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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Ortona dei Marsi

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI ORTONA DEI MARSI (AQ)
 
Ospitalità nel Paese di ORTONA DEI MARSI (Aq) (m. 1.003 s.l.m.)
     
  CAP: 67050  - 0863 -  0863.87161 - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI ORTONA DEI MARSI  0863.87113   0863.87134       0863.87113  P. IVA: 00224020669
Raggiungere Ortona dei Marsi:(Stazione Avezzano (Uscita Pescina) -Aeroporto d'Abruzzo a 93 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI ORTONA DEI MARSI (AQ)
La Storia del paese di Ortona dei Marsi (Aq) Nel territorio di Ortona, tra le frazioni di Cesoli e Rivoli sarebbe collocata l'antica fortezza marsa di Milonia (detta anche Milionia). Qui si rifugiarono i Sanniti, alleati dei Marsi, durante la Terza guerra sannitica. I romani guidati da Lucio Postumio e Marco Atilio Regolo riuscirono ad espugnare la città. Nell'area di Ortona ebbe origine la Gens Poppedia, il cui esponente più importante fu Quinto Poppedio Silone, comandante degli italici nella Guerra sociale (91-88 a.C.). Il Medioevo ad Ortona dei Marsi: Papa Pasquale II in una bolla del 1115 e papa Clemente III in una bolla del 1185 citano una chiesa di Sancti Quirici in Melogne, dove Melogne sarebbe l'alterazione linguistica dell'antico toponimo Milionia. Nelle stesse bolle vengono anche nominate le chiese di Sant'Onofrio, Sant'Abbondio e San Giovanni Battista di Ortona. Il nucleo storico del borgo sarebbe sorto quindi attorno alla chiesa di Sant'Onofrio e alla torre feudale sulla sommità del colle. Nel 1187, in un'indagine commissionata dal Re di Napoli Guglielmo II il Buono, Ortona risulta possesso feudale del conte Rainaldo di Celano. L’età Moderna ad Ortona dei Marsi: Nel 1454 il Re di Napoli Alfonso d'Aragona investì dei castelli di Ortona e Carrito, Gianpaolo Cantelmo, col titolo di conte. Nel 1579 la contea di Ortona era acquistata da Fabio degli Afflitti di Alfedena. Nel 1594 il vescovo di Pescina[6] Matteo Colli in una relazione ad limina denuncia la presenza di bande violente e numerose composte da briganti che impedivano il transito nella aree di montagna, e d'altro canto parla della chiesa di San Giovanni Battista in Ortona, elevata a collegiata. Nel 1602 la contea veniva venduta all'asta a Giovanni Fibbioni dell'Aquila, che la rivendeva subito a Francesco Paolini di Magliano de' Marsi. In questo periodo tutte le relazioni ad limina dei vescovi di Pescina lamentano la miseria crescente delle parrocchie della Diocesi, e soprattutto della valle del Giovenco, tanto che il 14 ottobre 1639 il vescovo Lorenzo Massimi unì rendite e benefici di tutte le parrocchie rurali sotto la collegiata di San Giovanni Battista. Nell'intera Diocesi dei Marsi la peste del 1656 causò 4080 vittime, ma Ortona rimase pressoché immune da questo flagello. L'unica figlia di Francesco Paolini, Petronilla andò sposa in giovanissima età ad un membro della famiglia romana dei Massimo cui recò in dote anche il feudo di Ortona con Carrito alla quale rimase con titolo di marchesato fino all'estinzione del ramo dei duchi di Aracoeli. Il 29 ottobre 1734 venne riconsacrata la collegiata di San Giovanni Battista dal vescovo, Giuseppe Baroni. Nel 1756 la Comunità di Ortona inoltrò al Papa una supplica chiedendo di poter prelevare dalle catacombe di San Sebastiano in Roma delle reliquie di un santo martire. Così il 19 settembre 1759 arrivarono ad Ortona le spoglie di San Generoso Martire. Nel corso del Settecento si verificheranno gravi calamità naturali, e molti ortonesi decideranno di recarsi, come braccianti stagionali, nei Castelli Romani, soprattutto a Frascati e Marino. Ortona dei Marsi nel Regno d'Italia: Agli inizi del XIX secolo Ortona contava 1178 abitanti, mentre nel 1866 la popolazione era salita a 2214 abitanti. Nel 1874 Ortona e la frazione di Aschi contavano 3436 abitanti. Aschi, in considerazione della grande importanza da essa rivestita, chiese nel 1887 di venire aggregata al comune di Gioia dei Marsi, richiesta poi respinta. Nel 1888 il comune commissiona la fontana in piazza San Giovanni, per un costo di 23.330 lire. Il 13 gennaio 1915 Ortona venne colpita dal terremoto di Avezzano, non subendo tuttavia gravi danni o perdite umane ingenti, come avvenne, invece, nella quasi totalità del territorio marsicano. Il 10 ottobre 1908 ad Ortona venne inaugurata una centrale elettrica, successivamente caduta in disuso. Ortona fu una delle prime località italiane ad essere servita dall'energia elettrica. Negli anni trenta del XX secolo vennero costruite numerose scuole rurali, mentre nel 1948 venne aperto l'asilo delle Suore Apostole del Sacro Cuore, rimasto in funzione fino al 1975. Il toponimo di Ortona dei Marsi: Ortona probabilmente deriva dal latino Ortus solis, orto del sole, data la sua posizione verso Oriente. Il nome Ortona torna come attributo di terre affacciate ai fiumi o elevate. Il paese è posto su di un colle ripido al fiume Giovenco. Il termine richiama le voci: accadico arittum “declivio, tragitto in giù, discesa, pendìo, perpendicolare, dritto. “e accadico enu “fiume, sorgente.
RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE ORTONA DEI MARSI (AQ)
Monumenti e luoghi d'interesse ad Ortona dei Marsi (Aq) Architetture religiose: Collegiata di San Giovanni Battista: la chiesa risale verosimilmente al XIV secolo, dato che la campana grande porta la data di fusione 1342. È costruita senza fondamenta, come la maggior parte del paese, e si fonda direttamente sulla roccia viva. Tra il 1485 e il 1500, vennero eseguiti alcuni affreschi alle colonne delle navate. Il bel portale è stato eseguito nel 1735 dal maestro Berardino Melone della Torre di Alfedena, mentre l'intera facciata è stata restaurata nel 2001. Nel 1916 venne rifatto il tetto, rovinato dal terremoto di Avezzano, e nel 1947 venne eretto l'altare di San Generoso Martire, che ospita la reliquie del santo. Dal secondo dopoguerra si verifica il fenomeno dello spopolamento. I dati demografici di Ortona dei Marsi sono da allora in costante calo. Le numerose scuole rurali, erette negli anni trenta del XX secolo per far fronte ad un aumento della popolazione connesso alla ruralizzazione del territorio voluta dal regime fascista (la "battaglia del grano"), sono oggi tutte abbandonate. L'ultimo asilo ortonese retto da religiose è stato, infatti, chiuso nel 1975. Nella notte tra il 13 ed il 14 settembre 2000 nella collegiata di San Giovanni Battista si verificò un furto sacrilego del valore di 400 milioni di lire. I responsabili non sono stati individuati: sparirono alcune tele settecentesche, parti di sculture e i bambinelli delle statue. Chiesa di Sant'Onofrio: questo luogo di culto si fa risalire al XII secolo, essendo la più antica chiesa di Ortona. Crollò più volte, venendo in seguito ricostruita. L'ultimo rifacimento è del 1940. Chiesa di Sant'Antonio Abate: venne eretta nel XVIII secolo forse nel sito dell'antica chiesa di Sant'Abbondio: fino a qualche anno fa vi veniva celebrata la benedizione degli asini, scena descritta da Ignazio Silone nel racconto Il seme sotto la neve, senza però fare riferimento ad Ortona. Nel 1789 vi venne costituito un altare privilegiatum della famiglia Maggi. Le chiese rurali a Ortona dei Marsi: Sant'Abbondio in Fundo Magno: citata dalla sunnominata bolla di papa Clemente III, sita nella frazione rurale di Fundus Magnus, cadde in abbandono senza altre menzioni; Santa Maria di Loreto: citata da Clemente III extra moenia terrae Hortonae ad Marsos erecta in fundo Paschalis Tomei loco nuncupata la Portella cum campanili, caemeterio fonte baptismi aliisque officinis opportunis, caduta anch'essa in disuso; Sant'Angelo: citata in un istrumento del 1587, come possesso del seminario diocesano di Pescina; Santa Maria delle Grazie: situata all'ingresso di Ortona, nel luogo dove oggi è il piazzale col monumento ai Caduti: venne lesionata gravemente dal terremoto del 1915 e in seguito spianata al suolo. Nel 1748 era stato approvato il regolamento della Confraternita del Gonfalone o delle Grazie, che aveva sede in questo luogo di culto.
