Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Oricola - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

Cerca nel Sito
Vai ai contenuti

Menu principale:

Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Oricola

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI ORICOLA (AQ)
 
Ospitalità nel Paese di ORICOLA (Aq) (m. 809 s.l.m.)
Coordinate: 42°02'58.4"N 13°02'20.9"E
     
  CAP: 67063 -  0863 -  0863.996117 - Da visitare:    
 MUNICIPIO DI ORICOLA 0863.996121   0863.996529       0863.996121  P. IVA: 00181950668
Raggiungere Oricola:(Stazione Carsoli (Uscita Carsoli/Oricola) -Aeroporto d'Abruzzo a 67 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI ORICOLA (AQ)
*** HOTEL AL CAVALIERE
Via Tiburtina Valeria Km 67,200 - 67063 Oricola (Aq)
tel. 0863 996142 / 0863 996143 - fax 0863 996141
 Servizi offerti dalla struttura
*** HOTEL LA NUOVA FATTORIA
Via Tiburtina Valeria Km 68.300 - 67063 Oricola (Aq)
tel. 0863 997388 - fax 0863 992173
 Servizi offerti dalla struttura



RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE ORICOLA (AQ)
Aree naturali ad Oricola: Bosco di Sesera, secondo la leggenda fu dimora del generale Sisara che diede il nome al bosco comunale. Nell'incantevole castagneto vengono organizzate spesso competizioni sportive come gare podistiche e di orientamento. Tradizioni e folclore ad Oricola: 17 maggio: festa patronale di Santa Restituta; prima domenica di agosto: festa del Sacro Cuore; seconda domenica di agosto: fiera del Cavaliere; Estate: sagre delle fettuccine, dell'abbacchio, del granturco, delle lumache e dei fagioli.
CAMPEGGI ORICOLA (AQ)
Civita di Oricola - Brevi note storiche sul paese: Il sito dell'antica città di CARSIOLI o Carseoli, fu individuato per la prima volta il 12 maggio 1645, nell'attuale abitato di CIVITA, frazione del comune di Oricola, dal famoso cartografo LUKAS HOLSTENIUS ( 1592 – 1661 ). Una trentina d'anni dopo, e più precisamente nel 1680, il topografo RAFFAELLO FABRETTI (1618 – 1700 ), interessandosi allo studio del percorso degli acquedotti romani nella valle del fiume Aniene, segnalò il sito dell'antica città su una carta topografica, con il nome di : “ RUDERA CARSEOLANORUM “.In una successiva carta ( 1693 ), il ricercatore GIACOMO FILIPPO AMETI, segnala i ruderi della colonia romana con il nome : “ VESTIGIA DI CARSEOLI “. La segnalazione più importante relativa al nostro sito è senza dubbio quella che ci viene fornita dall'abate DIEGO DE REVILLAS( 1690 – 1746 ). Nella sua carta relativa al territorio della Diocesi dei Marsi ( 1735 ) il sito è indicato come : “ CARSEOLORUM RUDERA “. L'abate Revillas è stato il primo in Italia che abbia posto precise determinazioni trigonometriche alla base dei suoi lavori cartografici. Notizie riguardanti questa poco conosciuta città, ci vengono fornite anche da alcuni scrittori latini, tra le più curiose ricordiamo quelle tramandateci dall'illustre poeta latino nativo di Sulmona, PUBLIO OVIDIO NASONE ( 43 a. C. - 17 o 18 d. C. ). In una sua opera: “I Fasti“ ( libro IV ), egli cita Carsioli, descrivendone il clima piuttosto rigido, quindi, il suo territorio non adatto alla coltivazione dell'ulivo, ma certamente più adatto alla coltivazione del grano. Descrivendo in altri versi, le verdi malve e i canditi funghi che era possibile raccogliere in queste zone; è proprio da questo autore che possiamo apprendere la storia o legenda della “volpe carseolana”. Infatti Ovidio ci racconta come ogni volpe catturata qui a Carsioli , per legge doveva essere arsa viva. Il nome di questa città appare spesso in due forme: Carseoli e Carsioli, la più comune è senza dubbio la seconda, come appare chiaramente inciso in un'epigrafe rinvenuta nella nostra zona, (1735) in contrada “ fonte di Civita “; e attualmente conservata nel parco del castello dei principi Massimo a Arsoli. Quindi, chiaramente, l'attuale abitato di Civita ricopre in parte, questa vasta area archeologica, situata lungo un altipiano, che si allunga in modo irregolare con andamento sud – nord, separando nettamente il limitrofo bosco Sesera dalla Pianura del Cavaliere, si sottolinea inoltre, che, l'intera area è sottoposta dal 1977 al vincolo di tutela archeologica . Il primo vero studio archeologico – topografico dell'intera zona fu eseguito da