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Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Palena (Ch)

Chieti > Ospitalità Provincia di Chieti
GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI PALENA (CH)
 
Ospitalità nel Paese di PALENA (Ch) (m. 767 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Palena: 41°58′54″N - 14°08′03″E
     
  CAP: 66017 -  0872 -  0872.918128 - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI PALENA 0872.918112   0872.918447       0872.640036 - 00248560690
Come raggiungere PalenaSatzione: Palena   Aeroporto d'Abruzzo a 76 km.Uscita: Val di Sangro Uscita: Pratola Peligna - Sulmona
 
HOTELS ED ALBERGHI PALENA (CH)
*** HOTEL PINETA
Rione Pineta, 22 - 66017 Palena (Ch)
tel. 0872 918135
 Servizi offerti dalla struttura






*** HOTEL TERRAZZO D'ABRUZZO
Via S. Antonio Abate, 29 - 66017 Palena (Ch)
tel. 0872 918325 - fax 0872 918329
 Servizi offerti dalla struttura




RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE PALENA (CH)
La Storia del paese di Palena (Ch) Origini: Nella località Capo di Fiume sono stati trovati dei fossili, ora in mostra nel museo paleontologico comunale ove mostra com'era l'ambiente della Maiella 7 milioni di anni fa. Il territorio comunale di Palena risulta già abitato sin dall'epoca paleolitica, a prova di ciò, sono stati trovati nella zona di Palena alcuni manufatti di questo periodo. Susseguentemente, nel periodo italico ed in epoca romana, alcune contrade di Palena, risultano abitate come dimostrano alcune tombe ed edifici del tempo. Il capoluogo comunale risale all'alto medioevo quando il paese risulta feudo dei Gualtieri, degli Orsini, di Antonio Caldora, di Matteo Di Capua e dei D'Aquino. Vari monaci benedettini hanno abitato la zona. Primo Medioevo e i Longobardi a Palena (Ch): La colonizzazione dei Longobardi avvenne nel IX secolo, data la ricchezza della terra montuosa per il fiume Aventino. Essi veneravano il culto di San Michele Arcangelo e San Giorgio, dato che fonderanno una cappella presso la grotta montuosa omonima di Sant'Angelo. Il territorio era parte della diocesi di Sulmona-Valva, all'estremo confine con la diocesi di Chieti. Il territorio nell'XI secolo era suddiviso in varie ville, ossia gruppi di case pastorali : Castello Alberico (il centro attuale), Pizzo Superiore e Inferiore, Castelcieco, Forca di Palena, San Cristinziano e Sant'Egidio. Tutte queste contrade già nel XV secolo non esistevano più a causa dei terremoti. Nel 930 il monaco Giovanni da San Vincenzo al Volturno scriveva nel Chronicon Vulturnense la presenza della chiesa di Santa Maria de Palena, assieme a un appezzamento di terra per il lavoro della popolazione. Nello stesso periodo a Palena si stabilì San Falco, dove vi morì e venne presto venerato come santo protettore degli ossessi e degli accidiosi. Secondo Medioevo e lo sviluppo delle chiese a Palena (Ch) Il monachesimo a Palena sorse nel XII secolo, come testimonia la bolla di papa Innocenzo II citante la chiesa di San Vito in Furca, una delle più antiche. Questa, assieme a quella dedicata a San Falco, proprio sopra il fiume, erano sotto la giurisdizione della diocesi di Valva (Corfinio). Le chiese allora esistenti erano di Sant'Antonio Abate, Santa Croce, San Cristinziano, San Cataldo, San Tommaso e San Giovanni. Sempre nell'XI secolo fu fondato il Castello ducale, ad opera dei Normanni, sul punto più alto dello sperone sopra il fiume. Intanto si sviluppò una baronia locale: il Conte Beamondo è citato in una bolla del 1130 in cui restaurò la piccola chiesa eremitica di San Nicola di Coccia. Nel Catalogus Baronum Palena è citata come un grande borgo fortificato al confine con il territorio sulmonese e quello chietino, in posizione strategica verso il passo della Forchetta, che deteneva il potere dei piccoli centri rurali di Lettopalena, Gessopalena, Montenerodomo, Lama dei Peligni e Taranta Peligna. Assieme ai Manerii di Pacentro, i signori fortificarono le vie con torri di avvistamento, da qui il primo esempio del castello medievale di Pacentro. Eremitaggio di Pietro da Morrone:Nel 1235 il frate Pietro da Morrone, alias Celestino