentare con ulteriori ricerche e studi specifici. Tale prezioso patrimonio, unito alla ricchezza faunistica, fanno di questo gruppo montuoso un concentrato di biodiversità qualitativamente notevole ed ancora poco conosciuto. Un quadro delle tipologie vegetazionali che più caratterizzano questo versante della Majella, vede dapprima, alle quote più basse, la presenza di zone coltivate miste ad ex coltivi che si alternano a boschi cedui di Leccio, Roverella, Carpinella, Nocciolo, Melo selvatico, Orniello con la presenza, nel sottobosco, di essenze tipiche della macchia mediterranea (Corbezzolo, Fusaggine, Carpino orientale). Tamerici, ginestre, citisi, prugnoli costituiscono, inoltre, le formazioni che con il loro insediamento hanno consolidato le zone marginali dove è maggiormente vistoso il fenomeno calanchivo (ricordiamo che i calanchi sono formazioni argillose dovute alla lenta erosione da parte delle acque meteoriche). La presenza di acqua, in questi versanti, favorisce l'insediamento di elementi arborei tipici della vegetazione ripariate come il Pioppo nero, il Salice bianco e rosso e di specie igrofite come licheni, felci, equiseti, epilobii. Al di sopra dei 900 m e fino ad oltre 1700 mt., predominano estese faggete alle quali sono frammiste specie quali Orniello, Carpino, Maggiociondolo, Sorbo, Acero, Agrifoglio. Il sottobosco della faggeta risulta ricco di specie floristiche non comuni quali il Giglio martagone, l'Aquilegia e diverse orchidee, quali la rara Scarpetta di Venere, segnalata nel solo Vallone di Fara San Martino. Gli ampi valloni di cui questo massiccio montuoso ed il versante orientale in particolare, è ricchissimo, regalano intense sensazioni soprattutto nel pieno della fioritura di specie quali Peonie, Dafne, Anemoni, Ranuncoli, Gigli rossi, Primule, Genziane. Sulle rupi di stillicidio vegetano la Pinguicola, piccola pianta carnivora endemica e la piccola Soldanella, anch'essa estremamente rara e localizzata. Il piano della faggeta termina, oltre i 1700 mt., con le praterie di alta quota dove si sviluppano dense formazioni a Pino mugo. Questa entità costituisce l'espressione fitogeografica fra le più interessanti ed estese dell'intero Appennino. Il Ginepro comune, il Ginepro sabina, il Mirtillo, la Valeriana montana, la Genzianella, gli Anemoni sono solo alcune delle specie che arricchiscono l'estrema varietà floristica di questi ambienti. Oltre i 2500 mt.,dove le praterie di altitudine lasciano il posto ai brecciai ed ai macereti, si incontrano la Potentina appenninica, la Linaria, la Stella alpina, l'Adonide, la Silene, il Papavero alpino, tutte entità colonizzatrici di ambienti difficili, apparentemente inospitali ma, proprio per questo, estremamente interessanti. La fauna è ricca e variegata: il Cervo, il Capriolo ed il Camoscio recentemente introdotto dal Corpo Forestale dello Stato nella Riserva Orientata di Feudo Ugni; l'Aquila Reale, il Falco Pellegrino, il Gracchio Corallino, alcuni esemplari di Orso Marsicano riscontrata da segni di presenze lasciati sul terreno, il Lupo Appenninico. Lungo il corso del fiume Avella è presente la Salamandra Pezzata, piccolo anfibio dai colori sgargianti che vive solo in acque fresche e pulite. Tra i serpenti troviamo la Vipera dell'Orsini, elemento endemico. Comunità Montana della Maielletta zona "P" Pennapiedimonte, Guida interattiva al Territorio.