CAMPEGGI ORTONA DEI MARSI (AQ)
Architetture civili ad Ortona dei Marsi. Palazzo San Pasquale: oltre la chiesa di San Giovanni Battista, in fondo a via Melonia, nel cuore del centro storico si trova il palazzo signorile di San Pasquale. Torre feudale e ruderi del castello di Ortona dei Marsi: l'antica torre circolare che sorge sulla sommità del colle di Ortona, risale al XIII secolo e rappresenta il punto focale della fortificazione del borgo in cui ci sono i ruderi del castello e della cinta muraria che dominava l'abitato. Si presenta in buono stato di conservazione, ed è circondata da antiche murature appartenenti alla cerchia muraria. È situata nel quartiere più antico del borgo, detto di Sant'Onofrio. Siti archeologici a Ortona dei Marsi: Ruderi della cinta muraria e di alcune tombe di quella che con ogni probabilità è ritenuta la cittadella fortificata di Milonia sono presenti in località Collecavallo, tra le frazioni di Cesoli e Rivoli a 867 metri slm. Nei pressi della frazione di Carrito ci sono i ruderi dell'antico castello e di mura megalitiche di epoca pre-romana. In località Aia di Castiglione sono presenti i pochi ruderi del castello detto "dei Leoni”e di un'area fortificata di epoca italica. Nella parte alta di Ortona, nei pressi della torre, ci sono i ruderi del castello che dominava il borgo medievale. Aree naturali a Ortona dei Marsi: I sentieri che conducono all'area del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise attraverso Bisegna e San Sebastiano dei Marsi e quelli che ad est conducono alla Riserva naturale guidata Monte Genzana e Alto Gizio; Il sentiero delle fonti di Carrito che ripercorre le vecchie mulattiere del territorio raggiungendo i numerosi fontanili della frazione, tra cui Fonte Majora; Il percorso ciclo pedonale lungo il fiume Giovenco. La Cultura a Ortona dei Marsi. Centro verde: uno dei centri visita del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, è ospitato nei locali dell'ex edificio scolastico, posto alle porte del paese. La struttura recuperata d'intesa con l'ente parco, ospita il centro visita, dedicato alla flora e alla fauna, ed il museo naturalistico. Persone legate ad Ortona dei Marsi: San Generoso Martire, è il santo protettore del paese, fu martirizzato sotto Diocleziano. Francesco Saverio Petroni (Ortona dei Marsi, 26 aprile 1766 – Chieti, 7 febbraio 1838) è stato un politico e studioso italiano. Quinto Poppedio Silone, (Marsica..– Boviano, 88 a.C.), è stato un condottiero marso, in capo degli italici ribelli nella guerra sociale o "guerra Marsica”contro Roma. Strenuo fautore dei diritti delle popolazioni italiche.
VILLAGGI TURISTICI ORTONA DEI MARSI (AQ)
Le Frazioni di Ortona dei Marsi. Aschi: detto anche Aschi Alto, è situato a circa 1120 metri sul livello del mare. Dei mille abitanti, alla vigilia del terremoto del 1915, non ne rimasero che trecento, gli altri furono trovati cadaveri sotto le macerie delle case distrutte dall'immane flagello. Molti dei superstiti preferirono trasferirsi, in località Casali di Aschi, nel comune limitrofo di Gioia dei Marsi, ove possedevano terreni e fabbricati sparsi in diverse località: a "Le Grette", "Le Grippe", "San Veneziano”e "Valtrona". L'antico stemma presenta tre stelle d'argento in campo azzurro. Carrito: il toponimo deriva forse dal latino carretum, luogo di smistamento dei carri, o dal germanico karith, sporgenza. Viene menzionato da papa Pasquale II agli inizi del XII secolo. Vi sorge il santuario della Madonna della Pietà, risalente al XVI secolo ma restaurato nel 1734, nel 1916 e nel 1998. Nel santuario era presente una ruota per i bambini abbandonati e una fioriera a muro del XIX secolo. Inoltre nel 1990 la penitenziaria apostolica accordò l'indulgenza plenaria a chi vi faceva visita. A Carrito affiorano resti di mura megalitiche pre-romane e ruderi posti in altura, appartenenti con ogni probabilità appartenenti al castello. Qui nel XII secolo sorse anche un monastero dedicato a San Massimo di cui restano pochi ruderi. Numerosi i fontanili presenti nel territorio montano della frazione, tra cui fonte Majora. Cesoli: viene menzionata la prima volta da papa Pasquale II, e poi ancora per tutto il XII secolo. La chiesa del Sacro Cuore fu edificata nel 1905 e acquisì a dignità parrocchiale nel 1947. Rivoli dei Marsi: la frazione dista 2,70 km dal comune. È posta a quota 857 metri slm. In località Collecavallo, sono visibili le pietre megalitiche verosimilmente appartenenti alla fortezza di Milonia. Sulla Villa: l'abitato era anticamente chiamato Fumegna. Nel 1690 qui venne costruita una chiesa dedicata alla Vergine Maria, che in seguito divenne il santuario di Santa Maria, il quale essendo posto al confine col territorio di Villalago, venne chiamato "della Villa”e poi "sulla Villa", da cui il nome della borgata. Castiglione: la frazione situata a circa 3 chilometri da Ortona dei Marsi sorge a 921 metri slm. In altura, in località Aia, sono presenti i ruderi di quello che sarebbe stato il castello dei Leoni, raffigurato nello stemma del paese. Non distante, salendo una mulattiera che si diparte dalla strada provinciale "Marsico-Sannitica", si trova l'altopiano di Campo Catino, posto a quota 1600 metri slm con vista panoramica sul territorio del Giovenco. L’economia di Ortona dei Marsi: L'economia locale era basata prevalentemente sull'agricoltura (praticata nella valle del Giovenco) e sulla pastorizia (nelle contrade montuose). Fin dal XVIII secolo le manovalanze stagionali dei Castelli Romani, zona di produzione prettamente vinicola vicino Roma, provenivano da questa zona. Nel 1908 ad Ortona dei Marsi venne aperta una delle prime centrali elettriche italiane, in seguito chiusa, che veniva alimentata dalle acque del fiume Giovenco. Sempre da queste acque traevano forza alcuni mulini, di cui restano le strutture riadattate a diversi scopi. La principale risorsa del paese è il turismo che punta sulla vicinanza a centri rinomati come Pescasseroli (27 km), Opi (20 km) e Pescina (11 km). I prodotti tipici del territorio di Ortona dei Marsi sono la mela della valle del Giovenco, riconosciuta tra i prodotti agroalimentari tradizionali abruzzesi e il miele.
AFFITTACAMERE ORTONA DEI MARSI (AQ)
La Storia del comune di Ortona dei Marsi. La Preistoria: La Marsica, nella preistoria, è stata certamente una regione popolata. Diversi resti, ritrovati nelle zone rivierasche dell'ex lago Fucino, testimoniano la presenza dell'uomo fin dall'era della pietra. Non ci ha sorpreso, pertanto, l'aver visto delle pietre lavorate, risalenti al Neolitico, raccolte da qualche amatore anche nella Valle del Giovenco, specialmente nella campagna di Carrito, di Rivoli e di Cesoli. D'altra parte sembra naturale che gli uomini più antichi si siano stabiliti in questi luoghi, allora molto fertilii e con un clima piuttosto temperato a causa delle acque dell'antico lago, come dimostrano i recenti rinvenimenti, nel centro abitato di Ortona, di resti archeologici afferenti ad una muratura in opera poligonale e con restituzione di materiali databili dal IX - VIII secolo a.C. al II secolo a.C. e I secolo. Di quest'epoca, è ovvio, possiamo dire poco, poiché, al di fuori dei resti che è possibile rintracciare, non abbiamo altre testimonianze. Anzi per arrivare alla storia del nostro popolo dobbiamo attendere gli ultimi secoli prima della nascita di Cristo. La stessa origine delle culture umane in tutta l'Italia è oggetto di congetture e di ipotesi, entro le quali possiamo considerare anche le origini del popolo Marso, che è fra i più antichi ed originali. I MARSI facevano parte del gruppo etnico italico e, più propriamente sabellico, che si estendeva per tutta l'Italia Centrale, sulla dorsale appenninica orientale, declinante dai monti umbri ai lucani verso l'Adriatico. Secondo le più attendibili ipotesi degli studiosi della materia, i Marsi avrebbero avuto origine dall'incontro di due popoli italici : gli Umbri e gli Osci. I primi, premendo verso Sud sull'Appennino, si sarebbero sovrapposti ai secondi, dando luogo al formarsi delle tribù di tipo umbro-osco, chiamate Sabelliche, distinte con i nomi di Vestini, Peligni, Manucini, Marsi. Il gruppo etnico dei Marsi ha lasciato molti resti attribuibili all'età del ferro (età che precede immediatamente il periodo storico propriamente detto: per noi fino al V-IV secolo a.C.): lance a cannone, attrezzi agricoli, ceramiche, tombe, ecc.. Noi abbiamo potuto vedere una ceramica risalente a quest'epoca, ritrovata recentemente nella campagna di Carrito. Abbiamo anche sentito parlare spesso dai contadini di tombe ritrovate nella zona dei fiume Giovenco e sulla via che porta alla frazione Santa Maria Maddalena del Comune di Ortona dei Marsi: si tratta di sepolture ad inumazione, tipiche di questo periodo. Comunque è indubbio che la Valle dei Giovenco fosse popolata, poiché qualche secolo più tardi, quando ormai si potrà parlare di storia, un popolo ben definito, con caratteristiche proprie popola tutta la zona ed ha una propria organizzazione. Ne sono valida testimonianza gli Oppida disseminati sulle alture che circoscrivono la Valle. Questi Oppida sono centri fortificati, posti su quote alte, che garantiscono le comunicazioni con i maggiori centri abitati più a valle e le vie di accesso fra l'uno e l'altro. W. Cianciusi, U. Irti e G. Grossi nel loro lavoro Profili di Archeologia Marsicana, descrivano ampiamente alcuni di essi: La Giurlanda, (m. 1187) che sovrasta il Passo di Forca Caruso; Casei, Colle Cavallo e Rivoli, (m. 908); Cesoli, (m. 867); Rocca Vecchia, "quota 942, ad Est di Pescina, sul versante sinistro dell'imbocco della Valle del Giovenco", Castelrotto e Colle Cùcume, "sulla destra della strada che da Pescina e Venere porta ad Aschi e poi a Sperone", Piano S. Nicola, M. Parasano, a quota 1284 "che incombe da sud-ovest sulla sponda sinistra dei Giovenco e su Ortona", Ortona dei Marsi "precisamente la parte medioevale dell'attuale abitato di Ortona", La Civitella sul Monte Civitella a quota 1310, Aschi Alto. Questi Oppida sono testimoniati da resti di cinta murarie, ceramiche, macine di pietra lavica, ecc.
