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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Ortucchio

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI ORTUCCHIO (AQ)
 
Ospitalità nel Paese di ORTUCCHIO (Aq) (m. 680 s.l.m.)
     
  CAP: 67050  - 0863 -  0863.830377   - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI ORTUCCHIO 0863.839117   0863.830208       0863.839117  P. Iva: 00212110662
Raggiungere Ortucchio:(Stazione Avezzano a 25 Km.)  (Uscita Pescina) -Aeroporto d'Abruzzo a 94 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI ORTUCCHIO (AQ)
Origini del nome di Ortucchio (Aq) Ortucchio era una piccola isola all'estremità sud orientale del lago Fucino paragonata, dall'umanista di Cese di Avezzano Pietro Marso, all'isoletta di Ortigia, Ortyghìa, nel mare di Siracusa. Il nome rispecchia tale stato e deriverebbe da: ' perpendicolare all'acqua '; dall'accadico arittu ' perpendicolare ', accadico aradu ' venir giù ' e accadico agiu, egû ' acqua ', oppure da Ortygia quindi Artucchia da Arktos-Agu ovvero ' scoglio diritto su(ll')acqua '. Un'altra ipotesi farebbe derivare il toponimo da una modifica linguistica del termine latino Hortus (piccolo orto o giardino). L'isola di Ortucchio veniva chiamata anche Issa da Dionigi di Alicarnasso.
RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE ORTUCCHIO (AQ)
Monumenti e luoghi d'interesse ad Ortucchio (Aq) Il castello Piccolomini di Ortucchio e la Chiesa di Sant'Orante: l'edificio di culto più volte ampliato nel corso dei secoli, venne edificato intorno alla fine dell'VIII secolo d.C. su una preesistente struttura a base poligonale risalente al III-II secolo a.C. Il nome originario della chiesa era "Santa Maria in Ortucla" (o "Santa Maria in Ortuchís"). Gravemente danneggiato dal terremoto del 1915 che fece crollare il tetto danneggiando le navate laterali e i pregevoli affreschi, mentre fortunatamente rimase integro il portale caratterizzato da tre colonnine circolari per lato. La ricostruzione avvenne alla fine degli anni sessanta dello scorso secolo. All'interno di questo edificio nel 1400 dimorò Sant'Orante, vivendo dell'elemosina dei fedeli e riposando sul pavimento della chiesa. Costretto all'esterno della chiesa il santo morì la sera del 5 marzo 1431. La mattina successiva trovarono l'eremita sul fascio di sarmenti che non erano più secchi, ma avevano messo foglie e grappoli d'uva. Nel 1578 fu realizzata nell'interno della chiesa la cappella in onore del patrono, che viene celebrato il 5 marzo con riti religiosi ed anche il 28 settembre. Sono conservate, in un'urna di vetro sotto l'altare, le sue ossa. Chiesa madre di Santa Maria Capodacqua; Chiesa della Madonna del pozzo; Chiesetta degli Alpini. Il Castello Piccolomini di Ortucchio (Aq) Si tratta di una struttura fortificata medievale e rara nella sua tipologia architettonica, condizionata, con i suoi elementi strutturali, a "coesistere" in una porzione del prosciugato lago del Fucino. Il maniero venne ultimato nel 1448 per volere di Antonio Piccolomini. Le parti più alte della struttura, accessibili al pubblico, offrono il panorama offerto dalla piana del Fucino e dal sottostante laghetto naturale con parco annesso. Il maniero non a caso, nel 1843, fu disegnato dal noto viaggiatore inglese Edward Lear, rapito dalla bellezza della fortezza lacustre medievale e dal paesaggio circostante. Laghetto di Ortucchio.
CAMPEGGI ORTUCCHIO (AQ)
Siti archeologici ad Ortucchio (Aq) Le grotte di Ortucchio: Le grotte Maritza, Ortucchio (o dei porci), La Penna, di Pozzo, Strada 28 del Fucino e il villaggio di Colle Santo Stefano, situato in località Pozzo di Forfora, sono siti del territorio comunale di Ortucchio che testimoniano come, sin dal paleolitico, le popolazioni stanziassero in modo continuativo grazie alle favorevoli condizioni ambientali e climatiche del territorio circostante il lago Fucino. Articolati studi dimostrano come nel paleolitico superiore, esattamente tra i 23.000 e 12.000 anni fa, i livelli delle acque del Fucino fossero più bassi tanto da rendere praticabili i bordi lacustri e le sue cavità naturali. Studi e ricerche compiuti nei sedimenti dell'ex lago e i rinvenimenti nelle grotte testimoniano come i cambiamenti climatici ed ambientali, determinati anche dai mutamenti dei livelli del lago fucense, abbiano cambiato anche le abitudini e i comportamenti umani. Aree naturali ad Ortucchio (Aq) Laghetto con parco: Il parco comunale di Ortucchio circonda il laghetto (unico resto dell'antico lago Fucino) situato alle porte del paese. È dotato di due piscine riscaldate, anfiteatro, solarium, pista ciclabile, campo da calcetto, campo da bocce, una palestra polifunzionale ed un parco giochi per bambini.
