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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Pacentro

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI PACENTRO (AQ)
 
Ospitalità nel Paese di PACENTRO (Aq) (m. 650 s.l.m.)
     
  CAP: 67030  - 0864 -  0864. - Da visitare:    
 MUNICIPIO DI PACENTRO 0864.41114   0864.41529       0864.41114 int. 04  P. IVA: 
Raggiungere Pacentro:(Stazione Sulmona (Uscita Bussi sul Tirino/Popoli) -Aeroporto d'Abruzzo a 162Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI PACENTRO (AQ)
** HOTEL CELIDONIO
Passo San Leonardo - 67030 Pacentro (Aq)
tel. e fax 0864 41138
 Servizi offerti dalla struttura






RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE PACENTRO (AQ)
Il Castello Caldora (XIV secolo) a Pacentro. Il borgo è situato in una zona collinare (690 m) sulle pendici delle Montagne del Morrone, a guardia dell'ingresso della Valle Peligna. L'elemento architettonico più rilevante è il Castello Caldora, costituito da un complesso di tre torri quadrate (sec. XIV) disposte secondo una pianta a quadrilatero, circondate da un ampio fossato. Sono inoltre presenti 3 torrioni rotondi a rinforzo della cinta esterna (sec. XV). Chiesa di Santa Maria Maggiore (XIII secolo - XVII secolo): La chiesa parrocchiale, intitolata a S. Maria Maggiore o della Misericordia, è costituita da tre navate divise da pilastri ottagonali, di struttura quattrocentesca, con altari più tardi (del '500 e '600); la facciata, che risale al tardo Cinquecento pur conservando anch'essa una impronta quattrocentesca, presenta tre portali nella parte inferiore, scandita mediante ampie lesene e una sopraelevazione centrale coronata da un timpano, con raccordi curvi. Il campanile è slanciato, con cuspide piramidale; la cella campanaria è adornata da bifore. Casa Ciccone: Il paese è altresì noto per essere luogo di origine della famiglia Ciccone, da cui discende la cantante Madonna. Luoghi di interesse turistico a Pacentro. Comune di Pacentro: Castello Caldora; Chiesa Santa Maria della Misericordia; Chiesa di San Marcello. Comune di Campo di Giove: Palazzo Nanni; Casa Quaranta; Chiesa di San Eustachio. Comune di Sant'Eufemia a Maiella: Chiesa di San Bartolomeo; Giardino botanico Daniela Brescia; Museo etnografico "Diana e Tamara", nella frazione di Roccacaramanico. Comune di Caramanico Terme: Chiesa di San Tommaso Apostolo; Museo naturalistico archeologico "P. Barrasso"; Area faunistica della lontra europea.
CAMPEGGI PACENTRO (AQ)
Il castello Caldora o castello Cantelmo a Pacentro è un'antica fortificazione abruzzese, situato nel centro storico di Pacentro, in provincia dell'Aquila. Struttura del castello: È costruito su una base di forma trapezoidale. Negli angoli vi sono delle torri, a base quadrata, di cui oggi ne sono visibili soltanto tre, tipiche nel paesaggio abruzzese della Valle Peligna. Vi sono pure tre bastioni circolari. Per la sua maestosità è celebre fra i castelli abruzzesi con il castello Piccolomini di Celano, il castello dell'Aquila, il castello di Balsorano, Rocca Calascio, il castello di Roccascalegna e il castello aragonese di Ortona. Il castello prospetta sulla piazza con la facciata seicentesca e di fronte alla chiesa di Santa Maria Maggiore. La Storia del castello Caldora o castello Cantelmo a Pacentro: La costruzione è antecedente al periodo compreso tra fine del '300 e l'inizio del '400, dato che in questo periodo viene fatta la prima ristrutturazione (alcuni fanno risalire la costruzione tra l'XI ed il XIII secolo periodo in cui dovrebbe essere costruita la torre mozza di nord-est). Un rinforzo comprendente alcuni potenziamenti avviene nella seconda metà del XV secolo quando gli Orsini fanno aggiungere dei torrioni circolari. Anche la costruzione della cinta muraria a base trapezoidale è da ascrivere in questo periodo. Negli anni sessanta del secolo scorso, il castello fu restaurato di nuovo, ma l'utilizzo massivo di cemento armato provocò strascichi polemici; successivamente, ulteriori restauri restituirono l'aspetto originario della fortezza peligna.