BED & BREAKFAST ORTONA DEI MARSI (AQ)
Le origini e Milionia di Ortona dei Marsi: Ortona dei Marsi è tuttora, come nel passato, il centro più importante e più popolato della Valle del Giovenco. Il Giovenco è un fiume che nasce all'inizio del Parco Nazionale d'Abruzzo (nel 1990, data in cui è stato redatto questo opuscolo, Ortona non faceva ancora parte del Parco Nazionale d'Abruzzo), al lato Nord, nel territorio dei comune di Bisegna, ed è alimentato in gran parte dalle sorgenti de “La Ferriera ", che sgorgano dalle rocce sotto l'abitato di San Sebastiano dei Marsi; esso percorre tutta la valle fino a Pescina e riversa le sue acque nel Fucino, di cui è stato unico affluente quando era un lago. Il nome Giovenco è dei tempi storici, ma il fiume nell'antichità primitiva aveva il nome mitico di Pitonio, ed era considerato una divinità temuta e amata. Ci sono delle buone ragioni per ritenere che la Valle del Giovenco fosse abitata fin dalla preistoria. Pietre lavorate, risalenti al Neolitico, sono state trovate da amatori nella campagna delle frazioni di Ortona, Carrito, Cesoli e Rivoli. Comunque è da ritenere fuor di dubbio che la Valle - allora molto fertile e con clima mite, per la vicinanza delle acque del Fucino - fosse popolata, poiché, quando più tardi si potrà parlare di storia, un popolo ben organizzato era stanziato nella zona e sarà protagonista nelle vicende che appresso accenneremo. Questa popolazione viveva di caccia e di agricoltura rudimentale e, specialmente, di pastorizia; la religione era naturalistica “connessa con la vita libera della selvaggia natura e con la caccia “(Tacchi - Venturi, Storia delle Religioni). Ancora più numerosi sono i ritrovamenti di oggetti appartenenti all'“età del ferro ": lance, attrezzi agricoli, ceramiche, tombe ad inumazione... Si può parlare a questo punto (secoli IX-V a. C.) di un gruppo etnico ben definito che popola tutta la Marsica, di cui fa parte la Valle del Giovenco. “La Valle del Giovenco era sicuramente marsa per tutta la sua lunghezza. [...] Abbiamo una notizia da Plinio, secondo cui il fiume Gioveneo nasceva negli ultimi monti dei Peligni e passava nel territorio marso: oritur in ultimís montibus Pelígnorum [...] transit Marsos “(W. Cian- ciusi, U. Irti, G. Grossi, Profili di Archeologia Marsicana, 1979). Le prime notizie riguardanti la Marsica e la Valle del Giovenco ci vengono date dagli storici dell'antica Roma, Livio, Polibio, Plinio, e sono riferite agli anni 305-295 prima di Cristo, in occasione della narrazione delle guerre sannitiche. Fra Roma e i popoli Sanniti, in quegli anni lontani, c'è stata una lunga guerra di supremazia, durata più di cinquant'anni. I Marsi si trovavano fra i due belligeranti in una posizione strategica di somma importanza e, negli intrigati eventi che caratterizzarono quella guerra, essi ora erano alleati degli uni ora degli altri, anche se predominava l'avversità contro i Romani. Tra le fortezze militari, sparse qua e là nella Marsica, ne troviamo una: Milionia, come la chiama Tito Livio: essa è stata localizzata nelle contrade di Casej, Rivoli, Colle Cavallo nel territorio di Ortona dei Marsi. Nel 1862 lo storico Antonio De Nino ha pubblicato in Notizie degli Scavi di Antichità comunicate alla Regia Accademia dei Lincei per ordine di S. E. il Ministro della Pubblica Istruzione un lavoro dal titolo: “Marsi XII - Ortona - Resti degli Antichi Recinti Poligonali Riconosciuti nel Territorio del Comune "; in esso l'Autore localizza l'abitato di una città nelle contrade sopra indicate, e il Di Pietro, nei suoi lavori, la identifica come Milionia. Del resto quasi tutti gli altri studiosi di storia locale concordano nel localizzare la Milionia di Tito Livio (libro x) nei posti che abbiamo detto. La prova decisiva è stata data dal ricercatore inglese Andrew J. Slade. “Il sito di Milionia appare disposto in modo da controllare e bloccare l'accesso della valle del Giovenco, sia per chi viene dal Fucino, attraverso la gola di Pescina, che per chi viene dall'area Peligna, attraverso i sistemi viari della Valle di Carrito e della "Portella”dell'Olmo di Bobbi, e dell'area Sannitica. La sua recinzione muraria, con circonferenza di circa 3,600 Km. [...] chiude nel suo interno ben tre alture e controlla sia il percorso basso che quello alto del fondo valle “(W. Cianciusi . . ., op. cit., pag. 141). Sul finire della guerra sannitica, 294 a. C., Milionia era una città-fortezza dei Marsi, alleati dei Sanniti, i quali, attaccati dall'esercito dell'Urbe al comando dei consoli Lucio Postumio e Marco Attilio Regolo, si ritirarono da Sora e posero una linea di resistenza proprio a Milionia. Il console Lucio Postumio Megello cinse immediatamente d'assedio la città, ma la difesa sannita rimaneva indomita. Allora il condottiero Romano fece trasportare attraverso la via Valeria le macchine militari per portare l'attacco risolutivo alla fortezza. La strada però arrivava a Cerfegna (Collarmele) ed egli la fece prolungare fino al Valico di Forca Caruso, da cui si dipartiva un ramo che risaliva la leggera pendenza del Vallone di Carrito: in questo modo gli sarebbe stato possibile prendere alle spalle la fortificata Milionia. Lo stratagemma riuscì. Fu una giornata memorabile. I legionari di Roma iniziarono l'attacco di prima mattina, e l'impeto degli arieti, delle vince, delle catapulte fu violento. L'urlo dei soldati, misto al cozzo delle armi ed agli stridii delle macchine da guerra, riempì la valle di un clamore assordante. Alle 10 crollarono le mura. Ma i difensori non cedevano: in una disperata difesa essi contesero ai Romani casa per casa, pietra per pietra. La lotta feroce corpo a corpo, per le vie e dentro le abitazioni si protrasse con esito incerto fino alle due del pomeriggio. Alla fine l'aquila romana piantò gli artigli vittoriosi sulle mura rase al suolo dell'eroica fortezza. Furono contati i morti ed i feriti: solo da parte sannita si ebbero 3200 morti e 4200 feriti e prigionieri. Tito Livio non ci tramanda l'entità delle perdite romane. Era l'anno 458 dalla fondazione di Roma e mancavano 294 anni alla nascita di Cristo. La storia di Milionia finì ed i Marsi entrarono a far parte definitivamente della repubblica di Roma.