due studiosi stranieri: GEORGE J. PFEYFFER (1866 – 1934) e THOMAS ASHBY (1874 – 1931), i quali visitarono l'intero sito archeologico, una prima volta nel gennaio del 1901, e una seconda, nel mese di maggio del 1903. In queste due ricognizioni i due studiosi esaminarono tutti i resti visibili in superficie, descrivendo il tutto in un lungo articolo pubblicato nel 1905, corredato da un notevole apparato illustrativo e da un'accurata mappa topografica dell'intero sito. Attualmente sono pochi i resti visibili in superficie, alcuni dei quali sono attribuibili a brevi tratti murari in “opus incertum“, è da segnalare soprattutto nella zona più elevata del sito ( metri 627 s.l.m.), un notevole arco parzialmente interrato ben conservato, composto da sei blocchi in tufo di uguale dimensione, che racchiudono al centro la chiave di volta visibilmente più stretta. La prima ripresa fotografica di questo antico manufatto fu eseguita dal reverendo inglese PETER PAUL MACKEY(1851 – 1935), risalente all'anno 1896. Nella zona del versante est del presunto centro urbano, località meglio conosciuta dalle persone locali con il toponimo di: “Torre degli Asini”, si notano i resti del basamento di una poderosa struttura, probabilmente riconducibile al podio di un tempio, ricoperti in parte da un vecchio casolare, nella cui struttura muraria, si notano inseriti in vari punti, numerosi frammenti fittili, molti dei quali attribuibili a grossi tegoloni. Chiara testimonianza di un riutilizzo di materiale antico, caratteristica che accomuna tutte le vecchie costruzioni esistenti nelle nostra zona.
VILLAGGI TURISTICI ORICOLA (AQ)
Resti di un acquedotto ad Oricola, che probabilmente riforniva di abbondante acqua la Carsioli romana, sono visibili nell'estremità ovest del bosco Sesera, questo sito è conosciuto dalle persone locali con il toponimo di “muro pertuso “; essi demarcano attualmente il confine geografico delle regioni: Lazio e Abruzzo, nonché confine comunale tra Oricola (Aq.) e Vallinfreda (Roma ). Carsioli , era una città di sicura origine equa, dopo la conquista romana, intorno al 298 a. C, venne ripopolata dagli stessi romani, con l'invio di 4000 coloni. Attraverso il suo territorio passava l'importante consolare via Valeria, della quale in contrada “Nasetta”, per moltissimi anni si è conservato il cippo miliare numero XXXXIII, nel 1993 portato nel giardino delle scuole elementari di Civita, dove resta in attesa per una migliore e definitiva sistemazione. Il testo epigrafico inciso su di esso attualmente non è leggibile; esso, comunque viene più volte segnalato da numerosi studiosi. Durante la sanguinosa “guerra sociale”( 90 a. C. ) Carsioli subì una pesante distruzione,da parte dei popoli italici, infatti sappiamo da fonti storiche che, proprio lungo il corso del vicino fiume Turano, venne combattuta una feroce battaglia, vinta proprio dagli insorti italici. Ricostruita nuovamente dai romani, dovette assumere la condizione di “Municipium” iscritto alla “tribù Aniensis”, facente parte della “IV Regio”. Nel periodo medioevale, la città romana risulta essere ancora abitata, infatti in un documento relativo ad una investitura di Ugo e Lotario re d'Italia dell'anno 941, viene chiamata: “Sala Civitas”. In un atto di conferma dei beni di Papa Pasquale II, risalente all'anno 1115 è denominata: “ Sala Civitas quae vocatur Carseolis”. Agli inizi del 1800 l'antico sito è conosciuto semplicemente con il nome di CIVITA CARENZA, in quel periodo si segnala soltanto l'esistenza di alcuni umili casolari sparsi su tutto il territorio; mentre tutti i terreni erano adibiti a colture agricole. Per moltissimi anni “la Civita” di Oricola sembra essere stata dimenticata un po' da tutti, invece, in questi ultimi decenni, grazie soprattutto alle molteplici attività della preposta Soprintendenza Archeologica per l'Abruzzo, gli studi sono in qualche modo progrediti; infatti nelle località di “ Valle San Pietro “ e “ Piazza di Civita “ sono state eseguite alcune campagne di scavo, che hanno restituito una notevole quantità di oggetti fittili, molti dei quali attualmente si conservano nei magazzini della suddetta Soprintendenza a Chieti; si auspica che a breve essi potranno essere esposti definitivamente nelle sale di un costituendo museo locale.