VILLAGGI TURISTICI ORTUCCHIO (AQ)
Tradizioni e folclore nel paese di Ortucchio (Aq) 5 marzo: fiera primaverile e festa patronale di Sant'Orante; 28 settembre: fiera autunnale e festa patronale di Sant'Orante; 13 giugno: festa di Sant'Antonio; prima domenica di agosto: sagra della ranocchia; 15 agosto: festa di Santa Maria Capodacqua. Cultura ad Ortucchio (Aq) Eventi: Tra maggio e giugno si svolge la premiazione del concorso letterario nazionale Caro Diario, giunto oltre le XV edizioni. Il concorso è aperto a tutti coloro che presentano un racconto inedito in forma di diario. Persone legate ad Ortucchio: Alfred Zampa, (detto Iron worker e Asso) è stato un costruttore di ponti del XX secolo. I genitori erano originari di Ortucchio. Ha costruito ponti grandiosi in California, Arizona, Texas e nello stato di New York. Vera e propria celebrità californiana e simbolo della classe operaia, ha conquistato importanti battaglie per la sicurezza degli operai nei cantieri. Nel 1936 è sopravvissuto ad un brutto incidente sul lavoro al Golden Gate Bridge. A lui è stata dedicata la piazza antistante al comune di Ortucchio; Antonio Gatti, scrittore e storico dell'università di Pavia (XV sec). Autore di diversi trattati, tra i quali uno storico sulla città di Pavia e uno sulle comete; Giovanni da Ortucchio, scienziato del XIV sec. Lettore di diritto canonico presso l'università degli studi di Bologna dove prese l'appellativo di "oracolo del sapere" e fu nominato Rettore; Umberto Scalia, membro del PCI e sindacalista.
AFFITTACAMERE ORTUCCHIO (AQ)
L’economia del paese di Ortucchio (Aq) Agricoltura: Numerose aziende agricole della piana del Fucino si distinguono per la qualità degli ortaggi. Particolarmente rinomate sono le patate del Fucino, per le quali nel 2014 si è concluso felicemente l'iter per il riconoscimento del marchio di qualità IGP attribuito dall'Unione europea, e le carote dell'altopiano del Fucino, anch'esse riconosciute IGP, i cui utilizzi sono molteplici. Sono diverse le produzioni orticole d'eccellenza del territorio. In Abruzzo il 25% del PIL agricolo arriva dal Fucino. Industria: Telespazio è il centro spaziale del Fucino situato nel territorio comunale. È stato realizzato a cominciare dal 1962 per gestire i primi esperimenti di telecomunicazioni satellitari tra l'Europa e gli Stati Uniti. La fase sperimentale, conclusasi favorevolmente, ha consentito dal 1966 di procedere all'ampliamento del centro spaziale, attraverso la costruzione di diverse antenne paraboliche di grandi dimensioni. Con le sue 100 antenne distribuite su 370.000 m² di superficie, è indicato come il primo e tra i più importanti teleporti al mondo per usi civili. Il Telespazio Fucino Space centre Piero Fanti, ospita, inoltre, uno dei centri di controllo che gestisce i 30 satelliti e le attività operative del sistema di navigazione europeo denominato "Galileo". Il centro è tra i principali operatori al mondo nel campo dei servizi satellitari. Per le sue attività l'azienda può contare su una rete nazionale ed internazionale di centri spaziali e teleporti. Quasi a collegare simbolicamente la moderna tecnologia delle comunicazioni spaziali con quella pionieristica del genio di Guglielmo Marconi, presso la sede abruzzese di Telespazio, è stata situata la parte rimanente, elica e timone, della poppa del panfilo Elettra sul quale Marconi, dal 1919 sino agli anni trenta, effettuò studi ed esperimenti. Si tratta del primo "laboratorio galleggiante" della storia. Alcuni frammenti ferrosi dello scafo sono stati fatti analizzare dalla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Roma che ha deciso il restauro del panfilo.
