Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Palmoli (Ch) - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Palmoli (Ch)

Chieti > Ospitalità Provincia di Chieti
GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI PALMOLI (CH)
 
Ospitalità nel Paese di PALMOLI (Ch) (m. 511 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Palmoli: 41°56′22″N - 14°34′53″E
     
  CAP: 66050 -  0873 -  0873.955192 - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI PALMOLI 0873.955121   0873.955121       0873.955121 - 00253650691
Come raggiungere Palmoli Satzione: Vasto/San Salvo a 30 Km.   Aeroporto d'Abruzzo a 95 Km.
 Uscita: Montenero di Bisaccia/Vasto Sud/San Salvo 
 
HOTELS ED ALBERGHI PALMOLI (CH)
* HOTEL  BOOMERANG
Contrada Cesana - 66050 Palmoli (Ch)
tel. 0873 950031 - fax 0873 950052
 Servizi offerti dalla struttura
RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE PALMOLI (CH)
La Cultura a Palmoli (Ch) Cucina: Tra i prodotti tipici ricordiamo: la Viscica (ventricina) palmolese, insaccato prodotto con carne di suino, peperoncino e vari aromi lasciato stagionare almeno 100 giorni; lo spezzatino d'agnello; sagne a pezzate: impasto fatto con farina e uova, lavorate a mano, stese con il matterello, tagliate grossolonamente a rombi, condite con pomodoro fresco o sugo alla ventricina e asparagi. Eventi a Palmoli (Ch) 14 febbraio: Festa in onore del patrono San Valentino. Festeggiamenti in onore della SS. Madonna del Carmine: 16 luglio: Processione con la statua della Vergine portata a braccio dal Santuario fino alla Parrocchia del paese, la chiesa di S. Maria delle Grazie, dove vi rimane fino al 27 luglio. 26 luglio: Festa in onore dei santi Gioacchino e Anna. 27 luglio: Il mattino, alle ore 9:30, parte la tradizionale sfilata delle "Pacchianelle", donne e uomini vestiti in abiti tradizionali che portano donativi alla Madonna. Questi donativi vengono poi messi all'asta nel pomeriggio a piazza Marconi. 10 agosto: Sagra della Ventricina presso il Castello Marchesale. 13 agosto: Sagra dello Spezzatino d'agnello presso la località Contrada Fonte la casa.
CAMPEGGI PALMOLI (CH)
Il Castello marchesale è sito a Palmoli, in provincia di Chieti. Il castello venne costruito dai Pandulfo-Di Sangro dei Conti di Monteodorisio. Nel 1095, mentre il palazzo marchesale risale al XV secolo e la cappella di San Carlo al 1772 costruito dal marchese Severino di Gagliati. Recenti scavi archeologici hanno portato alla luce dei resti di ceramica invetriata dell'XI secolo emersi perlopiù nell'intercapedine posta tra la torre circolare vecchia e la torre poligonale. Il castello di Palmoli (Ch) è posto nel quartiere nord del paese chiamato Le Coste a difesa del fiume Treste. Il maniero consta di una torre di forma dodecagonale forse di origine cinquecentesca che ha inglobato una torre circolare, il palazzo dei Severino-Longo e la chiesa di San Carlo Borromeo. Fino agli inizi del XX secolo vi era anche una torre detta il "Torrione" provvista di muri verticali privi di scarpa. Un giardino interno al castello è munito di casematte per la difesa del palazzo marchesale. Il materiale prevalente per la costruzione è la pietra calcarea locale e talora ben squadrata (nei cantonali d'angolo o negli archi di sostegno. Per i cornicioni viene usato il laterizio (mattoni e coppo disposti su file e sporgenti sulla facciata. I ballatoi dei balconi sono realizzati in pietra calcarea più compatta detta pietra d'Istria. Sparsi qua e là si possono ammirare degli elementi architettonici in arenaria di colore grigio-verdastro come nel palazzo marchesale. Delle indagini hanno portato alla luce delle mura urbane ed un condotto idrico in mattoni limitrofo alla scarpa del lato sud del torrione poligonale.