V, andò in eremitaggio sulla Majella, presso una grotta sul valico della Forchetta, al confine tra Palena e Campo di Giove.Già era stato nel romitorio di sant'Onofrio presso Sulmona. Pochi anni più tardi sul posto, per volere di Carlo d'Angiò fu costruito un eremo vero e proprio suddiviso in un edificio fortificato per ospitare i pellegrini, e uno più piccolo come luogo di culto. Epoca moderna e primo '900 a Palena (Ch) Una testimonianza del 1587 racconta della festa dei palii San Falco, festa del 13 gennaio per onorare il patrono, in cui i fedeli compivano una corsa sui ciottoli della montagna a piedi nudi. Nel 1706 il centro fu danneggiato dal terremoto della Majella con gravi danni. Infatti la chiesa di San Falco fu abbattuta e ricostruita per ospitare più pellegrini. Nel 1915 Palena fu collegata dalla linea della Ferrovia Sangritana, con casello in posizione elevata sopra il borgo, rispetto alla normale postazione a livello inferiore, per ragioni di praticità. Il casello la collegava a Castel di Sangro. Nel 1933 un nuovo terremoto danneggiò Palena e comuni limitrofi, obbligando il podestà ad abbattere le torri di controllo del castello, rese pericolanti. Seconda guerra mondiale e attualità nel paese di Palena (Ch) Nel novembre 1943 il paese fu raggiunto dai nazisti, essendo lungo il percorso della linea Gustav. Fu usata come campo di prigionia, e successivamente venne bombardata dagli alleati. Il simbolo della distruzione fu la chiesa di San Falco, rasa al suolo completamente, tranne il campanile. A ricacciare i tedeschi contribuirono anche i partigiani della "Brigata Maiella". Negli anni della ricostruzione, la chiesa di San Falco fu ultimata nel 1953, in chiave moderno-antica, e il centro si sviluppò notevolmente più a valle, presso Villa Sant'Antonio. Sempre negli anni '50 sorse una polemica riguardo l'abbattimento della torre civica davanti la chiesa di San Falco, ritenuta pericolante. Dopo l'abbattimento fu costruita una nuova torretta presso il castello. Negli anni '70 per facilitare l'accesso, fu costruita la cosiddetta "tagliata di Palena", ossia la strada provinciale che costeggia la Majella, provenendo da Lama. Nel 1992 il comune è stato incluso nel Parco Nazionale della Majella.
CAMPEGGI PALENA (CH)
Monumenti e luoghi d'interesse a Palena (Ch) Architetture civili e militari: Castello. Il castello è sito su di uno sperone roccioso, nella parte più alta del centro storico di Palena. L'edificio originario risale al XII secolo, ma, verosimilmente, nei secoli seguenti è stato più volte rimaneggiato per via dei violenti terremoti che si sono susseguiti nel paese e nelle zone limitrofe, una di queste scosse si è verificata nel 1933 la quale ha portato vari danni all'edificio, tra cui la distruzione dei torrioni, del maschio e del belvedere. Il castello, come lo vediamo oggi, è dovuto alla ricostruzione, per via della distruzione della seconda guerra mondiale, attuata negli anni cinquanta epoca in cui viene rifatto il belvedere presso uno degli angoli. Attualmente si sta cercando di rifunzionalizzare i suoi interni. I vari stabili del castello sono coperti con tetti a doppia falda realizzati con manto di coppi e cornici a romanelle su tre filari di tegole sovrapposte. L'impianto è rettangolare risultante dall'unione dei vari stabili. Delle finestre, anch'esse rettangolari, sono disposte su due livelli. Un loggiato con quattro arcate è sito su di uno dei lati più lunghi, mentre sul lato opposto vi è una serie di quattro archetti. L'ingresso al castello è possibile mediante una porta urbica che ha un unico fornice ad arco a tutto sesto. Sul lato opposto vi è un portale architravato con cornice modanata e disegni geometrici. Castelletta. È sita in località Piana del Casone. Inizialmente sorta come masseria di sostegno della pastorizia presso un tratturo. Ora viene utilizzato a scopo abitativo privato. La costruzione dell'edificio risale al XVII secolo sopra un edificio preesistente che leggende popolari vogliono un tempio dedicato a Giove o ad Ercole. Nel 900 col decadere della pastorizia l'edificio fu adattato a residenza con adattamenti all'uopo dell'edificio. L'edificio