BED & BREAKFAST ORTUCCHIO (AQ)
La Marsica è una subregione dell'Abruzzo montano che comprende trentasette comuni della provincia dell'Aquila. Il suo centro principale è Avezzano, considerata città-territorio. Posizionata al confine dell'Abruzzo con il Lazio, culturalmente e politicamente strategica per l'Italia centrale, è collocata intorno alla piana del Fucino, tra il Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, la piana di Carsoli e la valle Roveto. Confina a nord con l'aquilano, ad est con la Valle Peligna, a sud con la Ciociaria e la catena montuosa degli Ernici, infine, ad ovest con le catene montuose dei Càntari, dei Simbruini e con l'alta valle dell'Aniene. La Marsica deriva il suo nome dai Marsi, popolo italico di lingua osco-umbra, stanziato nel I millennio a.C. nel territorio circostante il lago Fucino. La Marsica si estende per circa 1.906 km² su una superficie territoriale eterogenea, tra le più complesse d'Italia: le aree pianeggianti sono costituite dalla conca del Fucino (140 km²), dai piani Palentini (60 km²) e dalla più contenuta piana del Cavaliere. La sua vetta più alta è rappresentata dal monte Velino a quota 2487 metri s.l.m., mentre l'area più bassa è situata nel comune di Balsorano a 293 metri slm. I dislivelli maggiori si registrano a Magliano dei Marsi e a Celano, mentre il comune più pianeggiante è quello di San Benedetto dei Marsi, affacciato sull'alveo dell'antico lago, che presenta un'escursione di appena 50 metri. I comuni più alti sono Ovindoli e Opi, rispettivamente posti a quota 1.375 e 1.250 metri di altitudine. Il territorio è suddiviso in cinque macro-settori. Marsica fucense: zona pianeggiante che comprende i comuni posti intorno alla conca del Fucino tra cui i più popolosi sono Avezzano e Celano. La piana fucense è morfologicamente e geograficamente separata dal bacino del Liri ma ad esso connessa per il tramite delle opere di bonifica idraulica. L'area è contornata dai rilievi montuosi della Vallelonga a sud, dal gruppo Sirente-Velino a nord-nord est e dal monte Salviano ad ovest. I gruppi montuosi nord occidentali pongono l'area fucense in collegamento diretto con i piani Palentini. Valle del Giovenco: zona montuosa, detta anche Marsica orientale, solcata dal fiume Giovenco. Ha inizio ad Aielli e giunge fino a Bisegna. Buona parte del suo territorio è incluso a sud est nell'area del parco nazionale d'Abruzzo e a nord est nel parco regionale Sirente-Velino. È posta al confine della Marsica con la Valle Peligna. Il suo centro più grande è Pescina. Valle Roveto: area montuosa solcata dal fiume Liri. Ha inizio a Capistrello e giunge fino a Balsorano. Separa la Marsica da Sora, dalla Ciociaria e dal versante laziale dei monti Càntari ed Ernici. A nord la valle di Nerfa e i piani Palentini la separano dalla Marsica occidentale. Piana del Cavaliere: area montuosa, detta anche Marsica occidentale, che comprende 4 comuni. È posta al confine dell'Abruzzo con il Lazio. Il centro più grande è Carsoli. I monti Carseolani confinano a sud-sud est con i Simbruini, a sud-sud ovest con la valle del Turano e a nord la valle del Salto li separa dal gruppo Cicolano/Duchessa/Velino. Parco nazionale d'Abruzzo: l'area marsicana posta più a meridione è costituita dai due comuni di Pescasseroli ed Opi, situati nel cuore dell'area protetta. Separa la Marsica dall'alto Sangro e dalla catena montuosa dei Monti della Meta e delle Mainarde, al confine tra Lazio meridionale e Molise.
CASE PER VACANZA ORTUCCHIO (AQ)
Il Fùcino è un altopiano della Marsica, in Provincia dell'Aquila, in Abruzzo situato tra i 650 e i 680 m s.l.m., endoreico, cioè in una situazione per cui le acque del territorio circostante confluirebbero naturalmente verso la piana, senza sbocco al mare, contornato da rilievi montuosi, quali quelli della Vallelonga a sud, del gruppo Sirente-Velino a nord, nord-est e il Monte Salviano ad ovest. Il lago Fucino si chiamava, secondo il poeta greco Licofrone, lago Forco (Φόρκος Phórkos, 'lucente'); per altri autori antichi era il lago dei Volsci, in memoria della sconfitta inflitta dai Romani a tremila Volsci presso le rive del lago; fino al secolo scorso si conosceva anche col nome di lago di Celano. Il nome attuale Fucino derivebbe dal latino Fūcinus che si collega all'etnico Fūcentēs, associato da Plinio ai Mārsī che abitavano lungo le sponde orientali del lago. Fūcinus è ricondotto a una base *fūk- (da *feuk-, che alterna con *peuk-) che si ritrova anche nel nome Peucetia, in Puglia, col significato probabile di "luogo melmoso". Un'altra ipotesi lo fa derivare da "Bocca d'acqua", in accadico pû-ini in cui pû sta per "bocca" o "apertura" ed ini, genitivo di inu ed enu, sta per "sorgente" o "acqua". Fra i due termini, per eufonia, s'inserisce l'affricata prepalatale sorda "c". Inoltre le lettere labiali "p" ed "f", scambiandosi frequentemente fra loro, avrebbero dato origine al nome "Fucino". La piana è una fossa tettonica formatasi durante l'orogenesi appenninica tra Pliocene e Quaternario. L'altopiano prende il nome dal preesistente lago carsico del Fucino, terzo d'Italia per estensione, che a causa dell'irregolare livello delle acque fu oggetto di numerosi tentativi di regimazione fin dall'epoca romana, fino al prosciugamento del XIX secolo. Lungo il perimetro del Fucino, oltre ad Avezzano che è il comune più importante, sorgono numerosi altri centri quali: Luco dei Marsi, Trasacco, Ortucchio, Lecce nei Marsi, Gioia dei Marsi, Venere dei Marsi, San Benedetto dei Marsi, Pescina, Collarmele, Cerchio, Aielli e Celano, nonché quattro frazioni del capoluogo (Paterno, San Pelino, Borgo Via Nuova e Borgo Incile). La piana, a prevalente destinazione agricola, ospita il centro spaziale "Piero Fanti", il teleporto costruito a cominciare dal 1963 dalla Telespazio Spa ed adibito alla gestione da terra delle telecomunicazioni satellitari con i rispettivi satelliti artificiali in orbita per telecomunicazioni.