VILLAGGI TURISTICI PALMOLI (CH)
Museo della civiltà contadina e dei castelli abbandonati del Vastese: Il museo è sito in un'ala del castello di Palmoli (Ch). La collezione comprende una mostra di reperti archeologici. Nel 2007 è stata allestita la sezione etnografica. Fontelacasa fa parte del comune di Palmoli, in provincia di Chieti, nella regione Abruzzo. La frazione o località di Fontelacasa dista 2,14 chilometri dal medesimo comune di Palmoli di cui essa fa parte. Del comune di Palmoli fanno parte anche le frazioni o località diCase sparse (-- km), Immerse (6,70 km), Melania (1,68 km). Il numero in parentesi che segue ciascuna frazione o località indica la distanza in chilometri tra la stessa e il comune di Palmoli. La frazione o località di Fontelacasa sorge a 524 metri sul livello del mare.
AFFITTACAMERE PALMOLI (CH)
La chiesa di Santa Maria delle Grazie è sita in via Veneto a Palmoli in provincia di Chieti. Già esistente in precedenza, fu interamente ricostruita nel XVII secolo, sotto il patronato dei marchesi Gagliati. La torre campanaria realizzata in arenaria è del XVI secolo. Anticamente doveva fungere da torre difensiva. La facciata consta di rosone quadrangolare con gli angoli arrotondati verso l'interno e di timpano. Il campanile, con base quadrangolare, ha una cuspide piramidale. L'interno della chiesa è a tre navate. Nella cantoria è posto un organo con prospetto suddiviso da paraste e decorazioni lignee dorate. L'organo non è suonabile, le canne sono 25 e distribuite su tre campate. Nell'interno è custodito dal 1824 il corpo di san Valentino, di cui era presente già nel 1704 la reliquia del braccio. La cappella fu realizzata tra il 1898 ed il 1904 su progetto dell'ingegner Rota.
BED & BREAKFAST PALMOLI (CH)
Il convento di Santa Maria del Carmine è sito in contrada Santa Maria del Carmine presso Palmoli in provincia di Chieti, nella zona chiamata un tempo "dei Vignali". È un santuario dedicato al culto cattolico mariano, meta di pellegrinaggi: ancor oggi vengono a piedi da Frosolone, Roccavivara, Montefalcone, Dogliola. Il santuario Madonna SS. del Carmine di Palmoli (Ch) è di origine antichissima. Secondo il sacerdote palmolese don Domenico D'Adamio, poi canonico a Vasto, conoscitore di cose palmolesi, il santuario di Palmoli risale al duecento e sarebbe il più antico santuario dedicato alla Vergine nei dintorni (la documentazione è andata distrutta). All'inizio il santuario era una piccola chiesa rurale extra moenia (fuori le mura) con l'entrata a lato rispetto all'attuale chiesa ed era grancia e badia arcipetrale della chiesa matrice ricettizia innumerata di S. Maria delle Grazie. Il nome originario del santuario fu “S. Maria del monte Carmelo”; ma sotto l'influsso della dominazione spagnola nel Regno di Napoli, subentrò il titolo di “S. Maria del Carmine”. Spesso, però, compaiono indifferentemente ora l'uno ora l'altro. Nei lavori di ristrutturazione della cantoria sopra la porta di ingresso, eseguiti su disegno e sotto la direzione dell'ing. Silvino Cieri nel 1948, fu rinvenuta una nicchietta con ampolle contenenti olio, vino e sale (a propiziazione, come si usava allora) e la data 1525, che potrebbe riferirsi o alla costruzione della cantoria o all'ampliamento della chiesa. La più antica documentazione scritta ora in possesso, data ai 14 maggio 1568, quando mons. Oliva, arcivescovo di Chieti (1568 e 1576) proveniente da Tufillo, facendo la visita pastorale a “Palmore”, Ecclesiam S. Maria del Carminio, cuius est rector Rev.mus Dominus Joannes Antonius de Sangro, satis actam custodiam vidit (vide la chiesa di S. Maria del Carmine, di cui è rettore il don Giovanni Antonio di Sangro, abbastanza ben tenuta e custodita). Nel 1583, per opera dei frati minori osservanti di san Francesco, accanto al santuario sorge il convento di S. Maria del Monte Carmelo che accrebbe il decoro, il culto e il prestigio. Per tutto il '600, il '700 e quasi tutto l'800, il santuario fu meta di pietà popolare e anche luogo di sepoltura. Il 26 gennaio 1662, vi viene seppellito “omni qua decet funerali pompa” (coi più solenni funerali, quali si conveniva) il primo barone di Palmoli, Camillo Severino. E all'ombra del santuario santamente visse e vi morì ai 18 gennaio 1696 il beato frà Girolamo da Palmoli, dei frati minori osservanti.