consta di due livelli. Due torrette circolari sorgono su due angoli. Alcune finestre sono sorte, forse, in seguito alle trasformazioni a scopo abitativo. La facciata è austera e priva di decorazioni. La tettoia è a cornici con romanelle costituite a tre file di coppi sfalsati l'un con l'altro. L'aspetto è romanico-rurale. Trattasi di una cascina fortificata isolata dal centro abitato. Case con portici. Trattasi di case a schiera site in piazza del Municipio. Gli edifici originari, forse, sono medievali. L'aspetto odierno è frutto di modifiche e rimaneggiamenti nel corso del tempo. Al piano terra vi sono degli esercizi commerciali, ai piani superiori, invece, vi sono delle abitazioni private. I portici presentano degli archi a tutto sesto ed a sesto acuto. Spesso, sopra i portici, sono siti due piani con un mezzanino con delle finestre, per la maggiore ovali, inoltre vi sono delle cornici marcapiano o tra il pianterreno ed i piani superiori o fra i piani superiori ed il mezzanino.
VILLAGGI TURISTICI PALENA (CH)
Il Museo Geopaleontologico Alto Aventino è sito all'ultimo piano del castello ducale di Palena, in provincia di Chieti. Il percorso museale inizia nella "Sala della Conoscenza" dove sono affrontati, sui due lati della sala, i temi generali della Geologia e della Paleontologia, temi tra loro speculari: sulla destra la geologia come evoluzione del pianeta Terra "Gaia", e i principi che la regolano, sulla sinistra la paleontologia, come evoluzione della vita sulla Terra. Nella parte terminale della Sala della Conoscenza un settore è dedicato ai grandi mammiferi del Quaternario, ed è qui che troviamo la grande difesa e la mandibola di Mammuthus meridionalis la mandibola ed altri resti di Hippopotamus antiquus. Nelle sale dedicate al territorio, ossia nella "Sala Aventino" e nelle due "Sale Palena, si propongono i protagonisti, i fossili nei loro antichi ambienti di vita e in quelle di oggi, i paesaggi geologici. Nella prima sala, una vetrina è dedicata ai pesci fossili di mare profondo abissale del Miocene medio di Torricella Peligna. Questo geosito ha restituito specie nuove tra cui "Abruzzoichtys erminioi", dedicato alla regione di provenienza e al suo scopritore, e il piccolo esemplare "Dicosternon federicae", proveniente da analogo ambiente sedimentario, ma dal territorio di Gessopalena. Il nucleo del Museo si raggiunge nelle due "Sale Palena" dove sono esposti e illustrati gli importanti reperti provenienti dal giacimento di Capo di Fiume: pesci, molluschi, echinidi, crostacei, piume di uccello, resti vegetali e un piccolo mammifero oggi estinto, "Prolagus", il cui scheletro si presenta pressoché completo ed eccezionalmente conservato nella roccia. L'ittiofauna del giacimento di Capo di Fiume, con oltre venti specie diverse, alcune delle quali per la prima volta rinvenute allo stato fossile, costituisce una delle più interessanti associazioni del Miocene superiore dell'antico Mediterraneo. Nell'ampia e luminosa sala "Geologiocando" i più piccoli attraverso esperienze ludiche possono imparare fenomeni e processi geologici e paleontologici, mentre l'osservatorio geofisico virtuale, la mediateca e l'ipertesto permettono il coinvolgimento diretto del pubblico in approfondimenti tematici. Gli osservatori geologici, la loggetta e la grande terrazza, che aprono l'osservazione al territorio e ai suoi paesaggi, il magazzino scientifico, il laboratorio per la preparazione dei reperti e la sala conferenze e proiezioni completano la struttura museale. Al termine del percorso dopo aver appreso la "Teoria di Gaia", ossia del pianeta Terra come essere vivente, aver compreso che la geologia va considerata non solo come scienza per la ricostruzione degli ambienti del passato, ma come disciplina di prospettiva e di riflessione per il futuro del nostro pianeta e aver letto, infine, nell'ultimo pannello del museo la Carta sui Diritti della Terra (Digne, 1191) sottoscritta da 130 scienziati per la Protezione del Patrimonio Geologico, termina la visita del museo, e con un gioco di parole possiamo dire che la "Sala della Conoscenza" è diventata la "Sala della Coscienza".