Pennapiedimonte e la sua Geomorfologia. Presentazione: I valori molto elevati di energia di rilievo che si attuano tra le quote minima e massima nella Majella, determinano un forte potenziale dinamico per i processi di erosione. Le condizioni climatiche che si sono alternate nell'ultimo milione di anni, hanno provocato inoltre, particolari azioni di modellamento, tipiche della catena appenninica. In sintesi sulla Majella si riconoscono forme e depositi glaciali: circhi, rock glaciers, anfiteatri nivali, morene; forme carsiche: doline, karren su roccia o sotto copertura, inghiottitoi, grotte, terre rosse. forme di accumulo dei prodotti dell'alterazione fisico-chimica e di gravita: coni di detrito, frane di crollo. forme idrografiche: forre torrentizie fortemente condizionate dalla situazione litologica e strutturale e dall'evoluzione tettonica recente del rilievo. Le forme carsiche più antiche (policicliche), si rinvengono a sud di Monte Amaro. Questa area posta in posizione retrostante rispetto al margine della piattaforma cretacica, presenta anche fenomeni paleocarsici contraddistinti, da discontinui affioramenti di bauxite. A quote di poco inferiori sono incisi i circhi glaciali e gli anfiteatri di impluvio delle forre principali. Gli spartiacque che separano queste forme hanno spesso una superficie pianeggiante incisa o dentellata da forme carsiche evolute. I versanti dei rilievi si caratterizzano per le elevate pendenze interrotte da terrazzi morfologici (cengie) e superfici di erosione relitte. Le scarpate in roccia, che attualmente limitano la base dei versanti, sono anch'esse il risultato del sollevamento recente della Majella. L'idrogeologia: La struttura carbonatica della Majella, come altri rilievi dell'Appennino Centrale, è caratterizzata da una circolazione delle acque prevalentemente sotterranea, in un mezzo la cui permeabilità è costituita da fratture e circuiti carsici. Le poche acque che non si infiltrano e scorrono in superficie, hanno carattere stagionale, e sono legate allo scioglimento delle nevi. La Majella è suddivisibile per gli aspetti idrogeologici in più settori di ricarica: sottounità che alimentano specifiche sorgenti basali (Verde, Aventino, Foro). Nella tavola 3 sono evidenziati i rapporti tra le principali sorgenti basali e la struttura del rilievo carbonatico. Per la Majella si individua in particolare un acquifero epidermico (relitto di un circuito ormai smembrato) e un importante circuito basale profondo. Le forre che solo stagionalmente sono percorse dalle acque, nel loro tratto terminale intagliano a volte la falda di base. Le principali sorgenti alla base del massiccio testimoniano un deflusso controllato soprattutto dalla circolazione per fessure e canali carsici. Le grotte: La porosit delle rocce calcaree che sono il tipo litologico prevalente nella Majella e le fratture e faglie che le spaccano e le deformano (a seguito dei movimenti di orogenesi e di sollevamento), fanno si che gran parte delle acque e delle precipitazioni solide vengano assorbite in profondità (circa il 60%). Queste acque ipogee si muovono per gravita nelle fratture e i vuoti più ampi, le grotte, scavati chimicamente (carsismo). Analogamente alle acque di superficie, le acque ipogee lungo i fiumi sotterranei giungono a valle e tornano alla luce attraverso grotte e/o sorgenti. Riassumendo abbiamo: -una zona montana di infiltrazione (carsismo epigeo); -una zona di attraversamento (il cuore della montagna-carsismo ipogeo); -una zona, radici della montagna, di serbatoio (falda freatica)dove tutta la roccia è imbevuta di acqua che poi defluisce dalle sorgenti. Le forme carsiche e le grotte che si trovano nelle zone innanzi ricordate hanno delle caratteristiche specifiche: doline, valli cieche e inghiottitoi in alto; gallerie e canyon sotterranei nel cuore della montagna fino alle grotte di risorgenza delle acque. Quella parte delle acque che scorre in superficie ha scavato, sempre a seguito del sollevamento della catena, suggestive forre le cui pareti verticali mettono a giorno la parte più interna della montagna. Proprio sulle pareti delle forre, per erosione, sono esposte delle grotte, gallerie ormai fossili e tra queste anche risorgenze da cui non esce più l'acqua. La grotta del Cavallone, la grotta Nera, la grotta dei Faggi, la grotta delle Praje, sono parti di gallerie non piò percorse dall'acqua.