APPARTAMENTI PER VACANZA ORTUCCHIO (AQ)
I Monti Marsicani sono il sesto gruppo montuoso più elevato dell'Appennino continentale, appartenente all'Appennino abruzzese, culminante nel Monte Greco (2285 m) e localizzato nella parte meridionale della regione storica della Marsica, in provincia dell'Aquila e, marginalmente, nella provincia di Frosinone e Isernia. Sono delimitati a nord dall'alveo del Fucino e dalla conca Peligna, a est dalla valle del fiume Gizio e dall'Altopiano delle Cinquemiglia, a sud dalle valli del Sangro e del Volturno, a ovest dalle valli del Liri e del Melfa. Si tratta di un insieme di montagne dall'orografia aspra e molto articolata, caratterizzate da un ambiente naturale selvaggio e ben preservato, con estese foreste di faggio ed emergenze faunistiche quali l'orso marsicano, il lupo appenninico ed il camoscio d'Abruzzo. Questa situazione è dovuta soprattutto all'ormai quasi secolare presenza del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, che, tra parco propriamente detto e area di protezione esterna, protegge la quasi totalità di questo gruppo montuoso. I Monti Marsicani sono costituiti da numerosi sottogruppi, che superano i 2000 metri di quota in oltre 50 vette, separati da un gran numero di valli solcate da fiumi e torrenti tributari del Tirreno (Melfa, Liri, Volturno), dell'Adriatico (Sangro, Gizio, Sagittario) e dell'alveo del Fucino (Giovenco, Rosa). I laghi principali sono il lago di Barrea (artificiale) ed il lago di Scanno (naturale). Altri laghi minori sono il lago di Villalago, il lago di Montagna Spaccata, il lago di Castel San Vincenzo, il lago Vivo ed il lago Pantaniello. I sottogruppi che costituiscono i Monti Marsicani sono tredici, e precisamente: Monte Greco e Monte Genzana (Monte Greco 2285 m, Serra Rocca Chiarano 2262 m, Monte Genzana 2170 m); Montagna Grande e Monte Marsicano (Monte Marsicano 2253 m, La Terratta 2200 m); Monti della Meta (Monte Petroso 2249 m); La Camosciara (Monte Capraro 2100 m); Le Mainarde (Coste dell'Altare 2075 m); Monte Panico e Serra delle Gravare (Rocca Altiera 2018 m); Monte Palombo (Monte Palombo 2013 m); Montagna di Godi (Monte Godi 2011 m); Monte Cornacchia (Monte Cornacchia 2003 m); Monte di Valle Caprara e Monte Ceraso (Monte di Valle Caprara 1998 m); Monte Turchio (Rocca Genovese 1944 m); Monte La Rocca, Serra Traversa e Monte Tranquillo (Monte La Rocca 1924 m); Monti di Castel di Sangro (Monte Arazzecca 1830 m).
CASE PER LE FERIE ORTUCCHIO (AQ)
Il castello Piccolomini è un monumento nazionale[1] che si trova ai bordi della piana del Fucino, nel comune di Ortucchio in provincia dell'Aquila. Il castello Piccolomini inizialmente sorgeva sull'isola di Ortucchio del lago del Fucino. La struttura, infatti, era circondata da un fossato le acque del quale erano collegate con il lago. Con il prosciugamento del lago, questa protezione è venuta meno. La struttura in stile rinascimentale fu voluta nel 1488 da Antonio Piccolomini, dopo la distruzione di una precedente fortificazione da parte di Napoleone Orsini. Danneggiato dal terremoto del 1915 l'edificio è stato restaurato negli anni settanta. Architettura del Castello Piccolomini ad Ortucchio (Aq): Il castello ha una pianta rettangolare con torrioni circolari agli angoli delle mura, con quello di nord-ovest del quale rimane solo il basamento. Il portale d'ingresso al castello si trova sul lato delle mura verso il paese e sopra il portale è presente una lapide che riporta la data della ricostruzione da parte dei Piccolomini. All'interno delle mura si trova il mastio, che rappresenta la struttura più antica del castello, caratterizzato da una merlatura su tutto il suo perimetro.