AFFITTACAMERE PALENA (CH)
AFFITTACAMERE CASA PATERRA
Via Fontana Terranova - 66017 Palena (Ch)
tel. 0872 918419 - mobile 329 1583774
AFFITTACAMERE IL MURETTO
Via Crocetta S. Antonio, 15 - 66017 Palena (Ch)
tel. 0872 918665
AFFITTACAMERE L'INCONTRO
Via Colleveduta, 62 - 66017 Palena (Ch)
tel. 328 4325605
AFFITTACAMERE SALVI ANTONIO
Via Frentana, 13 - 66017 Palena (Ch)
tel. 0872 918952 - fax 0872 918829
BED & BREAKFAST PALENA (CH)
BED & BREAKFAST L'HERMITAGE
Contrada Lami - 66017 Palena (Ch)
tel. 0872 919007 / mobile 338 3926112 - fax 0872 919007
CASE PER VACANZA PALENA (CH)
CASA PER VACANZA IL BORGO DEI BRIGANTI
Località Carrera - 66017 Palena (Ch)
CASA PER VACANZA LA GINESTRA
Via Collesalardo, 64 - 66017 Palena (Ch)
tel. 0872 918192
APPARTAMENTI PER VACANZA PALENA (CH)
Il castello ducale si trova a Palena, in provincia di Chieti ed ospita il museo geopaleontologico Alto Aventino. Storia: Il castello ducale di Palena, o anche Castel Forte, risale al XII secolo, ma fu alterato nell'epoca cinquecentesca con l'ampliamento della struttura. I primi insediamenti normanni risalgono all'XI secolo a Palena, e originalmente il castello ducale era solo una torre di controllo, poi ampliata con la costruzione della struttura difensiva. Uno dei primi proprietari storici fu Matteo di Letto. Nel 1266 l'imperatore Federico II di Svevia donò il castello al feudatario Sordello da Goito, reso famoso da Dante Alighieri per averlo inserito nel Purgatorio della Divina Commedia. Nel XIV secolo il castello passò nelle mani dei duchi di Manoppello, e successivamente dei Caldora e dei Di Sangro. In quei secoli iniziarono a circolare crude leggende riguardo alle camere di tortura situate nei sotterranei della roccaforte, nel cuore dello sperone roccioso dove la struttura poggia. La roccaforte, nel periodo Settecentesco e Ottocentesco fu usato come prigione per i ribelli, e venne soprannominato Castel Forte, e gli ultimi padroni furono i baroni di Colledimacine, prima che il castello, nel Novecento, venisse definitivamente abbandonato. In questo periodo il castello di Palena fu assai trascurato, e subì vari danneggiamenti tra cui la distruzione dei torrioni, del maschio e del belvedere. Tali distruzioni si devono al terremoto del 1933 e alle incursioni naziste durante la Seconda guerra mondiale, nel 1944. Nel decennio successivo il castello fu restaurato, nella sua forma originaria, senza i torrioni, e assunse fama quando divenne museo.