CASE PER VACANZA ORTONA DEI MARSI (AQ)
Milionia di Ortona dei Marsi: Enumerando precedentemente gli Oppida esistenti sulle alture della Valle dei Giovenco, abbiamo accennato ad uno di essi tra Casei, Colle Cavallo e Rivoli. Ebbene, si tratta di MILIONIA, la quale alla fine dei IV secolo a.C. era diventata una città fortificata e densamente popolata. Di essa parlano gli storici dell'antica Roma - Livio, Polibio, Plinio... -Nel passato fra gli storici locali c'è stata una lunga discussione sull'ubicazione di Milionia. Ora non ci sono più dubbi che essa fosse situata nelle località sopra nominate. Già nella seconda metà dell'Ottocento lo storico marsicano Andrea di Pietro riportava alcune iscrizioni tombali, qui ritrovate nell'aprile del 1857 dal sacerdote ortonese Luigi Petroni: Q.CRANIUS.P.EPIMACUS IANTERNINAE. J. L. PRIMAE UXORI.SUAE E.H.M.A.N.S. Q. VIBE.DIUS.RUFUS. Q.F.STR.V.A.XXV. T.PACIUS.TI.SEC.SAL. VIIBIA.MIA.P.S.E. OSSA. SITA. Sia le tombe che le iscrizioni risalgono all'epoca repubblicana di Roma. Nel 1863 - la testimonianza è sempre del Di Pietro - un contadino di Ortona, soprannominato Sparatore, ritrovò in un ripostiglio un migliaio di monete d'argento della Repubblica Romana. Quando il Di Pietro seppe del ritrovamento, si precipitò da Pescina, dove era canonico, ad Ortona e rintracciò il fortunato ma inconsapevole contadino. Purtroppo, questi ne aveva venduto 811 ad un antiquario romano per 169 scudi, mentre un altro centinaio di monete rimastegli furono acquistate dallo stesso Di Pietro, il quale ha lasciato memoria dei fatto nella sua opera Antichità Marsicane. Nel 1862 lo storico Abruzzese Antonio De Nino, in un lavoro dal titolo Marsi XII - Ortona - Resti degli Antichi Recinti Poligonali Riconosciuti nel Territorio del Comune e pubblicato in "Notizie degli Scavi di Antichità Comunicato alla Regia Accademia dei Lincei per Ordine di S.E. il Ministro della Pubblica Istruzione", localizza Milionia nelle contrade indicate e riconosce i resti delle mura poligonali come appartenenti all'antica fortezza marsicana. Parte di questi resti ancora oggi si possono vedere ed ecco come sono descritti da W. Cianciusi, U. Irti e G. Grossi nell'opera citata: ci sono "Resti di abitazioni, strade, terrazzamenti e cisterne nell'interno; ceramica d'impasto e oggetti fino alla fine del I sec. a.C.. Circonferenza muraria oltre Km. 3,5. Il lato est della cinta muraria, conserva circa 1 Km. di recinzione muraria in I e II maniera poligonale con tratti alti 2 metri. Questa parte abbastanza ben conservata, si può raggiungere da un sottopassaggio dell'autostrada Roma - Pescara, visibile dopo le ultime case di Rivoli, sulla provinciale prima dei bivio di Carrito. Dopo aver attraversato il sottopassaggio, si gira a sinistra e lungo una piccola strada campestre si raggiunge l'ingresso di una grande porta (appena riconoscibile), indirizzata ad est, da cui si diparte una strada antica, che si dirigeva verso il Passo dell'Olmo di Bobbi e della Valle di Carrito (della stessa è possibile notare tratti di terrazzamento). Dopo aver superato la porta, dirigendosi verso nord, si notano i resti di una fascia anulare interna ed al margine a valle della stessa è visibile l'ampio tratto precedentemente descritto. Resti di cisterne in opera cementizia, a pianta rettangolare e copertura a volta, oltre ad un pozzo in opera cementizia, si trovano nelle località di Colle Cavallo e Rivoli... Il nome latino di Milionia nel Medio Evo si è corrotto in Melogne o Melogna, come viene citato sia nella bolla di Pasquale II (1115) che in quella di Clemente III (1190), nelle quali si parla delle chiese della Marsica e si nomina, appunto, un S. Quirico in Melogne (Sancti Quirici in Melogne). Di Milionia si sono interessati Alfano, Corsignani, il citato De Nino, Federico Terra, Rosato Sclocchi: per fermarci agli studiosi del passato. Rosato Sclocchi ha sostenuto che Milionia non si trovasse nel sito descritto, ma le sue argomentazioni non sono state ritenute probanti dal prof. Ugo Speranza in un articolo dal titolo "MILIONIA", pubblicato in La Pubblica Assistenza dell'Aprile 1934. Muzio Febonio nel sec. XVII dice di non sapere dove localizzare la città.
APPARTAMENTI PER VACANZA ORTONA DEI MARSI (AQ)
La chiesa di S. Antonio Abate ad Ortona dei Marsi: A via S. Antonio, nella parte alta di Ortona, verso il lato Sud, c'è anche oggi una chiesa attaccata ai fabbricati privati, detta di S. Antonio abate. L'edificio attuale risale al '700; in una iscrizione, posta sulla parete destra della chiesetta, è detto che la famiglia Maggi gode del diritto dell'Altare Previlegiato, cioè, ogni qualvolta si celebra la messa nella chiesa è automatico il suffragio per la famiglia. Il privilegio è stato concesso certamente perché la stessa famiglia si è interessata ai lavori per la chiesa, contribuendo sostanzialmente a farli eseguire a proprie spese, nell'anno 1789. Gli eredi Maggi ancora oggi, anche se i privilegi sono stati aboliti dal nuovo codice, continuano ad interessarsi della chiesa di S. Antonio con impegno e generosità, e non soltanto in memoria degli avi, ma con autentico affetto all'istituzione. Risale al sec. XVIII, a Ortona, la celebrazione della festa del Santo il 17 gennaio, così come si celebra ancora attualmente. I nove giorni precedenti la festa tutte le sere ci si reca nella chiesa per la celebrazione della novena. Fino a qualche decennio fa i bambini solevano portare i ceci abbrustoliti e sgranocchiarli fuori e dentro la chiesa. Il giorno della festa, dopo la celebrazione della messa nella parrocchiale, ci si reca a Sant’Antonio per la corsa dei cavalli, che consiste nel far girare cavalli, muli ed asini per le strette strade intorno alla chiesa; segue la benedizione con la reliquia del Santo e, in questi ultimi anni, si sono aggiunte altre manifestazioni popolari, come la sagra della salsiccia, il suono della banda, ecc. Ovviamente, adesso gli animali non ci sono più, specialmente gli asini (chi sa poi perché questo fatto non preoccupa i verdi e gli ecologisti!) ed è stata aggiunta la benedizione dei mezzi agricoli motorizzati. C'è da notare che la neve non ha mai impedito la celebrazione della festa, anzi una bella nevicata l'ha sempre resa più caratteristica. All'interno della chiesa, alcuni anni fa, sono state girate molte scene dello sceneggiato televisivo Vino e Pane di Silone. Oggi la festa di s. Antonio abate è più folklore che vera devozione, ma gli Ortonesi sono rimasti in un modo o in un altro molto legati ad essa e cercano di salvarne la tradizione.
CASE PER LE FERIE ORTONA DEI MARSI (AQ)
Le chiese di Ortona dei Marsi: Gli edifici sacri di Ortona stanno a provare l'importanza che il paese ebbe in campo religioso confermata dal fatto che “anticamente era sede della diocesi che s'intitola dei Marsi “come si legge nella “Storia delle due Sicilie ", di Nicola Corcia ed in “La Patria, geografia dell'Italia “di Gustavo Straforello, Torino U.T.E.T. 1898. Naturalmente il tempus edax non poteva non agire su questi edifici e molti così crollarono anche per il fatto, che costruite nuove chiese e riuniti i benefici ad esse annesse le decane furono abbandonate anche perché i fedeli preferirono frequentare quelle nuove più centrali e più comode soprattutto nell'inclemente stagione con l'alta coltre di neve ed il rigore dei geli. Non rimangono così tracce delle chiese di S. Abondio sita in “Fondo Grande “e consacrata con bolla di Clemente III, di S. Maria di Loreto “extra moenia terrae Hortonae ad Marsos erecta in fundo Paschalis Tomei loco nuncupata la Portella cum campanili, caemeterio fonte baptismi aliisque officinis opportunis ", e solo scarse notizie si hanno delle chiese di S. Agnese, S. Quirico e di S. Angelo come si legge in “Agglomerazioni delle popolazioni attuali della diocesi dei Marsi “di A. Di Pietro, Avezzano 1869, Tip. V. Magagnini. Tra i manoscritti abruzzesi della Biblioteca Vaticana se ne trova uno riguardante la citata Chiesa di S. Angelo con le seguenti parole: “istrumentum possessionis apud ecclesiam S. Angelis in territorio Ortona. 27 febbraio 1587. Regin. lat. 386 ff. 344-346. Presentata lettera di Matteo Colli, vescovo marsicano, il 17 agosto 1586 Antonio Matteo Battista, giudice regio di Ortona, indusse Domenico Sabbatini di Piscina procuratore dei Seminario di questa città, a prendere possesso della chiesa di S. Angelo di Ortana ". (G. Morelli, in manoscritti abruzzesi nella Biblioteca Vaticana). A causa del terremoto del 13 gennaio 1915 che, gravemente la scardinò, nelle sue strutture, fu necessario demolire la chiesa di S. Maria delle Grazie, all'ingresso di Ortona ove oggi è collocato il monumento ai Caduti della guerra 1915-1918. Era questa chiesa aperta al culto principalmente nei mesi estivi perché vi si veneravano la Madonna delle Grazie, S. Antonio e S. Rocca che le cui statue venivano trasportate nella chiesa parrocchiale per i festeggiamenti che avevano hanno ed avranno luogo nella prima decade del mese di settembre. Vi era un altare dedicato a S. Carlo Borromeo. Era operante sotto stesso nome di Madonna delle Grazie o del Gonfalone una Confraternita il cui regolamento venne approvato il 15 settembre 1748. Di questa chiesa ne fece la descrizione I. G. Cavini nella poderosa storia dell'architettura abruzzese: "Ai piedi dell'abitato che circonda il castello di Ortona una Chiesina isolata sulla strada reca le tracce dell'opera benedettina del dodicesimo secolo. La piccola aula rettangolare, senza importanza, conserva sulla fronte gli avanzi mal connessi di un portale che non sembrano occupare il loro posto primitivo. Consistono in due capitelli un archivolto in quattro pezzi centrinati. L'intaglio rappresenta i capitelli la foglia di palma tratta al molo dei buoni benedettini di Casauria, la quale riveste, con somma eleganza, la campana. Quello a sinistra, al disopra dei primo giro di foglie ha l'alberello del tronco, a spirale, e dalla chioma ricurva alle estremità su cui poggia un abaco col fiore nel mezzo della tavoletta incurvata, nell'altro non vi sono alberelli ma due ordini di foglie alternate sostengono un breve abaco e la tavoletta rettilinea. L'archivolto è sagomato a largo