AFFITTACAMERE ORICOLA (AQ)
Le frazioni di Oricola: Civita è una frazione del Comune di Oricola e si sviluppa attorno alla fornace di laterizi che negli anni 40 rappresentava la principale attività produttiva. Con l’insediamento di aziende industriali negli anni 80 l’espansione residenziale interessò le altre aree delle Piana del cavaliere. Oggi possiamo distinguere, oltre al centro storico, 4 frazioni dalle caratteristiche diverse. Civita: E’ la zona più antica tra le 4 frazioni ed è collocata sul sito dell’antica CARSIOLI insediamento romano i cui resti sono stati individuati in diversi punti. Sono stati rinvenuti preziosi reperti ora in mostra in diversi musei. E’ anche la porta per l’accesso al Bosco di SESERA vero patrimonio naturale più volte oggetto di attenzione di associazioni ed organizzazioni naturalistiche per una tutela conservativa o per la realizzazione di oasi naturali. Per la sua posizione strategica tra ferrovia e autostrada è dotata anche di una micro area industriale dove è prevalente il polo delle lavorazioni del legno. E non è tutto perché ha una invidiabile piazza S. Pio che sembra fatta apposta per ospitare gli eventi estivi e consentire balli di gruppo oltre ad avere una grande capienza.
BED & BREAKFAST ORICOLA (AQ)
Le frazioni di Oricola. Pezzetaglie: Proprio la preziosa presenza del sito archeologico ha impedito un’ulteriore espansione residenziale di Civita che invece ha interessato l’area tra la statale Tiburtina e la via Spineta. Pezzetaglie è un agglomerato di villette mono o bifamiliari che circondano il Ristorante Al Cavaliere, in piena espansione anche grazie alla posizione che la rende di facile accesso. Sicuramente rappresenta la parte più moderna ma allo stesso tempo a misura d’uomo. La Dacia: Forse pochi la individuano, ma c’è una zona molto riservata, una vera oasi lontana dai rumori e dal traffico. Si chiama LA DACIA; ci si arriva imboccando via Spineta dal lato dell’autostrada e girando subito a destra. E’ composta da una serie di villette di legno ed è l’ambiente ideale per chi ama la pace e la tranquillità. Il Cavaliere: E’ la più piccola delle 4 frazioni e circonda un antico punto di ristoro che accoglieva i viandanti che entravano in Abruzzo. Si trova andando verso Arsoli alle spalle del distributore di benzina. E’ un’area verde molto tranquilla che immette alla valle sottostante Oricola.
CASE PER VACANZA ORICOLA (AQ)
Il Centro Storico di Oricola (Aq) Posizionato su un colle, il paese di Oricola domina la Piana del Cavaliere e gode dello stupendo panorama della valle dell’Aniene. Si raggiunge con un’unica strada che termina nel paese stesso; dunque niente traffico di passaggio a tutela di una tranquillità ormai dimenticata. Intatto lo stile delle case che non hanno subito modifiche. Di notte la via illuminata conferisce al paese un’atmosfera magica. Da non perdere Il Castello, che per metà ospita il Municipio e per la metà retrostante gli eredi Laurenti. E’ curioso vedere dall’esterno le finestre delle torri con gli impiegati comunali che lavorano in ambienti circolari. La chiesetta di Santa Restituta, Patrona di Oricola, con rappresentazioni della “passio”: la Martire fu arsa viva in una barca ripiena di stoppa, resina e pece. Merita una visita la chiesa Parrocchiale del SS. Salvatore, i Palazzi Rostagno ( già di una Principessa Chigi) e De Vecchi.