CASE PER LE FERIE PALENA (CH)
Il castello ducale si trova a Palena, in provincia di Chieti ed ospita il museo geopaleontologico Alto Aventino. Storia: Il castello ducale di Palena, o anche Castel Forte, risale al XII secolo, ma fu alterato nell'epoca cinquecentesca con l'ampliamento della struttura. I primi insediamenti normanni risalgono all'XI secolo a Palena, e originalmente il castello ducale era solo una torre di controllo, poi ampliata con la costruzione della struttura difensiva. Uno dei primi proprietari storici fu Matteo di Letto. Nel 1266 l'imperatore Federico II di Svevia donò il castello al feudatario Sordello da Goito, reso famoso da Dante Alighieri per averlo inserito nel Purgatorio della Divina Commedia. Nel XIV secolo il castello passò nelle mani dei duchi di Manoppello, e successivamente dei Caldora e dei Di Sangro. In quei secoli iniziarono a circolare crude leggende riguardo alle camere di tortura situate nei sotterranei della roccaforte, nel cuore dello sperone roccioso dove la struttura poggia. La roccaforte, nel periodo Settecentesco e Ottocentesco fu usato come prigione per i ribelli, e venne soprannominato Castel Forte, e gli ultimi padroni furono i baroni di Colledimacine, prima che il castello, nel Novecento, venisse definitivamente abbandonato. In questo periodo il castello di Palena fu assai trascurato, e subì vari danneggiamenti tra cui la distruzione dei torrioni, del maschio e del belvedere. Tali distruzioni si devono al terremoto del 1933 e alle incursioni naziste durante la Seconda guerra mondiale, nel 1944. Nel decennio successivo il castello fu restaurato, nella sua forma originaria, senza i torrioni, e assunse fama quando divenne museo.
COUNTRY HOUSE PALENA (CH)
Descrizione del castello di Palena (Ch) Il castello, come lo vediamo oggi, è dovuto alla ricostruzione, per via della distruzione della seconda guerra mondiale, attuata negli anni cinquanta epoca in cui viene rifatto il belvedere presso uno degli angoli. Attualmente si sta cercando di rifunzionalizzare i suoi interni. I vari stabili del castello sono coperti con tetti a doppia falda realizzati con manto di coppi e cornici a romanelle su tre filari di tegole sovrapposte. L'impianto è rettangolare risultante dall'unione dei vari stabili. Delle finestre, anch'esse rettangolari, sono disposte su due livelli. Un loggiato con quattro arcate è sito su di uno dei lati più lunghi, mentre sul lato opposto vi è una serie di quattro archetti. L'ingresso al castello è possibile mediante una porta urbica che ha un unico fornice ad arco a tutto sesto. Sul lato opposto vi è un portale architravato con cornice modanata e disegni geometrici. La torretta di controllo del castello di Palena (Ch) La Torretta di Controllo fu costruita circa nel 1956, quando la giunta comunale decise di abbattere la vecchia torretta di guardia della piazza della chiesa di San Falco, perché giudicata pericolante dopo i bombardamenti nazisti. Tale fatto non è mai stato chiarito, in quanto alcune parti sostenevano che la vecchia torre fosse in perfetto stato. Ciononostante la torre fu demolita, e di essa oggi rimane solo un arco, e la nuova torre fu costruita, in aspetti architettonici medievali, nel piazzale del cortile del castello ducale, con l'aggiunta di merlature, di quattro orologi per ciascuna facciata, e una cella campanaria sulla sommità per suonare le ore.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' PALENA (CH)
La chiesa dei Santi Antonino e Falco è la chiesa patronale di Palena, in provincia di Chieti. È intitolata a san Falco di Palena, monaco basiliano morto a Palena nell'XI secolo, e a Sant'Antonino Martire. Una prima chiesa fu eretta durante il periodo dell'evangelizzazione nell'VIII secolo da parte dei monaci benedettini volturnesi, sulle rovine di un tempio pagano dedicato a Giove o ad Ercole, e fu intitolata a santa Maria de Palena. Dopo l'arrivo dei Franchi di Pipino e successivamente di Carlo Magno il tempio, per volontà dei palenesi, venne dedicato a Sant'Antonino Martire che, giunto in Italia dalla Borgogna, la tradizione vuole sia passato a Palena nel V secolo. È comunque noto che il Santo, una volta arrivato a Salerno, abbia iniziato a girare i centri del Regno di Napoli per diffondere il Cristianesimo sotto papa Innocenzo I. Più