COUNTRY HOUSE ORTUCCHIO (AQ)
Sant’Orante di Ortucchio (Aq) (Calabria, 1400 circa – Ortucchio, 5 marzo 1431) fu un giovane monaco vissuto nel XV secolo. Sant’Orante è venerato come santo dalla Chiesa cattolica. Nacque intorno all'anno 1400. Fu un pellegrino anonimo proveniente dalla Calabria che viveva di elemosine. Durante il pellegrinaggio si ammalò gravemente e si fermò ad Ortucchio, in Abruzzo, vicino alla chiesa originariamente dedicata a Santa Maria in Ortucla (o Santa Maria in Ortuchís) e successivamente a lui intitolata. Secondo il racconto agiografico, dopo una giornata di questua, avrebbe fatto ritorno al luogo di culto, trovandolo chiuso; così avrebbe deciso di pregare all'esterno, su un cumulo di viti secche. Era il 5 marzo 1431 di un inverno ancora rigido, per questo sarebbe morto per assideramento avendo trovato la porta della chiesa sbarrata. La mattina seguente il paese avrebbe sentito suonare le campane a festa. Gli ortucchiesi, recatisi presso la chiesa, lo avrebbero ritrovato in ginocchio su quelle viti, non più secche ma che avrebbero prodotto nottetempo uva matura; non conoscendo il suo nome, lo chiamarono dalla posizione assunta «Orante». Alcuni storici ritengono che le fonti sulla data della morte del santo e quindi relative anche al periodo della sua esistenza non siano esatte, in quanto la data della morte sarebbe stata omologata per errore con quella della traslazione, risultando pertanto posticipata di circa quattro secoli.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' ORTUCCHIO (AQ)
La patata del Fucino di Ortucchio (Aq), è una varietà di patata tipica dell'altopiano del Fucino, in Abruzzo. In questa zona contigua al Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, tra i 650 e i 680 metri slm, su circa 12.000 ettari, oltre 4.000 vengono impiegati nella coltivazione di questo tubero per una produzione complessiva media di circa 1 milione 700 000 quintali. I semi della varietà di patate tipiche della piana del Fucino vengono anche utilizzati per le coltivazioni nelle aree di montagna, in particolare tra Barisciano e Montereale, sull'Altopiano delle Rocche (Ovindoli e Rocca di Mezzo), sull'Altopiano di Navelli, in Valle Roveto (Canistro) e nei piani Palentini. La produzione delle patate di montagna è tuttavia meno concentrata. Di forma tondo-ovale, regolare, le patate presentano un colore della pasta da giallo chiaro a giallo ed una buccia dal colore prevalentemente chiara o rossa. Delle varietà prevalentemente coltivate, Agata, Agria, Labella, Laura, Majestic, Sirco, Tonda di Berlino e Universa, in prevalenza è utilizzata l'Agria dato che si è dimostrata particolarmente adatta alle caratteristiche del terreno della zona, assicurando elevate produzioni.
RIFUGI E BIVACCHI A ORTUCCHIO (AQ)
Sant’Onorante di Ortucchio (Aq) Il Santo, partito dalla Calabria, dopo aver visitato con i suoi compagni le tombe dei santi Pietro e Paolo a Roma, giunse in Abruzzo "per riaccendere nel cuore dei fedeli la fiamma dell'amore di Dio infievolita dopo il grande scisma che per circa settant'anni tormentò la chiesa di Cristo'. Sant'Orante, giunto ad Ortucchio, non poté ripartire con i suoi compagni perché colpito da una grave malattia, costretto a rimanere nel paese scelse come sua dimora la chiesa di S. Maria in Ortucla, vivendo con le elemosine dei fedeli e riposando all'interno della chiesa sul nudo pavimento. Un giorno, uscito per chiedere elemosina, nonostante la febbre che lo aveva colpito e con il corpo completamente gonfio, tornò in chiesa e la trovò chiusa poiché il sagrestano, non vedendo l'eremita, aveva serrato a chiave la porta. Il Santo, non potendo rientrare restò all'aperto, si pose in ginocchio a pregare su alcuni sterpi secchi di vite e morì: era la notte del 5 marzo 1431 di un inverno particolarmente freddo. La mattina successiva trovarono l'eremita sul fascio di sarmenti che non erano più secchi, ma avevano messo foglie e grappoli d'uva. Il miracolo dei tralci di vite, il suono festoso e spontaneo delle campane convinsero i cittadini di Ortucchio di trovarsi di fronte ad un santo. Il suo corpo, composto in una cassa di piombo, venne sepolto nella chiesa intitolata da quel momento a S. Orante che divenne il patrono del paese. Nel 1578 fu realizzata nell'interno della chiesa una cappella in onore del Santo, oggi le sue ossa sono conservate in un'urna di vetro custodite nell'altare a lui dedicato. La tradizione dice che la tazza di legno nella quale l'eremita beveva e mangiava fu conservata come una preziosa reliquia e si racconta che i devoti bevendo il vino da quella tazza fossero alleviati dai dolori di “stomaco". Il santo viene festeggiato il 5 marzo e, come vuole la tradizione, si continua a distribuire ai fedeli il vino benedetto. ITINERARIO 1: Ortucchio, “la punta”, “grotta maritza”, “acqua ventilata”, “Zengare”, “Arciprete”, “Balzone”. Partendo da Ortucchio, percorrendo la strada che conduce a Trasacco, si raggiunge “la punta” monte all’altezza di strada 30. Sul posto si possono ammirare i resti della Chiesa di San Marno, edificata su precedente tempio pagano, dedicato ai dioscuri (sippo