listello e guscio ricco di foglie radiali di acanto spinoso, ben modellate e ricurve in alto. Sembra che poggiasse direttamente sui capitelli come oggi si vede perché rappresenta una soluzione ornamentale non mal adottata finora consistente nell'evitare che le due prime foglie dell'archivolta debbono avere il fianco direttamente a contatto col piano d'appoggio Ad ottenere ciò si crearono, alle estremità del guscio due nascimenti di foglie piene, disposte in piedi sui capitelli e fortemente arricciati in alto. In questi poveri avanzi del portale sconosciuto appare così uno dei primi esempi di una soluzione ornamentale destinata a gran fortuna in Abruzzo ed anche questa geniale novità deve essere attribuita, insieme ai pezzi descritti, ad una dei maestri di Casauria che a fine del secolo era venuto ad assumere nuovi lavori nella Marsica. Aperta al culto è oggi la chiesa parrocchiale dedicata a S. Giovanni Battista (riconsacrata il 27 ottobre 1734 dal Vescovo Baroni che sorge sulla piazza omonima. Nel 1886 venne “riattata e ridottata “molta decenza dietro le premurose cure del canonico don Gianbattista Maggi procuratore della cappella, (A. Di Pietro op. citata), mentre nel 1932 venne rifatto il soffitto rovinato dal terremoto del 13 gennaio 1915. Nel 1947 per interessamento dei Parroco don Paolo Frezzini venne costruito un altare trono “per l'urna di S. Generoso mentre a cura del Parroco don Vincenzo Amendola è in funzione un impianto di riscaldamento. Trovasi sempre nella Biblioteca Corsiniana - fondo accademico - un registro delle rendite annuali della Cappella dì S. Biagio e S. Generoso e dalli pesi annuali di detta Cappella cominciata nell'anno 1764 al 1809; un liber obbligationum civilium huius Curiae Ortonae inceptus sub anno Domini MDCCXCV, ed un bilancio dell'amministrazione del Monte del Suffragio della Terra di Hortona de' Marsi eretto nell'anno 1670, nel mese di aprile, fatto dal sig. Dottor D. Isidoro Petrone rettore dei d.o Monte e Francesco Castrucci e Giacomo Petrone da detto Mese per tutto il mese di dicembre 1678 (Morelli o. e.). In questa chiesa si trova una cappella dedicata a S. Giuseppe che fu voluta da don Giuseppe Marcantonio e Giovanbattista Buccella con il jus patronato perpetuo dei loro credi come risulta dall'atto di fondazione e donazione del 1657 e dal decreto firmato il 12 settembre detto anno da mons. Ascanio De Gasperis, Vescovo dei Marsi: gli stessi signori Buccella, sopra ricordati, “si offrirono di restaurare, a loro spese, una fatiscente cappella dedicata a S. Antonio ed a S. Lucia ponendola sotto il titolo di S. Giuseppe e dell'Assunta ". Sono altresì aperte al culto la Chiesa di S. Onofrio nell'area del Castello che non presenta però nulla di eccezionale ed è ricordata in una bolla di Clemente 111; quella di S. Antonio Abate, di proprietà della famiglia Maggi e dove si celebrano le funzioni in onore del titolare il 17 gennaio con benedizione, dal sagrato, degli animali domestici. Vi si legge una iscrizione in latina che dice, tradotta in italiano, "Questa cappella (e') di diritto del patronato della famiglia Maggi e immediatamente soggetta all'ordine Costantiniano Anno del Signore 1789". Di recente la famiglia Maggi ha provveduto a restaurare questa Chiesa permettendo alla Radio-Televisione italiana di girare delle scene riguardanti il film “Pane e vino “tratto dal romanzo di Ignazio Silone.
COUNTRY HOUSE ORTONA DEI MARSI (AQ)
Le chiese di Ortona dei Marsi: Vi è poi la chiesetta di S. Pasquale fatta costruire nel 1794 come si legge in una lapide murata sopra la porta di ingresso, dai fratelli Francesco Saverio, Luigi, Vincenzo e Filippo Petroni per comodità propria, in quanto abitavano in quei pressi, e degli amici abitanti sempre nella zona. Passò poi di diritto sotto il Patronato della famiglia Abrami. Oggi ne sono proprietari i conti Senni di Bologna per averla ereditata, insieme al fabbricato ove è incorporata, da un loro cameriere ortonese. La parrocchiale risale al secolo XIV e non sfuggì all'attenzione dei Gavini che così ne scrive nell'opera citata: “La Chiesa di S. Giovanni di Ortona dei Marsi, risale al secolo XIV. Consisteva forse in una navata corrispondente al prospetto trecentesco. Più tardi con l'aumento della popolazione si volle ampliare e si aggiunsero due navate ed un coro di pianta quadrata voltato a crociera di ogiva su costoloni prismatici il quale recando in chiave scolpito lo stemma di S. Berardino da Siena si deve attribuire alla seconda metà dei quattrocento (Lo stemma di S. Berardino entrò in uso per devozione dopo la morte dei Santo avvenuta nel 1444). Forse in quest'epoca avvenne l'aggiunta delle navi laterali ed il conseguente allargamento della facciata. Del prospetto trecentesco a coronamento ornamentale rimangono il finestrone circolare contornato da ampia mostra e da un archivolto che parte da colonnine laterali sostenute da leoni su mensole, due finestre ai lati di essa a scoto trilobato con timpani ottagonali foggiati su colonnine pensili. E' una architettura che richiama le facciate di Lanciano senza avere di queste alcuna derivazione: vi è adoperato lo stesso schema del finestrone ciò che potrebbe indicare comunanza di origini. Ad ogni modo il prospetto si presenta come opera schiettamente personale di un artista imbevuto di principi trecenteschi. I capitelli delle colonnine pensili variano di forma e di carattere assumendo forme concrete che vanno da quelle francesi ad uncino a quelle abruzzesi composte di elementi locali. Gli altri ornamenti hanno gli stessi caratteri: astrichio, gigli entro volute salgono nei timpani delle finestre a trilobo, le palmette ad acroteri, tornano ad apparire sulla sagoma curvata intorno al finestrone, come l'autore forse aveva veduto aggirarsi sull'archivolto del portale di Paterno. Le colonnine radiali di questo rosone poggiano sulla corona centrale a quadrilobo, hanno il fusto or liscio ed ora a tortiglione, i capitelli ad uncino. Sostengono queste le arcatelle piatte semicircolari accavallate come nei rosoni di Lanciano. Le mensole delle colonnine pensili sono decorate di acanto silvestre, di tulipani, di teste umane piene di carattere. E' scomparsa la decorazione del portale sostituita con architettura della fine del 500 a dei primi del 600 e di essa, probabilmente, facevano parte due pietre infisse sulla cimata del nuovo ingresso; un tondo rappresentante l'agnello divina ed una figurina di S. Giovanni con un cartello: “Ecce Agnus Dei". Il castello di Ortona dei Marsi: Scrive il Gavini nella citata opera: “non restano che mura merlate ed una torre cilindrica a due porte in pietra che permettevano l'accesso “alla cittadella “perché intorno al maniera vi erano delle case. Fu il primitivo nucleo abitato. Intorno ad una di queste porte un corpo di fabbrica con finestre gotiche del periodo aragonese vendute ad antiquari. Bifora e due trifore di cui una con arcatelle sostenute da peduci invece delle colonnine. Il castello è distrutto, fino a pochi anni addietro serbò nobilissime vestigia della sua importanza in un corpo di fabbrica con finestre gotiche del periodo aragonese. Della veduta d'insieme di questo lato del castello ove era un ingresso semiacuto, rimangono solo appunti grafici divenuti ormai preziose memorie di una grandezza che non torna". Giacinto Do Vecchi Pieralice nel volume “Da Roma a Solmona - guida storico-artistica delle regioni attraversate dalla strada ferrata “per Luigi degli Abbati, Roma Stab. Tip. dell'Opinione 1888, ricorda il castello di Ortona scrivendo che a fianco dell'ingresso della rocca può ammirarsi una casina di stile arcoacuto le cui finestre bifore e trifore sono tanti gioielli d'intaglio e di ornato propri del secolo XIV, e che gli abitanti e signori di quella rocca furono - senti che razza di nomi - i Cantelmi, Afflitti, Saluzzo, Fibbioni, Paolini, Massimi. “In una di queste case, ancora abitate, è posta una lapide decifrata e tradotta dal prof. Antonio Caleca dell'Istituto di Storia dell'Arte di Pisa, per interessamento dell'Avv. Walter Cianciusi cultore di storia della natia Terra”La trascriviamo: A.D. MCCCCLXXXXVIII / HAC - DOM.PO - FECIT - DO / PN ANGLS - IAC - FRB - P. - MA / N.MRI - MATHI - I0 - DE - PRO. Anno Domini 1398, hanc domus (com) poni fecit dominus Angelus lacobi cum fratribus per manus magistri Matei Ioannis De Pezzo. Nell'anno del Signore 1398 Angelo Di lacopo ed i fratelli fecero fa. re questa casa ad opera di mastro Matteo Di Giovanni da Pezzo.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' ORTONA DEI MARSI (AQ)
Il fiume Giovenco di Ortona dei Marsi: Sacri furono i fumi per gli antichi che ne immaginavano le acque popolate di belle naiadi e di spiriti benefici dato che esse scorrevano entro sponde sempre verdeggianti e rendevano fertili i campi che si allietavano di messi e di frutta. Quando le acque si gonfiavano e straripavano seminando panico e facendo danni, si pensava che gli spiriti dei fiume avessero avuto motivo di adirarsi e di qui i sacrifici rituali che vi si facevano, come anche, in certi giorni fausti o in ricorrenze onde l'aleggiare intorno ad ogni fiume di favole, leggende, superstizioni, memorie. Pure scorrendo ai suoi piedi Ortona vede nel Giovenco il suo fiume. Esso nasce all'inizio della Valle dei Templo e precisamente alle pendici dell'Argatone, in comune di Bisegna, e dopo aver percorso una amplissima ansa aggirando da sud a nord Pescina si articola in una delta di tre rami, uno dei quali aggira l'antica Marruvium, l'odierna San Benedetto dei Marsi, che si gettano nei numerosi collettori del Fucino e poi, sfociando attraverso l'emissario Claudio-Torlonia, nel bacino del Liri. L'antico suo nome luventius il Gioveneo lo deriverebbe da luventio Sannita che con le sue legioni affrontò Silla venendone sanguinosamente sconfitto in riva a questo fiume le cui acque si sarebbero arrossate dei sangue dei 18.000 Sanniti caduti. Il medico-demologo Gennaro Finamore nel suo libro sulle credenze, gli usi ed i costumi abruzzesi ricorda che alle sorgenti di questo fiume i Marsi celebravano l'antichissima loro festa annuale in onore di Marte Pico dio nazionale della schiatta sabellica, dio dell'agricoltura