volte il luogo di culto fu distrutto dalle incursioni barbare e dai terremoti, ma fu sempre ricostruito nello stesso sito. Intorno all'XI secolo i conti di Valva, feudatari di Palena, lo abbellirono all'interno di un più vasto piano di rimaneggiamento di chiese e monasteri nei possedimenti, come attestato dal rinvenimento di alcuni capitelli riconducibili all'arte protogotica dell'XI secolo. Con la traslazione delle spoglie di san Falco dalla chiesa di Sant'Egidio al presente edificio, quest'ultimo cambiò di denominazione. Il corpo del santo e gli armadi del reliquiario riuscirono a salvarsi dal violento terremoto che il 3 novembre 1706 distrusse la chiesa e tre quarti del paese. La nuova ricostruzione dovette però essere demolita nel 1841, quando divenne troppo piccola per contenere l'accresciuta popolazione. Su progetto dell'ingegnere architetto Raffaele Chiaverini il tempio fu innalzato nuovamente, ma fu raso al suolo dal bombardamento americano del 13 gennaio 1944, nel giorno della ricorrenza della morte di San Falco. Dalla riedificazione del 1953 soltanto il campanile fa parte della chiesa precedente, ma le forme esterne vi rimangono comunque fedeli. L'architettura è molto fedele a quella originale. La pianta basilicale è a croce latina con un ampio transetto decorato da due rosoni. La facciata in mattoni rossi è squadrata da fasce marmoree e ha un ampio rosone. Sopra il.transetto c'è una cupola ottagonale molto bassa e ampia con un oblò per ogni lato. Il campanile è una torre imponente divisa in tre settori da cornici. Gli ultimi due settori hanno archi per ogni lato. Sulla sommità c'è una lanterna con archi che termina con cuspide. Alla base del campanile ci sono tracce della struttura originaria e delle arcate a tutto sesto. Sul lato di destra la roccia su cui poggia il campanile si collega con il fiume Aventino ed ha un'infossatura dentro cui è stata collocata la statua di una Madonna. L'interno della chiesa aveva dipinti barocchi ma sono andati quasi tutti dispersi con la distruzione. Gli affreschi originari però sono stati recuperati fedelmente. Inoltre vicino l'altare sono conservate ancora le reliquie di San Falco da Palena.
RIFUGI E BIVACCHI A PALENA (CH)
L'Eremo della Madonna dell'Altare si trova in Valle Peligna ed è sito alla sinistra della Strada statale 84 tra il Valico della Forchetta ed il Monte Porrara, alla sinistra dell'Aventino. La Storia dell’Eremo: Pietro da Morrone, nel 1235-36 lasciò l'eremo di Castel di Sangro per cercare un luogo più impervio e solitario; superando il Valico della Forchetta, arrivò su un contrafforte roccioso e rimanse per circa quattro anni in una grotta nei pressi, nei dintorni della quale, nel XIV secolo, i monaci celestini vi costruirono l'edificio religioso. Con l'abolizione dell'ordine dei celestini, avvenuta nel 1807, il complesso religioso passò in gestione alla famiglia Perticone, la quale, nel 1970, donò gli edifici religiosi al comune di Palena. Il toponimo altare, secondo alcuni studiosi, è dovuto alla forma della roccia a forma di altare. Descrizione: L'eremo è posto su di una rupe che rende impenetrabile l'edificio su tre lati. Il complesso religioso è formato da una chiesa, un centro abitato e da un giardino pensile. Il centro abitato è composto su tre livelli, compreso il seminterrato. I portali del centro abitato hanno stipiti ed arco a tutto sesto. La chiesa ha copertura a capanna nella parte a sud ed una copertura irregolare a nord. La facciata ha un portale architravato con stipiti, cornice modanata e fregio con stemma centrale. Ai lati del portale vi sono due lesene sulle quali vi sono sei capitelli con ornamenti a voluta e di tipo vegetale e floreale. Sopra il portale vi è un'apertura semicircolare con arco a sesto ribassato. La chiesa ha pianta rettangolare. L'interno della chiesa rispecchia quello di una casa di famiglia facoltosa. Tradizioni e leggende sull’Eremo di Palena (Ch) In molte occasioni i pellegrini arrivavano all'eremo trascorrendovi la notte. Attualmente vi si giunge il 2 luglio per la festa di San Falco di Palena. La leggenda sulla fondazione narra dell'apparizione di un'immagine sacra ad un pastorello. Un'altra festa è il 12 settembre. Successivamente l'eremo viene chiuso il 21 novembre per essere riaperto durante la Pentecoste.