VILLAGGI TURISTICI PACENTRO (AQ)
La Valle Peligna, o Conca Peligna o Conca di Sulmona, è un altopiano dell'Abruzzo interno centrale, in provincia dell'Aquila, ad una quota di circa 400–500 m s.l.m. È una delle macroaree di bassa quota della provincia dell'Aquila assieme alla Conca Aquilana e al Fucino. La Valle Peligna, deriva il suo nome dal greco peline = pelagus -pelagio ovvero fangoso, limaccioso. In età preistorica, la conca di Sulmona era infatti occupata da un vastissimo lago al pari della zona del Fucino; in seguito a disastrosi terremoti ed alluvioni, la barriera di roccia che ostruiva il passaggio verso il mare, nella gola di Popoli, crollò ovvero fu erosa dalla portata dei due fiumi che con la confluenza del Tirino prende - oggi - il nome di fiume Aterno-Pescara. Ha superficie di 100 km quadrati ed un'altitudine media di 300–440 m dal livello del mare. Posta tra le coordinate geografiche da 41°48'10" a 42°11'45" di latitudine nord e da 13°46'10" a 13°69'42" di longitudine est. È attraversata dai fiumi Aterno e Sagittario che confluiscono nel Pescara. Confina a nord-ovest con la conca del Fucino, a sud con la valle del Sagittario e i Monti Marsicani a sud-ovest, a nord-est con la valle dell'Aterno tramite il massiccio del Monte Sirente e la valle Subequana, a est e sud-est con il massiccio della Maiella. Fanno parte di questa valle le cittadine di Popoli, Raiano, Vittorito, Corfinio, Roccacasale, Pratola Peligna, Prezza, Sulmona, Introdacqua, Bugnara, Pacentro, Pettorano sul Gizio. Eccetto la prima, sono tutte ricomprese sotto la tutela della Comunità Montana Peligna. Geologicamente è una fossa di sprofondamento tettonico dovuta a fenomeni distensivi per slittamento delle circostanti montagne. Nell'era Mesozoica l'area era in buona parte una piattaforma carbonatica, cioè un mare poco profondo, affiancata da bacini pelagici più profondi. Ciò è confermato dal ritrovamento di calcari giurassici costituiti da resti di invertebrati che abitavano mari poco profondi e caldi. Nel Pleistocene la Valle era occupata da un lago prosciugatosi con il collasso di uno sbarramento naturale posto nelle gole di Popoli, all'incirca presso la stazione ferroviaria di Bussi. Tale collasso avvenne nel Pleistocene, come testimoniato dalla presenza di depositi lacustri risalenti nel periodo 700000-300000 anni fa. Successivamente si alternarono climi aridi e freddi (glaciazioni) a climi caldi e questo comportò una notevole erosione delle montagne, i cui depositi riempirono la valle, fino alla conformazione attuale. In base a quanto riportato nelle note integrative al foglio "Sulmona" della carta geologica 1:50000 lo spessore dei depositi quaternari è di circa 40 metri nei pressi di Pratola Peligna. Al di sotto è stata individuata una paleovalle: quel che resta del fondo del lago, in parte eroso durante la fase di svuotamento. La Storia della Valle Peligna, o Conca Peligna o Conca di Sulmona: La Valle Peligna costituisce uno dei territori dell'Abruzzo abitati sin dall'antichità, si ricorda la fondazione leggendaria di Sulmona avvenuta per l'eroe troiano Solimo nel 1180 a.C. Questa terra è stata la patria dell'antico popolo italico dei Peligni e la città di Corfinium fu la capitale della Lega Italica, alleanza di popoli italici, che nel 91 a.C. si ribellò a Roma. Sulmona, patria di eminenti personaggi della cultura e città d'arte, è stato Municipio romano. In epoca sveva e per gran parte del medioevo fu il centro amministrativo dell'Abruzzo.
AFFITTACAMERE PACENTRO (AQ)
AFFITTACAMERE CERCONE CARMINE
Via Montagna, 28 - 67030 Pacentro (Aq)
tel. 0864 41139
AFFITTACAMERE IL PESCO ROSSO
Via Della Semeta - 67030 Pacentro (Aq)
AFFITTACAMERE LA FURNACELLA
Via Della Montagna - 67030 Pacentro (Aq)
tel. e fax 0864 41537
BED & BREAKFAST PACENTRO (AQ)
BED & BREAKFAST LA TANA DELLA VOLPE
Località Castellucci - 67030 Pacentro (Aq)
BED & BREAKFAST PACENTRO B&B
Vico III° Largo Delle Aie, 36 - 67030 Pacentro (Aq)
BED & BREAKFAST POGGIO DEL PICCHIO
Località Campo Muro, 1 - 67030 Pacentro (Aq)
tel. 347 3330113 - mobile 340 3918265
BED & BREAKFAST ROCCA LORENIZO COUNTRY RELAIS
Via Del Carro, 3 - 67030 Pacentro (Aq)
tel. 0864 660186 / mobile 346 3997718 - 393 4608368
BED & BREAKFAST SOGNO D'AMORE
Località Cavallina, 1 - 67030 Pacentro (Aq)
SONIA BED AND BREAKFAST
Vico di Santa Maria Maggiore, 14 - 67030 Pacentro (Aq)
tel. 0864 41563 / mobile 347 0757632 / 334 3802300 - fax 0864 212098
CASE PER VACANZA PACENTRO (AQ)
I Monumenti e i luoghi d'interesse a Pacentro. I comuni con i loro luoghi d'interesse si trovano sia nella parte montuosa della valle peligna sulmonese, che nell'alto Sangro chietino. Pacentro, Città d'arte (zona L'Aquila): Sulmona, Introdacqua, Corfinio, Pettorano sul Gizio, Raiano, Pacentro. Città d'arte (zona alto Sangro): Fara San Martino, Gessopalena, Lama dei Peligni, Palena. Comuni della zona peligna dell'Alto Sangro: Guardiagrele, Gessopalena, Palombaro, Fara San Martino, Pennapiedimonte, Torricella Peligna, Lama dei Peligni, Taranta Peligna, Lettopalena, Palena, Colledimacine, Montenerodomo. Architetture religiose: Cattedrale di San Panfilo (Sulmona), Complesso della Santissima Annunziata (Sulmona), Badia Morronese (Sulmona), Eremo di Sant'Onofrio al Morrone (Sulmona), Duomo di Corfinio (Corfinio), Cattedrale di Santa Maria Maggiore (Guardiagrele), Chiesa di San Francesco (Guardiagrele), Chiesa di Santa Maria dei Raccomandati (Gessopalena), Chiesa di Santa Maria della Serra (Palombaro), Chiesa di San Remigio (Fara San Martino), Chiesa dei Santi Nicola e Clemente (Lama dei Peligni), Chiesa di San Falco (Palena), Grotta Sant'Angelo (Lama dei Peligni), Eremo della Madonna dell'Altare (Palena). Castelli e musei: Castello Caldora (Pacentro), Museo geopaleontologico Alto Aventino (Palena), Porte e torri di Guardiagrele (Guardiagrele), Torrione Orsini (Guardiagrele), Palazzo Fallascoso (Fallascoso), Siti archeologici: Juvanum (Montenerodomo), Santuario di Ercole Curino (Sulmona), Grotta del Cavallone (Taranta Peligna, Lama dei Peligni).