votivo). Sul promontorio, in alto, si apre la grotta”la punta”, frequentata dai tempi più remoti (paleolitico); dietro il promontorio vi è ubicata la grotta”maritza” (radmilli). A circa 130 metri più in alto vi è la grotta “piana”, riparo delle greggi. Proseguendo, ancora più in alto, vi è la grotta “di gambarile” rifugio di un dipendente di Torlonia, uscito di senno, che vi fu assassinato. Seguendo poi la circonfucense, all’altezza della biforcazione, sulla sinistra, lungo il “vallone” si può raggiungere “l’acqua ventilata”, che nei periodi piovosi, sgorga dalla roccia, formando una piccola ma caratteristica cascata sulle rocce coperte da muschio o calcificate. Sulla destra della cascata vi è una fenditura nella montagna detta “terremoto”. Proseguendo lungo la strada, sulla sinistra, ove questa termina, si giunge ad un ulteriore vallone ed, a metà “costa”, si apre la “grotta di zengare”, dall’interno della quale, spesso sgorga acqua. Si prosegue quindi lungo i piani di “arciprete” (Cares è forse il nome del villaggio romano a suo tempo esistente sul posto) dove si trovano tombe di epoca romana, antiche mura ed i casali del feudo di arciprete la”calcara” e la lava di pietra per costruire stipiti di porte, finestre e lapidi di tombe. Ad Arciprete o valle di castro, ad ampi spazi erbosi, si alternano boschi di querce , aceri di campagna, noccioli, meli selvatici, ginepri, pungitopi, “uva tregna”, ornello, cerri. Nel sottobosco fioriscono, in splendidi colori, ciclamini, orchidee viola e gialle, cardi e violette. In autunno le foglie degli alberi assumono caldi colori che formano un meraviglioso e suggestivo contrasto con l’intenso azzurro del cielo. A primavera si possono raccogliere asparagi selvatici ed in autunno prelibati funghi. Da arciprete si raggiunge il promontorio “balzone” sulla cui cima vi sono i resti di abitati italici e medioevali. Nella piana antistante vi sono i resti di insediamenti dell’età del bronzo e, guardando verso la “punta”, in inverno, si può notare il percorso della strada di epoca romana.
ITINERARIO 4: Ortucchio, “nocione”, “madonnella”, “San Quirico”, “Strade 27 e 28”, “laghetto”. Per la via della silicata, prima del secondo incrocio, sulla destra vi sono resti di abitazione romana. Voltando a sinistra, si possono notare resti di una necropoli romana, un sito neolitico situato su una roccia ora coperta dal terreno. Dopo il capocroce di “San Quirico” vi sono i ruderi della chiesa di S.Quirico; altri ruderi romani e medioevali sono al di sotto del tratturello di San Quirico. Proseguendo poi, lungo strada 27, si perviene ad un sito dell’età del bronzo, la cui superficie si estende dal laghetto di Ortucchio all’appezzamento sulla strada 27. Dopo le arature autunnali, si notano nel terreno i letti dei corsi di acqua che, nel passato, sgorgando  dalla roccia su cui sorge Ortucchio, raggiungevano il lago del Fucino, dalle dimensioni molto ridotte rispetto al lago di epoca storica. Traversando il fosso all’altezza del “borgo” i siti sono più antichi(neolitico e eneolitico) e le tracce dei corsi di acqua che provengono dal paese hanno direzione est e sud ovest. Sotto il laghetto di Ortucchio, nei periodi in cui la siccità prosciuga il bacino lacustre, è possibile notare  resti che vanno dal neolitico  all’età del ferro. Dopo il ponte di strada 28 vi sono resti di una stazione mesolitica.  ITINERARIO 5: Ortucchio, “misola”, “grotta dei porci”, “fossa dell’obeco”, “votaventro”, “pietre focali”, “rimboschimento”. Dal cimitero vecchio, che conserva in fossa comune la memoria dei 1200 morti del terremoto del 1915, si raggiunge l’incrocio con via di satrano al di sotto della quale, lungo il colle di “misola”, vi è ubicato un sito tardo neolitico; immediatamente al di sotto dell’incrocio, sulla sinistra vi sono ruderi di una abitazione romana (commodus) mentre sulla destra, sotto il “vavz rusc” vi è un sito dell’età del bronzo. Sulla destra della cava ivi situata (cava del carratore) si apre la “grotta dei porci” ove il Prof. Radmilli rinvenne il cranio dell’”uomo di Ortucchio” (Ortucchio1). All’interno della cava vi è uno strato ricco di fossili marini. Lungo il sentiero alla sinistra si sale verso i balzi latiani , si attraversa un taglio artificiale della roccia e, proseguendo si incontra un muro a secco di recinzione all’interno del quale si trova uno dei rari castagni presenti nella zona. Per la via della fontana si raggiunge la fossa dell’”obeco”, posizione preferenziale per una vista panoramica di Ortucchio e della piana del fucino. Risalendo la valle dell’obeco, si raggiunge un pianoro, dal quale, scendendo sulla sinistra, si incontra una buca carsica, la “votaventre”. Se si continua invece sul sentiero di destra, si raggiunge la cesa di S.Orante ed infine, si perviene sulla parte più elevata di “monte colle alto” che domina la piana di “amplero”. Dalla “vota ventre”, discendendo per la via dei monti, si raggiunge la fonte delle “carvenere” (carpine), da dove si diparte il vallone delle “fonti” che, costeggiando le “pietre focali”, scende fino al rimboschimento, sede di resti di mura italiche, romane e medioevali.