e della guerra. Da questo Dio il fonte prendeva il nome di Piconio ed in memoria dell'origine dei Marsi dalle sacre primavere guidate da Marte Pico, sotto forma di bue, il fiume aveva ed ha il nome di Giovenco. I marsi agricoltori e guerrieri famosissimi si riunivano per una notte ed un giorno, nel mese in cui maturano le messi intorno alle scaturigini di questo fiume. Cantavano, danzavano, saltavano intorno ai grandi fuochi. All'albeggiare con religioso raccoglimento prendevano addosso la rugiada, per essere preservati da qualunque male, e quei che erano affetti da rogna si lavavano in quell'acqua. In questa nazionale solennità si sanzionavano gli affetti di famiglia e di patria. Terminati i riti religiosi sedevano a cordiale e pubblico banchetto. Ancora sul principio del secolo gli abitanti di Pescina, Ortona dei Marsi, Bisegna e frazioni passavano la notte dal 23 al 24 giugno alle sorgenti del Giovenco e la mattina si lavavano alle sue acque. Non diversamente dai Greci, osserva Giovanni Pansa, che immaginavano di vedere nell'acqua che scorre tortuosamente nelle viscere della terra le spire del serpente gli abitatori della regione accanto al Fucino vedevano nel fiume Pitonium, che immetteva le sue acque nel lago, l'immagine del serpente le cui spire erano rappresentate dai meandri tortuosi per i quali il fiume scorreva precipitando nell'abisso. La favola divulgò che il fiume Pitonio, oggi Giovenco, verecondo tributario del Fucina lambisse, con celerità, la sua soprafaccia ed uscisse intatto dalla sponda opposta. Secondo l'Orlandi il primo a parlare di questo fiume sarebbe stato il poeta alessandrino Licofronte che nella sua “Cassandra “così lo ricorda: “Phorcique Marsicilacus latices / Pitoniumque flumen sub terra / sese condens in obscuras specus profonditatis ". E per il suo scorrere in antri sotterranei a guisa di dragone fu detto la Dragonaria, nome che ancora oggi si ritrova in una contrada del Comune di Bisegna, dove ha le sue sorgenti il fiume. Ritenevano gli scrittori romani e primissimo Plinio, insigne naturalista, che le acque di questo fiume per la loro leggerezza passassero, senza mescolarvisi, su quelle del Fucino ed andassero presso Tivoli a sprofondarsi in uno speco e di lì alimentassero l'acquedotto romano dell'Acqua Marcia, che a causa della sua freschezza e salubrità veniva considerata come un dono degli dei: “dulces inter se supermanent alias ut in Fucino lacu Invenetus anmis ". Padre Arduino nel ricordare questa espressione faceva noto che lo stesso Plinio aveva chiamato, in altra sede, questo fiume Piconio o Pitonio così come, e lo abbiamo già ricordato, aveva fatto Licofronte. La stessa cosa fu ripetuta da Vibio Sequestro il quale però corrompe il nome che da Pitonio diventa Pitornio: “Pitomius qui per medium lacum Fucinum ita decurrit ut aquae non misceantur Stagno ". Il fatto che anche Strabone ripetesse ad un dipresso un'opinione del genere dimostra che la tradizione si era conservata attraverso i secoli nell'ambito dei popolo marso. In una carta geografica della Diocesi dei Marsi del seicento questo fiume è ricordato con il nome di Pitornius.
RIFUGI E BIVACCHI A ORTONA DEI MARSI (AQ)
I centri abitati di Ortona dei Marsi: Attorno ad Ortona dei Marsi che ne è capoluogo, gravitano vari centri: RIVOLI - COLLECAVALLO sui resti di Milionia con 32 abitanti; CESOLI, con 176 abitanti e con una chiesa parrocchiale dedicata al Sacro Cuore di Gesù, ebbe, nel passato, stando alla bolla di Clemente III, la chiesa di S. Tommaso; FONTE GIUSTA prossima ad estinguersi perché non resta che una soltanto delle quattro famiglie che vi vivevano negli scorsi anni; SANTA MARIA MADDALENA un tempo Vado-Albone che, per i suoi 133 abitanti ha voluto arricchirsi di una chiesa dedicata all'Immacolata Concezione e che serba memoria del soggiorno che vi fece il generale Borjes, proveniente da Fratturo e diretto negli Stati Pontifici che, come è noto, non poté raggiungere per- ché catturato venne fucilato l'8 dicembre 1861 a Tagliacozzo. Questo centro ebbe un tempo una chiesa dedicata a S. Felice; SULLA VILLA già Fumegna e Madonna della Villa, come da una carta geografica della diocesi dei Marsi del 1735, i cui 57 abitanti possono vantare una chiesa dedicata alla Madonna dell'Assunta, meta di pellegrini, sorta là dove la Madonna che veniva dall'Oriente, secondo alcuni, da Villalago secondo altri, volle fermarsi. Nel 1524 la chiesa di S. M. di Fumegna ritraeva “beneficio “dal figlio di Antonio Sanfelice e rendeva al monastero di S. Pietro del Lago (dovrebbe trattarsi di Villalago confinante propria con Sulla Villa) un ducato all'anno nonostante che il Sanfelice, fin dal 1508, non versasse più il canone. Nel 1613 questa chiesa con i suoi beni, di una certa entità, figura unita al Seminario di Pescina. Altro centro è il CASALOTTO, con quattro famiglie sito lungo la provinciale Bisegna-Ortana dei Marsi. ASCHI a 1139 metri sul mare che porta nel suo stemma tre stelle d'argento in campo azzurro è qualcosa di più di una frazione. Dei mille abitanti, alla vigilia del terremoto dei 13 gennaio 1915, non ne rimasero che trecento. Gli altri furono trovati cadaveri sotto le macerie delle case distrutte dall'immane flagello. Molti dei superstiti preferirono trasferirsi, in maniera definitiva, in località Casali di Aschi ove possedevano terreni e fabbricati sparsi in diversi centri denominati “le Grippe ", “S. Veneziano ", “le Grette “e che prima del terremoto costituivano il soggiorno invernale, per trovarsi sulle rive del lago di Fucino, degli abitanti di Aschi allora detto Alto. E così, mentre oggi questo centro conta oltre 300 abitanti, i Casali di Aschi che, nel 1948 vennero aggregati al Comune di Gioia dei Marsi da cui distano appena un chilometro, hanno una popolazione di oltre 1000 abitanti con Parrocchia, scuole elementari, asilo infantile “in loco ". Aschi è allacciata da una strada panoramica a Venere di Pescina ed alla provinciale Pescasseroli - Bisegna - Ortona dei Marsi - Pescina. E' centro agricolo-pastorale importante: sulle pendici vengono coltivati grano, granoturco, patate, vigne che producono ottimo vino. Il nome di Aschi ha eccitato la fantasia e le ricerche di storici circa la sua origine: deriva da Asilum da Asciculum da Aculum da Aschium da Asimio? Oppure come scrive F. Terra (“Sopra il diletto, la importanza e la necessità di una Storia dei Marsi ") con etimologia tratta dalla lingua ebraica da “Esh-Ki pignatta di fuoco, o da Har-Ki fessura di adustione, o da Hasen ed Hascen fumante “forse per le miniere di ferro, di filantrace, legno nericcio e di nafta sallucida trasparente ricordate da diversi geografi? Andrea Di Pietro nella sua opera “Agglomerazioni delle popolazioni attuali della Diocesi dei Marsi “ricorda l'Asilo che i Marsi “avevano stabilito nel loro seno per accrescere il numero della popolazione e che questo Asilo fissato in quel luogo dove si è posteriormente edificato il paese di Aschi, ha dato il nome al medesimo ". In questo Asilo si radunavano i Marsi con il collegio dei sacerdoti feciali per prepararsi alla guerra e per la celebrazione di feste e riti e sacrifici in onore della dea Bellona. Distrutto nel 302 a. C. dai consoli Fulvio Patino e Tito Manlio Torquato i superstiti si rifugiarono nelle località limitrofe all'Asilo denominate Puzzello, Valle-Fredda, Vallo, Vico-Albo, per poi a seguito di eventi diversi, fissarsi in quella località cui venne dato il nome di Aschi. Ricordiamo tra queste, come la più importante, Vico-Albo anch'essa distrutta e riedificata nella sua parte inferiore con il nome di Vico che “rimase disabitato per la peste dell'anno 1656 che distrusse quasi tutti gli abitanti ". I pochi superstiti insieme agli abitanti dell'altro centro denominato Vettorito dopo la metà del sec. XVII si riunirono ad Aschi. Il territorio di Vico è ricordato anche dal Giustiniani nel suo Dizionario geografico del Regno di Napoli come località “raggiungibile attraverso il valico chiamato Farallo pericoloso durante la stagione invernale tanto che il 22 febbraio 1731 vi trovarono la morte ben sette giovanette ". Nel medioevo intorno ad Aschi venne stretta una cinta muraria dalla quale si levavano sette torri: di qualcuna di queste esistono ancora i resti mentre nel 1710 si conservavano due porte che la sera venivano chiuse. Intorno ad Aschi gravitavano diversi castelli poi distrutti: Apamea, Altrano, Bozzano, Sant'Anzio: nel medioevo furono aggregati a detto centro territori di paesi vicini quali S. Leonardo, S. Maria Valfreda e S. Nicola e dei quali oggi non restano che avanzi di ruderi. Nel 1173 Aschi, come ricorda l'Antinori, era feudo di Rainaldo, conte di Celano, per la tassa di un soldato a cavallo e con una popolazione di ventiquattro capi di famiglia. Con il suo antico nome di Ascilum è ricordata nella balla di Clemente III al Vescovo Eliano. Viene ricordato nel 1411 tal Niccolò d'Aschi possessore di feudi. Il Vescovo Maccafani che resse la diocesi dei Marsi dal 1446 provvide ad unificare i beni ecclesiastici di proprietà delle varie popolazioni riunite ad Aschi creando con questi la Parrocchia dei SS. Salvatore con a capo un arciprete, parrocchia tuttora esistente. La bella Chiesa dedicata al suo protettore venne distrutta dal terremoto ricordato del 1915: al suo posto ne è stata costruita una nuova che conserva una preziosa statua lignea del SS. Salvatore. Antonio Piccolomini, barone di Pescina fu nel 1464 Signore di Aschi titolo che gli venne conservato nel 1484 dal Re. Nel XV secolo nelle sanguinose lotte tra gli Orsini ed il Colonna, che ebbero vasta eco nella Marsica ove le due famiglie possedevano estesi feudi, Aschi parteggiò per i Colonna e nell'anno 1442 Fabrizio Colonna per ricompensare gli abilissimi e coraggiosi frombolieri di Aschi che per lui si erano battuti, concesse agli aschiesi il privilegio del pascolo senza pernottamento della città di Marsia e del castello di Venere. Questo paese contava nel 1601 fuochi 95, 129 nel 1618, 95 nel 1640, 129 nel 1648, 86 nel 1699, 129 nel 1671 e 412 nel 1712: per ciascun fuoco pagava alla Real Corte somme per “l'ordinario e per lo straordinario, per la fanteria spagnuola, per la gente d'armi.