APPARTAMENTI PER VACANZA PACENTRO (AQ)
Il Parco nazionale della Maiella, istituito nel 1991, è uno dei tre parchi nazionali dell'Abruzzo compreso tra le province di L'Aquila, Pescara e Chieti. È uno dei 24 parchi nazionali italiani con la peculiarità di presentarsi compatto dal punto di vista territoriale. Infatti, la sua area si raccoglie attorno al grande massiccio calcareo della Majella e alle montagne del Morrone ad ovest e ai monti Pizi e Porrara ad est. La maggiore vetta compresa nell'area del parco è quella del monte Amaro (2.793 metri). Nel parco sono state censite oltre 2.100 specie vegetali che rappresentano all'incirca un terzo di tutta la flora italiana; alcune specie sono state per la prima volta identificate dai botanici proprio in loco. Le specie animali sono invece oltre 150, tra cui posto di rilievo spetta al piviere tortolino. All'interno del parco si trovano ben sette riserve naturali statali e alcuni beni d'interesse culturale, tra i più rilevanti d'Abruzzo. Territorio: Il territorio del parco è situato a cavallo del 42º parallelo. Si estende per una superficie di circa 62.838 ettari, su un terreno prevalentemente montuoso. La Majella propriamente detta, così come il contiguo massiccio del Morrone, è un imponente massiccio calcareo-dolomitico di età mesozoica e cenozoica. È caratterizzato da una serie di vasti pianori sommitali, dolcemente tondeggianti per effetto dell'azione millenaria dei ghiacciai che qui erano molto estesi durante le ere glaciali, tra cui emerge il vallone di Femmina Morta ad oltre 2500 m di altitudine. I suoi versanti, soprattutto quelli orientale e nord-occidentale, sono solcati da lunghissimi ed aspri valloni: vallone dell'Orfento, inciso dal fiume omonimo, ricco di acque e di faggete, valle del Foro, modellata dal fiume Foro, anch'essa ricca di acque e di faggete; costituisce l'habitat di specie quali il picchio dorsobianco, l'astore, la balia dal collare ed il gufo reale; vallone di Selvaromana, nel comune di Pennapiedimonte; valle delle Mandrelle-valle di Santo Spirito, in comune di Fara San Martino; vallone di Taranta, nella quale si trova la grotta del Cavallone. Il fiume Orta, che raccoglie le acque di un vasto bacino, separa con un'ampia valle il massiccio della Majella dal Morrone. La valle è profondamente incisa nei territori dei comuni di Bolognano e San Valentino, formando un vero e proprio canyon. Il massiccio del Morrone è costituito da una dorsale stretta ed allungata, compatta ed aspra al contempo, costituita da rocce calcaree e dolomitiche, che precipita nella piana di Sulmona tra balze rocciose scoscese. A sud, ai piedi del monte Pizzalto, i piani carsici noti come "altipiani maggiori d'Abruzzo", detti anche "quarti" (Santa Chiara, Barone, Grande e Molino), posti a circa 1.250 m s.l.m., fanno da cerniera con l'area dei monti Pizzi-monte Secine, con boschi di faggi, acero di Lobel e diverse altre specie.
CASE PER LE FERIE PACENTRO (AQ)
Comunità montane e comuni nella valle peligna. Comunità montane: Peligna, Alto Sangro e altopiano delle Cinquemiglia, Majella e Morrone, Majelletta, Aventino-Medio Sangro, Medio Sangro. Province: L'Aquila, Chieti, Pescara. Comuni: Civitella Messer Raimondo, Fara San Martino, Gamberale, Guardiagrele, Lama dei Peligni, Lettopalena, Montenerodomo, Palena, Palombaro, Pennapiedimonte, Pizzoferrato, Pretoro, Rapino, Taranta Peligna, Ateleta, Campo di Giove, Cansano, Corfinio, Pacentro, Pescocostanzo, Pettorano sul Gizio, Pratola Peligna, Rivisondoli, Rocca Pia, Roccacasale, Roccaraso, Sulmona, Abbateggio, Bolognano, Caramanico Terme, Lettomanoppello, Manoppello, Popoli, Roccamorice, Salle, San Valentino in Abruzzo Citeriore, Sant'Eufemia a Maiella, Serramonacesca, Tocco da Casauria. Riserve naturali statali in Abruzzo. All'interno del Parco nazionale sono state incluse alcune riserve naturali statali e regionali: Riserva naturale Monte Rotondo, Riserva regionale Bosco di S. Antonio, Riserva naturale Quarto Santa Chiara, Riserva regionale Majella Orientale, Riserva naturale Fara San Martino Palombaro, Riserva naturale Feudo Ugni, Riserva naturale Piana Grande della Majelletta, Riserva naturale Valle dell'Orfento, Riserva naturale Lama Bianca di Sant'Eufemia a Maiella. Accessi: Le più comode località di accesso sono: la città di Sulmona (AQ) sul versante ovest, il paese di Pescocostanzo (AQ) sul versante sud, Guardiagrele (CH) sul versante est e Lettomanoppello (PE) sul versante nord. Da più di un secolo e mezzo, la geologia dell'area della Montagna della Majella è stata studiata da numerosi studiosi italiani ed esteri. Soprattutto per la ricostruzione delle sequenze sedimentarie carbonatiche, la Majella è conosciuta, per un motivo particolare: si tratta di una delle poche località dove un margine depositionale di una piattaforma carbonatica può essere osservata nella sua completezza in affioramento. L'area è stata recentemente soggetto di studio in un progetto scientifico internazionale di grande estensione, la TaskForceMajella.