ITINERARIO 2: Ortucchio, “la liscia”, “prime cese”, “rosano intristero”, “amplero”, “pietre scritte”, “la giostra”. Partendo da Ortucchio, si raggiungono le “pagliarelle” , proseguendo lungo il sentiero fiancheggiato dai cespugli, tra i quali un tipo di acacia dai fiori pendenti simili alle mimose, campanule gialle, calle simili ai peperoncini, si arriva sulla “liscia”, strato di roccia molto duro, sul quale, anticamente, per evitare agli animali da soma di scivolare, sono stati intaccati dei gradini. Dopo il primo valico, sulla destra, si apre una valle, “le prime case”, con ruderi di epoca romana; sul colle a destra vi sono antiche mura italiche. Dalla “forchetta” che domina la piana di arciprete si diparte, sulla destra, un sentiero che incavato nella roccia, discende verso la grotta “piana” e grotta ”maritza”. Dalle prime case, proseguendo lungo il sentiero principale, si giunge a “Rosano”, una piccola pianura erbosa, una volta coltivata, oggi incolta. Da vedere un cerro secolare sulla sinistra. Continuando il cammino si giunge a “intristero”, piccola piana con inghiottitoi, attraverso i quali l’acqua giunge a “zengare” ed all’”acqua ventilata”. Voltando a sinistra, si arriva al vallone delle “pietre scritte”, necropoli romana e sulla destra si possono notare ruderi della “giostra”, antico tempio pagano. Su quest’altura, a giugno, fioriscono gigli selvatici dai magnifici colori. Scendendo verso valle si raggiunge “amplero”, ampia conca pianeggiante al cui centro vi è situato un pozzo per la raccolta della acque. Seguendo i meandri del ruscello che vi scorre si giunge ad un inghiottitoio carsico ove l’acqua scompare per risorgere, probabilmente al “pozzo di forfora”. Dall’inghiottitoio si raggiunge  la forchetta della “setta”. Tornando lungo la strada che conduce ad un rifugio del corpo forestale, attraversando il vallone “martino” si torna a “intristero” e si può scendere fino ad “arciprete” lungo il vallone di “zengare”. ITINERARIO 3: Ortucchio, “vallone”, “castella”. Lungo la strada  del “vallone”, sulla sinistra, si trovano i ruderi di due case coloniche di epoca romana. Proseguendo si raggiungono i pozzi  dell’acqua potabile. Seguendo il sentiero si arriva su di un colle e nei pendii si notano i crolli del paese medioevale di “castula”; sul ripiano di roccia vi sono i resti della cisterna dell’acqua, le basi di una torre ed un canale scavato nella roccia, lungo il quale, forse, si buttavano i rifiuti. Più in alto si trovano i “rottoni”, piccole grotte che seguono la curvatura della roccia.
Una caratteristica dell’Abruzzo è la varietà morfologica del territorio che mette a confronto realtà solitamente distinte e difficilmente coniugabili, come mare e montagna, parchi nazionali, riserve naturali e centri storici, collegati con un’efficientissima rete stradale. Dalla foce del_Tronto a quella del Trigno 129 chilometri di costa, assolata e godibile dalla primavera all’autunno, fronteggiano i massicci più elevati dell’Appennino, tanto che non è raro poter scorgere dal litorale sabbioso e in piena vacanza marina le cime innevate del Gran Sasso e della Maiella. Del resto la storia antropologica e sociale della regione Abruzzo è tutta coniugata sul costante rapporto mare-montagna, vissuto dalla gente.