Torre e cinta murarie del paese di Ortona dei Marsi: La torre medioevale di Ortona dei Marsi è da far risalire alla prima metà del’200. Il territorio di Ortona faceva parte della Contea di Celano. Gli eventi sociali, politici e militari della prima metà del XII secolo diedero le motivazioni per far erigere la struttura. La torre realizzata all’interno della cinta muraria dominava tutta la vallata e ancor più importante il passo che collegava la conca del Fucino con la valle del Sagittario. La singolarità della costruzione dal basamento cilindro-conico a forte scarpatura, ubicata al livello più alto del colle ed innestata nel primitivo insediamento solo nel ‘500, come si deduce dall’osservazione che nella costruzione ci sono aperture per armi da fuoco. La torre è priva della parte superiore, andata in rovina nel tempo, per questo non sappiamo quale grandezza potesse avere né se fosse merlata, mentre la porzione che oggi rimane ha un’altezza di circa sette metri, con un diametro alla base di circa dodici e la cui struttura muraria, rastremante verso l’alto, ha uno spessore di tre metri. La particolarità funzionale di quest’opera difensiva consiste nel fatto che l’unico accesso è una porta, a struttura rettangolare del vano con architrave triangolare monolitico, posta a tre metri dal suolo e con agganci esterni in pietra per l’innesto di una scala retrattile dall’alto e le aperture cilindriche per le bocche da fuoco come pure le feritoie per le armi da getto sono tutte rivolte verso l’abitato del paese. Questo avvalora l’ipotesi che la torre fosse stata aggiunta nel ‘500, dai signori del tempo, quale estremo rifugio in caso di rivolte intestine, o molto realisticamente per timore d’infiltrazioni, all’interno della cinta muraria, di briganti che al tempo infestavano la Marsica. La recinzione esterna, realizzata con forte scarpatura naturale, è priva di controscarpa e di un sistema per il fiancheggiamento, mentre all’interno conserva tracce di muri divisori e di una rampa d’accesso agli spalti, nonché locali coperti con volte a botte a riempimento. Lungo il percorso della fortificazione s’incontrano quattro torrette semicircolari e tre torricelle quadrangolari, il tutto adattato alle irregolarità del pendio, come uso corrente negli apprestamenti ossidionali dell’epoca.
I centri abitati di Ortona dei Marsi: Nel 1591 Alfonso Piccolomini vendette la contea di Celano a donna Camilla Peretti e dall'atto relativo si rileva che Aschio pagava annualmente per la colletta di S. Maria Assunta trenta ducati mentre per la balia, per la cera di Vico e per l'adoho pagava ducati sette. Nel 1597 contava 500 abitanti che coltivavano grano, orzo e producevano anche olio da oliveti siti nei casali di Aschio di Vico dato che il lago di Fucina esercitava un'azione termoregolatrice sul clima tanto che dopo il prosciugamento la pianta di olivo è scomparsa. Oggi Aschi conta 295 abitanti. Ed ora una breve cronaca delle vicende amministrative di questo centro che, pur avendo tenacemente aspirato alla sua autonomia, è rimasto legato al Comune di Ortona dei Marsi. Con la legge sulla circoscrizione del 19 gennaio 1807 n. 14 furono aggregati a Pescina, tra gli altri paesi, Ortona ed Aschi che, successivamente, con atto dell'Intendenza di Aquila del 26 gennaio 1811 n. 186 formarono comune autonomo. In data 26 luglio 1827 il Sottoindentente di Avezzano “circondato ed assordato faceva noto all'intendente di Aquila che Aschi con una popolazione di oltre seicento anime, distante da Ortona un miglio e mezzo di pessima strada, intersecata dal fiume Giovenco precipitoso senza ponte implorava la separazione da Ortona". “Gli abitanti di Aschi, è detto nella ricordata comunicazione, per la rigidezza del clima, guidati da necessità, da tempo immemorabile cercarono un ricovero al di là delle montagne verso il Fucino e scesero nelle campagne sottoposte, ove si applicarono a dissodare dei fondi, ed arricchirli di piantagioni, e vi edificarono case rurali che riunite in vari punti costituirono molti Casali, che pervennero quasi a mutuo contatto per gli edifizii che si moltiplicarono. Tale nascente comune ebbe il nome di Vico che periodicamente accoglie la popolazione di Aschi in ciascun anno nella metà di settembre fino alle spirare di maggio... Aschi ha una rendita, senza tasse, di 604 ducati. Potrebbe ottenere inoltre altre risorse dalle privative, dai macelli, forni di pane a vendere, osteria, pizzicheria. Ha un sufficiente numero di eleggibili alle cariche comunali. E per queste ragioni e per non potere avere Aschi, per otto mesi all'anno, contatto né con Ortona né con Bisegna né con San Sebastiano si invoca la clemenza di S. M. ad accordargli un'amministrazione separata. Un'amministrazione che possa seco condurre in Vico. Difatti i pubblici rappresentanti, le Autorità debbono seguire la popolazione per regolarne gli interessi, amministrare la Giustizia loro dovuta e per vegliare alla tutela dell'ordine pubblico". Al Sottoindentente fanno seguito suppliche di cittadini di Aschi, con argomentazione diverse ma tutte intese a raggiungere lo scopo. Il 13 agosto e 7 settembre 1827 i Decurioni Carlo Di Silvio, Gio: Cristomone De Joris e l'aggiunto all'Eletto Venanzio Taglieri chiedevano l'autonomia per i seguenti motivi: “tasse male applicate, oppressioni sofferte nella divisione dei demani, capricciosa classificazione per il dazio sul macino, insulti e minacce fino in pubblico Decurionato, mancanza di acqua, ingiustizie relativamente alle leve, all'esazione fondiaria e specialmente dei beni comuni, le rendite sufficienti derivanti dai pascoli che da una saggia ed immemorabile economia amministrativa si trovano dedicati all'industria pastorale dei propri abitanti e nel caso venisse essa a cessare potrebbe comodamente investirsene l'uso destinando a pascolo degli animali Censuari di Puglia ". Si faceva altresì noto al Ministero degli Affari Interni che Aschi “ha una rendita di 193,85 docati derivanti da pascoli per docati 10:50, da forni per docati 73:00, e da canoni per docati 68:65 ". Ma allorquando l'Eletto Venanzio Taglieri venne a conoscenza che il Consiglio di Intendenza di Aquila aveva espresso il parere di aggregare Aschi al Comune di Gioia dei Marsi così scrisse in data 5 novembre 1927 all'Intendente dell'Aquila: “…il solo sospetto ci aveva intimoriti ed ora tal decisione ci ha in profonda costernazione, avendo molto a piangere i mali sofferti da Ortona, senza bisogno di soffrirne dei peggiori sotto Gioia. Sono ben note le qualità dei naturali e dell'amministrazione di Gioia e questo Comune di Aschi per la disgraziata circostanza di esservi limitrofo, ne ha sofferto e soffre i duri effetti. Usurpazioni di terreni dei privati e del demanio comunale, capricciosa linea di demarcazione tirata in Vico Casale di Aschi per indurci alla disperazione per la prossimità della medesima alle nostre abitazioni ". E conclude, dopo aver numerato altri motivi, chiedendo ancora che Aschi sia Comune autonomo. Le cose sono rimaste come allora: soltanto nel 1896 il Sindaco dell'epoca provvide a far revocare il decreto con il quale Aschi veniva aggregato a Gioia dei Marsi, così come nel 1929, il Podestà, nonostante il parere dell'Amministrazione provinciale dell'Aquila, riuscì a non far varare il provvedimento. Nel 1948 i Casali di Aschi venivano aggregati al Comune di Gioia dei Marsi, pare con il parere favorevole dell'Amministrazione comunale di Ortona dei Marsi. CARRITO 358 abitanti, scalo ferroviario sulla linea Roma-Pescara è articolato in una parte alta, la più vecchia, ed in una parte bassa, la moderna con ridenti costruzioni e con i centri di Verminesca, Castiglione e Casali. Sembra che abbia derivato il suo nome dall'essere stata una stazione di deposito di carri dell'arteria della secondaria Via Valeria che da Marruvium, raggiunta Milonia, portava, dopo il monte Imeo (Forca) a Corfinium capitale dei Peligni; o da Karith e Kerit prominenza, sporgenza orizzontale in una superficie piana. Un suo pugnace ed ardimentoso figlio Anicio, insieme con il nobile Enrico de Enricis ed i suoi figli, nonché Rinaldo Lancialunga, detto Paplino da Trasacco fu nel 1411 capo della sollevazione contro Ladislao re di Napoli, a favore di Luigi XI: ma dalla regina Giovanna, nel 1419, tutti costoro furono dichiarati rei di “perduellione “ossia nemici della patria con la confisca dei beni e la proscrizione. Nell'agro di Carrito fu rinvenuta nel 1884 un'ampolla per la custodia dell'acqua lustrale. Carrito Alta che dalla bolla di Pasquale II venne indicata quale termine della diocesi dei Marsi e che nel secolo XII aveva la Chiesa di S. Niccolò, di S. Andrea e di S. Jacobe, possiede oggi la vetusta chiesa dedicata a S. Nicola ed alla beatissima Vergine della Pietà. Nel 1774 fu al centro di una contestazione perché il rev. don Pietro Colantoni di Pescina voleva farla passare non già come tempio che esigesse, per la cura delle anime, la presenza stabile del parroco ma come una cappellania di giuspatronato dei marchesi Massimi. L'Università si oppose ed ebbe causa vinta. Carrito bassa ha provveduto alla costruzione di una propria chiesa dedicata sempre a S. Nicola ed alla beatissima Vergine della Pietà ad iniziativa e per interessamento del defunto parroco don Luigi Ciofani.