COUNTRY HOUSE PACENTRO (AQ)
Le montagne del Morrone sono un gruppo montuoso dell'Abruzzo che sovrasta la città di Sulmona, racchiuso tra la Valle Peligna, il fiume Aterno e la Majella, dalla quale è separato dalla valle del torrente Orte. È inserito nel territorio della Comunità Montana della Maiella e del Morrone. Descrizione: Le coordinate geografiche che lo limitano sono tra 42°02" e 42°12" latitudine N, tra 14°10" e 13°50" longitudine E. Le montagne del Morrone sono un massiccio calcareo molto compatto, sulla cui sommità si trovano le cime principali del gruppo (Monte Morrone, 2061 m; Monte Rotondo, 1731 m; Monte Corvo 1128 m). Costituiscono una riserva naturale protetta inserita nel Parco nazionale della Majella, e sono meta di escursioni alpinistiche. La vegetazione è costituita sui versanti boscosi sopra i 1000 m dalla faggeta e dal Pino mugo, mentre le parti più elevate sono occupate da una prateria a Festuca circummediterranea che ospita un'orchidea rarissima, la Nigritella rubra widderi, una delle specie più preziose dell'intera area. La fauna e rappresentata da frequentazioni dell'orso marsicano, lupo appenninico, muflone, cervo, aquila reale, falco pellegrino, gufo reale, vipera dell'Orsini. Un tempo, fino all'inizio del Novecento, si poteva incontrare anche il gipeto. Sul versante est è presente il comune di Sant'Eufemia a Maiella e Passo San Leonardo che le divide dal massiccio della Maiella propriamente detto. Il nome Morrone deriva dal termine murrone col significato di roccia, è un toponimo condiviso da alcune località geografiche tra loro distanti nell'Italia meridionale. Su una terrazza del monte Morrone si trovano i resti della presunta villa di Ovidio presso la Badia Morronese del XIII secolo (da qui, seguendo un sentiero, si sale all'Eremo di Sant'Onofrio), la villa è stata recentemente riconosciuta come il santuario romano di Ercole Curino, (Curino ha lo stesso etimo di Quirino e Curia, intesi come gruppo sacrale di uomini). Nel santuario fu rinvenuta la splendida statuetta bronzea dell'Ercole in riposo, considerata da alcuni studiosi un originale di Lisippo, oggi conservato nel Museo Archeologico Nazionale d'Abruzzo a Chieti. Sul monte Morrone si trovano anche due caverne che costituirono gli eremi del santo Pietro da Morrone, che si ritirò in eremitaggio nel 1239 in una caverna isolata sul Monte Morrone, sopra Sulmona, da cui il suo nome. Nel 1241, dopo gli studi nel seminario romano, ritornò sul monte Morrone, in un'altra grotta, presso la piccola chiesa di Santa Maria di Segezzano, spostatosi presso il monte Palleno sulla Majella si stabili poi nell'eremo di Sant'Onofrio.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' PACENTRO (AQ)
La Majella (o anche Maiella) è il secondo massiccio montuoso più alto degli Appennini continentali dopo il Gran Sasso, situato nell'Appennino centrale abruzzese al confine tra le province di Chieti, L'Aquila e Pescara e posto al centro dell'omonimo Parco nazionale della Majella. La cima più alta è il Monte Amaro, 2793 m s.l.m.. Su di essa insistono la comunità montana Peligna, la comunità montana della Maiella e del Morrone, la comunità montana della Maielletta e la Comunità montana Aventino-Medio Sangro. La Majella è un massiccio montuoso abbastanza esteso (perimetro di oltre 100 km), costituita da calcare molto compatto, delimitata ad ovest dalla Conca Peligna, a nord dalla valle del Pescara, a est e sud dalle colline della provincia di Pescara e Chieti, a sud-ovest dagli altipiani maggiori d'Abruzzo. Sulla sommità si trovano le cime principali del gruppo (Monte Amaro, 2792.873 m[1]; Monte Acquaviva, 2737 m; Monte Focalone, 2676 m; Monte Rotondo, 2656 m; Monte Macellaro, 2646 m; Pesco Falcone, 2546 m; Cima delle Murelle, 2598 m) e vasti altopiani a quote elevate (fino a 2500 m). I suoi fianchi sono solcati da profondi e ripidi valloni (ad eccezione dalla parte ovest che scende ripidissima verso la Conca Peligna) che giungono a valle dopo 1500-2000 di dislivello, scavati da fiumi come l'Orfento, il Foro o altri. Intorno ad esso, i gruppi del Monte Morrone, del Monte Porrara e dei Monti Pizzi: i primi due sono divisi dal massiccio dalle valli dell'Orta e dell'Aventino; la zona dei Monti Pizzi, invece, è collegata alla Maiella agli Altipiani maggiori d'Abruzzo pianori calcarei sui 1250 m di altitudine. Sono presenti anche dei nevai (Nevai della Maiella). Da più di un secolo e mezzo, la geologia dell'area della Montagna della Majella è stata studiata da numerosi studiosi italiani e stranieri. Soprattutto per la ricostruzione delle sequenze sedimentarie carbonatiche, la Majella è conosciuta per un motivo particolare: si tratta di una delle poche località dove un margine deposizionale di una piattaforma carbonatica può essere osservata nella sua completezza in affioramento. L'area è stata recentemente soggetto di studio in un progetto scientifico internazionale di grande estensione, la TaskForceMajella. Di rilevanza storica è il grande terremoto della Maiella del 1706. Il clima della zona è quello tipico di montagna e alta montagna: le precipitazioni nevose sono particolarmente abbondanti, registrando spesso record di accumuli nevosi, sebbene questi siano particolarmente variabili di anno in anno. Fresco e ventilato d'estate.