APPARTAMENTI PER VACANZA ORICOLA (AQ)
I luoghi di culto ad Oricola: Tre sono le principali chiese sul territorio. La chiesa del Sacro Cuore è a Civita di Oricola. E di stile moderno ma molto accogliente. A fianco c’è la sala S. Filippo Neri utilizzata per riunioni e feste e la casa parrocchiale. Al Sacro Cuore sono dedicati i festeggiamenti della prima domenica di Agosto. Normalmente la funzione religiosa si svolge la domenica alle ore 10. Il Parroco è Don Roberto. Molto antica è invece la chiesa di Santa Restituta patrona di Oricola. La chiesetta è situata all’inizio del Paese sulla strada che sale a Oricola. Proprio al centro di Oricola è situata la chiesa SANTISSIMO SALVATORE che è un gioiello di arte, a stile barocco, si dice fosse edificata dal celebre architetto Domenico Fontana. L'iscrizione sull'architrave della porta d'ingresso alla Chiesa, non si riferisce alla sua originaria edificazione, ma al suo ingrandimento e restauro, avvenuto nel 1773. Gli orari delle funzioni religiose sono affissi nella chiesa. Il Parroco è Don Roberto.
CASE PER LE FERIE ORICOLA (AQ)
Castello di Oricola. Nel X secolo Rainaldo dei Conti dei Marsi, signore di Oricola, fece erigere un castello per difendere la popolazione dalle incursioni ungare e saracene sul luogo dove ora si trova il paese. Si trattava di una struttura a pianta quadrata con torri angolari. La suddetta fortificazione venne attaccata alla metà del XIII secolo da Federico II. Quando il feudo di Oricola passò agli Orsini, alla fine del secolo successivo, quel che rimaneva del castello andò incontro ad importanti lavori di ricostruzione, intuibili nell’attuale aspetto della fortificazione. Oggi si presenta come una struttura a pianta triangolare, con tre torri di pianta circolare poste ai vertici, due più piccole sul lato della facciata ed una di dimensioni maggiori nell’angolo sud-est. Parte del castello è adibita a sede comunale ed ospita anche l’ufficio postale; il resto della struttura è di proprietà privata.
COUNTRY HOUSE ORICOLA (AQ)
A 60 km dall'Aquila, Oricola è situata in una suggestiva posizione, che ne fa un'ottima località di soggiorno. Si trova al confine fra Lazio ed Abruzzo, ai margini della Piana del Cavaliere. La sua popolazione vive di attività agricola con particolare riguardo alla zootecnia. Oricola fu un antico oppidum legato al centro di Carseoli, nell’attuale territorio della frazione di Civita; nell’XI secolo divenne possesso dell’abbazia di Montecassino, per poi passare agli Orsini e ai Colonna. Dal 1806 al 1907 fu unito al vicino comune di Pereto. Da vedere l’imponente castello quattrocentesco, la chiesa del Santissimo Salvatore e la chiesa di Santa Restituta, con resti di affreschi del XIII secolo.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' ORICOLA (AQ)
La Piana del Cavaliere è un'area della Marsica, in provincia dell'Aquila, che si estende al confine dell'Abruzzo montano con il Lazio. Confina a nord-ovest con la provincia di Rieti (Sabina), ad est con i comuni abruzzesi di Sante Marie e Tagliacozzo, a sud con il parco naturale regionale dei monti Simbruini e ad ovest con la provincia di Roma e l'alta Valle dell'Aniene. Il suo centro più popoloso è Carsoli. Nei territori comunali di Carsoli ed Oricola ricade dagli anni 1970-80 il distretto industriale della piana del Cavaliere. La piana è attraversata dall'autostrada A24 Roma-L'Aquila-Teramo, la Strada statale 5 Via Tiburtina Valeria e dalla linea ferroviaria Roma-Avezzano-Sulmona-Pescara. Questa terra fu abitata in antichità dai popoli equi. In epoca imperiale, questi popoli strinsero alleanze con i marsi contro la spinta espansionistica di Roma e per l'ottenimento dei diritti legati alla cittadinanza. Al termine della guerra sociale contro Roma, ottenuta la cittadinanza romana, i popoli italici e con essi anche gli equi furono rapidamente inquadrati nelle strutture politico-culturali di Roma. Importante centro pastorale della zona era Carseoli (o Carsioli), situato lungo l'antica via Tiburtina Valeria nell'attuale area della frazione di Civita di Oricola, dove sorse come colonia latina nel 304 a.C. Nel medioevo l'area fu soggetta ai conti di Tagliacozzo e Celano seguendo le vicende della Marsica. Dei territori marsicani fu il meno danneggiato dopo il terremoto del 13 gennaio 1915 per via della diversa conformazione geologica del territorio e delle rocce.