CASE PER VACANZA PALMOLI (CH)
Il convento S. Maria di Monte Carmelo e i frati francescani di Palmoli (Ch) Nel 1583, la parrocchia di S. Maria delle Grazie di Palmoli cedette la chiesa S. Maria del Carmine ai frati minori osservanti della provincia di S. Ferdinando di Puglia, I quali vi costruirono a fianco il convento che in un primo tempo prese il nome di S. Maria di Loreto e quindi quello di S. Maria del Monte Carmelo. Con l'avvento dei francescani, la vita e le sorti del santuario e del convento s'intrecciano. Il santuario acquistò lustro e importanza, grazie anche alle simpatie e alla protezione della famiglia Severino di Napoli, marchese di Gagliati e barone di Palmoli, arricchendosi di opere pregevoli, quali la statua ligne policroma di sant'Antonio da Padova, il quadro della Vergine del Carmine con i santi Sebastiano e Antonio da Padova, il quadro della Madonna del Rosario con san Domenico e santa Caterina da Siena. Il 30 aprile 1854, per l'interessamento del padre guardiano fra Sebastiano da Celenza, arrivò l'attuale statua della Madonna del Carmine, dono di don Domenico Severino Longo, marchese di Gagliati e barone di Palmoli, in sostituzione della precedente ormai fatiscente. Aperto e chiuso varie volte, fu chiuso definitivamente nel 1886 e convento e santuario furono incamerati dallo Stato, che li cedette nel 1869 al comune di Palmoli, il quale nominò custodi o eremiti per la gestione, senza destinarlo ad alcun uso. Il santuario, meta di pellegrinaggi alla Vergine, si conservò abbastanza bene, il convento deperì a tal punto che fu ridotto per i ¾ ad un cumulo di macerie.
APPARTAMENTI PER VACANZA PALMOLI (CH)
Il collegio S. Famiglia e i “Figli della S. Famiglia” di Palmoli (Ch) Nel 1937, i figli della S. Famiglia fondati in Spagna dal beato Giuseppe Manyanet (1833-1901), profughi dalla guerra civile spagnola, desiderosi di aprire in Italia una casa di formazione per aspiranti alla vita religiosa e al sacerdozio, chiesero ed ottennero dall'arcivescovo di Chieti, Giuseppe Venturi, il diruto convento del Carmine, avendo i frati minori della provincia apruntina di S. Bernardino da Siena rinunciato ad ogni diritto di rivalsa. La Congregazione dei figli della S. Famiglia pagò al comune di Palmoli la somma di ₤ 10000. Il 3 maggio 1939, espletate tutte le formalità, convento e santuario, con l'orto e le rispettive adiacenze, furono ceduti in perpetuo dallo stesso arcivescovo ai figli della S. Famiglia. Nonostante le difficoltà della II guerra mondiale, con 60 aspiranti da mantenere, sotto la guida del superiore generale, padre Antonio Samà, riuscirono a ricostruire e ristrutturare il veccho convento ed abbellire il santuario. Il vecchio convento fu inaugurato , sotto il nome di collegio S. Famiglia, il 16 ottobre 1938 dal superiore generale padre Antonio Samà e dall'arcivescovo di Chieti-Vasto, Giuseppe Venturi. I lavori del santuario, iniziati il 4 novembre 1942, terminarono nel 1943, con la consacrazione del nuovo altare, il 15 agosto, sempre da parte di Giuseppe Venturi. Durante gli ultimi anni del conflitto mondiale, il collegio fu prima ospedale militare dei tedeschi e poi sede del comando alleato. Il 28 luglio 1963, in occasione della prima festa centenaria in onore della Madonna del Carmine, la venerata Immagine fu incoronata di corona d'oro, a nome di papa Paolo VI, da Luigi Traglia, suo vicario, giunto per l'occasione da Roma. Nella notte tra l'8 e il 9 maggio 1976, approfittando della grande bufera scatenatasi nella zona, ignoti ladri rubarono le corone della Vergine e del bambino, il prezioso collier, gli orecchini d'oro. Nel 1978, venute a mancare le vocazioni, i pochi aspiranti nell'Istituto Nazareth a Roma e il Collegio rimase con solo due o tre sacerdoti in cura del Santuario e della parrocchia, situazione ancora attuale.