RIFUGI E BIVACCHI A PACENTRO (AQ)
Il Turismo a Pacentro. Stazioni sciistiche: Il massiccio ospita in tutto tre stazioni sciistiche su differenti versanti, geograficamente non collegate tra loro: la più nota e frequentata è la stazione di Passolanciano-Maielletta sul versante chietino, le altre sono quelle di Campo di Giove e Passo San Leonardo in territorio aquilano. Il loro bacino d'utenza tipico è il basso Abruzzo con le province di Chieti e Pescara e il basso aquilano. Escursionismo ed alpinismo: Tutto il massiccio della Maiella è percorso da sentieri escursionistici e percorsi alpinistici. Data la conformazione della montagna, anche le ascensioni alle vette più elevate non richiedono attrezzature da scalatore o conoscenza di vie ferrate, ma ciò non significa che non ci siano percorsi più difficili e rischiosi, che richiedano di affidarsi a una guida alpina ed escursionistica esperta. Il percorso più noto è la via normale per Monte Amaro (sentiero n. 1 del CAI). È un sentiero che attraversa tutto il massiccio da nord a sud, toccando le cime più elevate. In 10-12 ore di cammino si sale sulla Maielletta, sulle Murelle, sul Monte Rotondo, sul Monte Acquaviva, si tocca la vetta di Monte Amaro e si torna indietro (o si scende sul versante opposto). In una giornata si riesce a vedere un campionario abbastanza completo di vegetazione, ambienti e panorami (nei giorni più limpidi, dalle vette si vedono le Isole Tremiti). Ampia è inoltre la possibilità di scialpinismo. Arrampicata sportiva:Numerose le falesie per la pratica dell'arrampicata sportiva su roccia. Da segnalare la falesia di Roccamorice (Pescara) dove sono presenti più di 200 vie, il vallone di Pennapiedimonte (Chieti), la parete di San Domenico - Valle del Sole, Pizzoferrato (Chieti). La cascata del "Principiante": Sulla Majella è presente una cascata di ghiaccio, chiamata il "Principiante". Essa è ubicata a circa 1600 metri di quota ed è sviluppata per 45 metri, non ghiaccia facilmente poiché è esposta a ovest. La prima salita e la prima solitaria è stata effettuata da Giorgio Ferretti il 22 febbraio 1992. La cascata è raggiungibile a piedi da Fara San Martino, si percorre poi la Valle di Santo Spirito e Macchialonga. Dopo circa 3 ore e mezza, dopo l'ultimo bosco e due prati, si incontra la cascata sulla destra della valle. La salita è composta da quattro tratti. I primi due (di 5 e 10 metri rispettivi) hanno un'inclinazione massima di 70º; il terzo tratto è il più difficile (5 metri, inclinazione di 85~90º), poi si sfocia in un tratto poco ripido (5 metri, 75º) e facile; questo tratto porta a un canalino ghiacciato. La discesa è effettuabile a doppia corda o seguendo un sentiero sulla destra orografica.
San Leopardo - Sito Archeologico. Sul Colle San Leopardo, a cinque chilometri da Sulmona, in prossimità del bivio Pacentro-Cansano, sono conservati importanti resti di una costruzione rettangolare, su un terrazzo naturale al di sopra della Valle del fiume Vella. Il terrazzo poggia su muri di sostruzione realizzati in grossi blocchi irregolari, posti in strati orizzontali e riempiti negli interstizi con pietre più piccole. Un simbolo apotropaico, in forma di doppio fallo, è scolpito sulla pietra angolare della seconda fascia. La pianta dell'edificio è ricostruibile parzialmente. L'ambiente a ovest presenta una struttura rettangolare (5,50 x 7 m). Su questo fu edificata la chiesetta medievale di San Leopardo, diruta successivamente, a causa di un terremoto. La struttura medievale era stata realizzata, con materiale di reimpiego, mentre gli antichi muri conservano ancora un paramento in opera incerta nella facciata interna. Si evidenziano le aperture con stipiti ad arco e conci radiali. Nel muro ad Est si aprono delle nicchie interpretate da Pace-Scarascia come un columbarium. Si trattava, quindi di un heroon, una tomba recintata che, per la sua conformazione e struttura e per la qualità dei materiali rinvenuti all'interno, come iscrizioni poco leggibili e frammenti architettonici con simboli fallici, livella e perpendiculum, hanno suggerito che si tratti di mitreo degli ultimi anni del I sec a.C. In prossimità del tempietto di San Leopardo si conservano anche le vestigia di un muro, detto muro Saraceno, in opera incerta con paramento in blocchetti quadrati. Chiesa di Sant'Angelo in Vetoli. Sulla strada che collega Sulmona a Pacentro, sulle pendici del Colle Macerre, si apre la piccola grotta di S. Angelo in Vetuli. La piccola cavità naturale, difficile da trovare poiché completamente sommersa dalla vegetazione, è poco conosciuta dalla popolazione locale ed è in completo stato di abbandono. La chiesa, sicuramente uno dei più antichi esempi di arte altomedioevale in Abruzzo, è suddivisa internamente in tre piccole navate alle quali si accede mediante altrettante arcate a tutto sesto, di cui quella centrale è più ampia e alta delle laterali. Questi elementi rappresentano sicuramente la parte più singolare di questo luogo sacro, al quale si è voluto dare l'aspetto di piccola chiesa utilizzando, tra l'altro, materiali di spoglio provenienti per lo più da edifici di epoca romana (colonne, capitelli, frammenti epigrafici, ecc...). Questo riutilizzo di elementi eterogenei, insieme ad alcune decorazioni presenti negli archi, lavorati a motivi geometrici e con i simboli cristiani del pesce e della clessidra, conferisce al luogo di culto un alone di mistero. La navata centrale è chiusa da un muro in cui si conserva una piccola edicola seicentesca della quale rimane solo la parte superiore, poiché il davanzale e gli stipiti sono stati trafugati; sotto di essa trovava posto