Pennapiedimonte e le sue Grotte. La Grotta Nera: La grotta Nera è costituita da due grandi ambienti (sale). L'ingresso della grotta immette direttamente alla prima sala caratterizzata da un pavimento costituito da grandi blocchi. Questi sono stati prodotti da almeno tre fasi imponenti di crollo. In prossimità della parete in opposizione all'ingresso della grotta, l'abbassamento della volta e l'accumulo di blocchi di crollo, ha determinato un restringimento: è da qui che si perviene alla seconda sala. Anche in questo ambiente il pavimento è formato da blocchi di crollo, qui allineati ai piedi di una faglia che attraversa tutto il soffitto della sala. Nella prima sala sono presenti stalattiti poste in prossimità del restringimento, mentre nella seconda sala sono presenti numerose stalattiti e stalagmiti. e caratteristiche mineralogiche delle stalattiti nella grotta Nera, sono alquanto insolite per la loro consistenza "plastica", detta "latte di monte". Sono uno degli aspetti più affascinanti di questa grotta. La grotta Nera e la grotta dei Faggi (non molto lontano dalla prima) per la loro posizione topografica e per l'estensione costituiscono, nella Majella, dei contesti ipogei con importanti informazioni per lo studio della geologia del Quaternario nella Majella. La storia della geologia della Majella: La Majella costituisce il rilievo più orientale dell'Appennino Abruzzese, a circa trenta chilometri dalla costa Adriatica, caratterizzato dalla tipica forma a dorso di cetaceo da dove si innalzano le piramidi delle principali vette, con i 2800 metri di Monte Amaro, alla base delle quali sono particolarmente sviluppati apparati glaciali, ed ancora più in basso strette e profonde forre che troncano versanti modellati da forme carsiche. Gli organismi, sia animali che vegetali che popolavano gli antichi e meravigliosi fondali, si sono accumulati lentamente e conservati nelle rocce attraverso i processi di fossilizzazione nel corso di milioni di anni. Attraverso i fossili e le rocce i geologi hanno ricostruito l'ecologia e l'evoluzione degli antichi ambienti in cui si sono deposti gli strati, l'uno sugli altri per uno spessore complessivo di oltre tremila metri, hanno determinato l'età delle rocce e i meccanismi di sollevamento della montagna, ovvero: la storia geologica della Majella. Le rocce sedimentarie che costituiscono la Majella, infatti si sono formate in ambienti marini di scogliera e di laguna carbonatica a partire dal Giurassico, circa 200 milioni di anni fa, e sono in prevalenza costituite da calcari e dolomie, originatesi dalla deposizione di fanghi e detriti carbonatici, gusci di foraminiferi e molluschi o per processi legati ad organismi biocostruttori (Rudiste, Coralli, Briozoi, Alghe). Nell'Eocene (60 milioni di anni fa) e nel Miocene (25 milioni di anni fa) si hanno delle variazioni ambientali, si affermano infatti ampi litorali a fondo sabbioso, barre, falesie (calcari cristalli), caratterizzati da una fauna a macroforaminiferi prima (Nummulites), da alghe, bivalvi, echinidi. Verso Nord il mare si approfondiva e diveniva un bacino profondo. Gli edifici a scogliera nel Cenozoico sono più rari, limitati nello spazio e spesso di breve vita. Essi affiorano e sono osservabili su cima Pomilio e su Monte Amaro. Successivamente durante il Pliocene (circa 6 milioni di anni fa) la Majella, che costituiva già una piccola isola, inizia ad emergere completamente e definitivamente dal mare; la struttura viene piegata (anticlinale) dalle spinte orogenetiche e traslata verso Est così come tutta la catena dell'Appennino centrale. Questo assetto