CASE PER LE FERIE PALMOLI (CH)
La Sacra Immagine della Madonna del Carmine di Palmoli (Ch) La statua originale, antica, molto più simile alle varie immagini classiche della Madonna del Carmine, è stata sostituita dall'attuale, opera napoletana del diciannovesimo secolo, che ha una certa somiglianza con la statua della Madonna delle grazie della parrocchia di Palmoli. Per l'interessamento del padre guardiano fra Sebastiano da Celenza, allora guardiano del convento del Carmine di Palmoli, e dono di don Domenico Severino Longo, marchese di Gagliati e barone di Palmoli, consultore di Stato di Ferdinando II di Napoli, la statua attuale fu portata ai primi di aprile del 1854 da Napoli a S. Giuliano e poi da qui a Palmoli, a spalle, da 20 uomini assistiti da due caporali, giungendo al santuario il 30 aprile 1854. La statua della Madonna, di legno, rivestita, misura circa m. 1,40, base compresa. La Vergine, in atteggiamento accogliente, ha nella mano sinistra il bambino e con la destra porge lo Scapolare o Abitino. Ai suoi piedi, vi sono due angioletti nudi con rosa e giglio d'argento in mano, uno seduto e l'altro in piedi su due piccole nubi. Il manto originale era di ornesino celeste, foderato di levantina color carmelitano, trapunto con 30 stelle ricamate. Grazie alla pietà popolare, altri manti più o meno preziosi son venuti ad aggiungersi, oltre alle nuove corone d'oro, per impegno diretto di padre Beniamino Maurizio s.f. Nelle feste in onore della Vergine del Carmine, la statua rivestita delle vesti più nuove e di preziosi, viene portata a braccia dalle donne, che si contendono quest'onore.
COUNTRY HOUSE PALMOLI (CH)
Il santuario della Madonna del Carmine di Palmoli (Ch) L'impianto della chiesa è a navata unica con soffitto a capriate, abside e volta a crociera. Sulle pareti vi sono dei dipinti murali e degli affreschi votivi, nonché degli altari minori in legno. Il portale della chiesa è tra due paraste sormontato da due finestre. La facciata è a capanna. Il campanile è posto alla sinistra della facciata ed ha base quadrangolare. il convento presenta delle finestre su tre livelli di cui, quelle sui due livelli superiori sono suddivise da paraste ed incorniciate. Le finestre sul secondo livello sono ad arco ribassato. "Santuario Madonna SS. del Carmine - Storia - Preghiere - Canti" a cura di padre Beniamino Maurizio sf - Arte della stampa/cannarsa, Vasto, luglio 1995.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' PALMOLI (CH)
Le feste in onore della Madonna del Carmine di Palmoli (Ch) 1ª domenica di maggio: vengono in pellegrinaggio a piedi dalla vicina Dogliola, quasi a sciogliere un voto, ad impetrare, secondo il caso, la pioggia o il sole. 16 luglio: prima del 1956, per tradizione plurisecolare, al mattino il parroco di Palmoli scendeva in processione coi fedeli al santuario. Celebrata la messa, la processione ripartiva verso il paese, portando, sotto la calura estiva, la statua della Madonna fino alla chiesa parrocchiale, dove si celebrava la messa solenne. Da quella data si è preferito celebrare la festa della Madonna nel santuario e portare poi di sera, con temperature più gradevoli, la Madonna in parrocchia. 26 luglio: festa di sant' Anna, la mamma della Madonna, di cui parrocchia possiede una meravigliosa statua antica. Con la riforma liturgica vi si associa anche S. Gioacchino, suo marito, per cui la festa si può considerare la festa dei nonni. 27 luglio: la mattina, alle 9:30, per le vie di Palmoli, c'è la “sfilata dei granòppoli e delle pacchianelle” che, in costume tradizionale, portano donativi alla Madonna. Alle 11, la Messa solenne e la processione con la statua della Vergine per le vie della cittadina. Al pomeriggio, la vendita all'asta dei donativi in piazza Marconi. Nel tardo pomeriggio, la processione che riporta la Madonna nel suo santuario. 26 agosto: Fiera del Carmine.