l'altare. Sul fondo si apre un piccolo ambiente alla cui estremità è stata scavata nella roccia una vaschetta ellissoidale per la raccolta delle acque. Il toponimo Sant'Angelo in Vetulis ricorda il nome dell'antico pagus Vatulae. Poche notizie storiche sulla grotta vengono fornite dal Bindi e dall'Ughelli che riportano la notizia che Mallerio di Manerio, conte di Palena e signore di Pacentro, il 3 agosto 1170 donò la chiesa di Sant'Angelo in Vetuli al vescovado di San Panfilo. La chiesa viene anche nominata nella Visitita Pastorale del 1356: "Dp. Matheus ht (habet) Ecclesiam: S. Angeli q. e. ruralis". Da: Abruzzo Cultura - Scheda Eremi prescelta - Provincia dell'Aquila. Chiesa di san Germano: La chiesa di san Germano fu costruita dai Franchi, quindi sicuramente prima dell'anno 1000, anche se sull’architrave del portale di facciata è incisa la data del 1428. Il settore abitativo dovette sorgere nel XVIII o nel XIX secolo, come testimonia la fattura del portale d’ingresso. È probabile che sia stato utilizzato dai pastori come ricovero durante la transumanza. La chiesa aveva una struttura rettangolare ad aula coperta da una volta a botte, di cui è ancora visibile una parte, pesantemente intonacata, al di sopra dell’altare marmoreo. Quest'ultimo è sormontato da un'edicola contenente la statua a mezzo busto del santo patrono: probabilmente San Germano vescovo, venerato in particolare dai monaci cassinesi. La facciata in origine doveva presentare un prospetto a coronamento orizzontale, utilizzato per nascondere le falde esterne del tetto, come testimoniano i resti di una terminazione rettilinea in alto a sinistra. Evidenze di un consolidamento strutturale nell'angolo nord-est dell'edificio, realizzato attraverso robusti contrafforti, fanno ipotizzare un crollo parziale della struttura avvenuto probabilmente in seguito ad uno dei terremoti che interessarono la zona, come quello del 1706. La struttura abitativa è in parte crollata, ma recentemente è stata realizzata una copertura lignea di protezione. Si raggiunge: poco fuori dall’abitato di Campo di Giove, sulla strada in direzione del Passo S. Leonardo.
Tradizioni popolari a Pacentro. Tra le tradizioni locali spicca la "Corsa degli Zingari", gara podistica a piedi nudi che si tiene la prima domenica di settembre in onore della Madonna di Loreto. I giovani del paese salgono sulle pendici del Colle Ardinghi, che si trova di fronte al paese, e al suono improvviso della campana della chiesetta dedicata alla Vergine si lanciano scalzi lungo il ripido e aspro sentiero che dal colle porta alla chiesa riportando non poche ferite. Di origini antichissime, risalenti secondo alcuni a riti romani, la leggenda vuole che la Corsa fosse utilizzata anche dal valoroso condottiero Giacomo Caldora per selezionare tra i popolani validi elementi per il suo esercito mercenario. Quel che è certo è che su una base pagana, come per molte ricorrenze religiose, si è poi inserito il culto cristiano per la Madonna di Loreto. Al di là delle leggende la Corsa è documentata con certezza, per ricostruzione orale e documentale negli ultimi 200 anni e trae origine dalle tradizioni silvo-pastorali della popolazione. Il vincitore della corsa riceve in premio l'ambìto Palio, un taglio di stoffa che nei tempi passati serviva per cucire il vestito buono. Al termine della gara, quando l'ultimo concorrente è arrivato stremato all'altare della chiesa, le porte del santuario si serrano per portare a termine le operazioni di soccorso e medicazione delle ferite. Si riapriranno dopo pochi minuti per lasciare spazio al corteo del vincitore. I primi tre classificati vengono portati in spalla dai compagni per le vie del paese accompagnati dalla banda musicale. Pitture rupestri - Balze del Morrone. Le pitture delle Balze di Pacentro sono poste su una stretta cengia rocciosa, a quota 680 metri s.l.m., sulle Balze del Morrone di Pacentro, alla base di una parete verticale ove a circa 5 metri da terra si apre una cavità alta e stretta, ancora non ben esplorata. Le pitture si presentano come un insieme di figure in color ocra, ancora in buono stato. Sono evidenti le sembianze antropomorfe in figure stilizzate ove si possono leggere facilmente gli elementi del corpo umano, un tronco, la testa su cui si staglia un copricapo, le braccia, le gambe ed i piedi; questi ultimi elementi schematizzati come nel disegno di un bambino. Una veste copre le figure o quello che sembrerebbe avere la parvenza di un mantello i cui tratti verticali ed orizzontali, farebbero pensare ad una larga veste realizzata in più sezioni, con pelli di animale, come in un patchwork. Alcuni segni in corrispondenza delle mani probabilmente rappresentano un qualche tipo di arnese. L'insieme esprime certamente un momento rituale, con la presenza di figure sacerdotali, stregoni, sciamani, dall'aspetto decisamente ieratico. Il pannello si trova su una scaglia posta nella parte superiore di una piccola cavità, alta e profonda poco meno di un metro, al cui interno sul pavimento si apre una concavità poco profonda e dall'andamento circolare, che potrebbe essere una buca naturale successivamente allargata artificialmente. Se la presenza di pitture rupestri è riconducibile ad una simbologia cultuale, la stessa piccola cavità e la buca nella roccia (che stranamente contiene esattamente il fondoschiena di una persona non molto alta seduta a terra) potrebbero essere altri elementi di una ritualità a noi certamente sconosciuta, ma non molto diversa da espressioni popolari di culti sincretici in cui la litoterapia di cui ancora oggi si rinviene traccia in molti paesi del meridione.