Lungo il fiume Giovenco: Ortona Dei Marsi è ad oggi ed ancor più nel passato, il centro più importante e più popolato della “Valle del Giovenco”. Il Giovenco è un fiume che nasce in località Campo Mizzo nel territorio del comune limitrofo di Bisegna. Alimentato da molteplici sorgenti che affluiscono dai monti laterali, percorre tutta la valle fino a riversarsi nei canali del vecchio alveo del Lago Fucino. Fino al 1 ottobre 1878, data ufficiale di ultimazione del prosciugamento del lago, il Giovenco era l'unico affluente del lago. Il fiume nell'antichità primitiva aveva il nome mitico di Pitonio , ed era considerato una divinità temuta e amata. Probabilmente il nome attuale deriva da Iuvenzio , eroe sannita sconfitto dai romani sulle rive di questo fiume nell'anno 90 a.C. Il fiume pur essendo stato depauperato di gran parte delle acque, per scopi civili, conserva oltre all'intrinseco valore ambientale il fascino del suo tortuoso cammino. Accompagnato sempre da frondosa vegetazione, scorre a tratti lenti e sinuosi tra verdi prati poi, quasi d'improvviso, insinuarsi e nascondersi alla vista tra baluardi rocciosi. I luoghi nei quali con sufficiente facilità sono possibili ammirare le bellezze naturali del corso d'acqua sono molteplici; segnaliamo i tratti a monte ed immediatamente a valle di Ortona, in particolare la località denominata “Codardo”raggiungibile dalla frazione di Cesoli, passando vicino ai ruderi della località Colicillo ove si può ammirare in tutta la sua imponenza un patriarca di roverella, le cui dimensioni e l'età ne fanno uno degli alberi secolari più vecchi di tutto il comprensorio del Parco. Santa Maria Maddalena: Ai piedi di Monte Mezzano, che con i suoi 1792 d’altitudine è la cima più alta del territorio di Ortona, sorge quasi nascosta dalla fitta vegetazione, la piccola frazione di S.Maria Maddalena. La posizione e soprattutto il carattere cordiale e riservato degli abitanti hanno preservato questo borgo dalle contaminazioni della civiltà moderna, non precludendo di pari, l’evoluzione delle coscienze. Nel secolo passato ha rappresentato l’ultimo centro abitato e riferimento per coloro che, per necessità, si spingevano a far legna nei boschi presenti ai limiti del territorio. Il valico della Dragonara luogo ricco di quella che, soprattutto nel periodo invernale, rappresentava la necessità primaria e per ciò conteso a lungo nella storia con il limitrofo comune di Villallago, tant’è che ad oggi rimane ancora statisticamente denominata isola territoriale. Probabilmente, S.Maria trae origini nella storia dall’insediamento marsico denominato “Vado Albone “, ricordato anche nella bolla del Papa Clemente III “Sancti Felicis in Vado Albonis”a proposito della chiesa di S.Felice in quei luoghi situata.
Chiesa di S. Onofrio a Ortona dei Marsi: Nei secoli XIII e XIV Ortona è già un centro di tutto rispetto nella valle. In questi anni si erigono le due chiese più antiche: s. Onofrio e s. Giovanni Battista. La chiesa di s. Onofrio, posta a poca distanza dalla torre medioevale, è stata indubbiamente la prima e la più importante, poiché sorgeva entro la cinta delle mura interne del paese, e doveva un tributo superiore alle altre. Nel seicento, gravi crisi economiche e sociali, resero in stato d’abbandono la chiesa la quale, negli anni successivi, fu riattata più volte. Questi interventi hanno certamente contribuito al mantenimento strutturale dell’edificio ma, nel contempo, hanno celato quelle caratteristiche originarie che ne testimoniavano l’origine antica, dando alla struttura un aspetto semplice e lineare. Chiesa di S. Giovanni Battista: Dopo aver visitato il Centro Verde del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, seguendo la strada in direzione del centro urbano, appena sopra la sede municipale, appare in tutta la sua bellezza ed integrità la facciata della chiesa dedicata a S. Giovanni Battista. La chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista è situata al centro della parte bassa del nucleo storico del paese. L’edificio in stile romanico-gotico è stato eretto alla fine del 1200 contemporaneamente alla parte inferiore dell’attuale campanile. Testimonianza tangibile sull’origine della chiesa è la data 1342, incisa sulla vecchia e originaria campana, rimossa nel 2001 a causa d’evidenti lesioni le quali ne pregiudicavano la stabilità. Di straordinaria bellezza la facciata del 1300 con al centro il tipico rosone, esempio d’arte abruzzese. La chiesa ha subito negli anni diversi rifacimenti ed aggiunte strutturali. Agli inizi del 1500 è stata ampliata con la realizzazione di due navate laterali; nello stesso periodo sono stati realizzati degli affreschi, di cui purtroppo rimangono solo alcune parti sulle quali sono impresse due date: 1484 in cifre arabe e 1500 in caratteri latini. Questi affreschi i quali raffigurano S. Lucia, S. Caterina martire e S. Antonio Abate, sono stati scoperti di recente con la rimozione dell’intonaco, ormai fatiscente , che li ricopriva. Il portale è stato rifatto, come testimonia la scritta incisa sotto l’architrave, nel 1735 e sempre nello stesso anno sono stati eretti gli altari laterali, l’altare maggiore ed il pulpito di legno scolpito. Dal 1932, anno nel quale venne rifatta la volta, rovinata dal terremoto che ha colpito la Marsica nel 1915, la chiesa è stata oggetto di una serie di interventi di restauro e risanamenti conservativi, di cui l’ultimo la pulizia della intera facciata. Prospiciente la Chiesa si pone la piazza omonima, al centro una caratteristica fontana realizzata nel 1889. La fontana “l’été o fontana di giugno”, questo il suo nome, fu realizzata in ghisa dalle fonderie della Val d’Osne in Francia, in copia di un’opera dello scultore francese Mathurin Moreau. Sormonta questa fontana neoclassica una bella figura di giovane efébo che rappresenta l’Estate. L’agile corpo è nobilitato dalle vesti all’antica, la corta tunica sapientemente modellata in effetto “bagnato”(aderente al corpo) e la clamis (la mantellina), pendente, come di consueto, dalla spalla sinistra e fissata con borchia sulla destra. Egli impugna, in presa d’appoggio un falcetto, con la destra accostata al fianco. Il braccio sinistro in estensione, stringe l’estremità di un altro utensile, è un “rastrello”, appena riconoscibile per i suoi rostri, posti a terra, “dignitosamente”nascosti tra il fogliame del voluminoso fascio di grano, deliziosamente descritto nelle sue spighe, posto all’indietro, come a sostegno della figura e su cui, specie a sinistra ricadono i lembi falcati della clamide con ampi piegoni a “cannone”e bei risvolti. L’acqua fuoriesce da quattro cannelle contrapposte una ad una, sugli assi della struttura da altrettanto protomi (mascheroni) che raffigurano Kernunnos (divinità dei Celti).
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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