RIFUGI E BIVACCHI A ORICOLA (AQ)
I monumenti e i luoghi di interesse ad Oricola: Borgo medievale di Rocca di Botte, torre dell'orologio e casa natale di San Pietro l'eremita; Borgo di Pereto, castello medievale e chiesa di San Giovanni Battista; Borgo fortificato di Carsoli; Castello Sant'Angelo di Carsoli; Castello medievale di Oricola; Area archeologica di Carseoli a Civita di Oricola; Chiesa di Santa Maria in Cellis di Carsoli; Chiesa di Santa Vittoria di Carsoli; Borghi medievali di Colli di Monte Bove, Poggio Cinolfo, Pietrasecca; Eremo di San Martino a Villa Romana; Riserva naturale speciale delle Grotte di Pietrasecca.
Il santuario della Madonna dei Bisognosi, detto anche Santuario della Madonna del Monte, è situato sul monte Serra Secca, in Abruzzo, al confine tra Pereto e Rocca di Botte, a 1043 metri s.l.m. Il santuario, secondo la leggenda, è stato eretto dagli abitanti di Pereto e Rocca di Botte nell'anno 608 d.C. nel luogo in cui la statua lignea della Madonna fu trasportata da Siviglia, in Spagna. A Siviglia in quel periodo, nel VII secolo, la Madonna era molto venerata e per essere salvata dalle distruzioni dei saraceni fu trasportata risalendo il mare adriatico fino a Francavilla al mare. La sacra effigie fu quindi caricata su una mula e diretta verso le aree interne dell'Abruzzo. La mula stremata si fermò e perì sulle montagne intorno a Carsoli, esattamente sul monte Serra Secca. I pii profughi capirono che quello doveva essere il posto prescelto dalla Madonna per costruire la sua nuova dimora. Furono chiamati sul monte i fedeli dei paesi della piana del Cavaliere e ben presto fu edificata la prima chiesetta, chiamata originariamente Madonna del monte. Papa Bonifacio IV venuto a conoscenza della storia, gravemente malato, implorò la guarigione alla Madonna venuta da Siviglia. Il suo desiderio fu esaudito tanto che il papa, originario della Marsica, guarì immediatamente. Il papa l'11 giugno del 610 visitò la chiesa chiedendone l'ingrandimento, lasciando dei fondi per tale scopo, concesse, inoltre, indulgenze e donò il crocifisso processionale ancora esposto. Nel 1902 il santuario della Madonna dei Bisognosi è stato dichiarato monumento nazionale. All'interno del santuario sono conservati importanti affreschi degli artisti Jacopo di Arsoli, Desiderio da Subiaco e Petrus che rappresentano la crocifissione, la discesa dello Spirito Santo e la resurrezione, la sepoltura di Gesù, Daniele profeta, San Gioacchino, la Madonna col Bambino e Santa Elisabetta. Nella parete attigua alla sagrestia sono presenti gli affreschi dell'annunciazione, del presepio, dell'adorazione dei magi e della visitazione. Nella cappella che si trova nel nucleo originario della chiesa, restaurata nel 1488, sono presenti le opere con due Madonne col bambino, in mezzo a quattro Angeli, la presentazione al tempio e raffigurazioni dell'arrivo di Fausto da Siviglia al monte e il suo incontro con il figlio Procopio. Gli affreschi del tardo quattrocento, realizzati da quattro artisti, raffigurano alcune scene paradisiache ed infernali del giudizio universale.