La chiesa della Madonna del Rosario (detta anche chiesa del Rosario) è una chiesa situata a Palena, in corso Umberto I. Le varie iscrizioni poste all'interno della chiesa riferiscono le varie fasi della costruzione dell'impianto iniziato a costruire nel 1757 su un antico edificio. Denominata originariamente chiesa di Santa Maria della Neve, nel 1832 cambiò nome nell'attuale. La facciata, di stile barocco, è preceduta da due rampe di scale ed è suddivisa in tre campate mediante due ordini sovrapposti di lesene. Il primo ordine di lesene è di stile ionico, con volute poste secondo un'inclinazione di 45º. Il secondo ordine è di stile corinzio ed è intonacato. La campata centrale è più alta ed è sormontata da un timpano con la cornice spezzata. Il basamento è in pietra squadrata. Il portale ha una cornice settecentesca, sormontata da un rosone ad imitazione di una ruota, con decorazione di archi trilobati e testine d'angelo. Ai lati vi sono due finestre strombate. La pianta della chiesa è a croce greca e l'interno è completamente intonacato. Cappelle laterali sono poste ai lati di entrambi i bracci della croce greca e sono incorniciate da pilastri corinzi e archi a tutto sesto. Un organo, intarsiato e placcato d'oro, è posto su un ambone, sito a sua volta sopra due colonne all'ingresso dell'edificio di culto.
Il castello ducale si trova a Palena, in provincia di Chieti ed ospita il museo geopaleontologico Alto Aventino. Il castello ducale di Palena, o anche Castel Forte, risale al XII secolo, ma fu alterato nell'epoca cinquecentesca con l'ampliamento della struttura. I primi insediamenti normanni risalgono all'XI secolo a Palena, e originalmente il castello ducale era solo una torre di controllo, poi ampliata con la costruzione della struttura difensiva. Uno dei primi proprietari storici fu Matteo di Letto. Nel 1266 l'imperatore Federico II di Svevia donò il castello al feudatario Sordello da Goito, reso famoso da Dante Alighieri per averlo inserito nel Purgatorio della Divina Commedia. Nel XIV secolo il castello passò nelle mani dei duchi di Manoppello, e successivamente dei Caldora e dei Di Sangro. In quei secoli iniziarono a circolare crude leggende riguardo alle camere di tortura situate nei sotterranei della roccaforte, nel cuore dello sperone roccioso dove la struttura poggia. La roccaforte, nel periodo Settecentesco e Ottocentesco fu usato come prigione per i ribelli, e venne soprannominato Castel Forte, e gli ultimi padroni furono i baroni di Colledimacine, prima che il castello, nel Novecento, venisse definitivamente abbandonato. In questo periodo il castello di Palena fu assai trascurato, e subì vari danneggiamenti tra cui la distruzione dei torrioni, del maschio e del belvedere. Tali distruzioni si devono al terremoto del 1933 e alle incursioni naziste durante la Seconda guerra mondiale, nel 1944. Nel decennio successivo il castello fu restaurato, nella sua forma originaria, senza i torrioni, e assunse fama quando divenne museo.