RIFUGI E BIVACCHI A PALMOLI (CH)
La ventricina è un salume tipico del territorio al confine tra Abruzzo e Molise, un'area che comprende circa 30 comuni, facenti parte della comunità montana medio-alto-vastese. È uno dei salumi italiani più costosi: l'ingrediente principale è costituito da sola carne suina di tagli nobili, con una percentuale di magro dell'ottanta per cento, mentre il 20% grasso proviene dalla parte dorsale più soda. È tutta tagliata a punta di coltello a formare cubetti difformi di 2–4 cm. Una volta pronta la carne, nella concia viene aggiunto trito di peperone trito dolce e una piccola percentuale di peperoncino. Altro ingrediente è il finocchietto. L'unico conservante ammesso nella ventricina tradizionale contadina è il sale. Dopo 48 ore di riposo l'impasto viene insaccato nella vescica del maiale. In origine veniva usato lo stomaco del suino (il ventre), caratteristica che ha dato origine al nome stesso dell'insaccato. La stagionatura è sempre superiore a 120 giorni.
Ventricina teramana. È prodotta con carne e grasso del maiale (la percentuale di magro è il 70-80% dell'impasto). Carne e grasso vengono macinati finemente con aggiunta di aglio, sale da cucina, pepe bianco e nero macinati, peperoncino dolce e piccante, buccia di arancia, rosmarino, pasta di peperoni, semi di finocchio. A volte sono aggiunte altre spezie del territorio abruzzese. L'impasto viene insaccato e appeso in involucri, come la vescica o lo stomaco di maiale, il budello sintetico. Può essere anche invasato in contenitori di vetro. Ventricina del Vastese. Solo l'origine etimologica è uguale a quella teramana perché era il ventre (lo stomaco del maiale) usato come contenitore-involucro, mentre differiscono del tutto per ingredienti fondamentali e procedura di taglio e impasto, così come per la stagionatura. La ventricina del vastese ha una minima percentuale di grasso (25% dell'impasto) e i tagli magri sono quelli nobili del maiale: prosciutto, lombo, filetto (oltre che un salame è una riserva di carne pregiata). La carne è tagliata a cubetti di misura non inferiore a 2 cm. Le spezie sono il peperone torto (detto corno di capra) tritato, dolce e piccante. La stagionatura va da un minimo di quattro mesi in poi. Nel 2009 la ventricina del Vastese ha vinto il IV Campionato Italiano del Salame, risultando il salume più buono e naturale.
Luoghi, i monumenti ed i punti d'interesse di Palmoli. Palmoli è ricca di luoghi interessanti e caratteristici. I più suggestivi sono senz'altro quelli nascosti: i vicoletti strettissimi, gli archi di pietra che contornano vecchi portoni in legno, le porte cadenti delle cantine di una volta (che si aprono in 2 parti ed hanno una larga toppa per le grosse chiavi arrugginite), i posti pieni di odori, suoni e colori che ci riportano alla nostra infanzia. Per ovvi motivi, ci soffermeremo sui punti più rilevanti dal punto di vista turistico ed artistico, più noti e più facilmente esplorabili dai navigatori del sito e dai turisti. Il Portone via Veneto di Palmoli. Da molti anni a questa parte lo sviluppo di nuove case si concentra nella contrada Fonte la Casa, nell'immediata periferia del paese; il borghetto centrale, quindi, conserva più o meno l'aspetto di un tempo. Molti antichi portoni, con relativi archi in pietra, sono stati abbattuti e sostituiti da porte moderne, e molti palazzi settecenteschi con muratura fatta di pietre a vista sono stati ricoperti di cemento; ma passeggiando per via Veneto, nei pigri pomeriggi di primavera, quando il paese sonnecchia tranquillo e qualche caminetto ancora acceso diffonde il profumo della legna bruciata, si possono ammirare molti palazzi ancora con i muri di una volta, salvati dalla loro solidità e da una nuova sensibilità per opere di recupero dei beni storici ed artistici.