geologico determina la caratteristica forma a cupola della montagna. Dal momento della sua emersione la Majella è stata sottoposta all'azione degli agenti esogeni che hanno modellato e trasformato di continuo la primitiva morfologia della montagna, determinando spettacolari forme naturali. Al continuo sollevamento della montagna ha corrisposto un relativo approfondimento delle forre e dei valloni, e sappiamo che le energiche incisioni che osserviamo oggi hanno avuto inizio circa 350.000 anni fa. Ma non tutte le acque che cadono sulla Majella scorrono in superficie, infatti la struttura carbonatica della Majella, simile a quella di altri rilievi dell'Appennino Centrale, è caratterizzata da una circolazione delle acque prevalentemente sotterranea, in un mezzo la cui permeabilità è costituita da fratture e grotte carsiche. Al carsismo, oltre alla formazione di numerose cavità (es. Grotta del Cavallone, Grotta Nera, Grotta delle Praje) sono dovute numerose e tipiche forme superficiali quali le doline, gli inghiottitoi, i campi solcati e le scannellature delle rocce. L'origine e l'evoluzione della Majella è avvenuta dunque lentamente nel tempo geologico: forre, grotte, doline, circhi glaciali, fossili e antiche scogliere... che costituiscono il suggestivo giardino di pietra della montagna sacra degli abruzzesi.
Pennapiedimonte e le sue chiese. La Chiesa San Silvestro e San Rocco degli inizi del 1700, di impronta Barocca, crea un singolare contrasto con l'architettura che la circonda, per il suo aspetto quasi mediterraneo, di un bianco insolito tra le pietre grige della Majella. In una nicchia dell'abside è conservata una piccola statua della Vergine proveniente dalla distrutta abbazia medievale di Santa Maria dell'Avella, mentre all'interno sono custoditi un Crocifisso su tavola del XV secolo e una pala d'altare del '500, oltre a diverse tele settecentesche. La chiesa ospita anche alcuni lavori in pietra realizzati dagli scultori locali, come il bellissimo fonte battesimale di Guglielmo Giuliante e due pregevoli opere, l'altare e il leggio di Pierino De Virgiliis, testimonianze del passato dei maestri scalpellini Pennesi. Da Piazza Umberto 1 svetta luminoso il campanile della splendida Chiesa, da cui lo sguardo si posa su Paesi lontani, cullati da verdeggianti colline, fin sul mare Adriatico. Pennapiedimonte e i suoi musei. Mostra permanente della "Necropoli Italica": Nel centro storico del paese di Pennapiedimonte, piccolo borgo dell'entroterra chietino alle falde della Maiella orientale, l'edificio antico della torre è stato restaurato per accogliere una piccola mostra archeologica, inaugurata l'11 maggio 2003, che espone i risultati dello scavo avvenuto in località Cavata*, poco a valle del centro abitato. Qui, nel 1982, durante i lavori intrapresi dal comune per la realizzazione del campo sportivo (campo da Tennis, N.d.R.), venne alla luce un sito archeologico che conservava importanti testimonianze del popolamento antico dell'area. Una breve campagna di scavo della Soprintendenza Archeologica dell'Abruzzo, diretta da Sandra Gatti, su finanziamento della Comunità Montana Maielletta e con la collaborazione del Comune, esplorò allora un'area di appena 230 mq., ubicata su uno scosceso pendio collinare che mostrava le tracce di una occupazione stratificata nei secoli e diversificata nelle finalità. Infatti, utilizzato forse in età romana a fini agricoli, il sito aveva ospitato in precedenza, tra la fine del VI e il III secolo a.c. una necropoli a sua volta impiantata sui resti di un insediamento frequentato dal neolitico all'età del bronzo.