Il Museo dell'Orso Marsicano, o semplicemente MOM, è sito in Vico II Gradoni 2 nell'ex convento di Sant'Antonio a Palena, in provincia di Chieti. Le sale espositive sono allestite con pannelli, diorami e una ricostruzione della foresta di notte che vogliono documentare la vita, le caratteristiche biologiche, la mitologia, la storia e ai progetti di salvaguardia (con gli annessi problemi relativi al rischio di estinzione) dell'orso marsicano. Una parte didattico-interattiva che proietta video sulla vita dell'orso ed una escursione nei luoghi ove vive l'orso completano il museo. Il castello di Palena (Ch), come lo vediamo oggi, è dovuto alla ricostruzione, per via della distruzione della seconda guerra mondiale, attuata negli anni cinquanta epoca in cui viene rifatto il belvedere presso uno degli angoli. Attualmente si sta cercando di rifunzionalizzare i suoi interni. I vari stabili del castello sono coperti con tetti a doppia falda realizzati con manto di coppi e cornici a romanelle su tre filari di tegole sovrapposte. L'impianto è rettangolare risultante dall'unione dei vari stabili. Delle finestre, anch'esse rettangolari, sono disposte su due livelli. Un loggiato con quattro arcate è sito su di uno dei lati più lunghi, mentre sul lato opposto vi è una serie di quattro archetti. L'ingresso al castello è possibile mediante una porta urbica che ha un unico fornice ad arco a tutto sesto. Sul lato opposto vi è un portale architravato con cornice modanata e disegni geometrici.
Chiese a Palena (Ch) Chiesa di San Falco, già chiesa di S. Antonino Martire: È sita in largo Capitoli. Antinori afferma che la chiesa risale al XIV secolo. Lo stile barocco dell’interno fa supporre che la chiesa sia stata ristrutturata tra il XVIII secolo ed il XIX secolo. Nel 1984 è stata resa inagibile per via dei danni del terremoto. Una scalinata permette l’accesso alla chiesa. La chiesa è in due livelli che suddividono lesene in un doppio ordine. La facciata termina con un timpano curvilineo. Le lesene inferiori sono in ordine dorico con basamento in pietra. Le lesene superiori sono ioniche (con piedistalli) con delle volute. Il portale è posto tra due lesene e sormontato da un timpano curvo con, al centro, un’iscrizione. I lati dell’edificio sono intonacati. Delle aperture rettangolari, sempre sui lati dell’edificio, presentano una strombatura. Il tetto è a doppio spiovente in cui si erge un tamburo ottagonale con delle finestre rettangolari, anch’esse strombate. Il campanile è realizzato in pietra ed è posto nella zona absidale. L’ultimo livello della torre campanaria è frutto di una modifica successiva. L’interno è ad aula unica. Chiesa della Madonna del Rosario (o della Neve) XV sec.: È sita in Corso Umberto I. Le varie iscrizioni poste all’interno della chiesa riferiscono le varie fasi della costruzione dell’impianto, iniziato nel 1757 su un’antica costruzione. Nel 1832 cambiò nome nell’attuale (prima si chiamò Chiesa di Santa Maria della Neve). La facciata è preceduta da due rampe di scale. La facciata, di stampo barocco, è suddivisa in tre campate mediante un doppio ordine di lesene l’uno sopra all’altro. Il primo ordine di lesene è in ordine ionico con delle volute poste secondo un’inclinazione di 45º. Il secondo ordine è in ordine corinzio ed è intonacato. La campata centrale è più alta ed è sormontata da un timpano con la conrice spettata. Il basamento è in pietra squadrata. Il portale ha una cornice di stampo settecentesco. Sopra vi è un rosone ad imitazione di una ruota. con decorazione di archi trilobati e testine d’angelo. Ai lati vi sono due finestre strombate. L’interno è a croce greca completamente intonacato. Delle cappelle sono poste ai lati di entrambi i bracci della croce greca. Le cappelle sono incorniciate da pilastri corinzi e archi a tutto sesto. Un organo, intarsiato e placcato d’oro, è posto su un ambone sito a sua volta sopra due colonne all’ingresso dell’edificio di culto. Essa è un esempio raffinato di architettura barocca. All’interno, una statua lignea della Vergine della Neve col Bambino (XV sec.) ed un Sant’Andrea pescatore, opera del 1870 di Oreste Recchione, artista palenese.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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