I soprannomi degli abitanti di Palmoli. Nei paesi è molto comune avere molte persone con lo stesso cognome o con lo stesso nome, ed i soprannomi nascono proprio per evitare confusione quando si parla di qualcuno. Se si dice: "Ho parlato con Valentino", è difficile che l'interlocutore capisca di chi si parli se non si aggiunge: "quille de Panza quadra"! I soprannomi identificano le famiglie storiche di Palmoli, quelle più antiche. Oggi i giovani non li usano quasi più. Se è vero, però, che nei proverbi si vede l'anima di un popolo, è altrettanto vero che nei soprannomi si mostra la cattiveria del popolo stesso! Il soprannome non è un mero identificativo, ma nasce spessissimo dal sottolineare un difetto fisico o morale della persona: ecco perchè non si può mai pronunciare il presenza della persona alla quale si riferisce, ma solo in sua assenza, perchè potrebbero nascere liti violente!
Tradizioni popolari, usi e costumi di Palmoli. Palmoli - Pacchianella 2008: Le tradizioni sono fondamentali per l'identità di un popolo. Il senso di smarrimento delle generazioni attuali spesso dipende proprio dalla mancanza di punti fermi, o di qualcuno che ti dica esattamente come agire. Se si desidera sapere come e quando fare o non fare una cosa, se si hanno dubbi circa un comportamento, basta seguire la tradizione e non si sbaglia mai, o perlomeno si è sicuri dell'approvazione degli altri. "Si usa così", quindi se lo faccio non commetterò errori. Anche quando si desidera compiere i passi fondamentali della vita, come il matrimonio, seguire il costume funziona sempre. Questo dà sicurezza all'individuo, che si riconosce in un gruppo e raggiunge un senso di appartenenza che non lo fa sentire isolato dagli altri. Nei paesini le tradizioni sono molto più presenti che nelle città, e sono spesso divertenti. Se si vuol capire a fondo una comunità, è sempre interessante studiarne gli usi ed i costumi, che narrano il modo di pensare di quella gente. I giochi, le feste, le usanze: cercheremo di dare spazio a tutte le manifestazioni, presenti o passate, che evidenziano la storia e lo spirito di Palmoli. Espressioni dialettali e modi di dire palmolesi: I dialetti sono un patrimonio che si va sempre più perdendo, e Palmoli non fa eccezione: ormai la vera pronuncia palmolese si sente solo dalla bocca delle persone anziane. Non si sa come mai, da una ventina d'anni i giovani genitori palmolesi, come se si fossero messi tutti d'accordo, hanno deciso di parlare italiano in casa, evitando così che i figli acquisissero parlata ed intonazioni dialettali. Eppure è così bello sentire il dialetto, i termini particolari, la cadenza abruzzese! Il dialetto contiene tutte le tradizioni di un paese, la sua identità, e l'Italia ne ha una varietà ricchissima. Senza poi considerare che imparare sia il dialetto che l'italiano è un ottimo esercizio per le giovani menti, perchè è come imparare effettivamente due lingue fin da piccoli. E' molto triste pensare che presto il dialetto palmolese non si sentirà più, e sarà magari conservato in piccola parte solo su siti come questo (speriamo). Ogni paesino abruzzese, come Palmoli ha il suo dialetto particolare, anche se dista solo pochi chilometri da altri paesi: una volta gli spostamenti e le comunicazioni non erano così facili, ed ogni comunità sviluppava varianti proprie del dialetto. E' una cosa molto interessante da studiare da un punto di vista linguistico. Una caratteristica del dialetto palmolese è quella di aumentare il numero di vocali rispetto alla parola dialettale classica comune ad altri paesi, come Chieti. Qualche esempio: "lu pane" diventa "lu puine", "accuscì" diventa "accusciùjie"! A volte, invece, le vocali spariscono completamente, e molte parole diventano una sequenza di consonanti fino a sembrare arabe. Esempio: la parola "Petrisille", che trovate nell'elenco qui sotto, in realtà si pronuncia "Ptrsll"! E' molto difficile rendere per iscritto la varietà di strane o mezze vocali di cui la parlata palmolese è piena! E' usatissimo un suono vocalico simile alla "i" pesante dello "you" inglese. In quasi tutte le parole si sente la mezza "e" simile al pugliese (come ad esempio nella conosciutissima parola pugliese "mazzàte", cioè botte, che si potrebbe scrivere "mazzætæ"). E' impossibile rendere la strana vocale iniziale, simile ad un suono emesso da una persona che sta per essere strozzata, che viene usata al posto della "E" nei nomi Egidio, Emilio, o nella semplice parola "hecche", cioè "qui", ad esempio nella frase "stinghe a hecche" (sto qua).
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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