Pacentro, stupenda località del Parco Nazionale della Majella inserita nel prestigioso club de "I Borghi più belli d'Italia", è un antico borgo fortificato di circa 1.300 abitanti, posto su una collina (690 m. slm) che domina l'intera Valle Peligna. Il meraviglioso centro storico è caratterizzato dalle alte torri dell'imponente castello Caldora-Cantelmo (XI-XIII sec.), uno dei manieri più interessanti d'Abruzzo, ed è arricchito dalla presenza di diversi altri monumenti di altissimo pregio quali la chiesa parrocchiale di S. Maria Maggiore, con ricco portale del 1603 e, all'interno, un magnifico pulpito ligneo barocco; la chiesa di S. Marcello Papa (XI-XII sec.); la chiesa dell'Immacolata e la Fontana seicentesca in piazza del Popolo. Straordinariamente suggestivi i numerosi vicoli nella parte più antica del paese. Il borgo è stato uno dei più importanti e noti centri dell'Aquilano per l'abilità e la laboriosità paziente delle sue donne, che filavano e tessevano la seta (i fazzoletti di Pacentro erano già rinomati nel XVIII secolo), il lino e la canapa ed erano maestre nell'arte del ricamo. Ancora oggi splendidi sono i lavori all'uncinetto e di ricamo: bomboniere, centri, copriletti, tovaglie, ecc. Con la tenera pietra della Majella vengono realizzati caminetti e oggetti di arredo per la casa. Da qualche decennio Pacentro ha acquistato notorietà internazionale quale paese di origine della famiglia della celebre cantante-attrice Madonna. In località Passo S. Leonardo (1.285 m. slm.) gli amanti degli sport invernali possono dare sfogo alla loro passione su piste circondate dallo spettacolare scenario naturale delle vette del Morrone e della Majella. Siamo in uno dei borghi più belli d'Italia, tra le mura cariche di storia di un palazzo del XV secolo. La famiglia Cercone gestisce il ristorante da tre generazioni, e ha trovato la sua identità più spiccata nei suoi ultimi due rappresentanti, Carmine e Teresa, che propongono i piatti della tradizione, in particolare di montagna. Tra gli ingredienti distintivi ci sono la ricotta, la pecora, la cacciagione, le frattaglie e le verdure di stagione. Tra i piatti: maccheroncini alla chitarra con zafferano e tartufo; budelline di agnello arrotolate con fegato; pizza dolce abruzzese. Non è un caso che Pacentro, piccolo comune vicino Sulmona, sia stato inserito nel circuito dei Borghi più Belli d’Italia: immerso nel Parco Nazionale della Majella e posto su una collina che domina l’intera Valle Peligna, è una realtà capace di incantare chiunque, soprattutto le coppie di innamorati che vengono sedotte non solo dalla natura circostante ma anche dal meraviglioso centro storico e dalla luce dorata che lo avvolge al tramonto, rendendo la località particolarmente romantica. Per molti Pacentro lega il proprio nome a quello della pop star Madonna, la cui famiglia ebbe qui le proprie origini, ma c’è ben altro da scoprire, tra cui le bellezze artistiche. Passeggiare per le sue strade di Pacentro significa farsi guidare dall’ispirazione del momento che porta alla scoperta di vicoli e facciate in pietra, di dimore signorili e portali finemente decorati e in mezzo un susseguirsi di archi, chiese antiche lavatoi in pietra, stemmi nobiliari. La parrocchiale di Santa Maria Maggiore è anche detta chiesa della Misericordia si presenta con l’elegante facciata e un prezioso portale scolpito e al suo interno sopita un magnifico pulpito ligneo barocco. Altri interessanti edifici religiosi sono la Chiesa di San Marcello Papa, costruita tra l’XI e il XII secolo, e la Chiesa dell’Immacolata che con la Fontana seicentesca formano un bel punto di attrazione a Piazza del Popolo. L’imponente castello Caldora- Cantelmo è uno dei manieri più interessanti d’Abruzzo e si caratterizza per le sue alte torri che svettano come sentinelle sull’abitato: di impianto medievale, fu ingrandito nel Quattrocento quando alla struttura originaria furono aggiunte un’ala residenziale e due torrioni circolari con feritoie. Grazie alle mura di cinta del paese di Pacentro, al mastio, alla valle e al borgo antico che si adagia poco sotto gli scorci panoramici sono particolarmente suggestivi. Una curiosità è legata alla Preta tonna, altrimenti detta pietra dello scandalo: si tratta di una grossa pietra incavata utilizzata come antica unità di misura del grano, sulla quale i debitori insolventi erano obbligati a sedere nudi davanti ai passanti, come forma di pubblica umiliazione. E dopo la passeggiata attraverso il borgo, non rimane che una sosta culinaria: alla Taverna de li Candora, ad esempio, si può godere di una bellissima vista assaporando i piatti tipici del territorio, mentre al Ristorante Posta Pacentrana, punto di riferimento per chi vuole assaporare pietanze genuine, si riscoprono le antiche ricette della tradizione locale per poi proporre anche piatti nuovi. Il borgo è situato in una zona collinare (690 m) sulle pendici delle Montagne del Morrone, a guardia dell'ingresso della Valle Peligna. L'elemento architettonico più rilevante è il Castello Cantelmo, costituito da un complesso di tre torri quadrate (sec. XIV) disposte secondo una pianta a quadrilatero, circondate da un ampio fossato. Sono inoltre presenti 3 torrioni rotondi a rinforzo della cinta esterna (sec. XV). La chiesa parrocchiale, intitolata a S. Maria Maggiore o della Misericordia, è costituita da tre navate divise da pilastri ottagonali, di struttura quattrocentesca, con altari più tardi (del '500 e '600); la facciata, che risale al tardo Cinquecento pur conservando anch'essa una impronta quattrocentesca, presenta tre portali nella parte inferiore, scandita mediante ampie lesene e una sopraelevazione centrale coronata da un timpano, con raccordi curvi. Il campanile è slanciato, con cuspide piramidale; la cella campanaria è adornata da bifore. Ma venite a visitare il nostro paese e scoprirete quanto può essere bello respirare l’aria pulita, fresca e apprezzare la natura incontaminata che lo circonda.