Pennapiedimonte e il suo territorio. Un campione della necropoli, la più importante finora scavata della popolazione italica dei Carricini, venne inserito, subito dopo la scoperta, nella sezione "I culti funerari nell'Abruzzo preromano" del Museo Archeologico di Chieti; oggi, a Pennapiedimonte, il giacimento di Cavata viene integralmente esposto per la prima volta nella sua complessa e articolata "stratigrafia" in una mostra permanente che, però, auspicando la ripresa delle indagini nel sito, non completamente esplorato nel 1982, si presta a essere rinnovata con nuovi apporti di contenuti e materiali, in una sorta di "laboratorio" continuamente aggiornato. Su due piani, e con l'ausilio di pannelli illustrativi, l'allestimento si snoda a partire dai ritrovamenti più+ antichi, selezionati tra l'enorme mole di materiali frammentari provenienti dagli strati riferibili all'insediamento su pendio, cui sono riservate le prime tre vetrine dell'esposizione: dal V al II millennio a.c. l'articolazione cronologica dell'abitato è illustrata da vasi di ceramica d'impasto, talvolta decorata e con applicazioni plastiche, destinati a contenere alimenti e liquidi, da oggetti ornamentali e rituali, da suppellettili di uso quotidiano e da strumenti da lavoro come la macina in pietra per triturare i cereali e il frumento, il trapano ad archetto, i falcetti, le lame e raschiatoi in selce, le fuseruole in impasto. Questi oggetti, spesso frammentari ma resi più comprensibili nella loro funzione da ricostruzioni e disegni, scandiscono la vita dell'abitato, praticamente ininterrotta per più di tre millenni. L'area tornò ad essere frequentata, dopo una cesura corrispondente alla prima metà del I millennio a.C., nella tarda età arcaica per scopi completamente diversi, non più insediativi ma funerari, testimoniando anche una mutata strategia di occupazione del territorio. Tra la fine del VI e il III secolo a.C. infatti il sito divenne sede di una necropoli, solo in parte indagata e compresa nella sua reale estensione, di cui sono state scavate 11 sepolture a inumazione, 9 a semplice fossa scavata nella terra, 2 con cassone di lastre di pietra, distribuite in due raggruppamenti vicini. I defunti, tutti adulti, erano deposti supini con vari orientamenti ma mai con la testa a ovest, accompagnati, secondo una consuetudine che in Abruzzo nasce forse già nel tardo neolitico, da corredi funerari modesti nel numero e nella qualità degli oggetti e caratterizzati in funzione del sesso: si tratta per lo più di fibule e di ornamenti personali in bronzo, ferro, pasta vitrea e ambra, più abbondanti nelle tombe femminili, di armi da getto in ferro tipiche del costume maschile, di vasi in argilla comuni a entrambi i sessi. Colpisce la presenza di ben 3 cinturoni in lamina di bronzo (su 5 tombe maschili), databili tra IV e III secolo a.C., di provenienza meridionale. Considerato quasi emblema del maschio sannita, più che legato alla sfera militare, essendo privo di una vera e propria funzione pratica, il cinturone era piuttosto un segno di distinzione sociale per lite che, probabilmente, ne facevano anche il simbolo di passaggio all'età adulta, la cui più nobile ed eroica occupazione era la pratica delle armi. Questi oggetti, insieme ai vasi a vernice nera, anch'essi di provenienza apula o campana, sono la testimonianza di contatti e traffici con l'Italia meridionale legati alla pastorizia, presumibilmente molto viva in antico in questo territorio; le importazioni tuttavia non mutano la forte impronta locale della necropoli, caratteristica di un territorio appartato, dalle modeste risorse, legato alle proprie antiche tradizioni. L'area funeraria di Pennapiedimonte trova riscontri per tipologia delle tombe e per composizione e materiali dei corredi nelle sepolture più tarde della vicina necropoli di Comino di Guardiagrele e in quelle distribuite lungo il corso del fiume Sangro (Barrea, Alfedena, Opi).
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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