ITINERARIO 6: Ortucchio, “Villaggio Santo Stefano”, “Pozzo di forfora”, “sorgente della forchetta”, “Sant’Angelo”, “ca’cejjo”, “cisterna italica”, “pozzo di forfora”. Da Ortucchio, si raggiunge il cimitero nuovo, subito dopo, sulla destra, sotto la montagna del rimboschimento, si apre una tomba rupestre, “la celluccia”. Sulla sinistra della strada vi è il sito neolitico di “Santo Stefano” (radi) (scoperto da Orante Ventura), più avanti, sulla destra, vi sono i resti di un “vicus” romano. Sulla destra del “pozzo di forfora” , lungo il sentiero che conduce al rimboschimento, si incontra un riparo degli uomini primitivi (paleolitici, mesolitici e neolitici) caratterizzato da un abbondante chiocciolaio. Seguendo il letto del torrente si raggiungono le gole scavate nei millenni dalle piene del torrente medesimo fino a raggiungere la sorgente posta alla base di una parete rocciosa. Sulla destra si apre una vallata, fino agli anni sessanta coltivata e seminata con un grano locale, “la solina”. Caratteristico è il sentiero che, nelle parti più ripide, è stato massicciato dall’uomo. La valle termina con la “forchetta della setta” che si può raggiungere piegando sulla destra, percorrendo il sentiero di “costa calla”. In questa zona, nel mese di aprile, abbondante risulta la presenza di asparagi selvatici. A primavera, nella valle, si può ammirare la fioritura di primule, mughetti e viole gialle. Se invece torniamo indietro dalla sorgente, si può raggiungere un sentiero che conduce a “macchia”. Appena prima di voltare per macchia, sulla destra vi è una quercia secolare, di circa cinque metri di circonferenza. Ve ne sono altre, di più piccole  dimensioni ma altrettanto caratteristiche in quanto affondano le proprie radici nella roccia viva. L’abitato di macchia è stato abbandonato a seguito del terremoto che ha colpito la Marsica nel 1915. Da macchia, percorrendo i sentieri ombreggiati da querce secolari, si raggiungono i “casali di Lecce” e da qui, dirigendosi verso nord, si arriva alle mura ciclopiche, nascoste tra le siepi di bosso che danno origine al nome della montagna “ j vusc”. Tra la vegetazione presente in zona da vedere una quercia quasi priva di rami (simile ad un baobab), ed un ginepro solitario molto antico. Si registra la presenza di moli  muri a secco che delimitavano i  terreni una volta coltivati. Da  “S.Angelo” , tornando a valle verso il pozzo di forfora, si giunge alle rovine di “ca’ cejjo”, piccolo paese costruito anticamente, su un terrazzo roccioso. Da qui si scende al sentiero che riporta al pozzo di forfora in più parti scavato nella roccia. Sul terrazzo che sovrasta le sorgenti del pozzo di forfora, in località “vate della catena” vi sono due cisterne italiche. Nei pressi delle sorgenti poi, si notano i ruderi di un tempio pagano, un canale più recente che conduceva l’acqua al molino costruito all’inizio della valle. Dal molino si raggiunge la “serpentana”, dove vi sono i ruderi della “Chiesa di S.Stefano”. Nei pressi dell’alveo del torrente, le piene hanno messo in luce ceramica campaniforme (età del bronzo). ITINERARIO 7: “Ortucchio, “Trappeto”, “vadajello”, “Colle cerese”, “Balzo Rosso”, “le coste”. Da Ortucchio si raggiunge la strada vecchia che, dalla nazionale conduce alla località S.Veneziano di Casali di Aschi. Dopo pochi metri, sulla sinistra vi è un sentiero che porta ad una vigna dove sorgeva un tempio pagano (lapide a “poma”). In quei pressi vi era una frantoio di proprietà della famiglia d’Ovidio. Da S.Veneziano, all’altezza del crocifisso, si diparte una strada di montagna che, costeggiando “alto le tombe”, necropoli romana, conduce al “colle cerese” dove insistono resti di mura italiche “j rotare”. Sulla parete a nord-est si apre una tomba rupestre. Da colle cerese, scendendo verso Ortucchio, si raggiunge un antico sentiero, ora appena visibile, “vadajello” (il guado degli agnelli), percorrendo il quale i pastori scendevano ad abbeverare le greggi al lago. Alla fine del sentiero, poco al di sopra della strada nazionale, si incontra una grotta rupestre, ei cui pressi vi è un sito dell’età del bronzo (cremonesi-radi). Percorrendo la nazionale, dirigendosi verso Casali di Aschi, vi è, sulla destra, il “vavze rusc”, orologio solare naturale, la cui ombra indica esattamente il mezzogiorno. Sopra la cava ivi esistente si possono notare i resti di un tempio pagano. Al di sotto della nazionale si presume vi fosse una fornace di laterizi, risalente ad epoca romana, situata nelle adiacenze di un vico romano. La cava di argilla, dopo l’abbandono, fu riempita dalle acque del lago fucino, dando vita in seguito ad un altro piccolo bacino lacustre chiamato “iacone”.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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