La Marsica è una subregione dell'Abruzzo montano che comprende trentasette comuni della provincia dell'Aquila. Il suo centro principale è Avezzano, considerata città-territorio. Posizionata al confine dell'Abruzzo con il Lazio, culturalmente e politicamente strategica per l'Italia centrale, è collocata intorno alla piana del Fucino, tra il Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, la piana di Carsoli e la valle Roveto. Confina a nord con l'aquilano, ad est con la Valle Peligna, a sud con la Ciociaria e la catena montuosa degli Ernici, infine, ad ovest con le catene montuose dei Càntari, dei Simbruini e con l'alta valle dell'Aniene. La Marsica deriva il suo nome dai Marsi, popolo italico di lingua osco-umbra, stanziato nel I millennio a.C. nel territorio circostante il lago Fucino. La Marsica si estende per circa 1.906 km² su una superficie territoriale eterogenea, tra le più complesse d'Italia: le aree pianeggianti sono costituite dalla conca del Fucino (140 km²), dai piani Palentini (60 km²) e dalla più contenuta piana del Cavaliere. La sua vetta più alta è rappresentata dal monte Velino a quota 2487 metri slm, mentre l'area più bassa è situata nel comune di Balsorano a 293 metri slm. I dislivelli maggiori si registrano a Magliano dei Marsi e a Celano, mentre il comune più pianeggiante è quello di San Benedetto dei Marsi, affacciato sull'alveo dell'antico lago, che presenta un'escursione di appena 50 metri. I comuni più alti sono Ovindoli e Opi, rispettivamente posti a quota 1.375 e 1.250 metri di altitudine. Il territorio è suddiviso in cinque macro-settori: 1) Marsica fucense: zona pianeggiante che comprende i comuni posti intorno alla conca del Fucino tra cui i più popolosi sono Avezzano e Celano. La piana fucense è morfologicamente e geograficamente separata dal bacino del Liri ma ad esso connessa per il tramite delle opere di bonifica idraulica. L'area è contornata dai rilievi montuosi della Vallelonga a sud, dal gruppo Sirente-Velino a nord-nord est e dal monte Salviano ad ovest. I gruppi montuosi nord occidentali pongono l'area fucense in collegamento diretto con i piani Palentini. 2) Valle del Giovenco: zona montuosa, detta anche Marsica orientale, solcata dal fiume Giovenco. Ha inizio ad Aielli e giunge fino a Bisegna. Buona parte del suo territorio è incluso a sud est nell'area del parco nazionale d'Abruzzo e a nord est nel parco regionale Sirente-Velino. È posta al confine della Marsica con la Valle Peligna. Il suo centro più grande è Pescina. 3) Valle Roveto: area montuosa solcata dal fiume Liri. Ha inizio a Capistrello e giunge fino a Balsorano. Separa la Marsica da Sora, dalla Ciociaria e dal versante laziale dei monti Càntari ed Ernici. A nord la valle di Nerfa e i piani Palentini la separano dalla Marsica occidentale. 4) Piana del Cavaliere: area montuosa, detta anche Marsica occidentale, che comprende 4 comuni. È posta al confine dell'Abruzzo con il Lazio. Il centro più grande è Carsoli. I monti Carseolani confinano a sud-sud est con i Simbruini, a sud-sud ovest con la valle del Turano e a nord la valle del Salto li separa dal gruppo Cicolano/Duchessa/Velino. 5) Parco nazionale d'Abruzzo: l'area marsicana posta più a meridione è costituita dai due comuni di Pescasseroli ed Opi, situati nel cuore dell'area protetta. Separa la Marsica dall'alto Sangro e dalla catena montuosa dei Monti della Meta e delle Mainarde, al confine tra Lazio meridionale e Molise.