Chiesa della Madonna di Loreto a Pcentro: La chiesa, risalente alla fine del ‘500, sorse vicino al monte frumentario, cioè ammassi di frumento destinati al prestito ai più poveri dietro qualche pegno, ed era anche usata come luogo di sepoltura. Nel 1726 vi venne istituita la Confraternita della Madonna di Loreto i cui confratelli vestono, ancora oggi, sacchi bianchi con mozzette verdi (colore della Speranza, una delle virtù teologali). Alla fine del ‘700 la chiesa, probabilmente a causa di un incendio, venne distrutta e riedificata. La storia della piccola chiesa e della sua confraternita è strettamente legata alla più importante tradizione del paese: la "Corsa degli zingari". Alcune leggende narrano che la Madonna di Loreto, durante il suo volo dalla casa di Nazareth alle Marche, abbia fatto tappa sul colle Ardinghi, divenuto perciò luogo di culto e di manifestazione della devozione dei fedeli attraverso questa particolare corsa, che avrebbe lo scopo di riprodurre e sostituire il tradizionale pellegrinaggio effettuato dai fedeli a piedi verso il Santuario di Loreto. In realtà le radici della corsa sono molto più antiche e risalgono probabilmente ai riti pagani ampiamente diffusi tra i popoli Peligni e sui quali successivamente si è innestata la tradizione cattolica. Chiesa di san Marcello a Pcentro: L’edificio venne costruito nell'XI secolo  e originariamente si presentava articolato in tre navate abbellite da affreschi. Dopo un disastroso incendio, nella ricostruzione si recuperò solo la navata centrale, mentre quella di destra fu sostituita dall'attuale gradinata d'ingresso. Sulle pareti esterne sono ancora visibili gli affreschi della prima chiesa. Di grande pregio è il portale in legno scolpito realizzato, come si evince dall'iscrizione A.D. D°D SIIV° ARCHIP° 16 ROSSI ET PAR° 97, nel 1697 per volontà del Domino D. Signor Isidoro Rossi Vicario Arciprete e Parroco. La chiesa di San Marcello fu per lungo tempo la chiesa parrocchiale del paese e venne utilizzata come luogo di sepoltura almeno fino al 1743. Dal 1802 è la sede della Confraternita di San Carlo che vi conserva i paramenti e si occupa del suo mantenimento. Castello Caldoresco a Pcentro: Il castello di Pacentro, situato sulla parte più alta del borgo, a quota 718 metri sul monte Morrone, costituisce una delle strutture fortificate meglio conservate d'Abruzzo. Il suo ruolo è stato costantemente fondamentale nel sistema di controllo e di difesa della Valle Peligna. Le prime citazioni storiche sulla sua esistenza si ritrovano nel Chronicon Casauriense dell'XI secolo. Le fasi costruttive fondamentali sono, però, da ricondursi una alla fine del XIV- inizi del XV secolo, periodo in cui furono innalzate le tre torri interne, anche se quella di nord-est, priva delle merlature a sbalzo, è probabilmente precedente a questo periodo, e l'altra, successiva al 1418, fu realizzata durante il completamento della difesa esterna, con la costruzione dei bastioni cilindrici angolari e di alcuni ambienti abitativi. La pianta del castello non è perfettamente rettangolare e rispetta l'esigenza, caratteristica delle fortezze di mezza costa, di arroccare la costruzione in maniera da avere il pendio montano alle spalle. La struttura presenta una doppia cinta muraria: quella interna, più antica e quindi più rovinata, e quella esterna, più recente e decisamente meglio conservata. Diversi sono gli stemmi posti sul complesso fortilizio, quasi tutti difficilmente leggibili, quello meglio conservato è uno scudo attribuito agli Orsini, posto sul torrione cilindrico all'angolo sud-ovest. La proprietà del fortilizio pacentrano ha avuto alterne vicende nel corso dei secoli appartenendo ai Caldora nel secolo XIV, ai Cantelmo nel XV, per poi passare agli Orsini, ai Colonna e a Maffeo Barberini nei secoli successivi. Nel 1957 è divenuto proprietà del comune di Pacentro. Ricco è stato pure il percorso di restauri che ha interessato la fortezza a partire dagli anni '60: nel 1964 si è proceduto al consolidamento della torre a nord-est; nel 1974 è stata la volta delle torri medievali, dei torrioni e delle mura di cinta; nel 1977-78 il muro è stato ricoperto con pietre del posto e lo sperone con cemento armato. L'ultimo restauro, risalente agli anni '90, è consistito nel recupero del salone a sud e nella riapertura dei passaggi chiusi durante la fase quattrocentesca di rafforzamento delle mura. Grazie ai numerosi restauri effettuati parte del castello (comprese alcune torri) è attualmente visitabile su prenotazione. In particolare l'accesso alla torre sud è possibile per mezzo della scala interna. Convento dei Frati minori osservanti a Pcentro: Il convento fu fondato nel 1589 dai frati Riformati con la classica tipologia detta "mendicante", con chiostro quadrato attiguo al lato sinistro della chiesa. Le pareti del chiostro sono affrescate da un ciclo pittorico, datato 1618, dedicato alla vita di San Francesco d'Assisi, probabilmente opera di un artista locale ed  importante testimonianza dal punto di vista iconografico e religioso. Adiacente al convento è situata la chiesa della SS. Concezione che si estende per l'intera lunghezza su di un lato del convento. L’edificio in stile barocco è a navata unica, coperta da una volta a botte. L'altare maggiore, di modesta e recente costruzione, è arricchito da un pregevole coro ligneo al di sopra del quale domina un maestoso dipinto dedicato all'Immacolata, opera del pittore fiammingo Bartholomäus Spranger (Anversa, 1546 – Praga, 1611). Due dei sei altari minori sono abbelliti con tele che raffigurano San Francesco e la Crocifissione. Un'altra tela, raffigurante Sant'Anna, è stata trasferita durante i lavori di restauro presso Palazzo La Rocca, ora sede del municipio.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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