Una caratteristica dell’Abruzzo è la varietà morfologica del territorio che mette a confronto realtà solitamente distinte e difficilmente coniugabili, come mare e montagna, parchi nazionali, riserve naturali e centri storici, collegati con un’efficientissima rete stradale. Dalla foce del_Tronto a quella del Trigno 129 chilometri di costa, assolata e godibile dalla primavera all’autunno, fronteggiano i massicci più elevati dell’Appennino, tanto che non è raro poter scorgere dal litorale sabbioso e in piena vacanza marina le cime innevate del Gran Sasso e della Maiella. Del resto la storia antropologica e sociale della regione Abruzzo è tutta coniugata sul costante rapporto mare-montagna, vissuto dalla gente.
I Berardi noti come conti dei Marsi è stata una delle famiglie abruzzesi più importanti, detentrici del piccolo stato della Contea dei Marsi di fatto indipendente tra il 936 e il 1143. La famiglia ha guidato, a fasi alterne, la contea per tre secoli. Dal 1221 con la resa del conte Tommaso, piegatosi alla forza dell'imperatore Federico II, e nonostante l'atto di concordia firmato nel 1223 tra i due, ebbe inizio il graduale declino della famiglia. Si ritiene discendessero da una popolazione di stirpe franca che si stabilì in Abruzzo tra la fine del IX secolo e l'inizio del X: loro stessi affermavano di aver avuto origine dalla progenie di Berardo (o Berardo I), detto "Il Francisco", che sarebbe stato un discendente diretto di Bernardo d'Italia nipote di Carlo Magno. Storicamente si può finora solo accertare che il loro capostipite fu un certo e sconosciuto Berardo, di cui si sa solamente che è di origine franca, ma mancano dati certi per provare che si tratti del Berardo I di stirpe carolingia. Uno degli stemmi della famiglia è rappresentato da una prima fila di 3 montagne sormontate da 2 altre montagne sovrapposte a loro volta da un'altra montagna ancora tutte scure su uno sfondo chiaro dorato. Si conoscono 2 rami della famiglia: i Comites Marsorum o ex Comites Marsorum e i quot berardinga. La zona della loro signoria comprendeva il Fucino e i territori di Celano sostituendo gran parte della sovranità dei Peligni. Nell'XI secolo erano a loro soggette alcune terre sul Sangro e altre terre della Sabina. I loro feudi erano soggetti al ducato di Spoleto fino al 950, quando divennero di fatto indipendenti fino al 1143, anno della conquista normanna dei loro territori. Successivamente gli Orsini e i Colonna si espansero nella Sabina e detronizzarono i conti dei Marsi, ciononostante, i Berardi riuscirono a mantenere il predominio nella Marsica perdurando ancora per qualche tempo. Tempo in cui diedero man forte alla lotta contro i Saraceni che avevano invaso i territori dell'Abruzzo arrivando sino all'interno. Fatto sta che i Saraceni non occuparono mai più i territori dei conti dei Marsi. Durante la decadenza della Contea dei Marsi, i Normanni approfittando delle rivalità insite nei vari rami della famiglia comitale, riuscirono a conquistarli nel 1143 facendoli lottare l'uno contro l'altro, costringendoli alla sottomissione e alla privazione dei loro feudi. I rami principali si estinsero, rimanendo così solo i conti di Celano e di Albe. Il ramo dei Berardi di Celano si estinse nella linea maschile con Nicola II nella prima metà del 1400 e con Jacovella e il figlio Ruggero (detto Rogerone, Ruggierone o Ruggerotto) nella seconda metà dello stesso secolo. Governarono, con alterne vicende la contea di Celano, per diversi secoli dal 1143 al 1461. Gli abitanti di Amiterno e Forcona si rivoltarono contro di loro, uccidendone la maggior parte, i restanti furono costretti a ripiegare verso L'Aquila ed a rinunciare ai loro possedimenti. La famiglia di Ocre vide la distruzione del castello, così come successo ai Barile. Altri 2 rami, dei Di Sangro e dei Borrello si rifugiarono rispettivamente in Puglia ed in Sicilia, altri ancora si stabilirono a Roma e a Rieti. Invece il ramo dei conti di Celano si estinse all'inizio del quattrocento.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu